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Vatican News

Il conforto della Chiesa all'umanità sofferente

Aggiornamenti, interviste e approfondimenti sulle attività pastorali promosse nel mondo al tempo del Coronavirus

Attraverso questa finestra raccontiamo l’impegno della Chiesa nel mondo al tempo del Coronavirus. Le notizie che arrivano dai cinque continenti ogni giorno ci parlano di tanti religiosi, religiose, laici e laiche impegnate al fianco di coloro che soffrono, con un approccio “globale”, perché in questo momento è tutto l’uomo che va aiutato a guarire mediante una sintonia di interventi, che non escludano il contributo indispensabile della preghiera. L’informazione, la nostra informazione, è chiamata a fare la sua parte.

PER L'ARCHIVIO NOTIZIE  https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-07/il-conforto-della-chiesa-all-umanita-sofferente.html

 

“Ultime notizie”

11 agosto - REGNO UNITO Esplosioni Beirut. Cardinale Nichols: prego san Charbel perché dia coraggio e perseveranza al popolo libanese

Anche la Chiesa cattolica britannica è vicina nella preghiera agli abitanti di Beirut e a tutto il popolo libanese dopo l’esplosione che il 4 agosto ha devastato il cuore della città. È quanto scrive il cardinale Vincent Nichols, presidente della Conferenza episcopale inglese e gallese (Cbcew), in una lettera inviata ieri al Patriarca di Antiochia dei Maroniti, il cardinale Bechara Boutros Rai. “Ho seguito con crescente orrore le notizia dell’esplosione nel centro della vostra amata Beirut”, si legge nella missiva. “È una tragedia di proporzioni immani per questa città e per tutto il Libano”.  “Prego ardentemente oggi per tutti voi e so lo stanno facendo tante persone nella comunità cattolica dell’Inghilterra e del Galles”, prosegue monsignor Nichols, rivolgendo il suo pensiero ai morti e alle loro famiglie, ai feriti, ma anche a quanti sono rimasti senza casa e hanno perso tutto. “Levo le mie preghiere al vostro grande santo, San Charbel, di cui ho una reliquia nella mia cappella, affinché possiate avere coraggio e perseveranza per affrontare questa straordinaria sfida”, conclude la lettera del presidente dei vescovi inglesi e gallesi. (LZ)

11 agosto - ARGENTINA Costituito Comitato di monitoraggio su situazione dell'istruzione a Buenos Aires

Affrontare le difficoltà della continuità pedagogica nelle scuole del distretto argentino di Buenos Aires, in cooperazione con le autorità provinciali: con questo obiettivo, il Consiglio dell’Educazione cattolica locale (Cec), presieduto dal Monsignor Jorge González, ha costituto un Comitato di monitoraggio sulla situazione educativa nella città porteña, molto problematica a causa della pandemia da coronavirus che costringe alla quarantena ed al distanziamento sociale. Il nuovo organismo è coadiuvato dalla Federazione delle associazioni di educazione religiosa dell’Argentina (Faera) e vuole essere un punto di riferimento per “oltre 1.800 servizi educativi della provincia di Buenos Aires, in cui lavorano circa 60mila dipendenti, docenti e non docenti, a servizio di oltre 600mila studenti”, ovvero quasi il 40 per cento dell’istruzione non statale della zona. “Quello che vogliamo – afferma Monsignor González – è unire criteri e sforzi per valutare la situazione attuale, accompagnare i processi e sensibilizzare le autorità provinciali, attraverso gli organi rappresentativi, sulle difficoltà che la continuità educativa sta provocando” a causa della pandemia da coronavirus. Del Comitato fanno parte il presidente della Faera, fr. Martín Digilio FSC; il vescovo ausiliare di Quilmes, Monsignor Marcelo Margni; il delegato episcopale dell'Educazione della diocesi di Mar del Plata, il presbitero Silvano De Sarro e i consiglieri delle diverse organizzazioni. (IP)

11 agosto - MONDO Rinviato al 2021 il quinto Congresso Apostolico Mondiale sulla Misericordia

Uno slittamento preciso di un anno: dal 10-15 agosto 2020 al 10-agosto 2021. Il quinto Congresso Apostolico Mondiale sulla Misericordia (Wacom V) è stato posticipato al prossimo anno, a causa della pandemia da coronavirus. L’evento si terrà comunque nella stessa sede prevista originariamente, ovvero nell'arcidiocesi di Samoa-Apia, in Oceania. La notizia del rinvio dell’evento arriva dal Secam (Simposio delle Conferenze episcopali dell'Africa e del Madagascar) il cui segretario generale, Padre Terwase Henry Akaabiam, ha inviato una lettera informativa alle Chiese africane, spiegando che “il rinvio è dovuto alle preoccupazioni sanitarie e alle restrizioni di viaggio in atto in questo momento a causa della pandemia da Covid-19". Il tema del Congresso sarà “Divina Misericordia: un oceano di amore che avvolge il mondo intero”. Organizzato ogni tre anni per promuovere la cultura della misericordia nella Chiesa cattolica e nel mondo, il Wacom è sotto l’egida del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova evangelizzazione. La prima edizione si è tenuta a Roma nel 2008, la seconda a Cracovia nel 2011, la terza a Bogotà nel 2014 e la quarta a Manila nel 2017. In quest’ultima occasione è stato inaugurato anche il più alto monumento al mondo dedicato alla Divina Misericordia: si tratta del così detto “Gesù di Bulacan”, una statua del Cristo alta circa 30 metri, eretta sopra un edificio di quattro piani costruito nel Santuario di Marilao, a nord di Manila, nella provincia di Bulacan. La scultura era stata iniziata nel 2016, durante il Giubileo straordinario della misericordia indetto da Papa Francesco.(IP)

 

11 agosto -  BANGLADESH La Chiesa al fianco delle comunità indigene del Paese

Il segretario della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale del Bangladesh, padre Liton H. Gomes, in occasione della Giornata internazionale dei popoli indigeni, celebrata il 9 agosto, - riferisce UCA News -,  ha esortato il governo, assieme ad alcuni attivisti, a garantire i diritti costituzionali fondamentali delle comunità indigene, tra cui il diritto all'alimentazione, all'occupazione, all'istruzione nella loro lingua madre, all'assistenza sanitaria, alla giustizia in caso di abusi e al riconoscimento come Adivasi (popolazioni indigene). Richieste che ultimamente sono cresciute all’interno delle comunità etniche. Gli indigeni, del resto, anche durante la pandemia di coronavirus non hanno potuto usufruire degli aiuti alimentari e in molti sono morti di fame, avendo perso il lavoro. "Quest'anno chiediamo al governo il nostro riconoscimento costituzionale, la formazione di una commissione fondiaria distinta e di un ministero dei popoli indigeni", ha riferito ad UCA News Rabindranath Soren, presidente del Consiglio nazionale Adivasi, sottolineando come gli indigeni del Bangladesh siano oggetto di vari tipi di violenza, tra cui la tortura, le uccisioni e le molestie sessuali, e che esiste una cultura dell'impunità contro tali crimini. "Il governo dovrebbe prendere immediatamente le misure necessarie per proteggere le popolazioni indigene", ha aggiunto Soren. Gli indigeni, emigrati in Bangladesh secoli fa, rappresentano circa tre milioni dei 160 milioni di abitanti del Paese a maggioranza musulmana. Il governo riconosce più o meno 50 gruppi etnici minoritari, ma ricercatori indipendenti ritengono che le comunità etniche siano più di 100. I gruppi indigeni sono per lo più buddisti, indù e cristiani. Circa la metà dei cristiani nel Paese proviene da comunità etniche minoritarie e sono prevalentemente indigene cinque delle otto diocesi cattoliche del Bangladesh. (AP)

11 agosto - BOLIVIA Dichiarazione vescovi su diritto alla vita e alla salute

“Il diritto alla vita e alla salute”: si intitola così la dichiarazione diffusa il 10 agosto dalla Conferenza episcopale della Bolivia (Ceb), di fronte ai “gravi conflitti sociali e alla crisi sanitaria” che si vivono nel Paese. "Nessuno cerchi il proprio bene, ma il bene del prossimo", scrivono i vescovi, ribandendo la loro volontà di “facilitare il dialogo ovunque sia necessario” e invitando tutti a “riflettere su quanto sta accadendo e ad agire di conseguenza”. “La vita degli esseri umani è un valore assoluto, che non dovrebbe mai essere utilizzato per raggiungere altri obiettivi – si legge nella dichiarazione - Chiunque, per raggiungere uno scopo che non ha mai lo stesso valore di una vita umana, metta in pericolo l’esistenza delle persone, compie un atto criminale e disumano, poiché può portare alla morte di altri esseri umani”. Pertanto, la Ceb definisce “irrazionale e immorale usare la pandemia per destabilizzare le istituzioni del Paese”. Un appello specifico viene poi rivolto ai leader sindacali, affinché “mettano da parte gli atteggiamenti violenti e accettino un dialogo sereno che porti a soluzioni” concrete. “Non mettete in pericolo la salute e la vita dei boliviani, voi stessi e le vostre famiglie – raccomandano i presuli – ponendovi al servizio di slogan politici nel bel mezzo di un aumento accelerato dei contagi da coronavirus e della morte di tanti connazionali”, che aggrava “la già difficile situazione economica in cui viviamo”. La Ceb si dice, inoltre, “preoccupata per la violenza che sta peggiorando nel Paese e che mette in pericolo la sicurezza e la vita della popolazione”. “L’odio non è la soluzione a nessun problema – sottolineano i vescovi – Condanniamo ogni forma di violenza, da qualunque parte provenga, perché porta alla perdita di vite umane e ci pone in una spirale infinita che genera ulteriori conflitti”. Quanto alle elezioni, la Chiesa boliviana ricorda che spetta al Tribunale Supremo Elettorale (Tse) fissarne la data, in base “al principio dell’imparzialità”.  . E ancora: preoccupazione viene espressa per “la mancanza di soluzioni efficaci alla crisi sanitaria allarmante che stiamo vivendo e che sta portando a contagi incontrollati, carenza di cure nei presidi ospedalieri e perdita di molte vite umane”.  (IP)

11 agosto - BELGIO Annullato il pellegrinaggio dell'Assunta al Santuario mariano di Banneux a causa del Covid-19

 Per la prima volta nella sua storia, il Santuario di Nostra Signora di Banneux, in Belgio, non sarà aperto per l’annuale pellegrinaggio dell’Assunzione. Lo rende noto il sito del luogo di culto mariano. Il motivo- spiega il sito del luogo di culto mariano situato a 25 chilometri a sud di Liegi sulle Ardenne - è che i responsabili del santuario, non sono in grado di garantire il rispetto delle misure di sicurezza previste dalle autorità contro il Covid-19, anche perché non possono prevedere il numero di partecipanti. L’annullamento del pellegrinaggio non impedirà comunque la celebrazione delle Messe il 14 e 16 agosto sulla spianata del santuario, alle quali i fedeli sono invitati a partecipare  portando le mascherine.   La Vergine dei Poveri di Banneux, è venerata in Belgio in seguito alle apparizioni della Madonna avvenute tra il 15 gennaio e il 2 marzo del 1933 alla piccola Mariette Beco, a un mese e mezzo da quelle di Beauraing, nel sud del Belgio.  Nei mesi immediatamente successivi si registrarono numerose guarigioni ritenute inspiegabili e le apparizioni furono riconosciute come soprannaturali dalla Chiesa nel 1949. Da allora ogni anno centinaia migliaia di pellegrini visitano il santuario, in particolare nel triduo dell’Assunzione. (LZ)

 

11 agosto - BRASILE 15 agosto, Giornata riflessione e preghiera su “Patto per la vita”

Il 15 agosto, la Chiesa cattolica del Brasile terrà una Giornata di riflessione e preghiera sul “Patto per la vita e per il Brasile”. Tale documento è stato siglato il 7 aprile, in occasione della Giornata mondiale della salute, dalla Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), insieme ad altri organismi nazionali come l’Ordine degli avvocati, l’Accademia delle scienze e l’Associazione della stampa. Nel contesto della pandemia da coronavirus, il “Patto” riconosce che il Paese sta vivendo “una grave crisi sanitaria, economica, sociale, politica” e chiede a tutti, soprattutto “ai governanti e ai rappresentanti del popolo”, l'esercizio di “una cittadinanza guidata dai principi della solidarietà e della dignità umana, basata su un dialogo maturo e corresponsabile, alla ricerca di soluzioni condivise per il bene comune, in particolare dei più poveri e dei più vulnerabili”. “La missione evangelizzatrice della Chiesa – spiega il presidente della Cnbb, Monsignor Walmor Oliveira de Azevedo - non è esente dal compito di contribuire, in collaborazione con settori della società civile, al superamento delle ingiustizie e delle discriminazioni verso i poveri e le persone vulnerabili, alla difesa dei diritti e alla promozione della giustizia, al sostegno della democrazia e al contributo alla realizzazione del bene comune”. Gli fa eco il segretario generale della Cnbb, Monsignor Joel Portella Amado, per il quale il dramma della pandemia da Covid-19 non ha riguardato soltanto l'aspetto medico-sanitario, ma molti altri aspetti, tra cui le conseguenze economiche, sociali, politiche e l’ondata di disinformazione che hanno colpito la popolazione. Ed è per questo che il “Patto” è quanto mai necessario: esso infatti, sottolinea Monsignor Jaime Spengler, primo vicepresidente della Cnbb, punta “alla comprensione, all'impegno, all'accordo tra varie entità della società”, evidenziandone “la volontà di collaborare alla ricerca di un nuovo tempo per il Brasile”, e “la necessità di promuovere i principi di solidarietà e dignità umana”. Di fronte alla pandemia, sottolineano i vescovi, servono “grandi e urgenti cambiamenti, che vadano al di là delle provocazioni e del personalismo” ed operino per il bene di tutto il popolo brasiliano. Ciò che deve prevalere, dunque, è “la pratica della solidarietà come segno di autenticità evangelica”, continuano i presuli che poi affermano: “Non è giusto gettare il peso della grave crisi attuale sulle spalle delle persone più povere”. “Se la pandemia – ribadisce ancora la Cnbb – come dice il nome, è un fenomeno globale, allora deve esserlo anche il modo di affrontarla. Per questo, il ‘Patto’ deve essere appoggiato da tutta la società brasiliana nella sua diversità, rafforzando la democrazia e l’unità”. (IP)

11 agosto - PERÙ “Respira Perù” acquista tre nuovi impianti per la fornitura di ossigeno

Per rispondere alla domanda di tutti i peruviani che soffrono di Covid-19 nelle diverse regioni del Paese, il comitato organizzatore della campagna “Respira Perù”, composto dalla Conferenza episcopale peruviana, dall'Università Sant’Ignazio di Loyola e dalla Società Nazionale delle Industrie, ha annunciato di aver investito 448.300 dollari nell'acquisto di tre nuovi impianti per la fornitura di ossigeno. I primi due impianti, capaci di produrre 12 m3 all’ora di ossigeno medicale (380 kg al giorno), arriveranno il 22 agosto, mentre il terzo, capace di produrre 30 m3 all'ora di ossigeno medicale, sarà consegnato il 15 settembre. Le tre unità, che possono funzionare anche da sole, vanno ad aggiungersi all’impianto acquistato per aiutare la regione di Arequipa, e saranno consegnate dalla Conferenza Episcopale peruviana in comodato d’uso, con la possibilità di cambiare la loro ubicazione a seconda dell’emergenza. Grazie al supporto di un’equipe medica, guidata dal dott. Eduardo Gotuzzo, composta da consulenti medici e membri del Ministero della Salute e di diverse istituzioni, tra cui il dott. Jesus Valverde, presidente della Società peruviana di Medicina Intensiva, uno degli impianti sarà situato nella provincia di Picota, nella regione di San Martin, dove sono stati registrati oltre 9.862 casi confermati di nuovo coronavirus e più di 400 morti, mentre l'altro andrà a Huánuco, altra zona gravemente colpita dalla pandemia, con 7.653 casi confermati e oltre 200 morti. L'impianto di ossigeno destinato ad Arequipa, capace di produrre 60 m3 di ossigeno medicale e in grado pure di riempire bombole di ossigeno per rifornire le aree remote di Arequipa, Tacna e Moquegua, arriverà in Perù dalla Cina il prossimo 11 agosto e sarà collocato nell'Ospedale Carlos Seguín Escobedo di EsSalud. (AP)

10 agosto - POLONIA Mons. Głódź (Danzica) inaugura a Torun il Parco della Rimembranza dedicato ai polacchi che salvarono ebrei 

Durante l’occupazione nazista della Polonia furono migliaia i cittadini polacchi, tra i quali anche molti religiosi che salvarono ebrei dallo sterminio. A loro è dedicato il Parco Nazionale della Rimembranza inaugurato l’8 agosto nel complesso del Santuario della Beata Vergine Maria Stella dell’Evangelizzazione e di San Giovanni Paolo II a Toruń. Nel Parco sono iscritti i nomi di 18.500 polacchi e l’obiettivo è di raggiungere il numero di 40mila, a cui si aggiungeranno in futuro i nomi di cittadini ucraini che salvarono la vita a polacchi durante la guerra. Il sito – riferisce un comunicato della Conferenza episcopale polacca - è stato inaugurato con una solenne Messa presieduta da monsignor Sławoj Leszek Głódź, arcivescovo di Danzica,  che nell’omelia ha sottolineato l’importanza di non dimenticare quanto accaduto durante la guerra. "Ricordando l'avvertimento di Giovanni Paolo II che una nazione che non conosce il proprio passato muore e non costruisce un futuro, dobbiamo ancora recuperare i tanti arretrati degli anni passati, dobbiamo ancora rimediare oggi", ha detto il presule. Presente alla cerimonia anche il Premier polacco  Mateusz Morawiecki che ha espresso l’aupicio che il Parco possa divenire “un luogo di incontro tra generazioni: la generazione di chi si comportò come doveva in tempi barbari, la nostra generazione e le generazioni che verranno dopo di noi”.  Tra i nomi iscritti sulle targhe commemorative anche quelli di 2.345 suore e circa 600 tra sacerdoti e vescovi. (LZ)

10 agosto - PAKISTAN - Diocesi costrette a ridimensionare il programma dell'Anno della Gioventù 

Era partito con grande slancio ed entusiasmo, ma il Coronavirus ha ridotto drasticamente il ricco programma di iniziative previste per l’Anno nazionale della Gioventù indetto per il 2020 dai vescovi pakistani. L’anno speciale è stato inaugurato il 16 novembre scorso a Lahore sul tema "Eccomi, manda me!" (Isaia 6,8), ispirato al Sinodo dei vescovi sui giovani del 2018 e dall'Esortazione post-sinodale di Papa Francesco "Christus vivit". L’obiettivo dell’iniziativa è, infatti, di aiutare i giovani cattolici pakistani a riconoscere, discernere e vivere la loro vocazione missionaria e di coinvolgerli di più nella vita della Chiesa, dando loro responsabilità e formandoli ad annunciare il Vangelo anche attraverso i media, la musica, l’arte e lo sport. L’anno ad essi dedicato doveva essere anche un’occasione per ascoltarli e confrontarsi sulle sfide che devono affrontare oggi in una società in cui i cristiani continuano ad essere discriminati e marginalizzati anche nell’accesso all’istruzione, al lavoro e alle cariche pubbliche.   Proprio per rispondere a quest’ultima sfida, lo scorso gennaio, nel quadro delle iniziative per l’Anno della Gioventù, la diocesi di Islamabad-Rawalpindi ha organizzato il primo corso di formazione per preparare giovani cattolici all’esame di accesso ai Servizi superiori centrali (Css), l’élite della Pubblica Amministrazione pakistana in cui le minoranze sono quasi assenti, nonostante una legge del 2009 abbia riservato loro il 5% dei posti pubblici. Di norma, questi corsi sono offerti da istituti privati e costano 70mila rupie (407 euro), quello organizzato dalla diocesi Islamabad-Rawalpindi è stato di di 1.500 rupie. L’iniziativa è stata riproposta anche in altre diocesi: quella di Multan ha lanciato un corso preparatorio per i Css a giugno, in collaborazione con la Caritas Pakistan, quella di Hyderabad ne ha inaugurato uno la settimana scorsa e la diocesi Islamabad-Rawalpindi ha avviato un altro corso semestrale a luglio. L’emergenza Coronavirus e la chiusura delle scuole alla fine di febbraio, hanno tuttavia pesato sull’organizzazione di queste iniziative e costretto la Chiesa pakistana a rivedere i suoi piani, come spiega all’agenzia Ucanews monsignor Samson Shukardin coordinatore del programma dell’Anno della Gioventù: Diverse diocesi hanno avviato programmi individuali e sono in contatto con i giovani attraverso internet. Il lavoro da fare resta ancora molto”, ha detto il presule.  (LZ)

10 agosto - PAKISTAN Piogge torrenziali a Karachi: inondata dal fango la Chiesa di San Francesco Saverio 

Dopo le forti piogge torrenziali che hanno colpito Karachi nel fine settimana, la chiesa di San Francesco Saverio, nella zona di Shahjahanabad, è stata inondata dal fango e ha dovuto sospendere le Messe, riporta UCA News. Pronta è stata la risposta dei volontari di Caritas Pakistan Karachi (CPK), che si sono subito resi disponibili per aiutare a rimuovere il fango dall’edificio. Mansha Noor, segretario esecutivo di CPK ha riferito ad UCA News come l’organismo cattolico abbia organizzato subito un team di emergenza che ha visitato la chiesa di San Francesco Saverio per controllare i danni e coordinare le operazioni di pulizia. "Questa stagione dei monsoni – ha riferito - si è trasformata in un incubo per la gente povera, costretta a stare fuori dalle proprie case o a trascorrere del tempo sui tetti”. Le autorità competenti, infatti, - ha sottolineato - non hanno preso le misure necessarie e per questo gli abitanti delle baraccopoli si sono trovati costretti ad affrontare la situazione da soli. Molte sono state le donne e i bambini che hanno contratto malattie trasmesse dall’acqua. La Caritas si è, dunque, impegnata in questi ultimi giorni a distribuire cibo cotto e acqua potabile nella parrocchia di San Michele e kit di pronto soccorso ai membri del District Municipal Corporations (DMC) a Shahjahanabad. (AP)

10 agosto - INDIA - Giornata Popoli Indigeni. Cardinale Toppo (Ranchi): tribali ancora discriminati ed esclusi 

Sono 100 milioni, pari all’8,6% della popolazione, appartenenti ad oltre 700 gruppi etnici, gli indigeni in India, concentrati in particolare negli Stati del Jharkhand, Arunachal Pradesh, West Bengal, Sikkim, Meghalaya, Tripura, Madhya Pradesh, Manipur and Mizoram. Anche loro, come altrove nel mondo, sono vittime di povertà, discriminazioni, sfruttamento ed esclusi dai processi decisionali politici ed economici. Lo ha ricordato il cardinale   Felix Toppo, arcivescovo di Ranchi, intervenendo ieri a un incontro virtuale organizzato in occasione della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni che quest’anno è stata dedicata alla pandemia del Covid-19. Proprio l’emergenza sanitaria - ha denunciato il cardinale Toppo nel suo intervento - ha messo ancora più in evidenza le discriminazioni e l’esclusione di cui continuano ad essere vittime queste comunità: “Durante la pandemia, i diritti costituzionali delle popolazioni tribali e di tutte le minoranze oppresse come l'uguaglianza, l'unità e la fratellanza sono stati demoliti e calpestati.  Anche i quattro pilastri della democrazia – il potere legislativo, esecutivo, la magistratura e i media - sono paralizzati da manovre politiche”, ha aggiunto il porporato lui stesso di origine tribale. Questo crea disagio, rabbia e incredulità tra i credenti di tutte le fedi, ma l’arcivescovo di Ranchi ha esortato a non perdere la speranza: “Anche in questo periodo di prova, Dio ci dice di non avere paura e di rimanere saldi nella fede". L’incontro di ieri è stato uno dei tanti eventi organizzati in India per la Giornata Onu dei Popoli Indigeni e ai quali hanno partecipato oltre 1.300 fra leader tribali, attivisti, accademici ed esperti di tutto il Paese. Tra questi padre Vincent Ekka, S.J, responsabile del Dipartimento di studi tribali dell’Indian Social Institute dei Gesuiti a New Delhi. All’agenzia Ucanews il religioso ha confermato che anche in India le popolazioni tribali continuano ad essere tra le più vulnerabili e discriminate, nonostante la Costituzione e la legge indiane prevedano per questa, come per altre categorie sociali svantaggiate (le cosiddette Scheduled Castes and Tribes), una serie di  facilitazioni di tipo economico, educativo e sociale e l’India abbia aderito alla Dichiarazione Onu sui diritti delle popolazioni indigene.  (LZ)

10 agosto - INDIA Frana in Kerala, circa 80 le persone sepolte

Continuano dopo quattro giorni le operazioni di soccorso in quattro quartieri residenziali della zona collinare delle piantagioni di tè del distretto di Idukki, nello Stato del Kerala, in seguito ad una frana causata dalle piogge torrenziali, il 6 agosto, che si teme abbia sepolto circa 80 persone, tra cui alcuni cattolici. Finora sono stati recuperati i corpi di 26 persone - riporta UCA News - ma sono ancora decine quelli intrappolati sotto il fango. I morti sono per lo più lavoratori delle piantagioni di tè che vivevano nel villaggio di Pottamudy, nella zona della collina di Rajamalai, a circa 25 chilometri dalla città turistica di Munnar. “L’intensità della frana è inimmaginabile. Quattro insediamenti dei lavoratori delle piantagioni di tè sono stati completamente spazzati via dalla faccia della terra senza lasciare traccia", ha riferito padre Victor Georget della diocesi di Vijayapuram ad UCA News, precisando come la tragedia sia avvenuta quando la gente dormiva, intorno alle ore 23.   "Nessuno - ha spiegato il sacerdote - ha saputo del disastro fino al mattino seguente”, per l’interruzione a causa della pioggia e del vento delle linee di comunicazione e delle strade. Padre Georget ha raccontato inoltre la sua difficoltà nel raggiungere quei luoghi il giorno dopo, a causa del crollo di un ponte, e di come "la vista della frana sia stata straziante”. (AP)

10 agosto - INDIA I vescovi del Kerala preoccupati per la presenza di terroristi islamici nello Stato

I vescovi del Kerala hanno messo in guardia – riporta UCA News - contro la crescente influenza di organizzazioni terroristiche internazionali, come lo Stato Islamico, nello Stato dell’India meridionale. L’appello dei vescovi fa seguito ad un rapporto delle Nazioni Unite, diffuso il 25 luglio, che segnala la presenza di un numero significativo di terroristi islamici legati ad al-Qaeda nel subcontinente indiano (AQIS) e allo Stato Islamico, negli Stati del sud del Kerala e del Karnataka. Il Consiglio episcopale del Kerala ha espresso la sua preoccupazione l’8 agosto, alla fine di un incontro virtuale, a causa della diffusione della pandemia di coronavirus, che ha visto riuniti per cinque giorni 47 vescovi di tutte le 29 diocesi dello Stato. Accennando al fatto che il governo statale aveva ignorato i loro precedenti avvertimenti circa l’insediamento nella regione dei terroristi, i presuli hanno auspicato che il rapporto dell'Onu possa “aprire gli occhi ai funzionari dello Stato del Kerala", e portare "la popolazione a considerare seriamente la crescente influenza del terrorismo e di altre forze che dividono la società" nel Paese. Monsignor Alex Vadakumthala, vescovo di Kannur, ha riferito ad UCA news che i vescovi hanno preso il rapporto delle Nazioni Unite come "un avvertimento per tutti noi per proteggere i nostri figli e la nazione". "Il nostro sforzo – ha detto - è quello di assicurare la pace e l'armonia nella società, e il terrore islamico è una vera minaccia a tali sforzi". AP) 

10 agosto - PANAMA Agosto, mese dei giovani. Vescovi: serve creatività giovanile per affrontare questi tempi difficili

(VNS)- 10ago20 – Ad un anno dalla Giornata mondiale della Gioventù, celebrata a Panama nel gennaio 2019, la Conferenza episcopale del Paese (Cep) ha deciso di dedicare il mese di agosto ai giovani. Per l’occasione, Monsignor Manuel Ochogavía Barahona, presidente della Pastorale giovanile della Cep, ha diffuso su YouTube un videomessaggio in cui sottolinea come “questi tempi non facili”, dovuti alla pandemia da Covid-19, “richiedano la creatività dei ragazzi”, l’unica in grado di “dare sicuramente grandi risposte” alle sfide attuali. Di qui, l’esortazione del presule ad “andare avanti, proclamando la gioia” del Vangelo, “restando uniti, lavorando e lottando in favore di tanti giovani bisognosi di aiuto”. “La Pastorale giovanile non è in quarantena – continua Monsignor Ochogavía – Cari giovani, una nuova storia sta iniziando e tutti voi ne siete protagonisti”. Dal suo canto, la Cep garantisce “accompagnamento e preghiera”, come fosse “una torcia che illumina tutti i giovani panamensi”. “Oggi più che mai – conclude Monsignor Ochogavía – dobbiamo mantenere accesa questa luce per dire al mondo che Cristo è vivo a cammina al nostro fianco”. (IP)

10 agosto -  NIGERIA Monsignor Akubeze sugli incessanti attacchi a Sud di Kaduna: “Le uccisioni devono cessare”

“Non ci sarà mai uno sviluppo sostenibile costruito sullo spargimento di sangue di persone innocenti brutalmente assassinate da fondamentalisti religiosi senza ricorrere alla giustizia per le vittime”. Così si è espresso monsignor Augustine Obiora Akubeze, arcivescovo di Benin City, presidente della Conferenza episcopale nigeriana, di fronte alla crescente insicurezza e ai continui attacchi terroristici nel nord del Paese, in un comunicato rivolto ai cattolici nigeriani e diffuso lo scorso 8 agosto. “Siamo tutti stanchi di questa situazione” ha affermato il presule, invitando i politici a non strumentalizzare le uccisioni. “Ci dovrebbe essere una sola risposta da parte di tutti - ha aggiunto -, cioè: le uccisioni devono cessare”. “Vogliamo che tutte le persone che soffrono gli incessanti attacchi a sud di Kaduna sappiano che tutti i cattolici in Nigeria pregano per loro”, ha proseguito l’arcivescovo, invitando il governo federale e quello di Kaduna a porre fine all’uccisione di persone innocenti e a consegnare gli autori alla giustizia. Poiché –ha affermato – “dove non c'è giustizia o non si vede giustizia, non ci può essere pace. Dove non c'è pace, non ci può essere sviluppo” e “ogni governo, statale o federale, che vuole la pace deve lavorare affinchè ci sia giustizia per tutti”. Il presule ha ricordato inoltre come l'attuale governo federale sia salito al potere, promettendo ai nigeriani lo sradicamento della corruzione, garantendo la sicurezza della vita e della proprietà e una rapida crescita economica, e come ancora oggi prometta la creazione di posti di lavoro e di un ambiente favorevole alla crescita del settore privato, un aumento significativo della fornitura elettrica, un'assistenza sanitaria di qualità e a prezzi accessibili e il rinnovamento del settore dell'istruzione. Tuttavia, queste promesse sono rimaste finora soltanto parole, denuncia monsignor Akubeze (AP)

10 agosto - UCRAINA Vicinanza e preghiera della Chiesa greco-cattolica per il Libano

Vicinanza, preghiera, solidarietà: sono i sentimenti espressi da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, in Ucraina, nei confronti del Libano. Lo scorso 4 agosto, infatti, la città libanese di Beirut è stata al centro di una grave esplosione che ha provocato centinaia di morti, oltre 4mila feriti e 300mila sfollati. In messaggio di cordoglio indirizzato ai Patriarchi delle Chiese orientali cattoliche nel Paese dei Cedri, l’Arcivescovo Shevchuk parla a nome del a nome di tutto il Sinodo dei vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina ed afferma: “Vogliamo abbracciare la vostra Chiesa e il vostro Paese con il nostro amore fraterno e assicurarvi il sostegno spirituale in questi tempi di grande perdita, dolore, insicurezza” e “disperazione”. “Questa terribile tragedia – prosegue il messaggio - ha sconvolto il mondo intero, e noi preghiamo affinché il mondo si unisca per offrire il sostegno al popolo libanese che ha sofferto così tanto nel corso della storia e ha già subito i disagi della pandemia globale, della crisi economica e dei diverbi politici”. Di qui l’appello al “mondo intero”, chiamato a diventare “il Buon samaritano che, spinto dalla compassione, guarisce le ferite” del Libano. “Siamo con voi”, rassicura l’Arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, levando una preghiera al Signore affinché doni l’eterno riposto alle vittime e guarisca, “con il suo amore infinito, i cuori spezzati”. Il messaggio di solidarietà si conclude con una nota di “speranza nella Risurrezione”. I destinatati del documento sono i Patriarchi cattolici della Chiesa maronita, Bechara Boutros Raï; della Chiesa greco-melkita, Youssef I Absi; della Chiesa armeno-cattolica, Krikor Bedros XX Ghabroyan, e di quella siro-cattolica Ignatius Joseph III Younan. (IP)

10 agosto - SENEGAL Superati gli 11mila positivi. Nuova proroga della sospensione delle Messe pubbliche

Si era parlato del 15 agosto come data possibile per la ripresa delle Messe con concorso di popolo in Senegal. In questo senso si erano espressi i vescovi senegalesi lo scorso 10 luglio quando avevano annunciato l’intenzione di prorogare fino a questo giorno la sospensione delle Messe pubbliche. Questo alla luce dei dati preoccupanti sulla diffusione del Covid-19 nel Paese che ormai aveva raggiunto anche aree e regioni inizialmente risparmiate. A un mese di distanza la situazione non è migliorata, anzi: i casi positivi sono infatti saliti a 11.003 con 229 decessi. Dati che hanno spinto il Presidente Macky Sall a rafforzare nuovamente le misure contro il contagio. Di qui, seguendo anche il parere delle autorità sanitarie, la decisione dei vescovi senegalesi di prorogare ulteriormente la sospensione delle liturgie pubbliche. “L’attuale situazione non pende a favore di una ripresa immediata del culto”, si legge in un comunicato diffuso l’8 agosto in cui i presuli rinnovano l’appello ai fedeli alla “perseveranza nella pazienza e nella prudenza”, seguendo indicazioni delle autorità. Le Chiese – precisa la nota - continueranno a restare aperte per la preghiera individuale, mentre celebrazioni collettive, come i funerali, i matrimoni e i battesimi, saranno lasciate alla discrezione dei sacerdoti, in dialogo con i fedeli e le loro comunità parrocchiali, valutando se ci sono le condizioni perché possano svolgersi in sicurezza con riguardo in particolare al rispetto del distanziamento sociale. “Dato il contesto della pandemia, queste cerimonie possono svolgersi solo con una partecipazione ristretta e nel rispetto delle misure sanitarie richieste dalla situazione, con la costante preoccupazione di proteggere la vita umana”, sottolinea il comunicato. Per la stessa ragione i vescovi chiedono ai cattolici senegalese di evitare spostamenti e celebrazioni comunitarie per la prossima Festa dell'Assunta, il 15 agosto, e di "invocare con fervore, la protezione materna di Maria per le famiglie, il Paese e il mondo intero” con la preghiera di Papa Francesco per il mese di maggio. (LZ)

10 agosto - SUD SUDAN Appello Wcc: porre fine alle violenze e alle brutalità nel Paese

Porre fine alle violenze e alle brutalità in Sud Sudan: lo chiede, in una nota, il Consiglio mondiale delle Chiese, dopo le recenti fatti di sangue avvenuti nel Paese africano. Nei giorni scorsi, infatti, almeno 23 persone sono morte ed altre 20 sono rimaste ferite in un assalto perpetrato da uomini armati contro la chiesa episcopale di Athooch. Alcuni bambini sono stati anche presi in ostaggio. Altri tre minori, invece, sono stati barbaramente massacrati da ignoti nella loro casa di Juba, mentre la madre era assente. Esprimendo “profondo dolore e preghiere per vittime, i feriti e le loro famiglie”, il Wcc ribadisce che “di fronte a tanta brutalità, l’umanità deve restare unita per impegnarsi nel rispetto e nella protezione reciproca, così come nella prevenzione di simili atti di violenza”. “Uccidere i bambini e gli innocenti – incalza il Wcc – è contro ogni principio della nostra fede e nega l’identità stessa dell’essere cristiani”. Il Consiglio mondiale delle Chiese esorta, perciò, “tutte le comunità a rifiutare la violenza”, ricordando che “dopo anni di insicurezza e di instabilità, dovrebbe ormai essere chiaro che la brutalità non è una soluzione alle sfide che deve affrontare il Sud Sudan”. Inoltre, “in questi tempi difficili a causa della pandemia da Covid-19”, gli autori di simili attacchi dovrebbero “desistere” da ogni atto criminale, così da generare “la calma”. La voce del Wcc si unisce a quella di altri organismi ecumenici, come la Conferenza delle Chiese di tutta l’Africa che deplora la morte di tante “anime innocenti che non hanno la minima idea di cosa sia un conflitto” ed esorta, al contempo, le autorità nazionali a dare “piena attuazione all’Accordo di pace in Sud Sudan troppo a lunga rimandata”. Sulla stessa linea il Consiglio delle Chiese del Sud Sudan che definisce l’uccisione di bambini come “un atto barbaro, atroce e intollerabile”.  (IP)

10 agosto - PORTOGALLO “In vacanza con Dio”: iniziativa di preghiera per i giovani, promossa dai Gesuiti

“In vacanza con Dio”: si intitola così l’iniziativa promossa dai Gesuiti del Portogallo e rivolta ai giovani, per aiutarli a vivere la preghiera anche nel periodo estivo, tradizionalmente dedicato al riposo. Giunto alla terza edizione, l’evento consiste in una proposta di preghiera di dieci minuti a settimana; le meditazioni vengono suggerite ogni giovedì sul web e sui social network della Compagnia di Gesù portoghese. “Quest’anno – informa una nota – saranno i giovani stessi a proporre gli spunti di riflessione, insieme ad una coppia di fidanzati ed un’altra coppia appena sposata, con figlio”. L’obiettivo, sottolineano i Padri gesuiti, è quello di “coinvolgere maggiormente i ragazzi nella pastorale della Chiesa, rendendoli non solo spettatori, ma anche protagonisti e attori della vita ecclesiale, affinché diano il loro contributo con creatività e generosità”. Inoltre, l’iniziativa si pone in linea con i preparativi per la Giornata mondiale della gioventù, prevista a Lisbona nel 2023.   Per l’elaborazione delle proposte, c’è ampia libertà: “Le preghiere – si spiega – possono essere basate su una lettura o un’immagine, lasciando spazio alla creatività giovanile soprattutto nel modo in cui si desidera risvegliare il desiderio di accostarsi a Dio”. Da sottolineare che il progetto “parte dalla consapevolezza che, a volte, le vacanze sono un periodo sì di riposo, ma anche di ‘assenza’ di Dio”; è, quindi, per “sfuggire a questa superficialità, spesso frutto della distrazione che si vive in ferie” che i gesuiti vogliono aiutare i credenti a “fermarsi e a riflettere, facendo del periodo estivo un’occasione per incontrare il Signore ed il prossimo”. L’iniziativa, avviata i primi di agosto, proseguirà fino a metà settembre. (IP)

10 agosto -  AMERICA LATINA Cebitepal: dal 1° settembre al 2 ottobre corso di diploma online in Pastorale Familiare

Si svolgerà dal 1° settembre al 2 ottobre il corso di diploma online in Pastorale Familiare, organizzato dal Centro Biblico Teologico Pastorale per l'America Latina e i Caraibi (Cebitepal), centro di formazione del Celam, destinato a tutti coloro che operano nel campo della pastorale in America Latina e nei Caraibi: vescovi, sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi e laici e agenti di evangelizzazione in generale. Il programma cercherà di offrire uno studio aggiornato della realtà e delle sfide che la famiglia deve affrontare, nonché del suo ruolo vitale e della sua missione evangelizzatrice nella vita della società e della Chiesa. I corsi saranno tenuti da padre Hernán Darío Cardona e padre Juan Carlos Liévano (Colombia), María Stella Rodriguez e Angela Sierra (Colombia) e padre Ronald La Barrera Villarreal (Perú). (AP)

10 agosto -  SPAGNA Arcivescovo di Barcellona: San Lorenzo, modello del servizio ai più poveri e bisognosi

Un modello esemplare del servizio che la Chiesa presta ai più poveri e bisognosi: così il Cardinale Juan José Omella, Arcivescovo di Barcellona, in Spagna, definisce San Lorenzo, la cui memoria liturgica ricorre oggi, 10 agosto. In un messaggio per la data odierna, il porporato scrive: “San Lorenzo è uno dei santi più venerati della Chiesa, fin dal IV secolo. È il patrono di molte città ed è anche il patrono dei diaconi in molte diocesi per la sua testimonianza di servizio alla Chiesa per i più bisognosi”. “Gesù Cristo, con la sua testimonianza e le sue parole – continua l’Arcivescovo - ha affidato alla Chiesa il servizio attento e amorevole dei poveri, dei malati e dei più vulnerabili e fragili della società. Il servizio della diaconia è al centro della missione e quindi tutta la Chiesa, sull'esempio di Gesù e di San Lorenzo, deve essere la serva dei più poveri e dei più bisognosi”. Il Cardinale Omella sottolinea, inoltre, che “il diacono, come San Lorenzo, è configurato a Cristo, venuto nel mondo ‘per servire e non per essere servito’, ed è chiamato a fare del servizio la sua identità e ad animare la comunità cristiana perché, come ci chiede il Papa Francesco, la Chiesa sia serva e povera, condivida e ci insegni a condividere tutto ciò che abbiamo con chi ne ha più bisogno”. (IP)

10 agosto - IRLANDA Arcivescovo Martin: armi atomiche sono immorali e incompatibili con fede cristiana

"Lo sviluppo dell'energia atomica per la guerra e il possesso di armi atomiche è immorale e incompatibile con la nostra fede": lo ha detto Monsignor Eamon Martin, Arcivescovo metropolita di Armagh e Primate di tutta l'Irlanda, ricordando ieri, 9 agosto, il 75.mo anniversario del bombardamento atomico sulla città giapponese di Nagasaki. “La bomba su Nagasaki e quella su Hiroshima, sganciata tre giorni prima, sono ancora considerate da molti come uno dei peggiori esempi di ciò che noi umani possiamo farci l'un l'altro - ha detto il presule - Eppure, diversi Paesi continuano a detenere, sviluppare o testare armi di distruzione di massa”. Ricordando, poi, gli appelli alla pace lanciati da Papa Francesco nel corso del suo Viaggio apostolico in Giappone, lo scorso novembre, l’Arcivescovo Martin ha fatto sue le parole del Pontefice: “È incompatibile cercare di costruire e sostenere la pace sulla paura della distruzione reciproca o sulla minaccia dell'annientamento totale". Dal Primate d’Irlanda anche la denuncia dello sperperio di denaro per la corsa agli armamenti, in un mondo in cui “milioni di bambini e famiglie vivono in condizioni disumane”. Di qui, l’esortazione a “non vedere mai la violenza come un modo per risolvere le differenze e realizzare le aspirazioni”. Bisogna “pregare e a lavorare ogni giorno per l'abolizione delle armi nucleari – ha concluso Monsignor Martin - per la conversione dei cuori e per il trionfo di una cultura della vita, della riconciliazione e della fraternità". La nota del presule si è conclusa con il testo della “Preghiera semplice” attribuita a San Francesco d’Assisi. (IP)

10 agosto - SUDAFRICA Vescovi: registrazione nascite sia corretta, no ad esclusioni 

L’Africa celebra oggi, 10 agosto, la terza “Giornata della registrazione civile e della statistica vitale”, stabilita nel 2017 dalla Conferenza dei Ministri africani responsabili del settore. Per l’occasione, in Sudafrica, l’Arcivescovo Buti Tlhagale, referente per i per i migranti e i rifugiati all’interno della Conferenza episcopale locale (Sacbc), ha diffuso una nota in cui si invitano gli Stati a “verificare che la registrazione universale delle nascite avvenga in modo corretto e indipendente dalla nazionalità o dallo status giuridico dei genitori” del bambino. Inoltre, dato che quest’anno la Giornata ricorre nel pieno della pandemia da Covid-19, il presule sottolinea che il registro anagrafico diventa ancor di più “un servizio essenziale per il monitoraggio e la mitigazione dell’impatto delle emergenze”. “Cifre o statistiche affidabili e precise – scrive Monsignor Tlhagale – possono fare un'enorme differenza in tempi di emergenze, calamità o pandemie”, perché “garantiscono che le autorità dispongano delle informazioni essenziali necessarie per la pianificazione, l'attuazione e il monitoraggio” dei sistemi di prevenzione e cura. Nello specifico della registrazione delle nascite, l’Arcivescovo sudafricano esorta a non considerarla mai come “scontata”, poiché “in molti Paesi non è una pratica così comune”. E citando il Rapporto Unicef 2019, il presule sottolinea che “166 milioni di bambini inferiori ai 5 anni non sono stati registrati al momento della nascita. L’87 per cento di essi vive nell’Asia meridionale e nell’Africa subsahariana”. Si tratta di un dato preoccupante, afferma Monsignor Tlhagale, perché espone i minori al rischio di “diventare invisibile e vulnerabili, nel momento in cui perdono i loro diritti di fronte alla legge a causa della mancanza di documentazione”. Ma tali diritti vanno “vigorosamente protetti e promossi – incalza il presule – in quanto tutelano il principio fondamentale della dignità umana”. (IP)

10 agosto - AMERICA LATINA Celam: inclusione, rispetto e tutela dei popoli indigeni

Le diverse comunità indigene del mondo devono essere incluse, rispettate e tutelate nella loro cultura: lo chiede con forza in Celam (Consiglio episcopale latinoamericano), in una nota a firma del suo presidente, Monsignor Miguel Cabrejos Vidarte, diffusa ieri, 9 agosto, per la Giornata internazionale dei popoli indigeni. “La Chiesa – si legge nel messaggio – riafferma il suo impegno nella difesa dei diritti umani dei nostri fratelli e sorelle indigeni di tutto il mondo”, affinché non siano considerati “semplicemente una minoranza”, ma diventino anche “interlocutori principali”. Il Celam sottolinea, poi, le gravi difficoltà che si trovano costrette a vivere le comunità autoctone, ovvero “minacce alle loro terre e al loro stile di vita; mancanza di servizi sanitari e di un’istruzione di qualità; molteplici forme di discriminazione”. “Una dura realtà – si afferma nella nota – aggravata dall’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 e che ha colpito gravemente la regione amazzonica”, infettando “oltre 70mila indigeni nel continente americano”, di cui “23mila nel bacino del Rio delle Amazzoni”. Il Celam fa riferimento, quindi, ad uno dei “sogni” citati da Papa Francesco nella sua Esortazione apostolica post-sinodale “Querida Amazonia”, ovvero: “Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa. Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana”. (n. 7). Sulla scia di queste parole, i vescovi latinoamericani invitano le autorità del Continente a “centralizzare meno e decentralizzare di più l'assistenza sociale ed economica che è stata fornita durante questo difficile periodo di pandemia”, facendo in modo che “i nostri fratelli indigeni ricevano l'attenzione che meritano e di cui hanno bisogno con urgenza”. (IP)

10 agosto - SUDAFRICA Allarme Giustizia e pace: alcolismo in aumento, gravi costi sociali

“I costi economici e sociali associati all’abuso di alcolici sono più elevati di questo si pensasse”: lo afferma un nuovo studio commissionato dalla Commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale del Sudafrica (Sacbc). In alcune province del Paese, infatti, il costo rischia di superare le entrate derivanti dal settore, rendendo l’alcool la dipendenza più dannosa per la popolazione locale. Ad aggravare ulteriormente la situazione, informa una nota della Sacbc, c’è la mancanza di efficacia da parte degli interventi delle forze dell’ordine e della legge. “Nell’economia sudafricana – continua la nota – il mercato degli alcolici è un fattore-chiave. Ma i costi sociali sono enormi: “L’uso diffuso ed eccessivo di alcolici nel Paese – si evince dallo studio – è la terza principale causa di morte e disabilità, dopo le malattie sessualmente trasmissibili e le violenze interpersonali”. Tra i giovani uomini, ad esempio, l’alcool causa l’80 per cento dei decessi. Sull’alcolismo pesa anche lo stigma sociale che impedisce alle persone che ne sono affette di chiedere aiuto: lo spiega Kezia Batisai, ricercatrice universitaria che ha preso parte allo studio commissionato da Giustizia e pace. “Gli strumenti e gli interventi per prevenire e ridurre i danni legati all'alcol – sottolinea - non riescono a raggiungere le persone che ne hanno più bisogno”, anche a causa di “una comunicazione inefficace”. Inoltre, “manca una legislazione adeguata che aiuti a prevenire e ridurre i comportamenti a rischio derivanti dall’abuso di alcolici, soprattutto tra i minori”.  (IP)

10 agosto - GHANA - Disordini tra gli studenti. Appello vescovi: mantenere la calma e il rispetto per istituzioni

È diventato virale, in Ghana, un video che mostra diversi studenti delle scuole superiori del Paese mentre distruggono le aule degli Istituti formativi, attaccano verbalmente le istituzioni e la stampa e denunciano un’eccessiva severità dei docenti in sede d’esame. Negli scontri, alcune persone sono rimaste ferite. Il video è stato diffuso on line nei giorni scorsi; venerdì 7 agosto la Conferenza episcopale del Paese (Cbcgha) ha emesso una nota, a firma del suo presidente, Monsignor Philip Naameh, in cui si bollano gli atti di vandalismo perpetrati dagli studenti come estremamente “scoraggianti”, una vera e propria “dimostrazione di mancanza di rispetto per le autorità”. Di qui, l’appello dei vescovi affinché gli alunni, soprattutto quelli dell’ultimo anno che devono sostenere le prove finali per il diploma, “mantengano la calma e si concentrino sui loro studi, invece di cercare di reperire in anticipo le domande d’esame”. “Non ci sono scorciatoie per il successo – affermano i vescovi ghanesi – ma solo il duro lavoro e la disciplina”. Per questo, è necessario “rinunciare a tutte le forme di anarchia e di disprezzo per le autorità”. Un ulteriore appello viene lanciato a “tutti i principali attori del settore dell’istruzione e alle forze dell’ordine”, perché “come deterrente per altri episodi simili, denuncino i colpevoli, in conformità con i regolamenti scolastici e le leggi nazionali”.  Al contempo, la Cbcgha invita le persone adulte a “dare il buon esempio ai giovani, invece di incoraggiarli a compiere azioni che mettono in pericolo la loro vita e quella degli altri”. (IP)

9 agosto - MONDO Il Wcc al fianco delle popolazioni indigene ancora oggi escluse e oppresse

“Onoriamo la resilienza delle numerose comunità indigene in tutto il mondo, che nonostante le notevoli difficoltà che devono affrontare nell'attuale pandemia, continuano a parlarci profeticamente”: lo ha detto il segretario generale ad interim del Consiglio Mondiale delle Chiese (Wcc), il prof. Ioan Sauca a proposito della “Giornata internazionale dei popoli indigeni del mondo” indetta dall’Onu nel 1994 che si celebra oggi. Il prof. Sauca evidenzia che sono le popolazioni indigene a ricordarci “l’importanza di essere spiritualmente connessi al nostro Creatore, alla Creazione e l’un l'altro” ed evidenzia quanto importante sia, in tal senso, la ricerca di soluzioni per cercare soluzioni uniche alla pandemia di Covid-19 e per aprire la strada ad una vita sostenibile in un’era post-Covid. “L’esperienza dei popoli indigeni, sia nella società che nella vita delle Chiese - ricorda poi il segretario generale ad interim del Wcc - è ancora in larga misura una storia di continua esclusione e oppressione”. (TC)

9 agosto - ITALIA A Siracusa la tradizionale esposizione straordinaria del simulacro di Santa Lucia

È esposto oggi in via straordinaria, nella cattedrale di Siracusa, il simulacro di Santa Lucia, patrona della città. L’evento deciso dalla Deputazione della Cappella di Santa Lucia, riferisce un comunicato dell’arcidiocesi, rientra nella tradizione, che prevede l’apertura della nicchia che custodisce l’effigie della santa la seconda domenica dei mesi di luglio, agosto e settembre, per consentire ai fedeli, soprattutto a coloro che ritornano a Siracusa, di rivolgere un saluto ed una preghiera alla loro patrona. Per consentire l’accesso in cattedrale, sono state disposte una serie di linee guida ed un piano di evacuazione nel rispetto delle normative anti-Covid 19 e nella Cappella di Santa Lucia potranno sostare due persone alla volta. La chiusura della nicchia è prevista dopo la Messa delle ore 19.00 a porte chiuse e senza la presenza di fedeli ma sarà visibilè in streaming sulla pagina Facebook della Deputazione. L’esposizione straordinaria si ripeterà domenica 13 settembre. (TC)

9 agosto - ITALIA Si svolgerà a Savona la 53.ma Marcia della Pace promossa da Cei e Pax Christi

È Savona la città che ospiterà la 53.ma edizione della Marcia della pace, che viene celebrata il 31 dicembre, e promossa dalla Conferenza episcopale italiana, da Pax Christi, Caritas Italiana e Azione Cattolica. In prima linea nell’organizzazione dell’evento la diocesi di Savona-Noli, il cui vescovo, monsignor Calogero Marino, in un comunicato, ha voluto informare i fedeli. “Ci sarà da guida la Laudato si’, che questi mesi difficili della pandemia hanno reso ancora più attuale - scrive il presule -. La Marcia sarà per noi anche un momento prezioso di riflessione e di preghiera nel cammino verso il Sinodo diocesano, che inizierà il 21 febbraio, nella prima Domenica di Quaresima”. Lieto di avere ricevuto la notizia dalla Cei, che ha accolto la richiesta della diocesi di poter organizzare la Marcia, monsignor Marino invita i fedeli fin d’ora a pregare e a impegnarsi “perché i temi della pace, del lavoro, della giustizia e della salvaguardia del creato divengano più centrali nella catechesi e nel cammino” della Chiesa di Savona-Noli. (TC)

9 agosto - GIAPPONE Nel 75.mo anniversario dell’esplosione della bomba atomica a Nagasaki, ricordate le parole del Papa sul disarmo nucleare

È stato ricordato questa mattina a Nagasaki, in Giappone, il 75.mo anniversario del lancio della bomba atomica da parte degli Stati Uniti. Nel corso della cerimonia, alla quale ogni anno prendono parte migliaia di persone, quest’anno soltanto circa 500 a causa dell’emergenza coronavirus, il sindaco, Tomihisa Taue ha letto una “Dichiarazione della Pace di Nagasaki”. Nel suo discorso il primo cittadino ha menzionato come parole chiave per il disarmo nucleale quelle pronunciate da Papa Francesco il 24 novembre dello scorso anno, all’Atomic Bomb Hypocenter Park, durante la visita pastorale nel Paese. Il Pontefice, in quella occasione, ha sottolineato che trasformare l’ideale di “un mondo in pace, libero da armi nucleari” in realtà “richiede la partecipazione di tutti”, e che “è necessario rompere la dinamica della diffidenza che attualmente prevale e che fa correre il rischio di arrivare allo smantellamento dell’architettura internazionale di controllo degli armamenti”. (TC)

9 agosto - ITALIA La Comunità Papa Giovanni XXIII critica le nuove linee guida sull’aborto farmacologico

VNS – 9ago20 – “Facilitare il ricorso all’aborto significa ingannare le donne sulla tragicità di questo evento ed abbandonarle a sé stesse senza tentare di aiutarle a superare le difficoltà che inducono ad abortire”: lo dichiara in un comunicato presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda a proposito dell’annuncio del ministro della Salute, Roberto Speranza circa le nuove linee guide sull’aborto farmacologico, ora possibile in regime di day hospital e fino alla nona settimana di gravidanza. Per Ramonda “l’aborto con la RU486 segna ancor più le donne in quanto sono loro che impediscono a loro figlio di venire alla luce e perché molte di loro vedono i resti del piccolo”. L’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, conclude Ramonda, insegna che “quando le donne e le famiglie sono aiutate con opportuni sostegni, allora molte decidono di continuare la gravidanza e dare alla luce un figlio. Questa è la vera libertà, quella senza condizionamenti”. (TC)

8 agosto - CIPRO - Una mostra racconta la storia dei cattolici latini nell’isola

Si potrà visitare fino al 19 ottobre a Limassol la mostra “I latini di Cipro” che espone materiale storico e fotografico e oggetti legati alla presenza dei cattolici latini a Cipro nel corso dei secoli. Inaugurata lo scorso 29 luglio nei magazzini dell’Autorità portuale, nel vecchio porto, l’esposizione lascia emergere anche, riferisce il Patriarcato latino di Gerusalemme, quanto la storia della comunità latina abbia contribuito all’edificazione del patrimonio dell’isola e allo sviluppo della società cipriota contemporanea. Oggi la comunità latina a Cipro è molto attiva e sono diverse sull’isola le organizzazioni sociali, umanitarie e caritatevoli. La presenza dei cattolici latini a Cipro è ininterrotta dal 1192, anche se i loro primi contatti con l’isola risalgono al 1126 attraverso i mercanti di Venezia e Genova. Ma è nel 1192 che arriva la prima ondata di migranti cattolici europei, della Cilicia e del Levante. Nel 1196 si insedia a Nicosia un arcivescovo latino insieme ad altri tre vescovi che si stabiliscono a Famagosta, Limassol e Pafos. Dopo di loro numerosi ordini cattolici romani giungono nell’isola durante il periodo franco e veneziano (1192-1489 e dal 1489 al 1570) e i latini a Cipro giungono a rappresentare il 15-20 per cento della popolazione esercitando un’importante influenza come nobiltà dominante. Con la conquista dell’isola da parte dell’esercito ottomano fra il 1570 e il 1571 ha inizio l’esilio di migliaia di fedeli latini e lo scioglimento ufficiale della loro Chiesa, ma il clero riesce in qualche modo a mantenere una presenza, in particolare attraverso i monasteri francescani. Nel XVII secolo è a Larnaca che si sviluppa una piccola comunità latina, grazie anche ai consolati che assistevano i migranti europei, banchieri, medici, mercanti e commercianti. Diverse le scuole istituite dalle comunità religiose, come la Scuola Terra Santa, fondata nel 1646 dai Francescani, e la Scuola di San Giuseppe fondata dalle suore omonime nel 1844. La politica di tolleranza religiosa che ha caratterizzato il periodo britannico dal 1878 in poi ha rafforzato la comunità latina, le cui scuole si sono moltiplicate permettendo l’integrazione dei latini nella società cipriota. L'indipendenza dell’isola, conseguita nel 1960, ha segnato poi un ulteriore passo avanti nell’emancipazione della comunità cattolica romana, grazie anche al suo riconoscimento da parte dello Stato come gruppo religioso con un rappresentante eletto nel Parlamento cipriota. (TC)

8 agosto - BRASILE Si è spento monsignor Casaldàliga Pla, per anni al fianco degli indigeni e citato nella Querida Amazonia

 È scomparso oggi a Batatais, in Brasile, all’età di 92 anni monsignor Pedro Casaldàliga Pla, vescovo emerito della prelatura territoriale di São Félix do Araguaia, religioso dei Missionari figli del Cuore Immacolato di Maria (claretiani). Noto per il suo impegno al fianco delle comunità povere e indigene, ha dovuto affrontare la dittatura militare e i potenti proprietari terrieri. Monsignor Casaldàliga Pla è stato un esponente della Teologia della Liberazione. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Internazionale della Catalogna nel 2006, e ha pubblicato almeno dieci volumi di poesie. Papa Francesco, nella sua esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia, pubblicata il 12 febbraio 2020, ha citato una delle sue poesie, “Carta de navegar (Por el Tocantins amazónico)” in El tiempo y la espera, Santander, 1986. Nato il 16 febbraio 1928 a Balsareny, nella Catalogna, in Spagna, monsignor Pedro Casaldàliga Pla era entrato a far parte dei claretiani l’8 settembre 1945 ed era stato ordinato sacerdote a Barcellona il 31 maggio 1952. Trasferitosi in Brasile come missionario nel 1968, il 27 aprile 1970 era stato nominato da Paolo VI amministratore apostolico della prelatura territoriale di São Félix e l’anno successivo, il 27 agosto 1971, prelato della stessa giurisdizione e vescovo titolare di Altava. Dal 2012 era malato di Parkinson. Per lui si riuniranno in preghiera le comunità di Batatais, Ribeirão Cascalheira e São Félix do Araguaia. Le esequie saranno celebrate domani a Batatais. (TC)

8 agosto - FILIPPINE - Appello vescovi contro ripristino pena di morte: viola dignità della persona

“La pena di morte viola la dignità intrinseca di ogni persona che non va perduta nonostante si commetta una crimine”: lo scrive, in una dichiarazione, la Commissione per la Pastorale penitenziaria della Chiesa cattolica filippina (Ecppc), ribadendo la sua forte opposizione alla proposta politica di ripristinare la pena capitale nel Paese. “In ogni essere umano - si legge nel testo - c’è il soffio della vita, incomparabile e prezioso dono di Dio stesso” che va preservato. Inoltre, i presuli ricordano che “non ci sono prove dirette a dimostrazione che la pena di morte scoraggi il crimine e che sia un deterrente”, quindi l’affermazione generale che essa faccia diminuire il volume dei reati è “puramente speculativa”. “La pena di morte è irrevocabile – sottolineano ancora i presuli – Una volta eseguita, non c’è possibilità di correggere un giudizio errato”. Tale procedura rende la giustizia come “una mera punizione”, mentre essa, in realtà, “è riparatrice, mai solamente punitiva, perché offre alla persona una possibilità, anche piccola, di cambiare”. La preoccupazione della Ecppc va, in particolare, a “i settori più vulnerabili della società, i poveri, gli emarginati”, perché “l’esperienza dimostra che la maggior parte dei condannati a morte” appartiene a queste categorie sociali che “non possono permettersi avvocati di spicco per difendersi”. Non solo: le Filippine si sono impegnate, in passato, “davanti alla comunità internazionale a non reintrodurre la pena di morte in futuro”. Se ciò avvenisse, quindi, il Paese verrà messo “in cattiva luce” a livello internazionale. Invece di reintrodurre la pena capitale, i vescovi suggeriscono quindi al Congresso di “elaborare un programma globale per combattere gli effetti della pandemia da Covid-19 e alleviare la situazione dei poveri, i più colpiti dalle conseguenze del coronavirus”. Al contempo, si chiede di “attuare efficacemente le leggi già esistenti, formulandone anche di nuove, per modernizzare il sistema giudiziario e penitenziario, affinché siano riparativi e riabilitativi, piuttosto che punitivi”. In tal modo, una volta scontata la pena, gli ex detenuti “saranno pronti ad tornare a far parte della società”. Nelle Filippine, la pena di morte è stata soppressa nel 1987, reintrodotta nel 1993 ed abolita nuovamente nel 2006. Nel 2016, con l’elezione del presidente Rodrigo Duterte, la questione è tornato alla ribalta a causa delle così dette “esecuzioni extragiudiziali” legate al narcotraffico e caldeggiate dal Capo dello Stato, contro le quali si è schierata più volte la Chiesa cattolica nazionale.. (IP)

8 agosto - ANGOLA Arriva “Catitablet”, app per leggere la Bibbia nelle lingue locali

Si chiama “Catitablet” ovvero “Catechismo sul tablet” ed è il progetto avviato dalla Chiesa cattolica dell’Angola in tempo di pandemia da Covid-19, per facilitare la lettura dei testi fondamentali della Chiesa anche in formato digitale, sui dispositivi mobili. E proprio nell’ambito di questo progetto, il 4 agosto è stata presentata una versione della Bibbia e del Messale tradotti nelle lingue Tchokwe, Luchazes, Lunda-Ndembo e Luvale, che si parlano nella parte orientale del Paese. “In questo modo – ha spiegato Monsignor Jesús Tirso Blanco, vescovo di Lwena, citato dal sito web della Recowa-Cerao (Conferenza episcopale regionale dell'Africa occidentale) – avremo uno strumento specifico per predicare il Vangelo anche a tribù e popolazioni autoctone diverse”. Padroneggiare le lingue locali, infatti, permette ai sacerdoti di “diffondere la Parola di Dio in modo più completo all’interno delle comunità”. Soddisfazione per la nuova app è stata espressa dai fedeli che in essa vedono “uno strumento prezioso” per l’evangelizzazione e “un aiuto concreto per i catechisti che operano nelle zone più periferiche” dell’Angola orientale, in cui vivono oltre 7mila persone di diverse etnie. Da ricordare che il recente progetto di traduzione dei testi Sacri non è il primo realizzato dalla Chiesa angolana: nel 2019, infatti, era già stato tradotto il “Catechismo della Chiesa cattolica” in lingua Umbundu, la seconda più parlata dopo il portoghese. (IP)

8 agosto - STATI UNITI - 138.ma Convention dei Cavalieri di Colombo. Al via un centro dedicato a padre McGivney. Messaggio del Papa 

Un nuovo centro di pellegrinaggio in onore di padre Michael McGivney a New Haven, in Conneticut, dove i visitatori potranno conoscere meglio la figura del sacerdote statunitense dichiarato venerabile da Benedetto XVI nel 2008. È l’iniziativa che hanno in programma i Cavalieri di Colombo in vista della beatificazione del loro fondatore, il prossimo 31 ottobre. Il “Blessed Michael McGivney Pilgrimage Center” sorgerà nell’edificio che ospita attualmente il museo sulla storia dei Cavalieri di Colombo. Lo ha annunciato il 4 agosto il Cavaliere Supremo Carl A. Anderson, in occasione della 138.ma Convention annuale dell'Ordine, che quest’anno si è svolta in modalità virtuale  a causa dell’emergenza Covid-19. "Mentre il museo continuerà a raccontare la storia dei Cavalieri, amplierà anche la sua missione concentrandosi di più sulla spiritualità e la visione della carità del nostro fondatore e quindi sulla sua eredità", ha spiegato Anderson. Nato nel 1852 a Waterbury, nel Connecticut, da immigrati irlandesi, primogenito di 13 figli, padre McGivney è stata una figura di spicco nella Chiesa negli Stati Uniti del XIX secolo. Ordinato sacerdotte nel 1877, svolse il suo ministero nella numerosa comunità irlandese-americana, prima come vice vice-parroco a New Heaven, e poi come parroco a Thomaston, non lontano dalla sua città natale, conquistandosi la fama di uomo di profonda fede e di "Buon Samaritano". Nel 1882 fondò, insieme ad un gruppo di laici cattolici i Cavalieri di Colombo, nati come un’associazione per sostenere nella fede e aiutare le famiglie in difficoltà economiche per la malattia o la morte del capofamiglia. Morì, probabilmente di tubercolosi, a New Haven nel 1890, durante l’epidemia di influenza che aveva colpito la città. La sua causa di beatificazione è stata avviata nel 1997 nell’arcidiocesi di Hartford. Lo scorso 27 maggio Papa Francesco ha dato il via libera con la promulgazione del Decreto che riconosce un miracolo attribuito all’intercessione del sacerdote.  “Per i membri dei Cavalieri di Colombo, la notizia della sua beatificazione è stato un momento di grande gioia. Padre McGivney ha aiutato gli emarginati della società nel XIX secolo e il suo esempio ha ispirato milioni di Cavalieri ad agire nelle proprie parrocchie e comunità ", ha sottolineato Anderson alla Convention. In vista dell’incontro, il 14 luglio Papa Francesco ha inviato una lettera, a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, in cui ha espresso  “profonda gratitudine” per il contributo di padre McGivney e dei Cavalieri di Colombo alla missione evangelizzatrice della Chiesa, alla difesa della dignità della vita umana, della famiglia e della libertà religiosa,  esprimendo l’auspicio che “la prossima beatificazione possa stimolare i Cavalieri di Colombo ad approfondire il loro impegno a vivere come discepoli missionari nella carità, nell’unità e nella fratellanza”, in particolare in questo  difficile momento di emergenza Covid-19. La fratellanza (“Knights of Columbus: Knights of Fraternity”) è stato infatti il tema della sessione che si è svolta dal 4 al 5 agosto e durante la quale è stato presentato il Rapporto annuale sulle attività dell’Ordine, presente oggi in 12 Paesi con due milioni di membri impegnati nell’evangelizzazione, nella carità, nella promozione dell'integrazione razziale e nella difesa della libertà religiosa. (LZ)

8 agosto- BRASILE - 7 settembre, 26° “Grido degli esclusi”: la vita al primo posto

“La vita al primo posto”: con questo tema, il Brasile si prepara a celebrare la 26.ma edizione del “Grido degli esclusi”. La manifestazione, in programma ogni anno il 7 settembre, in concomitanza con la Festa nazionale dell’indipendenza, è un’iniziativa popolare che vede il sostegno della Pastorale sociale della Conferenza episcopale brasiliana, del Consiglio delle Chiese cristiane del Brasile e di movimenti ed organizzazioni impegnate per l’uguaglianza, la giustizia e la vita. Il sottotitolo dell’edizione 2020 è “Basta con la povertà, il pregiudizio e la repressione! Vogliamo la terra, il lavoro, la casa e la partecipazione”. “L’esclusione - spiega Ari Alberti, membro della Segreteria nazionale del “Grido” – non è una questione specifica solo del mese di settembre, bensì è il risultato di un intero sistema che esclude, degrada e uccide”. “In tempo di pandemia da coronavirus – afferma in un videomessaggio Monsignor Mario Antônio da Silva, vicepresidente dei vescovi brasiliani – il grido degli esclusi e delle escluse dà voce alla sofferenza delle famiglie bisognose, delle persone povere, delle popolazioni vulnerabili, di coloro che si trovano in condizioni precarie, dei migranti, rifugiati, sfollati e delle persone costrette alla fuga”. Sulla stessa linea Monsignor Valdeci dos Santos, presidente della Commissione episcopale brasilana per la Pastorale sociale che, in un video, incoraggia a lavorare “per una società più giusta e più fraterna, fondata sulla giustizia e la solidarietà. Avviato nel 1995, il “Grido degli esclusi” lotta da anni per una maggior trasparenza dei mezzi di comunicazione sociale in Brasile, per sensibilizzare la popolazione sul problema della violenza sociale, sviluppare la partecipazione politica dei lavoratori e sostenere l’ampliamento dei diritti dei cittadini, in un’ottica di inclusione sociale. “Nel tempo – conclude Ari Alberti – questa iniziativa ha contribuito ad un cambiamento culturale della società, tanto che oggi è visto, sia dai movimenti pastorali che dalle organizzazioni sociali, come un’occasione concreta di confronto”. (IP)

8 agosto - AUSTRIA - Solidarietà dei vescovi alla Chiesa del Brasile, in tempo di pandemia

È con preoccupazione e sollecitudine che la Conferenza episcopale austriaca, attraverso la sua Commissione episcopale missionaria, si rivolge alla Chiesa brasiliana (Cnbb) e a tutto il Paese latinoamericano, drammaticamente colpito dalla pandemia da coronavirus soprattutto tra le popolazioni indigene dell’Amazzonia. In una lettera inviata al presidente dei vescovi brasiliani, Monsignor Walmor Oliveira de Azevedo, e a firma dell’Arcivescovo Werner Freistetter, responsabile del settore missionario della Chiesa austriaca, si ribadisce l’importanza “del partenariato e della cooperazione” tra i vescovi dei due Paesi. In particolare, si afferma che “la Conferenza episcopale austriaca accompagna gli sforzi e le iniziative della Chiesa cattolica in Brasile per ascoltare e riconoscere da vicino le necessità e le ansie dei popoli amazzonici, essendo essa una voce forte a favore delle politiche pubbliche e dell'azione del governo nella regione”. Ricordando, poi, che “tutto è connesso”, come afferma Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato si’ sulla cura della casa comune”, la missiva invita a richiamare costantemente “la società, l’economia e la politica affinché cessino tutte le attività e le iniziative dannose per l’ambiente e i popoli tradizionali”, favorendo invece “il rafforzamento della protezione del clima e di tutte le misure di giustizia sociale”. Inoltre, Monsignor Freistetter informa la Cnnb che, durante la Plenaria dei vescovi austriaci svoltasi nel mese di giugno, si è riflettuto “esplicitamente sulla situazione dell’Amazzonia brasiliana, in particolare sulla diffusione del coronavirus tra le comunità autoctone e sull’avanzata della deforestazione causata da azioni illegali dei taglialegna e dei minatori nella regione”. “È importante – scrivono i vescovi austriaci – che la Chiesa cattolica sia una comunità solidale e cammini in armonia con il mondo”. Noi incoraggiamo e sosteniamo esplicitamente questa comunione – concludono i presuli di Vienna - e non ci stancheremo di denunciare la situazione del Brasile agli organi politici nazionali ed europei, assumendoci le nostre responsabilità”. (IP)

8 agosto - ITALIA - Edizione "speciale" quest'anno del Sinodo valdese a Torre Pellice a causa dell'emergenza #Coronavirus 

A causa dell’emergenza Coronavirus, non si terrà a Torre Pellice, nella provincia di Torino, il Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste italiane, l’appuntamento che si svolge ogni anno nella seconda metà di agosto. “Il Sinodo non c’è, ma le Chiese valdesi e metodiste ci sono con la loro storia e il loro impegno variegato da Nord a Sud”,  spiega la moderatrice della Tavola valdese Alessandra Trotta nel video che invita a seguire (in presenza oppure online) gli eventi organizzati negli stessi luoghi e nelle stesse date del Sinodo. “Generazioni e rigenerazioni. Aver cura di persone, memorie e territori” è il titolo di questa edizione “speciale”, che si terrà dal 24 al 30 agosto con un ricco programma di incontri, mostre, concerti, film.  L’agenzia Nev   segnala, tra gli altri, la serata del 24 agosto con un dibattito alla Casa Valdese dal titolo “Affinché lo lavorasse e lo custodisse. La giustizia sociale e ambientale per la costruzione del post Covid”, con interventi video di David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo e di Elly Schlein, vicepresidente dell’Emilia Romagna, Vittorio Cogliati Dezza (Legambiente) e Valdo Spini (Circolo Rosselli). Il tutto moderato da Claudio Paravati e Ilaria Valenzi (Confronti), mentre le conclusioni sono affidate alla moderatrice della Tavola valdese, Alessandra Trotta. Martedì 25 agosto, alle 17.30, si terrà l’incontro “Invisibili ma necessari. Immigrati e lavoro agricolo. Le iniziative delle chiese evangeliche”, organizzato da Mediterranean Hope, programma rifugiati emigranti delle Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), con la collaborazione della Diaconia valdese.  Mercoledì 26 agosto “La Giornata teologica Miegge" rifletterà sui temi della “Predicazione e vita”. La giornata di venerdì vedrà diversi appuntamenti dedicati ai bambini e sui bambini, prima di affrontare in serata, alle 21, il tema della “Informazione al tempo dell’emergenza” organizzato dal settimanale Riforma e dal Centro culturale valdese.  (LZ)

8 agosto -  AFRICA - Progetto dell’Amecea per sostenere i bambini in tempo di pandemia

Per combattere il coronavirus servono sicuramente le scienze mediche, ma anche quelle sociali tra cui la giusta comunicazione per sensibilizzare ed informare le persone sullo sviluppo della pandemia. Parte da questo presupposto il progetto che il Dipartimento delle comunicazioni sociali dell’Amecea (Associazione delle Conferenze Episcopali Membro dell'Africa Orientale) ha deciso di avviare in tre Paesi africani, ovvero Zambia, Uganda e Kenya. Il programma si svolge in collaborazione con il Catholic Care for Children (Ccc) e mira soprattutto a creare la consapevolezza della necessità di un’assistenza olistica e integrale, dei minori più vulnerabili in tempo di emergenze sanitaria. Come spiega Suor Delvin Mukhwana, membro del Ccc del Kenya, si vuole far capire alla popolazione “l’importanza di un aiuto comunitario per i bambini più fragili”. Gestito da diverse Congregazioni religiose, il Ccc include centri per l’accoglienza di bambini disabili, abusati, di strada, orfani o abbandonati, positivi al virus Hiv, vittime di tratta o costretti a pratiche violente come la mutilazione genitale femminile e i matrimoni precoci. Il progetto dell’Amecea vuole anche diffondere maggiori informazioni sull’impegno portato avanti dal Ccc creando, così, una maggiore consapevolezza sulla sua importanza a livello nazionale, diocesano e parrocchiale. Per fare questo, l’Associazione episcopale punterà alla formazione adeguata di vescovi e coordinatori pastorali affinché si punti alla tutela dei bambini ed al rafforzamento del legame con le loro famiglie, là dove possibile. (IP)

8 agosto - MALAWI - Chiesa al nuovo Governo : lotta alla corruzione sia una priorità per uscire dalla povertà

Un serio sforzo per combattere la piaga endemica della corruzione che continua a ostacolare lo sviluppo del Malawi.  A chiederlo - riporta il sito dell'Amecea, l'Associazione delle Conferenze episcopali dell'Africa orientale - è la Commissione cattolica della Giustizia e della Pace (Ccjp). L’appello segue una serie di arresti di alcuni membri del precedente governo guidato da Peter Mutharika e dal suo Democratic Progressive Party (Dpp), uscito sconfitto alle recenti presidenziali del 23 giugno scorso. Le elezioni sono state vinte da Lazarus Chakwera, un ex pastore e teologo della Chiesa delle Assemblee di Dio del Malawi entrato in politica nel 2013 e oggi alla guida del Partito del Congresso del Malawi (Cpm), la cui vittoria ha suscitato grandi aspettative nel Paese africano, uno dei più poveri del mondo. Il principale ostacolo al superamento della povertà è rappresentato dalla corruzione a tutti i livelli che - sottolinea la dichiarazione firmata dal coordinatore nazionale della Ccjp, Boniface Chibwana -  può essere estirpata solo con una radicale riforma di tutti gli apparati dello Stato. Sono quattro i fronti sui quali, secondo Giustizia e Pace, dovrebbe intervenire la nuova coalizione di Governo (la Tonse Alliance) per riformare il sistema. Uno è il comportamento dei dipendenti pubblici: “La guerra alla corruzione – si afferma - esige  un cambiamento della deontologia professionale dei funzionari pubblici”. Sono quindi necessari “controlli sul loro stile di vita e dei loro stretti collaboratori, un rafforzamento dei sistemi di verifica della loro integrità e il riconoscimento del merito e dell'eccellenza, ma anche  il ripristino della cultura e dello spirito di servizio”. Un altro fronte è il rafforzamento degli organi di controllo che devono essere sottratti a pressioni politiche: in particolare, occorre destinare più finanziamenti e risorse umane all'Ufficio anticorruzione (Acb), all'Ufficio del difensore civico, alla Direzione nazionale per i controlli sui patrimoni, alla Polizia fiscale e all'Autorità di informazione finanziaria (Aif).  Inoltre, la Commissione sollecita il Governo Chakwera a impegnarsi per recuperare i beni pubblici confiscati ai funzionari infedeli in tempi ragionevoli e ad ottimizzare tutti gli strumenti legali a disposizione con verifiche sugli stili di vita dei dipendenti pubblici e dei loro associati per individuare casi sospetti . Infine, l’esortazione al nuovo esecutivo a rifuggire dal nepotismo, dal clientelismo e dalla ricerca del profitto personale nella gestione della cosa pubblica, in particolare per le assunzioni e gli appalti. (LZ)

8 agosto - SUD SUDAN - Ripresa graduale Messe: la gioia dei vescovi

Si allentano, in Sud Sudan, le restrizioni per la pandemia da Covid-19, tanto che i luoghi di culto hanno riaperto alle celebrazioni in presenza dei fedeli. In questo contesto, il vescovo di Tombura-Yambio, Monsignor Eduardo Hiiboro Kussala, con una lettera pastorale, esorta i fedeli a dare maggiore valore al Sacramento dell’Eucaristia, ora che si può tornare ad accostarvisi, dopo i lunghi mesi di quarantena. “È con grande gioia – scrive il presule – che torniamo gradualmente al tempo liturgico ordinario. La ‘fame’ che abbiamo provato dovrebbe farci apprezzare ancora di più l’Eucaristia, perché ora come non mai ci rendiamo conto di quanto sia importante riunirci con i nostri fratelli e sorelle in Cristo, e riceverLo insieme”. “Mentre stiamo lentamente tornando ad accostarci all’altare – aggiunge – possiamo scoprire, nuovamente, quanto sia soddisfacente il Pane eucaristico e speriamo di essere determinati a riceverlo ogni domenica con consapevolezza, non solo per abitudine”. Al contempo, Monsignor Kussala invita tutte le chiese della diocesi a rispettare “senza eccezioni” le direttive del Ministero della Salute per la riapertura dei luoghi di culto, linee-guida alle quali aderisce, naturalmente, anche la Taskfoce diocesana di risposta all’emergenza sanitaria. Tali normative includono test, relazioni e notifiche nel caso in cui qualcuno mostri sintomi compatibili con il Covid-19. “C’è bisogno – conclude il vescovo sud-sudanese – di prendersi cura, con compassione e carità, di tutte le persone della comunità, in particolare degli anziani, degli ammalati cronici e di chi vive in povertà e in isolamento. Che il nostro amore per loro sia reale e concreto”. Infine, il presule suggerisce ai fedeli di recitare la “Preghiera semplice” attribuita a San Francesco d’Assisi affinché, nella pandemia, “i cristiani siano strumenti di pace e portatori di amore e speranza”. (IP)

8 agosto - AMERICA LATINA - Campagna Celam per popoli indigeni della Sierra Nevada de Santa Marta

Le comunità autoctone della Sierra Nevada de Santa Marta, massiccio montuoso nella Colombia settentrionale, sono il focus della campagna di solidarietà promossa dal Celam (Consiglio episcopale latinoamericano), dal 2 al 9 agosto. L’iniziativa si concluderà quindi domani, in occasione della Giornata internazionale dei popoli indigeni, promossa dall’Onu. Oltre al Celam, vi aderiscono anche l’Agenzia cattolica inglese per lo Sviluppo oltremare (Cafod), il Centro colombiano per la ricerca e l’educazione popolare (Cinep) e il Centro guatemalteco per l’azione legale sui diritti umani (Caldh). “Salviamo il cuore del mondo, mostriamoci solidali con i popoli della Sierra Nevada de Santa Marta” è lo slogan della campagna che si svolge soprattutto in modalità virtuale per sollecitare una riflessione sulla necessità di proteggere e tutelare gli autoctoni, dando voce alle loro rivendicazioni. Nel nord della Colombia vivono i popoli Arhuaco, Wiwa, Kankuamo e Kogui: “Vi abitano da secoli – spiega una nota del Celam - Per loro, questo ecosistema naturale è sacro e rappresenta il cuore del mondo. Ma a causa dell'estrazione mineraria e di altri progetti estrattivi su larga scala, questo luogo ed i suoi abitanti rischiano di essere sterminati e distrutti fisicamente e culturalmente”. Molte comunità indigene, infatti, sono già state costrette ad “abbandonare le loro case a causa delle attività minerarie e dei conflitti armati” e si sono spostate “nelle zone più impervie del massiccio montuoso”. Ma anche da qui, nonostante “lo sfollamento e le minacce”, gli indigeni sono “determinati a proteggere la loro terra ancestrale”. Intanto, cresce il duplice rischio della siccità e degli incendi boschivi nella regione che “hanno reso molto difficile produrre raccolto sufficiente per sfamare le famiglie autoctone”. Inoltre, sottolinea il Celam, “la rigida quarantena dovuta alla pandemia da Covid-19 ha impedito a tali comunità di spostarsi per andare a vendere i loro prodotti artigianali e agricoli, tra cui il caffè”, riducendo ulteriormente le possibilità di sostentamento. L’obiettivo della campagna del Celam, dunque, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione e “sollecitare l’azione dei governi per tutelare queste popolazioni e garantire i loro diritti fondamentali”. (IP)

8 agosto - STATI UNITI - Colletta annuale dei vescovi per la Chiesa in Africa

Dagli Stati Uniti all’Africa, lungo il ponte della solidarietà: si può raffigurare così l’aiuto che la Chiesa cattolica americana (Usccb) offre a quella dell’Antico continente, attraverso una colletta annuale. L’iniziativa, che va avanti dal 2004, si svolge nei mesi di luglio e agosto attraverso raccolte di fondi diocesane, anche on line, che vengono poi convogliate verso il “Fondo di solidarietà pastorale per la Chiesa Africa”. Tale organismo è, di fatto, una Sotto-commissione della Usccb che si occupa di sostenere i progetti pastorali per lo sviluppo della Chiesa in Africa, in particolare quelli relativi a giovani, scuole cattoliche, formazione del clero e dei laici, promozione della pace nelle zone di conflitto. “In Africa – afferma in una nota il Cardinale Joseph Tobin, presidente della Sotto-commissione – continuiamo ad assistere alla crescita più notevole della Chiesa cattolica universale, con numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, unite ad un’immensa energia e all’entusiasmo dei giovani”. Ma purtroppo ogni medaglia ha il suo rovescio: “In molti Paesi africani – fa notare infatti il porporato – la Chiesa non ha risorse sufficienti per soddisfare i bisogni pastorali di base in aree come la formazione di giovani, la catechesi e il sostegno ai seminari”. Per di più, oggi la Chiesa del continente si trova a dover affrontare “le crescenti necessità sanitarie ed economiche causate dalla pandemia da Covid-19”. Ed è per questo, conclude il Cardinale Tobin, che l’aiuto del Fondo di solidarietà è “ancora più urgente”. Da ricordare che nel 2019, la Sotto-commissione per la Chiesa in Africa ha stanziato 101 sovvenzioni per un totale di circa 2,4 milioni di dollari per sostenere un’ampia gamma di programmi pastorali in oltre trenta Paesi africani. Tutti i dettagli sono disponibili sul sito www.usccb.org/africa (IP)

8 agosto - CILE - Violenze in Araucania. Appello vescovi: pace e giustizia

Alta tensione in Cile, nella regione centro-meridionale dell’Araucanía, dove nei giorni scorsi si sono verificate violenze contro le popolazioni indigene. In particolare, nella notte tra l’1 e il 2 agosto, alcuni gruppi di estrema destra hanno assaltato gli edifici comunali di Victoria, Curacautín, Ercilla e Traiguén, occupati da una rappresentanza dei mapuche che protestava contro la detenzione di alcuni indios. Gli scontri hanno provocato numerosi feriti e portato all’arresto di diverse persone. Alcuni video mostrano decine di civili coperti da cappucci e armati di bastoni che colpiscono ripetutamente gli indigeni, scandendo slogan contro di loro e dando fuoco agli edifici occupati. Di fronte a tali episodi, che sembrerebbero avallati dalle forze dell’ordine locali, la Conferenza episcopale cilena (Cech) ha fatto sentire subito la sua voce, diffondendo un messaggio in cui si esprime “profondo dolore e grande preoccupazione” per l’accaduto. “Ogni atto di violenza – ricordano i presuli – porta solo a nuove ingiustizie, dolore, povertà e ancora violenza, accrescendo le fratture sociali, già difficili da sanare”. Di qui, l’appello a tutte le parti in causa affinché “attraverso il dialogo e l’accordo siano in grado di riconoscere la diversità” e “il multiculturalismo”, caratteristiche “preziose” che permettono “la coesistenza armoniosa di tutti e il giusto sviluppo politico e sociale”. La Cech esorta, quindi, il governo a concretizzare gli impegni presi nel processo di riconciliazione e riparazione nei confronti delle popolazioni indigene, anche alla luce di una nuova politica fondiaria. Al tempo stesso, si richiama l’importanza di costruire “una cultura dell’incontro e del dialogo” in favore di “una pace autentica e solida che sia frutto della giustizia e di un ampio dialogo, senza esclusioni, tra i leader indigeni e gli attori politici, sociali, economici e accademici, lasciando da parte ogni espressione di intolleranza". Per questo, prosegue il messaggio, occorre superare quelle politiche che guardano solo “al mantenimento, pur necessario, dell’ordine pubblico”. Servono “passi efficaci ed audaci – scrive ancora la Conferenza episcopale – e un processo di vera ‘riconversione’ per migrare verso una interculturalità autentica, in cui ognuno possa vivere liberamente e pienamente la propria identità, le proprie convinzioni e la propria visione del mondo, senza altro limite che il bene comune". (IP)

8 agosto - POLONIA - Esplosione a Beirut. Il 16 agosto giornata di preghiera per il Libano. Non si ferma la solidarietà delle Chiese 

Anche la Chiesa in Polonia si mobilita per il Libano. La Conferenza episcopale polacca (Cep) ha indetto per domenica 16 agosto una speciale Giornata di preghiera e solidarietà per le vittime e gli abitanti di Beirut,  devastata dalla terribile esplosione dello scorso 4 agosto che ha causato almeno 150 morti e più di 5mila di feriti, lasciando senza casa 300mila persone. Per la giornata il presidente dei vescovi, monsignor Stanisław Gądecki, ha invitato tutte le chiese a pregare per i morti e i sopravvissuti, ma anche a contribuire alla raccolta fondi organizzata dalla Caritas Polonia per l’emergenza: “Gli abitanti sofferenti di Beirut hanno bisogno delle nostre preghiere e del nostro sostegno materiale. Come Chiesa, abbiamo lanciato subito i fondi disponibili per gli aiuti attraverso la Caritas Polska. Tuttavia, le esigenze sono molto maggiori. Così come siamo venuti in aiuto alle vittime di altre tragedie, vogliamo anche mostrare la nostra nobiltà d’animo ed esprimere concretamente il nostro amore fraterno”, scrive nel suo appello l’arcivescovo Poznań. Al contempo, monsignor Gądecki ringrazia per l'aiuto finora offerto, in particolare i vigili del fuoco ei medici polacchi che si sono recati sul posto il giorno dopo la tragedia per fornire aiuti di emergenza e assistenza sanitaria alle vittime della deflagrazione. Intanto, non si ferma la solidarietà a favore del popolo libanese dalle Chiese di tutto il mondo. Il Segretario generale ad interim del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), il reverendo Ioan Sauca, ha inviato una lettera ai suoi membri in Libano in cui assicura preghiere “per quanti hanno perso persone care, per i feriti e per il lavoro dei mezzi di soccorso”, esprimendo “profonda compassione e solidarietà” e invocando la grazia e l’amore di Dio verso persone “che necessitao di tutto l’aiuto umanitario possibile per sopravvivere a questa tragedia”. La Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) ha aperto una sottoscrizione per Beirut.  (LZ)

7 agosto - GUYANA - Irfaan Ali dichiarato presidente: appello leader religiosi a pace e sviluppo

Dopo cinque mesi di attesa, in Guyana è stato dichiarato il nuovo presidente: si tratta di Irfaan Ali, esponente del Ppp/C (People’s Progressive Party/Civic). Ad annunciare il nome del Capo dello Stato è stata, domenica 2 agosto, la Commissione elettorale nazionale. Le elezioni presidenziali si erano svolte il 2 marzo; un primo esito aveva riconfermato il presidente in carica, David Granger, ma Ali aveva chiesto il riconteggio dei voti, soprattutto nel distretto di Demerara-Mahaica, il più popoloso del Paese che include la capitale, Georgetown. II conteggio si è concluso il 21 luglio, ma si è dovuto attendere fino a domenica scorsa per conoscerne il vincitore. È stata, così, ascoltata la voce dei leader religiosi locali che, nei giorni scorsi, avevano rilasciato una dichiarazione congiunta per invitare il Paese alla pace, in vista del bene comune e dello sviluppo nazionale. Nel documento, l’Organizzazione Interreligiosa (Iro) che include cristiani, hindu e islamici, e il Consiglio delle Chiese della Guyana, organismo ecumenico, esprimevano “grave preoccupazione” per il clima politico del Paese e richiamavano alla necessità di “un’etica e di una buona governance”. Gli esponenti religiosi invitavano anche a riflettere sulle ricadute negative che l’impasse politica in Guyana poteva avere a livello internazionale e lanciavano un appello “alla riconciliazione, alla fiducia e alla stabilità”. “È imperativo – affermava la dichiarazione che gli interessi della popolazione siano il parametro di ogni azione politica”. Di qui, l’esortazione rivolta a tutti (esponenti dei partiti e semplici cittadini) a rispettare la legge, le decisioni della Commissione elettorale, la Costituzione ed i principî della democrazia. “Le elezioni – scrivevano l’Iro e il Consiglio delle Chiese – devono essere un’opportunità per restaurare la governance ed orientarla al bene comune”, pena “la vita e lo sviluppo dell’intera nazione”. Infine, la dichiarazione auspicava l’avvio di riforme strutturali per “accelerare l’unità, l’inclusione e la tolleranza” su tutto il territorio. (IP)

7 agosto - ITALIA - Raccolta fondi di Caritas Ambrosiana in favore del Libano: stanziati già 20mila euro

Scende in campo anche la Caritas Ambrosiana per portare aiuto alla popolazione libanese colpita, il 4 agosto, da una devastante esplosione avvenuta in un deposito del porto di Beirut e che ha provocato centinaia di morti, migliaia di feriti e ingenti danni strutturali. In particolare, l’organismo caritativo della Chiesa di Milano ha lanciato una raccolta fondi, stanziando un primo contributo di 20mila euro. “Siamo profondamente addolorati per quello che è accaduto e in segno di vicinanza vogliamo sostenere i tanti operatori della Caritas Libano alla quale ci lega una relazione di amicizia che dura da anni”, afferma in una nota Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana. Intanto, la Caritas Libano ha avviato i primi interventi, distribuendo 2.300 pasti caldi alle famiglie ospitate in tende di emergenza e allestendo cliniche mobili. Ma nel Paese dei Cedri, già piegato da una grave crisi economica e politica, mancano da tempo forniture mediche vitali, come anestetici, farmaci e punti di sutura. L’esplosione, per di più, ha danneggiato quattro nosocomi, tra cui quello di “Saint George”, il principale di Beirut. Il tutto mentre aumenta l’inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari, con conseguenze disastrose sulla popolazione. Senza contare che la deflagrazione ha colpito anche due depositi di grano, essenziali per garantire il cibo agli abitanti locali. Per sapere come aderire alla raccolta fondi lanciata da Caritas Ambrosiana, si può consultare il sito web https://www.caritasambrosiana.it/emergenze-caritas/emergenze-in-corso/emergenza-libano-esplosione-a-beirut (IP) 

7 agosto - PORTOGALLO - “Pellegrino con il cuore”: itinerario spirituale on line promosso dal Santuario di Fatima

Un pellegrinaggio fatto con il cuore, considerato che con le gambe non è possibile, a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia da coronavirus: questa l’iniziativa promossa on line dal Santuario mariano di Fatima, in Portogallo. Si tratta di un itinerario di riflessione spirituale in otto tappe, dal titolo “Passi quotidiani. Formare un cuore da discepolo”, per aiutare i fedeli a vivere, anche se da lontano, le celebrazioni del 13 agosto, giorno in cui si ricorda la quarta apparizione della Vergine ai tre pastorelli, avvenuta nel 1917. Il pellegrinaggio virtuale è disponibile in formato podcast e porta i fedeli alla scoperta di quanto accadde 103 anni fa. L'itinerario sarà scaricabile dal sito web del Santuario di Fatima e dai suoi social network, come YouTube e Facebook, oltre che da iTunes e Spotify. "Il cammino interiore – si legge nella presentazione dell’iniziativa – è quello che può portare più lontano, a partire dalla dimensione interiore di ciascuno, là dove è presente Dio”. Il materiale per la preghiera e la riflessione di ogni passo sarà disponibile ogni giorno, al mattino. (IP)

7 agosto - VATICANO - Vivere la fede in tempo di pandemia: un’indagine della Pontificia Università Urbaniana

“Vivere la fede durante la pandemia da Covid-19”: è il titolo dell’indagine on line che sta conducendo la Pontificia Università Urbaniana in Africa, Asia e Oceania, ossia i tre continenti sotto la giurisdizione della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, da cui dipende anche lo stesso Ateneo. Avviato il 29 giugno, il sondaggio digitale si concluderà il 15 agosto e cercherà di dare risposta ad alcune domande specifiche, ad esempio: “Come hanno vissuto la fede i fedeli laici non potendo accedere ai sacramenti? I ministri sacri, come hanno raggiunto i fedeli quando il contatto fisico non è stato possibile? Come hanno vissuto il confinamento fisico i religiosi e le religiose?”. “Noi cattolici – spiega il Professor Elias Frank, direttore di “Ius Missionale”, l’Annuario della Facoltà di Diritto Canonico dell’Ateneo - siamo da sempre abituati a partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale, alla confessione ed altre pratiche rituali, ma il Covid-19 ha completamente sconvolto, in molte nazioni e senza alcun preavviso, quella vita di fede”, dato che molti luoghi di culto sono stati chiusi, per ordine delle autorità governative, in ottemperanza alle regole sanitarie anti-contagio. Ma, continua il Professor Frank, “la Chiesa è il ‘corpo palpitante di Cristo’, costruita sulla roccia: la mera chiusura dei luoghi di culto non la può scuotere, neanche il Covid-19. Il suo capo è Cristo e siamo pertanto più che sicuri che la Chiesa supererà ogni tempesta”. L’esperienza della pandemia porta ad una riflessione, sottolinea ancora il direttore di Ius Missionale: “La fede cattolica è solo ritualistica, o c’è qualcosa in più?” L’indagine in corso, dunque, si pone lo scopo di “comprendere come le persone abbiano vissuto la fede e reagito alla chiusura delle chiese”. “Dalle risposte – conclude Elias Frank - speriamo di comprendere cosa significhi, per i fedeli in generale, essere Chiesa”. Si può partecipare al sondaggio compilando un apposito modulo disponibile al seguente indirizzo web https://forms.gle/F7Ri5WuoEvJyM3597 (IP)

7 agosto - ARGENTINA - 8 agosto, “Giornata internazionale delle 2 vite” contro l’aborto

Era l’8 agosto 2018 quanto il Congresso Nazionale dell’Argentina, bocciava il progetto sulla legalizzazione dell’aborto nel Paese. A distanza di due anni da quel giorno, il Movimento pro-vita (Unidad Pro-Vida) ha indetto, per domani, una “Giornata internazionale di azione in difesa di due vite”, quella della madre e del nascituro. A causa della pandemia da coronavirus, l’iniziativa si terrà on line su YouTube e in streaming su www.2vidas.org, a partire dalle ore 17.00 locali e rifletterà su come i protocolli abortivi e la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza finiscano, in realtà, per violare il diritto alla maternità delle donne, quello alla vita del nascituro e il diritto alla libertà di coscienza degli operatori sanitari. “L’aborto non è un diritto – affermano gli organizzatori dell’evento – Esso mette a rischio i più vulnerabili e danneggia il sistema sanitario”. All’incontro on line parteciperanno specialisti del settore, sia nazionali che internazionali, politici, medici e donne che racconteranno la propria esperienza. Intanto, in Argentina continua il dibattito sull’aborto, dopo la recente decisione della legislatura di Buenos Aires di aderire al cosiddetto "Protocollo nazionale per la cura completa delle persone con diritto alla cessazione legale della gravidanza" varato del Ministero nazionale della Salute. Alle già numerose dichiarazioni contrarie a tale protocollo, tra cui quella dei vescovi locali, si aggiunge ora la nota dell’Ordine Francescano Secolare in cui si sottolinea che la Costituzione sancisce l’illegalità dell’aborto e che, quindi, il Protocollo violi la Carta fondamentale. L’Ordine mette, poi, in relazione la tutela del bene comune con quella della vita umana: “Se si perde la sensibilità di accogliere una nuova vita – si legge - allora anche altre forme di accoglienza, che andrebbero a beneficio della società, appassiscono”. Il tutto in nome di una “cultura dello scarto” che colpisce le donne, i bambini, ma anche tutti coloro che sono visti come “indesiderati, ovvero immigrati, indigeni, senza tetto…” Al contempo, l’Ordine Francescano Secolare prega e accompagna “il dolore delle donne che hanno abortito e dei bambini che non hanno avuto il diritto di vivere”, in particolare di chi ha vissuto “situazioni di estrema difficoltà”. Sulla stessa linea si pone anche il Consiglio dei Pastori delle Chiese evangeliche di Buenos Aires che, in una dichiarazione, definisce “incomprensibile e sconcertante” l’adesione della città al Protocollo il quale, di fatto, “liberalizza l’aborto senza alcuna restrizione”. (IP)

7 agosto - UNGHERIA-  La Caritas dona 28mila euro per aiuti umanitari in Libano

Anche Caritas Ungheria si unisce all’ondata di solidarietà nei confronti del Libano, gravemente colpito da un’esplosione avvenuta il 4 agosto in un magazzino del porto di Beirut. Centinaia le vittime, migliaia i feriti e gli sfollati, rimasti senza riparo a causa dell’onda d’urto distruttiva della deflagrazione. Nello specifico, una nota informa che “la Caritas Ungheria ha donato 28mila euro delle proprie risorse per aiutare Beirut, attraverso la Caritas Libano”, anch’essa danneggiata nei suoi uffici. “Coloro che sono stati toccati da questa tragedia sono in grave difficoltà – prosegue la nota – La Caritas aiuterà chi ha necessità urgenti. I bisogni prioritari sono, infatti, il cibo, l’assistenza medica e l’alloggio”. “Si ritiene che saranno necessari due o tre mesi prima di poter tornare alla normalità – si legge ancora – Poi la Caritas dovrà considerare la seconda fase di aiuti”. Infine, l’organismo caritativo ungherese esorta coloro che ne hanno la possibilità a fare una donazione: “Per favore, sostenete le vittime!” è l’appello conclusivo. (IP)

7 agosto - BRASILE - Dal 9 agosto, Chiesa celebra “Settimana nazionale della famiglia”

“Io e la mia casa serviremo il Signore”: questo il tema, tratto dal Libro di Giosuè (24,15) della Settimana nazionale della famiglia, promossa dalla Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) dal 9 al 15 agosto. Le date scelte non sono casuali: il 9 agosto, infatti, in Brasile ricorre la “Festa del papà”, mentre il 15 agosto è la Solennità dell’Assunzione di Maria. L’iniziativa si tiene ogni anno dal 1992 e vede l’alternanza di momenti di preghiera, riflessione e formazione, animati secondo uno specifico sussidio, a cura della Commissione episcopale per la Pastorale della Famiglia (Cnpf) e intitolato “L’Ora della famiglia”. “Esso – spiega il presidente della Cnpf, Monsignor Ricardo Hoepers – si colloca al servizio della Chiesa e della costruzione del Regno di Dio a partire proprio dalle nostre case”. Di qui, l’invito ai fedeli a partecipare all’iniziativa, intraprendendo anche “un cammino di approfondimento della fede sia in casa che al servizio della comunità”. Il pensiero dei vescovi brasiliani va, poi, al difficile contesto della pandemia da coronavirus che ha mietuto e continua a mietere molte vittime nel Paese e non solo: “Il motto scelto per la Settimana – afferma il segretario generale della Cnbb, Monsignor Joel Portella Amado – è particolarmente appropriato per il momento che stiamo vivendo perché significa che, in qualsiasi situazione di trovi, con o senza pandemia, in presenza fisica o virtuale, la famiglia si rivolge sempre a Dio in un atteggiamento di fede e di servizio a Lui attraverso il prossimo”. La Cnpf trasmetterà, sul suo canale YouTube, un evento preparatorio alla Settimana, ovvero una conferenza di Monsignor Walmor Oliveira de Azevedo, presidente della Cnbb, sul tema della famiglia, cui seguiranno testimonianze e relazioni di esperti, come la psicologa portoghese Marta Pimenta, che parlerà de "La famiglia nel periodo post-pandemico". Questa trasmissione si terrà sabato 8 agosto, a partire dalle ore 10.00. Il 16 agosto, invece, a chiudere idealmente la Settimana, sarà una seconda diretta organizzata dalla Cnpf: questa volta, a parlare saranno gli agenti pastorali che racconteranno come è stata vissuta l’iniziativa nelle rispettive varie comunità. Per l’occasione, ciascuno di loro condividerà sui social network foto e brevi video riassuntivi, accompagnati dall’hashtag #semanacionaldafamily. Infine, padre Crispim Guimarães, segretario generale della Cnpf, sottolinea un dettaglio importante: la Settimana della famiglia si svolge ad agosto, mese che la Chiesa brasiliana dedica alle vocazioni. In tal modo, si vuole ricordare non solo la vocazione di specifica di essere padre, madre e figli, ma anche a quante vocazioni nascono grazie al supporto, all’insegnamento e alle testimonianze vissute in famiglia. (IP)

7 agosto - AUSTRALIA-  Vandalismo contro Chiesa di Sydney. Parroco: rispondere all’odio con l’amore, sull’esempio di San Francesco

Decapitata: è stata ritrovata così la statua di San Francesco eretta nella Parrocchia di “Nostra Signora di Fatima” a Sydney, in Australia. Collocata nel chiostro all’aperto, denominato “Giardino della pace”, la scultura è stata ritrovata danneggiata ai primi d’agosto, con grande sgomento della comunità parrocchiale. Ma la risposta dei fedeli nei confronti dell’ignoto autore dell’atto vandalico non è stata di odio, bensì amore e di carità cristiana. Come spiega il parroco, padre Hamilton Ureta, sul sito web dell’Arcidiocesi di Sydney, “quanto accaduto mi ha fatto pensare che dobbiamo pregare di più per la pace nel mondo”. “Sì, la comunità è sconvolta, triste, qualcuno si è anche arrabbiato – aggiunge - ma San Francesco era un uomo di pace e di preghiera e quindi forse possiamo interpretare questo episodio di vandalismo come un incoraggiamento a pregare per la riconciliazione”. “Perdono” e “tenerezza” sono le parole usate dal parroco per incoraggiare i fedeli ad offrire una risposta caritatevole “all’odio crescente che sembra inghiottire il mondo”. “Rispondere in modo positivo: questo è ciò che noi cristiani dobbiamo fare, pregando come una comunità”, ribadisce il sacerdote. Non solo: la sfida è quella di pregare “per colui che ha commesso l’atto vandalico, pregare per coloro che sono contro Dio e contro la Chiesa”. Non è la prima volta che in Australia si verificano episodi simili: secondo il Rapporto sulla libertà religiosa elaborato nel 2018 da “Aiuto alla Chiesa che soffre”, negli ultimi anni si sono registrati diversi attacchi. Ad esempio, nel maggio 2016, due chiese ortodosse di Melbourne e Sydney sono state danneggiate, mentre due roghi hanno distrutto una chiesa presbiteriana e una moschea a Geeloong. A dicembre dello stesso anno, un uomo ha guidato un furgone fino alla soglia dell’edificio dell’Australian Christian Lobby di Canberra, causando un danno di 100mila dollari australiani. Infine, nell’aprile 2017, a Sydney, un greco-ortodosso è stato attaccato da quattro uomini che lo hanno insultato, gli hanno strappato il crocifisso dal collo e lo hanno calpestato.(IP)

7 agosto - ITALIA - La Cei stanzia un milione di euro per le popolazioni del Libano

Ammonta ad un milione di euro, proveniente dai fondi dell’8x1000, lo stanziamento deciso oggi dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) per aiutare le popolazioni del Libano, colpite, il 4 agosto, da un’esplosione avvenuta in un deposito del porto di Beirut. Più di cento le vittime accertate finora e almeno 4mila i feriti provocati dalla deflagrazione. “Secondo un bilancio provvisorio – si legge nella nota Cei - vi sarebbero anche centinaia di migliaia di sfollati e ingenti danni alle abitazioni e alle infrastrutture”. I bisogni più urgenti sono, dunque, “l’assistenza sanitaria per i feriti, cibo, acqua, alloggio per gli sfollati, sostegno psico-sociale per i soggetti più vulnerabili”. Nello specifico, lo stanziamento della presidenza Cei sarà destinato a sostenere “i piani di intervento d’emergenza di Caritas Libano, tramite Caritas Italiana, per i prossimi 12 mesi”. La Caritas, infatti, sta già fornendo i primi aiuti e prevede di continuare a farlo anche per i prossimi mesi. Verranno, inoltre, supportati “gli interventi per la riparazione delle abitazioni, le azioni di riabilitazione, l’accompagnamento e il sostegno al reddito per le fasce più povere e vulnerabili della popolazione”. Il tutto anche grazie “ad un’ampia mobilitazione del volontariato locale”. La Cei ricorda, poi, che tale “catastrofe colpisce un Paese già piegato da una pesante crisi finanziaria, economica e sociale, acuitasi nell’ultimo anno e che ha ridotto in povertà moltissime famiglie”: più di un quarto della popolazione vive, infatti, con “meno di 5 dollari al giorno”. Esprimendo, infine, “cordoglio e vicinanza” agli abitanti del Libano”, la Chiesa italiana prega per le vittime, i familiari ed i feriti, affinché il Paese “con l’impegno delle autorità politiche e religiose e della società tutta, possa superare le sofferenze di queste giornate”. (IP)

7 agosto - STATI UNITI - Vescovi al governo: servono aiuti urgenti per il Libano

“Incoraggiamo i cattolici e tutte le persone di buona volontà a pregare per le vittime e a dare una generosa risposta al disastro avvenuto in Libano”: lo affermano, in una nota congiunta, l’Arcivescovo José Gomez e Monsignor David Malloy, presidenti, rispettivamente, della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e del Comitato Giustizia e pace internazionale del medesimo organismo. La solidarietà dei presuli arriva dopo che, nei giorni scorsi, l’esplosione di un deposito del porto di Beirut ha provocato almeno 135 morti, migliaia di feriti e innumerevoli danni strutturali. Una “esplosione catastrofica – prosegue la nota – cui il mondo ha assistito con sgomento ed orrore”. “Chiediamo al governo degli Stati Uniti – affermano quindi i vescovi – di accelerare qualsiasi tipo di assistenza umanitaria per il Libano, in questo momento critico di bisogno”. La Chiesa cattolica degli Usa sottolinea, poi, che “il Libano era già in preda ad una grave crisi economica e governativa, cui si era aggiunta la pandemia di coronavirus. Per questo, la situazione del popolo libanese è ora ancora più drammatica". Infine, i vescovi statunitensi fanno proprio l’appello lanciato da Papa Francesco all’Udienza generale del 5 agosto, con il quale il Pontefice ha inviato alla preghiera affinché il Paese dei Cedri possa superare questo difficile periodo. “Riponiamo la nostra speranza in Dio – conclude la nota episcopale – Colui che riconcilia tutte le cose”. (IP)

7 agosto -  ITALIA - I 600 anni della Cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, simbolo dell'Umanesimo e dell'ordine dell'universo 

Una presenza materiale e spirituale nello spazio urbano. Un simbolo del passaggio dal Medioevo al Rinascimento. Un incoraggiamento ad osare. Tutto questo è la Cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, capolavoro di Filippo Brunelleschi, i cui lavori iniziavano esattamente 600 anni fa, il 7 agosto 1420. Una sfida vera e propria quella affrontata dall’architetto che ha legato il proprio nome ad un’impresa ritenuta impossibile: il completamento della chiesa progettata da Arnolfo di Cambio sul finire del XIII secolo. Il cantiere di Santa Maria del Fiore si era infatti arrestato da oltre 120 anni di fronte alla sfida ingengneristica di "voltar la cupola", ovvero realizzare la calotta del cratere di ciclopiche dimensioni rimasto aperto sul cielo. Un'impresa che faceva paura anche ai più esperti. Il rischio crollo era infatti ritenuto dai più una certezza. Brunelleschi, vinto il concorso,  smentì ogni più funesta previsione e diede forma a ciò che il mondo oggi identifica Firenze.   Così l'architetto fiorentino rispondeva a chi gli prospettava possibilità di insuccesso: "Ricordandomi che questo è tempio sacrato a Dio et alla Vergine, mi confido che, faccendosi in memoria sua, non mancherà di infondere il sapere dov’e’ non sia, et agiugnere le forze e la sapienza e l’ingegno a chi sarà autore di tal cosa”. La “regola costruttiva” adottata prevedeva una cupola, poggiante sul tamburo ottagonale, costituita da due calotte separate, ma interconnesse, e  un’armatura autoportante, fissata cioè ai cerchi di mattoni che andavano via via ergendosi. 45,5 metri di diametro interno, un’altezza da terra fino alla lanterna di 116, 40mila tonnellate di peso. Circa 2 milioni le ore lavorative impiegate per portare a compimento l’opera, il 31 agosto 1436. Una colazione e un pranzo sulla sommità della cupola scandirono l’inizio e la fine del cantiere.  Furono offerti dall’Opera del Duomo ricorda Francesco Gurrieri, architetto e già professore ordinario di “restauro dei monumenti” dell’Università degli Studi di Firenze, citando le cronache di pasti a base di “vino vermiglio e uno fiascho di trebiano e pane e poponi”. “Senza dubbio colpisce ancora l’immanenza della cupola sulla città da qualsiasi punto la si osservi”, spiega a Vatican News. “Ad essa potremmo applicare il bel concetto di astanza, espresso dal celebre storico dell’arte Cesare Brandi”. La cupola di Santa Maria del Fiore, con un milione di visitatori l’anno, è un richiamo internazionale perché è il simbolo dell’Umanesimo, della bellezza e dell’ordine dell’universo,  e riassume nelle sue forme e nel rosso degli oltre quattro milioni di mattoni che la compongono tutta l’esperienza di studio maturata da Brunelleschi nel suo viaggio a Roma, in compagnia di Donatello. È un’opera che collega il passato classico al futuro: riecheggia le forme del Pantheon, ispira la michelangiolesca cupola di San Pietro in Vaticano, continua ad essere un modello per l’architettura contemporanea. (PO)

 

6 agosto - STATI UNITI La solidarietà dei vescovi con la Chiesa in Nicaragua per l'attentato contro la Cattedrale di Managua

Anche i vescovi degli Stati Uniti si uniscono alla ferma condanna dell’attentato incendiario contro la Cattedrale di Managua che lo scorso scorso 31 luglio ha distrutto, tra l’altro, un antico crocifisso del XVII secolo nella Cappella del Sangue di Cristo. Un atto che il cardinale Leopoldo José Brenes, ha definito come “un’azione terroristica” e che ha suscitato viva indignazione in tutta la Chiesa latino-americana e nel mondo. ”Insieme a Papa Francesco e ai nostri confratelli in America Latina condanno questo atto sacrilego", ha dichiarato a nome dei vescovi statunitensi, monsignor David J. Malloy, presidente della Commissione per la giustizia e la pace internazionale della Conferenza episcopale  degli Stati Uniti (Usccb). “Il  crocefisso bersaglio dell'esplosione è diventato un'immagine toccante della Chiesa sofferente del Paese che, da quando ha tentato di mediare la pace nel 2018, ha subito ripetuti attacchi verbali e fisici”, ricorda il presule che ringrazia l’Amministrazione americana per la solidarietà manifestata alla Chiesa  del Paese centro-americano subito dopo l’attentato. La nota esprime, infine, la vicinanza dei vescovi statunitensi ai fedeli nicaraguensi e “a tutte le persone di buona volontà che si battono per la pace e la riconciliazione" in Nicaragua. Ieri il cardinale Brenes ha presieduto la prima Messa dopo l’attentato all’ingresso della Cappella del Sangue di Cristo. Nell’omelia ha esortato i fedeli sconvolti dall’accaduto a confidare nella Croce : "La Chiesa ha sempre sofferto e continuerà a soffrire, ma la certezza è che il Signore è con noi. Dobbiamo aggrapparci alla croce, perché se ci aggrappiamo alla sua croce chi può separarci dall’amore di Dio?”, ha detto il porporato. Quello nella Cattedrale di Managua è il terzo attacco registrato nelle ultime tre settimane contro chiese in Nicaragua. Il 29 luglio, ignoti hanno profanato la cappella di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nel comune di Nindirí, mentre il 27 luglio, nella stessa città, è stato buttato a terra il tabernacolo della Cappella della Madonna del Carmelo, nella Parrocchia di Nostro Signore di Veracruz.  (LZ)

6 agosto - SUD SUDAN - Uccise brutalmente tre bambine. Vescovi: tutelare diritto alla vita, dono di Dio

Shock, sconcerto, tristezza, clamore: sono le reazioni suscitate, in Sud Sudan, dalla notizia del brutale assassinio di tre giovani sorelle, avvenuto a Juba. Sabato 1.mo agosto, i corpi senza vita di Lydia, Blessings e Nura Edward, rispettivamente di 9, 7 e 4 anni, sono stati ritrovati in un lago di sangue, nella loro abitazione. Secondo le prime ricostruzioni, le tre vittime erano da sole in casa, poiché la madre si era momentaneamente assentata. Il colpevole e il movente dell’omicidio sono ancora ignoti. La Chiesa locale, attraverso l’Arcivescovo di Juba, Monsignor Stephen Ameyu Martin Mulla, ha espresso il suo dolore per l’accaduto: “Sono profondamente rattristato – ha detto il presule citato dall’agenzia Aci Africa – perché i minori non devono avere alcun nemico in questo mondo”. Di qui, l’invito alla popolazione a tutelare “donne e bambini”, categorie tra le più vulnerabili e “le più innocenti”. “Nessuno ha il diritto di uccidere un’altra persona – ha ribadito l’Arcivescovo di Juba – perché la vita è un dono prezioso di Dio”. Gli ha fatto eco Monsignor Eduardo Hiiboro Kussala, vescovo di Tombura-Yambio: "È una notizia davvero straziante – ha detto - Chiediamo la pace e la misericordia di Dio sulla nostra società e sulla nostra nazione, unendoci in preghiera in questo momento di lutto”. Rivolgendosi poi alle forze dell’ordine, il presule le ha esortate a trovare i colpevoli del reato e a sottoporli a giusto giudizio, affinché simili violenze non accadano “mai più”. “La componente fondamentale della dignità umana di una persona è il diritto alla vita – ha aggiunto – e nessuno ha il diritto di strapparlo via”. Infine, Monsignor Kussala ha invitato a pregare per le vittime, i loro familiari, le autorità “affinché possano difendere tutti coloro che sono affidati alle loro cure”, nonché per gli autori di crimini, così che comprendano “il valore profondo di ogni vita umana”. (IP)

6 agosto -  GHANA Violenze pre-elettorali. Caritas: prevenire conflitti e educare alla pace

(VNS) – 6ago20 – Riunire le organizzazioni religiose del Ghana per prevenire la violenza pre-elettorale e promuovere la riconciliazione nazionale: è l’obiettivo della Caritas del Paese, in vista delle votazioni programmate per il 7 dicembre. A sfidarsi alle urne saranno Nana Akufo-Addo, presidente uscente esponente del Nuovo Partito Patriottico, e John Dramani Mahamal, leader dell’opposizione appartenente allo schieramento del Congresso Democratico Nazionale. Ma il clima che si registra già da diverso tempo è molto testo, a causa di aggressioni perpetrate da vigilantes, pagati dai partiti, contro i candidati di schieramento opposto. “Il vigilantismo è illegale ed è una minaccia alla pace”, afferma in una nota Samuel Zan Akologo, Segretario generale di Caritas Ghana. Di qui, il suggerimento di portare avanti l’iniziativa interreligiosa Ethics, ovvero "Educare, formare e curare gli individui, le comunità e la società contro il vigilantismo nelle elezioni in Ghana". Avviata dalla Chiesa cattolica insieme a cristiani, pentecostali, carismatici e musulmani, Etichs vuole contrastare le violenze pre-elettorali “attraverso la persuasione morale dei giovani da parte di leader religiosi autorevoli e offrendo opportunità di lavoro retribuito per coloro che vogliono impegnarsi in un’occupazione dignitosa”. Akologo ricorda, poi, la legge 999/2019 contro il vigilantismo, secondo la quale “le violenze criminali devono essere perseguite come tali”. Il che implica anche la promozione di “un nuovo orientamento culturale” che parta “dalla famiglia e dalla scuola” e che punti ad “enfatizzare i giusti valori”. Non solo: Akologo ribadisce l’importanza di mettere in pratica gli insegnamenti della fede, perché “Non si tratta solo di andare in Chiesa o in Moschea o di recitare preghiere, bensì di praticare la fede agendo nell’ambito della società”. Il Segretario generale di Caritas Ghana esorta, inoltre, a contrastare la brama di potere che “travolge mente e cuore” delle persone: "La violenza elettorale perpetrata da membri di partiti politici opposti o da alcuni agenti associati a delinquenza e banditismo rientra in questo contesto di diffusa avidità del potere". Un contesto difficile, dunque, aggravato anche dall’alto numero di giovani disoccupati. Di qui, l’appello dell’organismo caritativo al governo affinché crei “posti di lavoro” ed aiuti le giovani generazioni a formarsi adeguatamente. Investire sulla loro educazione, conclude Akologo, “ha infatti benefici a lungo termine sull’individuo, la famiglia e la nazione in generale, mentre nel breve termine può ridurre la violenza giovanile”. (IP)

6 agosto MONDO - Fiac. 200 giovani collegati questa sera al webinario “Voi siete l’adesso di Dio” sulla "Cristus vivit" 

Sono 200 i giovani che si collegheranno stasera da 30 Paesi e 4 continenti all'incontro online “Voi siete l’adesso di Dio” promosso dal Coordinamento giovani del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac). Durante il webinario sarà presentato il sussidio elaborato dal Coordinamento giovani dela Fiac sull'esortazione post-sinodale di Papa Francesco "Christus vivit" dedicata ai giovani. L’obiettivo del sussidio – spiega un comunicato della Fiac – è di offrire materiale di formazione e missione per gruppi, équipe parrocchiali e comunità ecclesiali per approfondire il documento pontificio che raccoglie e rilancia i contenuti del Sinodo sui giovani del 2018. Una sorta di “bussola” per orientare il cammino dei gruppi giovani di Azione cattolica secondo coordinate comuni pur nella diversità delle scelte legate ai differenti contesti dei vari Paesi del mondo. L’appuntamento è questa sera alle alle 20.30 per Italia, Burundi, Spagna, Malta. Per i giovani argentini saranno le 15.30, le 18.30 per quelli del Senegal, le 21.30 per Romania e Terra Santa e notte fonda per i giovani filippini che vivranno il collegamento alle 2.30 del 7 agosto. Il webinario sarà italiano, spagnolo e inglese. Diversi gli interventi e gli spazi musicali previsti a cura dei gruppi di Argentina, Spagna e Ruanda. A coordinarlo Luisa Alfarano e Michele Tridente, vice presidenti del Settore giovani dell’Azione cattolica italiana e responsabili del Coordinamento giovani del Fiac con l’introduzione di Rafael Corso, coordinatore del Segretariato del Forum internazionale di Azione cattolica.

6 agosto - MONDO - 75.mo Hiroshima e Nagasaki. Pax Christi International: umanità esige un mondo senza armi nucleari

“Il destino comune dell’umanità esige un mondo senza armi nucleari”: lo afferma Pax Christi International, in un messaggio diffuso in occasione del 75.mo anniversario dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, avvenuti rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945. “A 75 anni dalla fine dalle seconda Guerra mondiale – si legge nel messaggio – il mondo intero vive ancora nell’orrore di ciò che è avvenuto”, perché le armi di distruzione di massa che hanno abbattuto Hiroshima e Nagasaki “minacciano ancora oggi, e di una distruzione anche più grande, migliaia di città”. Di qui, l’appello di Pax Christi International affinché sempre più nazioni del mondo aderiscano al Trattato del 2017 sulla proibizione delle armi nucleari e lo facciano entrare in vigore al più presto. “I costruttori di pace sono uniti dalla speranza – conclude la nota – In questo anniversario, possa Dio guidare i leader di tutti i Paesi, inclusi quelli che posseggono armi nucleari, sulla via della pace”. Il messaggio dell’organismo internazionale, nello specifico, è stato inviato a Pax Christi Vienna che oggi, 6 agosto, presiederà una cerimonia commemorativa in Stephansplatz. Nell’ambito di questo evento, sono stati raccolti numerosi messaggi di gruppi e organismi operanti in favore della pace, tra cui appunto quello di Pax Christi International. Ma l’evento austriaco non è l’unico organizzato per ricordare le vittime delle esplosioni atomiche di 75 anni fa: Pax Christi Inghilterra e Galles, dal 6 al 9 agosto, promuove quattro giorni di digiuno e di preghiera, attraverso momenti liturgici on line. La sede coreana, invece, ha organizzato una raccolta di firme per sollecitare il governo a ratificare il Trattato del 2017, anche in solidarietà con i circa 50mila connazionali che morirono nel ’45 ad Hiroshima e Nagasaki, dove si trovavano per lavoro. Dall’altra parte del globo, Pax Christi Nuova Zelanda promuove, per oggi, una Veglia di preghiera e suggerisce di realizzare una gru di carta, ovvero un origami. Il gesto vuole ricordare Sadako Sasaki, la bimba giapponese morta a soli 12 anni di leucemia, contratta dopo l’esplosione atomica a Hiroshima. Nel lungo periodo di degenza in ospedale, la piccola realizzò tantissime gru di carta, perché secondo una leggenda nipponica chi ne avesse costruite mille avrebbe visto realizzarsi un desiderio. E il desiderio di Sadaki era quello di un mondo senza armi nucleari. E ancora: Pax Christi Paesi Bassi ha avviato una petizione on line per dire stop ai dispostivi atomici, mentre il sito web della sede delle Filippine ospita oggi una mostra virtuale su Hiroshima e Nagasaki. Infine, l’organismo degli Stati Uniti ha lanciato il progetto “The Peace Ribbon – Il nastro della pace” per accrescere nella società la consapevolezza della minaccia nucleare. L’iniziativa ha una connotazione artistica ed invita coloro che vi partecipano ad immaginare e a raccontare, attraverso l’arte, tutto ciò che andrebbe perso se il mondo soccombesse ad un’esplosione atomica. (IP)

6 agosto - HONG KONG - Raccolta fondi della Caritas per i poveri vittime della pandemia: già superato il milione di dollari 

Ha già superato la soglia di un milione di dollari la campagna di raccolta fondi avviata appena due settimane fa dalla Caritas Hong Kong per sostenere i più poveri durante l'emergenza Covid-19. L’iniziativa è stata lanciata il 18 luglio, con una cerimonia presieduta dal cardinale John Tong Hon, amministratore apostolico di Hong Kong, a cui ha partecipato Peter Leung Ming-hym, presidente dello speciale Comitato per la raccolta fondi della Caritas. Lo stesso cardinale Tong è poi intervenuto come testimonial a un popolare show televisivo  per pubblicizzare la campagna, sostenuta dall'Associazione "Friends of Caritas",  mentre il direttore della Caritas Hong Kong, padre Joseph Yim Tak-lung, ha lanciato un appello online. L’obiettivo iniziale della campagna – spiega il quotidiano diocesano “Sunday Examiner” era di raccogliere 2 milioni di dollari ma, grazie anche ai generosi contributi promessi da diversi enti privati, la cifra dovrebbe raggiungere i 15 milioni di dollari. Nei piani della Caritas i fondi serviranno in primo luogo all’acquisto di computer per studenti poveri in modo che possano partecipare alle lezioni a distanza, ma anche a finanziare visite oculistiche per i bambini che studiano in appartamenti piccoli e con poca luce e a insegnare come fare mascherine in casa, vista la loro crescente scarsità.  Anche a Hong Kong, dove nelle ultime due settimane si è registrata una terza ondata di contagi con una media un centinaio di nuovi casi al giorno, è intanto di nuovo emergenza sanitaria. Il peggioramento della situazione ha spinto le autorità a reintrodurre il 29 luglio le restrizioni agli spostamenti e agli assembramenti. In un messaggio pastorale il 31 luglio il cardinale ha esortato il Governo della città-stato  a prendere misure a sostegno dei disoccupati e delle famiglie in difficoltà economiche a causa delle restrizioni contro il contagio: "Il Governo ascolti i consigli degli esperti e le voci dei cittadini. Speriamo anche che tutti continuino ad essere pazienti e uniti per superare questa pandemia",  ha scritto il porporato. (LZ)

 

6 agosto - FILIPPINE Monsignor Cortes al governo: concentrarsi sui vivi, i morti sono già abbastanza

“Il governo si concentri sui piani di sopravvivenza, dato che la pandemia di Coronavirus sta causando danni alla salute pubblica e all'economia, invece di spingere legislazioni come il ripristino della pena di morte. Ciò di cui il Paese ha bisogno sono misure concrete su come le persone possono sopravvivere alla crisi sanitaria”. Queste le parole di monsignor Julito Cortes, vescovo di Dumauguete, nella provincia filippina Negros Oriental, sull’impennata di nuovi casi di contagio che si stanno registrando nell’arcipelago asiatico negli ultimi giorni. Il 4 agosto scorso, infatti, dati gli oltre seimila nuovi casi, a Manila e in altre cinque province densamente popolate del Paese è stato proclamato un nuovo lockdown di due settimane.  "Abbiamo una leadership nazionale fissata con il terrorismo, il cambio di statuto e l'approvazione della legge antiterrorismo - ha detto ancora Cortes nell’omelia della Messa celebrata in cattedrale e riportata sul sito dell’Episcopato – ma la fame è una minaccia molto più terrificante per il nostro popolo. Mentre molti di noi sono preoccupati di come vivere, sentiamo qualcuno spingere per l'approvazione della pena di morte, come se le morti causate dal virus, dal 'tokhang', e i molti omicidi irrisolti non siano già abbastanza", ha proseguito. Il presule ha ricordato, quindi, al clero di essere "profetico" in questo periodo di crisi nel proclamare la "Buona Novella": "Come profeti, noi insegnamo ciò che è buono secondo le leggi di Dio. Tutto ciò che è contrario a ciò, abbiamo l'obbligo di correggerlo, se necessario", ha sottolineato. (RB)

6 agosto - IRAQ - 8 agosto, Giornata di preghiera e digiuno per il Libano

Una Giornata di preghiera e digiuno, in solidarietà con il Libano, devastato, il 4 agosto, da due esplosioni avvenute nel porto di Beirut, in un deposito di nitrato di ammonio: a promuovere l’iniziativa è il Patriarcato caldeo in Iraq. “Il Cardinale Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei– si legge sul sito – invita tutte le figlie e i figli della Chiesa caldea a dedicare una giornata di preghiera e digiuno in solidarietà con la Chiesa in Libano”. “Chiediamo a Dio – conclude la nota - di proteggere il Libano, l'Iraq e i popoli della regione da qualsiasi male”. Intanto, a Beirut il bilancio delle esplosioni fa registrare cento morti e oltre 4mila feriti, senza contare le 250 mila persone rimaste senza riparo a causa del crollo di case, chiese, ospedali, alberghi ed edifici pubblici. Immediata la solidarietà nel mondo, a partire da Papa Francesco che ieri, nella prima Udienza generale dopo la pausa estiva, ha detto: “Preghiamo per le vittime e per i loro familiari; preghiamo per il Libano, perché, con l’impegno di tutte le sue componenti sociali, politiche e religiose, possa affrontare questo momento così tragico e doloroso e, con l’aiuto della comunità internazionale, superare la grave crisi che sta attraversando”. (IP)

6 agosto ECUADOR - Giustizia e pace: salute integrale, diritto e dovere per tutti

 “Signori legislatori, quanto ancora dobbiamo aspettare?”: è incalzante la domanda che la Commissione episcopale Giustizia e pace della Chiesa cattolica dell’Ecuador rivolge alle istituzioni per sollecitare l’approvazione della riforma del Sistema sanitario nazionale. “Da anni un apposito progetto di legge giace nell’oblio dell’Assemblea Nazionale – scrivono i vescovi in una nota – Ci sono forse interessi di parte che ne impediscono l’approvazione?”. La nota dei presuli, diffusa il 2 agosto, arriva in un momento di forte crisi nel Paese, travolto violentemente dalla pandemia da coronavirus che ha provocato 88mila contagi e quasi 6mila decessi, portando al collasso la sanità pubblica. Sono rimbalzate su tutti i mass-media le immagini dei cadaveri abbandonati per strada e dati alle fiamme, soprattutto nella città di Guayaquil, definita epicentro nazionale della pandemia. Per questo, i vescovi parlano duramente: “Lo Stato offre un servizio sanitario limitato, carente, politicizzato, spesso corrotto e privo di attrezzature” adeguate. E non va meglio nel settore privato che “vede nella salute un’attività a scopo di lucro, priva di solidarietà, in cui si guarda solo alla possibilità del paziente di pagare l’onorario” del medico”. È evidente, afferma Giustizia e pace, che in Ecuador “il malato non è al centro dell’attenzione, né viene considerato nella sua dignità”. Da una parte, quindi, i vescovi richiamano al fatto che “la salute è un diritto che lo Stato deve garantire”, ma dall’altra sottolineano che è “anche un dovere dei cittadini prendersi cura e proteggere la salute individuale e collettiva”, in “una sinergia a favore della vita che coinvolga tutti”. Non solo: “Oltre ad essere fisica, la salute di un popolo deve essere anche etica e morale”, poiché essa non rappresenta solo “l’assenza di una determinata malattia”, bensì “uno stato completo di benessere fisico, mentale, etico, morale, sociale, culturale ed economico”. L’appello conclusivo della Commissione episcopale alle istituzioni, dunque, è a “delineare programmi e implementare progetti che siano orientati a curare, proteggere, assistere e accompagnare tutti i bisogni della popolazione”, nella loro interezza. (IP)

 

6 agosto - MESSICO - rosegue la campagna di solidarietà di vescovi e Caritas “Famiglie senza fame”

Portare speranza a tutte quelle persone che, a causa degli effetti della crisi economica e del lavoro causata dalla pandemia Covid-19, vivono nell'angoscia quotidiana perché non hanno un lavoro che permetta loro di coprire i bisogni primari delle loro famiglie. Questo l’obiettivo con cui è nata la campagna “Famiglie senza fame”, promossa, tra gli altri, dalla Conferenza episcopale messicana e da Caritas Messico in favore delle popolazioni più remote e vulnerabili. Purtroppo, visto l’andamento della pandemia nel Paese i cui ultimi dati riferiscono di oltre seimila nuovi casi e oltre 800 morti nelle ultime 24 ore, la campagna si fa sempre più urgente. “Sappiamo che il Messico e il mondo stanno affrontando uno degli scenari più difficili della loro storia, ma sappiamo anche che è tempo di unità, di solidarietà e di sostenersi a vicenda come membri di un'unica famiglia – scrivono i vescovi sul sito dell’Episcopato messicano - siamo fiduciosi che insieme, con l'aiuto di Dio, affronteremo le sfide che ci attendono in questa grande nazione”. Attraverso l'iniziativa Famiglie senza fame, lo scorso 12 aprile è stato lanciato il programma Catena Solidale Alimentare e Medicina, che ha permesso di attivare il portale www.DonaDespensas.mx che facilita la raccolta delle donazioni, e il numero solidale 800 CARITAS, su tutto il territorio nazionale, istituito anche come centro di ascolto e di sostegno emotivo per coloro che stanno soffrendo i vari effetti della pandemia Covid-19. (RB)

 

6 agosto - BURKINA FASO - Ricevuta in dono un’ambulanza dall’Arcidiocesi di Seoul

“Amicizia e solidarietà” sono i due sentimenti espressi dall’Arcivescovo di Ouagadougou in Burkina Faso, Cardinale Philippe Ouédraogo, per ringraziare l’Arcidiocesi sudcoreana di Seoul del dono di un’ambulanza. "Siamo molto felici di ricevere questo regalo – ha detto il porporato durante la cerimonia ufficiale di consegno dell’automezzo, avvenuta il 3 agosto davanti alla Cattedrale dell'Immacolata Concezione di Ouagadougou – Questo gesto rappresenta un grande aiuto per le cure che l’Ospedale San Paolo VI offre alla popolazione”. È un gesto che rappresenta l’espressione concreta dell’amicizia e la solidarietà tra le due Arcidiocesi”, per le quali “ringraziamo Dio”, ha sottolineato ancora il Cardinale Ouédraogo. L’ambulanza, dal valore di 45mila dollari, servirà al trasferimento dei pazienti nei diversi ospedali del Paese e si va ad aggiungere ad un altro automezzo e varie apparecchiature mediche donate in precedenza dalla Chiesa cattolica sudcoreana. Dal suo canto, il presidente del Consiglio di amministrazione dell'Ospedale San Paolo VI, Lené Sebgo, ha affermato: "Questa nuova ambulanza rivoluzionerà il sistema di organizzazione del nosocomio”, permettendo una gestione più agile e veloce dei degenti. Da ricordare che la solidarietà e la fraternità tra la Chiesa di Ouagadougou e quella di Seoul risale a febbraio 2018, quando una delegazione di vescovi sudcoreani, guidati dall’Arcivescovo di Seoul, Andrew Yeom Soo-jung, ha sottoscritto un accordo per rafforzare la cooperazione nell'evangelizzazione, promuovere lo sviluppo sostenibile nel campo della medicina e dell'istruzione e sostenere finanziariamente il Burkina Faso. Con tale intesa, la Chiesa sudcoreana si è impegnata a sostenere, nell’arco di tre anni, diversi programmi nel Paese africano, fornendo anche sostegno alla formazione dei sacerdoti, in un gemellaggio tra i rispettivi Seminari. (IP)

REPUBBLICA CECA - Scoperto muro del 1300 durante la ristrutturazione della concattedrale di Opava

Sono diverse le scoperte archeologiche che hanno fatto gli operai al lavoro per la ristrutturazione della concattedrale di Opava, città della Repubblica Ceca orientale, sull’omonimo fiume. Ne dà notizia il sito della Conferenza episcopale della Repubblica Ceca. La più importante riguarda una muratura originale del 1300, rinvenuta ai piedi della Torre Nord. "Questa è la più antica muratura sopravvissuta, risalente al 1300 circa, quando la torre gotica fu aggiunta alla chiesa originariamente romanica. Una caratteristica interessante di questa torre è una stretta scala realizzata nello spessore della muratura della torre, che è stata sepolta a lungo e che sarà ora scoperta", ha detto Miroslav Přikryl, capo del Dipartimento per i progetti di sovvenzione e turismo ecclesiale e responsabile dei lavori. Altre scoperte risalgono, invece, a un periodo più recente: nella cappella di Nostra Signora di Lourdes, ad esempio, è stato trovato un dipinto decorativo del XIX secolo ben conservato, che però era rimasto nascosto sotto dipinti più recenti.  La concattedrale di Opava, dedicata alla Vergine Maria, è una chiesa con una storia estremamente ricca: "La ricerca archeologica prima delle misure attuate contro l'umidità dell'edificio ha già prodotto interessanti scoperte. Questi includono, ad esempio, una massiccia pietra tombale in pietra gotica, che è stata trovata durante gli scavi e che sarà collocata nel vestibolo settentrionale della concattedrale dopo la riparazione, dove verrà creata la mostra ", ha concluso Miroslav Přikryl.  Intanto la ristrutturazione, iniziata da circa un anno e mezzo, andrà avanti fino a dicembre e potrebbe regalare ancora qualche nuova scoperta. I lavori, che costeranno globalmente 78 milioni di euro, stanno riguardando le volte del periodo gotico e gli stucchi con cui sono affrescate in cui saranno installati nuovi cablaggi per l’illuminazione. (RB)

6 agosto - PERÚ - Crisi politica. Dichiarazione vescovi: promuovere unità nazionale

Crisi politica in Perù dove il Congresso nazionale ha negato la fiducia al Consiglio dei ministri guidato da Pedro Cateriano, nominato premier il 15 luglio scorso dal Capo dello Stato Martín Vizcarra, nell'ambito di un rimpasto di governo. Preoccupazione viene espressa dalla Conferenza episcopale locale (Cep) che, in una nota, afferma: “Il nostro amato Paese sta vivendo momenti di grande sofferenza e dolore a causa della pandemia da coronavirus”. Per questo, “oggi più che mai siamo sollecitati a promuovere l’unità nazionale, convinti del fatto che la crisi sanitaria, economica e sociale sarà superata solo se saremo uniti nella solidarietà”. “Questo – sottolinea la Cep – è il momento peggiore per provocare una nuova crisi”. Di qui, l’appello alla “classe politica” affinché dia “priorità alla vita dei peruviani, cercando esclusivamente il bene comune, guardando ai bisogni delle persone, data anche la disoccupazione e le difficoltà vissute da tanti peruviani, specialmente dai più vulnerabili”. “Come Pastori – continuano i presuli – chiediamo a tutte le forze politiche di raggiungere un accordo, poiché la priorità deve essere sempre il benessere dei cittadini e della nazione”. “Dialogo” e “buona fede” siano, dunque, le basi su cui costruire i programmi politici, “anteponendo sempre il bene comune a qualsiasi interesse di parte”. “Accompagniamo il popolo peruviano con la preghiera e con il servizio nella carità e nella solidarietà”, concludono i vescovi che, infine, invocano l’intercessione della Vergine Maria per “costruire una nazione sempre più unita e fraterna”. (IP)

6 agosto - BANGLADESH - Cristiani in prima linea nell'emergenza. Dalla Caritas 1,72 milioni di dollari di aiuti

Sono una piccolissima minoranza, neanche lo 0,5% della popolazione in netta maggioranza musulmana, ma i cristiani in Bangladesh, che da decenni si distinguono per la loro attiva presenza nel campo dell’educazione, sanitario e assistenziale, stanno dando un contributo vitale anche nella lotta contro il Covid-19. Dai primi contagi nel Paese, all’inizio di marzo, la Chiesa cattolica, insieme alle Chiese anglicana e a quelle protestanti sono in prima linea con le loro strutture, personale e volontari per curare i malati e assistere la popolazione. In Bangladesh si contano 20 ospedali, a cui vanno aggiunte una settantina di cliniche cattoliche, 280 medici e 4mila infermieri cristiani, quasi tutti impegnati nell’emergenza sanitaria, ma non solo, come spiega all’agenzia Ucanews Edward Pallab Rozario, vice-presidente dell’Associazione nazionale dei medici cristiani Christian Medical Association of Bangladesh (Cmab): “Diversi medici cristiani stanno offrendo servizi on-line e sui cellulari e dando anche sostegno psicologico ai pazienti”, aggiunge. Ma l’aiuto non si limita solo all’assistenza sanitaria. Grande è anche l’impegno delle comunità cristiane per sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione,. In prima linea la Caritas Bangladesh che ha distribuito denaro, cibo e dispositivi medici a 44mila famiglie per un valore complessivo di 1,72 milioni di dollari. “Stiamo dando sostegno alle persone povere, bisognose e più colpite, senza distinzioni di casta, credo e genere, usando i finanziamenti per progetti esistenti e i generosi fondi offerti dai nostri donatori. Anche le scuole e i college cattolici hanno donato denaro per sostenere le nostre iniziative", spiega Francis Rozario, vice-direttore esecutivo dell’organizzazione caritativa cattolica. Il Bangladesh ha registrato i suoi primi tre casi Covid-19 l'8 marzo. Da allora e fino al 4 agosto, il virus ha infettato circa 244.020 con 3.234 morti secondo i dati forniti dal Governo. Da ricordare che all’emergenza sanitaria, in questi ultimi due mesi, in Bangladesh si è aggiunta l’emergenza alluvioni dopo il ciclone Amphan che ha devastato il sudovest del Paese alla fine di maggio e le piogge torrenziali portate dai monsoni che hanno allagato quasi un quarto del territorio, colpendo 5,44 milioni di persone. Anche su questo fronte la Caritas locale si è subito attivata per portare assistenza alle popolazioni e chiedendo aiuti alla comunità internazionale. (LZ)

6 agosto - GIAPPONE 75.mo Hiroshima. Arcivescovo Tokyo: no ai conflitti, rinnovare impegno per la pace  

Guardare al passato per assumersi la responsabilità del futuro: questo, in sintesi, l’appello di Monsignor Tarcisius Isao Kikuchi, Arcivescovo di Tokyo, in Giappone, diffuso in occasione del 75.mo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, avvenuto il 6 agosto 1945. Nel testo, pubblicato sulla pagina Facebook dell’Arcidiocesi, il presule fa riferimento al contesto contemporaneo, in cui la pandemia da coronavirus ha creato “una situazione mai sperimentata prima”, provocando vittime e collasso sociale in molte parti del mondo. “Per risolvere questa crisi – scrive Monsignor Kikuchi – è chiaro che sono necessari la solidarietà e il sostegno reciproco su scala mondiale”. Anche perché “la crisi della vita è aggravata dalle divisioni portate dall’esclusione e dal rifiuto sociale”. “Questo non il momento dei conflitto, bensì quello dei legami – ribadisce Monsignor Kikuchi - è il momento di agire per proteggere la vita, non per distruggerla”. “Incoraggiati dal Signore – afferma quindi l’Arcivescovo di Tokyo – costruiamo un mondo in cui la vita sia valorizzata e rispettata e sforziamoci di stabilire la pace”. “A 75 anni dalla fine della seconda Guerra mondiale – conclude il presule – rinnoviamo il nostro impegno per realizzare la pace di Dio, lavorando con determinazione e costanza, in solidarietà con tutti i popoli”. Il messaggio della Chiesa cattolica di Tokyo arriva nell’ambito dell’iniziativa “Dieci giorni per la pace”, promossa ogni anno dalla Conferenza episcopale nipponica dal 6 al 15 agosto, in occasione della commemorazione delle vittime dei bombardamenti atomici su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945). (IP)

6 agosto - POLONIA Esplosione a Beirut. Caritas polacca avvia campagna di solidarietà per le vittime

Una raccolta fondi per aiutare i fratelli del Libano colpiti dalla tragedia dell’esplosione di due giorni fa al porto. Ad avviarla è la Caritas della Polonia con un comunicato pubblicato sul sito della Conferenza episcopale polacca: “Oggi gli occhi del mondo sono puntati su Beirut. La tragedia che hanno vissuto gli abitanti di questa città, che ha già molto sofferto, ha colpito tutti noi. Ecco perché oggi vogliamo inviare da Varsavia un chiaro segnale di solidarietà che assicuri loro di poter contare sul nostro sostegno. Per cominciare, doniamo centomila zloty a Caritas Libano per assicurare i bisogni più importanti. Allo stesso tempo, stiamo lanciando una raccolta grazie alla quale ognuno di noi avrà l'opportunità di contribuire alla ricostruzione di Beirut”, ha detto padre Marcin Iżycki, direttore della Caritas polacca. I fondi della raccolta lanciata da Caritas Polonia saranno destinati in primo luogo alla distribuzione di cibo per le persone del distretto rimaste senza niente, assistenza medica per le vittime e pulizia delle strade. Il coordinamento delle attività sul posto sarà di competenza dei dipendenti di Caritas Libano. Ricordiamo che oltre 4.000 persone sono rimaste ferite e almeno 100 sono morte nella grande esplosione di due giorni fa a Beirut. L'esplosione ha avuto luogo martedì dopo le 17 ora polacca, nel quartiere portuale di Beirut, situato vicino al centro della città. Il disastro è stato causato dall'esplosione di 2 750 tonnellate di nitrato di ammonio immagazzinate per sei anni in un magazzino del porto. In Libano è stato dichiarato lo stato di emergenza di due settimane e tre giorni di lutto nazionale. (RB)

 

6 agosto -  AUSTRALIA Chiuso per sanificazione liceo cattolico di Newcastle

Dopo la conferma di un caso di positività al Coronavirus, resterà chiusa per la sanificazione la scuola cattolica superiore San Pio X di Adamstown, sobborgo di Newcastle, in Australia, ai cui studenti e al cui personale in servizio è stato chiesto di autoisolarsi. Il caso di Covid-19 è stato confermato dalla New South Wales Health, quando gli studenti avevano già lasciato la scuola quando l'Ufficio delle scuole cattoliche è stato avvisato e ha poi proceduto ad avvisare i genitori e gli assistenti di tutti gli studenti. La scuola sta lavorando con la NSW Health per ricostruire tutti gli "stretti contatti" avuti dalla persona risultata positiva al Coronavirus. "La sicurezza e il benessere del nostro personale e degli studenti è di fondamentale importanza e continueremo a lavorare a stretto contatto con la NSW Health per garantire che tutti i consigli necessari per la salute siano rispettati", si legge in una dichiarazione dell’istituto, pubblicata dal sito di notizie CathNews, servizio d’informazione della Conferenza episcopale australiana. In Australia, intanto, secondo i dati, è il Victoria lo Stato più colpito dalla pandemia, dove oggi sono stati registrati 471 nuovi contagi e un decesso. La nuova ondata ha reso necessarie alcune nuove misure restrittive come il lockdown in cui da qualche giorno si trova la città di Melbourne, capitale dello Stato Victoria. (RB)

6 agosto - SPAGNA A settembre la Giornata mondiale di Migranti e Rifugiati: dare un volto alle persone più vulnerabili

Sarà celebrata Domenica 27 settembre la Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati, ma entra già nel vivo, nonostante le vacanze estive, la fase della preparazione. Come si legge sul sito della Conferenza episcopale spagnola, la Sottocommissione episcopale sulla Migrazione e la Mobilità Umana ha pubblicato il materiale in preparazione di questa Giornata che nell’edizione 2020 presenta il motto "Come Gesù Cristo, costretto a fuggire". Tra questi materiali - che sono raccolti nella rivista Migrazioni - si può leggere il messaggio dei vescovi della Sottocommissione. “Celebriamo la Giornata Mondiale in questa 26a domenica in tempo ordinario del Migrante e del Rifugiato con il motto ‘Come Gesù Cristo, costretto a fuggire", con un occhio ai cosiddetti sfollati interni – scrivono i vescovi - all'interno di questo termine includiamo i milioni di uomini, donne e bambini che sono costretti a migrare all'interno del proprio Paese per vari motivi: emergenze umanitarie, conflitti armati, disordini climatici, violenza diffusa, ecc.”. “Come sottolinea Papa Francesco nel suo Messaggio per questo giorno, il dramma di queste persone è spesso reso invisibile, come accade all'interno dei propri confini, ai quali aggiunge che negli ultimi tempi il suo la situazione è stata doppiamente aggravata dalla crisi globale causata dalla pandemia di Covid-19 – proseguono i presuli - d'altra parte, non dobbiamo guardare solo ai Paesi con una situazione sociale estremamente fragile, ma anche al nostro territorio, dove ci sono immigrati che sono in un certo senso costretti a fuggire: in fuga dalla violenza, come le vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale; in fuga dal lavoro precario, come le lavoratrici dipendenti dalla casa o dai lavoratori agricoli; in fuga dal tempo, dall'oblio, come i minori migranti o richiedenti asilo. Insomma, Gesù è presente in ognuno di loro, costretto a fuggire per la loro salvezza, per recuperare la dignità che è stata loro tolta”. (RB)

5 agosto - SVIZZERA Esplosione a Beirut.  Più di 92mila euro dalla Caritas che lancia campagna di raccolta fondi

Anche la Caritas Svizzera è pronta a dare il suo contributo per aiutare le vittime delle terribili esplosioni avvenute ieri a Beirut. L’organizzazione caritativa elvetica, presente in Libano dal 2012 per portare aiuto ai circa 1,5 milioni di siriani profughi sitiani nel Paese e impegnata in diversi progetti nel campo dell’educazione e della lotta alla povertà, ha già stanziato 100mila Franchi svizzeri (pari a 92.842 Euro) e ha lanciato una nuova raccolta fondi on-line.  Essa è in stretto contatto con le organizzazioni partner sul posto per essere aggiornata sui bisogni più urgenti della popolazione, informa un comunicato . La priorità in questo momento è l’assistenza medica di emergenza agli oltre 4mila feriti che le strutture ospedaliere della capitale libanese, molte delle quali rese inagibili dall’esplosione, non sono in grado di gestire. Anche il sistema sanitario ha infatti risentito pesantemente della crisi economica che ha messo in ginocchio Paese. “Gli ospedali non possono pagare il personale medico o sostituire apparecchiature mediche obsolete. Decine di persone non hanno accesso alle cure mediche necessarie”, spiega la Caritas Svizzera . La crisi del Coronavirus, che ha colpito duramente il Libano, da ieri di nuovo in lockdown, ha peggiorato ulteriormente la situazione. Di qui l’appello dell'organizzazione ai donatori: “Ora più che mai la popolazione libanese ha bisogno del nostro aiuto”.  (LZ)

5 agosto - FILIPPINE Mons. Gaa (Kalookan): la lotta contro il Covid-19 è responsabilità di tutti   

La lotta contro il Coronavirus “è responsabilità di tutti” e gli sforzi per contrastare la diffusione della pandemia nelle Filippine saranno inutili, se i cittadini “non fanno la loro parte”. È l’appello lanciato da monsignor Roberto Gaa, vescovo di Novaliches, mentre nel Paese torna a salire in modo preoccupante la curva dei contagi, con 112mila casi positivi e 2.115 morti. Una ripresa che ha spinto le autorità a reintrodurre la quarantena a Manila e in quattro provincie vicine dal 4 agosto al 18 agosto, con la conseguente sospensione delle Messe pubbliche nella capitale e in altre nove diocesi: Cubao, Kalookan, Parañaque, Novaliches, Pasig, Antipolo, Imus, Malolos e San Pablo. In questo contesto monsignor Gaa - riporta l'agenzia dei vescovi Cbcpnews - richiama tutti al senso di responsabilità: “Per prima cosa - spiega - dobbiamo avere cura di noi stessi. Non dobbiamo scaricare questo compito sugli altri”. L’invito è quindi a rispettare i protocolli sanitari, evitando di uscire, se non strettamente necessario: “Così facendo – afferma - ci prendiamo anche cura della nostra famiglia e di tutte le persone che incontriamo”. Inoltre, aggiunge, "se facciamo la nostra parte aiutiamo anche i nostri medici impegnati in prima linea”. Intanto, è di questi giorni la notizia di un altro vescovo filippino risultato positivo al Covid-19. Si tratta di monsignor Deogracias Iñiguez, vescovo emerito di Kalookan. Lo ha annunciato il 2 agosto il suo successore, monsignor Pablo Virgilio David. (LZ)

5 agosto -  BANGLADESH - Dopo il ciclone Amphan, le alluvioni. La Caritas in prima linea per gli aiuti

Resta critica la situazione in Bangladesh, dove in queste settimane le piogge torrenziali portate dai monsoni hanno causato alluvioni in 33 distretti del Nord, Nord-Est e Sud-Est del Paese. Almeno un quarto della terraferma bengalese risulta ancora sommersa dalle acque, mentre le case inondate sono quasi 1 milione e le persone direttamente colpite sono intorno a 5,44 milioni. Il Governo ha già stanziato 34.45 milioni di taka (407mila dollari) per l’emergenza e distribuito più di 9mila tonnellate di riso e quasi 114 mila pacchetti di cibo liofilizzato, insieme ad altri generi di prima necessità. In prima linea negli aiuti alle popolazioni colpite anche la Chiesa locale, attraverso la Caritas nazionale e quelle di Rajshahi e Dinajpur, che coprono il nord del Bangladesh. La Caritas Bangladesh ha già stanziato 500mila taka per gli aiuti d'emergenza che vengono distribuiti in questi giorni. La Caritas Rajshahi ha invece distribuito a 500 vittime generi di prima necessità tra cui riso, lenticchie, petrolio e sale per un valore di circa 1.500 taka e ha chiesto fondi ai donatori internazionali. Lo staff dell'organizzazione è inoltre sul campo per aiutare le persone a ottenere acqua potabile. "Le inondazioni di quest'anno sono di natura diversa. La situazione è instabile e potrebbe prolungarsi”, ha spiegato all’agenzia Ucanews il direttore della Caritas Rajshahi Sukleash George Costa. A complicare la situazione quest’anno c'è la crisi del Covid-19. Per questo i volontari della Caritas si occupano anche di spiegare agli sfollati come rispettare le distanze di sicurezza nelle strutture allestite per l’emergenza. Anche il direttore regionale della Caritas Dinajpur, Jogen Julian Besra, parla di una situazione difficile: “La gente ha perso la casa e ora vive all’aria aperta. Molti hanno un disperato bisogno di cibo e di un miglior riparo”, ha detto all’agenzia Ucanews, rivolgendo un appello alla comunità internazionale per aiutare le popolazioni colpite. (LZ)

5 agosto - ITALIA Esplosione a BeirutLa. Caritas pronta a sostenere quella libanese per aiutare la popolazione colpita 

“Caritas Italiana esprime profondo cordoglio e solidarietà per la popolazione colpita dalla tremenda esplosione avvenuta nel pomeriggio di martedì 4 agosto nella zona portuale di Beirut facendo una strage”: è il pensiero che in un comunicato esprime l'organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana per la promozione della carità, preoccupato per la conseguente emergenza sanitaria, già aggravata dal Covid-19.  Sono infatti almeno quattro gli ospedali colpiti tra cui il più grande della città, gravemente danneggiato. A destare preoccupazione sono anche le tossine presenti ora nell'aria. Il ministro della salute libanese Hamad Hasan ha consigliato, a chiunque ne abbia la possibilità, di lasciare la capitale libanese. Ingenti pure i danni alle abitazioni private, alle automobili, alle attività commerciali, e ad uffici pubblici e privati, travolti dall’onda d’urto. Sono andati distrutti anche migliaia di tonnellate di materiali che erano stipati nel porto, tra cui generi di prima necessità. Caritas Italiana ha espresso vicinanza e solidarietà a Caritas Libano con cui collabora attivamente da molti anni attraverso un programma di aiuti umanitari e di educazione alla pace e alla convivenza civile di giovani siriani e libanesi, ed è pronta a sostenerla per assistere nei bisogni più urgenti la popolazione. Caritas Libano, la cui sede nazionale ha anche subito danni, si è attivata da subito con la propria rete per farsi prossima alle migliaia di persone colpite e ai numerosi sfollati che non potranno rientrare nelle loro case perchè distrutte. È partita la distribuzione di beni alimentari e i giovani volontari dell’organizzazione si sono già organizzati per aiutare quanti devono rimuovere i tanti detriti per rendere agibile la propria abitazione. (TC)

5 agosto - MYANMAR -  Cardinale Bo (Yangon): combattere il virus della povertà. Dati allarmanti sulla fame nel mondo

 “Non c’è solo il Coronavirus che sta devastando l'umanità oggi. C’è anche il virus dell’avidità, dello sfruttamento, della fame e dell'oppressione". Sono parole forti quelle usate dal cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon, in Myanmar, e presidente della Federazione della Conferenze episcopali dell'Asia (Fabc) durante la Messa della scorsa domenica. Nell’omelia - riporta l’agenzia Ucanews – il porporato ha espresso grande preoccupazione per l’impatto delle restrizioni anti-contagio sui più  poveri privati dei loro mezzi di sostentamento, soffermandosi sui dati relativi alla fame nel mondo che la pandemia è destinata ad aggravare. Dati allarmanti. Secondo il recente rapporto della Fao sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo, pubblicato a giugno, 690 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2019 (di cui 144 milioni di bambini), 10 milioni in più rispetto al 2018, e, secondo le stime dell’organizzazione, a questi si sono già aggiunti quest’anno almeno 130 milioni di persone, portando il totale a oltre 820 milioni. Cifre (i 130 milioni) che potrebbe quasi raddoppiare entro la fine dell’anno a causa del Covid-19. Il cardinale Bo ha citato anche i dati dell’Oxfam secondo i quali almeno 12mila persone al giorno moriranno di fame se il contagio continua, mentre il virus ne uccide quotidianamente tra i 6mila e i 9mila. Si tratta di “un genocidio silenzioso, ma che spaventa come i numeri delle vittime della guerra mondiale”, ha commentato l’arcivescovo di Yangon. “Non è mancanza di cibo, ma di giustizia”. Uno dei continenti più colpiti e più esposti alle conseguenze economiche della pandemia è proprio l’Asia, dove già si registra il maggior numero di persone alle prese con drammatiche carenze nell’alimentazione. Solo nel Sud-est asiatico, 61 milioni di persone soffrono attualmente di malnutrizione, una cifra destinata ad aumentare con il Coronavirus. Secondo le Nazioni Unite, dallo scorso febbraio, il peggioramento delle condizioni di lavoro e altri fattori hanno provocato un’insicurezza alimentare acuta per 33 milioni di persone nel Sud e Sud-Est asiatico. (LZ)

5 agosto - PORTOGALLO - Pastorale sociale: “Tra incertezza e speranza c’è un ponte in costruzione”

 “Tra incertezza e speranza c’è un ponte in costruzione”: si intitola così il messaggio della Commissione episcopale portoghese per la Pastorale sociale e la mobilità umana (Cepsmh), diffuso in vista della Settimana nazionale delle migrazioni che si celebrerà dal 9 al 16 agosto prossimi. “La pandemia – si legge nel testo – ha messo in luce quanto c’è da fare per combattere le disuguaglianze”. Ma soprattutto, l’emergenza sanitaria da coronavirus “ha rivelato la capacità umana di unirsi all’interno della società, nonostante le differenza”, e di “puntare sulle potenzialità di umanizzazione che vi abitano”. Di qui, l’invito della Cepsmh a “contribuire alla conoscenza e alla comprensione reciproca, affinché non si abbia paura di avvicinarsi e di servire, di imparare ad ascoltare per riconciliarsi, di condividere insieme per crescere, di coinvolgere i migranti e i rifugiati, di promuovere comunità più inclusive, di stimolare la collaborazione interistituzionale per costruire una società più coesa, giusta e fraterna, in cui c’è posto per tutti". Il documento della Chiesa cattolica portoghese è in sintonia con il Messaggio del Papa per la 106ª Giornata mondiale del Migrante e del rifugiato 2020, che verrà celebrata il prossimo 27 settembre sul tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”, e che si concentra sugli sfollati interni. "Questa è un'opportunità per andare alle periferie sociali ed esistenziali del mondo – scrivono i vescovi portoghesi - e realizzare ciò che ci permette di essere una società più capace di accogliere, proteggere, promuovere e includere migranti e rifugiati". A tal proposito, un pensiero particolare viene rivolto alla regione di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, dove le violenze hanno provocato più di 200mila sfollati. "Ascoltiamo gli incessanti appelli, lanciati dalla diocesi di Pemba che accoglie queste persone, alla solidarietà internazionale e al rapido intervento degli organi politici che hanno il potere di fermare questo massacro", ammonisce la Pastorale sociale portoghese. (IP)

5 agosto - ITALIA Il cardinale Bassetti: dalla Cei un documento di speranza per tutte le diocesi per affrontare il domani della pandemia

Tutte le diocesi italiane riceveranno presto dalla Conferenza episcopale un documento di speranza per iniziare il nuovo anno pastorale. Lo afferma il cardinale Gualtiero Bassetti in un articolo che sarà pubblicato sul settimanale La Voce venerdì e anticipato sul portale dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. “Siamo chiamati ad andare oltre - scrive il porporato -. Il tempo presente ci chiede, infatti, di non restringere gli orizzonti del nostro discernimento e del nostro impegno soltanto ai protocolli o alla ricerca di soluzioni immediate. Il cardinale Bassetti propone anche quattro spunti di riflessione generati dalla pandemia, che, “così improvvisa e sconvolgente, ci interroga soprattutto sull’oggi”. Il porporato evidenzia anzitutto che occorre avere particolare attenzione per gli anziani, da non considerare “soltanto come una ‘categoria protetta’ e, men che meno, come un ‘costo’ oneroso per le istituzioni pubbliche”, ma che, al contrario, “rappresentano, con la loro sapienza di vita, la chiave di volta della nostra architettura sociale, il collante tra le diverse generazioni e una fonte di ricchezza inesauribile a cui i giovani possono e debbono attingere”. Il secondo spunto di riflessione, per il cardinale Bassetti, è offerto dai temi della morte, della sofferenza e della fragilità. “Le ideologie politiche degli ultimi secoli non hanno reso l’uomo più libero e felice. Soprattutto non l’hanno reso immortale - considera l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve -. Da alcuni decenni, poi, le fedi politiche sono state sostituite da una fiducia, spesso acritica, nei confronti del progresso tecnologico – prosegue -. Oggi, però, il coronavirus ha rimesso in discussione anche la speranza di una redenzione umana attraverso la scienza”. E ancora il cardinale Bassetti rimarca che “questa difficile situazione sanitaria ha posto al centro del discorso pubblico una riflessione seria e autorevole sulla libertà di pensiero”, mettendo in evidenza che è “tempo della responsabilità e della serietà, lasciando da parte, per il bene di tutti, fake news, negazionismi e ‘cattiva informazione’”. Infine, per il presidente della Conferenza episcopale bisogna pensare alla riorganizzazione della vita comune e, guardando al domani, “occorre ritornare a vivere con prudenza e cautela, ma occorre ripartire”. Il cardinale Bassetti conclude il suo articolo precisando che il grande cambiamento d’epoca dinanzi al quale ci troviamo “richiede un rinnovato incontro con il Vangelo e un nuovo annuncio del Kerygma: un incontro e un annuncio per promuovere e difendere ovunque il valore della vita”. (TC)

5 agosto -  LIBANO - Esplosioni a Beirut. Caritas Internationalis lancia piano immediato per aiuti alle vittime

Un piano immediato di emergenza per aiutare le vittime delle esplosioni avvenute ieri pomeriggio a Beirut, in Libano, e provocate, secondo fonti di sicurezza locali, da 2750 tonnellate di nitrato di ammonio, immagazzinate in un deposito del porto. A lanciare il piano di aiuti è la Caritas Internationalis che, in una nota, esprime la sua “solidarietà e vicinanza alla Chiesa, al popolo e alla Caritas libanese”. In particolare, Aloysius John, segretario generale dell’organismo, evidenzia che le esplosioni hanno causato “un ulteriore danno a un Paese già in ginocchio a causa della crisi economica e politica, delle violenze, della pandemia di Covid-19 e delle conseguenze delle sanzioni economiche imposte alla Siria”. John esorta quindi la comunità internazionale ad “intervenire con urgenza e incondizionatamente al fine di aiutare la popolazione”. “Devono essere sostenuti gli sforzi delle organizzazioni della società civile di ispirazione religiosa – ribadisce - in particolare Caritas Libano che è presente in tutto il Paese”. “È essenziale – conclude - che la comunità internazionale agisca con decisione per alleviare le sofferenze della popolazione”, la quale “deve fronteggiare anche una grave crisi alimentare”. Gli fa eco Rita Rhayem, direttore di Caritas Libano: "È una situazione terribile e disastrosa, questa è la prima volta che affrontiamo un’emergenza di tale portata”. Ma anche in questo contesto “apocalittico”, “noi non ci fermiamo e andiamo avanti per aiutare tutte le persone in difficoltà", sottolinea la Rhayem. La preoccupazione principale è che i morti ed i feriti, che già sono rispettivamente cento e 4mila, possano crescere di ora in ora a causa degli effetti dei gas tossici, sprigionati dalle esplosioni: “Caritas Libano si sta preparando a questa eventualità – afferma la direttrice - ma i nostri centri sanitari non hanno mezzi per affrontare una simile evenienza e le operazioni di salvataggio sono rese ancora più difficili dalla mancanza di elettricità”. Nonostante le difficoltà, la risposta dei volontari Caritas è stata immediata, soprattutto per accogliere i tanti feriti nei centri di assistenza. "Dalle 18.oo di ieri, il Paese si è fermato e stiamo vivendo un incubo – conclude il presidente di Caritas Libano, padre Michel Abboud - Non abbiamo nulla per aiutare la popolazione. Beirut è devastata e siamo totalmente sopraffatti dalla portata degli eventi". (IP)

5 agosto - MOZAMBICO Appello Wcc e Act Alliance: contrastare violenze nel Paese, in difesa della vita

(VNS) – 4ago20 – Proteggere le vite, i beni e i mezzi di sussistenza del Mozambico dalle violenze in preoccupante aumento, soprattutto nelle Province settentrionali e centrali di Cabo Delgado, Manica, Sofala e Nampula: è l’appello contenuto in una lettera inviata dal Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) e dall’alleanza ecumenica “Act Alliance” al presidente del Mozambico, Filipe Nyusi. Nella missiva, si esprime preoccupazione per “l’impatto umanitario” che “gli attacchi violenti da parte di gruppi armati” negli ultimi tre anni hanno provocato e stanno provocando nel Paese africano. "Le persone sono state uccise, le case e i mezzi di sussistenza distrutti, e migliaia di abitanti sono stati sfollati senza alcuna risorsa per la sopravvivenza, divenendo così ancora più vulnerabili soprattutto nel contesto della pandemia da Covid-19", si legge nella lettera. Condannando, quindi, le uccisioni e distruzioni che continuano ad avvenire, Wcc e Act Alliance scrivono: “La comunità ecumenica globale è solidale con il popolo del Mozambico di fronte a questa inaccettabile violenza". Di qui, l’appello rivolto a Nysui e alle autorità del Paese a tutti i livelli affinché “adempiano al loro dovere nei confronti della popolazione locale, proteggendone la vita, le proprietà e i mezzi di sussistenza dalla minaccia di attacchi violenti e di sfollamento”. "Preghiamo – conclude la lettera - affinché Dio conceda saggezza, guida e forza per affrontare queste sfide”. Nel Paese africano, in particolare a Cabo Delgado, dal 2017 vengono compiuti assalti da parte di sedicenti milizie islamiche provenienti da territori limitrofi o ribelli interni. Migliaia i morti ed oltre 200mila gli sfollati, fino ad ora. (IP)

5 agosto - ARGENTINA - 13 settembre, 51.ma colletta solidale “Más por Menos”

“Nessuno può dare tutto, ma tutti possiamo dare qualcosa”: questo il motto della colletta di solidarietà “Más por Menos – Di più per chi ha di meno”, promossa ogni anno dalla Conferenza episcopale argentina, in particolare dalla Commissione episcopale per gli Aiuti alle regioni più bisognose. Nel 2020, la raccolta si svolgerà il 13 settembre e, a causa della pandemia da coronavirus, si svolgerà principalmente on line. “La colletta di quest’anno – si legge sul sito web dell’agenzia cattolica Aica – sarà di grande aiuto per affrontare la grave crisi economica e sociale che la popolazione sta attraversando”. Per questo, si fa appello “alla generosità di tutti, pur consapevoli del fatto che la situazione generale è difficile per tutti”. Attiva da ben 51 anni, la raccolta “Más por Menos” ha sempre dimostrato di “essere un canale affidabile e valido per agire in favore della promozione umana, sociale e pastorale delle zone più necessitate dell’Argentina”, si sottolinea. Nello specifico, l’iniziativa permetterà “non solo di assistere tante comunità colpite dalla pandemia, ma anche di continuare a portare avanti diversi progetti come mense, case popolari, sostegno agli asili e alle case per anziani, allestimento di sale polivalenti, supporto alle istituzioni educative, ai centri sanitari, ai laboratori artistici e artigianali e all’opera pastorale”. Negli ultimi anni, le donazioni sono state numerose e sempre in crescita, passando dai 10.944.522 pesos raccolti nel 2010 ai 66.061.331 del 2019. Nel 2020, considerato lo scenario drammatico della pandemia, le offerte potranno essere fatte on line non solo il 13 settembre, ma anche per tutto il resto dell’anno. (IP)

5 agosto - ARGENTINA - 7 agosto, San Cayetano, “Patrono del pane e del lavoro”. Videomessaggio Cardinale Poli

“Siamo in un momento difficile, il tema del lavoro è una preoccupazione per tutti”: sono le parole del Cardinale Mario Aurelio Poli, Arcivescovo di Buenos Aires e Primate dell’Argentina, contenute nel videomessaggio diffuso per la Festa di San Cayetano, la cui memoria liturgica ricorre il 7 agosto. Noto come “Patrono del pane e del lavoro”, San Cayetano è molto onorato a Buenos Aires, città che gli ha intitolato due grandi Santuari. “Quando si aprono le porte di questi Santuari – afferma il Cardinale Poli – si aprono anche la speranza e la provvidenza, perché a coloro che cercano Dio attraverso i suoi Santi, Dio non lascia mai la mano”. “Attraverso San Cayetano e tanti altri Santi – aggiunge il porporato – Dio ha mostrato molte grazie, sia materiali che spirituali, di cui abbiamo bisogno per continuare ad andare avanti”. Quest’anno, a causa della pandemia da Covid-19, la festa del Santo verrà celebrata diversamente: i pellegrinaggi, infatti, non saranno possibili in rispetto delle norme sanitarie anti-contagio. Per questo, l’Arcivescovo di Buenos Aires invita i fedeli a “pregare in casa, allestendo un piccolo altare domestico ed accendendo una candela votiva”. “Dio sa come ascoltare le preghiere delle persone, ovunque esse si trovino”, ha detto il porporato. Nei Santuari, verranno comunque celebrate le Messe senza concorso di popolo e che verranno trasmesse in diretta televisiva ed in streaming su web. “Pregheremo secondo le intenzioni di tutti – ha concluso il Cardinale Poli – Se nelle case c'è dolore per ciò che stiamo passando, non manchi la gioia della fede. Che il Signore ci conceda tutto questo, e soprattutto che non manchi in ogni casa ciò che è necessario per il cibo, il lavoro e la salute”. Che questo pellegrinaggio - è stato il suo incoraggiamento finale - sia fatto non con i piedi, ma con il cuore” per trasformare “ogni angoscia in speranza”. (IP)

5 agosto – NUOVA ZELANDA - 7 agosto, benedizione dei lavori di restauro della Cattedrale di Wellington

(VNS) – 5ago20 – Tornerà a splendere la Cattedrale del Sacro Cuore di Wellington, in Nuova Zelanda: il luogo di culto, infatti, è stato chiuso nel 2018 perché a rischio sismico, ma venerdì prossimo, 7 agosto, avrà inizio il suo restauro. A segnare l’avvio dei lavori sarà una cerimonia di benedizione presieduta, alle ore 10.00, dall’arcivescovo locale, il Cardinale John Dew che benedirà la Chiesa e gli operai presenti. “Il progetto di restauro, dal costo di 16,5 milioni di dollari – ha spiegato il porporato – può essere avviato grazie ad un contributo di 8,5 milioni giunto il mese scorso da parte del Fondo governativo per le infrastrutture, ad una sovvenzione di 120mila dollari del Fondi cittadino per gli edifici patrimoniali e a 3,3 milioni di dollari raccolti finora dalla comunità cattolica”. Costruita in stile classico, la Cattedrale è stata progettata dall'architetto Francis Petree completata nel 1901. I lavori prevedono il rafforzamento del tetto, la messa in opera di isolatori anti-sismici, la ripulitura interna ed esterna e la ristrutturazione dello storico organo Arthur Hobday, installato nel 1905. Il luogo di culto, infatti, grazie alla sua particolare acustica, è uno scenario molto ricercato anche dal punto di vista musicale. Il progetto richiederà almeno tre anni e lo sforzo di trecento persone. “Una volta restaurata – ha detto il Cardinale Dew – la Cattedrale sarà di nuovo pronta ad accogliere i cattolici e tutta la comunità di Wellington”, per la quale è “un punto di riferimento”. Infine, l’Arcivescovo ha invitato tutti i fedeli a partecipare alla cerimonia di benedizione che si svolgerà nella piazza antistante la Cattedrale o all’interno della Cappella, in caso di pioggia. (IP)

5 agosto - NIGERIA - Monsignor Kaigama chiede solidarietà a chi è in difficoltà a causa della pandemia

“In questi tempi bui dalle conseguenze sociali negative della malattia da coronavirus, dobbiamo aiutare i bisognosi a modo nostro: è l’invito rivolto domenica scorsa ai fedeli, nella chiesa di Santa Teresa di Abuja, in Nigeria, dall’arcivescovo Ignazio Ayau Kaigama. Il presule, presidente della Conferenza episcopale nigeriana, ha esortato a essere generosi con i bisognosi, di fronte alle sfide sociali causate dalla pandemia di Covid-19 e ha chiesto al governo, riporta Recowacerao, di garantire che gli aiuti delle organizzazioni di volontariato o confessionali o donati da benefattori “siano distribuiti in modo corretto ed equo per rispondere ai bisogni dei più poveri”.  “Coloro che gestiscono le risorse pubbliche dovrebbero assicurare la loro corretta destinazione - ha aggiunto monsignor Kaigama -. Non è caritatevole accumulare fondi destinati ai più bisognosi o gonfiare i costi dei contratti di progetti che riguardano il bene pubblico. Si rischia di ritrovarsi con strutture di scarsa qualità cambiando anche i destinatari di tali progetti volti invece a ridurre la povertà”. “Si può immaginare – prosegue il presule - come strade costruite con escamotage contrattuali si trasformino presto in voragini, con persone che muoiono in incidenti che si potevano prevedere o edifici che crollano uccidendo”. L’arcivescovo di Abuja ha poi invitato i funzionari del governo e i tutti i cittadini a “rimanere saldamente radicati nella fede e ad utilizzare le risorse saggiamente ed equamente a beneficio di tutti” sottolineando l’importanza di condividere anche quel poco che si possiede. “La grande differenza tra ricchi e poveri non esisterà - ha spiegato monsignor Kaigama -. Il necessario sarà accessibile a tutti: riparo, cibo, acqua potabile, strade, elettricità, istruzione, assistenza sanitaria”. (TC)

5 agosto - IRLANDA - Vescovo di Ossory: parrocchia, comunità viva chiamata alla compassione

“Una chiesa e una parrocchia non sono edifici del passato, bensì sono una comunità viva, chiamata a vivere come Cristo, confidando in Dio e mostrando interesse per gli altri”, nell’ottica della compassione: questo il cuore dell’omelia pronunciata domenica scorsa da Monsignor Dermot Farrell, vescovo di Ossory, in Irlanda, in occasione del 150.mo anniversario della chiesa di San Colman a Clara, nella contea di Kilkenny. La celebrazione è stata trasmessa in diretta televisiva sul canale nazionale RTÉ. Commentando il passo evangelico sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci compiuta da Gesù, Monsignor Farrell ha richiamato l’importanza della compassione: “Per Gesù, la compassione è la radice e il terreno dell'amore – ha detto - Essa esige di mettere da parte i propri desideri per abbracciare la sofferenza dell'altro con genuina bontà, misericordia e altruismo”.  “La vera compassione – ha aggiunto il presule – vuole che vediamo l'altro con i suoi occhi, che vediamo il mondo dal suo punto di vista ed implica il mettere l’altro prima di noi stessi”. E “la parrocchia – ha sottolineato ancora Monsignor Farrell - è il luogo in cui la chiamata di Cristo prende vita, è dove sperimentiamo la compassione di Cristo nella compassione dei nostri fratelli. La parrocchia è anche il luogo in cui impariamo la compassione”. La comunità parrocchiale, ha evidenziato ancora il vescovo di Ossory, è composta da “persone che generazione dopo generazione, raggiungono e creano una comunità di culto, carità e servizio ".  “Nel nostro mondo in rapido mutamento – ha concluso - questo richiede creatività per adattarsi al mutare della situazioni, trasmettendo l’eredità del passato, non solo attraverso il mantenimento di strutture e istituzioni, che sono utili, ma soprattutto aprendosi alle possibilità che lo Spirito ci fa scoprire”, in risposta alle necessità del mondo. (IP)

5 agosto - PERÚ - Donazioni campagna “Perù senza fame” devolute a cento mense parrocchiali

Sono state devolute a cento mense solidali parrocchiali le donazioni raccolte tramite la campagna “Perù senza fame”, promossa dalla Conferenza episcopale del Paese (Cep). L’obiettivo dell’iniziativa, spiega una nota, è quello di aiutare “le persone più bisognose che patiscono le conseguenze della crisi economica e sociale provocata dalla pandemia di Covid-19”. La campagna, avviata lo scorso giugno insieme alla Caritas nazionale e alla Fondazione Telethon San Giovanni di Dio, “è riuscita a raccogliere una cifra di 698.669 nuevo sol”, la valuta locale, pari a 167.507 euro. Al raggiungimento dell’ammontare totale hanno contribuito “con solidarietà, tutti i peruviani tra aziende, istituzioni, artisti e singoli cittadini, a livello nazionale e internazionale”. I fondi sono stati quindi distribuiti alla “Rete delle mense” delle 46 giurisdizioni ecclesiastiche del Paese, per poter assistere “10mila persone bisognose offrendo loro un pasto attraverso 100 mense parrocchiali per un periodo di due mesi, agosto e settembre”. Nello specifico, nelle giurisdizioni di Lima, Callao, Chosica, Carabayllo, Lurin, Trujillo, Iquitos, Jaen, Huancayo e Huanuco verranno supportate 3 mense ciascuna, mentre nelle restanti 36 giurisdizioni ci saranno due centri di distribuzione di pasti “per fornire cibo a chi ne ha più bisogno”. Infine, la Cep si dice “profondamente grata” a tutti coloro che “hanno reso possibile questo grande aiuto per le famiglie più vulnerabili durante l’emergenza sanitaria da coronavirus”. Secondo gli ultimi dati, in Perù il Covid-19 ha fatto registrare 440.000 casi positivi, 20.007 decessi e 302.000 guariti. (IP)

4 agosto - ITALIA- La Perdonanza Celestiniana 2020 omaggerà coloro che si sono impegnati nell’emergenza coronavirus

La 726.ma Perdonanza Celestiniana dell’Aquila, che si tiene dal 23 al 30 agosto, quest’anno sarà dedicata a quanti hanno profuso il loro impegno a vario titolo contro il Covid-19, a coloro che sono stati vicini agli ammalati e alla gente e ai giovani che hanno trascorso l’ultimo anno di scuola in un contesto di emergenza sanitaria. La manifestazione, riconosciuta nel dicembre dello scorso anno dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità, è stata presentata stamani nel capoluogo abruzzese e quest’anno sarà diversa dalle edizioni precedenti per rispettare le norme anti-Covid. Le figure principali della Perdonanza 2020, le Dame della Bolla e della Croce e il Giovin Signore, simboleggeranno donne e uomini in prima linea nelle corsie ospedaliere, nei supermercati sempre aperti durante il lockdown, e i giovani, che rappresentano il futuro del territorio e il suo rilancio, a 11 anni dal terremoto del 6 aprile 2009, e che non hanno potuto festeggiare i 100 giorni dalla maturità né organizzare le tradizionali gite scolastiche. Si tratta dei personaggi più rilevanti del caratteristico corteo che ogni 28 agosto sfila per le strade della città per accompagnare solennemente la Bolla dell’indulgenza concessa da Papa Celestino V nel 1294 a tutti i fedeli nella basilica di Santa Maria di Collemaggio costruita per sua stessa volontà. A vestire i panni degli storici personaggi saranno Desiree Biccirè, medico, 35 anni, all’ultimo anno della scuola di specializzazione in anestesia e rianimazione, in prima linea nel complesso del G8 dell’ospedale San Salvatore, allestito per ricoverare i pazienti contagiati dal coronavirus; Angela Marrone, 19 anni, appena diplomatasi al liceo linguistico “Cotugno”; Massimiliano Fornella, da 15 anni dipendente di un ipermercato, sempre presente a lavoro sia durante tutto il periodo del lockdown, sia subito dopo la riapertura della struttura di vendita dopo il terremoto 2009. A presiedere i riti della manifestazione sarà il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna. La Perdonanza Celestiniana vuole essere un invito simbolico alla pace fra tutti i popoli, concetti cardine della Bolla del Perdono sono infatti la pace, la solidarietà e la riconciliazione cui sono invitati quanti, senza distinzioni di classi sociali, confessati e sinceramente pentiti, ricevono la remissione dei peccati e l’assoluzione della pena.(TC)

4 ago 20 - FRANCIA - Nella festa di San Giovanni Maria Vianney ricordato il cardinale congolese Emile Biayenda ritenuto il Santo Curato d’Ars africano

Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha inaugurato questo pomeriggio nel santuario d’Ars, in Francia, nell’ambito delle celebrazioni per la festa di San Giovanni Maria Vianney, la prima tappa di un percorso dedicato al cardinale Emile Biayenda, arcivescovo di Brazzaville dal 1971 al 1977 e di cui è in corso la causa di beatificazione, considerato il Santo Curato d’Ars africano. Per lo stretto legame che il porporato aveva con Vianney, riferisce la Semaine Africaine, nella cittadina francese è stato invitato monsignor Anatole Milandou, arcivescovo di Brazzaville, che ieri ha tenuto una conferenza su “L’incidenza della figura del Curato d’Ars nelle diocesi del Congo”. Il cardinale Biayenda amava molto Giovanni Maria Vianney, santo che lo ispirava e che considerava come modello da imitare, e aveva fatto di Ars la sua seconda diocesi recandovisi spesso. Il legame con il santuario francese risale al periodo dei suoi studi a Lione, durante i quali si recava spesso ad Ars per approfondire la spiritualità del Santo Curato. Rientrato in Congo, tutte le volte che raggiungeva la Francia faceva sempre tappa al santuario d’Ars. Il cardinale Parolin conosce bene la figura di Emile Biayenda. Durante il suo soggiorno a Brazzaville, nel febbraio del 2017, visitando la casa del porporato, nel libro degli ospiti ha lasciato questo pensiero: “Sono molto commosso da questa visita alla Cattedrale del Sacro Cuore di Brazzaville, alla tomba e all’appartamento in cui viveva. Prego perché il suo esempio di pastore possa sempre ispirare i ministri della Chiesa e la sua morte essere la semente di una raccolta abbondante del Vangelo in questo meraviglioso Paese”. Il cardinale Biayenda era nato a Maléla Bombé (Mpangala), ha frequentato il seminario di San Paolo di Mbamou e ha studiato teologia e filosofia al Seminario Maggiore Libermann di Brazzaville. Ordinato sacerdote il 26 ottobre 1958, ha studiato sociologia e teologia a Lione, conseguendo un dottorato in Scienze Sociali. Il 7 marzo 1970 Paolo VI lo ha nominato arcivescovo coadiutore di Brazzaville e il 5 marzo del 1973 lo ha creato cardinale. Il porporato è scomparso nella notte fra il 22 e il 23 marzo del 1977. Rapito dalla sua residenza, nei pressi della cattedrale del Sacro Cuore di Brazzaville, è stato ucciso subito dopo. La sua morte è avvenuta in un momento di particolare tensione, a pochi giorni dall’assassinio del presidente Marien Ngouabi. Prima del sequestro aveva lanciato un appello per la pace e l’unità del Paese. La sua causa di beatificazione è stata aperta per volere di Giovanni Paolo II il 20 marzo 1995. La fase diocesana si è conclusa il 14 giugno 2003 ed è stata convalidata dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 29 maggio 2015. Si attende adesso il riconoscimento delle virtù eroiche. (TC)

4 agosto- COSTA D’AVORIO Aiuti dalla Cei e dalla Caritas italiana per la lotta al coronavirus

Arrivano in Costa d’Avorio gli aiuti della Conferenza episcopale italiana e della Caritas italiana per sostenere gli ospedali nella lotta al coronavirus. Domani, alla presenza del nunzio apostolico, monsignor Paolo Borgia, presso la parrocchia St. Laurent di Yopougon Kouté, affidata alla Comunità Missionaria di Villaregia, sede di un ospedale, saranno consegnati gel idroalcolici, sterilizzatori, respiratori, mascherine di protezione, termometri e altri strumenti acquistati grazie ai fondi dell’8x1000. Lo scorso aprile la Presidenza della Conferenza episcopale italiana ha stanziato 6 milioni di euro, ai quali sono stati aggiunti altri 3 milioni a maggio, per l’emergenza Coronavirus in Africa e in altri paesi poveri del mondo. Grazie a queste risorse, riferisce un comunicato, sono state finanziate 381 iniziative in ambito sanitario e 160 in quello formativo. In Costa d’Avorio, per far fronte all’emergenza coronavirus, accanto alle misure preventive attuate dal governo e dall’Oms, i vescovi italiani e la Caritas hanno offerto il loro contributo finanziando 10 progetti sanitari in altrettante città. Ogni struttura sanitaria ha ricevuto fra i 10 e i 15mila euro. Sette progetti sono stati accompagnati dalle Ong Avsi e Soleterre, e dagli enti ecclesiastici Comunità Missionaria di Villaregia e Istituto Missioni Consolata, realtà che operano in Costa d'Avorio da diversi anni attraverso programmi sviluppo e promozione umana. Hanno l’obiettivo di sostenere iniziative per la sensibilizzazione della popolazione, oltre alla formazione e alla preparazione del personale sanitario. (TC)

4 luglio - GIAPPONE - 75.mo bomba atomica. Vescovi: affrontare il passato senza reticenze 

“Sono certamente gli esseri umani a causare la guerra, ma non siamo anche noi quelli che possono fermarla? ... Questa è la nostra incrollabile convinzione, appresa a un prezzo eccezionale". Prende spunto dalle parole scritte dai sopravvissuti di Okinawa nel Museo memoriale della pace il messaggio con cui, lo scorso mese di giugno, i vescovi giapponesi hanno voluto commemorare il 75.mo anniversario di una delle più feroci e sanguinose battaglie di tutta la campagna nel Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale. Una ricorrenza che ha offerto ai presuli l’occasione per riproporre alcuni spunti di riflessione sul tema della pace e presentare linee di azione per il futuro in un momento in cui il mondo, a 75 anni dal bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, sta vivendo “una nuova Guerra Fredda, una forte instabilità nell’Asia Orientale, nuove minacce nucleari e una crisi ecologica globale”. Il messaggio ripercorre alcuni passaggi chiave dell’impegno della Chiesa giapponese per la pace, partendo dal pressante appello contro la guerra e per il disarmo nucleare lanciato il 25 febbraio 1981 da San Giovanni Paolo II a Hiroshima, durante la sua storica visita nel Paese. Da quell’appello – ricordano i presuli – è scaturita l’iniziativa “Dieci giorni per la pace” promossa ogni anno dalla Conferenza episcopale in occasione dell’anniversario della prima bomba atomica per pregare e riflettere sul tema della pace e dei diritti umani. Un’iniziativa – sottolineano – che trova eco nelle parole di Francesco nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2017 dedicato al tema della non-violenza come “stile di una politica per la pace”. I vescovi giapponesi richiamano quindi le forti parole del Papa anche contro il semplice “possesso” di armi nucleari. Parole pronunciate la prima volta nel novembre di quello stesso anno alla Conferenza in Vaticano sulle "Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per il disarmo integrale”, convocata dopo la firma del Trattato per la proibizione delle armi atomiche.  Su questi concetti – ricordano ancora i vescovi giapponesi – Papa Francesco ha insistito a Hiroshima e Nagasaki, durante la sua visita in Giappone lo scorso novembre, quando ha affermato che il “possesso” delle armi atomiche è “immorale” quanto  "l’uso" dell’energia atomica per fini di guerra, ribadendo l’impegno instancabile della Chiesa per la totale eliminazione delle armi nucleari.  In risposta all’appello del Papa lo scorso dicembre la Conferenza episcopale giapponese ha indirizzato una lettera al Primo Ministro Abe per chiedere che il Giappone firmi e ratifichi il Trattato per la probizione delle armi nucleari del 2017. Il messaggio ricorda infine il 70.mo anniversario dell’inizio della guerra di Corea nel 1950, una tragedia – si osserva - alla quale non sono estranei i 35 anni di dominio giapponese nel Paese e che continua ad essere ancora oggi una causa di instabilità nella regione. “Dal modo in cui contribuiamo alla costruzione della pace in Asia Orientale dimostreremo se, come Chiesa in Giappone, possiamo seguire le parole di Papa Francesco. Per fare ciò, rinnoviamo la nostra determinazione ad affrontare il passato senza reticenze e continuiamo ad assumerci la responsabilità per il futuro”, affermano in conclusione i vescovi giapponesi, ricordando, con le parole del Papa nel Messaggio per la 52.ma Giornata mondiale della Pace, che “il processo di pace è un lavoro paziente di ricerca della verità e della giustizia, che onora la memoria delle vittime e che apre, passo dopo passo, a una speranza comune, più forte della vendetta”. (LZ)

4 giugno - R.D. CONGO la Caritas avvia un programma di istruzione per i giovani e per combattere il lavoro minorile

Avviato dalla Caritas la scorsa settimana, nella diocesi di Wamba, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, il programma di accesso all’istruzione per i giovani e per la lotta al lavoro minorile nelle miniere di Mwenga e Wamba. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Caritas Norvegia e finanziato dall’Organizzazione norvegese per i giovani. Monsignor Justin Amboko, vicario generale della diocesi, presente al lancio del progetto, il 29 luglio, ha rimarcato che è lo Stato a dover garantire l’istruzione e che il nuovo progetto rafforza il dovere publico in materia di educazione, mentre la Caritas funge da strumento tecnico e specifico nella cura pastorale che spetta al vescovo, al servizio dell'evangelizzazione e della promozione umana integrale. “La Caritas Wamba ci ha appena dato una nuova prospettiva di vita volgendo lo sguardo alle miniere - ha aggiunto monsignor Amboko - in modo che i bambini e i giovani che vi lavorano beneficino dell'istruzione”. Il programma avrà la durata di quattro anni e il vicario generale di Wamba ha esortato alla sensibilizzazione perché possa essere coinvolto un ampio numero di giovani di età compresa fra i 12 e i 19 anni. Sempre la Caritas, nei giorni scorsi, ha distribuito, a Bukombo, nel territorio di Rutshuru, kit per l’igiene e beni di prima necessità. Nell’area, ripetuti scontri tra gruppi armati ed esercito governativo provocano massicci spostamenti delle popolazioni e la Caritas Goma si sta impegnando per offrire aiuti e per censire le famiglie beneficiarie. Quelle registrate fino ad ora sono 1.500. Nella zona di Bukombo, oltre alla precarietà di quanti vivono disagi a causa dei conflitti in corso, c’è anche da affrontare la malnutrizione, la mancanza di acqua potabile, l’impraticabilità delle strade, che rendono la vita difficile. (TC)

4 agosto -  REGNO UNITO - 75.mo atomiche. I vescovi di Scozia, Inghilterra e Galles uniti contro le armi nucleari

Stop all’uso bellico nell’energia nucleare: lo ribadiscono in una dichiarazione congiunta pubblicata sul sito della Conferenza episcopale di Scozia i vescovi scozzesi e i vescovi di Inghilterra e Galles. La dichiarazione, infatti, porta le firme di monsignor William Nolan, vescovo di Galloway a nome della Commissione per la Giustizia e la Pace della Conferenza episcopale di Scozia, e di monsignor Declan Lang, vescovo di Clifton e presidente del Dipartimento degli Affari internazionali della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles. “Durante la sua storica visita in Giappone lo scorso anno, Papa Francesco ha dichiarato che ‘l'uso dell'energia atomica per scopi bellici è immorale, così come è immorale il possesso di armi atomiche’ – scrivono i presuli -  a settantacinque anni di distanza dalla distruzione orribile e senza precedenti della vita a Hiroshima e Nagasaki, siamo chiamati a riflettere con la preghiera sul possesso di armi nucleari da parte del Regno Unito”. “Papa Francesco ha ribadito che la minaccia di distruzione reciproca, la perdita massiccia di vite innocenti e l'annientamento di qualsiasi futuro per la nostra Casa comune, è completamente incompatibile con i nostri sforzi per costruire la pace – si legge ancora – ‘se vogliamo davvero costruire una società più giusta e sicura, dobbiamo lasciare che le armi cadano dalle nostre mani", ha detto il Papa”. Francesco, ricordano i vescovi, ha sottolineato anche come sia “ingiusto continuare a sperperare risorse preziose per la produzione, il mantenimento e l'aggiornamento di tecnologie sempre più distruttive. Il costo delle armi nucleari dovrebbe essere misurato non solo nelle vite distrutte dal loro uso, ma anche nelle sofferenze delle persone più povere e vulnerabili, che avrebbero invece potuto beneficiare di somme così ingenti di denaro pubblico investito nel bene comune della società”. (RB)

4 agosto - NICARAGUA - I vescovi sull’insicurezza nel Paese: possiamo solo restare uniti nella preghiera

Con un messaggio rivolto ai fedeli e a tutte le persone di buona di volontà, firmato dai vescovi della Commissione Giustizia e Pace dell’arcidiocesi di Managua, capitale del Nicaragua, la Conferenza episcopale del Paese centroamericano torna sul tema della sicurezza nel Paese dopo il grave attentato terroristico che ha colpito la cattedrale della città il 31 luglio scorso. “Alziamo la voce per le migliaia di nicaraguensi che lasciano il Nicaragua – esordiscono - le cause sono la mancanza di lavoro, la persecuzione politica, l'insicurezza e la violazione dei suoi diritti umani: diritti fondamentali, che però, venendo calpestati, negano ai cittadini il diritto di vivere con dignità nel proprio Paese”. “Vogliamo anche rivendicare il diritto di coloro che ritornano in patria, in condizioni ancora più precarie, e vengono trattati senza alcuna compassione, vengono da questi richiesti requisiti e oneri eccessivi da pagare e, nell'impossibilità di saldare, vengono abbandonati a se stessi in condizioni subumane proprio alle porte del proprio Paese – si legge ancora - la ragione e la coscienza ci fanno chiedere: come siamo arrivati a questo estremo di disumanizzazione che è diventata così evidente nell'incuria dei servizi sanitari, nella strumentalizzazione politica dei detenuti, nelle persecuzioni alle famiglie e negli abusi contro i media indipendenti, nell'impunità dei crimini? Qualsiasi minaccia alla dignità umana e alla vita si ripercuote nel cuore stesso della Chiesa”. “Con tristezza notiamo ancora una volta la ripetuta mancanza di rispetto e la profanazione della Santa Eucaristia, così come hanno mostrato il terrorismo e l'assedio costante di varie chiese cattoliche negli ultimi tempi. Vi invitiamo a continuare uniti nella preghiera dalle nostre case, in comunione con i nostri fratelli e le nostre sorelle che soffrono e con la guida dei nostri pastori, confidando pienamente in Dio e nel fatto che la Madonna dell’Assunta riempirà di speranza i nostri cuori affinché lavorino alla costruzione del Regno di Dio”. (RB)

4 agosto - PARAGUAY - Preparativi per l’Assunta. L’invito dell’arcivescovo Mellid a rispettare le norme

Con una conferenza stampa sulla spianata davanti alla Cattedrale di Asunción, capitale del Paraguay, ieri l'arcivescovo metropolita Edmundo Valenzuela Mellid, ha invitato i fedeli a celebrare l'anniversario della solennità di Maria Santissima Assunta, il prossimo 15 agosto, rispettando le norme di sicurezza anti-Covid. Ne dà notizia il sito della Conferenza episcopale del Paraguay. Nel suo discorso, il vescovo ha ricordato Maria, donna gloriosa del cielo, giustamente riconosciuta dalla Chiesa con il titolo "Nostra Signora dell'Assunzione" e ha spiegato l’origine del toponimo della capitale del Paese: “Quando arrivarono gli spagnoli, il 15 agosto, si ricordarono della festa dell'Assunzione e per celebrarla al meglio, diedero alla baia dove erano sbarcati il nome di ‘Nostra Signora dell'Assunzione’", ha detto. Il presule ha anche esortato i cittadini a prendersi cura di se stessi e a celebrare questa solennità al meglio, sempre nel rispetto delle norme igieniche vigenti: "Dobbiamo prenderci cura di noi stessi, prenderci cura della nostra salute, proteggerci l'un l'altro e rispettare i protocolli - ha detto - non ci saranno folle e, nel pieno rispetto delle regole, onoreremo Nostra Madre". Questi i numeri della pandemia nel Paese: 80 i nuovi casi nelle ultime 24 ore, per un totale di oltre 1400 dall’inizio dell’emergenza e 55 morti in totale.  Scorrendo il programma della solennità, preceduta da una Novena di preghiera che prende il via il 6 agosto con la festa della Trasfigurazione del Signore, il vescovo si è soffermato in particolare su due momenti importanti: la processione dell'immagine della Madonna per le strade della città e la sfilata degli educatori delle scuole cattoliche in auto, che inizieranno la carovana dopo la Messa sulla Costanera de Asunción e arriveranno all'oratorio di Nostra Signora Assunta. Vatican News Service  (RB)

4 agosto - AUSTRALIA - Domenica della Giustizia sociale dedicata alla salute mentale. Vescovi: accogliere chi soffre  contro lo stigma  

Fare della salute mentale una priorità politica e sociale, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria Covid-19, impegnandosi attivamente contro l’esclusione e lo stigma e sostenendo le persone che ne sono affette. Questo l’invito di fondo rivolto alle comunità e alle istituzioni nel documento pastorale dei vescovi australiani “To Live Life to the Full: Mental health in Australia today” ("Vivere la vita nella sua pienezza: la salute mentale in Australia oggi”).  Il testo, lungo 20 pagine, è stato pubblicato sul sito della Conferenza episcopale australiana (Acbc) in vista della Domenica della Giustizia sociale, che sarà celebrata il prossimo 30 agosto e che quest’anno è dedicata al disagio mentale. Nella prefazione, monsignor Mark Coleridge, arcivescovo di Brisbane e presidente della Conferenza episcopale, ricorda che il disagio mentale può toccare chiunque in qualsiasi momento e che in questo periodo di emergenza sanitaria esso è destinato ad acuirsi a causa della perdita di posti di lavoro e di reddito, dell’insicurezza, ma anche a causa delle violenze domestiche e delle tensioni familiari che il confinamento ha accresciuto. “Il disagio mentale non è un fallimento morale, il risultato di una mancanza di fede o di una debolezza -  avverte monsignor Coleridge -. Anche Gesù fu etichettato come ‘matto’ e come noi ha sofferto di stress psicologico. Le persone che ne sono affette non sono ‘altri’, siamo ‘noi’, e hanno bisogno della nostra comprensione e supporto”, sottolinea l’arcivescovo di Brisbane. Il documento richiama in particolare l’attenzione sulle persone più vulnerabili nella società australiana e più esposte al disagio mentale a causa della povertà, delle condizioni di vita e dell’insicurezza: le comunità aborigene , i richiedenti asilo e i rifugiati, i senza casa, i carcerati, gli anziani.  Il problema di fondo - evidenzia la Chiesa australiana - è la tendenza della società “a rimuovere o allontanare chi ci costringe a confrontarci con le nostre fragilità e limiti”. Questo “in totale contrasto con la storia di Gesù" che "assume su di sé la fragilità della condizione umana". Di qui l’invito alle parrocchie e le comunità locali a respingere lo stigma, ad intervenire attivamente sulle cause sociali del disagio mentale e a chiedere anche politiche e servizi che rispondano alle esigenze dei membri più poveri ed emarginati della società.  (LZ)

4 agosto - MESSICO I vescovi sulla ripresa a distanza della scuola: fidarsi della comunità educativa nel suo insieme

La parola d’ordine è “credere, fidarsi della comunità nel suo insieme” per vincere le sfide educative davanti alle quali la pandemia sta mettendo il Paese. Così scrivono i vescovi in una lettera pubblicata sul sito dell’Episcopato e firmata da monsignor Enrique Díaz Díaz, vescovo di Irapuato e responsabile del settore Educazione della Conferenza episcopale messicana; da monsignor Rogelio Cabrera López, arcivescovo di Monterrey e presidente dei vescovi, e da monsignor Alfonso G. Miranda Guardiola, vescovo ausiliare di Monterrey e segretario generale della Conferenza episcopale del Messico. La lettera è stata diffusa dopo la notizia di ieri che gli studenti messicani torneranno a scuola il 24 agosto ma solo virtualmente, attraverso le piattaforme web e tv, mentre per le comunità indigene sono previsti programmi educativi radiofonici. La decisione del Ministero dell’Istruzione messicano è stata presa per evitare ulteriori veicoli di contagio del Coronavirus che solo nelle ultime 24 ore nel Paese ha fatto registrare circa cinquemila nuovi casi. “Salutiamo con grande apprezzamento e rispetto l'intera comunità educativa del Paese. Di fronte alla situazione che stiamo vivendo, vogliamo offrire una parola che aiuti a discernere il tutto e non solo le parti; a promuovere l'unità e non il conflitto; a concentrarsi sulla riflessione sulla realtà e non solo sul mondo delle idee; oltre a vedere noi stessi nel tempo, che ci permette sempre di camminare con una risposta positiva e solidale – scrivono i presuli - l'educazione è l'attività umana che ci prepara ad imparare ad essere e a vivere insieme, nel presente e per il futuro. Questo tempo di emergenza ci ha insegnato molte cose importanti. Non possiamo più pensare solo al nostro bene o alla mera stabilità istituzionale; solo a ciò di cui io o la mia gente abbiamo bisogno, ma dobbiamo necessariamente pensare al bene degli altri: i parenti, i vicini, la società circostante, le altre scuole, il Paese nel suo insieme, la ‘Casa comune’, secondo le parole di papa Francesco”. “Sappiamo che il sistema educativo nazionale sta affrontando un nuovo anno scolastico, attraverso i media digitali. Dopo un profondo discernimento, noi, vescovi del Messico, condividiamo la convinzione che è necessario CREDERE, fidarsi in ogni persona e nella comunità educativa nel suo insieme, per tornare alle classi a distanza, e in futuro in una presenza scaglionata con tutte le possibili misure di cura e precauzione – proseguono - ciò implica tempo, preparazione, cambiamento verso quella cultura della cura e, naturalmente, un enorme sforzo di generosità da parte di tutti”. (RB)

4 agosto - BRASILE - Agosto mese delle Vocazioni. Prima settimana dedicata alla missione di diaconi, sacerdoti e vescovi

Entrano nel vivo, in Brasile, le celebrazioni di Agosto – mese delle Vocazioni che in questa prima settimana si concentra sui ministeri degli ordinati, cioè sulle vocazioni di diaconi, sacerdoti e vescovi. "Il vescovo, il sacerdote e il diacono devono realizzare nella loro vita e nel loro ministero, nel modo più evidente possibile, ciò che il Signore stesso ha insegnato a coloro che ha amato e chiamato a condividere più direttamente la sua missione: ‘chi vuole diventare grande tra voi, sia colui che serve’”. Con queste parole dal vangelo di Matteo, monsignor André Vital, vescovo di Limoeiro do Norte e membro della Commissione per i ministeri ordinati e la vita consacrata della Conferenza episcopale del Brasile, spiega il senso delle celebrazioni di questa prima settimana dal sito dell’Episcopato brasiliano. Il vescovo paragona, poi, i due sacramenti dell’ordinazione e del matrimonio, in quanto entrambi concepiti come servizio:  "Il sacerdozio comune dei battezzati e dei confermati ci rende tutti membri di un unico e indivisibile Corpo di Cristo – ha detto ancora monsignor Vital - pertanto, i ministeri ordinati esprimono e realizzano il desiderio del Signore Gesù di far crescere nell'unità, per la forza dello Spirito Santo, il suo Corpo, la sua Chiesa". In quanto tale, allora, il ministero ordinato non può essere ridotto a una semplice funzione.  Sul diaconato, in particolare, ha sottolineato che “la testimonianza scritturale risale alla primitiva comunità di Gerusalemme, ma nella sua essenza di servizio, ha il suo fondamento nella missione stessa di Gesù che si è fatto servo di tutti, anche se, nel dinamismo dello Spirito nella storia, esso è sempre stato più configurato alle esigenze della comunità. “Il presbiterato, da parte sua - secondo monsignor Vital - conferisce la missione di servire tutto il Corpo di Cristo in zelante collaborazione con l'ordine episcopale. In virtù dell'ordinazione, infatti, il sacerdote diventa servo e araldo della Parola, ministro dei sacramenti e guida della comunità". L’ultima riflessione è sull’episcopato: “Non può essere compreso e ancor meno esercitato senza la convinzione che questo ministero è servizio e non onore – ha concluso - la bellezza di questo ministero non è un estetismo delle apparenze, ma un segno che testimonia la fedeltà del Signore Gesù stesso, che ha amato e chiamato i dodici discepoli, i cui successori sono i vescovi, attraverso i quali egli stesso continua ad annunciare la buona novella della salvezza”. (RB)

4 agosto -  USA-GIAPPONE - 75.mo anniversario atomica Nagasaki. Il confronto tra i vescovi Malloy e Takami: lavorare insieme all’abolizione delle armi nucleari

Il mondo deve invertire il suo cammino: dalla corsa agli armamenti a quella verso la pace, interrompendo finalmente le minacce alla creazione di Dio. Questo l’accorato appello lanciato da due rappresentanti delle Conferenze episcopali degli Stati Uniti e del Giappone, monsignor David J. Malloy vescovo di Rockford, Illinois, e monsignor Joseph Mitsuaki Takami, arcivescovo di Nagasaki, che ieri si sono virtualmente incontrati per un webinar della durata di mezz’ora in vista dell’imminente importante ricorrenza. Ne dà notizia il servizio di informazione religiosa Cath Press. “Il cammino verso la vera pace richiede che il mondo abolisca le armi nucleari”, hanno convenuto i due vescovi, ribadendo gli appelli di lunga data delle Conferenze episcopali dei rispettivi Paesi. "Finché persisterà l'idea che le armi sono necessarie per il processo di pace, sarà difficile anche solo ridurre il numero delle armi nucleari, per non parlare dell'abolizione. Sarebbe ideale se gli Stati Uniti e il Giappone potessero veramente riconciliarsi e lavorare insieme per questi obiettivi", ha detto l'arcivescovo Takami.Entrambi hanno poi espresso preoccupazione in merito al fatto che il mondo abbia trascurato l'enorme distruttività delle armi nucleari, come è accaduto in Giappone nel 1945, quando le bombe atomiche statunitensi sono esplose sopra Hiroshima il 6 agosto e Nagasaki tre giorni dopo. Toccante la testimonianza di monsignor Takami – che è anche presidente della Conferenza episcopale giapponese – che ha raccontato come sia sopravvissuto al bombardamento di Nagasaki, sua città natale e il centro della comunità cattolica giapponese. All'epoca era nel grembo di sua madre: "Non ho assistito alle scene orribili che si sono verificate subito dopo il bombardamento. Ma la mia nonna materna ha subito ustioni su tutto il corpo ed è morta di una morte dolorosa dopo una settimana senza ricevere alcuna assistenza medica", ha detto, ricordando anche le altre vittime della sua famiglia. “Nella cattedrale Urakami di Nagasaki, dove 24 parrocchiani si stavano preparando a ricevere il sacramento della Riconciliazione quando la bomba è esplosa, poco è rimasto in piedi – ha proseguito - dei 12mila parrocchiani circa 8.500 sono morti. Il bombardamento è stato anche ‘spiritualmente dannoso’ per molti che, dopo aver subito tante sofferenze, hanno perso la fede e hanno lasciato la chiesa”. Monsignor Malloy, da parte sua, ha ribadito l’impegno dei vescovi degli Stati Uniti per il disarmo, espresso anche nella lettera pastorale del 1983 "La sfida della pace": La promessa di Dio e la nostra risposta". Il documento, secondo quanto spiegato da monsignor Malloy, impegna i vescovi "a plasmare il clima di opinione che renderà possibile al nostro Paese di esprimere un profondo dolore per il bombardamento atomico del 1945. Senza quel dolore, non c'è possibilità di trovare un modo per ripudiare l'uso futuro delle armi nucleari". “I bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki possono portare la gente a comprendere l'enorme sofferenza umana e il costo umano che può verificarsi quando le armi nucleari sono usate in guerra”, ha precisato. (RB)

4 agosto - IRLANDA John Hume. La famiglia chiede alla gente di accendere “una luce per la pace”

Accendere “una luce per la pace” e unirsi in preghiera recitando la Preghiera per la Pace di San Francesco d’Assisi: questo l’invito rivolto dalla famiglia di John Hume, il Premio Nobel del 1998 per la pace in Irlanda del Nord morto ieri a 83 anni, alle tante persone che vorrebbero rendergli omaggio mettendo a rischio le normative anti-Covid.  Lo comunica, attraverso il sito dell’Episcopato irlandese, padre Paul Farren, amministratore della Cattedrale di Sant’Eugenio a Derry dove in serata sarà trasportato il feretro dell’uomo politico, in attesa dei funerali che si svolgeranno domattina alle 11.30: "Pat e la sua famiglia sono molto grati per l'effusione di amore e sostegno dopo la morte del loro amato John".  La famiglia, però, teme che una grande partecipazione di pubblico alle esequie possa inavvertitamente mettere a rischio la salute di qualcuno nel contesto dell'attuale pandemia da Covid 19, e chiede che la gente esprima il proprio dolore rimanendo a casa e unendosi alla famiglia Hume in una “celebrazione di luce per la pace'". "Invece di costeggiare strade e vie per salutare John, è desiderio della famiglia Hume che noi rimaniamo a casa – ha proseguito - e alle 21 di questa sera accendiamo una candela e ci uniamo alla famiglia per recitare la Preghiera per la Pace di San Francesco d'Assisi proprio mentre il corpo di John arriverà in cattedrale.  Questa “celebrazione di luce per la pace” è un doveroso tributo a un irlandese molto amato da tutti". (RB)

4 agosto - BRASILE Ancora in salita il bilancio di vittime e contagiati tra i sacerdoti

Continua a salire tra i sacerdoti il bilancio delle vittime e dei contagiati dal Coronavirus: sono 415, i sacerdoti diocesani colpiti e 21 le vittime, secondo l’ultimo bollettino del 31 luglio scorso diffuso dalla Commissione nazionale dei sacerdoti della Conferenza episcopale del Brasile e pubblicato sul sito dell’Episcopato brasiliano. Rispetto alla comunicazione precedente, datata 29 aprile e che riportava 347 casi, l’aumento registrato è pari all’11 per cento. I dati sono stati consolidati sulla base della consultazione con le 18 Conferenze episcopali regionali, che coprono 278 circoscrizioni religiose del Paese, tra diocesi e arcidiocesi. I numeri, tuttavia, potrebbero essere maggiori, dato che l'indagine si è concentrata solo sui sacerdoti diocesani. L'indagine non ha incluso, ad esempio, i sacerdoti legati a congregazioni, o altri religiosi. La Regione Sud 1 della Conferenza episcopale del Brasile, che comprende lo Stato di San Paolo, con 45 circoscrizioni religiose, ha registrato il maggior numero di sacerdoti contagiati dal Coronavirus, ben 72, ma con un solo decesso.  La Regione Nord 2, che comprende gli stati di Pará e Amapá, invece, ha registrato il maggior numero di morti, in totale 6, a causa della malattia. Intanto, secondo i dati nazionali, nelle ultime 24 ore il Brasile ha contato circa 16.500 nuovi casi che vanno ad aggiungersi agli oltre due milioni e 750mila già registrati, e purtroppo anche 556 nuovi decessi che si sommano agli oltre 94mila precedenti. L’aggiornamento arrivato via Twitter è del Consiglio nazionale dei segretari sanitari del governo di Bolsonaro. (RB)

3 agosto EUROPA - Nuova Provincia gesuita dell’Europa Centrale. Padre Bürgler S.J.: un “segnale forte contro il nazionalismo 

Un “segnale forte contro il nazionalismo emergente”: così il padre gesuita Bernhard Bürgler  definisce l’accorpamento delle quattro Province di Austria, Germania, Lituania-Lettonia e Svizzera della Compagnia di Gesù, che dal 27 aprile 2021 saranno riunite nella nuova Provincia dell’Europa Centrale. 60 anni, originario del Tirolo Orientale e psicoterapeuta di formazione, il religioso, che dal 2014 è provinciale dei Gesuiti dell'Austria, sarà il primo superiore della futura Provincia che comprenderà 442 religiosi ignaziani distribuiti in 36 siti. “Dimostriamo che una visione più larga ha i suoi vantaggi ed è più in sintonia con l’essere cristiani", afferma in un’intervista pubblicata ieri sul sito dell’emittente cattolica tedesca “Domradio” di Colonia. Secondo padre Bürgler, con il passare del tempo le differenze nazionali diventano meno importanti: "Saremo quindi in grado di usare le ricchezze della spiritualità ignaziana in modo più fecondo  per la fede, la giustizia, il dialogo interculturale e la riconciliazione", afferma. Del resto - osserva - il carisma dell'Ordine dei Gesuiti è stato aperto al mondo fin dai suoi esordi: "I primi compagni del nostro fondatore Ignazio di Loyola provenivano da diverse nazioni. Ignazio non pensava mai in una prospettiva nazionale, ma mondiale: sia per le aree dove voleva inviare le persone, sia per la loro provenienza". L’obiettivo della fusione è di unire le forze in una fase in cui le risorse finanziarie e umane sono più ridotte, spiega ancora padre Bürgler . Il suo auspicio è che i Gesuiti della nuova Provincia possano essere presenti soprattutto nei settori della spiritualità, dell'educazione e sociale: "Se riusciremo a distinguerci ancora di più in questi ambiti, credo che saremo in grado di dare un contributo alle persone, ma anche all'interno della Chiesa e per la Chiesa". (LZ)

3 agosto - FILIPPINE Da domani Messe nuovamente sospese a Manila e in 4 province intorno alla capitale. Nuova impennata di contagi

Messe pubbliche nuovamente sospese nell’area metropolitana di Manila e in quattro province intorno alla capitale filippina. A partire da domani 4 agosto e fino al 18 agosto le autorità hanno reintrodotto le restrizioni agli spostamenti e agli assembramenti, comprese le celebrazioni liturgiche con concorso di popolo. Agli incontri di carattere religioso sarà ammessa la partecipazione di un massimo di 5 persone. Le misure - riporta l'agenzia Cbcnews - sono state annunciate dal Presidente Rodrigo Duterte dopo una riunione domenica del Consiglio di Gabinetto. Anche nelle Filippine la curva dei contagi ha ripreso a salire e i positivi hanno superato quota 100mila, concentrati soprattutto nella capitale e nelle aree circostanti. Le restrizioni coinvolgeranno, oltre a Manila 9 diocesi: Cubao, Kalookan, Parañaque, Novaliches, Pasig, Antipolo, Imus, Malolos e San Pablo. Prima ancora dell’ordinanza, l’arcidiocesi di Manila e le diocesi di Cubao e di Parañaque avevano già annunciato, il primo agosto, la sospensione temporanea delle celebrazioni liturgiche con concorso di popolo per due settimane. a spingere a questa decisione – ha spiegato in una lettera pastorale l’amministratore apostolico monsignor Broderck Pabillo – un appello dei medici filippini che nei giorni scorsi avevano chiesto una pausa delle attività pubbliche per frenare la nuova ondata di contagi. “Condividiamo la compassione dei medici impegnati in prima linea per i molti malati che vengono portati nei nostri ospedali. Abbiamo visto la loro dedizione. Molti sono stanchi e persino scoraggiati dalle loro pesanti responsabilità. Quindi sosteniamo il loro appello per un ‘time out’”, si legge nella lettera. (LZ)

3 agosto - PAKISTAN L'arcivescovo di Lahore annuncia la riapertura delle chiese il 16 agosto.  Messe già riprese a Karachi e Islamabad-Rawalpindi

Riapriranno il prossimo 16 agosto le chiese dell’arcidiocesi di Lahore, rimaste chiuse dal 15 marzo a causa della pandemia del Covid-19. Lo ha annunciato in una lettera pastorale e in un video-messaggio diffuso dalla Catholic Tv Pakistan, l’arcivescovo della città, monsignor Sebastian Shaw. “Grazie a Dio abbiamo seguito le precauzioni suggerite dell’Organizzazione mondiale della sanità e il nostro Governo sta giocando un ruolo molto importante per fermare la diffusione del virus. Dimostra che possiamo combatterlo”, ha detto il presule nel video-messaggio, raccomandando ai fedeli di rispettare durante le Messe tutte le precauzioni sanitarie: mascherine, distanze di sicurezza e uso di gel igienizzanti.  Le celebrazioni – ha spiegato - saranno brevi e il loro numero verrà aumentato in base alle esigenze. Le messe giornaliere dureranno 30 minuti, mentre quelle domenicali avranno una durata di 45 minuti, ha precisato all’agenzia Ucanews padre Mario Rodrigues, rettore della Cattedrale di San Patrizio di Lahore. In ogni parrocchia speciali comitati verificheranno il rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid. Il 15 agosto, Festa dell’Assunzione, sarà celebrata una Messa speciale di ringraziamento alla Madonna.  In Pakistan, dove i contagi hanno quasi raggiunto quota 280mila, con 6mila morti, le chiese erano state chiuse prima ancora del lockdown disposto dal Primo Ministro Imra Kahn. I governi locali hanno autorizzato l’apertura delle chiese solo la domenica, ma monsignor Shaw ha preferito optare per celebrazioni on-line, trasmesse sulla pagina Facebook di Catholic TV Pakistan, che hanno avuto una media di oltre 2mila visualizzazioni al giorno. L’arcidiocesi di Karachi ha invece ripreso le Messe con concorso di popolo già a luglio. Lo stesso hanno fatto la maggior parte delle chiese della diocesi di Islamabad-Rawalpindi, nel nord del Paese, anche se le Messe nella cattedrale di San Giuseppe a Rawalpindi hanno continuato ad essere trasmesse on line. (LZ)

3 agosto - FILIPPINE  Pastore evangelico nuovo presidente del Pimaht, rete ecumenica anti-tratta fondata  nel 2013.  In crescita tratta dei minori a causa del Covid-19    

È un pastore evangelico il nuovo presidente del Movimento interreligioso filippino contro il traffico di esseri umani (Pimaht), rete fondata nel 2013 dalla Conferenza episcopale (Cbcp), insieme al Consiglio nazionale delle Chiese (Nccp) al Consiglio delle Chiese evangeliche delle Filippine (Pcec).  Il reverendo Noel Pantoja, già direttore nazionale del Pcec, è stato eletto nei giorni scorsi durante l’assemblea annuale dell’organizzazione anti-tratta. Come rappresentante della Cbcp nel Comitato esecutivo – riporta l’agenzia dei vescovi filippini Cbcpnews - è stato invece nominato monsignor Narciso Abellana, presidente della Commissione episcopale per i migranti e gli itineranti (Ecmi). Due le priorità all’attenzione della nuova presidenza del Pimaht nel prossimo biennio: l’organizzazione dei rimpatrio dei lavoratori filippini rimasti senza lavoro e bloccati all’estero a causa della pandemia del Covid-19 e lo sfruttamento sessuale dei minori, che ha visto un preoccupante aumento in questi mesi di emergenza sanitaria. Secondo fonti governative, dallo scorso marzo sono stati rimpatriati oltre 35mila lavoratori filippini, molti impiegati nel settore marittimo. A questi si aggiungono altri 48mila che vorrebbero fare rientro nel Paese, come ha spiegato il Presidente Rodrigo Duterte durante il suo recente discorso sullo Stato della Nazione, in cui ha avvertito che nei prossimi mesi il numero dei rimpatriati potrebbe superare quota 100mila. A preoccupare in modo particolare il Pimaht in questo momento è l’aumento del traffico di bambini a scopo di sfruttamento sessuale on-line come conseguenza della pandemia. “Ci è stato riferito che a causa della crisi in corso e della perdita di posti di lavoro, molti di questi crimini sono perpetrati nelle case da genitori e parenti", riferisce all’agenzia Ucanews il pastore Pantoja. Alla radice del fenomeno è infatti la povertà: “Se le persone sono povere, i genitori sono costretti a vendere i propri figli sulla rete senza pensare alle implicazioni morali delle loro azioni - spiega -. Credono che gli atti sessuali online siano moralmente ammissibili perché non danneggiano fisicamente i loro figli”. (LZ)

3 agosto - PORTOGALLO - Dal 9 agosto, vescovi promuovono “Settimana nazionale delle migrazioni”

Un’intera settimana, celebrata a livello nazionale, per accendere i riflettori sul tema delle migrazioni: è l’iniziativa della Chiesa cattolica del Portogallo che, dal 9 al 16 agosto, promuove sette giorni di attenzione alla questione dei migranti. Il tema dell’iniziativa – riferisce l’agenzia Ecclesia – riprende quello del Messaggio del Papa per la 106ª Giornata mondiale del Migrante e del rifugiato 2020, che verrà celebrata il prossimo 27 settembre, ovvero “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”. L’obiettivo è quello di “presentare testimonianze di vita” sulla realtà dello sfollamento forzato, a causa della povertà o della guerra. “Viviamo in un’epoca in cui ci rendiamo conto di essere, sì, sulla stessa barca e nella stessa casa comune, ma con molte disuguaglianze – afferma Eugénia Costa Quaresma, direttrice dell'Opera cattolica portoghese per le migrazioni (Ocpm) – Per questo, possiamo fare molto quando lavoriamo insieme”. “Dobbiamo renderci conto del fatto che la nostra società ha bisogno di migranti e rifugiati – continua la direttrice dell’Ocpm - per contare sul talento di tutti e imparare a vivere insieme, senza cadere in stereotipi. Dobbiamo conoscere, quindi, per capire". Di qui anche l’invito ad inviare, tramite email all’indirizzo ocpm@ecclesia.pt, testimonianze di vita sull’argomento, in formato scritto, video, audio o anche tramite un disegno. Da ricordare che nel corso della Settimana, esattamente il 12 e 13 agosto, Monsignor José Augusto Traquina, presidente della Commissione episcopale portoghese per la Pastorale sociale e la mobilità umana, presiederà un pellegrinaggio al Santuario mariano di Fatima. (IP)

3 agosto - IRLANDA - Morto John Hume, cordoglio dei vescovi: “Costruttore di pace e di giustizia”

“Uno dei più grandi costruttori di pace e sostenitori della giustizia sociale del nostro tempo”: così, in una nota a firma di Monsignor Donal McKeown, vescovo di Derry, la Chiesa cattolica irlandese definisce John Hume, morto oggi all'età di 83 anni. Cattolico e attivista per i diritti umani, nel 1998 aveva ricevuto il Premio Nobel per la pace, in seguito all’intesa raggiunta in Irlanda del Nord, con il così detto “Accordo del Venerdì Santo”. Malato da tempo, aveva lasciato la politica nel 2004. Hume “ha dedicato la sua vita al benessere di questa comunità – si legge nella nota episcopale – ad un costo non indifferente per se stesso”, tanto che “il suo nome è diventato sinonimo di dedizione alla causa della pace, qualunque siano gli ostacoli o le critiche”. “Costruttore di ponti – si legge ancora – Hume aveva trascorso alcuni anni in Seminario ed aveva sempre mantenuto quel forte senso cristiano di sentirsi chiamato ad essere un operatore di pace”. “Ha generato speranza nella comunità – conclude Monsignor McKeown – e per questo sarà ricordato come una delle grandi figure della sua generazione, sia a livello locale che mondiale”. Gli fa eco Monsignor Eamon Martin, Arcivescovo di Armagh e Primate d’Irlanda che definisce il compianto John Hume “un modello da seguire”, “una pietra di paragone per la pace”, “uno statista gigante” il cui nome “evoca ammirazione, rispetto e ringraziamento per una vita dedicata alla pace e alla giustizia sociale”, nella ricerca costante di “alleviare la povertà e fornire condizioni di vita decenti a tutti”, “sfidando le ingiustizie”. Monsignor Martin ricorda, poi, che nel 2012 Benedetto XVI aveva conferito a Hume un titolo di cavalierato, “in riconoscimento del suo impegno per la pace, la riconciliazione, la non violenza e la giustizia sociale” e per la promozione della “dignità della persona umana”. Hume “viveva secondo il principio ‘Non c’è forza se non si lavora insieme’ – ricorda ancora l’Arcivescovo di Armagh - Il suo segreto era quello di incoraggiare la condivisione di idee e risorse per aumentare le speranze e le opportunità per tutti”. E il presule conclude: “Ora tocca a noialtri farci avanti ed essere tanto coraggiosi e determinati quanto lui”, che era “una persona speciale”. (IP)

3 agosto - FRANCIA - Legge sulla bioetica approvata dall'Assemblea nazionale. Vescovi: un voto guidato dalla miopia 

Dopo un’intensa settimana di dibattiti parlamentari, nella notte tra il 31 luglio e il 1.mo agosto, con 60 voti a favore, 37 voti contrari e 4 astensioni, l’Assemblea nazionale francese ha dato il via libera al controverso disegno di legge sulla bioetica. Il testo approvato in seconda lettura dopo il voto al Senato, conferma le misure volute dal partito di Macron, la République en Marche (Lrem),  e sostenute dalla sinistra. Si tratta, in particolare dell’estensione della procreazione medicalmente assistita (Pma), finora riservata alle coppie eterosessuali con problemi di infertilità, alle coppie composte da donne e alle donne single. Previsto anche il rimborso della previdenza sociale, che era stata esclusa in prima lettura dal Senato. Confermata anche la possibilità per le donne di conservare i loro ovociti anche nei casi in cui non ci siano necessità mediche. Inoltre, le nuove norme facilitano la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Il testo dovrà comunque passare nuovamente il vaglio del Senato prima dell'approvazione definitiva che molto probabilmente non avverrà entro quest'anno. La reazione dei vescovi, che in questi mesi sono intervenuti più volte contro il provvedimento, insistendo tra l’altro sul diritto di tutti i bambini ad avere un padre, non si è fatta attendere. “Durante i dibattiti parlamentari, è stato sostenuto che questo disegno di legge riguardava l’amore in famiglia. Ma i parlamentari non devono interferire in questo spazio intimo e legiferare sull’amore! La loro missione è quella di stabilire la legge basata sul rispetto della dignità umana e dei valori etici che ne derivano, inclusa la protezione dei più deboli”, afferma con forza monsignor Pierre d'Ornellas, responsabile del gruppo di lavoro sulla bioetica della Conferenza episcopale francese (Cef), in  una nota pubblicata il 1.mo agosto sul sito della Cef.  Durante il dibattito il Primo Ministro Jean Castex ha esortato i parlamentari a preservare l’"equilibrio" risultante dal voto in prima lettura. Ma, obietta monsignor d’Ornellas: “Possiamo parlare di ‘equilibrio’ quando questo disegno di legge proibisce di fatto ai bambini di avere un padre? Possiamo parlare di ‘equilibrio’ quando il potere del più forte – quello degli adulti – impone desideri ai più deboli, i bambini che sono comunque soggetti di diritto?”, chiede ancora il presule. In vista della ripresa del dibattito sulla legge al Senato, monsignor d’Ornellas si rivolge quindi ai senatori con l’invito a non seguire la “miopia” dei deputati dell’Assemblea nazionale. “Il nostro pianeta maltrattato chiede urgentemente un cambio di rotta ecologico. Tutto è collegato per gli esseri viventi, sia che appartengano alla natura o che siano esseri umani. Non perdiamo il senso della storia!”, è l’appello conclusivo dei vescovi francesi. (LZ)

3 agosto - GERMANIA  La campagna di solidarietà della Chiesa culmina con la Domenica di preghiera per le vittime

Uniti in preghiera per le vittime del Coronavirus in tutto il mondo: è questa la proposta della Chiesa tedesca al mondo per Domenica 6 settembre, al termine delle vacanze estive. Non va in vacanza, però, il virus, e neppure la campagna di solidarietà dei vescovi tedeschi – come si legge sul sito dell’Episcopato – di cui questa iniziativa costituisce il culmine. I materiali per la preparazione dell’evento sono già disponibili per il download  all'indirizzo https://weltkirche.katholisch.de//corona-kollekte. Qui si possono trovare il marchio della campagna, un biglietto di preghiere, un volantino informativo e un poster. Il materiale sarà anche inviato direttamente alle parrocchie nel mese corrente, mentre dal 25 agosto, l'assistenza liturgica sarà disponibile anche sul sito web. La campagna di solidarietà è sostenuta dalla Conferenza episcopale tedesca, dalle diocesi, dalle organizzazioni umanitarie della Chiesa mondiale e dalle congregazioni religiose. Cuore della campagna è una raccolta speciale che sarà effettuata proprio nel corso delle celebrazioni del 6 settembre. Nella settimana che precede la "Domenica di preghiera e solidarietà", la Chiesa cattolica in Germania si concentrerà sempre più sul tema, mettendo in luce come il Coronavirus possa colpire tutti, in ogni parte del mondo. Tuttavia, mentre la maggior parte degli Stati europei è attualmente sotto relativo controllo della pandemia, in America Latina, Africa e Asia, ma anche nell'Europa dell'Est, il virus significa malattia, fame, disoccupazione e lotta per la sopravvivenza. Si profila una catastrofe sanitaria, sociale ed economica. (RB)

3 agosto - ARGENTINA - Presidente vescovi: dare sempre priorità ai poveri

Dare sempre priorità ai poveri: lo ha chiesto il presidente della Conferenza episcopale dell’Argentina, Monsignor Oscar Vicente Ojea, nell’omelia della Messa domenicale presieduta ieri, 2 agosto. “Dobbiamo saper stabilire delle gerarchie di valori per decidere ciò che è più importante, ciò che viene prima”, ha affermato il presule, soffermandosi sull’episodio evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci compiuta da Gesù. Esso, ha detto, “ci insegna che nessun bisogno è più urgente del bisogno dei poveri”. “La logica di Gesù – ha aggiunto Monsignor Ojea – è quella della condivisione”, tanto che nell’Eucaristia “il Signore vuole stare con noi”. Di qui, l’invito rivolto ai fedeli affinché sappiamo “dare testimonianza” dell’amore di Dio. Sulla stessa linea anche Monsignor Han Lim Moon, vescovo ausiliare di San Martín che, sempre ieri, nella sua omelia, ha fatto riferimento alla crisi scaturita dalla pandemia da Covid-19, e ha sottolineato che "il numero delle mense per i poveri si è moltiplicato e il numero dei commensali è aumentato notevolmente in tutta l'America Latina”. Il presule ha poi evidenziato due virtù di chi aiuta i bisognosi: “Da un lato, la solidarietà generosa di chi mette a disposizione tempo, talento e beni materiali e spirituali; dall’altro, la fede e il rendere grazie a Dio per la sua Provvidenza”. Il cuore del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha detto ancora il vescovo ausiliare di San Martín, è racchiuso in “tre gesti”: quello “orizzontale”, ovvero la solidarietà di Gesù verso i poveri radunati davanti a Lui; quello “verticale ascendente”, ovvero le mani di Cristo rivolte in alto, verso il Padre; e infine quello “verticale discendente”, ossia la benedizione di Dio che discende sull’uomo. Esortando, infine, i fedeli a partecipare all’Eucaristia, il presule li ha invitati a essere “testimoni generosi e solidale” del “Pane di vita eterna” che è Gesù. (IP)

3 agosto - R. D. CONGO la Caritas avvia un programma di istruzione per i giovani e per combattere il lavoro minorile

 Avviato dalla Caritas la scorsa settimana, nella diocesi di Wamba, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, il programma di accesso all’istruzione per i giovani e per la lotta al lavoro minorile nelle miniere di Mwenga e Wamba. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Caritas Norvegia e finanziato dall’Organizzazione norvegese per i giovani. Monsignor Justin Amboko, vicario generale della diocesi, presente al lancio del progetto, il 29 luglio, ha rimarcato che è lo Stato a dover garantire l’istruzione e che il nuovo progetto rafforza il dovere publico in materia di educazione, mentre la Caritas funge da strumento tecnico e specifico nella cura pastorale che spetta al vescovo, al servizio dell'evangelizzazione e della promozione umana integrale. “La Caritas Wamba ci ha appena dato una nuova prospettiva di vita volgendo lo sguardo alle miniere - ha aggiunto monsignor Amboko - in modo che i bambini e i giovani che vi lavorano beneficino dell'istruzione”. Il programma avrà la durata di quattro anni e il vicario generale di Wamba ha esortato alla sensibilizzazione perché possa essere coinvolto un ampio numero di giovani di età compresa fra i 12 e i 19 anni. (TC)

3 agosto -  INDIA - Pastorale penitenziaria: appello per reinserimento sociale dei detenuti

Il 2 agosto, la Chiesa cattolica dell’India ha celebrato la “Domenica della Pastorale penitenziaria”. Per l’occasione, è stata diffusa una Lettera pastorale del vescovo responsabile del settore, Monsignor Allwyn D'Silva, in cui si lancia appello all’importanza del reinserimento sociale dei detenuti, “garantendo opportunità di sviluppo, istruzione, lavoro dignitoso, accesso all'assistenza sanitaria e generazione di spazi pubblici per la loro partecipazione civica”. Se viene impedito ai carcerati di “riacquistare il pieno esercizio della loro dignità”, sottolinea infatti il presule, “essi saranno nuovamente esposti ai pericoli della violenza, dell'insicurezza e della disperazione”. Per questo, “i prigionieri, che hanno già scontato la loro pena per il male commesso, non dovrebbero essere sottoposti a una nuova punizione sociale con il rifiuto e l'indifferenza”, perché “tale avversione da parte della società li espone al rischio di ricadere negli stessi errori e a tornare dietro le sbarre”. Monsignor D’Silva rivolge, poi, un pensiero e una preghiera ai tanti detenuti che “languono nelle 1.412 carceri indiane”, esprimendo la sua vicinanza anche “alle vittime dei reati da loro commessi, alle loro famiglie, agli ufficiali ed ai volontari” del settore. Quindi, il presule richiama alla necessità “del pentimento e della riconciliazione”, definiti “compito principale della Pastorale penitenziaria” e “atti di grazia” da raggiungere con la preghiera. La Lettera pastorale ricorda, poi, sia le tante “Case per la riabilitazione gestite dalla Pastorale penitenziaria e destinate agli ex detenuti”, sia i numerosi “Centri di accoglienza per i figli dei carcerati”, il cui obiettivo è sempre “la redenzione”, anche dei “criminali incalliti”. (IP) 

3 agosto - MAURITIUS Nella festa delle vocazioni il cardinale Piat esorta a pregare per i giovani e per quanti necessitano della guida dei pastori

La moltiplicazione dei pani è anche la moltiplicazione della condivisione: è quanto ha detto ieri il cardinale Maurice Piat, vescovo della diocesi di Port-Louis, nelle Mauritius, che ha celebrato la festa delle vocazioni e i suoi 50 anni di sacerdozio. Commentando il Vangelo del giorno, il porporato ha aggiunto che quella degli apostoli “non era, come diremmo oggi, una solidarietà verticale in cui uno dà e tutti gli altri ricevono, ma una solidarietà orizzontale in cui tutti condividono un po’ di ciò che hanno”. E a proposito della carenza di vocazioni il cardinale Piat ha anche ricordato le parole di Papa Francesco nell’omelia pronunciata il 9 settembre dello scorso anno durante la sua visita pastorale nell’isola, durante la Messa celebrata di fronte al monumento di Maria Regina della Pace. “Papa Francesco (…) ci ha chiesto di non preoccuparci perché ci manca il personale per vivere la missione, ma piuttosto di preoccuparci del fatto che “tanti fratelli vivono senza la forza, senza la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, vivono senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita”. Da qui l’invito del vescovo di Port-Louis: “Oggi chiediamo a Gesù di insegnarci a guardare i nostri compatrioti e a vedere come lui se molti di loro sono ancora pecore senza pastore”. Il pensiero del porporato è andato poi soprattutto ai giovani “che non hanno molte persone ad ascoltarli, ad offrire loro una direzione di vita, che a volte vengono respinti dalle loro famiglie e che dormono nelle strade”, e ancora a “chi non riesce a trovare lavoro” e a quanti sono “vittime di droghe o si lasciano trascinare in loschi traffici”. Il cardinale Piat ha menzionato inoltre le “famiglie che non vanno d’accordo e che si dividono”, i “genitori che sono molestati dai loro figli tossicodipendenti che rubano tutto in casa quando sono nel bisogno” e infine “le persone che oggi stanno perdendo il lavoro o la metà del loro stipendio e che non sanno più come arrivare a fine mese”. Rimarcando che nell’episodio della moltiplicazione dei pani “gli apostoli credono che Gesù stia chiedendo loro di trovare pane per la folla, nella quantità di cui hanno bisogno”, il porporato ha precisato che in realtà Gesù voleva dire loro qualcos’altro: di dare un po’ di affetto ai tanti che si erano radunati intorno a lui, di prendersi del tempo per ascoltarli. “E le persone andarono via ‘soddisfatte’ ci dice il Vangelo - ha aggiunto il cardinale Piat - soddisfatte non solo perché avevano avuto del pane da mangiare, ma perché per una volta (…) non erano state trattate come un problema imbarazzante, ma come persone accolte con rispetto, come fratelli e sorelle”. (TC)

3 agosto - NICARAGUA - Attentato Cattedrale Managua. Cardinale Brenes: “Atto infame”. Messaggio autografo del Papa

“Caro fratello, ti accompagno nel dolore per questo atto vandalico e sono vicino a te e al tuo popolo. Prego per tutti voi”: così scrive Papa Francesco in un messaggio autografo fatto pervenire al Cardinale Leopoldo José Brenes, arcivescovo di Managua, in Nicaragua. A darne lettura ed a mostrarlo in video è lo stesso porporato, durante la Messa presieduta ieri, 2 agosto, nella “Giornata di silenzio e preghiera” indetta dopo l’attentato perpetrato il 31 luglio contro la Cattedrale della città. Il luogo di culto è stato colpito da una bomba molotov lanciata, da un uomo incappucciato, nella Cappella del Sangue di Cristo. Le fiamme hanno bruciato, tra l’altro, un antico crocifisso di quattro secoli. “Un atto infame”, “un’azione terroristica”, afferma l’Arcivescovo di Managua nella sua omelia, trasmessa su YouTube direttamente dalla sua abitazione. Il porporato ringrazia il Pontefice per la sua solidarietà, espressa anche alla preghiera domenicale dell’Angelus, in Vaticano: “È bello sentire la vicinanza del Papa come fratello e amico”, dice, una vicinanza che “ci rafforza nella fede e ci incoraggia ad andare avanti”.Il Cardinale Brenese elenca, poi, le manifestazioni di solidarietà ricevute, per iscritto o per telefono, da numerosi rappresentanti della Chiesa nel mondo, a partire dal Nunzio in Nicaragua, Monsignor Waldemar Stanislaw Sommertag, fino all’Arcivescovo di Madrid, in Spagna, Cardinale Carlos Osoro Sierra che, in un Twett, parla di “attentato alla democrazia e alla libera espressione delle fede”. Tante anche le parole di prossimità fatte pervenire da sacerdoti, Atenei cattolici e Ordini religiosi come i Gesuiti. “In questo momento – afferma l’Arcivescovo di Managua – la Parola di Dio è ausilio e conforto” ed “oggi più che mai” il Signore è “la nostra forza”. “Coraggio! – ribadisce il porporato – I nemici della Chiesa potranno distruggere tutte le immagini” sacre, “ma noi ci aggrappiamo al Signore che ci ama”, “Dio di misericordia e di amore”. Di qui, l’invito del porporato a perdonare l’autore dell’attentato, professando la fede cattolica e restando consapevoli del fatto che “niente ci separerà dall’amore di Cristo”. Intanto, sulla pagina Facebook dell’Arcidiocesi di Managua sono state pubblicate moltissime fotografie scattate dai fedeli che ieri hanno allestito piccoli altari nelle proprie abitazioni, per vivere la “Giornata di silenzio e preghiera”. “La preghiera è la nostra forza – si afferma - La fede del nostro popolo rimane più ferma che mai”. La stessa pagina riporta anche i numerosi messaggi di solidarietà giunti alla Chiesa nicaraguense da tutto il mondo.  Nel frattempo, i sacerdoti e i religiosi della Cattedrale di Managua informano, in un comunicato, che nei prossimi giorni verranno rese note le modalità per contribuire alla ricostruzione della Cappella del Sangue di Cristo.  (IP) 

3 agosto -  POLONIA - I vescovi: agosto, un’occasione speciale per aiutare le persone in difficoltà con la dipendenza da alcol

“L'alcolismo colpisce persone di tutte le età, indipendentemente dall'istruzione, dall'occupazione o dalla posizione sociale”. Così, attraverso il sito dell’Episcopato, il portavoce della Conferenza episcopale polacca, padre Paweł Rytel-Andrianik, sottolinea come il mese estivo costituisca un’occasione speciale per aiutare le persone che soffrono la dipendenza da alcol.L’iniziativa proposta dai vescovi si chiama “Agosto - un mese di sobrietà” e prevede il raggiungimento delle persone con problematiche di questo tipo attraverso proposte di aiuto e terapia specialistica. Il portavoce episcopale ha aggiunto che molti alcolisti non sono consapevoli della difficile situazione in cui si trovano: "Gli specialisti definiscono l'alcolismo come una malattia complessa e insidiosa, con varie forme e sintomi, molto spesso lontani dalla comprensione e dall'accoglienza comune delle persone con problemi di alcolismo da parte della società", ha detto. Padre Rytel-Andrianik ha sottolineato che le persone che bevono bevande alcoliche in modo rischioso o che sono già scivolate nella malattia, nella stragrande maggioranza, non sono in grado di aiutarsi. "Questo è confermato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e da medici e psicoterapeuti che si occupano di questo argomento. Queste persone hanno bisogno del sostegno e della terapia che possono ricevere dagli specialisti, anche nei centri cattolici, che si possono trovare sui siti web delle singole diocesi”, ha sottolineato. Il portavoce episcopale ha incoraggiato, dunque, a rivolgersi in particolare all'offerta di assistenza terapeutica professionale alle persone affette da malattie alcoliche e a pregare per loro nel mese di agosto. (RB)

3 agosto -  TERRA SANTA - A Kfar Kama scoperte le vestigia di una chiesa bizantina del VI secoloUna missione congiunta dell’Autorità israeliana per le antichità (Aia) e dell’Istituto universitario Kinneret (Kinneret Academic College) ha riportato alla luce, a 10 chilometri a nord-est del monte Tabor, nel villaggio di Kfar Kama, in Terra Santa, i resti di una chiesa bizantina del VI secolo. Dotata di tre absidi, si ritiene facesse parte di un complesso monastico. I reperti, riferisce terrasanta.net, sono stati scoperti nel corso di scavi archeologici in un sito su cui sorgeranno nuove strutture per il tempo libero. Entusiasta della scoperta l’arcivescovo melchita di Akka-San Giovanni d’Acri, monsignor Youssef Matta, che ha visitato il cantiere degli scavi. Nurit Feig dell’Aia spiega che la chiesa misura è larga 12 metri e lunga 36, includeva una grande corte, un nartece, ossia lo spazio riservato ai catecumeni e ai penitenti, e un’aula centrale. La navata centrale e quelle laterali erano pavimentate con mosaici, come testimoniano le tracce emerse. Le decorazioni policrome spiccano per i motivi geometrici e floreali blu, neri e rossi. Tra i reperti rinvenuti, singolare un piccolo reliquiario costituito da una scatola in pietra. La nuova scoperta evidenzia l’importanza del sito cristiano di Kfar Kama in epoca bizantina. Alcuni archeologici, in passato, hanno ipotizzato che l’attuale centro urbano potesse coincidere con l’antica Helenopolis, fondata dall’imperatore Costantino in onore della madre Elena. Un’altra ipotesi, invece situa Helenopolis nel vicino villaggio di Daburiyya. “Le nostre ricerche puntano a ricostruire i legami tra il villaggio e la regione circostante - spiega il prof. Aviam -. Se Kfar Kama nell’antichità era una città importante, quali relazioni aveva con i villaggi tutt’intorno? E quali interazioni c’erano tra la città e i monaci?”. (TC)

Vatican News Service – TC3 agosto - MONDO - Slitta di un anno a causa della pandemia l’11.ma Assemblea del Coe, si svolgerà nel 2022 a Karlsruhe

L’11.ma Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (Coe) è stata rinviata al 2022, si terrà dal 31 agosto all’8 settembre a Karlsruhe, in Germania. Lo ha stabilito il Comitato Esecutivo che ha deciso di rimandare l’appuntamento inizialmente previsto per il 2021 a causa della gravità e delle incertezze associate alla pandemia di Covid-19. Il tema, riferisce il portale del Coe, sarà “L'amore di Cristo conduce il mondo alla riconciliazione e all'unità”. Il prof. Ioan Sauca, segretario generale facente funzioni del Coe ha precisato che, come incontro delle Chiese più vasto e diversificato nel mondo, l’assemblea è un'opportunità privilegiata per le Chiese per approfondire il loro impegno per l’unità visibile e la testimonianza comune. “Inseriremo nuova energia nel lavoro del Coe - ha aggiunto – un’energia che durerà ben oltre l’evento stesso”. Il vescovo Petra Bosse-Huber, della Chiesa evangelica della Germania, ha affermato che le Chiese ospitanti hanno apprezzato che il Coe abbia accettato il loro invito a ospitare questo storico evento a Karlsruhe, e ha incoraggiato tutte le Chiese, specialmente quelle tedesche, a cogliere l’occasione per prepararsi ecumenicamente all’11.ma Assemblea, oltre i confini e con i partner ecclesiastici e civili. “Di fronte alla situazione in cui il mondo si trova oggi, la testimonianza comune delle Chiese a favore dell’unità e contro ogni forma di ingiustizia e razzismo è essenziale - ha dichiarato -. L’Assemblea si è posta la missione di costruire ponti e quindi di costruire un mondo riconciliato e unito”. Il simbolo dell’Assemblea del 2022 è già stato pubblicato sul web, si ispira alle espressioni dinamiche e alla diversità del movimento ecumenico, nella sua ricerca dell’unità dei cristiani e nella promozione della giustizia e della pace. È costituito da una croce, una colomba, un cerchio che evocano il concetto di riconciliazione e da percorsi incrociati che rappresentano i diversi percorsi, il movimento, la libertà e il dinamismo della vita che animano il Coe e le sue Chiese in tutto il mondo. In particolare la croce, il tema dell'Assemblea, vuole essere un’affermazione della fede secondo cui l’amore misericordioso di Cristo trasforma il mondo nella potenza dello Spirito Santo che dà vita. La colomba, simbolo universale di pace e riconciliazione, evoca lo Spirito Santo e si riferisce a profonde espressioni bibliche di speranza. Il cerchio simboleggia l'intero mondo abitato (oikoumene), conferendo un sentimento di unità e scopo comune, nonché un nuovo inizio. Si ispira anche al concetto di riconciliazione e vuole esprimere che i cristiani sono stati riconciliati con Dio attraverso Cristo e che per questo le Chiese sono agenti di perdono e amore, sia all’interno che all’esterno delle comunità. Il percorso, infine, indica la provenienza da luoghi, culture e Chiese diversi e che rispondendo alla chiamata di Dio seguendo percorsi diversi, tutti partecipano a un pellegrinaggio in cui si incontrano altri esseri umani e camminando insieme verso la giustizia e la pace. (TC)

 

3 agosto - SPAGNA “Punto e a capo”: la mostra fotografica contro la tratta delle donne torna a viaggiare tra le diocesi

Si intitola "Punto e a capo. La vita può fare di più", la mostra fotografica sul tema della tratta degli schiavi che in questi giorni in Spagna riprende il suo viaggio tra le diocesi dopo un’interruzione dovuta all’emergenza da Covid 19. Dopo alcuni mesi di pausa, come precisa il sito dell’Episcopato spagnolo, l’esposizione itinerante approderà ad Avilés dove sarà visitabile dal 16 al 28 agosto in occasione della XVIII Settimana della Solidarietà "Donna, portatrice di speranza", organizzata dalla Caritas Parrocchiale di LLaranes. In seguito, sarà a Ourense la seconda settimana di settembre ed entro la fine dell’anno a Cordoba e Siviglia. Organizzata dalla sezione Human Trafficking, la mostra riflette il dramma subito dalle vittime della tratta e la speranza che le sostiene e dà vita ai loro processi di recupero. È stata inaugurata il 29 marzo 2019 a Madrid e per un anno ha viaggiato in diversi luoghi della Spagna. Prima dell’interruzione causata dalla pandemia, l’8 marzo scorso era arrivata presso il Centro di Spiritualità delle Suore Oblate del Santissimo Redentore a Ciempozuelos (Madrid, diocesi di Getafe). L’obiettivo dell’esposizione è rendere visibile un fenomeno attraverso le immagini e sensibilizzare, così, l'opinione pubblica sulla situazione di abuso e sfruttamento delle persone. Il progetto - con materiale fotografico firmato da Fernando Mármol Hueso - è passato attraverso programmi di attenzione sociale e pastorale alle vittime. In seguito, è stata costruita una storia per immagini, rendendo le vittime partecipi e protagoniste attraverso le immagini e le loro stesse parole, catturate nelle frasi che accompagnano le fotografie. La mostra si concentra su tre fili conduttori: il dramma vissuto dalle persone che hanno subito una situazione di tratta; l'indifferenza; la speranza di una vita libera dallo sfruttamento, con il coinvolgimento della Chiesa e della società in generale. (RB)

2 agosto - AUSTRALIA Iniziativa vescovi per promozione dei laici nella Chiesa e nella società

Si chiama “National Catholic Men's Gathering” ed è un'iniziativa dei vescovi dell’Australia per promuovere e sostenere il ruolo degli uomini laici in famiglia, sul lavoro, in parrocchia e nella comunità. Per questo, l’Arcidiocesi di Sydney ha pensato ad incontro sul tema, da tenersi il 15 agosto in diretta streaming su web. L’evento, pensato solo on line a causa delle restrizioni vigenti contro il coronavirus, si intitola “Si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: ‘Che cosa dobbiamo fare, fratelli?’”, tema che prende spunto da un versetto degli Atti degli Apostoli (2,37). In programma, la trasmissione di quattro video informativi, cui seguirà un dibattito ed un momento di preghiera. Dal suo canto, l’Arcivescovo di Sydney, Monsignor Anthony Fisher, ha esortato tutti i laici cattolici a partecipare all’incontro virtuale, così che ciascuno possa sentirsi “ispirato ad occupare il proprio posto nella Chiesa e nel mondo”. “Nel contesto della riscoperta della vocazione universale alla santità – si legge sul sito web dell’Arcidiocesi di Sydney – i vescovi australiani vogliono che gli uomini seguano la loro vocazione come mariti, padri, figli e fratelli, per il bene non solo della Chiesa, ma anche della società in generale”. Attualmente, infatti, il mondo maschile sembra smarrito, a causa di “una crisi esistenziale che richiede il sostegno della fede cattolica”. Non solo: le conseguenze “dannose e spesso fatali dell’isolamento in cui vivono alcuni uomini ha un forte impatto su intere famiglie e su tutto il tessuto sociale”. Di qui, l’invito della Chiesa australiana ad aderire all’iniziativa. La prospettiva è che nel 2021, nel mese di aprile, si possa tenere un nuovo incontro, questa volta in presenza. (IP)

2 agosto - MALTA #coronavirus. Monsignor Scicluna: mostrare generosità anche verso gli stranieri

In questi tempi difficili, segnati dalla pandemia da coronavirus, siamo invitati a mostrare generosità non solo all’interno delle nostre comunità, ma anche nei confronti di chi viene da fuori, gli stranieri: questo, in sintesi, l’invito dell’Arcivescovo di Malta, Monsignor Charles Scicluna, rivolto ai fedeli nella Messa celebrata oggi, domenica 2 agosto, nella Cappella di Santa Maria Maddalena ad Ħad-Dingli, a 13 km da La Valletta. “Vorrei salutare – ha detto il presule - tutti coloro che. in questo contesto di pandemia, stanno dando il loro contributo affinché noi possiamo rimanere al sicuro”. “Il Signore – ha aggiunto - benedice la nostra generosità, che è qualcosa che incoraggia sempre noi maltesi: ogni volta che è necessario un aiuto, infatti, saremo i primi ad accorrere”. Di qui, l’esortazione dell’Arcivescovo ai fedeli affinché continuino “questa forte tradizione di generosità non solo all’interno delle loro comunità, ma nei confronti di tutti, compresi gli stranieri, soprattutto in questo particolare momento di sfida”. Ricordando, poi, che “anche di fronte alla violenza”, il Signore “continua ad amare e a mostrare sentimenti di misericordia e di compassione”, Monsignor Scicluna ha ribadito che “nessuno ci separerà dall’amore di Dio” che si esprime “non solo nei suoi insegnamenti, ma anche nella cura che abbiamo gli uni per gli altri”. “Nel contesto in cui viviamo – ha concluso il presule – ognuno deve fare la sua parte”, forte dell’amore di Dio che “non ci lascerà mai”. (IP)

2 agosto - GUATEMALA Nota dei vescovi in difesa della vita e della dignità umana

C’è aria di tensione, in Guatemala, dove il Procuratore generale per i diritti umani, Jordán Rodas Andrade, è stato recentemente contestato da alcuni membri della Commissione per i diritti umani del Congresso della Repubblica. Al centro del dibattito, l’utilizzo, da parte di Rosas Andrade, della bandiera simbolo del movimento Lgbt sui social network ufficiali della Procura e la promozione, da parte sua, della legalizzazione dell’aborto nel Paese. Per questo, il Consiglio permanente della Conferenza episcopale (Ceg) ha diffuso una nota in cui si ribadisce che “la Chiesa resta ferma nella difesa della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale” e nel riconoscimento del fatto che “Dio ha creato gli esseri umani come maschi e femmine”, dal che derivano “regole chiare sul significato della parola ‘matrimonio’ e su coloro che possono contrarlo”. Non si tratta di una posizione meramente cattolica, sottolineano i vescovi, bensì basata su “la scienza, la genetica e la biologia che permettono di mostrare l’identità umana dell’embrione sin dalle prime fasi della sua esistenza ed ancorano la differenziazione sessuale alla composizione genetica di tutte le cellule del corpo”. Per questo, la Ceg “deplora ed esprime il suo assoluto disaccordo e rifiuto delle dichiarazioni e proposte del Procuratore generale per i diritti umani, perché esse vanno in una direzione molto contraria non solo alla Chiesa, ma anche alla legge naturale”. (IP)

2 agosto - FILIPPINE Duterte avvia Comitato studi su energia nucleare: preoccupazione dei vescovi

Un Comitato governativo di studio sull’energia nucleare è stato istituito, il 24 luglio, dal presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, con l’obiettivo trovare una nuova fonte energetica per il Paese, in risponda alla crescente domanda di elettricità sul suolo nazionale. Immediata la risposta della Chiesa cattolica locale che esprime la sua preoccupazione e perplessità per il progetto. A parlare, soprattutto, è Monsignor Ruperto Santos, vescovo di Balanga, nel cui territorio si trova una centrale nucleare in disuso, quella di Bataan. Il presule chiede che lo studio governativo di fattibilità sia eseguito “con trasparenza” affinché non risulti essere “di parte”; soprattutto, il vescovo auspica che esso faccia realmente luce sulle condizioni di sicurezza necessarie per il nucleare. Già in passato, infatti, Monsignor Santos aveva messo in guardia contro i rischi derivanti da tali fonti di energia, soprattutto a Bataan, area in cui è presente anche un vulcano attivo. Di qui, l’invito del vescovo al governo a "tenere in considerazione la vita e il futuro della nostra gente e l'ambiente, piuttosto che il profitto e la convenienza materiale". (IP)

2 agosto - REP. CECA Praga. Novena di preghiera e benedizione Colonna Mariana nella Città Vecchia

L’Arcidiocesi di Praga, nella Repubblica Ceca, ha indetto una novena di preghiera in vista della cerimonia di benedizione della Colonna Mariana in Piazza della Città Vecchia. La novena – si legge sul sito della Conferenza episcopale ceca – avrà inizio giovedì 6 agosto, festa della Trasfigurazione e si concluderà il 14 agosto. Il giorno seguente, nella Solennità dell’Assunzione della Vergine Maria, il Cardinale Arcivescovo metropolita di Praga, Dominik Duka, benedirà la Colonna alle ore 12.00, dopo aver presieduto, alle ore 10.00, la Santa Messa nella Cattedrale cittadina di “Santa Maria di Týn”. Così, dopo oltre cento anni, il monumento mariano tornerà nel suo luogo originario, dal quale era stato rimosso nel 1918. La storia della Colonna Mariana affonda le sue radici nel XVII secolo, precisamente all’anno 1648: sul finire della Guerra dei Trent’anni, Praga si trova sotto assedio dell’esercito svedese. La popolazione si raduna in preghiera in piazza, dove è stata esposta un’icona mariana. Poco dopo, viene firmata la pace di Vestfalia e la città viene risparmiata. In segno di gratitudine, nel 1650, i praghesi fanno costruire una colonna di 15 metri sulla cui cima viene collocata una statua di Maria, opera dello scultore Jan Jirì Bendl. Ma nel XX secolo le cose cambiano: nel 1918, nasce la Cecoslovacchia indipendente, dopo il crollo dell’Impero austroungarico. La folla scende in piazza e abbatte il monumento, ritenendolo un simbolo del vecchio regime. (IP)

2 agosto -  STATI UNITI Vescovi California: riapertura rapida, ma sicura, delle scuole

Una riapertura rapida, ma sicura, delle scuole per l’anno scolastico 2020-2021: lo chiede la Conferenza episcopale della California (Cac), negli Stati Uniti, dopo che il governo locale ha annunciato che le lezioni riprenderanno a distanza, a causa del perdurare della pandemia da coronavirus. In una nota pubblicata sul loro sito web, i presuli californiani sottolineano che durante tutto il periodo dell’emergenza sanitaria, la Chiesa locale “ha sostenuto e cooperato con i funzionari pubblici per contenere i contagi, chiudendo le sue scuole e sospendendo il culto pubblico”. Ma ciò è stato fatto “non perché il governo ci ha dato ordini, ma perché Dio ci chiama all’amore per il prossimo” e quindi a “lavorare per il bene comune, a proteggere la santità e la dignità della vita umana, ad occuparsi in modo particolare di poveri, anziani, malati e persone vulnerabili”. Di qui, il grande sforzo compiuto dalle scuole cattoliche per adeguarsi, “nel giro di pochi giorni” alla formazione a distanza. Ora, però, che si prevede la prosecuzione di tale tipo di didattica anche per il nuovo anno scolastico, la Chiesa cattolica della California si dice “profondamente preoccupata per i gravi problemi di salute e sviluppo” che ciò può comportare sugli studenti: “L’apprendimento in presenza, soprattutto nelle classi inferiori – spiega infatti la nota – fornisce competenze e sostegno emotivo e sociale che sono cruciali per lo sviluppo della prima infanzia e per il benessere generale dei bambini. E tali elementi non possono essere sostituiti”, pena la probabile messa a rischio “della crescita a lungo termine e del potenziale” di ciascun minore. I presuli suggeriscono, quindi, la possibilità di pensare alla riapertura delle scuole primarie nel pieno rispetto delle regole sanitarie anti-contagio, anche perché “le scienze della salute pubblica suggeriscono che gli alunni delle elementari sono a basso rischio di infezione o di trasmissione del virus”. “Come stanno facendo molte aziende, organizzazioni e uffici governativi in tutto il Paese – affermano i vescovi della California - stiamo cercando di adattarci alle nuove realtà causate da questa pandemia”. (IP)

2 agosto -  NICARAGUA - Domenica di preghiera e silenzio, dopo attentato a Cattedrale di Managua

È una domenica di preghiera e silenzio quella che vive oggi, 2 agosto, l’Arcidiocesi di Managua, in Nicaragua, dove ieri è stato perpetrato un attacco contro la Cattedrale: secondo alcuni testimoni, un uomo incappucciato ha lanciato una bomba molotov nella cappella del “Sangue di Cristo” all’interno della Chiesa intitolata all’Immacolata Concezione. Le fiamme che vi sono divampate hanno bruciato un antico Crocifisso. “Supplica e lacrime”, dunque, sono le note che contraddistinguono la giornata odierna, indetta dall’Arcivescovo locale, il Cardinale Leopoldo José Brenes. “L’obiettivo – si legge sul sito web del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano) – è quello di pregare come atto di riparazione per l’oltraggio, la mancanza di rispetto, il sacrilegio e la profanazione di Gesù nella sua reale presenza nel Santissimo Sacramento”. Il porporato chiede ai fedeli di perdonare l’autore dell’attentato e sottolinea: “Questa azione malvagia ha ferito anche tutti noi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli, uomini e donne di buona volontà”. La Giornata di preghiera e silenzio può essere vissuta in tutte le chiese, le parrocchie e le cappelle dell’Arcidiocesi, nonché in casa e sui social network, prendendo parte ad alcune iniziative: restare in silenzio durante tutto il giorno; pregare davanti al Crocifisso; digiunare; recitare il Rosario; promuovere “la pace nei cuori per non cadere nella tentazione della provocazione e dell’odio”. Intanto, alla Chiesa di Managua continua a giungere messaggi di solidarietà da diverse parti del mondo. Lo stesso Celam, in una nota a firma di tutta la presidenza, afferma: “Ci uniamo in solidarietà con la Chiesa nicaraguense che accompagna instancabilmente il suo popolo”, nonostante “i problemi strutturali dell'ordine economico e sociale”, cui si aggiungono “i rigori della pandemia” da coronavirus, e “le avversità a cui resistono radicati nella fede, dalla quale attingono forza e speranza per superare le difficoltà, con un'esemplare dimostrazione di generosità e fratellanza". “Condanniamo – continua la nota – questo e qualunque altro atto di sacrilegio o profanazione che attenti contro la vita spirituale dei fedeli e l’opera evangelizzatrice della Chiesa, specialmente in questi tempi difficili di pandemia in cui viviamo”. (IP)

1 agosto - INDIA - Allarme Caritas: con la pandemia, in aumento abusi e violenze

La pandemia da Covid-19 comporta rischi per la salute, ma amplia anche la possibilità di sfruttamento e violenze contro le persone più vulnerabili, soprattutto i bambini: l’allarme arriva dalla Caritas India che, in una nota, sottolinea: “Secondo il Centro per il monitoraggio dell'economia indiana, già a maggio oltre 122 milioni di persone nel Paese avevano perso il lavoro. Circa il 75 per cento di loro erano piccoli commercianti e lavoratori giornalieri. E quando le famiglie sono economicamente instabili, la fragilità dei minori aumenta”. Infatti, “durante il lockdown, in soli 11 giorni, sono stati segnalati ai servizi di assistenza governativi 92mila casi di abusi perpetrati contro i bambini, sia in famiglia che in comunità”. Si tratta di episodi drammatici, spiega la nota, in cui i minori sono stati venduti a coppie benestanti da famiglie rimaste senza un soldo oppure in cui le bambine sono state costrette a matrimoni forzati per gravare meno sul bilancio della famiglia d’origine. C’è poi il gap culturale dei villaggi: là dove non c’è accesso ad Internet, infatti, “molti giovani non hanno potuto usufruire della didattica a distanza, correndo così il rischio di cadere nel lavoro minorile”. In questo drammatico scenario, la Caritas India è stata in prima linea per “aiutare i più vulnerabili con un adeguato supporto psicologico” e per sostenere le famiglie nella “richiesta di sussidi al governo”. Inoltre, l’organismo caritativo ha distribuito ad oltre 1.400.000 lavoratori migranti, in tutto il Paese, “beni primari come cibo, mascherine, alloggi e dispositivi di protezione personale”. L’obiettivo principale è stato anche quello di contrastare la tratta di esseri umani, sia sensibilizzando la popolazione sul tema, sia formando in modo adeguato le forze di polizia, “in modo da identificare rapidamente le vittime”. Quello che si è cercato cercando di fare – spiega la Caritas indiana – è stato “puntare sulla prevenzione e sulla collaborazione con le autorità locali e i leader dei villaggi, così da creare una rete di sicurezza intorno ai minori”. “I governi del mondo si stanno concentrando sulle conseguenze del coronavirus sulla salute delle popolazione – conclude la nota – mentre molte altre questioni, come il traffico di esseri umani, stanno passando in secondo piano”. Ciò che occorre, dunque, è “adottare un approccio comune per combattere efficacemente la tratta a livello nazionale e internazionale”, lavorando insieme – governo e società civile “per fare la differenza”. (IP)

1 agosto - GHANA - Videomessaggio Arcivescovo di Cape Cost: in tempo di pandemia, valorizzare la “Chiesa domestica”

“Prego affinché le nostre case diventino delle vere e proprie ‘Chiese domestiche’, dove una famiglia che prega insieme resta unita”: è l’auspicio dell’Arcivescovo di Cape Coast, in Ghana, Monsignor Charles Palmer-Buckle, contenuto in un breve videomessaggio postato sulla pagina Facebook della Conferenza episcopale locale. In tempo di pandemia da coronavirus, afferma il presule, rimanere chiusi in casa può essere “molto difficile per tante persone”, ma proprio questo “è il momento di far rivivere la famiglia come ‘Chiesa domestica’, in cui regna l’amore, la pace, la gioia e la condivisione”. Monsignor Palmer-Buckle fa, poi, riferimento alle violenze di genere che sono pericolosamente aumentate nel Paese a causa della quarantena obbligatoria: “A coloro che hanno la tendenza ad infliggere violenza, dico: pregate insieme alla vostra famiglia”, “affinché Dio vi aiuti a superare ogni sfida”. L’esortazione dell’Arcivescovo di Cape Cost è anche a “mangiare insieme, leggere insieme le Sacre Scritture, sapere insieme che Gesù è in mezzo a voi” perché, come recita il Vangelo di Matteo, “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Il presule incoraggia, inoltre, i nuclei familiari a cogliere l’occasione della convivenza obbligatoria per approfondire la conoscenza reciproca non solo tra i coniugi, ma anche tra le generazioni dei genitori e dei figli, in un’ottica di reciprocità. “Le nostre case – conclude l’Arcivescovo ghanese – devono diventare davvero ‘Chiese domestiche’ in cui Dio è veramente presente”. Il videomessaggio si conclude con la benedizione impartita dal presule che indossa, come da regolamento sanitario anti-contagio, la mascherina di sicurezza. (IP)

1 agosto - POLONIA - On line oggi il 3° Congresso della gioventù polacca all’estero

“Chiamati alla santità” è il tema del terzo Congresso della gioventù polacca all’estero in programma oggi, 1.mo agosto, in modalità virtuale, sulla piattaforma Zoom, a causa della pandemia da coronavirus. L’evento – si legge sul sito della Conferenza episcopale della Polonia (Kep) – darà poi il via ad “una serie di incontri virtuali durante i quali i giovani potranno approfondire la loro formazione cristiana”. Il programma dell’appuntamento odierno prevedere momenti di preghiera comune e la condivisione di riflessioni e analisi tematiche. In particolare, i partecipanti potranno seguire una conferenza dal titolo “Vocazione alla santità nell’insegnamento di Papa Francesco e nella vita di San Giovanni Paolo II”, pensata soprattutto in occasione del centenario della nascita di Papa Wojtyła, celebrato il 18 maggio scorso. A presiedere l’incontro è Monsignor Wiesław Lechowicz, delegato Kep per la Pastorale dell'emigrazione. Da ricordare che il primo Congresso della gioventù polacca si è tenuto nel luglio 2016, nell’ambito della Giornata mondiale della gioventù, celebrata a Cracovia. All’evento presero parte 250 persone di origine polacca, provenienti da oltre 20 Paesi del mondo. L’incontro successivo si è svolto due anni dopo, nell’agosto 2018, a Varsavia, alla presenza di ragazzi arrivati da 21 nazioni del globo. (IP)

1 agosto - SUD SUDAN - Vescovi: ricostruire un Paese "nuovo e pacifico"

Ricostruire un Paese nuovo, caratterizzato dalla pace e dallo sviluppo: è accorato l’appello che arriva da Monsignor Paride Taban, vescovo emerito di Torit, in Sud Sudan, che in occasione della “Giornata nazionale dei martiri”, celebrata il 30 luglio, ha diffuso un messaggio intitolato “Il sangue dei nostri martiri è il seme della pace”. “Superiamo le diffidenze e promuoviamo una coesistenza pacifica per fare del nostro Paese un Regno di Dio sulla terra”, ha detto il presule che ha, poi, invitato i fedeli a prendere esempio da San Paolo, l’Apostolo che “focalizzò la sua attenzione su ciò che conta, ovvero su Cristo”, lasciando andare le cose non importanti. Questo in particolare – ha concluso Monsignor Taban, citato dal sito web dell’Amecea (Associazione dei membri delle conferenze episcopali dell'Africa orientale) - è l’insegnamento che dovrebbero seguire i leader del Paese, lottando soprattutto per il bene comune. Divenuto indipendente dal Sudan il 9 luglio 2011, a nove anni di distanza il Sud Sudan non ha ancora trovato la sua stabilità: basti citare il recente dossier diffuso da Caritas Italiana, intitolato "Pace a singhiozzo. Un popolo stremato dalla guerra, in un continente affamato dalla pandemia". Nel documento si ricorda che “la guerra civile ha lasciato centinaia di migliaia di morti; la popolazione è stremata e in fuga con milioni di sfollati interni e di rifugiati che gravano su Paesi vicini altrettanto fragili; il territorio è privo di infrastrutture importanti; il processo di pace vede firme di accordi e cessate il fuoco mai rispettati, più volte rinviati e sfociati sempre in nuovi scontri di cui pagano le conseguenze tanti poveri”. Fortunatamente, la Chiesa locale, così come Papa Francesco, non hanno mai mancato di far sentire la loro vicinanza alla popolazione, offrendo aiuto sia materiale che spirituale, soprattutto in questo tempo di pandemia da coronavirus, e lanciando appelli “al perdono e al dialogo, per il superamento delle divisioni etniche e degli interessi di pochi e in nome dell’unità nazionale”. (IP)

1 agosto - ITALIA - “The Green Diary”, il sito web ecologico della Comunità Papa Giovanni XXIII

Un sorta di diario ecologico virtuale, ricco di spunti di riflessione per vivere al meglio l’invito di Papa Francesco ad una conversione ecologica integrale: vuole essere questo “The Green Diary”, il sito web lanciato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e raggiungibile all’indirizzo thegreendiary.apg23.org. “È un documento aperto che può essere arricchito dai contributi di ognuno, proprio come si scrive su un diario”, spiega una nota. “Il tema dell’ecologia – si sottolinea - è approfondito tramite dieci parole chiave, ognuna delle quali è dettagliata in momenti di preghiera, spunti di lettura dall’Enciclica di Papa Francesco "Laudato si' sulla cura della casa comune", racconti di testimoni di oggi e di ieri della Comunità Papa Giovanni XXIII ed inviti all'azione ecologica”. “Il grido della terra e dei poveri non può più aspettare – commenta Giovanni Paolo Romanda, presidente della Comunità fondata da don Benzi – Con questo diario, anche noi vogliamo fornire il nostro contributo alla Chiesa, ed in particolare ai giovani, in cammino verso una nuova ecologia integrale”. L’iniziativa del “Diario verde” si inserisce nel contesto del così detto “Anno della Laudato si’”, promosso, con il sostegno del Pontefice, dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale in occasione del quinto anniversario di pubblicazione dell’Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune. Iniziato a maggio e scandito da numerosi appuntamenti sul tema dell’ecologia integrale, l’Anno Speciale si concluderà nel 2021, ma mira a proporre un pubblico impegno comune verso la “sostenibilità totale” da realizzare in 7 anni. Numerosi gli attori coinvolti: famiglie, diocesi, ordini religiosi, università scuole, strutte sanitarie e mondo del business, con particolare attenzione per le aziende agricole. (IP)

1 agosto - SENEGAL - Mons. Ndiaye : l'emergenza ha rafforzato la fede dei cattolici senegalesi. A metà agosto forse la riapertura delle chiese   

La chiusura delle chiese in Senegal a causa del Coronavirus non ha indebolito la fede dei cattolici senegalesi, che è stata anzi rafforzata dalla preghiera in famiglia. Ad affermarlo in un’intervista pubblicata sul sito della Recowa-Cerao, la Conferenza episcopale regionale dell’Africa occidentale, è l’arcivescovo di Dakar, monsignor Benjamin Ndiaye. Parlando della risposta della Chiesa all’emergenza sanitaria, il presule spiega che la decisione di sospendere le Messe e tutte le attività pastorali è stata una scelta dolorosa, ma necessaria nell’interesse della salute pubblica: quando è stato registrato il primo caso a marzo, “ci siamo sentiti interpellati come cristiani e cittadini senegalesi. Si trattava di tutelare la vita e quindi di prendere tutte le misure disposte dalle autorità sanitarie per proteggere le nostre vite e quelle degli altri”. La sospensione delle Messe ha causato “grande sofferenza”, ma - osserva monsignor Ndiaye - le comunità cattoliche di sono subito organizzate con i social network per poterle seguire on-line. Il 10 luglio i vescovi senegalesi hanno annunciato la loro decisione di prolungare la chiusura delle chiese, nonostante l’allentamento delle restrizioni sugli assembramenti disposto dal Governo e il forte desiderio dei fedeli di tornare a Messa. A convincerli in questo senso i dati preoccupanti sulla diffusione della pandemia nel Paese che ha raggiunto anche aree e regioni inizialmente risparmiate. Attualmente il Senegal conta 9.961 casi positivi e 200 decessi “La nostra decisione di non riaprire immediatamente i luoghi di culto serve a dare a ogni vescovo il tempo di valutare la situazione e potere gradualmente riprendere il culto garantendo il rispetto delle misure prescritte dalle autorità sanitarie", spiega a questo proposito l’arcivescovo di Dakar. "Stiamo valutando di riaprire i luoghi di culto e riprendere le attività pastorali intorno alla metà di agosto se la situazione migliorerà". Nell’attesa, monsignor Ndiaye rinnova l'invito dei vescovi alla pazienza e alla perseveranza: “Occorre incoraggiare l'autodisciplina e la disciplina collettiva per il bene di tutti". (LZ)

1 agosto -  SPAGNA Arcivescovo di Madrid: estate, tempo di riflessione e responsabilità

È un’estate particolare quella che si sta vivendo in questo 2020, un’estate segnata dalla pandemia da coronavirus e che, in virtù di questo, “ha fatto capire a tutti noi che siamo vulnerabili, ma anche che è nelle nostre mani la capacità di ridurre i rischi per gli altri”: lo afferma il Cardinale Carlos Osoro Sierra, Arcivescovo di Madrid, in un messaggio diffuso in occasione della stagione estiva. Nel documento, il presule chiama ciascuno “alla massima responsabilità” nei confronti del prossimo e “all’incoraggiamento reciproco, nella speranza di giorni migliori”. Senza dimenticare che “per i cristiani, questi giorni rappresentano una nuova opportunità”, “un tempo meraviglioso” per “prendere coscienza della grazia che deriva dall'essere battezzati e inviati”, ovvero “chiamati ad annunciare e portare la salvezza di Gesù Cristo al mondo”. “Di fronte al virus che ci minaccia – continua il porporato – non possiamo più considerarci padroni o proprietari del Creato, ma dobbiamo ricordarci che, in realtà, ne siamo solo amministratori”, il che significa “vivere nel totale rispetto degli altri e alla ricerca del bene comune”, perché “non possiamo fare nulla senza pensare a come ciò influisce sul prossimo”. Dalla pandemia, sottolinea l’Arcivescovo di Madrid, sono emerse “la fragilità, la finitezza e la vulnerabilità” dell’essere umano, così come “la grande sete di Dio” insita nell’uomo, “molte volte inconscia, ma comunque presente”. In questo “momento storico – è quindi l’invito del Cardinale Osoro – noi battezzati dobbiamo portare il messaggio di Cristo con energia e coraggio”, e aggiunge: “Non si tratta di imporre, ma di orientare”. (IP)

1 agosto - PORTOGALLO Incendi. Ordinario Militare alle Forze armate: “Portate fiducia e speranza a chi ha perso tutto”

Fiducia e speranza, “due pilastri preziosi” per la società: è quanto portano alla popolazione le Forze armate del Portogallo impegnate nello spegnimento di gravi incendi che, soprattutto d’estate, divampano nel Paese. A ringraziare l’esercito, la marina, l’aeronautica militare, la guardia nazionale e la polizia è l’Ordinario Militare portoghese, Monsignor Rui Manuel de Sousa Valério che, in un messaggio, esprime tutto il suo apprezzamento ed incoraggiamento per chi lotta contro le fiamme per il bene della nazione. “In Portogallo – scrive il presule – l’estate è diventata sinonimo di incendi. Ma quando una foresta brucia, bruciano anche le anime degli uomini”, perché “un paesaggio ridotto in cenere è il ritratto dell’abisso della disperazione di chi ha perso tutto o ha assistito alla distruzione della vita, della flora e della fauna”. Non solo: Monsignor de Sousa Valério sottolinea che le fiamme “distruggono anche i sogni di una vita, costringendoci a rimanere senza speranza, senza orizzonte, senza forza” e provocando, molto spesso, “povertà, incertezza nel domani e disoccupazione”. “Gli incendi – si legge nel messaggio – minano direttamente l’essenza dell’essere umano” ed è per questo che le Forze armate e di sicurezza, “con la loro presenza e azione sul campo, portano nuovamente la speranza e annunciano la rinascita”. Dall’Ordinario Militare arrivano, quindi, la gratitudine e l’apprezzamento per tutti coloro che “con dedizione, difendono il Portogallo”, in nome della “solidarietà”, in spirito di “missione, impegno” e “indiscutibile abnegazione”, lottando “contro un nemico indomito” e “mettendo a rischio la propria vita”. Il medesimo ringraziamento viene esteso alle famiglie dei militari che “sono private ogni giorno della presenza dei loro cari” e vivono la preoccupazione di cosa potrebbe accadere. “Le vostre azioni – dice il presule, rivolgendosi ai membri delle Forze armate – creano nelle persone un profondo senso di sicurezza e su di esso le persone costruiscono una fiducia solida e una speranza forte. In mezzo alla desolazione, voi siete un’oasi di rinascita” che permette di “ricostruire il futuro”. Infine, Monsignor de Sousa Valério assicura le sue preghiere per tutti coloro che lottano contro le fiamme, affinché “il flagello del fuoco” non sia mai per nessuno causa di morte. (IP)

1 agosto - COLOMBIA - Continua l’accompagnamento della Chiesa a fianco delle famiglie

“Accompagnamento delle famiglie: una sfida in quarantena”: sotto questo tema, la Conferenza episcopale della Colombia (Cec), attraverso il suo Dipartimento per la Pastorale del Matrimonio e della famiglia, ha portato e continua a portare avanti numerose iniziative di aiuto e sostengo ai nuclei familiari, resi più vulnerabili dalla pandemia di coronavirus. Tale contributo viene offerto on line, attraverso piattaforme come YouTube e Zoom, con il supporto di specialisti del settore. “L’evangelizzazione – si legge sul sito della Cec – implica una diversità di aspetti strettamente connessi, come la promozione umana o la trasformazione culturale della società”; per questo sono stati sviluppati spazi “digitali” per la catechesi e la cura pastorale delle famiglie. Ogni mercoledì, quindi, viene condivisa “una video-catechesi riguardante la testimonianza di vita e di servizio rappresentata da personaggi biblici come Aquila e Priscilla, Abramo e Sara, Zaccaria ed Elisabetta, Giuseppe e Maria, Giacobbe e Rachele”. Spazio anche alla formazione dei volontari in aree come quelle dell’ascolto e della vicinanza al prossimo in caso di lutto. “Vogliamo offrire un servizio integrale alle persone e alle famiglie che sono in crisi e che hanno bisogno di essere accolte, ascoltate e accompagnate – spiegano i responsabili dell’iniziativa – offrendo strumenti che permettano loro di trovare il modo per affrontare le difficoltà”, soprattutto “in questo tempo di pandemia”. Da ricordare che in Colombia, secondo i dati aggiornati al 1.mo agosto, il Covid-19 ha fatto registrare 296.000 casi positivi, 154.000 guariti e 10.105 deceduti.(IP)

1 agosto - CANADA - A buon punto la riforma di “Sviluppo e Pace”, la Caritas canadese: a fine dicembre la fine del processo

È ormai a buon punto il processo di riforma dell'Organizzazione cattolica canadese per lo Sviluppo e la Pace (Ccodp), l’organismo ufficiale della Chiesa cattolica in Canada per lo sviluppo internazionale, membro della Caritas Internationalis. L’organizzazione caritativa dei vescovi canadesi, impegnata da oltre 50 anni negli aiuti nei Paesi poveri e nella promozione della pace nel mondo, è stata al centro di alcune controversie negli anni passati per la sua collaborazione con ong il cui operato era incompatibile con la dottrina morale e sociale della Chiesa, segnatamente in materia di contraccezione, aborto e ideologia gender. Di qui l’esigenza della riforma il cui obiettivo centrale è di coordinare meglio il suo lavoro con la Cecc/Cccb anche attraverso una maggiore condivisione delle informazioni. Una prima tappa del processo si è conclusa l’anno scorso con l’approvazione di 14 raccomandazioni in quattro ambiti: i criteri di scelta dei partner internazionali della Caritas Canada; la governance e le responsabilità; la comunicazione e la gestione delle crisi e, infine, la cultura organizzativa della Ccodp. Da allora i vertici della Conferenza episcopale e e dell'organismo hanno tenuto diverse riunioni per mettere a punto l’implementazione delle raccomandazioni.   Tra i punti salienti della riorganizzazione la riduzione del numero dei membri del Consiglio nazionale, da 21 a 15, di cui 11 eletti da Giustizia e Sviluppo e 4 vescovi. Si tratta di: monsignor William McGrattan, vescovo di Calgary; Pierre Goudreault, vescovo di Sainte-Anne-de-la-Pocatière; Peter Hundt, arcivescovo di St. John e di monsignor Guy Desrochers, vescovo di Pembroke. I presuli siederanno nei quattro comitati di lavoro incaricati di mettere in opera le raccomandazioni e che saranno presieduti ognuno da un responsabile del Ccodp. Essi inizieranno a lavorare a settembre e dovrebbero terminare alla fine di dicembre.  Soddisfazione per i progressi compiuti e per lo spirito di collaborazione che ha animato le riunioni in questi mesi è stata espressa dal presidente della Conferenza episcopale,  monsignor Richard Gagnon, secondo il quale la riforma darà frutti positivi: ”I cambiamenti necessari, la buona volontà e il duro lavoro che comportano, aiuteranno la Chiesa a portare la sua missione nel mondo", ha dichiarato l’arcivescovo di Winnipeg citato sul sito della Cecc/Cccb.  (LZ)

 

1 agosto - BRASILE Agosto, Mese delle vocazioni: “Amato e chiamato da Dio”

Nel mese di agosto, la Chiesa cattolica del Brasile celebra il “Mese delle vocazioni”. Per l’occasione, la Commissione episcopale per i ministeri ordinati e la vita consacrata, insieme alla Pastorale per le vocazioni e alla Conferenza nazionale dei religiosi, ha preparato uno speciale programma di preghiera per “risvegliare le vocazioni”. “Amato e chiamato da Dio” è il tema dell’iniziativa che – si legge sul sito della Cnbb – ha per sottotitolo “Sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo” (Is 43, 1-5). L’obiettivo è quello di “farci riconoscere che ogni essere umano è amato da Dio, chiamato dal Padre e inviato a vivere pienamente la propria vocazione, come cristiano, in diversi modi, all’interno della Chiesa e della società”. “La prima verità – dice Monsignor José Alburquerque, vescovo referente della Pastorale per le vocazioni - è che Dio ci ama e che non dobbiamo mai dubitarne, anche se questo ci può capitare quando viviamo momenti difficili. Ma in ogni circostanza siamo amati all'infinito, quindi il Mese delle vocazioni vuole, in qualche modo, sottolineare questo: siamo stati chiamati ad amare, perché prima di tutto siamo stati amati ". Il programma dello speciale Mese comprende varie iniziative, tra cui la recita del Rosario, ogni mercoledì, in diretta su emittenti cattoliche e sui social network della Cnbb. La prima settimana (2-8 agosto) sarà dedicata alle vocazioni di diaconi, sacerdoti e vescovi, ovvero i ministeri ordinati, mentre la seconda settimana (9-15 agosto) è stata pensata per la vocazione di padre, madre e figli e al vivere in famiglia. In tale ambito, si celebrerà anche la “Settimana nazionale della famiglia”, organizzata dalla Pastorale per la Famiglia. Dal 16 al 22 agosto, invece, nella terza settimana, si rifletterà sulle vocazioni delle persone nella vita consacrata, ovvero coloro che fanno voto di castità, povertà e obbedienza. E per la prima volta, quest'anno, si terrà la “Settimana nazionale della vita consacrata”, organizzata dalla Conferenza nazionale dei religiosi. Infine, nella quarta e ultima settimana (23-29 agosto), si guarderà alla vocazione dei laici cristiani e ai loro vari servizi nella comunità. (IP)

 

1 agosto -  STATI UNITI #coronavirus. Vescovi a Congresso: sostenere scuole cattoliche urbane

Sostenere le scuole cattoliche, soprattutto quelle che operano nelle aree urbane e che hanno subíto le gravi conseguenze della pandemia da coronavirus: è quanto chiede la Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) al Congresso nazionale che si prepara a discutere il prossimo pacchetto di aiuti “anti-Covid 19”. Nello specifico, tre vescovi responsabili di Commissioni episcopali (i Monsignori Michael Barber, Shelton Fabre e Joseph Perry, rispettivamente a capo delle Commissioni per l’Educazione cattolica, contro il Razzismo e per le questioni Afroamericane) hanno scritto una lettera aperta a Karen Bass, presidente del Congressional Black Caucus, ovvero il gruppo elettorale del Congresso composto da deputati di colore e volto a discutere tematiche riguardanti la condizione dei cittadini afroamericani. La missiva chiede di “sostenere gli aiuti alle famiglie a basso reddito, sotto forma di borse di studio”. “Il coronavirus – si legge infatti nel documento – ha avuto un enorme impatto sulla comunità di colore e lo stesso vale per le nostre scuole cattoliche che servono, prevalentemente, tali comunità”. Per questo, i vescovi chiedono aiuti specifici “per le famiglie che cercano un’educazione cattolica per i propri figli”.  I presuli statunitensi sottolineano, poi, che “oltre 130 scuole cattoliche hanno annunciato la loro chiusura definitiva, nelle città di Chicago, Philadelphia, Baltimora, Boston, New Jersey e New York”. Si tratta di chiusure “gravemente dannose per i bambini di colore e a basso reddito che vengono educati nelle scuole urbane”. Un recente sondaggio condotto tra i presidi degli istituti formativi cattolici ha dimostrato, infatti, che “attualmente il 10 per cento è incerto sulla possibilità di riaprire in autunno e ciò equivale a più di 500 scuole cattoliche e migliaia di famiglie in difficoltà”. “Un'azione forte da parte del Congresso – incalzano i vescovi - potrebbe fornire a questi nuclei familiari la fiducia di cui hanno bisogno per restare presso l’istituto cattolico da loro scelto". Ciò che occorre è “un finanziamento d'emergenza per le borse di studio da destinare alle famiglie a basso reddito i cui figli frequentano scuole cattoliche”. Nella missiva si sottolinea anche “l'educazione cattolica ha avuto ed ha un ruolo significativo” nel far uscire molte persone dalla povertà verso un futuro migliore: “Le scuole cattoliche, infatti, colmano il divario di possibilità nei quartieri a basso reddito” e “portano coesione nelle comunità, aumentando il coinvolgimento delle famiglie nella vita scolastica” e “rompendo il loro ciclo della povertà”. (IP)

1 agosto - MONDO - Webinario del Wcc sull'acqua: promuovere un'economia della vita e la giustizia ecologica     

L’impegno dei cristiani in difesa del diritto all’acqua come bene comune, nella promozione di modelli di consumo sostenibili per ridurre gli squilibri ambientali e sociali, di un’economia alternativa a quella centrata solo sul profitto e delle energie rinnovabili per proteggere il clima. Questi i temi al centro di quattro webinari promossi dal Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) dal 28 luglio al 18 agosto con la partecipazione di diversi esperti e leader cristiani nel mondo. Gli incontri - spiega un comunicato - serviranno a fare il punto sugli sforzi compiuti dalle Chiese nel mondo nell’attuazione della roadmap di azione lanciata dal Wcc nel 2019 per promuovere "un'economia della vita e la giustizia ecologica".    Il primo incontro - riferisce il sito del Wcc - si è svolto il 28 luglio sul tema: “Riconnettersi nella fede con il Creato, la terra e l’acqua” per celebrare il decimo anniversario della storica Risoluzione con cui nel 2010 l’Onu ha riconosciuto l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici come un diritto umano fondamentale, inserendolo nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948. Un passo decisivo per affrontare il problema della scarsità delle risorse idriche e per svincolare l’acqua dalle logiche del mercato e per questo sostenuto attivamente dalla Rete ecumenica per l’acqua (Ewn), il network di movimenti cristiani creato nel 2007 sotto l’egida del Wcc.   Durante il dibattito i partecipanti hanno approfondito le ragioni per cui un futuro sostenibile non possa prescindere dall’interdipendenza di tutto il Creato di cui l’uomo è solo una parte e non una specie dominante,  come rimarcato anche da  Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato si’” sulla cura della casa comune. In questa prospettiva la questione dell’accesso universale all’acqua quale risorsa scarsa da non sprecare e bene universale, riveste un’importanza centrale. Secondo i relatori, la pandemia del Covid-19 ha fatto emergere in modo drammatico questa realtà, in cui ampi strati della popolazione, anche in Paesi sviluppatati, sono esclusi dall’accesso all'acqua pulita e dalla possibilità di rispettare le norme igieniche fondamentali per prevenire il contagio. Il prossimo seminario on-line è previsto il 4 agosto e sarà dedicato al tema del consumo giusto e sostenibile, Seguirà,  l’11 agosto, il webinario dal titolo “Per la vita non per il profitto: le Chiese come attori e spazi economici alternativi” e infine, il 18 agosto, l’incontro “Alimentate dalla fede: le Chiese promuovono l’energia rinnovabile e la protezione del clima”. (LZ)

1 agosto - UGANDA - Banca cattolica finanzia l'installazione di impianti fotovoltaici: un aiuto concreto allo sviluppo sostenibile

Prestiti a tassi agevolati per permettere l’installazione a costi accessibili di impianti di energia rinnovabile in aree non raggiunte dalla rete elettrica . È la nuova campagna di finanziamenti lanciata in Uganda dalla Centenary Bank, un istituto di micro-credito fondato nel 1985 dalla Chiesa cattolica ugandese per finanziare progetti etici e sociali. Intitolata “CenteSolar Loan, Power Connection Loan, and Improved Institutional Cooking Stoves”, l’iniziativa, promossa in collaborazione con diverse agenzie statali, si propone di creare nuove opportunità di sviluppo nelle aree più remote del Paese, permettendo l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni in linea con il 7.mo obiettivo dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile. Come in molti altri Paesi in via di sviluppo,  l’accesso all’elettricità è ancora limitato in Uganda, soprattutto nelle campagne. Nonostante la crescita della domanda interna e degli investimenti nel settore, il Paese africano continua ad avere uno dei tassi di consumo di energia elettrica più bassi nel mondo: appena 215 Kilowattore all’anno. Secondo la Banca mondiale, nel 2018 solo il 42,65 % del territorio era coperto dalla rete elettrica, e ancora oggi meno del 30% della popolazione ha accesso all’elettricità.  Uno dei principali ostacoli è rappresentato dagli alti costi fissi che rendono particolarmente onerose le bollette per le famiglie. Il nuovo piano di finanziamenti lanciato dalla Centenary Bank - riporta il blog dell'Amecea, l'Associazione delle Conferenze episcopali dell'Africa orientale - aiuterà le comunità ad acquistare pannelli fotovoltaici e impianti elettrici per uso domestico e commerciale con prestiti quinquennali a tassi sostenibili. L’energia fornita da questi impianti consentirà di avviare micro-imprese e darà più ore di luce nelle case. Un altro aspetto non trascurabile è infine il maggiore accesso all’informazione in aree finora isolate, attraverso cellulari, radio e televisione. (LZ)

 

31 luglio -  SUDAFRICA - Corruzione nella gestione fondi per #coronavirus: la condanna del Consiglio delle Chiese

 “Disgusto” e “schock”: sono le parole usate dal Consiglio delle Chiese del Sudafrica (Sacc) per esprimere, in una nota, la sua forte condanna di fronte a casi di corruzione riscontranti, nel Paese, nella gestione dei fondi per il coronavirus. La dichiarazione, dai toni espliciti, riferisce di “saccheggi spudorati dei fondi”, “irregolarità nei processi di approvvigionamento”, “sfruttamento sfacciato” del denaro dei contribuenti da parte di “individui avidi che, come avvoltoi e iene sui cadaveri, hanno visto nella pandemia un’opportunità” per il tornaconto personale, “senza alcuna preoccupazione per la povera gente”. In particolare, si fa riferimento a favoritismi riscontranti in alcuni contratti d’acquisto di dispositivi di sicurezza, assegnati a persone vicine al governo o addetti al servizio civile. Per questo, il Sacc chiede indagini “rapide, approfondite ed efficaci” su ogni accusa riscontrata, soprattutto perché la rapidità con cui si è dovuto agire per fermare i contagi da coronavirus ha reso la società più vulnerabile “da parte di coloro che sono privi di scrupoli e si impegnano a sfruttare le risorse della popolazione con mezzi fraudolenti”, cercando di “approfittare del bisogno disperato della gente”. “La corruzione in Sudafrica è un flagello profondo”, continua la dichiarazione che avanza, poi, una serie ben precisa di richieste: in primo luogo, si chiede al governo di “fare molto di più che promettere azioni di contrasto”. “Abbiamo bisogno di vedere che i criminali vengono arrestati e condannati, dato che non si scoraggiano nemmeno davanti ad una pandemia o alla morte delle persone”, sottolinea la Sacc. In secondo luogo, “il sistema giudiziario” deve “perseguire chi ritiene che questo sia il momento migliore per derubare la povera gente e sfruttarla”; per questo, si suggerisce l’istituzione di “Tribunali speciali per giudicare i crimini commessi durante la pandemia”. Anche la società civile viene chiamata in causa: ad essa, la Sacc chiede di avviare “una campagna per raccogliere e conservare le prove dei reati di corruzione perpetrati”, mentre il sistema degli appalti pubblici deve “eliminare le procedure di intermediazione per i dispositivi anti-Covid”, poiché la presenza di intermediari “apre inavvertitamente a individui corrotti”. Il Consiglio delle Chiese auspica, inoltre, che vengano resi noti i nomi di tutte le persone coinvolte in atti fraudolenti o di corruzione, affinché “provino vergogna”. (IP)

31 luglio - TOGO  - Allarme vescovi: crisi morale scuote il mondo, puntare su valori umani e cristiani

Una vera e propria “crisi morale sta scuotendo il mondo e non risparmia il Togo”: lo affermano i vescovi del Paese africano, in una nota pubblicata al termine di una riunione straordinaria, svoltasi il 21 e 22 luglio. I presuli partono da un fatto recente: alcuni studenti hanno pubblicato sui social network dei video pornografici. Un avvenimento che, spiega la Conferenza episcopale del Togo (Cet), “è solo un triste esempio” della crisi morale in atto. Ferma dunque la condanna dei presuli per “questi atti che minano la morale”. Al contempo, prosegue la nota, “gli studenti interessati, i genitori, gli educatori, i leader religiosi e le varie istituzioni civili e pubbliche sono invitati a prendere sul serio le minacce etiche che incombono sulle famiglie, soprattutto sui giovani e sui bambini.” Per questo, al di là “delle sanzioni e della riprovazione che tali azioni suscitano”, la Cet ribadisce l’importanza di “porre l’accento sull’educazione e sulla salvaguardia dei valori umani, culturali e cristiani”. I vescovi ringraziano, quindi, le autorità nazionali “per la fermezza” dimostrata di fronte alle pressioni di istituzioni internazionali che, “negli ultimi anni, hanno condizionato i loro progetti di aiuto e di sviluppo” del Paese “all’adozione di politiche discutibili sull’orientamento sessuale e la promozione dell’omosessualità”. In quest’ottica, la Chiesa del Togo invita lo Stato a “continuare a lottare per difendere i valori fondamentali della società”. Non solo: anche la popolazione viene incoraggiata a “preservare questo prezioso patrimonio contro l’assalto di politiche che mettono in pericolo la famiglia”. Oltre alla questione etico-morale, nel corso della sua sessione straordinaria la Cet si è dedicata anche alla messa a punto di due testi: le “Norme complementari” e la “Guida pastorale” sulla vita e il ministero sacerdotale. Il primo documento – spiega la nota – “ha carattere normativo al fine di assicurare, nello stesso territorio, una disciplina ecclesiale comune attraverso disposizioni omogenee”. In particolare, le “Norme” riguardano l’accolitato e il lettorato, i sacerdoti in pensione, il catecumenato, la preparazione al matrimonio e il mandato dei parroci. La “Guida pastorale”, invece, si pone l’obiettivo di "aiutare ogni sacerdote a vivere il suo ministero in modo da santificarsi, portando il popolo dei fedeli a seguire il nostro modello comune: Gesù Cristo Buon Pastore, che conosce le sue pecore, chiama ciascuno per nome e dà la vita per loro". Nel dettaglio, il volume riflette sull'identità del sacerdote, la sua spiritualità, la sua vita di preghiera, il suo ministero, il suo rapporto con il vescovo e con i fedeli, nonché i suoi impegni sacerdotali e il suo rapporto con la sua famiglia. (IP)

 

31 luglio - TERRA SANTA - Wcc: Settimana mondiale pace in Palestina e Israele, all’insegna della solidarietà

“Solidarietà creativa nella comune fragilità”: questo il tema dell’edizione 2020 della Settimana mondiale della pace in Palestina e Israele promossa dal Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc). L’evento si terrà dal 14 al 21 settembre prossimi e vuole essere – si legge sul sito dell’organismo ecumenico – un momento di testimonianza “per promuovere una pace giusta” nella regione. “Ricordiamo ai leader mondiali, così come all'opinione pubblica, quanto la pace sia un processo fragile”, afferma il Wcc. Essa, infatti, non è “sinonimo di patti e accordi strategici”, bensì è “un atteggiamento profondo, radicato nei cuori e nelle istituzioni”. Il tutto mentre “le guerre, le violenze, l’odio, le ingiustizie sociali, le gravi conseguenze del Covid-19 – sottolinea il Consiglio delle Chiese – non fanno che accentuare, giorno dopo giorno, la fragilità dell’umanità”. E la Palestina ed Israele, prosegue la nota, vivono “una situazione di estrema fragilità” davanti alla quale, tuttavia, il Wcc riafferma “la forza della preghiera”, perché “solo lo Spirito di Dio può ammorbidire i cuori e cambiare gli atteggiamenti”. Nel corso della Settimana mondiale, dunque, che si concluderà con la Giornata internazionale di preghiera per la pace che cade proprio il 21 settembre, “le organizzazioni ecclesiali, le congregazioni e le persone di fede sono incoraggiate a dare una testimonianza comune partecipando a servizi di culto, eventi educativi e atti di sostegno a favore della pace e della giustizia per israeliani e palestinesi”. (IP)

 

 

VNS – GERMANIA 75.mo anniversario Hiroshima e Nagasaki. Cattolici ed evangelici: liberare il mondo dalle armi nucleari

Liberare il mondo dalle armi nucleari: lo chiedono la Commissione episcopale tedesca per la Giustizia e la pace e il Consiglio delle Chiese evangeliche in Germania. In una nota congiunta a firma dei responsabili dei due organismi, rispettivamente di Monsignor Heiner Wilmer e Renke Brahms, si ricorda il 75.mo anniversario dei bombardamenti atomici sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, avvenuti il 6 e il 9 agosto 1945, e si sottolinea che “la guerra nucleare e la deterrenza di armi simili non sono fantasmi del passato”. Oggi, infatti, nel mondo, “ci sono ancora 16mila testate nucleari che stanno acquisendo un’importanza strategica sempre maggiore” e questo “sviluppo preoccupante” non può lasciare “indifferenti”. Deplorando, quindi, “la deregolamentazione fatale degli accordi internazionali sulle armi nucleari e della politica degli armamenti” che si sta vivendo in questo momento storico, Giustizia e pace e Chiese evangeliche lanciano l’allarme contro “un’escalation di violenza” e contro le “nuove minacce” come “la guerra cibernetica, il terrorismo, i conflitti commerciali”. L’uso del nucleare come “arma di distruzione di massa – si legge nella dichiarazione congiunta – era ed è eticamente ingiustificabile”.Non solo: anche la sua deterrenza come “strumento di strategia politica” è un atto “irresponsabile”, come ha detto Papa Francesco il 24 novembre 2019, visitando proprio Hiroshima: “L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche”. L’obiettivo globale, quindi, affermano cattolici e protestanti tedeschi, deve essere quello di “un mondo senza armi nucleari”. “In memoria delle vittime dell’agosto del 1945 – conclude la nota - oggi chiediamo ai leader politici di compiere passi seri e mirati verso un mondo libero dalle armi nucleari. Ciò richiede un dialogo fiducioso e la volontà politica di cambiamento”, il cui “primo e notevole segno” dovrebbe essere “l’accettazione e la ratifica del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari delle Nazioni Unite anche da parte della Germania”. (IP)

31 luglio  - SRI LANKA - Verso le elezioni: cristiani in preghiera per riconciliazione nazionale

(VNS) – 31lug20 – Urne aperte, il 5 agosto, in Sri Lanka dove quasi 16 milioni di cittadini dovranno votare per rinnovare il Parlamento. In vista delle votazioni, i cristiani pregano per la riconciliazione nazionale. “Stiamo pregando affinché le elezioni siano libere ed eque – afferma padre Reid Shelton Fernando, già cappellano del Movimento Giovani operai cristiani, citato dall’agenzia Eglise d’Asie – Guidati dallo Spirito Santo, dobbiamo avere la saggezza di scegliere leader che non seguano le vie dell’egoismo e della corruzione”, ma che permettano al Paese di essere “libero e unito”. Allo stesso tempo, si prega per “un processo elettorale corretto e onesto, privo di frodi e difficoltà tecniche”, in modo da riuscire a formare un governo che “guidi il Paese con rettitudine”. Dal suo canto, il Consiglio nazionale per la pace ha esortato i candidati e gli elettori a scegliere la strada della “convivenza pacifica”. “Qualunque sia il partito vincitore delle prossime elezioni – ha detto l’organismo – il Paese deve restare unito, altrimenti perderemo tutti”. Previste originariamente per il 25 aprile, le votazioni sono state rinviate a causa della pandemia da coronavirus. Un primo rinvio le aveva posticipate al 20 giugno, mentre una seconda data fissata dalla Commissione elettorale le ha spostate definitivamente al 5 agosto. In lizza, ci sono 20 partiti e 34 gruppi indipendenti che cercano di ottenere almeno uno dei 225 seggi del Parlamento. (IP)

31 luglio -  ITALIA - Riunione dei vescovi del Triveneto su ripresa attività pastorali, catechesi e scuola durante la pandemia

Le questioni e criticità pastorali in questo tempo di pandemia legate alla ripresa delle celebrazioni dei sacramenti e dell’attività nei prossimi mesi e un aggiornamento sulle problematiche relative alle scuole paritarie e alla prossima ripresa scolastica. Sono stati questi i due temi al centro della riunione Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto (Cet) svoltasi questa mattina in modalità virtuale e sotto la presidenza del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia.   Sul primo punto – riporta il comunicato conclusivo - i vescovi hanno dialogato su priorità, contenuti, impostazioni e modalità dell’azione pastorale in questi mesi particolari, rilevando l’importante opportunità che questo tempo sta offrendo ad ogni comunità per ravvivare la fede, rinnovare la stessa vita ecclesiale ed introdurre anche scenari nuovi nell’annuncio del Vangelo alle persone, alle famiglie e nella società attuale.  Nel corso della riunione è stato presentato il documento preparato dalla Commissione episcopale regionale per l’annuncio, la dottrina della fede e la catechesi  dal titolo “Ascolto e indicazioni per l’annuncio e la catechesi: dall’esperienza Covid-19”, e nel quale sono esplicitati alcuni criteri e orientamenti sulla catechesi e, più precisamente, sull’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi. Per quanto riguarda il secondo punto in agenda, si sono poi uniti alla videoconferenza il presidente della Federazione italiana scuole materne (Fism), Stefano Giordano, il presidente della Fism veneta , Stefano Cecchin, e il responsabile della Commissione Cet per la scuola, don Domenico Consolini,  che hanno riferito sulle ultime novità circa la prossima ripresa scolastica e la situazione delle scuole paritarie nelle circostanze attuali. A questo proposito si è parlato anche della possibilità di mettere a disposizione taluni spazi di enti ecclesiastici per favorire lo svolgimento delle attività delle scuole paritarie e statali.

31 luglio - ITALIA Bergamo e Brescia, Capitali cultura 2023. La gioia della Chiesa locale

Saranno Bergamo e Brescia le “Capitali italiane della cultura” per l’anno 2023. L’annuncio, avvenuto nei giorni scorsi, ha riempito di gioia la Chiesa locale, soprattutto perché entrambe le città hanno dato i natali a due Pontefici divenuti Santi: Bergamo, nello specifico Sotto il Monte, a Giovanni XXIII e Brescia, o meglio Concesio, a Paolo VI. Per questo, i parroci di entrambi i Comuni si sono incontrati per elaborare un percorso di riflessione per i fedeli, da qui a tre anni. “Giovanni XXIII e a Paolo VI sono due importanti esponenti della cultura del secolo scorso – si legge in una nota - Non sono solo due Santi, ma anche due giganti del pensiero del Novecento”. “È loro, infatti – commenta Monsignor Claudio Dolcini, rettore del Santuario Giovanni XXIII e parroco di Sotto il Monte - la paternità del Concilio, loro l'impegno davanti al mondo per la pace, loro l'ardente desiderio di coniugare il Vangelo con le culture di ogni parte della terra, loro le braccia aperte ai politici, ai governanti e al mondo dell'arte per il loro impegno ad accogliere e a tradurre il messaggio universale del Vangelo”. “Concesio e Sotto il Monte – ha aggiunto Monsignor Fabio Peli, parroco di Concesio - proporranno quindi esperienze e cammini di fede e la loro collaborazione farà sì che i valori di questi due grandi Papi possano entrare nel cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo, perché possano insieme costruire una nuova civiltà dell’amore”. (IP)

31 luglio - INDONESIA - Nuovi focolai di Covid-19: sotto accusa i luoghi di culto

- I luoghi di culto, comprese le chiese, sono stati accusati di essere focolai di coronavirus, in un videomessaggio diffuso il 29 luglio da un funzionario del governo, Dewi Nur Aisyah, membro della Task Force Covid-19, riporta UCA News.   “Ci sono nove nuovi focolai - ha affermato - con 114 casi confermati di Covid-19. I luoghi di culto sono tra questi”. Aisya ha indicato tre chiese con 29 casi confermati di Covid-19, tre moschee con 11 casi, una casa del clero con 41 casi, un collegio islamico con 4 casi e ha parlato di un incontro di preghiera islamico in seguito al quale si sono registrati 29 casi. Il cardinale Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, arcivescovo di Giacarta, in seguito alla notizia, ha ricordato alle chiese dell'arcidiocesi di Giacarta di stare all'erta, nonostante nessuna di loro fosse tra i casi annoverati. "Dopo aver ottenuto il via libera dalle autorità locali per la riapertura - ha precisato -, una parrocchia dovrebbe ottenere l'approvazione dell'arcidiocesi prima di riaprire. Sarà il vicario generale ad ispezionarla per valutare se sia pronta o meno per farlo”. Il presidente della Comunione delle Chiese in Indonesia (IGP), il Il reverendo Gomar Gultom, alla notizia che le chiese siano responsabili di nuovi focolai di trasmissione di Covid-19 nella capitale, ha detto ad UCA News: “È qualcosa che non vogliamo che accada. Da quando le autorità locali hanno iniziato ad allentare le restrizioni sociali, l'IGP ha sottolineato la necessità che le chiese non si affrettino a riaprire. Sarebbe meglio se i protestanti potessero partecipare alle funzioni domenicali a casa”. “Le chiese dovrebbero rivedere la loro decisione di riaprire”, ha aggiunto. "Se devono riprendere le funzioni domenicali, voglio che seguano rigorosamente i protocolli sanitari e che tengano brevi funzioni".(AP)

31 luglio - IRAQ - Eid al-Adha. Patriarca Sako ai musulmani: cooperare insieme per la stabilità del Paese

Breve, ma incisivo: si presenta così il messaggio che il Patriarca di Babilonia dei Caldei, Cardinale Louis Raphael Sako, ha indirizzato ai musulmani in occasione dell’odierna “Festa del sacrificio”, l’Eid al-Adha. Rivolgendosi agli “amati fratelli musulmani”, il porporato porge loro gli auguri per la giornata, pur se “celebrata in condizioni dure”, dovute allo “strangolamento sociale dei cittadini”. Di qui, l’esortazione a vedere nell’Eid al-Adha un’occasione per “pentirsi, cambiare, sacrificare gli interessi di parte per il bene e la crescita nazionale e per la dignità” della popolazione. La “Festa del sacrificio – ribadisce il Patriarca Sako – è un’opportunità” per collaborare “in spirito di responsabilità”, per “cooperare con l’attuale governo e tutte le persone di buona volontà”, così da “superare la pandemia da coronavirus e ogni altra sfida” e “rispondere con entusiasmo alle aspirazioni dei cittadini” per “migliore le loro condizioni di vita, insieme alla sicurezza e alla stabilità” dell’Iraq. Non è la prima volta che il Cardinale Sako invita all’unità e alla pacificazione nazionale: i primi di luglio, ad esempio, in occasione della Festa di San Tommaso apostolo, il porporato ha sottolineato che la “Chiesa continuerà ad essere la voce dei suoi cittadini nelle attuali difficili circostanze”, ed ha esortato i cristiani di tutte le Chiese e nazionalità a “pregare e a unire gli sforzi per migliorare le condizioni di coloro che rimangono in Iraq, adoperarsi per il rispetto dei loro diritti, della loro rappresentanza, sicurezza e stabilità”. Negli ultimi tempi, infatti, nel Paese si sono registrati diversi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che hanno provocato numerose vittime e feriti. All’origine delle proteste popolari contro il governo e le autorità, la corruzione diffusa, l’alto tasso di disoccupazione e il taglio delle forniture elettriche. Le manifestazioni di piazza vanno avanti, ad ondate, da ottobre 2019 ed hanno portato, nel maggio di quest’anno, alle dimissioni del premier Adel Abdul Mahdi. (IP)

31 luglio -  INDIA - I cattolici incoraggiati a cremare i loro morti per evitare la diffusione del contagio

È uno degli effetti più dolorosi del Covid-19: l’impossibilità di partecipare ai funerali di persone care portate via dal virus. In India, dove i contagi hanno raggiunto quota 1,6 milioni, a questo problema, per i cristiani e i musulmani, si è aggiunta la difficoltà, che in molti casi è diventata impossibilità, di tumulare i morti nei cimiteri secondo le proprie tradizioni, per mancanza di spazi e per il timore del contagio. Questo sta imponendo l’esigenza di cremare i corpi, che, se è la regola per gli indù, è un’abitudine quasi del tutto estranea a cristiani e musulmani nel Paese. Per tale motivo sempre più diocesi indiane stanno incoraggiando i fedeli ad adeguarsi, mettendo a disposizione squadre di volontari parrocchiali per garantire una degna sepoltura alle vittime Covid-19 nel rispetto delle norme sanitarie. È il caso della diocesi di latina di Allepey, nello Stato del Kerala, quello con la più alta concentrazione di cristiani nel Paese. Il vescovo, monsignor James Raphael Ananparambil, dopo una riunione di emergenza con i sacerdoti e gli agenti pastorali, ha comunicato che in tutte le parrocchie i morti da Covid-19 dovranno essere cremati. Le nuove disposizioni hanno incontrato una iniziale resistenza da parte dei parrocchiani che però sono stati convinti della loro necessitò,  come spiega all’agenzia Ucanews padre Stephan Pazhambasseril, parroco della chiesa di St. Michael Forane Church a Kattoor. “È un'occasione per andare oltre le nostre tradizioni e diventare più sensibili e comprensivi in un momento in cui il Paese sta combattendo tra la vita e la morte con la pandemia, afferma il sacerdore -. Visto che crediamo che l'uomo è creato dalla polvere e alla polvere tornerà, non c’è bisogno di ostinarci con le nostre tradizioni quando è più importante la vita”.   Nella stessa direzione si sono già mosse altre diocesi nel Kerala. In quella siro-malabarese di Trichur, le nuove misure sulle cremazioni sono entrate in vigore a giugno, anche qui nonostante le iniziali resistenze dei fedeli. (LZ)

 

31 luglio - ARGENTINA - Seminario sulla tratta. Messaggio Papa: “Flagello conto dignità umana”

 “Un flagello che ferisce la dignità dei fratelli e delle sorelle più deboli”: così Papa Francesco definisce la tratta di esseri umani in un messaggio, a firma del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, inviato alla Commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale argentina. L’organismo, attraverso la sua speciale equipe “No alla tratta”, ha tenuto infatti un seminario on line in occasione della Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani, celebrata ieri, 30 luglio. “L’epoca contemporanea – si legge nel messaggio pontificio - è tristemente marcata da una prospettiva utilitaristica che guarda al prossimo secondo i criteri di convenienza e di tornaconto personale, troncando così il cammino verso la realizzazione dell’umanità di ciascuno, in conformità con la sua unicità e il suo essere irripetibile”. “Nel conteso di questa drammatica e persistente situazione di commercializzazione rappresentata dalla tratta di persone, nelle sue molteplici forme – prosegue il testo - il Papa incoraggia l’impegno nello sradicamento totale di questa piaga” e “sostiene gli sforzi per aiutare i sopravvissuti e collaborare in modo decisivo alla costruzione di percorsi che conducano al bene comune e alla piena realizzazione della vita umana”. Il messaggio si conclude con la benedizione e l’invocazione alla Vergine di Luján. Intitolato "Insieme contro la tratta di esseri umani", il seminario on line si è svolto sulla piattaforma Zoom alla presenza virtuale di oltre 600 partecipanti, in rappresentanza di diversi settori attivi contro la tratta, come la magistratura, le politiche pubbliche, le organizzazioni per il sociale e, naturalmente, la Chiesa. "Il periodo di pandemia e di isolamento sociale obbligatorio, dovuto al Covid-19 – hanno detto gli organizzatori dell’evento - non ha impedito le nostre attività. Da un lato, è aumentata l'opportunità di connettersi con più persone, provenienti da luoghi diversi, e dall'altro è cresciuta la necessità di sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema, poiché le circostanze attuali, che purtroppo formano maggiori sacche di vulnerabilità, favoriscono l'aumento dello sfruttamento delle persone". (IP)

31 luglio -  POLONIA - Don Paweł Rytel-Andrianik invita tutti a rispettare le misure igienico-sanitarie di prevenzione

Il portavoce della Conferenza episcopale polacca, don Paweł Rytel-Andrianik, sulla pagina web dell’Episcopato, ha ricordato ai fedeli la necessità di rispettare le misure igienico-sanitarie per prevenire e arginare la diffusione del coronavirus. Il rispetto delle raccomandazioni per contenere il contagio da coronavirus, ha affermato, “è espressione della nostra responsabilità comune, nonché l'applicazione del principio evangelico dell'amore per il prossimo e della cura del bene comune”.“È nostro dovere – ha aggiunto - rispettare gli ordini delle autorità statali. Tuttavia, si tratta anche di tutelare la nostra salute, i nostri parenti, i vicini, gli amici, in particolare gli anziani e le persone con gravi malattie croniche che sono maggiormente a rischio a causa degli effetti del Covid-19". Egli ha sottolineato come il semplice gesto di coprirsi la bocca e il naso in alcuni luoghi - tra cui chiese e cappelle - dimostri responsabilità e maturità nelle persone, e come il rispetto delle norme igienico-sanitare esprima il nostro amore per il prossimo. Infine, don Rytel-Andrianik ha chiesto di nuovo di pregare per la fine della pandemia, per le vittime del coronavirus, per i defunti e per le loro famiglie, oltre che per i medici, i paramedici, gli infermieri, il personale medico, i volontari e tutti coloro che aiutano i malati. (AP)

31 luglio - ITALIA - Caritas: prorogare fino al 15 settembre il termine per la  domanda del Reddito di Emergenza. Povertà in drammatico aumento

 Una proroga di un altro mese e mezzo dei termini per la presentazione della domanda del Reddito di Emergenza, la misura emergenziale che il Governo Conte ha messo in campo per coloro che, colpiti dalla crisi causata dal Covid-19, non hanno potuto accedere alle altre forme di supporto economico previste. A chiederlo è la Caritas italiana, secondo la quale occorre “concentrare gli sforzi e le risorse per continuare a sostenere chi è in difficoltà, in attesa che vengano definiti piani organici di ripresa economica”.  Il termine, già prorogato il 30 giugno, scade oggi.  “Gli effetti economici della crisi stanno colpendo una quota sempre più consistente e ampia di popolazione con conseguenze drammatiche già oggi sotto gli occhi tutti, ma che potrebbero esacerbarsi ulteriormente nelle prossime settimane”, sottolinea un comunicato . In soli tre mesi, da marzo a maggio, sono state 450.000 le persone che si sono rivolte ai servizi dell’organizzazione cattolica presenti su tutto il territorio nazionale. Un terzo di queste persone non si era mai presentata ai centri. Per la maggior parte di esse "la pandemia ha rappresentato un baratro di impoverimento, paura per il futuro e sfiducia”, evidenzia la Caritas italiana. Di qui la la richiesta della proroga: “Si tratta di uno slittamento che non peserebbe sullo Stato e che invece in questo momento rappresenterebbe un grande aiuto per molti cittadini nel nostro paese”, afferma l'organismo della Cei.

 

31 luglio - REGNO UNITO I vescovi: “Vaccinarsi è un dovere, non solo per la tutela della propria salute, ma anche per quella degli altri”

Monsignor Paul Mason, responsabile del Dipartimento per la sanità e la salute mentale, e monsignor John Sherrington, responsabile del settore vita, della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, hanno pubblicato un documento che vuole fare chiarezza e dare garanzie sulle questioni morali relative alle vaccinazioni e che sottolinea il sostegno della Chiesa a questa pratica per proteggere i più vulnerabili della nostra società - specialmente quelli colpiti da immunodeficienza, le donne incinte e i loro bambini non ancora nati. Il documento si occupa inoltre dello sviluppo di futuri vaccini ed esprime la speranza che sia possibile l'approvvigionamento etico di un vaccino contro il Covid-19. La Chiesa cattolica – hanno ribadito i vescovi - sostiene con forza le vaccinazioni e considera un dovere per i cattolici fino a prova contraria vaccinarsi, non solo per la tutela della propria salute, ma anche per quella degli altri. “Crediamo - scrivono i presuli - che sia un obbligo morale garantire la copertura vaccinale necessaria per la sicurezza degli altri” e che “evitare la vaccinazione porti con sé conseguenze pericolose e potenzialmente gravi per i più vulnerabili della società”. Di fronte alle preoccupazioni sollevate da alcuni in merito ai potenziali effetti collaterali della vaccinazione, essi hanno ricordato le parole della Pontificia Accademia per la Vita, pubblicate in un documento del 2017: "Dal punto di vista clinico va, inoltre, ribadito che il trattamento coi vaccini, pur a fronte di rarissimi effetti collaterali (gli eventi che si verificano più comunemente sono di lieve entità e dovuti alla risposta immunitaria al vaccino stesso), è sicuro ed efficace e che nessuna correlazione sussiste fra somministrazione del vaccino ed insorgenza dell’autismo”. Sulla produzione di vaccini con tessuti derivati da feti umani abortiti, la Chiesa ha ribadito l'importanza fondamentale della salute di un bambino, e di altre persone vulnerabili, che permetterebbe ai genitori l’utilizzo di un vaccino che in passato è stato sviluppato utilizzando linee cellulari diploidi. Tematica – ricorda il testo - analizzata nel 2005, in un documento pubblicato dalla Pontificia Accademia per la Vita dal titolo "Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti". (AP)

31 luglio - STATI UNITI - 75.mo anniversario di Hiroshima e Nagasaki. I vescovi uniti al popolo giapponese nel ricordo delle vittime

In vista 75.mo anniversario del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki,  il prossimo 6 e 9 agosto, i vescovi deli Stati Uniti si uniscono in preghiera al popolo giapponese per ricordare le vittime e "per le generazioni che hanno continuato a pagare le conseguenze sanitarie e ambientali di questi tragici attacchi". “In questa solenne ricorrenza – scrive in una nota il presidente della Conferenza episcopale (Usccb), monsignor José H. Gomez– ci uniamo alla voce di Papa Francesco e al suo appello ai nostri leader e a quelli mondiali perché si perseveri negli sforzi per abolire queste armi di distruzione di massa, che minacciano l’esistenza dell’umanità nel nostro pianeta”. “Ricordando la violenza e l'ingiustizia del passato, possiamo impegnarci ad essere operatori di pace come Cristo ci chiama ad essere, scrive ancora l'arcivescovo di Los Angeles che ribadisce l'urgenza di cercare “sempre la via della pace e alternative all'uso della guerra strumento di soluzione dei conflitti tra nazioni e popoli". Da ricordare che, in occasione dell’anniversario, la Commissione per la giustizia e la pace della Conferenza episcopale statunitense ha indetto per il 9 agosto una speciale giornata nazionale di preghiera, studio e azione per il disarmo nucleare. A questo scopo il sito della Usccb ha messo a disposizione diversi sussidi e materiale informativo. La giornata si svolgerà in concomitanza con i Dieci giorni di preghiera per la pace, celebrata ogni anno dalla Chiesa giapponese tra il 6 e il 15 agosto. L'iniziativa è stata lanciata dai vescovi giapponesi dopo l’invito alla riconciliazione di San Giovanni Paolo II ad Hiroshima, il 25 febbraio 1981, durante la sua storica visita nel Paese. (LZ)

31 luglio STATI UNITI - Immigrazione. Il disappunto dei vescovi per il nuovo piano di riforma del Daca  per i Dreamers

Dopo la recente bocciatura da parte della Corte Suprema del piano per abolire il "Deferred Action for Childhood Arrivals" (Daca), il programma della presidenza Obama che ha impedito l’espulsione di circa 670mila giovani immigrati irregolari arrivati negli Stati Uniti da bambini con i loro genitori, l’Amministrazione Trump non rinuncia all’obiettivo di smantellare le misure introdotte nel 2012 a favore dei cosiddetti “Dreamers” ("Sognatori"). Il Dipartimento per la sicurezza nazionale ha presentato il nuovo progetto di riforma annunciato da Trump a metà luglio che fissa una serie di nuovi limiti, in particolare riducendo da due a un anno il permesso di lavoro dei Dreamers ed escludendo la possibilità di presentare nuove richieste.  Grande il disappunto dei vescovi che a giugno avevano salutato con soddisfazione la decisione della Corte Suprema, ritenendo positivo il programma del Presidente Obama "I nuovi limiti fissati nel protocollo hanno un impatto diretto e negativo sui giovani immigrati, sulle loro famiglie e sulle comunità in cui operiamo”, si legge una nota firmata presidente della Conferenza episcopale (Usccb), monsignor José H. Gomez e da monsignor Mario E. Dorsonville, responsabile della Commissione episcopale sulle migrazioni.  “Da tempo la Chiesa cattolica negli Stati Uniti sostiene i Dreamers e continueremo a stare con loro”, ribadiscono i vescovi ricordando che i beneficiari del Daca “sono cresciuti nelle nostre scuole e parrocchie e ora stanno dando importanti contributi nella Chiesa e in quasi ogni area della vita americana”. Si stima in 42 miliardi di dollari il contributo dei Dreamers all’economia americana. Di qui il rinnovato appello al Presidente Trump “a ripristinare le protezioni fornite dal Daca ai giovani attualmente iscritti al programma, nonché a iniziare ad accettare nuovi potenziali candidati”. I vescovi si rivolgono quindi al Congresso, in particolare al Senato a maggioranza repubblicana, esortandolo ad unirsi alla Camera dei Rappresentanti per approvare una legislazione “che fornisca certezza  e un percorso verso la cittadinanza per i Dreamers".  (LZ)

31 luglio - INDIA - Costernazione della Chiesa per la rimozione delle figure religiose dal programma scolastico dello Stato del Karnataka

 La Chiesa e i leader politici dello Stato del Karnataka hanno espresso costernazione per la rimozione dal programma scolastico dei capitoli su Gesù Cristo e sul Profeta Maometto. Sarebbero stati rimossi anche i capitoli su leader di spicco, un tempo alla guida dello Stato, come Tipu Sultan e Hyder Ali. "È molto triste sapere che i nostri figli, che sono il futuro di questo Paese, perderanno argomenti importanti come il cristianesimo e l'islam” ha detto ad UCA News monsignor Peter Machado, arcivescovo di Bangalore. “L'India – ha spiegato - è conosciuta per l'unità nella diversità nel mondo. Siamo esempio di rispetto e armonia tra le comunità in questo mondo e se questo viene alterato perderemo l'India laica di cui tutti siamo orgogliosi". E ha aggiunto: “Ciò che l'India può dare a questa società è l'unicità della nostra armonia tra le comunità, e privare i nostri figli di questo argomento è un'ingiustizia nei loro confronti. Dovremmo educarli alla fratellanza e all'armonia tra le comunità, che tutte le religioni insegnano". Monsignor Machado ha quindi sottolineato come il governo dello Stato stia interferendo nei valori secolari della Costituzione e lo ha esortato "a rivedere la sua decisione, se possibile".  Il governo, da parte sua, ha affermato di aver aver deciso di tagliare il programma 2020-21 a causa della pandemia di Covid-19, in modo da alleggerire il carico di lavoro degli studenti. Lo stesso sito web della Karnataka Text Book Society ha ribadito che le revisioni sono state fatte per ridurre il programma del 30% a causa dell’emergenza sanitaria. (AP)

30 luglio -  FRANCIA - Messaggio vescovi ai musulmani per l’Eid al-Adha: uniti nella fiducia e nella fratellanza

È un messaggio che invita all’unità e alla fratellanza quello rivolto dai vescovi di Francia ai musulmani che domani, 31 luglio, celebrano l’Eid al-Adha, la “Festa del sacrificio”. Nel documento episcopale, a firma di padre Vincent Feroldi, direttore del Servizio nazionale per i rapporti con i musulmani, si ricorda che la sofferenza provocata dalla pandemia da coronavirus ha avvicinato il mondo cattolico e quello islamico: “Credenti nell'Unico Dio, abbiamo dovuto combinare la pratica delle nostre rispettive fedi con un comune atteggiamento civico per preservare il bene e la vita di tutti – sottolinea il messaggio - Confinati, abbiamo dovuto reinventarci per continuare a vivere l’atteggiamento fondamentale del credente, che è quello di essere in relazione con Dio attraverso la preghiera, di prestare molta attenzione al prossimo attraverso l'ascolto, la condivisione, la solidarietà e la preoccupazione, e di promuovere la vita in ogni sua forma”. I vescovi francesi ricordano, poi, con dolore la morte di tante persone contagiate dal Covid-19 ed esprimono gratitudine a “coloro che hanno compiuto tanti sforzi di dedizione e altruismo: medici, infermieri, autisti di ambulanze, negozianti, insegnanti, impiegati comunali…” Ma pur in questo difficile contesto, prosegue il messaggio, “abbiamo trovato modi nuovi e belli per essere in comunione tra di noi nel momento delle grandi feste religiose, sia cristiani che musulmane o ebraiche”, dedicando anche “più tempo alla lettura ed alla meditazione dei nostri Testi Sacri”. Ora, però, che si tornano a vivere in pienezza le festività religiose, l’auspicio dei vescovi d’Oltralpe è che “possa proseguire la dinamica iniziata durante tutto il periodo di lockdown tra i leader delle diverse tradizioni religiose presenti in Francia, così da superare, insieme a tutti i nostri concittadini la pandemia da coronavirus”. La preghiera a “Dio Onnipotente” è che “ci tenga uniti nella fiducia per continuare il nostro pellegrinaggio sulla terra, operando per renderlo ogni giorno più fraterno e solidale”. “Buona festa di Eid al-Adha! – conclude il messaggio – Dio benedica voi, le vostre famiglie e le vostre comunità”. (IP)

 

30 luglio - FRANCIA-  147.mo Pellegrinaggio nazionale a Lourdes: “Andare alla fonte dell’amore”

Sarà un pellegrinaggio particolare quello che i fedeli francesi si preparano a vivere dal 12 al 17 agosto a Lourdes: a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus, infatti, nella città mariana in cui, nel 1858, l’Immacolata Concezione apparve a Bernadette Soubirous si recherà una speciale delegazione, in rappresentanza di tutti i pellegrini, i pazienti ospedalieri e i malati del Paese. “La delegazione – si legge in una nota – avrà un doppio compito: rappresentare tutti i fedeli che solitamente si recano al Santuario e fornire un servizio di accoglienza alle persone sul posto”. “L’eco delle parole della Vergine Maria – spiega padre Vincent Cabanac, direttore del Pellegrinaggio nazionale – non ha mai cessato di diffondersi in tutto il mondo”. Recarsi in pellegrinaggio alla Grotta di Massabielle, dunque, significa “avvertire l’eco della voce di Maria. Davanti a Lei, ci presentiamo come suoi figli e la nostra preghiera avvia un dialogo intimo con cui Le presentiamo le nostre intenzioni”. “Andiamo alla fonte dell’amore” – conclude padre Cabanac – Andiamo a Lourdes in pellegrinaggio!”. Ricco e denso di appuntamenti, il programma dell’evento prevede una Messa solenne presieduta dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, il 15 agosto alle ore 10.00, oltre che diversi momenti sia di preghiera che di riflessione. Ad esempio, il 13 agosto, si terrà una conferenza dal titolo "Quando la malattia ci segna e ci minaccia: responsabilità e speranza cristiana", tenuta da Alain Galichon, presidente dei Medici cattolici. (IP)

 

30 luglio - SPAGNA - Anno Santo Guadalupense. Il 2 agosto apertura della Porta Santa del Monastero di Santa Maria di Guadalupe

"Guadalupe: Casa di Maria, Casa della Guarigione": è il titolo della lettera pastorale congiunta firmata lo scorso 16 luglio dall’arcivescovo di Toledo, monsignor Francisco Cerro Chaves, e dai vescovi delle diocesi dell'Estremadura - Celso Morga, arcivescovo di Mérida-Badajoz, José Luis Retana, vescovo di Plasencia e Diego Zambrano, amministratore diocesano della diocesi di Coria-Cáceres - in occasione dell'Anno giubilare di Guadalupe, che inizierà il prossimo 2 agosto con l'apertura della Porta Santa del Monastero di Santa Maria di Guadalupe. La celebrazione, che inizierà alle 12.00, sarà presieduta dall'arcivescovo di Toledo e concelebrata assieme ai vescovi delle diocesi dell'Estremadura. L'Anno Santo Guadalupense si concluderà l'8 settembre 2021 e coinciderà con il 25.mo anniversario del riconoscimento del Monastero come patrimonio dell'umanità. I presuli, all’inizio del documento, compiono un viaggio storico, ricordando l'incoronazione pontificia dell'immagine, che fu effettuata dal cardinale Segura il 12 ottobre 1928, quando diede "piena soddisfazione alle attese e al desiderio entusiasta della Chiesa in pellegrinaggio in Estremadura". Essi ringraziano la comunità francescana all’interno del Monastero, ricordano il legame della monarchia con questo luogo mariano, fin dai tempi della regina Isabella la Cattolica, e sottolineano l'impegno degli arcivescovi di Toledo, "soprattutto quelli della seconda metà del XX secolo” che “sono stati vicini a tutte le sue preoccupazioni e attività". Il Giubileo è "un evento ecclesiale di primo ordine – affermano i presuli - al quale vogliamo far partecipare tutto il popolo di Dio che è in pellegrinaggio nelle diocesi dell'Estremadura". "Andare in pellegrinaggio a Guadalupe – precisano - non solo dovrebbe cambiare i nostri cuori, portarci ad una profonda conversione e guarigione, ma incoraggiarci a tenere alto il nostro sguardo, a vedere lontano, ad avere grandi sogni e cuori aperti per una risposta generosa il cui obiettivo non possiamo nemmeno immaginare”. Infine, la lettera pastorale si rivolge a a tutti coloro che a causa della pandemia di coronavirus hanno perso parenti e amici: "Non dimenticate – concludono - quando camminate verso Guadalupe che sono tutti presenti, sono con noi che ci incoraggiano e ci chiamano a vivere questo Anno Giubilare, un anno gravido di tenerezza e di misericordia, che possiamo prenderli per mano grazie alla fede, alla speranza e all'amore, sulla soglia della Porta Santa del cielo che è ogni altare e ogni Eucaristia, e così abbracciarli e dire loro quanto li amiamo". (AP)

30 luglio  - SUDAFRICA - Vescovi: combattere il razzismo per costruire democrazia e unità

“Il popolo del Sudafrica è orgogliosamente multicolore, multiculturale e multilingue”: lo scrive, in una nota, Monsignor João Noé Rodrigues, vescovo di Tzaneen, esortando i fedeli a contrastare il fenomeno del razzismo le cui conseguenze, provocate in passato dall’apartheid, ancora si riflettono sulla nazione sudafricana. Anche se viviamo in un nuovo Sudafrica democratico e non razziale – afferma il presule - tutti noi portiamo dentro le ferite del passato. Per questo, tutti siamo chiamati a partecipare alla lotta per la guarigione, la giustizia e l'uguaglianza”, nonostante essa sia “una lotta complessa che richiede attenzione e pianificazione costanti all'interno delle organizzazioni politiche, civili, religiose ed economiche”. “Ogni vittoria in questa battaglia – continua il vescovo sudafricano - per quanto insignificante possa sembrare, è un contributo vitale per la costruzione di una nazione veramente unita e democratica”. Dal vescovo di Tzaneen arriva, quindi, l’invito a combattere i pregiudizi, soprattutto tra le vecchie generazioni, per arrivare ad assumere tutti “un atteggiamento sincero di rispetto e di inclusività, indipendentemente dal colore o dalla cultura delle persone”. Ma è necessaria anche l’autocritica, scrive il presule, perché “facilmente ricadiamo nelle vecchie modalità razziste e questo indica che c’è ancora molto da fare”. “Il razzismo è un peccato davanti a Dio” che ci ha creati “a sua immagine e somiglianza”, ribadisce il presule; esso è “una terribile malattia che si annida nella mente e nello spirito dell’uomo perché nega l’umanità comune a tutti”. Non solo: essere razzisti significa commettere “un crimine” che dovrebbe essere “punito per legge”. Di qui, l’esortazione del presule alla “guarigione”, ovvero alla “comprensione della profonda dignità” che ogni uomo ha, “indipendentemente dalla cultura, dal colore della pelle o dall’origine”.  “Dio può perdonare e guarire i razzisti – afferma Monsignor Rodrigues - purché riconoscano il loro peccato, si pentano e cerchino la salvezza”. Il pensiero del vescovo di Tzaneen va, poi, alle comunità ecclesiali che “sono chiamate ad essere un luogo in cui avviene tale percorso di guarigione”. “La Chiesa non dovrebbe essere un posto in cui i razzisti possono trovare una casa! – incalza il presule - Essi dovrebbero, piuttosto, essere portati a confrontarsi con il Vangelo ed esortati a pentirsi”, in spirito di “conversione”. (IP)

30 luglio INDIA Cardinale Alencherry: no a nuova legge fiscale, penalizza attività missionarie

Il Cardinale George Alencherry, Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi e presidente della Conferenza episcopale del Kerala, in India, si oppone con fermezza all’introduzione di una nuova legislazione fiscale che finirebbe per penalizzare le attività missionarie del Paese. Recentemente, infatti -riferisce l’agenzia Eglise d’Asie - il Ministro indiano delle Finanze, Nirmala Sitharaman, ha proposto alcuni emendamenti alle leggi sulla tassazione delle opere caritative e sugli aiuti esteri. Le modifiche suggerite riguardano gli articoli 11, 12 e 13 e mirano a proibire i trasferimenti di denaro tra parrocchie della stessa diocesi o tra istituzioni e case della medesima congregazione. Ma secondo il porporato, tale decisione potrebbe bloccare i finanziamenti per le missioni nel nord del Paese. Da ricordare che già il 31 maggio scorso il Cardinale Alencherry e padre Sebastian Mundathikunnel, presidente della Conferenza dei superiori maggiori del Kerala, si erano opposti a qualunque modifica della normativa attualmente in vigore ed avevano esortato il governo a riflettere, sottolineando che le proposte suggerite vanno contro i principi stessi di ogni religione: “amarsi e aiutarsi a vicenda, essere caritatevoli verso gli altri”. In particolare, il porporato ha aggiunto che le eventuali modifiche consentirebbero al governo di rivalutare il valore degli immobili della Chiesa locale a prezzo di mercato, il che graverebbe in modo inequivocabile sulle imposte che le diocesi, le parrocchie e le congregazioni dovrebbero versare, perché esse sarebbero inevitabilmente più alte. “La Chiesa è presente da secoli in India ed ha sempre rispettato le leggi”, ha concluso il Cardinale Alencherry, sottolineando la correttezza praticata costantemente dagli organismi ecclesiali ed esortando, quindi, l’esecutivo a rivedere gli emendamenti. (IP)

30 luglio - AUSTRALIA Giornata contro tratta. Arcivescovo di Sydney: crimine vergognoso e disonorevole

 “L’epoca della schiavitù non è finita, la schiavitù moderna e il traffico di esseri umani sono ancora una realtà”: lo ha detto Monsignor Anthony Fisher, Arcivescovo di Sydney in Australia, presentando ieri, 29 luglio, il rapporto annuale dell’Acan, (Australian Catholic Anti-Slavery Network - Rete cattolica australiana contro la schiavitù). “Gli sforzi per far conoscere questa realtà e per proibire tale pratica – ha sottolineato il presule – sono necessari tanto oggi quanto nei secoli precedenti”. Il presule ha riconosciuto che, negli ultimi tempi, è cresciuta la consapevolezza del “flagello che questa situazione provoca nella nostra società”: basti pensare, ad esempio, che dal 2013, su decisione dell’Onu, il 30 luglio si celebra la Giornata mondiale contro la tratta e che dal 2015, l’8 febbraio, nella memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, ricorre la Giornata mondiale di preghiera, riflessione e azione il traffico di esseri umani. Tuttavia, questi esempi “non sono ancora una garanzia dell’abolizione” di tale crimine che provoca “scandalo, soprattutto in una società cristiana” o che “pretende di essere un modello di valori ‘illuminati’ e di rispetto del diritto e della libertà”. Se non si pone fine alla tratta – ha aggiunto l’Arcivescovo Fisher – si resta “complici di un crimine contro l’umanità”. L’Arcivescovo di Sydney ha quindi deplorato il fatto che il Parlamento del Nuovo Galles del Sud abbia approvato, nel 2018, una nuova legge contro la moderna schiavitù senza, però, farla entrare in vigore. “Il governo sta ancora temporeggiando”, ha notato il presule, nonostante sia ufficialmente riconosciuto che la tratta colpisce “almeno 40 milioni di persone nel mondo e migliaia in Australia”. “È vergognoso e disonorevole – ha incalzato Monsignor Fisher – che dopo aver riconosciuto pubblicamente questo crimine e dopo aver fatto qualcosa di concreto per sradicarlo, sia siano vanificate tutte le misure per contrastarlo, permettendo, di fatto, alle imprese e ai consumatori di continuare a beneficiare del lavoro schiavo”. Inoltre, nel contesto della pandemia da Covid-19, l’Arcivescovo di Sydney ha esortato a “non perdere la determinazione per lottare contro la schiavitù”. (IP)

30 luglio - COLOMBIA Segretariato nazionale per la Pastorale Sociale: “Promuovere e attuare le ‘Linee guida pastorali sulla tratta di esseri umani’”

In occasione della celebrazione, oggi, della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, il Segretariato nazionale per la Pastorale Sociale, in rappresentanza della Chiesa cattolica colombiana, in un comunicato diffuso sulla pagina web dell’Episcopato, ha voluto ricordare come quest’anno la Giornata si svolga in un contesto particolare, quello della pandemia di coronavirus, che ha accresciuto il pericolo per molte persone, alla ricerca disperata di un lavoro e di un’attività produttiva, di rimanere vittime del traffico di esseri umani. Purtroppo - si legge nel testo -, negli ultimi anni, l'America Latina ha mostrato un numero sempre crescente di vittime di questo atroce crimine, che sfrutta donne, uomini, bambini e adolescenti per vari scopi: sfruttamento sessuale, lavoro forzato, accattonaggio forzato, matrimonio forzato, vendita di minori e estrazione di organi, tra gli altri. Secondo le Nazioni Unite, "le donne rappresentano il 49% e le ragazze il 23% di tutte le vittime della tratta. Lo sfruttamento sessuale è la forma più comune di sfruttamento (59%) seguito dal lavoro forzato (34%)". “Molte sfide ci attendono – continua il documento -, soprattutto promuovere e attuare tutte le ‘Linee guida pastorali sulla tratta di esseri umani’ rese pubbliche dal Dicastero per il servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Queste linee guida ci aiuteranno a livello di diocesi, parrocchie, congregazioni religiose, scuole, università, organizzazioni cattoliche e tutti i tipi di organizzazioni della società civile a partecipare attivamente alla lotta contro la tratta di esseri umani". (AP)

30 luglio - ECUADOR - Caritas: accompagnare operatori pastorali in tempo di pandemia

Accompagnare gli agenti della Pastorale sociale e gli operatori della Caritas in un percorso di sostegno psicologico ed emotivo, in questo tempo di forte stress provocato dalla pandemia da Covid-19: con questo obiettivo, la Caritas dell’Ecuador ha lanciato un sondaggio tra il suo personale, per comprendere quali siano le necessità ed i bisogni più urgenti da affrontare, mentre continua l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus. Intitolato “Curare me stesso per curare gli altri”, il sondaggio vuole anche rafforzare le strutture organizzative caritative, approfondendone la missione identitaria. In un apposito videomessaggio, Monsignor Julio Parrilla, presidente della Commissione episcopale per la Pastorale sociale-Caritas, esorta tutti gli operatori ed i volontari del settore a partecipare a questa iniziativa perché essa ha a cuore “la salute fisica, mentale ed emotiva” di tutto il personale, “gravato da un carico emozionale” notevole, “alla luce di tutto quello che stiamo passando”. Il sondaggio servirà, quindi, a “rispondere in modo più efficace e più diretto” ai bisogni delle persone. Il presule esprime, infine, la sua gratitudine a tutti gli agenti ed operatori sociali e sottolinea: “Se la Caritas Ecuador è presente tra la popolazione, lo dobbiamo a tutte queste persone”. (IP)

30 luglio - SCOZIA - Progetto di legge sui crimini d’odio. Vescovi: “Proteggere la libertà di dissentire”

La Conferenza episcopale scozzese, in una dichiarazione del 29 luglio, ha risposto al nuovo progetto di legge del governo Hate Crime and Public Order Bill (Crimini d’odio e Ordine pubblico),  e in una relazione sottoposta alla Commissione Giustizia del Parlamento scozzese ha espresso la sua preoccupazione per la sezione 5, che potrebbe portare alla censura dell'insegnamento cattolico, dichiarando che ogni nuova legge deve essere "attentamente valutata rispetto alle libertà fondamentali, come il diritto alla libertà di parola,  alla libertà di espressione e alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione"."Siamo preoccupati – hanno affermato i vescovi - che la sezione 5 del progetto di legge crei un reato di possesso di materiale istigatorio”, ciò “potrebbe far sì che materiale come la Bibbia, il Catechismo della Chiesa Cattolica e altri testi come le proposte della Conferenza Episcopale Scozzese alle consultazioni governative siano considerati istigatori secondo la nuova disposizione". Il progetto di legge propone di modernizzare, consolidare ed estendere la legislazione relativa ai crimini d'odio in Scozia, introducendo tra l'altro un nuovo reato di incitamento all'odio e possesso di materiale istigatorio e nuove misure a tutela della libertà di espressione in relazione alla religione e all'orientamento sessuale. "Pur riconoscendo che fomentare l'odio è moralmente sbagliato – ha commentato il direttore del Catholic Parliamentary Office, Anthony Horan - e appoggiando le iniziative per scoraggiare e condannare tali comportamenti, i vescovi hanno espresso preoccupazione per la mancanza di chiarezza sulle definizioni e per la soglia potenzialmente bassa per commettere un reato, che temono, potrebbe portare a un  diluvio di rivendicazioni vessatorie". Addirittura, ha aggiunto, il nuovo reato di possesso di materiale istigatorio “potrebbe rendere materiale come la Bibbia e il Catechismo della Chiesa Cattolica... istigatorio". “La visione della Chiesa cattolica della persona umana – ha aggiunto -, compresa la convinzione che il sesso e il genere non sono fluidi e mutevoli, potrebbe essere in contrasto con la nuova legge. Permettere un dibattito rispettoso significa evitare la censura e accettare che la società sia abitata da opinioni divergenti e una moltitudine di argomenti". (AP)

30 luglio -  ECUADOR - Campagna dei Religiosi contro la tratta di esseri umani

"È tempo di liberare gli oppressi" è il motto della campagna lanciata dalla Conferenza dei religiosi e delle religiose dell'Ecuador (Cer), insieme alla Commissione Giustizia, pace e integrità del Creato (Cpij). L’iniziativa è stata pensata in vista dell’odierna Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani, indetta nel 2013 dalle Nazioni Unite. “Il motto della campagna – spiega una nota – è tratto da una citazione del profeta Isaia: “Si spezzino le catene della malvagità, si sciolgano i legami del giogo, si liberino gli oppressi e si rompano tutti i gioghi” (Is 58). “La tratta di esseri umani – ribadisce la Cer – è un crimine crudele che attenta alla vita delle persone, le rende oggetto di un mercato violento, senza scrupoli e senza limiti, a scopo economico”. La campagna è iniziata lunedì 27 luglio con una giornata di riflessione sul tema “Capire la tratta di esseri umani”, per “cercare di comprendere come rispondere in modo congiunto a questo crimine, attraverso l’impegno di tutte le organizzazioni ecclesiali e sociali”. Martedì 28 luglio, invece, si è tenuta una conferenza on line sul “Riconoscimento delle vittime della tratta”, mentre mercoledì 29 si è riflettuto su “Le risposte al traffico di esseri umani”. Oggi, infine, è prevista una Veglia di preghiera per tutte le vittime, attraverso la piattaforma Zoom.Sfruttamento sessuale, lavoro schiavo, accattonaggio, matrimoni forzati, traffico d’organi, vendita di bambini-soldato: sono questi gli ambiti del “mercato” della tratta, sottolinea la Cer che conclude: “Le donne rappresentano il 49 per cento e le ragazze il 23 per cento di tutte le vittime della tratta. Lo sfruttamento sessuale è la forma più comune di schiavitù (59 per cento), seguito dal lavoro forzato (34 per cento)”. (IP)

 

30 luglio - STATI UNITI - Giornata contro tratta. Vescovi: pregare per vittime e sopravvissuti

È un invito alla preghiera per le vittime ed i sopravvissuti al traffico di esseri umani quello lanciato dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb), in una nota a firma di Monsignor Mario Dorsonville, presidente del Comitato episcopale per le migrazioni. Oggi, infatti, 30 luglio, si celebra la Giornata mondiale contro la tratta di essere umani, istituita dalle Nazioni Unite nel 2013. “Oggi prendiamoci un momento per pregare per tutte le vittime ed i sopravvissuti alla tratta – afferma il presule – e per riflettere sulle nostre responsabilità, sia come individui sia come Chiesa, di fare del loro benessere e della loro tutela una priorità”. “Rinnoviamo il nostro appello a sensibilizzare la società su questo tema – continua Monsignor Dorsonville – e a proclamare il valore di ogni vita umana”. Citando, poi, Papa Francesco, il presidente del Comitato episcopale per le migrazioni sottolinea che “è responsabilità di tutti denunciare le ingiustizie e contrastare con fermezza questo vergognoso crimine”. “Siamo chiamati dal Santo Padre – aggiunge – a prendere una posizione ferma contro questa terribile violazione della dignità della persona umana e a fare tutto ciò che è in nostro potere per sradicarla”. In occasione della Giornata, oggi alle ore 13.00 locali, l’Usccb ospiterà un webinar sul tema, anche per dare voce a tutte le organizzazioni cattoliche che operano per prevenire ed eliminare tutte le forme di traffico di esseri umani. (IP)

29 luglio - ITALIA - Legge contro l'omotransfobia. Comunità Papa Giovanni XXIII: insidie sulla libertà di educazione e sulla libertà di opinione

“Siamo preoccupati per questo progetto di legge che nasconde insidie sulla libertà di educazione e sulla libertà di opinione”. E’ quanto ha dichiarato Giovanni Paolo Ramonda, nuovo presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, commentando il via libera dato oggi dalla Commissione Giustizia della Camera alla proposta di legge sull’omotransfobia. “Non è in gioco la non discriminazione delle persone con orientamento omosessuale, su cui tutti siamo concordi, bensì il rischio di indottrinamento dei bambini fin da piccolissimi sull'ideologia gender, come previsto dall'articolo 5”, ha precisato Ramonda. "Si tratta di una ‘colonizzazione ideologica’,  per usare le parole di Papa Francesco. Inoltre il fatto che abbiano dovuto esplicitare con un emendamento che è tutelata la libertà di opinione la dice lunga sulla pericolosità di questa norma, eccessivamente vaga e discrezionale, approvata in piena notte”, ha aggiunto. Per le stesse ragioni, contro la proposta si è già espressa la Conferenza episcopale italiana, secondo la quale in Italia non ci sarebbe bisogno di una legge ad hoc per i diritti di omosessuali e transsessuali, in quanto la Costituzione e la legge Mancino del 1993 contro le discriminazioni già assicurano la parità di trattamento. Per la Cei: “un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui, più che sanzionare la discriminazione, si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”.

 

29 luglio - BRASILE Sale il bilancio dei contagiati e delle vittime del virus nel clero brasiliano 

È di 21 sacerdoti e due vescovi morti, il bilancio aggiornato delle vittime del Covid-19 nel clero brasiliano. Lo ha reso noto ieri il bollettino della Commissione nazionale dei presbiiteri (Cnp), organismo legato alla Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb). Secondo il rapporto, stilato in collaborazione con le 18 Conferenze regionali della Cnbb, in tutto sono 347 i sacerdoti positivi al virus, mentre i vescovi sono 9. La Regione ecclesiastica più colpita è quella del Norte 2 (che comprende gli Stati di Pará e Amapá), con 58 contagiati e 6 morti, seguita dal Nordest 2 (Paraíba, Alagoas Pernambuco e Rio Grande do Norte), con 57 positivi e 3 deceduti; dal Sud 1 (Stato di San Paolo), che conta 38 contagiati e un morto e dal Nordest 1 (Stato di Ceará), con 37 infetti e 4 vittime. L’unico Stato a non avere registrato sacerdoti positivi al Covid-19 è il Mato Grosso do Sul. Nel rapporto la Commissione nazionale dei presbiteri indica anche il numero dei vescovi colpiti dal virus, già resi noti il 20 luglio dalla Cnbb: in tutto sono 9 quelli risultati positivi. Due i presuli che risultano deceduti per complicanze legate al Covid-19. Sono monsignor Henrique Soares da Costa, vescovo di Palmares, nello Stato brasiliano del Pernambuco, scomparso il 18 luglio all’età di 57 anni, e monsignor Aldo Pagotto, arcivescovo emerito di Paraiba, già malato di tumore, morto il 14 aprile. (LZ)

29 luglio - STATI UNITI - Vescovi contro riforma della normativa sull'equità abitativa: vanifica gli sforzi  contro la discriminazione delle minoranze 

Un’iniziativa “che vanifica gli sforzi per promuovere l’equità abitativa e la dignità umana”. I vescovi degli Stati Uniti commentano così l’abolizione dell’"Affirmatively Furthering Fair Housing regulation" (Affh), il provvedimento varato nel 2015 sotto l'Amministrazione Obama per rendere più efficaci le disposizioni introdotte nel 1968 contro la segregazione residenziale ai danni delle minoranze. La settimana scorsa il Dipartimento della casa e dello sviluppo urbano (Hud), il dicastero del governo federale che si occupa delle politiche abitative e della pianificazione urbana, ha annunciato che Affh sarà sostituito da un nuovo regolamento intitolato “Preserving Community and Neighborhood Choice” (“Tutelare la scelta della comunità e del vicinato”). Secondo i vescovi, che già a marzo si erano detti contrari alla modifica, essa di fatto indebolisce le tutele delle minoranze. In questo senso si esprime una dichiarazione congiunta firmata da monsignor Paul S. Coakley, presidente della Commissione per la giustizia e lo sviluppo umano della Conferenza episcopale (Usccb), insieme a monsignor Shelton J. Fabrepresidente della Commissione episcopale contro il razzismo, e a suor Donna Markham OP, responsabile di Catholic Charities USA. “Il nuovo regolamento riduce al minimo la responsabilità delle amministrazioni di promuovere con azioni positive l’equo accesso agli alloggi delle minoranze, eliminando linee guida chiare perché rendano conto del loro operato”,  evidenzia in particolare la nota, ricordando che pratiche discriminatorie come la ghettizzazione, la negazione di investimenti di qualificazione urbana nei quartieri abitati da minoranze, nella vendita e nell’affitto delle case e la segregazione razziale ed economica hanno ostacolato "per generazioni l’equità abitativa e continuano oggi a danneggiare le comunità di colore” negli Stati Uniti. “Una regolamentazione per un accesso equo alla casa rimane uno degli strumenti chiave per superare ingiustizie di antica data e svantaggi storici e deve essere rafforzata, non indebolita”, sottolineano i vescovi che rinnovano quindi l’invito rivolto 45 anni fa dalla Usccb nel documento “The Right to a Decent Home”, a un’azione attiva perché sia garantito "a tutti l'accesso a alloggi sicuri, dignitosi e adeguati". (LZ)

 

29 luglio - INDIA Cresce la violenza anticristiana nel Paese

I dati sulla libertà religiosa in India, emersi dal rapporto semestrale appena pubblicato da Persecution Relief, mostrano "un quadro molto cupo". La notizia è stata riportata da UCA News, la fonte di informazione cattolica più autorevole dell'Asia. "I crimini d'odio contro i cristiani sono aumentati di un allarmante 40,87% - si legge nel rapporto - nonostante il blocco nazionale in vigore dal 25 marzo" a causa della diffusione della pandemia di coronavirus. "La persecuzione contro i cristiani è diventata molto comune", ha dichiarato all'agenzia Shibu Thomas, fondatore di Persecution Relief - l'organismo ecumenico che registra le persecuzioni dei cristiani nel Paese e che, tra gli obiettivi, ha anche quello di aiutare le vedove e gli orfani di chi è stato ucciso a causa della propria fede. I dati raccolti però - ha riferito ancora Thomas - "sono la punta di un iceberg", solo “una parte delle violenze effettive perpetrate contro i cristiani nei vari Stati" dell'intera nazione. Il maggior numero di attacchi, il 21 per cento, ha avuto luogo nell'Uttar Pradesh, lo Stato indiano più popoloso. Ma in almeno 22 dei 28 Stati ci sono state denunce per crimini contro i cristiani: stupri e micidi, scomunica sociale, minacce, aggressioni fisiche, incendi di case e chiese e l'impedimento di usare le comuni fonti d'acqua. Fra gli Stati più insicuri per i cristiani, quello di Jharkhand, Orissa e Chhattisgarh. "La diffusione dell'intolleranza religiosa contro la piccola minoranza cristiana", che costituisce solo il 2,3 per cento degli 1,3 miliardi di indiani - ha proseguito Thomas - mostra la crescita dell'ideologia nazionalista indù. Il fondatore di Persecution Relief ha inoltre ribadito che i numeri di questa persecuzione non sono esaustivi, poiché il gruppo registra solo i casi segnalati e purtroppo “molte persone non denunciano, temendo punizioni da parte dei persecutori e della macchina amministrativa”. Negli ultimi sette anni, il Paese è passato dal trentunesimo al decimo posto nel rapporto della World Watch List di Porte Aperte, subito dopo l'Iran per la gravità delle persecuzioni. E' stato inoltre indicato dalla Commissione sulla Libertà Religiosa Internazionale degli Stati Uniti - 2020, come un Paese che desta particolare preoccupazione insieme a Cina e Corea del Nord, dove la libertà religiosa è gravemente compromessa.(AP)

29 luglio  - BELGIO Preoccupante ripresa dei contagi. Nuovo Protocollo dei vescovi sulle Messe: la salute prima di tutto  

C’è forte preoccupazione in Belgio per la ripresa dei contagi da Coronavirus. Tra il 18 e il 24 luglio in tutto il Paese si è registrato un aumento medio dei contagi del 69% rispetto alla settimana precedente. La provincia più colpita è quella di Anversa, con il 47% dei nuovi contagi, dove già da qualche giorno è in vigore il coprifuoco notturno. Le autorità belghe hanno deciso di correre ai ripari annunciando il 27 luglio la reintroduzione, a partire da oggi e per quattro settimane, delle restrizioni sugli assembramenti e gli spostamenti. La Chiesa belga si è già adeguata riaggiornando il suo “Protocollo” per le celebrazioni liturgiche. “Speravamo in un allentamento delle restrizioni alla partecipazione all’Eucaristia in agosto, ma sfortunatamente ciò non sarà possibile. È saggio che la Chiesa si assuma insieme a tutti i cittadini una responsabilità collettiva per arginare ulteriori sviluppi di Covid-19”: così – riporta l’agenzia cattolica belga Cathobel - i vescovi hanno spiegato le nuove disposizioni. A partire da oggi, dunque, in linea con quanto stabilito dalle autorità, nelle chiese sono ammesse un massimo di 100 persone, sempre nel rispetto del distanziamento sociale. L'accesso alle chiese sarà controllato da un servizio d’ordine parrocchiale. Resta in vigore la distanza di 1,50 metri, così come l’obbligo per i fedeli di indossare la mascherina durante le Messe e quello di disinfettarsi le mani quando entrano in chiesa. Previste restrizioni anche per i matrimoni e i funerali (niente contatti fisici) e i battesimi (per i quali l’acqua battesimale dovrà essere cambiata dopo ogni celebrazione).  Le misure - precisa il nuovo "Protocollo", consultabile sul portale multimediale francofono Cathobel e su quello fiammingo Kerknet -  resteranno in vigore fino alla fine di agosto. (LZ)

29 luglio -  PORTOGALLO Rischio anziani. Appello Giustizia e pace: “Sono cittadini come noi”

“Gli anziani sono cittadini a pieno titolo come noi. A loro dobbiamo quello che siamo oggi ed essi hanno il diritto di avere voce”: scrive così, in una nota, la Commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale del Portogallo (Cnjp). La dichiarazione arriva in tempo di pandemia da Covid-19 che proprio tra gli anziani ha provocato le principali vittime. L’emergenza sanitaria, spiega Giustizia e pace, ha aggravato la situazione delle persone in età senile “costrette a rimanere confinate in casa e impossibilitate a ricevere visite” a causa delle misure anti-contagio, e quindi “ancora più sole”, “quasi intoccabili”. Di qui, l’invito dell’organismo episcopale a “riflettere seriamente sulle condizioni di vita degli anziani, su cosa significhi oggi sentirsi ‘vecchi’ e ‘buttati via’ perché inutili”. Invece, bisognerebbe fare proprio il contrario, ovvero “onorare e proteggere gli anziani”, che sono “nel cuore di Dio”. La Cnjp deplora, poi, l’abitudine di “depositare” le persone in età avanzata in strutture in cui non c’è “confronto intergenerazionale e dove finiscono per essere meri utenti, senza alcuna partecipazione attiva”. Lo stesso biasimo viene espresso per chi colloca le persone in età senile nella categoria “in fin di vita”, quindi senza dare loro alcuna possibilità di contribuire al benessere della società. E invece, continua la nota, oggi gli anziani sono importanti “soprattutto nel settore del volontariato: tutti, infatti, sono fondamentali per la costruzione di una società più giusta ed inclusiva e nessuno deve sentirsi ‘sprecato’”. “Anche chi ha più di cento anni – ribadisce Giustizia e pace – ha il diritto di condurre una vita felice, come cittadino a pieno titolo, con diritti, doveri e responsabilità proprie nella costruzione della casa comune”. “Questo ruolo degli anziani – si legge ancora – non può e non deve essere cancellato”. Ciò che occorre dunque, sottolinea l’organismo ecclesiale portoghese, sono “soluzioni più umane per combattere l’isolamento” comportato dalla vecchiaia: ad esempio, la costruzione di unità abitative autonome, ma con spazi comuni per la condivisione dei pasti e del tempo libero; la coabitazione tra anziani e giovani studenti per un accompagnamento reciproco; la collaborazione lavorativa intergenerazionale. “ (IP)

29 luglio - AMERICA LATINA - Religiosi in preghiera contro la tratta: “Il silenzio è complice”  

“Il tuo silenzio è complice”: questo il titolo del sussidio di preghiera realizzato dalla Clar (Confederazione latinoamericana dei religiosi), in vista della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio. Il materiale – si legge in una nota – vuole sensibilizzare i fedeli di fronte a questa drammatica esperienza umana, “riaffermando l'impegno ad aiutare le vittime nella ricostruzione della  loro vita, e unificando gli sforzi per evitare che i trafficanti sfruttino le persone per il proprio tornaconto”. Di qui l’appello ad unirsi tutti nella preghiera “per lo sradicamento del traffico di esseri umani, confidando nella voce di Gesù, l’unica capace di smuovere mentalità stagnanti e paralizzate in atteggiamenti disumanizzanti”. “In questa Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani – si legge inoltre nel sussidio – ci troviamo confinati dalla pandemia di Covid-19 che ha causato la perdita di migliaia di vite umane, problemi sanitari, sociali ed economici”. Per questo, è quanto mai urgente uno sforzo congiunto e condiviso da parte di tutti: “Invitiamo le persone che ci accompagnano nella preghiera a costruire insieme una catena – esorta la Clar - Una catena che non significa schiavitù, oppressione, ingiustizia, disumanità, no! Costruiamo una catene in carta colorata, formando anelli, simboli di fratellanza e di sorellanza, con su scritte frasi ispirate a solidarietà, amore, perdono, fede, ascolto, vicinanza, preghiera, speranza, disponibilità, gioia, condivisione, vita, dignità, incontro”. (IP)

29 luglio -  BENIN - Progetto Caritas contro la pandemia

 Accompagnare, sensibilizzare e assistere la popolazione più indigente del Benin di fronte alle sfide della pandemia da coronavirus: con questo obiettivo, la Caritas del Paese africano ha lanciato un progetto di solidarietà della durata di tre mesi. L’iniziativa è stata presentata il 24 luglio presso il Centro pastorale “San Carlo Lwanga” di Porto-Novo. “La nostra azione – spiega padre Philippe Sanhouekoua, direttore nazionale della Caritas – consisterà nell'accompagnare le persone più vulnerabili, più specificamente quelle che vivono in condizioni di estrema povertà, come i disabili o le vedove”. Sette, in particolare, i comuni che verranno raggiunti dal progetto: Tori-Bossito, Zè, Kpomassè e Toffo nella diocesi di Cotonou e Akpro-Missérété, Atchoukpa e Aguégués nella diocesi di Porto-Novo. Qui, la Caritas si concentrerà sulla “sensibilizzazione sui gesti igienico-sanitari utili per prevenire il contagio da Covid-19 e sull'assistenza alimentare alle famiglie più povere, rese ancora ancora più vulnerabili dalla situazione attuale”. Non solo: l’organismo caritativo sta mettendo a punto un programma di comunicazione per far capire quale comportamento sia necessario per evitare i contagi. Le informazioni saranno diffuse dai media, in particolare dalle stazioni radio locali. Prevista anche la donazione di 5mila mascherine protettive alle persone più emarginate, l’allestimento di 120 dispositivi per il lavaggio delle mani nei principali mercati cittadini, e la distribuzione di cibo e utensili domestici a 500 famiglie costrette alla quarantena. (IP)

29 luglio -  POLONIA - Consegnati i primi pc donati dalla Caritas per la campagna “Uno zaino pieno di sorrisi”

Sono stati consegnati i primi dei 300 computer portatili messi a disposizione dalla Caritas della Polonia per i giovani più disagiati del Paese: l’iniziativa rientra nella campagna solidale “Uno zaino pieno di sorrisi”, lanciata recentemente dall’organismo caritativo. In tempo di pandemia da coronavirus, infatti, la Caritas ha pensato soprattutto ai ragazzi più poveri che non hanno potuto usufruire della didattica a distanza anche a causa della mancanza di materiale tecnico come, appunto, il pc. Di qui, l’idea di acquistare il necessario, in collaborazione con la Fondazione Pro Caritate, e distribuirlo nei diversi Centri formativi del Paese gestiti dalle Caritas diocesane. Le città raggiunte dal progetto sono Gniezno, Cracovia, Sandomierz, Gliwice, Opole, Siedlce e Toruń. Il lotto più grande della donazione (14 postazioni) è andato a Stettino.  “La cosa più importante - afferma padre Marcin Iżycki, direttore della Caritas Polonia - è che grazie, a questi computer, i bambini che finora sono stati privati ​​di tale possibilità saranno in grado di utilizzare le tecnologie moderne, non solo per trascorrere il loro tempo libero, ma anche a scopo educativo”. Il 16 agosto, inoltre, a Tryń, si terrà l’evento conclusivo della campagna, organizzato dalla Caritas di Przemyśl. “L’avvenimento avrà un carattere unico a causa delle esigenze sanitarie legate alla pandemia da coronavirus – spiega padre Artur Janiec, direttore della Caritas locale – ma sono comunque previsti seminari formativi e momenti di spettacolo”. Il tutto sarà preceduto, alle ore 10.00, da una Santa Messa. (IP)

29 luglio - COLOMBIA Arcidiocesi di Medellín: "Sulla terra come in cielo", Incontro d’Arte dedicato a Raffaello Sanzio

A cinque secoli dalla morte del grande artista Raffaello Sanzio (1483-1520), pittore e architetto italiano del Rinascimento, l’arcidiocesi di Medellín, attraverso la delegazione per la Cultura e in collaborazione con la Fondazione Universitaria di Belle Arti e la Biblioteca Pubblica Piloto, ha organizzato per oggi, 29 luglio, alle ore 16, l'Incontro d'Arte dell'Arcidiocesi, in modalità virtuale, dal titolo "Sulla terra come in cielo". Il professor Gladys Ramírez Madrid, il professor Libe de Zulategui Mejía e i sacerdoti John Jairo Osorio Arango e Juan Camilo Restrepo Tamayo parleranno di quattro opere collocate nelle Stanze di Raffaello dei Musei Vaticani: la Disputa del Sacramento, la Scuola di Atene, il Parnaso e l’Incendio di Borgo. (AP)

 

29 luglio - PAKISTAN -.La Chiesa lancia un nuovo servizio di informazione in urdu su Radio Veritas Asia

"Rispettato pubblico, accettate i nostri sinceri saluti. Questo è un giorno importante nella storia di RVA Urdu Service. L'arcivescovo Joseph Arshad ha inaugurato la sala stampa. Buona giornata da Francis Xavier e dal nostro cameraman". Con queste parole il conduttore radiofonico Xavier ha dato il via su Internet al nuovo notiziario di 20 minuti, in lingua urdu, di Radio Veritas Asia, che si occuperà per la prima volta di avvenimenti ed eventi che riguardano la Chiesa cattolica e le comunità cristiane in tutto il Paese.  A benedire e inaugurare, sabato 25 luglio, la redazione e gli studi del programma, che andrà in onda ogni venerdì, nella struttura di "Rabita Manzil", il Centro cattolico nazionale di comunicazione a Lahore, l'arcivescovo Joseph Arshad, presidente della Commissione per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale. L’intento del nuovo servizio di informazione - ha riferito all’Agenzia Fides padre Qaisar Feroz OFM Cap, segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali e direttore di RVA Urdu Service - è quello “di raggiungere i nostri fedeli ma anche tutti gli ascoltatori, con un messaggio di verità, speranza, pace e unità”. “Raccontando - ha aggiunto - le buone opere della comunità cristiana in Pakistan e quanto accade nella Chiesa cattolica, tratteremo notizie relative alle attività sociali e religiose, includendo temi come giustizia e pace, armonia interreligiosa, dialogo interculturale e interreligioso, ecumenismo, servizio sociale, ecologia, ambiente. Lo faremo sempre nell'ottica di dare notizie che rafforzino l'unità e la pace nella società". (AP)

 

29 luglio - FILIPPINE - Pena di morte. Monsignor Baylon: “La vera giustizia è riparativa, mai punitiva"

Due vescovi cattolici e un prete gesuita hanno attaccato un'affermazione del presidente Rodrigo Duterte, rilasciata nel suo discorso sullo stato della nazione, secondo cui la pena di morte sarebbe la soluzione al problema della droga nel Paese. Nel suo discorso al Congresso, ieri, 27 luglio, Duterte ha detto che ripristinare la pena di morte - sospesa nelle Filippine nel 2006 dall’ex presidente Gloria Arroyo - per il traffico di droga e altri crimini efferati, incuterebbe paura tra i criminali. Monsignor Joel Baylon, vescovo di Legazpi, presidente della Commissione episcopale per la Pastorale penitenziaria, ha tuttavia sottolineato, in una dicharazione riportata da UCA News, come questa convinzione sia stata "ripetutamente smentita" in vari studi. "La Chiesa – ha detto - ha sempre sostenuto che la pena capitale, in qualsiasi forma, non è mai un deterrente al crimine. Gli studi l'hanno dimostrato più volte”. Invece di ripristinare la pena di morte, dunque, ha continuato il presule, l'amministrazione Duterte dovrebbe concentrarsi su opzioni più dignitose, poiché “con la pena di morte, la giustizia non è altro che una punizione e mai un modo per riformare il colpevole. La vera giustizia, invece, è riparativa, mai punitiva". Monsignor Ruperto Santos, vescovo di Balanga, ha voluto evidenziare un altro problema che nasce ripristinando la pena capitale, e cioè che “si perde l'autorità morale e la credibilità per implorare di risparmiare la vita ai nostri lavoratori filippini detenuti all'estero". Il gesuita padre Silvino Borres, presidente della Coalizione contro la pena di morte, ha affermato durante la Messa, celebrata dopo il discorso del presidente, che i criminali hanno "diritto alla riabilitazione". "Ogni volta – ha detto - che si invoca la morte di un'altra persona, anche solo nei pensieri, stiamo già peccando contro il Signore che chiama tutti alla vita". Egli infatti “anche se chiede giustizia per i peccatori e per coloro che hanno commesso crimini – ha continuato -, li chiama a vivere e ad essere riabilitati perché il Signore non si diletta nella morte dei malvagi". Il sacerdote ha concluso poi sottolineando come nonostante la pena di morte sia stata sospesa nel Paese, “la cultura della morte sia ancora presente qui tra noi". (AP)

29 luglio -  PERÙ #coronavirus Monsignor Cabrejos commemora i 199 anni di Indipendenza del Paese nel mezzo di una crisi sanitaria e all’inizio di un nuovo processo elettorale

Lunedì 27 luglio, in una trasmissione in diretta dalla Cattedrale di Trujillo, monsignor Miguel Cabrejos Vidarte, arcivescovo di Trujillo e presidente della Conferenza Episcopale, ha celebrato la Messa e il Te Deum in occasione del 199.mo anniversario dell'Indipendenza del Perù, sottolineando – si legge sulla pagina web dell’Episcopato – l’eccezionalità della festa nazionale di quest’anno, che si è svolta nel bel mezzo di una complessa crisi sanitaria, all’inizio di un nuovo processo elettorale e ad un anno dalle celebrazioni del bicentenario del Paese.    Ieri, 28 luglio, la commemorazione dei 199 anni dell’Indipendenza della nazione, ha trovato tutti “immersi in una crisi sanitaria complessa che sta causando un dolore molto forte in molte famiglie" ha affermato il presule. Per questo motivo, egli ha esortato il governo a concentrare tutte le sue forze sulle cure necessarie “affinché meno persone siano colpite dalla malattia" e a "prendere misure affinché l'economia del Paese non si fermi e l’impatto sia minore, soprattutto pensando alle famiglie più povere". Questa festa nazionale, ha evidenziato l’arcivescovo di Trujillo, segna anche l’inizio dell’anno elettorale. “L'anno prossimo - ha spiegato -  celebreremo la festa nazionale con un nuovo governo. È necessario quindi assumersi responsabilità e impegni affinché, date le circostanze attuali, il processo elettorale si svolga nel modo più equo e trasparente possibile. Il futuro del Paese dipenderà dalla decisione presa da milioni di peruviani”. L’auspicio di monsignor Cabrejos è dunque quello che “la classe politica sia all'altezza della situazione e possa contribuire con idee e programmi a sviluppare il Paese e a far uscire milioni di persone dalla povertà”. Poiché, inoltre, la festa nazionale di quest’anno rappresenta il preludio alle celebrazioni del bicentenario del Perù, "sarà di grande importanza – ha affermato il presule - che quest'anno si promuova un intenso dibattito nazionale sul Paese che vogliamo vedere di fronte a un nuovo secolo di vita come Stato sovrano". Monsignor Cabrejos ha chiesto, infine, il dono del discernimento, tra il bene e il male. “Il Signore - ha concluso -  conceda questo dono alle nostre autorità e a ciascuno di noi per lavorare per il Perù, per i più bisognosi, soprattutto in questa crisi sanitaria, sociale ed economica”. (AP)

 

28 luglio - ITALIA - Religiosa brasiliana nominata nuovo Economo diocesano del Patriarcato di Venezia

È una religiosa brasiliana il nuovo Economo diocesano del Patriarcato di Venezia. Si tratta di suor Simone Pereira de Araújo della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe del Beato Luigi Caburlotto.   Una nomina accolta "con sorpresa", ma anche "con spirito di fede e di servizio alla Chiesa" dalla sua Congregazione, ha dichiarato la religiosa al settimanale diocesano "Gente Veneta". “Voglio affrontare questo servizio con spirito di collaborazione e di apertura ad una realtà che non conosco ma nella quale, sono certa, avrò l’aiuto di chi già sta lavorando in ambito amministrativo - ha aggiunto-. Il nostro Fondatore, il Beato Padre Luigi Caburlotto, che nella sua vita ha sempre affrontato l’ambito amministrativo con saggezza, lungimiranza e spirito di distacco e di obbedienza, sarà per me modello e guida di amministratore saggio e prudente”. 48 anni originaria di Porto Feliz, nello Stato brasiliano di San Paolo,  suor Simone è entrata nella Congregazione delle Figlie di San Giuseppe del Caburlotto nel 1995. A San Paolo si è laureata in Pedagogia e Scienze religiose mentre tra il 2006 e il 2012 ha frequentato a Venezia la Facoltà di Diritto Canonico San Pio X conseguendo la Licenza e il Dottorato in Diritto Canonico.  Nel luglio 2017 è ritornata a Venezia e da allora abita nella casa generalizia delle Figlie di San Giuseppe del Caburlotto.  Nel nel 2018 e 2019 è stata anche docente di Diritto Canonico alla Facoltà San Pio X ed è tuttora collaboratrice pastorale nelle parrocchie di San Nicolò dei Mendicoli e Angelo Raffaele di Venezia, in special modo per l’iniziazione cristiana dei bambini. 

28 luglio - VIETNAM Nuovo focolaio a Da Nang, dopo tre mesi senza contagi. La diocesi sospende nuovamente le Messe pubbliche   

Messe pubbliche di nuovo sospese nella diocesi di Da Nang, popolare località turistica del Vietnam centrale. La misura – riporta l’agenzia Ucanews - è stata annunciata il 26 luglio dall’ordinario monsignor Joseph Dang Duc Ngan, dopo la scoperta di diversi casi positivi al Covid-19 che hanno indotto le autorità locali a reintrodurre la quarantena e a sospendere nuovamente tutti gli eventi pubblici. Il focolaio, probabilmente importato dall’estero, preoccupa il Paese che non registrava nuovi contagi interni da tre mesi, rimanendo fermo a quota 420, senza alcun decesso. Con i nuovi contagiati i casi salgono a 431, riporta sempre l'agenzia Ucanews. Una cifra destinata ad aumentare nei prossimi giorni, ha avvertito il presidente del Consiglio municipale di Da Nang che ha introdotto severe restrizioni per contenere il contagio. Di qui anche la   decisione della diocesi di sospendere tutte le attività liturgiche e pastorali pubbliche nelle parrocchie. Le Messe celebrate da monsignor Ngan torneranno quindi ad essere trasmesse sul sito web della diocesi. Il vescovo ha anche cancellato un incontro di catechisti presso il Santuario mariano di Nostra Signora di Tra Kieu e un pellegrinaggio al Santuario del Martire Andrew Phu Yen (1625-44), dove fu ucciso il primo martire della fede vietnamita. In Vietnam le attività religiose pubbliche, bloccate per almeno sei settimane a causa dell’emergenza Covid-19, sono riprese, , con tutte le precauzioni del caso, l’8 maggio, quando le autorità hanno reso noto che il virus era ormai “sotto controllo” e che tutte le province erano ormai a basso rischio infezione. Il Paese conta 7 milioni di cattolici, pari al 7%  della popolazione.  (LZ)

 

28 luglio -  PAKISTAN - Leader religiosi cristiani propongono di aprire Santa Sofia anche al culto cristiano: favorirebbe il dialogo  

- Aprire Santa Sofia anche al culto cristiano. Questa la proposta lanciata da alcuni leader religiosi cristiani pakistani dopo la riconversione in moschea dell’antica basilica bizantina, il 24 luglio, per volontà del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Una decisione contro la quale - come è noto - a nulla sono valsi gli appelli, giunti da diverse parti nel mondo. Di qui l’idea avanzata da alcuni leader protestanti e cattolici pakistani di consentire la condivisione del luogo di culto. Tra i suoi sostenitori padre Abid Habib, ex-presidente della Conferenza dei superiori maggiori del Pakistan. “I cristiani potrebbero pregare la domenica e i musulmani il venerdì", afferma il sacerdote all’agenzia Ucanews, sottolineando che la condivisione di un luogo di culto non è un fatto inedito: “Nei programmi di dialogo interreligioso – spiega – mi è capitato spesso di sentire dotti musulmani citare hadith (racconti sulla vita di Maometto, ndr), in cui il Profeta permetteva a delegazioni cristiane di usare la Moschea di Masjid-e-Nabvi, a Medina. C’è una cattedrale a Boston che è usata dai musulmani per la preghiera del venerdì. Si potrebbe imparare da questi esempi, facendo di Santa Sofia un luogo di culto per cristiani e musulmani”, afferma padre Habib.  Anche per il presidente del Consiglio nazionale delle Chiese del Pakistan, il reverendo Azad Marshall, Santa Sofia dovrebbe essere aperta a cristiani e musulmani: “Riteniamo che questa sia una soluzione praticabile e contribuirebbe a promuovere la comprensione, il rispetto, il dialogo e la collaborazione reciproca”, ha dichiarato il vescovo, esprimendo l’auspicio che il Governo di Karachi si faccia portavoce delle preoccupazioni della Chiesa pakistana presso ler autorità turche e “svolga il ruolo che gli compete nella promozione dell’armonia interreligiosa ". (LZ)

28 luglio - NIGERIA – La solidarietà del Wcc con il Paese alle prese con violenze, corruzione e Covid-19. Mons. Kaigama: la corruzione è uno scandalo 

La minaccia jihadista di Boko Haram e le tensioni etniche e interreligiose nel nord del Paese, il banditismo, la corruzione endemica e adesso la nuova emergenza del Covid-19 che, oltre a provocare una grave crisi economica e una crescente insicurezza alimentare in diverse aree, ha visto una drammatica escalation delle violenze di genere contro le donne. Sono tante le crisi che minacciano oggi la pace e la stabilità della Nigeria, lo Stato più popoloso del continente africano. In questo contesto, il Comitato esecutivo in Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), riunitosi nei giorni scorsi in videoconferenza per fissare la data della sua 11.ma assemblea generale (rinviata all’estate del 2022 a causa della pandemia), ha voluto ribadire la solidarietà dell’organizzazione ecumenica al popolo nigeriano e alle comunità cristiane del Paese. La Nigeria è infatti uno dei Paesi al centro delle priorità del Wcc nel quadro del “Pellegrinaggio della giustizia e della pace”, lanciato nel 2013 alla decima assemblea generale a Busan, in Corea del Sud, per guarire le ferite di un mondo percorso da conflitti, ingiustizie e sofferenza. Nella dichiarazione pubblicata al termine della riunione, il Comitato esecutivo ricorda le diverse aree di crisi in Nigeria, soffermandosi anche sulle conseguenze drammatiche del Covid-19 sulla società nigeriana. A fronte di queste sfide - si osserva - non mancano “segnali di speranza” che scaturiscono dalle iniziative delle Chiese in Nigeria, promosse in collaborazione con organizzazioni ecumeniche, interreligiose e internazionali. Il Wcc ricorda in particolare le alcune iniziative di peace-building promosse dal Consiglio delle Chiese cristiane della Nigeria (Ccn) e  la maggiore collaborazione tra le comunità religiose nigeriane per la pace Il Comitato esecutivo del Wcc segnala anche le campagne di prevenzione dell’Aids, promosse in collaborazione con l’Unaids. Non meno importante l’opera svolta in questi mesi contro l’attuale pandemia del Covid-19 in particolare per prevenire il contagio. Sulla piaga della corruzione in Nigeria, è tornato ad esprimersi domenica monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Abuja presidente della Conferenza episcopale regionale dell'Africa Occidentale (Recowa-Cerao), che in questi anni ha fatto della lotta a questo fenomeno il suo cavallo di battaglia. In una dichiarazione riportata dal sito della Recowa-Cerao, il presule ha osservato che “il costo della governance nel Paese e le spese dedicate alle strategie politiche partigiane” per conquistare il potere  sono “scandalose di fronte alla pandemia di povertà".  (LZ)

 

28 luglio - FILIPPINE Duterte fa discorso alla nazione. Vescovi: bisogna agire contro ingiustizie sociali

Non bisogna aver paura di parlare e di agire contro le ingiustizie sociali: questo l’incoraggiamento rivolto ai fedeli da Monsignor Broderick Pabillo, Amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Manila, nelle Filippine. Le parole del presule sono arrivate ieri 27 luglio, durante la celebrazione di una Messa “per la giustizia e la pace” nella chiesa di Quiapo. Da sottolineare che, attualmente, Monsignor Pabillo è in quarantena perché risultato positivo al Covid-19; la sua omelia, tuttavia, è stata letta dal rettore della chiesa di Quiapo, Monsignor Hernando Coronel, che ha officiato il rito liturgico. In particolare, l’Amministratore apostolico di Manila ha esortato i cattolici a “parlare in nome della verità perché la giustizia deve prevalere”, trasformando “i sistemi ingiusti”. L’impegno dei cattolici – ha aggiunto – è necessario per portare la riconciliazione in tutta la nazione. Nella sua riflessione, l’Amministratore apostolico di Manila ha auspicato che il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, possa mettere in atto “soluzioni concrete” per il Paese, soprattutto di fronte “all’impatto socio-economico” che la pandemia da coronavirus ha avuto e sta avendo sulla popolazione. “Non è il momento di vantarsi dei risultati, né di criticare o lusingare il popolo. Vogliamo la verità”, ha ribadito Monsignor Pabillo. Di qui l’ulteriore invito ai fedeli ad “ascoltare attentamente e ad analizzare coscienziosamente” quanto viene detto dalle autorità statali perché “non è automatico che sia tutto credibile e vero”. Questo compito critico è essenziale perché – ha concluso il presule filippino – “non si può essere buoni cristiani se non si è anche buoni cittadini”. L’omelia di Monsignor Pabillo è arrivata poco prima che Duterte pronunciasse il suo “Discorso alla nazione” in cui, tra l’altro, è tornato ad insistere sulla necessità della pena di morte per i trafficanti di droga, sottolineando come l’introduzione di tale misura sia un deterrente per i criminali. Immediata la risposta della Chiesa cattolica: il presidente della Commissione episcopale per la pastorale penitenziaria, Monsignor Joey Baylon, ha sottolineato che “il presunto effetto dissuasivo della pena capitale è stato ripetutamente smentito in vari studi”. Non solo: un recente rapporto delle Nazioni Uniti ha evidenziato come la guerra al narcotraffico scatenata da Duterte, in realtà, abbia aumentato gli omicidi in un contesto di “quasi totale impunità”. Di qui, il richiamo di Monsignor Baylon a scegliere, piuttosto, “una giustizia riparatrice”, in quanto “più dignitosa” per la vita umana. Con la pena capitale, infatti, la giustizia diventa solo “una punizione” che non aiuta il colpevole a “cambiare”. (IP)

28 luglio - BRASILE “Quanto vale una vita?”: campagna dei vescovi contro la tratta

“Quanto vale una vita?”: è la domanda essenziale posta dalla Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) come motto della campagna contro il traffico di esseri umani. L’iniziativa, promossa dalla Commissione pastorale speciale per la lotta alla tratta (Cepeeth), è stata avviata domenica 26 luglio e proseguirà fino a giovedì 30 luglio, data in cui si celebra la Giornata mondiale contro la tratta. “La campagna – si legge sul sito dei vescovi brasiliani - mira a richiamare l'attenzione delle autorità pubbliche sulla promozione e l'inclusione sociale delle vittime e sulla garanzia dei loro diritti”. Nel dettaglio, durante questi giorni saranno lanciati due video, spot radiofonici e materiale informativo sul tema del traffico di donne, bambini e migranti. Domani, 29 luglio, si terrà anche un evento on line con alcuni membri della Conferenza episcopale locale e del Centro scalabriniano di studi sulle migrazioni. L’incontro verrà trasmesso attraverso i social network della Caritas brasiliana. Dai promotori della campagna arriva anche l’invito a “compiere un gesto concreto, come quello di accendere una candela e, in preghiera, osservare un minuto di silenzio per le vittime della tratta”. La candela si potrà fotografare e pubblicare sui social media con gli hashtag #TraficoHumanoNo, #Endhumantrafficking e #CNBB. “Di fronte alla gravità di questo crimine – continua la nota – la Commissione episcopale chiede un’azione ferma da parte delle istituzioni pubbliche affinché si lotti efficacemente contro questo reato e si puniscano i responsabili”. I vescovi brasiliani sottolineano che “la tratta disumanizza e trasforma le persone in oggetti, togliendo loro dignità e libertà, due diritti essenziali”, a prescindere dal fatto che essa sia perpetrata a scopo sessuale, lavorativo, per il commercio di organi o per l’adozione illegale di minori. (IP)

28 luglio - STATI UNITI - Arcidiocesi Los Angeles: arriva “C3”, conferenza virtuale per evangelizzare al tempo della tecnologia

Evangelizzare al tempo della tecnologia, o meglio mettere a frutto l’esperienza e le tecniche digitali per migliorare l’impegno e il coinvolgimento delle parrocchie e delle scuole cattoliche: questo l’obiettivo della conferenza “C3”, ovvero la “Catholic Communication Collaboration" promossa dall’Arcidiocesi di Los Angeles, negli Stati Uniti, per i giorni 4 e 5 agosto. L’evento, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, si terrà on line sul sito web c3.la-archdiocese.org. “L’attuale pandemia – si legge in una nota – ha rivelato che dobbiamo essere pronti ad affrontare situazioni e sfide senza precedenti. La conferenza C3 sarà il luogo perfetto per imparare, sperimentare e far crescere le capacità professionali” di ciascuno. Il primo giorno di lavoro sarà dedicato al tema “Ascoltare, condividere, fare rete e imparare” e includerà sessioni dedicate alla parrocchia, al personale scolastico e ai volontari. Il 5 agosto, invece, sarà incentrato su “Ascoltare, imparare e crescere” e metterà in evidenza le iniziative positive per “facilitare l'insegnamento, l'apprendimento e il ministero in questi tempi incerti e dirompenti. Le sessioni saranno presentate da catechisti, direttori liturgici, insegnanti, amministratori e personale di varie sedi dell'Arcidiocesi”. Avviata nel 2009, la C3 vuole promuovere gli sforzi tecnologici nel settore educativo e formativo, con l’obiettivo di fornire una solida comunicazione a banda larga wireless per tutta l’Arcidiocesi di Los Angeles, stabilendo e promuovendo corsi on line, sviluppando modelli finanziari sostenibili e incoraggiando finanziamenti per la rete di connessione scolastica. (IP)

28 luglio - NICARAGUA - L’arcidiocesi di Managua denuncia una nuova profanazione in una chiesa nella zona di Masaya

Il cardinale Leopoldo José Brenes, arcivescovo metropolita di Managua, in un comunicato diffuso ieri dall’arcidiocesi, ha condannato l’atto di profanazione, avvenuto sabato scorso, nella cappella di Nostra Signora del Carmen. Secondo quanto riportato dal parroco di Nostro Signore di Veracruz, Pablo Villafranca, il tabernacolo di Gesù Sacramentato è stato trascinato sul pavimento.  "L'arcivescovo – si legge nel testo - condanna questo atto, che offende la nostra fede, per il quale offre le sue preghiere, e chiede ai fedeli di essere attenti e vigili nella cura delle loro cappelle e di unirsi in preghiera di riparazione e di riconciliazione di fronte a questa situazione". (AP)

28 luglio - COLOMBIA - L’aiuto del Vicariato di Puerto Carreño alle comunità indigene

La Pastorale sociale-Caritas della Chiesa colombiana ha voluto sottolineare, sulla pagina web, il suo impegno nel Vicariato Apostolico di Puerto Carreño verso i più bisognosi, sottolineando il suo operato in ambito sanitario ed educativo a favore delle popolazioni indigene e dei giovani, in questo tempo di pandemia. Le comunità indigene della regione sono, infatti, una delle priorità del Vicariato, che attualmente sta lavorando in due insediamenti - Roncador e Trompillo - per migliorarne la qualità di vita. Oltre ai kit di protezione, la Pastorale si è impegnata a fornire consulenze legali e psicologiche a queste comunità, che spesso non avendo accesso ai media, si trovano a non sapere cosa stia succedendo. Il Vicariato ha dato il via pure a due progetti volti all’assistenza della popolazione migrante. Il primo, realizzato con il Consiglio per i Rifugiati, prevede la distribuzione di razioni alimentari e, il secondo, attraverso il Segretariato Nazionale per la Pastorale Sociale- Caritas della Chiesa colombiana, una donazione in denaro che possa rispondere ai loro bisogni primari. Non manca, inoltre, un’attenzione particolare alla tutela dei diritti umani, grazie alla quale si cerca di rendere visibili casi specifici in cui colombiani o venezuelani abbiano visto violati i loro diritti e contribuire a far sì che non lo siano più. A Puerto Carreño, grazie a tre cucine comunitarie, vengono serviti 540 pranzi al giorno, dal lunedì al venerdì, attraverso due parrocchie. Qui i sacerdoti continuano a portare la comunione alle persone in casa, alcuni di loro celebrano la Messa su Internet e ogni giorno, alle 9.00 del mattino, un sacerdote, attraverso la stazione radio dell'Esercito, trasmette un messaggio di speranza per la comunità, nel tentativo di non trascurare la parte spirituale, che è così importante. È poprio quella, infatti, ha sottolineato Natalia Ceballos, direttrice della Pastorale Sociale di Puerto Carreño, “che ci dà la speranza di continuare in questo processo abbastanza difficile". (AP)

28 luglio - MONDO - Giornata mondiale contro tratta. Caritas Internationalis chiede misure urgenti per più vulnerabili

I governi intensifichino gli sforzi per identificare le vittime della tratta e dello sfruttamento, soprattutto ora che, a causa della pandemia da Covid-19, i numeri crescono in modo allarmante: questo l’appello lanciato da Caritas Internationalis in vista della Giornata mondiale contro la tratta che si celebra il 30 luglio. All’invito dell’organismo caritativo aderisce anche Coatnet, una rete di 46 organizzazioni cristiane impegnate nella lotta al traffico di esseri umani. “In questo momento di diffusione del Covid-19 – afferma il segretario generale di Caritas Internationalis, Aloysius John - denunciamo una realtà preoccupante per le persone vulnerabili che sono maggiormente a rischio di divenire vittime della tratta”. L’attenzione alla pandemia, infatti, “non non deve impedirci di prenderci cura delle persone più soggette allo sfruttamento”, fornendo loro “reti di sicurezza” e “un sostegno materiale, sanitario, legale e psicologico” per “accompagnarle nelle difficoltà”. I governi, dunque, tengano in maggior considerazione i “danni collaterali della pandemia globale, specialmente sui migranti e lavoratori informali, ora più esposti alla tratta”. Per questo, Caritas Internationalis e Coatnet chiedono “misure urgenti e mirate per sostenere quanti lavorano in settori informali, tra cui i collaboratori domestici, gli operai agricoli e edili, i migranti privi di documenti”. “Esortiamo i governi – continua Aloysius John - a fornire a queste persone accesso alla giustizia e ai servizi di base, ad esempio centri di accoglienza e linee di supporto dedicate. Chiediamo inoltre alle istituzioni e alle organizzazioni della società civile di proteggere i bambini dagli abusi e dallo sfruttamento, che avviene anche attraverso Internet e i nuovi media, e chiediamo a tutte le persone di buona volontà di essere vigili e di denunciare simili casi”. Durante la pandemia, infatti, sono aumentati i casi di violenza ai danni dei minori e il numero di bambini vittime dello sfruttamento online. In India, ad esempio, “sono stati segnalati alle autorità 92mila casi di abusi su minori nell’arco di soli 11 giorni”, mentre molti bambini corrono il rischio di dover chiedere l’elemosina per strada. (IP)

28 luglio - PAKISTAN Piogge torrenziali nel Paese, decine di morti. La Caritas in aiuto della popolazione

Piogge torrenziali si sono abbattute nel Paese, causando inondazioni improvvise e la morte di circa 36 persone. Le forze paramilitari si sono mobilitate per aiutare la polizia stradale a mettere in salvo gli automobilisti rimasti intrappolati nelle loro auto per le strade allagate. Anche i volontari della Caritas hanno unito i loro sforzi per salvare le persone e i loro beni. "Siamo rimasti bloccati in casa questa domenica - ha riferito Mansha Noor, segretario esecutivo di Caritas Pakistan Karachi, ad UCA News -, mentre la gente condivideva video di motociclette e persino di auto travolte da forti inondazioni”. Noor ha raccontato come “diverse persone siano rimaste ferite a causa della caduta di mattonelle dagli edifici più alti" e come "i volontari in prima linea dei comitati di gestione dei disastri (DMC) abbiano continuato i soccorsi durante le forti piogge e abbiano aiutato a salvare le persone e i loro beni nelle zone basse". La Caritas ha cercato di sviluppare quest’anno un piano di risposta all'emergenza alluvioni, svolgendo in alcune zone esercitazioni per affrontare l’emergenza in caso di alluvione, in modo che le comunità più a rischio riuscissero ad aiutarsi da sole. In questo tempo di pandemia, infatti – ha sottolineato Amjad Gulzar, direttore esecutivo di Caritas Pakistan - le inondazioni renderanno ancora più difficile garantire il sostentamento della popolazione. (AP)

28 luglio - KENYA Diocesi di Murang'a: nuovo ambulatorio per Ospedale Missionario di Kiriaini

Si amplia il raggio d’azione della Chiesa cattolica in Kenya nel settore sanitario, a favore dei più poveri e vulnerabili: l’Ospedale Missionario di Kiriani, infatti, ha inaugurato un nuovo blocco ambulatoriale. L’evento si è svolto il 17 luglio, alla presenza del Segretario di gabinetto per la Salute, Mutahi Kagwe, e con la benedizione di Monsignor Joseph Ndembu Mbatia, responsabile della Commissione episcopale per la Pastorale sanitaria. Presente anche Monsignor James Maria Wainaina, vescovo di Murang'a, nel cui territorio si trova il nosocomio. “Il Kiriaini Mission Hospital – ha detto il presule, citato dall’agenzia Cisa – è da sempre impegnato nella fornitura di servizi medici olistici di prevenzione e cura per tutti, con particolare attenzione ai poveri e ai meno fortunati, nello spirito dell'annuncio del ministero di guarigione di Cristo”. E riconoscenza per l’operato della Chiesa è stata espressa da Mutahi Kagwe, il quale ha ricordato che la struttura ospedaliera è stata “uno dei principali fornitori di assistenza sanitaria per gli abitanti della zona”: nel 2019, infatti, 63.772 pazienti ambulatoriali generici sono stati curati presso il Kiriani Mission Hospital. Dal rappresentate del governo ribadito anche l’impegno delle autorità a migliore i servizi sanitari “per garantire maggiore efficienza, accesso e rapidità” nelle cure, già dal prossimo futuro. (IP)

28 luglio - ARGENTINA - Protocollo aborto. Azione Cattolica di Buenos Aires: atto di violenza contro la vita

Resta acceso, in Argentina, il dibattito sull’aborto, dopo la recente decisione della legislatura di Buenos Aires di aderire al cosiddetto "Protocollo nazionale per la cura completa delle persone con diritto alla cessazione legale della gravidanza" varato del Ministero nazionale della Salute. Da più parti si ribadisce che la Costituzione nazionale sancisce che l’Interruzione volontaria di gravidanza è illegale ed è ammessa solo in casi eccezionali, come la tutela della vita e della salute della donna. Già nei giorni scorsi si sono levate le voci dell’Arcidiocesi di Buenos Aires e dell’Università cattolica: la prima, ha rilasciato una dichiarazione intitolata “La vita ha sempre dignità”, alla quale ha poi aderito l’intera Conferenza episcopale nazionale. L’Ateneo, invece, per bocca dei docenti della facoltà di Giurisprudenza, ha pubblicato un documento in cui sottolinea come il Protocollo violi i principi fondamentali della Costituzione. A far sentire le sue ragioni, ora, è l’Azione Cattolica di Buenos Aires che, in una nota, chiede alle autorità locali di porre il veto alla normativa, in quanto essa, “dietro la presunta tutela di diritti, in realtà comporta una violenza contro la vita”, anzi: “una violenza ulteriore, oltre a quella che siamo abituati a vedere ogni giorno in questa città, ovvero povertà, emarginazione, tratta di esseri umani e lavoro schiavo”. Di qui, l’appello dell’Azione Cattolica a “costruire le misure necessarie per assicurare lo sviluppo della vita e la sua tutela in ogni sua fase, senza alcuna discriminazione per età o stato sociale”. “Non possiamo evitare di denunciare questa normativa”, ribadisce ancora l’Ac, poiché “la nostra missione è proprio quella di denunciare ogni atto che viola l’esistenza umana, dal suo concepimento e fino alla morte naturale”. (IP)

28 luglio - COLOMBIA - L’impegno della diocesi di Riohacha contro la violenza sulle donne  

"Sono consapevole che purtroppo siamo eredi di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, ha reso difficile il cammino delle donne, disprezzate nella loro dignità, dimenticate nelle loro prerogative, spesso emarginate e persino ridotte in schiavitù". Così si è espresso, lo scorso fine settimana - si legge sulla pagina web dell’Episcopato -, monsignor Francisco Antonio Ceballos Escobar, vescovo di Riohacha, nel corso di una conversazione virtuale dal titolo "Le voci delle donne in tempi di pandemia", organizzata dalla diocesi. L’incontro ha voluto portare alla ribalta il tema della violenza contro le donne, una violenza che, nel dipartimento di La Guajira, persiste, anzi è aumentata, nonostante l’isolamento a causa della diffusione della pandemia di coronavirus. Monsignor Ceballos ha parlato del ruolo costruttivo svolto dalla donna nella società e di come questo ruolo, nel corso della storia, sia stato sottovalutato, impedendole di esprimersi. Ha ricordato, dunque, come, attraverso il magistero degli ultimi Pontefici, la Chiesa abbia cambiato questo atteggiamento nei confronti delle donne, che occupano un ruolo speciale nella vita pastorale. La prova è - ha affermato - l'esistenza nella diocesi di un ufficio, la cui missione è quella di "guidare processi di riflessione che contribuiscano al rafforzamento della vita spirituale, alla promozione umana e all'empowerment delle donne" e a rendere visibile ed evidenziare la partecipazione delle donne nella Chiesa e nella società. Il presule ha chiesto che, in questo periodo di pandemia, i diritti delle donne non siano violati e che siano piuttosto resi visibili gli abusi di cui sono vittime all'interno della famiglia. "Non è un segreto – ha sostenuto - che gli abusi sulle donne siano aumentati in questo periodo di pandemia, come rivelano le statistiche. Per molte donne, l'isolamento sociale e lo "stare a casa" è diventato un inferno, nella convivenza quotidiana con il loro aggressore. Questa è una sfida non solo per i sistemi sanitari di tutto il mondo, ma anche per noi che ci impegnamo in favore dell'uguaglianza e della dignità umana. (AP)

28 luglio - POLONIA - 76.mo anniversario insurrezione Varsavia. Ordinario militare: lottare per dignità, bene, giustizia

Il 1.mo agosto 1944, esattamente 76 anni fa, iniziava l’insurrezione di Varsavia che vedeva l’esercito nazionale polacco combattere contro le truppe tedesche di occupazione per liberare la città, in una rivolta che proseguì fino al 2 ottobre. Per ricordare quell’importante momento storico del Paese, la Conferenza episcopale polacca (Kep) ha diffuso un messaggio a firma dell’Ordinario militare, Józef Guzdek. Nel documento, il presule esorta a “rendere omaggio a tutti coloro che parteciparono all’insurrezione, nonché agli abitanti della capitale che sostennero l’esercito nella lotta per la dignità, il bene e la giustizia”. Quei 63 giorni di rivolta, sottolinea l’Ordinario militare “divennero motivo di stupore per tutti gli Stati del nostro continente” e fecero risuonare “un forte grido di libertà e indipendenza nell'Europa occupata”. “Ricordando gli eventi passati, ricordiamo a noi stessi e agli altri - aggiunge Monsignor Guzdek - che dobbiamo testimoniare il nostro amore per la Patria non solo con le parole, ma soprattutto con le azioni”. Il 31 luglio, vigilia dell’anniversario, alle ore 18.00, il presule celebrerà la Santa Messa nella Cattedrale di Varsavia, nel pieno rispetto delle normative sanitarie anti-Covid. Per questo, la celebrazione sarà trasmessa anche in diretta streaming sul sito web dell’Ordinariato militare. Sabato 1.mo agosto, inoltre, alle ore 17.00, suoneranno le campane delle chiese e delle cappelle militari di tutta la Polonia. “Voglio che la loro voce – conclude Monsignor Guzdek - sia un richiamo alla preghiera, alla riflessione e al rispetto reciproco”. (IP)

 

 

27 luglio -  PORTOGALLO Mega-incendio a Castelo Branco: la vicinanza del  vescovo monsignor Antonino Dias  

Ancora un’estate funestata dai roghi in Portogallo. 700 vigili del fuoco e 14 i Candair sono impegnati in queste ore per domare un mega-incendio nella regione centrale di Castelo Branco, a 200 chilometri da Lisbona. L’incendio è scoppiato sabato sera a Oleiros e si è esteso nei territori di due comuni vicini: Proença-a-Nova e Sertã. Nelle operazioni di spegnimento ha già perso la vita un giovane pompiere di 21 anni, Diogo Dias, mentre altri sono rimasti feriti. Ai familiari della vittima è giunto il cordoglio del vescovo di Portalegre-Castelo Branco, monsignor Antonino Dias. In un messaggio letto ieri durante la Messa domenicale nella parrocchia di Oleiros, il presule ha espresso profonda tristezza per la disgrazia degli incendi che colpisce ancora una volta “tragicamente” il territorio della diocesi, esortando quindi i fedeli ad unirsi nella preghiera a “Dio che, in Cristo, si è rivelato vicino in ogni esperienza umana, in particolare nell'esperienza del dolore e della sofferenza”. Nel messaggio - riporta l’agenzia Ecclesia - monsignor Dias parla “di un flagello costante, che uccide, provoca sofferenza, angoscia. Quanto dolore per la popolazione – afferma - quanta sofferenza, afflizione, scoramento e quanta più povertà nel breve e lungo termine”. (LZ)

27 luglio - BURKINA FASO - Ocades (Caritas): il terrorismo jihadista minaccia la stabilità del tessuto sociale di tutto il Paese. A rischio violenza le prossime elezioni  

La minaccia jihadista in Burkina Faso sta minando l’unità e la stabilità del tessuto sociale di tutto il Paese. Lo conferma l’ultimo rapporto annuale dell’Ocades, la Caritas locale, pubblicato nei giorni scorsi. Dalla caduta del regime del colonnello Muammar Gheddafi in Libia, nel 2011, e soprattutto dopo nascita del sedicente Stato Islamico in Iraq, diversi gruppi armati islamisti hanno cominciato a seminare il terrore in diversi Stati della regione del Sahel. Tra questi, appunto, il Burkina Faso, dove negli ultimi anni gruppi estremisti si sono impiantati stabilmente nel Nordest del Paese facendo leva sui sentimenti di emarginazione politica ed economica di alcuni gruppi etnici. Dal 2015 gli attacchi di gruppi islamisti hanno causato centinaia di morti e oltre 765.000 sfollati interni. Tra i bersagli sempre più frequenti i leader e membri della minoranza cristiana, vittima dall’inizio quest’anno di almeno cinque attacchi.   Il terrorismo di matrice jihadista sta mettendo sempre più a dura prova la convivenza etnico-religiosa in Burkina Faso, che è storicamente pacifica. Secondo il rapporto dell’Ocades – citato dall’agenzia cattolica svizzera Cath.ch - anche nelle diocesi cattoliche che non sono ancora oggetto di attacchi, si osserva un'evoluzione del comportamento: cresce il clima di sospetto e il terrorismo è diventato un argomento tabù, mentre il dibattito pubblico assume sempre più connotati divisivi. Tensioni che - afferma la Caritas burkinabè, facendo eco alle espresse dai vescovi durante la loro ultima assemblea plenaria a giugno - mettono a rischio lo svolgimento pacifico delle elezioni generali del prossimo 22 novembre. Per contrastare questa deriva, l’organizzazione caritativa cattolica sostiene quindi la necessità di un dialogo forte tra lo Stato e gli attori della società civile e di rafforzare il dialogo interreligioso anche attraverso la partecipazione dei leader religiosi alle feste delle altre comunità confessionali. Da parte sua, l’Ocades è impegnata in diverse iniziative di aiuto alla popolazione più vulnerabile. Nel 2019, con il sostegno della Caritas Internationalis e di altri partner, ha stanziato 10,2 miliardi di franchi CFA (pari a circa 154.233 Euro) destinati, tra le altre cose, all’assistenza agli sfollati e ai poveri e alla costruzione di una novantina di scuole. (LZ)

27 luglio - CENTRAFRICA   Vescovi: lavorare insieme per affrontare la crisi del #Coronavirus e costruire un Paese nuovo e pacificato  

Lavorare “insieme per costruire una nuova Repubblica Centrafricana”, per “la sua liberazione sociale, economica, politica e religiosa “, seguendo l’esempio di Mosè durante la traversata del deserto. È l’appello rivolto ai fedeli e a tutti gli  uomini e donne di buona volontà  dai vescovi del Centrafrica al termine della loro seconda assemblea plenaria ordinaria dell’anno, svoltasi dal 20 al 26 luglio nella capitale Bangui. Al centro dei lavori l’emergenza sanitaria del Covid-19 in Centrafrica, dove continuano a salire i contagi, con 4.599 casi positivi e 59 morti, e le prossime elezioni politiche previste alla fine di dicembre. Un appuntamento sul quale pesa l’incognita della perdurante instabilità politica del Paese, dove, anche se dopo la visita di Papa Francesco del 2015 è stata superata la fase più acuta della nuova crisi politica sfociata nel sanguinoso conflitto interno scoppiato nella primavera del 2013, restano alte le tensioni comunitarie tra cristiani e musulmani e le milizie armate continuano a spadroneggiare in ampie aree. Questa situazione preoccupa i vescovi centrafricani che già durante la loro prima sessione dell'anno a gennaio avevano evidenziato come “la soluzione al conflitto armato non è solo militare”. Il timore della Chiesa, impegnata attivamente nel difficile processo di pacificazione tra Governo centrale e le varie forze ribelli, è che la perdurante insicurezza possa compromettere lo svolgimento pacifico delle elezioni. Troppe le armi in circolazione e le milizie armate in azione, la cui soppressione, – sottolinea la dichiarazione finale dell’assemblea - dovrebbe essere prioritaria. A questo si aggiungono le irregolarità nel processo di registrazione nelle liste elettorali che scoraggiano ulteriormente i cittadini dalla partecipazione al voto. Secondo i vescovi, per la riuscita delle elezioni è necessaria un’ampia concertazione che coinvolga “le forze vive” della nazione. Essa, affermano, “consentirebbe di proseguire il processo elettorale, di ricostruire la fiducia tra i principali attori interessati, di creare un forte legame di collaborazione tra tutti”. La missione della Chiesa – precisano i presuli centrafricani - è di accompagnare questo processo, esortando alla responsabilità, condannando ogni forma di violenza come mezzo per affermare le proprie rivendicazioni e richiamando principi fondamentali del Vangelo e della dottrina sociale cattolica: "la dignità della persona umana, il rispetto della vita, l’opzione preferenziale per i poveri e le persone vulnerabili, la solidarietà, il bene comune, la destinazione universale dei beni della terra, la democrazia e la sussidiarietà”. La solidarietà – sottolinea la dichiarazione - dovrebbe ispirare anche la lotta contro il Coronavirus.  Di qui, in conclusione, l’esortazione a mobilitarsi “per lottare in modo più efficace contro la pandemia e a creare le condizioni necessarie per l’esercizio dei diritti civili, politici e per un maggiore coinvolgimento del popolo centrafricano nel processo elettorale democratico”.  (LZ)

27 luglio - PORTOGALLO A Fatima, dal 2 al 5 settembre, XII Incontro nazionale per giuristi

(VNS) – 27lug20 - Si terrà dal 2 al 5 settembre, a Fatima (Casa di Nostra Signora del Carmelo), il XII Incontro nazionale per giuristi, organizzato dall'Associazione Canonistica Portoghese, al fine di fornire a giudici, avvocati e altri laureati in giurisprudenza un approfondimento in materia di diritto canonico. L’incontro affronterà le sfide antropologiche legate all’ideologia di genere e le sue ricadute sull’ordinamento civile e giuridico canonico. I relatori, tra gli altri, monsignor António Couto, vescovo di Lamego, Isilda Pegado, giurista e presidente della Federazione portoghese per la Vita, il giudice Pedro Vaz Patto e Juan Ignacio Bañares, professore dell'Università di Navarra (Spagna), affronteranno il tema dell'ideologia di genere e le sue ricadute sulla realtà portoghese, sulla libertà religiosa, sull'obiezione di coscienza e nell’ambito del matrimonio. (AP)

27 luglio  – CILE La preoccupazione del vescovo di Temuco per i mapuche in sciopero della fame da più di due mesi

 Monsignor Héctor Vargas Bastidas, vescovo di Temuco, domenica 26 luglio, in una rubrica pubblicata sul Diario Austral de La Araucanía – si legge sul sito della Conferenza episcopale -, ha espresso tutta la sua preoccupazione per i mapuche, che da più di due mesi stanno facendo lo sciopero della fame, e ha chiesto alle autorità di farsi carico delle questioni che hanno portato a questa azione. I nove esponenti del movimento mapuche, reclusi nelle carceri di Temuco, Angol e Lebu, che rivendicano i diritti sulle terre dei loro avi e si considerano prigionieri politici, hanno iniziato la loro protesta il 4 maggio, assicurando di volerla portare avanti fino alle "estreme conseguenze". La Chiesa rifiuta tutto ciò che è contro la vita, sostiene il presule, sottolineando come sia “nota la sua posizione riguardo alle gravi violazioni dei diritti umani e alle ingiustizie ‘che gridano al cielo', all'aborto e all'eutanasia, ai maltrattamenti degli anziani, all'odio, alla violenza e al terrorismo, al razzismo, all'esclusione e alla discriminazione, alla tratta di esseri umani, agli abusi di potere, di coscienza e agli abusi sessuali contro donne e minori”, al punto che “la Chiesa stessa ha dovuto chiedere perdono per la condotta riprovevole di alcuni dei suoi ministri su questi temi". Alla luce di tutto questo, dunque, e "in linea con questi valori, –  ha aggiunto monsignor Vargas Bastidas -, non possiamo non esprimere la nostra grande preoccupazione per il popolo mapuche che da più di due mesi sta facendo lo sciopero della fame, mettendo a serio rischio la sua salute e la sua vita”. (AP)

27 luglio -  SIERRA LEONE  Appello alla calma di monsignor Paganelli dopo i disordini nella città di Makeni 

L'amministratore apostolico della diocesi di Makeni, monsignor Natale Paganelli, ha rilasciato un comunicato in cui fa appello alla calma dopo i recenti violenti disordini nella città di Makeni e ha invitato tutti a concentrarsi sulla lotta contro il Covid-19. I disordini sono scoppiati la notte del 17 luglio. I giovani della città hanno cercato di impedire il trasferimento di un generatore termico da 1,65 Megawatt nella città di Lungi, dove si trova l'aeroporto internazionale del Paese. Le forze di sicurezza avrebbero sparato e ucciso almeno 5 persone e ne avrebbero ferite gravemente molte altre. Monsignor Paganelli nella dichiarazione del 26 luglio ha espresso la sua preoccupazione per l'insensata perdita di giovani vite. Ha detto che la Chiesa continuerà a pregare affinché le anime defunte riposino in pace e per la pronta guarigione dei feriti negli ospedali di Makeni e nella capitale, Freetown. Applaudendo il gesto del presidente repubblicano per l'invio di una delegazione di alto rango in città per esaminare la causa dei disordini, il vescovo ha detto che la diocesi sostiene l'appello della popolazione di Makeni per un'indagine indipendente. Il presule ha inoltre affermato che il rilascio degli arrestati contribuirebbe a ridurre la tensione e ad alleviare l'amarezza e la rabbia tra i figli e le figlie della città di Makeni, sia in patria che all'estero. Non è il momento di "perdere l'attenzione sulla lotta contro il nostro comune nemico, Covid-19, e i suoi devastanti effetti socio-economici su tutti noi", ha detto l'amministratore apostolico della diocesi di Makeni. Come Chiesa, ha continuato, "Noi condanniamo ogni forma di violenza, che consideriamo autodistruttiva e controproducente". Ha poi ribadito l'insegnamento della Chiesa, che "ogni vita umana è sacra e ha un valore inestimabile al cospetto di Dio, il Creatore". Ha invitato tutti a "rispettare, proteggere, amare e servire la vita, ogni vita umana", come si legge nel paragrafo 5 dell'Evangelium Vitae, il documento della Chiesa sul valore e l'inviolabilità della vita umana. (FT)

27 luglio -  AFRICA - Giornata del Secam. Il cardinale Philippe Ouédraogo: “Siamo un solo popolo e dobbiamo essere custodi l'uno dell'altro"

 “Il Covid-19 ha messo in luce quanto siamo vulnerabili, indipendentemente dal colore o dallo status, e ciò che accade in un Paese colpisce le persone in un altro. In effetti, ha dimostrato che siamo un solo popolo e che dobbiamo essere custodi l'uno dell'altro”. Così il cardinale Philippe Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou e presidente del Secam, il Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e del Madagascar, nel messaggio diffuso in occasione della Giornata del Secam, istituita nel 2014, in occasione del 45.mo anniversario della sua fondazione, che si celebra il 29 luglio di ogni anno. Questa Giornata rappresenta l’occasione per parlare del Simposio - composto da 37 Conferenze episcopali nazionali e 8 Conferenze regionali africane -, per consentire ai cattolici di tutto il Continente e delle Isole di essere più informati sulla sua esistenza, il suo lavoro e la sua missione, e invitarli a sostenerlo. A tal fine, la celebrazione viene spostata alla domenica successiva, quando il 29 luglio cade in un giorno della settimana. Pertanto, quest'anno la Giornata del Secam sarà celebrata il 2 agosto 2020 e non sarà accompagnata dalla speciale colletta, volta a sostenere le attività del Simposio, a causa dell’emergenza coronavirus. Il Cardinale Ouédraogo, nel messaggio, ha voluto sottolineare come, purtroppo, ad un anno dal Giubileo d’oro del Secam, celebrato a Kampala, in Uganda, dove si riunì per la prima volta in occasione della visita di Papa Paolo VI, nel 1969, la situazione in Africa e nelle isole circostanti non sia cambiata, dentro e fuori la Chiesa, anzi, si sia aggravata a causa della pandemia di coronavirus che ha creato scompiglio ovunque. Un rapporto recente di Caritas Internationalis, infatti, spiega il porporato, ha mostrato come l’Africa sia il continente più colpito dagli effetti del Covid-19. In questa situazione, dunque, l’arcivescovo di Ouagadougou ha invitato i fratelli e le sorelle africane ad avere coraggio, a non cedere alla disperazione, a continuare a pregare e aspettare i tempi di Dio. Il porporato ha poi espresso il suo sdegno di fronte alla violenza e al terrorismo che ancora insanguinano alcuni Paesi africani. “È vergognoso e deplorevole – ha scritto - che nemmeno il mortale Covid-19 abbia scoraggiato la violenza e il terrorismo in alcuni Paesi dell'Africa; continuiamo ad ucciderci ogni giorno. Uniamo la nostra voce al Santo Padre, Papa Francesco, e ad altri leader mondiali per chiedere la fine immediata della violenza ovunque in Africa e nel resto del mondo”. Tuttavia, nonostante i molti momenti di dolore, nell'ultimo anno ci sono stati anche momenti di gioia, ha sottolineato il cardinale, ringraziando Dio per le sue benedizioni. Egli ha ringraziato i vescovi, il clero, i religiosi e i laici per il loro impegno nell'evangelizzazione, nonostante le sfide attuali; i governi per gli sforzi fatti per contenere la diffusione del coronavirus nel continente e incoraggiare i leader a continuare a tutelare la salute della popolazione; e gli operatori sanitari, comprese le suore che hanno dimostrato una straordinaria dedizione nel tentativo di alleviare le sofferenze dei malati. (AP)

26 luglio - MESSICO - Aborto. Monsignor José Jesús Herrera Quiñones: “Garantire la massima tutela giuridica del diritto alla vita”

"Noi affermiamo, secondo le prove scientifiche, che la vita umana inizia al momento del concepimento". Così monsignor José Jesús Herrera Quiñones, vescovo di Nuevo Casas Grandes e responsabile della Dimensione episcopale della vita, in un comunicato pubblicato il 24 luglio sulla pagina web dell’Episcopato, in vista dell’imminente analisi di un dossier da parte della Corte Suprema di Giustizia della Nazione che potrebbe portare alla legalizzazione dell’aborto nello Stato di Veracruz e aprire la porta alla sua approvazione nel resto del Paese. La decisione che la Corte Suprema di Giustizia prenderà, ha sottolineato il presule, “potrebbe avere un impatto diretto sulla tutela giuridica del diritto fondamentale dell'uomo alla vita, in particolare nelle sue fasi iniziali. Mentre le sue conseguenze immediate avrebbero un effetto su quello Stato, i suoi effetti potrebbero estendersi ad altre entità del Paese". "L'aborto non è un sostegno per la donna - ha affermato monsignor Herrera Quiñones -, che può persino essere una vittima nel grembo di sua madre”, e ha ricordato come i vescovi riconoscano la necessità di un'attenzione speciale per quelle donne che richiedono protezione, sostegno nei loro bisogni materiali e nella salute fisica e psicologica. La dignità della vita umana, che inizia con la fecondazione, si estende per tutta la vita ed è necessario che questa dignità umana sia riconosciuta e tutelata, in particolare nel caso delle donne in situazioni di vulnerabilità. (AP)

26 luglio - FILIPPINE Vescovo di San Carlos: ““Uniamoci e difendiamo i nostri diritti”

"Il presidente Duterte ha promesso durante le sue campagne che sarebbe arrivato il cambiamento, e in effetti è arrivato, ma solo in peggio". Così si è espresso ieri, in una dichiarazione, monsignor Gerardo Alminaza, vescovo di San Carlos - riporta UCA News -, in vista del discorso del presidente Duterte sullo stato della nazione (SONA) della prossima settimana. La marea di uccisioni nel Paese e le crescenti violazioni dei diritti umani non sono il tipo di cambiamento di cui il Paese ha bisogno, ha affermato il presule, criticando inoltre la gestione da parte del governo della pandemia di coronavirus e la promulgazione della controversa legge antiterrorismo. Tutti gli sforzi - ha sottolineato - dovrebbero concentrarsi nell'affrontare la pandemia "con soluzioni mediche complete, e non concentrarsi su strategie nascoste che stanno facendo soffrire di più la nostra gente". La crisi sanitaria richiede alla governance "moderazione e discernimento”. Monsignor Alminaza ha invitato dunque il presidente "a non chiudere un occhio sulle terribili condizioni in cui versa il popolo", come la fame, la perdita dei mezzi di sussistenza e il degrado ambientale, e lo ha esortato ad “ascoltare le grida della gente, a presentare soluzioni concrete nel suo discorso sullo stato della nazione, e a servire l'interesse pubblico". “Siamo stanchi - ha detto - di sentire nei suoi discorsi battute e minacce ingiustificate". (AP)

26 luglio - REGNO UNITO Arcidiocesi di Cardiff: il governo gallese sovvenziona il progetto "Staying Together While Apart”

L'Arcidiocesi di Cardiff ha ricevuto una sovvenzione di 138.000 sterline dal Fondo di emergenza per i Servizi di Volontariato del governo gallese per sostenere il suo nuovo progetto “Staying Together While Apart”, (Restiamo uniti, mentre siamo separati) . L'iniziativa, della durata di sei mesi, mira ad aiutare coloro che sono più vulnerabili e che si autoisolano nel Galles del Sud, distribuendo cibo, pacchetti di assistenza e prescrizioni durante la pandemia di Covid-19, concentrandosi sulla loro salute mentale. "Il nostro obiettivo – ha riferito sul sito dell’arcidiocesi Klavdija Erzen, Project Manager di 'Staying Together While Apart' - è quello di migliorare la salute mentale e il benessere degli adulti più anziani e vulnerabili, oltre a ridurre il senso di isolamento e solitudine, fornire assistenza a coloro che soffrono di disagio psicologico e promuovere un senso di appartenenza e di comunità”. Tutto questo – ha aggiunto -, utilizzando Zoom, Skype, streaming in diretta e podcast su YouTube, insieme alle più tradizionali telefonate, lettere e persino cartoline per combattere l'isolamento e comunicare messaggi di sostegno a chi ne ha bisogno. (AP)

26 luglio - AMERICA LATINA Celam: 65.mo dalla prima Conferenza generale dell’Episcopato latinoamericano a Rio de Janeiro

Il Celam, in occasione dei 65 anni dalla prima Conferenza generale dei vescovi latinoamericani a Rio de de Janeiro, nel 1955, in una lettera firmata dalla sua presidenza, e pubblicata sulla pagina web dell’Episcopato, ringrazia Dio per questo traguardo e chiede l’intercessione della Beata Vergine Maria, Nostra Signora di Guadalupe, affinché il processo di evangelizzazione di una Chiesa in uscita, missionaria e sinodale prosegua. “Ringraziamo Dio - si legge nel testo - per il 65.mo anniversario di questa Conferenza convocata da Papa Pio XII, e dove si è deciso di chiedere a Sua Santità la creazione del Consiglio episcopale latinoamericano - Celam, con l'obiettivo di studiare i problemi che interessano la Chiesa in America Latina, coordinare le attività e preparare nuove Conferenze dell'Episcopato latinoamericano con le nuove sfide dei tempi che cambiano".   Da questo momento in poi il Celam si è occupato di problemi sociali, di missioni, di popolazioni indigene, della popolazione di origine africana, degli immigrati, della gente di mare, nonché del problema della carenza di sacerdoti, e per tutta la sua esistenza si è impegnato a favorire “processi di evangelizzazione e di servizio ecclesiale” per diffondere la fede e renderla parte integrante del pensiero, dei costumi e delle istituzioni del Continente. La sua azione – spiegano i vescovi - è “stata particolarmente stimolata dalla presenza e dal messaggio dei Santi Padri Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e ora Papa Francesco, che hanno fatto sentire la loro vicinanza e la loro parola guida in tutti i Paesi del nostro continente”. (AP)

25 luglio -  BOLIVIA Mercoledì 5 agosto Messa per i malati e i morti per #coronavirus a Roma

A Roma, mercoledì 5 agosto, alle ore 19.00, presso la chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli, i sacerdoti boliviani celebreranno l'Eucaristia per i malati e i morti a causa del Covid-19 e in memoria di monsignor Eugenio Scarpellini, missionario italiano, vescovo di El Alto, scomparso mercoledì 15 luglio in Bolivia. La Chiesa del Paese invita gli amici boliviani e i residenti a Roma "a ricordare i propri morti e a chiedere la protezione di Nostro Signore Gesù Cristo per i propri cari". "Insieme alla comunità boliviana – si legge sulla pagina web della Conferenza episcopale -, celebreremo la nostra fede e pregheremo per i malati, per le persone che soffrono in questa difficile situazione causata dalla pandemia, e per la delicata situazione sociale che la nostra nazione, che questo 6 agosto compirà un altro anno di vita, sta vivendo". (AP)

25 luglio - FILIPPINE Vescovo di Bacolod: "La democrazia è in pericolo" 

"Essere apatici e tacere in questi tempi difficili non è un'opzione" ha scritto monsignor Patricio Buzon, vescovo di Bacolod, in una lettera circolare del 22 luglio, esortando il clero della diocesi e i religiosi – riporta il sito web della Conferenza episcopale -  a "fare la loro parte" per tenere al sicuro la società e mantenere "viva la nostra democrazia". Il presule ha parlato di una "vigilanza orante" contro i tentativi di violazione dei diritti umani e della libertà di espressione e ha invitato le parrocchie a organizzare un’"Ora Santa" il 27 luglio, in tempo per il quinto discorso del presidente Rodrigo Duterte sullo stato della nazione. Monsignor Buzon, condannando il rifiuto della Camera dei Rappresentanti di accettare la richiesta di rinnovo del franchising di ABS-CBN, la più grande rete televisiva del Paese, aveva descritto, in precedenza, la chiusura dell'emittente, come una mossa "insidiosa" dell'attuale amministrazione per "reprimere il dissenso". La nostra "democrazia è in pericolo" ha concluso il vescovo di Bacolod, invitando l'opinione pubblica ad esprimersi contro tutto ciò che minaccia i diritti umani fondamentali. (AP)

25 luglio -  BRASILE Festa dei Santi Gioacchino e Anna. Arcivescovo di Belo Horizonte: “Occasione unica per onorare e benedire tutti i nonni”

“I Santi Gioacchino e Anna, i nonni di Gesù, i genitori di Maria, insegnano l'importanza della famiglia - scuola di amore, fede e santità. In modo speciale, la festa dei Santi Gioacchino e Anna è un'occasione unica per onorare e benedire tutti i nonni, con grande gioia e apprezzamento. Copiose benedizioni di Dio per la vita di tutti i nonni, che ringraziamo molto, per tutto, specialmente per la testimonianza di fede”. Così si è espresso, sulla pagina web dell’Episcopato, in occasione della Festa dei nonni, che si celebra domani, 26 luglio, l'arcivescovo di Belo Horizonte e presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB), Dom Walmor Oliveira de Azevedo, sottolineando quanto questa celebrazione ci aiuti a coltivare, nei nostri cuori, la consolazione, la tenerezza e la fiducia in Dio. Quest’anno la festa si celebra in un periodo di pandemia, che non è facile per nessuno, specialmente per gli anziani. Per questo la coordinatrice nazionale della Pastorale degli anziani, suor Lúcia Rodrigues, parlando con il portale della CNBB ha spiegato come sia importante in questo momento che le persone anziane stiano insieme alle loro famiglie, preghino Dio con loro, affinché tutto finisca il più presto possibile. Diverse sono state le iniziative della Pastorale per assistere gli anziani, attraverso gli strumenti a disposizione. Per esempio, nella diocesi di Patos, la parrocchia Santa Terezinha ha utilizzato Rádio Conexão FM per inviare messaggi e assistenza agli anziani nel bisogno.  Anche i giovani della parrocchia della Cattedrale di Tubarão (SC), nello Stato meridionale di Santa Catarina, hanno dimostrato affetto e attenzione agli anziani nella loro regione. Da quando è stato decretato il primo "blocco", il 18 marzo, la parrocchia ha dato il via, tra le altre cose, ad un’esperienza di ascolto terapeutico.  (AP)

25 luglio - MESSICO - Arcidiocesi di Città del Messico: da domani le Messe saranno di nuovo pubbliche

"In accordo con le varie agenzie governative e sanitarie, inizieremo il graduale processo di riapertura al culto pubblico a partire da domenica prossima, 26 luglio". Così, in un comunicato, - come riporta Vida Nueva -, il cardinale Carlos Aguiar Retes, arcivescovo metropolita di Città del Messico, ha annunciato, dopo più di quattro mesi, la ripresa delle Messe alla presenza dei fedeli, in seguito alla chiusura a causa della diffusione della pandemia di coronavirus nel Paese.    L’arcivescovo di Città del Messico ha esortato i parroci e i sacerdoti in generale ad offrire la prima Messa pubblica, domani, "per tutte le persone che sono morte a causa della pandemia, per le famiglie in lutto e per il personale sanitario della nostra città". Il porporato ha ricordato ai parroci che le chiese potranno contenere solo il 20% dei fedeli e che la salute dei parrocchiani dovrà essere sempre una priorità per loro. Per questo motivo le chiese collocate nelle zone rosse, ad alto livello di contagio, indicate dal governo di Città del Messico, dovranno aspettare comunque ancora un po' per riaprire. "Ogni responsabile di parrocchia, canonica o cappella – ha spiegato -, in dialogo con il rispettivo vicario episcopale territoriale, deciderà la data e le modalità precise per riprendere le attività, in modo responsabile, graduale e facoltativo". Ai parrocchiani sarà permesso di analizzare e decidere quando e in che modo unirsi alle attività liturgiche e pastorali. Resta infatti ancora in vigore la dispensa dal precetto festivo di partecipare alla Messa. Gli anziani, i malati e le donne incinte sono, dunque, invitati a continuare a partecipare alla celebrazione eucaristica attraverso i media digitali, la radio o la televisione. Il cardinale Carlos Aguiar Retes, infine, ha esortato i parroci ad osservare il protocollo previsto con le linee guida, grazie al quale hanno già potuto organizzare le rispettive parrocchie in vista del graduale ritorno alle celebrazioni liturgiche. (AP)

25 luglio - ZAMBIA - Programma di formazione  della Caritas per un'informazione più efficace sui temi ambientali

Coinvolgere i media nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei leader politici sui temi dell’ambiente, dell’agricoltura sostenibile e del riscaldamento globale che mette a rischio le risorse per la sopravvivenza del pianeta. Con questo obiettivo – riporta il blog dell’Amecea, l’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale - la Caritas Zambia organizza dal 28 al 29 luglio a Lusaka uno speciale programa di formazione rivolto ai giornalisti sulle politiche sementiere, i cambiamenti climatici, l’ambiente e la nutrizione. Il programma, a cui parteciperanno 25 giornalisti di varie testate zambiane, è promosso in collaborazione con Pelum Zambia, una ong locale impegnata nella promozione dell’agricoltura sostenibile, e CSO SUN, una rete internazionale di associazioni della società civile impegnate per migliorare la qualità dell’alimentazione. “L’obiettivo del corso di formazione – ha spiegato Mubanga Musamba, resposabile del lo speciale Programma della Caritas Zambia per l’adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici - è di sviluppare la capacità dei giornalisti di scrivere articoli che stimolino cambiamenti positivi nelle politiche sementiere e per affrontare i cambiamenti climatici. Come attori di cambiamento - ha aggiunto - i giornalisti sono i protagonisti di questa opera di advocacy: da un lato, infatti essi possono farsi portavoce di soggetti portatori di diritti e, dall’altro, possono fare conoscere le istanze della comunità a chi ha posizioni di responsabilità”, diventando così una piattaforma di interazione. (LZ)

25 luglio - BENIN - Annullato l'annuale pellegringgio mariano al Santuario di Nos tra Signora d’Arigbo di Dassa-Zoumé

Era previsto dal 21 al 23 agosto ma, a causa dell’emergenza Covid-19 e nonostante la riapertura dei luoghi di culto in Benin, quest’anno non si terrà l’annuale pellegrinaggio mariano nazionale al Santuario di Nostra Signora d’Arigbo di Dassa-Zoumé. Lo ha annunciato la Conferenza episcopale (Ceb) che in un comunicato esorta comunque i fedeli a pregare Nostra Signora dell'Arigbo con uguale intensità in quei giorni “affinché possa ottenere da Dio le molte grazie di guarigione per i malati, di conversione per i peccatori, di riconciliazione per le persone in conflitto e pace per tutte le famiglie". "Sarebbe difficile osservare le misure di prevenzione del contagio con migliaia di pellegrini riuniti nello stesso luogo", ha precisato il portavoce dei vescovi beninesi, padre Eric Okpeitcha, citato dal sito della Recowa-Cerao, la Conferenza episcopale regionale dell'Africa Occidentale. Un plauso alla decisione dei vescovi è giunto dal rettore del santuario, nonché organizzatore del pellegrinaggio, padre Fortuné Badou: "È per evitare che l’incontro diventi un focolaio di contagio nel Paese dove il numero di persone infette continua ad aumentare", ha spiegato il sacerdote.  Il Benin ha registrato finora 1.694 casi, di cui 918 guarigioni e 34 decessi correlati. È la prima volta nei suoi 66 anni di storia che il pellegrinaggio viene annullato. Il Santuario di Nostra Signora di Arigbo, che ospita una riproduzione della Grotta di Lourdes, in Francia, è stato inagurato nel 1954 per volere dell’allora vicario apostolico del Dahomey francese, , monsignor Louis Parisot, che aveva chiesto di creare un sito mariano per tutti i fedeli impossibilitati ad andare a venerare la Vergine a Roma o a Lourdes. Al pellegrinaggio, che si celebra nel week-end successivo alla Festa dell’Assunzione, il 15 agosto, partecipano ogni anno oltre 80.mila pellegrini.  (LZ)

25 luglio -  URUGUAY - Proposta di legge su eutanasia. Vescovi: uccidere non è un diritto

È ampio il dibattito, in Uruguay, su una proposta di legge riguardante l’eutanasia e il suicidio assistito. Ferma la risposta dei vescovi: in una nota diffusa sul sito web della Conferenza episcopale (Ceu), a firma di Monsignor Pablo Galimberti, vescovo emerito di Salto, si sottolinea che “uccidere non è un diritto” e che “il diritto alla vita prosegue fino alla morte naturale”. “Chi stronca una vita – prosegue la nota – commette un omicidio, anche se travestito da ‘compassione’”. Approvare una proposta del genere, di fatto, significa “condannare, in nome della società dei consumi”, gli anziani ed i malati, i quali sarebbero “privati del diritto di concludere dignitosamente la loro vicenda umana”. Ma la Ceu fa anche un’altra sottolineatura: “C’è un errore fondamentale: alcuni pensano che i diritti umani siano un’invenzione dei legislatori. In realtà, essi fanno parte del nostro Dna da quando siamo nati: sono intrinsechi” nell’uomo; il legislatore si limita a “riconoscerli e renderli espliciti”. Ne consegue, affermano i vescovi, che “il rispetto di un diritto non deriva da una legge votata in Parlamento”. Infine, Monsignor Galimberti ricorda il Catechismo della Chiesa cattolica che, al numero 2277, afferma: “Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia (…) è moralmente inaccettabile (…) Un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore”. (IP)

25 luglio - STATI UNITI - Vescovi: contro il razzismo, pregare ed agire sull’esempio di Gesù

Pregare ed agire sull’esempio di Gesù per combattere il razzismo, sia a livello personale che istituzionale: questo l’invito lanciato da Monsignor Shelton J. Fabre, presidente del Comitato ad hoc dei vescovi statunitensi contro il razzismo. Citato da AngelusNews, il sito informativo dell’Arcidiocesi di Los Angeles, il presule afferma: “Con il nostro operato e con la grazia di Dio, possiamo essere parte del processo di cambiamento dei cuori delle persone e della società, per sradicare il razzismo e l’intolleranza”. Di qui l’esortazione, rivolta a ciascuno, ad “andare incontro agli emarginati” tra i quali spesso si avverte “la realtà dolorosa” dei pregiudizi razziali. “Affrontare l’ingiustizia sociale – è infatti la sottolineatura di Monsignor Fabre – significa riconoscere la dignità umana di ogni persona, principio fondamentale della fede cattolica”. Un esempio virtuoso arriva dalla Chiesa e dalla sua unità nella diversità, aggiunge il vescovo statunitense: “Imparare a conoscere la ricchezza di questa diversità e le molte culture diverse presenti all’interno della Chiesa non può che portarci ad essere i migliori discepoli possibili di Gesù Cristo". Facendo, poi, riferimento a George Floyd, l’afroamericano morto il 25 giugno dopo essere stato arrestato da un poliziotto bianco, Monsignor Fabre afferma: “Questo è il momento per capire come il razzismo continui a colpirci e come esso influenzi fortemente la vita delle persone di colore”. (IP)

25 luglio  - COLOMBIA - Terzo Congresso Teologico Biblico Internazionale sulla Sacra Scrittura dal 28 settembre al 3 ottobre

Si svolgerà in modalità virtuale, dal 28 settembre al 3 ottobre 2020, il terzo Congresso Teologico Biblico Internazionale - e la nona edizione nazionale – sul tema "La Sacra Scrittura nella vita del popolo di Dio: verso una lettura contestuale della Bibbia”, promosso e organizzato, dal 2011, dai programmi di Teologia e di Specializzazione in Educazione e Sacra Scrittura della Facoltà di Teologia, Filosofia e Lettere di Unicatólica e, in questa occasione, anche dall'Università Cattolica di Manizales. L'obiettivo è quello di "riflettere sulla centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa e sul modo in cui è stata letta da contesti e soggetti diversi ", partendo dalla domanda, negli Atti degli Apostoli, che Filippo pone al ministro della regina etiope: "Capisci quello che leggi? (Atti 8:30). Questa stessa sfida continua a riecheggiare oggi nei credenti e in ogni comunità che si avvicina al testo biblico per capirne la buona novella. Tra i temi in discussione: la Sacra Scrittura nella vita del popolo di Dio, la lettura contestuale della Bibbia in America Latina, la Sacra Scrittura nella formazione della vita consacrata, la lettura contadina della Bibbia in Colombia, la lettura afroamericana della Bibbia in America Latina e la lettura urbana della Bibbia. (AP)

25 luglio - IRLANDA - “Reek Sunday”. Vescovi: dopo disorientamento della pandemia, riorientarsi alla speranza - EMBARGO ORE 19.30

Disorientamento e riorientamento: sono le due parole-chiave usate da Monsignor Michael Neary, Arcivescovo di Tuam, in Irlanda, in occasione della Messa presieduta questa sera nella Chiesa di Santa Maria nella Contea di Mayo. La celebrazione si è tenuta in vista della “Reek Sunday”, ultima domenica di luglio in cui, tradizionalmente, i cattolici irlandesi compiono un pellegrinaggio sulla montagna di Croagh Patrick. L’evento si svolge ogni anno in onore di San Patrizio che, nel 441, trascorso 40 giorni sul monte, in digiuno e preghiera. Quest’anno, a causa delle misure sanitarie anti-contagio da coronavirus, il pellegrinaggio non ha avuto luogo ed è stato sostituito da una celebrazione eucaristica. “Siamo passati da un periodo di disorientamento” dovuto alla pandemia “ad un nuovo orientamento” verso la speranza, ha detto il presule, invitando i fedeli a “riflettere sulle implicazioni della nostra fede in quello che è stato, e forse continuerà ad essere, un momento di cambiamento e di sfida per tutti”. L’arrivo del Covid-19 è stato “improvviso e sconvolgente”, ma “con l’aiuto della fede nel Signore e del sostegno degli altri, cominciamo ad intravedere una nuova fase, potenzialmente molto positiva”. Infatti, ha sottolineato Monsignor Neary, ora si può valutare meglio, per modificarlo, “il nostro stile di vita precedente”, improntato ad una “cultura consumistica”, alla “sovrapproduzione di beni, all’economia di mercato, all’utilitarismo”, ignaro dell’identità delle persone e lontano dalla fede e i valori religiosi.   Ma con la diffusione del coronavirus e l’imposizione necessaria del lockdown, ha ricordato l’Arcivescovo di Tuam, “la nostra fragilità e vulnerabilità sono state messe a nudo e la nostra fiducia è andata in frantumi”. Eppure, questa “grande sfida” ha fatto “emergere il meglio delle persone, risvegliando il nostro bisogno e apprezzamento della connessione e della comunità”.  “La bontà, la generosità e la gentilezza si sono espresse nella vicinanza, nel volontariato e negli enormi sacrifici fatti da singoli e da famiglie – ha detto il presule - La fede ci ha aiutati a fornire una prospettiva che ci ha permesso di affrontare” le difficoltà. “Non possiamo e non dobbiamo tornare a dove eravamo prima del Covid-19 – ha ribadito il vescovo irlandese – Siamo quindi pronti ad accogliere e promuovere la solidarietà ed i valori che sono emersi dalla pandemia?”. “Come persone piene di speranza”, dunque, bisogna separare “l'importante dall'irrilevante”, apprezzando “la bellezza del mondo e la nostra responsabilità nel sostenerci l’un l’altro nel cammino della vita”.  (IP)

 

25 luglio - ARGENTINA - Corso di spiritualità. Videomessaggio del Papa: servire il prossimo, non siamo soli al mondo

– Porsi al servizio degli altri, tenere in considerazione i loro bisogni e comprendere che non siamo soli al mondo: questo il cuore del videomessaggio inviato da Papa Francesco ieri, 24 luglio, al quarto Corso di spiritualità organizzato dalla diocesi di Comodoro di Rivadavia, nella regione argentina della Patagonia. Il video del Pontefice è stato diffuso dalla Chiesa locale tramite il suo canale YouTube. Il corso, svoltosi in modalità virtuale, è stato incentrato sul tema “Conversione alla diaconia sociale”, che si ispira al documento della Commissione teologica internazionale “La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa”. Il quarto capitolo di tale testo, infatti, è dedicato a “La conversione per una rinnovata sinodalità”. “’Conversione alla diaconia sociale’ è un titolo suggestivo – afferma il Papa nel suo videomessaggio - cioè significa realizzare che devo servire gli altri, realizzare che non sono l'unico al mondo, che devo guardare a ciò di cui l'altro ha bisogno, ai suoi bisogni materiali, ai suoi bisogni spirituali”. E aggiunge: “Per egoismo, siamo abituati a passare senza vedere chi soffre, guardando da un'altra parte”, ma “Gesù ci chiede di essere servi degli altri come il Buon Samaritano di cui non conosciamo il nome: un uomo anonimo che si è preso cura di colui che era sul ciglio della strada”. “Ai margini della strada della vita – sottolinea Papa Francesco – ci sono uomini e donne come noi, ci sono anziani e bambini che ci chiedono, con uno sguardo, di dare loro una mano”. Di qui, l’incoraggiamento del Pontefice ad “un processo di conversione alla diaconia, all’essere diaconi, servi degli altri”, perché “Gesù dice: ‘Nemmeno chi avrà dato un bicchiere di acqua in mio nome rimarrà senza ricompensa’ (Mt 10, 42)”. “Coraggio! – conclude il Papa – Vi chiedo solo di far battere il vostro cuore, nient’altro, e di guardare bene. Il resto verrà da solo”. Il videomessaggio si chiude con la benedizione, l’invocazione alla Vergine Maria e la richiesta di preghiere. Al corso di spiritualità hanno partecipato, virtualmente, circa 600 operatori pastorali di tutta la diocesi. Il vescovo locale, Monsignor Joaquin Gimeno Lahoz, ha ricordato che, sin da quando era Arcivescovo di Buenos Aires, Papa Bergoglio ha mostrato interesse per la Patagonia, esprimendo vicinanza ed aiuto al Seminario Patagonico. Questo videomessaggio, dunque, è un ulteriore incoraggiamento a non dimenticare questa regione. (IP)

25 luglio - ZAMBIA - Plenaria dei vescovi: misure anti-Covid-19 disattese da troppe persone. 

Confidare nella misericordia di Dio, di cui ha dato dimostrazione tante volte nei momenti di difficoltà, ma non metterlo alla prova disattendendo le misure di contenimento del Covid-19. Con questa esortazione e monito si è conclusa l’assemblea plenaria della Conferenza episcopale dello Zambia, riunita nei giorni scorsi a Lusaka. Nel Paese africano si contano ad oggi 3.856, di cui 136 morti e 2.043, guariti su una popolazione stimata di circa 17 milione di abitanti.  Una cifra contenuta, se rapportata ad altri Paesi nel mondo, ma che sta crescendo rapidamente a causa dello scarso rispetto delle raccomandazioni delle autorità sul distanziamento sociale, sull’igiene e sull’uso delle mascherine.  Preoccupazioni in questo senso sono state espresse dalle autorità sanitarie zambiane e sono condivise dai vescovi: “Nonostante tutte le misure che il Ministero della Salute ha implorato ai cittadini di seguire, è triste vedere che nella maggior parte dello Zambia la vita continua come prima. Il distanziamento sociale e l'uso delle mascherine non vengono osservati dalle stesse persone che hanno annunciato tali misure. Questo spiega il picco di numeri che vediamo ora", lamentano i presuli nella dichiarazione pubblicata al termine della loro riunione. “Covid-19 non è una favola, ma una realtà”, ammoniscono i vescovi nel documento citato dal blog dell’Ameca, l’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale. Di qui il pressante appello a tutti cittadini zambiani a dare prova di unità e a rinnovare la loro battaglia contro la pandemia, rispettando tutte le restrizioni anti-contagio e anche evitando di viaggiare, se non strettamente necessario. La dichiarazione si rivolge anche al Governo e alle istituzioni affinché si adoperino per la rapida distribuzione dei dispositivi di protezione dando priorità al personale sanitario e a tutti coloro che sono impegnati in prima linea nell’emergenza. Ricordando che la Chiesa cattolica in Zambia ha sospeso tutti gli impegni pastorali delle diocesi, la dichiarazione esprime infine l’auspicio che le altre comunità religiose facciano lo stesso. (LZ)

25 luglio -  SPAGNA Santiago de Compostela. Presentato Pellegrinaggio europeo dei giovani. Monsignor Barrio: essere segni di speranza nel mondo

“In questi tempi di pandemia da Covid-19 e di altre ‘pandemie’, come la mancanza di senso nella vita, bisogna essere segno di fede, speranza e carità” nel mondo: questa l’esortazione rivolta ai giovani dall’Arcivescovo di Santiago de Compostela, in Spagna, Monsignor Julián Barrio, in occasione della presentazione del logo, del manifesto e dell’inno del Pellegrinaggio europeo dei giovani (Pej21) che si terrà nella diocesi giacobea dal 4 all’8 agosto 2021. L’evento rientra nel calendario delle celebrazioni dell’Anno Santo Compostelano, che ricorre ogni qual volta la memoria liturgica di San Giacomo il Maggiore cade di domenica, come avverrà appunto il prossimo anno. “Siate come San Giovanni Battista: precursori e animatori” del Vangelo, ha ribadito il presule ai ragazzi che si sono già iscritti in gran numero al pellegrinaggio. L’iniziativa ha per motto “Giovane, alzati e sii testimone. L’Apostolo San Giacomo ti aspetta” e si ispira ai temi per la Giornata mondiale della gioventù scelti da Papa Francesco per l’anno corrente e per il successivo: il primo, infatti, è “Giovane, dico a te, alzati!”, mentre per il 2021 sarà “Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto”. Ed è quindi in quest’ottica che Monsignor Barrio ha incoraggiato i giovani a “testimoniare la loro fede in Cristo”. Il Pej21 vedrà anche la possibilità di compiere il “Cammino di Santiago” nei giorni che precedono il 4 agosto. A tal fine, sono stati preparati otto diversi itinerari lungo quattro province della Galizia, ed uno specifico che attraversa la diocesi compostelana. Il logo del Pej21, risultato vincitore di un apposito concorso, è stato realizzato da Antonio Jesús Marcos: sui colori ocra e blu, esso rappresenta in forma stilizzata la Cattedrale giacobea sovrastata da una croce, simbolo non solo cristiano, ma anche di “incontro dei giovani con Gesù”, si legge nella cartella stampa. All’interno del logo campeggia la parola “giovane” nella cui lettera O è tratteggiata la conchiglia, simbolo del Cammino di Santiago. Diversi schizzi di color blu punteggiano il logo, a simboleggiare “la freschezza della gioventù che, sparpagliata come gocce di colore, si riunisce nella Chiesa”. (IP)

25 luglio - ASIA Cardinale Bo: dolore per Santa Sofia, non ripetere gli errori del passato

“Una minaccia alla libertà di religione o di credo, all'amore reciproco, al rispetto della dignità delle differenze”: così il Cardinale Charles Maung Bo, in veste di presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc), commenta la decisione della Turchia di trasformare il Museo di Santa Sofia, già Basilica cristiana, in una Moschea. “La libertà di religione o di credo è un diritto umano fondamentale per tutti – afferma il porporato in una nota riportata dall’agenzia Ucanews - Il diritto di scegliere, praticare, esprimere e cambiare la propria fede, o di non averne alcuna, è la libertà più importante per tutti”. Una libertà che il Cardinale Bo sottolinea di aver “costantemente e appassionatamente difeso in tutta l’Asia per i musulmani, i buddisti, gli indù, gli ebrei e i cristiani di tutte le tradizioni”. “Ho parlato spesso in difesa dei popoli musulmani perseguitati e continuerò a farlo senza esitazioni e in modo inequivocabile – spiega il presidente della Fabc - perché la vera libertà di religione richiede il rispetto della libertà altrui di praticarla”. Tuttavia, “la decisione della Turchia mi addolora – spiega il porporato - non perché voglio negare ai miei fratelli e sorelle musulmani i luoghi di culto, anzi al contrario: difendo il loro diritto, tanto quanto difendo quello di tutti”. Il Cardinale Bo cita, poi, i tanti casi di moschee rase al suolo e di musulmani perseguitati in diversi Paesi del mondo: Myanmar, India, Sri Lanka, Indonesia, Iran, Siria, Iraq, e sottolinea: “Ho parlato di questo e ho condannato questi atti disumani”. Allo stesso modo, però, “trasformare Santa Sofia in una moschea rappresenta un'analoga minaccia alla libertà di religione o di credo, all'amore reciproco, al rispetto della dignità delle differenze”. Dal porporato anche il richiamo al contesto attuale: “In un momento in cui l'umanità sta subendo le gravi conseguenze di una pandemia globale, dobbiamo unirci, non allontanarci; dobbiamo mettere da parte la politica dell'identità, abbandonare i giochi di potere, prevenire i conflitti etnici e religiosi, valorizzare la dignità delle differenze tra ogni essere umano e coltivare la diversità e l'unità”, senza “riaprire ferite ed esacerbare divisioni”. (IP)

25 luglio - MALAWI - Nasce Radio "Kuwala",  prima emittente dell'arcidiocesi di Blantyre e quinta radio cattolica del Paese

L’arcidiocesi di Blantyre avrà presto la sua prima emittente radiofonica . Si chiamerà Radio Kuwala” (Luce) e inizierà le sue trasmissioni entro i prossimi otto mesi. L'autorizzazione a trasmettere era stata presentata due anni fa, ma una serie di impedimenti burocratici ha ritardato la concessione della licenza da parte dell’agenzia nazionale per le comunicazioni (Macra), ha spiegato padre Frank Mwinganyama, coordinatore della comunicazione dell’arcidiocesi,  al blog dell’Amecea, l’Associazionie delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale.  La   nuova emittente trasmetterà in inglese e chichewa, una delle principali lingue locali del Paese. Le trasmissioni raggiungeranno anche le vicine diocesi di Chikwawa e Zomba. “Kuwala” proporrà principalmente programmi di catechesi concepiti con la formula domanda e risposta, ma anche notiziari sull’attualità e programmi di approfondimento su temi pastorali sociali di interesse locale. Particolare attenzione sarà rivolta al pubblico giovanile, con trasmissioni culturali miranti alla formazione integrale dei giovani. L’emittente - ha precisato padre Mwinganyama - sarà finanziata dalla pubblicità. “Abbiamo optato per questa soluzione, perché dinanziate dalle donazioni dei fedeli sono economicamente insostenibili”, ha spiegato. Con Radio “Kuwala”, diventano in tutto cinque le emittenti radiofoniche cattoliche in Malawi, Paese in netta maggioranza cristiano,  con una popolazione cattolica pari a cira un terzo della popolazione. Le altre sono:  (LZ )

24 luglio - LIBANO - Crisi nazionale. Appello Wcc a riconciliazione e unità

Resta alta la tensione in Libano dove, da tre mesi circa, si vive una grave crisi sociale, economica e politica: il governo attuale, infatti, raggiunto dopo due anni di stallo politico-istituzionale, è contestato dalla popolazione, scesa in piazza per protestare contro la corruzione e il carovita. E mentre la maggioranza degli abitanti soffre la fame, la pandemia da coronavirus aggrava pesantemente la situazione. È, dunque, in questo contesto che arriva la dichiarazione del Wcc (Consiglio mondiale delle Chiese) che, riunitosi in videoconferenza dal 20 al 24 luglio, esprime “grande preoccupazione e apprensione” per il Paese dei Cedri. “Il Comitato esecutivo del Wcc – si legge nella nota - è profondamente allarmato dalle crescenti crisi che hanno colpito il Libano nelle ultime settimane e mesi, dalle numerose difficoltà sociali, economiche e politiche che ne sono derivate e dalle sfide legate alla sovranità del Paese”. Oltretutto, la situazione attuale è “ancora più dannosa per i gruppi già vulnerabili di donne, bambini, disabili, lavoratori migranti e rifugiati”. Ricordando, poi, la capacità del Libano di mantenere “per secoli” la sua “diversità etnica, culturale e religiosa”, con “spirito di pluralismo e convivialità”, il Wcc sottolinea che tale nazione, nel mezzo di una regione come quella mediorientale “lacerata da guerre, conflitti e occupazioni”, è rimasta “un esempio di speranza e resistenza”. Ma ora questo esempio “è in pericolo”. Il governo di Beirut viene, quindi, richiamato alle sue responsabilità perché “mantenga e rafforzi il suo ruolo di garante del contratto sociale, della stabilità e della sicurezza del Paese, dei diritti pubblici e dei diritti umani della popolazione”. Al contempo, il Consiglio mondiale delle Chiese si dice vicino al popolo libanese e lo incoraggia a “rimanere unito nella solidarietà comune per uscire dalla crisi attuale e non cadere nella divisione e nel settarismo”. (IP)

24 luglio - SCOZIA - Approvata la preparazione di un nuovo Lezionario. Vescovi: mantenere viva la Parola di Dio

“Mantenere viva la Parola di Dio” “nel pensiero nella cultura di un mondo che cambia”: con questo obiettivo, la Conferenza episcopale scozzese ha approvato la preparazione di un nuovo Lezionario, ovvero il libro delle letture utilizzato durante la Messa. Il nuovo volume sostituirà i precedenti, in uso nelle diocesi di Inghilterra, Galles e Scozia da diversi decenni e pubblicati per la prima volta nel 1981, utilizzando come testo-base la Bibbia di Gerusalemme del 1966. “Nel prendere questa decisione – commenta Monsignor Hugh Gilbert, presidente della Conferenza episcopale di Scozia – abbiamo considerato i valori che maggiormente ci si aspetta che un Lezionario incarni, ossia l'accuratezza, la dignità, la facilità di proclamazione e l'accessibilità”. Dal suo canto, la Commissione nazionale per la liturgia sottolinea l’importanza del Lezionario con questa affermazione: “Attraverso la sua Parola, Dio richiama incessantemente alla mente il piano di salvezza, che raggiunge la sua massima espressione nella liturgia. La celebrazione liturgica diventa così la presentazione continua, completa ed efficace della Parola di Dio”.La stessa Commissione ricorda poi che “in tempi recenti”, le Conferenze episcopali di lingua inglese di tutto il mondo hanno approvato una nuova traduzione del Libro dei Salmi – detta “I Salmi dell’Abbazia” - per la Liturgia delle Ore. Tale nuova traduzione è stata realizzata dai monaci benedettini dell’Abbazia di Conception, nel Missouri, a partire da una ricerca scientifica aggiornata sui testi in ebraico. Ed è, dunque, per mantenere “la coerenza tra la traduzione di questi Salmi e il resto del Lezionario” che è ora necessaria un’opera di traduzione completa. Tanto più che “notevoli progressi sono stati fatti nella ricerca biblica dall'inizio degli anni '60, quando fu realizzata la traduzione della Bibbia di Gerusalemme”. Infine, si evidenzia che dopo il 1981, al Calendario generale romano sono state aggiunte molte nuove celebrazioni di Santi: grazie alla nuova traduzione, ora esse saranno disponibili nel nuovo Lezionario. (IP)

24 luglio -  POLONIA - Portavoce vescovi: cattolici hanno ‘superato l’esame’ durante la pandemia

(VNS) – 24lug20 – “Centomila volontari e tremila suore coinvolte nell’aiuto alle persone colpite da coronavirus; Messe on line con la massima partecipazione virtuale dei fedeli; numerose iniziative di assistenza locale: possiamo dire che i cattolici polacchi hanno sicuramente ‘superato l'esame’ durante la crisi causata dalla pandemia del coronavirus”: è quanto afferma, in una nota, padre Pawel Rytel-Andrianik, portavoce della Conferenza episcopale polacca (Kep). “In questa difficile fase – aggiunge – la Chiesa non si è isolata dai fedeli, ma ha usato ogni mezzo a sua disposizione per stare con loro, evangelizzarli e sostenerli spiritualmente e materialmente”, anche grazie al supporto della tecnologia digitale. In particolare, il portavoce della Kep ricorda i milioni di polacchi che hanno seguito - via tv, radio e web - le celebrazioni pasquali e quelle trasmesse dai Santuari di Jasna Góra e della Divina Misericordia di Cracovia. Padre Rytel-Andrianik sottolinea, inoltre, il ruolo dei social media e, in particolare degli hashtag utilizzati per alcune iniziative, come #ThankYouJohnPaul2 (“Grazie Giovanni Paolo II”) lanciata per celebrare il centenario della nascita di Karol Wojtyła, lo scorso 18 maggio: in tal modo, si è sviluppato e rafforzato “il senso di comunità” tra i fedeli che si sono sentiti uniti pur se originari di diverse parti del mondo. Dal portavoce polacco anche il richiamo agli “aiuti materiali” che la Chiesa della Polonia ha distribuito, durante l’emergenza sanitaria, grazie alle unità locali della Caritas. In particolare, sono stati offerti cibo, sostegno psicologico agli anziani e ai malati e sono stati avviati progetti di assistenza per medici, infermieri e volontari. Infine, ricordando che la dispensa al precetto domenicale è stata abolita, tranne che per gli anziani ed i malati, il portavoce della Kep esorta i fedeli a tornare a pregare in chiesa, “come in una vera comunità”. (IP)

24luglio - INDIA - Appello vescovi per migranti interni: serve legislazione specifica

Accelerare e rafforzare il più possibile, attraverso un’apposita legislazione, la protezione dei lavoratori migranti interni, tra le prime e principali vittime del Covid-19. Lo chiede, a gran voce, la Conferenza episcopale indiana (Cbci), attraverso le parole di padre Padre Jaison Vadassery, segretario della Commissione per i migranti. Nello specifico, i vescovi invitano all’attuazione effettiva di una normativa del 1979 dedicata proprio ai lavoratori migranti interstatali, ricordando che molti di essi stanno ora ritornando nelle aree urbane, dopo essere stati in quarantena nei loro villaggi d’origine. La legge del ’79 garantisce, infatti, il salario minimo, l’orario di lavoro e la salute del lavoratore, secondo parametri stabiliti dal governo, in un’ottica di responsabilità e di trasparenza. "Abbiamo assistito alla sofferenza dei lavoratori migranti durante l'esodo di massa che ha avuto luogo nel lockdown, mentre il Paese stava lottando contro la pandemia - spiega  padre Vadassery, citato dall’agenzia Eglise d’Asie – La crisi sanitaria ha messo in luce la necessità immediata di rafforzare la tutela di queste persone, poiché il loro esodo è diventato una vera e propria crisi umanitaria”. Molti lavoratori migranti, infatti, “hanno dovuto percorrere a piedi diverse centinaia di km, lungo le strade e le ferrovie, per raggiungere i loro Stati d’origine”. (IP)

24 luglio  - BRASILE - 27 luglio, al via la campagna “Amazzonizza te stesso!” promossa dai vescovi

“Amazzonizza te stesso!” è il titolo della campagna in favore dell’Amazzonia che la Conferenza episcopale del Brasile (Cnbb) lancerà lunedì prossimo, 27 luglio, alle ore 16.00 locali. La presentazione avverrà in diretta streaming sul web e vedrà la collaborazione di diversi organismi ecclesiali e civili. La campagna – si legge sul sito della Cnbb – “vuole essere attenta al contesto attuale, in cui la violenza contro i popoli tradizionali amazzonici è aggravata dalla pandemia di Covid-19” e in cui si registrano “la deforestazione, gli incendi, l’intensificazione delle attività estrattive”, che rappresentano ulteriori fattori di contagio del coronavirus “tra le comunità indigene”. “L’appello ad ‘amazzonizzare’ se stessi – continua la nota – propone la partecipazione attiva di tutti i popoli in difesa dell'Amazzonia, del suo bioma e dei suoi abitanti minacciati nei propri territori”. La Cnbb ricorda, infatti, “una realtà di tante vite offese, espulse dalle loro terre, torturate e uccise in conflitti agrari e socio-ambientali, vittime di una politica guidata dagli affari e da grandi progetti di sviluppo economico che non rispettano i limiti della natura e della sua salvaguardia”. Proseguendo il cammino intrapreso dal Sinodo speciale per l’Amazzonia, svoltosi in Vaticano nell’ottobre 2019, dunque, la campagna vuole porre al centro della riflessione la questione amazzonica e i rischi che essa corre, incluso quello della “distruzione dell’identità culturale”. (IP)

24 luglio -  AUSTRALIA - Santa Sofia riconvertita in moschea. Il rammarico della Chiesa cattolica e ortodossa

“Uniamo le nostre voci ai molti in tutto il mondo che hanno espresso profondo rammarico per la recente decisione in Turchia di cambiare lo status di Hagia Sophia, originariamente un luogo di culto cristiano e in tempi più recenti un monumento del patrimonio culturale mondiale e un simbolo di inclusività”, riconvertendola in moschea. Così si sono espressi il presidente della Conferenza episcopale australiana, l'arcivescovo Mark Coleridge, e il primate della Chiesa greco-ortodossa d'Australia, l'arcivescovo Makarios, in un comunicato congiunto rilasciato oggi. "Il nostro timore - si legge nella dichiarazione - è che questo possa aggravare la tensione tra cristiani e musulmani in un momento in cui dobbiamo proseguire sulla via del dialogo e cercare un terreno comune”. Infatti, "la via dell'ideologia nazionalista e le decisioni politiche che essa suscita – continuano - possono portare solo alla divisione, che non è mai il frutto della santa sapienza che tutte le religioni cercano”. Gli arcivescovi australiani, dunque, hanno pregato per il popolo turco, compresi i cristiani "particolarmente addolorati per questa scelta", e perché “con il tempo la decisione venga annullata, così che Hagia Sophia possa essere di nuovo terreno comune per tutti i popoli e un emblema di pace". (AP

24 luglio -  ITALIA - Antichi affreschi sotto i mosaici di Torcello. Moraglia: testimonianza delle radici cristiane di Venezia

Una testimonianza delle profonde radici cristiane di Venezia, la cui arte deve il suo incipit al Vangelo portato in queste terre fin dai primi secoli della nostra era”. Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia commenta così a Vatican News l’eccezionale scoperta di frammenti di affresco del IX secolo al di sotto dei mosaici della Basilica di Santa Maria Assunta nell’isola di Torcello a Venezia. A margine della conferenza stampa di presentazione questa mattina presso il complesso di Sant’Apollonia, il presule mette in luce il valore dell’arte sacra come “catechesi anche per chi non è credente e, in sede liturgica, come espressione di una fede cristiana celebrata e creduta”. L’incredibile rinvenimento è avvenuto durante i restauri conservativi delle murature e dei mosaici delle absidi, centrale e del diaconicon, del tempio cristiano. Precedentemente alla realizzazione della della decorazione musiva quindi, antiche pitture murali decoravano completamente la chiesa tra IX e X secolo. I lacerti sono emersi al di sopra delle volte ed erano coperti da uno strato di macerie fin dal Medioevo: se ne ipotizzava l’esistenza, ma non erano mai stati oggetto di studio. Questi affreschi costituiscono un tassello fondamentale per la ricostruzione della storia artistica non solo della chiesa di Torcello, ma di tutto l’Alto Medioevo veneziano e adriatico. I lavori hanno rivelato due distinti cicli iconografici: un toccante pannello pittorico con storie della Vergine, dove appare una vivida rappresentazione di Maria e di un’ancella, ed un secondo registro pittorico con le vicende agiografiche di San Martino. Quest’ultimo è rappresentato in veste di vescovo nei mosaici, mentre nelle pitture murali presenta l’iconografia tradizionale del soldato della carità. “Questa scoperta – prosegue il Patriarca Moraglia - sta dando esiti inattesi: in modo particolare si sta evidenziando una fede mariana radicata nel territorio di Venezia. Importante anche  la figura di Martino di Tours in un triangolo che lega  la Polonia,  la Francia occidentale e l'isola di Torcello  alla fede cristologica e alla lotta contro l'arianesimo”. Didascalie dipinte con caratteri tipicamente alto-medievali accompagnano le immagini. Secondo archeologi ed epigrafisti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, quanto emerso consentirà  una ricostruzione dell'aspetto decorativo della chiesa prima che fosse ricoperta dai mosaici dell’XI secolo. Le informazioni stratigrafiche raccolte infatti aiutano a ripercorrere la cronologia delle fasi edilizie dell’intero complesso basilicale. Sembra prendere sempre più corpo ad esempio l’idea che la forma e il volume dell’attuale chiesa siano da attribuire al IX secolo, quando un edificio ecclesiastico, precedente di quasi duecento anni, fu inglobato in un nuovo progetto architettonico che prevedeva anche un percorso martiriale e processionale dietro l’altare. Le absidi erano decorate ad affresco, il pavimento rivestito da un mosaico bianco e nero, mentre molte sculture abitavano l’aula di culto. Successivamente, come documentato dai restauri conservativi in corso, la chiesa ha subito la trasformazione nell'aspetto che oggi conosciamo.  (PO)

24 luglio -  SVIZZERA - Verso la Giornata Migranti. Vescovi: ascoltare il grido dei più vulnerabili

Ascoltare il grido di chi è più vulnerabile di noi e chiede aiuto: è questo il monito lanciato dalla Conferenza episcopale svizzera (Ces) nel Messaggio diffuso in vista della Giornata mondiale del Migrante e del rifugiato che ricorrerà il prossimo 27 settembre. “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire” è il titolo del documento della Chiesa elvetica che riprende lo stesso indicato da Papa Francesco nel suo Messaggio, firmato il 13 maggio scorso e dedicato, in particolare, al tema degli sfollati interni. Partendo dalla considerazione che il mondo attuale è un villaggio globale, dunque, la Ces sottolinea però come la pandemia da Covid-19 abbia “intaccato nella coscienza di molti la fiducia riposta in questo villaggio globalizzato. C’è qualcosa che non va”. Di qui, l’esortazione a ricordare alcuni imperativi citati dal Pontefice, il primo dei quali è “conoscere per comprendere”: “Conoscere i numeri dei migranti non basta – scrivono infatti i vescovi svizzeri – Piuttosto, interessiamoci alla storia dei rifugiati”. Il secondo invito è a “farsi prossimo per servire”: come insegna la parabola del Buon Samaritano, “avvicinarsi all’ignoto comporta l’accettazione dei rischi incorsi”. E ancora è importante “ascoltare per riconciliarsi”: “Ci prendiamo mai il tempo per un ascolto personale? – è la domanda dei vescovi svizzeri – Ad esempio, durante la quarantena, quando nelle nostre città regnava il silenzio, il grido di chi è più vulnerabile è giunto fino a noi?”. La Ces sottolinea poi che “per crescere è necessario condividere”, perché “nessuno si salva da solo”. Di qui anche l’esortazione a “collaborare per costruire”: “Occorre interrogarsi sul nostro modo di agire – afferma la Chiesa elvetica - per la costruzione di una vita comune che meriti l’epiteto di ‘umano’. La posta in gioco non è altro che il Regno di Dio da costruire tutti insieme”. (IP)

24 luglio - REGNO UNITO - “Stare insieme anche se separati”: diocesi di Cardiff in aiuto dei più vulnerabili

“Stare insieme anche se separati”: si chiama così il progetto lanciato dall’Arcidiocesi di Cardiff, nel Regno Unito, per sostenere le persone maggiormente a rischio e più vulnerabili di fronte alla pandemia da Covid-19. “L’iniziativa – informa una nota – mira a portare aiuto a chi si trova in quarantena nella zona del Galles del Sud, attraverso la consegna a domicilio di cibo, kit igienico-sanitari e servizi di assistenza”. Il progetto si concentra, infatti, anche sulla “salute mentale di coloro che patiscono l’isolamento e la solitudine in questo periodo così foriero di ansia”. “Il nostro obiettivo – afferma Klavdija Erzen, tra i manager del programma – è quello di migliorare la salute mentale ed il benessere generale degli adulti più anziani e vulnerabili, oltre che ridurre la loro solitudine, promuovendo un senso di appartenenza e di comunità”. L’iniziativa verrà portata avanti anche grazie alle piattaforme digitali come Zoom e Skype, e alle dirette in streaming su YouTube. Naturalmente, le nuove tecnologie affiancheranno quelle più classiche: telefonate, lettere e cartoline saranno utilizzate per “comunicare messaggi di sostegno a tutti coloro che ne hanno più bisogno”, spiega la Erzen che conclude: “Vogliamo dare ascolto a chiunque chieda il nostro aiuto”. (IP)

24 luglio - ARGENTINA - Corso di formazione antiabuso online per operatori pastorali

Il Consiglio pastorale per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili ha lanciato sul proprio sito Internet un corso di formazione online per gli operatori pastorali, a sostegno di chi è stato designato da arcidiocesi, diocesi, eparchie e congregazioni religiose a ricevere e riferire tutti i dati e le informazioni sui casi di abuso sessuale nella Chiesa. Il corso è aperto anche ai membri delle congregazioni religiose che si occupano della protezione dei bambini e degli adolescenti e della creazione di ambienti sicuri nelle rispettive giurisdizioni. Il corso di formazione ha come obiettivo quello di aumentare la sensibilità delle persone al problema dell'abuso e di far acquisire ai destinatari le competenze ritenute necessarie in questo ambito: conoscere e definire i concetti principali che si riferiscono all'abuso sessuale e alle sue conseguenze; ascoltare empaticamente la persona che informa di un abuso in un ambiente ecclesiale e coordinare un accompagnamento efficace; padroneggiare i principali passaggi giuridici previsti per tali casi, nel diritto laico e canonico; riportare correttamente in una relazione la denuncia di un presunto abuso; e infine trasmettere efficacemente le informazioni raccolte all'autorità competente. (AP)

24 luglio - BOLIVIA - Monsignor Centellas: Non oppotuno tenere le elezioni se Se il numero dei contagi continua ad aumentare

“Se il numero dei contagi continua ad aumentare, non è opportuno tenere le elezioni”. Così si è espresso in un videomessaggio diffuso sulla pagina web dell’Episcopato, il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Ricardo Centellas, arcivescovo di Sucre, in vista delle prossime elezioni presidenziali, previste per il 6 settembre. Monsignor Centellas ha così ribadito l’impegno della Chiesa a favore della tutela della salute e della vita dei boliviani. Invitando a prendersi cura della democrazia e a garantire la partecipazione del popolo alle elezioni, il presule ha sottolineato che "se i contagiati aumentano e continuano ad aumentare, non c'è una curva verso il basso, allora è molto rischioso, è ad alto rischio e non conviene tenere le elezioni". “Qualsiasi misura abbiano preso può essere rivista, pensando alla salute di tutti i boliviani” ha detto il presule, riferendosi al Tribunale Supremo Elettorale. Poichè “la politica, in quanto tale, è al servizio della vita, al servizio dell'integrità della persona, della salute", ha spiegato il presule.   Egli, ricordando come nel Paese il sistema sanitario fosse già crollato prima dell’arrivo della pandemia e come altri sistemi nella nazione "non vadano" - "è incredibile – ha detto - che non si possano nemmeno seppellire i morti" -, ha chiesto alle autorità competenti "estremi rimedi". Rivolgendosi alla classe politica attuale ha evidenziato come "siano necessari nuovi leader politici”, che capiscano la politica. “La politica – ha affermato - non è un'opportunità per fare soldi, la politica è un servizio al bene comune, un lavoro affinché tutti i boliviani possano vivere con dignità”. "La Bolivia – ha concluso - cambierà il giorno in cui un politico si assumerà una responsabilità pubblica, dimenticando il suo colore politico, dimenticando il suo interesse". (AP)

24 luglio - INDIA - Donna cristiana uccisa in Jharkhand. È la quinta vittima in due mesi

Suman Munda, una donna di 25 anni, che era stata molestata da fanatici indù dopo la conversione al cristianesimo, è stata trovata morta a Redhadi, un villaggio del distretto di Khunti, nello Stato di Jharkhand, il 19 luglio, riporta UCA News. È la quinta vittima cristiana uccisa in India negli ultimi due mesi. In relazione all’omicidio, la polizia ha arrestato quattro giovani, che non sono stati ancora identificati. "È motivo di grave preoccupazione - ha detto ieri monsignor Binay Kandulna, vescovo di Khunti ad UCA News - perché lo Stato ha assistito all’uccisione di un uomo cristiano solo il mese scorso nello stesso distretto. L'amministrazione e i leader dovrebbero prenderne atto e prendere le misure appropriate”, in quanto “alcuni gruppi di interesse cercano di prendere di mira le minoranze nello Stato per diffondere l'odio tra le varie fedi, tra persone che invece amerebbero la pace". “Condanniamo l'omicidio – ha concluso - e ci appelliamo all'amministrazione affinché prenda provvedimenti severi contro i colpevoli". Persecution Relief, un forum ecumenico che sostiene i cristiani perseguitati in India, ha registrato, nel 2019, 527 casi di persecuzione cristiana rispetto ai 447 del 2018, 440 del 2017 e 330 del 2016, e 293 casi nella prima metà del 2020. Tra gennaio 2016 e giugno 2020 sono 2.067, dunque, i crimini ispirati dall’odio contro i cristiani in India. (AP)

24 luglio -  FILIPPINE - L'amministraore apostolico di Manila, monsignor Broderick Pabillo, positivo al #coronavirus

"Sappiamo che tutto funziona per il bene di coloro che amano Dio, che sono chiamati secondo i suoi propositi (Rm 8,28). Quindi, sappiamo che qualunque cosa accada, l'amore di Dio è sempre con noi. È in questo spirito che annuncio che sono risultato positivo al test Covid-19". Così - riporta UCA News - monsignor Broderick Pabillo, amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Manila, in una lettera indirizzata ai sacerdoti, ieri, ha annunciato di essere risultato positivo al coronavirus. Monsignor Pabillo ha detto che i risultati sono stati confermati dai medici e che ora in quarantena sta seguendo, come richiesto, un protocollo rigoroso. Il suo staff è risultato negativo e tutti coloro con cui è entrato in contatto sono stati invitati ad osservare misure precauzionali. "So che questo virus passerà, quindi per favore non preoccupatevi per me – ha concluso il vescovo -, anche se le preghiere sarebbero molto apprezzate”. Inoltre, “visto che sono quello di sempre, grazie a Dio, gli incontri programmati online continueranno". (AP)

23 luglio -  ITALIA Presidenza CEI ai vescovi: servono nuove forme di presenza ecclesiale

Il coronavirus non è ancora debellato e di conseguenza la ripresa delle attività nel prossimo autunno, incluse quelle pastorali, dovrà essere graduale e limitata dalle misure di tutela della salute pubblica. Di fronte a tale scenario, occorre “aprirsi a nuove forme di presenza ecclesiale”: lo afferma, in una lettera ai vescovi, la presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) che evidenzia l’urgenza di “progettare, con le dovute precauzioni, un cammino comunitario che favorisca un maggior coinvolgimento dei genitori, dei giovani e degli adulti, e la partecipazione all’Eucaristia domenicale” con concorso di popolo. In esso, infatti, si registra “un certo smarrimento” che “richiede di essere ascoltato”. La Cei si dice poi riconoscente “ai sacerdoti ed ai catechisti per la generosa e creativa disponibilità con cui, anche in questi mesi difficili, hanno saputo mantenere i contatti con le persone, in particolare i ragazzi e le loro famiglie, ricorrendo ampiamente all’uso dei mezzi digitali”. Quindi, la missiva invita a guardare alla consegna della nuova edizione del Messale Romane come ad “un’opportunità preziosa per aiutare le comunità cristiane a recuperare consapevolezza circa la verità dell’azione liturgica, le sue esigenze e implicazioni, la sua fecondità per la nostra vita”. Riguardo alla celebrazione dei sacramenti, la Cei ricorda che “a partire da quelli dell’iniziazione cristiana”, “non ci sono impedimenti a celebrarli con dignità e sobrietà”. “È bene – si raccomanda – aver cura che la loro celebrazione, pur in gruppi contenuti, avvenga sempre in un contesto comunitario”. Per la Cresima, nello specifico, si sottolinea che “in questa fase l’unzione può essere fatta usando un batuffolo di cotone o una salvietta per ogni cresimando”. La stessa attenzione “sarà necessaria per le unzioni battesimali e per il sacramento dell’Unzione dei malati”. Sulla presenza dei cori e dei cantori, si attendono invece indicazioni dal Ministero dell’Interno, mentre sulla possibilità di derogare al numero di 200 persone presenti nei luoghi chiusi, la decisione è affidata dal Comitato tecnico-scientifico alle singole Regioni. (LZ)

23 luglio -  GHANA - La preoccupazione dei vescovi per l'escalation di violenze  pre-elettorali: partiti rispettino la legge che vieta i vigilantes

È una campagna che rischia di essere compromessa dalle violenze quella in corso in Ghana per le prossime elezioni del 7 dicembre, che vede tra i principali contendenti il Presidente uscente Nana Akufo-Addo del Nuovo Partito Patriottico (Npp) e il leader dell’opposizione del Congresso Democratico Nazionale (Ndc), John Dramani Mahama. In diverse circoscrizioni elettorali dove sono in corso le registrazioni nelle liste elettorali - comprese quelle della capitale Accra -  si sono moltiplicate in queste settimane aggressioni da parte di vigilantes al soldo dei partiti in lizza. Il bilancio è finora di una vittima e diversi feriti. L’ultimo episodio si è verificato il 20 luglio nella circoscrizione Awutu-Senya East, nella Regione Centro, e ha coinvolto il Ministro delle Iniziative speciali per lo svilppo, Mavis Hawa Koomson. L’escalation preoccupa i vescovi ghanesi che, in una dichiarazione firmata dal presidente della Conferenza episcopale (Gcbc), l’arcivescovo Philip Naameh, richiamano tutte le forze politiche al rispetto della legge. La nota ricorda che questi atti di violenza rappresentano una seria violazione Vigilante and Related Offenses Act , la legge approvata nel 2019 dal Parlamento di Accra che rende penalmente perseguibile la costituzione di gruppi di vigilantes di partito, ed esortano tutte le formazioni politiche, in particolare i due principali contendenti, a rispettare l’accordo da essi firmato contro il vigilantismo e il ricorso alla violenza : “I partiti politici dovrebbero dimostrare il loro impegno a rispettare tale accordo consegnando alla polizia quei loro membri che si comportano in modo scorretto o agiscono per interrompere l’iscrizione nei registri elettorali”. A questo proposito, i vescovi ghanesi rammentano anche che qualsiasi contenzioso può essere risolto in modo civile presentando ricorso alla Commissione elettorale. I vescovi si rivolgono quindi al Governo affinché “abbia il coraggio di attuare le raccomandazioni dell'Emile Short Commission”, la Commissione d’inchiesta istituita l'anno scorso dal Presidente Akufo-Addo per indagare sulle violenze nel distretto di Ayawaso-West-Wuogon alle elezioni suppletive del 31 gennaio 2019. L'attuazione delle raccomandazioni della Commissione, affermano, "servirà da deterrente per questi criminali, che altrimenti continueranno ad agire impunemente".  (LZ)

23 luglio - STATI UNITI - Dai vescovi sovvenzione di 500mila dollari per implementare la “Laudato si’”

Ammonta a 500mila dollari la sovvenzione nazionale approvata dalla Campagna cattolica per lo sviluppo umano (Chhd) – ovvero il programma nazionale contro la povertà promosso dai vescovi degli Stati Uniti – per implementare gli insegnamenti della “Laudato si’”, l’Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune. Lo stanziamento – si legge sul sito della Chiesa cattolica degli Usa (Usccb) – è stato devoluto al Direct Action & Research Training Center (Dart), una rete nazionale di 23 organizzazioni comunitarie di base, che dal 1982 opera in favore della promozione della giustizia sociale. Obiettivo primario della sovvenzione è quello di “dare la possibilità alle persone più povere e a basso reddito nel Paese di affrontare e superare l’impatto provocato dai cambiamenti climatici, nell’arco dei prossimi cinque anni”. L’iniziativa quinquennale, denominata “Prendersi cura del Creato, prendersi cura della comunità” consentirà al Dart di analizzare le conseguenze dei cambiamenti del clima direttamente sulle comunità locali, supportandole soprattutto nei settori più indigenti ed emarginati. “Gli effetti negativi dei cambiamenti climatici – spiega Monsignor David O’Connell, presidente della Cchd, organismo che quest’anno celebra il suo 50.mo anniversario – stanno devastando le comunità più povere degli Stati Uniti. Con questa nostra iniziativa, dunque, insieme al Dart, cercheremo di rispondere all’appello di Papa Francesco ad ascoltare il grido della terra ed il grido dei poveri” (IP)

 

23 luglio  BOLIVIA Campagna ecumenica di solidarietà: “Uniti per la salute e per la vita”

 “Uniti per la salute e per la vita”: si intitola così la campagna di solidarietà promossa dalla Parrocchia “Dolce nome di Gesù” a Vallegrande, in Bolivia. A carattere ecumenico, l’iniziativa si tiene con il sostegno delle Chiese evangeliche locali ed insieme all’Associazione dei medici e al Sindacato della stampa. “A causa della crisi sanitaria da coronavirus – si legge in una nota – e a causa dei contagiati che aumentano di giorno in giorno, abbiamo deciso di raccogliere aiuti da diversi organismi per poter intraprendere e realizzare una campagna di solidarietà a sostegno del sistema sanitario”. In particolare, la campagna è focalizzata su due obiettivi: “Contribuire alla realizzazione di un laboratorio di test per il Covid-19, ed acquistare un impianto di ossigeno per l’Ospedale locale”. “Puntiamo a raggiungere il maggior numero possibile di boliviani – spiegano gli organizzatori – Ci rivolgiamo alle famiglie, alle istituzioni, ai gruppi di solidarietà e a tutte le persone di buona volontà che desiderano contribuire, con il loro granello di sabbia, alla costruzione di ciò di cui abbiamo bisogno”. Secondo i dati aggiornati al 23 luglio, in Bolivia i casi confermati di Covid-19 sono 64.135, con 19.721 guariti e 2.328 deceduti. Tra questi ultimi, anche Monsignor Eugenio Scarpellini, vescovo di El Alto, riscontrato positivo al coronavirus e morto per un attacco cardiaco il 15 luglio scorso. (IP)

23 luglio -  ARGENTINA - Protocollo aborto. Università cattolica: affronto alla Costituzione

“Affrontare l'aborto come una politica pubblica è incostituzionale”: lo afferma un documento della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica Argentina (Uca) in seguito della recente decisione della legislatura di Buenos Aires di aderire al cosiddetto "Protocollo nazionale per la cura completa delle persone con diritto alla cessazione legale della gravidanza" varato del Ministero nazionale della Salute. La normativa è stata accolta a Buenos Aires con 49 voti a favore, 7 contrari e 3 astenuti, mentre la Costituzione nazionale sancisce che l’Interruzione volontaria di gravidanza è illegale ed è ammessa solo in casi eccezionali, come la tutela della vita e della salute della donna. Quella di Buenos Aires è, perciò, “una decisione gravissima – scrive l’Uca – che non regge la minima analisi giuridica” e che è stata approvata, per di più, in un contesto difficile, come quello dell’attuale pandemia da coronavirus, in cui la vita umana è già di per sé a rischio. Invocando, quindi, “un dibattito più ampio ed approfondito sulla portata di questo provvedimento riguardante la vita del nascituro”, l’Uca afferma: “Finché non ci saranno prove sufficienti del contrario, l’ordine pubblico pro-aborto che la normativa rappresenta è un affronto all’ordinamento giuridico fondamentale del Paese” sancito dalla Costituzione, la quale “garantisce ampia protezione e tutela alla madre e al bambino sino dal concepimento e durante la gravidanza e l’allattamento”. Non si tratta, dunque, di “motivi religiosi o morali o di convinzioni personali – ribadisce l’Uca – Essi esistono, senza dubbio, e vanno integrati nel dibattito. Ma in questo caso, come Facoltà di Giurisprudenza, vogliamo dare il nostro contributo facendo riferimento al piano giuridico vigente, in nome del bene comune”. Ciò di cui si parla, infatti, è “il diritto oggettivo alla vita del bambino e della madre e della loro effettiva tutela costituzionale” cui si contrappone “un ordinamento giuridico federale e l’eliminazione di migliaia di esseri umani”. Su questo bisogna riflettere, conclude l’Università cattolica, “prima di continuare con l’attuazione di protocolli intollerabili o di insistere su progetti di depenalizzazione o legalizzazione dell’aborto che mirano a trasformare un crimine in un diritto”. (IP)

 

23 luglio - SUD SUDAN - Giovani, seminatori di pace: seminario virtuale per i ragazzi, protagonisti del cambiamento

Seminatori di pace e protagonisti del cambiamento: sono loro, i giovani del Sud Sudan, la nazione più giovane del continente africano. Ed è proprio a loro che è stato dedicato il seminario virtuale “Pace: che cos'è e perché è importante" svoltosi il 18 luglio, organizzato dall'Arrupe Jesuit Institute ed ospitato dal sito web dell’Amecea (Associazione dei membri delle conferenze episcopali dell'Africa orientale). La conferenza on line è stata tenuta da padre Augostine Edan Ekeno, direttore dell'Istituto gesuita multi-educativo e agricolo del Sud Sudan (Majis) il quale, facendo eco all’Esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit” di Papa Francesco, ha ribadito l’importanza dei giovani nella promozione della pace e della riconciliazione non solo in Sud Sudan, ma in tutta l’Africa. Tre, in particolare, gli ambiti in cui i ragazzi devono agire per un futuro migliore nel continente: “In primo luogo – ha detto padre Ekeno – è bene che i giovani imparino e apprezzino il fatto di costituire la generazione più produttiva e dotata di maggior potenziale in grado di trasformare la società”. I ragazzi sono “protagonisti del cambiamento”, ha aggiunto il religioso, e “la Chiesa desidera accompagnarli affinché diventino protagonisti del loro futuro”. In secondo luogo, padre Ekeno ha auspicato che “i giovani imparino che raggiungere la pace è possibile”: essi infatti, non dovrebbero essere “ingannati o fuorviati da coloro che vogliono tenere legata l’umanità dalla schiavitù del pessimismo” o da “chi vuol farci credere che gli esseri umani sono incapaci di pace”. Al contrario, i ragazzi “vanno accompagnati e guidati a credere in se stessi come catalizzatori e promotori del cambiamento”. Il terzo ambito d’azione riguarda la lotta allo sfruttamento giovanile a scopo bellico: "In Africa, la pace non può essere raggiunta se i giovani non resistono dall’essere sfruttati dai nemici della pace che vogliono che essi combattano guerre e conflitti" ai quali non appartengono, ha detto padre Ekeno. Quindi ha aggiunto: “Voglio che i ragazzi comprendano che è giunto il momento di unirsi contro le strategie distruttive messe in atto da individui e gruppi politici avidi che si divertono ad usarli senza scrupoli, come un mezzo per realizzare i propri interessi e le proprie ambizioni”.  (IP)

23 luglio - SANTA SEDE Contro la tratta urge sistema legislativo focalizzato sui diritti le libertà fondamentali delle vittime

È una delle attività illegali più redditizie del mondo, ma anche quella in cui il tasso di impunità è ancora molto, troppo alto: il traffico di esseri umani conta oggi circa 40 milioni di vittime. Sono in maggioranza donne, ma anche uomini e sempre più bambini e bambine, trattati da reti criminali come merce di scambio e ridotti in condizioni di semi-schiavitù per lo sfruttamento sessuale e lavorativo, per l’accattonaggio, matrimoni precoci, adozioni illegali, perfino espianti di organi. Un’attività che resta spesso impunita: per ogni 2.154 vittime, oggi solo un trafficante di esseri umani viene condannato, nonostante l’accresciuto impegno delle istituzioni nazionali e internazionali e delle ong per contrastare il fenomeno.  Il rilancio degli sforzi per porre fine all’impunità, assicurare giustizia alle vittime, proteggerle e garantire l’effettivo rispetto dei loro diritti umani fondamentali è stato l’obiettivo della 20.ma Conferenza dell’Alliance against Trafficking in Persons, una piattaforma di advocacy e cooperazione contro la tratta che riunisce organizzazioni internazionali e della società civile. L’evento, intitolato “Porre fine all’impunità: fare rispettare la giustizia perseguendo il traffico di esseri umani”, si è svolto dal 20 al 22 luglio a Vienna, ed è stato organizzato in collaborazione con l’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Ai lavori ha partecipato, a nome della la Missione permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni internazionali a Vienna, monsignor Joseph Grech, intervenuto a quattro panel di discussione.   La discrepanza sconcertante tra l’alto numero delle vittime e il basso numero di processi e condanne per traffico di esseri umani pone l’interrogativo sulla effettiva applicazione delle misure che gli Stati si sono impegnati ad adottare per combattere il fenomeno, ha osservato il vescovo maltese nel primo dei suoi interventi: “Nonostante gli sforzi della comunità internazionale, le risorse scarseggiano, soprattutto a causa delle continue crisi economiche e dell’instabilità socio-politica in molti Stati”.   Resta poi il problema di fondo dell’accesso delle vittime alla giustizia e della garanzia dei loro diritti fondamentali: persone vulnerabili rese ancora più fragili – come sottolineato da Papa Francesco - da un sistema economico dominato dagli interessi del capitale speculativo globale e adesso anche dalla pandemia del Covid-19. Per queste persone - ha rimarcato il delegato pontificio - i sistemi giudiziari sono chiamati a garantire un trattamento equo ma anche sostegno concreto durante i procedimenti. Per combattere in modo efficace le grandi organizzazioni criminali internazionali che gestiscono la tratta – ha sottolineato monsignor Grech nel secondo panel di discussione – è quanto mai urgente anche un maggiore coordinamento intergovernativo e quindi lo scambio di più di informazioni e dati tra le polizie dei vari Stati. Ottenere giustizia per le vittime non deve essere il solo obiettivo dei procedimenti legali contro i responsabili, ha precisato il rappresentante della Santa Sede nel suo terzo intervento. Occorre garantire i loro diritti umani prima, durante e dopo i processi: quindi metterli in condizione di testimoniare in sicurezza, garantire adeguati risarcimenti e offrire opportunità per il loro pieno reinserimento sociale. Nell’intervento conclusivo, monsignor Grech ha esoresso il pieno sostegno della Santa Sede all'impegno dell'Alleanza contro il traffico di esseri umani per la creazione di un sistema legislativo che si concentri principalmente sulle persone e che difenda i loro diritti inalienabili e libertà fondamentali. “Ogni ordinamento dovrebbe garantire che i diritti delle vittime non siano violati e offrire loro tutta l'assistenza necessaria, monitorando al contempo l’applicazione delle leggi contro la tratta”, ha concluso il rappresentante pontificio. (LZ)

23 luglio - PORTOGALLO 26 luglio, Festa dei nonni. Associazione Famiglie: anziani sono radici del futuro, serve riflessione nazionale

“I nonni sono le radici del futuro” e necessitano di “maggiore rispetto, attenzione e affetto”: è quanto scrive, in una nota riportata dall’agenzia Ecclesia, l’Associazione delle Famiglie in Portogallo, un'istituzione privata di solidarietà sociale fondata a Braga nel 1987. Il documento arriva in vista del 26 luglio, memoria liturgica dei Santi Anna e Gioacchino, nonni di Gesù, e quindi giornata celebrata come “Festa dei nonni”. Una ricorrenza che l’Associazione esorta a festeggiare, soprattutto considerando che l’attuale situazione pandemica da coronavirus ha messo in risalto proprio “il ruolo centrale dei nonni” nel sostenere le famiglie con bambini e ragazzi. Gli anziani, infatti, si sono spesso fatti carico dei più piccoli, “accogliendoli, nutrendoli, intrattenendoli e tenendoli al riparo da possibili contagi”. La giornata del 26 luglio, quindi, “va intesa e vissuta come un invito e un richiamo alla società” affinché gli anziani siano maggiormente tutelati e valorizzati. In quanto “radici del futuro”, infatti – continua l’Associazione – i nonni “non possono e non devono essere tagliati fuori o lasciati ai margini” della società e della famiglia, anzi: la loro presenza è un bene per entrambe. Chi prende le decisioni in ambito politico, economico, culturale e spirituale, dunque, viene invitato ad una “seria riflessione” su questo tema, considerando anche che “purtroppo, a causa della ‘cultura dello scarto’, molti nonni sono tenuti in disparte, soprattutto se anziani e malati”, rimanendo così “privi dell’affetto dei loro parenti”. La nota dell’Associazione delle Famiglie arriva a pochi giorni di distanza da quella della Commissione per i laici e la famigliadell’episcopato portoghese che, sempre in vista del 26 luglio, ha definito la giornata come “un’occasione per ringraziare, abbracciare e celebrare la presenza dei nonni nel passato e nel presente, per andare alle proprie radici e scoprire in essi la tenerezza e l’amore di Dio”. Gli anziani, infatti, “sostengono la vita delle famiglie perché sono le radici di tante vite, raccontano storie del passato, e aiutano a capire la differenza tra essenziale e superfluo”. La loro “ricchezza insostituibile” è quindi è un tesoro che va difeso “in modo perentorio”. (IP)

23 luglio - STATI UNITI Vandalismo contro statue e siti cattolici: la condanna dei vescovi

Chiese incendiate, statue di Cristo e della Vergine Maria vandalizzate o decapitate: crescono, negli Stati Uniti, gli episodi di danneggiamento contro luoghi e simboli del cattolicesimo. Un dato preoccupante che la Conferenza episcopale locale (Usccb) commenta con una dichiarazione di due Arcivescovi: Thomas G. Wenski e Paul S. Coakley, presidenti rispettivamente del Comitato episcopale per la libertà religiosa e del Comitato per la giustizia interna e lo sviluppo umano: “Che si tratti di gesti compiuti da singoli individui tormentati che gridano aiuto o da agenti di odio che cercano di intimidire – si legge nella nota - questi attacchi sono il segno di una società che ha bisogno di guarigione". Si tratta di “incidenti in cui le azioni umane sono chiare, ma le motivazioni no”, continuano i presuli che poi affermano: “Mentre ci sforziamo di comprendere la distruzione di questi sacri simboli dell'amore e della devozione disinteressata, preghiamo per tutti coloro che l'hanno causata, e rimaniamo vigili contro di essa". La nota episcopale sottolinea quindi “il particolare momento di conflitto culturale che stanno vivendo gli Stati Uniti”: “Il cammino verso il futuro – sottolineano i presuli – deve passare attraverso la compassione e la comprensione praticate e insegnate da Gesù e da Maria”. “Contempliamo, piuttosto che distruggere, le immagini che rappresentano l’amore di Dio – è l’appello conclusivo dell’Usccb – Seguendo l’esempio del Signore, rispondiamo alla confusione con la comprensione e all’odio con l’amore”. Gli atti vandalici a cui fanno riferimento i vescovi si sono verificati, negli ultimi tempi, in diverse regioni del Paese: l’episodio più eclatante è avvenuto a giugno quando la statua di San Junípero Serra eretta a San Francisco è stata abbattuta, sull’onda delle proteste anti-razziste scatenatesi in seguito alla morte dell’afroamericano George Floyd, deceduto dopo l’arresto da parte di un poliziotto bianco. Ma non solo: il 18 luglio, nella chiesa di “Nostra Signora dell’Assunzione” di Bloomingburg, a New York, è stato abbattuto un monumento ai bambini mai nati, istoriato con alcuni versetti del profeta Isaia. In precedenza, ai primi di luglio, il crocefisso della parrocchia di Santa Bernadette di Rockford, in Illinois, è stato distrutto a colpi di martello. A metà luglio, inoltre, in un resort sciistico del Monstana, una statua di Cristo è stata imbrattata con vernice marrone e coperta di striscioni con la scritta “Ribellatevi”. E ancora: nella notte tra il 2 e il 3 luglio, una statua della Vergine Maria è stata decapitata a Gary, nell’Indiana. Ulteriori atti vandalici si sono registrati, nelle ultime settimane, contro altri luoghi di culto cattolici. Il più grave è stato l’incendio scatenatosi nella chiesa della “Missione di San Gabriele” a Los Angeles, tra le più antiche degli Stati Uniti, fondata nel 1771 da San Junípero Serra. (IP)

23 luglio - STATI UNITI Censimento popolazione per ripartizione seggi Camera. Vescovi: ogni persona conta ed ha valore

Rescindere il Memorandum che esclude le persone senza documenti dal conteggio complessivo per la ripartizione dei seggi della Camera dei rappresentanti: questo l’appello lanciato dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) al presidente Donald Trump. Il Capo della Casa Bianca, infatti, ha emesso il 21 luglio un Memorandum con il quale chiede che le persone senza documenti, conteggiate nel censimento 2020, siano escluse dalla valutazione che determina la ripartizione dei seggi, assegnati ad ogni Stato, all’interno della Camera. “Conteggiare gli irregolari nel censimento e poi negare loro e agli Stati in cui risiedono una legittima rappresentanza nelle istituzioni – scrivono in una nota l'Arcivescovo Paul S. Coakley, presidente del Comitato episcopale per la Giustizia interna e lo sviluppo umano, e Monsignor Mario E. Dorsonville, presidente del Comitato dei vescovi sulle migrazioni - è contrario alla Costituzione e costituisce una grave ingiustizia”. “Una politica simile fa sentire le persone invisibili e non considerate come esseri umani”, ribadiscono i presuli, che parlando di scelta “sbagliata e divisiva”. “Esortiamo il presidente Trump a rescindere questo Memorandum – si legge ancora nella nota – e ad intraprendere, invece, gli sforzi necessari per proteggere la nostra nazione e tutti coloro che vivono nel nostro Paese”. I vescovi concludono citando le parole di Papa Francesco: “Di fronte a cambiamenti profondi ed epocali (…) il momento presente offre una preziosa opportunità per dirigere e governare i processi in corso e per edificare società inclusive, basate sul rispetto della dignità umana, sulla tolleranza, sulla compassione e sulla misericordia”. (IP)

22 luglio - PAKISTAN - Morta di Covid-19 suor Ruth Lewis, ”madre dei dimenticati” del centro “Darul Sukoon” di Karachi 

Una vita spesa per i bambini e giovani disabili fisici e mentali abbandonati. Non ce l’ha fatta suor Ruth Lewis, ”madre dei dimenticati”, come viene ricordata dal centro di accoglienza di “Darul Sukoon” per persone con handicap intellettivi di Karachi, in Pakistan, che dirigeva dal 2000. La religiosa della Congregazione delle Missionarie Francescane di Cristo Re è morta  il 20 luglio di Covid-19, nell’ospedale “Agha Khan” della capitale pakistana, dove era stata ricoverata l’8 luglio, dopo essere risultata positiva al virus contratto nello stesso centro, in cui sono stati contagiati 21 bambini. Grande il dolore delle consorelle, del personale e degli ospiti del centro: “Il nostro cuore à spezzato perché abbiamo perso una parte di noi, una madre, una sorella e una fonte di ispirazione. I suoi servizi per i bambini e le persone anziane disabili, gravemente disabili e abbandonate dalla società sono stati straordinari”, si legge in una dichiarazione pubblicata su Facebook.   Nata nel 1945, suor Ruth Lewis era giunta “Darul Sukoon”, fondato dalla consorella Gertrude Lemmens, nel 1969. Da allora non è più tornata, prendendosi cura dei suoi 150 ospiti: tutti bambini e adolescenti abbandonati dalle loro famiglie, perché considerati "mostri" a causa delle loro deformità e disabilità.  Per loro suor Ruth era diventata una madre: “Li considerava come suoi figli. Ha lavorato instancabilmente per costruire la loro personalità”, ricorda la dichiarazione. Un lavoro che le aveva conquistato la fama oltre i confini della Chiesa cattolica in Pakistan, tanto che era riuscita ad ottenere sovvenzioni pubbliche per il centro i cui servizi sono finanziati da donazioni. Per questa totale dedizione ai “suoi” bambini era stata anche insignita del premio "Orgoglio di Karachi" il 18 gennaio 2014, e nel 2018 ha ricevuto il premio "Hakim Mohammad Saeed" dal Governatore del Sindh per il servizio sociale reso all'umanità povera e sofferente, senza alcuna discriminazione. La notizia  della sua morte ha avuto grande risonanza in Pakistan, dove sono giunti diversi messaggi di cordoglio. (LZ) 

22 luglio - NIGER - Caritas distribuisce kit per lavaggio delle mani

(VNS) – 22lug20 – Parrocchie, comunità, centri sanitari, scuole: sono questi i destinatari principali degli interventi della Caritas Niger contro la diffusione del Covid-19. In queste strutture, infatti, l’organismo caritativo sta cercando di mantenere standard elevati di igiene delle mani attraverso la distribuzione di appositi kit. “Il lavaggio delle mani non è solo una questione di etichetta, ma può salvare la vita – spiega una nota – Ma in un Paese per lo più desertico”, come il Niger appunto, ciò rappresenta una vera sfida, poiché “l’acqua pulita scarseggia, le città sono sovraffollate e la gente si sposta molto, aumentando così il rischio di contagio”. Per questo, la Caritas Niger sta installando, là dove necessario, alcune postazioni adibite al lavaggio delle mani, in particolare all’interno del territorio dell’Arcidiocesi di Niamey e della diocesi di Maradi che ospitano i maggior centri abitati del Paese. Ad esempio, a Niamey, subito dopo la riapertura delle scuole all’inizio di giugno, la Caritas ha consegnato negli istituti educativi “20 postazioni per il lavaggio delle mani, 156 flaconi di disinfettante, 200 litri di sapone liquido e 3mila mascherine”. Gratitudine, naturalmente, è stata espressa dal corpo docente, poiché il materiale ricevuto “permetterà agli alunni di poter studiare in sicurezza”. Ma la distribuzione nelle scuole – continua la nota – “è solo una parte di una programma, della durata di tre mesi e dal costo di 100mila euro, che aiuterà oltre mezzo milione di persone”. Prevista anche la donazione di razioni di cibo secco e di denaro per comprare cibo fresco, da destinare alle famiglie precipitate ulteriormente nella povertà a causa della pandemia. Da ricordare che ad oggi, 22 luglio, in Niger il Covid-19 ha fatto registrare 1.105 casi positivi e 70 deceduti. (IP)

22 luglio - REGNO UNITO - Migranti. Appello vescovi ai Paesi della Manica: sradicare le cause di fondo

Sradicare le cause di fondo che portano i migranti a rischiare la vita nel tentativo di attraversare la Manica per raggiungere la Gran Bretagna, in cerca di un futuro migliore: è l’accorato appello lanciato ai governi del Regno Unito e della Francia da Monsignor Paul McAleenan, responsabile della Pastorale per Migranti e Rifugiati all’interno della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. In una nota, il presule esorta Londra e Parigi alla collaborazione reciproca per affrontare questa tematica, alla luce del recente incontro tra il ministro degli Interni britannico, Priti Patel, ed il suo omologo francese, Gérald Darmanin. Al termine dei colloqui, infatti, è stata firmata una dichiarazione di intenti in cui si è stabilito che “un’unità di ricerca operativa franco-britannica monitorerà le rete di criminalità che gestisce il traffico di migranti, così da impedire l’attraversamento illegale della Manica”. Ma Monsignor McAleenan sottolinea: “L’obiettivo di tale iniziativa deve essere innanzitutto quello di determinare il motivo per cui così tante persone scelgono di fuggire dal loro Paese d’origine; in secondo luogo, Regno Unito e Francia devono sradicare le ragioni di fondo per cui queste stesse persone sono disposte a rischiare la vita in mare aperto”. (IP)

22 luglio - TURCHIA - Hagia Sofia. Solidarietà ai cristiani dall’Alto Comitato per la fratellanza umana 

Continuano in Turchia i preparativi per riconvertire in moschea la basilica cristiana di Hagia Sofia.  La riapertura dell’antica chiesa bizantina - convertita in moschea nel XV secolo dopo la conquista ottomana di Costantinopoli e  trasformata in museo nel 1934 per volere dell'allora Presidente Mustafa Kemal Ataturk - come luogo di culto islamico è prevista il 24 luglio. Intanto, non si fermano gli appelli e le proteste nel mondo contro la sua riconversione in moschea voluta dal Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Agli appelli si sono uniti anche diversi importanti esponenti del mondo musulmano. Tra questi, l’Alto Comitato per la fratellanza umana (Hchf) che ha scritto una lettera al Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc). “Riconosciamo il valore culturale e spirituale di Hagia Sofia per tutta l'umanità e quindi sosteniamo il vostro appello per evitare le divisioni e per promuovere il rispetto e la comprensione reciproci tra tutte le religioni”, premette la missiva, firmata dal giurista islamico Mohamad Abdel Salam, segretario generale dell’Hchf e consulente speciale del Grande Imam di Al-Azhar Ahmad al Tayeb. Secondo l’Hchf, i luoghi di culto devono trasmettere “un messaggio di pace e amore per tutti” e non essere usati per “contribuire alla segregazione e alla discriminazione, in un momento in cui il mondo ha davvero bisogno di rispondere alla chiamata delle religioni a perseguire la solidarietà e a rafforzare i valori della convivenza e della fratellanza umana". In questo senso - sottolinea la missiva - occorre “evitare qualsiasi iniziativa che possa minare il dialogo interreligioso e la comunicazione interculturale e creare tensioni e odio tra i seguaci di diverse religioni” e dare invece “priorità ai valori della convivenza". Dello stesso tenore un’altra lettera al Consiglio mondiale delle Chiese,  firmata da Hafid Ouardiri, direttore del Muslim Foundation de l’Entre-Connaissance di Genevra, nonché co-fondatore e vice-presidente della Piattaforma interreligiosa di Ginevra che ha espresso pieno sostegno alla lettera indirizzata l’11 luglio dal Segretario generale ad interim del Wcc, il reverendo Ioan Sauca, al Presidente Erdogan: “Insieme ad altri musulmani nel mondo, prego perché Hagia Sofia rimanga quello che è sempre stata dal 1934: un crocevia di conoscenze, luce, saggezza e pace per tutta l’umanità”, ha scritto Ouardiri. (LZ) 

22 luglio - MONDO “Non posso respirare”: le religiose promuovono un momento di preghiera online per le vittime del Covid-19

 Giovedì 23 luglio, alle ore 15, si terrà un momento di preghiera online dal titolo “Non posso respirare” per le vittime del Covid-19, promosso dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), dalla Confederazione dei Religiosi e Religiose di America Latina e Caraibi (CLAR) e dalla Conferenza delle Religiose degli Stati Uniti (LCWR). La preghiera online, per i popoli che in questo momento stanno soffrendo a causa della pandemia di coronavirus, sarà in italiano, inglese, spagnolo e portoghese con traduzione simultanea. Chi volesse partecipare può farlo attraverso il link: https://us02web.zoom.us/j/89788103343 (AP)

22 luglio - ITALIA - Venezia. Accordo Patriarcato-Football Academy per alleanza educativa

 “Favorire un’alleanza tra sport, parrocchie e scuole nell’ottica della formazione ai valori dello sport e alla promozione di attività ludiche nei patronati”: così, in una nota, il Patriarcato di Venezia spiega le motivazioni dell’accordo siglato oggi, 22 luglio, con la Venezia Football Academy. Una collaborazione “sportiva, sociale ed educativa che avrà come sede operativa il Centro pastorale diocesano ‘Cardinale Urbani’ di Zelarino”. L’iniziativa, si sottolinea, “è gratuita” e mira anche a favorire “un rapporto tra fede, valori cristiani e mondo sportivo”. Nel prossimo futuro, è prevista inoltre la realizzazione di un campo da calcio e uno da calcetto nel Centro pastorale, mentre da settembre verranno avviate ulteriori attività, sempre “nel rispetto di tutti i protocolli anti-Covid”. Gratitudine per la collaborazione della Chiesa locale viene espressa da Alessandro Piovesan, presidente della Venezia Football Academy, che spiega: “Si tratta di una possibilità che ha contenuti innovativi e unici”. “Lo sport è parte fondamentale nella costruzione emotiva di un bambino e crea aggregazione – aggiunge - Vogliamo fare connessione tra sociale, scuole e parrocchie”. In particolare, saranno sviluppate tre macro aree: “un’area di formazione tecnica gestita con il Venezia Fc; un’area psicologica con un psicologo dell’età evolutiva che coinvolgerà anche i genitori e poi un laboratorio per l’attività motoria”. “Siamo sicuri- conclude Piovesan - di portare entusiasmo nei giovani e vicinanza alla Chiesa”, oltre che contribuire alla promozione di un sano tifo sportivo. (IP)

22 luglio - MYANMAR - Seminario Maggiore di Yangoon riprende corsi online

Riprenderanno l’11 agosto, ma solo on line, le attività formative del Seminario Maggiore “San Giuseppe” di Yangoon, in Myanmar: a causa della pandemia da coronavirus, infatti, le porte della struttura restano ancora chiuse, ma i corsi di teologia proseguono in formato digitale. “Le lezioni – si legge in una lettera del Rettorato, riportata dall’agenzia Eglise d’Asie – saranno precedute da una Messa in diretta streaming, il 10 agosto alle ore 17.00, durante la quale i docenti e i formatori pronunceranno la loro professione di fede”. Il programma on line è stato preparato previa consultazione con il Cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangoon, e la Commissione episcopale per i seminari. Originariamente prevista per il 16 maggio, la riapertura del Seminario è stata bloccata dalle autorità a causa delle misure sanitarie tuttora vigenti, e prorogate fino al 31 luglio, contro la diffusione da coronavirus. Da ricordare che, nel corso della quarantena, la struttura è stata utilizzata come centro di accoglienza per 130 persone, su proposta degli stessi vescovi in segno di collaborazione tra la Chiesa e lo Stato. A giugno, inoltre, il Seminario ha ospitato 102 birmani rientrati dalla Thailandia e dalla Cina, messi in quarantena dalle autorità per 21 giorni. Ad oggi, 22 luglio, in Myanmar si registrano 341 casi di Covid-19, 278 guariti e 6 deceduti.(IP)

22 luglio - MOZAMBICO - Cabo Delgado. Vescovi: è in atto crisi umanitaria, serve solidarietà

A Cabo Delgado è in atto una grave crisi umanitaria alla quale si deve rispondere con la solidarietà, la condivisione e la comunione. È la testimonianza di Monsignor Luiz Fernando Lisboa, vescovo di Pemba, in Mozambico: un racconto drammatico su questa regione settentrionale del Paese, da tre anni al centro assalti di sedicenti milizie islamiche provenienti da territori limitrofi o ribelli interni. Migliaia i morti ed oltre 200mila gli sfollati, fino ad ora. “È uno scenario di distruzione totale – sottolinea il vescovo, citato dall’agenzia Ecclesia - Ed anche se in questi giorni si respira una certa calma, la preoccupazione cresce perché ciò sembra preludere, come accaduto in passato, ad attacchi molto violenti”. Alle origini degli scontri, sottolinea il presule, non c’è solo l’estremismo religioso, ma anche il controllo delle risorse naturali del sottosuolo e “la situazione di abbandono in cui è rimasta la regione di Cabo Delgado per molto tempo, una situazione di estrema povertà e di mancanza di politiche pubbliche”. Per questo, Monsignor Lisboa chiede alle autorità “risposte a lungo termine” che vadano oltre l’azione militare, per cercare di aiutare davvero “chi ha poco o nulla”. Dal vescovo di Pemba anche il richiamo alla questione degli sfollati che “continuano ad arrivare in città, abbandonando i villaggi in cui hanno subito attacchi e aggressioni”. “Per il momento, cerchiamo di offrire aiuto a tutti, ma non è mai abbastanza”, sottolinea il presule, mettendo in guardia contro il rischio di carestia: le violenze perpetrate a Cabo Delgado, infatti, hanno influito negativamente sulle attività agricole e sul raccolto. “La gente soffriva la fame nei villaggi ed ora la soffre in città”, afferma Monsignor Lisboa, che racconta di persone che dormono all’addiaccio, privi di qualsiasi riparo. Senza dimenticare, inoltre, le ricadute a lungo termine del conflitto: “La popolazione è traumatizzata, vive con grande paura”, spiega il presule; oltre al cibo, quindi, una delle priorità di cui tener contro è l’assistenza psicosociale delle persone colpite dalla guerra. Per questo, Monsignor Lisboa chiede a tutti “preghiere e solidarietà” per Cabo Delgado “in questo momento difficile”.(IP)

22 luglio - SUDAFRICA - Impegno Caritas contro pandemia tra i poveri

I progressi raggiunti in risposta alla pandemia da Covid-19 sono stati al centro della terza Assemblea della Caritas del Sudafrica, svoltasi in questi giorni, alla presenza dei coordinatori delle ventidue diocesi del Paese. L’evento si è tenuto on line, in forma di webinar, contestualmente alla presentazione del Rapporto annuale di Caritas Internationalis. La sofferenza dei poveri, la violenza contro le donne ed i bambini, l’aumento delle attività criminali nel Paese sono stati presentati dal Cardinale Wilfrid Napier, presidente di Caritas Sudafrica, come alcune delle sfide più importanti da affrontate. Dal porporato – si legge sul sito della Conferenza episcopale sudafricana (Sacbc) – è arrivata anche l’esortazione ai coordinatori Caritas ad essere “come i discepoli di Gesù, ovvero a non tacere i problemi, ma ad essere forti nell’affrontare le sofferenze dei più indigenti”, offrendo loro “prontamente segni concreti della vicinanza della Chiesa” ed impegnando “tutte le risorse materiali e le risposte personali possibili per alleviare le sofferenze di chi si trova in difficoltà”. “Dopo il Covid-19 – ha detto il Cardinale Napier – il mondo sarà diverso. Per questo, bisogna anche progettare piani futuri per affrontare le problematiche che sorgeranno nel post-pandemia”. Dal porporato, inoltre, il plauso per ciò che Caritas Sudafrica ha fatto in modo efficace in tempo di emergenza sanitaria, soprattutto nei confronti di migranti e rifugiati, rimasti privi del sostegno governativo nella fase più acuta della crisi. “Noi eravamo lì, quando nessuno voleva esserci”, ha detto il presidente dell’organismo. Al contempo, il Cardinale Napier ha esortato alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul coronavirus, così come alla solidarietà, quanto mai necessaria in tempi di pandemia. “Bisogna incoraggiare la cultura della cura”, ha ribadito il porporato che, infine, ha messo in evidenza un aspetto positivo dell’emergenza sanitaria: la crescita spirituale di molte persone che hanno vissuto un riavvicinamento a Dio, nonostante l’impossibilità di partecipare fisicamente alle celebrazioni eucaristiche. (IP)

22 luglio - COLOMBIA Conversazioni virtuali sulla salute mentale in tempo di pandemia

"Suicidio... verso spazi di speranza, in tempi di pandemia" è il tema che verrà affrontato in tre conferenze online, martedì 28 luglio, martedì 4 agosto e martedì 11 agosto, dalle ore 15 alle ore 17, organizzate dal Dipartimento per la Promozione e la Difesa della Vita e il Centro Strategico di Ricerca, Discernimento e Proiezione Pastorale della Conferenza episcopale colombiana (CEC). I colloqui, in merito agli effetti della pandemia sulla salute mentale, vedranno la partecipazione di specialisti e ospiti che affronteranno la tematica del suicidio da diversi punti di vista: della scienza, della società e della Chiesa. Tra i relatori, lo psicologo Miguel De Zubiría e la dott.ssa María Elena Garassini. L’obiettivo degli organizzatori è quello di "proporre uno spazio di riflessione e di discernimento in questi momenti di emergenza sanitaria, di fronte al suicidio come atto contrario all'amore di Dio e in libertà” a diversi attori sociali e spirituali impegnati a servire gli altri attraverso le loro professioni e in vari campi: tra gli altri, genitori, giovani, agenti della pastorale educativa, gruppi giovanili, chiese particolari, popolazione universitaria, rettori di seminari, seminaristi. (AP)

22 luglio - FILIPPINE Legge antiterrorismo: il Consiglio nazionale delle Chiese accanto all’Episcopato cattolico

Il Consiglio nazionale delle Chiese nelle Filippine ha rilasciato una dichiarazione – riporta UCA News - a sostegno della lettera pastorale, diffusa il 19 luglio, della Conferenza episcopale filippina, che condanna la legge antiterrorismo del governo e altri "mali sociali" che affliggono il Paese. Una lettera che ha spinto l'avvocato del presidente Rodrigo Duterte, Salvador Panelo, ad accusare i vescovi di aver violato la disposizione costituzionale di separazione tra Chiesa e Stato. Monsignor Broderick Pabillo, vescovo di Manila, e monsignor Pablo Virgilio David, vescovo di Kalookan, il 20 luglio hanno risposto a questa accusa, dicendo che i presuli esercitano la libertà di parola come cittadini. A questo punto, il 21 luglio, anche i vescovi protestanti si sono intromessi nella discussione, dicendo che la lettera pastorale era un obbligo morale per i leader della Chiesa. "È dovere morale e compito profetico di ogni cristiano, specialmente dei leader della Chiesa – ha detto il vescovo Reuel Norman O. Marigza, segretario generale del Consiglio nazionale delle Chiese nelle Filippine - annunciare e denunciare i mali della società", sottolineando come le Chiese protestanti abbiano accolto con favore la lettera pastorale che invita tutti i fedeli a pregare per il Paese. "Per parafrasare ciò che il vescovo Broderick Pabillo ha affermato – ha aggiunto -, come cittadini e detentori di diritti, i membri del clero hanno anche la facoltà di chiamare il governo e i dirigenti a compiere il loro dovere, se sono negligenti in questo e nelle loro responsabilità verso il popolo". Le chiese protestanti hanno sostenuto pure la presa di posizione contro la decisione dei legislatori filippini di non rinnovare il franchising ad ABS-CBN, la più grande rete radiotelevisiva del Paese. "È il governo che non ascolta il suo popolo – ha affermato il vescovo Marigza -, perché la legge antiterrorismo e la chiusura di ABS-CBN sono state ampiamente criticate da vari settori della società". (AP)

22 luglio - CAMERUN Nuove speranze di pace per conflitto separatista. Appello Chiesa al dialogo

Si riaprono le prospettive di pace in Camerun, dove da circa quattro anni un conflitto vede contrapposti il governo e le milizie separatiste anglofone. Le ostilità non si sono fermante neanche durante il lockdown dovuto alla pandemia da coronavirus, ma nella prima settimana di luglio si sono registrati segnali positivi: si è infatti tenuto un incontro tra esponenti governativi e membri dei gruppi separatisti. Come riferisce Monsignor Andrew Nkea Fuanya, Arcivescovo di Bamenda – citato dal sito web della Recowa-Cerao (Conferenza episcopale regionale dell'Africa occidentale)– “l’incontro si è svolto in un’atmosfera tranquilla e i colloqui sono stati franchi e chiari”. All’appuntamento ha preso parte Julius Ayuk Tabe, capo di “Ambozonia”, ovvero la regione circostante la baia di Ambas, lungo il fiume Mungo, e che in epoca coloniale segnava il confine tra il Camerun francese e quello inglese. Nel 2017, questa zona si è dichiarata indipendente. Tabe, detenuto in prigione dal 2018 ed in permesso speciale dal carcere per poter partecipare all’incontro, ha posto tre condizioni – spiega Monsingor Nkea - per il cessate il fuoco: “il ritiro delle forze armate dalle regioni anglofone; il rilascio di tutti i prigionieri legati al conflitto; l’amnistia per tutti i separatisi in esilio”. “Credo che il governo stia prendendo in considerazione tali proposte – continua il presule – perché si è reso conto che il conflitto non si risolverà mai solo con l’uso della forza”.   (IP)

22 luglio - AMERICA LATINA Assemblea mondiale per Amazzonia: ecocidio, etnocidio e terricidio sono peggio del coronavirus

“Ecocidio, etnocidio e terricidio sono peggio del coronavirus”: lo afferma la Dichiarazione finale della prima Assemblea mondiale per l’Amazzonia, svoltasi il 18 e il 19 luglio, su iniziativa del Coordinamento delle organizzazioni indigene del bacino amazzonico (Coica), del Forum sociale panamazzonico (Fospa) e della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam). L’evento ha avuto luogo in modo virtuale, coinvolgendo diversi Paesi: Ecuador, Colombia, Perù, Bolivia, Cile, Paraguay, Guyana, Venezuela, Brasile, Guyana Francese e Suriname. “La lotta dei popoli amazzonici, attaccati nei loro territori e nelle loro culture, è in aumento – si legge nella dichiarazione – Cresce l’urlo assordante della foresta amazzonica che brucia, viene saccheggiata dall’industria estrattiva la quale riconosce solo il potere e l’avidità”. E mentre le comunità indigene si preparano ad affrontare “la devastazione e la fame” che continueranno ad esserci anche “dopo questa pandemia da Covid-19”, “l'ecocidio, l'etnocidio e il terricidio” risultano essere “peggiori del virus”, perché portatori di “un sistema coloniale e capitalista che non comprende la cura della vita”. “Non c’è più tempo – incalza il documento – Bisogna unirsi nella diversità dei saperi dei popoli e nella cultura della cura”. “Amazzonizzatevi! – è quindi l’invito dell’Assemblea – Ora o mai più! Più forte di tutte le voci di morte sarà il grido della vita che emerge dall’Amazzonia”. Nel corso dei lavori, si è insistito sul concetto di “amazzonizzarsi in difesa della casa comune”, ovvero lasciarsi guidare, in una collaborazione reciproca, dagli indigeni per costruire “una nuova realtà” in grado di far fronte “ad un sistema ecocida ed etnocida” che “ruba il futuro” alle popolazioni locali. Bisognerà quindi – si è detto – mettere in discussione “un modello di sviluppo malato” che mira a “dissanguare l’Amazzonia”, lasciando il benessere ai così detti Paesi sviluppati e “l’inquinamento e le malattie” ai popoli indigeni. “L’economia – è stato ribadito – non deve essere un accumulo materiale, ma piuttosto il recupero dell’essere umano”. L’appello è stato, quindi, alla cooperazione e al dialogo per “risvegliare la consapevolezza e l’agire di tutti, senza discriminazioni”, contro un sistema che “sta uccidendo moralmente, spiritualmente e fisicamente” la regione amazzonica. (IP)

22 luglio - ARGENTINA L’arcivescovo di Córdoba denuncia il virus della corruzione nel Paese

“Nella nostra Argentina, e da molti anni ormai, soffriamo per un altro virus altrettanto grave, o ancora di più (del coronavirus): il virus della corruzione” ha detto monsignor Carlos Ñáñez, arcivescovo di Córdoba, nell'omelia di domenica 19 luglio, aggiungendo: “La corruzione fa sì che il bene si chiami male e il male si chiami bene, incoraggiando coloro che si arrendono a questo vizio ad agire di conseguenza. Il profeta Isaia già denunciava questo stesso male nell'antico Israele, quindi non siamo originali!” “Il nostro dramma come argentini - spiega il presule - è che a volte sembra che non ci sia la volontà di combattere questo virus della corruzione. È come se fossimo colpiti dalla cecità o dalla sordità di cui Gesù ha parlato domenica scorsa, citando anche il profeta Isaia”. Monsignor Ñañez insiste sul fatto che per combattere la corruzione ci deve essere una "reazione personale determinata e costante: non scendere a compromessi con la menzogna, non fare un patto con il male, non accettare gli ‘scandali’ di cui parla Gesù. Non approvare ciò che è sbagliato, illegale, non celebrare in alcuna maniera chi lavora in quel modo”. Raccomanda "una determinata volontà personale e sociale di opporsi alla corruzione", senza cercare di "approfittarne"; il bisogno "di forgiare tra tutti noi un clima comune che ci spinga e ci incoraggi a vivere nella verità e a praticare il bene, nelle piccole cose come nelle grandi e importanti”, perché, come dice il Signore Gesù: "Chi è fedele in poco è fedele anche in molto, e chi è disonesto in poco è disonesto anche in molto". La responsabilità di superare la corruzione deve manifestarsi soprattutto nel momento in cui si vota, alle elezioni, e "chi viene eletto deve rispondere a tale impegno”. “Non si deve sostenere con il voto – sottolinea - una persona che non si impegna a combattere la corruzione o che scende a compromessi con essa”. “Chiediamo la forza di superare il virus della corruzione – conclude l’arcivescovo di Cordoba - che danneggia i più deboli e i più poveri, che li usa, che dà loro le briciole senza preoccuparsi del loro vero benessere e dignità, che non li aiuta, tanto meno li promuove, tirandoli fuori dalla povertà, che è un vero scandalo in un Paese potenzialmente ricco, come quello che Dio nostro Signore, nella sua Provvidenza, ha dato a noi argentini”. (AP)

21 luglio - SPAGNA Mostra monografica sul pittore barocco Mateo Cerezo il giovane nella Cattedrale di Burgos

Inaugurata ieri pomeriggio, 20 luglio, dalla Fondazione VIII Centenario de la Catedral. Burgos 2021, la mostra “Mateo Cerezo il giovane (1637-1666): materia e spirito", patrocinata dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo della Giunta di Castiglia e León. Si tratta della prima mostra monografica sulla figura del geniale pittore barocco di Burgos, morto all'età di 29 anni, aperta in occasione dell’VIII centenario della Cattedrale e nel giorno dei suoi 799 anni. L’esposizione, composta da 26 opere, quattro stampe e 22 tele, tra cui quella di San Michele Arcangelo, provenienti da diversi musei del Paese e collezioni private, ripercorre tutta l’opera di Mateo Cerezo il giovane, dalle origini alla sua fama postuma. Nei quadri dell’artista, influenzato dalla pittura di Tiziano e di Van Dyck, spiccano i temi devozionali, come l'Immacolata Concezione o la Maddalena penitente, e le nature morte. La mostra, curata da Ismael Gutiérrez Pastor, professore di Arte Moderna all'Università Autonoma di Madrid, e René Payo Hernanz, professore di Storia dell’Arte all'Università di Burgos, allestita nella Sala Valentín Palencia della Cattedrale di Burgos, con ingresso gratuito, sarà visitabile fino al 2 novembre. (AP)

21 luglio - VIETNAM Al via la demolizione della cattedrale barocca del XIX secolo della diocesi di Bui Chu

La diocesi più antica del Vietnam settentrionale, Bui Chu, nel distretto di Xuan Truong, nella provincia di Nam Dinh, ha dato inizio alla demolizione, che sarà completata ad agosto, della cattedrale del XIX secolo, in cattivo stato di conservazione, della Regina del Rosario, per costruirne una nuova.   Nonostante gli appelli alla conservazione dell'edificio iconico, costruito 135 anni fa, il 17 luglio, gli operai - ha raccontato ad UCA news un sacerdote della diocesi – all’insaputa di tutti, per evitare impedimenti alla demolizione, hanno iniziato a rimuovere il pavimento e le tegole del tetto della cattedrale. Nel maggio 2019, 25 architetti, infatti, avevano presentato una petizione al primo ministro, Nguyen Xuan Phuc, al ministro della Cultura, dello Sport e del Turismo, Nguyen Ngoc Thien, e alle autorità locali per la conservazione della chiesa in stile barocco, dopo che monsignor Thomas Aquinas Vu Dinh Hieu, vescovo di Bui Chu, aveva annunciato un piano per abbatterla. (AP)

21 luglio - FRANCIA - Legge sulla bioetica. Mons.  d'Ornellas: si vuole calpestare il diritto fondamentale dei bambini ad avere un padre  

La legge sulla bioetica è “ingiusta e iniqua”, perché, tra le altre cose, discrimina tra bambini che hanno un padre e bambini che non vedranno riconosciuto questo diritto fondamentale. Così monsignor Pierre d'Ornellas, responsabile del gruppo di lavoro sulla bioetica della Conferenza episcopale francese (Cef), ha ribadito , a una conferenza stampa ieri pomeriggio, le ragioni, già esposte in diverse occasioni dai vescovi, della loro ferma opposizione al discusso provvedimento che tornerà il 27 luglio all’esame dell’Assemblea nazionale. Come è noto, tra i punti più controversi della legge c'è la norma che prevede la possibilità di estendere l’accesso alla procreazione medicalmente assistita - che di per sé già pone diversi problemi etici già evidenziati dai vescovi - alle coppie composte da donne e alle donne single. In pratica, una donna potrebbe donare i suoi ovociti alla compagna perché quest’ultima possa portare avanti la gravidanza dopo la fecondazione in vitro dell’ovulo con lo sperma di un donatore. "La legge proposta ci fa passare dal riconoscimento della piena dignità del bambino come soggetto di diritti, al prevalere del ‘progetto genitoriale’” in cui gli adulti possono imporre ad alcuni bambini "la privazione di alcuni diritti", ha sottolineato monsignor d'Ornellas alla conferenza stampa.  “Come possiamo affermare in modo perentorio che privare deliberatamente un figlio di un padre non è un male per lui e rispetta i suoi diritti? Non è giocare con il fuoco imporre legalmente un doppio legame materno che sarebbe quello biologico con una donna e quello gestazionale con un’altra?”, ha chiesto il presule che ha quindi reiterato l’appello della Chiesa francese a un riesame urgente della questione dell’accesso alla "procreazione assistita per tutti" nel quadro di una riflessione generale e coerente sul diritto della filiazione, “una questione di primaria importanza”, ha insistito l’arcivescovo di Rennes. Un altro motivo di grande preoccupazione per vescovi francesi è rappresentato dall’estensione, prevista dal progetto, della diagnosi preimpianto alle anomalie cromosomiche degli embrioni concepiti in vitro. Una possibilità che potrebbe avere come esito l'eliminazione degli embrioni affetti dalla Sindrome di Down. Su questo punto, monsignor Ornellas ha voluto evidenziare le contraddizioni di coloro che, da un lato, denunciano le derive dell’attuale sistema economico e la distruzione dell'ambiente e, dall’altro, sostengono le derive etiche delle biotecnologie: "Sostengono di essere progressisti ma hanno una visione ristretta del progresso, che di fatto non considera la salute pubblica come un bene comune e che esclude il rispetto dovuto all'essere umano più fragile!", ha affermato (LZ).

21 luglio -  INDIA - La Basilica Minore di Sant’Anastasia a Roma assegnata alla Chiesa siro-malabarese

La Chiesa siro-malabarese ha un nuovo centro a Roma per servire i suoi fedeli e coordinare le attività nella Città Eterna. Il cardinale Angelo de Donatis, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, ha emesso un decreto l'8 luglio che consegna la Basilica Minore di Sant’ Anastasia, una delle più antiche basiliche minori del mondo, alla Chiesa siro-malabarese, perchè lì possa svolgere le sue attività pastorali. “È un enorme riconoscimento per la comunità siro-malabarese", ha riferito Il 20 luglio ad UCA News padre Abraham Kavilpurayidathil, responsabile delle pubbliche relazioni della Chiesa di rito orientale con sede in Kerala, nel sud dell'India. Il sacerdote ha raccontato come i vescovi siro-malabaresi, nel 2019, durante la loro visita ad limina in Vaticano, avessero chiesto a Papa Francesco di assegnare una chiesa alla loro comunità. Grande gioia, di fronte a questa assegnazione, ha espresso, sempre ad UCA News, monsignor Alex Vadakumthala, vescovo di rito latino di Kannur. "Ora il nostro popolo può riunirsi nella sua chiesa - ha detto - e offrire preghiere nella sua lingua madre - il malayalam". La Basilica diventerà il centro delle attività pastorali di circa 7.000 cattolici siro-malabaresi, nella diocesi di Roma e nelle aree adiacenti. Sarà il cardinale George Alencherry, arcivescovo maggiore della Chiesa siro-malabarese, a nominare un sacerdote come cappellano dei cattolici siro-malabaresi con sede nella Basilica. A causa delle restrizioni legate alla diffusione della pandemia di coronavirus, la comunità non ha organizzato alcuna celebrazione in occasione di questo importante riconoscimento. Sant’Anastasia al Palatino è una delle più antiche chiese cristiane e una delle più antiche basiliche minori del mondo. Fu costruita nel IV secolo durante il regno dell'imperatore Costantino. Per diversi secoli qui il Papa ha celebrato la Messa di Natale dell’aurora.(AP)

REGNO UNITO ACS: Aiuti in Pakistan a più di 2.000 cristiani e a più di 500 famiglie cristiane

 Oltre 2.000 i cristiani e più di 500 le famiglie cristiane che, al culmine del blocco nazionale imposto per arginare la diffusione della pandemia di coronavirus nel Paese, hanno beneficiato degli aiuti di emergenza inviati da Aiuto alla Chiesa che Soffre, secondo quanto riportato sulla pagina web della fondazione. Appresa la notizia che alcune ONG locali si erano rifiutate di fornire aiuti alimentari ai non musulmani, ACS ha deciso di distribuire oltre il 70% dei suoi aiuti ai cristiani, cui sono riservati di solito lavori scarsamente retribuiti, e il resto ad altri gruppi vulnerabili, soprattutto lavoratori giornalieri che, perdendo il lavoro, non hanno avuto risparmi su cui ripiegare. "Questo aiuto che voi di ACS avete dato – ha dichiarato Aneel Mushtaq, segretario esecutivo di Caritas Pakistan Faisalabad, che ha collaborato con ACS al progetto - ha aiutato a salvare la gente dalla fame. Molti di loro non avevano nulla da mettere in tavola per sfamare le loro famiglie e si trovavano in una situazione molto spaventosa". ACS si è inoltre impegnata anche in un programma di borse di studio, a beneficio dei bambini più bisognosi, in 20 scuole cattoliche della diocesi di Faisalabad, e nella realizzazione di una campagna di sensibilizzazione Covid, attraverso la radio locale, poster e volantini per coloro che non hanno accesso a Internet e ai social media. Mushtaq purtroppo ha riferito che i bisogni in Pakistan, che vive ancora un blocco parziale, restano acuti e che i cristiani sono tra coloro che soffrono di più a causa dell'aggravarsi della crisi economica del Paese.(AP)

21 luglio  - PAKISTAN - La Caritas lancia una campagna di informazione  nei villaggi su come prevenire il contagio

In molte aree remote e baraccopoli nel mondo sono tante ancora le persone che non sanno come si previene il contagio del Coronavirus. Succede anche in Pakistan, dove per questo la Caritas locale ha deciso di lanciare una campagna di informazione e sensibilizzazione. Intitolata “Insieme possiamo fermare il Coronavirus”, l’iniziativa è stata lanciata in tutte le sette diocesi del Paese e durerà fino al 31 agosto. La campagna è condotta attraverso radio, altoparlanti e social media, ma anche operatori sul terreno che girano casa per casa.   Secondo un recente sondaggio condotto dall’organizzazione cattolica, in 60 villaggi di 22 distretti l’89% degli abitanti delle campagne non usa disinfettanti per le mani, il 71% non dispone neanche di acqua pulita  e sapone, il 76% vive accanto a fogne a cielo aperto e quasi la metà non usa mascherine di protezione.  Dall’inizio di luglio gli operatori della Caritas Pakistan stanno facendo sopralluoghi anche per verificare la situazione alimentare nelle famiglie più povere nei villaggi e nella baraccopoli, in particolare di bambini e donne in gravidanza. La ricerca - spiega all’agenzia Ucanews Amjad Gulzar,  direttore esecutivo dell’organizzazione-, serve a capire come intervenire per aiutare queste famiglie a ritrovare i mezzi sostentamento che hanno perso in questi tre mesi di lockdown. La situazione è particolarmente pesante per le minoranze non musulmane, da sempre discriminate in Pakistan. Come ripetutamente denunciato anche dalle organizzazioni per i diritti umani, le comunità indù e cristiane sono state vittime di discriminazioni anche nella distribuzione degli aiuti. Lo conferma anche una recente indagine condotta dalla Commissione nazionale Giustizia e pace della Conferenza episcopale, che ha chiesto ai dirigenti pakistani un maggiore impegno contro lo “stigma sociale” ai danni delle minoranze che la pandemia sembra avere accentuato. (LZ)

21 luglio - INDIA - Vescovi pronti ad implementare le istruzioni della Congregazione per la Dottrina della fede sugli abusi sessuali nella Chiesa

I vescovi indiani sono pronti ad implementare le istruzioni contenute nel nuovo vademecum della Congregazione per la Dottrina della fede sulle procedure da seguire nei casi di abuso sessuale su minori commessi da esponenti della Chiesa. Lo ha confermato all’agenzia Ucanews monsignor Felix Anthony Machado, segretario generale della Conferenza episcopale indiana (Cbci): “Applicheremo le istruzioni vaticane in conformità con le leggi civili già in vigore in India”, ha detto il presule.  Tra i punti salienti del documento - pensato come uno strumento per aiutare gli i vescovi e i giuristi ecclesiastici a tradurre in azioni concrete la normativa canonica sui cosiddetti “delicta graviora”, i delitti più gravi, disciplinati, tra l’altro, dal Motu proprio “Sacramentorum Sanctitatis Tutela” di San Giovanni Paolo II aggiornato da Benedetto XVI nel 2010, e dal più recente Motu Proprio di Papa Francesco “Vos estis lux mundi”  - l’obbligo delle autorità ecclesiastiche di denunciare a quelle civili tutti i casi di cui vengono a conoscenza anche in assenza di un esplicito obbligo normativo nei loro Paese e anche se non c’è stata denuncia formale. In India questo obbligo esiste e la sua violazione è punita con un minimo di un anno di carcere. Anche se a volte la Chiesa cattolica in India stata è stata criticata in questi anni dalle vittime per non avere affrontato in modo adeguato i casi di abusi, la linea della tolleranza zero “è chiara”, ha sottolineato monsignor Machado. “Nessun accusato di questi crimini odiosi deve essere risparmiato”. Una linea confermata lo scorso febbraio durante i lavori dell’assemblea plenaria dei vescovi, che si sono subito attivati per implementare le disposizioni del Motu Proprio “Vos Estis lux mundi”,  in particolare  affinché, entro il 1.mo giugno di quest’anno, ogni diocesi si doti di una struttura in grado di accogliere e trattare le denunce. Le commissioni speciali sono già operative in tutte le diocesi siro-malabaresi del Kerala, ha riferito all’agenzia Ucan il portavoce della Chiesa siro-malabarese, padre Abraham Kavilpurayidathil.  (LZ)

20 luglio - COLOMBIA Vescovi: "Trasformare questo momento difficile e complesso in un'opportunità per costruire qualcosa di nuovo e migliore per tutti"

Oggi, in occasione, della festa dell’Indipendenza della Colombia, a 210 anni dalla firma dell’Atto della Rivoluzione nel 1810, e dinanzi alla realtà attuale, segnata da complessi processi sociali, esacerbati dalla pandemia di Covid-19, i vescovi sulla loro pagina web hanno richiamato il messaggio finale della 110.ma Assemblea Plenaria, svoltasi online ai primi di luglio: "Superare tutte le pandemie: speranza, impegno e unità". Alcune "pandemie storiche" si sono gravemente accentuate in questo tempo – sottolineano i vescovi -: “il già profondo divario sociale, la povertà, la disoccupazione, l'emarginazione, la mancanza di opportunità per le comunità più vulnerabili, le carenze strutturali dei servizi sanitari e dell'istruzione, la corruzione sia pubblica che privata, il traffico di droga e il microtraffico, l'assassinio di leader sociali, gli attacchi contro la vita e la dignità umana, gli atti contro la natura e le infrastrutture e, soprattutto, la guerra, la violenza e la morte nelle loro varie forme ed espressioni". (AP)

20 luglio - SRI LANKA #coronavirus Elezioni. Monsignor Ranjith condanna chi usa il suo nome per fini di propaganda elettorale

Il cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, ha esortato i candidati alle elezioni generali a non usare il suo nome o le sue fotografie a scopo propagandistico nelle loro campagne elettorali. Dopo la pubblicazione di post sui social media e sui siti web che annunciavano il sostegno del porporato ad alcuni candidati, l'arcivescovo in un comunicato stampa diffuso il 18 luglio – come riporta UCA News – ha dichiarato: “Né io né l'arcidiocesi di Colombo ci siamo allineati ad alcun partito politico, gruppi collegati o persone, per fini elettorali. Tali atti sono stati compiuti senza il mio consenso". "È un diritto inalienabile di ogni cittadino – ha aggiunto - esercitare il proprio diritto di voto secondo i dettami della propria coscienza". Monsignor Ranjith ha, infine, affermato che non incontrerà i candidati alle prossime elezioni se non sarà fatta giustizia. Le elezioni generali si sarebbero dovute tenere il 25 aprile, ma sono state rinviate a causa della diffusione della pandemia di Covid-19 nel Paese, che ha portato al blocco nazionale a partire da marzo. La Commissione elettorale, dunque, a causa dell’emergenza sanitaria ha spostato la data dell’evento elettorale al 5 agosto. (AP)

20 luglio - ZIMBABWE #coronavirus. Chiese cristiane mediano tra governo e opposizione per rilanciare il Paese

La crisi sanitaria scatenata dal Covid-19, con gravi conseguenze sulla situazione sociale ed economica, ha stravolto lo Zimbabwe. Per questo, per aiutare il Paese a vincere l’impoverimento crescente della popolazione, le Chiese cristiane riunite nelle Zhocd (Zimbabwe Heads of Christian Denominations) si sono mobilitate per mediare tra governo ed opposizione. Un dialogo nazionale “inclusivo” – riporta l’agenzia Cath – è stato invocato, in quanto urgente e necessario per far uscire il Paese da una grave crisi socio-economica, in cui tra l’altro si registra anche lo sciopero degli operatori sanitari che chiedono maggiori tutele di fronte all’inflazione galoppante. In particolare, le Zhocd sono intervenute per permettere al governo di sedersi ad un tavolo di confronto con l’opposizione e la società civile, incluse le imprese, il settore della sicurezza, i leader tradizionali e i leader religiosi. Centrale anche il richiamo ad una gestione trasparente delle risorse mobilitate per la pandemia. Da ricordare che – secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale - nel Paese la povertà è passato dal 29 per cento del 2018 al 34 per cento del 2019, con un aumento da 4,7 a 5,7 milioni di persone. La siccità ha aggravato ulteriormente la situazione delle zone rutali, tanto che un decimo delle famiglie di agricoltori dichiara di rimanere senza cibo per almeno un’intera giornata. Ridotte anche le erogazioni di energia elettrica e di acqua, con un razionamento diffuso. Il tutto mentre lo Zimbabwe sconta ancora le conseguenze della mala gestione dell’ex presidente Robert Mugabe, ora defunto, rimasto al potere per trent’anni e estromesso dai militari alla fine del 2017. (IP)

20 luglio - PORTOGALLO Campo estivo on line per i giovani, organizzato dai Clarettiani

Preghiera, formazione e immaginazione: sono stati questi i tre ingredienti principali portati avanti dalla Pastorale giovanile dei Missionari Clarettiani del Portogallo per far vivere ai giovani il campo estivo. Quest’anno, a causa della pandemia da coronavirus, l’evento si è tenuto dal 1.mo al 4 luglio solo on line, ma il suo scopo non è cambiato: anche attraverso i mezzi digitali, i ragazzi hanno potuto celebrare, vivere e testimoniare la loro fede. “I giovani erano molto motivati – ha raccontato all’agenzia Ecclesiapadre Victor Portugal, responsabile della Pastorale giovanile e vocazionale dei missionari clarettiani portoghesi - Nonostante la distanza fisica, sono riusciti a costruire ponti online e a crescere nella fede". Tre, in particolare, gli obiettivi dell’evento, aggiunge il religioso: “Far conoscere ai giovani la vita di Sant’Antonio Maria Claret, fondatore dei Clarettiani, per offrire loro un incontro vivo con Dio; farli sentire accompagnati nel loro cammino e dimostrare che la fede può crescere anche nel mondo digitale”. Particolare è stato anche lo sviluppo della creatività e dell’immaginazione: solitamente, infatti, il campo estivo si conclude con un momento di festa in piscina. Ma quest’anno, data l’impossibilità di vivere tale momento dal vivo a causa della pandemia, i giovani e gli animatori hanno ricreato la festa sulla piattaforma Zoom, condividendo on line giochi, musica, danza e brevi video girati in “piscine alternative”, come la vasca da bagno. Per quanto riguarda il futuro, padre Portugal spiega che l'obiettivo principale della Pastorale giovanile dei Missionari Clarettiani è "evangelizzare i giovani andando loro incontro”, secondo il magistero di Papa Francesco, per portare “l’annuncio della Buona Novella, rafforzare la loro formazione biblica ed il loro sviluppo umano integrale”. Inoltre, in vista della Giornata mondiale della Gioventù, in programma nel 2023 a Lisbona, si terranno delle Gmg locali, organizzate dai Clarettiani stessi. (IP)

20 luglio - EUROPA Intelligenza artificiale. Comece: serve approccio etico

“Le istituzioni dell’Unione Europea adottino un approccio centrato sull’uomo nei confronti dell’intelligenza artificiale (AI), al fine di promuovere il bene comune e servire la vita di tutti gli esseri umani, sia nella loro dimensione personale che in quella comunitaria”: è quanto scrive, in una nota, la Comece (Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea), in relazione al suo contributo al “Libro bianco sull'intelligenza artificiale - Un approccio europeo all'eccellenza e alla fiducia”, redatto recentemente dalla Commissione europea. “La Comece – si legge nella nota – accoglie con favore l’intenzione generale del libro di stabilire un solido approccio europeo alla AI, profondamente fondato sulla dignità umana e sulla tutela della privacy”. Al contempo, tuttavia, i vescovi europei si dicono perplessi “sulla possibile creazione di una nuova Agenzia Ue dedicata” a questo tema, in quanto “le attuali strutture-chiave dell’Unione già garantiscono un sostegno sufficiente per affrontare le sfide poste dalla AI e dalla robotica”. Se comunque l’Ue dovesse istituire tale organismo, la Comece ricorda che esso “dovrebbe garantire la massima partecipazione” di tutte le parti in causa, “comprese le Chiese, che hanno uno status specifico come partner delle istituzioni europee e che dovrebbero quindi essere esplicitamente menzionate”. Ciò che occorre innanzitutto, però, affermano ancora i presuli d’Europa, è l’avvio di “un discorso di etica sociale che accompagni la discussione politica sulla regolamentazione dell’AI”. Per questo, l’Ue “dovrebbe costruire strumenti e meccanismi per un approccio interdisciplinare, efficace, concreto ed ampio nelle strutture e nei programmi già esistenti all’interno dell’Unione”. Da ricordare che lo scorso febbraio, la Comece ha preso parte al seminario internazionale “"L'algoritmo 'buono'? Intelligenza artificiale, etica, diritto, salute", tenutosi in Vaticano in occasione della 26.ma Assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita. In quell’occasione, è stato  firmato il documento "Appello di Roma per un'etica dell'Intelligenza Artificiale”, che sostiene la promozione di un senso di responsabilità tra organizzazioni, governi e istituzioni al fine di assicurare che l'innovazione digitale e il progresso tecnologico siano al servizio del genio e della creatività umana. (IP)

20 luglio - MYANMAR #coronavirus Giornata dei Martiri. Monsignor Bo: “Gettiamo il seme della pace e della prosperità” nel Paese

Il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, nell’omelia, ieri, domenica 19 luglio, in occasione della 73.ma Giornata dei Martiri, che commemora gli eroi dell’indipendenza birmana, assassinati il 19 luglio 1947, un anno prima che il Myanmar ottenesse l'indipendenza dalla Gran Bretagna, ha invitato i filippini a seminare pace, prosperità, amore e speranza nella nazione, poiché il Paese dialaniato dal conflitto rimane uno dei più poveri del sudest asiatico. "Non sono morti solo i leader quel giorno. Quel giorno è morto il sogno di un Myanmar pacifico e prospero", ha detto il cardinale – riporta UCA news - durante la Messa. I semi dell'odio e della violenza seminati quel giorno, infatti, continuano a insanguinare la nazione, perpetuando le guerre, mettendo a repentaglio la vita di milioni di persone: profughi, sfollati interni e lavoratori migranti. "Alcune persone malvagie, come nella parabola – ha spiegato il presule -, sono arrivate di notte, hanno seminato la povertà e si è trasformata in una foresta. Ora siamo uno dei Paesi più poveri del sudest asiatico". Ma i padri fondatori, tra cui il generale Aung San – ha continuato -, non hanno versato il loro sangue per fare di questa terra "una vetrina della povertà". Hanno dato loro stessi come semi di grano, semi di prosperità, semi di pace per questa terra. "La democrazia è un seme che cresce lentamente, le libertà e i diritti crescono lentamente" ha spiegato monsignor Bo. "È giunto il momento di identificare le erbacce e sradicarle e bruciarle nella fornace della storia. Gettiamo il seme della pace e della prosperità e facciamo sì che ci sia un nuovo Myanmar di speranza e di amore". La Giornata dei martiri è stata commemorata da migliaia di persone in tutto il Paese, anche se l’evento è stato di basso profilo a causa della pandemia di Covid-19. La gente si è inchinata in silenzio per 90 secondi mentre l'orologio si avvicinava alle 10.37, ora in cui i nove martiri sono stati uccisi a Yangon, presumibilmente dai paramilitari armati dell'ex primo ministro U Saw. Clacson e sirene hanno suonato per ricordare la tragedia. Al Mausoleo dei martiri di Yangon, la cerimonia si è svolta alla presenza di un numero limitato di funzionari governativi e parenti dei leader caduti, nel rispetto delle regole di distanziamento sociale imposte dal Ministero della salute e dello sport. (AP)

20 luglio - FRANCIA Disegno legge bioetica. Atteso per oggi intervento dei vescovi

Un anno fa, il 18 luglio 2019, il Consiglio di Stato della Francia convalidava il disegno di legge sulla bioetica. Tale normativa prevede, tra l’altro, la possibilità di estendere l’accesso alla procreazione medicalmente assistita (Map) alle coppie composte da donne e alle donne single. Lunedì prossimo, 27 luglio, l’Assemblea nazionale riprenderà il dibattito sulla normativa: in vista di questo appuntamento, oggi alle 14.30 l'arcivescovo Pierre d'Ornellas, responsabile del gruppo di lavoro episcopale sulla bioetica, terrà una conferenza on line sul sito della Conferenza episcopale francese (Cef) per presentare il punto di vista della Chiesa cattolica. Intanto, sul suo account Twitter ufficiale, la Cef ha postato questa affermazione: “Il progetto di legge sulla bioetica - che non è né bio né etico - ha insita la violenza, a meno che non si arrivi un risveglio delle coscienze per correggerlo. In nome del sacrosanto principio di libertà, l'onnipotenza dei desideri individuali è lasciata correre all'impazzata”. Da ricordare che già in una nota diffusa il 23 luglio 2019, i vescovi d’Oltralpe si interrogavano sulle conseguenze dell’ampliamento della Map, ritenendolo “un punto di non ritorno” che solleva questioni difficili come l’assenza del padre e l’eugenetica. “Il nostro diritto – domandavano un anno fa i presuli francesi – continuerà ad essere organizzato attorno alla persona umana? Rispetteremo ancora tutti, giovani e anziani, per la loro dignità, fonte di autentica fratellanza? O permetteremo al più forte di dominare il più debole, a causa di un uso disordinato della tecnologia?”. La Cef mostrava quindi perplessità sul fatto che “alcuni promuovono come rivoluzionario il diritto ad una filiazione avulsa da ogni legame carnale e basata sull’intenzione e sul consenso”. Tuttavia, i vescovi ricordavano che “la legge francese sancisce l’indivisibilità del corpo e dello spirito”; per questo, il modello bioetico deve basarsi sulla “dignità umana”, “bene prezioso da salvaguardare con determinazione”. Di fronte a tecniche “sempre più sofisticate e sempre più accessibili a tutti”, sottolineavano ancora la Chiesa di Francia, bisogna “proteggere l’essere umano come un bene, grazie ad un diritto che stabilisca relazioni favorevoli al suo sviluppo integrale, così da contribuire ad una società pacifica ed unita”. (IP)

20 luglio - FILIPPINE Legge antiterrorismo. Vescovi: “Seria minaccia alle libertà fondamentali”

La Conferenza episcopale filippina (CBCP) ha diffuso il 18 luglio sui social media una lettera pastorale, firmata dal presidente dell’Episcopatomonsignor Pablo Virgilio Davidin cui condanna le recenti iniziative del governo che, a suo dire, minacciano la libertà delle persone: la nuova legge antiterrorismo e la chiusura del canale ABS-CBN, la più antica stazione televisiva del sudest asiatico e la più grande emittente delle Filippine. Il presidente Duterte ha firmato la legge antiterrorismo, entrata in vigore nel fine settimana, a giugno, suscitando grande preoccupazione tra gli esperti legali e le organizzazioni per i diritti umani, che temono possa servire a perseguitare l'attivismo politico sulla base di sospetti terroristici. Oltre ad estendere il periodo di arresto senza imputazione da 3 giorni a 24, la legge amplia la gamma dei reati che possono essere considerati atti terroristici e include l'istigazione al terrorismo, una categoria che potrebbe essere usata per punire qualsiasi manifestazione contro il governo. Nella lettera, tradotta in diverse lingue regionali (Tagalog, Ilocano, Ilonggo e Bisaya) e letta nelle chiese di tutte le Filippine, i vescovi citano una missiva ricevuta dal cardinale del Myanmar Charles Maung Bo, nella quale – riferiscono – il porporato fa “un’ardente richiesta di preghiere per Hong Kong”. "Qualche giorno fa – si legge nel testo -, abbiamo ricevuto una lettera da Sua Eminenza, il cardinale Charles Maung Bo. È stata un'ardente richiesta di preghiere per Hong Kong, a causa della firma di una nuova legge sulla sicurezza nazionale", che rappresenta una minaccia alle libertà e ai diritti fondamentali della popolazione di Hong Kong. "Perché questo suona stranamente familiare a noi filippini?” aggiungono i presuli. “Perché ci troviamo in una situazione simile" e “come loro, anche noi siamo preoccupati per la recente entrata in vigore della legge antiterrorismo". (AP)

19 luglio - ITALIA Patriarca Moraglia: “Vera laicità è riconoscere il posto di Dio anche nella società civile”

“La pandemia ci ha segnati come singole persone e come comunità, ci ha toccato dentro e per chi non si è sottratto è stato possibile ripensare il proprio stile di vita. Il lockdown è stato vissuto in modi diversi; ha portato alcuni a riflettere criticamente sulla situazione, altri semplicemente a subirla”. Nel giorno della solennità del Santissimo Redentore, il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha aperto una riflessione sul periodo che ha segnato, e continua a segnare, profondamente la vita di tante persone in ogni angolo del mondo. Nell’omelia pronunciata nell’omonima basilica alla Giudecca, il Patriarca ha ricordato l’evento che, in modo drammatico, segnò la città “e che oggi, in tempo di Covid 19, riviviamo con particolare intensità”. La festa è, infatti, legata al voto con cui il Senato della Repubblica decise di affidarsi alla misericordia di Dio per sconfiggere la pandemia del 1575-76 che, in Laguna, seminò ovunque morte. “Quest’anno il nostro ricordo è particolarmente vivo” ha detto Moraglia “perché abbiamo fatto e stiamo tuttora facendo un’esperienza simile e così l’impotenza e la fragilità dei nostri avi si sono di nuovo manifestate, seppur in modi differenti. Oggi riscontriamo ancora come l’uomo debba sempre fare i conti con i suoi limiti, nonostante i progressi della scienza: l’uomo è creatura e rimane fragile”. (DD)

19 luglio - PORTOGALLO Cordoglio del Card. Marto per la scomparsa del vigile del fuoco, morto per domare l’incendio nella parrocchia di Arrabal

“Vorrei esprimere il mio affetto e la mia solidarietà a tutti i pompieri che in questi giorni sono in prima linea per domare gli incendi, a coloro che sono rimasti feriti e a tutte le famiglie coinvolte. In particolare il mio pensiero va al vigile del fuoco deceduto durante il servizio”. Dal Santuario di Fatima il vescovo di Leiria-Fatima, Card. Antonio Marto, ha voluto ricordare il vigile che ha perso la vita sabato scorso nell’ospedale di Leiria a seguito di un arresto cardiaco mentre partecipava alle operazioni di spegnimento di un incendio scoppiato a ridosso della parrocchia di Arrabal. Nella stessa giornata altri cinque colleghi sono rimasti feriti a seguito dello schianto di un veicolo antincendio ad Alvega, nel comune di Ourém (Santarém). Durante l’omelia il porporato ha sottolineato che “Dentro e intorno a noi c'è molto di buono e di bello. I gesti belli e buoni di persone disinteressate, che si sacrificano per gli altri, che non fanno notizia e non danno spettacolo". Il vescovo di Leiria-Fatima ha spiegato che "la vita di una persona può essere un disastro, ma Dio trova sempre uno spazio dove poter deporre il suo seme di bene”. E a proposito di esistenze profondamente segnate, il porporato ha voluto raccontare le sue visite in carcere dove ha incontrato persone che “hanno riconosciuto i loro errori e nutrono un forte desiderio di cambiamento di vita. Ma si sentono impotenti perché non trovano mai uomini o donne disposte ad aiutarli ad uscire dal tunnel”. Per questo, il Card. Antonio Marto ha ricordato che “è importante tenere presente il messaggio di Fatima, che è un messaggio di fiducia. Il Signore lo ha lasciato qui attraverso la Madonna per confermare la vittoria del bene sul male e per testimoniare quell’amore misericordioso di una madre che ama i suoi figli. Un amore più forte di tutti i mali del mondo”. (DD)

19 luglio - PANAMA - Chiuse alcune strutture dell’arcidiocesi a causa del COVID-19

Anche la vita dei panamensi è stata sconvolta dalla diffusione del Covid 19, tanto che il piccolo stato figura tra i primi dieci paesi dell’America Latina per contagi. L’arcidiocesi della capitale, attraverso un comunicato ufficiale, ha annunciato la chiusura del centro di accoglienza dei senzatetto presso l’Istituto San Giovanni Paolo II, a seguito dell’individuazione di alcuni casi positivi. “Le persone contagiate sono in quarantena, stanno bene e vengono costantemente monitorate” si legge nello scritto. “Esprimiamo la nostra gratitudine alle autorità preposte per l’attenzione e la disponibilità dimostrata nei confronti degli ospiti del centro. Lo stesso direttore, Ariel López, si trova ora in isolamento nonostante sia risultato negativo al test. Vengono garantiti i servizi nei presidi di Calidonia, La Chorrera e Veranillo”. I vescovi di Panama assicurano il proseguimento della missione della Chiesa “consapevoli dei rischi che comporta l’assistenza alle persone più vulnerabili e bisognose”. Anche la Casa per anziani, San Pedro Nolasco, situata nei pressi della parrocchia di Fatima, a El Chorrillo, è stata colpita nonostante siano stati attuati tutti i protocolli di prevenzione e sicurezza. La struttura è gestita dai Padri Mercedari i quali hanno fatto sapere che continueranno a lavorare al fianco dei loro pazienti, della comunità e di tutti coloro che prestano servizio nella struttura. (DD)

19 luglio - POLONIA - Mons. Gądecki: "Non ci sarà unità in Europa finché non sarà una comunità spirituale"

"Si dovrebbe tornare alla convinzione dei Padri fondatori dell'Unione Europea, che volevano che il futuro si basasse sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e promuovere la pace e l'unità tra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico c'era la fiducia nell'uomo, non tanto come cittadino o soggetto economico, ma come persona dotata di una dignità trascendente ". Lo ha affermato monsignor Stanisław Gądecki, presidente della Conferenza episcopale polacca (Cep), intervenendo il 18 luglio al quarto Congresso internazionale del movimento "Europa Christi - Mundus Christi” che si conclude oggi nel monastero di Wigry. “Dopo la caduta del Muro visibile [di Berlino], il muro invisibile che divide ancora il nostro continente è ancora più evidente. È un muro che attraversa i cuori umani. È fatto di ansia e aggressività” (…). È costruito dall'egoismo politico ed economico e da una debole sensibilità sul valore della vita umana e sulla dignità di ogni essere umano”, ha osservato monsignor Gądecki nelle stesse ore in cui a Bruxelles andava in scena l’ennesimo braccio di ferro tra i leader europei per trovare un accordo sul Fondo per il rilancio dell’Europa dopo la crisi del Covid-19 . “C'è ancora molta strada da percorrere per la vera unificazione del continente europeo. Non ci sarà unità in Europa finché non sarà una comunità spirituale", ha aggiunto il presidente della Cep,  citato dall'agenzia cattolica polacca Kai, ricordando le parole pronunciate da San Giovanni Paolo II a Gniezno durante il suo viaggio apostolico in Polonia nel 1997, in cui il Pontefice polacco aveva sottolineato l’impossibilità di costruire un'unità duratura tagliando le radici cristiane "da cui sono cresciute le nazioni e le culture d'Europa". Riferendosi all'insegnamento di Papa Francesco e di Benedetto XVI, nel suo intervento l'arcivescovo di Poznań, ha anche sottolineato il ruolo della famiglia nel processo di unificazione europea: “Una famiglia unita, fertile e indissolubile porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro. Senza questa solidità, costruisci sulla sabbia con gravi conseguenze sociali. D'altro canto, sottolineare l'importanza della famiglia non solo aiuta a dare prospettiva e speranza alle nuove generazioni, ma anche a molte persone anziane, spesso costrette a vivere in condizioni di solitudine e abbandono”, ha detto  monsignor Gądecki. (LZ)

19 luglio - NIGERIA - Forum interreligioso: serve più collaborazione tra cristiani e musulmani per ridare speranza ai nigeriani 

Un maggiore impegno a collaborare per contribuire insieme a "ridare speranza al popolo nigeriano" in questi tempi di crisi sanitaria, usando le rispettive fedi per il bene comune. È l’appello scaturito da un Forum virtuale organizzato in questi giorni dalla Fondazione Cardinale Onayekan per la pace in collaborazione con la Faith for Peace Initiative (FPI). All’evento – riporta il sito della Recowa-Cerao, la Conferenza episcopale regionale dell'Africa Occidentale - hanno partecipato diversi leader religiosi cristiani e musulmani. I partecipanti hanno esortato le due principali comunità religiose del Paese a “intensificare il loro ruolo complementare” nella promozione dello sviluppo economico e per ridurre la povertà in Nigeria mentre fa i conti con gli effetti devastanti del Covid-19. "Nello svolgere questo ruolo le comunità di fede dovrebbero enfatizzare l'azione comunitaria congiunta dei leader delle due religioni a tutti i livelli. In questo modo - hanno affermato -  le comunità di fede lavorerebbero insieme, diventerebbero complementari e condividerebbero le loro forze ed esperienze per affrontare questa sfida comune che coinvolge tutta l’umanità". I leader cristiani e musulmani hanno anche incoraggiato le due comunità religiose a collaborare nelle iniziative caritative a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione e ad aiutare i rispettivi membri  a familiarizzare con nuovi strumenti finanziari per favorire l’accesso al credito senza interessi a breve, medio e lungo termine. Dal Forum è scaturita anche la proposta rivolta al Consiglio interreligioso della Nigeria (Nirec) di costituire uno speciale Consiglio interconfessionale Covid-19 per coordinare meglio le loro iniziative contro la crisi sanitaria. Essi hanno elogiato il sostegno dato dal Nirec agli sforzi del Governo "per arginare le conseguenze sanitarie e socio-economiche della pandemia sui più vulnerabili", ma al contempo hanno chiesto “maggiori sforzi per promuovere la tolleranza e l'armonia religiosa” in Nigeria in modo da favorire quel “clima di pace e tranquillità necessaria per attirare investimenti stranieri e consentire la libera circolazione di beni e servizi in tutto il Paese". (LZ)

19 luglio - BOLIVIA - Positivo al Covid-19 anche mons. Arana, succeduto a mons. Scarpellini, morto di Coronavirus il 16 luglio 

Anche monsignor Giovanni Edgar Arana, subentrato come amministratore apostolico della diocesi di El Alto, in Bolivia, a monsignor Eugenio Scarpellini, morto prematuramente il 16 luglio per Covid-19, è stato contagiato dal virus. Il presule è risultato positivo al test ed è attualmente isolato in casa, anche se non presenta sintomi della malattia. Lo ha reso noto lui stesso: “Grazie a Dio sono stabile, anche io sono risultato positivo, siamo isolati e sono accompagnato da un medico a casa mia. Non ho alcun sintomo particolare, ma stiamo anche prendendo le misure del caso ", ha dichiarato il presule al quotidiano locale "El Alteño" . Monsignor Arana è stato informato della sua positività appena 48 ore dopo la morte monsignor Scarpellini, che aveva guidato diocesi di El Alto dal 2013. Il vescovo di origini bergamasche, missionario in Bolivia dal 1988,  era stato ricoverato nell’ospedale  della città con i sintomi del Covid-19 ed è deceduto in seguito sopravvenute complicanze cardiache che gli sono stati fatali. All’”Alteño” monsignor Arana ha affermato di volere continuare sulle orme del predecessore: “(La scomparsa di monsignor Scarpellini) è stata un grande dolore per la Chiesa di El Alto e per il Paese, perché era molto impegnato nella realtà sociale boliviana. Dobbiamo camminare come avrebbe voluto, era un grande lavoratore”, ha detto il l'amministratore apostolico, precidando di avere disposto la sospensione delle Messe pubbliche e di tutte le celebrazioni religiose nella diocesi, finché resta il pericolo di contagio. (LZ)

19 luglio - BRASILE - Morto di Covid-19 monsignor Henrique Soares da Costa, vescovo di Palmares. È il terzo presule brasiliano vittima del virus

Era ricoverato dal 4 luglio nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale “Memorial San José” di Recife, ma non è sopravvissuto al Covid-19. Monsignor Henrique Soares da Costa, vescovo di Palmares, nello Stato brasiliano del Pernambuco, è deceduto ieri, 18 luglio, all’età di 57 anni. Lo ha annunciato in una nota di cordoglio la Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb). Le sue condizioni di salute erano peggiorate negli ultimi giorni ed era stato intubato il 16 luglio. Dall’inizio della settimana la diocesi di Palmares si era raccolta in preghiera attraverso le reti sociali, dove monsignor da Costa aveva migliaia di follower.   Nato nel 1963 a Panado, nello Stato di Alagoas, laureato in Filosofia all’Università Federale di Alagoas (Ufal) e quindi in Teologia Dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana a Roma, monsignor da Costa era stato ordinato sacerdote nel 1992 e, dopo diversi incarichi, era stato nominato da Benedetto XVI vescovo ausiliare di Aracaju nel 2009. Era diventato vescovo di Palmares nel 2014. Articolista e editorialista in vari quitidiani cattolici locali, conduttore di un programma radiofonico, era stato, tra l’altro, presidente della Commissione pastorale per l’educazione e la cultura della Regione ecclesiastica del Nord-Este 2 .  Monsignor da Costa è il terzo presule brasiliano a morire di Covid-19, dopo monsignor Aldo Pagotto, arcivescovo emerito di Paraiba, già malato di tumore, morto il 14 aprile, e monsignor Pedro Ercílio Simon, arcivescovo emerito di Passo Fundo, scomparso il 1.mo  giugno all’età di 78 anni e si aggiunge alle quasi 80mila vittime del virus in Brasile che ha ormai contagiato oltre 2,1 milioni di persone nel Paese. (LZ)

 

18 luglio - MONDO - Guarire imparando dalla Bibbia: on-line opuscolo del Wcc per aiutare ad affrontare le sfide alla fede in tempi di pandemia

La pandemia del Coronavirus non ha solo causato la morte di centinaia di migliaia di persone, fatto ammalare e messo in gravi difficoltà economiche milioni di altre persone in tutto il mondo, ha anche messo alla prova la fede di tanti credenti, ponendo nuovi interrogativi sul loro rapporto con Dio, con gli altri e con la natura. Per aiutare i cristiani, come individui e come comunità di fede, a rispondere a questi interrogativi, a metabolizzare la perdita di una persona cara, venire a patti con la paura e la confusione causate dalla pandemia, ma anche ad affrontare la prospettiva di dovere ricostruire un mondo che non sarà come prima, il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) ha messo a on-line un nuovo opuscolo dal titolo “Healing the World: Bible Studies for the Pandemic Era”. ("Guarire il mondo: studi biblici per i tempi della pandemia").  Si tratta di otto studi biblici, utilizzabili singolarmente o in sequenza, che attingono all'esperienza e alla saggezza di esponenti cristiani di diverse denominazioni e nazionaltà impegnati in vari campi. L’opuscolo propone un viaggio attraverso alcuni episodi chiave della Bibbia ebraica e del Nuovo Testamento, con riflessioni e meditazioni non solo sul loro significato nei loro contesti originali, ma anche nel mondo di oggi e sulle opportunità che esse offrono di trovare risposte autentiche alla crisi e ai cambiamenti che stiamo vivendo. Ogni studio si conclude con domande, suggerimenti di attività, la poposta di altre risorse e una preghiera. L’auspicio degli autori è che questi incontri con la Parola di Dio possano anche stimolare la riflessione spirituale e teologica, un dibattito aperto e un rinnovato impegno ecclesiale per affrontare questa emergenza dalle mille sfaccettature, insieme alle sue gravi conseguenze economiche e alle tante questioni interconnesse della giustizia sociale. (LZ)

18 luglio - SIRIA - Il 20 luglio riapre ad Aleppo la cattedrale maronita di Sant’Elia danneggiata durante la guerra. Il restauro finanziato dall'Acs

Dopo lunghi lavori di restauro, sarà ufficialmente riaperta e riconsacrata lunedì, 20 luglio, la cattedrale maronita di Sant’Elia di Aleppo, gravemente danneggiata durante la guerra ancora in corso in Siria. Al restauro ha contribuito Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) che è stata uno dei maggiori finanziatori del progetto, con una donazione di 400.000 euro.  Costruita nel 1873 nel quartiere Al Jdeydeh, l’edificio aveva subito gravi danni nel 2013 per mano di un gruppo di jihadisti il cui scopo era distruggere ogni segno della cristianità nel Paese. “La riapertura della cattedrale dal punto di vista simbolico rappresenta un messaggio ai parrocchiani e ai cristiani di Aleppo e del mondo ancora presenti nel Paese nonostante i nostri numeri vadano riducendosi”, ha commentato in un colloquio con Acs l’arcivescovo maronita di Aleppo, monsignor Joseph Tobij. Secondo fonti della fondazione pontificia, infatti, i cristiani della capitale siriana sono oggi appena 30.000, contro i 180mila prima della guerra scoppiata nel 2011. “La principale difficoltà della riedificazione è stata il reperimento dei fondi, che è stato agevolato e sostenuto da Aiuto alla Chiesa che Soffre. La ricostruzione del tetto di legno, esattamente come quello originale, è stata un’altra sfida. Mancavamo di competenze locali in questo settore, per cui abbiamo chiesto ad architetti italiani di disegnare il progetto del tetto di legno”, spiega monsignor Tobij che ringrazia Acs e tutti donatori  che hanno permesso la realizzazione del progetto: “Senza l’aiuto di Acs e la generosità dei benefattori non saremmo stati in grado di pregare ancora e diffondere speranza nei cuori dei fedeli attraverso la ricostruzione della cattedrale”. (LZ)

18 luglio AFRICA - L'Amecea lancia un programma  di assistenza psicologica e spirituale per le persone colpite dalla pandemia 

Un programma di assistenza socio-psicologica e spirituale a tutte le persone che stanno risentendo delle conseguenze psicologiche della pandemia del Covid-19: operatori pastorali, sacerdoti, religiosi e religiose, dipendenti di istituzioni cattoliche, operatori sanitari, ma anche comuni cittadini, quale che sia la loro appartenenza religiosa. L’iniziativa è del Dipartimento pastorale dell’Amecea, l’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale, e coinvolgerà tutti i Paesi membri della regione: Etiopia, Eritrea, Sudan, Sud Sudan, Uganda, Kenya, Tanzania, Malawi e Zambia. “La diffusione del Coronavirus e le rigide misure di prevenzione del contagio adottate dai Governi continuano ad avere effetti drammatici sulla vita personale e professionale. Tante persone hanno perso il lavoro e questo ha creato tensioni emotive, alcuni sono stati traumatizzati e altri sono stati colpiti economicamente”, spiega in un’intervista al blog dell’Amecea il coordinatore pastorale padre Emmanuel Chimomboha. L’obiettivo del programma è anche di capire come le persone stiano reagendo alla crisi: “Sappiamo che i governi e altre organizzazioni stanno sostenendo la popolazione sul piano materiale e finanziario, ma noi volevamo intervenire in modo diverso, sul piano spirituale”, precisa il sacerdote. Il progetto è stato avviato all'inizio di luglio, ma il servizio sarà operativo a partire dalla prima settimana di agosto. Il supporto psico-sociale sarà fornito in due forme: come consulenza individuale e come terapia di gruppo via radio. Per i servizi di consulenza individuale, ogni Conferenza episcopale metterà a disposizione un professionista qualificato. La consulenza sarà effettuata in modo virtuale o al telefono, ma non fisicamente, per limitare i rischi di contagio, come raccomandato dalle autorità, precisa padre Chimomboha. Solo nei casi più gravi il chiamante potrà prendere un appuntamento per una seduta in presenza. Per la terapia collettiva via radio “ogni Conferenza episcopale individuerà una emittente con un’ampia copertura sul territorio con un consulente a disposizione per circa un’ora al giorno che interagirà con gli ascoltatori per offrire suggerimenti".  L’obiettivo è di raggiungere almeno il 60% della popolazione in ciascun Paese. Un obiettivo molto ambizioso - ammette padre Chimomboha - perché “molte persone non possono permettersi i mezzi che vogliamo usare”. Un’altra sfida – aggiunge - è poi rappresentata dalla connettività, che in alcuni Paesi non è stabile o è inadeguata,  “ma la metà una cosa è meglio di niente”, afferma il sacerdote.  (LZ)

 

18 luglio - Grecia. A Kara Tepe corsi di inglese e greco (certificati) per migranti e rifugiati grazie alla Caritas

A Kara Tepe, struttura sulla costa di Lesbo, non ci sono migranti, ma ospiti. Il campo di accoglienza per famiglie di rifugiati in difficoltà è diventato un luogo-simbolo di efficienza in tema di trattamento e di integrazione. Una situazione molto diversa da quella del 2015, quando sulle coste orientali si riversarono sull'isola greca oltre 7.000 persone al giorno. Il Covid ha interrotto solo parzialmente le attività, soprattutto quelle formative. Un autentico punto di forza coordinato da Caritas Grecia che, grazie ad uno staff di professionisti, ha puntato sull'uso della leva culturale e dell'istruzione per il rilancio della convivenza civile. Le lezioni di inglese e greco vengono seguite da ben 16 gruppi, ognuno dei quali formato da sei studenti. E in tempo di pandemia si è fatto ricorso anche alla Didattica a distanza e alle lezioni on line. Le lezioni in presenza si svolgono si svolgono all'interno del centro educativo della Caritas ed è l’unico presidio del genere aperto a Kara Tepe che propone corsi di lingua inglese fino al livello A2. Al termine del percorso, i discenti sostengono un esame finale e, in caso di esito positivo, ottengono la certificazione del British Council. Garantiti anche i corsi di conversazione della durata di uno o due mesi.Stessa modalità anche per il greco che, nel tempo, ha visto aumentare il numero di frequentanti. Coloro che intendono rimanere, vengono indirizzati al Neos Kosmos Social House, il presidio Caritas di Atene per l'accoglienza di persone e famiglie in urgente stato di bisogno, in particolare profughi in fuga da guerre e povertà e famiglie greche colpite dalla crisi economica. “L'arrivo della pandemia sulle nostre coste ha portato con sé incertezza e paura. Ma mi ha consentito di rivedere il mio approccio didattico e inventare nuovi modi di interagire con gli studenti a distanza” spiega Hannah Gaganis da 2017 insegnante di inglese e coordinatrice delle attività educative di Caritas Grecia a Kara Tepe. “Abbiamo cercato di non venir mai meno ai nostri impegni, caricando il materiale didattico on line. La risposta è stata positiva, grazie anche ad una connessione abbastanza costante, considerate le condizioni di isolamento in cui siamo”. Hannah Gaganis racconta di aver raccolto tutte le lezioni audio-video: “Un sussidio molto importante che tornerà utile anche in futuro. Anche se” confessa la docente “La lezione in presenza è altra cosa. Personalmente preferisco interagire con i miei studenti in classe guardandoli negli occhi” (DD)

17 luglio - UGANDA  L’impegno della Caritas locale per aiutare le persone colpite dal Covid-19

Ammontano ad oltre 400mila dollari gli aiuti che la Caritas Uganda ha distribuito nelle diocesi cattoliche del Paese per aiutare più di un milione di persone colpite dal coronavirus, in particolare le più bisognose, come i rifugiati e i richiedenti asilo. “Il sostegno della Caritas – informa il sito web dell’Amecea (Associazione dei membri delle conferenze episcopali dell'Africa orientale) - è stato fornito sotto forma di servizi domestici, cibo, dispositivi di protezione individuale, materiale sanitario, denaro per le donne in attesa di accedere ai servizi prenatali e per le persone anziane, donato attraverso le diocesi”. Nel dettaglio, la Caritas di Gulu ha fornito aiuto tramite carburante, campagne di sensibilizzazione radiofonica, kit igienico-sanitari e formazione di personale volontario. A Kasana Luweero, invece, la Caritas ha raggiunto 7.800 orfani e 25 strutture sanitarie che hanno ricevuto attrezzature protettive e la formazione di 50 operatori sanitari. (IP)

17 luglio - ARGENTINA Aborto. Dichiarazione vescovi di Buenos Aires: la vita ha sempre dignità

“La vita ha sempre dignità”: si intitola così la dichiarazione rilasciata dai vescovi dell’Arcidiocesi di Buenos Aires, in Argentina, dopo l’adesione della legislatura della Città autonoma alla così detta “cessazione legale della gravidanza”, approvata a larga maggioranza. Essa implica la pratica non punibile dell’aborto, sottolineano i presuli, ma ciò “contraddice le garanzie costituzionali che sono, invece, a favore della vita più indifesa”. In Argentina, infatti, l’aborto è illegale ed è ammesso solo in casi eccezionali, come la tutela della vita e della salute della donna. “Non siamo contro i diritti delle donne – ribadiscono i vescovi – ma a favore della vita, in ogni circostanza”. Per di più, la Chiesa locale fa notare come tale decisione sia stata presa in tempo di pandemia, mentre “la popolazione di Buenos Aires sta vivendo i momenti peggiori dell’emergenza sanitaria, nel pieno di una quarantena necessaria, ma lunga ed estenuante, e con i numeri dei contagiati e dei deceduti che ci sconvolgono ogni giorno di più”. E proprio nel pieno di una malattia letale, dunque, mentre “tanti operatori sanitari e lavoratori essenziali espongono e mettono a rischio la loro vita per salvare quella degli altri – si legge nella dichiarazione – i legislatori colgono l’occasione per approvare una legge che, di certo, non onora la vita”. La normativa è stata accettata con 49 voti a favore, 7 contrari e 3 astenuti. (IP)

17 luglio - GERMANIA Vescovi: antisemitismo è attacco alla democrazia e alla convivenza

“Gli attacchi agli ebrei sono attacchi alla democrazia e alla convivenza”: scrive così Monsignor Georg Bätzing, presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), in un messaggio di auguri al Consiglio centrale degli ebrei in Germania che domenica prossima, 19 luglio, celebrerà i 70 anni di fondazione. In particolare, in una lettera al responsabile dell’organismo, Dr. Josef Schuster, Monsignor Bätzing richiama i compiti essenziali del Consiglio, validi ancora oggi: rafforzare l’unità della comunità ebraica, integrando origini, esperienze, culture e correnti religiose diverse; fondare nuove sinagoghe, un Collegio di studi ebraici e due seminari rabbinici: tutti eventi – scrive il presule – che “hanno dimostrato la vitalità intellettuale e spirituale dell’ebraismo in Germania”. (IP)

17 luglio - ITALIA Caritas Ambrosiana lancia iniziativa di volontariato: “angeli della spesa”

Si chiamano “angeli della spesa” e sono la nuova proposta di volontariato estivo promossa da Caritas Ambrosiana per l’estate: nel mese di agosto, infatti, pressi gli Empori della solidarietà della diocesi di Milano - dove si acquista senza denaro, ma con una speciale tessera-punti offerta alle famiglie in base alle loro necessità - gli “angeli della spesa” accoglieranno i bisognosi ed aiuteranno gli operatori a tenere in ordine gli spazi. Ogni volontario potrà indicare alla Caritas Ambrosiana la sua disponibilità, in termini di giorni, di orario e di zone di riferimento per il servizio. Saranno poi gli Empori stessi ad organizzare i turni in base alle presenze disponibili. “Il coronavirus ha messo in luce le debolezze, ma anche la risorse dei nostri territori - dichiara Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana - Abbiamo visto a Milano e in provincia precipitare, in poco tempo, sotto la soglia della povertà tante persone che non avevano mai avuto bisogno prima della nostra assistenza, al punto da dover scegliere di settimana in settimana se fare la spesa o pagare le bollette. Ma allo stesso tempo, tante altre persone che non conoscevamo hanno bussato alla nostra porta per offrire il loro aiuto: studenti e giovani lavoratori in smart working che si sono ritrovati con più tempo a disposizione. Queste energie ci hanno consentito di andare avanti e di far fronte a un aumento di richieste che non potevamo immaginare”.  (IP)

17 luglio - IRLANDA Dallo Stato, aiuti al Servizio cattolico per il sostegno alle famiglie

Sono 40.293 le sterline che il Dipartimento nord-irlandese per le comunità, responsabile degli affari sociali, ha devoluto ad “Accord Nord Irlanda”, l’organismo che dal 1962, su indicazione della Conferenza episcopale cattolica irlandese, si occupa di offrire un servizio di cura e sostegno ai coniugi e alle famiglie. Il finanziamento ricevuto – spiega una nota – servirà nello specifico ad aiutare i nuclei familiari maggiormente in difficoltà a causa della pandemia da coronavirus. “L’emergenza sanitaria – spiega infatti la direttrice regionale dell’organismo, Deirdre O'Rawe – sta avendo un impatto significativo sulla vita quotidiana di tutti, ma i suoi effetti sono particolarmente sentiti tra i più vulnerabili della società”. Per questo, Accord, “insieme ad altri enti di beneficienza e agenzie di volontariato”, continuerà a “svolgere un ruolo vitale nella lotta contro le conseguenze del Covid-19 sui matrimoni, le relazioni e le famiglie”. Tra i suoi vari servizi, Accord offre anche una linea telefonica, gratuita e riservata, per supportare le relazioni affettive all’interno del matrimonio e della famiglia e per sostenere chi si sente sotto pressione a causa delle restrizioni sociali imposte dalla pandemia. La linea telefonica è operativa dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 20.00, ed è raggiungibile ai numeri 028 9568 0151 o 00353 1 531 3331. (IP)

17 luglio - NUOVA ZELANDA Nuovo sito web per le Suore della Presentazione

“Con tutto quello che sta succedendo oggi nel mondo, crediamo che la luce della nostra fondatrice, accesasi per la prima volta 245 anni fa, sia di nuovo molto necessaria”: così Suor Noreen McGrath, Superiora delle Suore della Presentazione della Beata Vergine Maria in Nuova Zelanda, spiega le motivazioni che hanno portato alla creazione di un nuovo sito web per la Congregazione. Raggiungibile all’indirizzo www.presentationsistersnz.com, la pagina Internet offre molte informazioni sulla storia, il carisma e l’impegno caritativo portato avanti dalle religiose. Fondata a Cork, in Irlanda, nel 1775, da Honora “Nano” Nagle, questa Congregazione porta avanti la missione della sua ideatrice, ovvero aiutare i poveri ed i bisognosi. Nel 1951, alcune suore della Presentazione partono dall’Irlanda e, su invito dell’allora Arcivescovo coadiutore di Wellington, Peter McKeefry, si recano in Nuova Zelanda. Qui, aprono diverse scuole che, successivamente, vengono integrate negli Istituti nazionali. Da sempre al fianco dei più emarginati, oggi le religiose sono impegnate nella pastorale carceraria ed ospedaliera, nell’accompagnamento spirituale, nel sostegno scolastico, nei movimenti anti-tratta, nella salvaguardia del Creato e nell’aiuto agli indigenti. Attualmente, le loro sedi sono: Stokes Valley, Taita, Wellington’s Hutt Valley e Mosgiel. (IP)

17 luglio - PORTOGALLO  Allarme Caritas: crisi a rischio di peggioramento, famiglie sempre più indebitate

Sono aumentate del 40 per cento le richieste di aiuto pervenute alla Caritas del Portogallo in tempo di pandemia da coronavirus. E le domande rischiano di aumentare ancora, soprattutto in campo alimentare. Questo il drammatico bilancio tracciata dal presidente dell’organismo caritativo, Eugénio Fonseca, intervistato dall’agenzia cattolica Ecclesia. “Dagli indicatori che abbiamo – spiega – immaginiamo che le difficoltà economiche e sociali aumenteranno nell’ultimo trimestre del 2020 e peggioreranno ancora nei primi tre mesi del 2021”. All’origine dell’aggravarsi della crisi, “la perdita del lavoro e il conseguente calo del reddito” di molte famiglie. Si tratta infatti – sottolinea Fonseca – di una crisi “trasversale in tutto il Portogallo”: basti pensare che, solo tra maggio e giugno, la Caritas ha distribuito 132 tonnellate di cibo. La misura più urgente, dunque, è quella di “evitare l’indebitamente familiare”, poiché esso provoca “una spirale dalla quale si esce solo dopo molto tempo”. (IP)

17 luglio - BRASILE 19 luglio, Giornata carità. Vescovi: chi si dedica alla carità è in sintonia con il cuore di Dio

"Chi si dedica alla carità è in sintonia con il cuore di Dio": scrive così il presidente della Conferenza episcopale del Brasile (Cnbb), Walmor Oliveira de Azevedo, in una nota diffusa in vista della “Giornata della carità” che nel Paese si celebra domenica prossima, 19 luglio. “La carità non può essere una pratica effimera, che cerca solo di placare la coscienza di coloro che sono disposti ad aiutare – si legge nel documento – Ma essa deve guidare tutte le dimensioni della vita e della società, diventare un pilastro su cui ognuno fonda la propria condotta, facendosi servo del prossimo, che è un fratello”. “Agire in base al principio di solidarietà è urgente e avvia molti cambiamenti, nella società e nel cuore stesso dell'uomo”, sottolinea ancora Monsignor Azevedo. Essenziale, dunque, per costruire un mondo “diverso, più giusto, solidale e fraterno”, la carità e la Giornata ad essa dedicata è “un’opportunità perché invita tutti, specialmente i cristiani, a riconoscere che il servizio ha un potere trasformante” in ogni ambito. (IP)

17 luglio - SVIZZERA  - Record di donazioni per i "Cantori della Stella", l'iniziativa di solidarietà di Missio. Nuovi fondi per il Libano    

Record di donazioni per i "Cantori della Stella" svizzeri, l'iniziativa promossa annualmente dalla Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria (Missio), , attraverso le direzioni nazionali, durante le feste di Natale per sostenere progetti di solidarietà a favore dei bambini e dei giovani nel mondo nel campo dell’educazione, della salute, della pastorale, dell’alimentazione e dell’integrazione sociale. Al 30 giugno Missio-Svizzera ha raccolto oltre di 1,65 millioni di Franchi (pari a circa 1.535.000 Euro), 68mila in più dell’anno passato. Grazie a queste donazioni – riporta l’agenzia Cath.ch – la fondazione potrà finanziare circa 200 progetti nel mondo, 39 dei quali a favore dei bambini del Libano, Paese alle prese con una gravissima crisi economica che è precipitata con l'emergenza del Covid-19. Attualmente, più della metà dei libanesi vive sotto la soglia di povertà e molte famiglie che beneficiano dei progetti sostenuti da Missio erano già vulnerabili prima della pandemia. Una situazione che sta compromettendo anche la sopravvivenza di tantissime scuole scuole cristiane, l'80% delle quali rischia di chiudere,  perché le famiglie non sono più in grado di pagare le rette. Missio Svizzera ha quindi deciso di inviare ulteriori fondi al Paese che saranno destinati a due scuole a Beit Hebbak e Menjez. La scuola di Beit Hebbak, conta 1.365 studenti ed è gestita da una comunità di religiose che non riescono più a pagare gli stipendi del personale. Le suore francescane di Menjez nel nord del Libano, al confine con la Siria, hanno lo stesso problema. La loro scuola speciale "Laverna" per bambini con disabilità ha bisogno di sostegno per continuare a funzionare.  (LZ)

17 luglio - ITALIA Ferrovie dello Stato e Cei firmano una Convenzione per l’assistenza pastorale nelle chiese delle stazioni

La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e le Ferrovie dello Stato Italiane hanno siglato oggi, 17 luglio, la Convenzione che garantisce la presenza dei cappellani per l’assistenza pastorale del personale ferroviario, delle loro famiglie e dei fedeli che frequentano le chiese nelle stazioni. La Convenzione - si legge nel comunicato stampa - è stata firmata da Gianfranco Battisti, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo Fs Italiane, e dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ed evidenzia l’importanza del servizio religioso, morale e formativo svolto dai cappellani, chiamati a farsi prossimi a quanti lavorano nel comparto ferroviario e viaggiano attraverso la presenza, ma anche con ritiri spirituali, pellegrinaggi, cerimonie, incontri di formazione e di confronto su questioni organizzative, metodologiche e pastorali. FS Italiane - prosegue la nota - si impegna ad assicurare la manutenzione delle chiese negli impianti ferroviari, favorire la libera partecipazione dei dipendenti a celebrazioni e manifestazioni religiose, autorizzare l'allestimento del presepio aziendale nella sede centrale e sul territorio. Attualmente – conclude il comunicato – sono 36 i luoghi destinati al culto ubicati nelle stazioni. Cappelle più o meno grandi si trovano ad Acireale, Agrigento, Alessandria, Ancona, Avellino, Bari, Bologna Centrale, Cagliari, Caltanissetta Centrale, Canicattì, Catania Centrale, Ceprano-Falvaterra, Cosenza, Enna, Firenze, Foggia, Foligno, Formia-Gaeta, Genova, Messina Centrale e Marittima, Milano, Napoli, Palermo Centrale e Palermo Notarbartolo, Reggio Calabria Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina, Taranto, Terni, Torino, Torre Annunziata Centrale, Trieste Centrale, Udine, Verona, Villa Literno, Villa San Giovanni. (AP)

17 luglio - COLOMBIA - La Chiesa organizza quattro incontri online dedicati ai problemi affettivi e relazionali ai tempi del Covid-19

(VNS) – 17lug20 - La Conferenza dei religiosi della Colombia (CRC) e la Commissione Giustizia e Pace, con il sostegno di Pax Christi e della Confederazione dei religiosi latinoamericani e caraibici (CLAR), ha organizzato quattro conferenze online, attraverso la piattaforma Meet, il 22 e 29 luglio e il 5 e 12 agosto, dalle ore 16.00 alle ore 17.30, per affrontare il tema della convivenza, del rapporto affettivo vissuto dalle famiglie, in questo tempo di pandemia.  Questi incontri, con l'aiuto di esperti nella risoluzione dei conflitti personali e familiari, nelle problematiche causate dalla dipendenza da sostanze stupefacenti e nella promozione della salute e dello sviluppo umano - le psicologhe Carolina Vanegas e Claudia Patricia Siabato, e l'educatrice Claudia Yulieth León – aiuteranno ad affrontare questo difficile momento che il mondo sta attraversando in modo più piacevole e ad accettare questa realtà come una sfida e un’opportunità per un ricongiungimento con la famiglia e con la comunità. "I tempi che viviamo – si legge nel comunicato diffuso dalle istituzioni organizzatrici, sulla pagina web dell’Episcopato - rappresentano una sfida per la convivenza, poiché oltre alla minaccia del Covid-19, le condizioni di limitazione della mobilità e di confinamento permettono di rimanere più tempo insieme in famiglia. Questo ‘stare insieme’ può essere un'occasione per manifestare la violenza latente nel tessuto familiare, ma può anche essere un'opportunità per rafforzare il tessuto delle relazioni e la cura l'uno per l'altro". (AP)

17 luglio - ITALIA - Ultima puntata stasera di “È scesa la sera? La fede si interroga nella tempesta dell’epidemia”  prodotta dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale 

La fede e gli interrogativi esistenziali ai tempi del Coronavirus, il loro declinarsi negli ambiti dell’economia, del lavoro, della solidarietà, della giustizia sociale, dell’ecumenismo e del dialogo tra le religioni. Questi e molti altri i temi trattati dal programma televisivo teologico “È scesa la sera? La fede si interroga nella tempesta dell’epidemia”, una trasmissione prodotta dalla sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (PFTIM - Napoli), nata in piena pandemia, all’indomani della preghiera straordinaria di Papa Francesco del 27 marzo scorso, e sviluppatasi negli ultimi tre mesi in costante dialogo con la realtà quotidiana. La trasmissione, che prevedeva inizialmente cinque puntate, ha incontrato fin da subito il consenso del pubblico, arrivando così a raddoppiare la programmazione (dieci puntate con tre messe in onda settimanali per ciascuna). La decima ed ultima puntata va in onda questa sera alle 19.15, sull’emittente nazionale Padre Pio Tv e vedrà protagonisti, oltre agli autori Michele Giustiniano e Carmine Matarazzo, l’ex ministro del lavoro e delle politiche sociali Enrico Giovannini, il direttore della sala stampa di Assisi Padre Enzo Fortunato (OfmConv), il direttore del centro studi per l’ecumenismo in Italia Riccardo Burigana, il preside dell’accademia alfonsiana Padre Alfonso Amarante, l’inviato RAI Guido Pocobelli Ragosta,  il portavoce della comunità napoletana di Sant’Egidio Antonio Mattone. Teologi, vescovi, economisti, top manager, scienziati, politici, pedagogisti, protagonisti del terzo settore, capi e personaggi di spicco di altre comunità religiose (musulmani, ebrei, taoisti) e di altre confessioni del cristianesimo, esponenti del cosiddetto pensiero laico: è lungo l’elenco delle personalità che hanno preso parte al programma, coinvolte nel dibattito teologico scaturito dalle domande della fede in questo tempo di crisi (pandemica, economica, educativa, sociale).

17 luglio - NIGERIA - Coronavirus, insicurezza, corruzione e emergenza stupri al centro della riunione dei vescovi dell'Ibadan 

L’emergenza Coronavirus, la perdurante insicurezza e corruzione endemica in Nigeria, la recrudescenza degli stupri contro le donne, la Chiesa come famiglia di Dio in missione. Sono stati questi i temi al centro della riunione dei vescovi della Provincia ecclesiastica dell’Ibadan, svoltasi in questi giorni a Ilorin, nello Stato nigeriano del Kwara. In primo piano durante i lavori la crisi del Covid-19. Nel comunicato finale, pubblicato sul sito della Recowa-Cerao, la Conferenza episcopale regionale dell'Africa Occidentale, i presuli esprimono la loro solidarietà con tutto il popolo nigeriano e con i Governi statali e profonda gratitudine a tutti gli operatori impegnati in prima linea per portare aiuto alla popolazione in questo momento difficile. Di fronte al perdurare dell’emergenza, essi esortano tutti i nigeriani a rispettare le direttive contro il contagio:  In questo senso, i vescovi dell'Ibadan chiedono alle autorità competenti di compiere ogni sforzo per garantire che le scuole siano riaperte in sicurezza per gli studenti e tutto il personale . Essi auspicano una maggiore e coinvolgimento delle  autorità religiose nei processi decisionali. Questo -  affermano - vale in particolare per  la riapertura di luoghi di culto. All’attenzione della sessione anche i tanti altri problemi sociali che continuano ad affliggere la Nigeria: corruzione, rapimenti, terrorismo, banditismo, scontri etnici, uccisioni extragiudiziali e, più di Di qui l’appello alle istituzioni e a tutte le persone di buona volontà a unire i loro sforzi per sradicare le cause di questi problemi: “La Nigeria dovrebbe tornare al suo ideale equilibrio federale in un Paese multietnico e trattare tutti allo stesso modo”. I vescovi si rivolgono quindi ai credenti, e in particolare ai cristiani, affinché combattano insieme la corruzione nei loro rispettivi ambiti. Facendo eco alla recente denuncia dell’arcivescovo di Lagos, monsignor Alfred Adewale Martins, essi esprimono forti preoccupazioni anche per la nuova recrudescenza di violenze sessuali contro le donne, un “segno deplorevole e orribile della decadenza morale” della società nigeriana, affermano. Durante i lavori i vescovi dell'Ibadan hanno, infine, affrontato il tema della collaborazione tra le diverse componenti della Chiesa in Nigeria (clero, consacrati e laici), per rafforzare la sua missione evangelizzatrice nella società nigeriana. “Questa collaborazione mostra il volto della Chiesa come famiglia di Dio in missione”, sottolinea in conclusione il comunicato finale. (LZ)

17 luglio  POLONIA Il cordoglio dei vescovi per il decesso del Cardinale Grocholewski

"Dopo molti anni di piena dedizione al servizio di Dio e del popolo in Polonia e nel mondo, il Cardinale Zenon Grocholewski tornato alla Casa del Padre": così, in un Twitter dal suo account personale, il presidente della Conferenza episcopale polacca, l'arcivescovo Stanisław Gądecki, esprime il suo cordoglio per la scomparsa del porporato suo connazionale, Prefetto emerito della Congregazione per l'Educazione Cattolica, avvenuta oggi, 17 luglio, a Roma. Monsignor Gądecki incoraggia poi i fedeli a pregare per il defunto, affinché il Signore “lo accolga e gli doni la pace”. Con la morte del Cardinale Grocholewski, deceduto all’età di 81 anni, il Collegio Cardinalizio risulta così composto: 221 porporati in totale, di cui 122 elettori e 99 non elettori. Nato l'11 ottobre 1939 a Bródki in Polonia, nell'Arcidiocesi di Poznań, terzo di quattro figli, il Prefetto emerito della Congregazione per l'Educazione Cattolica aveva compiuto gli studi filosofici-teologici nel Seminario arcivescovile di Poznań, ed era stato ordinato sacerdote il 27 maggio 1963. Tra il ’68 ed il ’72, aveva conseguito la licenza e il dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Successivamente, aveva ottenuto il diploma di Avvocato Rotale. Tra il 1972 ed il 1999 aveva lavorato, con diverse funzioni, presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, del quale era stato anche Prefetto. Il 6 gennaio 1983 aveva ricevuto l'ordinazione episcopale dalle mani di Giovanni Paolo II che il 15 novembre 1999 lo aveva scelto anche come Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica e lo aveva creato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Nicola in Carcere, Diaconia elevata pro hac vice a Titolo presbiterale. Diversi gli incarichi svolti negli anni presso la Curia Romana nonché nel campo universitario.  Il Cardinale Grocholewski era anche un autore prolifico: oltre a numerosi articoli e recensioni in riviste specializzate, negli atti di congressi o convegni nonché in diversi libri collettivi, la sua bibliografia supera le 550 pubblicazioni in dodici lingue, inclusi anche  gli scritti di carattere divulgativo e pastorale. Aveva partecipato al Conclave dell’aprile 2005 che ha eletto Papa Benedetto XVI e al Conclave del marzo 2013 che ha eletto Papa Francesco. Era divenuto Prefetto emerito della Congregazione per l'Educazione Cattolica il 31 marzo 2015. (IP) 

17 luglio - INDIA - La Chiesa si oppone all’asta di 41 miniere di carbone in Jharkhand  

Leader della Chiesa e attivisti si sono uniti ai leader politici, nello Stato indiano orientale di Jharkhand, per opporsi alla decisione del governo federale di mettere all'asta 41 miniere di carbone per garantire nuova sicurezza economica al Paese. Il programma, secondo loro, rappresenta una minaccia per la biodiversità e per i diritti territoriali delle popolazioni indigene. "Le tribù dello Stato dipendono dall'agricoltura e dalla silvicoltura, per cui l'assegnazione di terreni per l'estrazione mineraria - ha spiegato ad UCA News padre Vincent Ekka, direttore del dipartimento degli studi tribali presso l’Indian Social Institute diretto dai gesuiti, a Nuova Delhi - distruggerà vaste aree della foresta, così come i terreni agricoli, portando allo sfollamento e alla migrazione". "Ci sono altri modi per il governo di generare reddito e dare stabilità economica alla nazione – ha aggiunto il sacerdote gesuita - senza andare a toccare il sostentamento dei popoli indigeni, protettori dell'ambiente". Il 18 giugno, il primo ministro Narendra Modi, mettendo all'asta le miniere di carbone e permettendo la partecipazione privata, ha messo fine al monopolio governativo sulle miniere, convinto con questa mossa di rilanciare l'economia durante la pandemia di Covid-19, di creare centinaia di posti di lavoro e una situazione vantaggiosa per tutti. Il governo dello Stato di Jharkhand, che possiede 9 delle 41 miniere messe all’asta, ha presentato una petizione alla Corte Suprema il 20 giugno, chiedendo una valutazione dell'impatto sociale e ambientale dell'attività mineraria sulla popolazione tribale e sulla foresta. (AP)

17 luglio INDONESIA - Inondazioni: l’aiuto dell’arcidiocesi di Makassar alle vittime  

L'arcidiocesi di Makassar è impegnata a raccogliere aiuti per migliaia di persone colpite, il 13 luglio, dalle inondazioni nella provincia del Sulawesi Meridionale, in seguito a due giorni di forti piogge che hanno causato lo straripamento dei fiumi Masamba, Rongkang e Rada. Sarebbero almeno 21 le persone rimaste uccise e due quelle scomparse, oltre ad un numero imprecisato di feriti, secondo quanto riportato ieri da UCA News.   "Stiamo coordinando i soccorsi con i volontari, per lo più sacerdoti dell'arcidiocesi di Makassar” e “stiamo valutando chi ha più bisogno di aiuto", ha detto per telefono ad UCA News padre Bernard Cakra Arung Raya, direttore dell'agenzia di soccorso Caritas dell’arcidiocesi. Il sacerdote ha informato dell’apertura di tre pronto soccorso nelle chiese del distretto di Luwu est, Luwu nord e in una stazione di missione nel sottodistretto di Masamba, e ha quindi invitato i cattolici a donare vestiti, coperte, asciugamani, medicinali, pasti pronti, articoli per il bagno e attrezzature per la pulizia. A causa del Covid-19 “abbiamo anche bisogno di mascherine e disinfettanti - ha aggiunto padre Raya - sia per i nostri volontari che per le vittime". Padre Oktafianus Edy Kaniu, parroco della chiesa di San Martino nel distretto di Luwu est e coordinatore di un team di pronto intervento nel sottodistretto di Masamba, ha aggiunto che le strutture di pronto soccorso - gestite assieme a giovani cattolici - rimarranno aperte per tutto il tempo necessario. (AP)

17 luglio - TOGO - Oggi ripresa parziale delle Messe pubbliche nel segno della massima cautela

In Togo, riprendono oggi le Messe con concorso di popolo, sospese dallo scorso mese di marzo a causa del Coronavirus. Si tratta peraltro solo di una ripresa parziale: dopo diversi incontri, le autorità religiose e governative hanno infatti concordato una riapertura sperimentale e graduale dei luoghi di culto, nel rigido rispetto delle norme sicurezza, per monitorare meglio l'evoluzione della pandemia. Lo ha ha annunciato nei giorni scorsi un comunicato della Conferenza episcopale (Cet), citato dal sito della Recowa-Cerao, la Conferenza episcopale regionale dell'Africa Occidentale. La Chiesa cattolica, il Consiglio cristiano e l’Unione musulmana sono stati autorizzati a riaprire rispettivamente cinque chiese e moschee in ogni regione amministrativa e tre in ogni dipartimento. In questa prima fase, dunque, sono in tutto 146 le parrocchie cattoliche togolesi che potranno celebrare Messe pubbliche. Le chiese selezionate dovranno rispettare rigide norme di sicurezza e costituire ognuna una commissione speciale con il compito di aiutare i fedeli a rispettare le istruzioni che dovranno essere spiegate all’inizio di ciascuna celebrazione. I fedeli – precisa il comunicato della Cet - potranno entrare in chiesa solo indossando le mascherine e dopo avere igienizzato le mani. Obbligatorio anche il rispetto della la distanza di sicurezza di un metro e mezzo. Tutti i posti saranno assegnati e solo i membri di una stessa famiglia potranno condividere la stessa panca. Le acquasantiere resteranno vuote e l’ingresso e l’uscita dalla chiesa saranno separati. Durante ogni Messa i cori saranno limitati a un massimo di dieci persone. Inoltre sono sospese le processioni per l’offertorio: i fedeli potranno lasciare le loro offerte nei cesti collocati in punti ben indicati all’inizio della Messa. Infine, ai fedeli è vietato ogni assembramento all’uscita della chiesa. (LZ)

17 luglio -  INDIA - La difficoltà della Chiesa nel portare aiuto alle vittime delle inondazioni nel nord-est del Paese

Il blocco imposto dal governo per arginare la diffusione della pandemia di coronavirus e la mancanza di fondi stanno impedendo alla Chiesa di raggiungere lo Stato dell’Assam, colpito da forti inondazioni nel nord-est dell’India. Sono 3,6 milioni le persone coinvolte e 66 i morti riportati ieri da UCA News. Il servizio meteorologico locale ha annunciato, nelle prossime ore, forti precipitazioni e un peggioramento ulteriore della situazione. "Le piogge torrenziali e le inondazioni sono un fenomeno annuale, tuttavia quest'anno ha battuto tutti i record", ha riferito ieri monsignor Thomas Pullopillil, vescovo della diocesi di Bongaigaon, ad UCA News, sottolineando come le agenzie governative e quelle ecclesiastiche stiano facendo quel poco che possono per affrontare l’enormità della situazione. "Purtroppo – ha spiegato il presule -, ora non siamo in grado di fare molto per chi è in difficoltà, perché i nostri fondi sono stati spesi per nutrire i lavoratori migranti bloccati e altri poveri durante l'isolamento a causa del Covid-19". Allen Brooks, portavoce dell'Assam Christian Forum, organizzazione di cui fanno parte le Chiese cristiane confessionali della zona, con sede a Guwahati, capitale commerciale dello Stato, ha raccontato ad UCA News come "i leader della Chiesa - di tutte le confessioni - il 14 luglio abbiano fatto il punto sulla situazione che sta attraversando la popolazione dell'Assam e su quale aiuto dare in questo momento di crisi”. Brooks ha sottolineato come “molti pastori non abbiano preso il loro stipendio negli ultimi tre mesi" e “tutti si trovino ad affrontare gravi problemi finanziari”. Pur volendo fare qualcosa, inoltre, non potendo uscire dalle loro case, sono impossibilitati ad aiutare coloro che sono bloccati. (AP)

16 luglio - ITALIA Da domani al via a Venezia alla tradizionale Festa del Redentore con un programma ridotto nel rispetto delle norme anti-Covid

Si rinnovano in tutta la penisola celebrazioni e feste votive, ma nel rispetto delle misure anti-Covid. E così, anche a Venezia la tradizionale Festa del Redentore è stata adattata alle norme igienico-sanitarie. La sua storia risale al XVI secolo, quando nella Serenissima dilagava la peste. Il Senato, allora, il 4 settembre 1576, deliberò che il doge dovesse pronunciare il voto di erigere una chiesa dedicata al Redentore affinché intercedesse per far finire la pestilenza. Ogni anno la città avrebbe reso onore alla basilica, nel giorno in cui fosse stata dichiarata libera dal contagio. Cosa che avvenne il 13 luglio dell’anno successivo, tanto che si decise di solennizzare la liberazione dalla peste, la terza domenica del mese di luglio, con una cerimonia religiosa e una festa popolare. Domani si aprono le celebrazioni ma secondo le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria e con un programma ridefinito e ridotto; alle 20.30 si svolge il pellegrinaggio, con i dovuti distanziamenti, alla Basilica del Redentore, nell’isola della Giudecca, proposto ai giovani dall’Azione cattolica e dalla Pastorale giovanile diocesana. L’evento si concluderà con una veglia eucaristica di preghiera. Domenica, sempre nella Basilica del Redentore, alle 19, il patriarca Francesco Moraglia presiede la solenne concelebrazione eucaristica, con il discorso alla città. È prevista la diretta televisiva su Antenna 3 Nordest (canale 13 del digitale terrestre) e in streaming su Gente Veneta Facebook. L’ingresso dei fedeli alle messe sarà contingentato. (TC)

16 luglio - TURCHIA La Cec: rendere Santa Sofia una moschea può generare intolleranza religiosa e violenza

Esprime profondo rammarico la Conferenza delle Chiese europee (Cec) per la decisione presa in Turchia di convertire l’antica basilica di Santa Sofia, a Istanbul, in moschea. L’organizzazione ecumenica, che rappresenta 114 Chiese dell’Europa, ha manifestato il suo disappunto in una lettera alla Commissione europea e all’Unesco. Hagia Sophia è infatti un sito del patrimonio mondiale dell'Unesco e museo dal 1934, ma la decisione di venerdì scorso del governo turco, riferisce un comunicato della Cec diffuso oggi, ha annullato tale status. Costruita 1500 anni fa come cattedrale cristiana ortodossa, è stata convertita in moschea dopo la conquista ottomana nel 1453 e successivamente trasformata in museo da Mustafa Kemal Ataturk. Per la Cec, trasformare Santa Sofia in moschea può creare terreno fertile per l’intolleranza religiosa e la violenza. Nella lettera inviata all’Unesco, l’organizzazione ecumenica chiede che si intraprendano “azioni concrete nei confronti del governo turco perché non venga cambiato l’attuale status di Hagia Sophia, sito del patrimonio mondiale”. (TC)

16 luglio - TERRA SANTA Il Santo Sepolcro simbolo della bellezza sfigurata e trasfigurata di Cristo e della Chiesa

“Bellezza sfigurata e bellezza trasfigurata sono una possibile sintesi del messaggio di questo luogo e di questa festa. Questi due aspetti riguardano Gesù di Nazareth crocifisso e risorto, riguardano la Chiesa, riguardano ognuno di noi”: è la riflessione del custode di Terra Santa, fr Francesco Patton, che ieri a Gerusalemme ha presieduto la celebrazione della solennità della Dedicazione della Basilica del Santo Sepolcro, avvenuta il 15 luglio del 1149. “Questo posto, e la festa di oggi, ci ricorda che c’è una bellezza sfigurata e trasfigurata anche nella Chiesa - ha detto fr Patton nella sua omelia pubblicata sul portale della Custodia di Terra Santa -. È come se questo luogo portasse in sé fisicamente non solo la memoria della passione e risurrezione del Signore, ma anche della passione e risurrezione della Chiesa”. Il Custode di Terra Santa ha sottolineato che la bellezza della Chiesa “è sfigurata soprattutto dal peccato dei suoi figli, dagli scandali che ne rendono spesso inefficace la predicazione e l’azione” e ancora da “tutti gli scandali legati ai nostri comportamenti antievangelici, di cui si nutrono le cronache dei media che spesso e purtroppo alimentano questi stessi scandali”. Mentre la bellezza trasfigurata della Chiesa, ha aggiunto fra Patton, è quella “che risplende nella testimonianza offerta dagli sposi quando si amano in modo fedele e fecondo”, “nei consacrati, quando si spendono per seminare fraternità nel mondo d’oggi idolatra dell’io, del successo e del piacere”, “nei pastori quando rimangono accanto al gregge di Cristo a rischio della vita, perché non vogliono abbandonare il gregge che è loro affidato”. Infine, circa la bellezza sfigurata e trasfigurata in ciascuno di noi, il custode di Terra Santa ha rimarcato che “se il nostro peccato sfigura l’opera di Dio in noi”, “l’infinito amore col quale il Padre ci ama, offrendo per noi, qui, il suo Figlio, ci dona la bellezza trasfigurata dell’uomo redento che partecipa alla Pasqua di Gesù”. Voluto dall’imperatore Costantino e dalla madre Elena e consacrato nel 355, il Santo Sepolcro, o Basilica dell’Anastasis, è un complesso di edifici che lungo i secoli hanno subito svariate trasformazioni. Oggi, il “luogo più importante per i cristiani di tutto il mondo” è una sintesi di quanto rimane delle costruzioni costantiniane e dell’opera dei crociati e riunisce il Calvario e la Tomba di Gesù, quasi a voler significare l’indivisibilità della morte e risurrezione del Redentore. (TC)

16 luglio - ITALIA In Italia un nuovo gruppo di profughi da Lesbo attraverso i corridoi umanitari di S.Egidio

Sono più di 20mila i rifugiati e i migranti ancora bloccati sull’isola di Lesbo. La maggioranza, circa 16mila, sono sistemati in condizioni sovraffollate e precarie nelle strutture e tende circostanti del campo profughi di Moria, i rimanenti nell’altro centro di “Kara Tepe” e in appartamenti nella vicina Mitilene. 4mila i minori non accompagnati. Come nelle vicine isole di Samos e Chios, la situazione è esplosiva ed è stata resa ancora più drammatica dall’emergenza Covid-19. Anche se finora a Lesbo non si sono fortunatamente registrati casi di Coronavirus, il lockdown, ancora in vigore nei campi fino al 19 luglio, ha accresciuto le tensioni e sta avendo un duro impatto psicologico sui rifugiati. Dopo oltre sei lunghi mesi di attesa a causa della pandemia, 10 di loro, appartenenti a quattro famiglie, sono giunti il 16 luglio in Italia, grazie al corridoio umanitario organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, con il sostegno dell’Elemosineria Apostolica. Si tratta dell’ultimo gruppo di profughi che Papa Francesco ha voluto portare al sicuro, che si aggiunge ai 57 già venuti con diversi viaggi, il primo dei quali il 16 aprile 2016, sull’aereo con cui è tornato a Roma dalla sua storica visita nell'isola. L’impegno di Sant’Egidio non si limita però all’organizzazione dei corridoi umanitari per portare via i profughi più vulnerabili. “La Comunità è stata presente a Lesbo tutto l’anno ed è stato un impegno molto consistente di volontari che sono venuti dall’Italia”, spiega a Vatican News Daniela Pompei, responsabile per i servizi agli immigrati dell’organizzazione, rientrata dalla Grecia insieme al gruppo. Nonostante l’emergenza sanitaria -  dice -  i volontari ci saranno anche quest’estate per distribuire beni di prima necessità, cibo e per sostenere percorsi di integrazione, come corsi di lingua: “Ci saremo anche per dare sostegno ai bambini, perché a Lesbo ci sono tantissimi bambini con le loro famiglie, non solo minori non accompagnati, bambini che con difficoltà vanno anche a scuola”. Ma - aggiunge - occorre anche abbassare la tensione accresciuta da un lockdown molto lungo: “Medici senza frontiere (che è presente a Lesbo per anche in questo periodo di emergenza sanitaria), ci ha raccontato di una depressione diffusa, in particolare tra ragazzi soli e le donne. Stare sempre dentro e non fare niente può provocare una depressione collettiva. Ci sono stati anche suicidi. Quindi è utile aiutare un percorso di integrazione nell’isola” e favorire l’incontro dei migranti con la popolazione locale, anch’essa provata da una situazione oggettivamente difficile, spiega Pompei. (LZ)

15 luglio - MADAGASCAR Morto di Covid-19 il pastore Rakotonirina, presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese cristiane del Paese

Ecumenismo in lutto nel Madagascar. È morto sabato scorso di coronavirus il pastore David Rakotonirina, presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese cristiane del Paese (Ffkm). Dopo avere ricevuto le prime cure a Morondava, dove si trovava per presiedere un incontro del sinodo regionale dei leader luterani, il pastore era stato trasferito alla terapia intensiva del policlinico di Ilafy. Domenica, corso di una conferenza stampa, i leader della Chiesa luterana hanno invitato i fedeli a pregare in comunione rimanendo a casa mentre il feretro lasciava il nosocomio per essere sepolto nella chiesa luterana di Ambatovinaky, ad Antananarivo. Alle esequie hanno preso soltanto 50 persone, nel rispetto delle norme anti-Covid. Incaricato di guidare quest'anno il Consiglio ecumenico delle Chiese cristiane del Madagascar, il pastore Rakotonirina è stato anche presidente della Comunità delle Chiese adepte del culto protestante e dal 2016 era stato eletto a capo della Chiesa luterana del Madagascar. La sua ultima apparizione ufficiale risale a marzo scorso, quando al Palazzo presidenziale, ad Ambohitsorohitra, accanto al capo dello Stato Andry Rajoelina e ad altri leader religiosi, aveva esortato i fedeli a rispettare le direttive delle autorità nel contesto della crisi sanitaria causata dal coronavirus. Ricevuti dal presidente Rajoelina, i rappresentanti delle quattro chiese cristiane federate nella Ffkm, erano stati consultati in merito alla gestione della pandemia nel territorio nazionale. (TC)

15 luglio - STATI UNITI Proposte nuove norme per richiedenti asilo. Vescovi: non voltare le spalle ai più vulnerabili

Fa discutere, negli Stati Uniti, la proposta di nuove regole sul diritto d’asilo: i Dipartimenti per la Sicurezza interna e per la Giustizia, insieme all’Ufficio per l’immigrazione, infatti, hanno suggerito nuove indicazioni. In esse, tra le altre cose, si consentirebbe ai giudici dell’immigrazione di respingere le richieste d’asilo prim’ancora che il richiedente incontri un magistrato; si introdurrebbe la dicitura “gruppo sociale particolare” che escluderebbe dall’asilo chi fugge dalla violenza domestica o dalla criminalità e si innalzerebbero gli standard per avviare i colloqui iniziali in materia d’asilo. Immediata la reazione della Conferenza episcopale statunitense (Usccb) che, in una nota a firma di Monsignor Mario E. Dorsonville, presidente del Comitato dei vescovi per le migrazioni, afferma: “Non possiamo voltare le spalle alle persone vulnerabili". “Queste norme proposte in materia di asilo – spiega il presule – avranno conseguenze devastanti per coloro che cercano protezione nel nostro Paese e che fuggono dalle violenze domestiche o dalle persecuzioni criminali subite in patria”. (IP)

15 luglio - ITALIA Ispirato alle parole di Papa Francesco e alle nuove Litanie Lauretane il 67mo anniversario della Lacrimazione della Madonna di Siracusa

“Le Lacrime di Maria hanno generato speranza e nuova vita”: sono queste parole che Papa Francesco ha pronunciato all’udienza generale del 4 gennaio 2017 a fare da tema al 67mo anniversario della Lacrimazione della Madonna di Siracusa. Lo ha stabilito l’arcivescovo, monsignor Salvatore Pappalardo, che in un messaggio ai fedeli precisa che i giorni della Lacrimazione (dal 29 agosto all’1 settembre) saranno celebrati, nel rispetto delle regole e delle restrizioni anti-covid, nel solco delle 3 nuove invocazioni da poco inserite nelle Litanie Lauretane e volute dallo stesso Pontefice: “Madre della Misericordia”, “Madre della Speranza” e “Conforto dei Migranti”. “Le lacrime della Madonna, che sono semi di speranza e nutrimento dei nostri cuori, ci guidino ad una rinnovata conversione quotidiana” scrive il presule, auspicando che la città di Siracusa meriti “il privilegio di custodire le lacrime della Madonna, diventando missionaria del messaggio silenzioso ed eloquente delle lacrime della Madre nostra”. Ai siracusani si rivolse anche Pio XII il 17 ottobre 1954, nel radiomessaggio al Congresso mariano regionale della Sicilia, a poco più di un anno dal miracolo. “Se tanto ardente e radicata è la devozione a Maria nel popolo di Sicilia, chi potrebbe maravigliarsi che Ella (…) abbia scelto una vostra illustre città per dispensare in questi ultimi tempi segnalatissime grazie? - diceva Pacelli -. Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? - aggiungeva il Papa -. O piange per tanti figli, nei quali l'errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi fra le schiere dei nemici di Dio?”. Quindi l’invito ai fedeli - A voi spetta di cooperare con l’esempio e con l'azione al ritorno dei profughi alla casa del Padre”. (TC)

15 luglio - ITALIA Sottoterra a ritroso nella storia. Riapre la città sotterranea del Museo della Cattedrale di Perugia

15 metri sotto terra, un percorso lungo oltre un chilometro che conduce a ritroso in ventisei secoli di storia etrusca, romana e medievale. E’ il tour nella zona archeologica del Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo di Perugia, nuovamente offerto al pubblico dopo la pausa imposta dal lockdown. I visitatori, in piena sicurezza e nel rispetto delle normative sanitarie nazionale, possono tornare a visitare la suggestiva città sotterranea.
 “Il Museo – spiega a Vatican News Chiara Basta, operatrice del Museo della Cattedrale di San Lorenzo - è ancora chiuso, ma la zona archeologica è tornata fruibile per gruppi di massimo dieci persone”. “E’ un po’ un viaggio nella storia. Fisicamente si parte dall’origine etrusca di Perugia. Siamo nella collina dell’acropoli occupata a partire dal VII secolo d.C da un tempio etrusco. Questo si trovava in corrispondenza del luogo dove oggi sorge l’abside della cattedrale”. Da qui si scende e ci si imbatte in siti altamente significativi. (PO)

15 luglio - GHANA Casi di #coronavirus nelle scuole. Appello vescovi: tutelare studenti

Torna la paura della pandemia in Ghana, dove sono stati riscontrati nuovi casi di Covid-19 in alcune scuole. Immediata la reazione della Chiesa locale che ha chiesto al governo di avviare urgentemente nuove misure anti-contagio per tutelare la salute di tutti gli studenti. Il 13 luglio, il Ghana Education Service (Ges) ha riferito che 14 Istituti superiori, tra cui alcune scuole cattoliche, hanno registrato contagi da coronavirus. Ma già in un videomessaggio dell’8 luglio, l’Arcivescovo di Accra, Monsignor John Bonaventure Kwofie, aveva incoraggiato gli alunni e il personale docente e non docente “a prestare maggiore attenzione ai protocolli sanitari, così da garantire la sicurezza di tutti”. Dal suo canto, padre Eric Kwasi Elliason, responsabile della Pastorale sanitaria della diocesi di Sekondi Takoradi, citato dal sito web della Recowa-Cerao (Conferenza episcopale regionale dell'Africa occidentale), afferma: “Mentre pensiamo a cosa dobbiamo fare per contenere i contagi, dobbiamo anche essere consapevoli che gli studenti possono sentirsi psicologicamente fragili quando i loro coetanei risultano infetti. Per questo, abbiamo il compito di fornire loro tutto l’aiuto psicologico possibile, cosa che non è stata fatta finora”. (IP)

15 luglio - PERÙ L’aiuto del Vicariato di San José de Amazonas agli studenti appartenenti a 14 gruppi etnici dell’Amazzonia

Nell'ambito della campagna "Aiutaci ad aiutare", promossa da Caritas Perú, Ministero della Difesa, América Televisión e Canal N, il 9 luglio la Caritas San José de Amazonas e il suo presidente, monsignor José Javier Travieso, vescovo del Vicariato apostolico di San José de Amazonas, hanno donato cibo e prodotti per l'igiene e la pulizia all'Organizzazione degli studenti delle popolazioni indigene dell'Amazzonia peruviana, che riunisce più di 90 giovani appartenenti a 14 comunità native (Awajún, Achuar, Bora, Candoshi, Kukama, Huitoto,  Kichwa, Secoya, Shapra, Shawi, Tikuna, Wampis, Matsés y Shiwilo) della regione di Loreto. Il presidente dell'organizzazione studentesca, Martin Pizango Pangoa, ha espresso alla Caritas San José de Amazonas, per questo importante aiuto, tutta la sua gratitudine sulla pagina web dell’Episcopato. Victor Navarro, segretario generale della Caritas San José de Amazonas, ha voluto invece ricordare come le comunità che vivono sulle rive dei fiumi siano state dimenticate per decenni e, quindi, oggi più che mai devono essere sostenute. "In questo contesto causato dalla nuova pandemia di coronavirus – ha affermato -, ci sentiamo spinti a sostenere con un granello di sabbia gli studenti delle comunità native”. (AP)

15 luglio - CILE "Con te, Nostra Signora del Monte Carmelo, insieme nel cammino": messaggio dei vescovi

"Con te, Nostra Signora del Monte Carmelo, insieme in questo cammino, oggi ti affidiamo ciò che siamo, ciò che abbiamo e ciò che viviamo. Perché sappiamo che nelle notti tempestose tu illumini saggiamente il cammino". Così il Comitato Permanente della Conferenza episcopale cilena, in un messaggio pubblicato ieri sulla sua pagina web, in occasione, giovedì 16 luglio, della solennità della Regina e Madre del Cile, con il quale ha incoraggiato i fedeli a stare accanto ai più bisognosi in questi tempi difficili. Infatti, anche se, a causa della pandemia, non sarà possibile andare in pellegrinaggio ai santuari mariani, sarà comunque possibile vivere questa data accompagnando fisicamente o a distanza coloro che soffrono. La festa del 16 luglio – si legge nel testo - è "un segno della gratitudine di un popolo che si affida alla protezione della Beata Vergine Maria", Nostra Signora del Carmelo, "Madre e Regina del Cile, conforto degli afflitti". Fin dagli albori, il Paese è stato affidato alla “Carmelita” o alla “Chinita” e quest’anno, per la crisi che il Paese sta vivendo, "la nostra preghiera, insieme alla devozione popolare e alle danze religiose, pone ai piedi della Madre – scrivono i vescovi - l'enorme tristezza, i dolori e i fardelli di questo tempo di pandemia che stiamo vivendo, trovando in Lei il conforto e la speranza". (AP)

15 luglio - FRANCIA Lourdes dà appuntamento ai fedeli il 16 luglio per il primo pellegrinaggio mondiale on line

Si chiama “Lourdes United” e sarà il primo pellegrinaggio mondiale on line. A proporlo il Santuario di Lourdes, in Francia, che da appuntamento per il 16 luglio, anniversario della diciottesima e ultima apparizione della Vergine. In diretta dalla Grotta delle Apparizioni, la giornata riunirà milioni di persone da tutti i continenti, attraverso tv, radio e social network, sotto il segno della speranza e della solidarietà. Tutti i dettagli dell’iniziativa sono pubblicati su www.lourdes-united.org. Il programma prevede celebrazioni, processioni, rosari, preghiere, alle 15 una diretta in 10 lingue e dalle 16 alle 18 una trasmissione televisiva all’interno della Grotta. Autorità civili e religiose racconteranno del loro legame con Lourdes e diversi interventi riguarderanno i temi della solidarietà, della fraternità, dell’impegno, dell’aiuto, della speranza e della ricerca di senso. Sono previsti anche reportage, video d’archivio, musica dal vivo e altri momenti e le telecamere andranno dietro le quinte del Santuario per spiegare meglio la sua missione. Sarà un modo per riconnettersi con lo spirito di Lourdes ma anche per invocare la generosità di quanti desiderano aiutare il Santuario a continuare la sua opera. (TC)

15 luglio - NICARAGUA  Arcidiocesi Managua: agire con responsabilità, la vita è al di sopra di tutto

Agire in maniera responsabile, perché la vita è al di sopra di tutto: questo l’invito rivolto dall’Arcidiocesi di Managua, in Nicaragua, ai fedeli che si preparano a celebrare le feste patronali, in tempo di pandemia da coronavirus. Per l’occasione, l’Arcivescovo locale, Cardinale Leopoldo José Brenes Solórzano, ha diffuso specifici “Orientamenti pastorali” con cui si raccomanda, in primo luogo, di favorire le celebrazioni in famiglia, considerato che “la famiglia è Chiesa domestica” e la tecnologia digitale permette di partecipare virtualmente alle cerimonie. Spazio, dunque, ad una devozione vissuta con “creatività”. In secondo luogo, si chiede “la collaborazione dei fedeli per evitare processioni e attività che generano assembramenti”, nel rispetto delle norme anti-contagio stabilite dalle autorità e dalla Chiesa stessa. Al terzo punto, gli “Orientamenti pastorali” informano i fedeli che “l’Arcidiocesi di Managua concede di sostituire o dispensare, quest’anno, le promesse e i voti fatti con atti di preghiera, penitenza e carità”. (IP)

15 luglio - ITALIA Monsignor Lorefice: impariamo da Santa Rosalia ad abbandonare il superfluo e ad avere cura degli altri e della terra, perché solo la condivisione è la via della salvezza

Guardando all’esempio di Santa Rosalia, occorre “imparare a lasciare”. Lo ha detto ieri sera l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, nel suo discorso alla città alla vigilia del giorno in cui il capoluogo siciliano celebra la sua patrona. Palermo quest’anno ha organizzato in tono minore il “Festino”, nel rispetto delle norme anti-Covid, e il presule, che oggi alle 19 presiede la solenne messa pontificale facendo memoria della miracolosa liberazione dalla peste, nel XVII secolo, per intercessione della santa, ha ricordato che Rosalia Sinibaldi lasciò la ricchezza per farsi povera, rinunziò “a possessi e sicurezze per servire” e ha aggiunto che adesso “la pandemia, in una maniera bruciante, ci ha messi di fronte alla grande questione della divisione tra ricchi e poveri, tra Sud e Nord, tra pochi privilegiati e miliardi di sventurati”. “Quanta gente è morta o sta morendo, in tante parti del pianeta, perché non ha assistenza sanitaria, perché non ha i servizi essenziali, perché non può essere curata - ha affermato il presule -. (…) la disuguaglianza è la rovina della nostra storia”. Per questo, per monsignor Lorefice, l’Occidente “deve lasciare i privilegi di un ordinamento ingiusto, portatore di morte. Lasciare una ricchezza e un’economia che puntano solo al profitto e non hanno riguardi per la vita; che creano solo conflitto, dolore”. Guardando in particolare alla realtà palermitana, il presule ha sottolineato che “la crisi della pandemia ha aggravato i problemi economici, provocando la perdita di posti di lavoro, acuendo la crisi delle piccole imprese, indebolendo i giovani e le famiglie, creando i presupposti per un nuovo fiorire dell’economia mafiosa, dell’imprenditoria criminale, che sguazza nel degrado e nel bisogno”. Quindi ha rimarcato: “Se non cambieremo, se a Palermo il coronavirus diverrà una nuova grande opportunità per la mafia e la criminalità (…) sarebbe un tragico scandalo, e saremmo noi, tutti noi i responsabili di questo scandalo”. (TC)

15 luglio - MALTA Messa per conclusione anno scolastico. Monsignor Grech: le scuole sono volto della Chiesa nel mondo

Le scuole sono il volto della Chiesa nel mondo: lo ha detto l’Amministratore apostolico di Gozo, Monsignor Mario Grech, celebrando ieri, 14 luglio, la Messa di ringraziamento a conclusione dell’anno scolastico 2019-2020. La celebrazione si è tenuta nel Santuario locale intitolato a “Nostra Signora di Ta’ Pinu”, alla presenza dei membri del Segretariato per l’Educazione cristiana. “Le scuole – ha ribadito il presule – sono arterie vitali della Chiesa di Cristo e tutti coloro che varcano la soglia degli Istituti formativi cattolici stanno, di fatto, entrando nella Chiesa”. Dall’Amministratore apostolico anche l’esortazione a seguire gli insegnamenti contenuti nella “Christus vivit”, l’Esortazione apostolica di Papa Francesco che raccoglie i suggerimenti emersi dal Sinodo sui giovanidel 2018. Tale documento, infatti, offre “una tabella di marcia su come svolgere la Pastorale nelle scuole”, ha spiegato Monsignor Grech. “Se si fallisce come scuola, allora si fallisce anche come Chiesa”, ha aggiunto ancora il presule, invitando quindi i centri educativi a fornire “una formazione veramente ispirata al primo educatore, ovvero Gesù Cristo”, così da “gettare le basi fondamentali della Chiesa e della società”. La Messa si è conclusa con un breve momento di preghiera davanti all’immagine della Madonna dei pini. Da ricordare che a Malta sono presenti oltre 70 scuole cattoliche, frequentate da circa17mila alunni. La Costituzione maltese afferma che lo Stato è obbligato a offrire corsi di educazione cattolica nelle scuole statali. Questo è ribadito nell’accordo tra la Santa Sede e lo Stato di Malta, firmato il 16 novembre 1989, e nelle “Modalità del regolamento sull’istruzione e l’istruzione religiosa cattolica nelle scuole pubbliche”. Un altro accordo tra la Santa Sede e Malta, firmato il 28 novembre 1991, garantisce l’esistenza delle scuole gestite dalla Chiesa nell’isola. Gli istituti formativi cattolici maltesi sono particolarmente sensibili alla salvaguardia del Creato: significativa, in questo senso, l’iniziativa di tredici scuole cattoliche dell’isola che, nel 2013, hanno avviato in via sperimentale il progetto “Ges – Green Energy Schools”, ovvero “Scuole ad energia verde” che ha implicato l’installazione di pannelli fotovoltaici e di luci “intelligenti” nei centri educativi. (IP)

15 luglio - REGNO UNITO CAFOD e DEC uniti per aiutare i Paesi più poveri colpiti dalla pandemia

Le vite di milioni di persone nel sud del mondo sono a rischio a causa della pandemia di coronavirus che si diffonde nei campi profughi e nei Paesi in conflitto. Il CAFOD, agenzia cattolica che lavora per alleviare la povertà e la sofferenza nei Paesi in via di sviluppo, ha deciso di rispondere all’Appello Coronavirus lanciato ieri dal Disasters Emergency Committee (DEC) e unire le forze per aiutare gli Stati più vulnerabili - in particolare Yemen, Siria, Somalia, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan e Bangladesh – dove, a causa della povertà, della siccità e dei conflitti, la diffusione del virus è più facile. "Nel Regno Unito la nostra lotta contro il coronavirus è entrata nella fase successiva, ma in molte delle comunità più povere del mondo la lotta è appena iniziata”, ha affermato il direttore del CAFOD, Christine Allen, sulla pagina web dell’organismo caritativo della Chiesa cattolica. Le famiglie fuggite dai conflitti, che vivono in campi affollati o in rifugi di fortuna, sono particolarmente vulnerabili. “Abbiamo bisogno del vostro sostegno – ha aggiunto la Allen - per raggiungere queste comunità e aiutare le persone ad affrontare nel miglior modo possibile la pandemia”. In molti luoghi del mondo non ci sono abbastanza letti d'ospedale o attrezzature per curare tutti coloro che si ammalano. Promuovere il lavaggio delle mani e la fornitura di dispositivi di protezione individuale, consigli sulla salute e la distribuzione di pacchi alimentari può fare un'enorme differenza. Le donazioni che arriveranno in risposta all’Appello del DEC andranno a sostenere le famiglie vulnerabili, fornendo acqua pulita, sapone e disinfettante per le mani, promuovendo campagne informative affinché le persone sappiano cosa fare per mettersi al sicuro e proteggere gli altri; e aiuteranno i sistemi sanitari e gli operatori umanitari, fornendo formazione, dispositivi di protezione individuale e attrezzature sanitarie ai soccorritori in prima linea. Il DEC riunisce 14 organizzazioni umanitarie leader nel Regno Unito, tra cui CAFOD e Christian Aid, impegnate a raccogliere fondi per raggiungere rapidamente chi si trova nel bisogno. (AP)

15 luglio - FILIPPINE 21 giorni di preghiera per la “guarigione nazionale” del Paese

Dal 16 luglio, Festa della Madonna del Carmelo, al 5 agosto, Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore: sono questi i 21 giorni di preghiera indetti dall’Arcivescovo di Lingayen-Dagupan, nelle Filippine, Monsignor Socrates Villegas. Le tre settimane di orazione saranno dedicate alla “guarigione nazionale” del Paese, soverchiato da mille sfide, tra cui quella della pandemia da coronavirus. In una lettera ai parroci dell’Arcidiocesi – informa il sito web della Conferenza episcopale filippina – Monsignor Villegas sottolinea il senso di “impotenza e scoraggiamento” che aleggia nel Paese ed evidenzia come l’emergenza sanitaria e “i disordini socio-politici” facciano sentire le persone “incapaci di fare qualcosa, di capire come essere discepoli del Signore”. Di qui, l’invocazione alla Vergine Maria perché “se ci aggrappiamo a Lei – sottolinea l’arcivescovo – non resteremo mai indifesi”. Monsignor Villegas spiega, poi, che il significato del numero 21 che fa riferimento “ai ventuno atti di ribellione degli israeliti dopo la liberazione dall'Egitto”: “Oggi, siamo in stato di ribellione contro Dio e per questo vediamo le conseguenze del nostro peccato – aggiunge il presule - Dobbiamo pentirci, se vogliamo essere guariti”. Nello specifico, durante i 21 giorni dell’iniziativa, in ogni Messa dovranno essere recitati l’Atto di consacrazione del Paese alla Madonna e la “Preghiera per la guarigione nazionale”. La recita degli stessi testi liturgici viene incoraggiata anche nelle famiglie, al termine del Rosario quotidiano. Il 5 agosto, poi, ultimo giorno dell’iniziativa, alle ore 11.00, verrà celebrata una Messa solenne nella Basilica di Nostra Signora di Manaoag. “A causa dei limiti imposti dalla pandemia – sottolinea l’Arcivescovo filippino - all'interno della Basilica saranno presenti solo i sacerdoti diocesani e religiosi, e le religiose. La Messa sarà comunque trasmessa in streaming e i fedeli sono incoraggiati a parteciparvi attraverso le piattaforme dei social media disponibili”. “Non cediamo allo scoraggiamento e alla tristezza – conclude il presule – Ma andiamo dalla Madonna, nostra Madre, confidiamo in Lei e cerchiamo conforto". (IP)

15 luglio - NIGERIA Chiesa e Governo uniti nella lotta alla tratta di esseri umani

Scendono in campo insieme la Chiesa cattolica e il Governo della Nigeria per combattere crimini come lo stupro e la tratta di esseri umani: lunedì 13 luglio, Julie Okah-Donli, direttore generale dell’Agenzia nazionale per la proibizione del traffico di persone (Naptip), si è recata in visita di cortesia presso l’Arcivescovo di Abuja, Monsignor Ignatius Kaigama. “Scopo della visita – informa il sito web della Recowa-Cerao (Conferenza episcopale regionale dell'Africa occidentale), di cui lo stesso presule è presidente – è stato quello di avviare una possibile collaborazione Stato-Chiesa per lavorare insieme nella lotta alla tratta e allo stupro”. In Nigeria, infatti, i casi di violenza sessuale sono aumentati notevolmente negli ultimi mesi, tanto che tra gennaio e maggio ne sono stati registrati ben 717, tra cui alcuni che hanno provocato la morte delle vittime. La popolazione è scesa in strada in segno di protesta, sotto l’hashtag #WeAreTired (Siamo stanchi), chiedendo giustizia e interventi urgenti di contrasto a tali crimini. Dal suo canto, nel corso dell’incontro con la Okah-Donli, l’Arcivescovo Kaigama ha ribadito la disponibilità della Chiesa a collaborare con il Governo, sottolineando: “Lo stupro non è solo un peccato, ma un reato penale. La Chiesa cattolica è disposta a collaborare a lavorare insieme alla Naptip per eliminare questa minaccia". Il presule ha ricordato, inoltre, che “in ambito internazionale, la Chiesa cattolica è già impegnata nella lotta contro questi crimini” e che, secondo le direttive di Papa Francesco illustrate nel Motu proprio “Vos estis lux mundi”, l’Arcidiocesi di Abuja ha avviato un programma per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. “Abbiamo istituito un apposito Comitato composto da sacerdoti, personale medico e legale, ed esperti in vari campi, tutti pronti a collaborare con la Naptip per combattere ogni violazione dei diritti umani”, spiega la Chiesa di Abuja.  (IP)

15 luglio - INDIA In costante aumento gli episodi di violenza contro i cristiani nel Paese

Non si placa la violenza contro i cristiani in India. Nemmeno la diffusione della pandemia di coronavirus e l’isolamento imposto a livello nazionale per arginarla sono riusciti a portare sollievo ai cristiani.  Secondo un rapporto semestrale del Forum cristiano unito (UCF), organizzazione cristiana interdenominazionale a Nuova Delhi, che lotta per i diritti della minoranza cristiana principalmente attraverso la protesta – riporta UCA News -, 121 sono stati gli epidosi di violenza in 15 Stati nel primo semestre dell’anno, con la perdita di due vite umane, e 95 gli attacchi registrati nel Paese. Le chiese prese d’assalto sono state spesso occupate illegalmente o sigillate.  "Nessuno dovrebbe essere perseguitato a causa della sua fede” ha detto Michael Williams, presidente dell'UCF, in un comunicato stampa diffuso il 13 luglio. “È preoccupante vedere questi orrendi atti di mobocrazia che continuano anche dopo una serie di indicazioni della Corte Suprema al governo”. "La polizia e l'amministrazione locale, che sono responsabili dell'ordine pubblico - ha aggiunto il leader cristiano -, devono agire rapidamente contro chiunque sia coinvolto nella violenza”. L'UCF, che assieme ad Alliance Defending Freedom India, Religious Liberty Commission of EFI e Christian Legal Association, è riuscita a far riaprire 19 chiese e a far rilasciare 28 parroci, su cauzione o assolti da false accuse, ha spiegato che gli incidenti rivelano come la libertà di praticare la propria fede sia stata ridotta in 15 dei 28 Stati indiani e ha aggiunto che nessun partito politico sta prendendo una posizione forte contro questi atti di violenza.  Cresce in maniera incontrollata la tendenza a non presentare una denuncia, i primi rapporti informativi (FIR), contro gli autori delle violenze, al punto che solo 20 dei 121 incidenti verificatisi sono stati registrati. (AP)

14 luglio - MALI Di fronte alle tensioni socio-politiche, i leader religiosi lanciano un appello al dialogo

I leader religiosi del Mali invitano alla calma e al dialogo. Dopo i violenti disordini dei giorni scorsi nella capitale, il presidente dell’Alto Consiglio Islamico, Cherif Ousmane Madani Haidara, il cardinale Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako, e il presidente dell’Associazione dei gruppi delle Chiese e delle missioni protestanti evangeliche, Nouhou Ag InfaYattara, si sono rivolti alla popolazione, riferisce maliwebnet, attraverso i canali dell’emittente pubblica Ortm. Il cardinale Zerbo ha affermato che il Mali non merita ciò che sta accadendo, si è detto addolorato per le vittime degli scontri e ha esortato a pacifici accordi. Contro il presidente Ibrahim Boubacar Keita, ritenuto incapace di risolvere i molteplici e gravi problemi del Paese - l’insicurezza, la corruzione, la chiusura di diverse scuole, la sanità al collasso - a Bamako si sono svolte manifestazioni guidate dal gruppo M5-RFP (Rassemblement des Forces Patriotiques), coalizione di esponenti politici, religiosi e della società civile. La popolazione è stanca anche della crisi economica e del terrorismo jihadista che imperversa e le proteste sono degenerate in scontri dopo che il presidente ha deciso di avviare riforme per fermare gli oppositori e ha respinto le loro richieste di sciogliere il parlamento e formare un governo di transizione. Il bilancio è di almeno 11 morti e decine di arresti. (TC)

14 luglio - ITALIA Palermo celebra la sua patrona Santa Rosalia, alcune reliquie esposte fino al 28 agosto

È atteso questa sera, al termine dei solenni vespri pontificali previsti alle 19.30 sul sagrato della cattedrale, il messaggio dell’arcivescovo Corrado Lorefice alla città di Palermo per il 396.mo Festino di Santa Rosalia. La celebre festa di 5 giorni con i quali i palermitani fanno memoria del ritrovamento delle spoglie di Rosalia Sinibaldi sul Monte Pellegrino il 15 luglio del 1624, rievoca anche la liberazione di Palermo dalla peste, l’anno successivo, grazie alla sua intercessione. Già nel 1630 il Martirologio descriveva così il 15 luglio: “A Palermo invenzione del corpo di S. Rosalia Vergine palermitana che, sotto il Pontificato di Urbano VIII, ritrovato miracolosamente, liberò la Sicilia dalla peste nell’anno del giubileo”. E “A peste, fame et bello libera nos, Domine” (Dalla peste, dalla fame e dalla guerra, liberaci, Signore) è lo slogan quest’anno delle celebrazioni per ricordare la santuzza, nel capoluogo siciliano; si tratta dell’antica invocazione che i cristiani levavano a Dio perché venissero meno le calamità, e in tempo di Covid-19, con un festino dal programma limitato nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, Palermo prega ancora così chiedendo l’intercessione della sua patrona. (TC)

14 luglio -  CANADA - Plenaria dei vescovi a settembre in modalità virtuale. Modificata anche l'agenda dei lavori

Come in moltissimi altri Paesi, a causa dell’emergenza Coronavirus, la prossima assemblea plenaria della Conferenza episcopale canadese (Cecc-Cccb), prevista dal 21 al 25 settembre, si terrà in modalità virtuale. La decisione – riporta il sito della Cecc-Cccb - è stata presa dal Consiglio permanente, riunito nei giorni scorsi a Ottawa, alla luce delle attuali restrizioni sugli assembramenti che potrebbero essere ancora in vigore in Canada in autunno e per la sicurezza dei partecipanti. “È   una decisione che i membri del Consiglio permanente non hanno preso a cuor leggero", ha spiegato monsignor Richard Gagnon, arcivescovo di Winnipeg e presidente del Cecc-Cccb. "La discussione sulle opzioni possibili per la plenaria di quest'anno sono iniziate alcuni mesi fa. Abbiamo costantemente monitorato la situazione nella speranza di poterci riunire di nuovo in sicurezza . Sfortunatamente, la realtà attuale è ancora troppo incerta per consentirci di organizzare in pochi mesi un incontro di persona”, ha aggiunto il presule. Anche il programma dei lavori sarà parzialmente modificato.  I temi discussi saranno limitati all’essenziale, mentre non ci sarà il consueto intervento di un ospite d’onore. Esclusa inoltre la presenta di osservatori esterni ai lavori- rappresentanti di organizzazioni  cattoliche e di organismi ecumenici. I vescovi stanno lavorando in queste settimane alla scelta degli argomenti che saranno messi all’ordine del giorno. (LZ)

14 luglio - SENEGAL Chiese chiuse per almeno un altro mese. I vescovi invitano alla prudenza e alla responsabilità

Nonostante la decisione del Governo senegalese di allentare le restrizioni sugli assembramenti contro il contagio del Coronavirus, i vescovi senegalesi hanno deciso di non riprendere ancora le Messe con concorso di popolo. “Secondo i pareri che abbiamo potuto raccogliere, la situazione attuale non pesa a favore di una riapertura immediata delle nostre chiese al culto”, si legge in una dichiarazione diffusa il 10 luglio e firmata dall’arcivescovo di Dakar, monsignor  Benjamin Ndiaye.   Anche se è vivo comune desiderio di ricominciare ad andare in chiesa, i vescovi esortano i fedeli “ad essere pazienti nella fede e nella speranza”. A pesare sulla decisione – spiegano - sono in particolare i dati forniti dal Ministero della Sanità che indicano che la pandemia si è diffusa in aree e regioni inizialmente risparmiate e la stabilità della curva dei nuovi positivi che si è attestata intorno al 9-10%, un tasso che potrebbe aumentare nei prossimi giorni o settimane. Il Paese africano ha registrato finora più di 8mila casi, 146 decessi e 5.446 guarigioni.   L’allentamento delle misure restrittive - riporta il sito della Recowa-Cerao, la Conferenza episcopale regionale dell'Africa Occidentale - è stata annunciata dal Ministro degli Interni, Aly Ngouille Ndiaye,  il 4 luglio dopo due notti di manifestazioni contro il copri-fuoco. Nello specifico, è stato tolto il divieto di spostamento da una regione all’altra del Paese, si sono ridotte le ore di coprifuoco e sono stati autorizzati alcuni assembramenti nei luoghi pubblici o privati, compresi ristoranti, chiese e palestre.  E tuttavia la Chiesa di Dakar invita a non abbassare la guardia e sottolinea la necessità di “valutare la situazione della pandemia dopo la riapertura dei mercati, la ripresa degli spostamenti da una città all’altra, la riapertura delle scuole e la fine dello stato di emergenza”. Il timore dei vescovi riguarda una possibile seconda ondata che potrebbe riportare a un nuovo confinamento. L’invito è dunque alla prudenza: le chiese potrebbero riaprire a metà agosto, ma solo “se la situazione migliorerà”. (LZ)

14 luglio - TOGO - Ancora sospese le Messe pubbliche: la preoccupazione dei vescovi

 Non sono ancora riprese, in Togo, le Messe con concorso di popolo, sospese da più di tre mesi per evitare i contagi da coronavirus. Non mancano, quindi, le difficoltà in molte chiese e parrocchie del Paese che non possono contare più sulle collette dei fedeli. Preoccupazione viene espressa, a tal proposito, dal presidente della Conferenza episcopale locale, Monsignor Benoît Alowonou che, in un’intervista alla testata “La Croix Afrique”, spiega: “La sospensione delle celebrazioni pubbliche ha implicazioni anche finanziarie. Fortunatamente, molti parrocchiani si stanno organizzando intorno ai loro parroci e ai sacerdoti per compensare con altri aiuti l'assenza di donazioni”. Tali aiuti consistono in “contributi finanziari per pagare le bollette dell'elettricità e dell'acqua, offerte di prodotti alimentari sia per i sacerdoti che per i bisognosi che vanno a bussare alle porte delle parrocchie, passaparola per far conoscere anche agli altri cristiani le difficoltà vissute dalle chiese locali”. I problemi riguardano molte strutture cattoliche, come ad esempio le scuole, dove gli stipendi degli insegnanti vengono pagati per lo più grazie alle rette versate dagli studenti. Molti docenti, quindi, sottolinea il presidente della Cet, non ricevono più il salario dal mese di marzo: “Potete immaginare le conseguenze”, commenta. Quanto alla riapertura dei luoghi di culto, Monsignor Alowonou spiega di aver avuto tre importanti incontri con il Ministero dell’Amministrazione territoriale: in tutte le riunioni, sia le autorità che i leader religiosi “hanno espresso il desiderio di una rapida riapertura della chiese”, purché avvenga “nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria”. Per questo, si sta pensando ad una riapertura parziale e graduale che permetterebbe di monitorare meglio lo sviluppo della pandemia. Tuttavia, l’emergenza coronavirus ha lasciato anche un bell’insegnamento, ovvero che “tutto è grazia”, dice il presidente della Cet. “La solidarietà dei cristiani nelle parrocchie va incoraggiata e sostenuta – aggiunge – Non solo: abbiamo anche percepito la grande sete del popolo di Dio per la preghiera comunitaria e l’Eucaristia”. “Ci siamo resi conto infatti – conclude il presule – che nulla può sostituire la bellezza dei fratelli e delle sorelle che si riuniscono insieme per pregare”. (IP)

14 luglio - PANAMA - Il grazie dei vescovi ai media cattolici: avete mantenuto l’unità tra i credenti

Grazie perché, in tempo di pandemia da coronavirus, avete mantenuto unita la comunità dei credenti: così scrive, in un messaggio ai mass-media cattolici, Monsignor Manuel Ochogavía Barahona, segretario generale della Conferenza episcopale di Panama, nonché presidente del Consiglio dei mezzi di comunicazione cattolici. In particolare, l’operato dei giornalisti e dei comunicatori viene lodato perché “è servito a superare le distanze, garantendo contenuti di qualità non solo di intrattenimento, ma anche di incoraggiamento per chi combatte ancora in prima linea contro il Covid-19”, come il personale sanitario. “I media e i comunicatori cattolici – scrive il presule – sono scesi in campo, anche a rischio della vita, per cercare materiale informativo e di approfondimento in grado di mantenere la Chiesa vicina ai fedeli e la comunità dei credenti unita”. A tal proposito, una riflessione a parte viene fatta sui social network, che in questo periodo hanno contribuito moltissimo a conservare i legami tra i fedeli. “Credo che la Chiesa sia stata felicemente costretta a fare un salto tecnologico – sottolinea Monsignor Ochogavía – tanto che ora ci sono molte più parrocchie e comunità attive sulle piattaforme digitali. E questo è un grande arricchimento, molto positivo”. I media cattolici, aggiunge il presule, sono riusciti a far vivere alle persone l’Eucaristia, la preghiera, la Lectio divina ed a trasmettere loro le parole di Papa Francesco e dei vescovi di Panama: “Questo – prosegue il messaggio – ha generato una produzione impressionante di riflessioni e comunicazione in cui abbiamo ‘vinto’ tutti. Ne sono molto felice”. Ovviamente, c’è ancora molto da fare e il segretario generale della Cep se ne dice consapevole: “La produzione dei mass-media cattolici deve essere più varia – sottolinea – e deve raggiungere tutti i tipi di pubblico, compreso quello non cattolico”. Ma per ottenere questi risultati serve ancora tempo, perché “c’è molto da imparare”. (IP)

14 luglio -  SVIZZERA - Cantone di Vaud: cattolici e protestanti uniti per aiutare i bisognosi

Ecumenismo della carità: così si può definire l’opera messa in atto dalla Caritas e dal Centro sociale protestante (Csp) del Cantone di Vaud, in Svizzera, per aiutare le persone rese più vulnerabili dalla pandemia di coronavirus. Cattolici e protestanti insieme, infatti, hanno donato più di un milione di franchi ai bisognosi, aiutandoli a superare le conseguenze economiche e sociali derivanti dall’emergenza sanitaria. “Dall’inizio della crisi, nel mese di marzo – riporta l’agenzia cattolica svizzera Cath – la Caritas e il Csp di Vaud si sono mobilitati per rispondere alle necessità della popolazione creando un Fondo di aiuti d’emergenza e impegnando i loro operatori direttamente sul campo. E grazie al loro contributo, accresciuto anche dalle imprese locali, in poche settimane è stato raccolto oltre un milione di franchi”. Gli aiuti sono stati, poi, distribuiti in modo coordinato da entrambi gli organismi che hanno approntato un numero telefonico diretto per smistare tutte le richieste. In particolare, il Fondo ha dato priorità alle persone che hanno perso il lavoro a causa della pandemia e che non hanno accesso all’assistenza pubblica. Fino al 30 giugno, in totale sono stati distribuiti 1,07 milioni di aiuti, di cui 133mila franchi in buoni-pasto spendibili negli Empori solidali della Caritas, affinché i più bisognosi possano acquistare generi alimentari a prezzi bassi. Da ricordare che il 57 per cento delle persone che hanno ricevuto aiuti vive a Losanna; il 62 per cento è composto da donne, mentre l’81 per cento degli aiuti servirà a pagare le spese di affitto. Ulteriori richieste verranno vagliate nel corso dell’estate. (IP)

14 luglio - INDIA Arcidiocesi Calcutta: programma radiofonico per supporto spirituale ai camionisti

Nella lingua locale, “sambandh” vuol dire “affinità” ed è questo il principio che guida l’azione del Seva Kendra di Calcutta, in India: questo Centro di servizi sociali dell’Arcidiocesi locale, infatti, è impegnato a costruire “una società armoniosa, attraverso la partecipazione e l’inclusione delle persone in difficoltà e più svantaggiate”. Tra i tanti servizi offerti per la promozione umana, dunque, arriva ora “Sambandh”, il primo programma radiofonico dell’India dedicato ai camionisti. Definiti “i guerrieri delle autostrade”, gli autotrasportatori sono al centro della trasmissione che - informa la pagina Facebook diocesana - va in onda ogni sabato, dalle 8.00 alle 10.00, e che è dedicata al loro supporto spirituale, nonché allo sviluppo del loro benessere sociale e psicologico. Ma il Seva Kendra di Calcutta porta avanti altri numerosi progetti: nell’ambito della giustizia sociale, ad esempio, lavora a programmi di riduzione della povertà urbana e di tutela dei lavoratori domestici; nel settore più strettamente caritativo, invece, si adopera per le donne che vivono nelle baraccopoli, affinché possano uscire dall’indigenza avviando piccole imprese di sartoria. E ancora: il Centro è molto attivo sul fronte della salvaguardia del Creato, dove si impegna nella gestione corretta delle risorse naturali, così da combattere i cambiamenti climatici. Punto focale di questi progetti è l’installazione di pannelli solari nelle strutture educative e caritative, insieme alla formazione dei bambini sui temi ambientali. Senza dimenticare l’ambito sanitario: il Seva Kendra è presente presso l’ospedale locale “San Giuseppe” e presso la scuola-infermieri di Midnapur. Il tutto nell’ottica di “una società autosufficiente basata sulla pace, l’amore e la giustizia, nel rispetto della dignità umana e dell’ambiente”. (IP)

14 luglio - COLOMBIA - Corso di formazione online: "La Chiesa ai tempi della pandemia”

Avrà inizio il 18 luglio il secondo corso di formazione online, dal titolo “La Chiesa ai tempi della pandemia”, organizzato dall’arcidiocesi di Barranquilla che, attraverso la riflessione, il discernimento e la preghiera cercherà di "avvicinarci a questo momento inedito che stiamo vivendo, con la visione della Chiesa e un profondo amore per Cristo che accompagna le nostre gioie, i nostri sforzi e i nostri desideri". La pandemia, infatti, pur cambiando le nostre vite, non ha impedito alla Chiesa di mantenere viva la fede e l’esperienza dell’incontro con Cristo. Chi fosse interessato al corso, che rifletterà sul tema "Evangelizzare in tempi di pandemia", offerto da padre Arqímedes González Bustamante, vicario della Pastorale dell'arcidiocesi di Barranquilla, potrà accedervi tramite il sito www.formacionbaq.com, dove, attraverso una piattaforma didattica di apprendimento, potrà interagire con studenti e tutor e partecipare all’incontro formativo, articolato in quattro fasi: introduzione all'incontro, video-riunione, materiale di studio/lettura ed esercizi di valutazione. (AP)

14 luglio - MONDO - Chiese cristiane: riformare la finanza mondiale per uscire dalla crisi. Dal Regno Unito l'appello dei leader religiosi a cancellare il debito   

Un appello a cambiare radicalmente l’attuale finanza globale e a promuovere, nel dopo Covid-19, una ripresa economica che sia giusta e sostenibile. A rivolgerlo ai leader del G-20, il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), la Comunione mondiale delle Chiese riformate (Wcrc), la Federazione luterana mondiale (Flm) e il Consiglio per la missione mondiale (Cwm). In una lettera congiunta i quattro organismi, che rappresentano circa 500 milioni di cristiani nel mondo, esprimono “profonda preoccupazione” per l’impatto sanitario ed economico della pandemia del Covid-19 che sta falciando vite umane ovunque, ma anche compromettendo i mezzi di sussistenza di milioni di persone.  “Ad oggi ci sono mezzo milioni di morti, una massiccia disoccupazione, un accresciuto indebitamento, povertà disuguaglianze in molte parti del mondo”, mentre la diffusione del contagio continua ad accelerare, si legge nella missiva. "Questo momento ci offre un’occasione senza precedenti per analizzare l’attuale ordine mondiale e ricostruire meglio un sistema diverso che sostenga la salute, il benessere e la resilienza delle comunità e del pianeta per le generazioni future", esortano quindi le Chiese cristiane, sottolineando “che le misure e le politiche per la ripresa nel dopo Covid-19 devono essere compatibili con interventi urgenti e ambiziosi contro crisi climatica".  Secondo i leader cristiani, "perché questi cambiamenti siano fattibili e sostenibili, le discussioni devono avvenire anche sotto l'egida delle Nazioni Unite, dove c’è un'ampia partecipazione dei Paesi e della società civile". L’obiettivo deve essere di “assegnare adeguate risorse finanziarie per salute pubblica e la protezione sociale di centinaia di milioni di persone i cui mezzi di sussistenza sono stati drasticamente ridotti dalla pandemia e dalle relative misure per contrastarla".  Soprattutto, secondo le Chiese cristiane, occorre annullare il debito estero dei Paesi con un reddito medio-basso, che già prima della crisi sanitaria era a livelli di guardia. Ciò consentirebbe ai Governi di liberare le risorse di cui hanno bisogno per affrontare efficacemente la pandemia e favorirebbe quindi la resilienza delle comunità locali. E un forte appello per la cancellazione del debito dei Paesi poveri è stato rivolto ieri al G-20, alla Banca Mondiale, al Fondo monetario internazionale (Fmi) e ai creditori privati anche dai vescovi del Regno Unito in una lettera aperta firmata insieme a diversi altri leader religiosi britannici e pubblicata ieri sul sito della Conferenza episcopale inglese e gallese (Cbcew).  “Insistere sul pagamento del debito di fronte alla sofferenza causata da questa pandemia sarebbe un affronto alle tradizioni religiose che rappresentiamo",  affermano i 77 firmatari (LZ)

14 luglio - PORTOGALLO - Chiesa di Freamunde finalista al Premio internazionale Architettura sacra

(VNS) – 14lug20 – È tra i dieci finalisti del Premio internazionale di Architettura sacra “Frate Sole” la nuova chiesa di Freamunde, in Portogallo, intitolata al Divin Salvatore. Bianca nel colore e lineare nella struttura, semplice e squadrata, la chiesa è sormontata da una grande croce. Soddisfazione per la nomina arriva dal parroco, padre Manuel Luis de Brito che, intervistato dall’agenzia Ecclesia, sottolinea “l’alta qualità” della chiesa non solo a livello architettonico, ma anche liturgico. “Tra 114 progetti di chiese di tutto il mondo, in 33 Paesi, essere tra i 10 finalisti è già di per sé un grande riconoscimento", afferma. L’edificio si trova nel comune di Paços de Ferreira, nella diocesi di Porto; inaugurato il primo dicembre 2019, è stato progettato dall’architetto Vítor Leal Barros. Particolare è il sistema di illuminazione, basato su un gioco di trasparenza: la parete di fondo del luogo di culto è, infatti, in vetro: “È un richiamo al trascendente – spiega ancora il parroco – e il simbolo di una Chiesa aperta al mondo, ‘in uscita’, come più volte auspicato da Papa Francesco”. L’ambone e l’altare sono, invece, in marmo bianco, per dare un’idea di “continuità”, mentre non c’è distanza tra presbiterio e assemblea, così da esplicitare il concetto di “Chiesa in comunione”. Il nuovo edificio, costato 2,5 milioni di euro, è stato eretto su un terreno donato da privati ed ha una capienza di 600 persone. Oltre alla sagrestia e alla camera ardente, è presente anche un Auditorium polifunzionale. (IP)

14 luglio - MYANMAR - Messe sospese fino alla revoca delle misure restrittive

La Chiesa, in seguito alla decisione, presa dal Comitato centrale nazionale per la prevenzione, il controllo e il trattamento del Covid-19, di estendere le misure di prevenzione dal 15 al 31 luglio, per contenere la diffusione del virus, ha annunciato - si legge su UCA News - che non riprenderà le Messe pubbliche e le altre cerimonie liturgiche finché tali misure non saranno revocate dalle autorità. I cattolici del Myanmar, dunque, continueranno a partecipare alle Messe domenicali attraverso i canali online. È la sesta volta che le misure preventive, che includono fra le altre cose l'obbligo di indossare mascherine in pubblico e il divieto di assembramenti di oltre 5 persone, vengono estese da quando sono state imposte per la prima volta in aprile. Il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, nell’omelia di domenica 12 luglio, ha parlato del Covid-19 come di un “seme piantato dal nemico Satana”. “Questa erbaccia – ha detto - è cresciuta e ha ucciso più di mezzo milione di persone e ne ha infettate milioni. Dio ha chiamato tutta l'umanità a seminare il seme della compassione per combattere l'erbaccia del Covid”. Monsignor Bo ha dunque auspicato “che il giorno della liberazione arrivi presto” e che, nonostante “la sfida dell'implacabile diffusione del virus, la nostra fede continui a sostenerci". (AP)

14 luglio - ITALIA - Riapre il Museo Diocesano di Tricarico. Un nuovo allestimento per ripartire dalla fede e dalla cultura del territorio

Un segno di speranza e di responsabilità nella gestione di un patrimonio culturale vissuto come motivo di promozione umana, sociale e spirituale. Rappresenta questo la riapertura, domenica 19 luglio alle 16.30, del Mudit, il Museo Diocesano di Tricarico, nella provincia di Matera. Chiuso a causa dell’emergenza Covid 19 e ora adeguatosi alle normative per la prevenzione del virus, il Mudit torna ad offrirsi come sede espositiva di testimonianze del passato che altrimenti finirebbero perdute, ma anche come trampolino di rilancio di un territorio. All’inaugurazione prenderanno parte, tra gli altri, il Direttore del Mudit don Nicola Soldo, il sindaco di Tricarico Vincenzo Carbone  ed il sindaco e  presidente della Provincia di Potenza, Rocco Guarino. Da quest’ultima comunità infatti è stato inserito nel riallestimento significativo materiale bibiliografico: si tratta di un prezioso antifonario del 18.mo secolo e di un importante graduale del 1701, restaurati ed oggi fruibili per il vasto pubblico di studiosi e visitatori. “Il graduale – ricorda don Nicola Soldo a Vatican News  – è un tipo di libro liturgico utilizzato fino al Vaticano II: contiene le musiche delle diverse liturgie: dalle lodi, all’ora media, fino celebrazione della messa”. Primo promotore della riapertura del Museo Diocesano è stato il vescovo di Tricarico, mons. Giovanni Intini, che durante il lockdown aveva promosso la creazione di visite virtuali nell’ambito del progetto “Il Mudit a casa tua”. Il percorso del museo si articola nella la storia della Diocesi perché il visitatore possa immergersi nella bellezza che l'ha caratterizzata, attraverso l'incontro con altre culture, storie testimoniate di integrazione e contaminazione, religiosità popolare, scuole e botteghe. (PO)

14 luglio - POLONIA Online il terzo Congresso della gioventù polacca all’estero

"Vorrei invitarti cordialmente, indipendentemente dall’età, indipendentemente dal Paese in cui vivi, a prendere parte al primo Congresso online della gioventù polacca della diaspora, che inizierà sabato 1° agosto, alle ore 15". Questo l’invito di monsignor Wiesław Lechowicz, vescovo ausiliare di Tarnów e delegato della Conferenza episcopale per l'emigrazione, al terzo Congresso della gioventù polacca, dal titolo “Chiamato alla Santità”, diffuso sulla pagina web dell’Episcopato. Il Congresso di agosto darà il via ad una serie di incontri virtuali, a causa della diffusione della pandemia di coronavirus, durante i quali i giovani delle comunità polacche di tutto il mondo potranno conoscersi, approfondire le loro relazioni e la loro formazione cristiana. Inclusi nel programma dell'incontro, un momento di preghiera comune, la condivisione di pensieri e, in occasione del centenario della nascita di San Giovanni Paolo II, quest'anno, la conferenza di monsignor Lechowicz "Una vocazione alla santità nell'insegnamento di Papa Francesco e nella vita di San Giovanni Paolo II ". Ad organizzare l'incontro, assieme al delegato della Conferenza episcopale per l'emigrazione, il gruppo giovanile, proveniente dalla Germania, "Eagles". (AP)

14 luglio - AUSTRALIA -  Appello Arcidiocesi di Sydney per i senza-tetto: serve soluzione urgente

“Aver bisogno di un tetto sopra la testa è terribile”: lo afferma, in una nota pubblicata sul suo giornale settimanale, “Catholic Weekly”, l’Arcidiocesi di Sydney, in Australia. L’articolo arriva dopo un’inchiesta avviata dal Parlamento federale per analizzare i fattori che portano le persone a diventare senza-tetto, individuare i modi per prevenire tale fenomeno ed esaminare le possibilità per sostenere al meglio le fasce sociali più a rischio. “Le ricadute sociali ed economiche della pandemia da Covid-19 – nota infatti la Chiesa di Sydney - hanno reso più che mai urgente la necessità di un'adeguata edilizia popolare”. Diverse le organizzazioni cattoliche che hanno commentato l’inchiesta: la Società San Vincenzo de’ Paoli, ad esempio, ha espresso apprezzamento per la decisione del governo di porre una moratoria sugli sfratti ed accogliere i senza-tetto in strutture temporanee, nel momento più critico dell’emergenza sanitaria. Tuttavia, resta l’interrogativo sul lungo periodo: una volta finita la pandemia, infatti, i senza-tetto si ritroveranno di nuovo in mezzo ad una strada?  Di qui l’auspicio dell’avvio di “strategie non temporanee, ma a lungo termine” e non limitate solo all’offerta di un’abitazione provvisoria. “L’emergenza abitativa – si legge ancora nell’articolo – non può essere affrontata come un problema solo, ma va pensata nel contesto dell’accesso ai servizi essenziali, come quelli medici e sociali”. I numeri, però, restano alti: attualmente, sono 190mila le famiglie in lista d’attesa per una casa popolare e le richieste sono in crescita, a causa della crisi economica attuale. Per questo, il Jesuit Social Service (Jss) chiede al governo australiano di puntare di più sull’edilizia popolare, ritenuta una “infrastruttura sociale pubblica”. “La rapida insorgenza della pandemia da coronavirus – afferma il Jss – sulla scia della crisi causata dai gravi incendi divampati in Australia ad ottobre 2019, ha messo in luce ed esacerbato le disuguaglianze strutturali esistenti nel Paese per quanto riguarda la carenza di alloggi pubblici”. In quest’ottica, i gesuiti chiedono uno stanziamento specifico di fondi governativi da dedicare a questo settore.

14 luglio -  SPAGNA 16 luglio, “Giornata gente di mare”: messaggio dei vescovi

4 ottobre 1920, Glasgow, Istituto Cattolico: è questo lo scenario che, cento anni fa, accoglieva il primo incontro di riflessione sull’Apostolato del Mare. A distanza di un secolo, l’evento non potrà essere commemorato come previsto, poiché la pandemia da Covid-19 ha costretto a rimandare le celebrazioni ufficiali. Tuttavia, le Conferenze episcopali locali non si sono perse d’animo e si stanno organizzando per commemorare l’avvenimento in altri modi. È il caso, ad esempio, della Conferenza episcopale spagnola (Cee): in vista della “Giornata della gente di mare”, che ricorre il 16 luglio, Solennità della Vergine del Carmelo, i vescovi, con un messaggio  a firma di Monsignor Luis Quinteiro Fiuza, responsabile dell’Apostolato del Mare, esortano i fedeli a pregare per i marittimi che, “nonostante l’emergenza sanitaria, continuano a sostenere, con il loro lavoro, l’economia mondiale, trasportando prodotti di base per la vita quotidiana e sopportando molti sacrifici”, come il confinamento a bordo o il prolungamento della permanenza in mare. Allo stesso tempo, la Cee ringrazia tutti coloro che si pongono “al servizio del popolo del mare” ed esprime la sua “gratitudine ai cappellani e ai volontari che non hanno potuto salire a bordo delle navi a causa delle misure anti-contagio, ma che hanno trovato nuovi modi creativi per continuare a sostenere e ad essere vicini ai marittimi”. Infatti, i vescovi iberici sottolineano che “insieme alla cura spirituale, sono stati introdotti anche il supporto morale e gli aiuti sociali, grazie all’istituzione di luoghi specifici di accoglienza e incontro per la gente di mare”. Tali luoghi sono stati allestiti in diverse parrocchie rivierasche della Spagna, così come nei Centri Stella Maris. “Continuiamo ad essere ‘Chiesa in uscita’ – affermano i presuli – per avviare attività pastorali creative per raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”. Infine, citando il messaggio del Cardinale Peter K.A. Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, diffuso a luglio 2019, in occasione della “Domenica del Mare”, la Chiesa spagnola invita a riconoscere “il volto di Cristo, nei volti dei marittimi di varie nazionalità. Nella babele delle loro lingue, vi raccomando di parlare la lingua dell’amore cristiano che accoglie tutti e ciascuno senza escludere nessuno. Di fronte agli abusi, vi esorto a non avere paura di denunciare le ingiustizie e ad adoperarsi per lavorare insieme per costruire il bene comune ed un nuovo umanesimo del lavoro, promuovere un lavoro rispettoso della dignità della persona che non guarda solo al profitto o alle esigenze produttive ma promuove una vita degna sapendo che il bene delle persone e il bene dell’azienda vanno di pari passo”. (IP)

14 luglio - COLOMBIA - La Chiesa di Puerto Inírida dice “no” alla violenza contro le donne e chiede che sia fatta giustizia

In seguito al femminicidio di Elsy, Kelly e Ana Rosa, donne assassinate recentemente, senza che finora ci sia stata una attività investigativa da parte degli organi giudiziari, il 10 luglio scorso decine di persone, per iniziativa del Vicariato Apostolico di Puerto Inírida, in collaborazione con le amministrazioni dipartimentali e municipali, si sono incontrate nella piazza del Governatorato di Guainía per chiedere giustizia e per dire no alla violenza contro le donne. Dinanzi a questi atti di violenza, a questi "crimini che appaiono in un registro, senza che accada nulla, né che qualcuno venga portato davanti alla giustizia", e che continuano a crescere in questa città, monsignor Joselito Carreño Quiñónez, vicario apostolico di Puerto Inírida, si legge sulla pagina web dell’Episcopato, ha annunciato che sarà creato l'"Ufficio del Buon Trattamento". "La Chiesa cattolica – ha affermato - alza la voce per dare voce al dolore e a tutti coloro che sono stati colpiti dalla violenza. Non possiamo rimanere indifferenti, poiché per la Chiesa ogni azione sociale, economica e politica deve diventare un asse centrale del benessere della persona e della società; per questo sarà creato l’”Ufficio del Buon Trattamento” per offrire sostegno, conforto, guarigione e solidarietà alle vittime degli innumerevoli atti di violenza che oggi colpiscono la nostra società". I manifestanti hanno marciato pacificamente fino alla Procura della Repubblica, dove il presule ha invitato i vari organi investigativi a fare giustizia, a fare in modo che gli omicidi non restino impuniti, chiedendo anche di accelerare i processi e di lavorare all'identificazione dei colpevoli di questi femminicidi. Il vicario apostolico ha auspicato, dunque, che venga ascoltato il grido della comunità e venga fatta giustizia e “che questa pandemia di criminalità, che sta prendendo il sopravvento sulla nostra società, possa scomparire, perché siamo uomini e donne di pace”. (AP)

14 luglio -  STATI UNITI - Giornata di preghiera promossa dai vescovi nel 75.mo anniversario della bomba atomica  

In occasione del 75.mo anniversario del bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki, il prossimo 6 e 9 agosto, i vescovi degli Stati Uniti Uniti invitano i cattolici e “tutte le persone di buona volontà” a partecipare, domenica 9 agosto, a una speciale giornata di preghiera, studio e azione per il disarmo nucleare. La giornata sarà celebrata in concomitanza con i Dieci giorni di preghiera per la pace, l’appuntamento annuale promosso dal 1981 dalla Chiesa in Giappone ad agosto. “Il XXI secolo continua ad assistere a conflitti geopolitici con attori statali e non statali che usano armi sempre più sofisticate e all'erosione del quadro giuridico internazionale sul controllo degli armamenti”, afferma una una nota della Commissione per la giustizia e la pace internazionale della Conferenza episcopale (Usccb). I vescovi americani rinnovano quindi ancora una volta il loro pressante appello contro la proliferazione nucleare, facendo proprie le forti parole pronunciate da Papa Francesco a Nagasaki e Hiroshima lo scorso 24 novembre in occasione del suo viaggio apostolico in Giappone. Una posizione ribadita lo scorso febbraio dalla stessa Commissione episcopale che aveva rilanciato l’appello del Papa contro l’uso e il possesso di armi nucleari. Questa responsabilità, aveva sottolineato Giustizia e Pace, “pesa sulle coscienze di tutti”, sia sulle nazioni che posseggono armi atomiche, come gli Stati Uniti, che devono prendere l'iniziativa per ridurle, sia quelle che non le hanno  che “devono astenersi dal cercare di ottenerle affinché l'articolo VI del Trattato di non proliferazione nucleare sia uno strumento efficace” per la loro completa eliminazione. (LZ)

14 luglio - BURKINA FASO - Fondazione Soleterre offre una Casa di accoglienza per bambini malati di cancro e i loro genitori a Ouagadougou

Una Casa di accoglienza attrezzata per bambini malati di cancro e per i loro familiari è stata messa a disposizione, a tempo potenzialmente indeterminato, dalla Fondazione Soleterre, in partenariato con il GFAOP (Groupe Franco-Africain d'Oncologie Pédiatrique), a Ouagadougou. Composta da sei camere da letto, un grande soggiorno, una cucina, tre bagni, un magazzino, un ufficio e il giardino, la Casa potrà ospitare 12 famiglie composte da un bambino e un genitore ciascuna, che saranno seguiti da un coordinatore, uno psicologo, un’educatrice specializzata, un assistente contabile e uno amministrativo, e un autista. Il responsabile di Soleterre in Burkina Faso, Parfait Tiemtore, nel comunicato diffuso dalla Fondazione, ha spiegato come “l’acquisto della Casa sia un risultato incredibile, perché rappresenta un posto sicuro in cui i bambini e i loro genitori possono alloggiare”.  In primo luogo, essa risolve il problema che hanno i due ospedali della capitale Ouagadougou, lo CHU – Centre Hospitalier Universitaire Yalgado e la struttura pediatrica Charles De Gaulle, che accogliendo più di 220 bambini all'anno non riescono a rispondere al bisogno, costringendo la maggior parte delle famiglie a dormire per terra nei corridoi. Grazie alla nuova Casa, secondo le previsioni, sarà possibile ospitarne più della metà. Essa risolve, in secondo luogo, il problema della distanza, non potendo le famiglie permettersi di trovare un luogo di permanenza vicino all’ospedale e di fare 50 o più chilometri ogni mese dal loro villaggio al centro ospedaliero. E terzo, la Casa aiuta ad evitare l’interruzione delle cure, non potendo le famiglie rimanere a lungo, spesso fino a 6/8 mesi, in ospedale senza lavorare nei campi o nei villaggi. (AP)

13 luglio - AFRICA - Il 2 agosto le Chiese africane celebrano la Giornata del Secam 

Si celebrerà domenica 2 agosto la prossima Giornata del Secam, il Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam). Istituita nel 2014, in occasione del 45.mo anniversario di fondazione dell’organismo che riunisce 37 Conferenze episcopali nazionali e 8 Conferenze regionali africane, la Giornata viene celebrata il 29 luglio o, quando non coincide con una domenica, in quella più vicina a tale data che quest’anno cade appunto il 2 agosto. La Giornata vuole essere un’occasione per fare conoscere ai cattolici africani la storia, l’organizzazione e la missione dell’associazione,  ma anche per pregare per la Chiesa universale e in particolare per quella in Africa. Normalmente è accompagnata da una speciale colletta, ma a causa dell’emergenza Coronavirus - informa una lettera del segretario generale, padre Terwase Henry Akaabiam, citata dal blog dell’Amecea, l'Associazione delle Conferenze episcopali dell'Africa orientale  - questa è stata rinviata. Tuttavia - precisa padre Akaabiam nella lettera indirizzata ai segretari generali delle Conferenze episcopali africane - chi vorrà dare subito un contributo finanziario o materiale potrà farlo. La colletta serve a sostenere l’opera e la missione del Secam ed è un modo per fare sentire a tutti i cattolici africani che ne sono parte a pieno titolo, spiega padre Anthony Makunde, segretario generale dell’Amecea. Nel 2019 il Secam ha celebrato il suo Giubileo d’oro. L'associazione fu infatti istituita nel 1969 e inaugurata da Paolo VI nel luglio di quell’anno, in occasione della sua visita pastorale in Uganda, la prima di un papa nel continente africano. L’idea di creare una struttura continentale capace di promuovere una visione comune della missione della Chiesa in Africa, era maturata subito dopo il Concilio Vaticano II, quando i vescovi africani espressero la volontà di agire in comunione, superando le loro differenze linguistiche, storiche e culturali. La missione specifica del Secam è quindi di preservare e promuovere la comunione fraterna e la cooperazione delle Conferenze episcopali africane, segnatamente nel campo dell’evangelizzazione, della giustizia e la pace e del dialogo ecumenico e interreligioso (LZ).

13 luglio - TURCHIA Wcc e Chiese in Medio Oriente: la decisione su Hagia Sofia duro colpo alla convivenza islamo-cristiana

Continuano nel mondo le reazioni alla decisione del Governo turco di riconvertire in moschea il complesso monumentale di Hagia Sofia ad Istanbul, annunciata il 10 luglio dal Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Un annuncio giunto poche ore dopo la sentenza con cui la Corte Suprema ha annullato il decreto del 1934 del "Padre della Patria" Mustafa Kemal Atatürk che aveva trasformato in museo l’antica basilica bizantina, divenuta moschea dopo la conquista ottomana di Costantinopoli .Dopo le forti parole dei Patriarchi di Mosca Kirill e di Costantinopoli Bartolomeo, a cui si è aggiunta ieri la voce di Papa Francesco all’Angelus, “dolore e sconcerto” per l’iniziativa sono stati espressi anche dal Segretario generale ad interim del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), il reverendo Ioan Sauca, a nome di tutte le sue 350 chiese membro. “Con la riconversione di Hagia Sophia in una moschea avete trasformato un segnale positivo di apertura della Turchia in uno di esclusione e divisione”, ha dichiarato Sauca. Secondo il Wcc, la riconversione di questo “luogo simbolo” creerà “inevitabilmente incertezza, sospetti e diffidenza”, vanificando tutti gli sforzi compiuti anche dalle Chiese cristiane per promuovere il dialogo e la collaborazione tra le diverse fedi. Il timore del Consiglio mondiale delle Chiese è anche che essa possa “incoraggiare le ambizioni di altri gruppi che vogliono cambiare lo status quo e fomentare nuove tensioni tra comunità religiose”. Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (MECC, Middle East Council of Churches), che del Wcc è membro, parla, da parte sua, di “un attacco alla libertà e alla convivenza religiosa”. Attraverso il suo Segretario generale, la libanese Souraya Bechealany, esso chiede quindi all’Onu e alla Lega Araba di ricorrere formalmente contro la decisione, anche per preservare - afferma - il “simbolismo storico rappresentato dalla Chiesa di Hagia Sofia”. (LZ)

13lugglio - COLOMBIA "Strategie per il benessere emotivo degli anziani" in quarantena: conferenza online del Centro cattolico Areté

Il Centro cattolico Areté, fondato nel 2012 a Medellín, con lo scopo di contribuire allo sviluppo integrale della persona in ambito clinico, organizzativo, educativo e sociale attraverso un servizio personalizzato, efficiente e innovativo, terrà una conferenza online gratuita martedì 14 luglio, alle ore 20, dal titolo "Strategie per il benessere emotivo degli anziani". Durante l’incontro, lo psicologo Alis Bedoya Olaya fornirà linee di comportamento per gli anziani da seguire durante l'isolamento a causa della pandemia di coronavirus. La popolazione anziana, ha affermato Bedoya, come si legge su Aciprensa, "richiede una maggiore cura della salute, in quanto può presentare un più grave deterioramento di alcune funzioni fisiche e mentali" e in questo contesto di pandemia e di isolamento sociale obbligatorio, la sua salute mentale ed emotiva può essere maggiormente colpita. Il fatto di non poter stare con i propri familiari e frequentare spazi di socializzazione – ha sottolineato Bedoya -, può "scatenare tristezza, paure e apprensioni per lo stato dei propri cari e un aumento dello stress emotivo per ciò che non si può controllare o gestire nel proprio ambiente".Per questo motivo, lo psicologo ha suggerito che gli assistenti degli anziani integrino "nuove attività nella loro routine" e “considerino di prendersi cura della loro dimensione fisica, psicologica e spirituale". (AP)

13 luglio - MYANMAR Appello dei Leader religiosi in vista delle prossime elezioni: porre fine alle guerre infinite nel Paese

Cogliere “l’occasione d’oro” offerta dalle prossime elezioni politiche “per ascoltarsi l’un l’altro e decidere di perseguire il bene di tutti”, aiutando il Myanmar a superare la triplice crisi sanitaria, ambientale e sociale che sta vivendo. È il pressante appello rivolto a tutti gli attori politici, sociali e confessionali del Paese dai leader religiosi birmani di Religions for Peace (RfP), l’organizzazione interreligiosa mondiale impegnata nella promozione della pace, in un messaggio pubblicato in vista del voto di novembre. Intitolato “Seize this opportunity!” (“Cogli questa occasione!”), il documento porta le firme di numerosi esponenti buddisti, musulmani e induisti e cristiani tra i quali i vescovi cattolici, ed è stato diffuso dal cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (Fabc) nonché co-presidente di RfP.Nel testo - pubblicato sul sito dell'agenzia Ucanews - essi ricordano che il Paese sta facendo i conti con tre crisi globali: la nuova emergenza del Coronavirus, quella ecologica, che - sottolineano - riguarda in modo particolare il Myanmar “uno dei cinque Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici”, e gli interminabili conflitti armati tra le comunità etniche e Governo centrale che da decenni insanguinano il Paese e che neanche la crisi sanitaria è riuscita a fermare. Guerre che chiamano in causa la responsabilità di tutti: l’esercito birmano, per la sua “ostinazione a rifiutare un completo cessate il fuoco per consentire alla nazione di far fronte alla pandemia”, le autorità civili per la loro debolezza, i leader etnici e i loro complici stranieri “che traggono profitto dal commercio della giada o della droga”, ma anche i leader religiosi “troppo timidi nel protestare contro l'ingiustizia”. “Cosa possiamo fare di diverso invece di tornare a divisioni insensate?”, chiedono quindi  i firmatari messaggio.  “Quale futuro vogliamo per i nostri giovani? Come possiamo promettere un futuro migliore e dare salute, vantaggi e dignità alla nostra gente? Con quale coraggio e creatività possiamo rivendicare il nostro diritto al rispetto, all'uguaglianza, alla prosperità sostenibile e alla pace duratura per il Myanmar?”. Secondo i leader religiosi birmani, non basta siglare “accordi di pace fragili”, per superare i conflitti sociali nel Paese: Essi “possono sospendere i combattimenti, ma le foreste sono ancora saccheggiate. Ricchezze preziose vengono ancora prese dal nostro suolo e rubate alle generazioni future”. Occorre invece andare fino in fondo, "investire nella speranza, prepararsi per il mondo futuro dopo la pandemia, ascoltare il grido della Madre Terra, rispettarsi l’un l’altro,  incoraggiare i giovani a studiare". (LZ)

13 luglio - MYANMAR Appello dei Leader religiosi in vista delle prossime elezioni: porre fine alle guerre infinite nel Paese

Cogliere “l’occasione d’oro” offerta dalle prossime elezioni politiche “per ascoltarsi l’un l’altro e decidere di perseguire il bene di tutti”, aiutando il Myanmar a superare la triplice crisi sanitaria, ambientale e sociale che sta vivendo. È il pressante appello rivolto a tutti gli attori politici, sociali e confessionali del Paese dai leader religiosi birmani di Religions for Peace (RfP), l’organizzazione interreligiosa mondiale impegnata nella promozione della pace, in un messaggio pubblicato in vista del voto di novembre. Intitolato “Seize this opportunity!” (“Cogli questa occasione!”), il documento porta le firme di numerosi esponenti buddisti, musulmani induisti e cristiani tra i quali i vescovi cattolici, ed è stato diffuso dal cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (Fabc), nonché co-presidente di RfP. Nel testo - pubblicato sul sito dell'agenzia Ucanews - essi ricordano che il Paese sta facendo i conti con tre crisi globali: la nuova emergenza del Coronavirus, quella ecologica, che - sottolineano - riguarda in modo particolare il Myanmar “uno dei cinque Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici”, e gli interminabili conflitti armati tra le comunità etniche e il Governo centrale che da decenni insanguinano il Paese e che neanche la crisi sanitaria è riuscita a fermare. Guerre che chiamano in causa la responsabilità di tutti: l’esercito birmano, per la sua “ostinazione a rifiutare un completo cessate il fuoco per consentire alla nazione di far fronte alla pandemia”, le autorità civili per la loro debolezza, i leader etnici e i loro complici stranieri “che traggono profitto dal commercio della giada o della droga”, ma anche i leader religiosi “troppo timidi nel protestare contro l'ingiustizia”. “Cosa possiamo fare di diverso invece di tornare a divisioni insensate?”, chiedono quindi i firmatari del messaggio.  “Quale futuro vogliamo per i nostri giovani? Come possiamo promettere un futuro migliore e dare salute, vantaggi e dignità alla nostra gente? Con quale coraggio e creatività possiamo rivendicare il nostro diritto al rispetto, all'uguaglianza, alla prosperità sostenibile e alla pace duratura per il Myanmar?”. Secondo i leader religiosi birmani, non basta siglare “accordi di pace fragili”, per superare i conflitti sociali nel Paese: Essi “possono sospendere i combattimenti, ma le foreste sono ancora saccheggiate. Ricchezze preziose vengono ancora prese dal nostro suolo e rubate alle generazioni future”. Occorre invece andare fino in fondo, "investire nella speranza, prepararsi per il mondo futuro dopo la pandemia, ascoltare il grido della Madre Terra, rispettarsi l’un l’altro, incoraggiare i giovani a studiare". (LZ)

 

13 luglio  URUGUAY Cattedrale di Canelones dichiarata “Santuario nazionale di Nostra Signora di Guadalupe”

“Santuario nazionale di Nostra Signora di Guadalupe”: è questo il nuovo nome della Cattedrale di Canelones, in Uruguay, dichiarato dalla Conferenza episcopale locale (Ceu), al termine della sua recente Assemblea Plenaria. “La promozione del culto della Vergine di Guadalupe – si legge nel decreto episcopale – ci unisce al passato e al presente del nostro Paese, così come alla Chiesa pellegrina in Uruguay, mettendoci, al contempo, in comunione con la Chiesa dei Paesi fratelli”. La decisione, continua il decreto, è stata presa “per la venerazione della Vergine Madre di Dio, per la santificazione dei fedeli e l’evangelizzazione della cultura del nostro popolo”. L’immagine della Vergine Maria nella sua invocazione di “Nostra Signora di Guadalupe” è presente ininterrottamente a Canelones dalla metà del XVIII secolo, come attesta un documento del 1779, tanto che una parrocchia con questo titolo è stata fondata già nel 1775. L’attuale chiesa, iniziata nel 1816, è stata elevata a santuario diocesano nel 1945 e poi a cattedrale nel 1961. Nel 1979, invece, venne incoronata l’icona mariana ivi custodita, il che – conclude la Ceu - fa del “Santuario Cattedrale di Canelones il principale tempio del Paese dedicato alla Vergine di Guadalupe”.(IP)

 

13 luglio - FILIPPINE - Distrutta in un incendio la statua del Santo Niño, simbolo dell’arrivo del cristianesimo nell'arcipelago  

È la più antica e una delle più venerate icone religiose nelle Filippine, dono dell’esploratore Ferdinando Magellano ai primi cattolici dell’arcipelago. La statuina del Santo Niño (Bambin Gesù) non è stata risparmiata dal devastante incendio che venerdì ha distrutto la chiesa che la ospitava nel distretto di Pandacan, a Manila. Il fuoco, scoppiato poco dopo le 13.00 locali,  ha inghottito in pochissimo tempo la chiesa e l’annesso convento agostiniano, comprese le panche, le icone e suppellettili liturgiche, ad eccezione di alcuni calici e del ciborio con le ostie consacrate miracolosamente scampate alla sua furia distruttrice . Della statua del Bambin Gesù sono state recuperate solo il globo e la croce che teneva nelle mani e una parte delle vesti bruciacchiate. La notizia ha suscitato viva emozione nelle Filippine, dove ogni anno nel terzo fine settimana di gennaio milioni di fedeli giungono per partecipare alla processione della Festa del Santo Niño, una delle tradizioni più importanti e sentite dai cattolici filippini, insieme alla Festa del Nazareno Nero, celebrata il 9 gennaio. Sabato - riporta l'agenzia della Conferenza episcopale filippina Cbcpnews - l’amministratore apostolico di Manila, monsignor Broderick Pabillo. fatto un sopralluogo nell’area e ha esortato i fedeli ha sostenere la ricostruzione della chiesa invitandoli ad unirsi in preghiera perché essa possa essere realizzata al più presto. Le autorità municipali di Manila si sono detto pronte a contribuire. Il parroco, padre Sanny de Claro, si è detto ottimista. Secondo il sacerdote, il ritrovamento del ciborio con le ostie integre è un incoraggiamento alla speranza. Egli ha quindi esortato i fedeli a non abbattersi: “Dobbiamo ricominciare e ricostruire il simbolo della nostra nostra fede, dobbiamo risollevarci più forti e uniti", ha detto precisando le reliquie salvate dall’incendio saranno presto nuovamente esposte alla venerazione dei fedeli. (LZ)

 

13 luglio -  BOLIVIA - Monsignor Fernando Bascopé: “l’educazione non deve fermarsi”

"I bambini e i giovani devono ricevere il meglio che la società può offrire loro e il meglio si chiama educazione". Così il presidente dell'area Educazione della Conferenza episcopale boliviana (CEB), monsignor Fernando Bascopé, in un videomessaggio rivolto ai membri della comunità educativa e agli studenti del Paese e diffuso il 9 luglio sulla pagina web dell’Episcopato, in cui sottolinea come l’educazione non debba fermarsi, anche in tempo di pandemia. “Non c'è dubbio – spiega - che la cosa migliore sarebbe un'educazione faccia a faccia e che l'educazione digitale ha i suoi limiti e deve essere migliorata. Tuttavia, è meglio che non avere nulla e perdere tempo prezioso nella vita senza fare qualcosa che alleni e aiuti a sviluppare le proprie capacità”.   Sono “fortunati”, dunque, - continua il presule -, quei giovani che possono accedere alle classi virtuali grazie a genitori "che apprezzano l'importanza dell'educazione" e a direttori e insegnanti che "hanno fatto uno sforzo speciale per assicurare che le classi continuino". Rivolgendosi agli studenti, il vescovo li incoraggia, nonostante i disagi della quarantena, ad approfittare dunque di questo tempo, perché si avvicinino ai loro cari e imparino il più possibile, poiché il buon Dio ha dato loro molti talenti che possono sviluppare. Al tempo stesso, egli esprime la sua vicinanza a coloro che non hanno avuto accesso all’educazione digitale. Il vescovo castrense assicura che le opere educative della Chiesa sono impegnate a cercare nuovi modi per ovviare alla mancanza di educazione attraverso strategie diverse e variegate. Infine, apprezzando il “nobile sforzo” fatto dagli educatori in questo periodo di pandemia, il presule si rivolge ai genitori, che "continuano ad essere i protagonisti principali nell'educazione dei loro figli”, e li invita ad approfittare di questo tempo per prendere coscienza dell’importanza della loro presenza attenta e amorevole.  (AP)

13 luglio -  MESSICO-  “Appostolica”, app dei vescovi per partecipare alla Messa in tempo di pandemia

Si chiama “Appostolica”, con un chiaro rimando tra “applicazione digitale” e Apostolica, come la Chiesa: è la app gratuita lanciata dalla Conferenza episcopale del Messico in tempo di pandemia, per permettere ai fedeli di poter partecipare virtualmente alla Santa Messa. “Durante l’emergenza sanitaria – spiegano i vescovi in una nota – la Cem ha offerto una serie di protocolli di cura e di prevenzione per gli agenti pastorali e i sacerdoti”. Ma “ora che le diocesi del Paese si stanno preparando alla riapertura dei luoghi di culto per celebrare la Santa Messa con concorso di popolo – continuano i presuli – la Cem invita i fedeli ad utilizzare ‘Appostolica’”. In particolare, si ricorda che la app ha, tra le sue varie funzioni, quella di offrire il libretto della Messa del giorno: “Questo è un supporto che permette di vivere al meglio la celebrazione – sottolineano i vescovi – dato che, per motivi di prevenzione dal contagio di Covid-19, i materiale stampati ad uso comunitario non saranno disponibili”. Lanciata sin dal mese di aprile, la app “Appostolica” vuole essere “uno strumento presentato in tempi difficili come un ulteriore mezzo per mantenere la comunicazione tra la Chiesa ed i fedeli”. Attraverso di essa, infatti, i parrocchiani “possono essere informati sulle attività della propria parrocchia, interagire con la comunità, leggere la Bibbia e la Liturgia delle ore, ed anche fare una donazione”. Tra le altre funzioni, anche quella “Cerca parrocchia”, con cui reperire i contatti delle chiese di cui si ha bisogno, e la distribuzione di diverse notizie ecclesiali, sia locali che nazionali. (IP)

13 luglio - MAROCCO Dal 15 luglio riprendono le celebrazioni con i fedeli nelle chiese, mentre sarà on line l’Università d’estate

Dal 15 luglio, in Marocco, nei luoghi di culto potranno riprendere le celebrazioni con i fedeli. Lo scrive nella consueta lettera periodica alla diocesi, l’arcivescovo di Rabat, il cardinale Cristóbal López Romero, che invita anzitutto a ringraziare Dio soprattutto perché la Chiesa del Marocco non ha avuto casi di Covid-19. Il porporato sottolinea che, nonostante le difficoltà legate al confinamento disposto per evitare la diffusione del coronavirus, nelle diverse comunità cristiane c’è stata un’esplosione di creatività e solidarietà e plaude alle iniziative dei fedeli. Nella missiva, l’arcivescovo di Rabat invita poi a pregare per le famiglie a lutto, per i malati in tutto il mondo, per quanti hanno perso il lavoro e per chi si trova in difficoltà, ed esorta ad applicare tali intenzioni nelle prime messe che saranno celebrate. Il cardinale López Romero indica anche tutte le disposizioni igienico-sanitarie che dovranno essere osservate nei luoghi di culto; precisa che dovrà essere rispettato il distanziamento sociale, che sarà necessario indossare mascherine, che dovranno essere collocati per i fedeli dispenser con gel idroalcolico per la disinfezione delle mani, specifica inoltre che i sacerdoti dovranno rispettare le norme sanitarie e che occorrerà formare delle equipe di accoglienza. Il porporato dispensa però i fedeli dall’obbligo del precetto domenicale, precisando che per evitare assembramenti, sarà possibile partecipare ad una qualunque Messa durante la settimana. Per una rilettura degli eventi di questi ultimi mesi alla luce della fede, il cardinale López Romero esorta ancora i fedeli ad avvalersi delle riflessioni proposte sul portale della Chiesa di Rabat. Il porporato ricorda inoltre che nei mesi scorsi le parrocchie non hanno potuto beneficiare delle offerte dei fedeli, grazie alle quali vengono garantiti diversi servizi, per questo invita ad avviare nuove campagne di raccolta fondi per i mesi a venire. Infine l’arcivescovo di Rabat annuncia che questa estate non verranno meno le attività della Cappellania degli Studenti Cattolici in Marocco (Aecam), opera della Chiesa volta ad aiutare gli studenti a realizzarsi nella Chiesa e nella società. Così, dal 2 al 14 agosto, la 21.ma sessione dell’Università d’estate quest’anno si svolgerà on line. I docenti interverranno da diversi paesi, mentre in ogni città gli studenti si ritroveranno nelle parrocchie o in altri luoghi, nel rispetto delle norme anti-Covid per vivere insieme questa singolare sessione. (TC)

 

13 luglio - ITALIA - Arcivescovo di Milano: la sapienza, strumento per combattere egoismo in favore della solidarietà

La sapienza è uno strumento necessario per combattere l’egoismo e far prevalere la solidarietà: così, in sintesi, spiega l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, nel presentare la proposta pastorale “Infonda Dio sapienza nel cuore – Si può evitare di essere stolti”. Il documento – spiega la diocesi ambrosiana - verrà pubblicata integralmente mercoledì 15 luglio e vuole introdurre l’anno pastorale 2020-2021, che inizierà ufficialmente l’8 settembre, festa della Natività della Beata Vergine Maria. Il riferimento alla sapienza è una citazione del libro del Siracide, un testo che l’Arcivescovo raccomanda ai fedeli “per riscoprirne l’eccezionale ricchezza e attualità, alla luce della crisi che tutti stiamo attraversando a causa dell’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus”. “La pandemia - spiega infatti Monsignor Delpini - ci ha rivelato che siamo tutti sulla stessa barca e la sapienza è proprio l’arte di distinguere il bene dal male, di vigilare sulle tentazioni, compresa quella, per esempio, di far prevalere l’egoismo sulla solidarietà, o di difendere privilegi a danno chi è fuori dalla condizione di benessere”. “La sapienza che viene dall’alto, invocata nel libro del Siracide – sottolinea ancora il presule - offre anche insegnamenti pratici sui rapporti sociali, sull’uso corretto delle ricchezze, sul valore dell’amicizia e nella relazione tra uomo e donna”. Essa, inoltre, “è arricchita da tutti coloro che l’hanno ricevuta in ogni parte del mondo e che sono a Milano per studio, lavoro, vita migliore”, vale a dire i migranti di religione cattolica, nei confronti dei quali la Chiesa ambrosiana “non solo offre aiuto, ma si fa anche istruire”. (IP)

13 luglio - INDIA - La Chiesa ortodossa malankarese di Bangalore promuove l’agricoltura per far fronte alle necessità della pandemia

La sede della diocesi di Bangalore della Chiesa ortodossa malankarese, in India, trasformata in una fattoria durante il confinamento dovuto all’emergenza coronavirus. Il Consiglio Mondiale delle Chiese riferisce che l’idea è stata del metropolita Abraham Mar Seraphim che in questi mesi si è personalmente dedicato all’agricoltura insieme al suo staff per far fronte alle necessità scaturite dalla pandemia. Oggi nel Centro diocesano si coltivano ortaggi, alberi da frutto e altre piante. Il metropolita Mar Seraphim ha spiegato che le restrizioni rese necessarie dalla Covid-19 hanno contribuito a far rivivere elementi del monachesimo, hanno permesso di dedicare più tempo alla lettura della Bibbia e alle preghiere. Il metropolita ha inoltre invitato diverse famiglie a dedicarsi alla terra e a cambiare il loro stile di vita, date le difficoltà che in tanti hanno dovuto affrontare. Un invito che portato alla riscoperta del legame dell’uomo con la natura. Il raccolto dell'attività agricola avviata nella diocesi, oltre ad essere utilizzato per il vitto dello stesso Centro diocesano, ha cominciato ad essere commercializzato anche nei mercati locali. (TC)

13 luglio -  BRASILE - La nave ospedale “Papa Francesco” si unisce alla lotta contro #coronavirus

(Contro la pandemia da coronavirus in Brasile, scende in campo anche la nave-ospedale “Papa Francesco” che, da circa un anno, viaggia lungo il fiume Rio delle Amazzoni per portare aiuti medico-sanitari alle popolazioni rivierasche e della foresta amazzonica, per un totale di 700mila abitanti. In un'intervista riportata dal sito del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano), fra’ Joel Sousa, membro del coordinamento dell’imbarcazione, sottolinea: “Questa nave ha già fatto miracoli, portando salute e speranza nella vita dei popoli fluviali”. A maggior ragione, in tempo di emergenza sanitaria: “Non potevamo esimerci dalla lotta contro il Covid-19 – spiega fra’ Sousa – Ci siamo quindi riorganizzati appositamente per combattere la pandemia”, insieme a “professionisti della sanità e ad assistenza medica specifica”. L’equipaggio a bordo contribuisce anche alla sensibilizzazione della popolazione locale, oltre che alle cure ambulatoriali al primo stadio. “Ci stiamo occupando principalmente dei sintomi influenzali e dei casi lievi di Covid-19 – aggiunge fra’ Sousa – I medici effettuano i consulti, mentre noi ci dedichiamo alla distribuzione dei farmaci”. Lunga 32 metri, la barca ha a bordo 23 professionisti del settore sanitario ed ospita locali per servizi medici per i raggi X, la mammografia, l’ecocardiogramma e il test ergometrico, una sala operatoria, un laboratorio di analisi, una farmacia, una sala per le vaccinazioni, studi medici specialistici come l’oculistico e il dentistico, e letti di degenza. Ideatore dell’iniziativa, insieme ai religiosi della Fraternità San Francesco di Assisi nella Provvidenza di Dio, che gestiscono un ospedale a Rio de Janeiro, è stato Monsignor Bernardo Bahlmann, vescovo di Óbidos nello Stato del Pará, a nord del Brasile. E proprio da Óbidos la nave ospedale è partita, a luglio 2019. Da allora sono già stati realizzati più di 46mila servizi, distribuiti nei comuni lungo il Rio delle Amazzoni (Alenquer, Almerim, Belterra, Curuá, Faro, Juruti, Monte Alegre, Óbidos, Oriximiná, Prainha, Santarém e Terra Santa). (IP)

 13 luglio - POLONIA - Agosto, “Mese della sobrietà”: iniziativa vescovi per centenario “Miracolo della Vistola”

Polonia, 15 agosto 1920: l’Armata Rossa sovietica è alle porte di Varsavia, pronta a conquistare la città. Ma l’esercito polacco contrattacca da sud, e costringe i soldati russi alla fuga. Cento anni dopo, la Polonia si prepara a commemorare la “Battaglia di Varsavia”, nota anche con il nome di “Miracolo della Vistola”, dal nome del fiume principale che attraversa il Paese. Per i polacchi, infatti, la vittoria di quel giorno fu dovuta all’intercessione della Madonna di Częstochowa. In vista della ricorrenza, la Conferenza episcopale polacca (Kep) ha diffuso un messaggio, in cui esorta i fedeli a vivere tutto il mese di agosto all’insegna “della gratitudine, della sobrietà e dell’astinenza”, soprattutto dall’alcolismo. “Troviamo doloroso che il problema delle dipendenze venga trascurato nel dibattito pubblico – scrivono i vescovi – mentre tradizioni nazionali e familiari continuano, erroneamente, a promuovere l’uso diffuso dell’alcool come espressione di festa e di divertimento”. In particolare, la Kep presta attenzione alla situazione dei bambini che “soffrono tragicamente l’ubriachezza e le dipendenze dei loro genitori, finendo per essere ancora più esposti a tali patologie”. Di qui, il motto scelto dai vescovi per il mese di agosto: “Bambini felici in famiglie sobrie”. Là dove si riscontrano problemi di dipendenza, infatti, “soffrono tutti – spiegano i vescovi - sia coloro che abusano di sostanze tossiche, sia chi è a contatto ravvicinato con essi. E la pandemia da coronavirus ha reso questo fenomeno particolarmente doloroso”, poiché la quarantena ha obbligato le famiglie a stare chiuse in casa. Al contempo, la Kep ricorda che “il matrimonio e la famiglia sono il primo e più importante ambiente per prendersi cura e per educare alla sobrietà”. Per questo, “la famiglia dovrebbe essere sostenuta dalla scuola nel plasmare la personalità matura dei bambini: la priorità degli insegnanti e degli educatori responsabili, infatti, è quella di educare i giovani sulla base dei valori cristiani”. Ciò che conta, dunque – spiega la Chiesa polacca – “non è la mera trasmissione della conoscenza, ma la creazione di legami positivi, la dimostrazione di modelli costruttivi e norme di condotta che sono una condizione necessaria per l'efficacia dei programmi preventivi” contro le dipendenze. (IP)

13 luglio - KENYA - Per la riapertura dei luoghi di culto il Consiglio interreligioso esorta al rispetto delle norme anti-Covid 

Il Consiglio interreligioso del Kenya invita a predisporre la riapertura dei luoghi di culto nel rispetto dei protocolli sanitari necessari per evitare la diffusione del coronavirus. Lo riferisce l’Amecea News Blog. Per questo ai cittadini è stato chiesto di prepararsi alle nuove modalità di accesso e di rispettare le misure igienico-sanitarie. Il consiglio, costituito dal presidente della Repubblica Uhuru Kenyatta il 12 giugno scorso per far fronte alla pandemia, conta 16 membri con a capo, l’arcivescovo di Nyeri, monsignor Anthony Muheria. “Non affrettiamoci senza preparativi - ha detto il presule, presidente del Consiglio interreligioso -. Comprendiamo l’entusiasmo e il desiderio che tutti nutriamo, ma con un po’ di pazienza e preparazione potremo ritrovarci in sicurezza nei nostri luoghi di culto”. Il Consiglio interreligioso, che la scorsa settimana ha presentato le linee guida a Kenyatta, ha esortato anche i leader religiosi del Paese a vigilare perché tutti i luoghi di culto vengano riaperti in sicurezza. Il capo dello Stato, a sua volta, ha chiesto al Consiglio interreligioso di sensibilizzare la popolazione al rispetto delle norme anti-Covid e a pubblicizzare le linee guida per la ripresa del culto. Il Consiglio, a tal proposito, ha programmato anche, insieme ad alcuni leader religiosi, sopralluoghi per verificare l’applicazione delle linee guida e per raccogliere nuove idee e ha raccomandato la formazione di Comitati interreligiosi locali che controllino il rispetto delle misure igienico-sanitarie. (TC)

 

 

 

13 luglio - LIBERIA Prorogata fino al 30 settembre la colletta di Quaresima

È stata prorogata fino al 30 settembre la colletta di Quaresima lanciata dalla Conferenza episcopale della Liberia (Cabicol). L’iniziativa, avviata il 26 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, avrebbe dovuto concludersi il 31 maggio, Domenica di Pentecoste, ma è stata prolungata a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus che non ha permesso di celebrare le Messe con concorso di popolo, e quindi di procedere alla colletta, per diverso tempo. “La campagna di raccolta fondi – spiega padre Denis Nimene, segretario generale della Cabicol, citato dal sito web della Recowa-Cerao (Conferenza episcopale regionale dell'Africa occidentale) - mira a permettere a tutti i cattolici di partecipare alla missione nazionale della Chiesa locale nell'evangelizzazione, nella formazione e nella carità. I fondi raccolti, infatti, sono destinati alla missione olistica della Chiesa nel Paese". Al contempo, i vescovi liberiani ricordano che la missione della carità “non si conclude con la fine della pandemia da Covid-19. Una delle lezioni che bisogna imparare dalla crisi attuale, infatti, è quella di essere sempre solidali tra di noi, soprattutto con i meno privilegiati della società”. Per la raccolta fondi, è richiesto un contributo minimo pari ad un dollaro statunitense. “Chi partecipa, condivide la missione della Chiesa – ribadisce padre Nimene – La raccolta, infatti, dimostrerà la nostra unità e la nostra solidarietà con i più poveri”. Al contempo, il segretario generale della Cabicol richiama l’importanza dell’autonomia delle strutture ecclesiali: “Non possiamo contare sempre su aiuti esterni – conclude – Naturalmente, apprezziamo il sostegno delle Chiese sorelle, ma tutti i cattolici della Liberia devono essere coinvolti nella campagna di solidarietà”. (IP)

13 luglio - ITALIA Ad ottobre quattro religiose francescane a Norcia per stare vicino alla gente provata dal terremoto

Dal 4 ottobre quattro religiose, di altrettanti diversi istituti francescani, vivranno a Norcia per condividere la vita quotidiana della gente, offrendo gesti e parole di consolazione e conforto: lo ha annunciato l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, che sabato scorso, memoria liturgica di San Benedetto, patrono d’Europa, ha celebrato nella cittadina umbra una Messa nel Centro di comunità della Madonna delle Grazie. Il presule ha sottolineato che si tratta di un piccolo segno di speranza per l’arcidiocesi, segnata dagli eventi sismici del 2016-2017. Monsignor Boccardo ha poi ricordato che San Benedetto è un modello da imitare anche in questo tempo difficile della pandemia e ha esortato a pregare il santo “affinché anche il tempo della prova possa essere ricco di sapienza e di vita”. Ha inoltre aggiunto che Benedetto “dalla società dove viveva si è voluto allontanare per non essere distratto da ciò che era essenziale, alla ricerca delle cose belle che danno senso alla vita.  E per far questo ha dovuto ‘scavare’ nella propria coscienza”. Da qui il parallelismo dell’arcivescovo di Spoleto-Norcia, con le campane riemerse dalle macerie della Basilica di San Benedetto qualche giorno fa. Il presule ha evidenziato che “per ritrovare le campane si è dovuto scavare” e che venerdì scorso è venuto alla luce con maggiore evidenza un affresco medievale raffigurante una Madonna con Bambino, San Benedetto e un altro santo. “Questo ci dice che le cose belle sono nascoste e che per trovarle bisogna faticare - ha osservato monsignor Boccardo -. L’insegnamento è: l’apparenza non basta, non ci dobbiamo stancare di scavare, di andare dentro agli avvenimenti della vita perché è lì che le cose belle sono nascoste. E ciò vale anche per noi – ha concluso -. San Benedetto dunque ci dice: non perdete la speranza”. (TC)

12 luglio - BOLIVIA I vescovi: “Preoccupati per l’aumento dei casi di violenza contro le donne”

Indignazione e sconcerto è stato espresso dal Segretario generale della Conferenza episcopale boliviana, monsignor Aurelio Pesoa, per l’aumento dei casi di violenza perpetrati soprattutto nei confronti delle donne. La vicenda della piccola Esther, in particolare, ha scosso il paese e ha di nuovo acceso i riflettori sugli abusi e lo sfruttamento delle minori. La ragazzina aveva 9 anni e viveva ad El Alto. Il 5 luglio scorso era rimasta a casa per prendersi cura delle sorelline perché la mamma era al lavoro. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato abbandonato a pochi metri dalla sua abitazione. Il presunto colpevole è stato arrestato grazie anche alla testimonianza di una dodicenne che ha assistito alle violenze. E’ stato condannato a 30 anni di carcere e, insieme a lui, sono sotto inchiesta altri tre complici. “Con la pandemia i problemi strutturali della società boliviana si sono aggravati” denuncia mons. Pesoa, sollecitando le istituzioni a “lavorare per promuovere relazioni sane all’interno delle famiglie, dove deve sempre prevalere la legge della non violenza”. A nome dei vescovi, il presule ha assicurato la vicinanza e la preghiera per tutte le donne, soprattutto a quelle che “avevano iniziato a vivere da poco e si sono aggiunte alla lunga lista delle vittime”. Infine un appello a tutti gli agenti pastorali e alle parti sociali affinché “uniscano le loro forze e far sì che le ingiustizie non vengano messa a tacere. Nessuno deve piangere in silenzio e in solitudine a causa di un’aggressione”. Purtroppo le cifre continuano a preoccupare. Secondo le Nazioni Unite, la Bolivia è uno dei paesi con il più alto tasso di violenza di genere. Sette donne su dieci subiscono maltrattamenti di ogni tipo e ogni giorno vengono segnalati 10/12 episodi. Dei 4800 casi denunciati, il 95 per cento riguarda le donne. (DD)

12 luglio - LIBANO/ETIOPIA Il calvario delle collaboratrici domestiche etiopi in Libano

Mantenere il proprio posto di lavoro in tempo di Covid è impresa difficile. Diventa impossibile nel caso in cui si è donna, proveniente da una Nazione povera e si presta servizio come collaboratrice domestica in un Paese stretto nella morsa di una profonda crisi economica e dell’inasprimento delle tensioni sociali. Accade in Libano e le protagoniste di questa drammatica vicenda sono le colf etiopi  che, a causa della pandemia, si sono trovate a dover vivere per strada dopo che le famiglie presso le quali operavano le hanno messe alla porta, senza paga. Le normative locali non prevedono ammortizzatori sociali per le colf che, di fatto, dipendono in tutto dai loro datori di lavoro. Nella fase di diffusione massima del Covid-19, molte di loro sono rimaste bloccate a Beirut, accampate sotto l’ambasciata etiope, senza avere i mezzi per tornare a casa. Hanno un’età compresa tra i venti e i trent’anni, ma tra loro ci sono anche tante minorenni. Pur se sprovviste molte volte di passaporto, vogliono tornare a casa anche che se sono consapevoli che non saranno bene accolte, tenuto conto che le loro famiglie si sono indebitate per mandarle a lavorare fuori. Nel frattempo in Libano si registra un incremento della criminalità organizzata causato dalla disperazione della gente rispetto al carovita. La moneta locale (lira ndr) ha perso più  del 75% del suo valore e il rincaro dei prezzi dei beni di prima necessità  ha superato in alcuni casi il 50 per cento. Facile, per le ragazze originarie del Paese del Corno d’Africa, cadere nelle reti malavitose ed essere sfruttate. Di loro se ne è occupata la ong italiana Comunità Volontari per il Mondo (CVM) che ha offerto assistenza a ben 649 ragazze, rimpatriate all’inizio del mese scorso, subito dopo l’imposizione dello "stato d'emergenza" per far fronte alla pandemia, il primo attuato dal premier etiope Abiy Ahmed da quando è salito al potere nell'aprile di due anni fa. (DD)

12 luglio - PORTOGALLO Un sussidio per i cappellani ospedalieri

“L’accompagnamento pastorale nella fragilità” è il titolo della nuova pubblicazione scritta a due mani dal Segretariato Nazionale per la Liturgia unitamente alle cappellanie ospedaliere portoghesi. Si tratta di una raccolta di ausili per gli agenti impegnati nel settore. Nel presentare il volume, il presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia e la Spiritualità e vescovo di Bragança-Miranda, Mons. José Cordeiro, ha detto che “l’assistenza spirituale dei malati è una delle testimonianze della Chiesa samaritana e misericordiosa”. Per Padre Fernando Sampaio, coordinatore nazionale delle cappellanie ospedaliere c’è "una grande dispersione di sussidi presenti nei diversi testi. Il risultato è l’impoverimento del servizio. Il volume racchiude tutte le esperienze esistenti, riflessioni e consigli pratici”. Si rivolge ai cappellani ospedalieri e a tutti gli agenti pastorali che prestano servizio al fianco di persone particolarmente fragili. 228 pagine in tutto disponibile sul sito del Segretariato. (DD)

11 luglio - VATICANO - Radio Vaticana celebra 70.mo anniversario delle trasmissioni anglofone in Africa

70 anni di trasmissioni in lingua inglese nel continente africano: questo l’importante traguardo che la Radio Vaticana si prepara a celebrare il prossimo 17 luglio. La ricorrenza verrà commemorata attraverso un webinar cui prenderanno parte il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini; padre Federico Lombardi, SJ, già Direttore generale della Radio Vaticana; il vescovo nigeriano, Emmanuel Badejo in rappresentanza del Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar) e altri comunicatori cattolici anglofoni. Previsti, inoltre, gli interventi di Madre Maria Claude Oguh, presidente della Conferenza delle Religiose nigeriane, e di Sheila Pires, sudafricana, operatrice dei media di Radio Veritas e collaboratrice della Radio Vaticana. Organizzato da Signis Africa e dalla Redazione Inglese Africa di Radio Vaticana, il webinar avrà inizio alle ore 14.00 (ora di Roma) e si svilupperà sul tema "La narrazione come strumento per affrontare i problemi razziali e sociali in Africa". Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming sul canale YouTube della Radio Vaticana in inglese o sulla pagina web anglofona di Vatican News. Illustrando l’iniziativa, padre Paul Samasumo, responsabile della Redazione Inglese Africa, ha detto che, visti i tempi difficili attuali, è stata ritenuta più appropriata una celebrazione sobria e riflessiva. “Signis – ha aggiunto - è l'associazione cattolica mondiale dei professionisti della comunicazione ed è presente in tutti i continenti. Per questo, abbiamo deciso di collaborare con loro per ospitare il webinar". “Avremmo potuto scegliere di parlare di noi stessi come programma linguistico della Radio Vaticana – ha spiegato ancora padre Samasumo - Tuttavia, forse c'è ancora più da guadagnare nel riflettere insieme sugli avvenimenti del mondo in cui viviamo”. “Siamo lieti che il Prefetto del nostro Dicastero sia con noi – ha affermato - e così anche padre Lombardi, che non ha bisogno di presentazioni”. (IP)

11 luglio - INDIA - Il WCC si unisce alla condanna dell'uccisione di due cristiani da parte della polizia: "un atto insensato di violenza"

Anche il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), si unisce alla ferma condanna della barbara uccisione da parte di quattro poliziotti del Tamil Nadu di due cristiani protestanti, padre e figlio, arrestati per avere violato il confinamento imposto contro il contagio del Covid-19. I fatti, avvenuti distretto di Thoothukud, risalgono al 19 giugno quando Jayaraj e suo figlio J. Fenix sono stati portati al commissariato per aver tenuto aperto il loro negozio oltre l’orario consentito. Lì sono stati torturati e sodomizzati e, secondo quanto denunciato dai familiari, portati solo tre giorni dopo in ospedale, dove sono deceduti poche ore dopo. Il segretario generale ad interim del Wcc, il reverendo Ioan Sauca, parla di un “atto insensato di violenza”. Il caso, che ricorda l’uccisione dell’afro-americano George Floyd per mano di un poliziotto bianco negli Stati Uniti, ha suscitato viva indignazione nella comunità cristiana in India. Dopo l'accaduto, diverse organizzazioni cristiane e per i diritti umani hanno sollecitato un’inchiesta indipendente e una riforma della polizia.  In un comunicato, il segretario generazione del Consisiglio nazionale delle Chiese, il reverendo Asir Ebenezer, denuncia “l’aumento della brutalità delle forze dell’ordine nel Paese in particolare contro le minoranze religiose ed etniche, bambini, donne ed emarginati. Un fatto che la dice lunga sui pregiudizi contro queste comunità", ha detto.  (LZ)

11 luglio -  PORTOGALLO - “La luce del cammino”: da Porto a Santiago de Compostela, il percorso dello “zaino del pellegrino”

(VNS) – 11lug20 – È uno zaino ed ha un nome: si chiama “La luce del cammino”. Oggi, 11 luglio, è partito da Porto, in Portogallo, con destinazione Santiago de Compostela, in Spagna, dove è previsto che arrivi il 24 luglio, alla vigilia della festa di San Giacomo il Maggiore, le cui spoglie riposano proprio lì. Ma questo zaino speciale non viaggerà da solo: a trasportarlo, passandolo di spalla in spalla, sarà un gruppo di giovani pellegrini che si sono messi in cammino per “onorare tutti coloro che hanno lavorato o hanno perso la vita durante la pandemia da coronavirus”. All’interno della particolare sacca -  si legge sul sito dell’agenzia Ecclesia - c’è un piccolo lumino acceso, simbolo della fede, insieme a mascherine protettive e gel igienizzanti da usare prima di ogni passaggio tra un pellegrino e l’altro, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza anti-contagio. Non manca, poi, un taccuino affinché ogni viaggiatore possa lasciare per iscritto un messaggio, una preghiera o una frase significativa relativa al percorso compiuto. Tutto il materiale raccolto verrà deposto nella Cattedrale di Santiago. (IP)

11 luglio - GIAPPONE - Laudato si'. In un libro ora in inglese, i vescovi giapponesi rinnovano l'appello ad abolire l'energia nucleare

“Un appello dalla Chiesa cattolica in Giappone per l’abolizione dell’energia nucleare” (“Abolition of Nuclear Power: An Appeal from the Catholic Church in Japan”). Si intitola così il libro curato dalla Conferenza episcopale giapponese (Cbcj) in cui i vescovi illustrano i motivi teologici ed etici della loro convinta opposizione all’uso del nucleare come fonte di energia. Pubblicato per la prima volta nel 2016, il volume è ora disponibile on-line in inglese e può essere scaricato gratuitamente dal sito della Conferenza episcopale. L’obiettivo della traduzione – spiega la premessa della nuova edizione – è di fare conoscere alla Chiesa universale e al mondo la posizione dei vescovi giapponesi sulla questione nucleare, un tema al quale la Chiesa dell'unico Paese nel mondo che ha vissuto sulla propria pelle gli effetti delle bombe atomiche durante la Seconda Guerra Mondiale ha sempre riservato una particolare attenzione. Scritto in collaborazione con studiosi ed esperti in vari campi, il volume è suddiviso in tre sezioni che presentano un’analisi dettagliata dei limiti tecnologici dell’uso dell’energia nucleare e delle sue pesanti ricadute ambientali e sociali, alla luce di quanto accaduto nella centrale nucleare di Fukushima nel 2011, a cui seguono una serie di considerazioni etiche e teologiche basate sul Magistero della Chiesa e in in particolare sull’”Enciclica Laudato si’” di Papa Francesco. Alla luce degli insegnamenti del Vangelo richiamati dall'Enciclica, secondo i vescovi giapponesi, .qualsiasi valutazione sui  pro e i contro dell'energia nucleare deve partire dal principio cristiano del rispetto della vita e della dignità di tutti, comprese le generazioni future e, da quello per cui, come parte della creazione di Dio,  l'umanità ha la responsabilità di proteggere l'ambiente che condivide con il resto del Creato.  (LZ)

11 luglio -  POLONIA - “Uno zaino pieno di sorrisi”: iniziativa Caritas per gli studenti bisognosi

Cosa contiene lo zaino di uno studente? Libri, quaderni, penne, matite, il diario…Ma a volte anche tanti sorrisi. Parte da questa riflessione l’iniziativa lanciata da Caritas Polonia per aiutare i ragazzi in età scolare che appartengono a famiglie particolarmente bisognose. Il progetto caritativo si intitola, infatti, “Uno zaino pieno di sorrisi”: giunto alla dodicesima edizione, esso mette a disposizione materiale scolastico e attrezzature informatiche per oltre 300 ragazzi in difficoltà economiche o sociali. L’obiettivo, spiega una nota, è quello di “accrescere le possibilità educative degli studenti”, soprattutto “in risposta alla crisi scatenata dalla pandemia di coronavirus” che ha creato ulteriori bisogni, come quello di avere accesso necessariamente ad un pc per poter seguire la didattica a distanza. (IP)

11 luglio - BELGIO - Obbligatorie da oggi le mascherine nei luoghi di culto. Protocollo dei vescovi 

È obbligatorio da oggi, nei luoghi di culto del Belgio, indossare la mascherina. Lo precisano i vescovi in un comunicato, dopo che le autorità governative hanno disposto, giovedì sera, l’obbligo della mascherina anche nei negozi, nei teatri, nelle biblioteche, nei musei e nei luoghi dove si svolgono conferenze e concerti. Il primo ministro Sophie Wilmès ha spiegato che “gli esperti hanno presentato un nuovo rapporto raccomandando l’obbligo di indossare mascherine, allineandosi così alle indicazioni del Consiglio superiore della Sanità”. Chi non rispetta le nuove disposizioni è passibile di sanzione penale. La Conferenza episcopale ricorda inoltre che, come raccomandato dal Governo, i cittadini devono anche osservare una serie di regole di condotta: lavarsi e disinfettarsi le mani e rispettare il distanziamento sociale. Tutte norme da applicare anche durante le celebrazioni nei luoghi di culto. A tal proposito i presuli hanno diffuso un protocollo per tutte le parrocchie e le chiese. Si tratta di un documento dinamico, si legge nel testo, redatto sulla base di approfondite riflessioni, consulenze e casi concreti, che aiuta a determinare come organizzarsi in base alla specificità di ciascuna parrocchia. Il protocollo è valido anche per le chiese di monasteri, abbazie e conventi aperti al pubblico. “.(TC)

11 luglio  STATI UNITI Paycheck Protection Program. Vescovi: àncora di salvezza per portare avanti ministero essenziale della Chiesa

Si chiama “Paycheck Protection Program” (Ppp) ed è provvedimento contenuto nel “Coronavirus Aid, Relief, and Economic Security Act - CARES Act” con il quale gli Stati Uniti hanno varato le misure di contrasto alla crisi provocata dal Covid-19.  Si tratta di prestiti e i sussidi per le imprese, sostegno ai redditi personali, ampliamento della rete di protezione sociale. Il particolare, il Ppp destina 350 miliardi di dollari alle piccole e medie imprese che impiegano, sul territorio nazionale, meno di 500 dipendenti, con l’obiettivo di evitare licenziamenti e cessazioni di attività. Al Ppp ha accesso anche la Chiesa cattolica e, a tal proposito, il presidente del Comitato episcopale per la Giustizia interna e lo sviluppo umano, l’Arcivescovo Paul S. Coakley, ha rilasciato una dichiarazione in cui sottolinea: “I fondi che abbiamo richiesto hanno permesso ai nostri ministeri essenziali di continuare a funzionare in un momento di emergenza nazionale”. “La Chiesa cattolica – continua - è il più grande fornitore non governativo di servizi sociali negli Stati Uniti. Ogni anno, le nostre parrocchie, scuole e ministeri servono milioni di persone bisognose, indipendentemente dalla razza, dall'etnia o dalla religione”. Ora, il coronavirus ha aumentato le richieste di aiuto ed è per questo che la Chiesa si è rivolta al Ppp (IP)

11 luglio - REPUBBLICA DEMOCRATICA CONGO Il progetto “Un mondo senza fame” della Caritas affiancato da una campagna di sensibilizzazione anti-Covid

“Non possiamo rimanere indifferenti a una pandemia come la Covid-19 che sta scuotendo il mondo”: è quanto ha affermato la coordinatrice per Caritas Congo del progetto “Un mondo senza fame” Sylvain Katanga a proposito della nuova campagna sulle misure preventive contro il coronavirus avviata martedì scorso a Gemena, nella Repubblica Democratica del Congo, nell’ambito dello stesso progetto. Di fronte ai dati sempre più preoccupanti a livello mondiale e ai numeri che riguardano il Paese - il Comitato multisettoriale per la risposta alla Covid19, nel bollettino quotidiano del 7 luglio, riferisce che sono 7.737 i casi confermati, di cui 184 decessi e 3.492 persone guarite - Caritas Congo, governo tedesco e Caritas Germania, che finanziano “Un mondo senza fame”, hanno deciso di impegnarsi di più per aiutare la popolazione ad adottare apposite misure igienico sanitarie per evitare la diffusione del virus. (TC)

11 luglio COSTA RICA I vescovi: preghiera per il Paese domenica 12 luglio

La Conferenza episcopale, in un comunicato diffuso sulla sua pagina Facebook, ha invitato, domenica 12 luglio, tutti i fedeli cattolici, i cristiani in generale, i credenti in Dio e tutte le persone di buona volontà, in qualsiasi luogo si trovino, ad unirsi in preghiera per il Costa Rica, in questo momento di emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19. I vescovi chiedono, innanzitutto, che si preghi: per la rapida guarigione dei malati di coronavirus nel Paese e per il personale sanitario, affinché abbia la forza e la capacità di rispondere alle necessità dei malati e delle loro famiglie; per le autorità governative, affinché abbiano la saggezza e la capacità di far fronte ai bisogni della popolazione, in ambito sanitario ed economico; per le forze di polizia, in modo che possano mantenere l'ordine e la pace sociale nella popolazione; per i produttori agricoli e altre aree di produzione, affinché abbiano coraggio e speranza, nelle avversità, e continuino a fornire al Paese il frutto dei loro sforzi; per l'eterno riposo di coloro che sono morti per il Covid-19, affinché il Signore li accolga nella Patria Eterna e conceda alle loro famiglie conforto e pace; e, infine, per tutti i cittadini, che possano responsabilmente osservare le norme sanitarie per il bene di tutti. (AP)

11 luglio - COSTA RICA Vescovi siglano “Manifesto della gente del mare” a tutela dei pescatori

 “Manifesto della gente del mare”: si intitola così il documento diffuso dai vescovi del Costa Rica, per richiamare l’attenzione sulle difficoltà sociali che stanno vivendo i pescatori, a causa della “mancanza di attenzione da parte delle autorità civili”. Il documento, pubblicato sulla pagina Facebook della Conferenza episcopale nazionale (Cecor), arriva in occasione della “Domenica del mare” che si celebra domani, 12 luglio. In primo luogo, i vescovi annunciano di aver aderito, attraverso la Caritas e l’Apostolato del mare, ad un gruppo di lavoro formato dai pescatori “per analizzare i problemi strutturali” del settore ed avviare “una strategia comune” che sia davvero risolutiva, con “risultati positivi, tangibili e reali” per tutti. Al contempo, si auspica “un processo di ascolto da parte delle autorità civili”, affinché la voce dei pescatori e dei molluschicultori “non venga più ignorata”. (IP)

11 luglio - COREA DEL SUD Messa dell’arcivescovo di Seul per i membri cattolici neoletti dell’Assemblea nazionale

Ieri, il cardinale Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seul, ha celebrato una Messa, presso la sede della legislatura a Yeouido, per i membri cattolici neoeletti dell’Assemblea nazionale della Repubblica di Corea. Alla celebrazione eucaristica hanno partecipato esattamente 43 membri cattolici del Congresso e alcuni membri dello staff della 21.ma Assemblea nazionale. In questo tempo di pandemia in cui “ci rendiamo conto ancora una volta quanto siamo tutti vulnerabili e indifesi", il cardinale Yeom, durante la sua omelia - come riporta UCA News – ha consigliato ai membri del Congresso di svolgere una attività politica che dia priorità alla cura dei poveri e degli indifesi, in modo che possa essere una "eccezionale forma di carità", come Papa Francesco l'ha definita nel suo messaggio per la 52.ma Giornata Mondiale della Pace. Inoltre, li ha esortati a sostenere, come si impegna a fare la Chiesa, i valori della vita e a consentire la coesistenza pacifica di tutti. (AP)

11 luglio - REGNO UNITO - Leader religiosi britannici uniti nel segno della "Laudato si'": urgente una nuova "visione" per salvare il pianeta  

Garantire una strategia per la ripresa nel dopo-Covid che abbia come obiettivo prioritario la riduzione dell’impatto catastrofico dei cambiamenti climatici sul pianeta; attuare politiche che rendano ecologicamente sostenibili tutti settori dell’economia; assumersi la propria parte di responsabilità nel sostegno a una transizione ecologica globale e giusta, anche attraverso un diverso approccio nelle politiche commerciali, negli investimenti e negli aiuti agli altri Paesi; usare la presidenza britannica del prossimo Cop 26 a Glasgow per  raggiungere gli obiettivi fissati dall'accordo di Parigi sul clima e quindi proteggere la biodiversità e risanare l’ecosistema. Sono le cinque richieste formulate dai leader religiosi britannici in una lettera aperta al Governo Johnson in occasione della "!London Climate Action Week", la Settimana di Azione per il clima promossa con il patrocinio del Sindaco di Londra Sadiq Aman Khan. Giunta alla sua seconda edizione,  quest’anno, a causa dell’emergenza Covid-19, la settimana si svolge in due fasi: una, appena trascorsa, con una settantina appuntamenti e dibattiti on-line, e una a novembre per rilanciare l’attenzione sull’emergenza climatica in vista della 26.ma Conferenza Onu sul clima che si svolgerà l’anno prossimo a Glasgow, in Scozia. La lettera, che porta come prima firma quella di monsignor John Arnold, responsabile per le questioni ambientali della Conferenza episcopale dell’Inghilterra e del Galles (Cbcew), e che è sottoscritta anche dai responsabili di diverse organizzazioni interreligiose impegnate per l’ambiente, è un forte appello al Governo britannico a sviluppare nel dopo-Covid-19 una nuova “visione” condivisa per la casa comune che sia basata sulla "sostenibilità e il rispetto della natura" e delle sue limitate risorse , ma anche “sui principi della giustizia e della responsabilità”. Secondo i leader religiosi, l’emergenza Covid-19 ha insegnato molto in questo senso: ci ha fatto capire quanto siamo interconnessi e lo stretto legame tra emergenza sanitaria e emergenza ambientale e ha fatto vedere “ancora una volta che in tempi di crisi l’ingiustizia diventa più evidente e che sono i poveri e i più vulnerabili” a soffrire di più.  “Tutto ciò ci mostra quanto precario fosse il nostro ‘business as usual’ sul piano sociale, economico, ecologico e spirituale”, sottolinea la lettera. E tuttavia l’umanità ha saputo anche dimostrare la sua capacità di adattarsi alle nuove realtà: “Molte persone hanno scoperto un profondo senso di spiritualità. Abbiamo visto la possibilità di creare una società più sostenibile e generosa in cui ci preoccupiamo più profondamente gli uni degli altri e del mondo”, osservano i leader religiosi. che ricordano come tutte le religioni insegnino che “il pianeta e le sue risorse ci sono stati dati solo in prestito” e che per questo “ne siamo responsabili non solo al cospetto di Dio, ma anche verso i nostri figli e il futuro stesso dell'umanità”. (LZ)

11 luglio  EUROPA Presidente Caritas: azione comune contro crisi da #coronavirus

11lug20 - Il presidente della Caritas Europa, Michael Landau, ha fatto appello a tutti i cittadini europei affinché diano il proprio contributo nel superare la crisi del coronavirus. "In tempo di crisi da Covid-19, tutti possono dare un contributo ", ha detto Landau ieri, venerdì 10 luglio. La crisi, ha aggiunto, ha ricordato alle persone la loro responsabilità, ma ha anche insegnato loro "che tutto dipende da ogni singolo individuo". Una nota positiva, ha sottolineato inoltre Landau, è la "solidarietà spontanea": "Se prendiamo un po’ della volontà di ciascuno di esserci l'uno per l'altro, allora usciremo da questa crisi più forti", ha detto. Landau ha fatto riferimento anche a chi parla di complotti e cospirazioni per spiegare l’emergenza sanitaria: di qui, il richiamo alla responsabilità dei media che dovrebbero basare il loro modo di comunicare principalmente sui fatti. Tuttavia, anche il comportamento dei governi, che dovrebbero funzionare sulla base degli avvenimenti ed essere consigliati da esperti, svolge un ruolo importante. Inoltre, con il doppio delle persone bisognose di assistenza rispetto a prima della crisi causata dal virus, Landau ha chiesto il ritorno a un reddito minimo efficace per continuare a garantire la stabilità sociale nazionale. Il presidente di Caritas Europa si è anche pronunciato a favore dell'espansione del settore dell’assistenza sociale, "per rendere tutto il sistema, nel suo complesso, adatto al futuro". Concretamente, le persone bisognose di aiuto e le loro famiglie dovrebbero ricevere un sostegno migliore, mentre la professione infermieristica dovrebbe essere potenziata. La crisi sanitaria ha reso visibili anche le molte persone che soffrono di solitudine, ha aggiunto Landau: "Mi piacerebbe molto che facessimo tutti un patto contro la solitudine, che esiste già in alcuni Paesi. Questo sarà un compito che possiamo e dobbiamo affrontare solo insieme, perché è un bisogno primordiale per molte persone”, ha spiegato.

11 luglio - PAKISTAN Caritas Pakistan continua ad aiutare i giovani ad affrontare ansia e stress in questo tempo di pandemia

È chiaro ormai che, di fronte all’aumento del numero di casi di Covid-19 in Pakistan e nel mondo, l'attuale pandemia avrà un profondo impatto non solo sulla salute della popolazione e sulla situazione economica, ma anche sul benessere psicosociale delle società di tutto il mondo. I giovani, soprattutto, a causa dell'isolamento e delle limitazioni allo spostamento, per arginare la diffusione del coronavirus, avendo accesso limitato all'istruzione, alla socializzazione e persino al contatto fisico, fondamentali per la loro salute psicosociale e per il loro sviluppo, potranno sentirsi confusi, provare frustrazione a ansia. La Caritas, dunque, per mitigare l’effetto del Covid-19 e per ridurre l’ansia e lo stress fra i giovani, in questo tempo di pandemia, si è impegnata a fornire – come ha riferito ad UCA News Sarfraz Anwar, capo dell'Ufficio progetti diocesani – kit contro i rischi psicosociali, che includono attrezzature per l’esercizio fisico, un gioco da tavolo e materiale artistico. Ha così seguito l’esempio di Caritas Karachi che il 29 giugno aveva distribuito kit a 25 giovani della parrocchia di San Giuda e il 9 luglio a quelli della parrocchia di San Michele, nell’arcidiocesi di Karachi. "Il Pakistan sta affrontando la pandemia di Covid-19 da quasi cinque mesi. Le esigenze delle persone a basso reddito continuano ad aumentare, non solo per l'assistenza sanitaria ma anche per il sostegno psicosociale e il benessere", ha spiegato Mansha Noor, segretario esecutivo di Caritas Pakistan. Egli ha sottolineato come “durante l'isolamento dovremmo passare il nostro tempo in modo costruttivo" e ha dunque consigliato ai giovani di stabilire un programma giornaliero e di prendersi cura della loro salute fisica, del loro benessere mentale e del loro sviluppo spirituale. (AP)

11 luglio - IRAQ  Patriarca Sako ai sacerdoti: agire con speranza, pazienza e coraggio

(VNS) – 11lug20 – È una lettera molto paterna quella scritta dal Patriarca di Babilonia dei Caldei, Cardinale Louis Raphael Sako, ai sacerdoti dell’Iraq in questo tempo di pandemia da coronavirus. L’emergenza sanitaria, infatti, ha impedito l’annuale incontro formativo previsto per i presbiteri, sostituito quindi dal messaggio del porporato. “Agiamo con speranza, pazienza e coraggio e adottiamo il linguaggio del dialogo calmo e responsabile per risolvere i problemi”, si legge nel testo che manifesta la comprensione del Patriarca caldeo per “le condizioni generali” particolari vissute dai sacerdoti a causa “della pandemia, dell’isolamento sociale, della paura e della sospensione dei momenti collettivi di preghiera e delle attività pastorali” consuete. Al contempo, il Cardinale Sako sottolinea: “L’attività sacerdotale si deve distinguere per la vicinanza alle persone, in base ai mezzi disponibili in queste difficili circostanze, per sollevare loro il morale ed aiutarle a sentirsi più vicine a Dio e più solidali le une con le altre”. “Tutto ciò che possediamo – ribadisce il porporato – serve a rendere un servizio migliore ai fedeli, come ha fatto Cristo”.  (IP)

11 luglio - VENEZUELA Esortazione pastorale vescovi: Paese vuole democrazia, si vada alle urne e si lavori per bene comune

 “I venezuelani vogliono vivere in democrazia”: questo il passaggio-chiave dell’Esortazione pastorale diffusa ieri, 10 luglio, dalla Conferenza episcopale del Venezuela (Cev) al termine della sua 114.ma Assemblea ordinaria. Il documento, lungo e articolato in venti paragrafi, è stato presentato alla stampa in una videoconferenza sulla piattaforma Zoom tenuta da Monsignor José Trinidad Fernández, segretario generale della Cev. Aperto da un versetto del Deuteronomio, “Dio è con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà” (31,6), il testo scatta, in primo luogo, una fotografia amarissima del Paese: “Viviamo immersi in un caos generalizzato presente a tutti i livelli della vita sociale e personale” scrivono i vescovi, notando “l’assenza di servizi pubblici di base; un’azione politica avulsa dal bene comune e dallo sviluppo; l’insicurezza; la vulnerabilità della vita familiare; l’inflazione; la paralisi delle istituzioni”. A tutto questo va aggiunta la pandemia da Covid-19 che ha aggravato “la crisi già esistente”, mettendo in luce “la debolezza del sistema sanitario”, il dramma dei “migranti che ritornano nel Paese, senza risorse e senza una prospettiva di vita sicura”, l’impoverimento della popolazione a rischio di fame, l’aumento “allarmante” della disoccupazione, mentre “le istituzioni non forniscono risposta alle violazioni dei diritti umani”. (IP)

11 luglio - GIAPPONE Diocesi di Fukuoka: raccolta fondi per le vittime delle inondazioni

La diocesi di Fukuoka ha avviato una campagna di solidarietà per raccogliere fondi per le vittime delle inondazioni che hanno colpito l'isola principale del Giappone, Kyushu, nell'ultima settimana, spazzando via case e strade. Circa tre milioni di persone sono state evacuate in luoghi più sicuri e l'Agenzia meteorologica giapponese ha lanciato l’allerta in più di 20 comuni delle prefetture di Gifu e Nagano. “Almeno 60 persone sono morte e circa 40 sono scomparse dopo le piogge record che hanno colpito la zona dal 4 luglio”, ha riferito ieri ad UCA News monsignor Josep Abella, vescovo della diocesi di Fukuoka, che copre una delle zone più colpite. “I danni sono stati piuttosto gravi e, purtroppo, le forti piogge ancora continuano”. Monsignor Abella ha raccontato come fra le strutture danneggiate figurino pure le chiese, anche se ancora non sono disponibili informazioni dettagliate sui danni subiti dalle comunità ecclesiali e dalle istituzioni parrocchiali, e come – ancor più grave - la gente abbia perso la casa, il lavoro e i raccolti.   "Siamo particolarmente preoccupati per i lavoratori stranieri – ha aggiunto - che potrebbero non essere in grado di capire le istruzioni del governo nella lingua locale e che sono lontani dalle loro famiglie". (AP)

11 luglio - SPAGNA Vescovi: evitare che si produca un divario generazionale tra bambini, giovani e anziani

“Dove non c'è rispetto, riconoscimento e onore per gli anziani, non ci può essere futuro per i giovani, e quindi bisogna evitare che si produca un divario generazionale tra bambini, giovani e anziani”. Così la Conferenza episcopale spagnola nel “Messaggio per la Giornata delle vittime della pandemia”, in cui ricorda che il prossimo 26 luglio, giorno di San Gioacchino e Anna, “patroni dei nonni”, sarà dedicato “in modo speciale” agli anziani. Nel comunicato, pubblicato ieri sulla pagina web dell’Episcopato, i presuli hanno ricordato come siano stati proprio gli anziani i più colpiti dalla pandemia, morti in gran numero nelle case di cura, negli ospedali e nelle proprie abitazioni, e a soffrire "il dramma della solitudine e della distanza dai propri cari". Ma sono loro - spiegano - “in una società, in cui spesso si rivendica una libertà senza limiti e senza verità e in cui si dà eccessiva importanza al giovane”, ad aiutarci “a valorizzare l'essenziale e a rinunciare al transitorio”. “La vita – aggiungono - ha insegnato loro che l'amore e il servizio ai propri e agli altri membri della società sono le vere fondamenta su cui tutti noi dovremmo appoggiarci per accogliere, sollevare e offrire speranza ai nostri simili nelle difficoltà della vita”. I vescovi, dunque, invitano a non dimenticare mai le parole di Papa Francesco in cui affermava che una società che abbandona i suoi anziani e trascura la loro saggezza è una società malata e senza futuro, perché priva di memoria. “Gli anziani – concludono - non sono solo il passato, ma anche il presente e il futuro della Chiesa". (AP)

10 luglio - BRASILE Consiglio Missionario Indigenista ripudia veto di Bolsonaro a misure urgenti contro #coronavirus

Forte denuncia del Consiglio Missionario Indigenista (Cimi) del Brasile conto il veto posto dal Capo dello Stato, Jair Bolsonaro, al disegno di legge 1142/2020 relativo alle misure urgenti a sostegno delle popolazioni indigene, colpite dalla pandemia da coronavirus. La proposta normativa, approvata già da Camera e Senato, è stata bloccata dal presidente con la motivazione di una mancanza di bilancio. Tuttavia, il Cimi fa notare che una recente proposta di modifica della Costituzione, approvata dal Congresso nazionale, prevede il così detto "budget di guerra". Si tratta di un emendamento che autorizza le spese necessarie per combattere la crisi generata dalla pandemia di coronavirus. “Il veto presidenziale riafferma il pregiudizio, l’odio e la violenza dell’attuale governo nei confronti dei popoli indigeni”, sottolinea il Cimi, richiamando al contempo i principi fondamentali della Costituzione che prevedono “la promozione del bene di tutti, senza pregiudizi su origine, razza, sesso, colore, età e qualsiasi altra forma di discriminazione”. (IP)

10 luglio - MYANMAR Frana miniera di giada a Hpakant. Cardinale Bo chiede giustizia per le vittime

172 morti e 250 dispersi: è il drammatico bilancio della frana di una miniera di giada avvenuta il 2 luglio a Hpakant, nel nord-est del Myanmar. Il crollo è stato considerato una delle tragedie più letali per la principale industria del Paese, che produce il 70 per cento del mercato mondiale. “Compassione e giustizia” per le vittime è stata chiesta dall’Arcivescovo di Yangon, il Cardinale Charles Bo che, in una dichiarazione riportata dall’agenzia Eglise d’Asie, afferma: "Coloro che sono morti non sono stati travolti solo da una montagna di pietre, ma anche da una montagna di ingiustizia”. “Papa Francesco ha messo in guardia contro l'ondata infinita di ingiustizie economiche e ambientali che colpiscono i poveri di tutto il mondo – ha sottolineato il porporato - Coloro che sono morti sono stati sacrificati sull'altare dell'avidità, per l’assoluta negligenza e per l'arroganza delle industrie che continuano a disumanizzare i poveri di questa terra”. (IP)

10 luglio - NIGERIA Stupri in aumento. Arcivescovo di Lagos: servono azioni urgenti per insegnare rispetto della donna

Sono oltre 717 gli stupri perpetrati, negli ultimi tempi, in Nigeria: la denuncia arriva dall’Arcivescovo metropolita di Lagos, Monsignor Alfred Adewale Martins che, in una nota, ha espresso tutta la sua preoccupazione per questa “terribile, riprovevole e grave violazione della sacralità del corpo della vittima”, nonché “un affronto a Dio che ha creato ogni persona a sua immagine e somiglianza”. Ribadendo che lo stupro è un male che lascia cicatrici anche sulla psiche delle donne, il presule ha chiesto al governo un’azione più proattiva e decisa per arginare tale crimine, in collaborazione con gli attori sociali. Dall’Arcivescovo anche un monito: l’aumento dei casi di stupro “è la riprova del fatto che la società sta precipitando nell’abisso dell’immoralità”. Una simile forma di violenza, infatti, “ferisce profondamente il rispetto, la libertà, l'integrità fisica e morale della vittima, alla quale provoca gravi danni, a volte per tutta la vita". Monsignor Martins ha, inoltre, condannato ancor più fermamente gli atti di incesto “inflitti ai bambini dai genitori o da chi esercita una qualsiasi forma di autorità su di loro”. (IP)

10 luglio - STATI UNITI New York: chiudono 20 scuole cattoliche, altre 3 si fondono in seguito a pandemia da #coronavirus

Venti scuole cattoliche dell’Arcidiocesi di New York, negli Stati Uniti, chiudono i battenti, mentre altre tre si fonderanno in un unico istituto: questa la conseguenza della pandemia da coronavirus. Ad annunciare la decisione, l’Ufficio diocesano di Sovrintendenza degli istituti formativi con una nota in cui si legge: “La crisi sanitaria da Covid-19 ha avuto un impatto finanziario devastante sulle famiglie”, impossibilitate a pagare le tasse scolastiche di iscrizione e frequenza. Al contempo, lo stop imposto alle Messe con concorso di popolo e, di conseguenza, alle collette per le borse di studio “ha provocato la perdita dei contributi parrocchiali tradizionalmente destinati a sostenere le scuole”. Preoccupazione, in particolare, viene espressa dall’Arcivescovo di New York, Cardinale Timothy Dolan, tutti gli studenti che “non vedranno più la loro amata scuola”. “Le mie preghiere sono rivolte a tutti i bambini e alle loro famiglie colpiti da questa triste notizia", aggiunge il porporato. Si prevede, infatti, che la chiusura di venti istituti e la fusione di altri tre avranno una ricaduta su 2.500 alunni e 350 dipendenti. (IP)

10 luglio - SCOZIA Dal 15 luglio riprendono Messe pubbliche. La gioia dei vescovi

Dopo lo stop dovuto al coronavirus, dal 15 luglio tornano in Scozia le Messe con concorso di popolo. Ad annunciarlo, ieri, è stato il Primo Ministro, Nicola Sturgeon. La notizia è stata accolta con grande gioia dai vescovi locali che hanno diffuso una nota a firma del loro presidente, Monsignor Hugh Gilbert: “Nell’ultimo mese – si legge – le nostre parrocchie si sono preparate per una ripresa in sicurezza della preghiera comunitaria e della celebrazione dell’Eucaristia, cuore della vita della Chiesa”. “L’impossibilità di partecipare alla Messa per molti mesi – prosegue Monsignor Gilbert – è stata causa di vera tristezza per i cattolici scozzesi; quindi sono sicuro che la prospettiva del ritorno in chiesa sarà motivo di grande gioia”. I presuli sottolineano, poi, che la ripresa delle attività comunitarie pastorali avverrà seguendo “l’applicazione dei protocolli anti-contagio”. “I vescovi – continua la nota – sono estremamente grati a tutti coloro che hanno lavorato instancabilmente per preparare le nostre parrocchie al culto pubblico e a tutti coloro che fatto appello ai rappresentanti del Parlamento e del Governo sul tema delle Messe comunitarie”. Ringraziando, quindi, l’esecutivo “per aver ascoltato questi appelli”, i presuli ricordano ai fedeli che resta comunque sospeso l’obbligo di precetto domenicale e chiedono a tutti di rispettare le norme sanitarie vigenti, “tenendo sempre presente la necessità di proteggere sia se stessi che gli altri”. (IP)

10 luglio - GERMANIA In calo ordinazioni sacerdotali a causa del #coronavirus. Diminuite anche le vocazioni

57 ordinazioni sacerdotali in 27 diocesi: questo il bilancio 2020 previsto per la Chiesa cattolica tedesca, secondo un’analisi del quotidiano "Augsburger Allgemeine", riportata dall’agenzia Kath. Un dato che è il secondo più basso della storia del Paese, dopo le 55 ordinazioni dello scorso anno. All’origine della diminuzione, la pandemia da Covid-19 che ha costretto a rinviare molte ordinazioni di presbiteri. Ma il trend è comunque in calo: “Negli ultimi vent’anni – si legge - il numero è diminuito di oltre il 60 per cento; nel 2000 ci sono state 154 ordinazioni e l’ultima volta che si è superata la quota cento risale al 2007”. Dal 2001 al 2010, infatti, il numero delle ordinazioni sacerdotali era compreso tra 81 e 131, negli anni Novanta tra 139 e 295, ma già tra il 1962 (557) e il 1970 (303) si è potuto osservare un calo. Allo stesso tempo, valutando i dati dei seminari, si prevede la diminuzione anche delle vocazioni. “Si tratta di una tendenza allarmante – commenta Thomas Sternberg, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (Zdk) – L’anno scorso c’è stata una nuova ordinazione per ogni undici sacerdoti andati in pensione”. Dal suo canto, il vescovo di Augusta, Monsignor Bertram Meier, punta ad un rilancio della vocazione: “Bisogna avere il coraggio di rivolgersi ai giovani in modo discreto, ma mirato, offrendo testimonianze credibili e un’animazione vocazione a livello parrocchiale”. In tal modo, conclude, i giovani potranno appassionarsi alla missione sacerdotale. (IP)

10 luglio - SVIZZERA Caritas: aumentare sussidi per assicurazioni per malattia

Aumentare i sussidi statali affinché le persone più colpite dalla pandemia di coronavirus possano sostenere il costo delle assicurazioni per malattia: è quanto chiede la Caritas Svizzera, sottolineando le difficoltà economiche in cui versano molte famiglie nel Paese. “Già prima della crisi sanitaria – si legge in una nota dell’organismo caritativo – i nuclei familiari a basso reddito avevano difficoltà a pagare i premi delle assicurazioni per malattia”. Ciò era dovuto ai contributi insufficienti a livello Cantonale e dall’aumento dei premi più rapido di quello dei salari. “Negli ultimi venti anni – spiega infatti la Caritas – i premi assicurativi per malattia sono raddoppiati, mentre gli stipendi sono cresciuti solo del 14 per cento”. Le famiglie a basso reddito, quindi, anche a causa dell’emergenza sanitaria che ha ridotto le loro entrate, ora non sono più in grado di assicurarsi. “Per questo motivo Caritas Svizzera chiede alla Confederazione e ai Cantoni di aumentare i loro contributi ai premi del 50 per cento per due anni – si legge ancora – Ciò dovrebbe anche garantire che nessuna famiglia debba spendere più di un mese di stipendio all'anno per i premi dell'assicurazione sanitaria”. Infine, si auspica che “per gli enti di beneficenza cattolici, la riduzione del premio assicurativo possa essere concessa automaticamente”. (IP)

10 luglio - ITALIA - Festa della traslazione delle reliquie di San Corrado. Il Museo Diocesano di Molfetta lancia un tour virtuale

Un tour virtuale che ripercorre le vicende terrene di San Corrado, accompagnando lo spettatore alla scoperta dei siti legati alla sua vita. Si intitola "Sancti Patroni. Arte e devozione nella Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi" il video realizzato dal Museo diocesano di Molfetta in occasione della ricorrenza della traslazione delle reliquie di San Corrado, patrono della città della Diocesi. I resti mortali del santo furono trasportati dalla vecchia cattedrale romanica alla nuova sede ubicata fuori dalle mura il 10 luglio del 1785.  La ricognizione delle ossa del corpo, esposte permanentemente in Cattedrale nella cappella dei santi Pietro e Paolo,  ha fatto emergere la giovane età del santo, morto poco più che ventenne. Diversamente il busto reliquiario è esposto alla venerazione solo in determinate occasioni dell'anno. L'iniziativa ripercorre le vicende terrene di San Corrado, confessore ed eremita, accompagnando lo spettatore alla scoperta dei siti legati alla sua vita: dal suggestivo Santuario di Santa Maria della Grotta a Modugno, luogo della sua morte, avvenuta tra il 1126 e il 1127, alle bellissime cattedrali della città di Molfetta, che hanno custodito nei secoli le sue venerate reliquie. Il Museo Diocesano di Molfetta conserva al suo interno preziose immagini e testimonianze, come la antica cassa in piombo, rivestita di legno, che ha conservato le reliquie del santo fino al 1833. Il progetto offre un interessanto contributo alla divulgazione e conoscenza del Santo, nato in Baviera e giunto in Puglia desideroso di raggiungere la Terra Santa: attorno alla sua figura e alla sua storia si è sviluppata nei secoli una devozione ed una produzione artistica degne di nota. Il video, pubblicato sui canali social del Museo diocesano,  è realizzato dalla DOT Studio, e promosso dalla struttura museale in collaborazione con l'Ufficio Beni Culturali e Arte Sacra della Diocesi ed il Comitato Feste Patronali di Molfetta. (PO)

10 luglio - ITALIA Dante. A Forlì una mostra per il settimo centenario della morte

Un simbolo di rinascita e riscatto per il mondo dell’arte e dello spirito di civiltà che esso rappresenta. È quanto intende rappresentare la prestigiosa mostra “Dante. La visione dell’arte” che si terrà negli spazi dei Musei San Domenico di Forlì dal 12 marzo al 4 luglio prossimi in occasione delle celebrazioni nazionali dei settecento anni dalla morte del Divin Poeta, promosse dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per il 2021. “Il progetto – si legge in un comunicato diffuso ieri in occasione della presentazione presso la Biblioteca degli Uffizi - nasce da un’idea di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, e di Gianfranco Brunelli, Direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì”. Forlì è una città dantesca: qui infatti l’Alighieri trovò rifugio, lasciata Arezzo, nell’autunno del 1302, rimanendo per oltre un anno presso gli Ordelaffi, signori ghibellini. Da qui la scelta dello scenario dell’esposizione curata da Antonio Paolucci e Fernando Mazzocca, che si avvarrà del prestito di molti celebri capolavori delle  Gallerie degli Uffizi: i ritratti di Dante e di Farinata degli Uberti di Andrea del Castagno, esposti solitamente negli spazi della chiesa di San Pier Scheraggio, inclusa nell’edificio degli Uffizi ma non accessibile al pubblico. Un luogo significativo: era infatti la sede dove si riuniva il Consiglio di cui faceva parte anche Dante. La mostra di Forlì proporrà anche un altro ritratto di Dante: dipinto da Cristofano dell’Altissimo per la serie commissionata da Cosimo I de’ Medici dedicata agli uomini illustri. In rassegna anche Pontormo con la “Cacciata dal Paradiso terrestre”; e poi Michelangelo con un disegno che ritrae un dannato nell’Inferno della Divina Commedia. La sezione grafica presenterà anche una selezione di pregiatissimi disegni di Federico Zuccari per l’edizione cinquentesca illustrata del testo. Spazio anche al busto marmoreo di Virgilio, scolpito 700 da Carlo Albacini, e alla tela ottocentesca con ‘Francesca da Rimini all’Inferno’, dipinta da Nicola Monti. Importanti anche i prestiti internazionali per una mostra che si propone di far riflettere su un personaggio chiave per la cultura occidentale, simbolo dell’Italia. Durante il lockdewn la figura di Dante è stata al centro di una mostra virtuale allestita sul web dalle Gallerie degli Uffizi e intitolata “Non per foco ma per divin’arte”. (PO)

9 luglio - SANTA SEDE - Monsignor Jurkovič a Ginevra: serve più cooperazione sugli sfollati interni e particolare attenzione a quelli disabili

La Santa Sede ritiene urgente una "genuina cooperazione" nella comunità internazionale sul problema degli sfollati interni. A questo scopo incoraggia l’elaborazione di una cornice giuridica chiara sulle responsabilità degli Stati che “assicuri la loro effettiva protezione, ottenga soluzioni durevoli e in ultima istanza salvi vite umane”. Questo il senso dell’intervento di monsignor Ivan Jurkovič, Osservatore vaticano presso le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali con sede a Ginevra, che ha parlato oggi alla 44.ma sessione del Consiglio per i diritti umani in corso fino al 17 luglio nella città svizzera. Al centro dell’intervento il rapporto del Relatore speciale sugli sfollati interni (in inglese , Internally Displaced Persons -Idp), dedicato in particolare ai più vulnerabili tra essi: le persone con disabilità. Come i migranti e i rifugiati, anche le persone costrette a fuggire dalle proprie terre ma che rimangono nei loro Paesi di origine – ha ricordato l’Osservatore permanente - sono vittime di quella “globalizzazione dell’indifferenza” tante volte denunciata da Papa Francesco. Ma - ha ribadito monsignor Jurkovič - proprio come i migranti e i rifugiati, gli sfollati “non sono semplici numeri o statistiche: sono persone umane, con storie, sofferenze e aspirazioni personali”. Sofferenze aggravate per chi tra essi ha un handicap che incontra difficoltà ancora maggiori nell’accesso alle informazioni e all’assistenza umanitaria “con conseguenti disuguaglianze e maggiori rischi per la loro protezione”. Per questi motivi, negli aiuti agli sfollati interni, la Santa Sede ritiene fondamentale considerare anche i bisogni di quelli disabili, perché sia garantita loro sicurezza e promossa la loro piena partecipazione alla vita delle società ospitanti, come raccomandato dagli "Orientamenti pastorali sugli sfollati interni" preparati dal Dicastero vaticano per la promozione dello sviluppo umano integrale. A tale fine - ha sottolineato monsignor Jurkovič - è necessario un maggiore impegno degli Stati, più meccanismi di coordinamento e mandati più chiari.  Tali meccanismi e cornici giuridiche, peraltro, da soli non bastano: essi potranno essere efficaci solo saranno superati “i pregiudizi di una cultura che continua a produrre disuguaglianze e lascia indietro tante persone”, ha affermato in conclusione l’Osservatore permanente.( LZ)

9 luglio - ITALIA - Il Museo Diocesano di Palermo ospita la mostra “Architetture barocche in argento e corallo”

Il tema della bellezza nel sacro e le eccellenti capacità di artisti e maestranze siciliane nell’ambito delle arti decorative sono i protagonisti della mostra “Architetture barocche in argento e corallo” con la quale il Museo Diocesano riapre alcuni spazi espositivi ai visitatori da domani 10 luglio. L’esposizione, già messa in opera al Castello Ursino di Catania, sarà godibile fino al 10 ottobre 2020 nelle sale del piano nobile del Palazzo Arcivescovile di Palermo. Dopo questa data il Museo, chiuso dallo scorso mese di gennaio, riaprirà nella sua integralità. Ideata e coordinata da Rosalba Panvini e Salvatore Rizzo la mostra arriva a Palermo per volontà del comitato promotore di cui fanno parte anche l’Arcidiocesi, la Presidenza della Regione Sicilia, l’Assessorato regionale ai Beni Culturali, la Soprintendenza di Catania, di Palermo, l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici di Palermo e il Museo Diocesano di Palermo. Nelle undici sale in cui si articola il percorso, scorrono in rassegna gli straordinari rivestimenti decorativi, meglio noti come paliotti realizzati in argento, sete e corallo durante la stagione barocca, tra il Seicento e il Settecento. I manufatti sono suddivisi per temi e illustrati da pannelli esplicativi che accompagnano il visitatore. A dare maggiore risalto alla brillantezza dei colori e dell’argento è il fondo nero dell’allestimento curato da Salvatore Rizzo e Angelo Bruccheri.  I paliotti realizzati in argento, corallo e filato d'oro tra il Seicento e il Settecento sono opera di maestranze trapanesi e messinesi e di ricamatori siciliani. L’auspicio espresso dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice è che quanti si soffermeranno ad ammirare la bellezza estetica di questi autentici capolavori possano sollecitare anche “gli occhi del cuore”, contemplando “l’invisibile attraverso il visibile, opera delle mani dell’uomo”. Tali opere d’arte, ricorda ancora il presule, “con i loro preziosi materiali, con i soggetti che raffigurano, sono un’offerta a Dio e i materiali che li costituiscono, lino, seta, argento, corallo, oro, legno, marmo, pietre preziose, celebrano la bellezza del creato”. “La mostra – spiega a Vatican News Mauro Sebastianelli, responsabile per la conservazione dei Beni Culturali dell'Arcidiocesi di Palermo – “è organizzata dalla Regione Sicilia e a Catania ha avuto grandissimo successo. (PO)

9 luglio - INDONESIA Riprendono le Messe domenicali nella provincia di Nusa Tenggara Orientale

Lo scorso fine settimana, le 34 parrocchie dell'arcidiocesi di Kupang, nella provincia di Nusa Tenggara Orientale, prevalentemente cattolica, hanno riaperto le porte alle Messe domenicali, seguendo le nuove linee guida del governo locale, secondo quanto riferito il 6 luglio da monsignor Petrus Turang, arcivescovo di Kupang, ad UCA News. Il 15 giugno scorso, infatti, l'amministrazione provinciale ha dato il via alle misure per la "nuova normalità", volte ad allentare le restrizioni sociali imposte a metà marzo per combattere la pandemia di Covid-19. Monsignor Turang ha raccontato come i fedeli siano stati divisi in gruppi, in base al quartiere, e come ad ogni parrocchia sia stata data la possibilità di “celebrare le Messe domenicali pubbliche settimanali fino a 12 volte a causa del numero limitato di fedeli stabilito per ogni funzione", e che questo continuerà fino a quando l'amministrazione provinciale non modificherà le regole, tenendo conto dell’evoluzione del quadro epidemico. "I fedeli – ha aggiunto - devono rispettare i protocolli sanitari, come indossare mascherine, lavarsi le mani regolarmente, mantenere il distanziamento e controllare la temperatura corporea". A riaprire le proprie chiese durante il fine settimana, lì dove è stato possibile applicare i protocolli sanitari, anche l'arcidiocesi di Ende con 62 parrocchie, la diocesi di Maumere con 36, e la diocesi di Denpasar, che copre le province di Bali e di Nusa Tenggara Occidentale. (AP)

9 luglio -  POLONIA A Caritas Polska nuove donazioni alla campagna #GrazieMedici per attrezzature mediche negli ospeciali Covid-19

Continua a raccogliere donazioni generose la campagna #Grazie Medici avviata da Caritas Polonia per acquistare le attrezzature mediche necessarie agli ospedali che curano pazienti affetti dal Covid-19. Alla lista sempre più lunga dei donatori e partner – informa l’agenzia dei vescovi Kai - si è aggiunta la Polskie Sieci Elektroenergetyczne (PSE), l’ente nazionale per l’erogazione di energia elettrica. “Grazie all'aiuto del PSE, saremo in grado di fornire attrezzature salvavita ad ancora più ospedali”, ha dichiarato padre Marcin Iżycki, direttore della Caritas Polska che ha ringraziato l’ente per il suo importante contributo. I nuovi fondi permetteranno in particolare di acquistare altri respiratori per i malati e dispositivi di protezione individuale per il personale medico: tute e maschere protettive certificate, nonché liquidi disinfettanti distribuiti negli ospedali di tutto il Paese e in particolare nelle aree più colpite dalla pandemia. La campagna #Grazie Medici, lanciata in primavera subito dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria, è supportata da diversi partner, tra cui importanti aziende e multinazionali . La Caritas Polska ha lanciato anche una raccolta tra donatori singoli per potere aumentare gli interventi. Ai primi di maggio, aveva distribuito attrezzature mediche per un valore complessivo di oltre i 4,6 milioni di zloty (pari a oltre un milione di euro).(LZ)

9 LUGLIO - STATI UNITI La Corte Suprema dà ragione alle Little Sisters of the Poor e a due scuole cattoliche. Vescovi: vittoria per la libertà religiosa 

Duplice vittoria per la libertà religiosa negli Stati Uniti. In due distinte sentenze la Corte Suprema ha dato ragione a una congregazione religiosa femminile e a due scuole cattoliche che si erano appellate, rispettivamente, per il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza nell’applicazione dell’Affordable Care Act (la riforma sanitaria della precedente Amministrazione Obama più conosciuta come Obamacare, ndr), e per il rispetto della libertà di insegnamento nelle scuole confessionali. In particolare, la prima sentenza ha dato ragione alle Little Sisters of the Poor, una congregazione religiosa che assiste anziani poveri. Le suore avevano fatto ricorso contro le disposizioni dell’Obamacare che prevedono l’obbligo, anche per le istituzioni religiose che non siano di culto, di coprire nei propri piani assicurativi dei loro dipendenti anche i servizi abortivi e contraccettivi, pena delle forti penali. La congregazione aveva già ottenuto un’importante vittoria nel 2014, quando la stessa Corte Suprema le aveva riconosciuto il diritto  di essere esentata da questo obbligo, ma le Piccole Sorelle dei Poveri avevano presentato un nuovo ricorso. Il secondo pronunciamento della Corte Suprema riguarda la libertà delle istituzioni educative confessionali di selezionare il loro personale in base ai propri principi religiosi e quindi senza interferenze da parte delle autorità statali. In questo caso la Corte ha dato ragione alla Our Lady of Guadalupe School e alla St. James School. Grande, naturalmente, la soddisfazione dei vescovi degli Stati Uniti per i quali si tratta di un passo avanti importante per la libertà religiosa e di coscienza nel Paese. In questo senso si esprimono due dichiarazioni diffuse ieri.  “Il governo non ha alcun diritto di forzare un ordine religioso a cooperare con il male”, sottolinea con forza la prima dichiarazione,  esprimendo l’auspicio che la sentenza “chiuda definitivamente questo caso di discriminazione governativa contro le persone di fede” Dello stesso tenore il giudizio dei vescovi sulla sentenza riguardante le due scuole cattoliche: . “Le scuole di Our Lady of Guadalupe e St. James hanno il diritto, riconosciuto dalla Costituzione, di selezionare il personale che svolge questo ministero della Chiesa” e il Governo non ha alcuna autorità per intromettersi nelle decisioni che afferiscono a tale ministero” ”, si legge nella seconda dichiarazione. “La decisione Corte Suprema ha giustamente riconosciuto questo limite all'autorità statale”, concludono i vescovi (LZ). 

9 luglio -  STATI UNITI Pena di morte. I vescovi chiedono di fermare le quattro esecuzioni federali previste a luglio e agosto

"Come leader religiosi di diverse tradizioni, ci rivolgiamo al presidente Trump e al procuratore generale Barr perché fermino le esecuzioni federali in programma. Mentre il nostro Paese è alle prese con la pandemia di Covid-19, con la crisi economica e con il razzismo sistemico, nel sistema legale criminale dovremmo concentrarci sulla protezione e la conservazione della vita, non sulle esecuzioni". Così si legge in una dichiarazione congiunta, diffusa dal Catholic Mobilizing Network, firmata dai vescovi americani e da più di mille importanti leader religiosi del Paese, che esorta il presidente Donald Trump e il procuratore generale William Barr a fermare le quattro esecuzioni federali, le prime in 17 anni, previste per luglio e agosto, nel Federal Correctional Complex a Terre Haute, in Indiana. "La Chiesa - afferma il vescovo Richard Pates, amministratore apostolico della diocesi di Joliet in Illinois -crede che una punizione giusta e necessaria non debba mai escludere la dimensione della speranza e l'obiettivo della riabilitazione. Le esecuzioni non fanno che perpetuare un sistema profondamente difettoso e marcio che è in contrasto con la chiamata evangelica a onorare la dignità di ogni vita umana". Carlos Malave, direttore esecutivo di Christian Churches Together ha aggiunto: "Come evangelico, mi si spezza il cuore nel vedere il nostro Paese tornare a uccidere i suoi cittadini. Abbiamo visto così tante morti negli ultimi mesi e la gente soffre. Riprendere le esecuzioni durante una pandemia dovrebbe essere la cosa più lontana dalla nostra mente". Il direttore esecutivo del Catholic Mobilizing Network, Krisanne Vaillancourt Murphy, si è detta “commossa dalla testimonianza dei vescovi cattolici statunitensi, del clero, dei religiosi e delle religiose, e delle persone nelle panche della chiesa che si oppongono alla dolorosa ripresa delle esecuzioni federali. La loro fedele difesa è un potente esempio di cosa significhi essere intransigenti nella difesa della dignità umana e della santità della vita". Anche altri leader religiosi si sono espressi contro le esecuzioni federali, come l'arcivescovo Paul Coakley, presidente del Comitato per la giustizia interna e lo sviluppo umano dell'USCCB, l'arcivescovo Charles C Thompson dell'arcidiocesi di Indianapolis, che comprende Terre Haute, e i vescovi dell'Iowa. (AP)

9 luglio -  COLOMBIA 110.ma Assemblea Plenaria: le sfide dell’evangelizzazione

La famiglia, cellula della società, l'ambiente educativo e formativo, i settori dell'economia, della sanità, la distribuzione del territorio, le comunicazioni, i flagelli come la corruzione e la recrudescenza della violenza nell regioni, in una Colombia segnata dalla pandemia di coronavirus, nonché le linee guida da seguire dalla Chiesa per continuare a svolgere il compito di evangelizzazione, sono stati i temi dibattuti dai vescovi, alla luce del Vangelo e con il supporto di esperti in diversi settori della realtà nazionale, nel corso della 110.ma Assemblea Plenaria, tenutasi dal 6 all’8 luglio per via telematica. Monsignor Jaime Alberto Mancera Casas, vicario episcopale per la dimensione sociale dell'evangelizzazione dell'arcidiocesi di Bogotà, al termine degli interventi, riconoscendo come la crisi sociale umanitaria, culturale ed ecologica sia precedente e come la pandemia di Covid-19 l’abbia solo resa visibile, ha voluto sottolineare quanto sia fondamentale concentrare l’attenzione sul tipo di società che si sta costruendo. Ha, dunque, invitato ad affrontare la situazione dal punto di vista spirituale, accettando l’incertezza, adattandosi per superarla e “per superare anche noi stessi e andare avanti con un atteggiamento resiliente”. Monsignor Mancera ha chiamato tutti ad assumere un atteggiamento di umiltà, in quanto “abbiamo bisogno l'uno dell'altro, abbiamo tutti qualcosa di importante da offrire”. Sicuramente ciò che questa esperienza ha insegnato “è la necessità di costruire una società più compassionevole”, cosa che “implica una riconciliazione con il futuro, che all'inizio non è chiaro, ma che siamo chiamati ad accettare". Egli ha invitato a leggere gli avvenimenti, “ciò che Dio sta facendo in queste circostanze e ciò che si aspetta da noi”, con gli occhi della fede. E ha evidenziato l'opera educativo-informativa che la Chiesa può svolgere, “la sua capacità di trasmettere una visione e un orizzonte di speranza di fronte a quanto sta accadendo”. Una Chiesa che deve porre “attenzione particolare alla formazione della famiglia, sia nella preparazione a distanza che nell'accompagnamento dei primi anni di vita familiare”, perché la sua opera educativa è un momento fondamentale nella formazione della coscienza. Biosgna, infatti, essere consapevoli della "capacità profetica della Chiesa", della sua possibilità di chiedere l'adempimento dei doveri dello Stato e dei doveri dei cittadini. (AP)

8 luglio - ITALIA - Sant’Egidio: ascoltare le parole del Papa sui “lager di detenzione” in Libia

“Le parole pronunciate con forza oggi dal Papa nel settimo anniversario della sua visita a Lampedusa scuotono le coscienze. Non si può restare indifferenti di fronte alla situazione che si è venuta a creare ormai da tempo in Libia e di cui, come afferma Francesco, abbiamo solo una versione ‘distillata’ qui nel Nord del mondo e ancora meno oggi nella crisi dettata dalla pandemia”. Così, in una nota, la Comunità di Sant’Egidio commenta l'omelia del Papa di questa mattina. “Nell’‘inferno’ di quei lager – prosegue Sant’Egidio – vivono uomini, donne e bambini che vanno salvati con urgenza se crediamo ancora nella cultura e nella civiltà che hanno fondato l’Europa”. Di qui l’appello al Governo italiano affinché si faccia “promotore di un’iniziativa europea per salvare rapidamente chi è vittima di questa moderna tratta degli schiavi”. La via da percorrere – ribadisce la nota - è quella di un’evacuazione umanitaria da realizzare guardando al modello dei corridoi umanitari – portati avanti dalla Comunità di Sant’Egidio con le Chiese protestanti e con la Cei – che in quattro anni hanno fatto giungere in Italia e in altri Paesi europei oltre 3mila rifugiati riuscendo ad accoglierli e a integrarli”.

8 luglio - MONDO  - La Famiglia Vincenziana in preghiera, domenica 12 luglio, per il mondo 

Un incontro di preghiera mondiale che vedrà riunita il 12 luglio tutta la Famiglia Vincenziana per i tanti bisogni del mondo di oggi, con una speciale attenzione per i poveri. L’appuntamento – informa un comunicato - è alle 21.00, ora di Roma, e sarà trasmesso sul canale Facebook di OzanamTV: https://www.facebook.com/ozanamtv/. A guidare la preghiera molti superiori delle tante congregazioni religiose e comunità ispirate al carisma di San Vincenzo de' Paoli (Compagnia della carità; Congregazione della Missione; Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli; Società San Vincenzo De Paoli; Suore del Getsemani; Gioventù mariana vincenziana; Associazione della medaglia miracolosa; Missionari laici vincenziani Compagnia della carità; Congregazione della Missione; Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli; Società San Vincenzo De Paoli; Suore del Getsemani; Gioventù mariana vincenziana; Associazione della medaglia miracolosa; Missionari laici vincenziani). Tutte unite per chiedere a Dio di inviare il suo Spirito a rinnovare il mondo ferito dalle pandemie, dal razzismo e da tanti altri gravi problemi che affliggono soprattutto i poveri.

8 luglio - FILIPPINE - Legge anti-terrorismo. Ordini religiosi sostengono il ricorso alla Corte Suprema.

Non si ferma nelle Filippine la battaglia attorno alla controversa Legge anti-terrorismo firmata il 3 luglio dal Presidente Rodrigo Duterte. Diversi avvocati, leader religiosi ed esponenti della società civile hanno fatto ricorso alla Corte Suprema per chiedere l’annullamento della legge che attribuisce accresciuti poteri all’Esecutivo e alle forze di polizia a discapito delle libertà dei cittadini. Un’iniziativa sostenuta dall’Associazione dei Superiori Maggiori del Paese, (Amrsp) che nelle scorse settimane aveva già espresso la sua forte contrarietà e preoccupazione per la riforma, ritenuta anche dalle Chiese filippine anti-democratica. In una nuova dichiarazione diffusa in questi giorni – riporta l'agenzia della Conferenza episcopale Cbcpnews – l’Amrsp rivolge un pressante appello ai membri della Corte Suprema affinché accolgano il ricorso. “Confidiamo che le donne e gli uomini della più alta Corte del Paese saranno guidati dal bene comune di tutti e dalla Costituzione filippina. Li imploriamo,  mentre si addensano queste nubi oscure, di fare risplendere la luce dello stato di diritto e, in definitiva, della giustizia”, si legge nella dichiarazione che chiede anche ai fedeli di restare “accanto ai poveri e agli oppressi”. “Verità, giustizia e pace prevarranno", affermano i superiori religiosi filippini. Tra i punti più controversi della nuova legge vi è in particolare la definizione vaga ed estesa della nozione di terrorismo, che potrebbe essere usata per attaccare il dissenso e per calpestare diritti umani e le libertà civili; la possibilità di arrestare cittadini senza mandato giudiziario  su ordine di un nuovo organismo, il "Consiglio anti-terrorismo" (Atc); l’indebolimento della separazione dei poteri; l’estensione della sorveglianza dei cittadini e l’abolizione dei risarcimenti per chi viene arrestato con accuse false, con l’accresciuto rischio di abusi da parte delle forze di polizia. Per questo la riforma preoccupa anche i religiosi e le religiose filippini: "Alla luce della fede, non possiamo in coscienza accettare una legge che può attentare alla dignità e ai diritti umani”, afferma la dichiarazione. “In un momento in cui il nostro popolo sta lottando contro gli effetti del Covid-19, non vediamo alcun motivo per l’adozione di una legge che non serve ad alleviare la sua misera condizione”. Secondo l'Amrsp, sono "la disoccupazione, le imprese che chiudono, la diffusione del virus e la mancanza di aiuti al popolo filippino le preoccupazioni più urgenti in questo momento per il Paese”. (LZ)

 

8 luglio - PAKISTAN - Vescovi: intolleranza contro le minoranze in aumento. Giustizia per l'omicidio del cristiano Nadeem Joseph  

L’emergenza Covid-19 non ferma le violenze e le discriminazioni contro le minoranze religiose in Pakistan. In questi mesi si sono anzi intensificati gli episodi di intolleranza e le aggressioni. Particolare clamore ha suscitato nel Paese l’uccisione, lo scorso giugno, di Nadeem Joseph, un cristiano di Peshawar, morto dopo venti giorni di agonia a seguito di un colpo di arma da fuoco sparato da un vicino solo perché aveva acquistato una casa in un quartiere musulmano della città. Sul caso è intervenuta ieri anche la Commissione nazionale per la Giustizia e la Pace della Conferenza episcopale pakistana (Ncjp) che, in un comunicato ripreso dall’agenzia Ucanews, deplora il moltiplicarsi di questi episodi nel Paese, denunciando anche le discriminazioni dei non musulmani nell’accesso agli aiuti per la pandemia. ”La società pakistana è diventata intollerante e vivere come una minoranza religiosa sta diventando sempre più difficile”, si legge nella nota, firmata dal presidente della Ncjp, monsignor Joseph Arshad, da padre Emmanuel Yousaf (Mani), direttore nazionale  e da Cecil Chaudhry, direttore esecutivo. “Questo non è un caso isolato. Ci sono molti episodi che non vengono segnalati”, denuncia Giustizia e Pace. “Le minoranze religiose continuano a subire discriminazioni quotidiane, che si tratti del rifiuto delle scorte di cibo e di aiuti per l’attuale pandemia o di negare dispositivi di protezione personale agli operatori sanitari e ai lavoratori dei servizi essenziali che appartengono a minoranze”. La Commissione Giustizia e Pace - riporta Ucanews - si è unita anche alle critiche alla controversa decisione delle autorità locali di Islamabad di bloccare i lavori di costruzione di un tempio indù nella capitale pakistana.  Secondo il direttore della Ncjp, padre Emmanuel Yousaf, essa “riflette la non accettazione delle minoranze religiose che sono parte integrante del Paese da secoli”.  (LZ)

8 luglio - BANGLADESH - La Chiesa invoca la pace dopo il massacro nelle Colline di Chittagong

La Chiesa e gli attivisti per i diritti dei popoli indigeni hanno lanciato un appello affinché si ponga fine alle rivalità politiche e alle violenze nelle Colline di Chittagong, Chittagong Hill Tracts (CHT), in seguito all'uccisione di sei membri di un partito politico etnico. Martedì 7 luglio, – riporta UCA News -, alcune persone sono entrate nella casa di un leader della fazione MN Larma del partito politico Parbatya Chattagram Jana Sanghati Samiti (PCJSS), nel distretto di Bandarban, e hanno ucciso sei persone, ferendone tre gravemente. La violenza e le uccisioni, purtroppo, non sono una novità nella regione, che comprende i distretti collinari boschivi di Bandarban, Rangamati e Khagrachhari, nel sud-est del Bangladesh, e che ospita circa 25 gruppi etnici indigeni, per lo più buddisti e anche alcuni cristiani. Dal 2017, sono state uccise circa 70 persone, in gran parte leader e membri di partiti politici etnici. Sanjeeb Drong, segretario del Bangladesh Indigenous Peoples Forum (BIPF), un gruppo etnico per i diritti dei popoli indigeni, ha deplorato le violenze e ha invitato il governo ad assumersi la responsabilità della pace nella regione. "Ogni uccisione è inaccettabile e condannabile", ha detto Drong, appartenente all’etnia cattolica Garo, ad UCA News. “Lo Stato e il governo devono spiegare perché non possono garantire la sicurezza e l'incolumità dei cittadini". Padre Albert Soren, coordinatore della Commissione regionale CHT per la giustizia e la pace dell'arcidiocesi di Chittagong, ha condannato gli omicidi e ha chiesto la fine della violenza. "La violenza nella CHT - ha detto padre Soren a UCA News - diffonde il panico tra i sacerdoti che si recano nei villaggi sotto la sorveglianza di vari partiti politici, e anche la nostra gente vive nella paura. Ogni tipo di violenza deve finire e deve essere stabilita la pace". (AP)

8 luglio - BOLIVIA Narcotraffico: la denuncia della Congregazione delle Suore di San Giuseppe nella regione di El Beni

Il narcotraffico presente nella regione di El Beni, in Bolivia, “opera in modo spudorato”: questa la denuncia della Congregazione delle Suore di San Giuseppe dell’America Latina e dei Caraibi, presentata attraverso una nota della relativa Commissione Giustizia, pace e salvaguardia del Creato. Il documento fa riferimento, in particolare, alla comunità di Bela Vista, dove giorni fa la popolazione ha protestato contro il traffico di droga distruggendo parte della pista di atterraggio areo e occupando un piccolo velivolo, esposto nella piazza centrale, come atto di denuncia delle attività criminali perpetrate nella zona. L’episodio è stato visto con favore da Giustizia e pace, in quanto “motivo di speranza per il rispetto della vita e della dignità delle persone che abitano il Paese”. Forte, dunque, l’appello a porre fine “alle trasgressioni che portano benefici economici attraverso attività illecite, illegali e immorali”. Un’esortazione viene rivolta anche alla “comunità internazionale affinché ascolti il grido della gente di Bela Vista contro un sistema criminale che sta rubando la vita ai bambini ed ai giovani”. (IP)

8 luglio - ARGENTINA Caritas: lo sport come scuola di vita

Lo sport, per generare spazi di integrazione, di contenimento e di sviluppo umano per bambini e giovani, nei quartieri e nelle comunità di tutto il Paese. È quanto si propone di organizzare e promuovere Caritas Argentina, attraverso APyCA (Área de Abordaje Pastoral y Comunitario de las Adicciones). La Caritas, assumendo una tradizione pastorale nella Chiesa, che ha sempre inteso lo sport come scuola di formazione e crescita per i giovani, si propone di trasformare quello spazio in un’area di integrazione più organizzata, con persone che aiutano a stabilire regole, a vivere i valori dello sport, contribuendo alla crescita dei giovani. "Lo sport per noi è una scuola di vita – spiega padre Pepe Di Paola, coordinatore della Pastorale per le tossicodipendenze, sulla pagina web della Caritas - e sappiamo che attraverso di esso si possono insegnare molte cose ai bambini e ai giovani". Padre Di Paola sottolinea l’importanza della presenza di una cappella, di un club e di una scuola nei quartieri di una città, nel lavoro di prevenzione svolto tra giovani appartenenti a settori vulnerabili. "Vediamo – afferma - che se queste istituzioni sono forti in un quartiere, i giovani, indipendentemente da quanti problemi personali o familiari abbiano, avranno 3 posti a cui appoggiarsi e potranno così sviluppare le loro vite e le loro capacità. Ma troviamo quartieri molto grandi, come per esempio nella Grande Buenos Aires, senza un club, una cappella o una scuola. E dove per raggiungere queste 3 cose bisogna prendere un autobus o camminare per molti isolati. Pertanto, la promozione del club che offre sport ci sembra molto importante”. (AP)

8 luglio - SANTA SEDE - Rifugiati. Monsignor Jurkovič: tutelarne vita e dignità umana, servono soluzioni concrete

Preservare la vita e la dignità umana dei rifugiati, alleviandone le sofferenze e promuovendone uno sviluppo autentico e integrale: questo l’impegno della Santa Sede, ribadito dall’Arcivescovo Ivan Jurkovič, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali con sede a Ginevra. Ieri, 7 luglio, il presule è intervenuto al 78.mo Comitato Permanente, dedicato al programma dell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati e si è pronunciato sul tema “Reinsediamenti e i percorsi complementari”. In primo luogo, Monsignor Jurkovič ha sottolineato l’impegno della Santa Sede “a lavorare con ogni partner responsabile in un dialogo costruttivo volto a proporre soluzioni concrete" alle migrazioni di massa e ai movimenti di rifugiati. Quindi, il presule ha ricordato “l’urgente speranza” espressa da Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del rifugiato 2018, ovvero che "un numero maggiore di Paesi apra corridoi umanitari”, sottolineando al contempo la necessità di trovare "meccanismi tangibili per una più equa ripartizione degli oneri e delle responsabilità ". Apprezzamento è stato, quindi, espresso dal rappresentante della Santa Sede per “le misure di emergenza adottate per l'evacuazione dei rifugiati dalla Libia, dove erano in grave pericolo, verso Niger e Rwanda”. il medesimo apprezzamento è stato ribadito per “i passi compiuti dall'Alto Commissariato e da molti governi ospitanti per offrire soluzioni durature ai rifugiati”, anche attraverso programmi di reinsediamento in Paesi terzi e la predisposizione di altri percorsi complementari, specialmente per i rifugiati in situazioni di vulnerabilità e che non possono ritornare in sicurezza nelle rispettive nazioni d’origine o essere integrati nelle terre di asilo.  Tuttavia, si esprime “rammarico” per “la stragrande maggioranza dei rifugiati e delle famiglie che rimangono incerti sul loro futuro e sono costretti, nella migliore delle ipotesi, a sopravvivere senza essere in grado di soddisfare i propri bisogni quotidiani o, nella peggiore delle ipotesi, sono confinati in centri di detenzione”. Di qui, il forte appello di Monsignor Jurkovič alla collaborazione responsabile per tutelare la vita e la dignità umana dei rifugiati.8 luglio

8 luglio - SUD SUDAN - 9 anni di indipendenza. Caritas Italiana: popolo stremato e affamato da guerra e pandemia

Una popolazione stremata dalla guerra e affamata dalla pandemia: è questa la drammatica fotografia scattata dalla Caritas Italiana al Sud Sudan, in occasione del nono anniversario dell’indipendenza del Paese, ottenuta il 9 luglio 2011. "Pace a singhiozzo. Un popolo stremato dalla guerra, in un continente affamato dalla pandemia" si intitola il dossier che si sofferma sulle ombre che oscurano l’orizzonte della più giovane nazione africana: “Una guerra civile che ha lasciato centinaia di migliaia di morti; una popolazione stremata e in fuga con milioni di sfollati interni e di rifugiati che gravano su Paesi vicini altrettanto fragili; un territorio privo di infrastrutture importanti e delle ricchissime risorse naturali che non riescono a garantire sicurezza e stabilità; un lento processo di pace, tra firme di accordi e cessate il fuoco mai rispettati, più volte rinviati e sfociati sempre in nuovi scontri di cui pagano le conseguenze tanti poveri; una crisi tra le più dimenticate”. Al contempo, la Caritas ricorda i tanti appelli lanciati da Papa Francesco e dalla Chiesa locale che “hanno alzato le loro voci, appellandosi al perdono e al dialogo per il superamento delle divisioni etniche e degli interessi di pochi e per tornare all’unità” nazionale.  Il tutto mentre “la pandemia di Covid-19 accresce la fame più di quanto non affolli i pochi ospedali”. (IP)

8 luglio - AMERICA LATINA - Repam lancia serie di documentari su “Querida Amazonia”

“Querida Amazonia: i sogni di Papa Francesco per la Panamazzonia”: si intitola così la nuova serie di documentari promossa dalla Repam (Rete ecclesiale panamazzonica) in collaborazione con la Verbo Filmes. La produzione, che vuole riflettere sull’Esortazione apostolica post-sinodale “Querida Amazonia” siglata da Papa Francesco dopo il Sinodo speciale sulla Regione Panamazzonica dell’ottobre 2019, ha già diffuso il primo capitolo che presenta “il sogno sociale del Vescovo di Roma per la regione ed i suoi popoli”. “Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa – scrive il Pontefice nell’Esortazione apostolica - Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana. Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste. Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici”. Questi, dunque, i quattro sogni del Papa per l’Amazzonia, ovvero un sogno sociale, uno culturale, uno ecologico ed uno ecclesiale. L’iniziativa dei documentari - spiega la Repam - vuole “continuare a portare la vita e un futuro di speranza” nella regione, “sognando insieme a Papa Francesco”. Il primo documentario della serie, intitolato “Un sogno sociale” e diffuso il 6 luglio, ha coinvolto indigeni, contadini, comunità fluviali, persone di origine africana e operatori pastorali. Quattordici persone (7 uomini e 7 donne) provenienti da sei paesi dell'Amazzonia (Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela) hanno registrato le loro riflessioni. L’invito della Repam, perciò, è ”guardare alla nostra casa comune per vedere come l’abbiamo danneggiata, distrutta, oltraggiata, ma anche a riconoscere tutte le possibilità che abbiamo per salvarla”. L’organismo ecclesiale ricorda, poi, di “aver avuto il privilegio di ascoltare migliaia di testimonianze” dall’Amazzonia. Tutti hanno condiviso “i loro desideri, i loro dolori e le loro speranze nella missione della Chiesa sul territorio”. “La periferia è andata al centro”, sottolinea ancora la Repam, che poi ribadisce: “Il Sinodo non è finito, bensì continua: spetta a ciascuno di noi e di voi portarlo avanti. Questo è solo l’inizio!”. Dal suo canto, la Verbo Filmes aggiunge: “In questo tempo difficile che stiamo vivendo di isolamento sociale a causa del virus Covid-19, siamo stati sfidati a creare nuovi modi per continuare le nostre attività. Il formato dei documentari è quindi particolare: le testimonianze sono state registrate utilizzando la fotocamera del cellulare e il risultato è stato molto positivo”. Si è trattato di “un lavoro di sinergia, un lavoro di collaborazione fraterna”. (IP)

 

8 luglio - AUSTRALIA Domenica degli Aborigeni. Vescovi: no ai pregiudizi, lavorare per la riconciliazione

 La pandemia da coronavirus e l’eco delle proteste anti-razziste provocate, negli Stati Uniti, dalla morte dell’afro-americano George Floyd, hanno fatto da sfondo, il 5 luglio, alle celebrazioni della Chiesa cattolica australiana per la “Domenica degli Aborigeni”. Il motto della giornata è stato “Insieme nello Spirito”, a ribadire “il legame ancestrale tra i popoli nativi e la madre terra” e la necessità di offrire agli indigeni “un posto più sicuro nella vita della nazione australiana”, nell’ottica della pace e della riconciliazione. Per l’occasione, la Conferenza episcopale locale ha diffuso un apposito sussidio, contenente anche alcuni spunti di riflessione per le omelie. In particolare, in esso si ricorda che la data del 5 luglio commemora lo sbarco dell’esploratore britannico James Cook in Australia, avvenuto il 5 luglio 1770, ovvero 250 anni fa. Uno sbarco traumatico per le popolazioni indigene locali che, “nel loro primo incontro con una cultura straniera, videro un fucile e ne udirono i colpi”. Invece, sottolineano i vescovi, “gli sforzi per costruire una società giusta richiedono una capacità di fraternità, uno spirito di comunione umana”. Di qui, il richiamo a guardare all’esempio dei popoli originari che “hanno un forte senso di comunità”, permeato “nel lavoro, nelle relazioni, nei riti”. “Tutto è condiviso – spiegano i presuli – Gli spazi privati, tipici della modernità, sono minimi perché la vita è un percorso comunitario dove i compiti e le responsabilità sono ripartiti e condivisi sulla base del bene comune. Non c'è spazio per la nozione di individuo distaccato dalla comunità o dalla terra". Anzi, quest’ultima è intesa come “un prolungamento personale, familiare e comunitario”. In quest’ottica, si invita a porre attenzione al “senso di smarrimento e sradicamento provato da quegli indigeni costretti a migrare verso le città”: “Come possiamo portare serenità e significato a queste vite sradicate? – è la domanda dei vescovi – Come possiamo guarirne le ferite?” Il suggerimento, allora, è di aiutare gli indigeni a “preservare i loro valori ed il loro stile di vita affinché, senza perdere le proprie radici, si integrino nei nuovi contesti, donando il loro contributo al bene comune”. (IP)

8 luglio - TRINIDAD e TOBAGO Elezioni generali. Commissione cattolica per la giustizia sociale: “Non c’è pace senza giustizia”

“La partecipazione alla vita civile della propria nazione è un principio chiave della giustizia sociale cattolica. I cittadini aventi diritto al voto sono invitati a farlo il 10 agosto, giorno delle elezioni. Tutti noi dovremmo impegnarci a essere corresponsabili”. Così Leela Ramdeen, presidente della Commissione cattolica per la giustizia sociale dell'arcidiocesi di Port of Spain (CCSJ) e direttore del CREDI (Catholic Religious Education Development Institute), in un comunicato diffuso sulla pagina web della Commissione, in vista delle elezioni generali che si terranno ad agosto nel Paese. La Ramdeen esorta i leader, i candidati e la cittadinanza in generale ad aderire ad un codice di condotta politica etica. “I candidati – si legge nel testo - sono pregati di mostrare umiltà, integrità morale e di chiedere a Dio la saggezza divina”; sono inoltre invitati a riflettere sul perché vogliano diventare parlamentari; se vogliano servire, fare la differenza o esercitare potere e autorità? "La sfida di costruire una società giusta – prosegue - consiste nel riconoscere il valore intrinseco di ogni essere umano e nell'ascoltare le grida di coloro che sono oppressi dalla povertà e dall'esclusione sociale; dalla droga, dall'alcol, dalla violenza domestica, dagli abusi sessuali; dalla paura che viene instillata in ogni cittadino come se la criminalità organizzata e la violenza perseguitassero la nostra terra”. Il presidente della Commissione invita a vivere questa campagna elettorale, dunque, riflettendo su come possa essere realizzata una “buona politica"; su come si possano “promuovere strutture efficaci ed efficienti a tutti i livelli di governo per promuovere la dignità umana, i diritti umani e per costruire il bene comune”. “Se la buona politica deve essere al servizio della pace – spiega -, allora le persone nelle comunità locali devono avere l’opportunità di sviluppare autodeterminazione ed empowerment”. Quindi, per raggiungere il bene comune, tutti devono lavorare per creare le condizioni in cui ogni persona possa realizzare il suo potenziale. Una buona politica richiede che i nostri politici facciano giustizia, compresa la giustizia distributiva, poiché "non c’è pace senza giustizia". (AP)

8 luglio - EUROPA On line quest’anno la settima edizione della Summer School sui diritti umani della Cec

È partita ieri la settima Summer School sui diritti umani organizzata dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec). Quest’anno proposta on line a causa dell’emergenza coronavirus, fino al 10 luglio svilupperà temi sulle “Sfide per i diritti umani in tempi di Covid-19”. L’iniziativa è stata pensata insieme alla Chiesa evangelica in Germania (Ekd) e con il sostegno dell'arcidiocesi greco-ortodossa di Thyateira e della Gran Bretagna. Tra gli argomenti che saranno discussi e sfide affrontate dalle Chiese della Cec in materia di libertà religiosa e altri diritti fondamentali nel contesto della Covid-19, i diritti delle minoranze, le esperienze dei giovani e con l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) spazi di formazione per la denuncia di crimini ispirati dall’odio. Tra i relatori, il vescovo Petra Bosse-Huber della Ekd e il metropolita Emmanuel di Francia del Patriarcato ecumenico. I webinar presenteranno una serie di casi di studio e relazioni nazionali e vi partecipano laici, religiosi, teologi, studiosi, membri di comunità religiose, giovani e studenti. La Cec Summer School sui diritti umani si tiene ogni anno dal 2013 con l’obiettivo di sensibilizzare e arricchire le competenze personali e professionali di quanti si iscrivono. (TC)

8 luglio - PERÙ “Respira Perù”: telemaratona per portare ossigeno ai malati di Covid-19

Monsignor Miguel Cabrejos Vidarte OFM, presidente della Conferenza episcopale peruviana, durante un’intervista rilasciata ieri mattina ai media nazionali – si legge sulla pagina web dei vescovi peruviani -, ha invitato tutti i settori del Paese, “tutti gli uomini d'affari e le persone di buona volontà”, a partecipare alla campagna "Respira Perù", una grande telemaratona che si terrà sabato 11 luglio dalle 16.00 alle 21.00 su Panamericana Television.  La crociata umanitaria è stata organizzata dall’Episcopato, dall'Università Sant’Ignazio di Loyola e dalla Società nazionale delle industrie, per portare ossigeno ai peruviani malati di Covid-19. "Ci rattrista vedere gente in coda per l'ossigeno, e ad un prezzo molto alto”, ha affermato monsignor Cabrejos. Il presule, di fronte ad una situazione molto grave in Amazzonia, “dove molti Awajún e Wampis stanno morendo”, ha voluto quindi congratularsi con tutti coloro che hanno fatto grandi sforzi e lanciato campagne per aiutare coloro che soffrono per mancanza di ossigeno, come: Junín, con "Respira Junín"; Trujillo, con "Respira Trujillo" e la diocesi di Huacho. A rafforzare la richiesta dell’arcivescovo di Trujillo era presente anche Raúl Diez Canseco Terry, presidente fondatore dell'Università Sant’Ignazio di Loyola, il quale ha voluto sottolineare come la campagna "Respira Perú" "abbia già ottenuto il sostegno di aziende private". (AP)

7 luglio - ITALIA Sussidi di studio dalla Cei per gli iscritti alle scuole paritarie: aiuteranno le famiglie in difficoltà

La presidenza della Conferenza Episcopale Italiana assicurerà fino a 20mila sussidi, del valore di 2mila euro ciascuno, a studenti iscritti per il prossimo anno scolastico a una scuola paritaria secondaria di primo e secondo grado. È la misura di sostegno decisa per le famiglie degli alunni più in difficoltà, di fronte alla crisi economica conseguente all’emergenza coronavirus. I sussidi saranno assegnati sulla base della situazione economica familiare, mediante l’indicatore Isee. Le domande devono essere presentate entro fine luglio preferibilmente tramite la scuola di iscrizione, che provvede a inoltrarle alla Cei tramite un format elettronico. Il bando per i sussidi di studio e il modulo da compilare è disponibile sul portale della Conferenza episcopale. (TC)

7 luglio - TERRA SANTA Il caso della Porta di Jaffa minaccia lo Status Quo: i capi delle Chiese di Gerusalemme chiedono la salvaguardia del patrimonio cristiano

I patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme chiedono al governo israeliano di salvaguardare l’integrità del patrimonio cristiano nella Città Vecchia, i siti santi e i diritti degli abitanti del quartiere cristiano di Gerusalemme. In un comunicato congiunto pubblicato dalla Custodia di Terra Santa, i leader religiosi esprimono preoccupazione per la recente sentenza del tribunale distrettuale di Gerusalemme che ha respinto le prove presentate dalla Chiesa greco-ortodossa che dimostrerebbero l’acquisto con transazioni poco trasparenti e fraudolente da parte della Ateret Cohanim, associazione nazionalista ebraica, di propri immobili, a ridosso della porta di Jaffa, “Il caso della Porta di Jaffa minaccia lo Status Quo” scrivono i 13 patriarchi e capi delle Chiese di Gerusalemme che sostengono la Chiesa greco-ortodossa nel suo appello alla giustizia e nella questione non vedono una semplice controversia sulla proprietà, ma “l’impegno di gruppi radicali di assumere il controllo delle proprietà vicine alla Porta di Giaffa come un tentativo sistematico di minare l’integrità della Città Santa, di ostacolare la strada ai pellegrini cristiani e di indebolire la presenza cristiana a Gerusalemme”. “Questo caso – si legge nella dichiarazione - non riguarda solo la Chiesa greco-ortodossa e le sue proprietà. Danneggerebbe anche la pacifica convivenza tra le comunità per la quale Gerusalemme è nota”. (TC)

7 luglio GHANA Vescovi: politici ed elettori rispettino i protocolli anti-contagio durante la campagna elettorale 

Anche i politici devono attenersi alle misure per contenere la diffusione del Coronavirus. È il richiamo lanciato dai vescovi del Ghana che, in una nota diffusa ieri, lamentano il mancato rispetto dei protocolli sanitari anti-Covid-19 nel processo elettorale in corso in vista delle elezioni del prossimo 7 dicembre. La nota si riferisce in particolare alle recenti primarie parlamentari del Nuovo Partito Patriottico, alla presenza di troppe persone negli uffici elettorali dove gli elettori si stanno recando per registrarsi, alla cerimonia per l’annuncio del candidato ufficiale del National Democratic Congress e ad altri incontri politici in cui non vengono rispettate le norme sugli assembramenti. Gli ultimi dati aggiornati pubblicati sul sito del Servizio sanitario nazionale ghanese indicano che i casi continuano a crescere, come anche il numero dei morti, anche se il tasso di guarigione è incoraggiante. “Questo aumento dei casi positivi non è una buona notizia peril Paese”, ammoniscono i vescovi che richiamano quindi tutti i cittadini alla responsabilità e a rispettare i protocolli sanitari, in particolare le norme sul distanziamento sociale l’uso delle mascherine, quando si recano agli uffici elettorali o partecipano ad altri eventi politici. I presuli si rivolgono anche alle autorità affinché garantiscano condizioni di sicurezza per la tutela della salute di tutti. (LZ)

VN – MONDO Al via alla campagna “Dacci il nostro pane quotidiano” di Caritas Italiana e Focsiv per aiutare gli ultimi e più colpiti dalla pandemia

A 7 anni dalla storica visita di Papa Francesco a Lampedusa e alla vigilia della Giornata Internazionale del Mediterraneo, Caritas Italiana e Focsiv lanciano la campagna “Dacci il nostro pane quotidiano” per non dimenticare chi è rimasto indietro e sostenere progetti concreti di aiuto. L’obiettivo è quello di sensibilizzare le comunità cristiane e tutta l’opinione pubblica sui temi della fame, della povertà, del lavoro, dell’educazione, delle disuguaglianze, anche sulla base di approfondimenti che verranno proposti mensilmente sul portale www.insiemepergliultimi.it. La campagna vuole sostenere 62 interventi di Caritas e Focsiv in Africa, Medio Oriente, Asia, America Centrale, America Latina, Europa dell’Est e Balcani e si avvale della partnership di Radio Vaticana, Vatican News, L’Osservatore Romano, AgenSIR, Agenzia DIRE, Avvenire, Famiglia Cristiana, Federazione Italiana Settimanali Cattolici, TV2000, Radio INBlu, e Banca Etica come partner finanziario. L’iniziativa vuole andare incontro a poveri, esclusi e dimenticati, i più colpiti dalle conseguenze della pandemia di Covid-19, che ha causato un aumento delle diseguaglianze e una drastica diminuzione delle risorse essenziali per la sopravvivenza. Caritas Italiana e Focsiv, in un comunicato, riferiscono che il 55 per cento della popolazione mondiale oggi vive senza alcuna tutela sociale. C’è chi non ha accesso al cibo o un lavoro dignitoso, chi non gode del diritto alla salute o si ritrova privo di ogni tipo di protezione. Così accade in America Latina, in India, in alcuni paesi dell’Asia, del Medio Oriente, dei Balcani, dell’Europa dell’Est e in Africa. Il coronavirus, tra l’altro, soprattutto nelle regioni più povere, sta accelerando la sua corsa e nell’ultima settimana il numero di vittime e contagi è pari a quello registrato negli scorsi tre mesi. Il Word Food Program parla di una catastrofe umanitaria su scala globale, di una pandemia della fame e della povertà che toglierà i diritti umani basilari a più di un miliardo di persone. È in tale contesto che Caritas Italiana e Focsiv vogliono portare avanti i loro progetti con la campagna “Dacci il nostro pane quotidiano”, il cui primo focus è dedicato al tema della fame, conseguenza immediata delle ripercussioni economiche mondiali legate alla pandemia. (TC)

 7 luglio - ITALIA Parte la “Sant’Egidio Summer” con iniziative per anziani, indigenti e bambini nel rispetto delle norme anti-Covid

Gite per gli anziani, visite a parchi e musei per gli indigenti e summer school per i bambini: sono le proposte della Comunità di Sant’Egidio per chi è in difficoltà ed è colpito maggiormente dalle conseguenze della pandemia, nel rispetto delle misure di contenimento. Al via all’estate solidale per i mesi di luglio e agosto. In tutta Italia, lì dove è presente, la Comunità di Sant’Egidio, non interrompe la sua presenza accanto ai poveri, continuando la distribuzione della cena itinerante ai senza dimora, mantenendo aperte le mense e i centri di aiuto, e proponendo ai poveri, amici tutto l’anno, gite al lago, al mare o in montagna, ma anche visite a parchi e musei. La #santegidiosummer vuole essere un tempo di amicizia e solidarietà, perché il distanziamento fisico non diventi mai isolamento e solitudine e rendere possibili le vacanze grazie all’impegno libero e gratuito di numerosi volontari. Ai bambini la Comunità di Sant’Egidio propone la “Summer School of Peace”, che ha già coinvolto, solo a Roma, un migliaio di studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado in 20 quartieri della periferia. Dalla metà del mese, 150 bambini rom saranno coinvolti in attività di sostegno scolastico ed educativo. (TC)

7 LUGLIO INDIA - Contagiati dal Covid-19 l'arcivescovo emerito di Bangalore e 12 religiose nell'Assam 

Diventa sempre più drammatica l’emergenza Coronavirus in India, dove il già fragile sistema sanitario è sempre più sotto pressione. Nelle ultime ore il Paese è salito al terzo posto, dopo la Russia, nella classifica dei contagi da Covid-19 con quasi 700mila contagi e 20mila morti. Più di 24mila i casi positivi in più registrati nella sola giornata di domenica. Tra i nuovi contagiati  12 religiose che lavoravano in un ospedale cattolico nella diocesi di Dibrugarh, nello Stato dell’Assam, e l’arcivescovo emerito di Bangalore, monsignor Bernard Moras. Il presule è risultato positivo in seguito a un test di routine ed è attualmente ricoverato al St. John's Medical College. Le sue condizioni sono stabili. Le religiose, appartenenti all’Istituto delle Suore di carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa (più conosciute come suore di Maria Bambina)  sono state invece trasferite all’ospedale pubblico di Guhawati. Il St. Vincenza Gerosa Hospital dove lavoravano è stato isolato e le autorità sanitarie locali stanno procedendo alla sua sanificazione. (LZ)

7 luglio -  STATI UNITI Appello di più di trenta ong cristiane al Congresso: aiutare i Paesi poveri ad affrontare la pandemia

Un appello a stanziare finanziamenti urgenti per aiutare i Paesi più poveri nel mondo ad affrontare l’emergenza Coronavirus. A lanciarlo, in una lettera aperta indirizzata nei giorni scorsi al Congresso degli Stati Uniti, più di trenta ong religiose del Paese, tra le quali i Catholic Relief Services (Crs), l’agenzia umanitaria internazionale della Chiesa cattolica americana. Tra i firmatari anche monsignor David J. Malloy, presidente della Commissione per la pace e la giustizia internazionale della Conferenza episcopale (Usccb). “Se non vinciamo il Covid-19 ovunque non possiamo sconfiggerlo da nessuna parte”, afferma un comunicato dei Crs che accompagna la lettera, evidenziando che un recente sondaggio indica che il 72% degli americani è favorevole ad aiuti ai più deboli nel mondo in questa pandemia. Secondo le ong, sono necessari almeno 10-15 milioni di dollari per aiutare i Paesi che non hanno i mezzi per affrontare la crisi sanitaria. Si tratta di una somma pari ad appena lo 0,005% dei tremila miliardi finora approvati dal Congresso per finanziare il piano di aiuti elaborato dal Partito Democratico per combattere il Covid-19 e sostenere l’economia statunitense. Finora nessuno stanziamento è stato previsto per gli aiuti internazionali. “I programmi umanitari, sanitari globali e diplomatici degli Stati Uniti possono aiutare a salvare vite umane attraverso la prevenzione, la diagnosi e il trattamento della malattia e fornendo dispositivi di protezione individuale", sottolinea la lettera. "È inoltre fondamentale che il nostro Paese risponda alle terribili esigenze economiche, di sicurezza alimentare, umanitarie e di sviluppo accentuate dagli effetti di COVID-19, continui le operazioni umanitarie in corso per il trattamento della malaria, la tubercolosi, l'HIV / AIDS e la promozione della libertà religiosa nel mondo ", aggiungono le ong, che richiamano anche il dovere morale dei cristiani di prendersi cura delle persone bisognose (LZ)

7 luglio - NIGERIA Cristiani e musulmani uniti in preghiera per la fine del Covid-19. Kaigama: pregare sempre e aiutare il prossimo

Cristiani e musulmani della Nigeria uniti domenica in una preghiera comune per invocare la fine del Covid-19, la guarigione dei malati e il riposo eterno delle vittime del virus. A promuovere l’iniziativa - riporta il sito della Recowa-Cerao ,la Conferenza episcopale regionale dell'Africa Occidentale - il Consiglio interreligioso nigeriano (Nirec) in collaborazione con l’Associazione cristiana della Nigeria (Can). Ad Abuja l'incontro di preghiera si è svolto nel National Christian Centre con la partecipazione dell’arcivescovo Ignatius Ayau Kaigama che ha voluto plaudire l’iniziativa interreligiosa in un Paese segnato in questi anni da crescenti tensioni tra musulmani e cristiani e dalla minaccia del terrorismo jihadista di Boko Haram. “I credenti delle due principali religioni della Nigeria dovrebbero organizzare più spesso iniziative positive come questa, cercando aree in cui possono collaborare per promuovere l’armonia, il progresso e una convivenza pacifica”, ha detto il presule nel suo intervento. “Come credenti, possiamo imparare molto da questa calamità globale sulla nostra comune umanità, sulla fragilità della nostra vita e riscoprire quello che è veramente importante”, ha aggiunto.  Monsignor Kaigama si è soffermato poi sull’importanza della preghiera per i cristiani e quindi di “connettersi quotidianamente con Dio”, senza per questo pretendere risposte immediate o miracoli, ma affidando la loro speranza a Lui:  Gesù ci chiede di ‘pregare sempre’. Siamo un popolo che crede che la preghiera, il digiuno e la carità siano una parte della nostra risposta alla pandemia non meno importante del lavoro di quanti sono in prima linea per dare assistenza medica o trovare un vaccino o una cura”. L'arcivescovo di Abuja ha anche richiamato l'importanza centrale della carità. Di qui, in conclusione, l'esortazione a tornare a “un rapporto più solido e senza pretese” con Dio e ad amare il prossimo “al di là di considerazioni etniche o religiose”: questo - ha detto monsignor Kaigama  - è “la lezione che ci devono insegnare il dolore e le sfide del Covid-19”. (LZ)

6 luglio - MONDO - Wcc e Forum interreligioso : emergenza sanitaria e climatica, due crisi collegate. Stati proteggano diritti umani

Emergenza Covid-19 e cambiamenti climatici di origine antropica sono due facce di una stessa crisi alla cui radice c'è “un sistema economico ingiusto ed ecologicamente insostenibile” con profonde conseguenze per i popoli di tutto il mondo e per i diritti umani. Parte da questa constatazione la dichiarazione congiunta pubblicata dal Forum interreligioso sui cambiamenti climatici, diritti umani e ambiente (Gif) di Ginevra, del quale fanno parte, tra gli altri, il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), i Domenicani per la Giustizia e la Pace e la Federazione Luterana Mondiale. La dichiarazione è stata presentata alla 44.ma sessione del Consiglio Onu per i diritti umani riunita dal 30 giugno al 17 luglio a Ginevra, da dove la Gif, in occasione del vertice Onu, ha organizzato una serie di webinari (seminari on-line) incentrati proprio sul tema “Diritti umani, etica e cambiamenti climatici”. Nel testo si sottolinea lo stretto legame tra la crisi sanitaria e quella climatica che il mondo sta vivendo, anche per il loro impatto sui diritti umani fondamentali dei più vulnerabili, a cominciare da quello alla salute, fissato dall’Onu come terzo obiettivo dello sviluppo sostenibile (SDG3). Le due emergenze – afferma la dichiarazione - sono accomunate anche dalle loro conseguenze economiche: anche qui "sono quelli con scarsi mezzi socio-economici e che vivono ai margini i più colpiti”, osserva il documento. Soprattutto - prosegue il Forum interreligioso - queste crisi “hanno rivelato con chiarezza la nostra interconnessione come unica umanità e il fatto che facciamo parte di una comunità di vita più ampia, nonché l’indivisibilità e l’interdipendenza di tutti i diritti umani e la necessità di investire con decisione nei sistemi di assistenza per proteggere tali diritti”. Di qui l’appello a “rimodellare radicalmente le politiche e i sistemi economici in modo da promuovere i diritti umani e sostenere la salute e il benessere delle persone e pianeta”. Questo - sottolineano - “comporta interventi coordinati, coerenti e trasformativi da parte degli Stati in collaborazione con tutti i settori della società”. (LZ)

6 luglio - SPAGNA Rito funebre, stasera, nella cattedrale dell’Almudena per tutti i morti a causa del #coronavirus

Oggi, alle ore 20, Messa funebre nella cattedrale di Santa María la Real de la Almudena di Madrid, organizzata dalla Conferenza episcopale spagnola (CEE), per tutti coloro che sono morti a causa della pandemia di Covid-19. L'Eucaristia sarà presieduta dal cardinale Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid e vicepresidente della CEE, e sarà concelebrata da tutti i vescovi della Commissione Permanente. Tra i partecipanti alla celebrazione, il Re e la Regina di Spagna, Filippo VI e Letizia, la Principessa delle Asturie Leonor de Borbón e l'Infanta Sofía de Borbón, varie autorità statali e rappresentanti di altre confessioni religiose. La funzione sarà trasmessa da Trece, a partire dalle ore 19.45, e in streaming su COPE.es e trecetv.es. (AP)

6 luglio - UCRAINA #coronavirus Monsignor Shevchuk: “Indossare la mascherina è segno di rispetto per l’altra persona”

Ieri, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc), nel suo discorso alla fine della Divina Liturgia nella Cattedrale patriarcale della Resurrezione di Cristo a Kiev, ha voluto ringraziare tutti i fedeli – si legge sulla pagina web dell’Ugcc - che seguono le regole della quarantena. “Grazie mille - ha detto - a tutti coloro che oggi indossano queste mascherine protettive in chiesa. Grazie per aver mantenuto il distanziamento sociale, disinfettando le mani all'ingresso". Oggi - ha osservato - indossare una mascherina è un segno di rispetto per l'altra persona, per la sua vita e per la sua salute. "Il Signore Dio – ha concluso il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina - ci conceda una buona salute in un momento così difficile che mette alla prova la nostra disciplina, la nostra coscienza cristiana e nazionale". (AP)

6 luglio - STATI UNITI Sacramento: abbattuta la statua di San Junipero Serra

A Sacramento, la sera del 4 luglio, giorno dell'Indipendenza degli Stati Uniti, una statua di San Junipero Serra è stata rovesciata dai manifestanti e, dopo essere stata abbattuta, è stata colpita con una mazza e altri oggetti. Monsignor Jaime Soto, vescovo di Sacramento, in un comunicato, diffuso il 5 luglio sulla pagina web della diocesi, ha sottolineato che anche se "le azioni del gruppo possono essere state pensate per attirare l'attenzione su memorie dolorose” del passato della California, questo "atto vandalico fa poco per costruire il futuro". "Non c'è dubbio – egli sottolinea - che gli indigeni californiani abbiano sopportato grandi sofferenze durante il periodo coloniale per poi affrontare l'orrore del genocidio, portato avanti con l’approvazione del governo, sotto il nuovo Stato della California” e che “questa eredità è straziante”. “Ma - aggiunge -, è anche vero che mentre padre Serra lavorava sotto questo sistema coloniale, ne denunciava i mali e si adoperava per proteggere la dignità dei popoli indigeni". “L'arduo lavoro – spiega il presule - per superare la piaga del razzismo non dovrebbe essere rovesciato dai saccheggi notturni. Il dialogo non dovrebbe abdicare a causa del vandalismo. Né questi episodi inquietanti dovrebbero distrarci dai doveri di giustizia e di carità grazie ai quali è possibile costruire una California migliore". (AP)

6 luglio - ITALIA #coronavirus Arrivano aiuti alle piccole imprese dalla diocesi di Cerreto-Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti

La diocesi di Cerreto-Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, in Campania, ha disposto un fondo speciale di 60mila a sostegno delle piccole imprese che fanno più fatica a ripartire dopo la chiusura a causa dell’emergenza Covid-19. In un comunicato della Caritas diocesana si precisa che la scelta di costituire un fondo di solidarietà a favore delle micro imprese, per arginare gli effetti della crisi economica e per cercare di dare qualche risposta alle nuove forme di disagio socio-economico, è espressione dell’impegno della chiesa locale “a rimanere radicata nella propria storia attraverso una più reale e concreta condivisione. Dopo destinato un contributo alle difficoltà delle parrocchie e un ulteriore somma per le persone e famiglie in difficoltà, il vescovo, monsignor Domenico Battaglia, ha deciso di andare incontro ai piccoli imprenditori. “Investire in solidarietà è, soprattutto oggi, un segno importante, la via privilegiata per dare un po’ di ristoro alla nostra gente e rinfrancarla dalla fatica quotidiana” si legge nel comunicato firmato dal direttore della Caritas Diocesana, don Giuseppe Di Santo. Per accedere al “fondo di solidarietà”, precisa il portale della diocesi di Cerreto-Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, occorre inoltrare una richiesta all’indirizzo mail contributocovid19@diocesicerreto.it entro il 31 luglio. Sarà la Caritas diocesana a gestire le domande e l’erogazione dei fondi. (TC)

6 luglio - PARAGUAY #coronavirus non ferma l’Anno della Parola di Dio: si prosegue con il digitale

La pandemia da coronavirus non ferma le iniziative dell’Animazione biblica pastorale (Abp) della Chiesa cattolica in Paraguay: in questo 2020, infatti, si celebra l’Anno della Parola di Dio e quindi la Chiesa locale ha deciso di avvalersi di tutti gli strumenti digitali a disposizione per portare avanti la formazione biblica dei fedeli. “Non ci siamo fermati – spiega Monsignor Guillermo Steckling, responsabile dell’Abp, citato dal sito della Conferenza episcopale del Paraguay – Ed anche se non eravamo molto abituati ai nuovi media, abbiamo imparato e stiamo imparando. Vedo molte persone seguire i nostri corsi on line o partecipare alla Messa in diretta streaming. Questo ha un impatto molto positivo sulle persone e le aiuta a comprendere meglio l’attuale èra digitale”.  "Stiamo imparando a vedere la Parola di Dio da un'altra angolazione – continua il presule – e questo ci farà riflettere. Anzi: proprio questi momenti possono essere occasioni di grande intensità spirituale”. Quanto alla presenza della Chiesa sui social network, Monsignor Steckling si dice convinto che “essa non può tacere, bensì deve, possibilmente ogni giorno, trasmettere un messaggio positivo”, anche per contrastare le così dette “fake news”. “Stiamo imparando non solo a lasciarsi entusiasmare dalla tecnologia, ma anche a guardare al suo contenuto e, nel nostro caso, il messaggio centrale che vogliamo trasmettere è quello della Bibbia. Questo è ciò che conta davvero”, ribadisce il vescovo. (IP)

6 luglio - FILIPPINE La Chiesa in campo per la libertà di stampa nel Paese: no alla chiusura dell'ABS-CBN, il più importante network televisivo filippino  

La Chiesa filippina scende in campo in difesa della libertà di stampa nel Paese, dopo l’annuncio della volontà del Presidente Rodrigo Duterte di non rinnovare la concessione alla ABS-CBN Corporation, il più grande network televisivo del Paese. La concessione è scaduta lo scorso 4 maggio e il Congresso filippino, a cui spetta la competenza di decidere sulle concessioni ai media nel Paese, deve votare il rinnovo, che dopo l'altolà del Presidente è in forse . Il motivo lo ha spiegato lo stesso Duterte: a suo dire, l’ABS-CBN non è imparziale imparziale in quanto avrebbe censurato i suoi spot elettorali durante la campagna per le presidenziali del 2016. Un’affermazione non condivisa dalla Chiesa filippina, per la quale – riporta l’agenzia Ucanews - la catena televisiva, che conta 11mila dipendenti,  ha svolto un servizio equilibrato e non deve quindi chiudere. In questo senso si è espresso, tra gli altri, monsignor Broderick Pabillo, amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Manila che ha rivolto un appello al Congresso a votare per il rinnovo della concessione. “I membri del Congresso devono capire che i cittadini hanno bisogno dell’informazione e dell’intrattenimento offerti da questo network, soprattutto in questi tempi di quarantena a causa della pandemia”, ha dichiarato il presule, ricordando che i legislatori non devono usare la loro posizione per assecondare la volontà del potente di turno, ma al servizio del bene comune.  “Chiediamo ai legislatori di decidere per il bene più grande e di non piegarsi all’agenda politica di chi è al potere. I loro doveri sono verso la Nazione e non verso i suoi leader”, ha aggiunto monsignor Pabillo. (LZ)

6 luglio - MOZAMBICO Cabo Delgado: distrutta da gruppi armati la chiesa di Mocímboa da Praia

“Hanno radunato tutti i banchi, li hanno ammucchiati come legna da ardere e hanno dato loro fuoco": questo il drammatico racconto del Segretariato portoghese di Aiuto alla Chiesa che soffre, a proposito dell’attacco perpetrato da alcuni gruppi armati contro una chiesa di Mocímboa da Praia, nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico. Da tre anni, la popolazione di questa zona è vittima di assalti di sedicenti milizie islamiche provenienti dai Paesi limitrofi o ribelli interni. Migliaia i morti ed oltre 200mila gli sfollati, fino ad ora. E le violenze non si fermano: secondo quanto riporta l’agenzia Ecclesia, oltre alla chiesa, a Mocímboa da Praia sono stati distrutti altri edifici, come la scuola secondaria e l’ospedale distrettuale, mentre i ribelli hanno alzato le bandiere nere degli jihadisti e liberato i detenuti. “La popolazione locale è riuscita a fuggire nei boschi – continua Acs – e l’intervento dell’esercito nazionale ha impedito ulteriori distruzioni, ma i gruppi armati sono ancora presenti in tutta la zona”. (IP)

6 luglio - MONDO Più di 100 vescovi dei cinque continenti contro gli abusi inflitti dalle multinazionali

Più di 110 vescovi dei cinque continenti hanno firmato un comunicato, pubblicato oggi attraverso il CIDSE, rete cattolica per la solidarietà che comprende numerose ong di tutto il mondo, con il quale chiedono agli Stati di fermare con urgenza gli abusi inflitti dalle multinazionali, introducendo una legislazione vincolante a livello nazionale, ma soprattutto a livello internazionale e regionale, che regolamenti le loro attività; di seguire i valori della dignità e della giustizia; e di rispettare i diritti delle persone e dell'ambiente. Senza una legislazione adeguata – affermano i vescovi - non sarà possibile impedire alle imprese transnazionali l'evasione fiscale, l'abuso dei diritti umani, la violazione delle leggi sul lavoro, la distruzione di interi ecosistemi. Soprattutto adesso, in cui la crisi generata dalla diffusione della pandemia di coronavirus “ha aggravato la situazione, a danno principalmente delle comunità più vulnerabili che già mancavano di protezione sociale". “Questa pandemia" - hanno sottolineato i presuli - "ha messo a nudo la nostra interdipendenza e ha scatenato il caos nelle catene di approviggionamento globali che collegano le fabbriche oltre confine, mostrando la nostra dipendenza da lavoratori vulnerabili che svolgono un lavoro essenziale in tutto il mondo”. (AP)

6 luglio - BURKINA FASO Allarme Caritas: a rischio carestia oltre 2 milioni di persone

Oltre due milioni di persone sono a rischio carestia, in Burkina Faso, a causa delle condizioni climatiche avverse e dei conflitti interni. L’allarme arriva dalla Caritas locale che, in una nota, sottolinea: si tratta di un numero tre volte superiore a quello del 2019. Il direttore dell’organismo, padre Constantin Sere, parla di “crisi dimenticata” dal resto del mondo ed invoca aiuti internazionali, soprattutto perché è in arrivo la stagione delle piogge torrenziali che durerà fino alla fine di ottobre. Seicentomila euro è la cifra necessaria, secondo la Caritas, per fornire alla popolazione alloggi, cibo, acqua potabile e fonti di sostentamento per i prossimi mesi. Gli aiuti si concentreranno su 1.500 famiglie residenti nelle diocesi di Kaya, Fada N'Gourma, Nouna e Dédougou. Ciascun nucleo familiare riceverà 50 kg di riso o di miglio; 25 kg di fagioli kg; 5 litri di olio; 2 kg di sale e 5mila franchi in valuta locale (pari a circa 8 euro) per acquistare cibo fresco. (IP)

6 luglio - ITALIA Memoria di Santa Maria Goretti. Padre Gravante: “A 60 anni dalla canonizzazione una testimonianza viva di misericordia e purezza” (AUDIO)

“Certamente Marietta è ancora moderna” Così il rettore del Pontificio Santuario Basilica Madonna delle Grazie – Santa Maria Goretti, padre Pasquale Gravante,  parla della santa bambina di cui oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica. Quest’anno ricorrono i settant’anni dalla canonizzazione proclamata il 24 gennaio 1950 da papa Pio XII. Purtroppo il calendario dei festeggiamenti che prevedeva, tra gli altri appuntamenti, il pellegrinaggio da Nettuno a Le Ferriere, luogo del martirio avvenuto il 5 giugno 1902, e le tradizionali serate animate dalle corali, è stato cancellato a causa del coronavirus. Questa sera nel santuario di Nettuno, gestito da i padri passionisti, alle ore 18 si svolgerà una solenne concelebrazione presieduta dal cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila. Prima, alle 15.30, avrà luogo la memoria del beato transito, ovvero si ricorderà il momento in cui Maria Goretti all’età di appena 11 anni e mezzo non solo perdonò il male subito, ma pronunciò le parole “Lo voglio con me in Paradiso”. Fu la risposta “disarmante” a chi le chiedeva se intendesse perdonare Alessandro Serenelli, il  giovane che la trafisse con un punteruolo 14 volte dopo aver tentato di violentarla.  “È una testimonianza ed un’esperienza di misericordia che tutti siamo chiamati a fare”, ammonisce padre Pasquale. (PO)

6 luglio - TURCHIA Il patriarca Kirill: Santa Sofia, uno dei più grandi monumenti della cultura cristiana, mantenga il suo status museale

Il patriarca di Mosca e tutta la Russia Kirill esprime profonda preoccupazione “per le richieste di alcuni politici turchi di riconsiderare lo status museale della basilica sconsacrata di Santa Sofia, a Istanbul, in Turchia, “uno dei più grandi monumenti della cultura cristiana”. In una dichiarazione diffusa oggi, il patriarca della Chiesa ortodossa russa si esprime sulla proposta di convertire il gioiello bizantino in una moschea e ricorda che la basilica è di grande importanza per l’intera ortodossia e particolarmente cara alla Chiesa russa, avendo anche ispirato, nel passato, architetti russi a Kiev, Novgorod e Polotsk. “Nella storia delle relazioni tra Russia e Costantinopoli ci sono stati diversi momenti, a volte molto difficili - ricorda il patriarca Kirill -. Tuttavia, con amarezza e indignazione, il popolo russo ha risposto in passato e risponde ora a qualsiasi tentativo di degradare o calpestare l’eredità spirituale millenaria della Chiesa di Costantinopoli”. (TC)

6 luglio - AUSTRALIA 12 luglio, Domenica del mare. Appello vescovi: sostenere i marittimi, lavoratori essenziali

“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”: è un versetto del Vangelo di Matteo (11,28) il tema scelto dalla Chiesa cattolica dell’Australia per la Domenica del Mare, che si celebra il 12 luglio. Una ricorrenza che, quest’anno, assume un valore particolare perché la pandemia da coronavirus ha avuto ricadute pesanti sul personale marittimo. “Come nazione insulare – si legge in una nota diffusa per l’occasione dell’Apostolato australiano del mare – noi in Australia dipendiamo totalmente dalle navi che trasportano le merci essenziali alla nostra sopravvivenza”. Soprattutto ora, “in questo momento di pandemia”, i marittimi “sono più gravati rispetto alla maggior parte dei lavoratori di altri settori”: più di tutti, infatti, essi soffrono “l’isolamento, lo sfruttamento, le difficoltà climatiche, gli abusi, gli atti di pirateria, la precarietà del lavoro” e nell’ultimo periodo “tali oneri sono stati esacerbati, portando all’estremo lo stress degli operatori del mare”. I vescovi ricordano, infatti, “l’aumento spaventoso dei casi di suicidio avvenuti a bordo delle navi”, mentre molti marinai sono costretti a restare in mare “anche per 14 mesi consecutivi, a causa della chiusura delle frontiere e delle restrizioni imposte dal virus Covid-19”. (IP)

6 luglio - PANAMA Arcidiocesi Panama: successo per linea telefonica di aiuto alle famiglie

Gratitudine e conforto: è quanto hanno provato le tante famiglie e singole persone dell’Arcidiocesi di Panama che, in tempo di pandemia da coronavirus, si sono rivolte alla linea telefonica denominata “Assistenza coniugale e familiare”, istituita dalla Chiesa locale per donare aiuto e supporto a chi è in difficoltà. Avviata nel mese di aprile, in due mesi l’iniziativa ha raggiunto una ventina di fedeli in diverse regioni. Il numero diretto – 00572826586 – è rimasto quotidianamente attivo dalle 8.00 alle 16.00. “Il riscontro è stato molto positivo - spiega Mayra de Peralta, presidente del Movimento delle Famiglie cristiane dell'Arcidiocesi di Panama – Le famiglie hanno potuto raccontare la loro situazione, dando sfogo a tensioni, stress e angoscia, provocati dalla quarantena”. Non solo: la linea telefonica ha portato aiuto anche in casi di problemi coniugali dovuti alla convivenza coatta, alle difficoltà di comunicazione o ad episodio di infedeltà coniugale. Pertanto, l’iniziativa proseguirà anche nei prossimi mesi. (IP)

6 luglio - SIRIA Il Paese sta attraversando una grave crisi economica. Appello alla solidarietà del guardiano del convento Bab Thouma di Damasco

Non dimenticate mai la popolazione siriana: è l’appello di fr. Bahjat Karakach, guardiano del convento Bab Thouma di Damasco, che sul portale della Custodia di Terra Santa chiede aiuti. “In questo tempo difficile non abbiamo altra soluzione che ricorrere alla vostra carità, alla vostra vicinanza - dice il religioso -. Come Chiesa cerchiamo di stare vicino alla gente, di non lasciare nessuno senza il pane…ma non potremmo continuare la nostra missione senza il vostro supporto, senza la vostra carità”. Fr. Karakach spiega che oggi in Siria si vive in miseria e che, dopo 10 anni di guerra e oggi il pericolo del coronavirus, a minacciare il Paese è anche una grave crisi economica. La lira siriana sta perdendo valore e i prezzi sono più che triplicati e “la difficoltà ad acquistare cibo e beni essenziali rende in questo momento impossibile, per la popolazione locale, un ritorno alla normalità”. “Oggi un padre di famiglia dovrebbe lavorare un mese intero per poter acquistare un paio di chili di carne - spiega il guardiano del convento Bab Thouma - dovrebbe lavorare un anno intero per poter pagare la retta scolastica di un solo figlio. Oggi - prosegue - entriamo nelle case e troviamo gente che non ha di che sfamarsi”. Da qui l’invito alla solidarietà per sostenere le famiglie in difficoltà. (TC)

6 luglio - UCRAINA “Una parrocchia per una parrocchia”: iniziativa della Chiesa greco-cattolica per vittime delle alluvioni

“Una parrocchia per una parrocchia”: si chiama così l’iniziativa intrapresa dall’Arcieparchia di Ivano-Frankivsk della Chiesa greco-cattolica in Ucraina (Ugcc) per sostenere e aiutare le vittime delle recenti alluvioni nel Paese. A fine giugno, infatti – spiega il sito web dell’Ugcc - la regione occidentale dell’Ucraina è stata colpita da violente inondazioni che hanno provocato morti, sfollati e gravi danni strutturali, tra cui l’interruzione di 400 km di strade e la mancanza di energia elettrica e gas in oltre 300 centri abitati. “Dobbiamo fare passi decisivi verso le vittime delle alluvioni – ha detto, durante una riunione di emergenza, l’Arcivescovo Metropolita Volodymyr Viytyshyn – La Chiesa si prende sempre cura di coloro che sono nel bisogno”. Numerose, quindi, le iniziative di beneficienza già avviate, tra cui quella appunto denominata “Una parrocchia per una parrocchia”, affinché ogni comunità di fedeli possa donare il proprio contributo a chi è maggiormente in difficoltà. Il 30 giugno, intanto, l’Arcivescovo Metropolita Viytyshyn si è recato in visita presso le famiglie maggiormente colpite dalle inondazioni, all’interno dell’Arcieparchia, donando loro kit alimentari essenziali, acqua potabile e prodotti igienico-sanitari. (IP)

6 luglio - GABON Depenalizzazione omosessualità. Associazione Sacerdoti diocesani: legge controversa, occorre saggezza

Una legge “controversa” che andrebbe ritirata “con saggezza”: così l’Associazione dei sacerdoti diocesani del Gabon (Adpg) definisce la normativa, approvata recentemente dal Parlamento, sulla depenalizzazione dell’omosessualità. Il 23 giugno, infatti, la Camera bassa ha detto sì ad un emendamento alla legislazione penale che elimina il paragrafo in cui si vietano i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, pena sei mesi di reclusione e il pagamento di una sanzione. I voti sono stati 48 a favore, 24 contrari e 25 astenuti. L’appello collettivo dei sacerdoti arriva tramite una dichiarazione pubblica, indirizzata al Capo dello Stato, Ali Bongo Ondimba, affinché fermi la promulgazione della legge. “La depenalizzazione – sottolinea l’Adpg, citata dal sito web della Recowa-Cerao (Conferenza episcopale regionale dell'Africa occidentale)  – in realtà apre la strada ad un tacito riconoscimento dell’omosessualità in Gabon”, con l’ulteriore rischio di “pedofilia” e “questo è inaccettabile”. (IP)

6 luglio - CIAD La conferenza episcopale ha deciso che i fedeli potranno tornare a prendere parte alle celebrazioni il 12 luglio

Le celebrazioni pubbliche in Ciad riprenderanno il 12 luglio. Lo hanno stabilito i vescovi riuniti nei giorni scorsi a Moundou, riferiscono media locali, per discutere le modalità di riapertura al culto delle parrocchie, delle chiese e delle cappelle in seguito allo stop imposto dall’emergenza coronavirus. Dopo la decisione del presidente della Repubblica Idriss Déby, che aveva disposto la riapertura progressiva dei luoghi di culto a partire dal 25 giugno, nel rispetto degli standard sanitari per evitare la diffusione della Covid-19, il 22 giugno scorso la Conferenza episcopale aveva pubblicato una dichiarazione in cui si precisava la necessità di elaborare chiare istruzioni per aiutare le comunità cristiane ad organizzare le liturgie. Ora i presuli hanno definito delle linee guida e hanno disposto che per la celebrazione di battesimi e cresime, sarà ciascun vescovo a decidere liberamente, anche in base alla catechesi necessaria per i diversi sacramenti. Quanto alle esequie dovranno essere celebrate solo nelle chiese parrocchiali o in cappelle, ma con un numero limitato di fedeli, fino ad un massimo di 50 persone. (TC)

6 luglio - VIETNAM  Presidente vescovi: guardare all’esempio di San Giuseppe

È San Giuseppe l’esempio da seguire per affrontare al meglio la pandemia da coronavirus: questo il suggerimento dato dal presidente della Conferenza episcopale del Vietnam, l’Arcivescovo Joseph Nguyên Chi Linh, durante la Messa celebrata il 1.mo luglio, in occasione del 170.mo anniversario di fondazione dell’Arcidiocesi di Huê. “Prendete esempio da San Giuseppe – ha detto il presule ai sacerdoti ed ai fedeli presenti nella Cattedrale di Phu Cam – colui che, confidando in Dio, ha ricevuto la forza dello Spirito Santo per difendere al meglio la sua famiglia nelle avversità”. L’emergenza sanitaria da Covid-19, infatti, ha provocato una grave crisi sociale ed economica in tutto il Paese asiatico: secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro e degli Affari sociali, circa 8 milioni di vietnamiti sono ora disoccupati o lavorano ad orario ridotto, mentre quasi 17,6 milioni di cittadini hanno subito perdite salariali a causa della quarantena. Durante la Messa – riporta l’agenzia Eglise d’Asie - è stata ricordata anche l’importanza di accostarsi regolarmente ai sacramenti per riceverne il giusto conforto spirituale. (IP)

6 luglio - KENYA Ddl salute riproduttiva. Membri cattolici del Parlamento: no a normativa che mira a legalizzare aborto

Dopo quello dei vescovi, arriva anche il no dei membri cattolici del Parlamento del Kenya (Campssi - Catholic MPs Spiritual Support Initiative) al disegno di legge sulla salute riproduttiva. "L'obiettivo di questo progetto normativo – spiega infatti il presidente del Campssi, Chris Wamalwa Wakhungu, citato dal blog dell’Amecea (Associazione dei membri delle conferenze episcopali dell'Africa orientale) - è di legalizzare l'aborto, nonché di stabilire una tabella di marcia per introdurre l’educazione sessuale completa sin dalla scuola primaria”. "Come membri cattolici del Parlamento – aggiunge - noi diciamo no a questo progetto di legge", anche perché "secondo quanto sancisce la Costituzione nazionale, l'aborto non è permesso; la vita inizia al momento del concepimento e ogni essere umano, incluso il nascituro, ha diritto alla vita”. Dal Campssi arriva anche un altro richiamo: il disegno di legge "furbescamente, non usa il termine ‘aborto’ e gioca sulla clausola della Costituzione keniota che dice che l'aborto non è permesso se non in circostanze di pericolo di vita". (IP)

5 luglio - POLONIA #WakacyjneMsze hashtag dei vescovi per “non dimenticare la messa della domenica” anche in vacanza

“Tutti abbiamo il diritto alle vacanze, ma non possiamo rinunciare alla messa della domenica”. Don Pawel Rytel-Andrianik, portavoce della Conferenza episcopale polacca, chiede ai fedeli di non dimenticare, anche durante il periodo di ferie “la cura spirituale, che è tanto importante quanto il riposo”. Ma Don Pawel va oltre: “Pubblichiamo sui social media le foto delle chiese, dei santuari, delle cappelle in cui andrete a pregare e utilizzate l'hashtag #WakacyjneMsze”. In un messaggio pubblicato sul sito dei vescovi, il portavoce osserva: “Indipendentemente da dove trascorrerete le vostre vacanze, troverete comunque una chiesa nelle vicinanze. Anche se siete all’estero e non conoscete la lingua del posto, andate ugualmente a messa. Se non conoscete l’idioma locale, potete scaricare le letture del giorno in polacco”. Poi Don Pawel Rytel-Andrianik insiste sulla condivisione social: “Utilizzate il vostro smartphone per immortalare i luoghi sacri visitati e postateli su Facebook, Twitter, Instagram. Avrete l’opportunità di farci conoscere chiese e monumenti che altri non conoscono e testimoniare, al tempo stesso, la vostra fede e l’importanza dell’Eucaristia dopo mesi di lontananza dovuta alla pandemia”. Infine il portavoce dei vescovi ricorda le parole di Papa Francesco pronunciate nel corso dell’Udienza del 24 giugno scorso: “Malgrado tutte le misure di sicurezza legate alla minaccia del contagio di coronavirus, sia questo un sereno tempo di riposo, di godimento della bellezza del creato e di rafforzamento dei legami con gli uomini e con Dio” (DD)

5 luglio - PORTOGALLO Tre nuove ordinazioni (gesuiti) nella Cattedrale Nuova di Coimbra

Padre António Pamplona, 37 anni di Porto, ​​Padre João Sarmento, 32 anni anche lui originario di Porto e Padre Nelson Faria, 37 anni di Lisbona, sono i tre nuovi gesuiti che hanno detto oggi il loro “sì” nella Cattedrale Nuova di Coimbra (Sé Nova de Coimbra). La cerimonia è stata presieduta dal vescovo, Mons. Virgilio Antunes che ha invitato i neo ordinati ad essere “sacerdoti nel cuore di Dio”. Presente alla celebrazione, in quella che per ben 150 anni è stata la chiesa del Collegio dei Gesuiti e dove si sono formati numerosi missionari, padre Miguel Almeida, provinciale in Portogallo della Compagnia di Gesù. Contenuta la partecipazione dei fedeli a causa delle restrizioni dovute alla pandemia. Per questo si è deciso di trasmettere la messa anche on line. “Aprite all’annuncio integrale della Buona Novella con la parola e con la vostra testimonianza di vita” ha detto mons, Antunes ai tre presbiteri, sottolineando che: "La gratitudine verso Dio è uno dei segni più forti nella vita del sacerdote. E’ necessario toccare il cuore dell’umanità” ha aggiunto. “Essere gesuiti vuole dire accogliere una grazia specifica” ha ripreso il presule invitando i tre ad “essere sacerdoti alla maniera degli apostoli, seguendo il modello di evangelizzazione integrale che prevede come servizio di fede, la promozione della giustizia, il dialogo e la cura della casa comune. Entrate nel cuore di Dio, entrate nel cuore dell’umanità”. Accogliendo nella Compagnia di Gesù i nuovi presbiteri, il provinciale Padre Padre Miguel Almeida ha ricordato che "nessuno è solo un sacerdote. La Pandemia ha dimostrato che anche una cosa così piccola può trasformare il mondo". (DD)

5 luglio - IRLANDA Mons. Neary: “Pronti a ricominciare in linea con i dettami governativi”

“Una guida chiara, puntuale e molto utile”.  L’arcivescovo di Tuam, mons. Michael Neary, accoglie con favore le indicazioni rese note dal governo in merito allo svolgimento dei servizi religiosi. “Abbiamo formato squadre di volontari, le chiese sono state preparate e contrassegnate per garantire la distanza, così come siamo riusciti a predispore tutti i presidi per l’igienizzazione delle mani” spiega il presule. “Quando a marzo sono state introdotte le restrizioni volte al contenimento della diffusione del Covid 19” continua mons. Neary “abbiamo cancellato le messe e tutte le altre funzioni. Sono state decisioni che non hanno precedenti ma abbiamo voluto dare una mano a tutti coloro che si stavano prodigando per arginare l’azione del virus. E’ stato difficile per tutti noi” confessa l’arcivescovo di Tuam “ma necessario. Abbiamo fatto ricorso al web, ai social, alla tv e alla radio. La realtà è che i nostri parrocchiani non hanno potuto fare la Comunione per più di tre mesi”. Fin dall’inizio della pandemia tutti i vescovi dell’area occidentale (Achonry, Clonfert, Elphin, Elphin, Galway, Killala e Tuam) avevano cominciato a mettere a punto un piano per la riapertura delle chiese “per questo ci siamo fatti trovare pronti. Sono grato a tutti coloro che hanno compiuto questo enorme sforzo e che oggi, in linea con i dettami governativi, siamo pronti a riprendere appieno le nostre attività pastorali” conclude mons. Neary (DD)

4 luglio - ZAMBIA - Caritas Zambia con i vescovi: per la riforma costituzionale serve una consultazione inclusiva

La Caritas Zambia sostiene la richiesta della Conferenza episcopale (Zccb) di ritirare il Bill 10/2019, la controversa riforma costituzionale rafforzerebbe i poteri dell’attuale presidente Edgar Lungu, a un anno dalle elezioni generali del 2021 in cui si presenterà per un terzo mandato. Il disegno di legge, oltre ad ampliare i poteri del capo dello Stato in merito alla nomina di giudici e ministri, gli consentirebbe di modificare la legge elettorale e di trasferire dalla Banca centrale al Governo la gestione della politica monetaria. Alla riforma è contraria l’opposizione, ma ha suscitato forti critiche anche da parte di diversi esponenti della società civile che temono una deriva autoritaria. A queste voci - riporta il sito dell'Amecea - si è unita la Conferenza episcopale zambiana (Zccb) che, in una dichiarazione diffusa il 9 giugno scorso, aveva chiesto il ritiro del provvedimento, ricordando che “l’elaborazione, revisione e modifica della Costituzione deve essere basato su un iter consultivo che sia inclusivo, trasparente e responsabile, e che tenga conto del consenso collettivo, piuttosto che degli interessi di parte”. Una posizione condivisa anche dalla Caritas del Paese che in una nota ribadisce la ”necessità di consultazioni inclusive”. (LZ)

4 luglio -  FILIPPINE - Duterte firma la legge anti-terrorismo: lo sconcerto della Chiesa

La riforma dell’anti-terrorismo è legge nelle Filippine. Nonostante i numerosi appelli e la mobilitazione della società civile, delle Chiese e anche dall’Onu, ieri il Presidente Rodrigo Duterte ha firmato il provvedimento che introduce un ulteriore giro di vite alla Human Security Act del 2007, attribuendo accresciuti poteri alla polizia e all’Esecutivo.  “Grande disappunto” per la decisione di Duterte di promulgare la riforma approvata dal Parlamento ai primi di giugno, è stato espresso dall’ex presidente della Conferenza episcopale filippina (Cbcp), monsignor Socrates Villegas. “È profondamente sbagliato lasciare l’interpretazione delle norme di questa legge alla mercé di persone senza scrupoli assetate di potere”, ha dichiarato l’arcivescovo di Lingayen-Dagupan, precisando che la Chiesa è contro il terrorismo. “Tuttavia, a differenza del nostro governo, non vogliamo affrontare la violenza e la rabbia cieca con altra violenza, ma piuttosto impegnarci nel difficile ma necessario compito di costruire una cultura dell’ascolto che accoglie le differenze", ha detto. “Questa stessa cultura dell'ascolto inclusivo presto priverà gli estremisti di ogni ragione per autoescludersi dalla società. La pace è l'unica via per la pace ", ha aggiunto. L’iter legislativo della nuova legge anti-terrorismo è stato accompagnato da proteste e appelli a cui si sono uniti diversi esponenti della Chiesa filippina e organizzazioni cattoliche, ma anche il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) e l’Alto Commissario Onu per i diritti umani. A preoccupare è in particolare la definizione vaga ed estesa della nozione di terrorismo, che potrebbe essere usata per attaccare il dissenso e per calpestare diritti umani e le libertà civili; la possibilità di arrestare cittadini senza mandato giudiziario  su ordine di un nuovo organismo, il "Consiglio anti-terrorismo" (Atc); l’indebolimento della separazione dei poteri; l’estensione della sorveglianza dei cittadini e l’abolizione dei risarcimenti per chi viene arrestato con accuse false, con l’accresciuto rischio di abusi da parte delle forze di polizia. (LZ)

4 luglio -  TANZANIA - Distribuiti respiratori e dispositivi medici con il contributo della Cei

Anche in Tanzania non si ferma l’opera della Chiesa per fronteggiare il Covid-19. Dall’inizio della pandemia essa è in prima linea nella distribuzione di dispositivi di protezione individuale (Dpi), disinfettanti, strumenti diagnostici donati dalla Conferenza episcopale della Tanzania (Tec) a scuole, parrocchie e ospedali, ma anche in una capillare campagna di sensibilizzazione e informazione della popolazione. Grazie al sostegno finanziario della Conferenza episcopale italiana - riporta il blog dell'Amecea, l'Associazione dei membri delle Conferene episcopali dell'Africa Orientale - la stessa Tec ha consegnato anche respiratori destinati a diversi ospedali cattolici del Paese per i pazienti Covid più gravi. I respiratori sono stati finanziati dai Fondi dell’8×1000 alla Chiesa cattolica italiana , una parte significativa dei quali quest’anno sono stati destinati ad aiutare diversi Paesi africani e altri Paesi poveri nel mondo ad affrontare l’emergenza Coronavirus.  Un aiuto accolto con gratitudine dalla Chiesa tanzaniana: “Ringraziamo la Cei per la sua disponibilità a collaborare con la Chiesa in Tanzania nella lotta contro le emergenze e per assistere le comunità con cure di qualità”, ha dichiarato a nome della Tec Erick Mwelulila, responsabile dell'economato della Conferenza episcopale. (LZ)

4 luglio - KENYA - I vescovi pubblicano linee-guida per la riapertura: la sicurezza prima di tutto

In Kenya le Chiese cristiane e le altre comunità religiose sono ancora in attesa di potere riprendere le funzioni pubbliche sospese dallo scorso 22 marzo a causa dell’emergenza Covid-19. La Conferenza episcopale (KCCB) - riporta il blog dell'Amecea, l'Associazione dei membri delle Conferenze episcopali dell'Africa orientale - ha intanto reso note le sue linee guida  che integrano le direttive allo studio dello speciale Consiglio interreligioso istituito a metà giugno dal Presidente Kenyatta e il Ministero della Sanità per garantire celebrazioni in sicurezza. I vescovi raccomandano alle chiese dotate di spazi più ampi di privilegiare le celebrazioni all’aperto, mentre per quelle più piccole il suggerimento è di non concentrare le Messe la domenica e il sabato, ma piuttosto spalmarle lungo tutta la settimana, in modo da consentire ai fedeli di partecipare in piccoli gruppi nel rispetto delle distanze di sicurezza. In linea generale, l’indicazione è quindi di aumentare il numero delle Messe nell’arco della settimana nelle aree urbane, dove c’è una maggiore concentrazione di fedeli, e nelle aree rurali, di celebrare le liturgie nelle piccole comunità cristiane in cui sono più gestibili.   Le direttive sollecitano inoltre tutte le comunità religiose a sensibilizzare e informare i fedeli sui sintomi della malattia e sulle precauzioni da prendere per evitare il contagio, ma anche a formare referenti con il compito di organizzare le attività comunitarie in sicurezza. Riguardo a queste ultime, la loro ripresa dovrà essere graduale: in un primo momento le chiese accoglieranno un numero complessivo di persone pari al 15% della loro capacità, per passare poi al 25%, quindi 50% e infine al 100%. Quanto alla celebrazioni dei battesimi, i presenti dovranno rispettare una distanza minima di 1,5 metri e i contatti tra il sacerdote e il battezzando dovranno essere limitati allo stretto indispensabile. L’unzione dei cresimandi avverrà direttamente con le mani, mentre l’unzione degli infermi sarà limitata a chi deve subire un intervento chirurgico e ai morenti. (LZ)

3 luglio - STATI UNITI Dal 19 luglio, Settimana su pianificazione naturale della famiglia

“Vivi la verità e la bellezza del progetto di Dio per l’amore coniugale!”: questo il tema della Settimana di sensibilizzazione sulla pianificazione naturale della famiglia, indetta dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb). L’evento, a cadenza annuale, è in programma dal 19 al 25 luglio ed ha come sottotitolo “Si tratta dell’amore, della vita, della libertà, del dono”. Le date scelte per l’iniziativa, si legge sul sito dei vescovi Usa, non sono casuali, bensì ricordano due anniversari: la pubblicazione dell’Enciclica “Humae Vitae”, siglata da Paolo VI il 25 luglio 1968 ed incentrata sugli insegnamenti della Chiesa relativi alla sessualità umana, l’amore coniugale e la genitorialità responsabile”. Il secondo anniversario, invece, riguarda “la festa dei Santi Gioacchino ed Anna, genitori della Vergine Maria, che ricorre il 26 luglio”. (IP)

3 luglio - KENYA Violenze a Narok e Marsabit. Giustizia e pace: no alle barbarie, appello a pace e bene comune

È di almeno dodici morti il bilancio delle violenze avvenute nelle Contee di Narok e Marsabit, in Kenya, dove da diverso tempo sono in atto scontri etnici tra le diverse comunità. Per questo, la Commissione Giustizia e pace (Cjpc) della Conferenza episcopale del Kenya ha diffuso una nota a firma del suo presidente, Monsignor John Oballa Owaa, in cui si esprime “profonda preoccupazione per lo stato di continua tensione e insicurezza” che si respira nelle due Contee e che ha portato alla “perdita di vite umane, allo sfollamento della popolazione e alla distruzione di molte proprietà”. “Condanniamo fortemente questi atti barbari – sottolinea la dichiarazione, riportata dall’agenzia Cisa – e facciamo appello alle comunità interessate affinché abbraccino la pace, l’amore e l’armonia”. “Solo allora, infatti – incalza Giustizia e pace – si potrà realizzare il bene comune”. Un ulteriore appello viene lanciato al governo, perché avvii un tavolo di dialogo tra le parti in causa e metta in atto risoluzioni specifiche per prevenire ulteriori scontri. (IP)

3 luglio - INDIA Arcidiocesi di Calcutta lancia “FaithChat”, lezioni di catechismo on line

Si chiama “FaithChat” ed è l’iniziativa promossa dall’Arcidiocesi di Calcutta, in India, per offrire a bambini e giovani lezioni di catechismo on line. Il progetto, si legge sulla pagina Facebook diocesana, è stato pensato “per nutrire la fede dei più piccoli in questo momento difficile”, provocato dalla pandemia di coronavirus. I destinatari dell’iniziativa sono i bambini che si preparano alla Prima Comunione, i ragazzi in cammino verso la Cresima e tutti i giovani che desiderano parteciparvi. Le lezioni partiranno il 10 luglio e proseguiranno fino al 27 settembre, per un totale di 14 sessioni formative, tutte disponibili on line. Il materiale offerto sarà multimediale: oltre ad appositi video su YouTube, i ragazzi potranno accedere a documenti di testo e, tramite i social network, anche ad alcune sessioni più creative dedicate al canto. Spazio, inoltre, alla preghiera e alla riflessione sulla vita dei santi e sulla dottrina della Chiesa. (IP)

3 luglio - BRASILE Ciclone Bomba: Caritas scende in campo, al fianco delle vittime

Centro città danneggiate, almeno nove morti e due scomparsi: è il drammatico bilancio del ciclone denominato “Bomba” che ha raggiunto il sud del Brasile, in particolare gli Stati di Santa Catarina, Rio Grande do Sul e Paraná. Da tre giorni infuriano raffiche di vento ad una velocità di 130 km/h ed oltre il 50 per cento della popolazione locale è rimasta priva di corrente elettrica per circa 24 ore. Il tutto mentre la pandemia da Covid-19 rende ancora più difficile l’intervento dei soccorsi. Ma la solidarietà della Chiesa cattolica non si ferma, tanto che la rete Caritas è già scesa in campo per aiutare la popolazione: come spiega Gelson Nezi, segretario generlae della Caritas di Santa Catarina, "una delle nostre aree di azione è legata all'ambiente e alla gestione dei rischi e delle emergenze. A Florianopolis, stiamo seguendo più da vicino l'occupazione urbana di Mestre Moa, nel comune di Palhoça: con circa 30 famiglie che vivono in condizioni precarie, la comunità è stata colpita dalla caduta di alberi e dal crollo delle case. Per questo, siamo intervenuti donando tegole alle famiglie affinché possano ricostruire i tetti delle abitazioni”. (IP)

3 luglio - URUGUAY Raccolta fondi Caritas per l’acquisto di latte in polvere da donare alle persone in difficoltà

Una raccolta fondi per acquistare latte in polvere da distribuire nelle parrocchie e nelle mense della Chiesa cattolica in tutto il Paese: è l’iniziativa lanciata dalla Caritas dell’Uruguay, per aiutare le persone più colpite dalla pandemia da coronavirus e tutte le famiglie in difficoltà. La nazione latinoamericana non è tra le più danneggiate dall’emergenza sanitaria; tuttavia, il Covid-19 ha lasciato strascichi anche qui con 943 casi confermati e 28 vittime. L’iniziativa di solidarietà, informa una nota, si intitola “Uniti serviamo meglio” e si svolgerà fino al 19 agosto, mentre la distribuzione del materiale raccolto avverrà, a livello nazionale, attraverso alcuni delegati della Pastorale sociale incaricarti espressamente dai vescovi. Questi ultimi, intanto, hanno deciso di rinviare di un anno esatto la celebrazione del quinto Congresso eucaristico nazionale, sempre a causa della pandemia. Previsto inizialmente per il prossimo autunno, l’evento si terrà invece dal 15 al 17 ottobre 2021. (IP)

3 luglio - ITALIA Caritas Ambrosiana: #coronavirus aggrava povertà, richieste di cibo cresciute del 66 per cento

La pandemia da coronavirus ha avuto e sta avendo ricadute gravi non solo sulla salute della popolazione milanese, ma anche sulla loro condizione economica: è quanto emerge dai dati raccolti da Caritas Ambrosiana in quattro mesi, da marzo a giugno. Il quadro che ne viene fuori “è molto problematico”, spiega una nota che evidenzia il rischio di “impoverimento per lungo tempo”. Basti citare alcune cifre: a partire da marzo, gli Empori della solidarietà dell’hinterland milanese hanno visto un aumento delle richieste del 66 per cento, mentre il Servizio accoglienza immigrati situato accanto alla Stazione Centrale ha prestato aiuto, nel solo mese di giugno, ad 83 stranieri rimasti senza casa, perché privati delle entrate economiche necessarie a pagare l’affitto. L’80 per cento di essi era composto da uomini, mentre il 60 per cento proveniva dall’Africa subsahariana. (IP)

3 luglio - FILIPPINE Arcivescovo di Cebu chiede maggiore cooperazione tra popolazione e governo

Solidarietà e responsabilità: sono i due principî richiamati dall’Arcivescovo di Cebu, nelle Filippine, José Palma, per superare la pandemia da coronavirus. Insieme all’area metropolitana di Manila, infatti, la città di Cebu è rimasta quella con il più alto tasso di positività per le infezioni da Covid-19, con 5.494 casi registrati e 169 decessi. Per questo, in tale zona vigono ancora, almeno fino al 15 luglio, regole igienico-sanitarie molto restrittive, a differenza del resto del Paese dove le misure anti-contagio sono meno limitanti. “Solo se rispettiamo rigorosamente le normative stabilite per contenere la diffusione del coronavirus – ha detto Monsignor Palma – allora esse risulteranno efficaci”. Di qui, il richiamo alla responsabilità di ciascuno, ma anche alla “solidarietà con coloro che sono in prima linea nella lotta contro il Covid-19”. (IP)

3 luglio - INDIA - Rinviati a giudizio i quattro poliziotti accusati della morte di due cristiani. Soddisfazione della Chiesa

Dopo le vivaci proteste in India, sono stati arrestati con l’accusa di omicidio i quattro poliziotti coinvolti nella morte di Jayaraj e suo figlio J. Fenix, i due cristiani protestanti deceduti il 22 giugno, nello Stato del Tamil Nadu, come conseguenza delle torture subite dalla polizia. I fatti, avvenuti distretto di Thoothukud, risalgono al 19 giugno quando Jayaraj e suo figlio J. Fenix sono stati portati al commissariato per aver tenuto aperto il loro negozio oltre l’orario consentito secondo le dispozioni anti-Covid. Lì sono stati torturati e sodomizzati e, secondo quanto denunciato dai familiari, portati solo tre giorni dopo in ospedale, dove sono deceduti poche ore dopo. Il 25 giugno l’Alta Corte del Tamil Nadu ha avviato un’inchiesta e ieri ha deciso di rinviare a giudizio i quattro poliziotti counvolti che erano già stati sospesi dal servizio. Intanto, il primo Ministro del Tamil Nadu ha comunicato che il caso sarà sottoposto all’Ufficio Federale di Indagine, una decisione a cui si oppongono i leader cristiani e le organizzazione per i diritti umani, in quanto rischia di allungare i tempi. In questo senso si è espresso, tra gli altri, il vescovo di Tuticorin, monsignor Stephan Antony Pillai, che ha elogiato il tempestivo intervento delle autorità giudiziarie sul caso. “Dal momento che l’Alta Corte si sta occupando del procedimento non sembra necessario l’intervento di un altra agenzia”, ha dichiarato il presule all’agenzia Ucanews. "Quasiasi ritardo rischia di compromettere le possibilità delle vittime di ottenere giustizia". (LZ)

3 luglio - FILIPPINE - Arcivescovo di Cebu chiede maggiore cooperazione tra popolazione e governo

 Solidarietà e responsabilità: sono i due principî richiamati dall’Arcivescovo di Cebu, nelle Filippine, José Palma, per superare la pandemia da coronavirus. Insieme all’area metropolitana di Manila, infatti, la città di Cebu è rimasta quella con il più alto tasso di positività per le infezioni da Covid-19, con 5.494 casi registrati e 169 decessi. Per questo, in tale zona vigono ancora, almeno fino al 15 luglio, regole igienico-sanitarie molto restrittive, a differenza del resto del Paese dove le misure anti-contagio sono meno limitanti. “Solo se rispettiamo rigorosamente le normative stabilite per contenere la diffusione del coronavirus – ha detto Monsignor Palma – allora esse risulteranno efficaci”. Di qui, il richiamo alla responsabilità di ciascuno, ma anche alla “solidarietà con coloro che sono in prima linea nella lotta contro il Covid-19”. “Cerchiamo di essere calmi, gentili e cortesi gli uni con gli altri – ha ribadito il presule – perché il virus stesso ha già fatto molto male”. Al contempo, l’Arcivescovo di Cebu si è detto fiducioso nel futuro: “Questo momento peggiore è, in realtà, proprio il migliore per mostrare al resto del Paese la nostra volontà di essere solidali e disciplinati”, gli uni nei confronti degli altri. Secondo gli ultimi dati, aggiornati al 3 luglio, nelle Filippine il coronavirus ha provocato 40.336 casi positivi e 1.280 decessi. (IP)

3 luglio - GHANA Arcivescovo Naameh chiede al governo più tempo per celebrare Messe

Prolungare di almeno mezz’ora il tempo stabilito dal governo per la durata delle celebrazioni religiose: è quanto chiede alle autorità statali il presidente della Conferenza episcopale del Ghana (Gcbc), l’Arcivescovo Philip Naameh. Nel Paese africano, infatti, sono ripresi il 7 giugno i riti liturgici con concorso di popolo, sospesi in precedenza a causa della pandemia da coronavirus. Si è tornati, quindi, a celebrare pubblicamente la Messa, ma secondo norme e regole sanitarie anti-contagio ben precise, tra cui quella di non superare la durata di un’ora. "I leader dei vari gruppi cristiani sono dell'opinione che il tempo assegnato alle funzioni religiose debba essere riconsiderato – afferma Monsignor Naameh, citato dal sito web della Recowa-Cerao (Conferenza episcopale regionale dell'Africa occidentale) – Chi è abituato a pregare per tre o quattro ore di seguito, infatti, ha difficoltà ad adattarsi all'orario prescritto dalle linee guida anti Covid-19”. "Non mettiamo in discussione la logica che c’è dietro la regola che stabilisce il limite di un'ora – aggiunge il presidente della Gcbc – perché ci rendiamo conto che più tempo si trascorre riuniti insieme, più alto è il rischio di contagi”. Tuttavia, “se i fedeli hanno dimostrato di poter osservare tutte le altre misure di sicurezza, come l’uso di mascherine, l’igienizzazione delle mani, il distanziamento sociale, l’accesso limitato a cento persone, anche in Chiese molto grandi, allora penso che si possano celebrare i riti liturgici in un tempo più lungo”. “Un’or