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Vatican News

Il conforto della Chiesa all'umanità sofferente

Aggiornamenti, interviste e approfondimenti sulle attività pastorali promosse nel mondo al tempo del Coronavirus

Attraverso questa finestra raccontiamo l’impegno della Chiesa nel mondo al tempo del Coronavirus. Le notizie che arrivano dai cinque continenti ogni giorno ci parlano di tanti religiosi, religiose, laici e laiche impegnate al fianco di coloro che soffrono, con un approccio “globale”, perché in questo momento è tutto l’uomo che va aiutato a guarire mediante una sintonia di interventi, che non escludano il contributo indispensabile della preghiera. L’informazione, la nostra informazione, è chiamata a fare la sua parte.

PER L'ARCHIVIO NOTIZIE  https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-07/il-conforto-della-chiesa-all-umanita-sofferente.html

 

“[ Ultime notizie ]

2 dicembre - AFRICA Giornata mondiale contro l’Aids. Gesuiti africani:  l’emergenza Covid-19 non faccia abbassare la guardia nella lotta contro questa epidemia

L’emergenza Coronavirus non deve fare abbassare la guardia nella lotta all’Aids, “una guerra che è lontana dall’essere finita”. È l’appello lanciato dalla Conferenza dei Gesuiti dell’Africa e del Madagascar (Jcam) in occasione della Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids, celebrata il 1.mo dicembre. Il messaggio ribadisce la solidarietà dei Gesuiti africani verso tutte le persone che convivono con il virus dell’Hiv per le quali, osservano, “la nuova crisi del Covid-19  è un ulteriore peso, soprattutto in Africa, dove il sistema sanitario pubblico non è attrezzato".  Inoltre, “le direttive proposte per fermare la diffusione del Coronavirus rendono ancora più precaria la situazione economica delle famiglie, indeboliscono i sistemi di sostegno sociale e la fornitura di servizi essenziali salvavita rendendo le persone affette dall’Hiv più esposte e più vulnerabili". Il Jcam osserva che, secondo gli ultimi dato dell’Unaids, dall’inizio dell'epidemia dell’Aids, 75,7 milioni di persone sono state infettate e 32,7 milioni sono morte e che, con più 25 milioni di contagiati , l’Africa è il continente più colpito dall’Aids. A questo si aggiunge l’impatto economico e sociale della malattia sulle famiglie dei malati. Per altro verso, il messaggio, firmato dal presidente della Jcam, padre  Agbonkhianmeghe Orobator, riconosce gli enormi progressi compiuti in questi decenni nella lotta all’Aids “grazie alla generosità, resilienza e agli sforzi instancabili di governi, organizzazioni internazionali, società civile, organizzazioni religiose e comunità" che hanno permesso di migliorare i test e le cure, ma anche di estendere l’accesso dei malati ai farmaci anti-retrovirali.  Il Jcam evidenzia quindi che il tema scelto quest’anno, “Solidarietà globale, responsabilità condivisa", "ricorda la nostra comune responsabilità gli uni verso gli altri" e che "la solidarietà è la condizione per il successo di tutta la collettività”, come sottolineato tante volte da Papa Francesco. Questo – si osserva - è anche il senso di una delle quattro Preferenze Apostoliche Universali (Uap) per la missione che indicano gli impegni della Compagnia di Gesù nel decennio 2019-2029, quella di “camminare con gli esclusi”, ossia i più vulnerabili, i deboli e chi è emarginato dalle malattie sociali e fisiche. Tra loro ci sono anche i malati di Aids, al fianco dei quali i Gesuiti in Africa lavorano da anni, in particolare attraverso la loro rete Ajan, lanciata nel 2002. Anche in questi tempi di pandemia del Covid-19 – evidenzia il messaggio - le squadre dell’Ajan hanno dimostrato una “dedizione straordinaria” in tutte le loro sedi in Africa dando una “testimonianza concreta di questa solidarietà e responsabilità condivisa”.  I Gesuiti africani ribadiscono quindi la loro volontà di continuare questo loro impegno: “La solidarietà verso le persone affette dall’Hiv e le altre persone vulnerabili in Africa non è un atto sporadico di generosità, ma è una parte centrale della nostra missione e del nostro ministero”, conclude il messaggio. (LZ)

 

2 dicembre - CENTRAFRICA Morto Imam Layama. Cardinale Nzapalainga: era simbolo di unità in un Paese in conflitto

Un’icona della pace e della promozione del dialogo interreligioso: così il Centrafrica ricorda l’Imam Omar Kobine Layama, presidente del Consiglio superiore islamico nazionale, scomparso il 28 novembre a Bangui, all’età di 66 anni. Cordoglio per la sua morte viene espresso anche dal Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, che con l’Imam Layama aveva a lungo collaborato e che ora lo ricorda come “un simbolo di unità in un Paese in conflitto”. Riconoscendo il suo lavoro “instancabile in favore la riconciliazione” ed il suo atteggiamento di “rispetto ed apprezzamento” per tutti i popoli, il Cardinale Nzapalainga dice dell’Imam: “Era il mio fratello maggiore, uno studioso, un uomo di saggezza”. Da ricordare che il porporato, proprio insieme all’Imam Layama ed al pastore Nicolas Guerekoyame-Gbangou, capo dell'Alleanza evangelica, aveva fondato la “Piattaforma delle religioni del Centrafrica” (Pcrc), l’organismo che dal 2013 promuove il dialogo interreligioso nel Paese, evidenziando come le differenze di credo non debbano portare al conflitto. Sette anni fa, infatti, in Centrafrica, gli scontri tra gli ex ribelli Seleka, a maggioranza musulmana, e le milizie anti-Balaka, per lo più cristiane, divampavano con forza. Il conflitto veniva descritto come interreligioso, ma alle sue origini c’era una realtà molto più articolata e complessa, che portava lo scontro lontano da motivazioni legate alla fede. A dimostrazione di ciò, l’Arcivescovo di Bangui ospitò in casa sua, per più di nove mesi, l’Imam Layama, dopo che i miliziani avevano dato alle fiamme la sua abitazione e la sua moschea. “Ho voluto dimostrare – disse allora il porporato - che il dialogo islamo-cristiano non è una teoria o un’astrazione, ma uno stile di vita”. Da quel momento, i due leader religiosi vennero affettuosamente definiti, dalla popolazione locale, “i gemelli di Dio”. Nel 2015, la Pcrc ha ricevuto il Premio Onu per i diritti umani. (IP)

2 dicembre - MONDO Il Wcc lancia fino al 6 dicembre su Youtube canti per le festività natalizie da condividere per promuovere l’unità

“Un canto comune per l’Avvento, il Natale e l’Epifania”: si chiama così la nuova iniziativa ecumenica del Consiglio Mondiale delle Chiese (Wcc) che sta creando una raccolta di canti da tutto il mondo per rendere visibile l’unità nella diversità attraverso il dono della musica. Il progetto, riferisce il portale del Wcc, è stato avviato in collaborazione con Red Crearte, una rete latinoamericana che produce materiale spirituale e liturgico, e raccoglierà i contributi musicali di compositori di diverse confessionali religiose e culture. Si lavorerà su un testo comune ma in varie lingue. Con il supporto del Programma per la vita spirituale del Wcc e del team di supporto del Wcc-Covid19, i brani verranno condivisi sul canale YouTube del Consiglio Mondiale delle Chiese fino al 6 gennaio. “Ci auguriamo che il progetto incoraggi le celebrazioni delle nostre comunità in tutto il mondo, unendoci nella speranza che la vita fiorisca pienamente per tutti”, ha detto il reverendo Gerardo Obermann, coordinatore di Red Crearte. Concorde il reverendo Mikie Roberts, responsabile del Programma per la vita spirituale del Wcc: “In questo momento in cui siamo molto più consapevoli della nostra comune fragilità, dobbiamo anche assicurarci, durante questa stagione, di celebrare la speranza condivisa della vita eterna fondata sulla manifestazione dell’Incarnazione”. (TC)

2 dicembre - COLOMBIA La diocesi di Quibdó invita i fedeli ad aderire alla campagna "Tendi la tua mano al povero”

La diocesi di Quibdó, guidata da monsignor Juan Carlos Barreto Barreto, ha chiesto a tutte le persone di buon cuore – si legge sulla pagina web dell’Episcopato – di aderire alla campagna "Tendi la tua mano al povero”, che sta cercando di raccogliere ogni genere di aiuto per le persone che hanno perso tutto durante le forti piogge che hanno colpito, e continuano a colpire, il dipartimento di Chocó. La Chiesa ha fatto richiesta innanzitutto di: alimenti non deperibili (riso, cereali, pasta, zucchero, olio, farina, tonno, tra gli altri); indumenti in buone condizioni, materassi, prodotti per l'igiene personale e prodotti per il Covid-19 (mascherine, alcool e gel antibatterico). Chi volesse contribuire, ha precisato, può inviare questi oggetti al centro di raccolta allestito nell'edificio El Convento (Cra. 1 n. 26-91, Barrio Roma, Quibdó). I contributi economici possono essere versati anche attraverso il conto di risparmio Bancolombia n. 5360000002300 a nome della Pastorale Sociale - Diocesi di Quibdó Nit: 900242658 Tutte le donazioni saranno destinate alle persone e alle famiglie colpite dalle devastanti piogge nell'area della diocesi di Quibdó. (AP)

2 dicembre - GHANA Messaggio di Avvento: la realtà virtuale non può sostituire la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia

 “Guardare o ascoltare la Messa attraverso la rete digitale non dispensa nessuno dall'obbligo di partecipare all'assemblea eucaristica". È quanto si legge nella Lettera pastorale di Avvento della Conferenza episcopale ghanese (Gcbc ) che vuole così scoraggiare i cattolici dal seguire l’Eucaristia in televisione o sulle piattaforme digitali, facendo salvi coloro che, per motivi di età o di salute, non possono recarsi fisicamente in chiesa. Nella lettera, intitolata “Accogliere Cristo, vivere in pace con tutti” firmata da monsignor Philip Naameh, presidente della Gcbc, i vescovi osservano che da un po’ di tempo alcuni fedeli preferiscono ormai seguire in modo virtuale le celebrazioni eucaristiche, nonostante le Messe in presenza siano riprese lo scorso 5 giugno. Ma, avvertono, “la realtà virtuale non può sostituire la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia. Non ci sono sacramenti su Internet e anche le altre esperienze religiose rese possibili da questi mezzi per grazia di Dio sono insufficienti”, sottolinea il messaggio che ricorda ai fedeli che assistere alla Messa domenicale è un obbligo. “La partecipazione attiva e la condivisione del Corpo e del Sangue di Cristo sono per la Chiesa-Famiglia di Dio il mezzo più sicuro per legare i suoi membri", insistono i vescovi, citando le parole San Giovanni Paolo II nell’Esortazione post-sinodale “Ecclesia in Africa”, pubblicata nel 1995. In vista delle festività natalizie, la Conferenza episcopale ghanese esorta inoltre tutti i ghanesi a continuare rispettare i protocolli di sanitari contro il Covid-19: “Vogliamo fare appello ai nostri concittadini affinché rispettino i più alti standard etici e di buona condotta e osservino religiosamente tutti i protocolli sanitari, in particolare durante i festeggiamenti di questo periodo”. Riferendosi al tema della pace al centro del messaggio, i vescovi rilanciano poi l’appello rivolto ai cittadini al termine della loro recente plenaria a “sostenere la pace prima, durante e dopo” le elezioni del 7 dicembre:  “Le elezioni – ammoniscono - non sono una guerra, ma un importante esercizio democratico in cui tutti gli elettori registrati esercitano il loro diritto di voto per decidere la direzione per lo sviluppo della nostra nazione”. Il messaggio invita quindi i partiti, i loro leader e sostenitori “ad astenersi da ogni attività che possa disturbare la pace”, anche dopo il voto. Infine, nel ribadire la loro piena fiducia nell’operato della Commissione elettorale per garantire “elezioni libere, eque e trasparenti”, i vescovi ghanesi la esortano a “non diventare compiacente” nell’adempimento del suo mandato costituzionale.  (LZ)

2 dicembre - POLONIA Il cordoglio dei vescovi per la morte del mufti Nedal Abu Tabaq: era un uomo di grande cuore

La Chiesa della Polonia affida a un messaggio pubblicato sul sito dell’Episcopato e firmato da monsignor Rafał Markowski, presidente del Consiglio per il dialogo religioso in seno alla Conferenza episcopale polacca, le condoglianze alla comunità musulmana locale per la scomparsa di Nedal Abu Tabaq, mufti della Lega musulmana in Polonia. “Era un uomo di grande cuore, tollerante e rispettoso di ogni interlocutore, che mostrava gentilezza nonostante la diversità di opinioni e confessioni”, ha scritto il vescovo, ricordando la celebrazione dello scorso anno del servizio interreligioso in occasione dell'Annunciazione, sottolineando la grande apertura al dialogo interreligioso del mufti scomparso, che si è occupato, tra le altre cose, dell'organizzazione delle celebrazioni della Giornata islamica nella Chiesa cattolica - "Tende di Abramo" - e ha partecipato a numerosi simposi e conferenze dedicate al dialogo. “Grazie al suo carisma è stato considerato da molti una guida nell'ambiente musulmano polacco e un maestro spirituale – ha proseguito - inoltre, a molti cattolici che hanno avuto l'opportunità di incontrarlo e di parlare con lui, è stato trasmesso l'entusiasmo della sua fede”. Monsignor Markowski ha, quindi, assicurato la propria preghiera per il defunto: "Affido a Dio Misericordioso l'anima del nostro Fratello Nedal Abu Tabaq, chiedendogli di dargli la sua salvezza, e offro le mie più profonde condoglianze ai suoi cari". (RB)

2 dicembre -  FILIPPINE Settimana per la pace di Mindanao. Monsignor Bagaforo invoca “spazi di pace" in zone di conflitto

Monsignor José Colin Bagaforo, vescovo di Kidapawan e direttore nazionale di Caritas Filippine, ieri, in occasione della Settimana per la pace di Mindanao, celebrazione annuale istituita nel 2001 dall'ex presidente Gloria Arroyo, che invita a rispettare il diritto dei cittadini di vivere in pace, in unità e in armonia, ha invitato – si legge sulla pagina web della Conferenza episcopale filippina -, a considerare “spazi di pace” alcuni luoghi neutri e pubblici come chiese, moschee, scuole, ospedali, mercati e centri sportivi, in zone di conflitto, poiché tutti si meritano di provare un "autentico senso di sicurezza e di protezione". "Non ci deve essere alcun episodio di violenza o di disaccordo in queste spazi, che possa nuocere a passanti innocenti, rovinare le infrastrutture pubbliche e influire negativamente sull'erogazione dei servizi sociali di base" ha affermato. Ovviamente, però, ha aggiunto, la realizzazione della pace "non deve essere limitata solo a questi spazi". Perché la pace trionfi, tutti devono imparare a "rispettarsi l'un l'altro e a dare a ciascuno un autentico senso di sicurezza e di protezione". "Dobbiamo sforzarci di guardarci l'un l'altro con compassione e gentilezza", ha detto il vescovo Bagaforo, esortando tutti "a guardare chi ci sta di fronte come fratelli e sorelle, invece che come nemici" e a non considerare gli spazi comuni come campi di battaglia. La Settimana per la pace di Mindanao, il cui scopo è sempre quello di promuovere una "cultura del rispetto per la vita, per poter vivere in pace", si concluderà lunedì prossimo con un Forum organizzato dal People’s Peace Network, che riunisce varie organizzazioni impegnate per una "pace giusta e duratura" sull'isola di Mindanao. (AP)

 2 dicembre - SUDAFRICA La riflessione dei vescovi sul 2020: riscoprire la solidarietà umana contro l’edonismo imperante

L’inizio del mese di dicembre fa incanalare l’anno solare verso il proprio termine: un tempo buono per i bilanci, che non si è lasciato sfuggire monsignor Sithembele Sikupa, presidente dei vescovi dell’Africa del sud, che sul sito della Conferenza episcopale del Sudafrica pubblica le riflessioni su quello che è stato questo 2020 ormai avviato verso la conclusione. “Questa riflessione deve iniziare a livello personale, ma dalla riflessione personale sui segni di quest'anno, come leader dobbiamo anche leggerli in relazione al contesto sociale, economico e politico e facilitare una risposta appropriata sia da parte delle persone che guidiamo sia da parte di coloro che sono al potere”, esordisce il presule. “Il segno più immediato del nostro tempo è la pandemia del Covid-19, che in questi giorni in particolare ha avuto un’impennata nella nostra provincia del Capo orientale – prosegue il vescovo -  il governo ha cercato di controllare la diffusione e gli effetti della pandemia durante la prima ondata, ma questa recrudescenza è un segno di stanchezza della gente nei confronti delle restrizioni”. “Eppure, secondo la maggior parte delle analisi effettuate, questa seconda ondata è dovuta in gran parte proprio alle persone che non hanno aderito alle misure imposte per limitare i contagi – ha aggiunto - ciò che è preoccupante è che queste misure non vengono violate per ragioni di sopravvivenza, ma per motivi culturali e di intrattenimento, ad esempio la partecipazione a funerali e funzioni ancestrali, in cui più persone si riuniscono, mangiano dal piatto comune e bevono dallo stesso bicchiere. L'inosservanza delle norme per motivi di intrattenimento, invece, si riscontra per lo più tra i giovani, con l’organizzazione di feste e occasioni per stare in gruppo”. “Le forze dell'ordine da sole non possono riuscire a prevenire queste pratiche perché sono culturalmente e mentalmente radicate, perciò si deve ricorrere anche ad altri valori di sostegno, convinzioni e conversione mentale che motivino l'impegno personale a rispettare i protocolli sanitari. Dobbiamo fare appello al valore della vita che è il più alto nella considerazione degli africani – è la riflessione di Monsignor Sikupa - contro questo egoismo, il valore della solidarietà umana proposto da Papa Francesco nella sua ultima Enciclica ‘Fratelli Tutti’ e il valore di rimandare il piacere momentaneo per il bene comune sono valori alternativi che potremmo presentare ai giovani”. Un altro “segno” che in questo 2020 è stato evidente, secondo il presule, è che “la corruzione viene finalmente affrontata”. “Mentre ci rallegriamo per la prospettiva che la corruzione venga finalmente affrontata, prepariamoci anche ad affrontare una situazione in cui i regnanti corrotti, per evitare le pene detentive, si presenteranno come vittime politiche e inciteranno le persone alla violenza e all'insubordinazione”, ha detto. Il presule punta, poi, il dito, contro l’inefficienza dei governi provinciali e locali e l’inadeguatezza della gestione dei fondi destinati alla lotta alla povertà: “Come Chiesa non siamo del tutto innocenti di questa inefficienza – ha ammonito - mentre i sacerdoti e i religiosi svolgono in genere il lavoro pastorale di celebrare i sacramenti e di visitare i malati, alcuni non riescono ad amministrare le finanze. Alcune diocesi, tra cui la nostra, sono state rifiutate dai finanziatori perché una o due delle parrocchie precedentemente finanziate non sono riuscite a produrre un semplice rapporto che mostri come il denaro è stato speso e le varie fasi in cui si è articolato il progetto fino al suo completamento”. “Questo tipo di comportamento rovina davvero il nostro nome e conferma lo stereotipo secondo cui la gente del posto è inefficiente. I sette anni di formazione, il buon senso e la volontà di imparare dovrebbero fornirci la capacità di una semplice amministrazione, perché è altrettanto importante quanto lo è il lavoro pastorale – conclude il vescovo – infatti, tra i due, c'è un legame: per curare efficacemente le persone, dobbiamo sapere quante sono, avere un piano chiaro su come prenderci cura di loro, e soprattutto dobbiamo procurarci i fondi per costruire le strutture apposite e rendere conto di questi fondi”. (RB)

2 dicembre - HONG KONG Messe pubbliche nuovamente sospese a causa di una nuova ondata di contagi

Messe pubbliche nuovamente sospese a Hong Kong. La città è alle prese con una nuova ondata di Covid-19 e le autorità locali hanno deciso di reintrodurre le restrizioni sugli assembramenti, compresi gli eventi religiosi. La diocesi ha dunque disposto, a partire da oggi, la sospensione delle liturgie in tutte le parrocchie e cappelle del territorio, che rimarranno aperte solo per la preghiera personale, secondo quanto stabilisce una lettera circolare. Sospese anche tutte le altre attività, ad eccezione dei funerali e dei matrimoni, con un limite previsto per queste ultime a 20 persone e senza rinfreschi. A Hong Kong le Messe con concorso di popolo e altre attività pastorali erano riprese iL 4 ottobre, dopo l'allentamento delle misure restrittive disposto dalle autorità sugli assembramenti, sia pure nel rispetto delle norme di sicurezza elencate nelle linee guida pubblicate sul sito della diocesi che prevedevano, tra l'altro, una presenza in chiesa limitata al 50% della sua capienza massima.  Dopo due mesi di relativa stabilità, i casi sono ripresi in modo esponenziale a partire dalla seconda metà di novembre, anche come conseguenza della riapertura delle discoteche diventate il principale cluster di contagio,  portando il totale dei casi registrati nel territorio a 6.397 con 82 decessi. (LZ)

2 dicembre  ITALIA Un progetto di recupero della casa natale di Benedetto XI a Valdobbiadene – AUDIO - FOTO

Riprendere con slancio l’opera di recupero e restauro della casa natale del beato papa Benedetto XI, dando nuova vitalità ai percorsi di conoscenza e devozione popolare del 194mo Successore di Pietro vissuto tra il 1240 e il 1304. È l’idea promossa dall’Istituto “Beato Toniolo. Le vie dei Santi” della Diocesi di Vittorio Veneto. Situato nella frazione di San Vito di Valdobbiadene, l’edificio di proprietà della parrocchia locale, pur essendo stato oggetto di restauri intorno al 2000, necessità di un significativo intervento di recupero. L’intenzione è quella di farne un centro di cultura con finalità pastorali ed un luogo chiave per il turismo religioso, tappa del cammino dei Papi. “San Vito, a metà strada tra Agordo e Riese Pio X”, spiega a Vatican News il parroco don Gianromano Gnesotto, “segna un filo continuo tra tre papi del Veneto: Benedetto XI, Pio X e Giovanni Paolo I. Tra l’altro Benedetto XI e Papa Luciani sono accomunati anche dalla brevità e intensità dei loro pontificati”. Il primo infatti governò la Chiesa per meno di un anno: dal 22 ottobre 1303 - 7 luglio 1304”. L’idea di istituire un museo all’interno della casa natale è secondo don Gnesotto "un'importante opera a livello culturale e spirituale che arricchirebbe un territorio – Valdobbiadene e Conegliano - già inserito nel patrimonio Unesco". San Vito conta appena 10400 abitanti, eppure, nota il parroco, “per il fatto di aver dato i natali ad un Papa, il suo nome è ben visibile tra le pitture della Galleria delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani”. Benedetto XI è parte della storia del paese veneto: “il suo stemma campeggia sulla facciata dell’abitazione paterna; ogni 7 luglio qui si celebra con particolare devozione la sua memoria liturgica; una statua fuori dalla chiesa e alcune pitture all’interno dell’edificio di culto lo ricordano”. Il Martirologio Romano lo ricorda come “benevolo e mite, nemico delle contese e amante della pace”, promotore della “concordia nella Chiesa”, del “rinnovamento della disciplina” e della “crescita della devozione religiosa”. “E’ una figura di grande attualità”, conclude don Gianromano Gnesotto: “sotto il predecessore Bonifacio VIII, fu nunzio e consigliere. Il caratteristico stile diplomatico improntato al dialogo e alla conciliazione caratterizzò anche il suo pontificato: desiderava infatti mettere in sintonia con i valori del Vangelo tutte le politiche europee in un tempo in cui i rapporti tra gli Stati non erano sempre facili. É un esempio anche per i nostri giorni. Ricordarlo è un dovere”. (PO)

2 dicembre - MONDO Allarme di Caritas e Focsiv: nel mondo oltre 62 milioni di casi di Covid, occorre pensare ai vaccini per i paesi più poveri

La campagna “Dacci il nostro pane quotidiano” lanciata da Caritas Italiana e Focsiv per sensibilizzare le comunità cristiane e tutta l’opinione pubblica sui temi della fame, della povertà, del lavoro, dell’educazione, delle disuguaglianze, fa il punto oggi sulla pandemia evidenziando che sono milioni le famiglie senza cure e medicine. I casi confermati di Covid-19 sono oltre 62,5 milioni, quasi 1,5 milioni i morti. L’iniziativa che mensilmente sul sito www.insiemepergliultimi.it propone approfondimenti tematici, e che sostiene 62 interventi in Africa, Medio Oriente, Asia, America Centrale, America Latina, Europa dell’Est e Balcani, avvalendosi della partnership di AgenSIR, Agenzia DIRE, L’Osservatore Romano, Avvenire, Famiglia Cristiana, Federazione Italiana Settimanali Cattolici, TV2000, Radio InBlu, Radio Vaticana, Vatican News, Banca Etica e Pontificia Università Lateranense, evidenzia le problematiche che stanno emergendo. La pandemia sta provocando conseguenze medico-sanitarie, ma anche psicologiche, sociali, economiche e politiche, amplificate per le persone, le famiglie, i gruppi sociali e i Paesi più fragili e più poveri. “Offrire una risposta rapida ed efficace, garantendo nel contempo che l’assistenza necessaria raggiunga i più bisognosi, è fondamentale - si legge in un comunicato di Caritas-Focsiv -. La priorità deve essere quella di adottare le misure adeguate che garantiscano a tutti l’accesso ai vaccini contro il coronavirus e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati”. E proprio sui vaccini Caritas e Focsiv ricordano che il 19 settembre scorso, ricevendo in udienza la Fondazione Banco Farmaceutico, Papa Francesco ha esortato a “globalizzare la cura, cioè la possibilità di accesso a quei farmaci che potrebbero salvare tante vite per tutte le popolazioni”, sottolineando che “per fare questo c'è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti”. Attualmente i paesi ricchi, che rappresentano il 13% della popolazione mondiale, si sono assicurati già più di 2 miliardi di dosi, mentre i paesi più poveri rischiano di non potersene approvvigionare. Il Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights, il trattato internazionale che regola i brevetti e la proprietà intellettuale, potrebbe rendere privata la proprietà dei vaccini Covid-19, anche per le ingenti risorse messe a disposizione dal settore pubblico e questo metterebbe in difficoltà il sud del mondo. Caritas e Focsiv richiamano come possibile soluzione quella già auspicata da diversi paesi, istituzioni ed organizzazioni e già adottata in India e in Sudafrica, dove si può ottenere una deroga ai diritti di proprietà intellettuale per farmaci, vaccini, mezzi diagnostici, dispositivi di protezione personale e tutte le tecnologie necessarie a far fronte alla pandemia. Caritas e Focsiv evidenziano inoltre che, al di là delle cure sperimentali costosissime che restano appannaggio dei più ricchi, in molti paesi c’è da rilevare una vera e propria selezione sociale per l’accesso alle cure ordinarie. (TC)

2 dicembre - PAKISTAN Cristiani salutano l’impegno del Governo a indagare sulle conversioni forzate di donne e minorenni appartenenti alle minoranze religiose

Buone notizie sul fronte della lotta alle conversioni forzate all'Islam di giovani donne e adolescenti appartenenti alle minoranze religiose in Pakistan. Dopo il clamore suscitato dalla vicenda di Arzoo Masih, la tredicenne cristiana rapita e costretta a sposare un musulmano convertendosi all’Islam (caso che si è concluso a favore della ragazza), il Primo Ministro Imran Khan ha annunciato che il Governo condurrà un’inchiesta sul fenomeno. “La legge e i diritti sono uguali per tutti. Non saranno tollerati matrimoni forzati, conversioni forzate di religione e rapimenti di ragazze minorenni di altre religioni. Il ministero per i diritti umani, in consultazione con altre parti interessate, sta studiando un sistema per eliminare la paura del matrimonio forzato tra i non musulmani", ha dichiarato lunedì Tahir Mehmood Ashrafi, rappresentante del Governo per l’armonia religiosa, intervenendo a una conferenza stampa congiunta presenziata da leader religiosi cattolici e protestanti. Una decisione - riporta l'agenzia Ucanews - salutata con favore dalle Chiese cristiane pakistane che da tempo premono perché la pratica dei matrimoni forzati di minorenni a scopo di conversione sia sanzionata penalmente. “Esortiamo studiosi islamici e funzionari governativi a sedersi con noi attorno a un tavolo per valutare i casi di conversione religiosa dei minori. Molti non vengono denunciati a causa di pressioni sociali e del timore di ritorsioni da parte degli accusati. Le forze dell'ordine e le autorità giudiziarie facilitano tali crimini. Per questo il fenomeno è in aumento", ha dichiarato il vescovo anglicano Azad Marshall, presidente del Consiglio nazionale delle Chiese che in un tweet ha rilanciato l’appello al governo di Islamabad a presentare al più presto al Parlamento un disegno di legge contro le conversioni forzate, senza cedere alle pressioni di nessun partito contrario. I rapimenti e i matrimoni di minorenni appartenenti alle minoranze religiose con cittadini musulmani sono ormai una prassi corrente in Pakistan.  Secondo la ong pakistana Centre for Social Justice (Csj), tra il 2013 e il novembre 2020 i media hanno segnalato 162 conversioni sospette. Il numero più alto di casi (49) è stato segnalato nel 2019. Circa il 52% delle conversioni si è verificato nella provincia del Punjab e il 44% nel Sindh. Oltre il 54% delle vittime (ragazze e donne) apparteneva alla comunità indù, mentre il 44% erano cristiani. Più del 46% delle vittime erano minorenni, con quasi il 33% di età compresa tra gli 11 e i 15 anni. (LZ)

 1 dicembre - ITALIA Intronizzato ieri a Roma dal cardinale Sandri l’esarca per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia Dionisio Paulo Lachovicz

L’augurio che il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha rivolto a monsignor Dionisio Paulo Lachovicz, intronizzato ieri a Roma come esarca per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia, nella cattedrale dei Santi Sergio e Bacco, è di vivere in comunione “con i confratelli nell’episcopato, non solo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina (…) ma anche con l’episcopato italiano”, con i sacerdoti e con i fedeli. L’esarcato apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia è stato istituito da Papa Francesco l’11 luglio del 2019 e il 24 ottobre scorso lo stesso Pontefice ne ha nominato esarca monsignor Lachovicz. Alla solenne divina liturgia ha assistito il cardinale Sandri che ha poi accompagnato alla sede episcopale il presule e lo ha intronizzato consegnandogli il pastorale, mentre i vescovi presenti e l’assemblea cantavano il ritornello della liturgia bizantina: “Axios, Axios, Axios!”. Parlando al neo esarca, riguardo al consesso dei vescovi, il porporato ha detto: “Sii axios, degno in mezzo a tutti loro perché custodisci il deposito della fede e lo trasmetti integro come lo hai ricevuto, ricordando anche i tanti pastori che a motivo della loro appartenenza al Signore e il loro legame col Successore di Pietro, hanno sofferto ingiustizie e persecuzioni”. Quindi ha proseguito: “Sii axios in mezzo ai sacerdoti (…), il tramite per il servizio concreto alle comunità. Sii per loro autenticamente un padre e un pastore secondo il cuore di Dio, accompagnali con la tua presenza e sappi avvalerti del loro consiglio, specie in tutti quegli organismi previsti dal diritto della Chiesa. Sii axios - ha aggiunto il cardinale Sandri - in mezzo ai tuoi fedeli, fedeli cattolici ucraini di rito bizantino”. Rivolgendosi poi proprio ai fedeli il porporato ha detto: “Nel rispetto delle usanze e dei costumi della vostra patria, siate consapevoli però che oggi siete pienamente inseriti in una società non come ospiti o stranieri, ma come fratelli”. Da qui l’invito: “Sappiate portare la ricchezza della vostra testimonianza, ma intuite anche i passi necessari per sentirsi parte di un comune annuncio nel Vangelo in mezzo a tanti fratelli e sorelle segnati dalla secolarizzazione o dal pensiero che si possa vivere facendo a meno di Dio”. Circa la celebrazione della Pasqua il porporato ha invece auspicato: “Sia un segno concreto di una adesione al nuovo tessuto ecclesiale in cui siete a tutti gli effetti inseriti, e pertanto possa essere vissuta in comunione di tempi con i fratelli della chiesa latina, romana ed ambrosiana, in Italia”. Alla divina liturgia erano presenti anche le delegazioni diplomatiche dell’Ucraina presso la Santa Sede e del Quirinale. Con monsignor Lachovicz hanno concelebrato il vescovo Yosif Milan, delegato di Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, Irinej Bilik, canonico della Papale Basilica di Santa Maria Maggiore, e diversi sacerdoti. Monsignor Milan ha anche letto un messaggio gratulatorio dell’arcivescovo maggiore, che ha ripercorso le tappe della presenza ucraina in Italia. (TC)

2 dicembre - GIORDANIA La ICMC in aiuto dei rifugiati colpiti dalla pandemia

“La crisi da Covid-19 ha colpito in modo sproporzionato i rifugiati e i giordani vulnerabili”: l’allarme arriva dal Bollettino sulle persone vulnerabili e fragili in movimento in epoca di Covid-19, a cura della Sezione per i migranti e i rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale che, questa settimana, si sofferma sulla Giordania. Nel Paese, infatti, la pandemia da coronavirus ha provocato, ad oggi, 224mila casi in totale e quasi 3mila decessi. Per frenare la diffusione dei contagi, sono state messe in atto misure preventive che tuttavia, si legge nel Bollettino, “hanno limitato l'accesso all'occupazione e all'assistenza, aumentando la gravità delle preoccupazioni finanziarie e di protezione già esistenti. Così, un numero crescente di famiglie è a rischio di sfratto e sfruttamento”. Una situazione complessa alla quale la Commissione internazionale cattolica per le migrazioni (Icmc) nel Paese ha cercato subito di reagire rinnovando, per l’ottavo anno consecutivo, la sua collaborazione con l’Ufficio per la popolazione e le migrazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (Bprm).In tal modo, l’Icmc ha potuto assistere finora circa 27.670 persone in difficoltà ad Amman, Zarqa, Mafraq, Balqa, Jarash, Irbid, Ajlun e Madaba, offrendo loro “programmi di protezione, mezzi di sussistenza e generi di prima necessità”. A tali aiuti, ora si aggiunge un progetto che mira alla tutela psicosociale di 4.500 bambini, ai quali saranno dedicate “attività specifiche, volte ad aumentare la loro resilienza” nel difficile contesto attuale. Non solo: grazie ai finanziamenti del Bprm, fino al 2021 la Commissione potrà fornire “protezione umanitaria e assistenza a circa 14.500 persone, indipendentemente dal loro sesso, nazionalità, capacità o religione, nelle zone di Mafraq, Zarqa, Irbid, Ajlun e Jarash”. Al contempo, la Commissione continuerà a portare avanti le attività avviate da tempo, come “le lezioni di alfabetizzazione in lingua araba e inglese” per i migranti e i rifugiati di Irbid e Mafraq. Secondo il database dell'Icmc, infatti, “il 22 per cento dei rifugiati siriani adulti in Giordania è analfabeta”, mentre per gli altri non giordani la percentuale arriva al 18 per cento e per i giordani stessi sfiora il 14 per cento. Altro punto essenziale del programma umanitario dell’Icmc è la lotta a “stereotipi, pratiche e atteggiamenti negativi, basati sulla disparità di genere, come il matrimonio infantile”. Per questo, con corsi di formazione specifica, l’organismo cattolico cercherà di supportare almeno cento giovani che sono sopravvissute o sono a rischio di nozze precoci, cercando di accrescerne la capacità di resistere e rispondere a “qualsiasi minaccia per la loro tutela sociale, il loro sviluppo e il loro benessere”. Spazio anche agli aiuti per il mondo del lavoro: in Giordania, infatti, “nove partecipanti su dieci ai programmi dell'Icmc dichiarano di essere indebitati e più della metà di loro non è in grado di pagare l'affitto”. Inoltre, “circa un terzo dei partecipanti adulti ha un lavoro temporaneo e meno del 5 per cento può accedere ad occupazioni permanenti, a causa della mancanza di adeguate risorse formative”. Per questo, la Commissione ha avviato “un nuovo programma di assistenza economica, per aiutare 775 famiglie vulnerabili a soddisfare le loro esigenze di base”.  (IP) 

2 dicembre - FILIPPINE Giornata mondiale contro l’Aids. Padre Cancino: “Uniamoci nella lotta contro questa temuta malattia”

Il Camilliano padre Dan Cancino, segretario esecutivo della Commissione episcopale per l'Assistenza Sanitaria, in un videomessaggio diffuso in occasione della Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids, che si celebra il 1° dicembre, ha invitato - si legge sulla pagina web dell’Episcopato - ad uno sforzo concertato per combattere l’HIV e l’Aids ed eliminare i pregiudizi e lo stigma associati alla malattia, sottolineando come la cooperazione di tutti sia fondamentale per affrontare tutte le questioni riguardanti la sindrome da immunodeficienza acquisita. Ricordando come la giornata rappresenti un'opportunità per le persone, in tutto il mondo, di mostrare sostegno alle persone che vivono con l'HIV, egli ha esortato tutti ad unirsi “nella lotta contro questa temuta malattia". "Continuate a mostrare loro sostegno e ricordate chi è morto a causa degli effetti dell'HIV e dell'AIDS", ha affermato il sacerdote. Padre Cancino ha pregato per la guarigione di coloro che soffrono di AIDS/HIV, per i bambini infetti e per coloro che sono rimasti orfani a causa della malattia. "Fa' di ognuno di noi un rifugio d'amore, un rifugio di pace, un rifugio di cura - ha detto il sacerdote - perché tutti coloro che sono stati abbandonati, che sono discriminati a causa di questa malattia, sentano di appartenere al nostro cuore e alla nostra famiglia". Secondo il Dipartimento della Salute, dal gennaio 1984 all'ottobre 2020, il Paese ha registrato 81.169 casi di HIV e AIDS, e ogni giorno vengono segnalati in media 21 nuovi casi. (AP)

2 dicembre - GERMANIA Ecumenismo. Pubblicato l’opuscolo liturgico per il “Natale domestico”

Si intitola “Dio è con te” il sussidio liturgico ecumenico pubblicato in occasione della prima Domenica d’Avvento per vivere la preparazione e poi la festa del Natale con la preghiera e la riflessione anche a casa in questo tempo di pandemia. Ne dà notizia il sito della Conferenza episcopale tedesca. Il materiale, prodotto congiuntamente dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa protestante, è disponibile all’indirizzo web www.gottbeieuch.de e comprende canti, preghiere e il Vangelo di Natale per consentire la meditazione e il raccoglimento. Entra nel vivo, dunque, la campagna ecumenica lanciata alla fine di ottobre 2020 con il motto "Non abbiate paura", rivolta a coloro che non possono partecipare alle celebrazioni natalizie a causa del Coronavirus. Secondo la normativa vigente, la vigilia di Natale sarà possibile andare in chiesa: le congregazioni stanno già pianificando lo svolgimento delle liturgie secondo le attuali norme igieniche. Oltre alle funzioni religiose più brevi, verranno offerte, ad esempio, anche funzioni e presepi fruibili all'aperto. (RB)

 

2 dicembre -  PORTOGALLO Giornata diocesana dei catechisti. Vescovo di Beja: “Da questa missione dipende in gran parte il futuro della Chiesa e del mondo”

Monsignor José João dos Santos Marcos, vescovo di Beja, in occasione della Giornata diocesana dei catechisti, che si è celebrata ieri, 1° dicembre, in un messaggio diffuso sulla pagina web dell’arcidiocesi, si è rivolto a chi esercita questo importante ministero nelle parrocchie, sottolineandone l’importanza. Il presule ha ringraziato chi ha accettato di farsi portavoce della comunità cristiana, “di essere non solo una bocca, ma anche una presenza che irradia e testimonia la vita nuova dei figli di Dio, la vita del futuro dell'umanità”. “Essere catechista significa proclamare con le parole e soprattutto con lo stile di vita, Gesù Cristo, il nostro Salvatore ieri, oggi e per sempre”, ha spiegato il presule, e, come per San Giovanni Battista, significa dover “preparare per Lui le vie della sua venuta nella vita di coloro che catechizziamo”. Il vescovo di Beja ha quindi ribadito l’importanza di questa missione, portata avanti “per amore di Cristo e dei nostri fratelli e sorelle, non per profitto”, perché da essa “dipende in gran parte il futuro della Chiesa e del mondo”. Inoltre, pur riconoscendo la difficoltà, in questo momento, a causa della diffusione della pandemia di coronavirus nel Paese, nel fare catechesi di persona, ha avvertito che "il cristianesimo non si riduce a un messaggio trasmesso via Internet" e ha incoraggiato, in accordo con i parroci, “a non mancare di fare catechesi di persona, rispettando scrupolosamente le norme di sicurezza". Se potete usare questi mezzi digitali – ha affermato -, usateli, ricordando però che "la vita cristiana è molto più di una dottrina intellettuale, distaccata dal reale”. “La celebrazione dell'Eucaristia – ha osservato - non si realizza pienamente in noi se non celebriamo il Corpo del Signore in quel pane di vita. Una cosa è mangiare, un'altra è veder mangiare”. Per concludere, monsignor Marcos ha chiesto ai catechisti di aiutare "bambini, adolescenti e giovani a partecipare alle celebrazioni eucaristiche della domenica e ad osservare le feste”. (AP)

2 dicembre - ITALIA La preghiera corre sul web. L’iniziativa dei frati del Santuario de La Verna

La preghiera non conosce barriere. I frati minori del Santuario de La Verna, sull’Appennino toscano, dove san Francesco ricevette le stimmate, hanno promosso nelle scorse settimane un’iniziativa di “preghiera a distanza”. Sul sito internet laverna.it infatti è presente una sezione dove è possibile lasciare la propria intenzione, che poi verrà affidata ad un frate e letta in chiesa la domenica. Inoltre chi lo desidera può prenotare messe per i cari defunti o per un anniversario. «Come già successo nello scorso lockdown”, spiegano i frati, “ abbiamo visto che anche e soprattutto in questo difficile momento le persone hanno bisogno ancora di più di un sostegno spirituale, di una preghiera”. Il Santuario è meta ogni anno di pellegrini e fedeli da ogni parte del mondo. Nelle ultime settimane con la Toscana in zona rossa per molti è stato impossibile visitare un luogo tanto caro alla spiritualità francescana avvolto dal silenzio delle foreste casentinesi. Secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi dal governatore della Toscana, Eugenio Giani, in seguito ad un calo del numero dei contagi, il 4 dicembre la Regione diventerà zona arancione. (PO)

2 dicembre GERMANIA Auto sulla folla a Treviri: la preghiera dei vescovi tedeschi

"Sono profondamente scioccato, per ciò è successo oggi a Treviri. Il mio pensiero va ai parenti. Prego per loro, per i feriti e per i morti. Qualcosa è diventato improvvisamente molto oscuro in questo Avvento”. Così si è espresso, ieri, monsignor Georg Bätzing, presidente della Conferenza episcopale tedesca, sull’account Twitter dell’Episcopato, dopo che un 51enne tedesco, martedì 1° dicembre, poco prima delle 14, è piombato con una Range Rover sulla folla, nella zona pedonale di Treviri, città nel Land della Renania-Palatinato, uccidendo cinque persone, tra cui anche un bambino di appena 9 mesi, e ferendone almeno 15, alcune delle quali ancora in condizioni molto gravi. Il conducente dell’auto, che è stato arrestato dalla polizia locale, era ubriaco e sarà sottoposto a una perizia psichiatrica. Secondo la Procura locale, non avrebbe agito spinto da un movente politico o terroristico. Anche il vescovo di Treviri, monsignor Stephan Ackermann, ieri, sulla pagina web della diocesi, si è detto “profondamente scioccato per la corsa omicida che si è svolta praticamente alle porte di casa". Il presule ha invitato tutti alle ore 20.00 di ieri ad una veglia di preghiera ecumenica per le vittime, i feriti e le loro famiglie, i servizi di emergenza, i soccorritori e tutti coloro che sono stati colpiti dall’accaduto. Le chiese locali si sono unite alla veglia, suonando le campane, e sono rimaste aperte per la preghiera personale dei fedeli. (AP)

2 dicembre - REGNO UNITO Avvento. Monsignor Swarbrick: preghiamo per le violenze nel Tigray in Etiopia

"L'Avvento è un tempo di speranza, un bisogno prezioso nella nostra vita come individui e come società. I tragici eventi che si stanno verificando nel Tigray e nel Corno d'Africa sembrano sfidare ogni speranza di una soluzione pacifica e rapida”. Così, sul sito della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, monsignor Paul Swarbrick, che tiene il briefing sull'Africa presso i vescovi britannici, esordisce nella sua preghiera per tutti coloro che sono stati colpiti dal conflitto nel Paese dell'Africa orientale: “Le nostre preghiere e i nostri cuori vanno a tutte le vittime di questo conflitto – ha scritto - Papa Francesco ha detto: ‘Ogni guerra lascia il nostro mondo peggiore di prima’. La guerra è un fallimento della politica e dell'umanità. È una vergognosa capitolazione, una pungente sconfitta di fronte alle forze del male". Secondo il presule, questo vale pienamente per l'attuale situazione che sta travolgendo la regione del Tigray in Etiopia, che sembra stia peggiorando: "Eppure, dobbiamo sperare che una soluzione arrivi. Preghiamo per tutte le vittime, quelle direttamente coinvolte nelle violenze, uccise, ferite, senza tetto, separate dai propri cari, e quelle coinvolte in modo meno diretto”. "Preghiamo per la Chiesa locale e per tutti coloro che forniscono sostegno umanitario, ma anche per i soldati, per chi spara, per chi sgancia le bombe – conclude il vescovo -preghiamo per i leader politici e per tutti coloro che sono tentati di cercare vendetta. Signore, in questi giorni di Avvento sollevaci con il dono prezioso della speranza che solo Tu puoi trovare".(RB)

1 dicembre - ITALIA Monsignor Lorefice nel suo messaggio per l’Avvento: ripartire dalle macerie della storia, come artigiani di speranza

“Il desiderio di raggiungere tutti, di condividere con delicatezza e discrezione le gioie e i dolori, le amarezze e le attese, le lacrime e la disperazione, le nascite e i lutti”: lo esprime in un messaggio per il tempo di Avvento alla sua diocesi l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice. “Vorrei attraversare le strade della nostra città, dei nostri quartieri, entrare nelle case, nei condomini, negli ospedali, nelle carceri, nelle nostre chiese, nelle nostre scuole, nelle aule universitarie, nei luoghi di accoglienza, nelle attività commerciali” scrive il presule manifestando la sua vicinanza ai fedeli e incoraggiandoli ad affrontare il domani. “Il tempo di Avvento sopraggiunge come tempo della speranza per sostenere, a maggior ragione nel tempo della prova, l’attesa della venuta definitiva nella gloria del Signore Gesù” si legge nel messaggio. Monsignor Lorefice aggiunge che “in quel Bambino nato dalla Vergine Madre (…) è sorta la luce”, una Luce che “si è levata sulle macerie della notte della vita”, quindi esorta donne e uomini a ripartire “dalle macerie della storia, come artigiani di speranza; di condivisione del peso di questo tempo di cammino che si inerpica su sentieri ripidi e sconosciuti”. “È tempo di amicizie che aiutino a non spegnere il cuore, di custodire un cuore di bambino, di fare il possibile per rendere felici altri - prosegue l’arcivescovo di Palermo -. È tempo di discepoli di Cristo che sulle ali della fede traccino (…) spazi di condivisione e di cura, attenti a riconoscere nel volto di ogni uomo e di ogni donna il volto di Dio che continua ad incarnarsi e che vuole essere amato in ogni persona, sua immagine”. Infine il messaggio esorta alla preghiera con la Chiesa universale perché tutti gli uomini accolgano Cristo, “unica speranza del mondo”. (TC)

1 dicembre - BELGIO Stop alle celebrazioni religiose fino al 15 gennaio. I vescovi chiedono nuove misure di sicurezza per la ripresa delle messe

I vescovi del Belgio intendono aprire un dialogo con le autorità governative per discutere della ripresa delle celebrazioni religiose pubbliche con protocolli anti-Covid che garantiscano la massima sicurezza. Dopo il decreto del 29 novembre che ha prorogato fino al 15 gennaio del prossimo anno lo stop alle liturgie nei luoghi di culto, i presuli hanno espresso ancora una volta la volontà di voler collaborare con il Governo rispettando le misure sanitarie per contrastare la pandemia, evitare quante più vittime possibile ed alleviare la pressione sul sistema sanitario. Ma in un comunicato la conferenza episcopale, facendosi anche portavoce di numerosi fedeli, reputa un limite all’esperienza di fede il divieto delle celebrazioni religiose pubbliche. Così, nelle parrocchie, i vescovi intanto raccomandano di curare particolarmente l’accoglienza per quanti vogliono fermarsi per una preghiera, un momento di riflessione o raccoglimento, per consentire gesti votivi o l’offerta di donazioni per i più bisognosi. I presuli raccomandano infine di consentire le visita ai presepi nelle chiese durante le festività di Natale, nel rispetto delle misure sanitarie, ed esortano: “Anche durante l’isolamento, restiamo in comunione”. (TC)

1 dicembre - ITALIA Il cardinale De Donatis invia alle famiglie una preghiera per l’Immacolata. A Roma, ai Santi XII Apostoli, la novena con diversi porporati

Affrontare questo momento facendo crescere la solidarietà e la preghiera: è l’invito che il cardinale vicario Angelo De Donatis rivolge in una lettera alle famiglie della diocesi di Roma per incoraggiarle ad andare avanti di fronte alle difficoltà dell’emergenza coronavirus. Il porporato esorta a gesti di prossimità, a custodire le relazioni umane, ad alimentare la speranza. Per le famiglie la diocesi ha pensato anche un sussidio consegnato ai parroci con schemi di liturgia domestica e proposte di catechesi. Quest’anno, inoltre, poiché a causa della pandemia l’8 dicembre non si svolgerà a piazza di Spagna, a Roma, il tradizionale omaggio del Papa all’Immacolata, il cardinale De Donatis ha voluto consegnare alle famiglie una preghiera di affidamento a Maria perché tutti possano invocare la fine della pandemia in unione con il Pontefice. Ispirata all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, la preghiera affida alla Vergine, “luce di speranza anche nei tempi più bui”, nonni, persone anziane, malati, sposi, genitori, figli, giovani, chi è nel dolore e nel lutto, e ancora i poveri e chi è solo. L’8 dicembre, a piazza di Spagna, si potrà comunque rendere un omaggio spontaneo all’Immacolata. Come di consueto, i francescani della basilica dei Santi XII Apostoli, accompagneranno alla preghiera quanti vorranno accostarsi all’antico monumento progettato dall’architetto Luigi Poletto che alla sommità di una colonna in marmo cipollino alta 12 metri fece collocare la statua bronzea realizzata dallo scultore Giuseppe Obici. I primi a dedicare un momento di preghiera a Maria saranno i vigili del fuoco, in onore dei 220 colleghi che l’8 dicembre del 1857 inaugurarono la colonna dell’Immacolata: alle 7.30 del mattino, con l’ausilio dei loro mezzi, collocheranno una ghirlanda di fiori su un braccio della statua. “È importante che i Vigili del fuoco possano compiere questo gesto a nome di tutta la città - riflette il parroco della basilica dei Santi XII Apostoli, fr Aniello Stoia -, un gesto che si carica di attesa. Chiediamo alla Vergine di intercedere perché possiamo essere liberati da questa situazione, e tornare a vivere in serenità con i nostri cari. È bene rimanere in casa - prosegue il religioso - e non assembrarsi nei pressi del monumento, ma se comunque qualcuno si trovasse a passare, noi francescani garantiamo la nostra presenza e una benedizione”. (TC)

1 dicembre SVIZZERA Vescovi: non escludere in modo sistematico le persone anziane, disabili o con demenza affette dal Covid da terapie intensive

Criteri di triage più precisi che permettano di non escludere in modo sistematico dalle terapie intensive per il Covid-19 gli anziani, né le persone con disabilità o quelle affette da demenza. È quanto chiede la Commissione bioetica dei vescovi elvetici all’Accademia svizzera delle scienze mediche (Assm) che ha appena aggiornato le sue direttive medico-etiche per la terapia intensiva in caso di scarsità di risorse alla luce della nuova ondata di ricoveri per il Covid-19.  In concreto, il documento fornisce istruzioni a chi opera sul fronte del Coronavirus in caso di drammatica scelta su chi salvare e chi no. La nota della Commissione bioetica evidenzia come le nuove linee guida stabiliscano "giustamente" quale “principio etico fondamentale la non discriminazione in base all’età, disabilità o demenza definiti come criteri da non tenere in considerazione”. A preoccupare, tuttavia, è un “importante adattamento” dell’Assm che include “il criterio della fragilità nel processo decisionale”, secondo una scala da 1 (persone giovani, sane e robuste) a 9 (persone vicine al fine vita). Secondo la Commissione la “definizione di fragilità” è “problematica” in quanto “si basa solo sulla mobilità del paziente, sulla necessità di assistenza da parte di terzi e/o sul suo stato di demenza”. Occorrono quindi, afferma, “definizioni di fragilità più appropriate che tengano conto dello stato di salute generale del paziente, considerando la sua capacità di sopportare cure mediche intensive, senza di per sé discriminare né gli anziani, né le persone con disabilità o affette da demenza”.  La Commissione cita in particolare il modello di Fried, in cui vengono soddisfatti tre o più dei seguenti criteri: perdita involontaria di peso, stress psico-emotivo individuale, diminuzione della forza mediante la misurazione della presa, lentezza nel cammino e scarsa attività fisica. “Le misure restrittive decise dalle autorità durante la pandemia hanno contribuito a proteggere le persone più vulnerabili”, basandosi sui principi stabiliti nel preambolo della Costituzione federale secondo i quali ‘la forza di un popolo si misura sul benessere dei più deboli'. Si tratta allora – conclude la nota – di identificare correttamente chi sono i più fragili per poterli proteggere e sostenere in modo appropriato”, senza perdere di vista che li proteggiamo “per reintegrarli nella nostra società dopo la pandemia”. (LZ)

1 dicembre - BANGLADESH Radio Veritas Asia Bengali Service compie 40 anni

Radio Veritas Asia ha celebrato oggi i suoi 40 anni di servizio in Bangladesh, con un programma che si è tenuto presso Banideepti, ala multimediale del Christian Communication Center (CCC), che svolge l’apostolato mediatico della Conferenza episcopale cattolica del Bangladesh, a Dacca. Ascoltatori e spettatori, durante una diretta Facebook, hanno potuto assistere alla Messa e ai ringraziamenti organizzati per celebrare questo servizio, impegnato nella predicazione della verità, nella promozione del dialogo e dell’armonia e nel sostegno di cambiamenti sociali e culturali nelle aree rurali del Paese. Padre Augustine Bulbul Rebeiro, direttore del CCC e produttore di RVA Bengali Service, ha ringraziato il clero, i religiosi e i laici per il loro lavoro nell'emittente e il pubblico che ha accompagnato la radio in questo lungo viaggio. "Negli ultimi 40 anni, il viaggio di RVA Bengali Service si è sviluppato intorno al suo obiettivo principale - promuovere la verità e raggiungere tutti i livelli della popolazione indipendentemente dall'etnia, dalla religione e dalla casta attraverso il suo servizio mediatico", ha riferito padre Rebeiro ad UCA News. “Siamo stati in grado di raggiungere persone di varie fedi, specialmente comunità emarginate, povere e svantaggiate, toccando le loro vite con i valori umani per migliorarne il benessere". La missione – ha spiegato - continuerà nonostante le varie sfide, tra cui difficoltà finanziare e mancanza di risorse nell'era digitale". RVA Bengali Service è nato nel 1980 ed è prodotto congiuntamente da Banideepti e Chitrabani, un centro di comunicazione gestito dai Gesuiti con sede a Calcutta, la capitale dello Stato del Bengala Occidentale, in India. Tra i programmi trasmessi da RVA Bengali, Chetona (Risveglio) che si concentra su questioni sociali e contemporanee come la giustizia e la pace; Jibon O Jibika (Vita e mezzi di sussistenza), Sonchoye Sabolombon (Autosufficienza nel risparmio); Mohot Jibon (Grandi personalità); Mohilangan (Spazio delle donne); e Sanglap (Dialogo). Oltre a trasmettere programmi radiofonici, inoltre, RVA Bengali Service produce e pubblica contenuti video in Bangla, la lingua nazionale del Bangladesh e la lingua principale dello Stato del Bengala Occidentale nella vicina India, dove i cristiani rappresentano meno dell'uno per cento della popolazione. La maggior parte del pubblico dell'emittente è, infatti, costituito da musulmani e indù. Radio Veritas Asia è nata nel 1969 come stazione radio a onde corte sotto la guida dell'Ufficio delle Comunicazioni Sociali della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche (FABC), l'organo collegiale dei vescovi cattolici in Asia. Uno dei suoi scopi principali è sempre stato quello di offrire una piattaforma radio a chi non aveva voce, nei Paesi asiatici comunisti e militari, tra cui Cina, Vietnam, Corea del Nord e Myanmar. (AP)

1 dicembre STATI UNITI Ricorso contro l’esclusione degli immigrati irregolari dalla ripartizione dei seggi alla Camera. Vescovi: ogni persona ha pari dignità

I vescovi degli Stati Uniti ribadiscono la loro contrarietà al Memorandum dello scorso 21 luglio con il quale il Presidente uscente Donald Trump vuole rimuovere tutti gli immigrati irregolari conteggiati dal censimento 2020 dal computo per la ripartizione dei seggi assegnati ad ogni Stato nella Camera dei Rappresentanti. In gioco la futura composizione della Camera bassa del Congresso americano, contesa dal Partito Repubblicano e da quello Democratico. Contro il Memorandum hanno fatto ricorso alla Corte Suprema New York e altri 21 Stati e 15 governi locali, secondo i quali si tratta di un provvedimento incostituzionale. Sulla stessa linea i vescovi americani che il 16 novembre, insieme a diverse organizzazioni cattoliche, hanno presentato alla Corte Suprema quello che nel diritto processuale statunitense viene chiamato “Amicus curiae", ossia un parere come parte terza. In sostanza, per la Conferenza episcopale (Usccb), l’esclusione degli immigrati irregolari dal conteggio lancia il messaggio sbagliato che essi non sono uguali agli altri, in contraddizione con il principio della pari dignità di ogni essere umano e in violazione della Costituzione degli Stati Uniti e con la Legge sul censimento. Ieri, la prima udienza interlocutoria della Corte Suprema che dovrà pronunciarsi entro il prossimo 31 dicembre. Nell’occasione monsignor Mario E. Dorsonville, presidente del Comitato della Usccb sulle migrazioni, ha ribadito che: “Negare agli irregolari e agli Stati in cui risiedono la loro legittima rappresentanza al Congresso è contrario alla Costituzione e fa sentire le persone invisibili e non valutate come esseri umani. L'insegnamento della Chiesa è chiaro: la dignità umana è la cosa più sacra, indipendentemente dallo status legale delle persone. Per questo motivo - ha concluso -  ribadiamo ancora una volta la necessità di contare tutte le persone nel censimento, così come nella ripartizione dei rappresentanti del Congresso ".   I vescovi americani, intervenuti ripetutamente in questi anni sulle politiche migratorie, si erano già rivolti al Presidente Trump a luglio per chiedere il ritiro del Memorandum. (LZ)

1 dicembre ITALIA Una visita virtuale al Polittico Griffoni, capolavoro rinascimentale disperso nei musei internazionali e ricostruito per la prima volta dopo 300 anni 

La straordinaria grazia della mano di santa Lucia e dei suoi occhi fiorati, la forza plastica della figura di san Floriano che sembra scavalcare il davanzale dal quale si affaccia, i dettagli delle vesti, le architetture possenti ed eleganti, gli ori e gli azzurri accesi, gli  incredibili sfondi paesaggistici e architettonici. Grazie all'alta digitalizzazione delle immagini emergono niidamente tutti i dettagli del Polittico Griffoni, capolavoro del Rinascimento ferrarese dipinto da Francesco del Cossa ed Ercole de’Roberti ed esposto nei mesi scorsi a Palazzo Fava di Bologna all'interno della mostra "La Riscoperta di un Capolavoro".  Se le porte dei Musei e dei luoghi della cultura restano chiusi a causa dell’emergenza sanitaria, dal 4 dicembre Genus Bononiae porta nelle case degli amanti dell’arte l'esposizione che per la prima volta, a trecento anni dalla loro dispersione, ha riunito insieme le 16 tavole che componevano l’opera. L’esperienza digital viene proposta come idea per un originale dono natalizio e  consente anche di godere lo straordinario colpo d’occhio della sede espositiva, il Piano Nobile di Palazzo Fava, affrescato dai Carracci. I biglietti per la visita interattiva sono disponibili sul sito www.genusbononiae.it e danno accesso ad un percorso online che attraverso vari tag consente al visitatore non solo di ascoltare una voce narrante, ma anche di vedere brevi video che entrano nel dettaglio delle singole tavole e delle loro peculiarità. Realizzato a tempera su tavola tra il 1472 e il 1474 il Polittico Griffoni è stato smembrato nel 18mo secolo e immesso nel mercato antiquario in lotti separati: da allora i pannelli sono andati dispersi in varie collezioni internazionali: da Londra a Washington, dai Musei Vaticani a Milano, da Parigi a Rotterdam, da Venezia a Ferrara. Nel 1935 lo storico e critico d’arte Roberto Longhi è riuscito a ricostruirne virtualmente la composizione nel saggio Officina ferrarese. Alla mano di Francesco Del Cossa sono stati ricondotti gli scomparti principali dove, soprattutto nella resa prospettica, nella monumentalità dei personaggi e nella luminosità, si avverte l’influsso di Piero della Francesca. Le figure della predella, la parte inferiore del polittico, con le “Storie di san Vincenzo Ferrer” della Pinacoteca Vaticana e quelle dei santi nei pilastrini laterali sono state attribuite invece ad Ercole de’ Roberti. A chi acquisterà il biglietto per la visita virtuale sarà data la possibilità, alla riapertura dei musei, di un ingresso a costo ridotto in una delle sedi del circuito Genus Bononiae.  “La creazione di una visita virtuale, da fruire con i propri tempi e nella serenità di casa propria” – dichiara Fabio Roversi-Monaco, presidente di Genius Bononiae, se anche non potrà mai eguagliare l’emozione di entrare in un museo, crediamo sia un segnale importante e speriamo venga apprezzato dal pubblico. Acquisito e regalato, anche come segnale di attenzione ad un settore, quello culturale, che rischia di uscire devastato in termini economici da questa pandemia”. (PO) 

1 dicembre - INDONESIA Eruzione del vulcano Mount Ile Lewotolok. L’aiuto della Caritas alle migliaia di sfollati

Il 29 novembre, il vulcano Mount Ile Lewotolok, nell’isola di Lembata, nella provincia di Nusa Tenggara, a maggioranza cattolica, ha eruttato una colonna di fumo e cenere alta 4 chilometri, costringendo più di 7.000 persone di 15 villaggi a fuggire dalle loro case, riporta UCA News. Padre Marianus Dewantoro, a capo del braccio operativo della Caritas di Larantuka, ha riferito come la sua diocesi stia lavorando assieme a Caritas Indonesia (Karina) per distribuire aiuti agli sfollati, che sono stati ospitati in 11 centri, tra cui scuole, complessi ecclesiastici ed edifici governativi, nel raggio di 4 km. "Abbiamo distribuito 3.000 mascherine, farmaci, vitamine, materassini e cibo ai rifugiati e abbiamo istituito un centro di coordinamento nella parrocchia locale per aiutarli", ha spiegato il sacerdote, aggiungendo che sono stati almeno due decine i villaggi colpiti dall’eruzione che ha ricoperto case e terreni agricoli con spessi strati di cenere. Non ci sono state vittime, grazie allo stato di allerta lanciato poco prima dell'eruzione dal Centro indonesiano per la vulcanologia e la mitigazione dei rischi geologici, che ha permesso alla popolazione locale di riuscire a fuggire dalle proprie case. "La maggior parte dei rifugiati – ha riferito padre Dewantoro - sono donne e bambini, e sono ospitati in tende fornite dall'Agenzia regionale per la gestione dei disastri e dalla Chiesa". Il religioso ha raccontato, inoltre, come alcune persone, a causa della diffusione della pandemia di Covid-19 nel distretto di Lembata, per paura di contrarre il virus nei centri di accoglienza, abbiano preferito rifugiarsi in una foresta vicina. "Abbiamo bisogno di più cibo, mascherine, disinfettante per le mani, stuoie e farmaci", ha concluso il sacerdote.Il vulcano Mount Ile Lewotolok, che si trova nella provincia più a sud del Paese, non eruttava dal 2017. (AP)

1 dicembre - POLONIA Il 6 dicembre la Chiesa celebra la 21.ma Giornata di preghiera e aiuto materiale per la Chiesa d'Oriente

Il 6 dicembre, seconda domenica di Avvento, la Chiesa celebrerà la 21.ma giornata di preghiera e aiuto materiale per la Chiesa d'Oriente, organizzata dall'equipe per l'Aiuto alla Chiesa d'Oriente e dalla Conferenza episcopale polacca, si legge sul sito web dell'Episcopato. Lo scopo della giornata è quello di offrire un sostegno spirituale e materiale alla Chiesa cattolica dei Paesi dell'Europa orientale e dell'Asia centrale: Bielorussia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina, Russia, Moldova, Armenia, Georgia, Kazakistan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan. “In questo giorno, cerchiamo di raccogliere fondi per sostenere la Chiesa cattolica oltre il confine orientale”, ha affermato padre Leszek Kryża, direttore dell’equipe, e “spero - si è augurato - che quest'anno riusciremo, grazie a questa raccolta fondi, a realizzare i diversi progetti che ci arrivano da oltre il confine orientale”. Nel 2020 sono stati quasi 300 i progetti completati con successo in varie parti dell'ex Unione Sovietica. Progetti legati a questioni di ristrutturazione e costruzione, ma anche alla formazione, soprattutto di giovani e bambini, ha spiegato il sacerdote. Inoltre, sono stati dati aiuti a case per madri single e a case di riposo per anziani, ha aggiunto. Attualmente, la Chiesa oltre il confine orientale è servita da 198 sacerdoti diocesani, 387 sacerdoti religiosi, 320 suore e 40 fratelli religiosi polacchi e laici. L’equipe per l'Aiuto alla Chiesa d'Oriente riceve richieste scritte dalle diocesi, dalle parrocchie e dalle congregazioni religiose che lavorano in Oriente. Nel 2020 (entro il 20 novembre) sono state elaborate 240 richieste per un importo di 2.294.492 zloty polacchi, inviati per lo più in Ucraina e in Bielorussia, per la costruzione, la ricostruzione e il restauro di chiese, presbiteri e sale catechistiche, vacanze formative per bambini e ragazzi, asili nido, orfanotrofi, case di riposo, case per madri single, aiuti per bisognosi, mense e cucine gestite da religiosi per sostenere bambini, anziani e poveri e borse di studio per studenti dell'Est. L’equipe fornisce anche assistenza liturgica continua per la Chiesa cattolica in Oriente, acquistando paramenti liturgici per parrocchie e cappelle, libri liturgici, libri di preghiere, canzonieri e altri tipi di sussidi catechistici. (AP)

1 dicembre - SPAGNA Tempo di Avvento. Il cardinale Omella invita i fedeli a leggere il Vangelo di Marco

In occasione dell’inizio dell’Anno Liturgico, domenica 29 novembre, il cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona e presidente della Conferenza episcopale spagnola, nella sua lettera della domenica dal titolo “Un nuovo anno liturgico”, diffusa sul sito web dell’arcidiocesi, ha invitato i cattolici a leggere ogni giorno durante l’Avvento, fino a Natale, uno dei capitoli del Vangelo di Marco. Il porporato ha spiegato come siano proprio i Vangeli ad aiutarci “ad entrare nel mistero di Dio attraverso la conoscenza di Gesù Cristo, il rapporto di amicizia con Lui e la sua sequela”. E la Chiesa, per questo, nel corso dell’anno liturgico, ci invita a contemplare il mistero di Dio con un calendario di letture della Parola di Dio e di celebrazioni. "La caratteristica più singolare delle celebrazioni domenicali di questo nuovo anno liturgico che iniziamo oggi – ha sottolineato il cardinale Omella - è che i passi evangelici proclamati saranno quelli di San Marco evangelista". L’arcivescovo di Barcellona, per entrare più profondamente nel Vangelo di San Marco, in questo tempo di Avvento, ha fatto ai fedeli tre proposte. Per prima cosa li ha invitati ad aprire la Bibbia in casa e “a leggere il commento introduttivo dell'editore sul Vangelo secondo San Marco". In secondo luogo, ha esortato i fedeli a leggere sul sito web diocesano i vari articoli degli studiosi biblici che, durante questo Avvento, aiuteranno i cattolici ad entrare nel Vangelo di Marco. E terzo, “la proposta più audace” – ha osservato il porporato – “a leggere ogni giorno un capitolo del Vangelo di Marco in coppia, con la vostra famiglia o personalmente” per arrivare alle celebrazioni natalizie avendo letto tutto il Vangelo. “Auguro a tutti voi – ha concluso il cardinale Omella - un Avvento santo e intenso, che ci si prepari con il cuore alla celebrazione del mistero dell'incarnazione e della nascita di Cristo a Betlemme”. (AP)

1 dicembre - MONDO Messaggio di Natale del Wcc: nel dolore del momento attuale cercare conforto e speranza nella buona notizia della nascita di Gesù

Paura e disperazione, speranza e gioia. Questo il binomio al centro del messaggio di Natale del reverendo Ioan Sauca, Segretario generale ad interim del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), dedicato al difficile momento storico che l’umanità sta vivendo a causa della pandemia del Covid-19. Come ai tempi della nascita di Gesù, “le ragioni per avere paura e vivere nella disperazione sono numerose”, ma “nelle ore più buie della storia, i cristiani hanno tante volte trovato conforto e speranza nella buona notizia della nascita del Salvatore a Betlemme”, esordisce il messaggio. “Quest'anno la celebrazione del Natale celebrata nelle chiese e nelle famiglie sarà mitigata dalle distanze fisiche e da altre restrizioni necessarie per proteggersi dal coronavirus. Piangeremo tanti morti in tutto il mondo ed esprimeremo la nostra gratitudine a coloro che si prendono cura dei malati con dedizione e grande coraggio”, scrive il reverendo Sauca. “Ovunque – osserva - la pandemia ha lacerato il tessuto sociale, portando disoccupazione di massa e persino fame, esponendo ed esacerbando le disuguaglianze, seminando discordia e caos”, minando la stabilità dei governi. Questo mentre “la violenza e la guerra continuano a distruggere i mezzi di sussistenza di intere popolazioni che contano un accresciuto numero di rifugiati e migranti a uccidere tanti uomini, donne e bambini”. “Eppure, anche in queste circostanze, la voce degli angeli risuona nei cieli, proclamando con grande gioia la venuta di Cristo. Come cristiani - sottolinea il messaggio -  vediamo in questo evento singolare della nascita di Gesù Bambino in un villaggio desolato alla periferia dell'Impero Romano, i fragili inizi della nostra stessa redenzione. Come credenti, intravediamo, il ‘sì’ di Dio alla vita e l'alba di una nuova vita che trionfa sulla morte e sulla disperazione. L'incarnazione è il ‘sì’ decisivo di Dio all'umanità e al Creato”, rimarca il reverendo Sauca. Di qui l’invito rivolto ai cristiani a tutti gli uomini e donne del mondo “affinché la paura ceda il posto alla gioia e che in questo anno di tristezza, solitudine e sofferenza possa portare speranza, coraggio e l'amore al servizio della giustizia e della pace. In un mondo di dolore e di morte, la festa del Natale ci permette di trovare conforto, di ritrovare la speranza e di intravedere con profonda fede il trionfo della vita e dell'amore nella nascita di Gesù”, conclude il messaggio. (LZ)

1 dicembre - ITALIA I frutti della Laudato si’: dalla Living Chapel, nuovi alberi per il mondo

Si trova nel cuore di Roma la Living Chapel, la prima “Cappella Vivente” inaugurata nel giugno scorso all’Orto Botanico. È una installazione architettonica ispirata alla Porziuncola di Assisi e alla Luadato si’ che unisce natura, arte e religione, fatta di piante, materiali riciclati e armonie musicali. A parlarne a Vatican News e a raccontarne la genesi è l’architetto paesaggista Consuelo Fabriani, direttrice del Programma Living Chapel, che ha seguito e curato l’intera realizzazione. Si tratta, spiega, di un lavoro corale. L’idea è del compositore australiano-canadese Julian Darius Revie. L’iniziativa è promossa dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e vede coinvolti inoltre l’architetto canadese Gillean Denny, un centinaio di allievi della Pennsylvania State University, l’Università La Sapienza di Roma, l’Onu, il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima. La struttura è composta da decine di steel drums, strumenti a percussione ottenuti in questa occasione dal riuso di barili di petrolio e altri materiali, le cui armonie sono “mosse” dall’acqua che le cattura tra i rami di piante ed arbusti. “Stiamo ora lavorando - aggiunge la responsabile del progetto - per realizzarne una in Sahel e una nell’Amazzonia ecuadoriana” per proseguire “il progetto di azione che porta con sé la Living Chapel, quello della riforestazione”. L’obiettivo - prosegue Consuelo Fabriani - è quello di “andare a piantare alberi, sostenendo la One Trillion Tree Campaign delle Nazioni Unite”: nell'Anno dell'anniversario speciale per la Laudato si', alla Living Chapel è infatti cominciato il programma di distribuzione delle piante destinate ad associazioni, scuole, parrocchie, persone di buona volontà. Il contesto rimane quello di ristabilire un’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato, per dirla con le parole di Papa Francesco, riproposte da don Joshtrom Isaac Kureethadam, coordinatore del settore Ecologia e Creato del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. “La Living Chapel, come ogni cappella, ci fa ricordare - evidenzia il salesiano - che questa terra è la casa di Dio. La Living Chapel - sottolinea ancora - ci dice che questa terra è sacra, che dobbiamo rispettarla, dobbiamo prenderci cura di questa casa”.

30 novembre ITALIA Giornata disabilità. “Io Valgo 2020”, 10 video-storie di empowering raccolte in tutta Italia dalla Comunità Papa Giovanni XXIII

 A Nhima, 14 anni, piace ballare. Le mancano entrambe le gambe a causa di una sindrome rara ed utilizza delle protesi; è accolta in una casa famiglia in Sicilia. Davide di Cuneo, 34 anni, si cimenta nel volo con il parapendio; Francesco di Catania ha 27 anni, frequenta l’accademia delle belle arti. Entrambi sono persone con sindrome di down. Sono alcune delle storie di empowering raccolte in tutta Italia nel mondo della disabilità dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, e che verranno raccontate in video in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità del 3 dicembre. La giornata è stata istituita dall'Onu nel 1981 per sostenere la piena inclusione delle persone con disabilità in ogni ambito della vita, superando ogni forma di discriminazione e violenza. All'interno dell'evento Io Valgo 2020, dal titolo Capaci di vivere e volare, 10 video-storie di persone che nella propria vita hanno dato valore alla disabilità si alterneranno ad interventi e testimonianze. L'evento sarà trasmesso in diretta Facebook sulla pagina della Comunità Papa Giovanni XXIII. Interverranno, moderati dal giornalista Andrea Sarubbi: Giovanni Paolo Ramonda, presidente Comunità Papa Giovanni XXIII; Enrico Miatto docente di pedagogia speciale IUSVE; Chiara Griffini, psicologa e psicoterapeuta; Cristina Brugiafreddo, responsabile del servizio inserimento lavorativo Consorzio Monviso Solidale; Filippo Borghesi, cooperativa sociale La Fraternità. L'evento si inserisce all'interno della rassegna #dirittoalcuore, teatro, danza e parole, promossa da EducAid con il contributo della Regione Emilia-Romagna e la collaborazione di RIDS - Rete Italiana Disabilità e Sviluppo. La giornata organizzata dalla Comunità di Don Benzi proseguirà poi nel pomeriggio, con il collegamento con il Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della CEI, per il convegno La profezia della Fraternità. Alla sera alle 21 la testimonianza di Simone Soria, dell'Associazione Aida di Modena, sugli strumenti di comunicazione per persone con disabilità.

30 novembre - SVIZZERA Nel 2020 massiccio intervento della Caritas per l’emergenza povertà aggravata dal Covid-19: urgente l'intervento delle istituzioni 

Caritas Svizzera torna a lanciare l’allarme povertà e a chiedere misure più incisive alle autorità federali e cantonali per affrontare quello che definisce un problema non solo congiunturale legato al Covid-19, ma strutturale. Già prima della pandemia la Svizzera contava 660.000 persone indigenti e altre 300mila erano ai limiti della soglia di povertà, “ma l’ampiezza del fenomeno risulterà evidente nelle statistiche di qui a due anni”, ha avvertito a una conferenza stampa a Berna Hugo Fasel, direttore uscente di Caritas Suisse, citato dall’agenzia Cath.ch. I primi ad essere penalizzati e sui quali gli effetti della crisi saranno più duraturi sono i precari e i più vulnerabili. Tra questi, persone che hanno perso uno stipendio integrativo, chi ha stipendi bassi che cade in povertà a causa della disoccupazione parziale (per la quale in Svizzera è prevista un’indennità pari solo l'80% dello stipendio, mentre gli oneri non diminuiscono), i lavoratori informali che non hanno alcun diritto, genitori single (nel 90% dei casi donne), i lavoratori autonomi, i collaboratori domestici, i lavoratori a chiamata e le prostitute. “Non si tratta solo di dati statistici: sono in maggioranza persone che si sono trovate da un giorno all’altro in una situazione di insicurezza materiale e psicologica e volte in una vera e propria crisi esistenziale", ha osservato Fasel. Di fronte a questo scenario, la Caritas elvetica e le sue 16 organizzazioni regionali, hanno messo in piedi il più massiccio intervento di aiuto della sua storia. Con l’aiuto di donatori privati, l’organizzazione ha finora garantito aiuti finanziari temporanei a 14mila persone in difficoltà estrema (dell’ammontare massimo di 1000 franchi svizzeri a persona e 3mila franchi a famiglia) per coprire le spese d’affitto, bollette e i premi per la Cassa malattia (assicurazione obbligatoria in Svizzera, ndr).  Negli ultimi mesi i consultori sociali della Caritas hanno visto raddoppiare le consulenze. Oltre a gestire gli aiuti diretti e la consulenza sociale, la rete Caritas distribuisce buoni spesa e coordina 59 progetti di sostegno regionali. In tutto ha assistito 100mila persone stanziando complessivamente 12,2 milioni di franchi. Il timore è che con il prolungarsi della crisi sanitaria questi aiuti non bastino. Per questo, l’organizzazione caritativa torna a sollecitare con urgenza un intervento più esteso delle istituzioni statali e cantonali, che ad oggi offrono protezione sociale insufficiente. Nello specifico, essa chiede di introdurre pagamenti diretti a livello nazionale, sul modello del sistema delle prestazioni complementari (PC) previste in Svizzera per le pensioni di vecchiaia e reversibilità (Avs) e di invalidità  (Ai) e di portare l’indennità per la disoccupazione parziale al 100% per le persone che vivono una situazione di precarietà. (LZ)

30 novembre - INDIA La Chiesa accanto ai contadini contro la riforma agraria che favorisce solo le multinazionali

La Chiesa si è schierata accanto alle migliaia di contadini, per lo più provenienti dal Punjab, che ieri hanno minacciato di bloccare tutte le strade che portano a Nuova Delhi se non fosse stato permesso loro di manifestare su un terreno pubblico all'interno della città, per chiedere al governo federale del primo ministro Narendra Modi il ritiro delle leggi di riforma del settore agricolo promulgate il 20 settembre scorso. Monsignor Alex Vadakumthala, vescovo della diocesi di Kannur, nello Stato del Kerala, e presidente della Commissione episcopale indiana per il lavoro, ha riferito ad UCA News che “queste leggi non favoriscono i contadini, e se saranno attuate nella forma attuale, sarà disastroso per i piccoli e medi agricoltori". Nel momento in cui i manifestanti hanno iniziato la loro marcia verso il terreno di Ram Lila, a Nuova Delhi, il 25 novembre, il governo federale ha deciso di fermarli al confine della città e, il 27 novembre, la polizia con cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e filo spinato ha cercato di disperderli. Gli agricoltori, però, si sono rifiutati di andarsene. Ciò ha costretto il governo a dare loro il permesso di riunirsi in un altro posto, a Burari, ma i manifestanti hanno rifiutato l’offerta, decidendo di rimanere al confine, finquando il governo non ritirerà le leggi federali. Il Farmers' Produce Trade and Commerce (Promotion and Facilitation) Act, 2020, e il Farmers' Agreement of Price Assurance and Farm Services Act, 2020, sono leggi che, consentendo agli agricoltori di vendere i loro prodotti sul mercato aperto e di negoziare con gli acquirenti all'ingrosso all'interno del Paese e all'estero, lascerebbero i contadini alla mercé assoluta delle multinazionali. Monsignor Vadakumthala ha spiegato ad UCA News che le nuove leggi colpiranno soprattutto i piccoli e medi  agricoltori, che sono circa l’80 per cento nel Paese, i quali non avranno "alcun potere contrattuale" nelle negoziazioni. “Queste leggi – ha affermato - sono vantaggiose per le multinazionali, che possono conservare i prodotti agricoli a tempo indeterminato a loro piacimento e venderli quando ne hanno voglia. Una situazione del genere è pericolosa per gli agricoltori e per i consumatori". Inoltre, ha aggiunto, "le multinazionali decideranno cosa gli agricoltori dovranno produrre e controlleranno il settore agricolo a spese dei contadini". Il presule, infine, ha voluto ricordare che gli agricoltori rappresentano la spina dorsale del Paese, calcolando che oltre il 70 per cento di 1,3 miliardi di persone in India dipende direttamente o indirettamente dall'agricoltura per il proprio sostentamento. Padre Joseph Ottaplackal, presidente dell'INFAM (Indian Farmers Movement), un organismo sostenuto dalla Chiesa con sede nello Stato del Kerala, ha affermato che il governo dovrebbe essere più indulgente nei confronti delle richieste degli agricoltori, il cui fallimento “sarebbe un disastro per la comunità agricola del Paese". Il governo - ha aggiunto - dovrebbe abrogarle nell'interesse del settore agricolo. Secondo i dati del National Crime Records Bureau, negli ultimi anni la difficile situazione nel settore agricolo ha portato al suicidio 12.360 agricoltori. (AP)

30 novembre - IRLANDA Avvento. Trócaire lancia l’annuale Christmas Gifts Campaign destinata alle famiglie povere nel mondo vittime del Covid-19

Saranno destinati alle famiglie povere messe in ginocchio dal Covid-19 i doni natalizi acquistati da Trócaire, l'agenzia dei vescovi irlandesi per lo sviluppo nei Paesi d'oltremare, che ogni anno nel periodo di Avvento promuove la campagna Christmas Gifts.  Questo Natale la somma raccolta dovrebbe raggiungere il ragguardevole traguardo di un milione di euro. Dal 2000 la campagna ha infatti totalizzato 972mila euro. Nell'esprimere gratitudine ai donatori, l’amministratore delegato di Trócaire, Caoimhe de Barra spiega che “La loro generosità permette all'agenzia di fornire acqua pulita, strumenti essenziali, bestiame e istruzione alle famiglie nei Paesi in via di sviluppo. Quest'anno il regalo potrebbe davvero essere uno di quel milione”.   L’edizione 2020 sarà dunque focalizzata sulle persone colpite dalla pandemia  e dalle conseguenze economiche della quarantena e dell’isolamento. “Il nostro nuovo kit per la quarantena, insieme al dono di sapone e acqua pulita – spiega ancora de Barra - servirà a proteggere dal Covid-19 e sarà un'ancora di salvezza per le famiglie povere isolate in Africa, Asia e America centrale", che non devono solo affrontare la minaccia del Covid-19, ma anche la siccità, i conflitti e altri disastri. Chi deve isolarsi per la pandemia spesso rimane senza né cibo né acqua. Il kit di Trócaire fornirà alle famiglie tutte le provviste di cui hanno bisogno per due settimane. Non un regalo dunque, ma un vero e proprio kit di sopravvivenza. 17 gli articoli in vendita che i donatori potranno acquistare: tra questi pollame, lampade ad energia solare e alveari per la produzione di miele, con prezzi che variano da un minimo di 5 euro a un massimo di 1000. Fondata nel 1973, dopo il grande movimento di solidarietà suscitato in Irlanda dalla disastrosa inondazione del 13 novembre del 1970 in Bangladesh, Trócaire (che vuol dire Compassione in gaelico), ha raccolto in 47 anni più di 38 milioni di euro, destinati non solo a sfamare i più poveri nel mondo ma anche a progetti di sviluppo e alla causa dei diritti umani. (LZ)

30 novembre - VATICANO – I Musei Vaticani lanciano la Gift Card, un’idea regalo per il prossimo Natale

 Un regalo di Natale nel segno della bellezza. E’ la “Musei  Vaticani Gift Card” un’iniziativa proposta in occasione delle ormai prossime festività natalizie. All’indirizzo https://mvs.museivaticani.va/gift-card/it/  è possibile scegliere tra due opzioni regalo: un ingresso semplice o una visita guidata alle meraviglie delle gallerie pontificie. Acquistabile online tramite carta di credito, la Musei Vaticani Gift Card può essere utilizzata, in un’unica soluzione, entro il 31 dicembre 2021.  A seguito della sottoscrizione i Musei Vaticani inviano due email distinte: una di ricevuta dell'acquisto, contenente il voucher con il codice di prenotazione e tutte le informazioni per poter utilizzare la Gift Card, ed un'altra costituente la gift card che potrà essere inviata come regalo al destinatario. La “visita guidata ai Musei e Cappella Sistina” dura circa 2 ore ed include il Museo Pio Clementino, le Gallerie dei Candelabri, delle Carte Geografiche e degli Arazzi, le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina. I prezzi della gift card sono consultabili sul sito ufficiale. Maggiori informazioni possono essere richieste tramite email a education.musei@scv.va (PO)

30 novembre  - ITALIA Un corso di arte sacra online promosso dall’Istituto Diocesano Beato Toniolo - FOTO

 Un corso di formazione online dedicato all’arte sacra. A promuoverlo è l’Istituto “Beato Toniolo. Le vie dei Santi” della Diocesi di Vittorio Veneto che in questo periodo di crisi punta sulla bellezza. La prima conferenza, lo scorso 25 novembre, ha registrato un alto numero di partecipazioni. A svolgerla è stato il delegato vescovile per l’ufficio liturgia e arte sacra della diocesi vittoriese e direttore del Centro di cultura e spiritualità “San Martino di Tours” al Castello di Vittorio Veneto , don Mirco Miotto. Tema dell’incontro “La simbologia liturgico - architettonica di una chiesa”.    Soddisfazione per l’interesse dimostrato anche da parte di un pubblico giovanile è stata espressa dall’Istituto Toniolo: una dimostrazione, commenta il comunicato stampa diffuso, del “grande interesse per le tematiche dell’arte sacra, della bellezza e della scoperta e valorizzazione del patrimonio storico e culturale delle nostre comunità”.  Il corso prosegue mercoledì prossimo 2 dicembre alle 20.30 con una relazione dedicata a “Il velo di Veronica. L’arte sacra come via della grazia”. Relatore questa volta sarà  don Alessio Geretti, direttore e curatore delle apprezzate mostre del “Comitato San Floriano” di Illegio, in provincia di Udine. In calendario altri due appuntamenti il 9 e il 16 dicembre sempre alle 20.30, che vedranno protagonisti rispettivamente “La missione evangelizzatrice dell’arte” e “Arte sacra e turismo religioso. Ruolo e impegno dell’Istituto Diocesano “Beato Toniolo. Le vie dei santi”.  Per i partecipanti, è richiesta l’iscrizione obbligatoria al seguente al link  https://forms.gle/j2AS5ccR2r1CqsMH7 . Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza. “Abbiamo ritenuto importante, proprio in questo particolare momento - affermano il presidente e il direttore scientifico dell'Istituto Diocesano “Beato Toniolo. Le vie dei Santi”, Stefano Zanin e Marco Zabotti, promuovere un segnale preciso di presenza, coinvolgimento, partecipazione delle persone e lavoro di squadra, nell’ottica di consolidare l’offerta di qualità nella conoscenza dell’arte sacra e nella valorizzazione del turismo religioso sui nostri territori”. (PO)

30 novembre - MYANMAR Messa di ordinazione del nuovo vescovo di Taungngu. Il cardinale Bo ricorda il sacrificio dei missionari del Pime nella diocesi

Il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, durante la Messa di ordinazione del nuovo vescovo di Taungngu, mons. John Saw Gawdy, concelebrata assieme ad altri quattro vescovi, nella chiesa del Sacro Cuore di Leitho, ha ringraziato – riporta UCA News - i missionari del Pontificio Istituto per le Missioni Estere (Pime), che nel corso della loro opera di evangelizzazione nel villaggio, iniziata nel 1868, hanno sacrificato la loro vita affrontando la guerra e la prigionia. "Dobbiamo essere grati ai missionari che Dio ha mandato. Il loro sangue e il loro sacrificio innaffiano i giardini della diocesi di Taungngu", ha affermato il porporato. Monsignor Isaac Danu, vescovo della diocesi, durante la cerimonia ha ricordato padre Alfredo Cremonesi, ucciso il 7 febbraio 1953, dopo aver trascorso 28 anni nel Paese, definendolo “un grande missionario della diocesi e un instancabile evangelizzatore”. Il 19 marzo 2019, Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a pubblicare il decreto che riconosce che "egli fu ucciso in odio alla Fede nel villaggio di Donoku, il 7 febbraio 1953", dai soldati governativi che stavano battendo in ritirata dopo uno scontro con i ribelli.  Alla cerimonia di ordinazione hanno partecipato non più di 30 persone, nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie e delle restrizioni a causa della diffusione della pandemia di coronavirus. I fedeli, dunque, sono stati esortati a partecipare all'ordinazione episcopale in streaming e a pregare per il nuovo vescovo. Il cardinale Bo, nella sua omelia, rivolgendosi ai presenti, ha ricordato che "come un buon pastore, i vescovi devono concentrarsi non solo sulle esigenze spirituali delle persone, ma anche sullo sviluppo integrale del popolo". Il vescovo - ha sottolineato l’arcivescovo di Yangon - dovrà affrontare diverse sfide, tra cui quella della povertà, e  compito della Chiesa sarà, principalmente, quello di “dare alla popolazione locale la possibilità di istruirsi”, perché la nuova generazione in futuro avrà molti più contatti con il mondo esterno di quanti ne abbia adesso. Papa Francesco ha nominato monsignor Saw Gawdy vescovo coadiutore della diocesi il 29 giugno scorso. Mons. Saw Gawdy è nato nel villaggio di Domapholi, nella parrocchia di Leiktho, diocesi di Taungngu, il 21 ottobre 1955. Appartiene alla tribù dei Gheba ed è nato in una famiglia cattolica. Ha studiato filosofia e teologia al Seminario maggiore di San Giuseppe a Yangon; ha conseguito un master in teologia biblica presso il Pontificio Collegio Josephinum in Ohio, negli Stati Uniti; ed è stato ordinato sacerdote il 9 aprile 1983. Dopo la sua ordinazione, è stato professore di filosofia al Seminario maggiore di St. Joseph a Pyin-Oo-Lwin, rettore del Seminario minore di St. Paul a Leiktho, professore al Seminario interdiocesano di St. Jean Marie Vianney a Loikaw, direttore del Centro catechistico di Leiktho e parroco della chiesa di Leiktho. (AP)

30 novembre - GIAPPONE Messaggio dell’Episcopato nel primo anniversario della visita del Papa nel Paese

La Conferenza episcopale giapponese, in occasione del primo anniversario della visita di Papa Francesco nel Paese (23-26 novembre 2019), ha diffuso un messaggio sul suo sito web, il 23 novembre, firmato da monsignor Mitsuaki Takami, arcivescovo di Nagasaki e presidente dell’Episcopato, ponendosi principalmente una domanda, e cioè quale sia il modo migliore, in questo momento in cui il mondo sta vivendo una profonda crisi, a causa della diffusione della pandemia di coronavirus, per celebrare questo anniversario. Monsignor Takami ha risposto, in primo luogo, invitando tutti, ancora una volta, a seguire il messaggio del Papa e a fare del tema della visita papale “Proteggere tutta la vita" – e con "tutta la vita" si intendono tutti gli esseri viventi che condividono la nostra casa comune e non solo gli esseri umani -  una guida importante per la vita futura; e, in secondo luogo, a creare un mondo di pace. Ricordando come, nel corso della storia, l'umanità abbia sviluppato diverse armi da guerra, tra cui le peggiori sono le armi nucleari, ha sottolineato che “È immorale fabbricare o possedere armi nucleari”, e che questo rappresenta un peccato contro Dio e contro gli uomini . “Di tutti i modi che l'umanità ha trovato per distruggere la vita, il peggiore è la guerra” ha osservato. “Produrre, sviluppare, mantenere e commerciare tali armi distruttive, mentre un gran numero di individui soffre la fame e sprecare risorse che dovrebbero essere usate per lo sviluppo di tutte le persone – ha dichiarato - è un atto di terrorismo contro Dio”. Il presule ha, quindi, spiegato che “la pace e la stabilità internazionale si possono ottenere attraverso la solidarietà e la collaborazione basate sulla fiducia reciproca”. Quindi, non esiste altra scelta che “abolire completamente il male assoluto delle armi nucleari”. E un mezzo efficace per realizzare un tale obiettivo – ha aggiunto – è rappresentato dal Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. Trattato che il Vaticano è stato uno dei primi Paesi a ratificare. Monsignor Takami ha poi voluto mettere in evidenza come, per alcuni, i messaggi del Papa a Hiroshima e Nagasaki abbiano contribuito, il 24 ottobre, a far sì che si raggiungesse il numero di 50 Paesi, la soglia minima richiesta per la ratifica del Trattato, che quindi entrerà in vigore 90 giorni dopo, il prossimo 22 gennaio. Ricordando come ci siano ancora potenze nucleari e Paesi che si oppongono a questo trattato, - fra cui lo stesso Giappone -, ha evidenziato la necessità di mobilitare l'opinione pubblica mondiale, afficché faccia pressione su queste nazioni. “Il Giappone, l'unico Paese che è stato bombardato con armi atomiche – ha affermato -, dovrebbe essere un leader in questo sforzo”. Tuttavia, ha poi osservato, “per raggiungere una vera pace è necessario qualcosa di più dell'abolizione delle armi nucleari”: riconoscere i diritti umani fondamentali; adempiere liberamente ai propri obblighi con amore: e vivere nella pace di Cristo. In terzo luogo, il presule, nel messaggio per l’anniversario della visita di Papa Francesco, ha parlato della tutela dell’ambiente. Il vescovo ha proseguito raccontando come, in linea con il desiderio del Papa, la Conferenza episcopale abbia invitato “le Chiese di tutto il Paese a intraprendere azioni concrete per proteggere l'ambiente globale, partecipando alla Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato e, dal 1° settembre al 4 ottobre, al “Tempo del Creato”, celebrazione annuale di preghiera e azione per proteggere tutta la vita. Monsignor Takami, infine, dopo aver riflettuto sui messaggi e sulle prediche di Papa Francesco durante la sua visita in Giappone, augurandosi che essa continui a portare molti frutti anche in futuro, ha citato le parole del Santo Padre e ha ribadito che "nessuno si salva da solo”. Egli ha sottolineato la necessità di riconoscersi l'un l'altro come fratelli e sorelle, e “costruire relazioni quotidiane, società, politica e sistemi sociali” che si basino sulla fraternità, sul dialogo e sulla comunione. Dobbiamo essere vicini ai sofferenti e ai deboli – ha affermato - come il Buon Samaritano nella parabola di Gesù, e sostenere con il Papa ”la creazione di un fondo globale per sradicare la fame utilizzando le ricchezze ‘spese per le armi e altre spese militari’".“Come cristiani – ha concluso -, promuoviamo la pace nel mondo, la giustizia e l'amore per proteggere tutta la vita”. (AP)

30 novembre - PORTOGALLO Arcivescovo di Braga: salvaguardare unicità del Sacramento della Riconciliazione

Un invito a riflettere su come “salvaguardare l'unicità del Sacramento della Riconciliazione e affermarne la necessità”, anche se in tempo di pandemia “è più difficile celebrarlo nel modo consueto”: lo afferma Monsignor José Ortiga, Arcivescovo di Braga, in Portogallo, in una nota diffusa sul sito web diocesano. “La pandemia che stiamo attraversando – scrive il presule – impone non poche difficoltà al normale sviluppo della vita ecclesiale, in tutti i suoi aspetti”. Tuttavia, come disposto dalla Penitenzieria Apostolica nella nota pubblicata a marzo, anche in tempi di Covid-19 “il modo ordinario di celebrare tale Sacramento è la confessione individuale”, ribadisce il presule. “Il perdono è la purificazione dell’anima – continua – la liberazione dal passato per andare verso il futuro, la trasformazione della ‘memoria ingrata’ in ‘memoria grata e felice’”. Oltretutto, evidenzia ancora Monsignor Ortiga, il lockdown da un lato e il distanziamento sociale dall’altro, ovvero le misure restrittive dovute all’emergenza sanitaria, alimentano tensioni familiari e indeboliscono i legami tra le persone. “In tale situazione quindi – si legge nella nota episcopale – è importante percorrere più frequentemente la via del perdono e della riconciliazione che creano ‘ponti’” e fanno “guarire, rinascere e rinnovare il nostro rapporto con Dio, con gli altri, con il mondo, con la vita e con noi stessi”. Quindi, l’Arcivescovo di Braga sottolinea che “l'unicità della riconciliazione cristiana deve essere costantemente riscoperta; essa ha la sua origine nel fatto che è dono di Dio che ci viene incontro” ed è “un modo unico per raggiungere la guarigione e la pace interiore e per superare i conflitti tra le persone”. Chi si riconcilia “con se stesso, con Dio, con gli uomini e con il mondo – spiega infatti il presule - si ritrova ad essere come una creatura nuova”, perché “in Cristo l'uomo trova una nuova identità, cioè la capacità di vedere se stesso, gli altri e il mondo con occhi nuovi”. Monsignor Ortiga si sofferma, poi, su alcuni orientamenti specifici, ricordando ad esempio che anche in tempo di pandemia “l’assoluzione simultanea o collettiva di più penitenti senza la previa confessione individuale non può essere data”, a meno che “non vi sia pericolo imminente di morte” o “una grave necessità”, il cui giudizio spetta comunque “al vescovo diocesano”. Al contempo, il presule ricorda ai sacerdoti e ai penitenti il rispetto delle norme igienico-sanitarie nel celebrare la confessione individuale: essa deve avvenire non in confessionale, bensì in luoghi arieggiati, con l’opportuno distanziamento personale e indossando la mascherina protettiva, “fatta salva sempre la tutela assoluta del segreto sacramentale”. Quando un fedele, tuttavia, si trova “nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale”, il presule ricorda che “se la perfetta contrizione si esprime con una sincera richiesta di perdono ed è accompagnata dalla ferma intenzione di ricorrere al più presto alla confessione sacramentale, allora egli ottiene il perdono dei peccati”. Non solo: i sacerdoti sono esortati a dare priorità “all’accompagnamento delle persone, attraverso un cammino che comporta l’assoluzione, la pacificazione e la crescita spirituale”. Per questo, è necessario che ogni presbitero dedichi del “tempo ad accogliere, ascoltare e accompagnare i penitenti”, affinché il sacramento della riconciliazione “non si celebri solo in occasione delle feste liturgiche”. La nota episcopale si conclude con la preghiera al Signore affinché liberi l’umanità “dal flagello della pandemia”. (IP)

30 novembre  POLONIA #coronavirus Tempo di Avvento. Portavoce dell’Episcopato: “Visite pastorali di quest’anno cancellate, rinviate o modificate”

“A causa della situazione epidemiologica, le visite pastorali di quest'anno sono state cancellate, rinviate o si svolgeranno in forma modificata, a seconda della decisione del vescovo del luogo” ha affermato – si legge sul sito web dell’Episcopato -, il portavoce della Conferenza episcopale polacca, padre Leszek Gęsiak SJ. Il sacerdote ha spiegato come in alcune diocesi la visita pastorale sia stata annullata, in altre sia stata posticipata ad una data successiva, e in altre ancora, al posto delle tradizionali visite dei vescovi siano state previste delle Messe per i parrocchiani. Quest’anno, inoltre, ogni presule - ha precisato - deciderà in quale forma effettuare il "canto natalizio", a seconda della situazione epidemiologica di una determinata zona. I fedeli sono stati invitati a seguire gli annnunci dei vescovi e quelli parrocchiali nelle chiese e sui siti Internet per rimanere aggiornati, non essendoci linee guida a livello nazionale in materia. Anche per quanto riguarda la dispensa dalla Santa Messa nella solennità del Natale, i cattolici dovranno seguire i messaggi dei singoli Ordinari che informeranno i fedeli su questa possibilità nella loro diocesi, ha concluso padre Gęsiak. (AP)

30 novembre - FRANCIA Consiglio di Stato boccia il limite delle 30 persone: misura “sproporzionata”. Vescovi lanciano calendario di Avvento digitale 

La misura del Governo che limita a 30 il numero di persone autorizzate ad assistere alle cerimonie religiose nei luoghi di culto è “sproporzionata”. Lo ha stabilito domenica mattina il Consiglio di Stato che ha accolto così il nuovo ricorso presentato dalla Conferenza episcopale francese (Cef) contro il provvedimento, confermato giovedì mattina dall’esecutivo e che era stato definito “inapplicabile e non realistico” dalla Chiesa e dagli altri rappresentanti degli culti. Secondo il giudice, “non vi è alcuna giustificazione per questo divieto assoluto e generale” dal momento poi che “nessun’altra attività autorizzata è soggetta a tale limitazione fissata indipendentemente dall’area dei locali in questione”. La decisione è stata accolta con cauta soddisfazione dai vescovi che attendono ora la sua applicazione entro tre giorni: “Il diritto è stato stabilito e la ragione riconosciuta”, si legge in una nota della Cef, che auspica che “il ricorso in giustizia rappresenti un’eccezione” nell’attesa della ripresa di “un dialogo reale” con il governo. Con questo spirito ieri sera, come previsto, una delegazione di vescovi francesi è stata ricevuta dal Primo Ministro Jean Castex per discutere sull’adozione di una “soglia realistica”. Questo anche alla luce del protocollo presentato dai vescovi che prevede uno spazio di 4 metri quadrati attorno a ciascun fedele e un'occupazione parziale delle chiese limitata a un terzo della loro capacità abituale e del fatto che molte attività commerciali che hanno riaperto dopo l’allentamento delle restrizioni sono autorizzate ad accogliere un numero di persone ben superiore a 30 in base agli spazi di cui dispongono. Della delegazione facevano parte il presidente della Cef, monsignor Eric de Moulins-Beaufort, i vice presidenti monsignor Dominique Blanchet e Olivier Leborgne, monsignor Dominique Lebrun, membro del Consiglio permanente e monsignor Stanislas Lalanne, vescovo di Pontoise. Intanto, proseguono i preparativi della Chiesa francese per il Natale. Ieri, la Conferenza episcopale ha lanciato una speciale applicazione che propone un calendario digitale d’Avvento per accompagnare i fedeli nella preparazione di questo Natale diverso. Giorno dopo giorno saranno caricate in varie forme (audio, video e testi) diversi contributi: preghiere, spiegazioni sul significato del tempo dell’Avvento, meditazioni di vescovi, testimonianze di comunità o volontari cattolici che si preparano a trascorrere il Natale all’estero, parole di cappellani delle carceri oppure degli ospedali, iniziative di solidarietà guidate da fedeli o associazioni, una selezione di libri da donare. (LZ)

30 novembre -  REPUBBLICA DEMOCRATICA CONGO Donati alla Caritas oltre un milione di rosari

“Se preghiamo per il Paese, per i nostri leader e per l'intera popolazione congolese, un nuovo Congo è possibile”: lo ha detto il professor Jean Mbuku Kibala, segretario generale di Entraide Chrétienne Asbl che ha donato circa 1 milione di rosari ai cattolici della Repubblica Democratica del Congo. Nei giorni scorsi, riferisce Caritas Congo, i rosari sono stati consegnati al Centro di accoglienza della Caritas di Kinshasa-Gombe e a Boma. “Entraide Chrétienne ritiene che un mondo sereno, in cui vi siano equità sociale e pace sia ancora possibile, perché l’uomo può sempre cambiare – affermato Jean Mbuku Kibala -. Ma non cambierà solo attraverso l’istruzione offerta nelle scuole e nelle università. La Chiesa gioca un ruolo molto importante nel cambiamento delle mentalità”. Per il segretario generale di Entraide Chrétienne “la preghiera è la forza più grande che esista sulla terra, trasforma gli individui e cambia il corso della vita”. Entraide Chrétienne è promotrice nella Repubblica Democratica del Congo della International Christian University Foundation. Padre Nkombe Bofola Jean-Pierre, sacerdote diocesano di Basankusu che ne è consigliere, ha osservato che l’attuale situazione nel Paese necessità di un profondo rinnovamento morale, e che la preghiera è molto importante. I rosari saranno consegnati in tutte le diocesi del Paese e la distribuzione sarà organizzata con il coinvolgimento della Commissione episcopale per l’evangelizzazione della Conferenza episcopale. (TC)

30 novembre - AFRICA Iniziativa delle Suore Cattoliche per promuovere l’Apostolato digitale

Facilitare l’acquisto di 21 computer portatili per favorire l’Apostolato digitale in Africa: questa l’iniziativa lanciata dall’African Sisters Education Collaborative (Asec) che invita “ogni persona di buona volontà” a contribuire al progetto. In particolare, in vista della “Giving Tuesday”, ovvero la “Giornata del dono” che ricorre domani, 1.mo dicembre, le religiose sottolineano che “la generosità di tutti suscita la capacità, nelle persone e nelle organizzazioni, di trasformare sia le singole comunità che il resto del mondo”. I computer che verranno raccolti, spiega la direttrice generale dell’Asec, Sr. Draru Mary Cecilia, permetteranno alle religiose che ne beneficeranno di “proseguire i loro studi ed il loro ministero on line, così da poter continuare a servire nel modo migliore la popolazione africana, pur nel pieno della pandemia da Covid-19”. “Nel mondo di oggi, infatti – aggiunge la religiosa – è praticamente impossibile essere efficaci senza usare la tecnologia”. Forte anche la sottolineatura che Sr. Draru fa della “dedizione nel servire le persone in Africa”, dimostrata da tante suore cattoliche che operano nel continente. Le religiose, infatti – continua la direttrice dell’Asec – prestano servizio “nelle scuole, nelle cliniche, negli ospedali e in diversi ministeri sociali. In alcune zone rurali, inoltre, l’unica assistenza sanitaria disponibile è quella offerta dalle religiose che, una volta al mese, raggiungono gli abitanti dei villaggi”.   Da ricordare che gli aiuti per l’Asec sono necessari anche in un momento significativo della sua storia: l’8 dicembre, infatti, l’organismo celebrerà il suo 21.mo anniversario di fondazione, poiché è stato istituito nel 1999 da quattro università cattoliche negli Stati Uniti e dai rispettivi Ordini religiosi, con la missione di facilitare l'accesso all'istruzione per le religiose in Africa, portando al miglioramento e all'espansione dei servizi educativi, sanitari, economici, sociali, ambientali e spirituali che esse forniscono. “In due decenni – conclude Sr. Draru – l’Asec ha aiutato oltre 5mila suore distribuite in dieci Paesi dell’Africa subsahariana, raggiungendo così il 13 per cento di tutte le religiose che operano nel continente”. Contribuire al “Giving Tuesday” sarà quindi un modo “per dire loro ‘Grazie’”. (IP)

30 novembre - UCRAINA La pastorale sanitaria della Chiesa greco-cattolica al tempo della pandemia

“La crisi ci spinge a cambiare: a noi la scelta se diventare migliori o lasciarsi andare”. La testimonianza è di padre Yaroslav Rokhman, giovane sacerdote greco-cattolico ucraino, responsabile della pastorale sanitaria dell’arcieparchia di Ivano-Frankivsk e cappellano in un hospice locale. La pandemia è una grande sfida per tutti coloro che sono impegnati a vario titolo negli ospedali e nei centri di assistenza. Lo è per l’impiego di nuove tecnologie, per l’assistenza ai pazienti e per il personale medico. I cappellani, sotto questo profilo, stanno facendo un duplice sforzo, tenuto conto che, oltre all’assistenza, hanno dovuto partecipare ad incontri on line per rimanere sempre aggiornati sui provvedimenti e le disposizioni centrali in materia di emergenza. “Nei nosocomi presso i quali prestiamo servizio abbiamo distribuito volantini riportanti i messaggi più importanti di solidarietà e di speranza pronunciati da Papa Francesco. Nello stesso foglio abbiamo indicato anche i nostri recapiti per comunicare via telefono o internet” ha spiegato padre Rokhman, aggiungendo che “ci siamo confrontati, attraverso webinar, con i nostri confratelli statunitensi ed europei che stanno vivendo la nostra stessa esperienza”. Non sono mancati i gruppi virtuali con i medici e con gli stessi pazienti. “Siamo riusciti ad organizzare anche un ritiro spirituale in montagna di quattro giorni con i camici bianchi (una sessantina in tutto). La risposta è stata decisamente positiva. Tutti hanno dichiarato di essere usciti da questa esperienza rinfrancati e rinvigoriti” Nell’arcieparchia di Ivano-Frankivsk ci sono 35 cappellani ospedalieri in forza presso 38 strutture mediche. “La prima cosa che ho imparato fin dall’inizio è stata quella di non avere paura di chiedere alla persona malata come sta, di mettermi sempre in ascolto e di non preparare mai discorsi artefatti. Ora cerco di condividere con gli altri cappellani questa mia esperienza perché con il paziente è fondamentale comportarsi da allievo, non da insegnante. La conversazione è il momento più importante della giornata e anche un breve messaggio o una telefonata può alleviare la sua sofferenza”. (SD)

30 novembre - ITALIA 2 dicembre, Cardinale Czerny ricorda 40° anniversario martirio delle missionarie americane in Salvador  

Si chiamavano Maura Clarke, Ita Ford, Dorothy Kazel e Jean Donovan; erano missionarie statunitensi che prestavano servizio in Salvador, e lì vennero barbaramente uccise il 2 dicembre 1980. Le prime due erano Suore di Maryknoll, Dorothy Kazel era un’Orsolina, mentre Jean Donova era una missionaria laica. Le quattro donne furono fermate dalla Guardia Nazionale di ritorno dall’aeroporto di El Salvador, portate in luogo isolato, brutalmente picchiate, violentate e poi assassinate. I loro corpi furono ritrovati il giorno, buttati in un fosso. In memoria del loro martirio, mercoledì 2 dicembre, a Roma, il Cardinale Michael Czerny, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, presiederà una Santa Messa. La celebrazione si terrà, nel rispetto delle normative anti-Covid, alle ore 18.30 presso l’Oratorio del Caravita, la cui comunità collabora da tempo con la Commissione Giustizia, pace e integrità del Creato all’interno dell’Unione Superiori generali (Usg) e dell’Unione internazionale delle Superiori generali (Uisg). La comunità del Caravita coopera, inoltre, con “The Archibishop Romero Trust” di Londra, da anni impegnata nel celebrare la vita e l’opera di Monsignor Oscar Romero, martire del Salvador, canonizzato nel 2018. La sua uccisione avvenne in chiesa, mentre celebrava la Messa, qualche mese prima di quella delle quattro missionarie: era, infatti, il 24 marzo 1980. Da ricordare che quest’anno la Chiesa del Salvador conta anche altre importanti ricorrenze, come il 43.mo anniversario del martirio di padre Rutilio Grande (12 marzo) e il 40.mo anniversario del martirio di padre Cosme Spessotto (14 giugno). Per l’occasione, a gennaio è stato indetto uno speciale “Anno Giubilare”. (IP)

30 novembre - EUROPA Le Chiese ribadiscono il loro impegno nell’Ue e chiedono aiuti per i migranti

“L’attuale crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 ha influenzato e sfidato il nostro modo di vivere, il Nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, nonché la questione dell’inclusione e dell’integrazione in Europa”: è quanto si legge in un comunicato della Conferenza delle Chiese europee (Cec) che ha preso parte lo scorso 27 novembre ad un meeting on line organizzato dalla Commissione europea per i leader religiosi sul tema “Lo stile di vita europeo”. A presiederlo Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione europea per la promozione dello stile di vita europeo. Il presidente della Cec, il reverendo Christian Krieger, ha definito l’incontro “un’opportunità per promuovere la visione di un’Europa riconciliata, unita, democratica e ospitale che assicuri libertà e diritti per tutti”. “Le comunità religiose hanno molti valori di fede, amore e speranza da offrire all’Europa - ha aggiunto il reverendo Satu Saarinen della Chiesa evangelica luterana in Finlandia -.   Pertanto, non dovremmo mai smettere di rafforzare il dialogo”. Il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania, ha parlato invece del problema dei rifugiati. “L’anima dell’Europa rischia di annegare nel Mediterraneo” ha detto. Anche il cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), ha affrontato l’argomento affermando: “L’Ue perderà la sua anima nel Mar Mediterraneo se non salverà quanti vi stanno annegando”. I rappresentanti della Cec, nei loro interventi, hanno posto l’accento, in particolare, sul ruolo coeso, positivo e costruttivo delle Chiese e delle altre comunità religiose nei Paesi europei, specialmente nel contesto della pandemia, e hanno sottolineato che i valori comuni sono la pietra angolare del progetto europeo e che per questo dovrebbero essere costantemente promossi e tutelati. L’incontro è stato organizzato nell’ambito di quanto stabilito dall’articolo 17 del trattato sul funzionamento dell’Ue (TFUE), che prevede un dialogo aperto, trasparente e regolare tra le istituzioni dell’Ue e le chiese. “È positivo avere questa regolare opportunità di incontrare la presidenza della Commissione europea su questioni importanti - ha affermato il reverendo Krieger -. Il successo della prossima Conferenza sul futuro dell’Europa è cruciale per il futuro democratico del progetto europeo. La Cec, a nome delle sue Chiese membro, desidera partecipare e contribuire a questo processo”. “I problemi che dobbiamo affrontare, che si tratti di trovare una soluzione alla migrazione, all’inclusione o al razzismo, sono comuni e possiamo risolverli solo se lavoriamo insieme - ha rimarcato il vicepresidente della Commissione europea per la promozione dello stile di vita europeo -. L’impegno con le organizzazioni religiose di tutta Europa in ogni area è essenziale”. (TC)

30 novembre - NUOVA ZELANDA L’impegno dei vescovi nella lotta agli abusi

“La Chiesa cattolica è determinata ad ascoltare, imparare e riflettere sulle testimonianze dei sopravvissuti” agli abusi: lo scrive, in una nota, la Conferenza episcopale della Nuova Zelanda, facendo riferimento alle udienze che, da oggi all’11 dicembre, la Commissione Reale per gli abusi terrà ad Auckland, per dare voce ai sopravvissuti dei crimini perpetrati all’interno di istituzioni religiose. "I vescovi cattolici e i responsabili delle Congregazioni sono impegnati ad assumersi le proprie responsabilità per fermare gli abusi nella Chiesa cattolica e per imparare a rispondere a ciò che è accaduto", afferma Catherine Fyfe, presidente di “Te Rōpū Tautoko”, l’organismo incaricato del coordinamento e della cooperazione tra la Commissione Reale, la Conferenza dei vescovi cattolici neozelandesi e la Conferenza dei leader delle congregazioni (Clcanz). Una collaborazione dimostrata dal fatto che l’organismo ha fornito alla Commissione un gran numero di documenti storici richiesti. Dal suo canto, il Cardinale John Dew, in rappresentanza dei vescovi neozelandesi, sottolinea: “I presuli e i responsabili delle Congregazioni hanno chiesto di essere inclusi nei lavori della Commissione Reale. Sono impegnati a collaborare con essa, affinché gli accadimenti del passato siano esaminati in modo trasparente e aperto”. I presuli sono interessati, inoltre, ad “attuare le eventuali raccomandazioni della Commissione stessa”. Dal porporato anche “il riconoscimento del danno causato a molti”, per il quale esprime “profondo dolore”. Gli fa eco Suor Margaret Anne Mills, presidente del Clcanz, che elogia “il coraggio dei sopravvissuti che si sono fatti avanti per condividere le loro esperienze”. “Ascolteremo con molta attenzione – afferma – ciò che essi hanno da dire, riflettendo sulle loro testimonianze e imparando dalle loro esperienze”. Nella prima parte delle udienze, la Commissione Reale ascolterà i sopravvissuti agli abusi perpetrati nella Chiesa cattolica, nella Chiesa anglicana e nell’Esercito della salvezza. Nello specifico, spiega la Commissione stessa, tali udienze “esamineranno l’adeguatezza dei processi di ricorso e ciò che deve essere fatto per sostenere le vittime”. (IP)

30 novembre - AMERICA CENTRALE Il dramma della pandemia e l’urgenza del bene comune al centro della Plenaria del Sedac

Le drammatiche conseguenze della pandemia da Covid-19 e la promozione del bene comune: sono questi i due assi cartesiani del messaggio del Segretariato episcopale dell’America Centrale (Sedac), diffuso al termine della sua Assemblea Plenaria, svoltasi il 26 novembre in modalità virtuale. “Dolore, tristezza, impotenza di fronte alla pandemia” sono i sentimenti richiamati dai presuli all’inizio del loro documento, in cui si esprime la gratitudine della Chiesa per i tanti sacerdoti, medici e operatori sanitari che si sono messi “al servizio della tutela della salute e della vita del prossimo, rischiando in prima persona e rendendo la fratellanza universale una realtà concreta”. “In questi mesi – afferma il Sedac - la carità è diventata palpabile nella popolazione che ha condiviso quanto ha per vivere, anche se poco”. Restano, tuttavia, “divari significativi tra i Paesi” nel settore sanitario, notano i presuli, poiché in molte nazioni c’è “una grande differenza tra assistenza pubblica e privata” e si riscontrano carenze “nella previdenza sociale, nelle infrastrutture e nel personale medico e ausiliario”. Ma altrettanto gravi e drammatiche mancanze la Chiesa dell’America Centrale le registra nelle istituzioni, là dove si contano “crisi politiche, perdita di democrazia, autoritarismo, populismo, assenza di leadership nel perseguimento del bene comune”. Non solo: la crescita della disoccupazione ha aggravato “la diffusione dell’economia informale ed ha portato all’aumento dei tassi di povertà”. Il Sedac si dice, inoltre, “ferito dalle migrazioni, dalle grandi carovane di persone in cerca di un futuro migliore rispetto a quello offerto dalla loro patria”, mentre preoccupazione desta, in alcuni Paesi della regione, “l’aumento della criminalità e il deterioramento sociale che ne consegue”. Di qui, il richiamo della Chiesa ai governi, in quanto essi hanno “il dovere di agire per favorire il bene comune, la pace sociale, la stabilità e la sicurezza”. Forte anche il richiamo del Sedac alla politica, affinché “lavori attivamente in nome del rispetto della persona, dei suoi diritti fondamentali e del suo sviluppo integrale”, con un riferimento particolare alla “famiglia, cellula basilare della società che va protetta e custodita”. Il Segretariato episcopale non dimentica, poi, “il dolore, la paura e l’incertezza” delle tante popolazioni colpite dagli uragani Eta e Iota, abbattutisi di recente sulla regione, provocando “nel breve arco di due settimane la perdita di vite umane, la distruzione di infrastrutture e di abitazioni, la tracimazione di fiumi, la mancanza di comunicazione, di acqua potabile e di cibo”.  Una catastrofe naturale alla quale ha contribuito anche “il disboscamento indiscriminato delle terre”, sottolineano i vescovi. La Plenaria ha dato inoltre spazio alla “valorizzazione della vita e del ministero sacerdotale”, con particolare considerazione per la “formazione nei seminari”. “Il servizio pastorale – prosegue il messaggio – implica l’attenzione ai segni dei tempi per discernere le sofferenze e le speranze della comunità, insieme alla volontà di Dio”. Di qui, il ringraziamento rivolto a tutti i sacerdoti per “il loro lavoro, la loro generosa dedizione, il loro sforzo e il loro sacrificio in favore del popolo di Dio”. I vescovi dell’America Centrale esortano, quindi, alla “speranza nel Signore” che, anche “nella dura realtà” di oggi, “rafforza ed incoraggia”. “Nonostante le ombre, adiamo avanti con fiducia – si legge nella nota episcopale – Guardiamo al futuro e alle sue sfide con speranza, perché Dio continua a seminare il bene nell’umanità”. Il modello da seguire, spiega il Sedac, è quello del Buon Samaritano, ovvero di “una Chiesa fraterna che si carica sulle spalle il dolore di chi soffre” e che vede “in ogni giorno” “un’opportunità per generare nuovi processi e trasformazioni nella società”. Un appello speciale, poi, il Segretariato episcopale lo rivolge ai giovani e alla loro “creatività digitale”: “Giovani – dicono i vescovi – vi invitiamo a continuare ad usare le nuove tecnologie per annunciare il Vangelo ed essere gli ‘influencer’ di Dio”. Gli strumenti digitali, infatti, sono stati “un aiuto prezioso per portare la celebrazione eucaristica e i momenti di preghiera, lode e adorazione nelle case e nelle famiglie”, in questo tempo di pandemia. L’evangelizzazione del mondo digitale può anche contribuire a fermare “il degrado morale della società, lo svilimento dell’etica, della bontà, della fede e dell’onestà” e può aiutare a “promuovere nuovamente il bene per tutta l’umanità”. Un riferimento specifico il Sedac lo ha, quindi, al Bicentenario dell’indipendenza che molti Paesi dell’America Centrale celebreranno nel 2021: “È un evento su cui dobbiamo riflettere – sottolineano i presuli – perché un popolo senza memoria non è un popolo, dimentica le sue radici, dimentica la sua storia”. Di qui, l’esortazione rivolta a tutte le Conferenze episcopali della regione affinché aiutino i fedeli a “meditare sulla storia nazionale, sulle sue conquiste ed i suoi progressi, nonché sui suoi errori dai quali imparare”: solo ricordando tutto questo, infatti, “si potrà credere nella necessità di avere progetti nazionali nei nostri Paesi”. “La memoria del passato e le sfide del presente – conclude il messaggio – ci motivano a cercare il nostro futuro con speranza cristiana, perché se manca Dio, manca la speranza”. Il documento si chiude con la preghiera al Signore affinché benedica tutti i popoli dell’America Centrale. (IP)

30 novembre - INDIA #StandwithStan, mobilitazione dei Gesuiti dell’Asia meridionale per la scarcerazione di padre Swamy

#StandwithStan: questo l’hashtag con cui la Conferenza dei Gesuiti dell’Asia Meridionale ha lanciato una mobilitazione per la scarcerazione di padre Stan Swamy, il confratello di 84 anni, attivista per i diritti dei tribali, in carcere da più di un mese con l’accusa di sedizione e di terrorismo. “Sosteniamo Stan – afferma la Compagnia di Gesù asiatica – condanniamo il suo arresto perché illegale e chiediamo il suo immediato rilascio”. La campagna di solidarietà verrà intensificata nei prossimi giorni e si prevede l’indizione di una “Giornata di mobilitazione” per la liberazione del religioso, che è malato di Parkinson e necessita di aiuto urgente. La voce dei Gesuiti dell’Asia Meridionale è una delle tantissime voci che si sono levate per il rilascio di padre Swamy: il 17 novembre, ad esempio, un gruppo di leader cristiani ha presentato una petizione al premier Narendra Modi e al Capo dello Stato Ram Nath Kovind, mentre ad ottobre la Conferenza episcopale indiana ha parlato di “arresto incomprensibile”, ribadendo il notevole impegno del sacerdote a tutela dei diritti degli Adivasi, gli aborigeni indiani. I vescovi hanno ricordato, inoltre, che “i cattolici in India sono sempre stati elogiati da tutti come una comunità di cittadini leali, rispettosi della legge e al servizio della ‘Madre India’. Hanno sempre contribuito alla costruzione della nazione e continuano a collaborare con il Governo per il bene comune di tutti gli indiani e per il progresso del nostro Paese. Chiediamo seriamente che i diritti, e i doveri di tutti i cittadini siano salvaguardati e che prevalgano pace e armonia tra tutti”. Anche la Conferenza dei religiosi dell’India ha lanciato un appello per la scarcerazione di padre Swamy, così come la Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc) che, in una nota, ha scritto: “L'arresto e la spietata incarcerazione di padre Stan Swamy ci rammentano il trattamento riservato al Mahatma Gandhi quando si è battuto per i diritti del popolo indiano”. Da ricordare anche la partecipazione di Monsignor Peter Machado, arcivescovo di Bangalore, alla catena umana di solidarietà, lunga 3 km, che si è svolta recentemente nella città dello Stato del Karnataka. "Il sacerdote deve essere rilasciato - ha detto ai media il presule - Invece di perseguitarlo, il governo dovrebbe incoraggiarlo per il grande servizio che ha reso ai poveri e ai diseredati". Arrestato l’8 ottobre scorso a Ranchi, nella sua abitazione, padre Swamy è stato prelevato da alcuni funzionari dell’Agenzia di investigazione nazionale (Nia) per presunti legami con i ribelli maoisti e il coinvolgimento nei disordini scoppiati nel 2018 a Bhima-Koregaon, nello Stato del Maharashtra. Accuse che il religioso ha sempre respinto. (IP)

29 novembre - PORTOGALLO ACS, Mozambico. Ennesimo appello del vescovo di Pemba per la fine della guerra a Cabo Delgado

Il vescovo di Pemba, monsignor Luiz Fernando Lisboa, in un’intervista diffusa sulla pagina web di Aiuto alla Chiesa che Soffre Portogallo, sottolineando la situazione catastrofica che si trova a vivere Cabo Delgado, bersaglio continuo di attacchi di gruppi terroristici, che affermano di appartenere a Daesh, all'autoproclamato Stato Islamico, lancia un ennesimo appello per la fine della guerra nella regione settentrionale del Mozambico, che ha già causato più di 2 mila morti e oltre 500 mila sfollati. Una guerra, spiega il presule, che dura da tre anni, iniziata con un attacco ad una postazione di polizia, proseguita in villaggi lontani, passata poi nei villaggi più grandi, per arrivare infine alle città, che via via sono andate svuotandosi. “Più di mezzo milione di sfollati che hanno bisogno di tutto!”: di cibo, di vestiti, di medicine, di pentole, di attenzioni, di un posto dove vivere, di tutto, afferma il presule. “È una guerra che ha portato tante sofferenze a tutti noi” e ha preggiorato una situazione già complessa. Il vescovo sottolinea come gli abitanti di Cabo Delgado siano stanchi di questa violenza. “Ciò che il popolo mozambicano desidera di più – spiega - è la pace. Il Mozambico ha già affrontato due guerre e, qui a Cabo Delgado, siamo di fronte alla terza. Le persone sono stanche, stanno soffrendo molto per questa guerra. La gente di Cabo Delgado, in Mozambico, vuole la pace, anela la pace”.  L'intervista a monsignor Lisboa è stata registrata dopo l'attacco alla missione Nangologo, lo scorso fine settimana, seconda missione più importante della diocesi. E il presule racconta, dunque, come la chiesa, la casa dei sacerdoti, la casa delle suore, la radio della comunità, l'ambulatorio siano stati totalmente distrutti e come le persone siano state costrette a fuggire, attraverso i boschi, in altre città e a Pemba.  “Abbiamo aiutato molta gente – dichiara  -, inviando denaro in modo che potesse scappare in luoghi più sicuri". Tuttavia, nonostante la distruzione della missione, monsignor Lisboa tiene a precisare che non si può parlare di guerra contro i cristiani.  “I cristiani – afferma - non sono l'obiettivo principale dei terroristi”. Molte chiese importanti sono già state bruciate, però stessa sorte è stata riservata alle moschee. E, oltre a catechisti e animatori di comunità, sono stati uccisi anche un capo musulmano e altri leader. Inoltre, tra i leader religiosi, a Cabo Delgado, non c’è mai stato nessun problema, sottolinea, e gli stessi musulmani hanno voluto prendere le distanze da questa guerra, non accettando che se ne parlasse come di una guerra di religione. In questo contesto così difficile, la Chiesa, dunque, è impegnata nella costruzione della pace, costruzione che necessita del coinvolgimento non solo della popolazione del Mozambico, ma anche della comunità internazionale. “Quello che chiediamo noi religiosi – ha detto il presule - è la pace. È troppo chiedere la pace? Questo è il lavoro della Chiesa”. Ricordando, infine, come in una guerra non ci siano vincitori, ma solo persone che, sebbene perdenti, pensano di poterne trarre un profitto, il vescovo di Pemba conclude l'intervista ringraziando sinceramente tutti i benefattori di ACS, che ha sempre portato il suo aiuto in Mozambico, anche prima che iniziassero gli attacchi terroristici. (AP)

29 novembre - HAITI Vescovi, messaggio di Natale 2020: “No al caos! No alla violenza, no all'insicurezza, no alla miseria, ne abbiamo abbastanza!" 

La Conferenza episcopale haitiana, riunita in Assemblea Plenaria ordinaria, ha diffuso ieri il suo Messaggio di Natale 2020, in un momento in cui  il Paese “ha più che mai bisogno di salvezza, redenzione, pace, trasformazione profonda: trasformazione delle mentalità, delle strutture, del modo di governare e di fare politica”.  I vescovi haitiani, nel messaggio, si dicono profondamente colpiti ed esprimono il loro dolore e il loro sgomento “per l'aggravarsi della situazione nel Paese che sta sprofondando ogni giorno di più nella violenza, nella miseria e nell'insalubrità”. Parlano infatti di un avvelenamento della vita sociale “a causa della proliferazione di atti di rapimento, banditismo, stupro, assassinio e barbarie che seminano terrore, morte e lutto”, ricordando come da luglio 2018 non abbiano mai smesso di chiedere ai protagonisti della vita nazionale di unirsi per ricorstruire la nazione. Per affrontare questa crisi cronica che sta attraversando il Paese, i presuli, appellandosi alla coscienza cittadina, invitano ad una trasformazione delle menti e dei cuori. Il Paese, infatti, non cambierà finché la mente e il cuore non cambieranno, sottolineano. “Abbiamo bisogno di un accordo nazionale interhaitiano per ricostruire la nazione”, continuano, e di incoraggiare “iniziative nazionali che vogliano unire le forze del Paese al fine di raggiungere un consenso per rimettere in piedi le istituzioni e ripristinare la fiducia della gente”. In molti hanno chiesto cambiamenti nella costituzione o una nuova costituzione, e noi – aggiungono – “dobbiamo cercare il modo giusto e consensuale per arrivarci”.  Assieme al popolo haitiano, esasperato ed esausto, i presuli gridano: “No al caos! No alla violenza, no all'insicurezza, no alla miseria, ne abbiamo abbastanza! Il popolo haitiano è stufo! Quando è troppo è troppo!”, invitando chi commette tali atti, e chi li sostiene, in nome del Dio della vita, a fermarsi. “Le vostre azioni – dichiarano - sono condannate da tutto il popolo haitiano, non vi porteranno da nessuna parte”.  Chiedendo, quindi, all'intera popolazione di fare il possibile per salvare Haiti dal disastro, esortano tutti i cattolici e gli uomini di buona volontà ad intensificare il culto perpetuo, decretato nel giugno 2019, invitandoli ad unirsi alla loro preghiera e azione, attraverso le parrocchie delle dieci diocesi del Paese, al digiuno, alla preghiera di riparazione e intercessione per la conversione e per la liberazione del Paese, dal 5 al 7 dicembre 2020. “Se vogliamo vedere le cose cambiare, permettiamo prima a Dio di cambiarci. Perché i cattivi pensieri vengono dai nostri cuori” (Mt 15:19), osservano. Citando le parole di Papa Francesco, ribadiscono: “’Non lasciamoci rubare la speranza’, vigiliamo” dinanzi alla morte che ci circonda e ci minaccia. Questo Natale “lasciamoci trasformare dal Dio-Bambino che, tra le braccia di sua Madre, la Beata Vergine Maria, ci sorride e ci invita a non scoraggiarci, ad aprirci alla grazia di Dio, alla Speranza”. “Il Natale è la festa dell'Amore, la festa della Fraternità, la festa della Pace. Questa pace, cerchiamo tutti” affermano. Possa, dunque, “la grazia del Natale sostenerci nella nostra lotta contro l'insicurezza, la violenza e tutte le ‘forze della morte’, e nel nostro impegno per costruire una nuova Haiti, per far trionfare le ‘forze della vita’!” si augurano i vescovi. “Diamo una possibilità ad Haiti! Risparmiamo ulteriore sofferenza all'amato popolo haitiano – concludono -. Bandiamo la violenza per sempre! Sradichiamo definitivamente l'insicurezza e l'impunità!”. (AP)

29 novembre - BOLIVIA Monsignor Aurelio Pesoa, segretario generale della Conferenza episcopale boliviana, è il nuovo vescovo del Vicariato Apostolico di Beni

Monsignor Aurelio Pesoa, O.F.M., attualmente vescovo ausiliare dell'arcidiocesi metropolitana di La Paz e segretario generale della Conferenza episcopale boliviana, è stato eletto da Papa Francesco nuovo vescovo del Vicariato Apostolico di Beni. In un messaggio, diffuso sulla pagina web dell’Episcopato, monsignor Pesoa ha rivolto “un grande saluto a tutto il popolo del Vicariato di Beni, alle diverse parrocchie, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose”, che più in là avrà modo di incontrare di persona – ha sottolineato - per “conversare e cercare modi e mezzi per continuare a camminare e a peregrinare come Chiesa in quella parte di Popolo di Dio che è il Vicariato di Beni”. “Un saluto a tutti, che il Signore ci benedica, ci dia la forza, ma soprattutto la speranza di andare avanti - ha affermato -, mantenendoci saldi in quella fede che abbiamo ereditato dai nostri antenati, dalle nostre famiglie, dai nostri nonni. Che il Signore continui ad accompagnarci”. L’attuale amministratore apostolico del Vicariato Apostolico di Beni, monsignor Roberto Bordi, si è congratulato con il nuovo vescovo, assicurando le sue preghiere affinché il Signore lo accompagni in questo compito così importante. “So che il vescovo Aurelio ha una buona preparazione dottrinale, pastorale e spirituale e farà molto bene” ha dichiarato. “Ma ha sempre bisogno dell'aiuto della grazia di Dio, delle luci dello Spirito Santo per compiere questa missione, che non è altro che collaborare con Cristo nella salvezza delle anime, con la celebrazione dei sacramenti, l'annuncio del Vangelo, in quella triplice funzione di Gesù Cristo stesso, Sacerdote, Profeta e Re. Come Sacerdote amministra i sacramenti, comunicando la vita divina, come Profeta annuncia la parola di Dio, il Vangelo che conferma i fratelli nella fede, come Re ha il compito di pastore, di comunicare con la sua parola, con i sacramenti, la vita di Dio al gregge, di condurlo sulle vie del bene”, ha concluso. Monsignor Pesoa è nato il 10 ottobre 1962 a Concepción, sede del Vicariato Apostolico di Ñuflo de Chávez a Santa Cruz. È entrato nell'Ordine dei Frati Minori l'8 gennaio 1983. Nel 1984 ha emesso la professione temporanea e il 22 febbraio 1988 quella solenne. È stato ordinato sacerdote il 16 aprile 1989 ed è stato nominato vescovo il 25 marzo 2014. Attualmente è vescovo titolare di Leges e vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di La Paz. (AP)

29 novembre - FILIPPINE Diocesi di Maasin: ritorna a casa l’immagine rubata del Santo Niño di Malitbog

Più di tre decenni dopo il furto, ieri, verso le 11 del mattino, la chiesa di Malitbog, al grido di "Viva Señor Santo Niño", ha accolto, con forti applausi, il ritorno dell’immagine del Santo Niño nella città. Il rientro dell’icona nella sua chiesa natale – riporta il sito web dell’Episcopato - è stato preceduto da una processione e da una semplice cerimonia, presieduta dal vescovo Precioso Cantillas, nella cattedrale di Maasin, alla presenza del signor Francis Ong, che tanto ha contribuito al ritrovamento dell’icona. "È davvero con grande gioia e gratitudine – ha detto il presule - che noi della diocesi accogliamo di nuovo il Santo Niño di Malitbog". Inoltre, è significativo – ha aggiunto - che l'immagine sia stata restituita in tempo per la celebrazione dei 500 anni di cristianesimo nelle Filippine. "È come se Dio – ha precisato - ci cercasse di nuovo, il suo popolo, per rinnovare d’ora in poi la nostra fede in lui". La venerata immagine del Bambino Gesù, secondo quanto riferito dalla diocesi, scomparve nel 1988 assieme ad altri oggetti appartenenti alla chiesa, dopo i festeggiamenti del Sinulog di Cebu City, un festival religioso che viene celebrato ogni anno a Cebu, in onore del patrono della città, il Santo Niño. Lo scorso settembre, il signor Ong, collezionista di antichità, ha scoperto che una delle icone della sua collezione era proprio  la venerata immagine perduta di Malitbog e senza indugio ha deciso di restituire la statua lignea alla diocesi di Maasin. L’icona, realizzata nel XVIII secolo, e copia del venerato e famoso Santo Niño di Cebu, è stata restaurata in un atelier di Manila prima di essere riportata a Malitbog. (AP)

28 novemembre - BANGLADESH  Insediamento dell’arcivescovo Bejoy Nichephorus D'Cruze a Dhaka

Il 27 novembre, l'arcivescovo Bejoy Nichephorus D'Cruze degli Oblati di Maria Immacolata (OMI), succedendo al cardinale Patrick D'Rozario, si è insediato alla guida dell'arcidiocesi di Dhaka, nel corso di una solenne cerimonia nella Cattedrale di Santa Maria, riporta UCA News. Il presule si è impegnato a promuovere l’unità, la solidarietà e il dialogo nella comunità cattolica e con le altre fedi. Circa 500 le persone che hanno partecipato alla Messa e alla cerimonia di accoglienza, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti. Tra loro, il nunzio apostolico, monsignor George Kocherry, che ha celebrato la Messa, cinque vescovi, alcuni leader protestanti, l'assistente speciale del primo ministro Sheikh Hasina Biplob Barua e i parlamentari cattolici Jewel Areng e Jharna Gloria Sarker. Monsignor D'Cruze, durante la cerimonia, ha ringraziato il cardinale D'Rozario, presidente della Conferenza episcopale del Bangladesh, che ha servito l'arcidiocesi a partire dal 2011. "Mi sento indegno e incompetente, eppure Dio mi ha scelto per essere un pastore", ha affermato l'arcivescovo che si occuperà della diocesi più antica e più grande del Paese, dopo aver servito le diocesi di Khulna e Sylhet. Egli ha sottolineato come “la Chiesa dovrebbe essere una Chiesa di comunione, di credenti fraterni, e l'unità dovrebbe prevalere in tutte le circostanze". “Questo è un dovere – ha spiegato -, perché noi adoriamo e seguiamo il Dio trinitario - la comunione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo". "Gesù – ha continuato - ha riunito e forgiato l'unità tra le varie razze e nazioni con il Suo Santo Sangue. Siamo chiamati ad essere uniti nella stessa fraternità. Questa unità e comunione può portare per noi le benedizioni celesti, la gioia e la pace". Monsignor D'Cruze ha ricordato ai fedeli che "il cristianesimo è una religione universale” inviata a tutte le etnie e nazionalità per la liberazione e l'espiazione. “Accettiamo tutti con cuore aperto”, dunque – ha affermato il presule -, perché tutte le persone sono state create a immagine e somiglianza di Dio. Il presule ha osservato che per garantire l'unità dei cristiani e il dialogo interreligioso è essenziale "uscire" per creare una cultura dell'amore e del dialogo, seguendo l'insegnamento di San Giovanni Paolo II: "Non siete solo educatori ma anche testimoni della fede". Papa Francesco ha nominato il vescovo di Sylhet nuovo arcivescovo di Dhaka il 30 settembre, avendo il cardinale D'Rozario raggiunto i 77 anni di età. Monsignor D'Cruze è il primo oblato, l'undicesimo vescovo e il sesto arcivescovo dell'arcidiocesi di Dhaka. Nato il 9 febbraio 1956, nel villaggio Puran Tuital del distretto di Dhaka, l'arcivescovo D'Cruze è stato ordinato sacerdote oblato nel 1987. Dopo brevi periodi in parrocchia, ha studiato teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, a Roma, dal 1990 al 1992 e ha conseguito il dottorato nel 1999. È stato direttore dell’Oblate Juniorate a Dhaka dal 1993 al 1996 e dal 1999 al 2000. Per anni ha insegnato teologia al Seminario maggiore dello Spirito Santo. Ha servito come superiore della delegazione degli Oblati in Bangladesh dal 2000 al 2005. Il 19 febbraio 2005 è stato nominato vescovo della diocesi di Khulna, dove ha servito fino al 2011, quando è diventato il primo vescovo della diocesi di Sylhet, separata dall'arcidiocesi di Dhaka. (AP)

28 novembre - COLOMBIA #coronavirus Ricoverato per Covid-19 il presidente della Conferenza episcopale colombiana

La Conferenza episcopale colombiana (CEC) ha reso noto ieri, in un comunicato diffuso sulla sua pagina web, il ricovero, il 26 novembre, di monsignor Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio e presidente della CEC, nella Clinica Servimédicos di Villavicencio, per un'affezione respiratoria causata dal Covid-19. Nella nota, firmata da monsignor Ricardo Tobon Restrepo, arcivescovo di Medellín, e da monsignor Elkin Alvarez Botero, vescovo eletto di Santa Rosa de Osos, che ricoprono anche la carica di vicepresidente e segretario generale della CEC, si legge che il presule si trova attualmente in un Reparto di Cura Intermedio e che le sue condizioni - a detta dei medici - sono stabili. L’Episcopato ha invitato, infine, la comunità cattolica ad elevare le sue preghiere a Dio, per intercessione della Beata Vergine, per la guarigione di monsignor Urbina. (AP)

28 novembre - CILE Sito web dell’Episcopato per accompagnare i fedeli nel tempo di Avvento

In questo tempo così difficile, segnato dalla crisi sociale ed economica e dalla pandemia, la Conferenza episcopale cilena ha voluto creare un sito Internet, Iglesia.cl, - si legge sulla sua pagina web –, per accompagnare i fedeli a vivere l’esperienza dell’Avvento e del Natale nelle loro case. Attraverso Iglesia.cl sarà, dunque, possibile imparare qualcosa di più sul significato di questo tempo liturgico e consultare un calendario, dove trovare azioni e preghiere ogni giorno del mese: la novena, suggerimenti per la liturgia, la Messa di Natale e la corona di Avvento. Per scoprire insieme il vero significato di questo tempo di gioiosa attesa, saranno presenti anche attività pensate per tutta la famiglia: immagini da colorare, giochi e molto altro ancora. Fra le risorse messe a disposizione, sfondi, biglietti d'auguri, commenti, ricette, giochi, un presepe da ritagliare, il karaoke dei canti di Natale, artigianato e riflessioni. Infine, i fedeli potranno condividere e caricare direttamente sul sito le informazioni in merito alle diverse attività e cerimonie, virtuali e non, organizzate in famiglia, in parrocchia, a scuola o in comunità. (AP)

28 novembre - SUD SUDAN La Conferenza delle Chiese di tutta l’Africa si impegna per la pace nel Paese

Una delegazione della Conferenza delle Chiese di tutta l’Africa (Ceta), l’associazione di chiese protestanti, anglicane, ortodosse e indigene dell’Africa che rappresenta oltre 140 milioni di cristiani in tutto il continente, si è recata nei giorni scorsi nel Sud Sudan per incoraggiare le varie parti in conflitto ad optare per la pace e la riconciliazione e per accompagnare le Chiese in questo momento difficile. Da quando si è reso indipendente il Paese è stato teatro di diversi conflitti e non ha ancora raggiunto la stabilità. Ad incontrare i rappresentanti della Ceta anche il presidente del Sud Sudan Salva Kiir. Il capo dello Stato ha promesso che nel Paese non ci saranno più guerre e che il suo governo non risparmierà alcuno sforzo per affrontare le attuali sfide umanitarie con l’aiuto di organizzazioni di sviluppo e soccorso. Il reverendo Arnold Temple, presidente della Ceta, ha dichiarato che la delegazione ha ascoltato attentamente molte parti interessate nel processo di normalizzazione del Paese e ha invitato il presidente Kiir a rendere operativa la Commissione per la verità, la riconciliazione e la guarigione, ad armonizzare tutte le differenze e a ristabilire la fiducia tra le élite politiche. “La fiducia tra voi politici è essenziale per la guarigione e la trasformazione del vostro amato Paese” ha detto il reverendo Temple rivolgendosi al capo dello Stato. (TC)

28 novembre - OLANDA Vescovi lanciano un sito speciale per aiutare i cattolici a celebrare questo Natale diverso. Al via la Campagna di Avvento

(VNS), 28nov20 Il Governo olandese annuncerà l’8 dicembre le restrizioni per le celebrazioni del prossimo Natale. Intanto, i vescovi hanno pubblicato sul loro sito sette risposte ad altrettante domande frequenti sulle modalità di svolgimento di tali celebrazioni. Le risposte si basano sulle linee guida attualmente in vigore che potrebbero essere allentate se migliora l’andamento dei contagi. Al momento in Olanda possono partecipare alla Messa un massimo di 30 fedeli alla volta, con l’eccezione dei funerali vige la regola di un massimo di 100 persone a condizione che siano rispettate le distanze di sicurezza di 1,5 metri.  Nel periodo natalizio resteranno vietati i cori e le processioni anche all’aperto (salvo autorizzazioni esplicite delle autorità locali a singole parrocchie). Inoltre i vescovi raccomandano l’uso della mascherina durante le Messe, anche se non obbligatorio nei luoghi di culto (mentre a partire dal 1.mo dicembre lo sarà negli spazi pubblici), l’accensione dei riscaldamenti ad aria prima e non durante le celebrazioni e un intervallo di almeno due ore tra una Messa e l’altra per permettere il ricambio dell’aria. Le limitazioni del numero di fedeli, non significano però non festeggiare un evento importante come la Natività del Signore . Per questo la Conferenza episcopale ha lanciato ieri il sito www.Vierkerstmis.nl  che aiuterà i cattolici a celebrare  questo Natale diverso. Una solennità - affermano i promotori - che può “ispirare e incoraggiare le persone in questo momento con il messaggio che Gesù è venuto al mondo per essere vicino alla vita di tutti”. Sul sito è dunque possibile cercare la parrocchia più vicina a casa prenotare un posto a Messa o per seguirla in streaming. Inoltre, nei giorni di Natale le Messe saranno trasmesse sul canale NPO2 e ritrasmesse anche dal sito kro-ncrv.nl. Il Vierkerstmis.nl mette anche a disposizione i libretti liturgici per le Domeniche di Avvento e metterà on-line il video-messaggio natalizio dei vescovi olandesi. In più saranno pubblicati altri sussidi per coinvolgere i bambini e aiutare a festeggiare il Natale in famiglia. Intanto, la Chiesa olandese si prepara alla Campagna Avvento 2020 che quest’anno sarà dedicata alla sicurezza alimentare ed è intitolata “La condivisione ha un gusto in più". I fondi raccolti saranno destinati, in particolare, a diversi progetti di promozione dell’autosufficienza alimentare nella Repubblica Democratica del Congo, in Nicaragua e in Cisgiordania. (LZ)

28 novembre - VIETNAM Diocesi di Hung Hoa: consacrazione di una chiesa attesa da 50 anni nel distretto di Yen Binh

Il 26 novembre, monsignor John Mary Vu Tat, vescovo emerito di Hung Hoa, ha consacrato e benedetto la chiesa e la casa parrocchiale di Mong Son, nel distretto di Yen Binh, nella provincia montuosa di Yen Bai, nel nord del Vietnam. Circa 50 sacerdoti si sono uniti alla cerimonia alla quale hanno partecipato 2.000 persone, comprese le autorità del governo locale. La chiesa, intitolata a Nostra Signora del Rosario, che ha richiesto sette anni per essere costruita, è nata 50 anni dopo l’evacuazione della comunità per la costruzione della più grande diga idroelettrica della regione. Nel 1967, 50.000 persone avevano dovuto lasciare le loro case e le loro proprietà per la costruzione della diga di Thac Ba, una diga di 234 chilometri quadrati, che aveva causato l’inondazione di 30 parrocchie. La popolazione locale aveva quindi eretto, nel 1970, la cappella di legno e foglie di Mong Son. Quest’ultima, di cui fanno parte 3.000 persone, è oggi servita da padre Peter Tran Van Huong. Il vicario generale, padre Dominic Hoang Minh Tien, ha elogiato la popolazione locale e i benefattori che con le loro generose donazioni e il loro lavoro hanno reso possibile la costruzione della nuova chiesa gotica, a forma di croce, con due campanili di 40 metri di altezza, una superficie di 800 metri quadrati e un affaccio sulla diga di Thac Ba. "D'ora in poi, avrete un buon posto dove riunirvi per pregare, partecipare alle funzioni liturgiche, imparare il catechismo e portare avanti altre attività religiose nella vostra vita di fede" ha detto padre Minh Tien. Il sacerdote ha poi aggiunto che la nuova chiesa sarà uno dei luoghi di pellegrinaggio per i cattolici locali quando la diocesi di Hung Hoa celebrerà, il prossimo mese, il 125.mo anniversario della sua fondazione. Joseph Tran Van Lien, capo del consiglio parrocchiale, ha riferito come i cattolici locali abbiano espresso profonda gratitudine a padre Michael Nguyen Tien Quang, il sacerdote che ha servito la parrocchia dal 2006 al 2016. Si deve a padre Quang la raccolta dei fondi, l’acquisto dei terreni e la richiesta dei permessi di costruzione alle autorità governative. Costruzione costata alla Chiesa 27 miliardi di dong (1,17 milioni di dollari). Infine, padre Tuyen, pastore della parrocchia di Yen Bai e a capo del decanato di Yen Bai, che serve circa 40.000 cattolici, in questa occasione ha voluto sottolineare quanto sia urgente la costruzione di chiese in sostituzione di cappelle fatiscenti costruite più di 50 anni fa. La popolazione locale, ha spiegato, ha bisogno di strutture adeguate per soddisfare le crescenti esigenze religiose. (AP)

28 novembre - IRLANDA Il vescovo di Ossory ai fedeli: in questo Avvento preghiamo perché Dio trasformi le nostre vite

Nel suo messaggio pastorale per l’Avvento il vescovo di Ossory, in Irlanda, monsignor Dermot Farrell, invita a cercare i segni che mostrano dove e come Dio si muove negli avvenimenti di ogni giorno. “Questo è il volto umano di Dio il cui Regno ‘è presente dovunque è amato e dovunque il suo amore ci raggiunga’ (Spe salvi, 31). Questo è il Dio che offre una speranza che non possiamo ottenere da soli” spiega il presule che invita ad essere portatori di speranza per chi si trova a vagare nel deserto della delusione e della disillusione. “Se ci sintonizziamo con Dio attraverso la preghiera, Dio trasformerà veramente le nostre vite e ci mostrerà come dobbiamo viverle bene - prosegue monsignor Farrell -. La preghiera è speranza in azione (…) la preghiera è una scuola di speranza che insegna a coloro che pregano a sperare in una bontà e in un potere che trascende le proprie capacità”. Ricordando l’attuale crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19, il presule aggiunge che la vera speranza “è radicata nella fede e nella fiducia nella promessa di Dio anche quando la vita è difficile” e che, come di legge nella lettera Lumen Fidei (57) di Papa Francesco, “la fede non è una luce che disperde tutte le nostre tenebre, ma una lampada che guida i nostri passi nella notte”, che “Dio non fornisce argomenti che spieghino tutto; la sua risposta è piuttosto quella di una presenza che accompagna, una storia di bontà che tocca ogni storia di sofferenza e apre un raggio di luce”. Il vescovo di Ossory precisa poi che l’Avvento, nella sua preghiera e liturgia, conduce, lungo il cammino della fede, all’attesa di “Colui che può cambiare e trasformare la nostra vita” e invita a vedere, oltre a tutta l’angoscia degli ultimi nove mesi, l’eroismo, la pazienza, l’onestà e il servizio altruistico degli altri. “Ci sono persone nel mondo, nella Chiesa, nelle nostre scuole, nelle nostre terre e nelle nostre famiglie che si impegnano nella cura dei malati e degli anziani” scrive ancora il presule. Sono vite che testimoniano “che Cristo e il suo Regno ci sono vicini e che il Signore non ha abbandonato il suo popolo” conclude monsignor Farrell che esorta, in questi giorni di Avvento, a non smettiamo di pregare perché venga il Regno di Dio e perché ci siano giustizia e misericordia. (TC)

28 novembre MYANMAR Ancora in aumento i contagi. La Chiesa si prepara a celebrare il Natale in modo diverso

Anche in Myanmar i contagi  continuano a salire. Il 27 novembre il Paese asiatico ha registrato 1.487 nuovi casi, portando il totale dei contagi 86.633, di cui 1.865 decessi. Un nuovo picco si sta registrando in questi giorni come conseguenza dei recenti festeggiamenti per la nuova la vittoria Aung San Suu Kyi  alle elezioni del 9 novembre. Di fronte a questa seconda ondata anche la Chiesa si sta preparando a celebrare un Natale e un Capodanno diverso, seguendo le indicazioni del Governo che ha imposto la quarantena nella città di Yangon e Mandalay tra aree più colpite, negli Stati di Kachin Mon e Rakhinee nelle regioni di Bago e  Ayeyarwaddy. La Conferenza episcopale (Cbcm) – riporta l’agenzia Ucanews - ha diffuso nuove line guida per le celebrazioni natalizie che prevedono Messe con non più di 50 persone, sempre nel rispetto del distanziamento sociale, dell’obbligo della mascherina e della rilevazione della temperatura all’ingresso nelle chiese. Durante le celebrazioni saranno inoltre vietati i cori. Intanto, nelle ultime settimane, le liturgie sono tornate on-line e altre attività pastorali sono state sospese. Non si ferma però l’opera caritativa della Chiesa per dare sostegno materiale e spirituale ai fedeli e a tutte le persone colpite dalla pandemia. Lo speciale comitato di coordinamento dei vescovi per l’emergenza Covid-19, guidato dal cardinale Charles Bo, ha potenziato gli aiuti ai più bisognosi, cominciando con un migliaio di famiglie a cui sarà assicurato cibo per tre mesi e incoraggiando ogni parrocchia nel Paese a provvedere ad almeno 50 famiglie in difficoltà. Nella diocesi di Pathein il vescovo Hsane Hgyi ha raccolto 1.8 millioni di kyats (pari a 14mila dollari) di donazioni anche da altri Paese e un team ha provveduto a distribuire riso e olio agli abitanti di quattro villaggi locali, senza distinzioni di appartenenza religiosa o etnica. Non meno importante è il sostegno psicologico e spirituale offerto dalla Chiesa ai fedeli. La diocesi di Pathein lo fornisce attraverso uno speciale programma on-line per i fedeli. Il Myanmar è la terza nazione più colpita dal Covid-19 nella regione dell’Asean, dopo le Filippine e l’Indonesia. A rendere il Paese particolarmente vulnerabile è la debolezza del suo sistema sanitario nazionale. (LZ)

28 novembre - CANADA Appello vescovi del Quebec per la pace: “L’ora è grave!”

Il Consiglio “Chiesa e società” dell’Assemblea dei vescovi cattolici del Quebec ha deciso di unire la sua voce, per il secondo anno consecutivo, a quella del collettivo “Échec à la guerre” che, ai primi di novembre, ha pubblicato una dichiarazione in favore della pace e della non militarizzazione dei conflitti. Intitolata “L’ora è grave”, come l’incipit del radiomessaggio di Pio XII diffuso il 24 agosto 1939, alla vigilia della seconda Guerra Mondiale, la dichiarazione è stata diffusa nell’ambito dell’annuale “Campagna del papavero bianco”, che nel mese di novembre invita a ricordare le migliaia di vittime civili delle guerre, con la speranza di prevenire quelle future. Quest’anno la Campagna ha per tema “L’urgenza del disarmo nucleare”. Aderendo dunque all’iniziativa, i vescovi ricordando quanto scritto da Papa Francesco nella sua Enciclica “Fratelli tutti”: “Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. (…) Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come “danni collaterali”. (…) Consideriamo la verità di queste vittime della violenza, guardiamo la realtà coi loro occhi e ascoltiamo i loro racconti col cuore aperto. Così potremo riconoscere l’abisso del male nel cuore della guerra e non ci turberà il fatto che ci trattino come ingenui perché abbiamo scelto la pace. (n. 261) “La scelta della pace – aggiungono i vescovi – testimonia la fede in Gesù Cristo, volto della misericordia del Padre che riconosce la dignità intrinseca di ogni persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio”. Il Consiglio “Chiesa e società” sottolinea poi, che “il papavero bianco può essere indossato insieme al papavero rosso, così da ricordare le vittime sia civili che militari di tutti i conflitti armati”. Dal suo canto, esortando al disarmo nucleare, la dichiarazione del collettivo “Échec à la guerre” sottolinea che “le testate dei nove Stati dotati di armi nucleari nel mondo sono centinaia di volte più potenti delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki che hanno ucciso più di 200mila persone”. E mentre molti Paesi, incluso il Canada, non hanno ancora adottato o attuato il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, il pericolo per le popolazioni civili aumenta, perché “le basi militari e i siti di addestramento in tutto il mondo generano tonnellate di rifiuti tossici che contaminano il suolo e le acque sotterranee”. Non solo: “La minaccia di nuove e ancor più distruttive guerre sta crescendo – afferma la dichiarazione - e con essa il rischio di una deflagrazione nucleare”. Per questo, il collettivo invita ad “indossare il papavero bianco per ricordare i milioni di vittime civili delle guerre e per evitarne altri milioni”. (IP)

28 novembre - COLOMBIA Oggi, terzo sabato del mese, Giornata di preghiera del Santo Rosario per fermare la pandemia e per i migranti

Prosegue l’iniziativa di preghiera di monsignor Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio e presidente della Conferenza episcopale colombiana (CEC), che il terzo sabato di ogni mese ha invitato i fedeli a pregare la Santa Vergine, recitando il Santo Rosario in famiglia e nei gruppi pastorali, per rafforzare la devozione mariana e chiedere alla Madre di Dio protezione in questo tempo di pandemia. Oggi, sabato 28 novembre, alle ore 17 (ora colombiana) - si legge sul sito web dell’Episcopato -, si pregherà e l'intenzione di preghiera - ogni mese differente -, sarà per i migranti, soprattutto per quelli che arrivano in Colombia, per i centri di accoglienza, e per i bambini e i giovani che fanno parte di queste ondate migratorie. Sarà, dunque, una nuova occasione per continuare a pregare affinché questi fratelli e sorelle possano avere un domani migliore. L’iniziativa dell’arcivescovo di Villavicencio, che vede la partecipazione di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici di tutte le età, e provenienti da diverse zone del Paese, viene trasmessa da cinque mesi dal canale Cristovisión, dalla pagina web cec.org.co e dalla pagina Facebook /episcopadocol, da un santuario o parrocchia che si sono distinti in qualche regione del Paese per il loro fervore mariano. Questo mese la trasmissione andrà in onda dalla Basilica Minore del Santuario di Nostra Signora del Rosario di Chiquinquirá, a Cúcuta. (AP)

28 novembre - SVIZZERA Monsignor Gmür: il Natale può farci superare le incertezze causate dalla pandemia

“Quest’anno ci ha fatto capire, più che mai, che siamo fragili. Siamo vulnerabili. L’incertezza, nostra compagna ogni giorno, è tornata ad imporsi nelle nostre vite” ma “la storia del Natale ci apre una prospettiva con chiavi di lettura per i tempi di crisi e l’incertezza che implicano”: lo scrive nel suo messaggio per l’Avvento e il Natale il presidente della Conferenza episcopale svizzera monsignor Felix Gmür. Il presule evidenzia che, seppure la visione del passato e del futuro sia segnata dalla pandemia di Covid-19, dai lutti, dalle restrizioni, dall’impossibilità di manifestare gesti di affetto, c’è però da lodare quanti si sono impegnati in questi mesi per gli altri, quanti si sono spesi per rendere possibile la vita della Chiesa, spesso in modi nuovi. “Ci è voluta creatività, una qualità che sarà necessaria pure in futuro, anche al di là della pandemia” afferma monsignor Gmür che ricorda le “condizioni estremamente precarie” in cui avvenne la nascita di Gesù Cristo. L’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria, non ancora sposata, dell’arrivo di un figlio; il sì della Vergine “in una situazione difficile” - Maria crede e spera, sottolinea il presule -; i dubbi di Giuseppe e il suo coraggio, scaturito da un sogno e dalla promessa di Dio, che lo inducono a restare al fianco di Maria. “Gesù è nato in una regione in cui infuriano molti conflitti politici (…) È qui che si apre il cielo - aggiunge monsignor Gmür -. Dio si volge verso l’uomo. Dio non elimina i rischi perché fanno parte della nostra vita. Nonostante regni l’incertezza, il Natale ci dona la fiducia necessaria per non perdere l’equilibrio”. Il presule rimarca che la nascita del Figlio di Dio è un grande segno di speranza, una conferma dell’amore di Dio per gli uomini, da qui l’invito ad ascoltare “la voce degli angeli: ‘Non abbiate paura, perché vi porto una buona notizia che sarà fonte di grande gioia per tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, vi è nato un Salvatore che è il Messia, il Signore’ (Luca 2,10)”. Infine nel suo messaggio il presidente della Conferenza episcopale svizzera esorta i fedeli a trarre forza e speranza dalla fede, per restare uniti e superare i tempi difficili. (TC)

28 novembre - CILE Caritas: Piano di risposta umanitaria globale alla pandemia

Un "Piano di risposta umanitaria globale alla pandemia" per sostenere le famiglie, i migranti e gli anziani colpiti dal coronavirus: è il progetto promosso da Caritas Cile e dalla Pastorale Sociale Caritas del Paese, finanziato dal Dicastero per lo sviluppo umano integrale e da Caritas Internationalis, per rispondere all’emergenza sanitaria ed economica che ha interessato le famiglie e le comunità cilene colpite dalla pandemia. Si è intervenuti nell’ambito della sicurezza alimentare, dell’igiene e della prevenzione dei contagi. Grazie all’iniziativa, che si è sviluppata nell’ambito della campagna nazionale "Nessuno si salva da solo, insieme moltiplichiamo la solidarietà",  1.260 famiglie cilene sono state sostenute e hanno ricevuto 2 kit alimentari e 1 kit di igiene personale. Sostegno è stato dato anche ai volontari, fornendo loro attrezzature di protezione individuale e formazione sulle misure preventive. Sono state rispettate tutte le raccomandazioni sanitarie stabilite dall'autorità competente e la gestione della comunità è stata rafforzata il più possibile, valorizzando la conoscenza e promuovendo l'inclusione, l'equità di genere e la partecipazione della rete locale. L’iniziativa ha permesso non solo la consegna di beni di prima necessità, ma anche l’accompagnamento delle famiglie, in questa crisi sanitaria che ha rivelato le disuguaglianze economiche e sociali nella società. La campagna "Nessuno si salva da solo, insieme moltiplichiamo la solidarietà" continuerà fino a dicembre di quest'anno. (AP) 

28 novembre-  EUROPA Guerra Etiopia-Tigrè. Appello di Giustizia e Pace  alla comunità internazionale: il Paese è a rischio carestia

Non si ferma l’offensiva dell’esercito etiopico contro Macallè, il capoluogo della provincia ribelle del Tigrè, dopo il rifiuto del Fronte popolare di liberazione del Tigrè (Tplf) all’ultimatum di 72 ore intimato domenica scorsa dalle autorità di Addis Abeba. L'agenzia di stampa etiope ha annunciato che ieri l'esercito federale ha preso il controllo di varie cittadine attorno al Macallè, mentre il Premier etiopico Abiy Ahmed è tornato a escludere il dialogo con Tplf. Il conflitto armato scoppiato lo scorso 4 novembre, dopo mesi di tensioni crescenti, ha causato finora centinaia di vittime e decine di migliaia di profughi rifugiatisi nel vicino Sudan. Il drammatico evolversi della situazione in Etiopia preoccupa anche Giustizia e Pace Europa che ieri ha lanciato un pressante appello per chiedere un’urgente intervento della comunità internazionale e alle parti in conflitto il rispetto dei diritti umani e del Diritto umanitario internazionale. Il messaggio richiama l’attenzione sulla crisi umanitaria e alimentare incombente sul Paese: “La Commissione della giustizia e della pace etiope riferisce di persone che devono camminare per dieci giorni per raggiungere il Sudan, di madri che portano bambini piangenti per la fame e la sete, spaventate dall’ignoto, in stato di shock e traumatizzate dalla guerra – si legge nell’appello -. Coloro che rimangono rischiano una carestia imminente perché il cibo scarseggia a causa della siccità e dell’invasione di locuste e stanno ora subendo anche i blocchi alle forniture di cibo e la mancanza di il carburante”. “È doloroso sentire storie del genere nell’era moderna”, afferma Giustizia e Pace Europa che si unisce all’invito di Papa Francesco alla preghiera, al dialogo per trovare una soluzione pacifica del conflitto e, insieme al Parlamento europeo, chiede ai belligeranti di garantire “la protezione dei civili nel pieno rispetto del diritto internazionale umanitario”.  Quindi, in conclusione. l’appello alla comunità internazionale e all'Unione europea affinché “contribuiscano attivamente ai negoziati di pace e a facilitare i corridoi umanitari per portare assistenza senza ostacoli agli oltre quattro milioni di persone in urgente bisogno”. (LZ)

28 novembre  CAMERUN Leader religiosi esortano il governo e tutti i cittadini ad impegnarsi per risolvere i conflitti che dilaniano il Paese

VNS – 28nov20 – Riuniti a Buea per un seminario sulla risoluzione pacifica dei conflitti e la pace sostenibile, i leader religiosi del Camerun hanno rilasciato ieri una dichiarazione sull’attuale situazione del Paese dilaniato dalla crisi anglofona e dai continui attacchi dei terroristi Boko Haram. Evidenziando anzitutto la loro neutralità e imparzialità, rappresentanti di diverse Chiese e dell’islam denunciano che la popolazione è allo stremo e invitano a riconoscere le varie misure adottate dal governo per risolvere il conflitto nelle regioni del nord-ovest e sud-ovest del Paese, che le minoranze di lingua inglese vorrebbero come Stato indipendente. I leader religiosi, che auspicano una riconciliazione tra le parti, incoraggiano poi il governo a cercare soluzioni giuste, pacifiche e durature per risolvere la crisi anglofona, che dal 2016, secondo l’International Crisis Group, ha provocato oltre 3mila morti e ha costretto 600mila persone a lasciare le loro case. Circa le incursioni dei terroristi, cristiani e musulmani esortano i signori della guerra a porre fine alle violenze. “Ogni vita umana è sacra e amata da Dio” si legge nella dichiarazione che invita i camerunensi ad essere operatori di giustizia e di pace, unanimi nel condannare tutto ciò che è contrario ad una pacifica convivenza, a coltivare la cultura dell’amore reciproco, a perdonarsi a vicenda, a riconciliarsi e ad essere gli uni custodi degli altri. Al governo viene poi rivolto l’appello a concedere l’amnistia a quanti sono stati arrestati e incarcerati a causa della crisi anglofona. Dichiarandosi infine apolitici, i leader religiosi precisano tuttavia che, nel loro ruolo, non possono tacere di fronte alle questioni nazionali riguardanti la vita dei cittadini ed esprimono la loro disponibilità nel contribuire alla risoluzione pacifica del conflitto armato, che sta devastando le regioni anglofone, e delle altre crisi nazionali. Per questo assicurano di impegnarsi nei loro ambiti, o, se necessario, di assumere ruoli di primo piano affinché si trovino soluzioni pacifiche ed esortano tutti i camerunensi a pregare Dio perché il Paese sia un’oasi di giustizia, pace e amore. (TC)

28 novembre - COSTA D’AVORIO Suore Paoline inaugurano “Anno Biblico”

Quarantanove anni fa, il 26 novembre 1971, moriva padre Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina. Per commemorare questa data, le Suore Paoline che operano in Costa d’Avorio hanno lanciato uno speciale “Anno Biblico”, sul tema “Affinché la Parola di Dio prosegua il suo cammino”. L’evento – riferisce “La Croix Afrique” – è stata segnato dalla cerimonia di intronizzazione di un grande evangelario, posto all’ingresso della libreria paolina di Yopougon. A presiedere il rito è stato Padre Mathieu Krou, segretario del vescovo locale, Monsignor Jean Salomon Lezoutié, che ha guidato anche una piccola processione, seguita dalla proclamazione del Vangelo e da una breve omelia. “Colui che ascolta la Parola di Dio e la serba nel suo cuore – ha detto il sacerdote – avrà la vita eterna. La Parola, infatti, è luce che guida i nostri passi, ci conduce lungo il nostro cammino e ci dona di comprendere chi è Dio”. “Ciascuno di noi – ha aggiunto – deve meditare la Parola di Dio, custodirla e metterla in pratica nella vita di ogni giorno”. “La Bibbia – ha spiegato Suor Gemma Galfre, responsabile della Congregazione in Costa d’Avorio – è il libro-base della nostra missione, nonché della nostra vista spirituale e della nostra vita cristiana”. Numerose, dunque, le iniziative in programma per lo speciale l’Anno, tra cui le “Settimane bibliche” diocesane che avranno l’obiettivo di sensibilizzare i fedeli sull’importanza del Verbo Divino. Uno spazio particolare verrà riservato anche alla Lectio Divina e alla distribuzione della Bibbia nelle carceri. Da ricordare che le Paoline sono giunte in Costa d’Avorio nel 1995, ma oggi sono presenti anche in altri Paesi africani, come la Repubblica democratica del Congo, il Sudafrica e il Kenya. (IP)

28 novembre - BRASILE Pastorale Familiare avvia un settore di “Servizio alla vita”

(VNS) – 28nov20 – Si chiama “Servizio alla vita” ed è la proposta della Pastorale Familiare della Conferenza episcopale del Brasile (Cnbb) che si pone l’obiettivo di promuovere “un’azione permanente per la tutela della vita”. Il Servizio – informa il sito web della Cnbb – è stato presentato dal presidente della Pastorale familiare, Monsignor Ricardo Hoepers, il 24 novembre, nel corso di un incontro virtuale con tutti i referenti delle regioni ecclesiastiche del Brasile. L’idea di un settore specifico per la cura della vita, ha spiegato il presule, è nata “dall’Esortazione apostolica ‘Familiaris Consortio’ di Giovanni Paolo II, nella quale vengono proposti quattro passi essenziali al rafforzamento del senso della famiglia nella vita cristiana: la formazione di una comunità di persone, il servizio alla vita, la partecipazione allo sviluppo della società, la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa”. Tra questi quattro compiti, dunque, la Cnbb ha scelto il servizio alla vita per organizzare, “a livello nazionale, azioni concrete di promozione, difesa e cura della vita all’interno dell’azione pastorale”, come ad esempio le Case di accoglienza pro-vita, gli Osservatori di bioetica, le Commissione diocesane per la tutela della vita e le relative Associazioni. L’Arcivescovo Hoepers ha sottolineato, tuttavia, che il Servizio alla vita non è “un nuovo settore della Pastorale Familiare, bensì l’espressione di una sua migliore organizzazione, in un’unica prospettiva unitaria”. A collaborare al servizio saranno anche alcune coppie di coniugi che avranno il compito di “motivare, organizzare e partecipare alle attività pastorali di promozione, difesa e cura della vita”. In sostanza, dopo un periodo di formazione, le coppie sposate faranno da “ponte” tra la Pastorale Familiare e altre Pastorali, come quella per l’Infanzia o per la Salute. (IP)

28 novembre - REGNO UNITO Cardinale Nichols: no a tagli agli aiuti ai Paesi poveri

 “La grandezza di una nazione si misura dal modo in cui risponde ai bisogni dei suoi poveri e lo stesso vale per la risposta alla povertà tra le nazioni”. Il cardinale Vincent Nichols, presidente della Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles (Cbcew), si unisce alle preoccupazioni espresse dalle organizzazioni umanitarie e dal primate anglicano Justin Welby sui tagli annunciati dal governo brinannico agli aiuti allo sviluppo. La misura è contenuta nella revisione di bilancio proposta questa settimana dal Ministro delle Finanze Rishi Sunak e prevede un taglio percentuale dello 0,2% (dallo 0,7% allo 0,5%), pari a circa 4 miliardi di sterline rispetto al 2019. Posizioni critiche sono state espresse anche da alcuni esponenti del Partito Conservatore. In una lettera a tutti i parlamentari, il cardinale Nichols parla di “un passo indietro” per il Regno Unito.  “Le grandi tragedie della migrazione forzata di massa e della tratta di esseri umani devono essere affrontate alla radice. Programmi di aiuto attentamente mirati e ben gestiti sono una parte essenziale di questo sforzo”, sottolinea l’arcivescovo di Westminster, citando il monito di Papa Francesco nella recente Enciclica “Fratelli tutti” per cui “o ci salviamo tutti o nessuno si salva” e la povertà di alcuni “finisce per impoverirci tutti” (FT §137). Il cardinale Nichols esorta quindi tutti i partiti a rispettare l’impegno da essi assunto durante l’ultima campagna elettorale a favore dei Paesi in via di sviluppo, soprattutto alla luce dell'attuale emergenza sanitaria: “In questi tempi straordinariamente difficili, non dovremmo ritirarci dalle nostre responsabilità nei confronti dei più vulnerabili del mondo, soprattutto perché combattere la diffusione del Covid-19 significherà necessariamente per i Paesi più ricchi sostenere quelli più poveri per l’acquisto dei vaccini per e contribuire a programmi di vaccinazione di massa”, sottolinea il primate cattolico inglese esprimendo, in conclusione, l’auspicio che questo invito alla saggezza e alla compassione prevalga sulle pur comprensibili esigenze di bilancio. (LZ)

28 novembre - AMERICA CENTRALE 12 dicembre, preghiera e solidarietà di Celam e Caritas per vittime pandemia e uragani

Una giornata di preghiera e di solidarietà nei confronti delle vittime della pandemia da Covid-19 e degli uragani che, recentemente, hanno colpito i Paesi dell’America Centrale: a promuoverla sono il Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) e la Caritas di America Latina e Caraibi. La data prescelta è quella del 12 dicembre, in coincidenza con la festa della Vergine di Guadalupe, Patrona del continente americano. “Ci sentiamo solidali e vicini – si legge in una lettera congiunta dei due organismi cattolici – a tutti i nostri fratelli e sorelle che hanno vissuto e continuano a vivere l’impatto doloroso della pandemia da Covid-19 ed in particolare alle popolazioni dell’America Centrale e dei Caraibi che sono state duramente colpite da due uragani, [Eta e Iota ndr], nel mese di novembre”. E i dati di quest’ultima calamità sono drammatici, prosegue la missiva: in Costa Rica, Guatemala, Honduras e Nicaragua "più di 5,3 milioni di persone sono state colpite, 330mila vivono in rifugi temporanei perché hanno perso la casa, 171 sono morte e i danni materiali ed economici sono considerevoli". Di qui, la richiesta ai fedeli affinché siano generosi nella preghiera e nell’aiuto ai bisognosi. "Lo scopo di questa campagna – ricordano il Celam e la Caritas - è quello di raccogliere il sostegno finanziario necessario ad approntare gli aiuti d'emergenza in modo che le reti caritative in questi quattro Paesi dell'America Centrale possano assistere i più vulnerabili e i più colpiti sia dalla crisi sanitaria che dagli uragani". In questo “tempo di Avvento” che inizia domani, 29 novembre, e che verrà vissuto “in mezzo alla sfida della pandemia”, i vescovi richiamano, dunque, l’importanza della “comunione della carità” come strumento primario di “una Chiesa in uscita”. Citando, infine, un passo dell’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco, la lettera conclude: “La carità, col suo dinamismo universale, può costruire un mondo nuovo, perché non è un sentimento sterile, bensì il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti”.  Da ricordare che lo stesso Pontefice, all’Angelus dell’8 novembre scorso, ha rivolto un pensiero “alle popolazioni dell’America Centrale, colpite nei giorni scorsi da un violento uragano, che ha causato molte vittime e ingenti danni, aggravati anche dalla situazione già difficile per la pandemia”. “Il Signore accolga i defunti – ha detto il Papa - conforti i loro familiari e sostenga quanti sono più provati, come pure tutti coloro che si stanno prodigando per aiutarli”. (IP)

28 novembre ARGENTINA Vescovi di Chubut: no a mega-progetto minerario

Un “NO” forte e chiaro, scritto in stampatello e ripetuto per quattro volte: così i vescovi della Provincia di Chubut, in Argentina, ribadiscono la loro opposizione al grande progetto minerario che il governatore locale, Mariano Arcioni, sta portando avanti da tempo. Si tratta del disegno di legge denominato “Estrazione industriale sostenibile e sviluppo metallurgico” che prevede lo sfruttamento del secondo giacimento di argento e piombo più grande pianeta da parte dell’impresa canadese Pan American Silver Corp. Oltre che da Arcioni, il progetto ha il sostegno del Capo dello Stato, Alberto Fernández, ed è stato presentato come una soluzione per la disoccupazione dilagante nella regione. Ma i presuli si oppongono fermamente alla proposta e chiedono al governatore di desistere dall’iniziativa. In particolare, in una nota ufficiale, i vescovi deplorano la mancanza di risposte, da parte delle istituzioni, alle numerose richieste di chiarimento avanzate dalla popolazione e ai diversi suggerimenti di soluzioni alternative. “Di fronte a questa situazione – scrivono – non abbiamo altra scelta se non quella di dire no a questo mega-progetto minerario”. Nello specifico, i vescovi dicono no alla proposta perché non ha ricevuto il consenso di tutte le parti interessate; è stata imposta alla popolazione locale; la relativa strategia di comunicazione che è stata usata ha denigrato gli oppositori, definendoli “una minoranza rumorosa” e, infine, essa presenta “un approccio unilaterale al problema minerario che è, invece, molto più complesso”. Di qui, l’appello ad Arcioni affinché faccia “seriamente” un passo indietro e cerchi altre soluzioni che includano “tempi adeguati di informazione e formazione imparziale, la consultazione della popolazione e la necessaria licenza sociale”, ovvero il sostegno della comunità locale alla miniera. “Diciamo no – ribadiscono i presuli – e il nostro no che accompagna migliaia di persone che si mobilitano lungo le strade, che studiano e lavorano, migliaia di persone specializzate che vogliono far sentire la loro voce”. In questo modo, conclude la nota, “la voce e il grido della Chiesa cattolica si uniscono a quelli di altre Chiese cristiane e di un numero infinito di associazioni, movimenti e gruppi ambientalisti” che si oppongono al progetto. A firmare la dichiarazione sono il prelato di Esquel, Monsignor José Slaby e il vescovo di Comodoro Rivadavia, Monsignor Joaquín Gimeno Lahoz, insieme agli ausiliari, i Monsignori Alejandro Benna e Roberto Álvarez. Da ricordare che l’attuale progetto minerario non è il primo che coinvolge la Provincia di Chibut: nel 2003, ad Esquel, con una consultazione popolare, l’80 per cento dei cittadini disse no allo sfruttamento di un giacimento aureo da parte dell’impresa canadese “Meridian Gold”. Due anni dopo, l’impresa Ima Explorations y Aquiline Resources si scontrò con gli abitanti locali per la rimozione di un antico cimitero mapuche-tehuelche, risalente a 400 anni prima, per avviare un progetto minerario. Più recentemente, nei primi mesi del 2020, diverse organizzazioni civiche e sociali si sono mobilitate per tutelare il fiume Chubut dall’inquinamento estrattivo. (IP)

28 novembre - POLONIA Avvento. Vescovi: pandemia cambia tutto, ma nascita del Salvatore porta speranza

Cambiamento e speranza: sono i due punti focali del messaggio della presidenza della Conferenza episcopale polacca (Kep) per il tempo d’Avvento, che inizia domani, 29 novembre. Un Avvento che “quest’anno sarà unico – si legge nel documento – perché la pandemia da Covid-19 ha cambiato la nostra quotidianità, anche nella sua dimensione pastorale e nella pratica religiosa”. In un contesto di “paura e insicurezza”, tra “le difficili esperienze della malattia e della morte”, tuttavia, “la nascita di Gesù cambia tutto”, come ha cambiato “il corso della storia”, “il mondo” e “l’uomo”. Per questo, i vescovi polacchi esortano i fedeli ad “aprire i cuori alla speranza portata da Cristo”, così da “rafforzare la fede di ciascuno”. In tal modo, spiegano i presuli, con “la pace del cuore”, si potrà contribuire alla trasformazione non solo degli individui, ma anche di intere comunità, delle famiglie e del Paese”. Dalla Kep arriva anche l’incoraggiamento ai fedeli a partecipare alla Santa Messa, ad accostarsi al sacramento della Riconciliazione e all’adorazione del Santissimo Sacramento, sempre rispettando “tutte le restrizioni sanitarie” previste per evitare i contagi da coronavirus. Ai sacerdoti, invece, la Chiesa cattolica polacca chiede “uno zelo pastorale ancora maggiore soprattutto per quanto riguarda la celebrazione dell'Eucaristia, l’amministrazione dei Sacramenti e l'accompagnamento pastorale dei fedeli nelle loro sfide quotidiane”. “Chiediamo a tutti i parroci – scrivono i vescovi - di offrire ai fedeli l'opportunità di partecipare al Ritiro d'Avvento, sia in chiesa che on line”. Esortando, infine, alla preghiera “per la Chiesa e per la pace e il rafforzamento dell’identità cristiana” della Polonia, la Kep conclude: “Possa il tempo di attesa dell’Avvento essere per noi un segno di speranza”. (IP)

27 novembre - ITALIA #coronavirus. Celebrazioni di Natale. CEI: monitoraggio costante e collaborazione con governo

Monitoraggio costante della situazione epidemiologica e collaborazione con il governo: queste le modalità con cui la Conferenza episcopale italiana (Cei) intende procedere riguardo alle prossime celebrazioni del Natale. Lo afferma, rispondendo alle richieste di chiarimento dello stampa, il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, Vincenzo Corrado. “La Conferenza Episcopale Italiana – spiega in una nota - avrà modo, nei suoi organismi istituzionali, di monitorare la situazione epidemiologica e confrontarsi sulle modalità di celebrare i riti natalizi in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto”. Si tratta, infatti, di “un segno prezioso di prossimità verso tutto il Popolo di Dio”. Al contempo, conclude Corrado, la Cei desidera “continuare la valida collaborazione, in ascolto reciproco, con la presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero degli Interni e il Comitato tecnico-scientifico”. (IP)

27 novembre - GHANA Società Missioni Africane avvia primo “Apostolato per non udenti” nel Paese

Vincere l’emarginazione e la discriminazione a cui sono costrette le persone sorde: con questo obiettivo, la Società delle Missioni Africane (Sma) in Ghana ha lanciato il primo “Apostolato per non udenti” nel Paese. “Le persone sorde sono state messe da parte per molto tempo – spiega il cappellano del nuovo Apostolato, padre René Dan Yao – Per questo, c’è bisogno che ricevano i sacramenti del Battesimo, che possano seguire una catechesi o essere seguiti nella preparazione alla cresima e al matrimonio”. L’iniziativa è stata lanciata il 22 novembre, in concomitanza delle celebrazioni per i 140 anni di presenza della Sma in Ghana: un modo, sottolinea padre Yao, “per continuare quell’opera di evangelizzazione avviata tanti anni fa e per dimostrare che essa è ancora in corso”, soprattutto nei confronti delle persone “più bisognose e vulnerabili”. Non a caso, come Patrono del nuovo Apostolato è stato scelto San Martino di Porres, colui che “sapeva andare incontro alle necessità dei più vulnerabili”. Al contempo, padre René sottolinea l’importanza di “creare una maggiore consapevolezza, all’interno della Chiesa del Ghana, sulla realtà dei fedeli che vivono la disabilità uditiva”. Il primo obiettivo del neo-apostolato, dunque, sarà proprio quello di “attirare l’attenzione” sulle persone sorde e sulla necessità di “porsi al loro servizio”. Il secondo passo, poi, sarà quello di aumentare il numero di persone in grado di usare la lingua dei segni, così da aiutare i fedeli non udenti durante le celebrazioni eucaristiche. Per fare questo, il cappellano esorta tutti i membri della comunità cattolica in Ghana ad “aprire i cuori, gli occhi, le mani” in favore dell’accoglienza e dell’inclusione delle persone sorde. (IP)

27 novembre - AFRICA “Dalla consapevolezza all’azione”, iniziativa del Consiglio delle Chiese contro violenze di genere

Sedici giorni per sensibilizzare il continente africano sul tema della violenza di genere e promuovere varie attività di tutela delle donne e dei bambini: è questa l’iniziativa, avviata oggi, 27 novembre, dal Consiglio delle Chiesa di tutta l’Africa (Aacc), insieme a diversi altri organismi religiosi. Il progetto – intitolato “Dalla consapevolezza all’azione” – è divenuto quanto mai urgente perché, spiegano i promotori, il lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 ha fatto aumentare vertiginosamente i casi di abuso su donne e minori, impossibilitati a sfuggire ai loro carnefici a causa delle misure restrittive anti-contagio. Presentato durante una videoconferenza svoltasi presso il Centro “Desmond Tutu” dell’Aacc, situato a Nairobi, in Kenya, il programma verrà ora articolato da ogni singola organizzazione religiosa aderente secondo linee-guida proprie e diversificate. Unico, però, è l’obiettivo, si legge in una nota dell’Aacc, ovvero “eliminare tutte le forme di violenza contro donne e bambini durante e dopo la pandemia da Covid-19”, perché esse sono “una violazione della dignità umana e dell’immagine di Dio che ogni persona racchiude in sé”. Non solo: le violenze di genere “sono una minaccia alle relazioni sociali e al loro ruolo fondamentale per la stabilità e la prosperità dell’intera umanità”. (IP)

27 novembre - LIBERIA Avvento. Vescovi invocano tutela della vita ed elezioni pacifiche

Tutela della vita umana ed elezioni pacifiche: sono questi gli auspici della Conferenza episcopale della Liberia (Cabicol), espressi nel messaggio di Avvento pubblicato su Facebook. Nel dettaglio, i presuli ribadiscono che la vita è “un dono di Dio che ha bisogno di essere accolto, apprezzato e nutrito”, mentre invece, nel Paese, si registra “un allarmante aumento di uccisioni rituali” che i presuli definiscono “inaccettabili”. Inoltre, alcuni gruppi civili chiedono la legalizzazione dell’aborto, una richiesta che la Cabicol bolla come “nefasta, contraria al progetto di Dio”, nonché pericolosa perché può portare ad una cultura dello “sterminio” che finirebbe per mettere a richio anche le persone più anziane, considerate “troppo vecchie e inutili per la società”. Di qui, l’appello “al popolo di Dio” affinché “eviti questi pericoli e tuteli la vita dal concepimento fino alla morte naturale”. “Invitiamo tutti voi, fratelli e sorelle – si legge nel messaggio episcopale – a lavorare per la protezione e la promozione della vita, partecipando alla missione di Gesù, affinché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Guardando, poi, alla pandemia da Covid-19, che in Liberia ha fatto registrare oltre 1.500 casi e più di 80 decessi, i vescovi esprimono la loro gratitudine a coloro che, nel pieno dell’emergenza sanitaria, “hanno promosso e difeso la cultura della vita”. L’auspicio della Chiesa cattolica è che “si possa continuare a fare lo stesso, in tutte le forme e i modi possibili”. Il pensiero dei presuli va, quindi, alle elezioni suppletive per il Senato, in programma per l’8 dicembre: “La nostra democrazia deve essere sostenuta e protetta”, si legge nel comunicato episcopale che invoca votazioni “non violente, trasparenti, libere ed eque”. Per questo, vescovi chiedono che “la scelta della maggioranza degli elettori sia rispettata perché, come dice il vecchio adagio, 'vox populi, vox Dei' (la voce del popolo è la voce di Dio)". (IP)

27 novembre - ITALIA I vescovi siciliani propongono per l’Avvento quattro tappe per prepararsi all’incontro con “Colui che illumina ogni prova di fede”

I vescovi della Sicilia hanno voluto inviare un messaggio ai fedeli per proporre, in cammino verso l’Avvento, un “calendario della speranza”. Nell’attuale contesto della pandemia, segnato da lutti, crolli economici e reazioni disperate, i presuli esprimono il desiderio di realizzare un percorso insieme alle famiglie, alle comunità parrocchiali e religiose, insieme alle “città provate da tante difficoltà e desiderose di autentica crescita e vero riscatto da ogni povertà e schiavitù”. E per questo suggeriscono “una corona di Avvento” con quattro tappe. Nella prima domenica di Avvento l’invito è “a vegliare sulla dignità di uomini e donne plasmati in Cristo a immagine e somiglianza di Dio”, nella seconda domenica è a riscoprire, nei sentieri inediti della vita, “i passi silenziosi e dolorosi di Giovanni Battista, il grido di profezia che cerca nuovi cieli e terra nuova”; nella terza domenica a lasciarsi “sorprendere dalla gioia del grembo di Maria e della Chiesa, delle famiglie e delle comunità” in cui arriverà Gesù; nella quarta domenica a inginocchiarsi “di fronte al mistero di Colui che rompe il silenzio nascosto per secoli”. “In Lui, vero protagonista del Natale, ritroviamo e cerchiamo i volti di fratelli e sorelle scartati da ogni disumana indifferenza e ingiustizia nel mondo - scrivono i vescovi siciliani - è Lui che illumina ogni prova della fede; ci rivela il volto del Padre, ci guida col suo Spirito”. Infine i presuli esortano i fedeli a seminare speranza, coraggio e fraternità. (TC)

27 novembre - STATI UNITI #coronavirus. A Brooklyn annullate restrizioni per luoghi di culto: soddisfazione del vescovo

“Sono orgoglioso di guidare la diocesi di Brooklyn e di lottare per il nostro sacro e costituzionale diritto al culto": con queste parole, Monsignor Nicholas DiMarzio, vescovo di Brooklyn, negli Stati Uniti, ha accolto la decisione della Corte Suprema del Paese che, il 25 novembre, ha revocato le restrizioni sui luoghi di culto. Le limitazioni erano state imposte dal governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, per contrastare la pandemia da coronavirus e riguardavano, in particolare, la dimensione delle assemblee nei luoghi di culto. La diocesi di Brooklyn, che si trova appunto nello Stato di New York, aveva presentato ricorso presso l’Alta Corte, affermando che l’ordine del governatore violava il libero esercizio della religione ed era ingiustificato, dal momento che le attività commerciali restavano aperte. In una dichiarazione diffusa ieri, 26 marzo, Monsignor DiMarzio accoglie, dunque, “con favore” la decisione della Corte Suprema che ha riconosciuto la chiara violazione del primo emendamento della Costituzione”, il quale sancisce il libero esercizio della religione. Inoltre, il presule fa notare che le restrizioni imposte erano “eccessive” in quanto “non tenevano conto delle dimensioni delle chiese e dei protocolli anti-Covid messi in atto per garantire la sicurezza dei fedeli”. “Le nostre chiese – ribadisce il presule – non sono state la causa di alcuna pandemia”. Sulla stessa linea si pone Monsignor Edward B. Scharfenberger, vescovo di Albany, capitale dello Stato di New York: “Accogliamo con favore la decisione della Corte Suprema che conferma la clausola di libero esercizio della religione sancito dal primo emendamento. Cibo e bevande per l'anima sono essenziali come cibo e bevande per lo stomaco". Allo stesso modo, con un tweet, il Cardinale Timothy Dolan, Arcivescovo di New York, si è congratulato con Monsignor DiMarzio e con tutta la diocesi di Brooklyn per “la vittoria in favore della libertà religiosa ottenuta davanti alla Corte Suprema”.” Le nostre chiese sono essenziali”, ha concluso il porporato. La vicenda è iniziata il 12 novembre, quando la diocesi di Brooklyn ha presentato una richiesta urgente alla Corte Suprema degli Stati Uniti per un’ingiunzione contro l’ordine del governatore Cuomo che limitava, rispettivamente, a 10 e a 25 il numero di partecipanti alle assemblee nei luoghi di culto delle “zone rosse”, ovvero ad alto rischio di contagio, e delle “zone arancioni”, ritenute meno pericolose. Nello specifico, la chiesa di Brooklyn denunciava il fatto che, invece, a molte strutture laiche fosse “permesso di operare senza alcuna restrizione”. Successivamente, il 16 novembre, anche le sinagoghe ebraiche ortodosse di New York si erano appellate all’Alta Corte, sostenendo che i limiti imposti non avrebbero permesso di tenere servizi sufficienti per tutti i loro membri. (IP)

27 novembre - ITALIA Caritas Italiana e Legambiente presentano un rapporto che promuove l’ecologia integrale

L’ecologia integrale la risposta più adeguata per un futuro in armonizzare dimensione ambientale, economica e sociale. Lo suggerisce il rapporto “Territori Civili” presentato oggi da Caritas Italiana e Legambiente che racconta l’Italia attraverso le connessioni tra fragilità e risorse sociali e ambientali e illustra esperienze innovative che coniugano i due ambiti. Dallo studio emerge che le regioni con le maggiori fragilità sociali sono anche quelle con le più significative criticità ambientali, a cominciare dai fenomeni d’illegalità, come la Campania, mentre economia circolare, energie rinnovabili, agricoltura biologica e aree protette sono le principali risorse sulle quali, invece, investire, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. Il volume Territori Civili si divide in due parti: la prima approfondisce connessioni e sovrapposizioni tra la dimensione sociale e quella ambientale, analizzando fragilità e risorse presenti in ogni regione, grazie a 40 indicatori sociali e 30 parametri ambientali; la seconda presenta un’indagine qualitativa realizzata su 12 comuni d’Italia e racconta 36 esperienze, che combinano l’ambito ambientale e quello sociale, valutate in base a 22 parametri. (TC)

27 novembre - SVIZZERA Ginevra: cattolici, protestanti ed ebrei chiedono riapertura luoghi di culto

Un comunicato congiunto per chiedere la riapertura dei luoghi di culto, chiusi dal primo novembre per prevenire i contagi da Covid-19: a firmarlo, la Chiesa cattolica, quella protestante e quella cristiana di Ginevra, in Svizzera, insieme alla Comunità ebraica locale. In particolare, i firmatari della nota – riportata dall’agenzia Cath – esprimono il loro “profondo rammarico” per il fatto che, nelle nuove disposizioni emanate dal Consiglio di Stato il 25 novembre, non si tenga conto “dell’importanza delle comunità religiose e delle pratiche spirituali”. L’allentamento delle misure restrittive annunciato due giorni fa, infatti, non include i luoghi di culto che, nonostante siano  “abbastanza spaziosi” e “seguano piani di protezione rigorosi”, sono stati “incomprensibilmente trascurati” dal nuovo decreto. “Deploriamo profondamente – si legge nel comunicato congiunto - che non sia stata fatta menzione delle comunità religiose, soprattutto in questo periodo di Avvento e in vista di Hanukkah”. In tal modo, affermano cristiani ed ebrei, “il Natale viene ridotto allo shopping, ai pasti in famiglia e alle vacanze Dai firmatari anche la sottolineatura del fatto che, sin dalla primavera, nella fase più acuta della pandemia, “le comunità religiose sono state molto accorte e responsabili, rimanendo in contatto regolare e costruttivo con il Dipartimento per la sicurezza e la salute, così da valutare l’evoluzione della situazione”. Non solo: cristiani ed ebrei ribadiscono il loro impegno in favore della “salute spirituale della popolazione ginevrina”, un aspetto che “rientra nella salute mentale, messa a dura prova dal contesto attuale” e che necessita di un ritorno alla “vita comunitaria”. Pertanto, i firmatari chiedono “la revoca del divieto mirato di funzioni religiose, Messe e cerimonie, a seconda delle dimensioni del luogo di culto, con la garanzia del mantenimento della distanza tra ogni persona e del rispetto di tutti i protocolli necessari”. Infine, il comunicato congiunto fa riferimento alla libertà di credo, garantita dalla Costituzione di Ginevra e che la situazione attuale rischia di “vanificare”: per molti credenti ginevrini, infatti, “è doloroso non poter più praticare e celebrare la propria fede partecipando di persona alla vita religiosa, con tutte le precauzioni attualmente necessarie”. (IP)

27 novembre - IRLANDA Avvento. Monsignor Martin: è promessa di condivisione della speranza

Condividere la speranza: è questo l’incoraggiamento che il Primate d’Irlanda, monsignor Eamon Martin, ha affidato alle pagine del sito della Conferenza episcopale irlandese in vista dell’inizio del periodo d’Avvento, la prossima domenica 29 novembre. L’arcivescovo ha rinnovato il suo appello a tutti coloro che attraversano l'isola a volgersi verso la speranza, e allontanarsi dalla disperazione: "La stagione dell'Avvento ci offre un nuovo inizio e una promessa di speranza per tempi migliori – ha detto - nel 2020,  forse quest'anno più che mai, abbiamo bisogno di idee e di ispirazioni che ci aiutino, durante le nostre ore di isolamento e di restrizione, a trovare quel barlume di luce, quella nota di gioia, quella promessa di consolazione. Il nostro calendario digitale del 2020 ci fornisce risorse utili durante il nostro viaggio d'Avvento”. "Dopo lo scoppio della pandemia, il popolo irlandese ha sopportato i tempi di prova con coraggio, resistenza e compassione.  Individui e comunità hanno fatto grandi sacrifici per la protezione della vita, della salute e del bene comune. Molti cristiani si sono prodigati in un generoso servizio e sostegno per i loro vicini, i solitari, gli isolati, i malati e le persone in lutto.  Fede, amore e speranza sono stati un grande sostegno in questi tempi difficili.  Mentre continuiamo, in solidarietà, a progredire insieme, invito tutti a far parte di #SharingHope in questo periodo di Avvento, utilizzando le risorse utili del nostro calendario e condividendole sui social media”, ha proseguito l’arcivescovo. "Le stagioni dell'Avvento e del Natale avvengono nel profondo dell'inverno, ricordandoci che Cristo è nato per portare la speranza in un mondo oscuro. Come diceva il profeta Isaia, ‘le persone che aspettano nelle tenebre vedono una grande luce’; durante l'Avvento, riflettiamo sull'eterno messaggio del Natale, cioè che Cristo è vivo e che Egli è la nostra speranza". "Mentre è stato un anno molto difficile per tutti noi a causa della pandemia di Covid, la stagione dell'Avvento offre un nuovo inizio e una promessa di speranza per tempi migliori – ha continuato il presule - ogni giorno d'Avvento, dietro una porta virtuale del nostro calendario, offriremo idee per aiutare a preparare spiritualmente la venuta di nostro Signore a Natale, come riflessioni ponderate e sfide per il cambiamento e la conversione. Nella nostra preparazione alla Sua venuta, stiamo attenti al momento inaspettato in cui il Signore viene a noi in altre persone, nelle nostre esperienze quotidiane, inclusa la sua presenza nei malati, nei poveri e negli estranei".   "Da domenica, fino a Natale, prendiamoci cinque minuti al giorno per riflettere, per trovare momenti di pace, per riscoprire il vero significato dell'Avvento e crescere spiritualmente in questa stagione", ha concluso monsignor Eamon. (RB)

27 novembre - GERMANIA #coronavirus Le celebrazioni dell’Avvento e del Natale anche on line sulla tv pubblica

A causa della pandemia da Coronavirus, il programma della televisione pubblica sarà ampiamente ampliato, quest'anno, durante il periodo dell'Avvento e del Natale, soprattutto la vigilia del 24 dicembre, sia per quanto riguarda le celebrazioni della Chiesa cattolica, sia per la Chiesa protestante. Ogni domenica d'Avvento, dunque le funzioni saranno trasmesse da Ard e Zdf. A riportarlo è il sito della Conferenza episcopale tedesca. "Sono molto grato alle emittenti per il loro grande impegno nonostante le difficili condizioni. In questo modo, milioni di persone possono godersi l'atmosfera dell'Avvento e del Natale nei loro salotti. Nonostante la pandemia, i servizi possono essere celebrati insieme, la comunità e la coesione possono essere vissute", è il commento di monsignor Gebhard Fürst, vescovo di Rottenburg-Stoccarda e presidente della commissione Giornalistica della Conferenza episcopale tedesca. "I servizi di culto televisivi e radiofonici hanno avuto finora un ruolo molto importante nel periodo del Coronavirus: questo è dimostrato da molte risposte positive. In questo momento molto difficile, ci danno forza e ci aiutano a sopportare le tensioni con pazienza. Soprattutto nel periodo dell'Avvento e del Natale molte persone li cercheranno. Pertanto, molti saranno molto grati per l'estensione dell’offerta", gli ha fatto eco il vescovo responsabile dei Media della Chiesa evangelica in Germania, Volker Jung. L'intera offerta nel periodo dell'Avvento e del Natale dedicato alla Chiesa cattolica è disponibile all’indirizzo: https://fernsehen.katholisch.de/fernsehgottesdienste/advents-und-weihnachtszeit2020 (RB)

27 novembre - ITALIA #coronavirus. Monsignor Boccardo negativo al tampone, oggi rientra nella diocesi di Spoleto

Tampone negativo e polmonite bilaterale interstiziale superata: buone notizie per Monsignor Renato Boccaro, Arcivescovo di Spoleto-Norcia. Ricoverato il 14 novembre presso il Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma perché positivo al Covid-19 e affetto da polmonite bilaterale, il presule viene dimesso oggi e potrà fare ritorno nella residenza episcopale di Spoleto. “Le sue condizioni di salute sono buone”, informa l’Ufficio stampa diocesano. Il presule “dovrà naturalmente osservare un congruo periodo di convalescenza”. Da Monsignor Boccardo anche il ringraziamento per “i medici e il personale sanitario che lo hanno assistito e per tutti coloro, innumerevoli, che gli hanno assicurato in queste settimane vicinanza, amicizia e preghiera, facendogli esperimentare l’unità e l’affetto della famiglia diocesana di Spoleto-Norcia”. Infine, l’Arcivescovo “accompagna con il pensiero e l’intercessione quanti - malati, famigliari ed operatori sanitari - stanno affrontando quotidianamente la lotta contro il virus”. (IP)

27 novembre - ITALIA Grazie alla collaborazione di Caritas Ambrosiana, detenuti accolti in appartamenti per alleggerire il sovraffollamento nelle carceri

A Milano, da marzo 30 detenuti stanno scontando gli ultimi mesi di pena negli appartamenti e nelle strutture messi a disposizione dalla Caritas Ambrosiana. Si tratta di soluzioni volte ad alleggerire gli istituti penitenziari, il cui sovraffollamento, già questa primavera, era risultato incompatibile con la gestione della pandemia. I detenuti, provenienti dalle carceri di San Vittore, Opera, Bollate, Lecco, Varese, Busto Arsizio, sono stati indicati dal magistrato di sorveglianza tra coloro che sarebbero stati esclusi perché sprovvisti di una propria abitazione. Negli alloggi individuati dalla Caritas, tre appartamenti a Milano, uno a Varese e l’ex casa del clero Villa Aldé a Lecco, grazie alla collaborazione dell’arcidiocesi di Milano, gli ospiti sono sottoposti alle misure di tutela previste dall’Ufficio per l’esecuzione penale esterna, e quindi, riferisce un comunicato, continuano a essere soggetti a restrizioni della loro libertà personale e ai controlli di polizia. “Le persone che abbiamo accolto sono molto grate dell’opportunità che hanno avuto e stanno vivendo questo periodo difficile con una maggiore serenità di quella che avrebbero avuto stando in cella, pur rimanendo a tutti gli effetti dei detenuti - spiega il direttore della Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti -. Ci dicono che proprio in questi mesi hanno avuto occasione di riflettere su quello che hanno fatto, segno evidente che questa è la strada che le istituzioni devono intraprendere se vogliono riabilitare le persone e non solo affrontare la cronica debolezza del nostro sistema penitenziario che la crisi sanitaria ha solo acuito”. Per il direttore di Caritas Ambrosiana le istituzioni devono moltiplicare gli sforzi per assicurare che quelle misure, in parte già previste, possano essere applicate effettivamente anche a chi si trova in maggiore difficoltà. “Noi siamo pronti a fare la nostra parte” sottolinea Gualzetti. Il direttore di Caritas Ambrosiana aggiunge che “oggi per ragioni di tutela della salute, in Lombardia i volontari non possono più entrare nei penitenziari, con rarissime eccezioni” e che è necessario trovare nuove modalità che consentano, anche in questo difficile momento, attività di risocializzazione come la scuola, valutando la passibilità di offrire ai detenuti la didattica a distanza”. (TC)

27 novembre - MONDO Grazia, umanità e tenerezza. Le Madonne di Raffaello: per alzare lo sguardo in tempi difficili. Nuovo libro libro pubblicato dalle Edizioni Terra Santa 

Uno stimolo ad alzare lo sguardo, a non fermarsi alla fatica oggettiva che stiamo vivendo. Suggeriscono questo “Le Madonne di Raffaello” secondo Rosa Giorgi, direttrice del Museo dei Cappuccini di Milano, che alle sublimi figure della Vergine dipinte dal maestro rinascimentale ha dedicato uno studio pubblicato dalle Edizioni Terra Santa e una serie di lezioni online riservate ai lettori del libro. Tenerezza, armonia, serenità si irradiano dallo sguardo della Madonna d’Alba della National Gallery of Art di Washington: un olio su tavola emblematico in cui Maria, inserita in un paesaggio meraviglioso, sorregge il bambino Gesù ed è protesa ad accogliere san Giovannino. In una mano tiene la Sacra Scrittura, certezza che non fa vacillare. Il momento storico rappresentato è il rientro dalla fuga in Egitto, ma la drammaticità è sublimata dalla fiducia scritta negli occhi della Vergine. L’attimo eternato dal pennello di Raffaello la ritrae in una posizione non comoda, quasi instabile, ma la scena comunica un profondo equilibrio. “È questa la sprezzatura, –spiega Rosa Giorgi a Vatican News –la capacità di Raffaello di rendere all’occhio, semplice, naturale, immediato, ciò che invece è frutto di lungo lavoro, fatica e applicazione”.  Dietro la naturalezza di alcune posture, la rappresentazione di vari soggetti ed elementi simbolici cari alla tradizione popolare come il garofano, il manto o il velo, si nasconde uno studio attento e sapiente condotto dall’urbinate. Nello Sposalizio della Vergine della Pinacoteca di Brera, ad esempio, il tempio sullo sfondo è frutto di uno straordinario esercizio di architettura. Se ne accorse anche Vasari secondo il quale in questo dipinto Raffaello superò il maestro Perugino”. Dagli occhi gonfi di lacrime della Pala Baglioni, all’intimità familiare della Sacra Famiglia di Monaco, dalla regalità della Vergine del Prato alla dolcezza della Madonna della Seggiola. Eleganza formale, equilibrio, grazia e perfezione: le Madonne di Raffaello sono tutto questo.  Profondamente umane, ma abitate dal divino. Sorridenti, pacate, mai turbate. “Molti sentimenti attraversano il loro volto: impensierite, protettive, in atteggiamento di sequela, mai spaventate”. Anche quando il volto della Vergine tradisce preoccupazione per il futuro del bambino, è sempre la speranza ad avere l’ultima parola.  Durante i 37 anni della sua breve esistenza Raffaello ha dipinto almeno 50 Madonne. Avvolta nel mistero è quella rappresentata nell’affresco sulle pareti della casa paterna: ancora controversa l'attribuzione, si ipotizza sia stato eseguito all’età di appena 14 anni. Il fascino del mondo classico, la formazione peruginesca, l’influenza di Leonardo emergono nelle varie opere di Raffaello che si avvicendano lungo le pagine del libro, attraverso dettagliate riproduzioni a colori. “Il tema della Madonna con Bambino – continua Rosa Giorgi - era molto richiesto dalla committenza. Raffaello esegue diverse tavole di piccola o media dimensione: si esercita su questo tema, giungendo alla definizione di un suo prototipo che poi ripeterà anche nelle grandi pale di altare come L’Incoronazione della Vergine dei Musei Vaticani”. Una donna dalla carnagione chiara e dai lineamenti sottili; dai capelli rigorosamente biondi, come l’oro che sin “dall’epoca medievale evoca regalità e divinità”: Maria, così come ce la consegna il pennello di Raffaello, è regina, corredentrice e, nella familiarità e quotidianità dei gesti, teneramente mamma.  (PO)

27 novembre - GERMANIA #coronavirus Monsignor Overbeck: pandemia mette in evidenza la fragilità umana  

Fragilità e speranza: queste le parole chiave della pandemia, secondo monsignor Franz-Josef Overbeck, vescovo di Essen e presidente della Commissione per le Questioni sociali della Conferenza episcopale tedesca, che attraverso il sito dell’Episcopato lancia un appello alla società, alla politica e alla Chiesa. Il presule ricorda che la pandemia di Coronavirus mette in evidenza la fragilità e la vulnerabilità dell'esistenza umana e pone domande fondamentali sulla nostra convivenza sociale. Tra le osservazioni centrali sull'attuale crisi, ci sono l'evidente necessità del benessere sociale e dello Stato sociale; il rafforzamento della consulenza politico-scientifica e una valutazione dei processi basata sui fatti, oltre al rinnovato, grande interesse per le questioni etiche. Monsignor Overbeck, nella sua riflessione, riprende il tema della fraternità, che Papa Francesco sostiene nella sua recente enciclica sociale ‘Fratelli tutti’, e che va inteso in particolare come espressione del principio etico-sociale fondamentale della solidarietà. Inoltre, la famiglia ha bisogno di essere rafforzata e, in vista della giustizia intergenerazionale, è necessaria un'attenzione particolare per i bambini e i giovani. Le misure di politica sociale dovrebbero, quindi, secondo il presule, fornire un sostegno mirato alle persone e ai settori, ma non dovrebbero spostare indebitamente gli oneri verso il futuro. Inoltre, si sottolinea il valore dei processi di negoziazione democratica e si chiede la solidarietà su scala europea e globale. Il testo sostiene la necessità di porre al centro l'essere umano come "portatore, creatore e fine di tutte le istituzioni sociali", riconoscendolo "nella sua dignità donatagli da Dio, dalla quale ha diritto alla libertà e alla responsabilità per lo sviluppo delle sue risorse". La Chiesa stessa sente "il cambiamento e la vulnerabilità delle strutture cresciute" e deve essere, secondo il vescovo Overbeck, in questo tempo "una Chiesa che apprende e ascolta e che accompagna la ricerca delle tracce di Dio in questo tempo e nella realtà in modo nuovo". (RB)

27 novembre - TERRA SANTA Nuovi restauri nella Tomba di Lazzaro a Betania

VNS – 27nov20 – A Betania, in Terra Santa, la tomba di Lazzaro è stata resa più accessibile grazie ad una serie di interventi, durati cinque mesi, realizzati nell’ambito del progetto “Betania Ospitabile”. Ne dà notizia la Custodia di Terra Santa. Nel corso dei lavori sono stati scoperti due ossari contenenti alcune ossa, ancora da studiare e da datare. Osama Hamdan, coordinatore del progetto spiega che “la cosa più preziosa rimangono i rilievi e gli studi effettuati per approfondire la conoscenza di un sito archeologico davvero complesso”. Nel corso dei secoli, infatti, sono state edificate quattro chiese nei pressi della tomba di Lazzaro, che dal XIV secolo confina con la Moschea Al-Uzeir. Due secoli dopo i frati francescani hanno scavato il nuovo accesso, quello appunto appena restaurato. Gli interventi realizzati rappresentano un nuovo passo in avanti nella riscoperta e nel rilancio di Betania, l’araba Al-Azariya, il villaggio di Marta, Maria e Lazzaro, dove da oltre tre anni sono impegnati il Mosaic Centre di Gerico e l’Associazione “Pro Terra Sancta” con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo. Visitando l’area, nei giorni scorsi, il console generale d’Italia a Gerusalemme Giuseppe Fedele, ha precisato che “il sito ha un enorme interesse storico, archeologico e monumentale, e rappresenta anche oggi una bella testimonianza di convivenza, coesistenza e dialogo tra le religioni visto che ospita un sito religioso musulmano e una serie di siti cristiani”. La pensa allo stesso modo il sindaco di Betania, Issam Faroun, che sottolinea quanto importante sia sviluppare l’unità tra musulmani e cristiani. “Vogliamo salvare questo patrimonio, di cui siamo molto orgogliosi - ha aggiunto - per questo siamo molto riconoscenti al governo e alla Cooperazione Italiana, a “Pro Terra Sancta” e a tutto il team di persone che hanno svolto questi importanti lavori, e intendiamo continuare a costruire nel futuro l’unità nell’antica città di Al-Azariya”. (TC)

26 novembre -  FRANCIA - Confermato il limite di 30 persone alle Messe. Il rammarico dei vescovi che chiedono una vera consultazione

 Resta in vigore per il momento il limite delle trenta persone alle celebrazioni religiose in Francia. Nonostante le proteste dei vescovi e degli altri rappresentanti dei culti e l’impegno dell’Esecutivo a correggere il provvedimento, il Presidente Emmanuel Macron ha confermato stamani la sua decisione, alla luce - ha spiegato - dell’attuale “situazione epidemiologica”. I vescovi hanno preso atto con rammarico della situazione, ma in un nuovo comunicato, ribadiscono che “i protocolli presentati dalle varie religioni avrebbero potuto rendere le decisioni più facilmente applicabili ed eque” e si interrogano sui “reali criteri utilizzati dal governo per fissare le condizioni di questo confinamento”. “I culti – affermano - non possono certamente essere paragonati alle attività commerciali,  ma trattare le religioni in questo modo significa considerare la fede di milioni di credenti come accessoria. Questo è un grave errore per tutta la nostra società”. "Il Primo ministro – prosegue la nota della Conferenza episcopale –  si è impegnato ad aprire subito la discussione per consentire quanto prima una soglia proporzionale alle dimensioni degli edifici”. La Cef chiede però “una vera ed efficace consultazione per raggiungere un accordo” e si riserva “il diritto di utilizzare i mezzi legali appropriati”. I vescovi ribadiscono, infine, “il pieno e totale impegno dei cattolici nella lotta contro questa epidemia e il loro desiderio di servire il bene maggiore della nostra società”. (LZ)

26 novembre ECUADOR Verso le presidenziali. Giustizia e pace: politica sia onesta e responsabile del bene comune

Si avvicinano, in Ecuador, le elezioni presidenziali: il 7 febbraio 2021, infatti, gli aventi diritto dovranno scegliere il successore dell’attuale Capo dello Stato, Lenín Moreno, in un clima che si preannuncia piuttosto teso. Diverse, infatti, le denunce e i reclami già presentati nei mesi scorsi per ritardi nell’organizzazione delle votazioni. Di fronte a tale scenario, la Commissione episcopale Giustizia e pace ha diffuso una nota in cui si insiste sul principio di una democrazia intesa come “un processo permanente che ha il sostegno dei partiti politici, delle organizzazioni della società civile e dei cittadini e che mira a cercare lo sviluppo e la soluzione dei problemi della nazione”, in un’ottica di “responsabilità”. Purtroppo, deplorano i vescovi, “in Ecuador la maggior parte degli schieramenti politici ha abbandonato i suoi principî costitutivi, divenendo una sorta di ‘negozio elettorale’ in cui le decisioni vengono prese senza alcuna consultazione o partecipazione effettiva degli aderenti”. Non solo: Giustizia e pace mette in luce l’attuale processo degenerativo che sta eliminando “virtualmente la differenza tra partiti e movimenti” politici, con il risultato di avere come candidati alla poltrona di Capo dello Stato delle persone “impreparate, ma che portano voti solo per la loro fama”.  Una simile designazione dei candidati è “illegale e antidemocratica”, si legge ancora nella nota, e serve solo a “vincere le elezioni”. Ma in conseguenza di ciò, è l’amara considerazione di Giustizia e pace, c’è chi pensa che “la politica sia solo per i delinquenti ed i corrotti” e che quindi le persone oneste non debbano impegnarvisi. Tuttavia, pensarla in questo modo “è irresponsabile – ammoniscono i vescovi – perché così si lascia il campo libero alla corruzione, si diventa complici di omissione, in quanto non si interviene pur conoscendo la realtà” e, soprattutto, “si mette a rischio l’intero Paese e il suo futuro”. Al contrario, “se è consapevole, responsabile, dignitosa e onesta”, conclude la Commissione episcopale, “la partecipazione politica ha una dimensione etica superiore e ineccepibile, perché cerca lo sviluppo, la pace e la soddisfazione dei bisogni di tutti, in particolare dei più deboli e poveri”. (IP)

26 novembre -  ITALIA “Sguardi d’Avvento verso il Natale”: sussidio cinematografico della CEI per vivere la nascita del Signore

Un percorso cinematografico per aiutare operatori pastorali e della comunicazione, educatori, catechisti, famiglie a vivere il tempo di Avvento “con uno spirito di resilienza e fiducia”: vuole essere questo “Sguardi d’Avvento verso il Natale”, il sussidio realizzato dalla Commissione nazionale valutazione film (Cnvf) della Conferenza episcopale italiana (Cei), in preparazione alla nascita del Signore. Il documento è a cura di don Andrea Verdecchia, membro della Cnvf nonché direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi di Fermo, e presenta quattro temi chiave, ovvero nostalgia, memoria, ricerca e incontro, legati ad altrettanti titoli: “Tutto il mondo fuori”, “La vita davanti a sé”, “L’altro volto della speranza” e “Bar Giuseppe”. Ad ogni tema è abbinato un approfondimento, scelto tra le opere della storia del cinema o tra i titoli di maggior richiamo degli ultimi decenni. Il testo “indica un tracciato”, spiega Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali, così da “recuperare uno sguardo che sappia andare oltre l’emozione del momento”, superando “l’emergenza del tempo presente” per andare al cuore del messaggio natalizio. “Si tratta – aggiunge – di una spinta verso la ricerca di un Dio che cerca gli uomini e le donne nelle loro fragilità e di un bisogno di salvezza che fa parte della natura umana”. Il Sussidio è anche “un modo per essere più vicini alla realtà e, allo stesso tempo, al Vangelo”, spiegano nell’introduzione Massimo Giraldi e Sergio Perugini, rispettivamente presidente e segretario della Cnvf. E ciò è tanto più vero in questo anno, “segnato dall’emergenza sanitaria” provocata dal coronavirus. Per questo, la Commissione Cei vuole accompagnare le comunità ecclesiali con una serie di consigli cinematografici “in chiave pastorale, andando a scandagliare la realtà odierna di un’umanità in affanno, ma desiderosa di riscatto”. (IP)

26 novembre - MESSICO Chiesa e Caritas in appoggio alla raccolta di medicinali intrapresa dal governo

Un appello accorato e commosso finalizzato alla donazione di medicinali per le persone in difficoltà è stato firmato a sei mani da monsignor Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, segretario generale della Conferenza episcopale messicana; da monsignor Gustavo Rodríguez Vega, presidente nazionale di Caritas Messico; e da monsignor Domingo Díaz Martínez, presidente della Commissione episcopale per il Ministero della Salute e pubblicato sul sito dei vescovi del Messico. “A seguito della contingenza generata dal Covid-19 abbiamo vissuto momenti difficili sotto tutti gli aspetti e tutti abbiamo sofferto in un modo o nell'altro, tuttavia, c'è chi ha sofferto più degli altri, oggi ci riferiamo soprattutto ai malati – scrivono i presuli - la dimensione della pandemia e i suoi effetti anche di tipo socio-economico, vanno al di là delle previsioni di ogni governo, sia nel nostro Paese che in qualsiasi altro, per cui tutti noi che costituiamo la nostra nazione dobbiamo unirci per collaborare e contribuire a superare gli effetti negativi che subiamo”. “A causa della pandemia, diversi ospedali sono stati costretti a dedicare uno spazio delle loro strutture alla zona Covid, altri sono stati trasformati – ricordano ancora -  molti non hanno le forniture necessarie per assistere i pazienti, infatti, a fronte della domanda, il budget a loro destinato non è mai sufficiente. Inoltre, i farmaci devono essere ordinati con largo anticipo”. “Inoltre, i parenti dei malati che si trovano negli ospedali non hanno i kit di protezione individuale necessari per entrare in ospedale, cosicché quando entrano, sono notevolmente esposti – incalzano i presuli – oppure, se li hanno, sono di bassa qualità, il che li espone ugualmente al virus e infatti è successo che diversi si sono infettati. Questa stessa realtà è sofferta da molti volontari della nostra Caritas”. “Di fronte a questa situazione, chiediamo a tutto il popolo messicano di unirsi a questo aiuto inclusivo per tutti coloro che soffrono per le cause sopra descritte, ma che ne hanno urgente bisogno. Il granello di sabbia di ognuno di noi fa la differenza, e con esso salviamo delle vite. Non smettere di aiutare, perché tutti abbiamo bisogno di tutti. È possibile donare medicine in qualsiasi centro Caritas vicino a voi oppure fare una donazione in denaro che verrà utilizzato per l’acquisto di farmaci mancanti per chi ne ha bisogno. Grazie”, concludono. (RB)

26 novembre - ITALIA La Commissione diocesana per lo “Spirito di Assisi” invita religiosi e laici a pregare per l’Etiopia il 27 novembre

La Commissione diocesana per lo “Spirito di Assisi”, in occasione del suo appuntamento di preghiera mensile per la pace, in ricordo dello storico incontro interreligioso voluto da San Giovanni Paolo II, il 27 ottobre 1986, ha invitato religiosi e laici, in un comunicato stampa diffuso oggi, a pregare, nell’arco della giornata del 27 novembre, per l’Etiopia, dove la popolazione della regione del Tigrai “vive una situazione di grande instabilità tra rappresaglie di gruppi armati e intervento dell’esercito nazionale”, e dove – spiega monsignor Domenico Sorrentino, vescovo della diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino - il conflitto rischia di allargarsi all’intera regione del Corno d’Africa e ad altre nazioni che paiono approfittare della confusione per soffiare sul fuoco del conflitto e renderlo ancora più distruttivo”. “Non dimentichiamo – ha osservato il presule - che si tratta di popolazioni già provate dalla miseria e da un sistema economico che produce anch’esso distruzione e morte” e “non dimentichiamo che anche in quella regione, come ormai in tutto il mondo, la diffusione del contagio pandemico – ha continuato - produce vittime e sofferenze. Se la pace non è solo assenza di guerra, pregheremo anche perché termini quanto prima la diffusione pandemica”. Nel comunicato, inoltre, monsignor Sorrentino ha ribadito la sua vicinanza alle popolazioni sofferenti del Nagorno Karabak. “Gioiamo - ha affermato - per l’accordo che è stato siglato e che auspichiamo possa garantire il tacere delle armi e della violenza e contribuire a salvaguardare l’incolumità di tutti". “Sappiamo bene – ha spiegato - che già in altre occasioni gli accordi non si sono mostrati affidabili nel tempo e che anche l’attuale patto non ha trovato il pieno consenso delle popolazioni dei due Stati belligeranti. Ciononostante siamo consapevoli che quantomeno la sospensione del conflitto risparmia vite umane, distruzioni e sofferenze” ha concluso. (AP)

26 novembre - COLOMBIA Sabato 28 novembre inaugurazione dell'Istituto Teologico di Vita Consacrata d'America (ITVCA)

Sabato 28 novembre, tra le 10.00 e le 11.00 (ora colombiana), i Missionari Clarettiani d’America (MICLA) inaugureranno, attraverso la piattaforma Zoom, l'Istituto Teologico di Vita Consacrata d'America (ITVCA), con l’obiettivo principale di fornire una formazione teologica, pastorale, integrale e accademica alle persone consacrate e agli altri discepoli missionari della Chiesa in America Latina. Nel corso dell’evento, il cui motto è "Camminare insieme nel continente della speranza", è prevista una Lectio Inaguralis di suor Liliana Franco, ODN (Presidente CLAR - Confederazione latinoamericana dei religiosi e delle religiose) e suor Teresa Maya, CCVI (ex Presidente LCWR - Leadership Conference of Women Religious) dal titolo: "’Davanti alle ombre e alle speranze dell'America’: Cosa possiamo aspettarci dall'ITVCA. Collegamento virtuale:https://us02web.zoom.us/j/84857687148 (AP)

26 novembre - VATICANO Munizioni a grappolo. Jurkovič: serve sforzo globale per un mondo più sicuro

“Prevenire le devastanti conseguenze delle munizioni a grappolo”: questo l’appello lanciato ieri da Monsignor Ivan Jurkovič, Osservatore Permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite a Ginevra, intervenuto alla seconda Conferenza di revisione della Convenzione sulle munizioni a grappolo, svoltasi in modalità virtuale. “Come uno dei primi Stati a ratificare tale Convensione – ha detto il presule - la Santa Sede rimane pienamente impegnata nella sua attuazione e ha continuato ad incoraggiare altri Stati a riaffermare il valore preminente e intrinseco della dignità umana e la centralità della persona umana”. Esprimendo, poi, il suo rammarico per il fatto che l’obiettivo di 130 Stati firmatari, stabilito cinque anni fa, non sia stato ancora raggiunto, l’Osservatore ha sottolineato che “è ancora più deplorevole e preoccupante il fatto che le munizioni a grappolo continuino ad essere utilizzate in alcuni conflitti, provocando nuove vittime”. Centrale, quindi, il richiamo dell’Osservatore affinché la comunità internazionale agisca con urgenza per attuare universalmente la Convenzione, perché “quanto più investiamo nel disarmo, tanto meno avremo bisogno di spendere per l'assistenza umanitaria” delle vittime. “La Santa Sede – ha concluso Monsignor Jurkovič – rinnova il suo appello a tutti gli Stati che sono al di fuori della Convenzione” affinché “partecipino agli sforzi globali per costruire insieme un mondo più sicuro”, perché “lo dobbiamo alle troppe vittime del passato e alle potenziali vittime” del futuro, “le cui vite possiamo proteggere attuando pienamente la Convenzione”. Oggi, invece, l’Arcivescovo Jurkovič è intervenuto alla 111° sessione del Consiglio dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni: ribadendo, in primo luogo, che “la migrazione è un fenomeno naturale e una realtà umana da tempo immemorabile”, il presule ha evidenziato tuttavia come la sua espansione necessiti “un approccio più determinato per migliorarne la gestione”. “È deplorevole infatti – ha detto - che, mentre la manodopera dei migranti è molto richiesta, essi sono poi spesso respinti e sottoposti ad atteggiamenti utilitaristici da parte di molte persone, all’interno delle società che li ricevono”. E questa “triste realtà” è “una contraddizione evidente – ha affermato Monsignor Jurkovič - che nasce dal porre gli interessi economici al di sopra degli interessi della persona umana” e che, in tempo di pandemia da Covid-19, è tanto più evidente, perché “molti dei lavoratori essenziali più colpiti sono stati i migranti”. (IP)

26 novembre - MONDO Giovani cristiani del mondo uniti per chiedere ai leader politici e religiosi mondiali un’azione immediata per la giustizia climatica

Giovani cristiani del mondo uniti per chiedere ai leader politici e religiosi mondiali un’azione immediata per la giustizia climatica. All’appello lanciato on line nei giorni scorsi da diverse sigle ecumeniche europee,  insieme alla Junge Buddhisthe Union, stanno unendosi vari movimenti e organizzazioni cristiane alle quali si è aggiunto anche il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc).   "La distruzione prolungata e continua della Terra, la nostra casa comune, va direttamente contro i valori e gli insegnamenti che noi, giovani credenti, abbracciamo e sosteniamo", esordisce il testo pubblicato sul sito del Wcc. “Sentiamo la responsabilità di rimettere in discussione il nostro attuale stile di vita che sta causando danni e distruzione su vasta scala agli abitanti della Terra, umani e animali, e sconvolgimenti negli ecosistemi e riconosciamo che dobbiamo rivedere la nostra idea di ‘progresso’ per realizzare un mondo più giusto ed equo per tutti”. Di qui l’impegno dei giovani cristiani “a lavorare alla ricerca di soluzioni e strategie per ridurre l’impronta di carbonio e ad implementarle nella vita quotidiana , ma anche per un mondo “verde e più giusto”. “È fondamentale non solo agire come individui, ma anche ritenere chi ha il potere decisionale responsabile delle proprie azioni”, sottolineano le organizzazioni giovanili che esortano i leader politici europei alla solidarietà con chi già soffre per le conseguenze del cambiamento climatico: “Li esortiamo a trovare soluzioni che non siano solo motivate dal profitto, ma anche eco-sostenibili”. I giovani si rivolgono anche ai leader religiosi perché mostrino “la leadership necessaria e guidare le nostre comunità verso un mondo più prospero ed ecologico”, basandosi sui principi della loro fede.   Infine, l’invito a guardare alle generazioni future: “Riconosciamo che il nostro pianeta non appartiene solo a noi, ma a coloro che devono ancora venire e dobbiamo prendere in considerazione il futuro. Ce lo chiede il nostro credo religioso e morale”, conclude l’appello. (LZ)

26 novembre - POLONIA Nuova eparchia di Olsztyn-Gdańsk. Il presidente dei vescovi: anche in pandemia aperti all’azione dello Spirito Santo

Arrivano per iscritto le congratulazioni del presidente della Conferenza episcopale polacca, monsignor Stanisław Gądecki, al prossimo vescovo, padre Arkadiusz Trochanowski, che reggerà la nuova eparchia Olsztyn-Gdańsk della Chiesa greco-cattolica in Polonia la cui creazione è stata annunciata ieri dalla Santa Sede. La lettera è stata pubblicata sul sito dell’Episcopato polacco: “Confido che le decisioni prese contribuiranno al rafforzamento e allo sviluppo della Chiesa greco-cattolica in Polonia”, si legge. La creazione della nuova diocesi è legata alla riorganizzazione strutturale di due diocesi, cioè l'Arcidiocesi di Myslišsko-Varsovia e l'Arcidiocesi di Breslavia-Kosalinska. “La decisione del Santo Padre ha un carattere storico e rivoluzionario per tutta la Chiesa cattolica in Polonia, in particolare per i fedeli della Chiesa greco-cattolica – continua il presule - in questa occasione vorrei fare i migliori auguri ai vescovi, ai sacerdoti e a tutti i fedeli, soprattutto ai diocesani della nuova parrocchia. In un momento difficile di pandemie e di disordini sociali per tutti noi, vi auguro di continuare ad essere aperti all'azione dello Spirito Santo, allo sviluppo delle comunità parrocchiali e alla cura pastorale dei fedeli greco-cattolici in Polonia”. Come detto, a guidare la nuova eparchia, sarà padre Arkadiusz Trochanowski, ex parroco di Wałcz. Formatosi in filosofia e teologia presso il Seminario di Lublino, è stato incardinato nell'eparchia della Chiesa greco-cattolica di Breslavia e Danzica; È stato ordinato sacerdote il 29 luglio 2000 a Breslavia dalle mani del vescovo Włodzimierz R. Juszczak, vescovo dell'eparchia di Breslavia-Danzica. I confini della nuova eparchia coincidono con i confini delle seguenti metropoli della Chiesa latina: Warmia, Danzica, Białystok e la diocesi di Płock della metropoli di Varsavia. La sua sede sarà Olsztyn, e la chiesa cattedrale della Chiesa ortodossa di Pokrow della Madonna. La nuova eparchia sarà incorporata nella metropoli di Przemysl e Varsavia della Chiesa greco-cattolica in Polonia. (RB)

26 novembre - COLOMBIA Arcidiocesi di Bogotà: sabato 28 novembre “Preghiera del mattino” per l’umanità in difficoltà

L’arcidiocesi di Bogotà ha invitato i cattolici, sabato 28 novembre, dalle 5 alle 8, ad un ritiro spirituale, dal titolo la “Preghiera del mattino”, per pregare per questo momento difficile che sta attraversando l’umanità, illuminati dal Salmo "O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco". Monsignor Pedro Manuel Salamanca Mantilla, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi, in un videomessaggio diffuso sulla pagina web dell’Episcopato, ha parlato di un'alba spirituale in cui i fedeli incontreranno Dio, incentrata sul testo delle Beatitudini (Mt 5,1-12). "Come Chiesa di Bogotá – ha affermato il presule - vogliamo essere sale della terra e luce del mondo, sappiamo che se non vivremo nello spirito delle Beatitudini, non potremo essere quella luce”. Questo momento di fede, speranza e carità, al quale sono invitati tutti i fedeli, sarà trasmesso dal canale cattolico Cristovisión e dal canale YouTube dell'arcidiocesi di Bogotá. (AP)

26 novembre - BELGIO Da oggi la tradizionale mostra dei presepi delle comunità straniere nella cattedrale di Bruxelles

Viene inaugurata oggi nella cattedrale di Saints-Michel-et-Gudule a Bruxelles affinché tutto sia pronto per questa prima domenica di Avvento, la consueta mostra di presepi fatti dalle comunità straniere presenti nel Paese. Lo si legge sul sito della Conferenza episcopale del Belgio. “L'universalità della nostra fede in questo mistero dell'Incarnazione sarà sottolineata da presepi che riflettono culture e sensibilità molto diverse”, scrivono i vescovi, così, secondo una tradizione ormai consolidata, la Cattedrale ospiterà, da domenica 29 novembre a domenica 3 gennaio 2021, una ventina di presepi portati da diverse comunità cattoliche di origine straniera presenti a Bruxelles, senza dimenticare il grande presepe della Cattedrale con figure a grandezza naturale, realizzato in carta su rete metallica da Annette Van Ingelgem. Canon Raymond Van Schoubroeck, decano emerito del Centro di Bruxelles, è stato l'iniziatore di questa bella iniziativa all'inizio degli anni Novanta. In precedenza aveva avviato la cura pastorale delle Comunità cattoliche di origine straniera di cui l'abate Eric Vancraeynest è attualmente responsabile. Questa iniziativa ha un duplice scopo: prima di tutto, offrire uno spazio di meditazione e di meraviglia, aperto a tutti, e un'alternativa non commerciale delle feste natalizie. Il secondo obiettivo è quello di aprire la cattedrale a queste comunità che hanno, così, l'opportunità di farsi conoscere e riconoscere non solo dalle altre componenti della Chiesa di Bruxelles, ma da tante persone di passaggio. Quest'anno saranno in esposizione presepi realizzati da comunità albanesi, brasiliane, caldee, cinesi, coreane, coreane, spagnole (comunità di lingua spagnola di St Gilles, Riches Claires, Schaerbeek), giapponesi, maronite, filippine, polacche, portoghesi, rumene, slovacche, ucraine. L’orario di apertura è dalle 9 alle 18. (RB)

26 novembre - MONDO “Libera i tuoi prigionieri”: il rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre su cristiani detenuti a causa della fede

Ogni mese, più di 300 cristiani in 50 Paesi del mondo vengono imprigionati ingiustamente a causa della loro fede: è il drammatico dato che emerge dal Rapporto “Libera i tuoi prigionieri. Un rapporto sui cristiani ingiustamente detenuti per la loro fede”, redatto dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs). Lo studio riporta casi specifici di cristiani detenuti soprattutto in quattro Paesi (Nigeria, Eritrea, Pakistan e Cina), analizzando la prigionia per motivi di coscienza, la detenzione arbitraria, i processi ingiusti, le condizioni carcerarie inadeguate, i casi di tortura e di pressione per indurre le persone ad abbandonare la fede. In Nigeria, ad esempio, “il sequestro di cristiani rappresenta il fenomeno più grave. Ogni anno più di 220 fedeli vengono rapiti e imprigionati ingiustamente da gruppi di miliziani jihadisti. I sequestri di persona a scopo di riscatto sfociano spesso in uccisioni di sacerdoti protestanti e cattolici”. Lo stesso dicasi per l’Egitto, dove “giovani donne cristiane copte vengono rapite e costrette a sposare i loro rapitori non cristiani”, mentre “in Eritrea si stimano più di mille fedeli cristiani ingiustamente detenuti”. Guardando all’Asia, lo scenario è altrettanto grave: in Pakistan, “annualmente si verificano circa mille casi di conversioni forzate di ragazze e giovani donne cristiane e indù”, mentre in Corea del Nord si contano “circa 50mila cristiani nei campi di lavoro, cioè quasi il 50 per cento del totale dei detenuti”. In Myamar, inoltre, si calcola che, a partire dal 2018, l’esercito abbia interrogato e arrestato 100 pastori e reclutato con la forza studenti cristiani. Il Rapporto sottolinea anche “l’impatto devastante e senza precedenti” che il Covid-19 ha avuto sulla ingiusta detenzione. In particolare, spiega Acs, “tre fattori-chiave hanno causato un peggioramento della situazione: in primo luogo, la chiusura parziale o totale dei Tribunali e di altre attività legali ha causato ulteriori ritardi per i cristiani reclusi in attesa di appello”; in secondo luogo, “dal momento che le funzioni religiose si sono spostate online in risposta al virus e in linea con il lockdown e le altre misure di sicurezza, i governi autoritari hanno potuto aumentare la sorveglianza e la repressione di coloro che sono stati trovati a partecipare a presunte attività illegali”; infine, la pandemia “ha fornito ai persecutori l’opportunità di colpire mentre tutte le attenzioni erano rivolte a fronteggiare l’emergenza del coronavirus”. Aiuto alla Chiesa che soffre ricorda, poi, che “come è stato dimostrato in numerosi Rapporti specializzati, i cristiani costituiscono la comunità religiosa più presa di mira”. Secondo il Pew Research Center, infatti, “l’ingiusta detenzione di cristiani, sia da parte degli Stati che di soggetti non governativi, emerge come una violazione dei diritti umani in 143 Paesi in cui vi sono gravi vessazioni”. Ma il Rapporto evidenzia anche un alto numero di “gruppi religiosi minoritari colpiti da ingiusta detenzione” e ribadisce quindi la necessità di “agire tempestivamente” perché “per troppo tempo l’odio religioso è stato sottovalutato nella spiegazione del fenomeno della ingiusta detenzione”, mettendo sempre più a rischio le minoranze religiose. Da sottolineare che lo studio di Acs si apre con due figure-simbolo della persecuzione a causa della fede: la prima è Asia Bibi, la donna cristiana pakistana falsamente accusata di blasfemia e imprigionata per nove anni. È lei a firmare la prefazione del Rapporto e a ricordare che “è tempo di dire la verità a coloro che hanno il potere perché chi, sfidando la legge, detiene persone innocenti finalmente venga assicurato alla giustizia. È tempo che i governi agiscano. È tempo di manifestare in difesa delle nostre comunità di fedeli, vulnerabili, povere e perseguitate. Non dobbiamo fermarci finché l’oppressore non senta finalmente il nostro grido: “Libera i tuoi prigionieri”. La seconda figura ricordata è invece quella di Padre Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria il 29 luglio 2013: “Poche persone si sono occupate di libertà religiosa quanto lui, pochi hanno sofferto più di lui per le proprie convinzioni”, sottolinea Acs, che conclude: “Padre Paolo è uno dei cinque sacerdoti,  tra cui due vescovi, rapiti da Daesh (Isisi) in Siria nel 2013: uomini di fede di cui non si conosce il luogo di detenzione né è dato sapere se siano morti o ancora vivi”. (IP)

26 novembre - STATI UNITI Nota di chiarimento dei vescovi sui due nuovi vaccini anti-Covid: il loro uso “non è immorale”

 Essere vaccinati con i nuovi vaccini anti-Covid-19 della Pfizer Inc. e di Moderna “non è immorale”. È quanto chiariscono in una nota i presidenti dei dipartimenti per la Dottrina e  per le Attività pro-vita della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) che rispondono così alle riserve espresse da alcuni sui due vaccini in quanto in quanto derivanti da cellule prelevate da feti abortiti. In realtà, affermano monsignor Joseph F. Naumann e monsignor Kevin C. Rhoades, “né il vaccino della la Pfizer, né quello di Moderna derivano da tessuto fetale di bambini abortiti, sia nella fase di progettazione e sviluppo sia in quella di produzione”, pur riconoscendo che: “Qualche collegamento con l’aborto c’è, dal momento che sia Pfizer sia Moderna hanno fatto uso di cellule contaminate per uno dei test sui loro prodotti”.  Si tratta comunque di un collegamento “relativamente remoto”, precisano.  L’affermazione per cui, secondo la dottrina cattolica, essere vaccinati con un vaccino “in qualche modo collegato con l’uso di linee cellulari contaminate è immorale” è dunque “imprecisa”, afferma la nota pervenuta all’agenzia Cns. I due vescovi citano in particolare tre documenti vaticani sulla questione: uno studio del 2005 della Pontificia Accademia per la Vita (Pav) "Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti" , l’Istruzione "Dignitas personae  su alcune questioni di bioetica" pubblicata nel 2008 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, in particolare i paragrafi n. 34-35; e la Nota pubblicata nel 2017 dalla stessa Pav circa l’uso dei vaccini che chiarisce ulteriormente la questione in riferimento alle vaccinazioni infantili. Quest’ultimo documento precisa che “le linee cellulari attualmente utilizzate sono molto distanti dagli aborti originali e non implicano più quel legame di cooperazione morale indispensabile per una valutazione eticamente negativa del loro utilizzo” e che quindi “le caratteristiche tecniche di produzione dei vaccini più comunemente utilizzati in età infantile” portano “ad escludere che vi sia una cooperazione moralmente rilevante tra coloro che oggi utilizzano questi vaccini e la pratica dell’aborto volontario”. “Tutti questi documenti – evidenziano monsignor Naumann e monsignor Rhoades - affermano l'immoralità dell'utilizzo di tessuti prelevati da un bambino abortito per la creazione di linee cellulari, ma fanno anche una distinzione tra la diversa responsabilità morale dei vari attori interessati, segnatamente tra quelli coinvolti nella progettazione e produzione di un vaccino a quelli a cui viene somministrato. Soprattutto –puntualizza ancora la nota - chiariscono che è moralmente lecito accettare la vaccinazione per chi usufruisce del vaccino quando non ci sono alternative e c'è un serio rischio per la salute". (LZ)

26 novembre - REGNO UNITO Il 2 dicembre riprendono le Messe, monsignor Thomas: riconoscimento collaborazione attiva della Chiesa

Il governo britannico ha confermato che il culto collettivo può riprendere nelle chiese e negli altri luoghi di culto quando il lockdown nazionale scadrà il 2 dicembre prossimo. A nome dei vescovi, il segretario generale della Conferenza episcopale d'Inghilterra e del Galles, il Canonico Christopher Thomas, affida alle pagine del sito dell’Episcopato la sua dichiarazione in merito: "La comunità cattolica in Inghilterra è lieta della decisione del Governo di permettere la ripresa del culto collettivo dopo l'isolamento nazionale”. “Questa decisione riflette l'importanza del diritto di tutte le persone di esprimere la propria fede nel culto, ma, cosa ancora più importante, è un riconoscimento della collaborazione attiva che la Chiesa ha avuto con i funzionari pubblici nello sviluppo di protocolli anti Covid nelle nostre chiese”, ha detto. “Mentre andiamo avanti, spetta a tutti coloro che vengono ad adorare Dio nelle nostre chiese fare la loro parte per mantenere se stessi e gli altri al sicuro seguendo tutte le indicazioni che sono state preparate – ha concluso - attraverso il nostro incontro con Cristo nell'Eucaristia e gli altri Sacramenti celebrati nella Chiesa, le opere di carità che sono state espresse attraverso gli enti di beneficenza e le comunità cattoliche negli ultimi nove mesi trovano la loro fonte e il loro scopo". (RB)

26 novembre - CILE Conferre, messaggio Assemblea Generale dei Superiori Maggiori: “La vita rinasce, quando tutto sembra perduto”

La Conferenza dei Religiosi e delle Religiose del Cile (Conferre) ha reso noto ieri il Messaggio dell'Assemblea Generale dei Superiori Maggiori, tenutasi a distanza dal 16 al 18 novembre 2020. Assemblea che ha dato l’opportunità di guardare alla realtà del Paese e di affrontare la crisi sanitaria causata dal Covid-19, oltre ai casi di abusi sessuali. Sono state esposte realtà dolorose legate alla povertà, alle ingiustizie e ai divari sociali,"che hanno portato alla luce un insieme di fragilità, tensioni, conflitti e disuguaglianze”, dinanzi alle quali la Conferre si è chiesta: “quale dovrebbe essere la nostra missione oggi”, per accompagnare un popolo che rivendica una nuova forma di società, di Paese?In questa società in transizione, con in seno nuove opportunità, nuovi orizzonti, nuova vita, - perché la vita rinasce, proprio quando tutto sembra perduto - la Vita Religiosa è stata presente, in modo silenzioso ma attivo, accompagnando i diseredati e i sofferenti, consolando tante persone che hanno vissuto la perdita dei propri cari e, in comunione fraterna con tutti, partecipando attivamente ai nuovi processi di trasformazione. Riferendosi al nuovo processo costituente, la Conferre ha precisato che “è, da un lato, simbolo di una nuova tappa della storia del nostro Paese e, dall'altro, la possibilità della nascita di un nuovo patto sociale che generi, a medio e lungo termine, le trasformazioni di cui il Paese ha bisogno”.L’Assemblea, in questo difficile contesto, ha poi espresso il suo sogno: "Sogniamo di nuovo di essere una Vita Religiosa impegnata nella costruzione di un nuovo Cile, dove ci riconosciamo come fratelli e sorelle. Siamo chiamati ad essere oggi, una vita consacrata che è nel cuore della storia, come portatori della forza e della novità del Vangelo. Vogliamo, insieme a tutta la Chiesa - pastori e comunità cristiane - essere ‘una casa con le porte aperte perché è una madre’. E come Maria, la Madre di Gesù, vogliamo essere una Chiesa che serve, che esce dalla sua casa, che esce dai suoi templi, che esce dalle sue sacrestie, che accompagna la vita, che sostiene la speranza; che è segno di unità, (...) che costruisce ponti, che abbatte muri, che semina riconciliazione (FT, 276)". In quest'ora speciale della nostra patria – conclude il messaggio -, siamo invitati come Vita Consacrata a scoprire in Gesù, il Buon Samaritano, “un’icona che illumina e incoraggia il nostro cammino nei contesti complessi in cui siamo inseriti” e a sentirci chiamati a partecipare attivamente al processo costituente; a creare ponti, che generino legami, rendano possibile una nuova cultura dell'amore e del dialogo; a promuovere la partecipazione attiva dei laici, accompagnando le persone, le comunità cristiane e le organizzazioni sociali; a collaborare il più possibile in questo processo di trasformazione sociale, rendendo possibile il lavoro in rete e offrendo i nostri spazi e le nostre piattaforme per favorire la partecipazione, la formazione e il dialogo; e a continuare ad impegnarsi per creare ambienti che tutelino e rispettino la dignità di tutte le persone. (AP)

26 novembre - FILIPPINE Anno pastorale 2021 dedicato a “Missio ad gentes”. Vescovi: non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario

È la “missio ad gentes” il tema dell’Anno pastorale 2021 della Chiesa cattolica delle Filippine. A spiegarlo, in una missiva ai fedeli, Monsignor Romulo Valles, Arcivescovo di Davao e presidente della Conferenza episcopale nazionale (Cbcp). La lettera ricorda, in primo luogo, che il tema prescelto si intreccia con un importante anniversario: i 500 anni dell’evangelizzazione del Paese che ricorreranno l’anno prossimo. Era, infatti, il 31 marzo 1521 quando, sull’isola di Limasawa, a sud di Leyte, veniva celebrata la prima Eucaristia su suolo filippino. “La fede cristiana è arrivata e ha prosperato nella nostra terra – scrive il presule - attraverso la dedizione e gli eroici sacrifici di migliaia di uomini e donne missionari provenienti da varie parti del mondo. Essi hanno fatto tesoro del dono della fede che avevano ricevuto e hanno voluto condividere questo dono con gli altri”. Di qui, il richiamo di Monsignor Valles alla necessità che ogni fedele attui una “trasformazione missionaria”, per una Chiesa veramente “in uscita” e “non autoreferenziale” perché, come ribadito più volte da Papa Francesco, bisogna passare "da una pastorale di mera conservazione a una pastorale decisamente missionaria”. E questo, sottolinea il presidente dei vescovi filippini, “è una chiaro invito ad impegnarsi nella missio ad gentes”. L’Arcivescovo di Davao si sofferma, quindi, su due concetti cristiani: gioia e misericordia. Riguardo al primo, egli sottolinea come “la storia della salvezza sia una un fiume di gioia nel quale tutti dobbiamo entrare”. “Facciamo rivivere la gioia della fede”, esorta il presule, perché i cristiani “non devono mai diventare pessimisti o disillusi, abbattuti o scoraggiati, impazienti o ansiosi”. Piuttosto, coloro che “hanno ricevuto la gioia di Cristo”, facciano “risplendere di fervore” le loro vite. Quanto alla misericordia, Monsignor Valles ricorda come essa sia “il cammino di ogni missione”, nonché “l’essenza stessa di Dio”, la sua “carta di identità”. “La credibilità stessa della Chiesa si vede nel modo in cui essa mostra amore misericordioso e compassionevole", ribadisce il presule, richiamando le parole di Papa Francesco. E “il tema della misericordia deve essere proposto sempre più spesso con nuovo entusiasmo e rinnovata azione pastorale”, affinché “nelle nostre parrocchie, comunità, associazioni, movimenti e ovunque ci siano cristiani, tutti possano trovare un'oasi di misericordia". “Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario” conclude dunque il presidente della Cbcp.   Da ricordare che il motto delle celebrazioni per i 500 anni di evangelizzazione delle Filippine è “Donati per donare”, ispirato ad un versetto del Vangelo di Matteo “Ciò che avete ricevuto in dono, datelo in dono” (10, 8). Lo speciale Anno giubilare cadrà nel 2021, ma il culmine delle celebrazioni commemorative è stato posticipato al 2022, a causa della pandemia da Covid-19. Nel frattempo, la Chiesa filippina si è preparata e si sta preparando all’evento con un lungo cammino di riflessione pastorale, della durata di nove anni, ognuno dedicato ad un tema specifico: la formazione integrale della fede (2013), i laici (2014), i poveri (2015), l’Eucaristia e la famiglia (2016), la parrocchia come comunione di comunità (2017), il clero e le persone consacrate (2018), i giovai (2019), il dialogo interreligioso (2020) e, appunto, la Missio ad gentes (2021). (IP)

26 novembre - BRASILE Il messaggio dei vescovi in tempo di pandemia: perseverare nella carità

In un periodo in cui s’innalza nuovamente il numero di contagi e di morti per Coronavirus in Brasile che si conferma uno dei Paesi più colpiti del mondo dalla pandemia, i vescovi tornano a scrivere sull’argomento con una lettera indirizzata a tutto il popolo di Dio, firmata dal presidente della Conferenza episcopale brasiliana, monsignor Walmor Oliveira de Azevedo e pubblicata sul sito dell’Episcopato. Il messaggio, approvato da oltre 200 vescovi, per un totale di 297 persone, tra cui consiglieri delle commissioni episcopali e rappresentanti di pastori e organismi legati alla Conferenza episcopale che hanno partecipato a un incontro appositamente convocato nella giornata di ieri, cerca di riflettere sulla presenza e sulla missione della Chiesa nella realtà brasiliana e di esprimere speranza e di vicinanza nel contesto della pandemia. Il documento sottolinea anche che la Chiesa in Brasile è spinta a perseverare nella carità, dando continuità, nelle parrocchie, nelle comunità ecclesiali missionarie e nelle istituzioni religiose di tutto il Paese, alle reti di solidarietà in difesa della vita che si sono moltiplicate quest'anno proprio a causa dell’emergenza sanitaria. "Come discepoli missionari, vogliamo crescere in questo momento difficile, impegnati a rimuovere le disuguaglianze e a sanare l'ingiustizia. L'umanità è in attesa di un vaccino che, distribuito in modo equo, possa contribuire a garantire la vita e la salute di tutti", si legge in un estratto del documento. “Quest'anno la pandemia di Covid è scoppiata inaspettatamente, cambiando la nostra routine, rivelando altre malattie del nostro tempo e causando un grande impatto su un sistema sanitario già fragile, sulla sicurezza sociale, sui sistemi produttivi, sull'istruzione, sulla vita familiare, sociale e religiosa in generale”, scrivono i presuli, precisando che quello che stiamo vivendo è un periodo di molte domande più che di risposte e lodando “l'impegno di tante comunità cristiane che sono state creative nel mantenere l'azione evangelizzatrice, soprattutto attraverso i social media, promuovendo la trasmissione delle celebrazioni liturgiche, la catechesi e il consiglio ai fedeli. La Chiesa domestica è stata rafforzata”. “Anche noi siamo spinti dal Vangelo a perseverare nella carità. Nelle parrocchie, nelle comunità ecclesiali missionarie e nelle istituzioni religiose di tutto il Paese si sono moltiplicate le reti di solidarietà in difesa della vita – proseguono i vescovi - per questo motivo, è stata messa in pratica l'azione solidale É Tempo de Cuidar, volta a soddisfare i bisogni fondamentali delle persone in situazioni di vulnerabilità sociale nel contesto della pandemia”. “Come discepoli missionari, vogliamo crescere in questo momento difficile, impegnati a rimuovere le disuguaglianze e a sanare l'ingiustizia – si legge poi – l’umanità è in attesa di un vaccino che, distribuito in modo equo, possa contribuire a garantire la vita e la salute di tutti. Chiediamo a Dio di accogliere a Sé coloro che sono morti in questo tempo e di dare consolazione e pace alle famiglie in lutto. Benediciamo in particolare gli instancabili operatori sanitari, gli insegnanti, gli assistenti e tutti coloro che lavorano nei servizi essenziali. La nostra preghiera va anche a sacerdoti, diaconi permanenti, consacrati e consacrate, laici e laici nelle nostre chiese, affinché si sentano incoraggiati”. “L'Avvento è il momento di rinnovare la nostra speranza. Fiduciosi, affermiamo che la fede in Cristo non si è mai limitata a guardare solo all'indietro o solo verso l'alto, ma ha sempre guardato avanti. Non scoraggiamoci, non siamo soli: il Signore è con noi!”, concludono i vescovi. (RB)

26 novembre - FRANCIA Notre-Dame. Rimossi impalcatura e ponteggi. La Diocesi di Parigi: “la Cattedrale è salva”

 I restauratori della cattedrale di Notre-Dame di Parigi, danneggiata dal rogo del 2019, hanno completato in questi giorni i lavori preliminari e rimosso le oltre 200 tonnellate di ponteggi e impalcature. L’operazione era guardata con preoccupazione da alcuni esperti, ma si è conclusa con successo. “La minaccia rappresentata dall'impalcatura per la cattedrale è ora elimitata – fa sapere ,attraverso un video diffuso sui suoi canali social, Rebâtir Notre-Dame de Paris, l’ente pubblico incaricato della conservazione e del restauro del monumento- tutti gli operai addetti ai ponteggi, alle gru, alle “corde” hanno lavorato instancabilmente per portare a termine questa operazione”. “L 'impalcatura è finalmente smontata! Notre-Dame è salva”, commenta su Facebook la diocesi di Parigi che solo pochi giorni fa ha diffuso un comunicato sul progetto di sviluppo liturgico e culturale della Cattedrale. "Al di là del tesoro del patrimonio che rappresenta”, scrive l’arcivescovi Michel Aupetit, essa “è la manifestazione di ciò che gli uomini possono realizzare quando, spinti dal desiderio di raggiungere ciò che li trascende, uniscono le loro forze e la loro intelligenza per lavorare insieme. Il progetto che stiamo costruendo per Notre-Dame deve continuare questa storia e rendere comprensibile, per il nostro secolo, la fede che ha portato alla costruzione di questo capolavoro. Aperta a tutti, secondo la corretta comprensione della parola cattolica, la Cattedrale”, conclude, “è, e resterà, costante nella sua ragion d'essere per otto secoli: la celebrazione del mistero cristiano". Capolavoro dell’architettura gotica,  simbolo di Parigi e della Francia,  Notre Dame è stata devastata il 15 aprile 2019 da un violento incendio a seguito del quale, grazie alla solidarietà internazionale, è stato avviato un progetto di ricostruzione che secondo la presidenza della Repubblica francese dovrebbe realizzarsi in cinque anni. (PO)

26 novembre - AMERICA CENTRALE Uragani Eta e Iota. Caritas Internationalis in aiuto delle vittime

Honduras, Guatemala e Nicaragua sono i tre Paesi dell’America Centrale più colpiti dai devastanti uragani Eta e Iota che, nelle ultime due settimane, hanno lasciato una scia di morte e distruzione, provocando centinaia di migliaia di sfollati e decine di vittime. La Caritas Internationalis è subito scesa in campo per portare aiuti di prima necessità alle popolazioni locali, soprattutto alle persone più vulnerabili. “Come sempre, sono i più poveri a soffrire di più – spiega padre Francisco Hernández, coordinatore regionale di Caritas Internationalis per l'America Latina - Le persone che già prima degli uragani erano in grave difficoltà, ora hanno disperatamente bisogno di un rifugio, di cibo e di aiuto per proteggersi dal Covid-19”. Gli fa eco il direttore di Caritas Honduras, Wilfredo Cervantes: “L'Honduras è uno dei Paesi più poveri dell'America Latina. Non abbiamo i mezzi per rispondere alle emergenze dei due uragani e agli effetti della pandemia Covid-19”. Per questo, la Caritas locale si sta dedicando a trovare risposte immediate per la popolazione, così da “ricostruire le case e le vite nel lungo periodo”. Ma “c’è bisogno della solidarietà internazionale”, conclude Cervantes. Tre, dunque, i progetti di aiuto avviati in Honduras, Guatemala e Nicaragua, ciascuno del valore di 250mila euro, così da supportare la popolazione per i prossimi due mesi. Nel dettaglio, Caritas Honduras si sta dedicando alla fornitura di cibo a 2.500 famiglie per un totale di 12.500 persone, incrementando le misure di sicurezza anti-Covid e contribuendo alla ricostruzione delle abitazioni. Caritas Guatemala, invece, aiuterà 1.600 famiglie, ovvero 8mila persone, guardando anche ai gravi danni provocati dalle inondazioni che hanno distrutto fino al 75 per cento dei raccolti. In Nicaragua, infine, la Caritas locale sosterrà mille nuclei familiari, ossia circa 5600 persone, concentrandosi sulla distribuzione di aiuti alimentari e kit igienici, l'accesso all'acqua potabile e la sensibilizzazione sulla prevenzione del contagio da coronavirus. (IP)

26 novembre - GERMANIA Aperte fino al 30 novembre  le iscrizioni al Premio cattolico contro la xenofobia

Quella del 2021 sarà la quarta edizione del Premio cattolico contro la xenofobia e il razzismo, un’iniziativa della Conferenza episcopale tedesca che ne dà pubblicità sul sito dell’Episcopato. Le iscrizioni per chi vorrà partecipare, chiuderanno il 30 novembre prossimo; la domanda va inoltrata alla Segreteria dei vescovi. Il prestigioso riconoscimento sarà assegnato a individui, gruppi o organizzazioni che sono attivi in Germania contro la xenofobia e il razzismo sulla base della fede cattolica o che svolgono un ruolo formativo in iniziative ecumeniche o sociali. La cerimonia di premiazione avrà luogo l'8 giugno 2021 nel Museo Olimpico e dello Sport tedesco di Colonia. La Conferenza episcopale tedesca, su suggerimento della sua Commissione per le Migrazioni, ha ideato e organizzato per la prima volta il Premio cattolico contro la xenofobia e il razzismo nel 2015. La cifra da assegnare ammonta a circa diecimila euro e può essere divisa tra un massimo di tre vincitori. Il premio viene assegnato dal presidente della Conferenza episcopale tedesca su raccomandazione di una giuria di esperti. Il vincitore della scorsa edizione, il Premio cattolico contro la xenofobia e il razzismo 2019, è stato il progetto "Villaggio globale: Weltort Lennep", arrivato dall'arcidiocesi di Colonia. (RB)

26 novembre - IRLANDA “Mercoledì rosso”. Monsignor Martin: liberare cristiani detenuti a causa della loro fede

Liberare i cristiani che, in tutto il mondo, sono rinchiusi in prigione a causa della loro fede: questo il forte appello lanciato dall’Arcivescovo di Armagh e Primate di tutta l’Irlanda, Monsignor Eamon Martin, nella Messa celebrata ieri, 25 novembre, nella Cattedrale locale, in occasione del “Mercoledì rosso”, ovvero l’iniziativa promossa dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” in memoria dei cristiani perseguitati. Per l’occasione, molti monumenti religiosi vengono illuminati di rosso, a ricordare il sangue di chi viene ucciso in odio alla fede. “Ogni mese – ha detto Monsignor Martin – in circa 50 Paesi del mondo, 309 cristiani vengono imprigionati ingiustamente”, senza processo, senza possibilità di difesa, costretti a subire “condizioni carcerarie inadeguate e degradanti”, nonché “torture, percosse e pressioni affinché si convertano”. Non solo: “La minaccia di una simile detenzione – ha ribadito il presule irlandese – è una delle forme più diffuse e spaventose di intimidazione e persecuzione dei cristiani in tutto il mondo”. Richiamando, poi, le tante minoranze religiose perseguitate a livello globale – ad esempio, i rohingya in Myanmar e in Bangladesh e gli Yaszidi in Iraq – Monsignor Martin ha sottolineato come la parola “martire” significhi “testimone”: “Tutti siamo chiamati ad essere testimoni della nostra fede – ha detto il presule -  Questa sera illuminiamo la nostra Cattedrale di rosso non solo per attirare l'attenzione sulla persecuzione dei cristiani, ma anche per dimostrare che siamo personalmente pronti a testimoniare pubblicamente il nostro credo, anche se a volte questo ci espone al ridicolo, alla critica, all’opposizione o all’aggressione e alla violenza”. Infine, l’Arcivescovo di Armagh ha citato le parole di Asia Bibi, la donna cristiana pakistana falsamente accusata di blasfemia e imprigionata per nove anni: “È tempo che i governi agiscano, è tempo che si mobilitino a sostegno delle nostre comunità fedeli, dei poveri vulnerabili e dei perseguitati. Non dobbiamo riposare finché il persecutore non sentirà finalmente il nostro grido: "Liberate i vostri prigionieri". (IP)

26 novembre - INDIA Prima domenica di Avvento. La Chiesa latina celebra la  “Communio India Sunday” a sostegno delle diocesi nelle aree di missione

“Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).  È tratto dal Vangelo di Giovanni il tema scelto quest’anno per la “Communio India Sunday”, l’annuale appuntamento celebrato dalle 132 diocesi latine indiane nella prima domenica di Avvento. Nell’occasione – riporta il quotidiano cattolico on-line Matters of India- i fedeli saranno invitati a pregare e aiutare le missioni e i missionari, a promuovere le vocazioni missionarie e ad incoraggiare i laici ad andare nelle aree di missione. La giornata è stata istituita dalla Conferenza dei vescovi di rito latino (Cbci) nel 2017, durante la sua 29.ma assemblea a Bhopal, per sostenere le attività pastorali delle diocesi e le comunità religiose che lavorano nelle aree rurali e nelle missioni. Ad ispirare l’iniziativa l’invito ad essere una “Chiesa in uscita” rivolto nel 2013 da Papa Francesco nell’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale. I fondi raccolti saranno destinati in particolare alle comunità più povere in diverse parti del Paese. “L’obiettivo di  Communio India è di costruire nelle nostre comunità una cultura della condivisione e della solidarietà con i bisognosi”, ha spiegato il Presidente della Cbbi monsignor Filipe Neri Ferrão. “Quest'anno Communio India si celebrerà tra le sofferenze e i problemi creati dalla pandemia Covid-19. Tuttavia, il cammino missionario della Chiesa continua, nonostante le sfide che ci attendono, perché il Signore Risorto ci accompagna in questo nostro viaggio". Da ricordare che la Ccbi, con sede a Bangalore, riunisce i 190 vescovi delle 132 diocesi latine e non va confusa con la Catholic Bishops’ Conference of India (Cbci), con sede a New Delhi, che comprende tutte le 172 diocesi dei tre riti in cui è suddivisa la Chiesa indiana: quella latina e quelle siro-malabarese e siro malankarese, di rito orientale, con un totale di oltre 16 milioni di fedeli. In India si contano complessivamente 9.294 parrocchie di rito latino, assistite da 21.018 sacerdoti e da 564 comunità religiose. (LZ)

26 novembre - CILE Assemblea Plenaria: messaggio finale. “Il processo costituente riguarda tutti”

La Conferenza episcopale cilena, nel suo messaggio finale, diffuso ieri al termine della 121.ma Assemblea Plenaria, svoltasi tra il 9 e il 12 novembre e il 23 e il 24 novembre, attraverso la piattaforma Zoom, ha invitato tutti, ogni persona, a fare un grande sforzo per rinnovare la speranza nel proprio ambiente familiare, educativo, lavorativo e comunitario e, alla vigilia dell’inizio del tempo di Avvento, a vivere una vita “austera, onesta, affettuosa”. “È così che vogliamo il nostro Cile – hanno affermato -: umile, generoso, fraterno”. I presuli hanno ricordato come il Paese stia vivendo una situazione sanitaria, economica, sociale e politica complessa, a causa della diffusione del coronavirus, e un importante processo costituente, “segnato dal grande desiderio di una società più giusta ed equa”. Società, che nonostante il sostegno e la solidarietà offerti ai più indifesi, e lo sforzo fatto per superare i conflitti, vive ancora “situazioni di violenza prolungata, con un impatto soprattutto su donne e minori, su settori di scarse risorse prigionieri del narcotraffico e sulla ferita permanente che sanguina nella regione dell'Araucanía”. Tutte situazioni che esortano a mettere in discussione l’etica “del nostro comportamento e dei nostri atteggiamenti come società” sottolineano i vescovi. Essi invitano i responsabili degli affari pubblici ad assumersi le sfide del Paese, “pensando soprattutto ai più poveri e ai più vulnerabili” e ad essere al servizio del bene comune, aperti “ad un dialogo sincero e franco”. E aggiungono che anche nella Chiesa, i pastori debbano dare il loro contributo, ascoltando “ciò che il popolo di Dio vuole esprimere”. Pure i cristiani, dunque, “sono chiamati a partecipare agli affari rilevanti della comunità”, perché il processo costituente, osservano, riguarda tutti. Inoltre, come nel corso dei secoli, popoli diversi sono stati illuminati dai valori e dai principi del Vangelo, dell'amore di Dio e del prossimo, della dignità inalienabile di ogni essere umano, della giustizia, della pace, del bene comune, essi confidano che anche “gli attori democraticamente eletti dai cittadini sappiano tradurre questi valori in una Carta fondamentale, in leggi e in decisioni che rispettino i valori umani per il bene di tutti”. (AP)

25 novembre - FRANCIA L’emergenza Covid-19 non ferma il lavoro dell’Oeuvre d’Orient a favore dei cristiani d’Oriente

L’emergenza Covid-19 riduce ma non ferma il lavoro dell’Oeuvre d’Orient a favore dei cristiani d’Oriente. Dal 2017 l’associazione cattolica francese offre ai ragazzi la possibilità di partire in missione, per un periodo lungo di 6-12 mesi o per un soggiorno più breve, nei Paesi dove opera: Libano Giordania, Iraq, Egitto, Terra Santa, Turchia, Etiopia, India ma anche Ucraina, Romania, Grecia, per citarne alcuni. Nel 2020, 52 volontari hanno raccolto l’invito. La crisi sanitaria ha costretto molti di loro a fare rientro in Francia, ma non tutti lo hanno fatto, come racconta sul sito della Conferenza episcopale francese (Cef) il responsabile del Polo Giovani dell’Oeuvre d’Orient, Philippe Alquier. Una dozzina hanno infatti deciso di restare nei Paesi loro assegnati, nonostante i rischi e le difficoltà che non hanno fermato neanche le nuove candidature in questi mesi. “La nostra equipe ha continuato a selezionare candidati, assegnare missioni, addestrare e preparare volontari, richiedere visti e riorientare coloro che non potevano partecipare alla loro missione”, spiega Alquier. L’Œuvre d’Orient continua anche a portare il suo sostegno finanziario. Una parte importante quest’anno è andata al Libano, messo in ginocchio dalle disastrose esplosioni a Beirut del 4 agosto scorso. Dopo la nuova emergenza, l’associazione ha lanciato il programma “Urgence Beyrouth” per sostenere la ricostruzione e sostenere le scuole cattoliche libanesi. Allo stesso tempo ha inviato nuovi volontari nel Paese dei Cedri che lavorano in condizioni rese ancora più difficili dalla pandemia in corso: “Alcuni, come Blanche, Claire, Ines, Louis-Marie, insegnano in scuole che a volte sono danneggiate e hanno difficoltà finanziarie. Altri, come Paul, Magali, Antoine e Juliette distribuiscono aiuti umanitari a Beirut, mentre Aygline assiste un arcivescovo greco-melchita nei suoi progetti di sviluppo”, racconta il coordinatore.  (LZ)

25 novembre-  ITALIA Nascono “Milano Duomo Card” e "Capolavori" per sostenere la Cattedrale milanese ai tempi del coronavirus

Sostenere la Cattedrale di Milano e i suoi restauri nell’anno della pandemia. Si prefiggono questo scopo le iniziative “Milano Duomo Card” e “Capolavori”, presentate ieri in una conferenza stampa streaming. Si tratta di due proposte che vogliono rispondere in modo solidale alla situazione di grave difficoltà vissuta a causa della pandemia dai settori del turismo e della cultura. Se il 2019 si è  chiuso con un record di presenze turistiche nel Complesso Monumentale del Duomo pari a 2,8 milioni di visitatori, la previsione per l’anno in corso  è di un calo dell’80% delle preseze. Si teme infatti di non andare oltre i 550mila ingressi. A causa dell’emergenza sanitaria infatti dallo scorso 5 novembre è stata decisa una nuova sospensione degli accessi ai turisti. Per rispondere a questa sfida la Veneranda Fabbrica del Duomo, istituita nel 1387 per la costruzione e la valorizzazione del monumento simbolo della città, propone la“Milano Duomo Card”, un passaporto per la cultura da acquistare direttamente sul sito duomomilano.it o a partire da Febbraio 2021 nelle librerie Mondadori limitrofe al Duomo. Si tratta di uno strumento che anticipa l’esperienza di visita con biglietti e percorsi per il Duomo, le Terrazze, l’Area Archeologica e un accesso illimitato al Museo del Duomo per un anno, usufruibili a partire dalla riapertura. La card consente inoltre l’accesso inoltre ad un’area riservata con contenuti multimediali di approfondimento per esplorare tutti i tesori della Cattedrale e per seguirne i restauri. Per tutti i titolari è anche previsto un omaggio dalla collezione ufficiale del Duomo, tra cui l’ormai celebre “Panettone del Duomo di Milano”. Con  “Capolavori” invece si offre la possibilità di acquisto online e consegna a domicilio di riproduzioni in vario formato di rare stampe e fotografie del Duomo e della Città. «Con la sua inesausta vena creativa, nonostante il lockdown che colpisce in modo totalizzante la cultura e il turismo e che ci auguriamo di superare molto presto”, ha commentato l’arciprete del Duomo monsignor Gianantonio Borgonovo, “la Veneranda Fabbrica continua a lavorare attraverso i propri cantieri di restauro per continuare a far risplendere l’infinita bellezza della Cattedrale, pronta ad accogliere i nuovi visitatori che ne varcheranno le soglie per affiancarsi ai fedeli che in questi giorni d’Avvento vivono il Duomo in un clima di sobrietà e di raccoglimento interiore”. (PO)

25 novembre - FRANCIA Dopo le proteste sul limite di 30 persone alle Messe, telefonata tra Macron e il presidente della Cef per fissare un numero più realistico

Sarà ridefinito entro giovedì mattina il numero massimo di persone autorizzate a partecipare alle Messe pubbliche che riprenderanno a partire dal 28 novembre in Francia. È quanto concordato durante un colloquio telefonico ieri sera tra Emmanuel Macron e il presidente della Conferenza episcopale francese (Cef), monsignor Eric de Moulins-Beaufort, seguito all’annuncio del Presidente francese di un allentamento graduale delle restrizioni anti-Covid-19.Un annuncio che è stato accolto con “delusione” e “sorpresa” dai vescovi francesi e da altri rappresentanti dei culti religiosi. Le nuove disposizioni prevedono infatti la ripresa del culto pubblico, ma con una partecipazione limitata a un massimo di 30 persone. “Questo annuncio non è affatto in linea con le discussioni che hanno avuto luogo nelle ultime settimane con i ministri interessati”, hanno scritto i vescovi in una nota diffusa ieri sera dopo il discorso di Macron in televisione. Nella nota, i presuli parlano di una cifra “irrealistica e inapplicabile” e “completamente irrispettosa della realtà della pratica religiosa dei cattolici”. Secondo la Chiesa francese, il provvedimento annunciato ignora “il senso di responsabilità dimostrato dall’inizio dell’epidemia” dai cattolici. I vescovi hanno poi ricordato di aver proposto un protocollo sia al Ministro dell’Interno Gérald Darmanin, sia al Primo Ministro Jean Castex, in base al quale si prevede uno spazio di 4 metri quadrati attorno a ciascun fedele e un’occupazione parziale delle chiese pari a un terzo delle loro capacità. “I cattolici sono consapevoli dei problemi di salute e sono in grado di mostrare piena responsabilità nell’applicazione delle norme di tutela, ha evidenziato ancora la nota, ricordando che il tempo di Avvento che si sta per aprire “è un momento fondamentale di preparazione al Natale” e che “l’incontro domenicale è una tappa fondamentale per i fedeli in questo periodo”. Concetti ribaditi durante il colloquio telefonico che ne è seguito , in cui – informa un nuovo comunicato diffuso oggi - si è deciso che l’indicatore previsto, “pur rimanendo rigoroso, sarà definito entro giovedì mattina per una sua applicazione in due fasi: sabato 28 novembre e poi dopo una sua rivalutazione, il 15 dicembre”. “È in questa prospettiva che la Conferenza episcopale prosegue il dialogo con il primo ministro e il ministro dell’Interno”, conclude il comunicato. (LZ)

25 novembre - REPUBBLICA CECA Le ghirlande dell’Avvento per gli orfani di Ulan Bator: l’iniziativa nelle parrocchie di Olomuc

Anche quest'anno le parrocchie di Olomouc sono state coinvolte nella produzione delle ghirlande dell'Avvento, che saranno poi vendute durante la prima domenica d’Avvento, cioè la prossima, 29 novembre. A causa delle restrizioni dovute all’emergenza epidemiologica, sia la produzione che la vendita avverranno in modo diverso rispetto agli anni precedenti, ma il ricavato sarà come sempre devoluto alla casa per bambini Verbist Care Center, orfanotrofio di Ulan Bator, in Mongolia, come specifica il sito della Conferenza episcopale ceca. "A causa del Coronavirus, l'orfanotrofio ha perso parte dei suoi finanziamenti perché alcuni provenienti dall'estero quest’anno non sono arrivati. Pertanto, abbiamo utilizzato i soldi della raccolta principalmente per acquistare scorte di cibo durevole", spiega Simon, il direttore dell'orfanotrofio. Nella capitale della Mongolia, dove l'inverno dura fino a otto mesi e le temperature raggiungono i meno 40 gradi, diverse centinaia di bambini vivono ancora per strada. La missione è dunque quella di garantire i diritti umani fondamentali degli orfani, dei bambini abbandonati o maltrattati. La produzione delle ghirlande dell'Avvento quest’anno sarà casalinga: la Caritas ha preparato i pacchetti che contengono il materiale per la produzione, che i volontari si porteranno a casa per riconsegnare, poi, la ghirlanda pronta: "Il pacchetto di produzione include un corpo di paglia, ramoscelli, filo metallico, candele, punte di candele, decorazioni come fiori secchi, fiocchi, frutta secca, rafia - afferma la coordinatrice del progetto, Veronika Velčovská – raccomandiamo a tutti coloro che vengono a sostenere una buona causa acquistando una ghirlanda dell'Avvento, di mettere i soldi in una busta e poi inserirla nella cassetta della parrocchia”. Con i soldi raccolti lo scorso anno, il Verbist Care Center ha acquistato carne e prodotti per l’igiene personale dei bambini. La struttura è stata fondata nel 1995 dalla Congregazione della Vergine Maria e fornisce ai bambini alloggio, cibo e istruzione. La collaborazione con la Caritas di Olomouc è stata siglata nel 2010. (RB)

25 novembre - GERMANIA I vescovi: la Giornata di preghiera del 26 dicembre dedicata ai cristiani oppressi in Siria e Iraq

Sarà dedicata ai cristiani perseguitati e oppressi di Siria e Iraq la prossima Giornata di preghiera del 26 dicembre voluta dalla Conferenza episcopale tedesca come riportato sul sito dell’Episcopato. Monsignor Ludwig Schick, arcivescovo di Bamberga e presidente della Commissione per la Chiesa mondiale dei vescovi di Germania ha dichiarato: “La situazione dei cristiani rimane preoccupante sia in Siria che in Iraq. Anche dopo la vittoria militare sullo Stato islamico, infatti, i fedeli sono ancora esposti a molti pericoli e persecuzioni. Il terrore dello Stato Islamico ha destabilizzato la regione in modo drammatico e a lungo termine. La violenza brutale degli islamisti ha costretto molti cristiani a fuggire, ma almeno una minoranza cristiana continua a esistere. In mezzo alle tensioni etniche, religiose e politiche ha dovuto affrontare la grande sfida di trovare il suo posto in una Siria distrutta dalla guerra civile e in un Iraq segnato da una continua instabilità”. Riferendosi alle sue recenti visite nei due Paesi, l'arcivescovo Schick è rimasto impressionato dal coraggio e dalla resistenza della Chiesa locale e dei suoi fedeli: secondo il presule, parte dell'essenza del cristianesimo è non ritirarsi in se stessi, ma aiutare tutte le persone nelle necessità materiali e spirituali e diffondere speranza e fiducia: "Anche se le atrocità commesse dagli islamisti hanno traumatizzato e sconvolto in modo duraturo molti cristiani, la Chiesa in Siria e in Iraq è convinta dell'importanza della sua secolare esistenza in Medio Oriente. È consapevole della sua chiamata ad assistere tutte le persone, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa, al servizio della carità cristiana”. (RB)

25 novembre - SVIZZERA Tribunale autorizza Chiese ad impegnarsi in favore dell’iniziativa “Multinazionali responsabili”

Le Chiese della Svizzera possono continuare ad impegnarsi in favore dell’iniziativa popolare “Multinazionali responsabili”, che verrà sottoposta al voto della popolazione il prossimo 29 novembre. Il Tribunale federale, infatti, ha respinto la proposta avanzata dal Partito radicale liberale (Prl) che chiedeva l’immediata sospensione delle attività delle Chiese durante la campagna elettorale, invocando il principio di neutralità politica delle Chiese stesse, sancito dalla Costituzione. Ma il Tribunale federale ha ritenuto che la richiesta del Prl fosse tardiva e quindi non più giustificata in questa fase, a ridosso del voto. Dal canto loro, le Chiese coinvolte, espressione di diverse comunità cristiane in Svizzera, hanno accolto con favore la decisione del Tribunale, sottolineando il loro impegno in favore dell’iniziativa popolare che ha a cuore la salvaguardia del Creato e dei diritti umani, “aspetti centrali del messaggio biblico”. La proposta denominata “Multinazionali responsabili”, presentata sin dal 2016, mira ad introdurre regole più severe per le aziende svizzere, esigendo che rispettino i diritti umani e le norme ambientali nelle loro filiali, tra i loro fornitori e i loro partner commerciali. Inoltre, le imprese devono adottare misure specifiche in caso di eventuali infrazioni; al contrario, saranno ritenute responsabili anche di mancanze commesse da altre filiali o aziende-partner operanti all’estero. Infine, la proposta prevede che tutte le società siano giudicate dai Tribunali svizzeri, secondo il diritto elvetico. Da ricordare che recentemente, la Commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale cattolica elvetica ha inviato i cittadini a votare “sì” il prossimo 29 novembre, “in base alla prospettiva dell’etica sociale”. L’organismo episcopale cattolico ricorda infatti che “i diritti umani non sono negoziabili e che la salvaguardia dell’ambiente è un dovere”. L’iniziativa per le multinazionali responsabili è, quindi, “un elemento importante nell’obbligo di rispettare i diritti umani e di proteggere l’ambiente”, perché “si tratta di un contributo importante per un mondo più giusto”. (IP)

25 novembre - NAGORNO-KARABAKH Appello WCC a Unesco: proteggere monumenti religiosi e culturali

Un forte appello a proteggere i monumenti religiosi e culturali del Nagorno-Karabah/Artsakh: a lanciarlo è il Segretario generale ad interim del Consiglio Mondiale delle Chiese (Wcc), il Reverendo Ioan Sauca, in una lettera del 23 novembre indirizzata ad Audrey Azoulay, direttore generale dell'Unesco. "La nostra preoccupazione per il patrimonio religioso e culturale della regione, in particolare nelle zone recentemente sotto il controllo dell'Azerbaigian – si legge nella missiva - è enormemente accresciuta dai ripetuti bombardamenti della cattedrale di Ghazanchetsots a Shushi, avvenuti l'8 ottobre, e soprattutto dalle numerose segnalazioni che stiamo ricevendo di altre dissacrazioni più recenti", scrive Sauca. Si stima, infatti, che ci siano “circa 4mila monumenti storici, religiosi e culturali nelle zone del Nagorno-Karabakh/Artsakh ora sotto il controllo dell'Azerbaigian, ognuno dei quali ha un potente patrimonio spirituale e culturale da trasmettere" e la cui scomparsa rappresenterebbe una perdita irreparabile per l'intera umanità”. Per questo, l’Unesco viene esortato ad “adottare tutte le misure possibili e appropriate per proteggere questi siti nei territori colpiti". A tal proposito, il Wcc accoglie “con favore la proposta di una missione preliminare sul campo”, così da “redigere un inventario dei beni culturali più significativi, come prerequisito per un'efficace protezione del patrimonio della regione". (IP)

25 novembre - ITALIA Giornata contro violenza donne. Allarme Caritas e Focsiv: vittime in aumento

“Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna”: si apre con questa citazione di Papa Francesco, tratta dall’omelia del 1.mo gennaio 2019, Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e Giornata mondiale della pace, la nota di Caritas Italiana e Focsiv, diffusa oggi, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Parole quanto mai profetiche, sottolineano i due organismi, “per un anno che ha mostrato una recrudescenza della violenza contro le donne, conseguenza diretta del lockdown” durante il quale le vittime sono state obbligate a restare in casa con il proprio aguzzino, senza vie di uscita. D’altronde, i dati parlano chiaro: secondo le Nazioni Unite – continua la nota - la situazione “è peggiorata ovunque”, tanto che “se nel 2019 sono state 243 milioni le donne vittime di abusi e violenze”, oggi si registra una crescita di casi dappertutto. In Francia, ad esempio, si è stimato “un aumento del 30 per cento, in Argentina del 25 per cento e così a Cipro e Singapore”. Per non parlare della “situazione nei Paesi più poveri, dove molte donne sono escluse dai sistemi di protezione sociale”, mentre in generale “solo il 40 per cento delle vittime denuncia i responsabili”. Non solo: la pandemia da Covid-19 ha fatto ricadere sulle spalle delle donne un maggior carico di responsabilità e di fatica, tra cui “la cura dei bambini costretti a casa per la chiusura delle scuole e l’assistenza ai familiari anziani”, senza dimenticare che “il blocco delle attività le ha portate fuori dal mondo lavorativo”. Le donne, infatti, sono state spesso “le prime a perdere il posto di lavoro” o a risentire maggiormente delle conseguenze negative dello smartworking, tanto che attualmente “una donna su quattro pensa di rinunciare alla carriera”. Caritas Italiana e Focsiv lanciano l’allarme anche sui matrimoni precoci: stime internazionali, infatti, parlano di 500mila ragazze in più che, in tutto il mondo, sono state costrette a sposarsi anzitempo, in questo 2020, “per effetto delle conseguenze economiche precarie delle famiglie di origine causate della pandemia”. E c’è da attendersi almeno “un milione in più di gravidanze precoci, causa principale di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni”. Di qui, l’appello che Caritas e Focsiv lanciano affinché i governi pongano maggiore attenzione “alla questione di genere”. “È necessario che gli Stati mettano al centro delle loro scelte politiche ed economiche le donne e le ragazze - si legge nella nota - ponendo attenzione ai loro diritti sociali ed economici, alla loro inclusione, rappresentanza, alla loro protezione e uguaglianza come cittadine”. Ciò a cui si mira – ribadiscono i due organismi – non è soltanto “rettificare gli effetti di lunga data delle disuguaglianze, ma costruire una società più giusta”, con la consapevolezza che “le donne sono le più colpite da questa pandemia ma, al tempo stesso, possono essere la spina dorsale della ripresa e della resilienza delle comunità”. (IP)

25 novembre - MONDO Giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne.  Il Wcc lancia la Campagna “16 giorni contro la violenza di genere”

La violenza di genere interessa tutti e tutti dovrebbero impegnarsi a contrastarla, in ogni giorno dell’anno. Lo sottolineano, nell’odierna Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, dagli Ambasciatori dei “Thursdays in Black”, l’iniziativa di sensibilizzazione nata qualche anno fa in seno al Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), in cui si chiede a chi riconosce la violenza di genere come una piaga delle nostre società di indossare ogni giovedì indumenti neri. In un messaggio congiunto, gli Ambasciatori invitano i credenti e tutte le persone di buona volontà ad aderire ai “Sedici giorni contro la violenza di genere”, l’annuale campagna celebrata dal Wcc tra il 25 novembre e il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani. Per l’edizione 2020, la Wcc ha voluto mettere in primo piano l’urgente necessità di rendere le mura domestiche un luogo sicuro. Un’urgenza resa quanto mai evidente in questi mesi di pandemia che hanno visto, in tutto il mondo, un drammatico aumento delle violenze di genere, come conseguenza dei coprifuochi anti-Covid-19. “Insieme, dobbiamo proteggere le persone vulnerabili e vittime di abusi e creare spazi sicuri, in particolare per le donne e le ragazze”, scrivono i 17 firmatari del messaggio, tra i quali il pastore Olav Fykse Tveit, ex segretario generale del Wcc e Agnes Abuom, moderatrice del Comitato centrale dell’organizzazione. Essi elogiano anche “la resistenza e la resilienza” delle vittime, ribadendo l’aspirazione dell’organizzazione ecumenica a un mondo senza paura di molestie, abusi e violenze sessuali e di genere. Violenze che non sono solo fisiche, ma anche emotive e psicologiche, e che hanno un carattere sistemico, perché avvengono in ogni ambito della società: tra le mura domestiche, come nelle scuole, nei luoghi di lavoro e anche nei luoghi di culto. Per questo gli Ambasciatori di “Thursdays in Black” rinnovano il loro impegno per cambiare le politiche e le pratiche e gli atteggiamenti che promuovono la violenza di genere anche nelle Chiese. L’isolamento imposto dal Covid-19 – evidenziano – sollecita un’attenzione ancora maggiore, sia per individuare gli abusi, sia per offrire supporto alle persone che non si sentono sicure nelle proprie case. Di qui anche l’appello a tutte le persone di buona volontà a mobilitarsi contro violenza sulle ragazze e sulle donne partecipando alla Campagna dei 16 giorni e ai Giovedì in nero, ma non solo: “Tutti, individui e gruppi, devono sentirsi coinvolti, sempre”. Un invito che si aggiunge a quello dell’Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (Wacc) che per la campagna di quest’anno ha deciso di lanciare l’hashtag #ShadowPandemic, per richiamare l’attenzione su quella che definisce “la pandemia ombra” della violenza di genere. (LZ)

25 novembre -  SPAGNA Le nuove sfide individuate dalla Pastorale del Lavoro in tempo di pandemia

Con il tema "Sfide e speranze nel mondo del lavoro di fronte alla situazione attuale e futura del Covid-19", si è tenuta on line la XXVI Conferenza generale della Pastorale del Lavoro della Conferenza episcopale spagnola, come riportato dal sito dell’Episcopato locale, cui hanno partecipato circa 300 persone provenienti da 37 diocesi. In apertura, il saluto di monsignor Abilio Martínez Varea, vescovo di Osma-Soria e responsabile del Dipartimento della Pastorale del Lavoro, interno alla Commissione episcopale per la Pastorale sociale e la Promozione umana, ha ricordato che la Pastorale del lavoro è impegno di tutta la Chiesa: non si può, infatti, ignorare la centralità del lavoro per la vita umana. La Giornata è stata uno spazio di condivisione delle situazioni di vita degli uomini e delle donne nel mondo del lavoro, aggravate dall'attuale pandemia, dalla precarietà, dalla disoccupazione e dalla negazione della dignità di tante donne, giovani, migranti, persone il cui reddito dipende dall'economia informale. Un altro obiettivo dell’iniziativa era condividere questa realtà, fare una lettura della fede dal Vangelo e della Dottrina Sociale, scoprendo sfide e speranze nell'impegno a costruire la nostra storia in termini di comunità e di priorità di vita. Gli esperti intervenuti hanno aiutato a concentrarsi sul fatto che non si può continuare a "normalizzare" così tante situazioni in cui il lavoro non garantisce una vita dignitosa, dove la povertà e l'esclusione crescono e l'instabilità e la precarietà prendono piede. “Ricordiamo in particolare i lavoratori domestici, i lavoratori stagionali, le persone che lavorano nell'economia informale, le vittime di incidenti sul lavoro e i giovani che sono stati colpiti dall'ennesima crisi”, ha detto monsignor Martínez Varea. “Oggi c'è una maggiore necessità di politiche, leggi, misure di protezione, risorse sociali ed economiche come i redditi minimi, la riforma fiscale, la legge sugli stranieri, la condivisione del lavoro, di fronte a un mondo che scarta e lascia tante persone ai margini. Dobbiamo rafforzare le organizzazioni sociali e sindacali – ha aggiunto il presule - di fronte a una ‘economia che uccide’, che genera vittime e distrugge il pianeta, dobbiamo coniugare i verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, come dice Papa Francesco”. “Come ribadiscono le Encicliche ‘Laudato si’ e ‘Fratelli Tutti’, l'impegno è quello di rendere la casa comune abitabile: una casa dove possiamo vivere come una famiglia umana, passando dall'io al noi – ha proseguito il vescovo - questo tempo di pandemia, di crisi, è il momento di rischiare, di generare nuove esperienze alternative, ci sono possibilità senza precedenti che generano solidarietà e fanno crescere l'umanità. Come Chiesa dobbiamo esserci”. “Questa Giornata è la prima che celebriamo come Dipartimento della Pastorale: dopo aver ricordato la traiettoria di questo ministero, abbiamo discusso il ruolo che questo Dipartimento dovrà sviluppare in futuro in un nuovo contesto di trasversalità con le altre aree con cui condividiamo la missione – ha concluso - quest'anno ci è mancato il contatto personale, ma abbiamo trovato noi stessi, i nostri desideri condivisi, sognamo insieme. Sogniamo come un'unica umanità. Possa Dio ispirare quel sogno in ognuno di noi, esortandoci a creare società più sane, un mondo più dignitoso, senza fame, senza povertà, senza violenza e senza guerra". (RB)

25 novembre CANADA Vescovi e rabbini uniti contro la pandemia

Una riflessione teologica e pastorale sulla pandemia da Covid-19 e sui suoi effetti sulla vita delle comunità religiose: questo il tema dell’incontro biennale tra la Conferenza episcopale del Canada (Cccb) e il caucus rabbinico nazionale, svoltosi in modalità virtuale il 16 e 17 novembre. I partecipanti al meeting – informa una nota della Cccb – si sono lasciati ispirare dal Libro dei Salmi, in particolare dai numeri 6, 13, 62, 74, che riportano l’invocazione “Quanto tempo?” con cui “il salmista prega per la liberazione da una calamità, parla della fedeltà di Dio nell'attesa, ribadisce la fiducia nel Signore e riconosce la fragilità e la precarietà della condizione umana”. Un ulteriore Salmo, il 44 (43) “è stato scelto come punto focale di studio” perché in esso “il salmista invita Dio ad agire dicendogli ‘Alzati, vieni in nostro aiuto. Riscattaci per amore del tuo incrollabile amore’”. Entrambe le invocazioni, continua la nota episcopale, sono state ritenute dai vescovi e dai rabbini “adatte e familiari, alla luce delle molteplici sfide e domande che derivano, oggi, dalla pandemia e dalle difficoltà che essa pone”. Nel corso dell’incontro, è stata anche condotta “una breve indagine su alcune delle risposte teologiche, spirituali, sacramentali, bibliche e morali alla pandemia pubblicate fino su riviste e giornali popolari”. Riscontrando in tali risposte “molte similitudini in entrambe le tradizioni”, sia in quella cattolica che in quella ebraica, i partecipanti alla riunione virtuale “hanno condiviso tra loro alcune delle implicazioni più pratiche della pandemia sulla vita delle parrocchie e delle sinagoghe in Canada”, delineandone le emergenze, come il raggiungimento delle comunità attraverso i canali virtuali e “la rinnovata attenzione all'importanza primaria della vita familiare”. Dalla riunione è arrivata anche la riflessione sul “particolare dolore e sulla difficoltà di coloro che non sono riusciti a piangere la morte dei propri cari, a causa delle normative” vigenti anti-Covid sul distanziamento sociale. Il prossimo incontro tra la Cccb e il caucus rabbinico canadese è previsto per la primavera del 2021, mentre è stata annunciata per il mese prossimo una pubblicazione congiunta, intitolata “I Salmi: una porta per il dialogo ebraico-cattolico”, che sarà disponibile gratuitamente sui siti web dei vescovi cattolici e del Centro canadese per gli affari israeliani ed ebraici. (IP)

25 novembre -  ITALIA - Nascono “Milano Duomo Card” e "Capolavori" per sostenere la Cattedrale milanese ai tempi del coronavirus

Sostenere la Cattedrale di Milano e i suoi restauri nell’anno della pandemia. Si prefiggono questo scopo le iniziative “Milano Duomo Card” e “Capolavori”, presentate ieri in una conferenza stampa streaming. Si tratta di due proposte che vogliono rispondere in modo solidale alla situazione di grave difficoltà vissuta a causa della pandemia dai settori del turismo e della cultura. Se il 2019 si è  chiuso con un record di presenze turistiche nel Complesso Monumentale del Duomo pari a 2,8 milioni di visitatori, la previsione per l’anno in corso  è di un calo dell’80% delle preseze. Si teme infatti di non andare oltre i 550mila ingressi. A causa dell’emergenza sanitaria infatti dallo scorso 5 novembre è stata decisa una nuova sospensione degli accessi ai turisti. Per rispondere a questa sfida la Veneranda Fabbrica del Duomo, istituita nel 1387 per la costruzione e la valorizzazione del monumento simbolo della città, propone la“Milano Duomo Card”, un passaporto per la cultura da acquistare direttamente sul sito duomomilano.it o a partire da Febbraio 2021 nelle librerie Mondadori limitrofe al Duomo. Si tratta di uno strumento che anticipa l’esperienza di visita con biglietti e percorsi per il Duomo, le Terrazze, l’Area Archeologica e un accesso illimitato al Museo del Duomo per un anno, usufruibili a partire dalla riapertura. La card consente inoltre l’accesso inoltre ad un’area riservata con contenuti multimediali di approfondimento per esplorare tutti i tesori della Cattedrale e per seguirne i restauri. Per tutti i titolari è anche previsto un omaggio dalla collezione ufficiale del Duomo, tra cui l’ormai celebre “Panettone del Duomo di Milano”. Con  “Capolavori” invece si offre la possibilità di acquisto online e consegna a domicilio di riproduzioni in vario formato di rare stampe e fotografie del Duomo e della Città. «Con la sua inesausta vena creativa, nonostante il lockdown che colpisce in modo totalizzante la cultura e il turismo e che ci auguriamo di superare molto presto”, ha commentato l’arciprete del Duomo monsignor Gianantonio Borgonovo, “la Veneranda Fabbrica continua a lavorare attraverso i propri cantieri di restauro per continuare a far risplendere l’infinita bellezza della Cattedrale, pronta ad accogliere i nuovi visitatori che ne varcheranno le soglie per affiancarsi ai fedeli che in questi giorni d’Avvento vivono il Duomo in un clima di sobrietà e di raccoglimento interiore”. (PO)

25 novembre POLONIA L’invito di Monsignor Kaminski a pregare per i malati, le loro famiglie e gli operatori sanitari

Pregare uniti per le intenzioni dei malati, dei dipendenti delle strutture sanitarie e dei loro parent: in un momento difficile come quello dell’attuale pandemia, infatti, gli sforzi del personale medico e la lotta dei pazienti contro la malattia devono essere accompagnati da una terapia spirituale. È questo l’invito alla popolazione che monsignor Romuald Kaminski, presidente della Pastorale sanitaria, fa attraverso il sito della Conferenza episcopale polacca. La Pastorale nazionale della Salute in questa difficile situazione dell'epidemia vuole accompagnare spiritualmente il personale medico, che nel suo servizio quotidiano aiuta i malati, ma vuole anche sostenere tutti i pazienti. “Non solo chi è in ospedale, ma anche chi è a casa, da solo, ha bisogno di una cura come la preghiera, il ricordo di loro", sottolinea il cappellano del Servizio sanitario nazionale, padre Arkadiusz Zawistowski. Per nove settimane, dunque, si pregherà una speciale forma di Novena altamente simbolica, perché San Geronimo ha detto che il numero nove è un simbolo di sofferenza, di dolore. “A questi nove giorni, compreso il decimo, seguirà la gioia. Confidiamo fortemente che sarà così anche per noi, attraverso l’intercessione della Madonna del Perpetuo Soccorso", spiega padre Maciej Radzikowski. La prima Santa Messa presieduta da monsignor Romuald Kaminski nell'ambito della Novena per le intenzioni dei malati, sarà celebrata nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso in via Nobel a Saska Kepa mercoledì 2 dicembre alle 20. La preghiera comune avrà luogo per nove settimane ogni mercoledì in luoghi diversi, comprese le cappelle degli ospedali più coinvolti dall’emergenza sanitaria. (RB)

25 novembre INDIA Arcidiocesi di Ranchi: lettera pastorale per il tempo di Avvento

"Quest'anno è stato un anno difficile, segnato da sfide, difficoltà e sofferenze. Il Covid-19 e l'isolamento forzato hanno portato all'uomo comune miseria e sofferenze indicibili. Mentre si avvicina l’inverno si prospettano un'economia in difficoltà, una crescente disoccupazione e una crescente povertà". È quanto scrive, il 21 novembre, l’arcidiocesi di Ranchi, nello Stato orientale di Jharkhand - si legge su UCA News -, in una lettera pastorale per il tempo di Avvento, firmata da monsignor Felix Toppo, arcivescovo di Ranchi, e dal vescovo ausiliare Theodore Mascarenhas. La lettera esorta i fedeli "a celebrare un Natale fondato su una profonda spiritualità, “all'insegna della carità, della misericordia e della compassione", in questo tempo di pandemia di coronavirus. "Guardando al Natale, alla celebrazione della nascita del nostro Salvatore e Signore Gesù Cristo e al periodo preparatorio dell'Avvento – si legge nel testo -, invitiamo i nostri sacerdoti, i seminaristi e i nostri fedeli ad un momento di riflessione e di introspezione. Il bambino avvolto in fasce e sdraiato nella mangiatoia è infatti un segno per questo Natale che sarà celebrato sotto l'ombra del Covid-19". L’arcidiocesi ricorda ai fedeli come durante l'isolamento siano diventati angeli della misericordia, per i poveri, gli affamati, gli afflitti e i migranti. “Grazie ai vostri sforzi - sottolinea -, la Chiesa cattolica di Ranchi è stata in prima linea nei servizi di soccorso portando speranza, consolazione e conforto a migliaia di persone e alle loro famiglie". In questo momento così difficile, affinché questo Natale sia sacro e significativo, la Chiesa propone alla comunità di fedeli di viverlo in maniera spirituale, di accostarsi ai Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia, rispettando rigorosamente i protocolli sanitari. Invita ad un Natale comunitario, suggerendo azioni di sostegno sociale per le famiglie e i bambini che non possono permettersi dolci e piccoli regali. Esorta a vivere un Natale ecologico e, oltre a ricordare di proteggere l’ambiente, chiede che non vengano usati petardi durante il periodo della festa. Infine, suggerisce a tutti di vivere un Natale a favore dei poveri, invitando alla sobrietà e alla modestia nelle celebrazioni e nelle spese. "Raccomandiamo a ogni famiglia e comunità religiosa di fare sacrifici, soprattutto durante il periodo dell'Avvento - conclude la lettera - e di contribuire alla carità, aiutando coloro che già vivevano nell’indigenza e coloro che ora sono stati ridotti in povertà a causa del Covid e dell'isolamento". (AP)

25 novembre - CANADA “Viaggio attraverso l’Avvento”, serie video dei vescovi in preparazione al Natale

Aiutare i fedeli cattolici a prepararsi alla celebrazione della nascita di Gesù: con questo obiettivo, la Conferenza episcopale del Canada (Cccb) promuove “Viaggio attraverso l'Avvento”, ovvero una serie di video, disponibili on line ogni settimana, creati congiuntamente dagli Uffici Liturgico episcopale, Liturgico nazionale e Per l’evangelizzazione e la catechesi. Il progetto – spiega una nota – è stato pensato “come un modo per offrire, attraverso il moderno metodo dei videomessaggi, una risorsa che arricchisca la formazione della fede, in un tempo di attesa gioiosa della venuta del Signore, Salvatore del mondo”. Nello specifico, i video introducono al tempo liturgico e presentano riflessioni sul Vangelo per ogni domenica di Avvento e sul vero significato del Natale, illustrate da Monsignor Douglas Crosby, O.M.I., vescovo di Hamilton, e Monsignor Pierre Goudreault, vescovo di Saint-Anne-de-la-Pocatière. La serie di video – sottolineano i vescovi – ha un valore “particolarmente rilevante, data la pandemia da Covid-19 che pone dei limiti agli incontri di persona per le comunità di fede”. L’auspicio dei presuli è, dunque, che il “Viaggio attraverso l'Avvento” sia “fonte di profondo conforto spirituale e di profonda preparazione per tutti”. Il primo video è stato diffuso lunedì scorso, 23 novembre sul sito web e il canale YouTube della Cccb; le prossime uscite sono in programma per il 30 novembre, il 7 e il 14 dicembre. (IP)

25 novembre INDIA Padre Thekkekavinal: Paese devastato dal virus, occorrono aiuti

Sono 9,22 milioni, ad oggi, i casi di Covid-19 registrati in India, con oltre 135mila decessi. Una situazione allarmante che va a colpire soprattutto le fasce più deboli ed emarginate della popolazione, in particolare i migranti, i lavoratori non organizzati e le persone con bisogni speciali. Ad accendere i riflettori sulla loro grave condizione è la testimonianza di padre Samuel Thekkekavinal, direttore della Social Service Society (Seva) dell'eparchia cattolica siro-malankarese di Sant’Efrem, nello Stato di MaharashtraIl suo drammatico racconto è riportato nel numero settimanale del Bollettino sulle persone vulnerabili e fragili in movimento in epoca di Covid-19, a cura della Sezione per i migranti e i rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale. “Stiamo vivendo un periodo senza precedenti, una coltre di paura e panico soffoca la nostra società – afferma padre Thekkekavinal – La pandemia ha aggravato la povertà, provocando innumerevoli ammalati ed uccidendo milioni di persone”, con “un impatto immediato anche sull’economia”. In molte regioni dell’India, infatti, “i servizi essenziali sono stati interrotti” e il mondo del lavoro è praticamente fermo a causa della “carenza di manodopera”, anche di quella non qualificata. “Il virus ha devastato gli emarginati – continua padre Samuel - soprattutto i lavoratori giornalieri, nei quali l’assenza di introiti quotidiani, unita alla mancanza di risparmi, solleva preoccupazioni concrete per la sopravvivenza”. A tutto ciò vanno aggiunti “l’isolamento sociale e lo sconvolgimento della routine quotidiana che stanno mettendo a dura prova la salute mentale delle persone”, soprattutto delle donne, sempre più esposte alla “violenza domestica”. Fortunatamente, la Chiesa resta accanto alla popolazione: come spiega il direttore della Seva, l'eparchia di Sant’Efrem “sta rispondendo rapidamente al richiamo della sofferenza umana in questo periodo, conducendo ricerche rapide per individuare i punti caldi della pandemia e progettare linee d'azione e di contrasto a lungo termine”. In particolare, grazie agli aiuti stanziati dalla Cnewa (Catholic Near East Welfare Association, il braccio umanitario della Santa Sede per i cristiani del Vicino Oriente), l’eparchia ha avviato “un'azione di soccorso realistica”, ovvero “ha identificato le persone più vulnerabili alla pandemia dando priorità, nella distribuzione degli aiuti, ai bambini, alle donne, agli anziani e ai disabili, con particolare attenzione alle popolazioni tribali, ai lavoratori migranti e ai lavoratori a giornata”. Nello specifico, generi alimentari di prima necessità (25 kg di riso, 3 kg di lenticchie, 10 kg di farina di frumento, 2 kg di olio di senape, 2 kg di zucchero, 2 kg di gelatina, 2 kg di sale e 250 g di tè) sono stati donati ai più bisognosi grazie alla “creazione di cucine comunitarie destinate ai poveri e agli emarginati”. Il tutto – rassicura padre Thekkekavinal – “nel pieno rispetto delle normative igieniche e sociali” anti-contagio. Non solo: la Seva è restata accanto anche ai “malati di cancro, ai quali sono stati distribuiti kit di primo soccorso”. Forte anche l’impegno dell’eparchia nel campo della sensibilizzazione della popolazione più indigente alla prevenzione del coronavirus, per cercare di tamponare le situazioni più critiche presenti “in zone affollate e prive di sistemi igienico-sanitari di base”. “La pandemia ha devastato i poveri”, sottolinea infatti padre Samuel, ed è per questo che, insieme alle campagne di informazione e sensibilizzazione sul coronavirus, i bisognosi hanno ricevuto numerosi “kit igienici che includono maschere facciali, disinfettanti e saponi a base di alcol”. Ulteriori kit sanitari, infine, sono stati forniti “agli ospedali e al personale del Dipartimento sanitario” dell’eparchia, mentre si stanno ampliando “le infrastrutture eparchiali per i servizi di isolamento e quarantena”. (IP)

25 novembre PERÙ LA Chiesa invita i fedeli a partecipare il 6 dicembre alla tradizionale colletta per l’Obolo di San Pietro

La Conferenza episcopale peruviana, in un videomessaggio diffuso ieri su YouTube, ha lanciato un appello alla comunità cattolica e a tutte le persone di buona volontà nel Paese, affinché partecipino con un loro contributo alla raccolta per l’Obolo di San Pietro, la tradizionale colletta fatta dai fedeli per sostenere le opere di carità promosse dal Santo Padre in tutto il mondo, che si terrà domenica prossima 6 dicembre. Questa raccolta annuale – ricorda l’Episcopato -, nata nel VII secolo, quando gli anglosassoni, in seguito alla loro conversione cominciarono ad inviare un contributo annuale al Papa, e ufficialmente istituita da Pio IX nel 1871, ha contribuito a diverse opere di beneficenza. Tra i tanti gesti di solidarietà, in questi ultimi anni, la costruzione dell'ospedale pediatrico di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana (2019); l'assistenza a migliaia di migranti in Messico, per lo più provenienti da Honduras, El Salvador e Guatemala (2018); e  l'aiuto al popolo ucraino colpito dalla guerra civile (2016). Quest'anno, con questa opera di beneficenza – sottolineano i vescovi - si è cercato soprattutto di affrontare la pandemia di coronavirus. Tra le tante iniziative, la donazione di 2500 test Covid-19 al Ministero della Salute di Gaza, attraverso la Congregazione per le Chiese orientali; la consegna di ventilatori polmonari in Ecuador, e la consegna di 250mila euro per rispondere alle esigenze della Chiesa libanese in questi difficili mesi. (AP)

25 novembre - BRASILE 27 novembre, vescovi presentano progetto “Agenda Università e Amazzonia”

Si intitola “Agenda Università e Amazzonia” ed è il progetto che verrà presentato, in Brasile, dalla Conferenza episcopale locale (Cnbb) e dalla sezione nazionale della Rete ecclesiale per l’Amazzonia (Repam). La presentazione si terrà in modalità virtuale, su Facebook e YouTube, venerdì 27 novembre, alle ore 10.00 e la proposta verrà inviata a tutti gli Istituti di istruzione superiore. “L’obiettivo del progetto – si legge sul sito web della Cnbb – è quello di essere uno strumento di pianificazione partecipativa per mobilitare gli Istituti di istruzione superiore a seguire l’agenda sociale e ambientale suggerita dall’Enciclica di Papa Francesco ‘Laudato si’ sulla cura della casa comune’. L’agenda sarà proposta da diverse organizzazioni ecclesiali ed educative”. All’iniziativa aderiscono, tra gli altri, gli Atenei afferenti alla Commissione episcopale brasiliana per la Cultura e l’educazione; l’Associazione nazionale dell'Educazione cattolica del Brasile; la Pontificia Università cattolica del Paraná; l’Osservatorio nazionale di giustizia socio-ambientale; l’Unione brasiliana di Educazione cattolica e l’Organizzazione delle Università cattoliche dell'America Latina e dei Caraibi. La “Agenda Università e Amazzonia” è solo una delle tante iniziative lanciate dalla Cnbb per tutelare e valorizzare la regione panamazzonica: a maggio, ad esempio, si è svolta la campagna di sensibilizzazione “L’Amazzonia ha bisogno di te”, per mobilitare le persone alla solidarietà di fronte alla grave situazione dei popoli amazzonici provocata dalla pandemia da coronavirus. Ad agosto, la campagna aveva già raccolto oltre 700 mila reais, pari a 109mila euro. A fine luglio, inoltre, i vescovi brasiliani hanno lanciato la campagna “Amazzonizza te stesso!” che proponeva “la partecipazione attiva di tutti i popoli in difesa dell'Amazzonia, del suo bioma e dei suoi abitanti minacciati nei propri territori”. Infine, a settembre, è stata avviata l’iniziativa “Echi dall’Amazzonia” con la diffusione settimanale di podcast per raccontare suoni, voci, sogni sfide e difficoltà della regione panamazzonica. L’obiettivo è quello di creare contenuti giornalistici dall'Amazzonia stessa, dando spazio ai suoi protagonisti e alle peculiarità del suo territorio. (IP)

25 novembre - FILIPPINE L’allarme del vescovo di Puerto Princesa dinanzi alla crescita degli omicidi nella provincia di Palawan

Monsignor Socrate Mesiona, vescovo di Puerto Princesa, durante una cerimonia di accensione delle candele "per la giustizia e la pace" nella provincia di Palawan, organizzata dal centro di azione sociale della diocesi, nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione - si legge sulla pagina web dell’Episcopato -, ha espresso la sua preoccupazione dinanzi all’ondata di omicidi verificatisi nella provincia nelle ultime settimane e il suo timore che la gente possa abituarsi a questa "cultura della morte". "Il mio timore - ha affermato - è che se ci abituiamo agli omicidi, potremmo arrivare al punto che non sia più una novità per noi, solo una nuova normalità", ha spiegato il presule. Il vescovo Mesiona ha sottolineato che la vita è sacra e che uccidere è peccato, durante la funzione, alla quale hanno partecipato alcuni familiari delle vittime dei recenti omicidi, poliziotti, funzionari governativi e operatori ecclesiastici. Citando il Catechismo della Chiesa Cattolica, il presule ha concluso, affermando che "la vita umana è sacra perché fin dal suo inizio coinvolge l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in un rapporto speciale con il Creatore, che è il suo unico fine". (AP)

25 novembre - NUOVA ZELANDA Carceri. I cappellani: ascoltare la voce di chi è stato rifiutato dalla società

Un appello dei cappellani delle carceri della Nuova Zelanda per reclutare volontari che ascoltino e aiutino i detenuti rinchiusi negli istituti penitenziari è stato diffuso attraverso il sito della Conferenza episcopale del Paese da suor Veronica Casey, cappellano cattolico della prigione maggiore di Mosgiel. L’unico requisito richiesto è una profonda fede, scherza la religiosa che si impegna in favore dei circa 9500 reclusi che scontano la pena nelle 18 prigioni della Nuova Zelanda. Per aiutarla, i vescovi hanno pubblicato un opuscolo sulla Pastorale carceraria che sarà parte di una campagna più ampia finalizzata a invogliare le persone delle sei diocesi cattoliche a prendere in considerazione la possibilità di impegnarsi in questo campo della solidarietà. Il libretto s’intitola “Il ministero penitenziario: cos'è e come posso essere coinvolto?” è scritto anche in lingua Maori ed è disponibile in copie stampate nella maggior parte delle parrocchie cattoliche, oltre che on line. "Il ministero penitenziario è davvero una vocazione, ma ha bisogno di preparazione - spiega suor Veronica - le questioni della povertà, delle minoranze etniche e delle malattie mentali sono caratteristiche chiave delle popolazioni carcerarie di tutto il mondo. La cappellania carceraria è un'opera di misericordia corporale fondamentale". Il servizio di cappellania carceraria è un servizio ecumenico finanziato dal governo. La Chiesa cattolica ha un contratto di subappalto con la Cappellania carceraria della Nuova Zelanda. "Papa Francesco ha una profonda preoccupazione per le persone in prigione", continua la religiosa che ha incontrato il Papa alla conferenza internazionale della Cappellania carceraria in Vaticano l'anno scorso. "Ha esortato a cambiare le prospettive e l'approccio nel trattare le persone in prigione, offrendo aiuto e risorse adeguate per vivere una vita dignitosa, non scartandole. È un ruolo estremamente importante. Le persone in carcere tendono a provenire da ambienti svantaggiati e non hanno alcuna speranza nella loro vita. Il ministero penitenziario è quello di portare speranza e significato in una situazione altrimenti senza speranza. Puoi essere la prima persona che li ha ascoltati". I cappellani del carcere in Nuova Zelanda sono pagati e forniscono servizi religiosi e spirituali: la formazione teologica e pastorale è disponibile attraverso il Te Kupenga-Catholic Leadership Institute della Chiesa. I volontari, invece, possono essere coinvolti in vari modi, come visite pastorali, studio della Bibbia e servizio domenicale. "Questo è un ministero per tutta la Chiesa e le parrocchie possono essere coinvolte nel ministero di preghiera, nel sostegno ai cappellani e ai volontari della prigione e nel sostegno alle persone in uscita dal carcere", ha concluso suor Casey. (RB)

25 novembre - VATICANO Dialogo interreligioso. Monsignor Jurkovič alla presentazione del volume "La promozione del dialogo interculturale e interreligioso come strumento di pace e di fraternità” a Jeddah

Monsignor Ivan Jurkovič, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, domenica 22 novembre, intervenendo a Jeddah, in Arabia Saudita, alla presentazione del  libro "La promozione del dialogo interculturale e interreligioso come strumento di pace e di fraternità”, ha espresso tutta la sua gratitudine agli organizzatori dell’iniziativa, anche per i loro contributi alla pubblicazione, “che si propone di promuovere il dialogo interculturale e interreligioso come strumento di convivenza pacifica e di fraternità tra i popoli”. Il libro, che vuole portare avanti il percorso iniziato con la visita dello Sceicco Muhammad bin Abdulkarim Al-Issa, Segretario Generale della Lega musulmana mondiale, al Papa, in Vaticano, tre anni fa, e con lo storico viaggio del cardinale Jean Louis Tauran in questo Paese, tocca tre questioni principali: la fraternità umana; la giustizia; e il dialogo come strumento di pace. Invitato dalla Lega Musulmana Mondiale e dall’Università della Pace delle Nazioni Unite a lavorare a questa pubblicazione e a questo panel di discussione, monsignor Jurkovič ha spiegato come il primo suo pensiero sia andato al Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, ad Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019. Storica dichiarazione, che non solo avvicina persone di diverse nazionalità, di diverse culture e fedi, ma invita a “considerare e trattare tutti gli esseri umani come fratelli e sorelle”.   Vivendo in società multiculturali e multireligiose, in cui “le differenze sono molto spesso vissute in termini di conflitto”, sottolinea il presule, ci si rende conto che "la fratellanza è essenziale", come già sottolineato dal Santo Paolo VI. E “oggi, ancora di più attraverso l'ultima Enciclica di Papa Francesco ‘Fratelli tutti’, la fraternità non è evocata come aspirazione astratta e consolatoria, ma come criterio efficace e realistico di convivenza”. Il riconoscimento della fratellanza reciproca – osserva monsignor Jurkovič - ha la capacità di cambiare, di capovolgere il conflitto e diventare un messaggio forte, con un valore religioso e anche politico, nonché di portare direttamente a riflettere sul significato di "cittadinanza". Siamo infatti tutti fratelli e sorelle, e quindi tutti cittadini con uguali diritti e doveri. Ma come sottolineato dallo sceicco Al-Issa durante la sua visita a Ginevra – afferma il presule -, "La pace non può essere raggiunta senza una giustizia totale, la giustizia astratta può portare solo a una falsa pace". Quando la giustizia trionfa, regna la pace e quando la giustizia è offesa, anche la pace è messa in pericolo. Poiché tutti noi – precisa - condividiamo la stessa natura umana, e quindi pari dignità, la giustizia esige il rispetto dei diritti di ogni persona. E “il rispetto della dignità umana è solo il primo pilastro, anche se essenziale, per costruire una solida base per il dialogo, prima sul piano interculturale e poi su quello interreligioso - afferma monsignor Jurkovič -. Non può esserci dialogo se la dignità umana non è prima di tutto rispettata.  Quando la dignità umana è tutelata, uomini e donne sono liberi di dedicarsi con coscienza libera alla ricerca della Verità”. Egli, inoltre, distingue tra tolleranza religiosa e libertà religiosa. “Quando la tolleranza si basa sul rispetto reciproco della dignità umana, può essere un passo importante per assicurare la pace tra i popoli. Tuttavia, la semplice tolleranza non è sufficiente! Questo perché la tolleranza, di per sé, ha la connotazione negativa di ‘sopportare’ o ‘soffrire’ con l'altro, piuttosto che apprezzare le differenze ed esprimere un rispetto reciproco delle reciproche religioni”. È più fruttuoso, dunque, facilitare i rapporti tra le tradizioni religiose basandosi sul concetto più dinamico di fratellanza reciproca. Accettazione e tolleranza derivano, poi, da una conoscenza più profonda dell'altro, che è possibile solo attraverso il dialogo. Senza il dialogo, infatti, le barriere del pregiudizio, del sospetto e dell'incomprensione non possono essere efficacemente rimosse, e affinché il dialogo arricchisca entrambe le parti, deve esserci un reciproco atteggiamento di dare e avere, quindi di conseguenza, il dovere di ascoltare ciò che dice l'altro. “Ogni persona  - infatti - è portatrice della dignità umana e brilla di ‘un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini’”, essendo gli esseri umani creati a immagine e somiglianza di Dio. Essi sono parte del piano di Dio e, “pertanto, non devono essere privati in alcun modo della loro umanità, che è la fonte della propria dignità, o del proprio diritto di cercare ed esprimere la Verità”. La dignità umana è la premessa che permette un dialogo tra le diverse culture (anche non religiose), e “frutto del dialogo è l'unità tra le persone e l'unione delle persone con Dio, che è la fonte e il rivelatore di ogni Verità e il cui Spirito guida gli esseri umani nella libertà quando si incontrano in tutta onestà e amore”. Monsignor Jurkovič, infine, invitando a non perdere di vista i principi che ci uniscono sul piano spirituale, ricorda che “la pace non è né un sogno né un'utopia; la pace è possibile”. La sua costruzione però non deve essere affidata solo alle istituzioni politiche, ai tavoli dei negoziati, ma deve essere radicata nelle relazioni quotidiane, in modo “che ci permettano di guardare e trattare ogni persona come una vera sorella o un vero fratello". Perché solo con questo tipo di fraternità potremo superare "l'egoismo individuale che entra in conflitto con la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia..." Tutti noi, dunque, “- cristiani, musulmani e tutti i credenti - siamo chiamati a offrire il nostro particolare contributo” per una civiltà della pace e dell'incontro, conclude il presule. (AP)

25 novembre - STATI UNITI Il 12 e 13 dicembre raccolta nazionale nelle parrocchie per la cura degli anziani negli Ordini religiosi

Si svolgerà il fine settimana del 12 e 13 dicembre prossimi nelle parrocchie la tradizionale raccolta fondi nazionale per aiutare gli Ordini religiosi a far fronte ai bisogni dei confratelli più anziani e malati. Lo scrive il sito della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, specificando che per conto dei vescovi il coordinamento dell’iniziativa di solidarietà è affidato al National Religious Retirement Office. I vescovi statunitensi hanno iniziato a promuovere la raccolta nel 1988 per far fronte alla significativa mancanza di fondi per il pensionamento tra gli ordini religiosi statunitensi. A differenza delle raccolte attuate dai sacerdoti che si tengono nelle rispettive diocesi e che sono destinate alla cura dei sacerdoti diocesani in pensione, questa raccolta annuale va a beneficio degli ordini religiosi in cui si calcola ci siano circa 30mila religiosi anziani che necessitano di assistenza sanitaria e della pensione. Nel 2019 la raccolta ha consentito di mettere insieme la somma di 26,2 milioni di dollari, e lo scorso giugno 25 milioni di dollari sono stati distribuiti dagli organizzatori a 341 comunità religiose in tutta la nazione. Le comunità dell'ordine religioso beneficiario combinano questo finanziamento con il proprio reddito e i propri risparmi per aiutare a fornire le necessità quotidiane, compresi i farmaci e l'assistenza infermieristica. "Siamo umili e incredibilmente grati per la continua generosità dei fedeli cattolici - ha detto suor Stephanie Still delle Suore della Presentazione della Beata Vergine Maria, che ha l’incarico di direttore esecutivo del National Religious Retirement Office - e ci impegnamo a garantire un uso più ampio e benefico di queste donazioni". La mancanza di fondi per il sostentamento dei confratelli più anziani affonda le sue radici nei bassi salari percepiti dai religiosi in età lavorativa e nel cambiamento demografico, tale per cui si verifica un rapporto di uno a tre a svantaggio degli anziani. Come molti altri americani, le comunità religiose lottano con i costi sempre più elevati dell'assistenza sanitaria. Il costo totale dell'assistenza sanitaria per i religiosi che hanno superato i 70 anni supera il miliardo di dollari all'anno e la pandemia da Coronavirus adesso ha ulteriormente aggravato questa già difficile situazione. Attraverso la raccolta annuale, le comunità religiose vengono aiutate ad affrontare i propri deficit di finanziamento: "La nostra missione è sostenuta dall'amore e dalla generosità di tutti coloro che sostengono i religiosi anziani e le loro comunità", ha concluso Suor Still. (RB)

25 novembre - SUDAFRICA 2-4 dicembre, vescovi in visita di solidarietà in Mozambico

Dal 2 al 4 dicembre, la Conferenza episcopale del Sudafrica (Sacbc) compirà una visita di solidarietà in Mozambico, precisamente nella diocesi di Pemba, situata nella Provincia di Cabo Delgado. La zona è al centro, da tre anni, di un grave conflitto legato a milizie jihadiste e che ha provocato numerose vittime e migliaia di sfollati. Ad annunciare la visita solidale è stato Monsignor José Luis Ponce de León, vescovo di di Manzini, nello Swaziland, in una nota diffusa sulla pagina Facebook diocesana. Parlando a nome della Chiesa cattolica del Sudafrica, dell’eSwatini e del Botswana, che costituiscono la Sacbc, il presule sottolinea che la visita vuole essere una risposta all’appello alla solidarietà lanciato più volte dalla diocesi di Pemba. "All'inizio di quest'anno – ricorda Monsignor Ponce de León - il vescovo di Pemba, Monsingor Luiz Fernando Lisboa, ha detto in un’intervista: ‘Il nostro popolo ha urgente bisogno di pace perché questa crisi ha completamente destabilizzato la nostra provincia. Chiediamo alla comunità internazionale di venire in nostro aiuto, la popolazione ha bisogno della solidarietà di tutti”. La delegazione della Sacbc includerà, oltre a Monsignor Ponce de León, il vescovo di Klerksdorp, Monsignor Victor Phalana; l'assistente del Segretario generale del Sacbc, Suor Tshifhifhiwa Munzhedzi, e Johan Viljoen, direttore del “Dennis Hurley Peace Institute”, centro della Chiesa cattolica sudafricana per la promozione della riconciliazione. Affidando, quindi, la visita solidale alle preghiere dei fedeli, il vescovo di Manzini esorta tutti a pregare per la pace a Cabo Delgado ed aggiunge: "Preghiamo anche per coloro ai quali è stato affidato il difficile compito della leadership, affinché lo Spirito del Signore doni loro la saggezza perché la vita e la dignità di ogni persona sia rispettata". La volontà di compiere “una visita di solidarietà” in Mozambico era stata annunciata dalla Sacbc già a settembre: in una dichiarazionedi vicinanza con i vescovi ed i fedeli del Mozambico, firmata da Monsignor Sithembele Sipuka, presidente della Sacbc, si leggeva: “La violenza, la sofferenza e la morte causate dal conflitto armato in corso a Cabo Delgado sono un dolore per tutti noi”. Di qui, il richiamo alla missione della Chiesa ad essere “un canale della pace di Dio” e a “non risparmiare alcuno sforzo nell'incoraggiare e sostenere i processi di promozione di una cultura della riconciliazione”. La dichiarazione della Sacbc ricordava anche “lo spirito di fratellanza e di sollecitudine” espressi da Papa Francesco alle popolazioni di Cabo Delgado sia nel Messaggio “Urbi et Orbi” del 12 aprile scorso, domenica di Pasqua, sia attraverso una telefonata, fatta il 19 agosto, al vescovo di Pemba, Monsignor Fernando Lisboa. Ed è condividendo questa solidarietà, quindi, che i presuli sudafricani esortavano la Chiesa mozambicana a restare “salda nello sforzo di portare avanti la sua missione in queste difficili circostanze, sostenuta dalla speranza nel Principe della pace”. (IP)

25 novembre - AUSTRIA #coronavirus Il segretario dei vescovi loda la cooperazione tra Stato e Chiesa nella lotta alla pandemia

"La cooperazione funziona": con queste parole il segretario generale della Conferenza episcopale austriaca, monsignor Peter Schikpa, ha voluto lodare il buon lavoro di collaborazione portato avanti tra Stato e Chiesa nella gestione dell’attuale fase di emergenza sanitaria. Lo riporta il sito della Conferenza episcopale dell’Austria. “In una questione estremamente importante per le persone, come la loro salute, lo Stato ha dato fiducia alle comunità religiose perché prendessero le misure necessarie per contenere la pandemia, assicurando allo stesso tempo i bisogni religiosi di base", ha detto ancora il segretario intervenendo al simposio su "Liturgia e Covid 19", che l' Università cattolica di Linz ha organizzato assieme all'Istituto liturgico austriaco  e al quale hanno partecipato teologi dall'Austria - incluso il vescovo di Linz, monsignor Manfred Scheuer - dalla Germania e dall'Italia, che hanno discusso gli effetti della pandemia sui servizi religiosi e sulla vita delle chiese. Monsignor Schipka ha riferito di un "processo comunicativo in cui ogni partner contribuisce con ciò che è in grado di contribuire": lo stato la competenza scientifica e le necessarie misure di contenimento, le religioni a loro volta contribuiscono con il supporto nel motivare la popolazione a sostenere tali misure. "Ciò che lo Stato purtroppo ha fatto poco è stato enfatizzare l'importanza delle religioni per la vita e la società", è il punto debole dell’intesa evidenziato dal segretario generale. “L'Austria ha una legge religiosa esemplare, che è un'espressione del rispetto dello Stato per gli affari interni delle chiese e delle società religiose legalmente riconosciute - ha spiegato monsignor Schipka – a determinate condizioni, tuttavia, è legittimo sottoporre la libertà religiosa a restrizioni nella misura in cui sono necessarie e proporzionate alla salute o alla sicurezza pubblica”. Così, anche in tempi di pandemia, il governo federale ha lasciato che le società religiose regolassero i loro affari interni, ma allo stesso tempo ha cercato uno scambio o un accordo sulle misure specifiche adottate dalla Chiesa.  "È un'espressione di carità scegliere il proprio comportamento in modo tale che gli altri non siano contagiati, se possibile", ha ribadito il segretario generale, il quale ha poi sottolineato come sia meglio vivere le restrizioni in vigore come una forma di "solidarietà con tutti coloro che ora devono fare a meno di molte altre cose, non ultimo con coloro che stanno fuggendo o che sono oppressi che non possono celebrare le funzioni religiose per anni". (RB)

25 novembre - ERITREA Conflitto Tigray. Vescovi: la guerra è sempre ingiusta, bisogna perseguire la pace

Perseguire la pace: si apre con un accorato appello alla riconciliazione il comunicato dei vescovi cattolici dell’Eritrea, diffuso il 18 novembre, mentre il Paese vive, dall’inizio del mese, un grave conflitto con l’Etiopia. Il 4 novembre, infatti, il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha ordinato un'offensiva militare contro le autorità nella regione del Tigray, in risposta ad un presunto attacco alla principale base militare etiope situata nella capitale del Tigray, Mekelle. Ma il conflitto affonda le sue radici nei mesi scorsi, da quando, a settembre, il partito al governo del Tigray (Tigray People's Liberation Front) ha organizzato le elezioni nella regione, contro il parere del governo federale. Centinaia, finora, le vittime degli scontri e migliaia gli sfollati, rifugiatisi nel vicino Sudan. Esprimendo, quindi, “profonda tristezza” per il conflitto in corso, i vescovi eritrei ribadiscono che “la guerra è contro la vita e contro lo sviluppo” perché “uccide, mutila, distrugge e semina odio tra la gente”. “In guerra perdono tutti”, si legge nella nota episcopale, “essa non ha alcun valore significativo ed è sempre ingiusta", perché “distrugge i quattro pilastri della pace, ossia verità, giustizia, amore e libertà”. La verità è essenziale alla riconciliazione, spiegano i presuli, perché “all’interno della società non assicura solo i diritti individuali, ma salvaguarda il bene comune proteggendo i diritti degli altri come fondamento della pace”. Al contempo, “la giustizia garantisce i diritti di tutti, incentivando il progresso per costruire la pace”, mentre “l’amore infonde empatia per i bisogni del prossimo, creando reciprocità”. Infine, la libertà “permette alle persone di contribuire allo sviluppo della pace”. Inoltre, ribadisce la Chiesa cattolica eritrea, “la ricerca della pace non può essere disgiunta dal rispetto della dignità umana e dei diritti umani”. La nota episcopale ricorda poi che “la pace e la verità sono intimamente connesse dalla trasmissione di informazioni veritiere e corrette; dalla giustizia uguale per tutti davanti alla legge e da un processo democratico trasparente che garantisca la partecipazione dei cittadini”. In quest’ottica, i presuli “in nome di Dio e per il bene dei popoli”, chiedono “l’immediata cessazione delle ostilità” ed invitano le parti in causa “a risolvere il conflitto attraverso il dialogo”. La dichiarazione dei vescovi si conclude con l’esortazione rivolta a “clero, religiosi e fedeli” affinché “si impegnino nella preghiera” per la pace. La nota della Chiesa cattolica eritrea segue la dichiarazione del 4 novembre firmata dal cardinale Berhaneyesus Souraphiel, Arcivescovo di Addis Abeba in Etiopia, in cui si ribadiva: “Se i fratelli si uccidono, l'Etiopia non guadagnerà nulla, ma è destinata al fallimento”, perché “nessuna ragione o obiettivo può giustificare uno spargimento di sangue”. Di qui, l’appello a tutti i cattolici a pregare, anche insieme ai fedeli altre religioni “per la pace e la riconciliazione”. Anche Papa Francesco, all’Angelus di domenica scorsa, 8 novembre, aveva detto: “Seguo con preoccupazione le notizie che giungono dall’Etiopia. Mentre esorto a respingere la tentazione dello scontro armato, invito tutti alla preghiera e al rispetto fraterno, al dialogo e alla ricomposizione pacifica delle discordie”. (IP)

24 novembre - ITALIA Campagna solidale per le mense francescane sostenute dall’Antoniano: al via ad Operazione Pane

Parte oggi e proseguirà fino al 19 dicembre l’“Operazione Pane”, l’iniziativa solidale dell’Antoniano di Bologna per sostenere 15 mense francescane in tutta l’Italia che garantiscono, ogni mese, circa 36mila pasti caldi (1.200 al giorno) a persone in difficoltà. Per offrire un contributo è possibile inviare un sms o fare una telefonata da rete fissa al 45588. Dall’inizio dell’emergenza coronavirus sono oltre 300mila i pasti offerti, il 45% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. “Stiamo vivendo un periodo molto duro per tutti, ma non dobbiamo permettere che le difficoltà induriscano anche la nostra anima: solo restando uniti e aiutandoci a vicenda riusciremo a superare questa fase così critica” afferma direttore dell’Antoniano fr Giampaolo Cavalli. “Ogni aiuto, anche piccolo, è fondamentale - prosegue -. Tutte le donazioni si trasformeranno in pane per chi non ha da mangiare, ma anche in speranza per il futuro: il pasto, infatti, rappresenta il primo passo di un cammino che, partendo dall’ascolto, dal confronto e dal dialogo, porta alla rinascita personale e sociale”. Le realtà francescane sostenute dall’iniziativa solidale sono quelle di Roma, Palermo, Catanzaro, La Spezia, Genova, Torino, Verona, Bologna, Pavia, Monza, Milano, Lonigo, Voghera e Baccanello. Ma a beneficiarne è anche una realtà francescana ad Aleppo, in Siria. “Le persone che si rivolgono alle strutture francescane sono in netto aumento - spiega il direttore dell’Antoniano - questa situazione di grande emergenza non solo sta peggiorando la condizione di chi si trova nel disagio, ma sta anche mettendo in difficoltà tante famiglie (…). Molto difficile è anche la situazione delle persone che vivono in strada e degli anziani soli e senza qualcuno che si prenda cura di loro”. I volontari e i frati delle mense francescane segnalano, tra i nuovi ospiti, anche diverse persone che hanno perso il lavoro in seguito all’emergenza sanitaria. “Operazione Pane tiene unite le mense francescane e ci aiuta a non dimenticare nessuno - sottolinea fr Cavalli -, a mettere in tavola un pasto caldo per tutti e a fare in modo che le nostre porte restino sempre aperte in sicurezza, nonostante le grandi difficoltà del momento”. (TC)

24 novembre - LA RIUNIONE I santi e la Laudato si’ per prepararsi all’Avvento

Un ritiro on line e un percorso di riflessione sulla Laudato si’ di Papa Francesco per prepararsi all’Avvento nell’isola della Riunione. Dal 29 novembre al 3 gennaio del prossimo anno il Servizio diocesano di formazione permanente della diocesi della Riunione propone sul proprio portale “Con i santi, attendiamo Gesù Nostro Signore”, una serie di meditazioni e riflessioni con l’intervento di diversi relatori. È possibile iscriversi su www.jevismafoi.com/contact-us/. Il Consiglio diocesano di pastorale ha preparato invece un cammino verso il Natale articolato in quattro settimane con stralci della Laudato si’ e testi liturgici. Gli schemi, spiega monsignor Gilbert Aubry, vescovo della diocesi, possono essere utilizzati individualmente, in famiglia, in gruppi o nei quartieri e sono disponibili sul portale www.eglisealareunion.org/ dove è anche possibile scaricarli. (TC)

24 novembre - IRLANDA Con la prima domenica di Avvento arriva la settima edizione del Calendario dell’Avvento online della Conferenza episcopale

Sarà disponibile da domenica su www.catholicbishops.ie il Calendario dell’Avvento online della Chiesa irlandese. Giunto alla sua settima edizione, l’esclusivo calendario offre risorse per parrocchie, scuole e famiglie per aiutare persone di tutte le età a pregare e riflettere su come mantenere Cristo al centro dei preparativi natalizi durante questo speciale tempo liturgico. “Sebbene sia stato un anno molto difficile per tutti noi a causa della pandemia da Covid-19, la stagione dell’Avvento offre un nuovo inizio e la promessa di una speranza per tempi migliori - afferma monsignor Eamon Martin, arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda -. Quest'anno, forse più che mai, abbiamo bisogno di idee e ispirazione che ci aiutino ad approfondire, durante le nostre ore di isolamento e restrizione, a trovare quel barlume di luce, quella nota di gioia, quella promessa di consolazione”.  Il Calendario dell’Avvento on line, riferisce un comunicato stampa della Conferenza episcopale irlandese, propone quotidianamente, per prepararsi al Natale, le letture della Messa e testi sul santo del giorno, preghiere, video sull’Avvento, parole di Papa Francesco tratte dall’esortazione apostolica Christus vivit, gesti, suggerimenti per rendere il Natale più sostenibile e prendersi cura della casa comune, libri, musica e ancora eventi nelle diocesi e nelle parrocchie e indicazioni per aiutare le famiglie più bisognose. Ed è ormai caratteristico l’audio pensato per ogni giorno, offerto da vescovi, sacerdoti, religiosi, laici. “Rimaniamo continuamente vigili e preparati per il momento inaspettato in cui il Signore viene da noi, negli altri, nelle nostre esperienze quotidiane, inclusa la sua presenza negli ammalati, povero e straniero” aggiunge monsignor Martin. Il presule ricorda poi che, dall’inizio della pandemia il popolo irlandese ha vissuto tempi difficili con coraggio, resilienza e compassione e che tutti hanno fatto grandi sacrifici per la protezione della vita, della salute e per il bene comune. “Molti cristiani si sono adoperati nel servizio generoso e nel sostegno per i loro vicini, i soli, gli isolati, i malati e coloro che hanno perso la vita - prosegue monsignor Martini -. Fede, amore e speranza, a casa e in chiesa, sono stati un enorme sostegno durante questi tempi difficili”. L’arcivescovo di Armagh rimarca poi che Cristo è nato per portare speranza in un mondo oscurato e invita a riflettere sul messaggio del Natale “che è Cristo è vivo ed è la nostra speranza”. (TC)

24 novembre - ITALIA Dal monastero di Cascia l’invito alle donne a denunciare le violenze

Non restare in silenzio davanti alla violenza e parlarne: è l’invito che suor Maria Rosa Bernardinis, badessa a Cascia del Monastero Santa Rita, rivolge alle donne in una dichiarazione pubblicata sul portale santaritadacascia.org in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che ricorre domani. “Chiedere aiuto è il primo passo per tornare a vivere davvero, per amare ed essere amate come meritate” prosegue suor Maria Rosa che definisce la lotta alla violenza verso le donne un’emergenza mondiale. “Lo è a maggior ragione oggi, che il Covid-19 costringe le donne vittime di maltrattamenti, fisici o psicologici, a stare chiuse in casa con i loro aguzzini” aggiunge la religiosa che ritiene necessario educare al rispetto, all’amore e non all’odio, partendo dai giovani. Per suor Maria Rosa le istituzioni devono “essere determinate, irremovibili e vigili nella lotta contro la violenza sulle donne e allo stesso tempo sensibili ed efficaci”, quindi l’appello “agli uomini che uccidono le donne”: “L’amore non si possiede, non si ottiene con la forza, bensì si conquista giorno per giorno. L’amore è ricevere e donare, l’amore è vita e mai morte”. Infine suor Maria Rosa ricorda la figura di Santa Rita, “esempio di pace, perdono, ma anche di amore e forza”, chiedendone l’intercessione presso Dio perché le donne siano libere e “mai più schiave di paura e violenza”.  (TC)

24 novembre - NAGORNO-KARABAKH Appello del Mecc perché venga assicurata una pace chiara, sostenibile e duratura

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (Mecc) chiede alle parti coinvolte e alla comunità internazionale di impegnarsi perché nel Nagorno-Karabakh perduri il cessate il fuoco. In una dichiarazione dal titolo “Giustizia per l’Artsakh” rilasciata ieri, l’organizzazione religiosa, che vuole promuovere il dialogo e la pacifica convivenza fra i popoli, evidenzia che l’attuale accordo in vigore dal 10 novembre non garantisce una pace chiara, sostenibile e duratura. Le Chiese del Medio Oriente temono per la libertà religiosa e la pratica dei culti ed esprimono preoccupazione per l’eredità cristiana di chiese, monasteri, monumenti e musei già danneggiati o che potrebbero essere distrutti. Per questo esortano tutte le organizzazioni internazionali ad impegnarsi per l’Artsakh, “che ha diritto all’autodeterminazione come qualsiasi altra nazione e popolo nel mondo”. “Ribadiamo inoltre l’importanza di un dialogo sincero tra tutte le parti interessate per il bene di quanti vivono nella regione - aggiungono le Chiese del Medio Oriente -. Ciò aprirebbe la strada per garantire quei passi necessari all’istituzione di un nuovo ordine regionale che andrebbe a vantaggio di tutte le parti coinvolte nell’attuale conflitto”. (TC)

24 novembre - ITALIA Al Diocesano di Genova l’arte non si ferma. Rinasce il Monumento funebre del cardinale Fieschi, capolavoro del gotico italiano 

Al Museo Diocesano di Genova la cultura non chiude, rinasce. Durante questo difficile periodo in cui a causa dell’emergenza Covid-19 gli spazi espositivi restano chiusi al pubblico, l’attività prosegue nel segno della speranza. In particolare si lavora ad un progetto che contribuirà alla riscoperta dell’arte trecentesca e di un’importante pagina nella storia della città. Protagonista è il Monumento Funebre del cardinale Luca Fieschi, attore di primo piano nella vita politica e culturale della città nel XIV secolo. L’iniziativa denominata  “Rinasce un capolavoro. Il monumento Fieschi al Museo Diocesano” è promossa dall'Arcidiocesi di Genova e dalla Fondazione Compagnia di San Paolo.. Tra i primi ad essere costruiti, tra il 1336 e il 1343, all’interno della Cattedrale di San Lorenzo per espressa volontà testamentaria del porporato, stretto collaboratore di Bonifacio VIII, il Monumento nel corso dei secoli è stato spostato e smembrato, perdendo la sua fisionomia originaria. In questi ultimi mesi è divenuto oggetto di un’importante lavoro di ricomposizione e presto tornerà ad essere ammirato, se non nell’aspetto originario, nell’imponenza dei suoi otto metri di altezza, all’interno delle sale del Diocesano di Genova, la cui planimetria è stata rivoluzionata per l’occasione. “I pochi documenti che descrivono il monumento – spiega a Vatican News la direttrice del Museo Paola Martina - ci riferiscono di un monumento molto imponente. Ci siamo trovati di fronte ad un grande puzzle, una sorta di mosaico tridimensionale composto da frammenti di diversa consistenza, rovinati dall’incuria e dalla fretta con cui si è proceduto a smontare il monumento quando la casata Fieschi aveva perso pregnanza politica.”. In seguito i frammenti principali furono accorpati in un primo tempo in cattedrale, poi nel 1991 trasferiti nel Museo Diocesano. Circa 120 tasselli minori furono invece conservati nei depositi. “Quando li abbiamo accostati l’uno all’altro ci siamo resi conto dell’imponenza di questa macchina sepolcrale ed è nata l’idea di tornare ad esporli". "Non è una vera propria ricostruzione”, tiene a precisare Paola Martina. “Mancano troppi pezzi e non c’è una documentazione sufficiente per comprendere lo schema della struttura originaria”. Importanti novità sono venute alla luce durante questi mesi: “quando si prendono i frammenti in mano emergono particolari importanti, come ad esempio le importantissime tracce di colore: il rosso nelle vestii o l’oro sulle ali degli angeli”.  “Avvalendoci dei mezzi tecnici odierni e del lavoro di una squadra appassionata e impegnata in questo studio, restituiamo alla città uno dei suoi simboli, con l’obiettivo di fornire agli studiosi delle prossime generazioni e al largo pubblico la possibilità di confrontarsi con un’epoca e con una delle pagine fondamentali della nostra storia”. Nipote di Adriano V e pronipote di Innocenzo IV, Luca Fieschi apparteneva infatti alla casata guelfa dei conti di Lavagna, prestigiosa famiglia genovese. Ordinato cardinale non ancora trentenne da Bonifacio VIII, fu noto a Genova per la sua attività di benefattore, politico, diplomatico, intellettuale, collezionista  di libri,  codici raffinati ed opere d’arte. Il Monumento Funebre è tra i più antichi e notevoli esempi di gotico italiano, in cui struttura architettonica e decorazione plastica si compenetrano.  Raffinato il realismo ritrattistico del volto del porporato, la cui figura è distesa all’interno di una camera funeraria circondata da due angeli che sorreggono le cortine del baldacchino. Di grande vivacità espressiva sono nel registro inferiore della tomba le scene dell’Apparizione di Cristo agli Apostoli e la Verifica della Stimmate. “Prevediamo di aprire nella tarda primavera”. Conclude la direttrice Paola Martina: “i tempi sono stretti, ma molto del lavoro è già stato eseguito l’estate scorsa. In questo periodo così difficile non ci siamo fermati. È questo uno dei motori della nostra missione come museo ecclesiastico: non fermarsi e far vivere le opere stesse che conserviamo”. (PO)

24 novembre - BANGLADESH Il sostegno della Caritas agli imprenditori di etnia Garo colpiti dalla pandemia a Mymensingh

Caritas Bangladesh ha organizzato una due giorni dal titolo Young Entrepreneurs Gathering 2020, il 19 e il 20 novembre, nella città di Mymensingh, a circa 120 chilometri a nord della capitale Dacca, per sostenere i giovani imprenditori di etnia Garo colpiti dalla pandemia di coronavirus. 50 i giovani che hanno potuto proporre i loro prodotti e i loro servizi. L’iniziativa è stata molto apprezzata dai lavoratori, in quanto circa 7.500 persone, perlopiù di etnia garo, hanno perso il lavoro, e circa 116 imprenditori hanno chiuso le loro attività durante la pandemia. "Non sappiamo se postremo aiutarli con i soldi, ma stiamo cercando di fare qualcosa per loro con i nostri consigli e le nostre risorse", ha riferito ad UCA News James Gomes, direttore dei programmi Caritas, che ha inaugurato la due giorni in videoconferenza. Tra i giovani imprenditori che hanno apprezzato il raduno, Munmun Nokrek, una donna d'affari Garo che gestiva la sua attività principalmente online. "Questo incontro – ha raccontato ad UCA News - ci è stato di grande aiuto. Infatti, avrebbe dovuto essere organizzato prima. Siamo stati in grado di comunicare con gli anziani e di apprezzarci a vicenda, il che ci ha incoraggiato. Personalmente, spero che la Caritas organizzerà un incontro di questo tipo in futuro”. "Durante il Covid-19 la nostra comunità Garo ha sofferto molto”, ha concluso Nokrek, che guadagna circa 50.000 taka (588 dollari) al mese con la sua attività online, escluse le spese, tuttavia, “in futuro, grazie a questi sforzi, potrà diventare autosufficiente". (AP)

24 novembre - ITALIA Famiglia Vicenziana: al via il pellegrinaggio della della Sacra effigie della Beata Vergine Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa a Roma

In un comunicato stampa diffuso oggi, la Famiglia Vincenziana ha annunciato l’inizio del pellegrinaggio della Sacra effigie della Beata Vergine Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa, benedetta da Papa Francesco lo scorso mercoledì 11 novembre in Vaticano, alla presenza del Superiore Generale della Congregazione della Missione e di una piccola delegazione. Il Pellegrinaggio di Maria, che nel mese di dicembre si snoderà perlopiù nelle parrocchie della città di Roma, ha in programma di visitare durante il prossimo anno le Comunità in Italia, in occasione del 190.mo anniversario delle apparizioni della Vergine a Santa Caterina Labouré. L’iniziativa dei Vincenziani  ha lo scopo di ricordare ai fedeli che “ancora oggi la Santa Vergine ci invita ai piedi dell’altare” - si legge nella nota - e “continua, dopo 190 anni, a vegliare sull’umanità intera e viene pellegrina a visitare e incontrare le Comunità ecclesiali sparse per l’Italia compiendo così la promessa d’amore contenuta nel suo Messaggio: ‘Io stessa sarò sempre con voi … abbiate fiducia … non scoraggiatevi’. Giovedì 26 novembre, alle ore 18.30, al Collegio Leoniano, a Roma, dove è custodita la sacra effigie, è in programma una preghiera mariana. Il giorno dopo, il 27 novembre, al mattino, la statua verrà portata negli studi di Tv2000 per uno speciale sulla Madonna della Medaglia Miracolosa, in onda tra le 9.06 e le 9.45, e alle ore 17, si terrà la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal superiore generale della Congregazione della Missione, padre Tomaz Mavric, al termine della quale la Madonna pellegrina inizierà ufficialmente il suo pellegrinaggio. Dal Collegio Leoniano verrà trasportata a piedi nella vicina chiesa di San Gioacchino in Prati. Da qui, il 30 novembre, verrà portata alle Figlie della Carità S. Luisa e, il 1° dicembre, alla chiesa di S. Andrea delle Fratte, da dove ripartirà il 4 dicembre alla volta delle Figlie della Carità Regina Mundi. Il 7 dicembre l’immagine sarà accolta dalle Figlie della Carità S. Agata, il 10 dicembre dalla parrocchia di San Gregorio VII e il 12 dalla parrocchia di S. Anna in Vaticano. Da qui, poi, sarà portata il 14 dicembre alla parrocchia di San Domenico di Guzman e il 17 a S. Francesca Cabrini. Dopo una sosta a S. Francesco di Assisi, il 19 e il 20 dicembre, l’immagine farà ritorno il 21 dicembre al Collegio Leoniano, fino al 26 dicembre, quando verrà portata a San Luca. Il 29 dicembre la statua andrà al Regina Pacis e il 30 e 31 dicembre verrà portata alle Figlie della Carità di Loreto (AN). Era la notte tra il 18 e il 19 luglio 1830 quando a Caterina Labouré, novizia nel convento delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, in rue du Bac 140, a Parigi, apparve la Madonna, con cui ebbe un lungo incontro mistico, al quale se ne susseguirono altri. In uno di questi, il 27 novembre, la Madonna chiese a Santa Caterina di coniare una Medaglia che riproducesse la visione: «Le persone che la porteranno – disse - riceveranno grandi grazie!». (AP)

24 novembre - MESSICO #coronavirus L’Episcopato annuncia la chiusura della Basilica di Guadalupe dal 10 al 13 dicembre

“Le condizioni di salute che il Paese sta vivendo a causa del Covid-19 non ci permettono in questa occasione di celebrare la Vergine di Guadalupe andando in pellegrinaggio insieme al suo santuario; e il bene di tutto il popolo messicano ci motiva a prendere misure di contenimento per evitare che il virus si diffonda, con le gravi conseguenze che ciò comporterebbe”. È quanto scrive ai messicani, in un comunicato diffuso ieri sulla sua pagina web, la Conferenza episcopale, annunciando la chiusura della Basilica di Guadalupe dal 10 al 13 dicembre. Una misura presa dall’Episcopato, in coordinamento con l’arcidiocesi del Primate del Messico e con il governo di Città del Messico, per contenere la diffusione del coronavirus. I fedeli, dunque, sono stati invitati – si legge nel testo -  a partecipare alle celebrazioni guadalupane nelle loro parrocchie o a casa, evitando la folla e rispettando le misure sanitarie. La Basilica di Guadalupe ha preparato, infatti, per l’occasione un vasto programma di eventi che potranno essere seguiti attraverso la televisione e Internet, oltre ad alcune attività a cui partecipare a distanza. il programma è disponibile all'indirizzo www.virgendeguadalupe.org.mx. Le autorità di Città del Messico, inoltre, hanno avvertito che nei giorni di chiusura verrà effettuata un’operazione di sicurezza per orientare coloro che si recheranno nei dintorni del Santuario per commemorare la Madonna di Guadalupe, davanti a quell’immagine  - che la maggioranza della popolazione conserva nelle proprie case -, sulla collina del Tepeyac che, dal XVI secolo, è stato “luogo di pellegrinaggio per milioni di uomini e donne che hanno trovato nella Vergine Maria di Guadalupe una protezione materna contro le avversità e una fonte di ispirazione nei processi sociali” e dove anche in questo 2020, uno degli anni più difficili della storia del Paese, avrebbero voluto recarsi  per trovare conforto. (AP)

24 novembre - REGNO UNITO Crisi in Etiopia. La Christian Solidarity Worldwide segnala gravi episodi di assalti armati e uccisioni nella regione del Tigray

“La Christian Solidarity Worldwide (CSW) è profondamente preoccupata per il conflitto nella regione del Tigray, che ha un impatto sproporzionato sui civili e aumenta la vulnerabilità dei rifugiati eritrei nella regione. Le continue segnalazioni di violazioni che possono costituire crimini atroci richiedono un'immediata risposta internazionale". Lo ha detto, in un comunicato pubblicato sulla pagina web della CSW, il presidente fondatore dell’organizzazione cristiana impegnata nella difesa dei diritti umani e della libertà religiosa, Mervyn Thomas. "Occorre esercitare pressioni per garantire un immediato cessate il fuoco, il ritiro delle truppe eritree, l'apertura di corridoi umanitari per assistere i rifugiati e i civili – ha spiegato Thomas - e l'immediata verifica e indagine indipendente di possibili crimini di guerra e crimini contro l'umanità”. Il conflitto è iniziato il 4 novembre quando il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha ordinato un'offensiva militare contro le forze del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tigray Peoples' Liberation Front - TPLF) in risposta a un attacco a una base dell'esercito federale che le autorità del Tigray hanno definito preventivo. Nonostante le autorità etiopi affermino che le loro forze hanno preso di mira solo la leadership, le forze e le milizie alleate del Tigray, nel corso del conflitto sono state denunciate gravi violazioni, tra cui stupri, esecuzioni extragiudiziali e bombardamenti indiscriminati su case, chiese, moschee, scuole e altre strutture civili. La CSW, nel suo comunicato, riporta inquietanti notizie di sparatorie da casa a casa nella città di Zalambesa, che avrebbero portato all'esecuzione extragiudiziale di oltre 50 persone. Il governo etiope ha lanciato un ultimatum di 72 ore per chiedere alle forze del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tplf) di arrendersi o di affrontare un assalto a tutto campo alla capitale regionale di Mekelle con carri armati, droni e artiglieria. La direttrice dell'organizzazione non governativa Human Rights Concern- Eritrea (HRCE), Elsa Chyrum, ha confermato alla CSW la presenza di un migliaio di truppe eritree, tra cui coscritti, fanteria e divisioni corazzate meccanizzate nel Tigray dall'inizio delle ostilità. Le truppe hanno combattuto su tutti e tre i fronti di guerra e, di conseguenza, hanno subito perdite molto pesanti. La presenza delle truppe eritree ha aumentato le preoccupazioni per il benessere dei rifugiati eritrei, che sono ospitati in quattro campi situtati lungo il confine eritreo. Molti sono minori non accompagnati. L'ufficio locale dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) non può accedere a questi campi a causa dei combattimenti. Le razioni mensili di cibo stanno finendo e gli occupanti non possono più accedere alle cure mediche. Il 20 novembre l'UNHCR ha rilasciato una dichiarazione in cui ha espresso la sua crescente preoccupazione per "la sicurezza di tutti i civili del Tigray, compresi i 100.000 rifugiati eritrei che si trovano in quattro campi". Il numero di persone fuggite dal Tigray per il Sudan orientale ha superato le 33mila unità, indicando una crisi umanitaria incombente. “Il governo etiope deve esortare a garantire la protezione dei rifugiati in conformità con il diritto internazionale e adempiere agli obblighi previsti dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e dalla Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, nonché dallo Statuto di Roma, che descrive la presa di mira dei civili, anche affamandoli deliberatamente, come un crimine di guerra” ha affermato il presidente della CSW. “Esortiamo il Primo Ministro Abiy Ahmed – ha concluso - ad adottare misure immediate per attenuare il conflitto, garantendo il pieno rispetto del diritto alla vita e delle libertà fondamentali di tutti i cittadini etiopi, indipendentemente dall'etnia". (AP)

23 novembre - AUSTRALIA Plenaria dei vescovi su aggiornamento delle procedure nella lotta alla pedofilia e riforma della governance della Chiesa australiana

Dopo quella dello scorso maggio, anche la sessione autunnale della Conferenza episcopale Australiana (Acbc) si terrà in modalità virtuale. L’assemblea era prevista inizialmente a Melbourne, ma la seconda ondata del Covid-19 nella città ha reso impossibile la presenza fisica dei vescovi che si riuniranno a partire da domani e fino al 27 novembre on-line. In primo piano durante i lavori l’aggiornamento delle strutture e delle pratiche messe in piedi dalla Conferenza episcopale nella lotta contro la pedofilia e in particolare l'istituzione di un nuovo ufficio centrale per coordinare la gestione dei casi di abuso sessuale nella Chiesa. L’organismo subentrerà nel 2021 al "Catholic Professional Standards Limited" (Cpsl), creato nel 2016. Esso incorporerà anche le funzioni di vari altri enti cattolici creati in questi anni per rispondere alle denunce. “Basandosi sull’eccellente lavoro svolto delle agenzie esistenti - ha affermato il presidente dell’Acbc,  monsignor Mark Coleridge, - sarà uno strumento più efficace e più efficiente per affrontare queste questioni delicate". All’esame dei vescovi australiani anche il nuovo Protocollo nazionale di risposta ai casi di abuso che prevede procedure più uniformi e focalizzate sulle vittime. "L’elaborazione del Protocollo è stato complesso e approfondito e vi hanno partecipato diversi soggetti interessati, compresi i sopravvissuti e chi li sostiene", ha spiegato monsignor Coleridge. “Esso garantirà a chi sporge denuncia che il suo caso sarà trattato allo stesso modo in ogni parte del Paese, indipendentemente da quando o dove l'abuso si è verificato". Altro importante tema all’ordine del giorno dell'assemblea il Rapporto sulla promozione della corresponsabilità nella governance della Chiesa cattolica in Australia (The Light from the Southern Cross: Promoting Co-Responsible Governance in the Catholic Church in Australia). Presentato la scorsa primavera il documento è stato commissionato dalla Conferenza episcopale, in seguito a una raccomandazione della Royal Commission, la Commissione federale sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali contro i minori. Lungo 200 pagine, contiene 86 raccomandazioni che indicano quelli che dovrebbero essere i punti chiave per un buon governo della Chiesa in Australia: sussidiarietà, buona amministrazione, sinodalità, dialogo, discernimento e leadership offrendo suggerimenti concreti su come rafforzare il ruolo dei laici e assicurare una loro adeguata corresponsabilità, sia a livello a livello parrocchiale che diocesano. (LZ)

23 novembre - THAILANDIA Celebrato nella cattedrale di Bangkok il primo anniversario della visita di Papa Francesco nel Paese

In occasione del primo anniversario della visita apostolica di Papa Francesco nella nazione del sudest asiatico e dell’inaugurazione dell'Anno della gioventù cattolica thailandese, centinaia di fedeli hanno partecipato ieri, 22 novembre - riporta LicasNews -, alla Messa celebrata nella cattedrale dell'Assunzione di Bangkok, dal cardinale Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, presidente dell’Episcopato thailandese e arcivescovo di Bangkok. "È giusto e significativo che la Conferenza episcopale thailandese ci abbia riunito oggi tutti insieme per inaugurare l'Anno della gioventù cattolica thailandese e per trasmettere ancora una volta il messaggio papale a tutti i giovani che amiamo e a cui auguriamo ogni bene con affetto", ha affermato il porporato. "Siate certi di essere il presente e il futuro della Chiesa e della società thailandese", ha dichiarato, aggiungendo: "Auguro a tutti i giovani di vivere la loro vita in spirito cristiano, secondo il messaggio dato dal Santo Padre a tutti loro nella sua omelia e di seguire il suo esempio e le sue azioni". Papa Francesco ha visitato la Thailandia dal 20 al 23 novembre dello scorso anno. È stata la seconda visita di un Pontefice nel Paese, dopo Papa San Giovanni Paolo II nel 1984. La visita apostolica, con il motto "Discepoli di Cristo, discepoli missionari", si è svolta in occasione del 350.mo anniversario del Vicariato Apostolico del Siam, eretto nel 1669, che ha segnato l'inizio della presenza della Chiesa in Thailandia. Durante la celebrazione, il cardinale Kriengsak ha condiviso con i fedeli l’esperienza del suo incontro con il Pontefice. "Ho visto il suo essere e il suo comportamento”, “egli è la Buona Novella che ha portato felicità a tutti coloro che lo hanno incontrato". Il Santo Padre, ha continuato, conduce “i bambini e gli adolescenti a camminare insieme in unione con lui, ad avere fede in Cristo che è vivo in mezzo a noi e ha dato loro un ‘cuore giovane’”. I quasi 400.000 cattolici in Thailandia rappresentano poco più dello 0,5% dei 65 milioni di abitanti del Paese. (AP)

 

23 novembre - VATICANO Cardinale Ravasi: combattere il razzismo, siamo tutti umanità

“Non possiamo tollerare il razzismo in alcuna forma e insieme sostenere di difendere la sacralità di ogni vita umana”: lo ha detto Papa Francesco nell’Udienza generale del 3 giugno scorso, mentre negli Stati Uniti esplodevano le proteste per la morte di George Floyd, l’afroamericano deceduto il 25 maggio dopo essere stato arrestato da un poliziotto bianco. Le parole del Pontefice sono state ricordate dal Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente della Pontificio Consiglio della Cultura, che oggi pomeriggio ha aperto il webinar sul tema “Il razzismo, le donne e la Chiesa cattolica”, organizzato dall’Università Lumsa, dalla Consulta Femminile del Pontificio Consiglio della Cultura e dalle Ambasciatrici presso la Santa Sede. “La lotta contro il razzismo non presuppone uniformità, bensì molteplicità nell’unità”, ha detto il porporato, citando poi l’Antico Testamento. Esso, infatti, riporta la parola “adamah”, traslata poi in “Adamo”, che in ebraico ha il significato di “umanità”. Ciò implica, ha ribadito il Cardinale Ravasi, che “tutti siamo Adamo”, tutti siamo umanità. Allo stesso modo, l’Apostolo San Paolo, nella Lettera ai Galati e in quella ai Colossesi, afferma che “non c’è schiavo o libero, barbaro o straniero”, perché “tutti siamo uno in Cristo”. Dal presidente del Dicastero della Cultura è giunta anche una considerazione sulle relazioni: “Il razzismo è la negazione della relazione, è una forma di negazionismo sociale e spirituale” della diversità dell’altro, ha spiegato. Affermare la necessità di andare verso l’altro e, allo stesso tempo, riconoscere la differenza dell’altro sono quindi due azioni fondamentali per combattere il pregiudizio razziale. Spazio, poi, alle testimonianze, come quella di Suor Rita Mboshu Kongo, teologa congolese e docente presso la Pontificia Università Urbaniana, che ha sottolineato l’importanza del fattore educativo come strumento per combattere il razzismo. La scuola e la famiglia, ha spiegato, sono i luoghi primari per comprendere, sin da subito, quanto la discriminazione, soprattutto femminile, sia sbagliata. Suor Rita ha raccontato la sua esperienza personale: primogenita della sua famiglia, è stata esortata dal padre a superare i pregiudizi, come ad esempio quello che impedisce alle donne di mangiare la carne di maiale. “Il razzismo va combattuto con la formazione della coscienza”, ha affermato Suor Rita, suggerendo anche di aiutare le donne a studiare per ampliare le loro conoscenze. “Chiedo alla Chiesa di impegnarsi di più nella formazione delle suore – ha ribadito inoltre Suor Kongo – affinché abbiano un bagaglio adeguato all’apostolato che viene loro richiesto”. Tra gli altri interventi, quello di Miroslava Rosas Vargas, Ambasciatrice della Repubblica di Panama presso la Santa Sede: “Il pregiudizio razziale è una bestemmia contro il Creatore - ha detto - è un peccato che va contro il messaggio di Cristo e che va affrontato alla radice”. A tale errata tendenza risponde l’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco, ha concluso il webinar: in essa, infatti, si ricorda che “il razzismo è un virus che muta facilmente e invece di sparire si nasconde, è sempre in agguato”. Ma contro tale pregiudizio si può rispondere con la fraternità, perché – hanno detto ad un’unica voce tutti i relatori – “siamo tutti fratelli e sorelle, creati ad immagine e somiglianza di Dio”. (IP)

23 novembre - COLOMBIA Presa di possesso del nuovo vescovo di Pasto, monsignor Juan Carlos Cardenas Toro

In occasione della festa della Presentazione della Beata Vergine Maria, il 21 novembre, alla presenza del Nunzio Apostolico in Colombia e di un gruppo rappresentativo di vescovi, sacerdoti, autorità religiose, civili e militari, monsignor Juan Carlos Cardenas Toro, segretario generale del Celam, e precedentemente vescovo ausiliare di Cali, ha preso possesso canonico della diocesi di Pasto, si legge sulla pagina web dell’Episcopato. "Mano nella mano con la Santa Vergine, il cui amore è profondamente radicato nella popolazione di Nariño, ci sentiamo chiamati questa mattina a continuare a ‘remare nel mare’", ha detto il presule all’inizio della sua omelia, sottolineando come la Vergine Maria segnerà il cammino di questa nuova tappa della sua vita diocesana. Il vescovo, osservando come l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione della pandemia di coronavirus stia facendo toccare all'umanità un terreno sconosciuto e ostile che non avrebbe mai immaginato, ha incoraggiato il popolo di Dio ad alzarsi con la certezza che Dio è in mezzo a noi. "La sua presenza – ha detto - dovrebbe spingerci a sfondare, se non i confini fisici, quelli spirituali per aprirci alla speranza e continuare a contagiare le nostre sorelle e i nostri fratelli con ‘la gioia del Vangelo’, per dire loro con parole e gesti che non sono soli”. Egli ha evidenziato il lungo lavoro pastorale che la diocesi di Pasto ha svolto, promuovendo un numero importante di comunità cristiane "evangelizzate ed evangelizzatrici, preoccupate di incarnare gli insegnamenti di Gesù nella vita quotidiana”, e ha invitato a continuare a sostenere i più bisognosi, in particolare, tra gli altri, le vittime della violenza, i migranti, i poveri, e coloro che hanno perso il lavoro. Il compito della Chiesa, ha avvertito, non è "un progetto personale o individuale; è la risposta a una chiamata di qualcuno, a cui diamo risposta, a cui obbediamo e con cui ci impegniamo ad accrescere la forza camminando insieme". Durante la celebrazione, il Nunzio Apostolico in Colombia, monsignor Luis Mariano Montemayor, ha rivolto qualche raccomandazione al nuovo vescovo, invitandolo a coltivare una figura paterna e vicina al clero e ai fedeli, nella dimensione spirituale e pastorale, e a mostrare un atteggiamento di ascolto gioioso e comprensivo. Tra le altre cose, egli ha ricordato al presule di mostrare, in queste terre di Cauca e Nariño, particolare sensibilità verso il sociale. (AP)

 

23 novembre - ITALIA Don Grimaldi ai cappellani delle carceri: le limitazioni imposte dalla pandemia siano in questo Avvento stimolo per trasformare la marginalità in opportunità

Come vivere l’Avvento nelle carceri, in questo tempo di distanziamento, dove tutto è rallentato e ostacolato dall’emergenza Covid-19? Cosa fare? Quali attività pastorali mettere in atto? Sono gli interrogativi sui quali riflette don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri d’Italia, nel suo messaggio per l’Avvento a cappellani, diaconi e suore che prestano il proprio servizio pastorale negli istituti penitenziari. Rimarcando che il cammino dell’Avvento è un tempo di grazia, di ascolto e di vigilanza, don Grimaldi ricorda le parole di San Francesco d’Assisi ai suoi frati: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. “Nelle nostre carceri, a causa della paura dei contagi, molte attività sono state rallentate, di conseguenza i detenuti vivono maggiormente la loro solitudine e l’abbandono” aggiunge don Grimaldi che esorta cappellani e altri operatori ad essere “come una finestra spalancata nella vita dei ristretti per indicare loro orizzonti nuovi”, “a fare ‘ciò che è necessario’” e a non vivere le limitazioni imposte dalla pandemia come frustrazioni che paralizzano l’agire, ma come stimolo per trasformare “la marginalità in opportunità”. “Il Natale del Signore che ci apprestiamo a vivere, ci narra di fragilità, povertà e umiltà - prosegue don Grimaldi -. E questo tempo burrascoso, di crisi sanitaria, sociale ed economica, ci ha fatto scoprire ancor di più i nostri limiti e le nostre debolezze, facendoci comprendere che noi non siamo i padroni del tempo”. L’invito è a vivere questo periodo d’incertezze “con la vigilanza del cuore e con la capacità di scrutare la notte e saper attendere con Fede e carità il domani che verrà”. “Il cammino di Avvento sarà, dunque, per tutti noi, un tempo per l’ascolto dello Spirito - indica do Grimaldi - e per essere sentinelle di speranza che annunciano dopo l’oscurità della notte il nuovo giorno, ma anche di rinsaldare il coraggio della Fede che ci chiede di vivere il quotidiano con la ricchezza della Speranza”. Infine l’ispettore generale dei cappellani delle carceri definisce “questo tempo nuovo dell’attesa di Dio che viene (…) carico di sogni e di speranze e citando l’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco conclude affermando che “è importante sognare insieme”, che “da soli si rischia di avere miraggi” per cui si vede quello che non c’è, e che i sogni si costruiscono insieme”. (TC)

23 novembre FILIPPINE Tifoni Vamco e Goni. La Caritas già all’opera per la ricostruzione  

 Continua la mobilitazione della Chiesa filippina per le popolazioni colpite dai tifoni Vamco (Ulysses) e Goni (Rolly). La Caritas nazionale – riporta il sito della Conferenza episcopale Cbcpnews - si è già attivata per avviare la ricostruzione nelle province di Catanduanes e Albay, l’area più danneggiata dal super tifone Goni. Con venti fino a quasi 300 km all’ora e piogge torrenziali, Goni è ad oggi il tifone più potente ad aver colpito l’arcipelago nel 2020. Decine le vittime e ingenti i danni materiali, in un Paese già messo in ginocchio dalla pandemia del Covid-19. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), in tutto sono più di 68milioni le persone interessate dal disastro, di cui oltre 24 milioni vivono nelle aree più colpite. La priorità in questo momento – spiega il direttore esecutivo della Caritas Filippine, padre Antonio Labiao – è la ricostruzione delle case per le migliaia di famiglie rimaste senza un tetto. Per questo una squadra dell’organizzazione si è già recata nella provincia di Catanduanes per valutare le necessità più immediate. Solo in questa provincia 37.200 abitazioni sono state completamente distrutte e 23.783 danneggiate, secondo i dati ufficiali del governo.  A questo si aggiunge la devastazione alle infrastrutture e all’agricoltura. Ad essere colpite in particolare le piantagioni di abaca, una pianta nota come canapa di Manila da cui si ricavano tessuti e che è la principale risorsa della provincia. 13mila agricoltori del settore hanno perso tutto e i danni ammontano a 1,3 milioni. Ingenti i danni anche anche all’industria del cocco e al settore ittico. La rete della solidarietà della Chiesa filippina si è messa subito in moto: la Caritas non ha ancora valutato i costi dei suoi interventi, ma la risposta al suo appello è stata immediata e “commovente”, ha detto padre Labiao. La settimana scorsa una squadra guidata dal sacerdote ha anche visitato le province di Isabela e Cagayan colpite dal tifone Vamco. Secondo una prima stima dell’arcidiocesi di Tuguegarao più di 43mila famiglie sono state evacuate dopo il suo passaggio. Vicinanza nella preghiera e solidarietà alle popolazioni colpite dai due tifoni erano state espresse anche da Papa Francesco all’Angelus del 15 novembre. Nei giorni scorsi i vescovi filippini hanno ricordato, in una lettera pastorale, l’anniverario di un altro terribile tifone abbattutosi sette anni fa sull’arcipelago portando morte e distruzione: il tifone  Yolanda che 2013 che causò oltre seimila vittime. (LZ)

23 novembre - UCRAINA Pubblicata la prima raccolta in ucraino (integrata da nuove traduzioni) dei “documenti sociali” della Chiesa

I documenti sociali della Chiesa, integrati grazie alle nuove traduzioni, potranno essere letti e approfonditi in ucraino, grazie ad una raccolta pubblicata dalla casa editrice “Svichado” e curata dall’Istituto di religione e società dell’Università Cattolica Ucraina (UCU) di Lviv. L'opera è stata finanziata dai vescovi statunitensi e dalla fondazione “Florian”. Dodici scritti in tutto, a partire dalla “Rerum Novarum” di Leone XIII, l’enciclica che ha aperto la fase moderna della dottrina sociale. Myroslav Marynovych, docente presso l’Istituto dell’Ucu ha spiegato l’importanza della pubblicazione, ricordando il suo primo approccio con il documento di Papa Pecci. “Nella scuola sovietica cercavano di convincerci che l’unica forza schierata al fianco dei lavoratori era il Comunismo e che la logica della lotta di classe era nella radice di tutti i processi storici. Dopo aver letto la Rerum Novarum, mi sono reso conto che già alla fine del XIX secolo i lavoratori potevano contare su una protettrice e una fedele alleata: la Chiesa” ha sottolineato Marynovych, aggiungendo che “Nel tempo in cui viviamo, la dottrina sociale è estremamente preziosa perché offre alle persone la possibilità di vedere le proprie attività alla luce della rivelazione di Dio. Il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà e gli altri principi fondamentali raccolti nel documento non sono concetti o idee astratti, ma linee guida concrete per l’attività umana e l’incarnazione dello spirito nella materia”. Il direttore dell’Istituto di religione e società, Taras Dzubanskyy, ha rivelato che l’interesse della comunità universitaria nei confronti di questi temi si spiega perché “la teologia non può essere soltanto una disciplina accademica separata dalla vita, ma è una scienza viva che raccoglie un prezioso bagaglio di valori, indicazioni ed orientamenti”. Per promuovere la nuova pubblicazione, l’Istituto dell’UCU organizzerà presentazioni online nell’ambito del ciclo dii seminari della Facoltà di Scienze Sociali. La raccolta verrà proposta inoltre durante il ciclo di studi sul pensiero del Metropolita Andrey Sheptytskyj, guida della Chiesa Greco Cattolica Ucraina dal 1901 al 1944 (SD)

23 novembre - ITALIA - Inaugurato a Roma un nuovo Giardino Laudato si’, ritrovo multiculturale nel cuore dell’Esquilino

Un nuovo Giardino Laudato si’ nel cuore dell’Esquilino a Roma. È quello inaugurato ieri al Giardino di Confucio, area sottratta al degrado e divenuta un accogliente punto di ritrovo multiculturale anche in occasione della Giornata degli alberi. La benedizione è stata affidata a don Joshtrom Isaac Kureethadam, coordinatore del settore Ecologia e Creato del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Sono stati piantati due piccoli cipressi provenienti dall’Orto Botanico di Roma, grazie al progetto Living Chapel e all’Associazione Respiro Verde Legalberi. Tanti gli abitanti del quartiere, gli operatori e i responsabili del Mercato Esquilino, i fedeli della vicina parrocchia di Sant’Eusebio che si sono ritrovati per ascoltare le parole di San Francesco, le stesse che il Papa ha scelto per aprire l’enciclica Laudato si’ dedicata alla cura della casa comune. Nell’area verde i visitatori hanno potuto ammirare pure un albero di kaki proveniente dalla città giapponese di Nagasaki, visitata dal Pontefice esattamente un anno fa, il 24 novembre 2019. Nel corso di tutta questa settimana altri arbusti verranno piantati in diverse strade del rione, in aiuole fino ad oggi abbandonate o in spazi già ricoperti d’asfalto. (GA)

23 novembre - CIAD Leader religiosi incontrano agricoltori e allevatori per promuovere la convivenza pacifica

Sotto la guida di monsignor Nicolas Nadji Bab, vescovo della diocesi di Laï, in Ciad, leader di diverse confessioni religiose e organizzazioni civili hanno avviato un tour di sensibilizzazione sulla pace e la convivenza pacifica per far fronte ai ricorrenti e violenti scontri fra allevatori ed agricoltori che provocano diversi morti nella provincia di Tandjilé. La prima tappa, riferisce Alwihda Info, è stata il cantone di Dormon. L’obiettivo è identificare le vere cause del conflitto fra allevatori e pastori e cercare soluzioni. Il segretario generale del Consiglio supremo degli affari islamici (CSAI) della provincia di Tandjilé, l’imam della grande moschea di Laï Mahamat Saleh Adoum, ha rimarcato che l’iniziativa vuole condurre alla ricerca della pace che ormai a Tandjilé manca da tempo. Per monsignor Nadji Bab la situazione fra allevatori ed agricoltori preoccupa tutti. La pace è un dono di Dio, ha detto il presule, quindi da preservare, coltivare e proteggere, quindi monsignor Nadji Bab ha aggiunto che senza pace non c’è sviluppo. Gli allevatori hanno manifestato agli agricoltori che a provocare disaccordi sono: il mancato rispetto dei corridoi di transumanza, la creazione di nuovi campi intorno ai villaggi, il comportamento dei giovani agricoltori, la mancanza di comunicazione e comprensione. A loro volta gli agricoltori hanno lamentato la devastazione dei campi dovuta al passaggio del bestiame, le minacce di alcuni allevatori, l’irresponsabilità dei genitori che non rimproverano i giovani pastori e il consumo di prodotti adulterati. (TC)

23 novembre - POLONIA Monsignor Gądecki: la Chiesa ha bisogno di un laicato maturo e con una solida formazione

“Cari membri dell'Azione Cattolica, siete chiamati a contribuire alla crescita e alla santificazione della Chiesa e del mondo. Seguendo Cristo - sulla via della santità e in stretta unione con i pastori della Chiesa - potete portare un lievito evangelico estremamente prezioso in tutti gli ambienti sociali: famiglia, lavoro, politica e cultura”. Lo ha detto ieri – si legge sulla pagina web dell’Episcopato- monsignor Stanisław Gądecki, presidente della Conferenza episcopale polacca, in occasione della solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo, ai rappresentanti dell'Azione Cattolica e dell'Associazione dei Giovani Cattolici, riuniti in preghiera nella cattedrale di Poznań.  Il presule ha ricordato, innanzitutto, il compito dell’Azione Cattolica, di un laicato ben formato, che è quello della proclamazione e introduzione del Regno di Dio nella vita di tutti i giorni. “Per svolgere la vostra missione in modo responsabile e fedele - ha affermato -, avete bisogno di una solida formazione dottrinale e spirituale e di un'adeguata cura pastorale”. Il presidente della Conferenza episcopale, parlando del titolo di Cristo Re e del suo Regno, ha ricordato a tutti come Gesù non avesse ambizioni politiche terrene. “Sì,  ha parlato di un re e di un regno, ma in relazione alla verità” ha sottolineato monsignor Gądecki. “È venuto per rendere testimonianza alla verità su Dio che è amore. Voleva costruire un regno spirituale di giustizia, amore e pace  e ci ha insegnato a cercarlo come un tesoro nascosto in un campo, come una perla preziosa. Per ottenere questo regno, ci ha ordinato di rinunciare a tutto”. Finché gli individui e gli Stati – ha continuato - non riconosceranno la sovranità del Salvatore, non ci sarà speranza di una pace duratura per loro. Quindi, proprio per incoraggiarli a riconoscere il Regno di Cristo e la sua legge, Papa Pio XI ha istituito la festa di Cristo Re dell'Universo, ha ricordato l’arcivescovo. Infine, rivolgendosi all'Associazione dei Giovani Cattolici, il presule li ha invitati a lottare per la maturità cristiana. E alla domanda “cosa significa essere un cristiano "maturo"?”, ha risposto che “essere una persona matura significa distinguere chiaramente il bene dal male”; “vivere della grazia del Santo Battesimo e dello spirito del Vangelo” e “fare la volontà di Dio ”, nonché rinunciare ad accumulare ricchezze, tenere a freno la lingua, perseverare e arrivare insieme alla piena conoscenza di Cristo. (AP)

23 novembre - PAPUA NUOVA GUINEA Consiglio nazionale Chiese lancia un manuale per il settore educativo

Dare voce alle questioni che riguardano le scuole gestite dalle Chiese in Papua Nuova Guinea: con questo obiettivo, il Consiglio nazionale delle Chiese nel Paese (Pngcc) ha lanciato, il 17 novembre a Port Moresby, uno specifico manuale per fornire un quadro di riferimento sul tema. All’evento di presentazione del volume sono intervenuti, tra gli altri, il vescovo di Kerema, Monsignor Peter Baquero, e il Segretario per il Dipartimento nazionale dell’educazione, Uke Kombra. “Questo manuale – ha detto Monsignor Baquero – dimostra il rafforzamento e l’approfondimento della collaborazione tra le Chiese e il governo”. "Come Chiesa cattolica - ha aggiunto - siamo partner del progetto perché l'educazione è una missione che ci è stata affidata da Dio". Dal suo canto, Kombra ha elogiato il Pngcc per aver redatto il manuale ed ha ribadito l’importanza della cooperazione tra la Chiese per completare la riforma nazionale del sistema educativo, sulla quale il governo sta lavorando. "Le Chiese – ha sottolineato Kombra - hanno dimostrato, al di là di ogni dubbio, di fornire l'istruzione soprattutto nelle zone più remote della Papua Nuova Guinea, dove lo Stato non può arrivare. Per questo, dobbiamo lavorare tutti insieme, così da migliorare l’intero sistema educativo”. Nel dettaglio, il manuale presenta una parte incentrata sulla costituzione, che riporta le funzioni del Consiglio delle Chiese per l’educazione, brevi cenni sulla sua istituzione, sui suoi membri e le sue risorse economiche, mentre una seconda parte è dedicata alla politica e contiene le linee-guida lungo le quali deve operare il Consiglio stesso. Da ricordare che il Pngcc è composto da nove chiese principali della Papua Nuova Guinea che includono: la Chiesa cattolica, la Chiesa della Fratellanza evangelica, l'Unione battista, la Chiesa luterana di Gutnius, la Chiesa evangelico-luterana, l'Alleanza evangelica, gli Avventisti del settimo giorno, gli Anglicani e la Chiesa unita. La funzione principale dell’organismo è quella di fornire un'opportunità di confronto e dialogo tra i responsabili delle Chiese impegnati nel settore educativo. (IP)

23 novembre - POLONIA Congresso virtuale famiglie. Vescovi: accogliere, accompagnare, discernere e integrare

Accogliere, accompagnare, discernere e integrare le famiglie, soprattutto quelle che vivono lontane dal loro Paese d’origine: questo il punto cardine della Pastorale della famiglia, ribadita dalla Conferenza episcopale polacca (Kep) nell’ambito del Congresso nazionale delle famiglie, svoltosi sabato 21 novembre, in modalità virtuale. Presieduto dal Monsignor Wiesław Lechowicz, delegato episcopale per la Pastorale dell’emigrazione, l’incontro ha visto la partecipazione di circa 400 utenti, collegati da 20 Paesi, ed è stato incentrato soprattutto sulla cura della Chiesa per le famiglie polacche che vivono all’estero. “Durante la prima sessione di lavoro – informa una nota della Kep – è stato discusso il tema dell’accompagnamento delle coppie sposate”. In particolare, è stato ribadito che la priorità missionaria della Chiesa, oltre a proclamare il kerygma su Cristo, dovrebbe essere quella di mostrare alle persone una visione cristiana completa della mascolinità e della femminilità, della sessualità e dell’amore”, dando anche “particolare enfasi sul fondamento spirituale della vita coniugale”. La seconda parte del Congresso, invece, è stata dedicata allo “scambio di esperienze e alla presentazione di attività specifiche nei singoli Centri della diaspora polacca, operanti in Francia, Irlanda e Germania”. Un focus in particolare è stato dedicato alla “formazione continuativa delle coppie sposate” e “all’accompagnamento dei coniugi nelle missioni cattoliche polacche”. Infine, la terza sessione di lavori è stata riservata alla preghiera del Rosario. I partecipanti al Congresso hanno quindi affidato alla Vergine Maria tutte le coppie e le famiglie polacche ed hanno stabilito che il prossimo incontro si terrà il 16 gennaio 2021. (IP)

23 novembre - SPAGNA - I vescovi: il problema migratorio invita le comunità cristiane all’accoglienza ma richiede anche interventi politici

“Come comunità cristiane, dobbiamo offrire una testimonianza unica di fraternità e cittadinanza nell’accoglienza, nella cura e nella promozione di chi arriva e nell’azione morale e politica contro le cause di tanta sofferenza”: lo scrivono i vescovi spagnoli in una nota a proposito della situazione dei migranti nelle isole Canarie, dove negli ultimi mesi si registrano migliaia di arrivi. Molti, purtroppo i morti durante il viaggio. La Conferenza episcopale ha voluto unirsi ai vescovi delle due diocesi delle isole che hanno lanciato un appello “perché il problema non sono solo le Isole Canarie, ma appartiene a tutta la Spagna, europea e mondiale, e coloro che subiscono la migrazione forzata hanno una dignità inalienabile”. “Per un cristiano - precisano i vescovi - il migrante è un figlio di Dio, un fratello con una vita segnata dal dolore e dalla sofferenza che cerca la speranza di una vita migliore. Non possiamo rimanere ignari del loro dolore o indifferenti - aggiungono - quando si tratta di apprezzare lo straordinario contributo di coloro che vengono nelle nostre società che invecchiano”. La Conferenza episcopale ricorda poi che, riflettendo sul fenomeno migratorio, non bisogna dimenticare “l’ingiustizia del commercio internazionale, la fame, le guerre indotte nei paesi ricchi di minerali, i regimi politici dittatoriali che depredano e reprimono il loro popolo, le persecuzioni politiche e religiose, le mafie organizzate, l’uso dei flussi migratori come forma di pressione politica”. Per i vescovi “la necessaria regolamentazione della migrazione implica affrontare le sue cause per garantire il primo diritto di un emigrante, rimanere o tornare a casa volontariamente”. Inoltre i presuli evidenziano quanto importante sia creare possibilità concrete nei paesi di origine, perché ciascuno possa vivere dignitosamente, e contemporaneamente, in quelli di destinazione, perché ogni persona venga accolta, protetta e integrata. L’episcopato spagnolo rimarca infine che, “come afferma Papa Francesco, nei Paesi di destinazione va ricercato il giusto equilibrio tra la tutela dei diritti dei cittadini e la garanzia di accoglienza e assistenza ai migranti”; ciò con l’aumento e la semplificazione della concessione dei visti; l’ampliamento di corridoi umanitari; la predisposizione di servizi essenziali; l’offerta di opportunità di lavoro e formazione; la promozione del ricongiungimento familiare; la protezione dei minori; la garanzia della libertà religiosa. (TC)

23 novembre - SVIZZERA Cardinale Ambongo sostiene iniziativa “Multinazionali responsabili”

Il Cardinale Fridolin Ambongo Besungu, Arcivescovo di Kinshasa e vicepresidente della Conferenza episcopale del Congo (Cenco), sostiene l’iniziativa popolare svizzera denominata “Multinazionali responsabili” sulla quale è previsto, il 29 novembre, il voto dei cittadini. Presentata nel 2016, la proposta – il cui titolo per esteso è “Iniziativa popolare per imprese responsabili a tutela dell’essere umano e dell’ambiente” - mira ad introdurre regole più severe per le aziende svizzere, esigendo che rispettino i diritti umani e le norme ambientali nelle loro filiali, tra i loro fornitori e i loro partner commerciali. Inoltre, le imprese devono adottare misure specifiche in caso di eventuali infrazioni; al contrario, saranno ritenute responsabili anche di mancanze commesse da altre filiali o aziende-partner operanti all’estero. Infine, la proposta prevede che tutte le società siano giudicate dai Tribunali svizzeri, secondo il diritto elvetico. L’iniziativa ha, dunque, ricevuto il plauso del Cardinale Ambongo che, in una nota riportata dall’agenzia Cath, sottolinea come essa offra “finalmente alle parti lese la possibilità di far valere i propri diritti quando ciò non è possibile nel proprio Paese”, dando loro la possibilità di “un processo equo”. Soprattutto, essa “agirà in modo preventivo ed eviterà gli abusi”. "La Repubblica Democratica del Congo è uno dei Paesi dell’Africa più ricchi di risorse naturali –aggiunge il porporato - Eppure l'abbondanza di queste materie prime è sproporzionata rispetto alla povertà della popolazione congolese”. Non solo: tali ricchezze, “invece di contribuire allo sviluppo del Paese e di favorire la popolazione” sono diventate “la causa di conflitti”. Di qui, il richiamo che l’Arcivescovo di Kinshasa fa alle multinazionali che “possono essere un importante fattore di sviluppo quando rispettano i diritti umani e gli standard ambientali”, ma possono anche “contribuire alla miseria delle popolazioni colpite”. La Cenco – spiega ancora il Cardinale Ambongo – ha “più volte denunciato le conseguenze negative delle attività estrattive, tra cui quelle svizzere, nella Repubblica Democratica del Congo”, ma “nonostante tutte le promesse fatte”, la situazione “non sta migliorando”: l’ambiente continua ad essere “inquinato”, l’accesso all’acqua “interdetto”, le abitazioni “distrutte” e la popolazione locale viene costretta a sfollare “senza alcun risarcimento” o è “vittima di violenze”. (IP)

23 novembre - ITALIA A quarant’anni dal sisma dell’Irpinia, la Caritas invita a riscoprire i gemellaggi fra diocesi e parrocchie, segni ed esempi di fraternità e solidarietà

Il terremoto del 23 novembre 1980 che ha sconvolto una vasta area, tra Campania e Basilicata, in particolare nel cuore dell’Irpinia, in provincia di Avellino, ha generato una straordinaria solidarietà e consentito alla Caritas di consolidare un nuovo modello di intervento. È quanto si legge in un comunicato della Caritas Italiana diffuso oggi per ricordare quanto accadde 40 anni fa e i tanti gemellaggi solidali che ne sono scaturiti. Il sisma provocò circa 3mila morti e 9mila feriti, mentre in 300mila rimasero senza casa. I comuni danneggiati furono 280, i paesi rasi al suolo 36. Due le diocesi principalmente coinvolte, quelle di Avellino e Potenza, altre 29 ne furono interessate. Caritas Italiana decise di proporre il metodo dei gemellaggi tra le diocesi italiane e le parrocchie terremotate, come strumento principale di prossimità e accompagnamento alle comunità colpite, allo scopo di assicurare sostegno morale e materiale per tutto il tempo dell’emergenza acuta e della ricostruzione. Aderirono 132 diocesi, con l’apporto di volontari e obiettori di coscienza. Un’esperienza di presenza e di scambio fra Nord, Centro e Sud Italia, che Caritas Italiana definisce oggi un segno tangibile di quella “fraternità aperta, …amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio” richiamata da Papa Francesco nella enciclica “Fratelli tutti”. Quell’esperienza, per la Caritas, è “un invito a immergersi nelle sofferenze e nei problemi di ogni comunità e di ogni persona, difendendone con coraggio i valori, la dignità e i diritti, per ripartire insieme”, “tanto più oggi, nell’emergenza della pandemia che ha colpito non soltanto le singole persone e le loro famiglie, ma tutte le comunità, da Nord a Sud, a partire dai luoghi di aggregazione”. Da qui la proposta di Caritas Italiana a cogliere “questo tempo di prova come un’opportunità. Per ribadire e testimoniare concretamente che senza una visione d'insieme non ci sarà futuro per nessuno”. (TC)

23 novembre - SPAGNA 8 dicembre, “Giornata del Seminario”. Vescovi: essere pastori missionari

“Pastori missionario”: questo il tema della “Giornata del Seminario” che la Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha indetto per il prossimo 8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione. La ricorrenza, tradizionalmente, viene celebrata il 19 marzo, Solennità di San Giuseppe, ma quest’anno è stata posticipata a causa della pandemia da coronavirus. “Il motto scelto per questa Giornata – spiegano i vescovi – cerca di cogliere l’identità del ministero sacerdotale. Nella misura in cui partecipano al sacerdozio di Cristo, infatti, i sacerdoti sono veramente chiamati ad essere pastori della Chiesa; e nella misura in cui sono inviati da Cristo, sono essenzialmente missionari all’interno di una Chiesa interamente missionaria”. Per l’occasione, la Cee ha diffuso un apposito sussidio liturgico in cui si descrivono i presbiteri nella loro dimensione di “discepoli, chiamati, consacrati, inviati e missionari”. “Il seminario – si legge nel documento – è il luogo in cui cresce il seme delle vocazioni al ministero sacerdotale”. Esprimendo, quindi, “profonda preoccupazione” per il calo delle vocazioni in atto “da molti anni”, i presuli iberici esortano a vivere comunque “l’ora della fede, l’ora della fiducia nel Signore che ci manda a gettare reti nell’ineludibile compito della cura pastorale delle vocazioni”. Il sussidio liturgico sottolinea, poi, “la bellezza della verità del sacerdozio cattolico” e ricorda l’esempio di "innumerevoli sacerdoti che fanno della loro vita un'opera di misericordia in regioni o situazioni così spesso inospitali, lontane o abbandonate anche a rischio della propria vita”. Un ulteriore esempio, conclude la Cee, arriva da San Giovanni d’Avila, Patrono del clero diocesano spagnolo, di cui si stanno concludendo le celebrazioni per il 450.mo anniversario della morte, avvenuta nel 1569.  Infine, qualche dato: nell’anno 2019-2020, in Spagna si sono contati 1.128 seminaristi maggiori e 124 ordinazioni sacerdotali. (IP)

23 novembre - EUROPA Iniziativa dei gesuiti per la preparazione all’Avvento in famiglia

I gesuiti dell’Europa occidentale francofona propongono alle famiglie un percorso verso il Natale al ritmo delle domeniche di Avvento, da vivere in casa. “En Avent les familles”: questo il nome dell’iniziativa che a partire dal 26 novembre, ogni settimana, offrirà due momenti di riflessione. Si vuole proporre alle famiglie di fare il punto su quanto insegna Gesù Bambino, sui tratti del Signore che viene e sulla sua scelta di una vita semplice in una umanità ordinaria. L’auspicio per le famiglie è quello di una vita più semplice, di gioia attinta alle fonti del Vangelo, di rapporti veri, aperti agli altri e attenti alla casa comune. Ci si potrà iscrivere su https://www.jesuites.com/un-parcours-vers-noel-propose-par-les-jesuites/, e sarà possibile organizzarsi per vivere un momento di preghiera la domenica e un momento di condivisione e di azione in famiglia in un altro giorno della settimana per prepararsi al Natale attraverso gesti o piccoli passi. (TC)

23 novembre - MOZAMBICO Distrutta la missione cattolica di Nangololo, la seconda più antica della diocesi di Pemba

Continuano, in Mozambico, gli attacchi perpetrati da gruppi armati di matrice jihadista. A farne le spese, questa volta, è stata la missione cattolica di Nangololo, la seconda più antica della diocesi di Pemba. A diffondere la notizia, la sezione portoghese della Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” che, in una nota, riporta la testimonianza di un missionario brasiliano, padre Edegard Silva, operante nel Paese africano. “La missione è stata attaccata, occupata e distrutta da gruppi armati che stanno seminando terrore e morte nella Provincia di Cabo Delgado - racconta il sacerdote – L’intera popolazione sta fuggendo nella boscaglia e cerca rifugio a Pemba”. Padre Silva parla di “persone decapitate, case date alle fiamme e distrutte”, “corpi in decomposizione lasciati lungo le strade in cui sono avvenuti i massacri” e di “azioni molto violente” perpetrate da gruppi armati. Da ricordare che la drammatica situazione di Cabo Delgado va avanti da tre anni, ossia da quando, nel 2017 un gruppo denominatosi Al-Shabaab, come la milizia somala legata ad Al-Qaeda, ma ispirata allo Stato Islamico, ha cominciato ad attaccare la Provincia uccidendo duemila persone, la metà civili, e causando 400 mila sfollati interni che si sono riversati in tutto il resto del Paese. L’ultimo attacco, avvenuto a metà novembre ma smentito dalle autorità locali, avrebbe portato alla decapitazione di cinquanta persone nel campo da calcio del villaggio di Muatide. Il dramma della popolazione locale è stato al centro anche della Plenaria della Conferenza episcopale del Mozambico, svoltasi dal 9 al 14 novembre presso il Seminario filosofico interdiocesano di Sant’Agostino a Matola. Nel comunicato finale dei lavori, i presuli hanno espresso “fraterna vicinanza” ai “fratelli e alle sorelle di Cabo Delgado”, nella “costante preghiera e speranza di trovare vie di dialogo che facilitino la fine del terribile conflitto e della conseguente crisi umanitaria” in corso. I presuli hanno anche ribadito “la necessità di rafforzare le nostre istituzioni caritative per mitigare”, “contenere ed alleviare” il dramma che sta vivendo la popolazione locale.  Balzato all’attenzione internazionale dopo il Messaggio “Urbi et Orbi” pronunciato da Papa Francesco il 12 aprile scorso, domenica di Pasqua, nel quale chiedeva vicinanza e preghiera per “le popolazioni che stanno attraversando gravi crisi umanitarie, come nella Regione di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico”, il conflitto di Cabo Delgado è stato al centro del pensiero del Pontefice anche nei mesi scorsi. Il 19 agosto, infatti, Papa Francesco ha telefonato a vescovo di Pemba, Monsignor Luiz Fernando Lisboa, rivolgendogli parole di incoraggiamento e di conforto nella preghiera ed esortandolo ad andare avanti nella sua missione. (IP)

23 novembre - GEORGIA Anno pastorale dedicato alla Madonna di Fatima: la statua pellegrina della Vergine nelle 35 parrocchie cattoliche del Paese

La Chiesa cattolica della Georgia ha consacrato il nuovo anno pastorale alla Madonna di Fatima. Per celebrare l’evento una statua pellegrina itinerante di Nostra Signora di Fatima visiterà le 35 parrocchie cattoliche del Paese che conta circa 50mila fedeli cattolici di rito armeno, caldeo e latino. I cattolici, piccola minoranza della popolazione a stragrande maggioranza ortodossa, sperano che le visite della “Vergine Pellegrina” contribuiscano a promuovere la comprensione reciproca e il dialogo. La Chiesa cattolica georgiana, in questo speciale anno mariano, vuole anche offrire una serie di nuove iniziative, riferisce Aiuto alla Chiesa che Soffre. Particolare attenzione si vuole dare alla famiglia. In programma ci sono, fra i vari progetti pensati dalla Commissione Famiglia della Chiesa cattolica georgiana, una sessione di studio sulla Sacra Scrittura, incontri di preparazione al matrimonio e sulla famiglia e un campo estivo per giovani coppie. L’obiettivo cui si punto è far sì che le famiglie siano consapevoli, non solo di essere tenute in particolare considerazione dalla Chiesa, ma che possono anche svolgere un ruolo attivo e di centrale importanza per la missione della Chiesa stessa, perché promuovano una cultura della vita e soprattutto una “cultura dell'accoglienza”. Aiuto alla Chiesa che Soffre sosterrà i programmi della Commissione Famiglia della Chiesa cattolica georgiana con un contributo di 6mila euro. (TC)

22 novembre - ITALIA Il cardinale Bassetti e monsignor Delpini negativi al Covid-19

Il Cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è risultato negativo al tampone per il Covid-19. Lo rende noto un comunicato della Cei. La sua convalescenza prosegue al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, dove è ricoverato da giovedì 19 novembre. Dopo la positività riscontrata il 28 ottobre scorso, il cardinale Bassetti era stato ricoverato presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia “Santa Maria della Misericordia” il 31 ottobre e qui era stato sottoposto alle terapie del caso fino al trasferimento, nella notte tra il 2 e il 3 novembre, nella struttura di Terapia Intensiva 2. Nel tardo pomeriggio di venerdì 13 novembre, il porporato era stato trasferito nuovamente alla degenza ordinaria di Medicina d’Urgenza COVID 1 e poi dimesso il 19 novembre. Oggi è risultato negativo al Covid-19 anche l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, dopo la positività riscontrata il 30 ottobre. L’arcivescovo, informa un comunicato dell’arcidiocesi, può dunque interrompere l’isolamento fiduciario, trascorso senza alcuna sintomatologia, e riprendere i suoi impegni pubblici, a partire dalla celebrazione della S. Messa in Duomo, domani alle ore 17.30. Monsignor Delpini ha voluto ringraziare tutti coloro che in queste settimane hanno pregato per lui e gli hanno fatto giungere messaggi di affetto e incoraggiamento.

22 novembre - UGANDA Laudato si'.  Nuova campagna di sensibilizzazione promossa dal Movimento Cattolico Globale per il Clima

Nell’anno speciale dedicato alla celebrazione dell’anniversario della “Laudato Si’” di Papa Francesco, lanciato il 24 maggio scorso, non si ferma anche in Africa l’impegno della Chiesa per la difesa della casa comune. Un gruppo di sacerdoti ugandesi – riporta il sito dell’Amecea, l’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa Orientale - ha lanciato una nuova campagna di sensibilizzazione per mobilitare cattolici, cittadini comunità e istituzioni contro i cambiamenti climatici, con il sostegno della Conferenza episcopale (Uec) e in collaborazione con organizzazioni ambientaliste locali. L’iniziativa è partita da padre Benedict Ayodi, OfmCap, sacerdote francescano keniano e coordinatore della sezione africana del Global Catholic Climate Movement (Gccm), il Movimento Cattolico Globale per il Clima. La campagna sarà focalizzata su quattro aree tematiche: la promozione del messaggio lanciato da Papa nella “Laudato sì’”, l'integrazione della difesa dell’ambiente nella vita di fede, la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e la promozione delle fonti di energia rinnovabili. L’obiettivo – spiega padre Ayodi -  è di sensibilizzare le persone sui problemi ambientali in Africa, in particolare quella orientale. Con i suoi 1,3 miliardi di abitanti, l’Africa è infatti uno dei continenti più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici e all’inquinamento. Tra i pericoli che minacciano la sopravvivenza dei popoli africani, il Gccm, segnala in particolare l'aumento del livello delle acque del Lago Victoria, che ha colpito diversi insediamenti in Uganda e nei Paesi circostanti; l’invasione di locuste che ha coinvolto quest’anno anche l’Africa orientale; la crescente imprevedibilità delle stagioni delle piogge causa di sempre più frequenti carestie; l’imminente realizzazione dell’East African Crude Oil Pipeline (EACOP), il grande oleodotto che collegherà Hoima in Uganda a Tanga in Tanzania e che costringerà un massiccio spostamento di popolazione.  Il Gccm ricorda anche la lotta degli Ogoni, il popolo della regione del Delta del Niger, che da anni si batte per i suoi diritti alla terra e a un ambiente sano contro l’inquinamento da petrolio, i perduranti conflitti nella Repubblica Democratica del Congo, spesso collegati allo sfruttamento delle sue ricche risorse naturali e le estrazioni minerarie in Sudafrica. In questi mesi GCCM-Africa ha già realizzato diverse iniziative per il clima. Tra queste piantumazioni di nuovi alberi, campagne di educazione dei più piccoli al rispetto dell’ambiente, opere di sensibilizzazione nelle comunità locali, la promozione di fonti di energia alternative, seminari. (LZ)

22 novembre - TANZANIA Assemblea generale della Caritas Tanzania: la Caritas non è una ong

La Caritas è parte della missione della Chiesa, la missione dell'amore. Non è una ong”. Lo ha ricordato monsignor Jude Thaddeaus Ruwai'chi OFM Cap, aprendo nei giorni scorsi a Dar es Salaam l’assemblea generale della Caritas Tanzania. Nel suo intervento, riporta il sito dell'Amecea, l'Associazione delle Conferenze episcopali dell'Africa Orientale - il presule ha sottolineato che ogni suo membro deve comprendere l’autentico senso di questa missione. Il termine "Caritas", ha un significato specifico che illustra l'obiettivo centrale della Chiesa: servire bisognosi, specialmente i poveri, e rispondere alle domande poste dai disastri, ha spiegato. In questo senso trasformarla un'organizzazione non governativa “contraddice la visione e gli obiettivi della Chiesa”. Da monsignor Ruwai'chi anche l’invito ai direttori diocesani a elaborare strategie per rispondere alle domande poste dai disastri naturali e dalla povertà, riferendosi in particolare all’attuale emergenza sanitaria. “Pochi mesi fa  il Covid-19 ha scosso il mondo e anche il nostro Paese. Dobbiamo incoraggiare le persone a seguire le direttive sanitarie, quelle consigliate dagli esperti, per non essere infettati". Ma il Covid-19 - ha osservato - ha anche portato “povertà estrema e ansia. Ha reso le persone insicure per il loro futuro e infelici”. Di fronte a queste sfide “dobbiamo chiederci: ‘quali risposte abbiamo dato? Quanto siamo stati coinvolti? Quali le nostre responsabilità?’. Proprio perché la Caritas ha una missione unica di compassione e amore, dobbiamo capire che quando si verifica una tragedia siamo chiamati a cercare risposte per tempo”, risposte che vanno oltre la mera sopravvivenza al disastro, ha sottolineato l'arcivescovo di Dar es Salaam. Dello stesso tenore l’intervento del vice-segretario generale della Conferenza episcopale tanzaniana (Cet), padre Daniel Dulle  che, accogliendo i delegati, li ha esortati elaborare strategie di intervento che aiutino i poveri nel lungo termine, liberandoli dalla povertà, perché la Caritas non è una ong qualsiasi: il suo operato deve essere fedele alla “missione della Chiesa di servire la persona materialmente e spiritualmente e in particolare la causa della pace e dell'assistenza umanitaria alle vittime dei disastri e di altri problemi”, ha rimarcato. (LZ)

22 novembre - BANGLADESH Caritas, Jrs e Crs lanciano nuovo progetto per i profughi Rohingya

Non si fermano gli aiuti della Chiesa ai profughi Rohingya in Bangladesh.  La Caritas locale, il Jesuit Refugee Service (Jrs), l’organizzazione dei gesuiti impegnata nell’assistenza ai rifugiati e agli sfollati e le Catholic Relief Services (Crs), l’agenzia umanitaria dei vescovi degli Stati Uniti, hanno lanciato un nuovo progetto a favore dei centinaia di migliaia di rifugiati musulmani fuggiti dalle persecuzioni nello Stato birmano del Rakhine. Si tratta del “Multipurpose Adolescent Center”, uno speciale programma rivolto a ragazzi Rohingya tra i 12 e i 18 anni dei campi profughi di Cox Bazar, nel Bangladesh sud-orientale. Il progetto, lanciato il 15 novembre, offrirà fino al prossimo aprile assistenza psicologica, programmi di formazione professionale, assistenza alle madri in attesa e a bambini con particolari difficoltà. La Caritas Bangladesh è presente nei campi profughi dal 2017, quando è iniziato l’esodo dei Rohingya fuggiti in massa dalla repressione militare dell’esercito birmano nel Myanmar. Finora ha assistito oltre 146mila Rohingya e alle comunità che li accolgono con aiuti alimentari e altri beni di prima necessità e servizi igienici. Il Jrs, presente dal 2018, si occupa invece della tutela dei loro diritti e anche dell’educazione dei bambini, mentre i Crs sono impegnati soprattutto a fornire un tetto ai rifugiati e supporto logistico nei casi di calamità naturali, eventi frequenti in Bangladesh. Negli ultimi tre anni Jrs ha stanziato 2,5 milioni di dollari a favore dei Rohingya e garantito l’educazione primaria a circa 4mila bambini. “La Caritas Bangladesh è molto orgogliosa di lavorare insieme con queste due che stanno fornendo un supporto vitale alla comunità Rohingya”, ha dichiarato all’agenzia Ucanews Inmanuel Chayan Biswas, responsabile dello speciale programma per le emergenze umanitarie dell’organizzazione caritativa. Attualmente il Bangladesh ospita oltre un milione di musulmani Rohingya costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie particolarmente precarie. Ad aggravare l’emergenza umanitaria, la pandemia del Covid-19, alla quale i profughi nei campi sono particolarmente esposti, per il sovraffollamento, la scarsa disponibilità di acqua e di strutture igienico-sanitarie. (LZ)

 

23 novembre -  SPAGNA Manos Unidas: un terzo delle donne e delle ragazze del mondo vivono nella paura di essere aggredite

"La società non può rimanere indifferente agli abusi e alla violenza. Non possiamo tollerare che il 30% delle donne e delle ragazze del mondo vivano nella paura di essere aggredite, di denunciare, o delle reazioni dell’ambiente circostante dopo le aggressioni... E tutto questo di fronte all'apatia di gran parte delle società". Si è espresso così Ricardo Loy, segretario generale dI Manos Unidas, sul sito web dell’organizzazione cattolica, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 2020, che si celebrerà il 25 novembre, ribadendo l’impegno della Ong cattolica a porre fine a questo flagello. Un terzo delle donne e delle ragazze del mondo vivono, dunque, nella paura di essere aggredite. E nel 2020, le misure di distanziamento sociale e il confinamento adottati per fermare la diffusione della pandemia di coronavirus hanno aumentato in maniera consistente questa paura e gli episodi di violenza in tutto il mondo. Una violenza così diffusa e radicata in tutte le società, che ha portato nel 2013, l’Organizzazione Mondiale della Sanità a definirla come “un problema sanitario globale di proporzioni epidemiche”. Poiché la violenza contro le donne va oltre la mera violenza fisica, il segretario generale dell'organizzazione ha spiegato come siano diversi i campi in cui si trova ad operare Manos Unidas per combattere questi comportamenti violenti, che le donne e le ragazze soffrono nel loro ambiente familiare e nelle loro comunità. "L'educazione, nel lavoro di sensibilizzazione che svolgiamo - ha spiegato il segretario generale -, mira anche ad affrontare quei costumi religiosi o culturali che le violano fisicamente o le rendono invisibili e le escludono". In Sierra Leone, ad esempio, le donne e le ragazze affrontano non solo la violenza fisica, che affonda le radici in una cultura del silenzio - il pestaggio della moglie è molto diffuso -, ma anche la privazione economica. "Lo stupro è così comunemente usato contro le donne e le ragazze in Sierra Leone – ha riferito padre Peter Konteh, direttore di Caritas Freetown, partner locale di Manos Unidas nel Paese - che nel 2018 il Primo Ministro ha dovuto dichiarare la violenza sessuale un'emergenza nazionale. Ha anche istituito un'unità di polizia per combattere gli stupri, soprattutto quelli sui bambini". Proprio grazie al sostegno di Manos Unidas, padre Konteh ha raccontato come siano riusciti ad intervenire nel Paese sulla cultura del silenzio, che impediva alle vittime di parlare, soprattutto quando si trattava di stupro, e a discutere di questi temi. Al punto tale che ora, “le donne, le ragazze e le famiglie sono disposte a parlare degli abusi e i colpevoli vengono consegnati alla giustizia", ha detto il sacerdote. Per il direttore di Caritas Freetown, il più grande successo del progetto è stato quello di assistere ad una maggiore consapevolezza della questione e all'impatto che i programmi  di Caritas e Manos Unidas hanno sulle comunità. “Un grande risultato è sapere che questo sta inviando segnali ai ‘potenziali colpevoli’, proteggendo così le donne e le ragazze da ulteriori abusi” ha concluso padre Konteh. (AP)

22 novembre - Caritas Cile per la salvaguardia della “Casa Comune” e l’adattamento alla crisi climatica

VNS 22nov20. La crisi dovuta ai cambiamenti climatici, e la conseguente alterazione dell’ecosistema locale, ha messo in ginocchio le comunità che vivono sull’Altopiano. In soccorso delle Comunità di Calama, Toconce e Lickan Tatai, è arrivata la Caritas che, grazie al progetto "Local Responses to Climate Change Adaptation", finanziato dai volontari tedeschi del medesimo organismo pastorale, consentiranno ai residenti di affrontare anche le minacce dell’inverno. Attraverso uno studio approfondito delle dinamiche e della storia dei territori, si è potuto risalire alle cause che hanno determinato i cambiamenti e le trasformazioni. L’indagine ha consentito la realizzazione di micro-progetti mirati per affrontare al meglio l’emergenza climatica. Uno dei canali di approvvigionamento idrico di Totonce, per esempio, è stato gravemente danneggiato a causa dei violenti nubifragi che si sono abbattuti nell’area durante la scorsa stagione. L’intervento della Caritas ha consentito la riparazione dell’impianto che assicura l’acqua a frutta, verdura e ad altri prodotti di prima necessità che utilizzano i locali. Lo stesso è avvenuto a Lickan Tatai. Qui la comunità è autosufficiente grazie alla coltivazione di piccoli appezzamenti di terreno che garantiscono foraggio ai loro animali. La scarsità d’acqua ha seriamente compromesso la loro sopravvivenza e quindi sono stati portati a termine progetti ad hoc per il settore agricolo e “piani di alimentazione familiare” legati al consumo e alla creazione di zone di approvvigionamento dell’acqua che, nel nord del paese, scarseggia. (DD)

22 novembre - KENYA Vescovi preoccupati dall’impennata di contagi e vittime: servizio sanitario sia una priorità del Governo   

Dare assoluta priorità al servizio sanitario, mettendo tutte le risorse finanziarie disponibili al servizio della salute pubblica. A chiederlo i vescovi keniani di fronte alla seconda ondata del Coronavirus che ha colpito anche il Kenya con una forte impennata dei contagi, soprattutto a novembre. I casi hanno ormai superato quota 76mila, con 1.366 morti. “Siamo preoccupati dal fatto che, nonostante le disponibilità finanziarie e l'impegno dell'Esecutivo, non siano state stanziate risorse adeguate a sostegno del sistema sanitario perché possa rispondere a questa pandemia”, si legge in una dichiarazione firmata monsignor Philip Arnold Anyolo, presidente della Conferenza episcopale keniana (Kccb). Ad allarmare in particolare la Chiesa keniana è il numero crescente di contagiati e vittime tra gli operatori sanitari, medici e infermiere, che hanno annunciato uno sciopero a dicembre per protestare contro la mancanza di dispositivi di protezione individuale(DPI). Una protesta condivisa dai vescovi: “Ad essi si devono tante guarigioni che hanno dato ai keniani quella speranza di cui hanno tanto bisogno in questo momento difficile. Non possiamo continuare ad assistere al crollo dell’unica speranza del popolo keniano a causa della perdita di tante vite umane come abbiamo visto in questi giorni", incalzano i presuli. Di qui anche l’appello al Governo ad avviare subito “un dialogo serio con i sindacati perché le loro preoccupazioni siano ascoltate e affrontate". Nel messaggio i presuli rilanciano l’invito del Presidente Uhuru Kenyatta a rispettare con senso di responsabilità le linee guida del Ministero della Salute per prevenire il contagio: "La nostra grande preoccupazione è la mancata osservanza di queste linee guida da parte di alcuni leader del Paese e di molti keniani", affermano i vescovi. “Siamo convinti che se si prendono e si adottano tempestivamente le giuste misure indicate dalle autorità sanitarie la diffusione del virus può ancora essere controllata”. Di qui il richiamo alla responsabilità di tutti e ciascuno per proteggere se stessi, la propria famiglia e la comunità dal Covid-19" e a non sottovalutare i rischi del virus. Ancora una volta i vescovi keniani esprimono quindi tutta la loro “gratitudine e ammirazione” agli operatori sanitari che hanno continuato a lavorare per salvare vite umane nonostante le difficoltà e i pericoli: “Preghiamo Dio per la vostra protezione”, aggiungono. Infine, l’invito ai keniani a continuare e pregare per la fine della pandemia: “Quando confidiamo in Dio, abbiamo speranza, non dobbiamo temere perché Dio è con noi, non dobbiamo essere sgomenti perché è il nostro Dio che ci darà forza e aiuterà” , concludono. (LZ)

22 novembre - PERU’ Iniziative delle diocesi locali per i diversamente abili

La diocesi di Puno e la Prelatura di Juli hanno avviato iniziative comuni per aiutare i diversamente abili e le loro famiglie puntando soprattutto sull’impiego del tempo libero e dello svago dei bambini e dei ragazzi con handicap. Nel corso di una cerimonia ufficiale tenutasi nella piazza principale dei Puno, il vescovo mons. Jorge Carrión Pavlich, unitamente al suo omologo di Juli, mons. Ciro Quispe, hanno presentato alle autorità locali e al pubblico una serie di giochi “terapeutici” che serviranno a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità. Si va dalle altalene specifiche per chi è sulla sedia a rotelle, corredate di disegni e immagini per i più piccoli. “Non abbiamo mai visto un parco giochi dove una mamma accompagna il proprio figlio con handicap a giocare” ha detto Mons Quispe, auspicando, grazie a questo interessamento delle diocesi, un coinvolgimento più diretto e costante di queste famiglie. Oltre ai giochi, sono stati presentati anche ausili per l’abbattimento delle barriere architettoniche: rampe, supporti e scivoli. Particolare interesse hanno suscitato i modelli in miniatura per non vedenti dei siti archeologici di Chincheros, Machu Picchu e Salineras de Moray. Nell’occasione Mons. Quispe ha annunciato che è in fase di preparazione anche la riproduzione di Chullpas di Sillustani. Presentato, inoltre, Yupanas, un abaco utilizzato per eseguire operazioni aritmetiche risalente al tempo degli Inca (DD)

22 novembre - BOLIVIA Chiude i battenti il Centro Missionario di Maryknoll in America Latina

Dopo 55 anni di servizio, chiude il Centro Missionario di Maryknoll in America Latina. A darne l’annuncio nei giorni scorsi è stato il suo direttore P. Esteban Judd, che ha ringraziato le diverse istituzioni che hanno collaborato in questo lungo arco di tempo, supportando le attività, la formazione e la pastorale specifica dei sacerdoti. “Sono grato a tutti coloro che hanno avuto fiducia in noi” ha detto. “Ciò che abbiamo imparato, sarà una luce di speranza per il nostro futuro e continuerà a vivere in altre forme di testimonianza e di missione”. Fin dalla sua istituzione, il Centro si è occupato della formazione di religiosi, religiose e di laici non solo boliviani. Sono state molte, infatti, le “presenze latinoamericane” provenienti da diverse parti del continente. I programmi prevedevano lo studio delle lingue, la formazione teologica, la psicologia, le scienze politiche e la sociologia. Il suo centro operativo fin dagli esordi è stato Cochabamba, a causa della sua posizione centrale strategica. Le motivazioni della chiusura non sono state spiegate da P. Esteban Judd che, nel suo messaggio si è limitato a dire: “Motivi non dipendenti dalla nostra volontà”. Il centro continuerà la sua attività fino al mese prossimo. Per conoscere i 55 anni di vita dell’organismo saranno disponibili in rete sui social del Maryknoll Missionary Center, a partire da domani, pubblicazioni e documentazione fotografica di questa lunga storia di missionari dediditi alla formazione. (DD)

21 novembre - MALAWI Monsignor Stima (Mangochi): pene più severe contro la violenza di genere

Pene più severe contro le violenze di genere, ma anche un’azione più incisiva per sradicare i retaggi culturali che contribuiscono a questo problema. A chiederlo - riportail sito dell'Amecea, l'Associazione delle Conferenze episcopali dell'Africa Orientale è monsignor Montfort Stima, vescovo di Mangochi e presidente della Commissione per la comunicazione e la ricerca della Conferenza episcopale del Malawi (ECM). Intervenendo all’apertura di un seminario giornalisti cattolici sulla salute mentale e la violenza di genere a Lilongwe, il presule ha invitato gli operatori dell’informazione ad approfondire le cause del fenomeno, ma anche a scrivere di più sull’argomento per aiutare la gente a capire che cosa significa uno stupro e incoraggiare le vittime a denunciare. Nonostante i progressi nell'uguaglianza di genere negli ultimi dieci anni, il Malawi si colloca al 145.mo posto su 188 nell'indice di disuguaglianza (GII) e la violenza contro le donne e le ragazze continua ad essere una pratica diffusa. Negli ultimi tempi essa ha visto un’ulteriore escalation, tanto da spingere diverse organizzazioni della società civile a protestare in diverse città per chiedere un intervento delle autorità. Secondo le Nazioni Unite, circa più di un terzo delle donne malawiane di età compresa tra i 15 ei 49 anni ha subito violenza sessuale almeno una volta nella vita. Inoltre, in Malawi è l'undicesimo paese a livello mondiale con un alto tasso di matrimoni precoci. Sempre secondo l’Onu, il 9% delle ragazze in Malawi si sposa prima dei 15 anni, mentre il 46% lo fa a 18 anni. Oltre a fattori culturali che rendono accettabile questa pratica, un altro fattore è rappresentato dala povertà, soprattutto nelle aree rurali, dove spesso le ragazze vengono date in matrimonio per saldare debiti. (LZ)

21 novembre -  ITALIA La scomparsa di Don Redento Tignonsini, fondatore della Cooperativa di Bessimo (recupero tossicodipendenti)

Si è spento nella parrocchia della Sacca, frazione del comune di Esine (provincia di Brescia), Don Redento Tignonsini, missionario e “pioniere nella cura dei più fragili”. Nato a Pian d’Artogne, il sacerdote ha maturato una significativa esperienza vocazionale con il popolo nomade dei Rendille nel deserto del Kenya. A Brescia, negli anni ’70, ha incontrato il dilagante fenomeno della tossicodipendenza da eroina che riguardava, in particolare, le fasce più giovani di una popolazione in forte crisi di identità. Don Redento si è da subito interessato agli emarginati e ai tossicodipendenti che sostavano in strada e, insieme a un gruppo di volontari, con il consenso dell’allora vescovo, Mons. Luigi Morstabilini, ha aperto in una casa data in uso gratuito dalla parrocchia di Bessimo di Rogno una comunità rivolta all’accoglienza di emarginati giovani e adulti anche con forti problematiche di dipendenza da eroina ed alcool. Quella casa sarebbe poi diventata la “Comunità di Bessimo” da cui la Cooperativa avrebbe poi preso il nome. Ad oggi l'organismo gestisce 15 Comunità Terapeutiche, 1 comunità educativa per minori e madri in difficoltà, 1 servizio specialistico residenziale per disturbi da gioco d’azzardo patologico, servizi di prevenzione e di riduzione del danno, attività e progetti sulle province di Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova. Dal 1976, anno della sua fondazione, la cooperativa ha accolto 7180 persone realizzando oltre 10.100 programmi terapeutici ed educativi. Le intuizioni di don Redento relative al reinserimento sociale ed alla presa in carico dell’intero nucleo familiare (attrezzando strutture appositamente pensate all’intervento genitoriale ed alla presa in carico dei bambini con operatori dedicati alle attività con i minori) costituiscono un chiaro esempio dell’attenzione alla persona e del suo sistema, a fronte di interventi mirati solo ad affrontare i problemi individuali. Altra felice intuizione di don Redento è quella di un intervento non residenziale ma sulla strada rivolta a quelle persone che pur continuando a fare uso di sostanze possono essere ascoltate, ristorate, aiutate ed eventualmente indirizzate verso i servizi sanitari, sociali o terapeutici in base al loro desiderio ed alle loro necessità. (DD)

21 novembre COSTA D’AVORIO. Tensioni post-elettorali. Appello dei vescovi ai leader politici a continuare il dialogo  per trovare una soluzione alla crisi

I vescovi della Costa d’Avorio hanno lanciato un appello al Presidente Alassane Ouattara e al suo principale rivale Henri Konan Bédié, leader del Partito Democratico della Costa d’Avorio (Pdci), “a continuare e intensificare su basi chiare, il dialogo da loro stessi avviato” l’11 novembre per risolvere la crisi seguita alle contestate elezioni del 31 ottobre. La situazione nel Paese resta tesa dopo che la Corte costituzionale ha annunciato la vittoria di Ouattara, con il 94% dei voti. Una vittoria contestata dall’opposizione secondo la quale questo terzo mandato sarebbe incostituzionale. Almeno 16 persone sono morte nelle violenze che sono seguite alla consultazione, mentre 8mila ivoriani si sono rifugiati nei Paesi vicini. In un messaggio pubblicato il 20 novembre e intitolato “Promuovere la pace attraverso il rispetto della legge e delle libertà” -  riporta l’agenzia Aciafrica -, il Consiglio permanente della Conferenza episcopale (Cecci) ha espresso l'auspicio che il dialogo avviato dai contendenti “tenga conto della liberazione di tutti i prigionieri politici al fine di favorire il rapido ritorno di tutti gli esiliati, compreso il presidente Laurent Gbagbo, affinché prendano il loro pieno posto nel processo di riconciliazione in atto nel Paese".  Inoltre, i presuli raccomandano “vivamente” che tale dialogo “tenga conto della promozione dei diritti e delle libertà individuali, della giustizia imparziale e della cultura dell'incontro”: "Non possiamo mai ripeterlo abbastanza: non c'è pace senza giustizia e non c'è giustizia senza perdono", affermano. Il messaggio condanna con fermezza i disordini post-elettorali: "È davvero pericoloso credere che i problemi politici non possano essere risolti con lo strumento della ragione, vale a dire, con colloqui basati sulla verità, la legge, giustizia ed equità, ma solo con la forza che semina terrore e omicidi". I vescovi concludono chiedendo l’intercessione della Vergine Maria, Regina della pace perché “protegga la Costa d’Avorio” e “converta i cuori di tutti gli Ivoriani all’amore, al perdono, alla giustizia e alla riconciliazione”. (LZ)

21 novembre - BRASILE "Giornata della coscienza nera". I vescovi: “Pari diritti e pari dignità per gli afro-brasiliani”

Il Brasile presenta ancora troppe disuguaglianze. Soprattutto nei confronti dei neri, nonostante rappresentino la maggioranza nel paese. Secondo i dati dell’Istituto di Geografia e Statistica (IBGE), il 54 per cento della popolazione è di colore e per questo “è necessario tutelare la vita di tanti nostri fratelli e sorelle strappate dalle loro terre, dalla loro cultura, dalle loro famiglie per diventare qui schiavi di padroni privi di scrupoli, senza trarre alcun beneficio” ha detto il vescovo di Maringá, Mons. Severino Clasen in occasione della “Giornata della coscienza nera” celebrata ieri in tutto il paese. Il 20 novembre in Brasile è un giorno di festa perché è la ricorrenza della morte di Zumbì, ucciso dalle truppe portoghesi in un'imboscata il 20 novembre 1695. Zumbì era il leggendario capo del “quilombo”, comunità di schiavi fuggitivi di Palmares, esistita per quasi 80 anni e che arrivò a dare rifugio a oltre 20 mila ex schiavi. Zumbì è da allora il simbolo della lotta per l'eguaglianza dei neri del Brasile. Eguaglianza che appare ancora oggi tutt'altro che scontata, ma che viene evocata, appunto, ogni 20 novembre, la data scelta nel 2006 (e ufficializzata nel 2011) per la “Giornata della coscienza nera”. “Una ricorrenza che non celebra unicamente gli afro-brasiliani, ma richiama ad impegni e a responsabilità precise nell’agevolare e accompagnare l’inserimento delle persone di colore e, soprattutto, di coloro che vivono ai margini della società” sottolineano in una nota i vescovi. Secondo il presidente della Commissione per l'azione di trasformazione sociale della Cnbb, monsignor José Valdeci. “E’ fondamentale rimuovere i pregiudizi e lottare contro ogni forma di razzismo e di discriminazione che offende la dignità dell’uomo. Siamo chiamati ad ascoltare la voce di Dio che dice: Ho osservato la miseria del mio popolo e ho udito il suo grido. Sono sceso per liberararlo. Il nostro atteggiamento deve essere simile a quello di Mosè: ascoltare la voce di Dio. Come neri, siamo maggioranza in questo Paese” ha sottolineato il presule “e quindi abbiamo diritto di occupare i nostri spazi e avere pari diritti. Non vogliamo chiedere o pretendere, ma poter decidere insieme per il futuro della nostra nazione”. Mons José Valdeci ha aggiunto che: “Siamo chiamati a puntare sulla nostra creatività e la nostra capacità. Assumere impegni e promuovere progetti ispirati alla memoria dei nostri antenati per costruire una nuova società”. I dati sociologici indicano che i neri, e in parte anche i mulatti, hanno ancora molto da conquistare in termini di diritti civili e sociali. Potere economico e esclusione razziale si mescolano in modo quasi inestricabile e i dati dell’IBGE pubblicati il 12 novembre scorso rivelano che i neri guadagnano meno dei bianchi, sono meno istruiti e più poveri. Per fare il punto della situazione, lunedì prossimo si terrà un incontro virtuale dell’Osservatorio sui temi razziali della Commissione Giustizia e Pace della CNBB. L’organismo, formato anche da esponenti di altre confessioni, ha il compito di promuovere eventi, avviare studi e indagini volte ad arginare ogni forma di discriminazione e di oppressione. Inoltre sosteniene la pastorale afro-brasiliana, affiancandola in ogni sua azione e proposta. (DD)

21 novembre  REGNO UNITO Plenaria dedicata a Rapporto Iicsa e all’Elliot Review.  Vescovi decidono di istituire nuova autorità per la salvaguardia dei minori

“Ci impegniamo ad ascoltare più attentamente coloro che hanno subito abusi in modo da imparare da loro e beneficiare della loro saggezza. È imparando dalla loro testimonianza che si cambiano i cuori. Siamo grati a questi sopravvissuti”. È quanto si legge nella dichiarazione finale dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale dell’Inghilterra e del Galles (Cbew), iniziata lunedì e incentrata sugli abusi sessuali nella Chiesa. All’esame dei vescovi, in particolare, il recente Rapporto Iicsa (Independent Inquiry into Child Sexual Abuse), l’inchiesta indipendente commissionata dal Governo britannico che ha indagato sulle mancanze della Chiesa nella lotta agli abusi in questi ultimi 50 anni. Il documento è stato pubblicato il 10 novembre scorso. Nella dichiarazione  i vescovi ribadiscono di avere accettato le 7 raccomandazioni contenute nel Rapporto, insieme ad altre 15 dell’“Elliott Review”, un’indagine interna affidata dai vescovi a Ian Elliott, un consulente indipendente che ha esaminato cosa non funziona nelle strutture predisposte della Chiesa e proposto quindici raccomandazioni su come cambiarle. Tra le proposte di Elliott alle quali la Conferenza episcopale sta già lavorando, l’istituzione di un’autorità centrale, la “Catholic Safeguarding Standards Agency” (Cssa) che avrà il potere di implementare nelle diocesi le politiche di salvaguardia dei minori, sostituendo le due esistenti, la “National Catholic Safeguarding Commission” e il “Catholic Safeguarding Advisory Service”. Elliot ha poi raccomandato l’istituzione di un tribunale indipendente da Roma con il compito di esaminare tutte le questioni di diritto canonico riguardanti casi di abusi, una più stretta collaborazione con le vittime e l’istituzione di una seconda autorità dedicata alla prevenzione degli abusi negli ordini religiosi. Nella dichiarazione i vescovi inglesi e gallesi esprimono nuovamente “shock” e “vergogna” per quanto emerso dal Rapporto governativo e gratitudine ai sopravvissuti che hanno avuto il coraggio di denunciare, impegnandosi ad ascoltarle più attentamente e a sostenere il loro cammino verso la guarigione. Essi riconoscono “senza riserve” che, nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi 20 anni nella lotta alla pedofilia, per i quali ringraziano tutte le persone che nella Chiesa si sono impegnate su questo fronte, “ci sono state mancanze, errori e una collaborazione inadeguata”. Mancanze per le quali chiedono perdono in particolare ai sopravvissuti. Sentimenti di shock e vergogna per la sofferenza inflitta alle vittime, vengono espressi in una seconda dichiarazione anche dal cardinale Vincent Nichols, presidente della Conferenbza episcopale, chiamato in causa da alcuni per la sua gestione degli abusi. Il primate inglese ammette le sue mancanze, ribadendo le sue scuse personali a chi si è sentito tradito. Al contempo rinnova l’impegno dei vescovi a lavorare per migliorare la tutela dei minori e per aiutare le vittime: “Non posso rimuovere il danno che è stato inflitto, ma posso dirvi che sento chiaramente e profondamente il contenuto e l'impatto di questo Rapporto (Iicsa), i messaggi dei sopravvissuti, dell’opinione pubblica e di tanti fedeli e li prendo tutti a cuore”. (LZ)

20 novembre - IRLANDA #coronavirus. Chiudono le chiese in Irlanda del Nord. Arcivescovo Martin: grande delusione

“Una grande delusione”: così l’Arcivescovo Eamon Martin, Primate di Irlanda, commenta in una nota la decisione del governo di chiudere le chiese in Irlanda del Nord, a causa della pandemia da coronavirus. Lo stop partirà il 27 novembre e durerà due settimane. Una decisione che il presule definisce “in contrasto con le rassicurazioni date ai gruppi di fede proprio la scorsa settimana, in un incontro in cui siamo stati elogiati per la nostra attenzione alla sicurezza e alla salute pubblica”. “Le nostre parrocchie – aggiunge il presule – hanno sempre cercato di sostenere l'esecutivo e le autorità sanitarie pubbliche. Continueremo a farlo, ma preferiremmo agire in un’ottica di collaborazione di dialogo maturo”. Il Primate irlandese sottolinea poi che “la Chiesa cattolica desidera sempre proteggere la salute e la vita e promuovere il bene comune e quindi continuerà a fare la sua parte compiendo i sacrifici necessari, ma chiediamo con urgenza che il divieto di culto pubblico sia il più breve possibile”. Al contempo, il presule chiede “urgentemente” chiarimenti sulla questione se le chiese possano comunque restare aperte alle visite individuali e alla preghiera privata, perché “questo tema è stato oggetto di dibattito durante il primo lockdown ed eravamo fiduciosi nel fatto che si fosse compreso come i luoghi di culto siano luoghi di calma e di forza spirituale in tempi di crisi”. Inoltre, l’Arcivescovo Martin deplora il fatto che “si possa andare in un negozio per comprare alcolici, ma non in Chiesa per recitare da soli una preghiera”, “un diritto particolarmente importante per i cattolici”. Infine, il presule fa notare che le misure restrittive coincideranno con l’inizio dell’Avvento, che si apre il 29 novembre: “dato che si parla di “salvare il Natale” – conclude Monsignor Martin – il governo deve considerare che per molte persone un Natale significativo è qualcosa di più dello shopping, del mangiare e del bere”, bensì è momento “spirituale essenziale”. (IP)

20 novembre - TANZANIA Tradotto in Kiswahili il Codice di Diritto Canonico: un'impresa durata 7 anni 

Un lavoro durato sette anni, ma che alla fine ha dato buoni frutti: il Codice di Diritto Canonico in lingua Kiswahili è ora disponibile, grazie ad un team di traduttori che ha lavorato sotto l’egida della Conferenza episcopale della Tanzania (Tec). “Nel 2013 – spiega in un video su YouTube il Segretario generale della Commissione di Diritto canonico della Tec, padre Henry Mchamungu – i vescovi hanno stabilito che il Codice, ancora in inglese, venisse tradotto in Kiswahili affinché i credenti cattolici potessero comprenderlo più facilmente”. Il Kiswahili, infatti, è parlato da 150 milioni di persone in Tanzania, Kenya, Uganda, ma anche in Rwanda, Burundi, Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo. Fondamentale, per la realizzazione dell’opera di traduzione, è stato il sostegno finanziario di “Aiuto alla Chiesa che soffre”, spiega ancora padre Mchamungu, sottolineando come “il compito di lavorare su un testo legislativo sia particolare difficile e trovare i corrispondenti di alcuni termini specifici da una lingua all’altra, senza cambiarne il significato, è stata un’impresa non da poco”. Il lavoro è stato suddiviso per capitoli: ogni membro del team ne ha tradotto uno che è stato, poi, esaminato collettivamente nel corso di diversi incontri. Ogni singola traduzione è stata, quindi, validata dall’intera Conferenza episcopale della Tanzania. Il progetto è stato concluso nel 2019, con l’approvazione dei vescovi data nel mese di giugno. Ma per la pubblicazione definitiva del volume si è dovuto attendere ancora per carenza di finanziamenti. “Abbiamo ricevuto alcune donazioni, ma non sufficienti – spiega ancora padre Mchamungu – Poi, parlando con alcuni missionari che gestiscono le pubblicazioni dei Clarettiani, siamo riusciti a fare una rateizzazione della spesa”. E così le copie del Codice di Diritto Canonico in Kiswahili sono arrivate nelle librerie della Tanzania, dopo sono acquistabili ad un costo pari a 9 dollari. (IP)

20 novembre -  NIGERIA Dopo 29 anni, inaugurata la Cattedrale di “Santa Teresa” a Nsukka

Dopo 29 anni di lavoro, la diocesi di Nsukka, in Nigeria, ha una nuova Cattedrale. Intitolata a Santa Teresa e con una capienza di 5.500 posti, la chiesa ha visto ieri, 19 novembre, la cerimonia di dedicazione presieduta dal vescovo locale, Mosignor Godfrey Onah che, nella sua omelia, ha ricordato: “Questa Cattedrale è risultato dello sforzo non di una sola persona, ma di un’intera comunità, perché la Chiesa è una famiglia e tante persone sono state coinvolte in questo progetto”, “non solo cristiani, come gli anglicani, ma anche non cristiani e fedeli di altre religioni, come i musulmani”. Ricordando, poi, i tanti finanziatori della costruzione, il presule ha citato l’esempio di un gruppo in particolare, il “Club 250”, i cui membri “hanno deciso di rinunciare, ogni settimana, ad una bottiglia di birra e di offrire il costo equivalente per la Cattedrale”. Monsignor Onah ha, quindi, sottolineato come i lavori edili siano stati voluti ed iniziati nel 1991 dal suo predecessore alla guida della diocesi, Monsignor Francis Emmanuel Okobo, colui che “ha osato sognare in grande e che ha lavorato in modo indefesso e disinteressato”. Il presule, ora emerito, ha preso parte alla Messa di dedicazione ed in particolare al rito dell’unzione dell’altare. Dal suo canto, il presidente della Conferenza episcopale locale, l'Arcivescovo Augustine Obiora Akubeze, ha inviato un messaggio per congratularsi con tutti i fedeli di Nsukka, definendo la Cattedrale "un edificio di grande splendore" e “un grande monumento della fede in Dio”. “La Cattedrale è la dimora del Signore - ha concluso il presidente dei vescovi nigeriani - Che nessuna preghiera qui presentata rimanga inascoltata". (IP)

20 novembre -  FILIPPINE 7 anni fa, il tifone Haiyan. Vescovi: abbiamo sperimentato l’orrore, ma anche l’amore misericordioso di Dio

Era l’8 novembre 2013 quando il tifone Haiyan devastava le Filippine, lasciando dietro di sé una scia di morti, feriti, sfollati e macerie. Oltre seimila le vittime e innumerevoli i danni strutturali. La città più colpita fu Tacloban, dove si registrarono 4mila morti. A distanza di sette anni da quel tragico evento, e mentre le Filippine si trovano a fronteggiare le conseguenze di altri due recenti tifoni, Goni e Vamco, che hanno già provocato 60 morti e un milione di sfollati, la Conferenza episcopale locale ha diffuso una Lettera pastorale, intitolata “Egli riduce la tempesta al silenzio” (Salmo 107). “Sono trascorsi sette anni da quando il tifone Haiyan è arrivato sulle nostre strade – si legge nella missiva episcopale – E nonostante la pandemia da Covid-19 che stiamo vivendo, abbiamo ancora impressi nella memoria il ricordo di quell’orrore vissuto l’8 novembre 2013 e nei dolorosi mesi e anni successivi”. Ma i presuli esortano i fedeli a ricordare “anche l’amore e la misericordia di Dio per il popolo filippino”, un amore “sperimentato concretamente nella bontà e nella compassione di tante persone” che hanno donato aiuto e soccorso. Dal tifone Haiyan, tuttavia, derivano cinque insegnamenti, sottolineano i vescovi: il primo è che bisogna “essere grati al Signore perché siamo usciti dalla tremenda distruzione” di quel giorno. La stessa gratitudine va rivolta a coloro che hanno “prestato soccorso”, in quanto sono stati “agenti della potente mano di Dio”. Il secondo insegnamento è che “è necessario pregare per tutte le vittime del tifone, affinché siano costantemente affidate a Dio Misericordioso”. In terzo luogo, i vescovi evidenziano che “nel difficile presente e di fronte ad un futuro incerto, bisogna pregare per la liberazione da qualsiasi calamità, sia naturale che causata dall’uomo, come la pandemia o le catastrofici climatiche, politiche, sociale ed economiche”. (IP)

20 novembre - PORTOGALLO Diocesi di Algarve. Iniziativa di Avvento: “Betlemme nelle nostre case”

Betlemme nelle nostre case”: con questo tema, la diocesi di Algarve, in Portogallo, incoraggia i fedeli a vivere l’Avvento, in preparazione al Santo Natale. La nascita del Salvatore, quest’anno, avverrà nel particolare e difficile contesto della pandemia da Covid-19; per questo la Chiesa di Algarve lancia una campagna composta da quattro dimensioni: la preghiera per gli incontri catechistici; la riflessione per quando si allestisce il presepe in famiglia; la candela per ogni lunedì d’Avvento nelle comunità; e la carità per “alleviare le sofferenze di chi, in questo periodo di così profonda bellezza, vede evidenziate le proprie difficoltà". “Quest’anno – spiega la diocesi - invitiamo a guardare il presepe e a farne un segno di testimonianza della fede e un modo per accogliere la nascita del Bambinello non solo nelle nostre case, ma anche nelle nostre vite”. Un semplice “gesto di generosità in tempo di Avvento”, dunque, “può fare la differenza e dimostrare che, come cristiani, siamo pronti alla nascita” di Gesù. Tra le iniziative di carità possibili, si suggerisce la realizzazione, in famiglia, di “un breve video a tema natalizio da inviare agli anziani che trascorrono il Natale” lontani dai loro cari o da soli, oppure la raccolta di generi alimentari di prima necessità e di kit igienici da destinare alle persone più bisognose. Infine, nel preparare il presepe in casa, la diocesi di Algarve suggerisce ai fedeli di accompagnare tale allestimento con la lettura di alcuni brani della Lettera apostolica di Papa Francesco “Admirabile signum”, pubblicata il primo dicembre 2019 e dedicata proprio al significato e al valore del presepe. (IP)

20 novembre - BRASILE Catechesi on line. Vescovi: modalità valida in tempi di pandemia

Creatività: è la parola-chiave con cui tante diocesi brasiliane, di fronte alla pandemia da Covid-19, hanno rinnovato le proprie modalità di catechesi, così da poter comunque restare vicine ai fedeli, anche se con modalità diverse. Fortunatamente, la tecnologia si è rivelata una validissima aiutante, permettendo l’allestimento di corsi di catechesi on line sia per giovani che per adulti. Ciò, tuttavia, ha suscitato domande nei fedeli stessi che si sono chiesti quanto un itinerario di educazione e formazione alla fede esclusivamente in digitale possa essere valido, considerando che la catechesi non è un semplice corso, bensì un incontro con una Persona, ovvero con Cristo. Come spiega padre Jânison de Sá, consigliere nazionale della Commissione per l'animazione biblico-catechetica, in effetti, “nella tradizione cattolica, la catechesi si svolge di persona”. Non solo: “La catechesi come attività ecclesiale che può avvenire solo in comunità. Pertanto, la comunità è il soggetto della catechesi". La modalità virtuale, dunque, è possibile, ma solo in caso di emergenza, come quella appunto della pandemia. In tal modo, “si può dare continuità ad un processo già iniziato, di persona, all’interno della comunità di fede, senza lasciare soli bambini, giovani ed adulti”. (IP)

20 novembre - MONDO #coronavirus, rinviata la Cop26. Gesuiti Europa e Africa: non distogliere attenzione dai cambiamenti climatici

Si sarebbe dovuta svolgere dal 9 al 19 novembre, a Glasgow, nel Regno Unito, la Cop26, ovvero la 26.ma sessione della Conferenza delle parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Ma la recrudescenza della pandemia da Covid-19 ha costretto a posticipare l’incontro, ora programmato dal 1.mo al 12 novembre 2021. Uno slittamento di date che ha destato l’allarme dei Gesuiti dell’Africa e Madagascar e dell’Europa: in una lettera inviata al Primo ministro britannico Boris Johnson, i religiosi si dicono “preoccupati per il fatto che il rinvio della Cop26 possa indurre i governi a distogliere l’attenzione e le risorse dai cambiamenti climatici, per concentrarsi solo sulla pandemia in corso”. Naturalmente, la missiva riconosce che “il Covid-19 rimane un pericolo chiaro ed attuale per la salute e la sicurezza della popolazione”; tuttavia, il cambiamento climatico “non è un problema meno pressante perché, come ha ammonito Papa Francesco nella sua Enciclica ‘Laudato si’, tutto è connesso”. I cambiamenti climatici, infatti – spiegano i gesuiti – “stanno aggravando i danni sociali, economici e ambientali che la stessa pandemia ha scatenato” ed è quindi quanto mai “necessario mantenere vivo il dibattito su questo tema”. “Siamo consapevoli del fatto che quella contro la pandemia è una sfida unica” nel suo genere, scrivono ancora i membri della Compagnia di Gesù – ma “sottolineiamo che un’uguale urgenza c’è anche per un’azione internazionale che affronti il cambiamento climatico”. Di qui, l’appello al premier britannico Johnson affinché lavori per assicurare che la questione climatica resti “nell’agenda mondiale”, nonostante il posticipo della Cop26, dalla quale si attende un’implementazione dell’Accordo di Parigi, raggiunto nel 2016 e che prevede la limitazione del riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi. “La pandemia – affermano i religiosi – ha aggravato i problemi già esistenti e ha reso le sfide attuali ancora più difficili da affrontare un domani” e per questo “il cambiamento climatico ha disperatamente bisogno di essere affrontato” subito. (IP)

20 novembre - UGANDA Verso le presidenziali. Leader religiosi condannano violenze e arresti indiscriminati

 Soffiano venti di tensione in Uganda, mentre è in corso la campagna elettorale per le presidenziali del 14 gennaio 2021: due giorni fa, infatti, la polizia nazionale ha arrestato due candidati alla poltrona di Capo dello Stato. Si tratta di Robert Kyagulanyi Ssentamu, meglio noto come Bobi Wine, esponente della National Unity Platform, e di Patrick Oboi Amuriat, candidato del Forum for Democratic Change. La notizia di entrambi gli arresti ha scatenato numerose manifestazioni di protesta in tutto il Paese, tra cui la capitale Kampala, dove i sostenitori di Bobi Wine hanno bloccato le strade e bruciato pneumatici. Immediata la reazione delle forze di sicurezza che ha portato a violenti scontri, con 16 morti, 65 feriti e numerosi arresti. Di fronte a questo drammatico contesto, il Consiglio interreligioso dell’Uganda (Ircu) – al quale appartiene anche l’Arcivescovo di Kampala, Monsignor Cyprian Kizito Lwanga - ha rilasciato una dichiarazione per esprimere la sua preoccupazione e richiamare i principî della Costituzione. "Siamo profondamente preoccupati per i violenti eventi accaduti nel nostro Paese – si legge nel documento – Chiediamo l'immediato rilascio di tutte le persone che sono state arrestate o, nel caso in cui abbiano commesso dei crimini, chiediamo che siano sottoposte a regolare processo, come previsto dalla legge". (IP)

20 novembre - AUSTRALIA Chiesa australiana: moderne forme di schiavitù frutto della cultura del profitto ad ogni costo

Per combattere le moderne forme di schiavitù a cui sono esposti in modo particolare i migranti titolari di visti temporanei è indispensabile contrastare la cultura del profitto ad ogni costo che calpesta i diritti dei lavoratori. Lo ha dichiarato padre Maurizio Pettenà, direttore dell’agenzia per i rifugiati e i migranti della Conferenza episcopale australiana (Acbc) durante un’audizione a Canberra alla Commissione ad hoc del Senato per le migrazioni temporanee. La Commissione è stata istituita il 5 dicembre 2019 con il compito di condurre un’inchiesta sull’impatto delle migrazioni temporanee sull’economia australiana, sui salari, i posti di lavoro, la coesione sociale e sui diritti e condizioni di lavoro. Il rapporto sarà presentato l’agosto prossimo. Diverse organizzazioni della società civile sono state interpellate. Tra queste anche la Conferenza episcopale (Acbc) che ha già presentato una relazione. Nel suo intervento - riporta il sito dell'Acbc -  padre Pattenà ha riconosciuto l’impegno del Parlamento australiano per varare leggi più severe contro il lavoro sommerso e malpagato, ma ha osservato che le leggi non bastano: “Lo sfruttamento delle persone in Australia è anche un problema di cultura e di persone che stanno infrangendo le norme morali per arricchirsi". Secondo il sacerdote, anche l’impegno dei governi e delle aziende che erogano servizi è commendevole: "So che si sta facendo un buon lavoro in Australia.  Ad esempio molte organizzazioni stanno monitorando le loro catene di approvvigionamento in modo da poter sradicare il flagello della schiavitù moderna", ha detto. “Questa è una parte del lavoro che deve essere fatto. Ma penso che dobbiamo sviluppare norme morali per l’economia di mercato in modo da promuovere, oltre al profitto, quello che la Chiesa chiama sviluppo umano integrale delle persone”, ha evidenziato. Rispondendo alle domande dei senatori, padre Pettenà ha rimarcato che le politiche e le procedure sono importanti e necessarie, ma che il nodo centrale sono gli atteggiamenti e il modo di porsi sulla questione della dignità umana. "Prendersi cura dei migranti temporanei e delle persone vulnerabili significa anche creare un'economia di mercato in cui, invece di concentrarsi solo sui prezzi e sul profitto, si consideri anche il costo umano a carico delle persone più vulnerabili ", ha sottolineato.Oltre alla Conferenza episcopale australiana altri organismi cattolici presenteranno i loro rapporti alla Commissione parlamentare.  Tra queste l'arcidiocesi di Sydney, l'Università di Notre Dame, il Jesuit Refugee Service e l’associazione delle religiose cattoliche australiane contro il traffico di esseri umani. (LZ)

20 novembre - AUSTRALIA L’arcidiocesi di Brisbane lancia storico Piano di azione per la riconciliazione con gli aborigeni

Correggere le “ingiustizie del passato” promuovendo nuovi e più stretti rapporti con le popolazioni aborigene in Australia, vittime di espropriazioni, deportazioni, violenze di vario tipo da parte dei coloni europei e ancora oggi oggetto di emarginazione e discriminazione nella società australiana. Con questo obiettivo l’arcidiocesi di Brisbane, ha lanciato uno speciale Piano di azione per la riconciliazione (Rap) realizzato in collaborazione con le comunità aborigene dello Stato del Queensland. Frutto di quattro anni di consultazioni con rappresentanti delle Prime Nazioni, il piano ha il sostegno del Consiglio cattolico degli aborigeni e degli abitanti delle Isole dello Stretto di Torres del Queensland e della Reconciliation Australia, un’organizzazione no-profit impegnata nella promozione della riconciliazione con i popoli originari australiani. Il piano - rende noto un comunicato dell’arcidiocesi - è stato lanciato ufficialmente questa settimana con una Messa presieduta dall’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge nella cattedrale della città, seguita da una cerimonia tradizionale indigena, il “Welcome Home”, alla presenza dei rappresentanti delle comunità aborigene. “Le ingiustizie contro le Prime Nazioni sono una ferita ancora aperta nel nostro Paese”, ha ricordato il presule nell’omelia definendole il “peccato originale” dell’Australia. “Il Rap è il risultato di un profondo ascolto delle popolazioni indigene e se riusciamo a imparare qualcosa da quanto abbiamo ascoltato, potremo avere un popolo finalmente unito in Australia”, ha quindi sottolineato. Articolato in quattro sezioni - relazioni, rispetto opportunità e governance - e in 20 punti di azione da realizzare in tempi stabiliti in tutte le parrocchie, scuole e istituzioni cattoliche dell’arcidiocesi, il piano ha come obiettivi specifici quello di creare più posti di lavoro per gli aborigeni nella Chiesa (attualmente sono solo 75, appena lo 0,5% della popolazione cattolica di Brisbane), di agevolare l’accesso di queste comunità ai vari servizi forniti dalla Chiesa e di valorizzare le loro tradizioni nella vita ecclesiale. A questo scopo esso impegna l’arcidiocesi a sensibilizzate i suoi dipendenti con speciali corsi di formazione. Saranno inoltre aggiornate, dove possibile, tutte le brochure, pamphlet e poster diocesani per includere elementi delle culture indigene. È prevista poi una più stretta collaborazione tra i cattolici indigeni e non indigeni per eliminare tutti quegli ostacoli che continuano ad impedire loro di contribuire attivamente alla vita della Chiesa con il loro ricco patrimonio culturale e spirituale, come auspicato nel 1986 da Papa Giovanni Paolo II nel suo storico discorso ai popoli aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres, ad Alice Springs nel 1986. Nella prefazione al piano monsignor Mark Coleridge sottolinea l’”urgenza” di implementarlo in tutte le parrocchie, comunità e agenzie pastorali dell'arcidiocesi”: “Il Rap offre importanti opportunità per rinnovare e approfondire le relazioni tra le popolazioni aborigene e delle isole dello Stretto di Torres e gli australiani di altre culture. Con la guida dello Spirito Santo, la sua realizzazione porterà le comunità a un nuovo cammino di fiducia e rispetto reciproco”, afferma. L’auspicio del presule “è che i popoli aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres siano incoraggiati, rafforzati e sostenuti in ogni modo, così che che tutto il Popolo di Dio possa essere arricchito dai loro doni”. (LZ)

20 novembre - SPAGNA Nuova applicazione della CEE per pregare la Liturgia delle Ore

Sarà presto disponibile su App Store e su Google Play una nuova applicazione della Conferenza episcopale spagnola per pregare la Liturgia delle Ore, la preghiera della Chiesa a Cristo e con Cristo, con lo scopo di facilitarne la recita in tutte quelle situazioni, come i viaggi, in cui non sia possibile consultare i libri liturgici ufficiali. La muova app, che sarà disponibile gratuitamente, a partire da sabato 28 novembre, in coincidenza con l'inizio dell'Avvento e del nuovo anno liturgico, è frutto della collaborazione tra la Casa Editrice Libros Litúrgicos del Servizio Editoriale della CEE e il Dipartimento di Sviluppo Digitale del Gruppo COPE. Accedendo all'applicazione, sarà sempre evidenziata l'Ora del momento, anche se sarà possibile accedere al resto delle Ore e selezionare, tramite un calendario, il giorno dell'anno liturgico in corso che si desidera. Gli utenti potranno consultare, inoltre, i testi del Messale Romano quotidiano e del Lezionario per la Messa, nonché il Martirologio Romano, per commemorare quotidianamente martiri e santi. (AP)

20 novembre  - REGNO UNITO “Set Your Captives Free”, rapporto di ACS sui cristiani ingiustamente incarcerati per la loro fede

Uscirà mercoledì 25 novembre, giornata del #RedWednesday -  la campagna del “Mercoledì Rosso” per ricordare i cristiani perseguitati nel mondo -, il “Rapporto sui cristiani ingiustamente incarcerati per la loro fede - Libera i tuoi prigionieri (Set Your Captives Free)”, di ACS Regno Unito, incentrato sulle vicende di individui - giovani e anziani - rapiti da gruppi estremisti o arrestati dallo Stato e detenuti senza alcun capo d’accusa. Come ha sottolineato il giornalista John Pontifex sul sito web di ACS Regno Unito: “In diverse parti del mondo, ai cristiani viene ingiustamente negata la loro libertà, a molti per il preciso motivo che si rifiutano di rinunciare alla loro fede. Vivono nella paura e tanti soffrono in completo silenzio. Chi sarà la loro voce? “Set Your Captives Free” dà ad essi la possibilità di raccontare le loro storie, di chiedere giustizia e di invocare la libertà". Il rapporto, dunque, il primo di questo tipo, si pone a sostegno del rilascio di coloro che sono ingiustamente detenuti e chiede che i colpevoli siano consegnati alla giustizia. È complementare ad altri progetti di ricerca di ACS in corso, tra cui il rapporto “Libertà Religiosa nel mondo” e “Perseguitati e Dimenticati? Un rapporto sui cristiani oppressi a causa della loro fede”. Nell'ambito della sua campagna, ACS ha finora raccolto più di 8.500 firme che invitano il Primo Ministro inglese a concedere asilo alla quattordicenne pakistana Maira Shahbaz - la cui vicenda è tratteggiata nel Rapporto -, che vive nascosta dal suo ex rapitore, che ha minacciato di ucciderla perché apostata. In tutto il mondo, la gente vivrà la giornata del #RedWednesday indossando il colore rosso, colore del sangue di chi viene perseguitato o muore a causa della fede cristiana, usando i social media per promuovere la campagna e illuminando del colore del martirio gli edifici pubblici. Nei Paesi in cui sono in vigore restrizioni a causa del coronavirus, le persone sono state invitate a vivere questo momento in casa, creando un angolo rosso, ad esempio con una candela o altri oggetti, e inviando fotografie e messaggi su Twitter, Facebook e altrove. L’evento di lancio del Rapporto “Set Your Captives Free”, presieduto dal deputato Rehman Chishti e dal direttore nazionale di ACS Regno Unito, Neville Kyrke-Smith, vedrà la partecipazione di monsignor Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Abuja, in Nigeria, dell'ex deputato Rob Flello, e di Maira Shahbaz, e sarà trasmesso online alle ore 16.30 del 25 novembre sul sito web: www.acnuk.org/event/redwednesday-digital-event/ (AP)

20 novembre - ITALIA A Venezia Festa della Madonna della Salute nel segno della carità verso le famiglie senza lavoro a causa della pandemia #coronavirus

(VNS) 20nov20 - Quest’anno a Venezia le candele offerte alla Madonna della Salute, nella tradizionale festa del 21 novembre, si trasformeranno in opera di carità a favore di quanti colpiti dalla crisi lavorativa ed economica provocata dalla pandemia. Per iniziativa del Patriarcato di Venezia infatti all’interno della Basilica della Salute sarà possibile offrire le candele in dono: il ricavato della cera rifusa sarà versato nel “Fondo San Nicolò”, promosso dal Patriarca Francesco Moraglia, come strumento di solidarietà in questi ultimi mesi. Destinatarie delle offerte saranno le tante famiglie cha a causa dell’epidemia in atto, hanno perso il lavoro e ogni altra forma di sostentamento. Se per evitare assembramenti quindi, a differenza degli anni passati, nel giorno della Festa non sarà possibile accendere le candele votive nella Basilica della Salute, i fedeli che visiteranno il luogo di culto avranno quindi la possibilità di compiere un concreto gesto di carità. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito del Patriarcato di Venezia. (PO)

20 novembre - PERÙ Arcidiocesi di Arequipa: tornano i confessionali nell’atrio della Basilica Cattedrale

Monsignor Javier Del Río Alba, arcivescovo di Arequipa, ha annunciato sul sito web dell’arcidiocesi che da questa settimana sono entrati in funzione, dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 18, quattro confessionali nell'atrio della Basilica Cattedrale, affinché i fedeli possano accedere al sacramento della Riconciliazione con facilità e in piena sicurezza, in questo tempo di pandemia. Fedele all'ultimo Protocollo siglato dalla Conferenza episcopale peruviana e dal Ministero della Salute, il presule ha annunciato che la prima domenica di Avvento sarà possibile dare il via alla seconda fase del graduale ritorno alla vita ordinaria della Chiesa, essendo la prima andata molto bene. Questa seconda fase prevede la celebrazione della Messa alla presenza dei fedeli negli orari abituali, l’aumento del numero delle celebrazioni per facilitare la partecipazione di tutti, nonché la celebrazione del sacramento del matrimonio. Gli orari di apertura delle chiese e delle Messe saranno pubblicati sulla pagina Facebook di ogni giurisdizione, all'ingresso di ogni tempio e sulla pagina Facebook dell'arcivescovo di Arequipa, in modo che i fedeli possano accedere a queste informazioni e tornare alla vita comunitaria, sempre rispettando le misure di biosicurezza necessarie per questo tipo di attività. (AP)

19 novembre - ITALIA “Insieme per risvegliare l’umano”: 23-29 novembre, incontri culturali della diocesi di Milano

“Non siamo solo corpi da curare quando si ammalano, masse di cittadini da disciplinare perché le cose si svolgano con ordine. L’umano si nutre anche del gusto della bellezza, degli interrogativi su temi ultimi e delle domande sulle questioni della società”: così, in un videomessaggio, l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, spiega il senso dell’iniziativa “Insieme per risvegliare l’umano”, ovvero il ciclo di incontri promosso dai Centri culturali cattolici della diocesi ambrosiana. Gli eventi si svolgeranno dal 23 al 29 novembre in modalità virtuale, nel pieno rispetto delle normative anti-Covid. “La crisi sanitaria, economica e sociale prodotta dalla pandemia – afferma il presule - sta inaridendo le anime e soffoca l’umano”; di qui, il richiamo innanzitutto alla preghiera e poi alla cultura per reagire a quella che rischia di essere una vera e propria “crisi spirituale”. A fare da filo conduttore ai lavori sarà l’Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale”: come spiega il responsabile dell’Ufficio per il Coordinamento dei Centri culturali cattolici, don Gianluca Bernardini, si vuole dare “un segnale di speranza e di comunione in un tempo di isolamento come è quello al quale ci costringe la pandemia”. Milano, infatti, così come tutta la Lombardia e numerose altre regioni italiane, è stata classificata come “zona rossa”, ovvero con il massimo grado di allerta. “Insieme, stiamo dimostrando che la paura del Covid non ci slega – commenta Monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione Sociale – Risvegliare l’umano è un imperativo che vogliamo accendere in noi stessi”, affinché nell’anima di ciascuno si risvegli “la luce dell’infinito che è sicuramente più forte delle tenebre del Covid”. Il calendario dell’iniziativa prevede 26 incontri, trasmessi in diretta sulle pagine Facebook e sui canali YouTube dei singoli Centri culturali. Vi prenderanno parte filosofi, demografi, economisti, politici, uomini di Chiesa che si interrogheranno sulle trasformazioni che la pandemia, e non solo, ha prodotto in vari settori della vita sociale. Tra gli ospiti – oltre allo stesso Monsignor Delpini che, il 26 novembre, alle ore 18,30, dialogherà con il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese – si segnala il parroco di Aleppo, in Siria, padre Ibrahim Alsabagh. (IP)

19 novembre - ITALIA #coronavirus. Migliorano le condizioni di Monsignor Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia

Migliorano le condizioni di salute di Monsignor Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia, da cinque giorni ricoverato a Roma, presso il Policlinico “Agostino Gemelli”, perché positivo al Covid-19 e affetto da polmonite bilaterale. L’Ufficio stampa diocesano informa che “il presule non ha febbre e reagisce bene alle cure”. Lo stesso Arcivescovo rende noto che stamani ha partecipato, in modalità virtuale, “alla riunione del Consiglio episcopale della diocesi. Mi sento benino, più forte e reattivo dei giorni scorsi”. Infine, il ringraziamento a tutti “per l’affetto e la vicinanza, ma soprattutto per le preghiere”. E proprio durante la riunione odierna del Consiglio episcopale sono stati pensati alcuni momenti di preghiera per la salute di Monsignor Boccardo e di tutti i malati di coronavirus. In particolare: sabato 21 novembre, nelle chiese diocesane, si invita a recitare il Rosario prima della Messa vespertina; domenica 22 novembre si suggerisce un’intenzione di preghiera per la guarigione degli infermi durante le Messe celebrate sul territorio diocesano. Lo stesso giorno, alle ore 19.00, presso la Cattedrale di Spoleto, il Vicario generale, don Sem Fioretti, presiederà un momento di preghiera per chiedere l’intercessione dei Santi patroni della diocesi (la Santissima Icone, San Ponziano e San Benedetto), per la salute di Monsignor Boccardo e di tutti i malati. Il rito sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook diocesana. Infine, giovedì 16 novembre, in tutte le parrocchie, i santuari e i monasteri locali, dalle 18.00 alle 19.00, si terrà un’ora di Adorazione eucaristica. (IP)

19 novembre - REGNO UNITO Inserite su Explore Churches le chiese britanniche del libro “50 chiese da vedere prima di morire”

Grazie al libro "50 chiese cattoliche da vedere prima di morire" recentemente pubblicato da Elena Curti, alcune chiese britanniche sconosciute ai più sono venute sotto le luci della ribalta sul sito web Explore Churches del National Churches Trust. Secondo quanto scritto sul sito della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, le chiese e le cappelle in questione sono state inserite in una nuova collezione on line, che spazia dall'antico al moderno. "Nel corso dei secoli, i cattolici hanno dedicato la loro fede, il loro tempo, le loro energie e il loro denaro alla costruzione di questi spazi sacri, e con amore e cura li hanno adornati di una bellezza proporzionata. L'architettura trascendente delle chiese è una testimonianza del destino umano al di là di questo mondo immanente", ha detto Monsignor George Stack, arcivescovo di Cardiff. Gli fa eco Sarah Crossland, responsabile del turismo ecclesiastico del National Churches Trust: "Con molte chiese attualmente chiuse a causa delle restrizioni per il Covid-19, la funzione Explore Churches 'patrimonio cattolico nascosto' offre l'opportunità di scoprire l'incredibile architettura e la storia delle chiese virtualmente, comodamente da casa propria”. La lunga lista inizia con la All Saints Chapel in New Wardour Castle, Tisbury, Wiltshire, che risale al 1776, un'epoca in cui il culto pubblico cattolico romano era proibito: “Mentre la maggior parte delle cappelle di questi tempi erano solitamente nascoste in soffitte e fienili, l'ottavo Lord Arundell nascondeva la sua in un'ala del suo palazzo palladiano”, spiega Crossland. La chiesa più recente, invece, è la chiesa del Santissimo Sacramento a Gorseinon, Swansea, che è stata completata nel 1967: “Completamente rotonda con frontoni multipli, questa chiesa modernista ha pareti traforate da decine di gloriose vetrate a forma di croce che contengono immagini dell'artista londinese John Petts”. Tra le altre chiese che è possibile “visitare”, ci sono San Davide Pantasaph a Holywell, nel Flintshire; San Carlo Borromeo a Hull, nello Yorkshire; la chiesa del Sacro Cuore e St. Catherine Droitwich Spa, nello Worcestershire; e Santa Monica Bootle, nel Merseyside. Elena Curti, autrice di “50 Chiese cattoliche da vedere prima di morire" ha detto: "Sono rimasta affascinata dalla storia delle chiese: la resistenza delle vecchie famiglie cattoliche, le storie di martirio e di rivolte anti-cattoliche; il modo in cui la Chiesa è uscita lentamente dall'ombra ed è cresciuta durante il periodo vittoriano, e poi come i poveri migranti irlandesi hanno contribuito con i loro soldi, e spesso con il loro lavoro, a innalzare i loro luoghi di culto". (RB)

19 novembre - INDONESIA Caritas Christmas Cross Challenge 2020: evento sportivo virtuale per raccogliere fondi a favore del Programma di assistenza educativa

L'Indonesian Jesuit Alumni Association, assieme a Caritas Indonesia, ha lanciato il 16 novembre – riporta UCA News – l’evento sportivo virtuale Caritas Christmas Cross Challenge 2020, per raccogliere fondi a favore del Programma di assistenza educativa gestito da Caritas Indonesia, in collaborazione con la Commissione per l’educazione della Conferenza episcopale, la Commissione per l'Empowerment Economico e il Daya Dharma Institute dell'arcidiocesi di Giacarta, e aiutare così le scuole in difficoltà finanziaria nelle zone remote del Paese a causa della diffusione della pandemia di Covid-19.  Christiano Hendra Wishaka, capo del comitato organizzatore, ha riferito ad UCA News come l'evento benefico sia stato accolto con entusiasmo dal clero e dai religiosi e abbia già registrato l’iscrizione di quasi 2000 corridori. La Caritas Christmas Cross Challenge 2020, che durerà sei settimane, fino al 30 dicembre, è sostenuta dal cardinale Ignatius Suharyo, arcivescovo di Giacarta e presidente della Conferenza episcopale indonesiana. "Speriamo che tutti noi – ha affermato il porporato - , a nostro modo, con ruoli diversi, ci lasceremo coinvolgere e che questo programma sarà efficace, significativo, specialmente per il mondo dell'educazione e per i nostri fratelli e sorelle che servono nel campo dell'istruzione in aree remote dell'Indonesia". “Il nostro motto - ha aggiunto - è avere più fede, più fraternità e più compassione. Mostriamo in questo modo le dinamiche della vita, nella nostra partecipazione a questo programma". (AP)

19 novembre - BRASILE Disastro di Brumadinho: vescovi invocano trasparenza e coinvolgimento popolazione nel processo di risarcimento

Il 25 gennaio 2019, a Brumadinho, città dello Stato brasiliano di Minas Gerais, cedeva un bacino di decantazione di una miniera di ferro, nei pressi del villaggio di Córrego do Feijão. Il tragico risultato della valanga di 13 milioni di metri cubi di scorie minerarie, anche tossiche, fu la morte di 272 persone tra i minatori della società estrattiva “Vale” e i loro familiari. La colata di fango e detriti inquinò anche i corsi d’acqua circostanti, provocando gravissimi danni ambientali. Ne è seguito un processo del quale, martedì scorso, ha avuto luogo un’udienza per il raggiungimento di un accordo tra le parti sul risarcimento. Erano presenti la compagnia “Vale” e lo Stato di Minas Gerais. Ma la Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), attraverso la Commissione speciale per l’ecologia integrale e l’estrazione mineraria, ha presentato un documento ufficiale con richieste di garanzie di trasparenza ed equità: per i vescovi, infatti, l’assenza di una rappresentanza delle vittime all’udienza mette in discussione tutto il processo. Ciò, infatti, viola “i diritti della popolazione”, spiega Monsignor Vicente de Paula Ferreira, membro della Commissione episcopale. La Cnbb lamenta anche “la segretezza” accordata dal Tribunale alla “proposta di accordo presentata dalla ‘Vale’”, quando invece “è necessaria una discussione aperta e chiara sui termini del negoziato”, affinché siano coinvolte davvero tutte le parti in causa e non ci sia il predominio di un soggetto a scapito degli altri. In particolare, i presuli chiedono che sia inclusa anche una rappresentanza delle comunità tradizionali, come i pescatori, gli abitanti delle rive dei fiumi, le popolazioni indigene e di origine africana, perché ignorare la loro partecipazione significa “negare la centralità delle vittime nel processo di risarcimento e, in ultima analisi, disattendere il carattere democratico nella tutela dell'interesse pubblico”. (IP)

19 novembre - ARGENTINA 24 novembre, “Marcia delle scarpette” in favore della tutela dei nascituri

Una scarpetta di lana rosa e una blu, quelle che solitamente calzano i neonati: sono il simbolo della marcia in favore della vita che si terrà a Buenos Aires, in Argentina, martedì prossimo, 24 novembre. Alle ore 19.00, i partecipanti si raduneranno davanti alla sede del Congresso nazionale per recitare il Rosario e porre la vita dei nascituri sotto la protezione della Vergine Maria. La manifestazione – che avverrà comunque nel pieno rispetto delle normative anti-Covid – si svolge nel momento in cui, nel Paese, si discute di un nuovo progetto sulla legalizzazione completa dell’aborto nelle prime 14 settimane di gestazione. Già approvato dal Parlamento, ora il Ddl verrà discusso dal Congresso. Ed è per questo che i manifestanti vogliono scendere in piazza: per “dare voce a chi non ha voce”, come i bambini non ancora nati. La tutela della vita, soprattutto quella “più fragile e più vulnerabile”, spiegano gli organizzatori della Marcia, “non è una questione ideologica, né religiosa, perché tutti siamo figli di Dio”. Di qui, l’esortazione a considerare “ogni persona come un valore primario da rispettare e da proteggere”. Infine, gli organizzatori dell’iniziaitva invitano “tutti i cittadini di buona volontà, che amano e rispettano la vita, a partecipare alla manifestazione”, in nome della “tutela dei nascituri”. Da ricordare che il 17 novembre il portavoce della Conferenza episcopale argentina, padre Máximo Jurcinovic, ha ricordato l’opposizione della Chiesa cattolica all’aborto, ribadendo che "non prendersi cura di tutte le vite sarebbe una colpa molto grave per uno Stato che vuole proteggere i suoi abitanti". "Ogni tentativo di discutere una legge con queste caratteristiche è dunque insostenibile e inopportuno", ha concluso. Anche l’Azione cattolica nazionale ha fatto sentire la sua voce: in una dichiarazione del 16 novembre, si afferma, in sostanza, che l’aborto non è una soluzione e si auspicano, quindi, “proposte migliori per lasciarsi alle spalle il falso dilemma della vita della madre o del figlio o della figlia, poiché, legiferando sull'aborto, si opta chiaramente per il più forte, lasciando il nascituro non protetto nei suoi diritti”. (IP)

19 novembre - REPUBBLICA CECA #coronavirus Per Avvento e Natale previste occasioni di preghiera comunitaria on line

Si avvicina il tempo dell'Avvento e del Natale, e questo significa che presto si accenderà la prima candela sulla corona dell'Avvento. “Nonostante l'epidemia di Coronavirus nel nostro Paese si stia leggermente attenuando – scrivono i vescovi sul sito della Conferenza episcopale ceca - vorremmo offrire una visita virtuale alle chiese e momenti di preghiera comunitaria anche attraverso internet”. I vescovi fanno sapere che il sito KrestanskeVanoce.cz è in fase di riprogettazione e sarà ora possibile cercare facilmente programmi nelle chiese e nelle congregazioni che si svolgono sul posto o sono disponibili tramite internet. Un'altra novità sarà una sezione dedicata a ispirazioni e idee su come trascorrere a casa il periodo dell'Avvento e del Natale: “Nonostante tutti i limiti che molto probabilmente accompagneranno il Natale di quest'anno, vorremmo contribuire a vivere il prossimo periodo in spirito di speranza e di pace”, concludono i vescovi. (RB)

19 novembre - SPAGNA 27 dicembre, Festa Sacra Famiglia. Vescovi: anziani, tesoro di Chiesa e società

“Gli anziani, tesoro della Chiesa e della società”: è questo il titolo del Messaggio della Conferenza episcopale spagnola (Cee) in vista della Festa della Sacra Famiglia che quest’anno si celebra il 27 dicembre. Le persone in età avanzata sono una ricchezza per la Chiesa perché essa, nella sua tradizione, ha sempre avuto alla base “una cultura della vicinanza agli anziani e la volontà di offrire loro un accompagnamento affettuoso e solidale, nella fase ultima della vita”. Come si legge nel Levitico (19,32), “Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, onora la persona del vecchio e temi il tuo Dio”, ricordano i vescovi iberici, ribadendo che “è lo stesso Signore della vita che, attraverso la sua Parola, ci invita a venerare gli anziani”, perché “le loro conoscenze, la loro esperienza, la loro saggezza li rendono degni di essere consultati”, Essi, infatti, “non sono semplici destinatari dell'azione pastorale della Chiesa, ma soggetti attivi nell'evangelizzazione”, soprattutto per quanto riguarda “la famiglia, la contemplazione e la preghiera, la prova, la malattia, la sofferenza, l'impegno in favore vita". Di qui, l’esortazione della Cee alle famiglie cristiane affinché “non si lascino influenzare dalla mentalità utilitaristica”, secondo cui “chi non produce deve essere scartato”. In quanto “Chiesa domestica, spazio sacro che riunisce diverse generazioni” – si legge nel messaggio episcopale – la famiglia non deve “isolare gli anziani e lasciarli alle cure altrui”, altrimenti risulterà “mutila e impoverita”, finendo anche per “privare i giovani di quel necessario contatto con le proprie radici e con quella saggezza” necessaria alla crescita personale. (IP)

19 novembre - REPUBBLICA CECA L’Ordine dei Premostratensi compie 900 anni: nel Paese ha 4 monasteri maschili e uno femminile

Compie 900 anni, l’Ordine dei Canonici Regolari Premostratensi, presenti nella Repubblica Ceca con ben 5 monasteri: lo scrive il sito della Conferenza episcopale ceca citando la pubblicazione Settimanale cattolico.   Sono chiamati i Fratelli Bianchi a causa del colore del loro abito, ma sono anche chiamati norbertini, dal nome del loro fondatore St. Norbert, originario della Renania, in Germania, che è sepolto nella Basilica di Strahov a Praga; principalmente, però, sono conosciuti come Premonstratensi, e alla fine di novembre si apprestano a celebrare nove secoli di esistenza della loro comunità. "San Norberto e i suoi compagni scelsero l'ordine di S. Agostino e nel 1121 fecero i voti e firmarono sotto di esso”, racconta un fratello premostratense ceco, padre Ambrož Šámal. Secondo il suo racconto, però, ci vollero venticinque prima che l'ordine penetrasse fino in Boemia e poi in Moravia. "È interessante che l'ordine canonico dell'ordine dei premostratensi non sia uno dei più conosciuti al mondo, ma ha una tradizione significativa nel nostro Paese fin dal 1143. A tutt'oggi sono attivi quattro monasteri", spiega l'attuale abate di Strahov, padre Daniel Janáček. L'Ordine dei Premonstratensi è governato dall'Ordine di S. Agostino: i cardini del loro ordine includevano lo stile di vita ascetico, il servizio spirituale tra i fedeli, la carità, l'educazione e lo sviluppo della scienza. "Il nucleo della nostra vita è un triangolo radicato nella stessa chiesa primitiva: communio - contemplatio - actio, cioè comunione - contemplazione - azione", sottolinea ancora l'Abate Janáček. I fratelli premonstratensi indossano abiti religiosi bianchi, costituiti da una tunica bianca, uno scapolare sulle spalle, sotto il quale sono cinti da una striscia di stoffa chiamata cingulum. Le vesti premonstratensi vengono prodotte a Doksany. Dopo essere entrato nel monastero, ogni fratello riceve il suo nome religioso. Il motto premostratense è: "Ad omne opus bonum parati", che significa "Pronto per ogni buon lavoro". L'emblema dell'ordine sono due bastoni da pastore incrociati d'oro o d'argento su uno scudo blu tempestato di gigli d'oro o d'argento. In passato, c'erano otto monasteri premostratensi maschili e quattro femminili nella Repubblica Ceca. Ad oggi, ne sono ancora attivi quattro maschili (Strahov fondato nel 1143, Želiv fondato nel 1149, Teplá fondato nel 1193, Nová Říše fondato nel 1641) e uno femminile (Doksany fondato nel 1144 e rinnovato nel 1998). Inoltre, la Congregazione delle Suore Premonstratensi fu fondata a Svatý Kopeček vicino a Olomouc nel 1902. (RB)

19 novembre - FILIPPINE Mancanza di acqua potabile: la diocesi di Ilagan chiede aiuto per le comunità colpite dalle inondazioni  

Martedì 17 novembre, padre Carlito Sarte, direttore del centro di azione sociale diocesano di Ilagan – si legge sul sito web dell’Episcopato -, ha lanciato un appello alle stazioni di rifornimento idrico della sua parrocchia, a Santiago City, nella provincia di Isabela, nella regione della Valle di Cagayan, per poter donare bottiglie di acqua alle comunità interessate dalle inondazioni. Il Paese, colpito da tre tifoni nelle ultime due settimane, si trova infatti ad affrontare, fra le altre cose, un grave problema: la mancanza di acqua potabile. Padre Sarte ha sottolineato come l'accesso all'acqua potabile costituisca una sfida per molte aree delle provincia di Isabela e della regione di Cagayan, e ha espresso preoccupazione per i problemi legati alla sanità che potrebbero sorgere non avendo accesso ad acqua pulita e sicura. "La situazione è ancora difficile. Si può sopravvivere per alcuni giorni senza cibo, ma non senza acqua", ha affermato il sacerdote, quindi oltre agli aiuti alimentari, al momento sono estremamente necessarie le forniture d’acqua. "I miei amici di Tuguegarao e Cagayan chiedono acqua potabile, ne hanno davvero bisogno", ha concluso padre Sarte. (AP)

19 novembre - ZIMBABWE Lettera vescovi per Avvento: appello a riconciliazione e unità nazionale

È un appello alla riconciliazione e all’unità nazionale quello lanciato dalla Conferenza episcopale dello Zimbabwe (Zcbc) nella sua Lettera pastorale per l’Avvento, che avrà inizio domenica 29 novembre. In particolare, i presuli esortano i fedeli ad andarsi incontro l’uno l’altro, al di là dei confini sociali e politici, prendendosi anche cura del Creato. “Il Signore Gesù viene tra noi per rinnovarci – scrivono i vescovi – La Sua venuta è anche una venuta di cose nuove, di idee nuove, di una rinnovata speranza in Lui e negli altri, e della capacità di agire insieme, se riusciamo ad avere fiducia reciproca e a ritrovarci al di là dei confini sociali e politici”. In quest’ottica, i presuli incoraggiano gli sforzi verso l’unità e la riconciliazione, esortando i settori socio-politici, economici e religiosi ad ascoltare la Parola di Dio. Centrale, soprattutto, il richiamo ai leader del governo affinché “tendano la mano ai partiti dell’opposizione, in modo che la speranza dell’Avvento possa riaccendersi nel popolo sofferente”. Dal tempo infatti, il Paese africano registra una grave crisi sociale e politica: da quando il Capo di Stato Robert Mugabe è stato deposto nel novembre 2017, dopo circa 38 anni di potere, la nazione sta affrontando la peggiore crisi dell’ultimo decennio, con gravi carenze di beni primari, come carburante ed elettricità, e prezzi in aumento. A giugno 2019, il tasso di inflazione ha raggiunto il 176 per cento e si calcola che, entro la fine dell’anno, 8 milioni di cittadini, su un totale di circa 15 milioni, saranno in emergenza alimentare. Intanto, medici e infermieri sono in sciopero ormai da 7 mesi e la situazione, già di per sé molto critica, è aggravata dalla pandemia da Covid-19. Per questo, la Zcbc ricorda che la politica deve essere "ispirata dall'incontro con Cristo e intrisa di amore e di carità”, perché “una politica senza carità non può mai portare il bene comune” e “l'amore di un politico per la nazione e per il bene comune si vede nel modo in cui tratta le voci dissenzienti". Dio, infatti, “ha creato tutti gli esseri umani uguali in diritti, doveri e dignità e li ha chiamati a vivere insieme come fratelli e sorelle e questa chiamata a vivere insieme e a riconoscere la dignità e i diritti dell'altro è la base per una convergenza nazionale". Quanto alla salvaguardia del Creato, la Chiesa cattolica in Zimbabwe guarda all’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si’ sulla cura della casa comune”, invitando i fedeli ad una vera “conversione ecologica” per porre fine alla “distruzione dell’ambiente”. L’attuale crisi ambientale, prosegue il messaggio, riguarda tutti ed è “alimentata dalla povertà, dagli interessi commerciali e dal consumismo”, perché “lo sfruttamento e il degrado ambientale influenzano la vita delle persone e il loro diritto, dato da Dio, di godere di ciò che è stato creato per tutti". In tempo di Avvento, dunque, lo sguardo dei cristiani deve essere rivolto anche verso ciò che “può frenare la distruzione” del Paese, “gioiello dell’Africa”. Il messaggio episcopale non dimentica, poi, la pandemia da Covid-19 che, in Zimbabwe, ha provocato quasi 9mila casi: il 2020 “è stato un anno difficile”, affermano i vescovi che quindi invitano i fedeli a “mettere il bene comune al centro dei piani di ripresa” dall’emergenza. “Dobbiamo aiutarci l'un l'altro. Il semplice essere gentili è un piccolo modo per farlo”, spiegano. In questo senso, la Chiesa auspica che, con l’inizio dell’Avvento, i fedeli possano riprendere a partecipare fisicamente alle celebrazioni liturgiche perché ciò “aiuterà a favorire la comunione” nazionale. Infine, dai presuli l’incoraggiamento a “pensare in modo creativo, positivo e concreto al futuro che si sogna e si desidera”, così da “costruire lo Zimbabwe che vogliamo”. (IP)

19 novembre - ITALIA #coronavirus. Cardinale Bassetti dimesso dall’Ospedale di Perugia. Continuerà convalescenza al “Gemelli”

Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, è stato dimesso dall’Ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Perugia, dove era stato ricoverato per coronavirus il 3 novembre scorso. Il porporato proseguirà ora la sua convalescenza al Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma. Nel lasciare il nosocomio umbro, il presidente della Cei ha voluto ringraziare, “con affetto e riconoscenza” tutti gli operatori, dagli amministrativi ai sanitari, che “con sollecitudine, attenzione, competenza, vegliano sulla salute dei ricoverati”. “In questi giorni che mi hanno visto attraversare la sofferenza del contagio da Covid-19 – scrive il Cardinale Bassetti in un messaggio - ho potuto toccare con mano l’umanità, la competenza, la cura poste ogni giorno in essere, con instancabile sollecitudine, da tutto il personale, sanitario e non”. “Ciascuno di loro - aggiunge - si impegna nel proprio ambito per assicurare la migliore accoglienza, cura, accompagnamento per ogni paziente, riconosciuto nella sua vulnerabilità di persona malata e mai abbandonato all’angoscia e al dolore”. Ringraziando tutti, dunque, l’Arcivescovo di Perugia afferma: “Li porto tutti nel cuore, perché con la loro opera instancabile si prodigano per salvare quante più vite possibili, impresa tanto più difficile in questo tempo flagellato dalla pandemia”. La sua preghiera va, poi, a “tutti i ricoverati che ancora sono nel momento della prova”. A loro, il Cardinale Bassetti lascia “un’esortazione di conforto: restiamo uniti nella speranza e nell’amore di Dio, il Signore non ci abbandona mai e, nella sofferenza, ci tiene tra le Sue braccia”. Alle parole del porporato fanno eco quelle della Segreteria generale della Cei, che si unisce ai ringraziamenti per l’Ospedale di Perugia, esprimendo poi “la gioia per i progressi costanti nelle condizioni di salute” dell'Arcivescovo. “I vescovi italiani e i fedeli – afferma il Segretario generale della Cei, Monsignor Stefano Russo - saranno accanto al Cardinale Bassetti nella sua convalescenza al Policlinico Gemelli, dove è atteso con grande affetto". (IP)

19 novembre - BRASILE Dall’1 al 3 dicembre l’incontro di formazione della campagna di Fraternità ecumenica

Come riportato dal sito della Conferenza episcopale del Brasile, si svolgerà dal primo al 3 dicembre prossimi, in diretta su Facebook e sul canale Youtube dell’Episcopato brasiliano a partire dalle 19.30 locali, l’incontro di formazione della campagna di Fraternità ecumenica 2021. Tenutosi in media ogni 5 anni, l’incontro ha come tema: "Fraternità e dialogo: impegno per l'amore" e il motto biblico: "Cristo è la nostra pace". La campagna è un'opportunità per riunire le chiese cristiane sotto l’egida del dialogo, dando una testimonianza di unità nella diversità guidata da Gesù. Secondo il segretario esecutivo della campagna per i vescovi brasiliani, padre Patriky Samuel Batista, che accompagna la preparazione ecumenica del Consiglio nazionale delle Chiese cristiane, si deve porre l’accento sul dialogo. Il sacerdote sottolinea che l’iniziativa inviterà al dialogo come impegno d'amore in uno scenario segnato dalla polarizzazione, dall'odio, dall'assenza di ascolto, dall'individualismo imperialista e dall'indifferenza. Siamo, dunque, tutti invitati a recuperare la nostra capacità di relazione, tolleranza, amore e fraternità. “Questa campagna ci chiama a costruire un nuovo umanesimo basato sull'etica cristiana. Non possiamo rimanere indifferenti a questa realtà che banalizza la vita, genera conflitti, violenza, discriminazione e radicalizzazione", ha detto. La formazione ha lo scopo di preparare gli agenti delle Chiese cristiane a moltiplicare la campagna di fraternità nelle diverse realtà che vivono quotidianamente. Temi come il dialogo come stile di vita per un mondo nuovo, la comunicazione non violenta, la partecipazione di altre chiese, i discepoli di Emmaus e la Lettera degli Efesini saranno approfonditi durante i tre giorni. Ogni giorno seguirà il seguente schema tipico: accoglienza, parole di fraternità, prima e seconda condivisione, interazione con i partecipanti, gesto concreto e benedizione della giornata. La formazione si avvarrà degli approfondimenti a cura di padre Paulo Renato Campos, consigliere politico della Conferenza episcopale nazionale, del pastore Sônia Mota di Cese, di padre Marcus Barbosa, consigliere della Commissione pastorale episcopale per l'Ecumenismo e assistente sottosegretario al ministero pastorale dell'ente, del pastore Eliel Batista, rappresentante della Chiesa Betesda, di Janaina Gonçalves e di Lucília Dias Furtado, analista pastorale.  (RB)

19 novembre - GERMANIA Un progetto per coinvolgere gli artisti provati dalla crisi #coronavirus nelle attività liturgiche e pastorali delle parrocchie di Francoforte

L’arte è un settore duramente colpito dalla crisi provocata a livello internazionale dal coronavirus. Le parrocchie cattoliche di Francoforte vengono quindi in soccorso degli artisti freelance della diocesi coinvolgendoli nell’organizzazione di eventi religiosi o progetti liturgici e pastorali in vista soprattutto delle prossime festività natalizie. Ogni parrocchia potrà disporre di 1250 euro provenienti dai fondi dell’Associazione delle chiese cattoliche di Francoforte. Lo ha spiegato lunedì scorso in una lettera alla comunità il decano della città, Johannes zu Eltz esortando tutti a coinvolgere i tanti artisti presenti in città e colpiti dalle attuali restrizioni: dai cantanti ai musicisti, dai pittori agli scultori, fino ai ballerini. La chiusura delle sale da concerto, dei teatri e dei luoghi di cultura a livello generale ha provocato infatti un blocco di tutte le manifestazioni artistiche con pesanti ricadute economiche nel settore. Ha già risposto all’appello la violinista Anne Sophie Mutter che il prossimo 6 dicembre si esibirà gratuitamente nella messa serale nella cattedrale di Francoforte, il Kaiserdom, l’antico duomo imperiale intitolato a san Bartolomeo. La celebrazione sarà trasmessa in streaming e la speciale colletta sarà devoluta a favore degli artisti di Francoforte. Anne Sophie Mutter ha già suonato nei giorni scorsi durante le celebrazioni nella chiesa luterana di San Tommaso a Lipsia esortando l’opinione pubblica a prestare attenzione alla  “catastrofica situazione economica di molti musicisti”. Recentemente, la German Orchestra Association (DOV) ha fatto appello alle chiese presenti in Germania affinché in questo periodo di prova consentano agli artisti di esibirsi durante le funzioni religiose. (PO)

19 novembre - OLANDA Aiuto alla Chiesa che Soffre. Entra nel vivo la settimana contro le persecuzioni a causa della fede

Un cristiano su cinque vive in Paesi dove la libertà di fede è una lontana utopia, secondo un rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre, di cui la Chiesa olandese ha raccolto l’invito, organizzando, per la settimana in corso, una serie di iniziative volte a sensibilizzare la popolazione su queste questioni, come si legge sul sito della Conferenza episcopale olandese. Secondo i dati, il 61 per cento della popolazione mondiale vive in Paesi senza una reale libertà religiosa; in 38 Paesi, inoltre, esistono gravi forme di discriminazione o persecuzione religiosa. Anche se l'epidemia di Coronavirus ha cambiato molte cose, i cristiani rimangono la comunità religiosa più perseguitata del mondo. Per attirare l'attenzione su questa dolorosa realtà, le cattedrali, anche le chiese e gli edifici pubblici olandesi sono illuminati di rosso, e vengono proposte anche alcune iniziative on line. “La libertà religiosa è un diritto umano. Nessuno dovrebbe essere molestato, discriminato nel lavoro o nella casa, o minacciato di privazione della libertà o addirittura della vita, solo a causa della sua fede”, dice Peter Broeders, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre Olanda. La settimana di mobilitazione è stata organizzata per la prima volta nel 2015, con l’obiettivo di attirare l’attenzione soprattutto sulla sorte dei circa 250 milioni di cristiani che, secondo le stime, sono esposti a violente persecuzioni e discriminazioni e a cui viene impedito di professare la propria fede. In Olanda, la segreteria del Aiuto alla Chiesa che Soffre illuminerà l'abbazia di Park Abbey a Lovanio dal 21 al 29 novembre in segno di solidarietà. (RB)

19 novembre - FILIPPINE L’arcivescovo di Ozamiz invita i leader del governo a “mettere da parte la politica” per aiutare le vittime dei recenti disastri naturali

Monsignor Martin Jumoad, arcivescovo di Ozamiz, in un’intervista rilasciata a Radio Veritas 846, - si legge sul sito web dell’Episcopato -, ha invitato i leader politici a “mettere da parte la politica” e ad aiutare le vittime delle recenti catastrofi naturali che hanno colpito il Paese.  I tre tifoni, che si sono abbattuti a nord delle Filippine, uno dopo l'altro, hanno causato inondazioni e frane, provocando la morte di almeno 120 persone, sommergendo villaggi e distruggendo edifici e strutture. Il presidente Rodrigo Duterte ha proclamato lo stato di calamità per l’intera isola di Luzon, devastata dal tifone Vamco.  In questa drammatica situazione, che vede migliaia di filippini affamati, senza lavoro e senza casa, Duterte, il 17 novembre, in un discorso televisivo nel quale doveva parlare della risposta del governo alla pandemia di Covid-19 e alla recente ondata di tifoni, si è scagliato contro il vicepresidente Leni Robredo, membro dell’opposizione, che lo aveva criticato per la sua assenza durante il passaggio del tifone Vamco, perché impegnato a partecipare in teleconferenza al 37.mo vertice ASEAN. "Mettiamo da parte la politica, la nostra appartenenza politica e le nostre convinzioni", ha suggerito monsignor Jumoad. "L'importante è essere uniti e lavorare insieme, perché siamo tutti filippini, e coloro che soffrono sono nostri fratelli e sorelle”. L'arcivescovo di Ozamiz ha chiesto ai sostenitori di Duterte e di Robredo di non alimentare, dunque, la spaccatura e di unirsi invece per aiutare coloro che sono stati maggiormente colpiti dalle calamità. "Dobbiamo smettere di incolparci l'un l'altro", ha detto il presule. "Dobbiamo riconoscere che ci sono delle manchevolezze, ma se ci si concentra sulle manchevolezze non possiamo andare avanti, perché continuiamo ad incolparci l'un l'altro", ha aggiunto. (AP)

19 novembre - GRECIA Covid-19. Vicario generale di Rodi: rifugiati, volto di Cristo

“I rifugiati sono il volto di Cristo. Non potrei celebrare l’Eucaristia e vivere la mia fede se non riconoscessi il Cristo nel volto del povero, se non accogliessi e non condividessi con loro quello che ho”: questa la toccante testimonianza di Padre John Luke Gregory, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Rodi e frate francescano della Custodia di Terra Santa, che dal 2004 svolge il suo ministero sull’isola greca. Le sue parole sono riportate nel numero settimanale del Bollettino sulle persone vulnerabili e fragili in movimento in epoca di Covid-19, a cura della Sezione per i migranti e i rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, al quale il religioso racconta la sua esperienza, sottolineando l’importanza del dialogo tra le religioni. A Rodi, spiega infatti, “i cattolici residenti sono pochi, ma viviamo in un contesto ortodosso e collaboriamo con la minoranza musulmana. Siamo una frontiera, un laboratorio di dialogo”. In questo senso, l’isola greca “è un ponte tra mondi e culture”. Il Centro per rifugiati accoglie, infatti, persone “provenienti dal Medio Oriente o dall’Africa”, in fuga dal loro Paese “non per un miglioramento economico, ma per paura”. Di qui, l’appello che il Vicario generale fa affinché migranti e rifugiati siano aiutati e sostenuti: “La Custodia di Terra Santa, tramite la Ong Pro Terra Sancta – sottolinea - ha sostenuto questo centro dal 2015, finanziandolo per l’acquisto di cibo, vestiti, articoli per l’igiene personale”. Generoso anche il contributo della popolazione locale, dei turisti e delle comunità luterane presenti sull’isola. Purtroppo, la pandemia da Covid-19 ha aggravato una situazione già di per sé difficile: in tutta la Grecia, infatti, il coronavirus ha provocato, ad oggi, più di 82mila casi ed oltre 1.200 decessi. A Rodi, l’ospedale ha dovuto chiudere il reparto maternità dopo aver riscontrato un caso di contagio e nello stesso Centro per rifugiati otto persone sono risultate positive. Tutto questo, racconta padre Gregory, ha aumentato, nella popolazione locale, “la paura di avvicinarsi ai rifugiati”, facendoli sentire ancora più “soli e vulnerabili”. Ma nel difficile contesto dell’emergenza sanitaria “nessuno deve essere dimenticato – ribadisce il Vicario generale di Rodi – Il nostro dovere di cristiani è di visitare e sostenere” i bisognosi, mettendo in pratica “la cultura della fraternità e dell’amore per restare loro accanto”. Il frate francescano racconta, poi, esempi concreti di solidarietà portati avanti nei mesi più duri di lockdown: “Abbiamo preparato un secondo orto ed un secondo pollaio, producendo così il doppio dei prodotti. In tal modo, siamo riusciti ad offrire alimenti freschi ai rifugiati. Inoltre, all’inizio ed al termine del Ramadan abbiamo portato loro dolci e biscotti tradizionali”, senza mai dimenticare “il conforto” e la solidarietà, perché “oltre ai bisogni materiali, un sorriso può fare molto”. Infine, Padre Gregory riflette sull’importanza del dialogo che “porta all’amicizia”, come richiamato da Papa Francesco nella sua recente Enciclica “Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale”. Per questo, il Vicario generale di Rodi esorta tutti a “guardare agli altri come sorelle e fratelli della stessa famiglia creata da Dio, a Sua immagine”, amando “con un cuore aperto, il mondo, tutta l’umanità, specialmente chi ha più bisogno”. (IP

19 novembre - STATI UNITI Pena di morte. L’appello dei vescovi: stop alle esecuzioni, sì alla dignità della vita

Si rinnova, forte e accorato, l’appello dei vescovi americani contro la pena di morte. Stavolta a mobilitarsi, come riporta il sito della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, cono monsignor Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente del Comitato per la giustizia interna e lo sviluppo umano della Conferenza episcopale, e monsignor Joseph F. Naumann, arcivescovo di Kansas City e presidente del Comitato per le attività pro-vita. In una dichiarazione congiunta, i due presuli invitano l'Amministrazione ad agire come testimone della dignità di ogni vita umana contro un’esecuzione capitale prevista per la giornata di oggi, giovedì 19 novembre, mentre altre due sono state calendarizzate per il mese di dicembre: "Purtroppo, dobbiamo chiedere ancora una volta all'Amministrazione di fermare le esecuzioni – scrivono – con queste ultime tre previste, saremmo arrivati a dieci esecuzioni federali nel 2020, più del doppio del precedente record di quattro risalente al 1938”.    "La pena di morte non è necessaria per proteggere la società.  Non è necessario ritenere le persone responsabili di gravi crimini.  La decisione di non giustiziare qualcuno, anche se ha fatto qualcosa di terribile, non è ‘morbida sul crimine’, ma è forte sulla dignità della vita”, proseguono i vescovi.  “Come scrive papa Francesco nella sua recente enciclica Fratelli Tutti: ‘. . . nemmeno un assassino perde la sua dignità personale, e Dio stesso si impegna a garantirlo’.  Il fermo rifiuto della pena di morte dimostra fino a che punto sia possibile riconoscere la dignità inalienabile di ogni essere umano e accettare che egli abbia un posto nell'universo.  Se non negherò questa dignità al peggiore dei criminali, non la negherò a nessuno”, si legge ancora. "Chiediamo al presidente Trump e al procuratore generale Barr, come atto di testimonianza della dignità di ogni vita umana, di fermare queste esecuzioni", concludono. (RB)

19 novembre - COLOMBIA Uragano Iota. Il vicario apostolico di San Andrés e Providencia lancia un appello alla solidarietà dei colombiani

Monsignor Jaime Uriel Sanabria Arias, vicario apostolico di San Andrés e Providencia, in un videomessaggio pubblicato ieri sulla pagina web dell’Episcopato, ha lanciato un appello urgente alla solidarietà dei colombiani per quelle famiglie che nell’arcipelago di San Andrés, Providencia e Santa Catalina hanno perso tutto dopo il passaggio dell’uragano Iota, ora declassato a tempesta tropicale. L’uragano, uno dei più potenti della stagione, con venti fino a 260 Km/h e piogge torrenziali, nei giorni scorsi ha colpito duramente l’America Centrale, provocando la morte di almeno 28 persone. Monsignor Sanabria, spiegando come la Chiesa si sia già mobilitata per fornire aiuti, data la dimensione della catastrofe e la necessità di un maggiore sostegno, ha voluto lanciare un appello, chiedendo ai colombiani un aiuto per quelle famiglie che hanno perso tutto. "Presso il Banco Alimentare Bread Fruit del vicariato stiamo rispondendo alle necessità di molte famiglie - ha sottolineato monsignor Sanabria -, ora nella situazione in cui ci troviamo a Providencia, San Andrés e Santa Catalina, ci appelliamo alla vostra solidarietà, perché ci aiutiate preferibilmente con contributi economici". Le donazioni possono essere effettuate a nome del Vicariato Apostolico di San Andrés, presso la Banca AV Villas, conto corrente n. 860050947 - Nit 892400068-3. (AP)

18 novembre -  INDIA Peggiorano le condizioni di salute di padre Stan Swamy. Cristiani presentano una petizione al Premier Modi

 Peggiorano le condizioni di salute di padre Stan Swamy, l’84enne gesuita indiano attivista per i diritti dei tribali, in carcere da più di un mese con l’accusa di sedizione e di terrorismo. L’anziano religioso, che soffre di Parkinson e di altre malattie legate all’età, non riesce a mangiare e a bere da solo e deve essere aiutato dai compagni di cella anche per altri bisogni. È quanto ha scritto lui stesso in una lettera inviata nei giorni scorsi a un confratello. Per questo, un gruppo di leader cristiani si è rivolto al Premier Narendra Modi e al Presidente Ram Nath Kovind per chiedere la sua immediata liberazione su cauzione per motivi di salute.   La petizione è stata consegnata il 17 novembre da monsignor Derek Fernandes, vescovo di Belgaum, dopo una protesta silenziosa nella città di un gruppo di cristiani dello United Christian Forum. “Siamo arrabbiati e preoccupati per la sua salute”, ha spiegato il presule all’agenzia Ucanews. Padre Swamy è stato prelevato dalla sua casa di Ranchi, in Jharkhand, l'8 ottobre scorso da una squadra di funzionari dell’Agenzia di investigazione nazionale (Nia) per presunti legami con i ribelli maoisti e il coinvolgimento nei disordini scoppiati nel 2018 a Bhima-Koregaon, nello Stato del Maharashtra. Accuse fondate su prove manipolate e che il religioso ha sempre respinto con forza. La vicenda ha destato viva indignazione in India e forti critiche dei vescovi. In una nota diffusa il mese scorso, la Conferenza episcopale indiana aveva definito incomprensibile l’arresto, ricordando l’impegno pluridecennale profuso dal sacerdote per “difendere i diritti degli Adivasi, soprattutto quelli sull’uso delle loro terre ancestrali”. Numerose le manifestazioni nelle scorse settimane in difesa del sacerdote. Ai cristiani si sono uniti anche esponenti dell’opposizione e attivisti per i diritti umani per i quali le accuse sarebbero da mettere in relazione proprio alla sua attività in difesa delle popolazioni tribali. Al sacerdote è inoltre giunta la solidarietà della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (Fabc), che in una dichiarazione firmata dal cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon ha chiesto la sua immediata scarcerazione, ricordando il carattere non-violento della battaglia di padre Swamy in difesa degli indigeni. Appelli ai quali le autorità indiane non hanno finora risposto, mentre il sacerdote continua ad attendere in carcere la prossima udienza in tribunale prevista il 26 novembre. (LZ) 

18 novembre - TERRA SANTA Aprirà il prossimo anno, a Betlemme, la Casa dei Magi, luogo di incontro, promozione e dialogo per giovani, pellegrini e turisti

Un luogo di incontro e formazione. Vuole esserlo a Betlemme Dar Al Majus, la Casa dei Magi, un edificio del XIX secolo in fase di ristrutturazione che diventerà un centro di educazione e formazione professionale, ma anche un luogo di incontro e di cultura. A pochi passi dalla Basilica della Natività, la Casa dei Magi che l’Associazione Pro Terra Sancta sta promuovendo, vuole anche incoraggiare il dialogo tra la comunità locale e pellegrini e turisti. Sarà strutturata su due livelli: al piano terra avrà uno spazio dedicato a iniziative culturali e di incontro, con l’obiettivo di raccontare la storia della Natività, ma anche della convivenza e della bellezza dell’annuncio cristiano custodito dalle comunità locali; al primo piano avrà ambienti dedicati in particolar modo ai giovani, aree di co-working, luoghi di ascolto e sostegno psicologico, offrirà consulenze per orientamento al lavoro, spazi di formazione e attività di tipo culturale. L’obiettivo, riferisce il portale di Associazione Pro Terra Sancta, è aiutare i giovani di Betlemme che soffrono a causa dell’isolamento, della povertà, della mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro oggi rese ancora più incerte a causa dell’emergenza coronavirus. “I Magi sono venuti da lontano, fisicamente ma anche culturalmente, e si sono lasciati trasformare - dice Vincenzo Bellomo, responsabile a Betlemme dei progetti dell’Associazione Pro Terra Sancta -. Da loro vogliamo recuperare la bellezza del viaggiare, il viaggio insieme verso la speranza, ma anche la bellezza del viaggio di chi viene qui”. Si spera di aprire i battenti il prossimo anno. Vincenzo Bellomo spiega che l’idea è quello di creare una casa, che sia un luogo per tutti: per quelle persone che in questi anni sono passate da Betlemme, hanno vissuto delle esperienze a Betlemme e hanno dei legami con Betlemme, e per le persone che abitano a Betlemme. “Betlemme non è solo un luogo dove è accaduta una cosa importante, ma è un luogo che appartiene alla nostra storia - aggiunge Vincenzo Bellomo -, Betlemme è parte della nostra vita. Noi, con questo progetto vogliamo comunicare questa bellezza, la bellezza di un messaggio che ha cambiato la nostra storia, la bellezza di un messaggio che è partito da questa città, che è custodito da questa comunità ma che appartiene a tutti”. (TC)

18 novembre - STATI UNITI Conclusa la plenaria dei vescovi dedicata a Covid, razzismo e abusi

Con l’approvazione del nuovo piano pastorale per il prossimo quinquennio, il rinnovo del mandato della Commissione ad hoc contro il razzismo e l’adozione del bilancio di previsione 2021, si è conclusa martedì la due giorni della plenaria autunnale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb). L’assemblea, svoltasi in modalità virtuale a causa dell’emergenza del Coronavirus, ha avuto come focus principale la risposta pastorale della Chiesa statunitense alla pandemia. Una crisi che, come ha evidenziato all’apertura dei lavori il presidente della Usccb, monsignor José Gomez, non è soltanto un’emergenza sanitaria e che, in questo senso, rappresenta una sfida, ma anche un’opportunità di evangelizzazione per la Chiesa. È quanto ha confermato un dibattito on-line svoltosi nella giornata di martedì in cui i vescovi hanno condiviso le loro esperienze in questi mesi. Dal confronto è emerso come l’emergenza sanitaria abbia pesato sulla vita delle comunità ecclesiali, ma non diminuito la “fame” di Eucaristia tra i fedeli che hanno dato prova di un grande attaccamento alla fede. Secondo diversi vescovi questo dovrebbe incoraggiare la Chiesa negli Stati Uniti a rinnovare il suo impegno nell’evangelizzazione e nella catechesi per coinvolgere di più i fedeli nella vita di parrocchia. Un altro tema importante discusso dai vescovi è stata la piaga del razzismo, tornato sotto i riflettori dell’opinione pubblica dopo l’omicidio a Minneapolis dell’afro-americano George Floyd e le proteste del movimento Black Lives Matter che ne sono seguite. Vicende che hanno acceso un dibattito anche nella Chiesa cattolica americana e riproposto la necessità di sensibilizzare i fedeli e di riaffermare gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa sul razzismo al quale i vescovi hanno dedicato nel 2018 un nuovo documento pastorale.  Durante i lavori i vescovi hanno rinnovato il mandato della Commissione ad hoc contro il razzismo istituita nel 2017. All’esame della plenaria anche la questione degli abusi sessuali nella Chiesa. I vescovi hanno parlato del Rapporto McCarrick, il dossier reso noto dalla Segreteria di Stato con i documenti e le testimonianze che raccontano la vicenda dell’ex cardinale arcivescovo di Washington dimesso dallo stato clericale. All’assemblea è stato inoltre presentato il nuovo rapporto della National Review Board Board, l’organismo a cui fa riferimento la Commissione episcopale per la protezione dei bambini e dei giovani. A questo proposito monsignor Gomez ha ribadito l’impegno dell’episcopato americano a proteggere bambini e adulti vulnerabili e a eliminare dalla Chiesa la piaga degli abusi. Tra gli altri punti all’ordine del giorno dell’assemblea vi sono stati l’approvazione del piano di azione pastorale per il quinquennio 2021-2024 intitolato “Ricreati dal Corpo e dal Sangue di Cristo, fonte della nostra guarigione e speranza” e del bilancio di previsione del 2021. I vescovi hanno anche eletto i nuovi presidenti di diverse commissioni episcopali e della direzione dei Catholic Relief Services (CRS), l’agenzia dei vescovi per gli aiuti ai Paesi d’oltremare e il nuovo segretario generale della Usccb. Si tratta di Jeffrey D. Burill, S.T.L., finora segretario associato della Conferenza episcopale.   (LZ)

18 novembre -  GERMANIA 26 dicembre, “Giornata di preghiera per cristiani perseguitati e oppressi”

Le forze di sicurezza nigeriane che proteggono la chiesa cattolica di ““Santa Rita” a Kano dagli attacchi di Boko Haram: è questa l’immagine, scattata dal fotografo tedesci Andy Spyra, che la Conferenza episcopale della Germania (Dbk) ha scelto per il poster dedicato alla "Giornata di preghiera per i cristiani perseguitati e oppressi". Nel Paese, l’iniziativa viene celebrata il 26 dicembre di ogni anno, nella festa di Santo Stefano Protomartire, e per l’occasione, in tutte le Messe di quel giorno, si recitano speciali intenzioni di preghiera “per ricordare in modo particolare i fratelli e le sorelle nella fede, vittime dell’esclusione e dell’oppressione in molte parti del mondo”. La “Giornata di preghiera del 26 dicembre – si legge sul sito web della Dbk – fa parte dell’iniziativa ‘Solidarietà con i cristiani perseguitati e oppressi nel nostro tempo’, avviata nel 2003, con la quale i vescovi tedeschi intendono richiamare l’attenzione sulle discriminazioni e le difficoltà che vivono i cristiani in diversi luoghi del pianeta”. Oltre al significato spirituale, la Giornata ha anche un obiettivo solidale perché prevede la raccolta di fondi da destinare a regioni particolari del mondo, come anche visite episcopali alle chiese maggiormente in difficoltà. (IP)

18 novembre - ITALIA Dare un’anima al digitale. Riprendono gli incontri dal Convento di Monterosso alle Cinque Terre AUDIO - FOTO

Una mail giunta a padre Renato Brenz Verca, rettore del Convento dei Cappuccini di Monterosso alle Cinque Terre ha acceso in lui l’idea di promuovere in questa seconda ondata del virus Covid-19 una nuova iniziativa online per aiutare chiunque ne senta il desiderio a spalancare cuore ed occhi alla bellezza, alla speranza e alla fede. “Stamattina  - ha scritto un’amica del Convento  - ho guardato il vostro sito. È stata un urgenza emotiva scriverti, dovuta al desiderio di cambiare pagina rispetto al clima che si sta respirando in questi giorni, di grande crisi e disorientamento, circondati automaticamente da sentimenti solo negativi”. “Monterosso - racconta padre Renato a Vatican News - manca a tante persone. C’è bisogno di bellezza e vicinanza. Ecco perché il Convento dei Cappuccini che in primavera aveva aperto le porte a circa 1500 visitatori virtuali introdotti dai frati alla vita della comunità, ora diviene un luogo di incontro in cui  raccontarsi e stare in compagnia “Molti nostri amici – prosegue - sperano di tornare qui presto. Ho deciso di dar loro voce perché il nostro convento vuole essere una fraternità allargata e raggiungerli tutti. Durante gli incontri sulla piattaforma zoom alcuni amici ci parleranno della loro professione, di una loro passione, di una riflessione spirituale, di un libro, del loro rapporto con Monterosso. Il virtuale infatti è un’occasione per sentirci vicini, anche se distanti, consentendo di guardarci in faccia senza mascherina”. Il desiderio è che, finita l’emergenza, ci si possa incontrare fisicamente e riabbracciarsi. Nel frattempo però, come suggerisce la locandina dell’iniziativa denominata “Mai così vicini”, le sedie vuote sulla terrazza del convento attendono di essere riempite dalla presenza, seppur virtuale, di tante persone.  Non potranno sentire i profumi del mare, dei limoni o dei fiori di nespolo che in questo momento inebriano questa terra meravigliosa, nominata Luogo del Cuore Fai nel 2014, ma gli amici di Monterosso hanno già accolto con entusiasmo un’altra proposta di padre Renato: “tutte le mattine infatti – spiega il religioso francescano - alle 8 sul terrazzo celebro per circa dieci minuti le Lodi e chiunque può unirsi alla preghiera tramite la piattaforma zoom. Per ottenere le credenziali è sufficiente mandare una email di richiesta a  conventomonterosso@gmail.com . Gli incontri “mai così vicini” dureranno circa 45 minuti e si svolgeranno ogni venerdì a partire del 20 novembre alle 18.00. Tanti i temi già programmati: distanza e prossimità, la musica in onore di Santa Cecilia, i ricordi, l’arte con una riflessione dedicata alla Crocefissione del XVII secolo conservata all’interno del Convento di Monterosso “Qui a Monterosso – conclude padre Renato  - ho visto miracoli: persone sole e tristi che attraverso l’incontro o un accompagnamento spirituale, si sono liberate da problemi pesanti e hanno ripreso il cammino. Il momento non ci permette di avvicinarci, ma siamo sicuri che la forza del racconto darà un’anima alla tecnologia digitale, e il potere della condivisione farà sì che l’immaginazione colmerà le distanze fra noi” (PO)

18 novembre -  SUDAFRICA I vescovi piangono la scomparsa di Padre Blaser, fondatore di “Radio Veritas”

 È con grande tristezza che la Conferenza episcopale del Sudafrica (Sacbc) commenta la scomparsa di padre Emil Blaser, OP, fondatore e direttore di “Radio Veritas”, morto il 16 novembre, all’età di 78 anni, dopo lunga malattia. Esprimendo il loro cordoglio per “la grande perdita” di colui che “ha portato la Buona Novella alla popolazione sudafricana”, i presuli si dicono vicini alla famiglia del defunto, all’Ordine Domenicano al quale apparteneva e a tutto lo staff di “Radio Veritas” che, a sua volta, lo ricorda con queste parole: “Abbiamo perso un direttore, un mentore, un padre, un amico e un Pastore e la Chiesa ha perso un sacerdote meraviglioso e dotato. Una luce si è spenta in questa stazione radio e nella Chiesa in Sudafrica”. Nel loro messaggio di condoglianze, i vescovi scrivono inoltre: “Diciamo a tutti che è giunto il momento di toccare con mano la fede e la fiducia in Dio che ha ispirato padre Emil”. L’insegnamento che il sacerdote lascia è che “Dio è con noi, il Signore è risorto, ci parla ogni giorno”. “La voce di padre Emil ora tace – afferma la Sacbc - ma la Parola del Signore risuona” ancora. Ed anche se non ascolteremo più il compianto padre Blaser che, con la sua voce, attraverso la radio, “ci accompagna nella nostra quotidianità in casa, in auto, mentre ci svegliamo o andiamo a letto, o mentre preghiamo”, tuttavia – si legge ancora nel messaggio episcopale - è proprio grazie a lui che “oggi siamo una famiglia, siamo amici e compagni di strada che condividono la fede”. Infine, la Chiesa sudafricana esprime la sua gratitudine a tutto il popolo cristiano del Paese che, con il suo interesse, la sua fede, la sua partecipazione, il suo sostegno finanziario, “ha fatto sì che ‘Radio Veritas’, il sogno di padre Emil, diventasse realtà: gli avete permesso di portare il Signore nelle vite di tante persone”. Nato il 21 febbraio del 1942, pioniere delle comunicazioni sociali, padre Blaser si è dedicato con grande impegno alla costruzione di “Radio Veritas”: è il luglio 1999 quando il progetto dell’emittente cattolica viene presentato in Sudafrica, con lo slogano “Le buone notizie. Per cambiare”, ponendosi al servizio delle comunità. Ma occorreranno altri dodici anni prima di arrivare al 2011 ed ottenere una licenza e le frequenze adeguate. “Abbiamo aspettato tanto e cercato ogni mezzo possibile per andare in onda”, racconta nel 2014 all’agenzia Sir lo stesso padre Emil che, tra il ’99 ed il 2011, si attiva per promuovere conferenze pubbliche, condurre ricerche di mercato on line, presentare richieste ufficiali al governo per riuscire a trasmettere. Fortunatamente, il web aiuta e i primi programmi vanno in onda in streaming su www.radioveritas.co.za. “Non ci siamo mai fermati”, diceva sei anni fa il compianto direttore, delineando i progetti futuri per l’emittente: “Affrontare le questioni sociali più urgenti del nostro Paese e del nostro tempo, così da essere una ‘guida alla vita’ per i nostri ascoltatori”. (IP)

18 novembre - ARGENTINA 8 dicembre a La Plata, chiusura dell’Anno Mariano nazionale 

Con una Messa solenne, in programma l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione, presso l’Arcidiocesi di La Plata, la Chiesa cattolica dell’Argentina si prepara a concludere l’Anno Mariano nazionale. Un anno vissuto in modo particolare a causa delle restrizioni provocate dalla pandemia da Covid-19, ma che comunque non ha perso nulla del suo significato spirituale e del suo essere – come afferma il l’Arcivescovo locale, Monsignor Victor Manuel Fernandez – “un atto d’amore per la Madre”. Per l’occasione, nella Cattedrale cittadina, verrà esposta l’immagine della Vergine di Lujan. A causa delle norme anti-contagio sul distanziamento sociale, tuttora vigenti, alla celebrazione potranno partecipare solo due laici per ogni parrocchia del Paese, che verranno designati dal parroco; un laico per ogni Movimento ecclesiale e un religioso per ogni comunità. I nominativi delle persone designate dovranno essere comunicati entro il 5 dicembre, così da permettere la preparazione degli spazi adeguati in Cattedrale. Ad ogni modo, la Messa solenne verrà trasmessa in diretta sul canale YouTube e la pagina Facebook arcidiocesani. “Così facendo – conclude Monsignor Fernandez – anche se i fedeli saranno fisicamente lontani, potranno unirsi a questa espressione del nostro amore per Maria”. Iniziato l’8 dicembre 2019, l’Anno Mariano nazionale è stato indetto dalla Conferenza episcopale argentina per commemorare i 400 anni dell’arrivo dell’immagine della così “Vergine del Valle” nella Provincia di Catamarca. Non solo: lo speciale Anno ha voluto commemorare anche i 500 anni dalla prima Messa celebrata sul territorio argentino. “In questo 2020 – hanno affermato i vescovi nel messaggio di indizione dell’Anno Mariano nazionale - Maria ci chiama di nuovo. È la donna, è la moglie, è la madre che, con la sua presenza, abbraccia le donne, le mogli e le madri nelle loro angosce e dolori e accoglie i figli dello scarto, della dipendenza, della solitudine e della miseria”.  (IP)        

18 novembre - REPUBBLICA CECA Nuove strette: da oggi matrimoni e funerali con massimo 15 persone

La seconda ondata della pandemia da Coronavirus ha reso necessarie nuove restrizioni anche nella Repubblica Ceca per arginare il numero dei contagi. Così, da oggi a mezzanotte, come si legge sul sito della Conferenza episcopale locale, cerimonie quali matrimoni e funerali si potranno celebrare alla presenza di massimo 15 persone, sia in chiesa sia all’interno dei cimiteri.   Dal 16 novembre scorso, inoltre, fanno sapere i vescovi, per tutti coloro che non possono assistere alla Messa in chiesa, viene offerta una panoramica dei servizi trasmessi su Television Noe, Radio Proglas e Czech Television. Oltre a queste, ci sono le dirette via web dal sito MseOnline.cz. Al momento, Noe Television offre una messa straordinaria ogni giorno alle 18 dalla cappella dello studio Telepace a Ostrava e trasmette anche servizi dallo stesso luogo tutti i giorni feriali, tranne il martedì alle 12.05. Nella festa nazionale di martedì, la stazione trasmetterà la Santa Messa celebrata nella chiesa dell'Assunzione della Vergine Maria a Strahov per ringraziare Dio e S. Anežka Česká per il dono della libertà. Domenica, Noe tv trasmetterà la Santa Messa con la benedizione della Chiesa di Cristo Salvatore nel Barrandov di Praga dalle 10.30. L'offerta di Radio Proglas, invece, include la Santa Messa tutti i giorni feriali, tranne il martedì dalle 18, e per questa settimana sarà trasmessa dalla chiesa di Nostra Signora della Neve a Praga, dallo studio di Brno di Proglas e dalla Cappella della Comunità Salesiana a Brno-Žabovřesky. Durante la settimana, l’emittente invita anche a pregare il rosario: dal lunedì al venerdì alle 20, il martedì e il giovedì si può partecipare anche per telefono, e il sabato dalle 22.30. Il venerdì alle 15.30 si recita la corona per la misericordia di Dio. Contro il decreto del premier Andrej Babis, che prevede un inasprimento delle misure di sicurezza, ieri hanno manifestato a Praga circa duemila persone con slogan che inneggiavano al ritorno al lavoro e alla riapertura delle scuole per i bambini. (RB)

18 novembre – BELGIO Rapporto annuale Chiesa cattolica: avviati oltre 2mila progetti di solidarietà

Una Chiesa soprattutto al servizio di anziani, malati ed emarginati: è questa la fotografia della Chiesa cattolica in Belgio scattata dal “Rapporto annuale 2020”, pubblicato oggi. Il documento offre, infatti, un’ampia panoramica della presenza della Chiesa nella società belga, nonché della vasta rete di movimenti cattolici e di ispirazione cristiana che si pongono al servizio delle persone. Dai dati emerge, in particolare, l’alto numero – più di 2mila – di iniziative parrocchiali in favore di bisognosi, rifugiati, senza-tetto e persone vulnerabili. Significativa anche la presenza di volontari - che superano le 140mila unità nelle parrocchie del Paese - definiti “essenziali” per garantire il buon funzionamento non solo delle iniziative di solidarietà, ma anche della manutenzione dei luoghi di culto e della gestione dei corsi di catechesi. Più di 4.500 volontari, inoltre, operano negli Istituti di cura cattolici, come ospedali, residenze per anziani e centri per disabili. Coordinati all’interno di specifiche équipe pastorali, essi offrono ascolto e assistenza a chi ne ha maggiormente bisogno. Quanto ai laici, il Rapporto dimostra che molti di essi assumono incarichi pastorali in tutte le diocesi belghe: ad esempio, si occupano della catechesi e dei momenti di preghiera, si dedicano alla Pastorale carceraria e degli infermi, amministrano le risorse diocesane ed assicurano il buon funzionamento delle collaborazioni e dei partenariati pastorali. In totale, i laici a cui i vescovi hanno affidato una specifica missione sono 3.965, la maggior parte dei quali offre il proprio servizio a titolo completamente gratuito, a fianco di 1.947 sacerdoti che operano nelle parrocchie locali. Da considerare che il Rapporto si riferisce all’anno 2019 e quindi i dati che presenta risentono della pandemia da Covid-19 che, ad oggi in Belgio, fa registrare 541mila casi positivi e quasi 15mila decessi. “L’epidemia da coronavirus – scrive il Cardinale Jozef De Kesel, presidente della Conferenza episcopale belga nell’introduzione al Rapporto – ha avuto ripercussioni sulla nostra società: abbiamo infatti sperimentato la nostra fragilità, anche all’interno delle nostre comunità parrocchiali, e molte delle nostre certezze sono andate in frantumi”. L’impossibilità di celebrare la Messa con concorso di popolo, inoltre, è stata vissuta da molti come “una vera e propria mancanza” che dimostra “l’importanza che la Chiesa ha nella società ed il suo significato esistenziale” per la vita di molte persone. “Cerchiamo di essere una Chiesa vicina al popolo, una Chiesa che porta la Buona Novella– ribadisce il porporato - una Chiesa che accompagna e cammina, con empatia, a fianco di studenti, carcerati, giovani, adulti e soprattutto di anziani, malati ed esclusi dalla società”. Il Cardinale De Kesel ricorda, poi, che “lo scopo del Rapporto annuale non è quello di mettere in mostra le iniziative” che la Chiesa porta avanti, bensì quello di “fornire un quadro” il più esaustivo possibile del suo operato, così da “fare rete” in nome del bene comune. Infine, il porporato ringrazia “con profonda gratitudine” tutti coloro che “danno vita alla Chiesa, investendo in essa con convinzione”. (IP)

18 novembre - VIETNAM I vescovi annunciano un concerto di beneficenza per le vittime dei disastri naturali

Solo il mese scorso, le province centrali del Vietnam sono state colpite da sette tempeste tropicali e tifoni che, secondo i media locali, provocando inondazioni e frane, hanno ucciso 130 persone, ne hanno ferite 214 e hanno distrutto case, strutture pubbliche e raccolti per un valore di 100 milioni di dollari, si legge su UCA News. L'ultimo tifone, Vamco, con venti fino a 150 km/h, ha colpito quattro province - Quang Binh, Quang Tri, Thua Thien Hue e Quang Nam - il 15 novembre, ferendo 36 persone e danneggiando 9.000 case e strutture pubbliche. Le popolazioni sono state duramente colpite: le loro case sono andate distrutte, le scorte di cibo perse e i sistemi idrici e igienico-sanitari danneggiati. Molti sfollati – riporta l’UNICEF - sono stati trasferiti nei centri di evacuazione che, colpiti anch’essi dalle inondazioni, presentano ora condizioni igieniche e sanitarie difficili per la popolazione lì rifugiata, principalmente donne, bambini e anziani.  Dinanzi a questo tragico scenario, la Chiesa, attraverso le parrocchie, si è subito attivata per cercare di fornire cibo e rifugi temporanei a decine di famiglie che hanno perso la casa, nella provincia di Quang Binh. Padre Joseph Ngo Sy Dinh, responsabile di Caritas Vietnam, dal 9 al 12 novembre, ha guidato una delegazione di esperti per valutare i danni causati dai disastri naturali nell'arcidiocesi di Hue e nella diocesi di Ha Tinh, offrendo sostegno finanziario alle vittime locali. Infine, ieri, i vescovi della Conferenza episcopale vietnamita hanno annunciato – riporta UCA News – di avere in programma un concerto di beneficenza per raccogliere fondi e aiutare le persone colpite dai disastri naturali a riprendere la loro vita normale. La serata di gala, intitolata "Ganh nhau trong doi" (Aiutarsi gli uni con gli altri nella vita), prevista il 27 novembre a Ho Chi Minh City, vedrà la partecipazione di noti artisti e cori nazionali. Gli spettatori del concerto sono stati invitati a donare 3 milioni di dong ciascuno. (AP)

18 novembre - BOLIVIA Incontro vescovi-governo per migliorare coordinamento nel settore dell’educazione

Approfondire e migliorare il coordinamento nel settore educativo: con questo obiettivo, ieri, 17 novembre, una delegazione della Conferenza episcopale della Bolivia (Ceb) ha avuto un incontro con il Ministro dell’Educazione, Prof. Adrián Quelca. A rappresentare la Chiesa cattolica sono stati Monsignor Fernando Bascopé Müller, presidente della Commissione episcopale l’Educazione, i responsabili dei Direttori educativi ed ai rappresentanti dei genitori. L’incontro si è svolto in un clima “fraterno”, informano i presuli boliviani: sono state, infatti, “condivise le iniziative e le esperienze che la Chiesa sta sviluppando nel campo dell’educazione e che sono state prese in considerazione dal Ministro Quelca”. A sua volta, l’esponente governativo “ha manifestato la sua disponibilità per coordinarsi con le opere educative della Chiesa cattolica per il bene del Paese”. Per questo, conclude la nota, la Conferenza episcopale auspica che “tale incontro porti a stabilire buone pratiche comuni nella gestione della formazione”. Da ricordare che, in Bolivia, la Chiesa gestisce il 18 per cento degli istituti educativi, per un totale di 26mila docenti che forniscono un’educazione integrale a più di 554mila studenti, con programmi specifici per ogni fascia di età. Purtroppo, a causa della pandemia da Covid-19, che nel Paese ha provocato 143mila casi di contagio, e quasi 9mila decessi, le scuole sono ormai chiuse da diversi mesi e tocca quindi ai dirigenti scolastici gestire la didattica a distanza. Dal canto loro, i vescovi in più occasioni hanno fatto sentire la loro voce, sottolineando l’importanza della formazione per i giovani. Ad aprile, per esempio, in un messaggio rivolto agli educatori cattolici, i presuli hanno detto: “Siamo chiamati a dare il meglio di noi stessi in questa che è forse la prova più grande che siamo chiamati a superare, per costruire insieme un’educazione più umana e umanizzante”. Allo stesso modo, nel mese di luglio, la Ceb ha evidenziato che “l’educazione non deve fermarsi, neanche in tempo di pandemia”, perché “i giovani devono ricevere il meglio che la società può offrire loro e questo meglio si chiama educazione”. Infine, agli studenti i presuli hanno spesso suggerito di approfittare del tempo del lockdown per cercare di imparare il più possibile, mettendo a frutto ciascuno il proprio talento. (IP)

18 novembre - BRASILE Il 22 novembre la Giornata nazionale dei laici cristiani, linfa vitale della Chiesa

Sarà celebrata domenica 22 novembre, nella solennità di Cristo Re, la Giornata nazionale dei laici cristiani in Brasile, come si legge sule pagine del sito della Conferenza episcopale brasiliana. Una celebrazione che “è motivo di gioia e anche di interrogativi. Cosa ci chiede questa volta? Che cosa possiamo fare noi, laici e laiche, dalle fondamenta, in questa commemorazione della giornata dei laici cristiani?", si chiede Sônia Gomes de Oliveira, presidente del Consiglio nazionale dei laici del Brasile. Monsignor Giovane Pereira de Melo, vescovo di Tocantinópolis e presidente della Commissione pastorale episcopale per i laici, ha sottolineato che “c'è una partecipazione straordinaria dei laici nella Chiesa in Brasile”. "Il nostro laicato è un laicato attivo che cerca di organizzarsi ed è presente in vari spazi ecclesiali, nella direzione, a capo delle comunità ecclesiali, a capo dei pastori sociali, delle associazioni e dei movimenti e di altri organismi della Chiesa", ha detto. D'altra parte, secondo il presule, c'è pure un gran numero di cristiani laici che sono ancora in tribuna ad applaudire ma non sono entrati in gioco: "C'è una grande sfida per i cristiani laici battezzati a prendere coscienza del proprio Battesimo, della propria fede, della propria missione e vocazione e ad essere una presenza trasformatrice come soggetti ecclesiali non solo nella Chiesa ma nelle realtà del mondo". Secondo il presidente della Commissione episcopale per i laici della Conferenza episcopale del Brasile, non si può pensare a un popolo di Chiesa di Dio, a partire dal Concilio Vaticano II, senza pensare alla partecipazione e al protagonismo dei laici cristiani: "Nel documento 105 i vescovi del Brasile sottolineano l'importanza e la necessità di un laicato protagonista. È necessario che la Chiesa, specialmente noi ministri ordinati, riconosca l'importanza, il ruolo e il luogo di protagonismo dei laici nella Chiesa in Brasile", ha proseguito. I vescovi hanno inoltre redatto un programma di iniziative per la settimana che inizia proprio con la Giornata dedicata al laicato, in collaborazione con la Commissione per i Laici e i suoi uffici regionali, per celebrare e riflettere la presenza e la missione dei laici nella Chiesa in Brasile. Il tema della Giornata nazionale dei cristiani laici 2020 è "Testimonianza e profezia al servizio della vita": alla luce del versetto assunto come motto biblico di questo giorno, monsignor Giovane Pereira de Melo, in rappresentanza di tutti i vescovi, lancia una domanda ai laici brasiliani: "Noi laici cristiani ci siamo messi al servizio della vita e della giustizia? Negli spazi di garanzia del diritto e della partecipazione popolare, nelle piazze dove la gente è in strada, con i giovani neri che muoiono, con le donne vittime di violenza e nella stessa Chiesa?”. (RB)

18 novembre - ARGENTINA Legge sull’aborto. Azione Cattolica: “È il momento di occuparsi della vita, senza false retoriche o analisi elettorali”

Dinanzi alla proposta dei funzionari di governo di discutere un nuovo disegno di legge sull’aborto, “già stato discusso e risolto due anni fa", in un momento in cui il Paese sta attraversando una grossa crisi socio-sanitaria, a causa della diffusione della pandemia di coronavirus, l’Azione Cattolica argentina ha rilasciato una dichiarazione il 16 novembre, pubblicata sul suo sito web, in cui esprime la sua perplessità. “È sorprendente che, date le circostanze attuali, che hanno reso più chiaro ciò che già sapevamo dello stato di debolezza del sistema sanitario in tutto il nostro vasto territorio – si legge nel testo -, e hanno reso chiare le grandi sfide sanitarie che dobbiamo affrontare, così come l'urgente necessità di superare le gravi difficoltà che la pandemia ha causato, approfondendo il divario sociale, economico ed educativo, si proponga di discutere nuovamente ciò che è già stato discusso e risolto due anni fa dal Congresso Nazionale”. “Riteniamo necessario – ha ribadito l’Azione Cattolica - continuare a cercare proposte migliori per lasciarsi alle spalle il falso dilemma della vita della madre o del figlio o della figlia, poiché, legiferando sull'aborto, si opta chiaramente per il più forte, lasciando il nascituro non protetto da tutti i diritti. È il momento di occuparsi della vita, senza false retoriche o analisi elettorali”. In questo momento, è più che mai “necessario lasciare da parte interessi di settore per puntare al bene comune”.  Anche il presidente, ha ricordato l’associazione cattolica, ha invitato a "restare tutti uniti", in questo tempo di pandemia, per "prendersi cura della vita del popolo argentino". Pertanto, come ribadito dal comunicato del Comitato esecutivo del 22 ottobre 2020 "non prendersi cura di tutte le vite, di tutta la vita, sarebbe una colpa molto grave di uno Stato che vuole proteggere i suoi abitanti".  (AP)

18 novembre - PORTOGALLO Nella diocesi di Santarém, le famiglie protagoniste della preparazione al Natale

“E il popolo vide una grande luce”: con un’iniziativa intitolata così, la diocesi di Santarém, in Portogallo, invita i fedeli a prepararsi alla nascita del Salvatore, nella notte di Natale. Il progetto avrà inizio domenica prossima, 22 novembre, nella Solennità di Cristo Re, e terminerà il 10 gennaio 2021, celebrazione del Battesimo del Signore. Il programma prevede l’alternarsi di testimonianze di varie famiglie che raccontano, in un breve video, la propria esperienza di fede. Le immagini registrate saranno poi caricate sul sito web http://grandeluz.com/videos. Ma non solo: la diocesi ha realizzato anche un apposito sussidio di preghiera, con spunti di riflessione sul Natale, da vivere in famiglia. Infine, ogni nucleo familiare è invitato a realizzare un presepe stilizzato, sul modello in scala di una grande vetrata. “In questo tempo di pandemia – scrive nell’introduzione al sussidio Monsignor José Traquina, vescovo locale – la famiglia è emersa più che mai come un valore fondamentale per la difesa della persona e della società. Ed è emersa anche la sua capacità di essere un segno dei tempi, perché ci aiuta a vedere la presenza di Dio nel mondo”. “Senza la famiglia – scrive ancora il vescovo di Santarém - il futuro delle nuove generazioni non sarà migliore. Essa, infatti, continua ad essere lo spazio umano privilegiato per crescere in valori spirituali che danno bellezza, gioia e significato all'esistenza umana”.  È quindi “necessario coltivare in famiglia il dono e il dinamismo della fede, anche nell'accompagnamento catechistico dei bambini”. Il Signore, infatti, “non smette di rinnovare la sua Benedizione a coloro che hanno consacrato la propria vita nel sacramento del matrimonio. E lo stesso fa per tutti coloro che si rendono disponibili all’incontro con Lui e Lo fanno risplendere nella propria vita”. “In ogni famiglia dunque – è l’auspicio conclusivo del presule – le tenebre siano vinte dalla Luce che è dono di Dio”. (IP)

18 novembre - CANADA Oggi è il Mercoledì Rosso di Acs, la partecipazione dei vescovi canadesi

Nel corso dei lavori della Commissione per la Giustizia e la Pace della Conferenza episcopale canadese, i vescovi del Canada, come si legge sul sito dell’Episcopato, hanno richiamato l'attenzione sulla difficile situazione dei cristiani perseguitati nel mondo. A questo scopo hanno promosso l’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre, denominata Mercoledì Rosso e che ricorre oggi. L’iniziativa è stata ideata per ricordare i cristiani perseguitati in Medio Oriente illuminando di rosso chiese, scuole e addirittura il Parlamento inglese: "Aiutare la Chiesa in Medio Oriente serve a salvare anche l'Occidente. Ecco perché dobbiamo rispondere al dramma di chi si sente abbandonato", fa sapere Acs che è un'organizzazione cattolica e pontificia che si occupa delle comunità povere, oppresse o perseguitate. Secondo la sua testimonianza, attualmente, più di 300 milioni di cristiani nel mondo non sono in grado di vivere liberamente la loro fede. Soffrono di oppressione o persecuzione. Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questa oppressione, il Mercoledì Rosso è nato per mettere in evidenza le persecuzioni e le ingiustizie subite dai cristiani, promuovendo al contempo il rispetto e la tolleranza tra persone di diverse tradizioni di fede. Acs incoraggia le persone a prendere posizione per la loro fede e, più in generale, per la libertà religiosa. Per maggiori informazioni sull'iniziativa: www.acn-canada.org. (RB)

18 novembre - SUDAN Vescovi progettano di riattivare la Caritas nazionale, dopo nove anni di stop

Riattivare la Caritas del Sudan, dopo nove anni di stop: è questo il progetto della Conferenza episcopale cattolica sudanese (Scbc), che raduna in un unico organismo i presuli dei due Paesi, Nord e Sud, separatisi a luglio 2011 con un referendum che ha proclamato l’indipendenza di Juba. Come spiega ad Aci Africa il vicesegretario della Scbc, padre Musa Timothy Kacho, il progetto è stato pensato in considerazione del mutato contesto politico nazionale, in cui si discute sulla possibilità di separare la religione dallo Stato: se ciò venisse messo in atto, il Sudan non sarebbe più uno Stato confessionale islamico. “Abbiamo avviato le procedure per la Caritas – afferma padre Kacho – Ci manca solo la registrazione alla Commissione per gli Affari umanitari che penso avverrà presto. Dopo di che, speriamo di poter tornare ad offrire alla popolazione tutto il nostro aiuto e la nostra assistenza”. “Il nostro popolo – continua il segretario generale dei vescovi – ha davvero bisogno di aiuto e la Caritas è uno dei principali mezzi di soccorso, non solo umanitario, ma anche spirituale. Essa, infatti, contribuisce all’evangelizzazione portando il conforto della Parola di Dio nelle vite delle persone”. Da ricordare che a Juba, dal 2011, è già presente la Caritas Sud Sudan, in prima linea nel servizio agli indigenti. I suoi programmi includono la promozione dello sviluppo sostenibile, le campagne a favore della pace e della riconciliazione, la prevenzione dell'epidemia di Hiv/Aids e il soccorso in caso di catastrofi naturali e umanitarie come siccità, carestie e conflitti. Attualmente, lo staff della Caritas sud-sudanese è composto da 15 persone che coordina le attività caritative nelle diocesi locali, collaborando anche con altri organismi internazionali, come i Catholic Relief Sevices degli Stati Uniti per fornire alla popolazione alloggi, acqua e kit igienico-sanitari alle persone più bisognose. (IP)

18 novembre - INDIA Tornano nei loro villaggi i cristiani attaccati e costretti a fuggire dalle loro case nello Stato di Chhattisgarh, ma la minaccia persiste  

I circa 100 cristiani attaccati, cacciati dalle loro case e fuggiti nella foresta, nello Stato indiano di Chhattisgarh, il 22 e 23 settembre, per essersi rifiutati di abbandonare la loro fede, sono tornati nei loro villaggi, dopo che, la scorsa settimana, l'Alta Corte di Bilaspur ha ordinato all'amministrazione del distretto di Kondagaon di facilitare il loro ritorno e assicurare la loro protezione. In seguito all'ordinanza del Tribunale dell'8 novembre, l'amministrazione ha dunque istituito un posto di controllo della polizia, inviando 12 agenti per garantire l'incolumità dei cristiani in quelle zone. Shiv Ram, che aveva firmato una petizione inviata al Tribunale, ha parlato ad UCA News, il 17 novembre, sottolineando come, nonostante i provvedimenti, i cristiani cacciati dal suo villaggio, Kakrabeda, non si sentano ancora al sicuro e temano per la loro vita. Al punto tale che tutti, 66 persone, "cucinano, mangiano e vivono insieme" in un rifugio temporaneo, non avendo il coraggio di tornare nelle loro case distrutte. Ram ha riferito che il governo ha promesso un risarcimento per i danni alle case e agli oggetti di uso domestico. "I funzionari hanno visitato le nostre case e raccolto i dettagli dei danni – ha raccontato -, ma non sappiamo quando ci risarciranno”. Il pastore Moses Logan ha spiegato invece che la lotta per la giustizia continuerà. I cristiani hanno, infatti, presentato una petizione al  primo ministro e ad altri alti funzionari di governo per chiedere giustizia per i cristiani attaccati, ha detto il religioso ad UCA News, sempre il 17 novembre. "Continueremo la nostra lotta fino a quando i colpevoli non saranno puniti e i cristiani non saranno pienamente risarciti", ha affermato il pastore Logan, presidente della Chhattisgarh State Christian Welfare Society. Il Chhattisgarh è diventato il terzo Stato più pericoloso per i cristiani in India, dopo l'Uttar Pradesh e il Tamil Nadu, secondo l’ultimo rapporto sulla persecuzione contro i cristiani nel Paese di Persecution Relief. Nei primi nove mesi del 2020, lo Stato ha registrato 39 episodi di persecuzione, rispetto ai 21 dello scorso anno. (AP)

18 novembre - AUSTRIA Nuovo lockdown fino al 6 dicembre. Messe sospese, ma chiese aperte per la preghiera personale

Con l’ingresso del Paese in regime di lockdown fino al 6 dicembre, la Chiesa austriaca ha sospeso le celebrazioni, ma fa sapere che le chiese resteranno aperte per la preghiera personale diurna: a deciderlo è la Conferenza episcopale austriaca che ne dà notizia sul proprio sito. "Le chiese rimangono aperte per la preghiera personale durante il giorno", è il contenuto del regolamento della Conferenza episcopale. Inoltre, la celebrazione di funzioni religiose non accessibili al pubblico nella cerchia più ristretta sia la domenica sia nei giorni feriali è consentita a determinate condizioni. I vescovi hanno poi stabilito che i battesimi e le cerimonie nuziali vengano rinviate a data successiva. Alla celebrazione del funerale, invece, sono ammesse fino a 50 persone. Per quanto riguarda il Sacramento della Riconciliazione, invece, "può avvenire solo al di fuori del confessionale", preferibilmente in un locale sufficientemente ampio e ben ventilato, in cui sia mantenuta una distanza minima di due metri, indossando una protezione per la bocca e il naso e uno schermo in plexiglas che separi le persone. Per i malati e i moribondi, i presuli fanno sapere che rimane garantita la possibilità di una cura pastorale, nel rispetto di rigorose norme igieniche; in caso di comunione e viatico al di fuori di ospedali e case di cura, la visita deve essere preparata in anticipo con i parenti per poter rispettare le norme igieniche. "Con le nuove regole, la Chiesa cattolica continua a sostenere tutte le misure governative per superare la pandemia di Coronavirus - ha spiegato a Kathpress il presidente della Conferenza episcopale austriaca, monsignor Franz Lackner - poiché il nostro Paese si trova in una situazione estrema da necessitare un blocco delle attività molto esteso, la Chiesa lo asseconderà sospendendo i servizi pubblici fino al 6 dicembre. Carità cristiana significa, oggi, agire in modo responsabile e proteggersi a vicenda. Le restrizioni temporanee sono necessarie per poter celebrare presto di nuovo insieme le funzioni". Anche e soprattutto durante l'isolamento, la vita religiosa continua, ha detto l'arcivescovo: "Le chiese rimangono aperte per la preghiera personale. Soprattutto, ora dobbiamo vivere la nostra fede come chiesa domestica. In questo modo possiamo essere vicini l'uno all'altro nel nostro cuore e aprirci a coloro che hanno bisogno di aiuto”. (RB)

18 novembre - BURKINA FASO Dopo 16 anni di lavoro arriva la traduzione della Bibbia in dagaro

 L’etnia dagara stanziata nel Burkina Faso ha finalmente la Bibbia in dagaro. Dopo 16 anni di duro e assiduo lavoro da parte di un team di traduttori e revisori, cattolici e protestanti, sotto la direzione di padre Anastase Somé, e con il sostegno dell’Alleanza Biblica Universale, sabato scorso il testo sacro è stato presentato al Centro diocesano di animazione e formazione della diocesi di Diébougou. “L’Alleanza Biblica ha terminato il suo lavoro - ha detto Dramane Yankini, direttore dell'Alleanza Biblica Universale - ora i responsabili ecclesiastici hanno la responsabilità di trasmettere il messaggio di Dio alle diverse comunità”. Monsignor Der Raphaël Dabire, vescovo di Diébougou, ha detto ai fedeli che con la traduzione in dagaro della Sacra Scrittura è come se Dio, che incarnatosi si è avvicinato all’uomo, si fosse avvicinato ancora di più. Il presule ha inoltre auspicato che la collaborazione tra protestanti e cattolici, che ha consentito la traduzione ecumenica della Bibbia in dagaro, non si fermi, anzi che si intensifichi nella regione sudoccidentale in generale, e, in particolare nella diocesi di Diébougou. Si spera adesso che la collaborazione messa in atto possa ora portare alla traduzione della Bibbia in Jã, sempre sotto l’egida dell’Alleanza Biblica Internazionale. Per tale motivo è stata avviato uno studio perché il progetto possa essere realizzato. (TC)

18 novembre - BELGIO “Venite Adoremus”, Festival dell’Adorazione eucaristica

Con il motto “Venite Adoremus”, la Chiesa cattolica del Belgio promuove, fino a domenica 22 novembre, il Festival dell’Adorazione eucaristica. Iniziata il 12 novembre, l’iniziativa assume quest’anno una valenza particolare, considerato il difficile contesto della pandemia da Covid-19 che, nel Paese, ha provocato 541mila casi positivi, con circa 15mila decessi. Tuttavia, come ricordato nella Messa inaugurale dal vescovo di Liegi, Monsignor Jean-Pierre Delville, "questo Festival oggi è ancora più utile e importante di sempre, perché ci incoraggia a pregare insieme e a chiedere al Signore di poter superare questo momento di prova; ci spinge a pregare per tutta la nostra società, che è minacciata da questa malattia e ne subisce le conseguenze". Nell’arco di 11 giorni, è prevista l’Adorazione eucaristica continua in tutte le diocesi del Paese. I fedeli delle parrocchie, delle comunità religiose ed anche delle case di riposo cattoliche sono coinvolte nell’iniziativa. Inoltre, a causa delle misure restrittive anti-contagio, tra cui il coprifuoco, nelle case dei partecipanti si svolgono delle “staffette” di preghiera”. Avviato nel 2007 in sole tre parrocchie di Bruxelles, il Festival si è diffuso a poco a poco in tutto il Paese e, dal 2016, viene celebrato ogni diocesi. Lo scorso anno, vi hanno aderito 40 chiese a Liegi e 300 in tutto il Belgio. “La preghiera silenziosa e continua alla presenza di Cristo, realmente presente nell'Eucaristia – spiegano gli organizzatori - è un'opportunità per una parrocchia o una comunità di rinnovarsi spiritualmente” vivendo sia “un'esperienza di preghiera personale, sia un'esperienza eminentemente comunitaria”. Infine, da segnalare che quest’anno, a causa della pandemia, il Festival può essere seguito in diretta sui social-network. (IP)

18 novembre - SPAGNA L’Episcopato chiama i fedeli a pregare il 21 novembre per i consacrati morti di #coronavirus

Sabato 21 novembre, memoria della Presentazione della Beata Vergine Maria, modello di consacrazione e di sequela per la vita spirituale di ogni anima consacrata, la Commissione episcopale per la Vita Consacrata ha invitato tutti i fedeli - si legge sul sito web dei vescovi spagnoli - ad unirsi alla “preghiera e al grato ricordo” di quei religiosi e quelle religiose che, negli ultimi mesi, hanno perso la vita a causa del Covid-19. Alla fine di settembre, la Conferenza spagnola dei religiosi (Confer) ha contato 391 consacrati, appartenenti a 78 Congregazioni diverse, morti a causa del Covid-19 dall’inizio della pandemia.  “Coloro, che sono stati chiamati alla Casa del Padre a causa del coronavirus – ha osservato  il presidente della Commissione, vescovo eletto di León e amministratore diocesano della diocesi di Mondoñedo-Ferrol, monsignor Luis Ángel de las Heras Berzal -, hanno un volto unico e un nome proprio davanti a Dio, e così li ricordiamo e li onoriamo nella nostra preghiera".  (AP)

18 novembre - REGNO UNITO #coronavirus Un progetto fotografico per pregare in Avvento durante il secondo lockdown

28 Immagini per 28 giorni, per mantenere la luce del Cristo Risorto nel cuore della Chiesa e nel cuore della gente: è questo il singolare progetto fotografico promosso dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles per l’imminente periodo di Avvento che si aprirà all’insegna del nuovo lockdown nazionale causato dall’infuriare della seconda ondata della pandemia da Coronavirus. Secondo quanto riportato dal sito dell’Episcopato, verranno pubblicate sulla piattaforma Flickr le fotografie scattate dal fotografo dei vescovi nelle chiese cattoliche di Londra e dintorni e del sudest durante la seconda serrata, proprio per offrire una visione della celebrazione della Messa nella solenne cornice di una chiesa vuota. Le immagini, rigorosamente in bianco e nero, mostrano chiaramente quanto per la Chiesa sia importante il popolo, che è il Corpo di Cristo. “Noi aspettiamo, proprio come in Avvento, di essere più vicini al Signore, sappiamo che 28 giorni dopo il popolo tornerà, così come il colore, la vita e la gioia, mentre celebriamo il ritorno alla Messa”, scrivono i vescovi. La stagione di preghiera dell'Avvento si apre, infatti, con il lockdown nazionale causato dalla seconda ondata della pandemia e segue quello primaverile che ha lasciato i fedeli a pregare durante la Quaresima e la Pasqua in isolamento e separazione. “I cattolici sentono la mancanza dei Sacramenti, ma Cristo non è vincolato dall'isolamento, Egli cammina sempre con noi – concludono - le chiese sono chiuse per il culto pubblico ma aperte per la preghiera privata. I nostri sacerdoti e i nostri vescovi continuano a celebrare la Messa quotidiana. Tutto questo è doloroso, ma sappiamo che è temporaneo”. (RB)

18 novembre - BRASILE Acs chiede sostegno per la prelatura di Itacoatiara per aiutare i sacerdoti a spostarsi nelle diverse parrocchie

Serve una nuova imbarcazione per la parrocchia di Cristo Re, nella prelatura di Itacoatiara, nell’Amazzonia, per consentire ai sacerdoti di raggiungere le parrocchie suffraganee più lontane e Aiuto alla Chiesa che Soffre ha promesso di donare 27.600 euro. Sono 48 le parrocchie suffraganee della chiesa di Cristo Re, cinque delle quali su un’isola e 30 sulle rive del Rio Arari, e per spostarsi ci si avvale di battelli. La sola prelatura di Itacoatiara si estende per oltre 58mila chilometri quadrati. I sacerdoti, coadiuvati da catechisti, riescono ad arrivare nei luoghi più remoti una o due volte l’anno per la celebrazione dei sacramenti. Con una piccola barca ci vogliono fino a dieci ore di viaggio per raggiungere la parrocchia più lontana. Al momento la parrocchia di Cristo Re dispone di una barca a motore, purtroppo non in buone condizioni, che può ospitare sette persone. In più ci sono gli alti costi del carburante da affrontare. Aiuto alla Chiesa che Soffre ha pensato di sostenere l’acquisto di una nuova barca più sicura per facilitare il lavoro pastorale. (TC)

17 novembre - SVIZZERA “Natale comunque, luce comunque”, l’Avvento ecumenico che vuole valorizzare il messaggio del Natale con varie iniziative e progetti solidali

Un’iniziativa ecumenica in Svizzera per l’Avvento e il Natale di quest’anno. Si chiama “Natale comunque, luce comunque” e a proporla sono monsignor Felix Gmür, presidente della Conferenza episcopale svizzera, Rita Famos, pastore della Chiesa evangelica riformata della Svizzera, e da Harald Rein, vescovo della Chiesa cattolica-cristiana della Svizzera che invitano tutti coloro che celebrano il Natale ad avvicinarsi a questo periodo di festa con speranza, nonostante le restrizioni e le misure di protezione. Per questo, dal 23 novembre www.lumierequandmeme.ch offrirà idee e spunti idee per vivere diversamente l’Avvento e il periodo natalizio, in tre ambiti: “Celebrare comunque - In connessione comunque - Solidarietà comunque”. Oltre a testi meditativi e a gesti concreti, riferisce il portale della Conferenza episcopale svizzera, verranno presentati progetti solidali da sostenere o progetti legati alla pandemia in Svizzera e all’estero. “Quest’anno, non sempre saremo in grado di celebrare il Natale dove vogliamo: in chiesa, con i nostri cari o con nostre famiglie allargate, con i conoscenti, con i nostri amici - si legge in comunicato della Conferenza episcopale svizzera -. Molti di noi saranno in quarantena o isolati, si sentiranno esclusi o dovranno lavorare per garantire i servizi essenziali. Ma per quanto dure siano le circostanze attuali, Gesù viene nel mondo, di cui è la luce, e trova il suo posto tra gli esseri umani”. Questo vuole essere il messaggio dell’iniziativa lanciata nelle quattro lingue nazionali svizzere che intende sviluppare varie idee nelle strade, nelle case, nelle chiese o nel mondo virtuale. (TC)

17 novembre - TERRA SANTA I santuaristi francescani in formazione per prepararsi alla riapertura dei luoghi di culto alla luce della “Fratelli tutti”

Ridurre al minimo le spese, sapersi prendere cura dei luoghi attraverso la manutenzione ordinaria necessaria, essere pronti quando i pellegrini torneranno, prepararsi alla luce dell’enciclica “Fratelli Tutti” coltivando sempre di più l’accoglienza verso tutti: sono le indicazioni che il custode di Terra Santa fr Francesco Patton ha dato ai partecipanti del corso di “Formazione Permanente francescano per i santuaristi e i sagrestani” apertosi ieri a Nazareth, in Terra Santa, e che proseguirà fino a giovedì. Ai lavori stanno prendendo parte numerosi francescani impegnati, sia di persona che da remoto, in attesa della riapertura ai fedeli e ai turisti dei luoghi di culto affidati alla loro cura pastorale. Fr Patton ha raccomandato l’attenzione anzitutto per i fedeli locali, per i quali i santuari francescani sono fonte di identità cristiana, ma anche verso i fedeli di altre religioni o i non credenti, verso i quali invita ad un “atteggiamento di apertura fraterna, come quello usato da San Francesco visitando il sultano Al Malik Al Kamil”. (TC)

17 novembre - ITALIA Azione Cattolica, Centro Sportivo Italiano e Comunità Papa Giovanni XXIII in campo per la tutela dei minori

Sono 289 gli operatori, 97 gli studenti universitari del corso di criminologia dell'Università di Bologna e 317 gli educatori pronti alla formazione che Azione Cattolica, Centro Sportivo Italiano e Comunità Papa Giovanni XXIII hanno deciso di impegnare nella prevenzione degli abusi sessuali sui minori. I dati sono stati resi noti in occasione della “Giornata europea per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali” che si celebra domani. Impegnate nel progetto “Safe”, cofinanziato dall’Unione Europea, le tre associazioni hanno voluto formare i propri associati perché nei rispettivi ambienti e nelle diverse attività i minori possano essere tutelati. Una problematica, quella della tutela dei minori, tornata alla ribalta in questo particolare tempo di pandemia. Il Consiglio d’Europa ha recentemente segnalato un incremento dei rischi del web: nel periodo del lockdown è aumentata circolazione di materiali abusivi ed è cresciuto lo sfruttamento sessuale dei minori online. “Rimettere al centro le buone relazioni tra individui e tra generazioni è più che mai fondamentale per alimentare fiducia e speranza in tempi migliori - afferma Matteo Truffelli, presidente di Azione Cattolica -. Ciò significa anche ridare centralità e attenzione ai processi educativi, e in particolare al ruolo, alla responsabilità, che gli adulti hanno nella formazione delle giovani generazioni”. Vittorio Bosio, presidente del Centro Sportivo Italiano, parlando del progetto “Safe” spiega che la parola safe vuole essere quella password di sicurezza fisica, di incolumità alla salute e anche di protezione da abusi di ogni tipo: sessuale, emotivo, intellettivo, che possono accadere anche negli ambienti dello sport. Per questo motivo si punta alla formazione di allenatori e tecnici capaci di intercettare preventivamente i rischi. Infine, secondo Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII “scommettere sulla formazione di adulti affidabili significa non solo garantire ambienti e attività sicure per la crescita dei minori, ma rimettere al centro l’educazione, come via per custodire le relazioni e generare speranza e fiducia nel futuro”. (TC)

17 novembre - EUROPA Chiese cristiane europee: reddito minimo sia una priorità dell’UE per combattere contro la povertà

Una direttiva quadro europea in materia di reddito minimo. A chiederla alla Commissione europea è l’Eurodiaconia, una rete europea di Chiese e ong cristiane impegnate nella promozione della giustizia sociale. L’appello firmato, tra gli altri anche dalla Caritas Europa, si riferisce alle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso ottobre sul “Rafforzamento della protezione del reddito minimo per combattere la povertà e l’esclusione sociale nella pandemia Covid-19 e oltre” che invitavano la Commissione ad “avviare un aggiornamento del quadro giuridico dell’Unione per sostenere e integrare efficacemente le politiche degli Stati membri in materia di reddito minimo nazionale”. “Prima della crisi del Coronavirus, una persona su cinque era a rischio di povertà ed esclusione sociale. Si tratta di quasi 110 milioni di persone senza abbastanza soldi per sbarcare il lunario e vivere una vita dignitosa”, osservano i firmatari, secondo i quali il mancato raggiungimento degli obiettivi che l’UE si è fissata nel 2020 contro la povertà “minaccia la credibilità dell'Europa sociale”. “Uno dei modi migliori per evitare che le persone vengano trascinate nella povertà è costruire la resilienza individuale e sociale e forti sistemi di protezione sociale sono la pietra angolare di tale resilienza – spiega l’appello -. Alla luce di ciò, sistemi di reddito minimo adeguati, accessibili e abilitanti hanno un ruolo essenziale da svolgere come rete di sicurezza finale”. L’invito del Consiglio –  prosegue il testo - è un riconoscimento del fatto che i meccanismi di politica morbida finora messi in campo dall’UE “hanno avuto un impatto limitato, perché non sono riusciti a garantire un livello di reddito che rispetti i diritti e la dignità di milioni di persone”. Ad oggi, infatti, solo due Stati membri dell’Unione erogano prestazioni vicine alla soglia di povertà, mentre in molti Paesi esse arrivano a malapena al 20% di tale soglia”. Per questo le Chiese cristiane uniscono la loro voce all’invito del Consiglio: “Sappiamo dal nostro lavoro che la mancanza di redditi minimi adeguati, accessibili e abilitanti è una priorità fondamentale per le persone che vivono in condizioni di povertà in tutta Europa”. Alla Commissione di Bruxelles le Chiese cristiane europee chiedono quindi una proposta “ambiziosa”, “politicamente e giuridicamente fattibile”, che possa riunire gli Stati membri “attorno a un impegno politico e morale condiviso per porre fine alla povertà e all'esclusione sociale, contribuendo così “a ripristinare la fiducia nel progetto europeo”. (LZ)

17 novembre  COLOMBIA Uragano Iota. Vescovi: appello ai colombiani alla solidarietà per le persone colpite dalla tempesta tropicale

L'uragano tropicale Iota, - il 30.mo del 2020 -, che ha raggiunto la categoria 5, ed è poi stato retrocesso alla categoria 4 dall'American National Hurricane Center (NHC), con venti superiori a 250 km orari, si è abbattuto sull’America Centrale e sulla Colombia, dove nel territorio dell'isola caraibica di Providencia ha causato la morte di una persona e innumerevoli danni.  I vescovi colombiani, in un comunicato diffuso ieri sulla pagina web dell’Episcopato, hanno espresso la loro fraterna vicinanza a tutte le persone nel Paese colpite dai disastri naturali dell’ondata invernale e degli uragani. In particolare, alle popolazioni del territorio dell'arcidiocesi di Cartagena e Santa Fe de Antioquia, delle diocesi di Quibdó e Istmina -Tadó, e del Vicariato Apostolico di San Andrés e di Providencia. I presuli hanno invitato a pregare per il riposo eterno dei defunti e per il conforto delle loro famiglie, nonché per la pronta guarigione dei feriti e per coloro che hanno perso tutto, sottolineando come, attraverso il Segretariato Nazionale della Pastorale Sociale (SNPS), abbiano già avviato azioni umanitarie volte ad affrontare queste emergenze, come stanno facendo i Banchi Alimentari nelle diverse giurisdizioni ecclesiastiche.   “Le dimensioni di queste tragedie sono immense e le conseguenze devastanti” hanno scritto i presuli. “Pertanto, ci appelliamo con urgenza alla solidarietà di tutti i colombiani, perché si riesca ad alleviare un poco il dolore dei fratelli colpiti da queste catastrofi”. Per concludere, i vescovi hanno esortato le comunità cattoliche a pregare, affinché Dio aiuti la popolazione a superare questa difficile situazione. (AP)

17 novembre  ITALIA Allarme Caritas Ambrosiana: in un mese, 672 famiglie in più bisognose di aiuto

Crescono le richieste di aiuto alla Caritas Ambrosiana, ad un mese dall’entrata in vigore del Dpcm del 18 ottobre che ha limitato le attività economiche per rallentare la curva dei contagi da Covid-19. In soli 30 giorni, informa una nota, 672 famiglie in più si sono rivolte agli Empori della solidarietà per fare la spesa gratuitamente, portando così a 9mila la cifra globale dei beneficiari che hanno usufruito di questa opzione a partire dal lockdown di marzo. Significative anche le erogazioni del “Fondo San Giuseppe”, voluto dall’Arcidiocesi di Milano e sostenuto dal Comune locale: ad oggi, sono stati distribuiti 3.067.500 euro a 1.692 famiglie che hanno perso il lavoro a causa della pandemia. Da segnalare, però, che solo nell’ultimo mese la somma erogata è stata pari a 489.500 euro per 228 persone, il che significa che c’è stata un’impennata nelle richieste, derivante da nuove difficoltà economiche. In crescita anche gli aiuti distribuiti dal Fondo di assistenza diocesano che, nei primi 15 giorni di novembre, ha fatto registrare già 60 domande di aiuto.   Pur necessarie in termini sanitari, spiega Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana, le restrizioni del Dpcm “inevitabilmente creano malessere sociale che, purtroppo, viene pagato dai lavoratori meno qualificati, con contratti più deboli o nessun contratto. In una parola, i più poveri e meno tutelati”. Per contrastare questa “sofferenza sociale”, dunque, è fondamentale “sempre di più l’aiuto di tutti”, soprattutto quando si dovrà iniziare a pensare alla “ricostruzione” post-pandemia. Intanto, la “Fondazione Robert F. Kennedy Human Rights Italia”, ha donato 350 mila euro per la distribuzione di cibo, la costruzione di nuovi Empori solidali e per il Fondo di assistenza diocesano. Ciò permetterà a Milano, attualmente in “zona rossa”, ovvero in massima allerta, di portare aiuto a chi si trova maggiormente in difficoltà. (IP)

17 novembre - POLONIA–GERMANIA 55° anniversario scambio epistolare vescovi. Fondazione Kolbe: lavorare per la pace e la fraternità

Sono trascorsi 55 anni dal quel 18 novembre 1965 quando, al termine del Concilio Vaticano II, avvenne lo storico scambio di lettere di perdono reciproco tra le Chiese della Polonia e della Germania, dopo la seconda Guerra Mondiale. A poco più di cinque decadi da quell’evento, la Fondazione Massimiliano Kolbe ha diffuso una dichiarazione firmata da suoi copresidenti, l’Arcivescovo tedesco di Bamberg, Ludwig Schick, e il suo omologo polacco di Katowice, Wiktor Skworc. Nel documento congiunto, si ricorda come le missive di 55 anni fa “diedero inizio al dialogo ed al processo di riconciliazione” tra la Germania e la Polonia. E quei valori pacifici sono primari ancora oggi, “nell’attuale condizione” in cui si trovano “l’Europa e il mondo”, per i quali “c'è ancora bisogno di una testimonianza di riconciliazione cristiana, una testimonianza della Chiesa, che confermi che le scuse possono essere accettate, il perdono concesso e la pace può diventare un fatto” concreto. Per questo, la Fondazione Kolbe, nata nel 2007 per volontà dei vescovi tedeschi e polacchi, vuole essere “uno strumento congiunto di promozione permanente dello spirito di riconciliazione”, si legge nella dichiarazione. Essa, infatti, “dimostra, soprattutto alle giovani generazioni, che la riconciliazione è possibile e che costruire un futuro di pace insieme è più importante che alimentare i conflitti”. In quest’ottica, e in memoria di San Massimiliano Kolbe, morto il 14 agosto 1941 ad Auschwitz dopo aver offerto la propria vita al posto di quella di un altro prigioniero, la Fondazione “accoglie con favore la decisione dei Bundestag tedesco di creare un monumento, a Berlino, in un luogo appropriato, per commemorare le vittime polacche dell’occupazione tedesca della Polonia”. Questo gesto, infatti, “colmerà una lacuna importante nelle relazioni” tra i due Paesi, dando vita  ai principî del perdono, della fraternità e dell’amicizia sociale, richiamati anche dalla recente Enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti”. (IP)

17 novembre - ITALIA Un corso online per guide turistiche dedicato al Basso Medioevo promosso dalla diocesi di Roma

Il Basso Medioevo è il protagonista del corso di aggiornamento e formazione per le guide turistiche dedicato alla bellezza della Città Eterna promosso dall’Ufficio diocesano per la cultura e l’università della diocesi di Roma. Le lezioni on line, proposte in diretta sul canale Youtube sono aperte a tutti e organizzate in collaborazione con l’ufficio diocesano per le aggregazioni laicali e le confraternite, l’ufficio diocesano per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport e Federagit – Confesercenti – Guide Turistiche Roma. Si parte questo pomeriggio con una diretta dalle 18 alle 19.15 con un incontro tenuto dal direttore dell’Ufficio per la cultura e l’università monsignor Andrea Lonardo e da  Amedeo Feniello, professore di Storia medioevale all’Università dell’Aquila sul tema “Un oscuro periodo di luce. Storia e geografia del Basso Medioevo”. “Abbiamo avuto tantissime richieste di partecipazione”. Lo spiega a Vatican News Andrea Lonardo.  “Penso che le guide turistiche siano importanti come professori di università: uno straniero che effettua una sola volta nella vita un viaggio in una città impara di quel posto ciò che la guida gli dice”. In questo momento di crisi dovuto alla pandemia Covid-19 anche le guide turistiche sono in difficoltà: “Alcune di loro – prosegue il direttore dell’ufficio diocesano per la cultura e l’università - mi dicono che in un anno hanno lavorato solo due giorni. Con questo corso vogliamo essere loro vicini”. Il corso negli anni scorsi ha affrontato, sempre dalla prospettiva di Roma, le origini del cristianesimo fin dall’epoca imperiale. Quest’anno i riflettori sono accesi su un periodo storico affascinante: “Dopo l’anno mille – ricorda Lonardo – hanno inizio il romanico e il gotico, nascono città e comuni. Si apre un mondo nuovo che vorremmo conoscere, far amare, discutere nei suoi punti critici. “Ciò che noi viviamo – conclude - lo dobbiamo ad una storia che ci ha costruito, con i suoi limiti che abbiamo superato e con le sue bellezze che ci hanno arricchito. Come diceva Giovanni di Salisbury citando un teologo: siamo come nani seduti sulle spalle dei giganti”. (PO)

17 novembre -  VIETNAM Giornata Mondiale dei Poveri. Assistenza sanitaria gratuita dei cattolici ai poveri e ai disabili

In occasione della Giornata Mondiale dei Poveri, celebrata domenica scorsa, almeno 2.000 persone hanno potuto sottoporsi, il 15 novembre, a visite mediche gratuite, e ricevere medicine, colazione e regali da 200 operatori sanitari, assistenti sociali e volontari cattolici e non, in una scuola di Ho Chi Minh City: persone appartenenti a famiglie povere e persone con disabilità fisiche, ospiti di 22 case e di centri gestiti in città da cristiani e buddisti.  Padre Anthony Nguyen Ngoc Son, vicepresidente dell’Association for the Support of People with Disabilities and Orphans, ed ex responsabile di Caritas Vietnam, ha parlato di questa assistenza sanitaria gratuita a persone svantaggiate “come una sorta di atto d'amore in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri". Questi pazienti – ha raccontato il sacerdote ad UCA News - soffrono di disturbi agli occhi, ai denti, al cuore, alle articolazioni, alla digestione e ai nervi e non possono permettersi visite e trattamenti a pagamento. Tuttavia hanno bisogno di essere curati bene per poter proseguire gli studi, per lavorare per vivere, per integrarsi nella società e vivere con dignità. Padre Son, ricordando il suo impegno ogni due mesi ad organizzare un gruppo di operatori sanitari con lo scopo di offrire visite mediche gratuite e cibo ai poveri delle zone rurali, ha concluso ribadendo quanto i 167.000 disabili e i 13.000 orfani che vivono ad Ho Chi Minh City abbiano bisogno del sostegno materiale di tutta comunità. (AP)

17 novembre - GERMANIA La Chiesa evangelica e cattolica lanciano una campagna ecumenica contro l’anti-semitismo 

È essenziale in questo momento prendere posizione contro il risorgente anti-semitismo. Deve essere chiaro che esso è un peccato che contraddice i valori fondanti del cristianesimo”. Con queste parole il pastore Heinrich Bedford-Strohm, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica tedesca (Ekd) ha presentato nei giorni scorsi a Berlino la nuova campagna ecumenica “Ebrei e cristiani: più vicino di quanto tu possa pensare” che sarà lanciata in Germania nel 2021. Nata da un’iniziativa locale della Chiesa evangelica di Berlino-Brandemburgo-Slesia e Alta Lusazia, la campagna si è trasformata in un vasto progetto ecumenico nazionale sostenuto anche dalla Conferenza episcopale tedesca (Dbk). Tra gli elementi salienti della campagna – riporta il sito del Consiglio mondiale delle Chiese - l’esposizione ogni mese nelle chiese e in altre istituzioni cristiane di manifesti riguardanti una particolare festa o tradizione che metteranno in evidenza le similitudini e le differenze tra le due religioni. "Una buona idea",  secondo il Rabbino Andreas Nachama, presidente della Conferenza generale dei Rabbini di Germania, che ha osservato come l’anti-semitismo sia di nuovo in preoccupante crescita nel Paese. “Le Chiese sono parte di questa società quindi l’antisemitismo è presente anche lì, per quanto io non lo abbia riscontrato personalmente nei numerosi incontri che ho avuto con i cristiani”, ha evidenziato il rabbino che ha contribuito all’iniziativa. “È dovere di noi cristiani opporci con decisione a tutte le forme di antisemitismo”, ha sottolineato, da parte sua, monsignor Ulrich Neymeyr vescovo di Erfurt e presidente della sottocommissione per le relazioni religiose con l'ebraismo nella Conferenza episcopale tedesca. "Non dobbiamo distogliere lo sguardo quando gli ebrei vengono insultati o attaccati", ha detto. "E non dobbiamo ignorarlo quando si ride delle barzellette sugli ebrei, quando la gente parla di un presunto complotto ebraico mondiale o quando si demonizza lo Stato di Israele” (LZ)

17 novembre  MOZAMBICO Plenaria Vescovi: appello per pace a Cabo Delgado e preghiere per vittime pandemia

Una preghiera per tutte le vittime della pandemia da Covid-19 e un appello per la pace nella regione di Cabo Delgado, da tempo al centro di violenze perpetrate da gruppi armati jihadisti: questi i punti focali ricordati dalla Conferenza episcopale del Mozambico (Cem), nel comunicato finale diffuso al termine della sua Assemblea Plenaria, svoltasi dal 9 al 14 novembre presso il Seminario filosofico interdiocesano di Sant’Agostino a Matola. Ispirato dal versetto del Vangelo di Giovanni, “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (14,27), il documento episcopale si apre con “la fraterna vicinanza” della Cem ai “fratelli e alle sorelle di Cabo Delgado”, nella “costante preghiera e speranza di trovare vie di dialogo che facilitino la fine del terribile conflitto e della conseguente crisi umanitaria” in corso. Attualmente, infatti, sul terreno si contano “più di 2mila morti e 400mila sfollati”, causati da “violenze, rapimenti, crimini e violazioni dei diritti”. Di fronte a tale “tragedia – scrivono i vescovi – ribadiamo la necessità di rafforzare le nostre istituzioni caritative per mitigare”, “contenere ed alleviare” il dramma che sta vivendo la popolazione locale. A tal proposito, la Cem ricorda il contributo inviato da Papa Francesco, “una donazione straordinaria per gli sfollati dal valore di centomila euro”. Ma “è responsabilità di ognuno lavorare per uscire dalla crisi attuale”, ribadiscono i vescovi, esortando i fedeli a lavorare in favore della “riconciliazione nazionale”, della “pace” e del “bene comune”. Nel corso della Plenaria, prosegue il comunicato, i vescovi hanno ricevuto la visita del Nunzio Apostolico nel Paese, Monsignor Piergiorgio Bertoldi, il quale li ha incoraggiati a “continuare la loro missione nella società, in una prospettiva di servizio”. Al centro dei lavori assembleari, anche il tema dei seminari, per i quali è stata ribadita la necessità di riprendere, quando possibile, le attività formative, ferme a causa della pandemia da Covid-19. Prospettive sono state presentate, inoltre, per il prosieguo dei lavori di costruzione del Seminario “San Carlo Lwanga” a Nampula. Altro tema in agenda, la quarta Assemblea pastorale nazionale, attualmente in preparazione sul tema “Ravvivare l’annuncio e la testimonianza della Parola di Dio oggi”. Di tale incontro stati presentati i Lineamenta, che i vescovi hanno affidato ai fedeli perché li leggano e li approfondiscano all’interno delle rispettive comunità, parrocchie e diocesi. Il programma della Plenaria, inoltre, ha visto un incontro della Cem con Helena Mateus Kida, Ministro della Giustizia e degli Affari costituzionali e religiosi: a lei, i presuli hanno espresso la loro “volontà di collaborare” con lo Stato “in vari ambiti della vita sociale, come l'educazione civica e morale dei giovani, l’educazione alla pace e alla riconciliazione; la lotta contro la povertà”. Al contempo, i vescovi hanno espresso “alcune urgenti preoccupazioni”, soprattutto riguardo alla “libertà religiosa”, punti sui quali il Ministro Kida ha mostrato “apertura e disponibilità alla collaborazione”. Guardando, poi, alla “esperienza della fede nel contesto del coronavirus” – che in Mozambico ad oggi, 17 novembre, ha provocato 14.500 casi in totale, circa 13mila guarigioni e 116 decessi – la Cem si è rallegrata “della possibilità di riprendere il culto pubblico nelle parrocchie”. Tuttavia, i vescovi hanno fatto notare “con tristezza che una tale ripresa non è a beneficio di gran parte delle comunità rurali, soprattutto di quelle che non sono in grado di soddisfare i requisiti richiesti dai Protocolli sanitari, a causa di risorse economiche limitate”. Infine, la Chiesa cattolica mozambicana ha esortato tutti i fedeli a non cedere “in questo momento di grande prova, bensì a mantenere sempre viva la fiamma della fede e della speranza in Cristo”. Il messaggio episcopale si conclude con un augurio di “pace, gioia e speranza” per il Santo Natale. (IP)

17 novembre- IRLANDA 22 novembre, a Knock, Messa per le vittime del #coronavirus

L’Irlanda commemora le vittime della pandemia da Covid-19 e lo fa con una Messa solenne in programma domenica prossima, 22 novembre, presso il Santuario mariano nazionale di Konck. A presiedere la celebrazione, prevista per le ore 12.00, sarà Monsignor Michael Neary, l'Arcivescovo di Tuam e custode del Santuario. La Messa sarà trasmessa in diretta streaming sul sito web del luogo di culto e, in differita pomeridiana, sull’emittente nazionale Rté. “Nonostante la tristezza, la paura e l’incertezza che abbiamo vissuto quest’anno – afferma Monsignor Neary – Dio, Buon Pastore, radunerà il suo popolo, darà da mangiare agli affamati, guarirà i feriti e renderà forti i deboli”. “In questo mese di novembre – aggiunge – ricordiamo tutti coloro che sono morti in Irlanda per il Covid-19 e sperimentiamo la cura del Pastore per coloro che li piangono”. Incoraggiando, quindi, i fedeli ad unirsi spiritualmente alla celebrazione eucaristica, il presule li esorta anche a “scrivere on line, sul sito web del Santuario di Knock, le intenzioni di preghiera che verranno presentate all’altare durante la Messa”. “Possa il Signore misericordioso benedire e dare conforto a tutti coloro che sono in lutto in questo momento”, conclude l’Arcivescovo. Ad oggi, 17 novembre, in Irlanda si contano oltre 68mila casi totali di coronavirus, con 25mila guariti e quasi 2mila deceduti. Per arginare i contagi, a fine ottobre il governo di Dublino ha varato nuove misure restrittive, attuando un lockdown totale simile a quello di marzo e aprile: le restrizioni saranno in vigore fino al 1.mo dicembre e prevedono, tra l’altro, la chiusura delle chiese alle celebrazioni con concorso di popolo. A tal proposito, in un recente messaggio, l’Arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha affermato: “Nella situazione attuale in cui la partecipazione al culto pubblico è sospesa, dobbiamo costantemente ricordare a noi stessi che la vita cristiana non è sospesa. Le porte della nostra Chiesa possono essere chiuse per le celebrazioni pubbliche, ma il messaggio di Gesù Cristo non appartiene solo agli edifici”, ma va portato “a coloro che sono aperti ad esso, vicini o lontani dalla Chiesa, giovani o anziani”. Solo “una Chiesa segnata dalla santità, dalla cura per i poveri e dall'impegno nel portare un autentico contributo cristiano alla comune ricerca del bene e della verità – ha concluso l’Arcivescovo – potrà raggiungere il cuore degli indifferenti e di coloro che si sentono disillusi”. (IP)

17 novembre - ARGENTINA Il governo legalizza la coltivazione in propriuo della cannabis a scopo terapeutico. La preoccupazione della Chiesa

(VNS) – 17nov20 – La prudenza richiesta nell'applicazione del cannabidiolo nelle cure palliative non è coerente con una "apertura senza limiti" all'autocoltivazione, che potrebbe portare alla "legittimazione nascosta" di altri tipi di consumo. La Pastorale Nazionale delle dipendenze e della tossicodipendenza ha rilasciato ieri una dichiarazione in cui ha espresso la sua preoccupazione per la modifica del regolamento della legge n. 27.350 sull'uso medico della cannabis, avendo constatato come "le sostanze che creano dipendenza siano ora più accessibili". Il documento, riferendosi alla legge in merito alla "ricerca medica e scientifica sull'uso medico della pianta di cannabis e dei suoi derivati", pur sottolineando come l'applicazione della cannabis medica, come richiesto dai pazienti e dai parenti dei pazienti, "debba essere sostenuta e accompagnata dalla società nel suo complesso", tuttavia ha ricordato che "la stragrande maggioranza della comunità scientifica e delle agenzie di controllo della droga in tutto il mondo hanno consigliato responsabilità e prudenza”. La norma, con l’apertura senza limiti all'autocoltivazione della cannabis per sé stessi o per terzi e “la mancanza di specificazione delle malattie che ne giustificano l'applicazione", può legittimare in maniera nascosta altri tipi di consumo “e questo ci preoccupa” ha affermato la Pastorale. "Per rendere giustizia a chi soffre di una malattia – conclude il documento -, non dobbiamo esporre i più fragili. Ecco perché nella dichiarazione che abbiamo presentato nel 2016 abbiamo sottolineato che la fornitura di cannabidiolo dovrebbe essere eseguita dallo Stato ed essere gratuita". (AP)

17 novembre - TURCHIA Gli aiuti della Caritas Internationalis per i terremotati

Il 30 ottobre, un violento terremoto di magnitudo 6.6 ha colpito le coste turche, al largo del Mar Egeo meridionale, provocando 114 morti, più di mille ferii e circa 15mila sfollati, a causa dei tanti edifici distrutti o resi inagibili dalle onde sismiche. A due settimane di distanza dal quel tragico giorno, la macchina della solidarietà non si ferma, soprattutto in vista dell’arrivo dell’inverno. Per questo, Caritas Internationalis – in una nota - esorta a contribuire al suo programma di emergenza, della durata di due mesi, che prevede il sostegno a 2.500 persone, alle quali verranno forniti articoli di prima necessità, tra cui pannolini e latte in polvere per neonati, coperte, letti da campo, vestiti invernali e piccolo elettrodomestici. Non solo: in vista dell’abbassamento delle temperature, “ci sarà un ulteriore bisogno di vestiti caldi, coperte e stufe”; Caritas Internationalis quindi “continuerà a valutare le necessità di coloro che vivono in situazioni precarie per garantire loro un'assistenza a lungo termine”. "Nonostante la crisi globale - dice Nadir Nadhim, direttore della Caritas Turchia - abbiamo sentito davvero la solidarietà della popolazione locale, che ha generosamente offerto un aiuto concreto a coloro che sono stati colpiti dal terremoto”. Ma ora, aggiunge, “abbiamo bisogno di un sostegno duraturo per poter continuare i nostri programmi e dare speranza a coloro che stanno cercando di ricostruire la loro vita”. Il programma di aiuti della Caritas Internationalis prevede un costo di 52mila euro; 20mila euro sono già stati ricevuti, ma ne mancano altri 32mila. Chi volesse fare una donazione, può utilizzare il sito ufficiale https://www.caritas.org/donation/izmir-earthquake/ (IP)

17 novembre - FRANCIA Vescovi incontrano Primo Ministro: niente Messe pubbliche almeno fino al 1.mo dicembre. Presentato nuovo protocollo sanitario della Cef

Le attuali condizioni sanitarie non permettono oggi la ripresa delle celebrazioni religiose pubbliche. Lo ha ribadito il Primo Ministro francese Jean Castex, incontrando ieri il presidente della Conferenza episcopale francese (Cef), monsignor Éric de Moulins-Beaufort, e il segretario generale della Cef, padre Hugues de Woillemont, insieme agli altri rappresentanti dei culti in Francia. Le celebrazioni con la partecipazione fisica dei fedeli sono state sospese il 3 novembre dopo le nuove misure restrittive prese dal Governo Macron per contenere la seconda ondata di contagi. Decisione successivamente confermata dal Consiglio di Stato che ha respinto un ricorso dei vescovi. L’incontro di ieri pomeriggio, al quale ha partecipato anche il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, è avvenuto all’indomani di una serie di manifestazioni che nel fine settimana hanno visto riuniti davanti alle loro chiese diversi cattolici per chiedere alle autorità la possibilità di celebrare le Messe con la partecipazione dei fedeli. Secondo il Governo non esistono le condizioni perché questo sia possibile, ma Castex - riferisce un comunicato della Cef - ha dato mandato al Ministro dell’Interno “di predisporre, senza indugio, in collaborazione con i rappresentanti delle religioni, i protocolli necessari per una ripresa controllata dal 1.mo dicembre, sempre che le condizioni sanitarie lo permettano”. In vista della riapertura, la Conferenza episcopale francese ha già presentato al ministro un dettagliato protocollo sanitario per garantire le migliori condizioni di sicurezza possibili. Verranno inoltre presentate le regole per la ripresa anche di altre attività pastorali in presenza, come il catechismo i consigli pastorali. “Il Primo Ministro – evidenza il comunicato della Cef – ha ribadito la volontà del governo di ottenere le migliori condizioni igienico-sanitarie per il periodo di Natale”. Insieme agli altri rappresentanti dei culti presenti all’incontro i due presuli hanno sottolineato “le forti aspettative dei fedeli”. La Conferenza episcopale è consapevole della “delusione e dell’impazienza di molti fedeli, ma – osserva la nota – i cattolici sapranno far fronte a questa attesa e a questa privazione. Il governo si sta assumendo la responsabilità della situazione sanitaria nel Paese e noi dobbiamo tutti accettare di esserne gli attori. Rispettando queste misure sanitarie, la Chiesa partecipa allo sforzo nazionale per combattere l’epidemia”, conclude la nota. (LZ)

17 novembre - MONDO 22 novembre, al via Giubileo dei Passionisti. Messa del Cardinale Parolin

"Rinnovare la nostra missione: gratitudine, profezia e speranza": su questo tema, la Congregazione della Passione di Gesù Cristo, meglio nota come Passionisti, si prepara a vivere uno speciale Giubileo per il terzo centenario di fondazione. Le celebrazioni avranno inizio il prossimo 22 novembre: in quella stessa data, nel 1720, San Paolo della Croce, al secolo Paolo Danei, stese le regole della Congregazione. L’Anno Giubilare sarà inaugurato alle ore 10.30 nella Basilica romana dei Santi Giovanni e Paolo, in cui si terrà il rito di apertura della Porta Santa, seguito dalla Santa Messa presieduta dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin. La cerimonia sarà trasmessa in streaming sulla pagina Facebook e il canale YouTube dei Passionisti. “Il Giubileo – spiega la Congregazione – sarà una grande opportunità per approfondire il nostro impegno a mantenere viva la memoria della Passione di Gesù come la più grande espressione dell’amore di Dio per tutti i popoli e per tutto il Creato”. Lo speciale Anno si concluderà il 1.mo gennaio 2022, in ricordo della data in cui Paolo Danei concluse il suo ritiro spirituale di 40 giorni per “raccogliere compagni con cui condividere ed annunciare al mondo l’amore del Crocifisso”. A causa della pandemia da Covid-19, al momento il programma giubilare non prevede grandi eventi. Oggi, i Passionisti sono presenti in 63 Paesi dei cinque continenti. Il Giubileo che si preparano a festeggiare, affermano, “non è la celebrazione della nostra grandezza o dei nostri successi, quanto piuttosto la celebrazione della benedizione di Dio concessa nell’arco di questi tre secoli e della fedeltà di innumerevoli Passionisti i quali, nonostante le loro debolezze e fragilità umane, con l’offerta della loro vita e con la loro missione, hanno mantenuta viva la memoria della Passione di Gesù, quale atto generoso e concreto dell’amore di Dio”. L’evento, quindi, punterà a “trovare modi nuovi e attuali di promuovere tale memoria e a rinnovare la nostra missione di proclamare il Vangelo della Passione”. Quanto alle tre parole scelte per il motto giubilare, i Passionisti spiegano: “La gratitudine è per il Dio di amore e compassione che ci ha benedetti; la profezia è il leggere i segni dei tempi e trovare nuovi modi di evangelizzare, attraverso ‘le lenti’ della passione di Cristo; la speranza è il discernimento dei progetti di Dio e delle Sue promesse di un futuro colmo di significato”. “Che la passione di Gesù – conclude la Congregazione – sia sempre nei nostri cuori”. (IP)

17 novembre - AUSTRALIA Tasmania, Ddl suicidio assistito. Ospedali cattolici: norma contraria ai principî etici e medici

Dibattito in corso, in Tasmania, a sud dell’Australia, sul suicidio assistito: a fine agosto, infatti, il deputato Mike Gaffney ha presentato, in Parlamento, un disegno di legge sulla morte volontaria assistita. Approvato dalla Camera Alta, ora la proposta è pronta per essere esaminata dalla Camera Bassa. Se approvato, il Ddl consentirebbe l’obiezione di coscienza ai singoli medici, ma non alle organizzazioni o alle strutture sanitarie e di assistenza agli anziani. Immediata la reazione degli ospedali cattolici locali che si troverebbero, così, costretti ad offrire il suicidio assistito nelle proprie strutture. Si tratta di un atto “incoerente sia con i principî medici che con l’etica cattolica”, afferma Pat Garcia, amministratore delegato del Catholic Health Australia, principale gruppo non governativo nazionale di servizi sanitari e di assistenza agli anziani. Al contrario – ribadisce Garcia – ciò che dovrebbe fare il governo “è investire maggiormente nelle cure palliative”, invece di pensare alla “legalizzazione del suicidio assistito”. Inoltre, come lamentato dagli stessi ospedali cattolici, dietro il tentativo di escludere l’obiezione di coscienza per i centri di cura basati sulla fede c’è “un chiaro pregiudizio” contro la religione. Ma in realtà, ribadiscono i nosocomi cattolici, a prescindere dalla sfera religiosa, molte strutture si oppongono al suicidio assistito perché “fornire ad un paziente farmaci letali non è una forma di assistenza medica”. Bisogna, invece, “concentrarsi sulle possibilità di guarigione e sulla cura delle persone che si avvicinano alla fine della vita”, in base al “principio della compassione”. Nel frattempo, il premier Peter Gutwein ha chiesto una revisione indipendente del Ddl ad esperti accademici. La decisione ha ricevuto l’apprezzamento degli ospedali cattolici che affermano: “Il contributo di esperti di diritto, salute e scienze sociali è stato molto carente nella fase di stesura della proposta normativa. Ora, finalmente, le parti interessate avranno la possibilità di presentare le loro osservazioni ad uno specifico Comitato di revisione indipendente”. In particolare, la revisione accademica si concentrerà sulle tutele per i più vulnerabili e sulle cure palliative: “Speriamo che si possa approfondire questo tema – concludono i nosocomi cattolici – così da evitare che i malati patiscano inutilmente una sofferenza intollerabile nelle fasi finali della loro vita”. (IP)

17 novembre -  STATI UNITI Al via la plenaria dei vescovi con in primo piano la crisi del Covid-19 e gli abusi. La proluzione di monsignor Gomez

Con la prolusione di monsignor José H. Gomez, arcivescovo di Los Angeles, e il saluto del Nunzio apostolico, monsignor Christophe Pierre, si sono aperti ieri i lavori della plenaria autunnale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) con in primo piano la crisi del Covid-19. All’agenda della riunione, che proseguirà fino a oggi in modalità virtuale, è stata aggiunta la discussione del Rapporto McCarrick, il dossier reso noto la settimana scorsa dalla Santa Sede con i documenti e le testimonianze che raccontano la vicenda dell’ex cardinale arcivescovo di Washington dimesso da Papa Francesco dallo stato clericale nel 2018. Nel suo primo intervento come presidente della Usccb – riporta l’agenzia Cns - monsignor Gomez si è soffermato sulla risposta che la Chiesa è chiamata a dare alla crisi del Coronavirus che - ha detto - è “molto più di un’emergenza sanitaria”. Secondo l’arcivescovo di Los Angeles, la pandemia sta facendo emergere quanto il messaggio centrale del Vangelo - l'amore di Cristo per ogni persona, il potere della Croce e la promessa della Resurrezione - stia “svanendo dal cuore” degli uomini oggi. Le nuove sfide poste alla società dalla crisi – ha evidenziato – esigono “un cristianesimo eroico”: “Dobbiamo continuare a formare discepoli missionari, come ci chiede Papa Francesco”, ha detto, indicando padre Michael McGivney, il fondatore dell’Ordine dei Cavalieri di Colombo salito agli onori degli altari il 31 ottobre scorso, quale modello da seguire.  “Seguendo il coraggioso esempio del beato Michael McGivney, la Chiesa deve piangere con chi sta piangendo in questo momento. Dobbiamo annunciare la buona notizia che abbiamo il Redentore, morto perché noi potessimo vivere e che ha attraversato la valle dell'ombra della morte perché noi non temessimo il male, nemmeno la morte". Secondo monsignor Gomez, padre McGivney, morto di tubercolosi nel 1890 durante un’epidemia di influenza che aveva colpito New Haven, può essere “un modello e un intercessore” per la Chiesa americana in questo momento. In questo senso – ha osservato - si muove anche il piano di azione del piano di azione pastorale per il quinquennio 2021-2024 intitolato “Ricreati dal Corpo e dal Sangue di Cristo, fonte della nostra guarigione e speranza” che indica ai vescovi degli Stati Uniti la loro missione di “continuare a portare guarigione e speranza agli uomini e donne del nostro tempo”. Nella sua prolusione l’arcivescovo di Los Angeles ha voluto ricordare anche i bambini e adulti vittime di abusi sessuali nella Chiesa e ha fatto riferimento al recente Rapporto McCarrick. Esprimendo “profonda tristezza” e la preghiera che i sopravvissuti “possano guarire e ritrovare la speranza”, ha rilanciato, in conclusione, l’impegno dell’episcopato americano a proteggere bambini e adulti vulnerabili e a eliminare dalla Chiesa la piaga degli abusi. E al rapporto McCarrick è stata dedicata una parte della prima giornata di lavori. I vescovi hanno riconosciuto che per troppo tempo la Chiesa ha chiuso gli occhi di fronte a questi peccati, ignorando le denunce, e hanno ringraziato le vittime per avere avuto il coraggio di portare alla luce gli abusi subiti. Gli interventi hanno altresì evidenziato gli importanti passi avanti compiuti dalla Chiesa americana, anche su impulso di Papa Francesco, per sradicare questa piaga, sottolineando che la lotta alla pedofilia parte dall’ascolto delle vittime. (LZ)

17 novembre - SPAGNA Apertura Assemblea Plenaria. Monsignor Auza porta agli spagnoli le condoglianze di Papa Francesco per i morti di coronavirus

Ieri,  all'apertura dell'Assemblea plenaria della Conferenza episcopale spagnola (CEE) che si sta svolgendo in modalità telematica, con la partecipazione fisica di 38 vescovi nella sede di Madrid, e la partecipazione virtuale del resto dei membri dell'Episcopato, per garantire la sicurezza ed evitare possibili contagi, il nunzio apostolico in Spagna e nel Principato di Andorra, monsignor Bernardito Auza, ha portato le condoglianze di Papa Francesco a tutti gli spagnoli che hanno perso i loro cari durante la pandemia di Covid-19. "Vi comunico il sentimento di vicinanza, il saluto e la benedizione del Papa, che ho l'onore di rappresentare in Spagna, in particolare ai malati di questa pandemia, così come il cordoglio e l'assicurazione delle preghiere di suffragio di Sua Santità a tutte le famiglie che hanno subito la perdita dei propri cari", ha affermato monsignor Auza. Il nunzio, ricordando "l'atteggiamento modello del Santo Padre la cui attività non si è fermata” anche in questo difficile contesto di Covid-19, ha incoraggiato i vescovi spagnoli a rafforzare il loro lavoro. In particolare, il presule ha voluto esprimere il suo riconoscimento, come legato pontificio, ai sacerdoti e alle persone consacrate, nonché ai volontari, che impegnati nella loro missione, hanno cercato un modo creativo per raggiungere i fedeli, in questo tempo di pandemia, e il suo cordoglio per quei sacerdoti che, nella loro cura sacramentale e nel loro sostegno, si sono contagiati, non hanno superato la malattia e sono morti. Ha ricordato con un profondo senso di gratitudine il personale sanitario, i medici e gli infermieri, e tutti quei gruppi professionali che ogni giorno ci forniscono i loro servizi indispensabili. “I loro sforzi meritano il riconoscimento di tutta la società - ha affermato -, alla quale siamo felici di unirci”. "Questa situazione di durata incerta passerà - ha detto il nunzio. Ecco perché il Papa ci ricorda questo principio: con la creatività avere cura dell'ora, ma per il domani riservare tempi migliori, perché ci aiuterà. Abbiate cura di voi stessi per il futuro che verrà e quando arriverà, ricordatevi che quello che è successo vi farà bene". Il presule ha poi auspicato che "questo pensiero possa incoraggiare il lavoro indicato nell'ordine del giorno di questa Assemblea". Citando il Papa, monsignor Auza ha invitato i membri della CEE a “lasciarsi contagiare dall'amore, non dal virus” e ha assicurato le sue preghiere, ”affinché il loro lavoro incoraggi la generosità del cuore”, ricordando il “compito che Cristo ha affidato ai santi Apostoli e ai loro successori, di far uscire uomini e donne dalle ombre ataviche gettate dall'esperienza della loro vulnerabilità, affinché, sempre consapevoli della loro libertà, non siano in balia di un'alba oscura, né perdano il controllo delle redini in un futuro incerto”. (AP)

17 novembre - BOLIVIA La pandemia dietro le sbarre: incontro nazionale della Pastorale penitenziaria

“Perciò confortatevi a vicenda edificandovi gli uni gli altri, come già fate”: questo versetto, tratto dalla prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Tessalonicesi (1 Tess. 5,11) ha fatto da filo conduttore dell’Incontro nazionale della Pastorale penitenziaria della Bolivia, svoltosi sabato 14 novembre. Vi hanno preso parte 46 persone tra vescovi, sacerdoti, religiosi, cappellani e laici impegnati nelle carceri. Ad aprire i lavori – si legge sul portale Iglesia viva -  la Santa Messa presieduta da Monsignor Percy Galvan Flores, Arcivescovo di La Paz, il quale nella sua omelia ha sottolineato l’importanza del servizio dei volontari nelle carceri, alimentato dalla preghiera. “Il nostro servizio – ha detto il presule - deve essere apostolico, cioè deve essere fatto in nome di Dio, non per farci sentire bene con noi stessi”, come un mero motivo di orgoglio. Nel corso dell’incontro, è stato presentata una relazione sulla situazione delle prigioni della Bolivia in tempo di pandemia da Covid-19; a tal proposito, Marcela Rabaza, direttore della Caritas Bolivia, ha riferito che sono stati forniti aiuti umanitari a 6.604 prigionieri con pacchi di cibo, dispositivi di sicurezza personale e kit igienico-sanitari. Centrale anche la riflessione sui i diritti umani dei detenuti, per accendere i riflettori sulle violazioni che spesso subiscono le persone private della libertà. Forte inoltre il richiamo alla necessità di coordinare al meglio il lavoro sociale con quello giuridico, nonché al bisogno di rafforzare la formazione permanente dei volontari. L’incontro si è concluso con un momento di preghiera presieduto da Monsignor Cristobal Bialasik, presidente della Pastorale sociale nazionale, il quale ha esortato gli agenti della Pastorale penitenziaria ad andare avanti nel loro operato, lodandone il grande valore. (IP)

16 novembre - REGNO UNITO Vescovi: liberare i detenuti più vulnerabili e non pericolosi per ridurre il rischio contagi nelle carceri

Con la seconda ondata del Covid-19 nel Regno Unito riprendono a crescere i casi positivi anche nelle carceri, alcuni dei luoghi più a rischio contagio a causa degli spazi ristretti e delle condizioni di vita dei detenuti. Per questo la scorsa primavera il Governo Johnson aveva deciso il rilascio temporaneo di donne incinte e neo-mamme e di altre persone vulerabili. Una decisione salutata con favore da monsignor Richard Moth, responsabile della Pastorale carceraria della Conferenza episcopale inglese e gallese (Cbcew). Di fronte alla ripresa dei contagi tra i carcerati e il personale carcerario, il presule ha scritto nuovamente al Segretario di Stato per la Giustizia, Robert Buckland per chiedere di estendere ulteriormente l’Early Conditional Temporary Release Scheme. “Con il rilascio di alcuni detenuti poco pericolosi e vicini alla fine della pena sarebbe possibile allentare la pressione nelle strutture carcerarie. Esso servirebbe anche a proteggere le reti vitali di sostegno familiare messi a dura prova dalla pandemia”. Pur riconoscendo i lodevoli sforzi dei cappellani, dei volontari e dello stesso personale carcerario per contenere i contagi nelle carceri, monsignor Moth evidenzia anche l’impatto del lockdown sulla salute mentale e fisica dei detenuti, sulle attività di riabilitazione e sui loro contatti con i familiari. Una situazione questa che afferma,  “merita un’ulteriore attenzione". Anche le carceri del Regno Unito soffrono da tempo di problemi di sovraffollamento a fronte di una forte carenza di personale, con conseguente aumento dei casi di violenza e autolesionismo. Per questo le autorità britanniche stanno studiano una riforma del sistema carcerario, fortemente auspicata anche dai vescovi inglesi e gallesi che hanno presentato un loro progetto in due documenti pubblicati nel 2016 e nel 2018. (LZ)

16 novembre - FILIPPINE Caritas Manila: “Attenzione alle false donazioni”

Il direttore esecutivo di Caritas Manila, padre Anton Pascual, ha messo in guardia – si legge sulla pagina web dell’Episcopato filippino - contro i truffatori che usano il nome dell’organizzazione cattolica, per raccogliere fondi destinati presumibilmente alle vittime delle recenti catastrofi naturali che si sono abbattute sul Paese. "Attenzione alle false donazioni" ha detto, esortando i filippini a continuare comunque ad aiutare i loro concittadini e “a diffondere il virus della carità”, senza approfittare della difficile situazione che si trova ad affrontare la nazione, colpita da una serie di tifoni e dalla pandemia di coronavirus. Caritas Manila, insieme al "Progetto Ugnayan", è finora riuscita a raccogliere 1,7 miliardi di sterline, per rispondere all’emergenza Covid-19. Il "Progetto Ugnayan", diretto dal presidente della Ayala Corporation e COO Fernando Zobel de Ayala, è un'iniziativa di raccolta fondi guidata dalle principali aziende e famiglie imprenditoriali del Paese, in collaborazione con la Philippine Disaster Resilience Foundation. Il Progetto, grazie alle parrocchie e ai volontari di Caritas Manila, è riuscito a distribuire buoni regalo da riscattare nei negozi di alimentari vicini alle comunità in difficoltà di Metro Manila e delle zone limitrofe. A partire da settembre, sono stati consegnati oltre 1,3 miliardi di buoni regalo a 1,3 milioni di famiglie povere di Metro Manila, Bulacan, Rizal, Cavite e Laguna. Ne hanno beneficiato 9.611.835 individui. A questi aiuti sono stati aggiunti 318 milioni di peso, in prodotti alimentari e non, distribuiti da Caritas Manila ai gruppi più vulnerabili. (AP)

16 novembre - ITALIA Avvento social per i giovanissimi proposto da Messaggero di Padova

Il “Messaggero dei Ragazzi”, la rivista mensile per i più giovani dell’editrice “Messaggero di Sant'Antonio” di Padova, propone #AccadeSoloSeCiCredi l’Avvento social per ragazzi e ragazze dai 9 ai 14 anni. A partire dal 29 novembre e fino al 25 dicembre, quanti si iscriveranno sul portale meraweb.it potranno seguire ogni giorno sul proprio telefonino, o su quello dei propri genitori, messaggi, riflessioni, attività per prepararsi al Natale. Il direttore responsabile del periodico, fra Fabio Scarsato, nei panni di fra Simplicio, dialogherà in chat con i giovanissimi per “camminare” con loro verso la grotta di Betlemme. L’originalità del progetto, precisa un comunicato, sta, in particolare, sulla fascia d’età dei destinatari. Se in internet, via email e social esistono già proposte pastorali e spirituali dedicate ai giovani o agli adulti, non ci sono attività dedicate specificatamente ai preadolescenti. “L’esperienza della pandemia, con la didattica a distanza e l’utilizzo obbligato delle tecnologie digitali e dei social network anche in ambito lavorativo, ci ha indotti a pensare a nuovi percorsi, idee, progetti, anche per quanto riguarda i nostri lettori e lettrici - spiega fra Fabio Scarsato -. Il nostro mensile da sempre è impegnato sul fronte dell’educazione, umana e religiosa, dei preadolescenti. E sempre il nostro obiettivo è trovare un linguaggio adatto a loro per proporre temi non scontati né immediatamente appetibili a quell’età”. (TC)

16 novembre - INDIA Dopo sette mesi riaprono le chiese nello Stato del Maharashtra

I vescovi dello Stato del Maharashtra hanno accolto con favore la decisione del governo, annunciata ieri dal primo ministro, Uddhav Thackeray, di riaprire i luoghi di culto, sette mesi dopo la chiusura a causa della diffusione della pandemia di Covid-19, nel rispetto di rigidi protocolli sanitari che ne garantiscano la sicurezza. La decisione era attesa con impazienza dalla Chiesa ed è arrivata - ha spiegato Thackeray - in seguito al calo del numero di contagi nello Stato. Il governo ha previsto che i luoghi di culto debbano essere aperti solo se si trovano al di fuori delle zone di contenimento del contagio e che vi siano ammesse, al loro interno, con accesso scaglionato, solo persone asintomatiche. I visitatori, inoltre, dovranno indossare obbligatoriamente la mascherina e saranno tenuti a seguire rigorosamente le norme di distanziamento sociale. Le scarpe dovranno essere lasciate fuori dai locali. Tutti i visitatori dovranno essere sottoposti al controllo della temperatura corporea e dovranno dotarsi di disinfettante per le mani. Il governo, inoltre, ha vietato ai fedeli di toccare statue e libri sacri, tra gli altri articoli religiosi, proibendo i grandi raduni. Il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, pur accogliendo con gioia la notizia, ha messo in guardia i fedeli. "Siamo lieti di poter pregare nelle nostre chiese in gruppo e individualmente. Tuttavia, non vogliamo mettere in pericolo la vita delle persone. Pertanto, il cardinale ha ordinato di non iniziare immediatamente le preghiere comunitarie nelle chiese", ha riferito oggi padre Nigel Barrett, portavoce del porporato, ad UCA News. L’intenzione – ha continuato padre Barrett – è quella di tenere le chiese aperte al pubblico per un numero limitato di ore, al mattino e alla sera. I funzionari formuleranno dei protocolli sanitari che consentano alle persone di partecipare alle preghiere in comunità, comprese le celebrazioni eucaristiche. Tutto questo, perché “non vogliamo fare nulla che possa minacciare la sicurezza della nostra gente e di chi ci circonda", ha affermato il sacerdote. Anche monsignor Felix Antony Machado, arcivescovo di Vasai, segretario generale della Conferenza episcopale indiana, ha detto ad UCA News di aver “pregato per questo giorno". "Ora dobbiamo mettere in atto i protocolli Covid-19 per garantire che nei nostri luoghi di culto non si diffonda la pandemia”, ha spiegato. Poiché "il governo si è fidato di noi, permettendo di aprire i luoghi di culto – ha sottolineato il presule -, ora è nostra responsabilità non diffondere" il virus. La programmazione in chiesa riprenderà, dunque, non appena verranno stilati i protocolli attuativi delle lineee guida del governo. Nello Stato del Maharashtra, i casi di Covid-19 hanno cominciato a diminuire entro la fine di settembre. A fine ottobre si sono registrati solo 5.000 casi, che il 15 novembre si sono ridotti a circa 2.500. (AP)

16 novembre - ETIOPIA Conflitto nel Tigrè. Appello del Wcc per una soluzione negoziata. Smentito da Addis Abeba l’avvio di una mediazione

Preghiere e solidarietà con il popolo e le Chiese in Etiopia e una ferma condanna degli attacchi contro civili e chiese. Il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) si unisce alle preoccupazioni per l’escalation della crisi nella regione settentrionale del Tigrè e, dopo i vescovi etiopici, l’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale (Amecea) e Papa Francesco, lancia un pressante appello per una soluzione negoziata. In una dichiarazione diffusa al termine della riunione del suo Comitato esecutivo, l’organizzazione ecumenica condanna “i brutali attacchi” condotti da gruppi armati contro chiese e comunità e che hanno colpito in particolare la Chiesa ortodossa Tewahedo. Esprimendo il suo profondo cordoglio per le vittime, il Wcc si dice anche preoccupato per le migliaia di civili in fuga dai combattimenti, più di 20mila ormai.  “Preghiamo perché sia garantita la loro sicurezza e la libertà religiosa e perché possano tornare alle loro case”, si legge nella dichiarazione che punta il dito contro “chi cerca di fomentare tensioni, divisioni, antagonismi e spargimenti di sangue per i propri obiettivi politici”. Di qui il pressante appello al Governo di Addis Abeba e al Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè (Tplf) “a ritirarsi dal precipizio di una nuova catastrofe e a cercare il dialogo piuttosto che il conflitto, la cooperazione piuttosto che alla divisione”, ricordando quanta sofferenza “è stata inflitta in passato al popolo etiopico dal conflitto e dalla divisione”. Inoltre, il Wcc incoraggia tutte le chiese in Etiopia “ad alzare la loro voce profetica per un dialogo inclusivo, la pace, la giustizia e l'unità contro la violenza e l'odio”, esprimendo il "suo profondo apprezzamento”, per gli sforzi compiuti dai leader cristiani e musulmani etiopici per la pace e la coesione sociale nel Paese. Nella dichiarazione, l’organizzazione ecumenica osserva che la nuova crisi si inserisce in un contesto già difficile segnato da diverse sfide simultanee, tra le quali le tensioni con i Paesi vicini a causa della costruzione della Grande Diga del Gran Rinascimento sul Nilo Azzurro (Gerd), la peggiore invasione di locuste registrata negli ultimi 25 anni con un drammatico impatto sulla produzione alimentare e la pandemia Covid-19: “Una tale galassia di crisi – afferma – evidenzia la necessità di cooperazione in questo momento”. In conclusione, Wcc esprime la sua “solidarietà cristiana” alle Chiese e al popolo dell'Etiopia e il suo sostegno alle iniziative di pace intraprese dal Consiglio delle Chiese dell’Africa (Aacc), insieme alle comunità cristiane locali, riaffermando l’impegno a sostenere anche “il dialogo e la cooperazione tra le chiese e le comunità religiose di Etiopia ed Eritrea per sviluppare relazioni pacifiche nella regione”. (LZ)

16 novembre -  PORTOGALLO #coronavirus. Vescovi: Messe di Natale saranno celebrate in sicurezza

Con una dichiarazione firmata dalla Segreteria generale, la Conferenza episcopale del Portogallo (Cep) chiarisce una notizia diffusa da alcuni media, secondo la quale le Messe di Natale con concorso di popolo verranno annullate a causa della pandemia da Covid-19. La Cep, invece, afferma: “Senza di anticipare scenari per i quali non ci sono ancora elementi, ricordiamo che è possibile celebrare in sicurezza all'interno delle chiese". “Dal momento in cui è stato possibile riprendere il culto pubblico - continua la nota - è stata data la massima priorità alla salute di tutte le persone ed è possibile partecipare in sicurezza alle celebrazioni religiose, in particolare all'Eucaristia, seguendo le indicazioni stabilite dalla Conferenza episcopale in dialogo con le autorità sanitarie”. Naturalmente, in vista del periodo natalizio, i presuli garantiscono una maggiore attenzione “alle condizioni che potranno verificarsi” ed affermano che seguiranno “sempre le linee-guida necessarie a difendere la vita delle persone in ogni sua dimensione”. Tali indicazioni andranno rispettate anche nelle celebrazioni liturgiche di battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni, evitando soprattutto “assembramenti di persone fuori dalle chiese”. Da ricordare che già sabato scorso, nella conferenza stampa conclusiva dell’Assemblea Plenaria, il presidente della Cep, Monsignor José Ornelas, aveva esortato i fedeli a rispettare le regole per evitare il rischio di nuovi contagi, che in Portogallo hanno superato il 215mila casi, portando ad oltre 3mila decessi. “Perché i nostri nonni possano vivere il Natale – aveva detto il presule – forse è necessario che non lo si trascorra tutti insieme”, ma si limitino i momenti di festa ad un numero ristretto di familiari. (IP)

16 novembre - ITALIA Inaugurata la mensa dei poveri della Basilica romana di San Giuseppe al Trionfale

Ha aperto i battenti ieri, 15 novembre, in occasione della quarta Giornata mondiale dei poveri, la mensa dedicata agli indigenti allestita dalla Basilica di San Giuseppe al Tionfale, nella capitale. Ispirata dal carisma di San Luigi Guanella, la struttura – informa una nota – mette in pratica il motto del fondatore dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza, ovvero: “Fermarsi non si può, finché ci sono poveri da soccorrere”. Nel primo giorno di attività, la mensa ha distribuito un pasto a circa 30 persone, senza creare alcun assembramento, nel pieno rispetto delle normative vigenti anti-contagio da Covid-19. “La speranza della comunità parrocchiale e dei volontari – prosegue il comunicato – è quella di riuscire a soddisfare le richieste che, si prevede, aumenteranno”. Da domenica prossima, e per le successive, la mensa dunque aprirà le porte alle ore 12.30. La nuova struttura sembra rispondere, così, all’invito lanciato da Papa Francesco ieri, nella Basilica Vaticana, durante la Messa per la Giornata mondiale dei poveri,celebrata alla presenza di un centinaio di persone, in rappresentanza degli indigenti di tutto il mondo. Nella sua omelia, in particolare, il Pontefice ha ricordato che ciò che fa fruttare i talenti ricevuti è “il servizio”: esso, infatti, “dà senso alla vita”, perché “non serve per vivere chi non vive per servire”. “Il bene – ha aggiunto il Papa - se non si investe, si perde; perché la grandezza della nostra vita non dipende da quanto mettiamo da parte, ma da quanto frutto portiamo. (…) Se abbiamo dei doni, è per essere doni”. (IP)

16 novembre - NAGORNO-KARABAKH Solidarietà dell’episcopato belga alle comunità cristiane dell’Armenia

 Il vescovo del Belgio pregano per la pace nel Nagorno-Karabakh ed esprimono preoccupazione per le violenze nella regione. In un messaggio rivolto ai cristiani armeni, i presuli manifestano il loro sostegno e si rammaricano per le vittime del conflitto, molte delle quali civili, che hanno portato lutto in diverse famiglie. “Vengono distrutte case, ospedali e scuole e anche luoghi di culto - osservano i vescovi -. I danni non riguardano solo i beni materiali, ma comprendono anche le ferite spirituali”. Nel loro messaggio i vescovi del Belgio si uniscono poi alla preghiera del Papa che nelle scorse settimane ha auspicato una pace duratura per il Nagorno-Karabakh. In particolare l’episcopato belga esprime solidarietà alle comunità cristiane dell’Armenia per le quali si teme l’esilio. “Il cessate il fuoco e l’accordo di pace firmato di recente devono avere per vocazione non solo la fine delle violenze ma anche la possibilità per i cristiani di vivere in pace nella terra dei loro antenati, nel rispetto della loro cultura cristiana” concludono i vescovi. (TC)

16 novembre - SRI LANKA Il cardinale Malcolm Ranjith condanna l’egoismo globale

Ieri, il cardinale Malcolm Ranjith, durante una Messa in diretta televisiva – riporta UCA News – ha esortato i fedeli di ogni credo a liberarsi dall’egoismo e a vivere secondo i principi della loro religione, per evitare che il mondo venga distrutto. “Tutte queste calamità” che si trova ad affrontare la società, infatti, ha sottolineato il porporato, “sono causate dai nostri sentimenti egoistici”. Egli ha parlato delle potenti organizzazioni che sviluppano sofisticate armi biologiche come armi di distruzione di massa, della religione come di qualcosa di ormai dimenticato nei Paesi capitalisti e della mancanza di spiritualità. “Non importa a quale religione apparteniate” ha detto il porporato, “l’importante è vivere secondo la religione in cui si crede” in questo mondo di oggi, in cui il divario tra ricchi e poveri si è ampliato, in cui le risorse non sono equamente divise, e che è stato inquinato dal nostro egoismo.   Dinanzi alla crescita dei casi di  Covid-19, il governo dello Sri Lanka ha vietato tutti gli incontri pubblici fino a nuovo avviso, e ha isolato molti villaggi per combattere la seconda ondata di coronavirus che si sta diffondendo rapidamente.Lo Sri Lanka ha registrato finora quasi 17.300 casi di coronavirus e 58 morti. Prima che il Paese vivesse una seconda ondata, nella prima settimana di ottobre, erano stati registrati solo 3.396 casi e 13 morti. (AP)

16 novembre -  STATI UNITI Restano aperte le scuole cattoliche di Brooklyn e del Queens

Tutte le 69 scuole cattoliche della diocesi di Brooklyn e del Queens, negli Stati Uniti, resteranno aperte: lo ha annunciato oggi la Sovrintendenza locale per gli Istituti di formazione cattoliche, ribadendo che si continuerà a garantire i servizi educativi, “indipendentemente da qualsiasi decisione venga presa sulle scuole pubbliche di New York”, a causa della pandemia da Covid-19. “Abbiamo fornito lezioni in presenza e in sicurezza sin dal 9 settembre, inizio dell’anno scolastico – si legge in una nota – Ogni membro della nostra comunità scolastica si è interamente dedicato a mantenere le nostre scuole il più sicure possibile, di fronte alla pandemia da coronavirus, e i risultati dimostrano che questi sforzi hanno funzionato”.  “Per più di otto settimane – prosegue ancora il comunicato - siamo stati in grado di mantenere l'apprendimento di persona per i nostri studenti, per cinque giorni a settimana, e intendiamo continuare a farlo”. La Sovrintendenza sottolinea, infatti, “quanto sia fondamentale, per lo sviluppo dei nostri studenti, mantenere aperte le scuole. I bambini vogliono stare in classe e noi vogliamo che ci stiano il più a lungo possibile”. Dall’organismo cattolico anche la sottolineatura del fatto che “le scuole diocesane hanno operato con successo osservando rigorosamente le regole del così detto ‘Core Four’ anti-contagio, ovvero il distanziamento fisico, la mascherina, l’igienizzazione delle mani e l’obbligo di restare a casa se malati”. Infine, dalla Sovrintendenza arriva una rassicurazione: gli Istituti formativi diocesani “continueranno a lavorare regolarmente insieme ai funzionari del Dipartimento della Sanità dello Stato e delle Città di New York, per mantenere la sicurezza di studenti, docenti e di tutto il personale scolastico”. (IP)

16 novembre - Oltre 100 sarcofagi intatti trovati in Egitto. Amenta (Musei Vaticani): “una zona archeologica in cui c’è ancora molto da scoprire”

Oltre 100 sarcofagi intatti, risalenti a più di 2.500 anni fa. La soprintendenza archeologica egiziana annuncia un'eccezionale scoperta avvenuta nella necropoli faraonica di Saqqara, vicino alla piramide di Djoser, poco a sud del Cairo. Le autorità locali parlano della più grande scoperta archeologica dell’anno, aggiungendo che sono state rinvenute anche 40 statue dorate. Scarcofagi inviolati e sigillati, con mummie ben conservate al loro interno. Sembra essersi fermato il tempo nell’antica necropoli egizia di Saqqara,  dove dentro pozzi funerari profondi 12 metri sono stati ritrovate oltre 100 bare in legno appartenenti a funzionari vissuti tra la ventiseiesima dinastia e l’epoca tolemaica. Le mummie, accompagnate da ricchi ornamenti, sono avvolte in bendaggi di lino. Integri sono anche le statue dorate, i colori squillanti delle splendide maschere funerarie, tutto il corredo funerario che doveva accompagnare i defunti nel passaggio verso il regno dei morti. “Questa scoperta consacra l’Egitto come zona archeologica in cui c’è ancora molto da scoprire”, commenta a Vatican News Alessia Amenta, curatore del Reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani. “Ritrovamenti tanto significativi di cachette o grandi nuclei di sarcofagi non si registravano dalla fine del XIX secolo”.  Nell’area di Saqqara negli ultimi mesi sono in corso importanti scavi condotti da equipes egiziane: “già ad ottobre sono stati rinvenuti circa 60 sarcofagi.  Si tratta di una delle necropoli più vaste: un’importante luogo di sepoltura per tutta la storia dell’antico Egitto”. Secondo le autorità del Cairo, gli archeologi contano di ritrovare presto anche la bottega artigiana, ovvero gli atelier, dove questi capolavori lignei venivano realizzati. “Saqqara – prosegue Amenta - ha sempre restituito grandissimi tesori e qui sono all’attivo numerose missioni archeologiche straniere. Ogni anno si registrano importanti scoperte di tombe con corredi ed elementi archeologici significativi”. È impressionante come millenni di storia non abbiano inciso sulla conservazione dei reperti. Merito delle “condizioni climatiche che, in queste tombe,  mantengono costanti temperatura ed umidità”, aggiunge Alessia Amenta: “Il clima è cambiato anche in Egitto negli ultimi decenni, nei pozzi le condizioni climatiche sono rimaste stabili e hanno permesso una perfetta conservazione delle mummie e di materiali  fragili come il legno”. Il sito di Saqqara secondo il governo egiziano non ha ancora smesso di svelare il suo immenso contenuto. Dobbiamo aspettarci nuove grandi scoperte? “ Probabilmente sì”,  risponde la curatrice dei Musei Vaticani . “Saqqara da sempre ha restituito grandi scoperte. La necropoli è vastissima, nasce al sorgere dello stato faraonico, nella metà del Tremila aC.. Non ne conosciamo l’esatta estensione”. E’ molto difficile penetrare in queste tombe a pozzo e se ne contano centinaia. Da un punto di vista storico, tali scoperte rivelano aspetti inediti dell’Antico Egitto. Innanzitutto “da un punto di vista prosopografico: la ricostruzione di nuclei familiari o delle identità di personaggi appartenenti alla burocrazia locale – conclude Alessia Amenta  -  ci permette di ricostruire la storia. Attraverso i titoli di questi personaggi è possibile risalire all’organizzazione della macchina statale dell’epoca”. (PO)

16 novembre - REGNO UNITO I vescovi anglicani accolgono con favore la ratifica del Trattato delle Nazioni Unite per la proibizione delle armi nucleari

 “Come vescovi della Chiesa d'Inghilterra, accogliamo con favore e con un plauso la recente ratifica, da parte del numero degli Stati membro richiesto, del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari, e ci rallegriamo quindi che il Trattato entri in vigore il 22 gennaio 2021”. È ciò che hanno scritto più di 30 vescovi della Chiesa di Inghilterra, tra cui gli arcivescovi di Canterbury e di York, in una lettera del 13 novembre, pubblicata su The Observer, sul Trattato delle Nazioni Unite per la proibizione delle armi nucleari. Il Trattato, approvato dall'Onu nel 2017, con l'adesione dell'Honduras, il 24 ottobre scorso, ha raggiunto le 50 ratifiche ed entrerà in vigore fra 90 giorni, il 22 gennaio 2021. I vescovi, dicendosi dispiaciuti nel testo che il Regno Unito, assieme ad altri Stati, non abbia ancora firmato l’accordo, hanno invitato il governo britannico a farlo, per dare speranza a tutti coloro che desiderano un futuro di pace. Facciamo eco al Segretario Generale delle Nazioni Unite – hanno scritto - che "elogia gli Stati che hanno ratificato il Trattato e plaude il lavoro della società civile, che è stato determinante nel facilitare la negoziazione e la ratifica del Trattato". Incoraggiati e pieni di speranza dinanzi ai molti Paesi che hanno parlato chiaramente della necessità di vietare le armi di distruzione di massa, i presuli hanno ribadito il loro impegno a pregare e a lavorare affinché questa ratifica contribuisca effettivamente a mettere fine all’uso delle armi nucleari in futuro, e hanno rinnovato il loro sostegno al lavoro della Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari, insieme alle organizzazioni  e alle agenzie di ogni nazione, “il cui patrocinio e il cui impegno continuano a fare la differenza”. (AP)

16 novembre - ITALIA Conclusi Esercizi Pastorali on line del RnS, dedicati al Cardinale Bassetti, ricoverato per Covid-19

Tre giorni di preghiera, riflessione e meditazione che, seppur on line, hanno unito virtualmente circa 200 sacerdoti, diaconi e religiosi provenienti da Italia, Francia, Romania, Moldavia, Perù e Nigeria: così si sono svolti gli Esercizi Pastorali organizzati, dal 10 al 13 novembre, dal Rinnovamento nello Spirito Santo e dedicati, in particolare, al Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, da giorni ricoverato a Perugia per Covid-19. Ispirati dal versetto “Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito” (cf 1 Tm 4, 14), le sessioni di lavoro sono state suddivise in quattro parti: vocazione, accompagnamento, famiglia e comunità in missione. Sul primo tema si è soffermato il Cardinale Edoardo Menichelli, Arcivescovo emerito di Ancona-Osimo, il quale ha ribadito che “se la vocazione è di Dio, essa va accolta ed ubbidita”, senza mai dimenticare che “tutto è del Padre” e che “nel cammino sacerdotale l’invito è a dialogare e farsi interpreti delle esigenze della vita diocesana”. Sull’accompagnamento, invece, ha riflettuto padre Amedeo Cencini, psicologo e docente all’Università Pontificia Salesiana, il quale ha inquadrato l’accompagnamento come “via alla compassione e alla speranza per l’uomo di oggi”. Termine-chiave della sua relazione è stata la “sensibilità”, perché “la formazione iniziale dei presbiteri dovrebbe essere un processo di conformazione ai sentimenti di Cristo”. A sviluppare il terzo ambito di riflessione, ovvero la famiglia, è stato poi Monsignor Carlo Rocchetta, teologo ed esperto di Pastorale familiare, che ha sintetizzare il nucleo dell’amore sponsale nel concetto di “tenerezza”. Inoltre, il presule ha precisato come i due sacramenti, ordine e matrimonio, in un’ottica di “corresponsabilità”, permettano il continuo attuarsi della Chiesa nella storia: entrambi, infatti, servono alla sua edificazione. L’ultima giornata, dedicata al tema della “comunità in missione”, ha visto l’intervento di Monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti e Amministratore apostolico di Ascoli Piceno, il quale, guardando soprattutto al tempo di prova provocato dalla pandemia, ha ricordato che “i preti sono esortati ad essere pastori insieme, lasciandosi ispirare da un atteggiamento reattivo, intraprendente”, andando “incontro alla gente”, come in una vera Chiesa in uscita. Ad ogni relazione, è seguita una meditazione di Salvatore Martinez, presidente del RnS, il quale ha ribadito, in sintesi, che “la verità più ampia della sofferenza l’abbiamo solo in Cristo e questo mistero diventa il più grande ministero di amore e risurrezione: un amore infinito, incarnato per salvare l’uomo perduto e sofferente”. Gli Esercizi Pastorali si sono conclusi con una speciale Adorazione Eucaristica, seguita da oltre 160mila utenti. (IP)  

16 novembre - ITALIA Incontro sull’enciclica "Fratelli Tutti" promosso dalla Diocesi di Roma

“Riconoscendoci fratelli, camminiamo nella speranza in questo tempo di prova, sapendo che la speranza è audace, ci fa vedere oltre la paura e lo sconforto. Solo cosi intraprenderemo un vero cammino di fraternità nella Chiesa, tra i credenti di ogni religione e tra tutti i popoli”. Il cardinale vicario della Diocesi di Roma, Angelo De Donatis, ha scelto la Giornata mondiale dei poveri per un momento di confronto e di approfondimento dellenciclica “Fratelli tutti”. L’incontro si è tenuto ieri nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense, “un vero e proprio scrigno di arte e magnificenza che testimonia non solo la storia, ma trasmette la bellezza della fede che risplende in questo luogo che per secoli è stata la residenza del Vescovo di Roma” ha detto il Card. De Donatis nel presentare l’iniziativa, manifestando al tempo stesso la sua “filiale gratitudine” al Papa “per il dono straordinario di Fratelli Tutti in un momento così difficile e cruciale della nostra storia”. “Papa Francesco” ha detto il porporato “colloca la nuova enciclica sulla scia dell’insegnamento magisteriale dei suoi predecessori: “I segni dei tempi mostrano chiaramente che la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace, già indicata dai Santi Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Il nostro Vescovo” ha aggiunto “rivela di aver attinto l’essenziale di una fraternità aperta che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita, proprio dal Santo dell’amore fraterno, della semplicità e della gioia”. All’appuntamento di riflessione è intervenuto il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che ha parlato de “I nuclei tematici dell’enciclica”, padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che si è soffermato su “Le sfide odierne della comunità ecclesiale” e Stefania Falasca, vice presidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I, con una relazione su “L’enciclica Fratelli tutti nel magistero di Papa Francesco”. “Partendo dalla riscoperta della dignità di ogni persona umana, contribuiamo a far rinascere fra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità” ha esortato il Vicario della Diocesi di Roma, invitando i fedeli a leggere l’enciclica “con senso di responsabilità perché in essa troveremo alcune vie percorribili, iniziando dalle nostre relazioni quotidiane, per costruire un mondo più giusto e fraterno” Il Card. De Donatis ha succesiivamente esortato a custodire un consiglio di vita che Papa Francesco secondo il quale nessuno può affrontare la vita in modo isolato. "C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! È vero” ha concluso  “da soli si rischia di avere dei miraggi”, per cui possiamo cadere nell’inganno di vedere quello che non esiste, mentre i sogni si costruiscono insieme. Non dobbiamo aver timore di sognare insieme!" Nel rispetto della normativa vigente, l’incontro si è svolto senza la presenza di pubblico, ma è stato trasmesso in diretta su Telepace  e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma. Durante la serata sono stati letti alcuni brani dell’enciclica dagli attori Aleandro Fusco ed Ilaria Fantozzi. Sono statu inoltre proposti brani musicali eseguiti dal Coro della Cappella Musicale di Santa Maria in Montesanto, diretto da Fabrizio Vestri. (DD)

16 novembre - NIGERIA Monsignor Kaigama: nessuno sia considerato di “serie B”, società lavori per l’unità

“Nessuno sia considerato inutile, di seconda classe, emarginato; nessuno sia ritenuto meno prezioso, meno istruito, meno umano” di un altro: questo il monito lanciato, nei giorni scorsi, da Monsignor Ignatius Kaigama, Arcivescovo di Abuja, in Nigeria. Celebrando la Messa nella parrocchia locale di Santa Maria Maddalena, il presule ha esortato i cristiani “ad amare il prossimo in modo incondizionato, così da creare una società” unita, che “si prende cura di ogni suo cittadino”. “Abbiamo tutti un dovere e una responsabilità verso gli altri – ha aggiunto il presule – verso i nostri giovani e le nostre famiglie”. Di qui, la condanna dell’Arcivescovo per ogni tipo di violenza e per tutte le manifestazioni non pacifiche che, negli ultimi tempi, hanno sconvolto diverse parti della Nigeria. All’origine degli scontri, la rivolta della popolazione contro la Squadra speciale anti-rapina della polizia nazionale, nota con l’acronimo Sars, accusata di violenze, brutalità e cattiva condotta. "Un cristiano è chiamato a mostrare ospitalità, non ostilità – ha ribadito Monsignor Kaigama - ad amare il peccatore, ma ad odiare il peccato, ad avere e mostrare un amore che sia reale, vero e coerente".  Nella sua omelia, l’Arcivescovo di Abuja si è soffermato anche sulla pandemia da Covid-19, che nel Paese ha provocato più di 65mila casi ed oltre mille decessi: a tal proposito, il vescovo nigeriano ha invitato i cristiani a non permettere che l’emergenza sanitaria impedisca l’evangelizzazione, ribadendo che il coronavirus non può diventare un ostacolo “alla risposta cristiana di fare tutto ciò che possiamo per andare incontro alle necessità spirituali e materiali delle singole persone e delle Chiese in tutto il mondo, per la salvezza di tutti”. “Il distanziamento sociale – ha concluso – non deve influire sul nostro amore per il prossimo e sulla cura del Creato”. (IP)

 

16 novembre NUOVA ZELANDA App di preghiera “Pray2day” disponibile per dispositivi Android e Apple

Era stata lanciata a marzo dalla Chiesa cattolica neozelandese l’applicazione “NZpray2day” (ovvero “Nuova Zelanda prega oggi”), app gratuita per cellulari per facilitare la preghiera dei giovani ed accrescerne la consapevolezza nella fede. A promuovere l’iniziativa è stato il Centro nazionale della Chiesa per gli studi religiosi (Ncrs). Inizialmente disponibile solo per i dispositivi Android, ora l’app è utilizzabile anche sui cellulari Apple. “NZpray2day – spiega il direttore dell'Ncrs, Colin MacLeod - aiuta i giovani, in particolare nelle scuole e nelle parrocchie, ad entrare in modo semplice nella ricchezza del ciclo cristiano dei Santi e delle letture” del giorno. Naturalmente, “non si tratta di una fonte esaustiva di tutte le informazioni, essa comunque incoraggia le persone a cercare un momento per riflettere e pregare”, collegando la pratica liturgica “con aspetti della storia della Nuova Zelanda e del mondo in generale". "Il nostro auspicio – conclude MacLeod – è che questa App aiuti le persone a diventare più facilmente consapevoli di ciò che ci lega alla creazione, alla vita di Gesù e al cammino comune della Chiesa”, perché si tratta di “un percorso che facciamo tutti insieme”. L’iniziativa della Chiesa della neozelandese si pone, così, in continuità con “Click to pray”, la piattaforma digitale per pregare promossa dalla Rete mondiale di preghiera del Papa e dal Movimento eucaristico giovanile. Si tratta di una community unita dalla preghiera diffusa in almeno 21 Paesi. A lanciarla, all’Angelus del 20 gennaio 2019, è stato lo stesso Papa Francesco con queste parole: “Vorrei presentarvi la piattaforma ufficiale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa: Click To Pray. Qui inserirò le intenzioni e le richieste di preghiera per la missione della Chiesa. Invito soprattutto voi giovani a scaricare l’app, continuando a pregare insieme a me il Rosario per la pace”. La piattaforma è disponibile in diverse lingue, tra cui italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese e tedesco. (IP)

16 novembre - ECUADOR Deceduto Cardinale Raúl Eduardo Vela Chiriboga, Arcivescovo emerito di Quito

È deceduto alle ore 21.00 di ieri, domenica 15 novembre, il Cardinale Raúl Eduardo Vela Chiriboga, Arcivescovo emerito di Quito. Aveva 86 anni ed era, quindi, non elettore. Lo rende noto la Conferenza episcopale locale, chiedendo preghiere in suffragio della sua anima e citando un passo del Vangelo di Matteo sul “servo buono e fedele del Signore” (25, 23). Le esequie del compianto Arcivescovo - che da un mese e mezzo si trovava ricoverato nell'Hospice San Camillo di Quito, un centro dei Padri Camilliani per le cure palliative - si terranno domani, martedì 17 novembre, alle ore 10.00, presso la Cattedrale Metropolitana di Quito. Nato a Riobamba il 1° gennaio 1934, quinto di nove figli, dopo aver conseguito il diploma di studi superiori nel collegio salesiano della città natale, nel 1951 il futuro Cardinale entra nel Seminario maggiore di Quito, per poi approfondire la sua formazione teologica, pastorale e liturgica anche al di fuori dell’Ecuador, in particolare a Bogotá, Madrid e Buenos Aires. Ordinato sacerdote il 28 luglio 1957, alla fine degli anni ‘60 diviene direttore della Caritas di Riobamba, collabora con il servizio di pastorale per gli indigeni e fonda il collegio scolastico Fátima per l'educazione dei giovani. Nel 1968 viene nominato sotto-segretario della Conferenza episcopale ecuadoriana; due anni dopo, ne diventa segretario generale. Divenuto vescovo ausiliare di Guayaquil il 20 aprile 1972, riceve l'ordinazione episcopale il 21 maggio dello stesso anno, mentre il 29 aprile 1975 diventa vescovo di Azogues. A febbraio del 1979, partecipa come delegato della Chiesa dell’Ecuador alla terza Conferenza generale dell'episcopato latino-americano, che si svolge a Puebla de los Angeles, mentre dal 1981 al 1988 è membro del Consiglio episcopale latino-americano (Celam). L’8 luglio 1989 viene nominato Ordinario militare per l'Ecuador. Per il suo operato, riceverà la decorazione delle forze armate e della polizia nazionale dello Stato ecuadoriano. Nel 1994, prende parte a Roma al Sinodo dei vescovi sulla vita consacrata. Nel 2000 viene eletto presidente della fondazione Misas para los sacerdotes del Ecuador, un organismo che raccoglie intenzioni di Messe nei Paesi con maggiore disponibilità di denaro, il cui ricavato è distribuito tra i presbiteri ecuadoriani più bisognosi. Il 21 marzo 2003 viene nominato Arcivescovo di Quito dove avvia, tra l'altro, un progetto che impegna tutte le parrocchie nell'educazione dei giovani. Si dedica anche con molta attenzione alla formazione dei sacerdoti, avviando un corso specifico per i nuovi ordinati. Inoltre, apre una clinica per offrire assistenza medica ai preti indigenti.  L’11 settembre 2010, all’età di 76 anni, presenta la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Quito e il 20 novembre dello stesso anno l’allora Papa Benedetto XVI lo crea Cardinale, del Titolo di Santa Maria in Via. Nel 2013, partecipa al Conclave che elegge Papa Francesco. (IP)

16 novembre FILIPPINE Tifoni Vamco e Goni. Monsignor Baylon: non perdere la speranza

Non perdere la speranza: questo l’incoraggiamento rivolto ai fedeli da Monsignor Joel Baylon, vescovo di Legazpi, nelle Filippine, dove in circa quindici giorni si sono abbattuti due violenti tifoni che hanno provocato morte e distruzione. “Non arrendetevi – ha detto ieri il presule – Affrontate la situazione con una nuova speranza e con la ferma volontà di risorgere dalle rovine per ricostruirle”, “aggrappandovi alla fede”. Ricordando le tante calamità naturali a cui è sopravvissuta, nel tempo, la popolazione filippina – eruzioni vulcaniche, inondazioni, frane ed altri tifoni – il vescovo ha ribadito che i cristiani “sono chiamati a fare quello che hanno sempre fatto: pieni di fede e di fiducia in Dio che non li abbandona, ricostruiscono e vanno avanti”. Di qui, l’esortazione alla solidarietà ed alla collaborazione reciproca, così da ripartire tutti “mano nella mano”. "Facciamo sì che le nostre città, i paesi, le periferie, le parrocchie, i quartieri e soprattutto le nostre famiglie – ha concluso Monsignor Baylon - tornino ad essere comunità di cura e di condivisione, di fiducia reciproca e di fede viva”. Flagellate dal passaggio dei tifoni Goni e Vamco, che hanno causato, nel complesso, più di 60 morti e un milione di sfollati, le Filippine vedono la maggior parte della popolazione ancora priva di elettricità, soprattutto a Manila e nelle province periferiche. Intanto, la macchina della solidarietà si è messa in moto e gli aiuti di prima necessità hanno già raggiunto le zone più colpite, grazie all’intervento della Caritas nazionale e locale. Ieri, all’Angelus, anche Papa Francesco ha rivolto un pensiero particolare al Paese asiatico: “Sono vicino con la preghiera alle popolazioni delle Filippine, che soffrono a causa delle distruzioni e soprattutto delle inondazioni provocate da un forte tifone – ha detto - Esprimo la mia solidarietà alle famiglie più povere ed esposte a queste calamità, e il mio sostegno a quanti si prodigano per soccorrerle”. (IP)

16 novembre - GHANA Plenaria vescovi su elezioni generali, pandemia e tutela dignità umana

La pandemia da Covid-19, i recenti disordini politici nel Paese, le elezioni generali, la salvaguardia del Creato, la necessità di un'economia inclusiva e di sviluppo, l'educazione e la dignità umana: sono questi i sette temi più urgenti del Ghana, delineati dalla Conferenza episcopale locale (Gcbc) nel corso della sua annuale Assemblea Plenaria. Svoltasi dal 3 al 13 novembre nella diocesi di Keta-Akatsi, sul tema “Formazione cristiana per la trasformazione del Ghana”, la riunione episcopale ha visto la pubblicazione, al termine dei lavori, di una lunga dichiarazione. In essa, in primo luogo, i presuli ringraziano tutti coloro che, con donazioni e aiuti di vario genere, hanno contribuito a “sostenere la Chiesa nella risposta alle difficoltà provocate dalla pandemia” che ad oggi ha provocato, nella nazione africana, più di 50mila casi positivi. Per questo, i presuli esortano i fedeli ad “osservare scrupolosamente i protocolli sanitari anti-contagio, mantenendo il distanziamento, indossando la mascherina, lavandosi regolarmente le mani e restando a casa il più possibile”. La Gcbc guarda, poi, con preoccupazione alla regione del Volta: in questa zona, soffiano da tempo venti “secessionisti” perché diversi gruppi hanno dato vita a scontri e disordini, nel tentativo di formare un nuovo Paese denominato “Togoland Occidentale”. Gli attacchi più recenti risalgono al mese di ottobre; i presuli invitano quindi i contendenti alla calma, esortando coloro che hanno perpetrato “questi atti di vandalismo e distruzione” ad astenersi dal provocare ulteriori danni. Ribelli e istituzioni, inoltre, vengono invitati al dialogo, così da trovare “una soluzione duratura” che doni pace, unità e stabilità al Paese. In particolare i politici sono chiamati in causa affinché evitino “commenti divisivi” e si adoperino per assicurare alla giustizia chi, dopo un giusto processo, venga ritenuto colpevole dei disordini. Pensando, quindi, alle prossime elezioni generali, previste per il 7 dicembre, la Gcbc chiede a tutti di “sostenere la pace prima, durante e dopo” le votazioni. Apprezzamento viene espresso per la Commissione elettorale e per tutti le misure messe in atto, così da “assicurare elezioni pacifiche, libere, eque, trasparenti e credibili”. Ai candidati, invece, i vescovi ghanesi chiedono di “non cedere alla tentazione di fare promesse che sanno di non poter mantenere, perché ciò equivale ad ingannare la popolazione”. Al contempo, la Chiesa invita i politici ad evitare “i discorsi di odio che suscitano vendetta” ed a comportarsi “con onore e rispetto nei confronti degli avversari”. Un’altra esortazione viene rivolta ai cittadini, perché “partecipino alla vita politica”, in quanto ciò rappresenta “un dovere essenziale di ogni cristiano e di tutte le persone di buona volontà”. Non votare, infatti, “significa trascurare il proprio dovere e correre il rischio che siano gli altri a decidere del futuro di ciascuno”. Anche i mass-media vengono interpellati dai vescovi, affinché diano informazioni corrette e verificate sul processo elettorale, evitando “sensazionalismi e fake news” ed osservando l’etica professionale. A tutti i leader religiosi, infine, i vescovi cattolici chiedono cautela nel pronunciare discorsi e dichiarazioni sulle imminenti elezioni. Altro punto focale al centro della Plenaria episcopale, la salvaguardia del Creato: “Continuiamo ad infliggere danni di vario tipo e grado al nostro ambiente naturale, usandolo in modo irresponsabile – affermano i vescovi - Saccheggiamo il Creato in modo avventato attraverso lo scarico indiscriminato dei rifiuti, le attività di ‘galamsey’ [le miniere d’oro illegali su piccola scala ndr], il disboscamento, la deforestazione, l'inquinamento delle acque e altre forme di degrado ecologico". Forte preoccupazione i vescovi la esprimono anche riguardo all’economia nazionale, poiché “l’impatto reale della pandemia da Covid-19” è tuttora ancora “non calcolabile e indeterminato”. Per questo, i leader politici ed economici sono esortati a “collaborare per sostenere il Paese, favorendone la ripresa dall’attuale recessione”, con la massima “trasparenza”. Un monito particolare, poi, i presuli lo rivolgono al settore educativo, condannando “con veemenza” alcuni “atti di occultismo e di omosessualità avvenuti in alcune delle nostre istituzioni educative, a scapito della dignità umana”.  Quanto alla tutela della dignità umana, la Gcbc guarda con apprensione a ciò che la mette in pericolo, come “le dilaganti rapine a mano armata, i furti, gli omicidi, la guida imprudente sulle strade”. Per questo, si auspica “una maggiore presenza della polizia sulle strade e una più stretta collaborazione tra le agenzie di pubblica sicurezza e le istituzioni e le autorità della comunità locale, così da rafforzare i meccanismi che garantiscano la tutela della vita e della proprietà nel Paese". (IP)

16 novembre - ITALIA #coronavirus. Monsignor Boccardo prosegue degenza in ospedale 

Prosegue la degenza in ospedale per l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia, Monsignor Renato Boccardo: ricoverato presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma nella serata del 14 novembre a causa della positività al Covid-19, al porporato “è stata riscontrata una polmonite bilaterale nella fase iniziale”. Sottoposto alle cure necessarie, ieri – informa l’Ufficio stampa diocesano – l’Arcivescovo ha comunque “seguito sul canale YouTube della diocesi, alle 10.00 e alle 16.00, le meditazioni tenute da don Luigi Maria Epicoco, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose de l’Aquila, in occasione del Ritiro spirituale per tutti gli operatori pastorali diocesani, svoltosi in modalità on line sul tema ‘Gesù, fratello e salvatore’”. Nei giorni scorsi, Monsignor Boccardo aveva ringraziato “vivamente tutti coloro che gli sono vicini con i messaggi, il pensiero e la preghiera” ed aveva affidato “se stesso e tutti coloro che soffrono alla misericordia di Dio e all’intercessione dei fratelli e sorelle nella fede”. (IP)

15 novembre - STATI UNITI A Houston, 21 e 22 novembre, colletta per la Campagna cattolica per lo sviluppo umano

Il 21 e 22 novembre, nella Solennità di Cristo Re, l’Arcidiocesi di Galveston-Houston, negli Stati Uniti, terrà una speciale colletta per sostenere la Campagna cattolica per lo sviluppo umano (Cchd), ovvero il programma nazionale della Conferenza episcopale locale contro la povertà e la giustizia sociale. Avviata nel 1969, dopo la pubblicazione dell’Enciclica di San Paolo VI “Popolorum Progressio”, la Cchd si pone l’obiettivo di affrontare le cause profonde della povertà in America, attraverso la promozione della giustizia sociale, dell’educazione e della solidarietà. “La Campagna – spiega Suor Maureen O'Connell, direttrice del Segretariato arcidiocesano per le questioni sociali – sostiene programmi che promuovono l’autosufficienza, aiutando le persone ad indentificare e ad affrontare quegli ostacoli che impediscono loro di uscire dalla povertà”. Secondo i dati più recenti, continua la religiosa, “il 41 per cento delle famiglie afroamericane e latinoamericane di Houston ha utilizzato la maggior parte dei risparmi nel mese di giugno, durante il picco della pandemia da Covid-19”, mentre “un altro 19 per cento non aveva alcun risparmio da parte. Questo significa che circa il 60 per cento della popolazione a basso reddito, alla fine di agosto, era ormai senza più alcuna risorsa”. (IP)

15 novembre – EUROPA Appello Comece all’Ue: garantire una regione Artica sostenibile e pacifica

“L’Unione Europea ha la responsabilità di garantire un Artico sostenibile e pacifico, che metta in primo piano la sua popolazione”: lo afferma, in una nota, la Comece (Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità Europea), dando così il suo contributo alla consultazione pubblica avviata dall’Ue sulla futura politica europea per la regione Artica, in particolare di fronte alle attuali “sfide ecologiche, socio-economiche, geopolitiche e quelle relative ai diritti umani”. La consultazione è necessaria in quanto l’ultimo quadro politico europeo relativo all’Artico risale al 2016. Il punto di vista della Comece è stato elaborato insieme a “Giustizia e pace Europa” e in dialogo con i referenti della Chiesa locale. “La futura politica dell'Ue per l'Artico – si legge nella nota della Comece - dovrebbe promuovere un partenariato per lo sviluppo sostenibile e integrale delle persone, delle famiglie e delle comunità locali, nel rispetto del loro ambiente naturale”. A questo proposito, il documento episcopale suggerisce che "la dimensione umana dovrebbe avere un'articolazione più forte nella futura politica, includendo la salute, la sicurezza e lo sviluppo socio-economico delle comunità locali e dei lavoratori migranti presenti nella regione". (IP)

15 novembre - NIGERIA Al via Sinodo diocesano di Makurdi: evangelizzazione al servizio di pace, giustizia e riconciliazione

Come porre efficacemente l’evangelizzazione al servizio della pace, della giustizia e della riconciliazione? Questa, in sintesi, la domanda a cui cercherà di rispondere il terzo Sinodo della diocesi di Makurdi, in Nigeria. Avviato il 9 novembre, l’evento avrà la durata di un quasi un anno: si concluderà, infatti, ad ottobre 2021. Ad inaugurare il cammino sinodale è stato il vescovo ordinario del luogo, Monsignor Wilfred Chikpa Anagbe, che per l’occasione ha presieduto una Santa Messa nella Cattedrale locale di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso. “Questo terzo Sinodo diocesano – ha spiegato il presule – ci deve aiutare a comprendere le corrette modalità di evangelizzazione. Cercheremo quindi di articolare la nostra missione in favore dello sviluppo integrale della diocesi e dei nostri obiettivi pastorali”. Di qui, l’appello lanciato a tutti i fedeli affinché, ogni domenica e giorno festivo di precetto, preghino Dio per il successo del Sinodo che ha per tema "La missione di Cristo nella diocesi di Makurdi, la famiglia di Dio in comunione e al servizio della riconciliazione, della giustizia e della convivenza pacifica". “Abbiamo la responsabilità di lavorare insieme – ha aggiunto il vescovo – in un clima di preghiera, di riflessione e di discernimento”, promuovendo “una testimonianza profetica quanto mai necessaria in questo tempo, considerate le attuali circostanze in cui vive la nostra società”. Il riferimento di Monsignor Anagbe è andato non solo alla pandemia da coronavirus, che nel Paese ha provocato quasi 65mila contagi e più di mille decessi, ma anche alle manifestazioni di protesta che, negli ultimi tempi, hanno visto molti giovani scendere in piazza per dire no alle violazioni dei diritti, agli abusi di potere e agli atti di autoritarismo perpetrati dalla Sars, la squadra speciale anti-rapina della polizia nazionale. (IP)

15 novembre - PAKISTAN Caritas nazionale: no alle conversioni forzate, alle spose-bambine e violazione diritti delle donne

Un seminario per lanciare l’allarme e dire no alle conversioni forzate, ai matrimoni precoci e alla violazione dei diritti delle donne che appartengono alle minoranze del Pakistan. Ad organizzare l’evento, svoltosi il 13 novembre a Karachi, sono state la Caritas nazionale e l’Organizzazione delle donne cattoliche (Cwo). Il seminario ha preso spunto dal caso di Arzoo Raja, una giovane di 13 anni che è stata rapita, costretta a sposare un uomo musulmano di 44 anni e convertita forzatamente all’Islam. La famiglia originaria della ragazza sta ora combattendo una battaglia legale per riavere la sua custodia. Il caso di Arzoo ha molto colpito l’opinione pubblica del Pakistan, spingendo le minoranze religiose, soprattutto cristiane, ad organizzare diverse proteste in tutto il Paese. Tabassum Yousaf, avvocato dell'Alta Corte, ha ricordato che “in Pakistan, sebbene il rapimento di una persona a scopo di matrimonio forzato sia un reato penale, tuttavia è uno dei crimini più diffusi contro le donne”. Di qui, l’appello rivolto sia alle giovani affinché siano sempre attente alla propria incolumità, sia alle loro madri, perché sappiano ascoltare ed affrontare con amore, cura e rispetto i problemi delle loro figlie. Centrale, poi, il richiamo a "rafforzare l’impegno di fornire un'istruzione di qualità e pari opportunità alle giovani, iniziando dalla famiglia". Dal suo canto, Mansha Noor, segretario esecutivo della Caritas Karachi, ha sottolineato come il caso Arzoo Raja offra “a tutte le donne l'opportunità di conoscere la minaccia della conversione forzata e del matrimonio precoce e il loro impatto negativo sulla società”. "Ciò che abbiamo imparato da questo seminario – ha affermato Noor - dobbiamo condividerlo con gli altri e iniziare ad metterlo in pratica all’interno della nostra famiglia, così da salvare e proteggere le bambine e le ragazze”. Di qui, il ricordo delle parole di Santa Teresa di Calcutta: “La famiglia che prega insieme, rimane insieme. E se resta insieme, si ameranno gli uni con gli altri, come Dio ha amato ognuno di loro”. (IP)

15 novembre - PORTOGALLO Messa nazionale per vittime pandemia. Presidente vescovi: sostenere sempre la vita, dono assoluto  

Con un Messa solenne, celebrata ieri a Fatima, nella Basilica della Santissima Trinità, la Chiesa cattolica del Portogallo ha reso omaggio a tutte le vittime della pandemia da Covid-19. Nel Paese, ad oggi 15 novembre, si contano 211mila contagiati ed oltre 3mila morti. A presiedere la celebrazione eucaristica è stato il presidente della Conferenza episcopale del Portogallo, Monsignor José Ornelas; hanno concelebrato altri venti vescovi, alla presenza, tra gli altri, del Capo dello Stato, Marcelo Rebelo de Sousa, e del Primo Ministro, António Costa. “La pandemia – ha detto Monsignor Ornelas nella sua omelia – ci pone di fronte all’evidenza del dono prezioso che è la vita umana, ma anche della fragilità del nostro essere, delle nostre conquiste sociali, politiche, economiche e scientifiche, nonché del mondo in cui viviamo”. Per questo, ricordare le vittime, dirette e indirette, della pandemia, significa “riconoscerle non come numeri di una statistica, ma come amatissime creature di Dio, aprendoci ad un cammino che va oltre la vita” terrena. Ricordando, poi, “la dedizione, lo sforzo e l’abnegazione” degli operatori sanitari e di tutti coloro che, in prima linea, lottano contro l’emergenza da coronavirus, il presule ha evidenziato come ciò sia “l'espressione dell'apprezzamento della nostra società per la vita e di quanto essa sia disposta a investire per difenderla e sostenerla”. Di qui, l’auspicio che in Portogallo si riesca a “mantenere questa gerarchia di valori, di vicinanza e di vera misericordia verso la fragilità, spesso drammatica, della nostra condizione umana”. (IP)

15 novembre - PANAMA “Giornata nazionale giornalisti”. Vescovi: narrare verità, bontà e bellezza

Era il 13 novembre 1918 quando moriva Gaspar Octavio Hernández, direttore del quotidiano "La Estrella de Panamá" e decano della stampa nazionale. In sua memoria, in quella stessa data a Panama si celebra la “Giornata nazionale dei giornalisti”. Per l’occasione, il presidente del Consiglio delle Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale locale, Monsignor Manuel Ochogavía Barahona, ha diffuso un videomessaggio in cui ricorda l'importante compito che svolge la stampa e il servizio che essa fornisce alla società, in maniera costante. “Questa professione – afferma il presule – è quanto mai necessaria in questo momento storico” segnato dalla pandemia da Covid-19: ora, infatti, “i giornalisti hanno nelle loro mani la grande responsabilità di costruire l’opinione pubblica e di favorire lo scambio di pareri”. Senza dimenticare - conclude Monsignor Ochogavía – che “ogni giorno molti di loro mettono a rischio la propria vita per adempiere al dovere di informare”. Dal suo canto, l’Arcivescovo metropolita di Panama, Monsignor José Domingo Ulloa, ha rivolto un messaggio di saluto e ringraziamento a tutti gli operatori dei media, incoraggiando i loro sforzi in favore della narrazione e dell’informazione, alla ricerca “della verità, del bontà e della bellezza”. Di qui, l’invito del presule a restare lontani dalle così dette ‘fake news’ e dalle notizie “non verificate” che “non fanno onore” alla professione giornalistica. (IP)

14 novembre - ITALA #coronavirus. Ricoverato in ospedale Monsignor Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia

È stato ricoverato nella serata di oggi, 14 novembre, presso il presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, Monsignor Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra. All’origine del ricovero, “una sospetta infiammazione virale da Covid-19”, informa l’Ufficio stampa diocesano. Il presule, “iscritto al Fondo assistenza sanitaria dello Stato Città del Vaticano”, è ora “seguito con le cure del caso”. Risultato “positivo asintomatico al coronavirus la settimana scorsa”, da qualche giorno Monsignor Boccardo aveva “una persistente febbre”. L’Arcivescovo – continua la nota stampa – “ringrazia vivamente tutti coloro che in questi giorni gli sono stati vicino con i messaggi, il pensiero e la preghiera e affida se stesso e tutti coloro che soffrono alla misericordia di Dio e all’intercessione dei fratelli e sorelle nella fede”. (IP)

14 novembre - PERÚ Crisi nazionale. Presidente vescovi: non lasciarsi rubare la speranza

Cresce la tensione in Perù dove, da tre giorni, migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro il nuovo presidente, Manuel Merino. Le manifestazioni, indette da diversi gruppi sociali, vogliono esprimere il loro dissenso di fronte al nuovo governo insediatosi martedì, dopo che il Congresso aveva rimosso il Capo dello Stato Martin Vizcarra, con l’accusa di corruzione. Di fronte a tale situazione, il presidente della Conferenza episcopale nazionale (Cep), Monsignor Miguel Cabrejos Vidarte, ha diffuso un videomessaggio che si apre con un versetto del libro dell’Esodo: “Ho visto il dolore del mio popolo, ho sentito il suo grido, conosco le sue sofferenze” (Es 3,7). “Il Perù – afferma il presule – è attualmente immerso in una grave crisi politica, istituzionale e sanitaria”, in un clima di “diffidenza, incertezza e insicurezza” che danneggia la popolazione ed il suo sviluppo. Ciò che occorre, quindi, è “ascoltare il grido della gente per recuperare la fiducia, la calma e la pace sociale”. Ma per fare ciò, “è fondamentale uno sforzo per il dialogo sociale che sia profondo, ampio e che cerchi soluzioni alternative al conflitto”. Tutti i peruviani sono quindi invitati dal presidente della Cep a “vigilare sull’ordine costituzionale”, mentre la Corte Costituzionale stessa viene esortata a pronunciarsi in modo “chiaro e convincente” ed “al più presto possibile” sulla legittimità o meno della decisione del Congresso. Rispetto delle regole ed indipedenza dei poteri siano garantiti, continua Monsignor Cabrejos, affinché “le istituzioni possano essere fedeli all'adempimento della loro missione e si possa portare avanti, in pace e in stabilità, l'urgente processo elettorale previsto per l’aprile del prossimo anno”. Al contempo, il presidente della Cep esorta a “continuare ed a promuovere la lotta contro tutti i volti della corruzione”, operazione quanto mai “urgente”. Quanto al diritto alla libertà di espressione, Monsignor Cabrejos sottolinea che, da un lato, esso deve essere garantito dalle autorità, ma dall’altro tale diritto deve essere manifestato “in modo pacifico e proattivo”. “Questa crisi non deve portarci ad impoverire sempre più la nostra amata patria – evidenzia il presule – soprattutto i bambini, i più poveri ed i più vulnerabili”, perché “il bene comune deve essere sempre la nostra prima scelta”. Il messaggio episcopale si conclude con un appello ai fedeli, affinché non si lascino “rubare la speranza di forgiare una grande nazione”. (IP)

14 novembre - ARGENTINA Cannabis: vescovi di Lomas de Zamora mettono in guardia dalla dipendenza

Il governo argentino ha legalizzato la coltivazione privata della cannabis a scopo terapeutico, nonché la vendita di oli e creme medicinali da essa derivati nelle farmacie autorizzate: con un apposito decreto del 12 novembre, infatti, è stata revisionata la legge del marzo 2017 che già autorizzava l’uso medicinale della cannabis, vietandone però “l’autocoltivazione”. Preoccupazione per la decisione dell’esecutivo viene espressa dai vescovi locali: in una nota, la diocesi di Lomas de Zamor, attraverso la Pastorale per le dipendenze, mette in guardia dai rischi che la coltura privata comporta, soprattutto riguardo “alle difficoltà che le forze dell’ordine incontreranno” nel verificare che la cannabis sia usata davvero “a scopo terapeutico e non per il mercato illegale delle droghe”. I vescovi esprimono, quindi, apprezzamento per “lo sviluppo e l’offerta di tutte le medicine che, garantite nell’efficacia e nella sicurezza dagli organismi scientifici e sanitari preposti, si pongono l’obiettivo di curare o migliorare la qualità della vita delle persone, alleviandone il dolore”. Tuttavia, nel caso dell’olio di cannabis, perché esso sia davvero usato a scopo terapeutico, occorrono “indicazioni precise e un dosaggio adeguato, secondo criteri medici”. Di qui, il richiamo alle autorità affinché, “con la maggiore responsabilità che la situazione richiede, facciano in modo che non venga minato lo scopo scientifico” posto alla base del decreto legislativo, anche “in virtù dello sforzo permanente compiuto da tante istituzioni, professionisti e volontari che cercano di alleviare le dolorose conseguenze che il traffico e il consumo di sostanze stupefacenti provoca nella società e nei singoli individui”. (IP)

14 novembre - AUSTRALIA Servire con coraggio e compassione: libro della diocesi di Melbourne sui servizi sociali

Servire le comunità con coraggio e compassione”: si intitola così il volume presentato in videoconferenza dalla diocesi di Melbourne, in Australia, in particolare dai Servizi sociali cattolici dello Stato di Victoria (Cssv). “Il volume – spiega il direttore generale dell’organismo, Joshua Lourensz – mira a prolungare la riflessione della Conferenza annuale del Cssv, cercando di ampliare il nostro impegno soprattutto nel difficile contesto della pandemia”. A lanciare formalmente il volume è stato l’Arcivescovo di Melbourne, Monsignor Peter Comensoli, il quale ha fatto riferimento all’Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, ribadendo che “il bisogno di amicizia sociale è parte integrante della logica che sta alla base dei servizi sociali cattolici”. Essi, infatti – ha spiegato – “sono il ‘cosa’, mentre la giustizia sociale è il ‘come’ e l’amicizia sociale è il ‘perché. Potremmo anche dire che si tratta di metterci le mani, la testa e il cuore”. In particolare, l’Arcivescovo si è soffermato sul capitolo del libro che affronta il tema della guarigione dalle ferite del passato per il ripristino della pace, argomento focale – ha detto – soprattutto per quanto riguarda i rapporti con le popolazioni native australiane. Come cattolici, ha concluso Monsignor Comensoli, “dobbiamo lavorare insieme per l’amicizia sociale, nella fede, nella speranza e nell’amore”. Il volume, ha aggiunto Joshua Lourensz, “è uno strumento prezioso per chiunque lavori nel settore” ed essendo composto da 350 pagine, “copre molti aspetti della missione” sociale della Chiesa, fondamentale per realizzare il bene comune. (IP)

14 novembre - PORTOGALLO “Vivere la fede in tempo di pandemia”: nota dei vescovi al termine della Plenaria     

Come celebrare e vivere la fede in tempo di pandemia da Covid-19? A questo interrogativo vuole rispondere la nota diffusa dalla Conferenza episcopale del Portogallo, al termine della sua 199.ma Assemblea plenaria, svoltasi a Fatima dall’11 al 13 novembre, in parte in presenza e in parte in videoconferenza. In primo luogo, nel loro documento i presuli richiamano tutti ad “adottare comportamenti responsabili” in ogni ambito della vita ed a “rispettare le normative varate dalle autorità, con l’obiettivo di fermare e controllare l’ondata dei contagi”. Al contempo, la Cep sottolinea che l’impossibilità di “adempiere al precetto domenicale” per motivi dovuti alla pandemia “non esonera nessuno dal comandamento di santificare il giorno del Signore” in tanti altri modi: ad esempio, svolgendo con amore i servizi della vita familiare, dedicando tempo alla preghiera e alla lettura della Sacre Scritture; unendosi spiritualmente alle Messe trasmesse in radio, in tv o sul web; aiutando i sofferenti o le persone sole; mostrando solidarietà con il prossimo.   Al contempo, la Cep chiede ai catechisti di “fornire il loro servizio con gli strumenti digitali”, coinvolgendo anche i genitori dei bambini più piccoli, perché “senza il coinvolgimento della famiglia, la catechesi digitale sarà un’illusione”. Quindi, i vescovi ringraziano “sacerdoti, diaconi e operatori pastorali” per la dedizione e la creatività con cui si pongono “al servizio delle comunità, per condividere e incoraggiare la fede che produce speranza e fiducia nella presenza di Dio, aiutando a superare le difficoltà attuali”. La nota episcopale si conclude con l’affidamento di tutti i fedeli alla Madonna di Fatima affinché, attraverso la sua intercessione, “il Signore ci aiuti a superare questa crisi ed a collaborare alla costruzione di un mondo più solidale e fraterno”. Dai presuli portoghesi anche l’annuncio che un altro documento “sulla situazione della pandemia e le sfide pastorali per la Chiesa” verrà pubblicato prossimamente. (IP)

14 novembre - TERRA SANTA Sarà un sito accessibile ai pellegrini la chiesa di San Giovanni Battista sul Giordano riaffidata ai francescani

La chiesa di San Giovanni Battista, nell’area di Qasr Al-Yahud, il luogo dove Gesù ha ricevuto il battesimo, sulle rive del fiume Giordano, è stata riaffidata dalle autorità israeliane alla Custodia di Terra Santa. La superficie in cui è ubicata e dove si trova anche un monastero, non era accessibile dal 1967 perché trasformata in un campo minato e poi in una zona militare recintata. Ma con il consenso delle Autorità Israeliane e Palestinesi, riferisce la Custodia di Terra Santa, la Halo Trust, un’organizzazione Britannica specializzata nello sminamento, ha avviato un progetto di bonifica nell’area del Battesimo di Gesù e sono state rimosse circa 4000 mine. Ciò ha consentito ad otto chiese della regione - cattolica, greco-ortodossa, armena, copta, etiope, rumena, siriaca e russa - di riprendere possesso delle rispettive proprietà. I frati francescani hanno cominciato ad organizzare dei pellegrinaggi al fiume Giordano nel 1641, racconta fr. Ibrahim Faltas. “All’inizio del 1920 hanno cominciato ad acquistare i terreni e a fare progetti per costruire delle chiese. Nel 1933 hanno costruito una cappella che ora si trova praticamente sul fiume” spiega precisando che la chiesa di San Giovanni Battista risale invece al 1935. “Il sito sarà accessibile ed utilizzabile e nei prossimi mesi si comincerà un lavoro più profondo di recupero e di valorizzazione di tutta la proprietà attraverso la realizzazione di spazi di preghiera che permettano ai pellegrini di vivere un’esperienza più intensa - precisa Leonardo Di Marco, direttore dell’Ufficio Tecnico Custodiale -. Avranno a disposizione luoghi per pregare e meditare”. (TC)

14 novembre - MAROCCO Il cardinale López Romero invita i fedeli a non scoraggiarsi nelle difficoltà e annuncia un ritiro on line per ricordare Charles de Foucauld

“Non lasciamoci vincere né dalla paura né dalla pigrizia; non dobbiamo essere imprudenti, ma osiamo provare a vivere la nostra vita cristiana pienamente anche nelle circostanze che ci vengono imposte”: lo scrive nella sua lettera periodica ai fedeli, pubblicata ieri, il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, in Marocco, che esorta a continuare la vita di ogni giorno, per quanto possibile, nonostante la pandemia. “La realtà nel nostro Paese - aggiunge il porporato - mostra che possiamo vivere la nostra vita cristiana quasi nella piena normalità”. Il cardinale López Romero annuncia poi che è stato creato un gruppo di lavoro che aiuterà a prepararsi alla canonizzazione di Charles de Foucauld, la cui data non è stata però ancora decisa. Per celebrare la memoria del religioso francese che diede vita alla sua missione nel deserto del Sahara, dal 22 novembre all’1 dicembre, giorno della festa liturgica e anniversario della morte, si svolgerà un ritiro on line sulla pagina Facebook appena creata Charles de Foucauld - Maroc aperto a tutti. Saranno proposti scritti di Charles de Foucauld e ci saranno momenti di meditazione e di preghiera. Sul portale dell’arcidiocesi di Rabat sono già disponibili testi, depliant, schemi delle celebrazioni e altra documentazione utile. Infine il cardinale López Romero invita i fedeli a continuare a restare uniti nella preghiera in questo tempo difficile. (TC)

14 novembre - BRASILE Cardinale Scherer: sostenere evangelizzazione con gesti concreti

Sostenere l’evangelizzazione con gesti concreto: questa, in sintesi, l’esortazione del Cardinale Odilo Scherer, Arcivescovo di San Paolo, in Brasile, diffusa in occasione della campagna “È tempo di prendersi cura dell’evangelizzazione” che la Conferenza episcopale del Brasile (Cnbb) promuove per l’intero mese di novembre. Momento culminante dell’iniziativa sarà la colletta per la Solennità di Cristo Re, che avrà luogo il 21 e 22 novembre. “In questo momento dell’anno – afferma il porporato – siamo tutti chiamati a sostenere l’opera di evangelizzazione in modo concreto, affinché essa si possa realizzare ovunque, non solo in tutte le nostre diocesi, ma anche nei luoghi in cui è più necessaria”. L’impegno di tutti è quindi importante per “promuovere la Chiesa in Brasile”. Iniziata il 3 novembre, la campagna ha per motto: "Noi siamo Chiesa: ci preoccupiamo della vita, ci preoccupiamo dell'annuncio della Parola e ci preoccupiamo dei poveri". Ad ispirare l’iniziativa è il versetto biblico: "Voi conoscete la generosità di Cristo" (2 Cor 8:9). Per contribuire alla colletta, oltre a partecipare fisicamente alle Messe del 21 e 22 novembre, si può fare una donazione on line attraverso il sito web www.cnbb.org (IP)

14 novembre - ETIOPIA Appello JRS: garantire aiuti umanitari nella regione del Tigray, sconvolta dal conflitto

Garantire l’accesso agli aiuti umanitari nella regione del Tigray, in Etiopia, che dal 4 novembre sta vivendo un violento conflitto tra le forze del governo federale e il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (Tplf): lo chiede il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs) in Africa Orientale, attraverso il suo direttore generale, Andre Atsu. “Come organizzazione umanitaria – spiega il responsabile, citato dall’agenzia Aci Africa – lanciamo un appello affinché venga garantito un corridoio umanitario, così che si possano raggiungere le persone colpite dal conflitto con i beni essenziali”. Gli scontri armati, infatti, hanno costretto alla chiusura di “banche, esercizi commerciali e vie di accesso” alle principali città; c’è quindi il rischio concreto che “se i combattimenti proseguono, gli operatori umanitari, i rifugiati e i membri delle diverse comunità si ritrovino presto senza cibo ed altri generi di prima necessità”. L’appello del Jrs agli aiuti umanitari e alla pace segue quello di altri esponenti della Chiesa che si sono spesi per la riconciliazione in Etiopia: in primo luogo, la Conferenza episcopale locale che, in una dichiarazione del 4 novembre stesso,  firmata dal cardinale Berhaneyesus Souraphiel, Arcivescovo di Addis Abeba, ribadiva: “Se i fratelli si uccidono, l'Etiopia non guadagnerà nulla, ma è destinata al fallimento”, perché “nessuna ragione o obiettivo può giustificare uno spargimento di sangue”. Di qui, l’appello a tutti i cattolici a pregare, anche insieme ai fedeli altre religioni “per la pace e la riconciliazione”. Lo stesso Papa Francesco, all’Angelus di domenica scorsa, 8 novembre, aveva detto: “Seguo con preoccupazione le notizie che giungono dall’Etiopia. Mentre esorto a respingere la tentazione dello scontro armato, invito tutti alla preghiera e al rispetto fraterno, al dialogo e alla ricomposizione pacifica delle discordie”. Infine, nella giornata di ieri, anche l’Amecea (Associazione dei membri delle Conferenze episcopali dell’Africa Orientale) ha chiesto ad entrambe le parti in causa di trovare una soluzione pacifica al conflitto, poiché si corre il rischio di “una guerra civile”. (IP)

14 novembre - AFRICA Appello dell’Amecea per la fine dei combattimenti nella regione del Tigrè in Etiopia

Non si ferma l’offensiva lanciata il 4 novembre dal Premier etiopico Abiy Ahmed contro la regione settentrionale del Tigrè, mentre aumentano le migliaia di civili in fuga verso il vicino Sudan. Di fronte all’escalation del conflitto che rischia di degenerare in una guerra civile e di estendersi anche i Paesi limitrofi come Eritrea, Sudan e Somalia, anche l’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa Orientale (Amecea) si uniscono agli appelli di Papa Francesco e dei vescovi etiopici perché le parti trovino una soluzione pacifica alle loro divergenze attraverso il dialogo.   In una dichiarazione diffusa venerdì e ripresa dal blog dell’Amecea, i vescovi dell’Africa orientale chiedono al Governo di Addis Abeba e al Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè (Tplf) di “non continuare al alimentare il conflitto con i combattimenti e di smettere di accusarsi a vicenda per gli eventi luttuosi che stanno accadendo". "Anche noi – afferma la dichiarazione, firmata dal presidente dell'Amecea, monsignor Charles Kasonde - condanniamo il ricorso alla forza militare, perché non farà altro che trasformare il conflitto in una guerra civile, destabilizzando questo bellissimo Paese che è l’Etiopia ". Di qui l’appello al dialogo e ad avviare un negoziato: "Anche se crediamo che ci sia ancora la speranza che questo conflitto possa essere risolto pacificamente e di evitare che si trasformi in una guerra civile, sappiamo che questo può accadere solo se c'è la volontà politica di negoziare una soluzione pacifica", afferma l’Amecea, ammonendo che senza un intervento rapido,  in un panorama politico già caratterizzato da divisioni etniche “le divergenze tra il Governo federale e il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè rischiano di portare a un aumento delle vittime tra i soldati, a un bagno di sangue tra i civili, alla distruzione delle proprietà e allo sfollamento di milioni di persone". Nella dichiarazione i vescovi dell’Africa orientale esprimono la loro solidarietà alla Cbce e a "tutte le persone così duramente colpite dal peggioramento della situazione nel Tigrè” ed elogiano “gli sforzi finora compiuti” dalla stessa Cbce, insieme ad altri leader religiosi e altri attori per riportare la pace nella regione e sostenere le popolazioni coinvolte.Infine, l’invito ai i fedeli e a tutte le persone di buona volontà a continuare a pregare per i leader politici del governo e del Tplf e perché “le parti interessate svolgano un ruolo positivo che permetta il ripristino della pace, la riconciliazione tra i gruppi etnici nella regione del Tigrè e il ritorno della stabilità in Etiopia”. (LZ)

14 novembre - UNGHERIA Vescovi: chiese aperte per Messe pubbliche, ma con resposabilità e prudenza

"Dobbiamo agire in modo responsabile e prudente”: è quanto scrive, in una nota, la Conferenza episcopale d’Ungheria (Ceu), di fronte all’evoluzione della pandemia da Covid-19 nel Paese. Con l’aumento dei contagi, infatti, che ad oggi fanno registrare più di 137mila casi e quasi 3mila decessi, il primo ministro Viktor Orbán ha annunciato lo stato di emergenza dalla durata di 90 giorni. Tra le misure restrittive introdotte, il coprifuoco, la chiusura dei ristoranti, attività commerciali aperte solo fino alle 19.00 e la didattica a distanza per scuole superiori e università. In questo contesto, “tenendo conto del parere degli esperti epidemiologici – scrive la Ceu - le chiese sono particolarmente importanti come luoghi di ricarica spirituale e di preghiera, motivo per cui continuiamo a tenerle aperte”. "Si possono anche celebrare Messe”, aggiungono i presuli, ma solo nel rispetto delle „misure restrittive” vigenti; chi non può prendere parte alla celebrazione eucaristica „per motivi gravi” può dedicare „un congruo tempo alla preghiera personale e famliare” e seguire le Messa on line o in tv „per ottenere conforto, consolazione e incoraggiamento”. Restano dispensati dall’obbligo di precetto, naturalmente, anziani, malati e persone che operano in prima linea contro la pandemia. Quanto alle riunioni parrocchiali, la Ceu raccomanda invece l’utilizzo della modalità virtuale, „con rigorose eccezioni” che rispettino però „le attuali ordinanze epidemiologiche”, le quali andranno seguite anche „nell’amministrare i sacramenti”. „Con la nostra preghiera ed il nostro esempio – conclude la Ceu - rafforziamo la fiducia in Dio e gli uni negli altri  e prestiamo attenzione particolare al prossimo, soprattutto agli anziani ed ai malati”. (IP)

14 novembre - REGNO UNITO ACS finanzia un generatore di ossigeno per l’ospedale cattolico Maryamana di Erbil

Un dispositivo per la somministrazione di ossigeno di 55 mila euro sarà installato nel Maryamana Catholic Hospital di Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno, grazie ad un finanziamento di ACS Regno Unito, in seguito alla richiesta dell’arcivescovo caldeo Bashar Warda, si legge sul sito web della fondazione pontificia. “Chiedo ad ACS – aveva scritto il presule in una lettera - di coprire i costi (del progetto), perché il Covid ci sta colpendo duramente. La comunità e gli sfollati interni di tutte le fedi si rivolgono all'arcidiocesi per un aiuto. Abbiamo bisogno di una fornitura costante, perché l'ossigeno è un trattamento assolutamente indipensabile contro il virus". Dinanzi all'impennata di casi ad Erbil e Qaraqosh, monsignor Warda si è detto molto preoccupato per la diffusione del coronavirus alll’interno delle comunità cristiane. L'arcivescovo, raccontando come le cure negli ospedali privati siano proibitive e i posti letto in quelli statali pieni, ha sottolineato l’importanza dell’assistenza gratuita ad Erbil, città che ospita molti rifugiati e sfollati, e dove, nelle pianure di Ninive, la disoccupazione raggiunge il 70%. Grazie a questo dispositivo, - ha spiegato il presule - infermieri e medici potranno usare bombole per l’ossigenazione a domicilio ricaricabili, senza dover passare dall’ospedale. La diocesi, inoltre, potrà curare almeno 70 pazienti di coronavirus a settimana. Il generatore di ossigeno sarà inviato ad Erbil dalla Turchia e ci vorrà una settimana per installarlo. L'obiettivo è quello di farlo funzionare prima di Natale. (AP)

14 novembre - BRASILE 15 novembre, elezioni amministrative. Vescovi: rafforzare processo democratico

Urne aperte, domenica 15 novembre, in Brasile dove 147,9 milioni di aventi diritti potranno scegliere i candidati alle elezioni amministrative in 5.570 comuni del Paese. In vista delle votazioni, la Chiesa cattolica è scesa in campo, sin dal mese di agosto, per “rafforzare il processo democratico”, soprattutto nel contesto della pandemia da Covid-19. Numerose, quindi, le iniziative messe in atto dai vescovi finora, tutte ricordate dal sito web della Conferenza episcopale nazionale (Cnbb):  ad esempio, i presuli della Regione Sud 4, che comprende lo Stato di Santa Catarina, hanno prodotti una serie di 4 video, intitolata “Il mio voto conta”, pubblicati settimanalmente ed incentrati sul tema delle ‘fake news’ e della loro pericolosità per il processo democratico. Allo stesso modo, l’Arcidiocesi di Belo Horizonte ha diffuso una serie di video per aiutare gli elettori a comprendere tutte le fasi delle votazioni, a partire dal “discernimento che anticipa la scelta dei candidati”. Sempre a Sud, nelle Regione 2 che copre lo Stato del Paraná, i presuli hanno realizzato un opuscolo intitolato "I cristiani e le elezioni", incentrato sulla buona politica come “servizio alla vita e alla pace". "L'obiettivo del sussidio – si legge - è quello di contribuire alla formazione di una sana coscienza politica, per motivare i cristiani a partecipare al processo elettorale e fornire loro criteri” che li guidino nella scelta dei candidati. La Regione Centro-Ovest, invece, che include Goiás e il Distretto Federale, ha pubblicato un apposito messaggio in cui i vescovi ricordano che “la Chiesa non è di parte, ma cerca di sensibilizzare gli elettori e di incoraggiare i fedeli laici che si sentono chiamati a rappresentare il popolo con un mandato politico". Un’ulteriore iniziativa è stata lanciata dalla Provincia ecclesiastica di Maceió: in un apposito sussidio, i vescovi locali forniscono informazioni su come si svolgono le elezioni in tempo di pandemia, sull'importanza del voto, sul ruolo dei comuni, e su come monitorare le risorse pubbliche e denunciare le frodi elettorali. "La res publica è una grande responsabilità per noi cristiani – spiega l'Arcivescovo di Maceió, Antônio Muniz Fernandes - Non ha senso lamentarsi dei politici: piuttosto, dobbiamo conoscere chi eleggiamo”. A livello più ampio, anche la Repam (Rete ecclesiale panamazzonica) del Brasile ha lanciato un libretto informativo contro le ‘fake news’, con l’obiettivo di “offrire materiale che aiuti a riflettere, a discernere e a combattere la diffusione di notizie false”. Infine, da ricordare che il 29 ottobre, la Cnbb ha pubblicato uno specifico messaggio sulle elezioni comunali: in esso, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa cattolica e dell'insegnamento di Papa Francesco, i presuli brasiliani richiamano il concetto della politica come “un insieme di azioni” mirate alle “realizzazione del bene comune”. “I politici che privilegiano il bene comune e una vita piena, dal concepimento alla morte naturale, di tutti i cittadini, senza alcuna discriminazione, senza mai cercare i propri interessi personali e aziendali – conclude il messaggio - daranno buoni frutti". (IP)

14 settembre -  ITALIA Cardinale Bassetti: grazie a quanti mi sono vicini con la preghiera

È un messaggio di gratitudine a quanti gli hanno dimostrato vicinanza con la preghiera e con l’affetto quello diffuso dal Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Ricoverato da diversi giorni presso l’Ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Perugia per coronavirus, nel pomeriggio di ieri, 13 novembre, il porporato è stato trasferito dalla struttura di Terapia Intensiva 2 alla degenza ordinaria di Medicina d’Urgenza Covid 1. “Si conferma il lieve miglioramento osservato ieri – riferisce la Direzione sanitaria nel bollettino quotidiano - Buoni i parametri respiratori e cardiocircolatori. Continua ossigenoterapia e restante piano di trattamento”. “Desidero ringraziare il Signore per essermi accanto, con la Sua misericordia, in questo momento di prova”, scrive dunque il presidente della Cei, esprimendo la sua gratitudine a tutto “il personale sanitario che si sta prendendo cura di me e di quanti sono ammalati”. “Ringrazio quanti mi sono vicini con la preghiera e l’affetto” conclude, chiedendo la preghiera costante “per quanti soffrono e vivono situazioni di fatica”. Da ricordare che anche Papa Francesco ha voluto manifestare la sua vicinanza personale all’Arcivescovo umbro: il 10 novembre, in una telefonata fatta Monsignor Marco Salvi, vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, il Pontefice ha chiesto di portare al porporato ammalato un messaggio, ripetendo per tre volte: “Forza, forza, forza!”. Allo stesso tempo, il Papa ha assicurato la sua preghiera e ha ringraziato il personale che sta curando il Cardinale Bassetti. (IP)

14 novembre - ITALIA Appello al volontariato di Caritas Ambrosiana. Stamani il sindaco di Milano volontario nel centro di ascolto Caritas di Villa Pizzone

Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, ha accolto stamani il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel centro di ascolto Caritas di Villa Pizzone. Sala - si legge nel comunicato stampa  diffuso dall’organizzazione cattolica -, ha aiutato i volontari nella distribuzione dei pacchi alimentari. Sono 18.092 le famiglie nella diocesi- – spiega la nota - alle quali vengono consegnati aiuti alimentari  e 6566 quelle che ricevono ascolto e accompagnamento telefonico, essendo stati limitati i colloqui in presenza nel rispetto delle norme di distanziamento sociale.  “Come in primavera anche questo nuovo lockdown ricadrà pesantemente sui più fragili” ha osservato Gualzetti, accogliendo il sindaco. “Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per reggere l’ondata di richieste che arriverà nei prossimi mesi ai nostri servizi”. A questo scopo, la Caritas Ambrosiana, in occasione della IV Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco, che quest’anno ha per titolo “Tendi la tua mano al povero”, ha rilanciato un appello al volontariato. Chi volesse rendersi disponile per le consegne degli aiuti alimentari e degli altri servizi può presentare, dunque, la propria candidatura, scrivendo una email all’indirizzo: volontariato@caritasambrosiana.it. (AP)

14 novembre - REGNO UNITO ACS stanzia 5 milioni di euro per la ricostruzione di Beirut

 Le campane delle chiese di Beirut torneranno a suonare. Cento giorni dopo l’eplosione del 4 agosto, innescata da 750 tonnellate di nitrato di ammonio, che ha causato più di 200 morti, 6.500 feriti e 300.000 sfollati, Aiuto alla Chiesa che Soffre Regno Unito ha annunciato, sulla sua pagina web, un pacchetto di aiuti di 5 milioni di euro per la ricostruzione di edifici e chiese della capitale libanese. Aiuti che si aggiungono a quelli approvati, nei giorni successivi all’esplosione, a sostegno di 5.880 famiglie di senzatetto. Tra i sette progetti confermati da ACS - altri 19 sono in fase di studio – c’è anche la chiesa greco-cattolica melchita di San Salvatore, che ha perso il tetto nell'esplosione. Il parroco, padre Nicolas Riachy, ha riferito ad ACS come la riparazione del tetto sia vitale prima dei rigidi mesi invernali e ha raccontato la difficile situazione attraversata dai parrocchiani: "Porte e finestre delle case dei nostri fedeli sono state sfondate. E in cima a tutto questo c'è la crisi economica. Le banche hanno congelato i beni della gente, quindi ora non hanno più niente". Padre Riachy ha, dunque, parlato dell’impegno della Chiesa nel cercare di dare speranza alla popolazione.  "Vogliamo dare speranza a chi vuole ancora rimanere qui” ha detto il sacerdote. “La nostra missione è portare la luce nell'oscurità nella quale viviamo. Non c'è cristianesimo senza la Croce. Cristo è il nostro esempio. Non è facile essere cristiani, ma gran parte della nostra gente è ancora più che consapevole che questa terra è Terra Santa e non possiamo abbandonarla". Circa il 10 per cento della popolazione di questo sobborgo se n’é andato, ha affermato padre Riachy, e se come "Papa Francesco ci ha detto che un Medio Oriente senza cristiani è impensabile”, “se i cristiani devono rimanere in questo Paese – ha aggiunto -, abbiamo bisogno di ognuno di voi", in modo che “questa Chiesa possa continuare ad essere una bella testimonianza della Parola del Signore". (AP) 

14 novembre  COLOMBIA  Rapporto della Chiesa dal titolo “Come risorgere dal Covid: contagiarci di speranza, solidarietà e fraternità”

“Come risorgere dal Covid: contagiarci di speranza, solidarietà e fraternità” è il titolo del rapporto presentato dalla Conferenza episcopale colombiana, attraverso il Segretariato nazionale della Pastorale sociale/Caritas Colombia (SNPS/CC), e pubblicato sulla pagina web dell’Episcopato, che mostra la realtà vissuta dal Paese durante l’isolamento sociale e i compiti svolti dalla Chiesa cattolica nel tentativo di accompagnare la popolazione colpita dall’emergenza sanitaria. Secondo quanto vissuto dai diversi uffici della Pastorale sociale nelle giurisdizioni ecclesiastiche, la crisi sanitaria ha messo in luce i problemi socio-economici che il Paese deve affrontare, gli ostacoli di milioni di colombiani, della popolazione migrante, dei rifugiati e dei richiedenti asilo. In questo contesto, il diritto alla salute è diventato un punto chiave dell'agenda pubblica, poiché il governo nazionale, tra le altre cose, ha dovuto rafforzare la capacità di risposta dei centri sanitari, spesso non sufficienti o inesistenti in alcune parti del territorio colombiano. Alla luce di tutto questo, i ministeri sociali dell'arcidiocesi, delle diocesi, dei vicariati e delle parrocchie, grazie all'accompagnamento del Segretariato Nazionale del Ministero Sociale /Caritas Colombiana, si sono impegnati in azioni che hanno aiutato le persone più indigenti e vulnerabili ad affrontare la crisi e ad evitare un possibile contagio da coronavirus. In collaborazione con il governo, le amministrazioni dipartimentali e locali, le organizzazioni, le fondazioni e le istituzioni, sono stati in grado di fornire vari tipi di assistenza: beni di prima necessità, kit di igiene, sostegno economico, alloggio, sostegno psicosociale e accompagnamento spirituale. L’invito finale, dunque, nel documento, è quello di continuare ad unire le forze e a lavorare tutti insieme per il benessere di coloro che più soffrono le conseguenze di questa crisi sanitaria. (AP)

14 novembre - REGNO UNITO “Light for the world”, l’album delle The Poor Clares of Arundel in vetta alle classifiche

In questo tempo difficile di pandemia, in cui tutti noi abbiamo bisogno di sostegno, un album di musica spirituale sta riscuotendo un successo senza precedenti. "Light for the World", l'album di debutto delle The Poor Clares of Arundel, uscito a settembre, ha conquistato le vette delle classifiche, occupando il primo posto sia nella Classical Artist Album Chart che nella Classical Specialist Album Chart. The Poor Clares of Arundel, 23 Clarisse di un convento nella campagna rurale del Sussex, vicino ad Arundel, nel loro album di esordio, “una produzione unica nel XXI secolo", pubblicato dalla Decca Records, hanno inciso per la prima volta brani che sono stati per loro fonte costante di guarigione e riflessione, nella speranza che possano essere ora un antidoto spirituale allo stress della vita moderna. L’album contiene scritti di Santa Chiara e San Francesco, arrangiati e musicati dai compositori James Morgan e Juliette Pochin, alcuni inni latini e testi medievali. “Troviamo una gioia profonda nei nostri canti e ora speriamo che la nostra musica raggiunga molte vite, portando pace, amore e un senso di benessere a tutti coloro che l'ascoltano", ha affermato suor Gabriel Davison. Tom Lewis dell'etichetta discografica Decca Records – si legge su thecatholicuniverse.com - ha parlato di quanto questa musica abbia colpito gli ascoltatori. "Non abbiamo mai visto una reazione del genere, credo. Abbiamo sentito di persone fermare la macchina in lacrime dopo aver ascoltato la musica e il messaggio delle Clarisse” ha affermato. “Ci ha colto totalmente di sorpresa, al punto che ora siamo a corto di materiale! La loro musica – ha aggiunto - contiene chiaramente un magico balsamo musicale di cui la gente ha bisogno in questo momento”. "Quando abbiamo ascoltato per la prima volta i demo delle Clarisse di Arundel – ha spiegato Lewis - , siamo rimasti traumatizzati. Il loro è un approccio nuovo di zecca, perfettamente concepito per le masse in cerca di un momento di evasione". Suor Gabriel Davison, parlando con Classic FM, ha rivelato di come le suore siano state travolte dalla risposta ottenuta dal loro album. "Per noi è una grande gioia sapere quanto, in questo momento difficile per molti, la nostra musica aiuti le persone ad affrontare lo stress e l'ansia della vita quotidiana”, ha detto. “La registrazione del nostro album, nella cappella del nostro monastero, nel corso di diversi mesi, - ha raccontato - è stata una grande avventura che abbiamo intrapreso con tutto il cuore", con la speranza che “tutti coloro che ci ascoltano possano trovare un senso di calma, di pace e di serenità, che si trova nel profondo di ognuno di noi". (AP)

13 novembre - CANADA Nuovo appello dei vescovi contro il Ddl C-7 sull’eutanasia

Tornano a far sentire la loro voce i vescovi canadesi contro il disegno di legge C-7, l’emendamento al Codice penale con cui il Governo di Ottawa vuole modificare la legge sull’eutanasia e sul suicidio assistito del 2016, estendendo la pratica alle persone che non si trovano in situazione di fine vita. In un memorandum presentato al Comitato permanente per la giustizia e i diritti umani, i presuli ribadiscono la loro opposizione all’eutanasia e al suicidio assistito e riaffermano quanto già detto in passato: “La legislazione proposta nel ddl C-7 rimane profondamente viziata, ingiusta e moralmente dannosa. Per questo, noi vescovi cattolici canadesi continuiamo a chiedere ai cattolici e a tutte le persone di buona volontà di far sentire la loro voce in opposizione a tale proposta”. “Ogni legislatore – aggiunge la Conferenza episcopale (Cccb) – deve ricordare che una legge che toglie la vita a persone innocenti non può mai essere moralmente giustificata e violerà sempre la dignità intrinseca di ogni persona umana”. Al contempo, la Cccb sottolinea l’importanza delle cure palliative, perché “l'esperienza pastorale ha dimostrato che i pazienti sono più disposti a richiedere l'eutanasia o il suicidio assistito quando il loro dolore non è correttamente gestito da cure palliative di buona qualità, quando il loro bisogno di supporto e di sostegno non è sufficientemente soddisfatto, o quando sono socialmente emarginati”. Tali cure, dunque, sono “l'unica opzione rispettosa ed etica al problema che il governo sta cercando di risolvere legalizzando l'eutanasia e il suicidio assistito”. Esse, infatti, “alleviano il dolore, la solitudine, la paura, l’angoscia e la disperazione del malato, con il sostegno della famiglia e della comunità”. Inoltre, scrivono ancora i vescovi, le cure palliative “rispettano la dignità della persona e riconoscono che la vita umana ha un valore oggettivo e trascendente”, “non definito o limitato dalla malattia, bensì è intrinseco, dal concepimento fino alla morte naturale”. (IP)

13 novembre - FILIPPINE Caritas Manila invia aiuti alle diocesi colpite dal tifone Goni

Un milione di pesos, pari a circa 17mila euro: a tanto ammontano gli aiuti che la Caritas di Manila ha inviato alle diocesi delle Filippine maggiormente danneggiate dal tifone Goni, abbattutosi il 1° novembre nella regione di Bicol. Ingenti i danni e numerose le vittime: finora, si contano 24 morti, oltre a case distrutte e raccolti danneggiati. Il nuovo contributo della Caritas si aggiunge ai 200mila pesos iniziali, ovvero 3.500 euro, stanziati subito dopo il passaggio del tornado nelle diocesi di Legazpi, Daet, Virac, Catanduanes e Gumaca. Ma oltre agli aiuti finanziari, spiega padre Anton Pascual, direttore generale dell’organismo caritativo, alla popolazione vengono forniti generi di soccorso e di prima necessità. La Caritas di Manila, inoltre, si sta coordinando con le diverse parrocchie diocesane che, nel frattempo, sono divenute centri di accoglienza per gli sfollati, che sfiorano le 400mila unità. Da ricordare che già nei giorni scorsi, Monsignor Jose Colin Bagaforo, direttore della Caritas nazionale delle Filippine, aveva lanciato un appello alla solidarietà: "Con umiltà, ci appelliamo ai sinceri atti di gentilezza, generosità e compassione di tutti", aveva detto, ricordando che il tifone aveva colpito comunità già duramente provate dalla pandemia da coronavirus. (IP)

13 novembre - MAURITIUS 14 novembre, celebrazioni per i 10 anni di “La Caze Lespwar”, Centro accoglienza per persone in difficoltà

Celebra i dieci anni di attività “La Caze Lespwar”, il Centro di accoglienza della Caritas Mauritius per persone in difficoltà presente a Port-Louis. Domani, sabato 14 novembre, si terrà un evento commemorativo intitolato “Tendi la tua mano al povero”. La scelta del tema non è casuale: riprende, infatti, quello del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale dei poveri, che quest’anno si celebra il 15 novembre. Per l’occasione, il Cardinale Maurice Piat, Arcivescovo di Port-Louis, celebrerà la Santa Messa, alle ore 16.30, presso il Centro stesso. Nel suo decennio di attività, si legge sul sito diocesano, “La Caze Lespwar” si è posta tre obiettivi: “Essere un luogo di apprendimento per le persone in difficoltà, offrire servizi alla comunità ed essere uno spazio per lo sviluppo dei bambini”. Per questo, sono numerose i servizi presenti: dall’ascolto per i casi di emergenza, all’accompagnamento delle persone in cerca di lavoro, all’orientamento professionale per chi vuole avviare una piccola impresa. Il Centro ospita anche un negozio solidale, un asilo per minori e un giardino. “Attraverso il nostro operato – spiega la direttrice, Christiane Pasnin – vogliamo dire alle persone in difficoltà che per loro non è finita: c’è sempre una luce e noi siamo pronti ad accompagnarle”. "La Caze Lespwar – aveva detto d’altronde la stessa la Pasnin il giorno dell’inaugurazione - è un luogo in cui si forgiano i legami, dove giovani e vecchi camminano mano nella mano. Qui siamo invasi dall'amicizia, dalla fraternità e dalla solidarietà”. Costruito su un terreno donato alla Caritas da alcuni privati, il Centro mira anche a preparare le donne che vogliono entrare nel mondo del lavoro, offrendo loro corsi di alfabetizzazione per adulti, in caso di necessità. (IP)

13 novembre - SVIZZERA Campagna missionaria in favore dei bambini della Guinea Conakry

È dedicata ai bambini della Guinea Conakry la campagna di solidarietà avviata da “Missio Svizzera”, ovvero le Pontificie Opere Missionarie del Paese elvetico. “In questo particolare momento - si legge sul sito www.missio.ch – le condizioni già precarie dell’infanzia nel mondo sono messe a dura prova dalla pandemia da Covid-19 ed è quindi necessaria più mai la solidarietà nei loro confronti”. Nel Paese africano, le città principali vedono un panorama desolante: “La povertà spinge molti genitori a lasciare la loro famiglia per trovare lavoro altrove. Di conseguenza, molti bambini si ritrovano da soli e finiscono o in famiglie allargate o in orfanotrofio”. “I bambini aiutano i bambini” è il motto della campagna solidale che proseguirà anche nel 2021. Ed è proprio a questi ultimi che è dedicato il progetto solidale di Missio: articolato secondo tre P, il programma chiede di “pregare in unione con tutti i bambini, condividere (partager in francese) le risorse ricavate da vendite di beneficenza; partecipare alle iniziative virtuali disponibili sul sito web di Missio”. Tra i progetti finanziati grazie a questo tipo di iniziative, ci sono l’orfanotrofio di Gouecké e il Foyer di Samoé, entrambi gestiti dalle "Serve di Maria Vergine Madre": il primo si prende cura di 50 bambini orfani di età compresa tra uno e sei anni. Spesso le madri sono morte durante il parto ed i neonati vengono abbandonati dalle loro famiglie perché considerati colpevoli della morte della mamma. Le suore li accolgono, li nutrono, li confortano, li sostengono e li fanno giocare. Il Foyer accoglie, invece, un centinaio di ragazze orfane o provenienti da famiglie povere, affinché possano essere nutrite, curate e ricevere una formazione scolastica adeguata. (IP)

13 novembre - KENYA “Iniziativa per costruire ponti”. Perplessità dei vescovi: serve consenso di tutta la popolazione

Tornano a dirsi perplessi i vescovi del Kenya sulla “Iniziativa per Costruire ponti (Building Bridges Initiative – Bbi), il progetto varato dopo l’accordo tra il presidente Uhuru Kenyatta e il capo dell’opposizione Raila Odinga per superare lo stallo politico creato dalle contestate elezioni presidenziali del 2017-2018. Nello specifico, la Bbi contiene raccomandazioni volte a promuovere la costruzione di un ethos nazionale, la fine delle discriminazioni etniche e degli antagonismi politici. Tuttavia, sin dallo scorso anno i vescovi hanno evidenziato molte lacune nel progetto, come ad esempio la mancanza di una gestione chiara e definitiva delle violenze entiche o la scarsa conoscenza che la popolazione ha di tale iniziativa, a vantaggio di strumentalizzazioni politiche. Ora, dunque, la Conferenza episcopale del Kenya (Kccb) esprime nuove riserve e lo fa in una dichiarazione intitolata “Appello alla costruzione di una nazione unita, guarita e riconciliata”, diffusa ieri, 12 novembre, al termine dell’Assemblea plenaria svoltasi a Nakuru. Nel documento, i vescovi sottolineano che la Bbi è un progetto ancora incompleto, “in fase di realizzazione” e si dicono preoccupati per l’eccessivo potere che l’iniziativa intende affidare al Capo dello Stato: secondo il progetto, infatti, il presidente del Paese dovrà nominare un premier e due vice-premier, il che porterà a concentrare nelle sue mani un grande potere. Così facendo, “il governo non rifletterebbe il volto del Paese”, ma sarebbe solo un “asso piglia tutto” nelle mani del vincitore. E ciò sarebbe “contrario al principio della separazione dei poteri che è, invece, la spina dorsale della democrazia”. Le medesime perplessità i presuli le esprimono riguardo all’aumento dei parlamentari che passerebbero, in Senato, da 67 a 94, e in Assemblea nazionale da 349 a 360: “Ciò rappresenterebbe un peso enorme per i contribuenti che già lottano contro una forte spesa salariale a sostegno degli attuali legislatori”. “Non c’è ragione per cui dovremmo avere un numero così alto di parlamentari – sottolineano i vescovi – Non vogliamo un governo più grande, vogliamo un governo migliore”. Altro punto dubbio evidenziato dalla Conferenza episcopale è quello riguardante la nomina dei membri della Commissione elettorale indipendente: la Bbi prevede che essi siano scelti dai partiti politici, ma per i presuli ciò “è pericoloso perché finirebbe per compromettere l’indipendenza stessa della Commissione”, trasformandola in “un’organizzazione politica con interessi di parte” e mettendo in discussione “l’equità delle votazioni”. (IP)

13 novembre - ITALIA Tutela vita è condizione per costruire il futuro. Il messaggio del segretario generale Cei al 40mo Convegno Nazionale del Movimento per la Vita

“Operare uniti perché tutti, credenti e non credenti, comprendano che la tutela della vita umana fin dal concepimento è condizione necessaria per costruire il futuro dell’umanità tutta”. Questa l’esortazione rivolta da monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, nel messaggio inviato al 40mo Convegno nazionale  del Movimento per la Vita che si svolge online, da oggi al 15 novembre, sul tema“Tu sei per me unico al mondo. Non si vede bene che col cuore”. “In questo terribile momento, mentre la pandemia affligge il mondo rendendo tutto più difficile, avete avuto il coraggio di non arrendervi agli ostacoli organizzando il vostro Convegno nazionale”, scrive monsignor Russo, ricordando il fondatore del Movimento Carlo Casini, deceduto nel marzo scorso. A quest’ultimo è intitolata la due giorni sul web che ospita anche il IV Forum della Federazione europea “One of us”. “Avete reso e rendete un importante servizio alla comunità civile ed ecclesiale, di cui la vita umana costituisce il valore essenziale: la sua tutela e promozione – prosegue il segretario generale Cei - fanno sì che la società stessa esista e si articoli nelle sue strutture”. Citando il Papa monsignor Russo ricorda: “oggi la cultura dello scarto sacrifica i più deboli, i più poveri, i più fragili, i senza voce, a cominciare proprio dai nascituri”. “Un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo. Se cade questa convinzione, non rimangono solide e permanenti fondamenta per la difesa dei diritti umani, che sarebbero sempre soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno”. Ai partecipanti infine l’appello a non stancarsi di proclamare e testimoniare il Vangelo della Vita. Il Convegno nazionale Carlo Casini vede riuniti Movimenti per la Vita, Centri di Aiuto alla Vita, Case di accoglienza, Sos Vita e Progetto Gemma in un momento di riflessione, approfondimento e di scambio di esperienze. (PO)

13 novembre - BANGLADESH Incontro vescovi – premier: cooperazione per aiutare vittime #coronavirus

Una visita di cortesia all’insegna della cooperazione: è quella che ha compiuto ieri, 12 novembre, una delegazione dei vescovi del Bangladesh presso la residenza ufficiale del Primo Ministro del Paese, la signora Sheikh Hasina. A rappresentare la Chiesa cattolica c’erano il Cardinale Patrick D’Rozario, Arcivescovo emerito di Dacca; il suo successore, l’Arcivescovo eletto ma non ancora insediato Benjoy N. D'Cruze; il vescovo ausiliare di Dacca, Shorot F. Gomes e il Nunzio apostolico nel Paese, l'Arcivescovo George Kocherry. Al centro dei colloqui – riferisce l’agenzia Ucanews – l’impegno da entrambe le parti contro la pandemia da Covid-19, che in Bangladesh ha provocato oltre 425mila casi e più di 6mila decessi, così come la garanzia di cooperazione e di sostegno umanitario alle comunità più vulnerabili. A tale scopo, la delegazione episcopale ha fatto una donazione al Fondo anti-Covid istituito dal governo nazionale. Al contempo, i presuli hanno informato Sheikh Hasina delle iniziative che la comunità cristiana ha avviato per celebrare il centenario della nascita di Mujibur Rahman, che ricorre quest’anno: l’uomo è stato il primo ministro del Bangladesh dopo l’indipendenza ed è ritenuto uno dei suoi principali fondatori del Paese. L’attuale premier Hasina è sua figlia, l’unica che, insieme ad una sorella, è scampata al massacro della famiglia Rahaman perpetrata nel 1975 dai militari. Per celebrare, dunque, Mujibur, i vescovi hanno già compiuto, tra il 6 ed il 9 novembre, un “Pellegrinaggio di fede ed armonia” nel sud del Paese, includendo anche un tributo al mausoleo del “padre della patria” e la visita ad alcune comunità cattoliche, protestanti e musulmane. Sempre in memoria di Mujibur Rahaman, prossimamente i vescovi hanno in programma la piantumazione di 700mila alberi in diverse zone del Bangladesh.  (IP)

13 novembre - BRASILE #coronavirus. Posticipato al 2022 il 18° Congresso Eucaristico Nazionale

Nuova data per il Congresso eucaristico nazionale (Cen) del Brasile: la 18.ma edizione si terrà dall’11 al 15 novembre 2022 presso l’Arcidiocesi di Olinda e Recife. Previsto inizialmente per quest’anno, l’evento è stato posticipato a causa della pandemia da Covid-19. “Il nostro è un atteggiamento di profondo buon senso di fronte ad una situazione imprevedibile – spiega il segretario generale della Conferenza episcopale del Brasile, Monsignor Joel Portella Amado – non solo per quanto riguarda la durata dell’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus, ma anche per quanto riguarda le conseguenze economiche che ne sono derivate”. Incentrato sul tema “Pane su tutte le mense” e sul motto “Hanno condiviso il Pane con gioia”, il 18.mo Congresso eucaristico è stato già preceduto, nel 2019, da uno speciale Anno Eucaristico promosso dalla stessa arcidiocesi di Olinda e Recige. Obiettivo primario del Cen – spiegano i presuli – è quello di “promuovere la comunione delle Chiese intorno all’Eucaristia, con l’auspicio che questo evento ci porti a comprendere che il ‘Pane di vita’ fa uscire la Chiesa da sé, dalla sua zona di comfort, per raggiungere quelle periferie esistenziali ricordate spesso da Papa Francesco”. Oltre ad Olida e Recife, altri luoghi, tra cui São Lourenço da Mata, accoglieranno eventi collaterali al Congresso, solitamente in programma ogni quattro anni. La 17.ma edizione si è tenuta, infatti, ad agosto del 2016 a Belém, nello stato del Pará, nel contesto delle commemorazioni per il quarto centenario dell’avvio dell’evangelizzazione dell’Amazzonia e della fondazione della città. Il tema del Congresso è stato “Eucaristia e condivisione nell’Amazzonia missionaria”. (IP)

13 novembre - PORTOGALLO Plenaria vescovi. Monsignor Ornelas: no a legalizzazione eutanasia

La legalizzazione dell’eutanasia è contraria ad “società più umana”: lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale portoghese (Cep), Monsignor José Ornelas, nella prolusione inaugurale della 199.ma Assemblea plenaria della Cep, in corso a Fatima dall’11 al 13 novembre. L’intervento del presule si è concentrato sul progetto di legalizzazione dell’eutanasia attualmente dibattuto nel Paese. Ribadendo la necessità di offrire “condizioni e ragioni per vivere”, Monsignor Ornelas ha espresso comunque vicinanza e “rispetto” per chi vive “il dramma della sofferenza, del dolore, della mancanza di speranza” dovuti alla malattia. Chi, in condizioni di grave difficoltà, pensa all’eutanasia “non va stigmatizzato”, ha aggiunto il presule; piuttosto, ciò che va messa in discussione è la presunta “logica” di legalizzare tale pratica in tempo di pandemia, quando “i sacrifici e gli sforzi delle istituzioni e delle singole persone, a cominciare dal Servizio sanitario nazionale, rappresentano uno spirito di abnegazione che rimarrà nella memoria e nel cuore di tutti, poiché tanti, con totale dedizione, si sono prodigati e si prodigano per aiutare gli altri a vivere”. È “illogico”, quindi, dire ai malati, proprio in questo momento “di profondo dolore”: “Coraggio, stiamo per approvare l’eutanasia, ti aiuteremo a morire”. Il progetto di legge attualmente in discussione in Portogallo è il risultato di cinque disegni normativi sulla legalizzazione dell’eutanasia approvati il 20 febbraio scorso dall’Assemblea della Repubblica. Le cinque proposte sono state poi unificate dalla deputata del Partito socialista, Isabel Moreira, in un unico documento che ora verrà sottoposto al voto complessivo del Parlamento. Se approvato, il disegno di legge verrà invitato al Presidente della Repubblica che avrà tre opzioni: emanarlo, porvi il veto e quindi rinviarlo all'Assemblea perché confermi il voto, oppure inviarlo alla Corte Costituzionale perché si pronunci su di esso.   Intanto, lo scorso 23 ottobre, il Parlamento nazionale ha respinto l’iniziativa popolare di promuovere un referendum sull’argomento. La proposta era stata lanciata dalla “Federazione per la vita” (Fpv) ed aveva raccolto oltre 95mila firme. Il quesito referendario avrebbe dovuto includere questa domanda: "Siete d'accordo che uccidere un'altra persona su vostra richiesta o aiutarla a suicidarsi dovrebbe continuare ad essere punibile penalmente in qualsiasi circostanza?”. “Il fatto che questa iniziativa sia stata ripresa proprio in questo momento storico e che il referendum sia stato negato, pur essendo questo un tema così importante – ha concluso Monsignor Ornelas – non fa onore alla nostra democrazia o alla promozione di una cittadinanza che vuole essere partecipativa”. (IP)

13 novembre - MOZAMBICO Monsignor Lisboa chiede aiuti alla comunità internazionale per la provincia di Cabo Delgado attaccata dall’Isis

“Sono arrivati già 10mila rifugiati e altri sono in arrivo. Non hanno un luogo in cui dormire, solo coperte e rifugi improvvisati. Alcune persone sono morte durante il tragitto. Si tratta di una situazione umanitaria disperata per la quale stiamo chiedendo, anzi implorando l’aiuto e la solidarietà della comunità internazionale”: è l’appello che monsignor Luiz Fernándo Lisboa, vescovo di Pemba, in Mozambico, ha lanciato in un video della Caritas inviato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, descrivendo la difficile situazione che sta vivendo la provincia di Cabo Delgado, nel nord del Paese. Dal 2017 si contano oltre 600 brutali aggressioni in nove distretti ad opera dei miliziani dell’Isca, i jihadisti del sedicente Stato Islamico dell’Africa Centrale, e il bilancio stimato è di circa 2mila morti e oltre 310mila sfollati. Domenica scorsa è stata attaccata Muidumbe e decine di persone sono state decapitate e smembrate in un campo di calcio. Secondo alcuni rapporti, riferisce Acs, i miliziani hanno massacrato anche oltre quindici bambini insieme agli adulti che li preparavano ai riti tradizionali della tribù Makonde. Regina Lynch, responsabile del Dipartimento Progetti di Acs Internazionale riferisce che la fondazione pontificia ha voluto rispondere all’appello di monsignor Lisboa per aiutare la diocesi di Pemba e quelle limitrofe con aiuti di emergenza e che adesso, per far fronte alla crisi che il Paese sta attraversando, è stata aperta una raccolta fondi per destinare 100mila euro ai soccorsi per la popolazione brutalmente aggredita dai jihadisti mozambicani affiliati all’ISIS. “Oltre all’aiuto rappresentato da coperte, abbigliamento, cibo, prodotti per l’igiene, e anche sementi e attrezzature e qualsiasi cosa sia necessaria, intendiamo alleviare la fase peggiore della sofferenza e del trauma - afferma Regina Lynch -. Per questo abbiamo già predisposto un programma per gruppi diocesani al fine di assicurare sostegno psicologico e psicoterapia per i rifugiati traumatizzati presenti nelle parrocchie”. “Sembra stiano cercando di rimuovere l’intera popolazione della parte settentrionale della provincia di Cabo Delgado, cacciando la gente comune senza alcuna pietà” spiega ad Acs suor Blanca Nubia Zapata, religiosa delle carmelitane teresiane di San Giuseppe che vive a Pemba. “Nelle ultime settimane sono arrivate qui oltre 12mila persone - aggiunge la religiosa - sono 180 chilometri (…) tre o quattro giorni di seguito senza cibo, senza acqua, con bambini sulle spalle. Ci sono donne che hanno partorito per strada. Sono semplicemente terrorizzati. Molte famiglie ci hanno chiesto aiuto e le abbiamo messe in salvo nella scuola”. La responsabile del Dipartimento Progetti di Acs Internazionale riferisce che il nuovo focolaio di terrore e violenza jihadista in Africa sta mietendo vittime sia fra cristiani che fra musulmani. “Ci auguriamo una reazione alla crisi del Mozambico settentrionale, per il bene dei più poveri e abbandonati” conclude. (TC)

13 novembre - MONDO Messaggio dell’assistente ecclesiastico di Caritas Internationalis in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri

“La mano che noi tendiamo ai poveri, non è solo una mano che distribuisce, ma anche una mano che ha bisogno di aiuto. Abbiamo bisogno dei poveri tanto quanto loro hanno bisogno di noi”: lo afferma monsignor Pierre Cibambo, assistente ecclesiastico di Caritas Internationalis, in un messaggio diffuso in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri che si celebra domenica. Monsignor Cibambo sottolinea che i poveri “ci sfidano a diventare sempre più veri testimoni di Cristo”, “ci invitano ad aprire i nostri cuori e a trasformare la nostra visione ristretta e mondana per vedere Cristo”. “Il messaggio di quest’anno è: “Tendi la tua mano al povero” (Sir 7,32) - spiega l’assistente ecclesiastico di Caritas Internationalis -. Questo è un invito appropriato per tutti noi, in un anno in cui molti di noi si sono chiusi fuori dal mondo per proteggersi dalla pandemia di coronavirus”. La Caritas, aggiunge monsignor Cibambo, “ha dimostrato che l’amore non si chiude in sé stesso, né si rifiuta ai poveri e ai più vulnerabili specie in un momento in cui ne hanno un grande bisogno”, e ricorda inoltre che “la missione di Caritas è di ascoltare e accompagnare”, portata avanti da numerosi volontari e da tante persone che si dedicano in modo del tutto disinteressato alla costruzione di un mondo migliore. Nel suo messaggio, monsignor Cibambo rimarca poi che, come ribadito da diversi pontefici, “la Caritas è al centro della Chiesa” e che la Giornata Mondiale dei Poveri è un momento per ricordare e rafforzare la dedizione a mettere i poveri al centro, ad aiutarli e a far sentire la loro voce. “La nostra missione - prosegue l’assistente ecclesiastico di Caritas Internationalis - è di ‘assicurare che le persone che vivono in povertà siano parte attiva nella costruzione di una società inclusiva ed equa, di una Caritas trasformatrice e di una Chiesa accogliente’”. Monsignor Cibambo evidenzia poi che il 15 novembre è la “Giornata mondiale dei poveri” e non “per i poveri”, poiché con i poveri non ci si limita a condividere parte della propria ricchezza, ma si riceve anche qualcosa da loro. “In una vera comunità cristiana non ci sono membri che danno e altri che ricevono. Ci sono solo prossimi che condividono, perché in Cristo siamo tutti una cosa sola” rimarca il messaggio dell’assistente ecclesiastico di Caritas Internationalis. Infine monsignor Cibambo incoraggia a riflettere su quanto dai poveri si impara a livello personale e comunitario e conclude: “Una mano tesa è un segno; un segno che parla immediatamente di vicinanza, solidarietà e amore. Nella Giornata Mondiale dei Poveri, insieme, tenderemo le mani come un'unica famiglia umana nella solidarietà globale per costruire società inclusive ed eque e una Chiesa accogliente e trasformatrice”. (TC)

13 novembre - MONDO Unità e dialogo gli impegni del Consiglio ecumenico delle Chiese per i prossimi anni

L’obiettivo del Consiglio ecumenico delle Chiese (Coe) continua ad essere la ricerca di un’unità visibile: lo ha sottolineato il reverendo Ioan Sauca, segretario generale ad interim del Coe nel corso della riunione on line del Comitato Esecutivo che si conclude oggi. “Continuiamo a imparare gli uni dagli altri cosa significa essere una comunità fraterna impegnata a scoprire e a vivere nell’unità della fede apostolica” ha affermato il reverendo Sauca che ha inoltre esortato a testimoniare al mondo la correlazione fra unità dei cristiani, unità dell’umanità e creato. Agnes Abuom, presidente del Coe, ha osservato che i cinque continenti stanno ancora combattendo contro il Covid-19 e che la pandemia ha dato vita alla più profonda crisi economica e sociale che il mondo abbia conosciuto da un secolo interrompendo bruscamente lo slancio verso gli obiettivi dell’agenda dello sviluppo. La presidente del Coe ha aggiunto che 10 milioni di bambini potrebbero essere soggetti a malnutrizione acuta, secondo il Programma alimentare mondiale, e che, oltre ad evitare la diffusione del coronavirus, alcune misure igienico-sanitarie sono pure necessarie per evitare la trasmissione dell’Hiv COVID-19. “Eppure - ha detto Agnes Abuom - molte persone nelle proprie case non hanno ancora il necessario per lavarsi le mani con acqua e sapone”. La presidente del Coe ha inoltre parlato del drammatico aumento, negli ultimi 12 mesi, della violenza sessuale e fisica contro donne e ragazze. “È probabile che questo numero aumenti a causa delle incertezze sulla sicurezza, la salute e il denaro che aumentano tensioni e stress, a loro volta aggravati dalle condizioni di vita in alloggi angusti e dal confinamento durante e dopo il periodo del Covid-19” ha detto Agnes Abuom aggiungendo che anche il cyberbullismo è in aumento. Preoccupazione è stata poi espressa per il riemergere e l’ascesa di governi autoritari. “Sebbene linee guida come il confinamento e le restrizioni circa i viaggi possono mitigare la diffusione del virus a breve termine - ha rilevato la presidente del Coe - queste misure forniscono ai governi margini di manovra per violare i diritti umani, anche per il futuro, se non vengono revocati, controllati e combattuti”. Infine si è parlato del tema dell’11ma Assemblea del Coe, “L’amore di Cristo conduce il mondo alla riconciliazione e all’unità” che si terrà a Karlsruhe, in Germania, nel settembre del 2022. L’evento vuole favorire il dialogo fra le persone di tutto il mondo e di diverse religioni. “L’amore di Cristo apre un orizzonte di speranza - ha concluso il reverendo Sauca -. Il disegno di Dio è portare il mondo intero e tutto il cosmo alla riconciliazione e all’unità. (TC)

13 novembre - ITALIA – Al via il nuovo portale dedicato ad Alessandro Manzoni. La presentazione il 16 novembre in un convegno sul web - FOTO

Da lunedì 16 novembre sarà aperto alla consultazione pubblica il nuovo portale Manzonionline, www.alessandromanzoni.org, che , raccoglie su uno spazio virtuale il corpus di carte, volumi e opere dell’autore dei Promessi Sposi, editi e inediti, attualmente divisi tra i fondi della Biblioteca Nazionale Braidense, di Casa Manzoni a Milano e di Villa Manzoni a Brusuglio. Per l’occasione in quella stessa giornata alle 9.30 la Biblioteca Nazionale Braidense in collaborazione con la Pinacoteca di Brera organizza una giornata di studi aperta a tutti sulla piattaforma Zoom dal titolo “al titolo: Idea di un portale popolare. Manzoni Online. Nuove prospettive per la ricerca”. Il convegno  è dedicato all’illustrazione del funzionamento e delle risorse del portale, dedicato tanto a un pubblico di studiosi quanto ad appassionati e lettori. Il progetto infatti risponde sia ad esigenze rigorosamente scientifiche, che alla necessità di tutelare e conservare per via digitale il grande patrimonio cartaceo delle biblioteche italiane relativo a Manzoni, un autore universalmente apprezzato e particolarmente amato anche da Papa Francesco. Attraverso il nuovo sito internet sarà possibile accedere al catalogo completo delle carte manzoniane; disporre della riproduzione digitale integrale di tutti i manoscritti, delle stampe curate dall’autore, e dei volumi postillati, con link diretti alla loro accurata descrizione;  accedere al catalogo completo della biblioteca dell’autore; visionare la trascrizione delle postille a testi letterari, storici, filosofici, giuridici; costituire la prima, completa bibliografia manzoniana aggiornata e costantemente implementabile;  consultare l’edizione in formato digitale delle principali opere di Manzoni. L’iniziativa è stata sviluppata nell’ambito del progetto PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) finanziato dal MIUR: coordinata dall’Università di Parma, vede la collaborazione della Biblioteca Braidense e degli atenei di Milano Statale, Bologna, Pavia e Losanna. Partner del progetto sono il Centro Nazionale Studi Manzoniani e Villa Manzoni di Brusuglio.  Il progetto Manzoni Online proseguirà nel triennio 2021-2023  e vede la partecipazione di ricercatori impegnati da anni nel campo degli studi manzoniani e delle Digital Humanities. (PO)

12 novembre  -  Il presidente dei vescovi, monsignor Romulo Valles, rientrato in funzione dopo cinque mesi di convalescenza

 Monsignor Romulo Valles, arcivescovo di Davao, ha ripreso le sue funzioni di presidente della Conferenza episcopale filippina (Cbcp), dopo cinque mesi di convalescenza da un lieve ictus che lo aveva colpito il 23 maggio scorso. Lo rende noto l’agenzia dei vescovi Cbcpnews. Dal 28 giugno gli è temporaneamente subentrato il vice-presidente della Cbcp monsignor Pablo Virgilio David. A dare l’annuncio del rientro è stato lo stesso vescovo di Kalookan: “Dopo il via libera dei medici l’arcivescovo Valles si è detto pronto a riprendere le sue funzioni e il 25 novembre presiederà la riunione del Consiglio permanente della Conferenza episcopale” ha scritto il presule in una lettera ai confratelli. Monsignor Valles è stato stato dimesso dall’ospedale dove era ricoverato dal 23 maggio il 6 luglio. (LZ)

12 novembre AUSTRALIA Monsignor Fisher: vaccino rispetti codice etico e sia accessibile a tutti

Ha fatto il giro del mondo, tre giorni fa, l’annuncio delle aziende Pfizer e BioNTech su un candidato vaccino contro il Covid-19, efficace al 90 per cento. Fortissime le speranze della popolazione mondiale di fronte a questa notizia che sembra illuminare il buio disperato causato dalla pandemia. Anche l’Arcivescovo di Sydney, in Australia, Monsignor Anthony Fisher, si è detto “contento” della notizia: “Prego affinché il vaccino annunciato si dimostri sicuro ed efficace come sembra – ha detto in una dichiarazione – Inoltre, è particolarmente consolante che tale farmaco sia stato sviluppato senza l’utilizzo di linee cellulari derivate da feti abortiti. Ciò dimostra che scienza ed etica possono andare di pari passo”. Dal presule anche l’appello al governo affinché ottenga “dosi sufficienti per la popolazione dell’Australia e del Pacifico”. Anche l’Associazione dei medici cattolici australiani ha accolto con favore la notizia: "Pur riconoscendo la necessità dei vaccini – ha detto il portavoce dell’organismo, padre Paschal M. Corby - l'associazione fa eco a chi chiede che essi siano sviluppati usando mezzi etici che rispettino sia la dignità della vita umana, sia le coscienze di coloro che ne trarrebbero beneficio”. Sulla stessa linea anche Pat Garcia, amministratore delegato del Catholic Health Australia, principale organismo non governativo australiano di servizi sanitari e di assistenza agli anziani: “Dobbiamo garantire – ha detto – che il vaccino sia distribuito in modo sicuro ed equo, dando priorità ai più vulnerabili e alle persone maggiormente a rischio”. Sull’importanza di un accesso globale al vaccino si era soffermato già Papa Francesco che, all’Udienza generale del 19 agosto scorso, aveva detto: “Sarebbe triste se nel vaccino per il Covid-19 si desse la priorità ai più ricchi! Sarebbe triste se questo vaccino diventasse proprietà di questa o quella Nazione e non sia universale e per tutti. E che scandalo sarebbe se tutta l’assistenza economica che stiamo osservando – la maggior parte con denaro pubblico – si concentrasse a riscattare industrie che non contribuiscono all’inclusione degli esclusi, alla promozione degli ultimi, al bene comune o alla cura del Creato”  Infine, da ricordare che il vaccino annunciato dalle aziende Pfizer e BioNTech si trova nella così detta “fase 3”, ovvero l’ultima. Dopo i test preclinici, condotti in laboratorio, ogni vaccino e ogni farmaco vengono infatti sperimentati sull'uomo in tre fasi: la fase uno, condotta su un piccolo numero di volontari sani, deve dare risposte sulla sicurezza; la fase su un numero più vasto di persone, deve dare le prime risposte sugli effetti e la fase tre, su numeri molto grandi, deve dare le risposte sull'efficacia. (IP)

12 novembre - UCRAINA Giornata mondiale poveri. Chiesa greco-cattolica lancia la campagna “Dai da mangiare ai poveri”

 “Vogliamo essere sempre più una Chiesa in uscita per servire: questo è il nostro programma, il nostro sogno, la nostra guida. Prima di tutto, dobbiamo servire coloro che ci sono più vicini e non ricevono attenzione, sostegno e conforto”. Con queste parole i vescovi greco-cattolici ucraini hanno invitato tutti i fedeli nel Paese a partecipare alla nuova campagna di beneficenza “Dai da mangiare ai poveri” rivolta in particolare alle persone che stanno soffrendo le conseguenze della pandemia del Covid-19. L’iniziativa, coordinata dal Dipartimento per i servizi sociali, sarà lanciata il 15 novembre in concomitanza con la Giornata mondiale dei poveri voluta da Papa Francesco ed è il frutto dell’ultima riunione del Sinodo dei vescovi greco-cattolici ucraini (Ugcc), riferisce un comunicato diffuso sul sito web dell’Ugcc. In un messaggio pastorale dal titolo “Ti rimarrà una sola cosa: ciò che hai dato ai poveri!", il Sinodo ricorda che la Chiesa greco-cattolica ucraina ha una lunga tradizione di solidarietà che è stata particolarmente evidente nei tempi di prova: "I cuori degli ucraini nel mondo libero hanno sentito il dolore e l'oppressione vissuti dai greco-cattolici sotto il regime comunista nella loro terra d'origine. Dalla diaspora, preghiere incessanti sono state levate per i fratelli e le sorelle perseguitati nella fede e una misericordiosa e generosa mano di solidarietà è stata loro tesa anche dopo che la nostra Chiesa ha lasciato le catacombe ", scrivono. Una solidarietà che la Chiesa in Ucraina oggi ricambia inviando i propri sacerdoti nelle comunità della diaspora. Ed è su questa preziosa esperienza di solidarietà e sostegno reciproco che la Chiesa ucraina deve costruire il suo presente e futuro, sottolineano i presuli. Di qui l’invito  “a servire in modo continuativo i bisognosi”, che sono sempre più numerosi in Ucraina a anche causa di scelte economiche sbagliate che hanno impoverito la popolazione, ulteriormente penalizzata dalla guerra nell’Est del Paese e adesso dalla pandemia del Coronavirus.  “Nessuno di noi è così povero da non poter condividere nulla con gli altri. Solo la durezza del cuore può impedirci di farlo. Un cuore che abbia un briciolo dei pensieri e dei sentimenti di Cristo, non può non dire ‘Mi dispiace per queste persone’ di fronte al dolore e alla sofferenza”, affermano in conclusione i presuli. (LZ)

12 novembre -  GERMANIA Arriva “Dio o no?”, la serie web che indaga la chiamata al sacerdozio e la vita in seminario

Mettersi alla ricerca di Dio, ma anche sentire nel profondo del cuore la sua chiamata, riconoscere dentro di sé la vocazione e abbandonarsi ad essa rispondendo solo “sì”. A queste e molte altre domande la Chiesa tedesca risponderà in una maniera molto insolita, sperimentale: con una serie web intitolata “Dio o no?” che viene trasmessa a partire da oggi, secondo quanto riporta il sito della Conferenza episcopale tedesca. Articolata in dodici episodi, la serie è stata girata in un periodo di sei mesi, durante i quali i laureati in Media e comunicazione dell'Università di Stoccarda hanno esplorato il seminario di St. Georgen a Francoforte. "Sono lieto che i giovani professionisti dei media dell'università dei media di Stoccarda abbiano deciso di immergersi in questo mondo! Auguro al progetto la benedizione di Dio e a tutti gli spettatori buone riflessioni mentre guardano i contributi", è il commento di monsignor Felix Genn, presidente della Commissione per le Professioni spirituali e i servizi ecclesiastici della Conferenza episcopale tedesca e vescovo di Münster. Nessun argomento è tabù nella serie web, come spiega Michael Maas, direttore del Centro di Pastorale Vocazionale dei vescovi tedeschi: "Tutto può essere chiesto, tutto può essere detto, e nessuno di noi sa oggi quale sarà il risultato. Siamo convinti: chi segue Cristo non deve avere paura del pubblico". Con questo progetto, la Chiesa cattolica si impegna in un lavoro di pubbliche relazioni piuttosto insolito: "Il fascino della serie è che si basa sull’improvvisazione. I laureati non hanno una vera e propria sceneggiatura su cui basarsi, ma riprendono ciò che li colpisce, ponendo domande su questo mondo per loro completamente estraneo. La Chiesa cattolica pubblica poi il risultato senza censure sui suoi canali", spiega il Prof. Jørn Precht, docente di Narrativa presso l'ateneo. La serie web è disponibile da oggi, giovedì 12 novembre, su YouTube all’indirizzo www.god-or-not.de/youtube. Ogni due settimane saranno disponibili nuovi episodi. Mentre i primi sono stati realizzati l’estate scorsa, gli ultimi devono ancora essere girati - non appena la situazione pandemica lo permetterà - in modo che le domande e le prospettive suscitate nel pubblico possano essere incluse nel progetto. (RB)

12 novembre - BURUNDI Caritas Internationalis in aiuto degli sfollati

 “Sviluppo è il nuovo nome della pace”: questa citazione, tratta dall’Enciclica di San Paolo VI “Populorum progressio”, è il principio ispiratore del progetto che la Caritas Internationalis porta avanti da alcuni mesi con gli sfollati del Burundi. A causa della grave instabilità politica e sociale che si vive da diverso tempo nel Paese africano, infatti, gran parte della popolazione locale ha cercato rifugio nelle nazioni limitrofe, tra cui il Rwanda, dove è stato allestito il Campo profughi di Mahama. E proprio pensando a questo luogo, nell’estate 2020, la Caritas Internationalis ha lanciato un programma triennale di 380mila euro per aiutare i rifugiati burundesi. “Il nostro lavoro - spiega Ngarambe Vanson, membro dello staff di Caritas Ruanda che opera a Mahama - si concentra sull'aiuto alle donne per avviare e costruire piccole imprese. Acquisendo una certa autonomia, infatti, potranno guadagnare sia in dignità che in denaro e potranno prendersi cura delle loro famiglie”. Ma non solo: il programma è stato pensato anche per gli anziani, “affinché siano sempre nutriti e curati” e per i coltivatori diretti che sono stati riforniti di “sementi ed attrezzi” necessari a creare forme autonome di autosostentamento. Un’altra parte del progetto, invece, è stata riservata alla tutela dei diritti umani dei rifugiati e delle persone affette da patologie mentali. “Vogliamo sostenere la comunità del campo di Mahama - spiega Vanson - per ricostruire la vita dei rifugiati, rafforzando i piani di sviluppo a lungo termine in favore del ripristino della dignità di ciascuno”. Un esempio concreto di tutto questo è la vita di Kayirangwa Emeline, madre burundese di otto figli rifugiatasi nel campo di Mahama. Disperata per il futuro della sua famiglia, la donna ha ricevuto un prestito dalla Caritas per avviare un’attività di commercio legata alla vendita di latte di capra e di mucca. Nel giro di sei mesi, Kayirangwa è riuscita ad avviare una piccola impresa, comprando anche un piccolo mezzo di trasporto per trasportare e vendere la merce. “La sua vita è cambiata – conclude Vanson – Ora Kayirangwa può prendersi cura della sua famiglia ed i suoi figli sono sani e sorridenti come non mai”. D’altronde, “in questo tempo di pandemia, la solidarietà non è solo un'opzione, ma è il modo migliore per dare speranza e opportunità a chi è più in difficoltà”. (IP)

12 novembre - SPAGNA Dal 16 al 20 novembre la plenaria dei vescovi si svolgerà anche on line

In considerazione della particolare situazione di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Coronavirus, la Commissione esecutiva della Conferenza episcopale spagnola, come emerge dal sito dell’Episcopato, ha concordato diverse misure per garantire che la riunione si svolga in sicurezza: tra queste, che l'incontro si svolga secondo una formula mista: in presenza e on line. Naturalmente, i vescovi che parteciperanno di persona saranno sottoposti a test sanitari per attestarne la negatività. All’appuntamento prenderanno parte in totale 122 presuli, di cui 38 di persona: i membri della Commissione permanente, i presidenti delle 8 Sottocommissioni episcopali e il presidente del Consiglio episcopale per gli Affari Giuridici. Il resto dei vescovi seguirà le giornate della Plenaria in videoconferenza. Come di consueto, l'assemblea – lunedì pomeriggio - inizierà con l'intervento del presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Barcellona, cardinale Juan José Omella; interverrà poi il Nunzio apostolico in Spagna, monsignor Bernardito C. Auza. All'ordine del giorno, i seguenti argomenti: le linee di azione pastorale della Conferenza episcopale per il quinquennio 2021-2025; il dialogo sulla situazione delle attività pastorali in tempo di pandemia e una riflessione sulle conseguenze economiche e sociali della stessa; l’approvazione della "Istruzione pastorale sull'accompagnamento della morte e del lutto". Si discuterà anche del dialogo sulla missione evangelizzatrice della Chiesa in Spagna alla luce del Direttorio catechetico e dell'Istruzione "La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa" messa a punto dalla Congregazione per il Clero. (RB)

12 novembre - GHANA Leader religiosi e civili: no a Ddl su varietà vegetali, favorisce agricoltura intensiva ed esclude coltivatori locali

Con una petizione on line, i leader religiosi (tra cui la Conferenza episcopale nazionale) e civili del Ghana stanno cercando di bloccare l’approvazione del “Plant Variety Protection Bill 2020”, ovvero il disegno di legge relativo alla gestione delle varietà vegetali. Se approvata, infatti, la normativa vedrebbe gli agricoltori locali interdetti dalla vendita di sementi tra loro, a vantaggio di uno sviluppo accelerato dell’agricoltura intensiva. "Il disegno di legge è altamente insensibile ai diritti dei contadini e protegge piuttosto gli interessi dei grandi allevatori commerciali - si legge nella petizione - Chiediamo a tutti di restare uniti per impedire che il presidente del Ghana, Nana Akufo-Addo, firmi questo Ddl”, che oltretutto è contrario al “Protocollo di Nagoya che obbliga il Ghana a tutelare i diritti degli agricoltori a scambiare, conservare e vendere le sementi”. In effetti, tale Protocollo internazionale adottato nel 2010 dalla Conferenza delle parti della Convenzione sulla biodiversità biologica, pone l’obiettivo della giusta ed equa condivisione dei benefici che derivano dall’utilizzazione delle risorse genetiche. Il Ddl, invece, non pone al coltivatore l’obbligo di “rivelare la fonte di germoplasma (ovvero il corredo genetico di una determinata specie) utilizzata nello sviluppo del seme” e ciò, sottolineano i leader religiosi e civili, “incoraggerà la bio-pirateria nella biodiversità nazionale”. I firmatari della petizione on line, inoltre, mettono in guardia dal rischio che la nuova normativa rafforzi i diritti di poche aziende, limitando il risparmio di sementi ad uso privato da parte degli agricoltori. Di qui, l’appello al capo dello Stato affinché lavori alla una futura legge “coinvolgendo e consultando tutte le parti interessate”, così da raggiungere “un regime di tutela delle varietà vegetali che sia davvero positivo per gli agricoltori sia locali che stranieri”. (IP)

12 novembre - ARGENTINA Presidente vescovi: dialogo, strumento indispensabile per costruire fraternità

È il dialogo lo strumento indispensabile per costruire la fraternità nel mondo: lo ha detto Monsignor Oscar Vicente Ojea, presidente della Conferenza episcopale argentina, intervenuto ieri al seminario virtuale "Verso un'Argentina al servizio dello sviluppo umano", organizzato dalla Caritas Argentina, insieme alla Commissione nazionale Giustizia e pace ed all’Università cattolica del Paese. Prendendo spunto dall’Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale”, il presule si è soffermato sulla necessità, soprattutto in tempo di pandemia da Covid-19, di “costruire un mondo diverso”, perché dopo una simile emergenza sanitaria “non si può tornare alla normalità”. Anzi: la crisi attuale, ha ribadito Monsignor Ojea, deve "incoraggiarci a far emergere nuove forme di creatività, fraternità e solidarietà", sulla base del Vangelo. Ciò significa “creare una controcultura” che “ci permetta d sostenerci l’un l’altro come umanità”, in opposizione alla cultura predominante “anti-evangelica” che, invece, “anestetizza e intorpidisce le potenzialità di ciascuno”. “La vita è un tempo di incontro – ha aggiunto il presidente della Cea – ed essere fratelli significa sperimentare la forza dell’amore universale”, perché “la vita sussiste dove ci sono dei legami” e “siamo fatti per l’amore”. Per questo, il dialogo è indispensabile, perché permette di “creare una base comune nei valori”, tra cui quello della “dignità della persona umana”. “La pace è un lavoro faticoso, artigianale – ha continuato il presule – Ma la via del dialogo porta alla pace”, soprattutto se si pratica “la virtù fondamentale dell’ascolto” dell’altro, così da mettersi nei suoi panni e “conoscere la sua storia”. Gli ha fatto eco il vescovo ausiliare di Buenos Aires, Monsignor Gustavo Carrara che, intervenuto al medesimo seminario, si è soffermato sul dramma della povertà presente oggi in molte parti dell’Argentina: “Per raggiungere l’amicizia sociale – ha sottolineato il presule – bisogna superare le distanze con gli ultimi, con i più poveri”, perché “le loro domande, le loro angosce, le loro lotte, i loro sogni, le loro preoccupazioni hanno un valore ermeneutico della realtà". Di qui, il richiamo al dialogo inteso non “come un negoziato”, ma “una ricerca del bene comune per tutti”, “costruendo e facendo progetti insieme”, andando “incontro all’altro”. Monsignor Carrara ha, poi, ricordato le tre T così spesso citate da Papa Francesco, ovvero Terra, Tetto, Trabajo, ovvero, terra, casa e lavoro, ribadendo che per “uno sviluppo integrale dell’Argentina” bisogna puntare proprio su questi tre elementi, creando posti di lavoro, favorendo l’accesso della popolazione all’edilizia popolare e tutelando l’ambiente, nostra casa comune”. Infine, sul tema della pandemia, il vescovo ausiliare di Buenos Aires ha aggiunto: “Essa ci ricorda che non ci sono differenze tra coloro che soffrono, siamo tutti fragili, uguali e preziosi. È tempo di eliminare le disuguaglianze e le ingiustizie. Cogliamo questa prova come un'opportunità per preparare il domani di tutti, senza scartare nessuno, perché senza la visione del tutto, nessuno avrà un futuro". (IP)

12 novembre - MONDO Cresce nel mondo l’intolleranza religiosa, in particolare contro cristiani e musulmani  

Continua a crescere l’intolleranza religiosa nel mondo, in particolare contro cristiani e musulmani che restano i primi nella lista dei gruppi religiosi presi di mira da governi e/o vittime dell’ostilità sociale. È quanto emerge dall’ultimo studio pubblicato dal Pew Research Center di Washington, l’autorevole istituto di ricerca e sondaggi statunitense che fornisce informazioni su problemi sociali, opinione pubblica, andamenti demografici sugli Stati Uniti e nel mondo. Secondo i dati raccolti nel 2018, i cristiani figurano al primo posto nella lista delle comunità religiose più vessate, un primato che detengono dalla prima ricerca condotta dal Centro nel 2007. Dal 2017 al 2018 i Paesi in cui subiscono una qualche forma di ostilità sono saliti ulteriormente da 143 al 145. I cristiani sono seguiti, nell’ordine, da musulmani, ebrei, “altri” gruppi religiosi, seguaci di religioni tradizionali, indù, buddisti e comunità non affilate ad alcuna religione. Nello specifico, dei 198 Stati presi in esame, i cristiani subiscono restrizioni e vessazioni più o meno gravi da 124 Governi e sono preceduti, in questo caso, dai musulmani che le soffrono in 126 Stati. 104 invece i Paesi in cui i cristiani sono vittime di soprusi e discriminazioni sociali, contro i 103 in cui lo sono i musulmani. Più in generale, nell’arco di 11 anni, si è registrato un costante aumento delle restrizioni imposte negli Stati alle comunità religiose: nel 2018 l’indice riferito a questo ambito è infatti salito 2,9 punti in una scala da 0 a 10, il più alto dal 2007. Il rapporto collega questa accresciuta ostilità in parte al diffondersi di regimi autoritari. Tra i dieci Paesi con il più alto tasso di ostilità figurano quattro con regimi autocratici, tre con regimi ibridi e tre con democrazie imperfette, segnatamente India, Sri Lanka e Israele. Ma il tasso di democrazia non sembra spiegare tutto. I Paesi classificati come democrazie piene in cui si registrano crescenti ostilità contro le comunità religiose si trovano tutti in Europa. Sono: la Danimarca, la Germania, l’Olanda la Svizzera e il Regno Unito che hanno visto moltiplicarsi gli episodi anti-semiti e anti-musulmani. Un fenomeno da cui non sono immuni neanche gli Stati Uniti che nella classifica stilata dal Pew Research Center si collocano tra i Paesi con restrizioni moderate (indice 2,3). La regione con il più alto tasso di restrizioni governative è il Medio Oriente e l’Africa settentrionale che ha una media di 6.2 punti su 10. La regione è anche quella in cui si registra il più alto tasso di restrizioni e vessazioni contro i cristiani. L’aumento più significativo dell’ostilità religiosa si è tuttavia registrato in Asia, passata da una media di 3,8 nel 2017 a 4,4 punti nel 2018, con un picco di 9,3 punti in Cina (dagli 8,9 del 2017). Tra i Paesi che nel mondo che hanno registrato un incremento più marcato di restrizioni e abusi figurano la Corea del Sud e il Salvador. In quest’ultimo Paese le comunità cristiane sono sempre più vittime di aggressioni della criminalità organizzata.  Anche in Nicaragua, dove sono cresciute le tensioni tra Chiesa e governo, soprattutto dopo la svolta autoritaria impressa dal Presidente Daniel Ortega, sono in deciso aumento le violazioni dei diritti umani anche contro le comunità religiose. (LZ)

12 novembre - FILIPPINE Appello dei Gesuiti per le persone colpite dal tifone Vamco

La Compagnia di Gesù nel Paese ha lanciato un appello affinché i filippini forniscano aiuto urgente alle persone colpite dal tifone Vamco, costrette a rifugiarsi sui tetti delle loro case, in attesa dei soccorsi. Dopo Goni e Molave, le Filippine devono fare i conti con una nuova tempesta, il tifone Vamco, abbattutosi oggi sul Paese, sulla provincia dell'isola di Luzon, con piogge alluvionali e venti forti, con raffiche prossime ai 200 km/h, che ha costretto decine di migliaia di cittadini a lasciare le loro case.   Secondo le prime segnalazioni – riporta UCA News – almeno una persona sarebbe rimasta uccisa per la furia della tempesta, che ha colpito duramente Manila, provocando inondazioni in molte zone, soprattutto a Marikina City. Sarebbero almeno 40.000 le case completamente o parzialmente sommerse dall’acqua e dal fango. "Siamo sopraffatti dalla quantità di necessità e dalle operazioni di salvataggio da condurre” ha detto il sindaco di Marikina City, Marcelino Teodoro, ai giornalisti, lanciando un appello al governo nazionale. "Le autorità locali di Marikina City – ha affermato - non possono condurre i soccorsi da sole”. Il sindaco, raccontando come le persone si siano messe in salvo sui tetti delle loro case e attendano i soccorsi, ha sottolineato la necessità urgente di un “supporto aereo". La corrente dell’acqua lungo le strade è infatti troppo forte per permettere alle imbarcazioni di prestare il necessario soccorso. (AP)

12 novembre - ITALIA RnS: vicinanza e preghiera per Cardinale Bassetti, ricoverato per #coronavirus

(VNS) – 12nov20 – Sono sentimenti di vicinanza quelli che, insieme alla preghiera, il Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS) rivolge al Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), colpito dal Covid-19. Dal 31 ottobre, il porporato è ricoverato presso l’Ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Perugia e lunedì 9 novembre le sue condizioni si sono aggravate. Unanime la preghiera corale che si è levata da più parti per la salute dell’arcivescovo umbro, che comunque risulta “vigile e collaborante”. A questa ondata di vicinanza e solidarietà aderisce quindi il RnS: riunito virtualmente dal 10 al 13 novembre per gli Esercizi pastorali riservato a sacerdoti, diaconi e religiosi, il Rinnovamento ha dedicato proprio al porporato tale momento. “200 sacerdoti, diaconi e religiosi – spiega Salvatore Martinez, presidente del RnS - uniti on line in un’intensa esperienza spirituale di revisione pastorale del loro ministero, non si stancano di elevare al Cielo mani benedette per la guarigione del cuore del mondo e delle tante ferite che il Covid-19 sta provocando nella vita delle famiglie e delle comunità, per la guarigione fisica di tanti malati nello spirito e nel corpo. Un continuo ricordo è per il caro padre Cardinale Bassetti”. “Desideriamo – continua Martinez - coscientizzare ancora di più e ancor meglio l’attività terapeutica di Gesù, contribuendo efficacemente a una nuova evangelizzazione di questo nostro tempo bisognoso di ‘pastorale della salute’, di sperimentare la potenza d’amore del Vangelo di Gesù che, ancora oggi, consola, libera e guarisce l’uomo”. Da ricordare che anche Papa Francesco ha voluto manifestare la sua vicinanza personale al presidente della Cei: il 10 novembre, in una telefonata fatta Monsignor Marco Salvi, vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, il Pontefice ha chiesto di portare al porporato ammalato un messaggio, ripetendo per tre volte: “Forza, forza, forza!”. Allo stesso tempo, il Papa ha assicurato la sua preghiera e ha ringraziato il personale che sta curando l’arcivescovo umbro. (IP)

12 novembre -  ITALIA – Quando  la scia della Bellezza porta oltre il dolore e la sofferenza. Un ciclo di lezioni online promosso dal Museo Diocesano di Milano #coronavirus

Aiutare a guardare oltre la contingenza dolorosa, la preoccupazione per il futuro e l’angoscia del momento presente. E’ questa la funzione più nobile dell’arte secondo lo storico dell’arte Stefano Zuffi, impegnato dopo la chiusura dei musei imposta dall’emergenza Covid-19, a svolgere online il corso di lezioni “La lunga scia della Bellezza”, promosso dal Museo Carlo Maria Martini e dal Museo della Basilica di Sant’Eustorgio di Milano. Si tratta di una serie di sette appuntamenti che si inserisce in un’ormai lunga tradizione del Museo Diocesano del capoluogo lombardo. “Dopo un primo ciclo dedicato al Rinascimento e all’età barocca, dallo scorso 14 ottobre, ogni mercoledì è dedicato all’approfondimento di una tematica della grande pittura italiana ed europea dal pieno Seicento fino all’esordio del 19mo secolo. “Inseguire la lunga scia della bellezza è un compito che noi storici dell’arte assumiamo volentieri per superare questo momento difficile”, spiega Zuffi a Vatican News.  I primi appuntamenti sono stati dedicati a Johannes Vermeer, Guido Reni, il Settecento e i vedutisti. La didattica, prima in presenza, ora attraverso la piattaforma digitale zoom, è rivolta a tutti. “L’arte conduce oltre il dolore o la noia. Supera il contingente, il momentaneo, fa capire che molte cose devono trascorrere, ma la bellezza va al di là di tutto e rimane”. Il professore Stefano Zuffi ricorda le impressionanti testimonianze di persone internate nei campi di concentramento del secolo scorso: sono riuscite a resistere pensando alla bellezza di alcune opere d’arte: “La Madonna Sistina di Raffaello ad esempio ha avuto una funzione catartica, di far sentire che anche le esperienze più amare e la paura possono passare se si rivolge lo sguardo a qualcosa di più nobile, di imperituro rispetto alla contingenza che sembra soffocarci.”. Mercoledì scorso il protagonista è stato Tiepolo, al quale è dedicata anche una grande mostra a Milano, chiusa pochi giorni dopo l’inaugurazione: “La nostra lezione – prosegue Zuffi – si è trasformata in una sorta di risarcimento provvisorio in attesa che si possa tornare a visitare l’esposizione”. È una sfida parlare di arte senza il contatto fisico con l’oggetto, ma solo attraverso le immagini e le proiezioni dei grandi capolavori. Tuttavia – ammette lo storico dell’arte – “stiamo notando che la tecnologia consente la partecipazione anche a persone che hanno difficoltà a muoversi e può coinvolgere anche i giovani. Siamo anche consapevoli che purtroppo molti nostri iscritti ai corsi in presenza, in special modo gli anziani, non hanno dimestichezza con la tecnologia”. Le prossime lezioni, sempre il mercoledì alle 17.30, saranno dedicate a due grandi maestri: Francisco Goya e Antonio Canova. (PO)

12 novembre - BOLIVIA Gli aiuti di Caritas Bolivia alla Casa di Riposo di Vallegrande

La Pastorale Sociale Caritas Bolivia, in coordinamento con la Pastorale Sociale Caritas Santa Cruz, nell'ambito del progetto "Mitigazione del rischio di Covid-19 nelle Residenze per anziani in Bolivia", finanziato da Caritas Internationalis, nei giorni scorsi ha portato il suo aiuto – si legge sulla pagina web dell’Episcopato – alla Residenza "Cardenal Julio Terrazas", che ospita 33 anziani, a Vallegrande, nel dipartimento di Santa Cruz. L’organizzazione cattolica ha distribuito beni di prima necessità, medicinali, kit per l‘igiene, e forniture di biosicurezza per gli 11 lavoratori dello staff di assistenza in contatto diretto con gli anziani, comprendenti visiere, impermeabili, tute e stivali di biosicurezza, per ridurre al minimo i rischi di contagio. È intervenuto anche uno psicologo professionista, per aiutare gli anziani a liberare le emozioni e a migliorare il loro stato d'animo, i loro livelli di ansia, stress e depressione sviluppati nel corso del confinamento.  (AP)

12 novembre  - BRASILE Caritas compie 64 anni nel ricordo di don Helder Camara: “Voglio una Chiesa povera per i poveri”

Sessantaquattro anni di speranza, di resistenza e di profetismo: è questa la sintesi del bilancio dell’importante compleanno che Caritas brasiliana festeggia in questi giorni. L’organizzazione, come riporta il sito della Conferenza episcopale del Brasile, vive sotto i valori della pastorale trasformativa e secondo gli insegnamenti del suo patrono il Servo di Dio don Helder Camara: "Voglio una chiesa povera per i poveri". Condividendo questo principio fondamentale di prossimità con persone in situazioni di vulnerabilità sociale, il 12 novembre 1956, il vescovo del Ceará, allora segretario generale dei vescovi brasiliani, guidò la nascita dell'istituzione, che oggi opera in tutto il Paese, attraverso le sue 187 entità e le 12 articolazioni regionali. Per celebrare il suo 64.mo anniversario, Caritas presenta una serie di eventi che si svolgeranno dall'11 al 17 novembre prossimi, con particolare attenzione alla celebrazione eucaristica, nella giornata di oggi 12 novembre, presso il Santuario di Bom Jesus da Lapa. "Abbiamo molto da festeggiare e anche da ringraziare per i tanti successi. Ci sono innumerevoli famiglie con accesso all'acqua e al cibo. Ci sono migliaia di migranti che sono stati accolti e curati nei loro bisogni, così come nei progetti per generare lavoro e reddito, in 40 anni di esperienza. Festeggiamo 64 anni di solidarietà in difesa della vita", sottolinea il direttore esecutivo, Carlos Humberto Campos. “Testimoniare e annunciare il Vangelo di Gesù Cristo, difendendo e promuovendo ogni forma di vita e, partecipando alla costruzione della solidarietà nella società del Buon Vivere, un segno del Regno di Dio, insieme alle persone in situazioni di vulnerabilità e di esclusione sociale”: questa la missione di Caritas, ribadita nel corso dell’ultima assemblea nazionale svoltasi a Teresina nel novembre del 2019. Nel suo percorso, Caritas brasiliana cammina con i poveri e cerca di rivelare, attraverso le sue azioni, il volto materno e misericordioso di Dio: "Fin dalla sua fondazione, Caritas in Brasile ha coltivato la pratica di ascoltare con rispetto la sofferenza degli impoveriti e di coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità e cerca di favorire gli strumenti per trasformare la loro vita. Tra errori e successi, compie un percorso di conversione continua, che lo fa passare dall'azione di assistenza alla promozione umana e da lì alla conquista dei diritti e al consolidamento delle politiche pubbliche. Sono 64 anni di tanta lotta e impegno, celebrati tra dolori e gioie, battute d'arresto e conquiste, ma sempre nella certezza di contribuire alla costruzione della società del Buon Vivere, segno del Regno di Dio in mezzo a noi", è la testimonianza della vicepresidente di Caritas Brasile, suor Cleusa Alves da Silva. “L'anniversario di Caritas Brasile è già per la sua storia, un messaggio di speranza, perseveranza e fedeltà a ciò che Gesù ci insegna nel Vangelo: amare Dio prima di tutto e il prossimo come Lui ci ama – afferma monsignor Mário Antônio da Silva, presidente di Caritas e vescovo di Roraima -  oggi il mio messaggio è di gioia e gratitudine a tutte le donne e gli uomini che collaborano affinché la Caritas continui a essere un servizio ai più poveri e ai più bisognosi. Possa la storia della Caritas continuare ad aprire nuove strade e a fecondare i cuori delle donne e degli uomini affinché possano portare frutto nella carità per la vita del mondo". (RB)

12 novembre -  MESSICO Planaria vescovi. Monsignor Coppola: pandemia ci insegna che nessuno si salva da solo

È un messaggio appassionato che stimola a rivedere il ruolo della Chiesa nella società e nella vita dei fedeli anche alla luce degli insegnamenti di questo temo di pandemia, quello che il Nunzio apostolico in Messico, monsignor Franco Coppola, ha inviato ai vescovi in occasione dell’apertura della loro 109.ma assemblea plenaria. Lo si apprende dal sito della Conferenza episcopale del Messico.  “La pandemia di Covid-19 ha messo a dura prova la resistenza fisica, mentale e sociale della popolazione – esordisce il Nunzio elencando le principali difficoltà psicologiche ed economiche che la popolazione si trova a dover fronteggiare -  ma abbiamo assistito anche ad altri eventi: soprattutto, della silenziosa, concreta e quotidiana devozione di migliaia e migliaia di medici, infermieri e assistenti sanitari che hanno assunto e continuano ad assumere le responsabilità del loro servizio in favore della società”. Un prezzo molto alto, quello della vita, troppo spesso pagato dalla categoria a cui maggiormente va il ringraziamento del presule, che rivolge poi un pensiero ai volontari: “Migliaia e migliaia di messicani si sono rimboccati le maniche e, senza esitazione, hanno agito offrendo cibo, servizi essenziali, sicurezza pubblica; in molti casi di propria iniziativa, in altri, perché coordinati dalle loro parrocchie e diocesi, condividendo tanto o poco con i più bisognosi”. E naturalmente anche i consacrati hanno fatto la loro parte: “Quanti sacerdoti, partecipando ai rischi del personale sanitario, sono rimasti in prima linea visitando e amministrando i sacramenti ai malati, assicurando la loro vicinanza fraterna e spirituale a coloro che sono colpiti da Covid-19 e alle loro famiglie – ha scritto - ognuno, offrendo se stesso, ha dato e continua a dare una testimonianza luminosa di fede, di coerenza nel proprio discepolato, di ascolto dinamico degli insegnamenti e dell'esempio di Gesù venuto per servire e non per essere servito”. “Ovviamente, in questo contesto non possiamo dimenticare ma, al contrario, riconosciamo il grande sforzo di molti sacerdoti e vescovi che, utilizzando i media digitali, sono stati costanti nel trasmettere le celebrazioni eucaristiche, soprattutto la domenica; nell'offrire ai fedeli colloqui e conferenze su internet; nello sforzo di incoraggiare la partecipazione dei fedeli ai vari atti devozionali – si legge ancora -  speriamo, quindi, che le iniziative per ascoltare i nostri fratelli si moltiplichino in ogni parrocchia e rendano concreto il cammino con loro!”. Forte, poi, la spinta a guardare avanti, al futuro del mondo e della Chiesa: “Abbiamo bisogno di un cambiamento. La pandemia ha messo in crisi i nostri modelli di organizzazione e di sviluppo; ha reso visibili molte disuguaglianze, gravi silenzi e omissioni sociali e sanitarie – ha rilevato il presule - le cose possono cambiare. La Chiesa deve essere presente, chiamando e agendo affinché la normalità che si sta sviluppando abbia il sapore del protocollo con cui un giorno saremo giudicati. Se riusciamo a mettere al centro il fragile e il piccolo vedremo che la moltiplicazione dei pani non è una bella utopia ma una realtà". “La Chiesa annuncia che il Verbo ‘si è fatto carne e ha abitato in mezzo a noi – ha scritto ancora -  la Chiesa è chiamata a diventare il luogo dove si supera la solitudine che colpisce la vita di tante persone, nonché un ‘santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare il loro cammino, e un centro di costante invio missionario’”. “Ogni volta che come Chiesa, come pastori, come consacrati, abbiamo dimenticato questa certezza, ci siamo smarriti. Ogni volta che cerchiamo di soppiantare, mettere a tacere, ignorare o ridurre a piccole élite il Popolo di Dio nella sua totalità e nelle sue differenze, costruiamo comunità, piani pastorali, accentuazioni teologiche, spiritualità, strutture senza radici, senza storia, senza volto, senza memoria, senza corpo; insomma, senza vita”, ha insistito monsignor Coppola. “Uno degli insegnamenti che dobbiamo trarre dall'esperienza della pandemia è che ‘nessuno si salva da solo’". (RB)

12 novembre - POLONIA Giorno dell’Indipendenza. I vescovi esortano a percorrere la via del dialogo e della comprensione per costruire una civiltà dell’amore

Ieri, 11 novembre, in occasione del 102.mo anniversario dell'Indipendenza nazionale della Polonia, che commemora  l’anniversario della nascita della Seconda Repubblica della Polonia (1918) e, quindi, della rinascita dello Stato polacco dopo 123 anni di spartizioni, i vescovi polacchi - si legge sulla pagina web dell’Episcopato -, durante le Messe, hanno incoraggiato il Paese a pregare per la pace e la riconciliazione e per la costruzione di una civiltà dell’amore. Il primate polacco, l'arcivescovo Wojciech Polak, a Gniezno, nella sua omelia, ha più volte fatto riferimento alle attuali difficoltà e tensioni sociali, chiedendo ai polacchi solidarietà e responsabilità oggi, “per non vergognarsi e disperarsi domani”. La madrepatria ha bisogno della preghiera, in questo tempo di pandemia e di disordini sociali. E questa preghiera è necessaria alla Chiesa, ha affermato il cardinale metropolita di Varsavia, Kazimierz Nycz, durante la Messa, concelebrata nel Tempio della Divina Provvidenza, a Varsavia. Perché, come ha sottolineato monsignor Wiktor Skworc, arcivescovo di Katowice: “Non c’è modo migliore di manifestare gentilezza e gratitudine che la preghiera, che mette tutte le cose nelle mani del ‘nostro Dio’”. Monsignor Józef Guzdek, vescovo castrense, ha incoraggiato i fedeli a costruire il futuro, a ricordare il passato e ad apprezzare le esperienze delle generazioni precedenti. “Non possiamo difendere la nostra Patria con l'odio – ha detto -. Dobbiamo seguire la via del dialogo e della comprensione”. Anche l'arcivescovo metropolita di Przemyśl, monsignor Adam Szal, ha esortato alla costruzione di una civiltà dell'amore. Egli ha spiegato che si dovrebbe percorrere la via della comprensione attraverso l'amore, “che faccia dire al mondo intero, guardandoci: come si amano”. L'arcivescovo di Cracovia, monsignor Marek Jędraszewski, nella cattedrale di Wawel, ricordando che la grande e meravigliosa tradizione cristiana rappresenta "il tessuto fondamentale della storia polacca", ha incoraggiato a ricordare coloro che hanno contribuito all'indipendenza della Polonia. "Non cerchiamo vittorie che nascono dall'odio e dagli insulti, ma vittorie che nascono dall'amore e dal rispetto reciproco" - ha detto il metropolita di Bialystok, l'arcivescovo Tadeusz Wojda -. Una nuova società, una nuova cultura e la prosperità non saranno costruite con l'odio, ma solo con l'amore che ha il suo inizio nel perdono reciproco dei peccati e nel dialogo sociale, ha affermato. (AP)

12 novembre - BRASILE Dalla Pastorale familiare nuovi impulsi alla catechesi in vista del matrimonio

Investire nella formazione degli operatori, con particolare attenzione all'accompagnamento personalizzato al sacramento del matrimonio, con l'obiettivo di aumentare il numero di volontari responsabili della preparazione dei fidanzati e di estendere ad almeno quattro mesi il periodo di formazione delle coppie. È questa la raccomandazione che la Pastorale Familiare della Conferenza episcopale dei vescovi del Brasile fa alle diocesi e arcidiocesi del Paese, secondo quanto pubblicato dal sito dell’Episcopato brasiliano. La realizzazione di una "vera catechesi matrimoniale" nelle parrocchie sarà l'obiettivo della Pastorale familiare nel 2021: il provvedimento, secondo il coordinamento del gruppo, mira a soddisfare la raccomandazione di Papa Francesco espressa nell'Esortazione Apostolica Amoris Laetitia. "Speriamo che a poco a poco in ogni parrocchia l'incontro con i fidanzati sia sostituito da una formazione di più di quattro mesi, a seconda della realtà della parrocchia. Abbiamo bisogno di più cristiani convinti dei sacramenti che celebrano", ha detto Milton Morais, un membro del Coordinatore della Pastorale familiare. Questa decisione è anche uno dei frutti maturati in seno alla 22.ma assemblea della Pastorale Familiare, tenutasi negli ultimi giorni, il primo incontro totalmente virtuale che ha anche definito la strutturazione delle commissioni diocesane e la promozione di momenti formativi con i consiglieri ecclesiastici e gli ospiti come priorità per il prossimo anno. Ispirandosi all'Assemblea Pastorale dei vescovi che ha definito la "Parola di Dio" come l'asse delle attività missionarie ed evangelizzatrici del 2021, la Pastorale delle Famiglie intende tenere fino ad aprile un grande incontro di formazione on line che avrà per tema "La missione degli agenti delle Commissioni diocesane di Pastorale Familiare". (RB)

12 novembre - SUD-COREA  Una medaglia commemorativa per il bicentenario della nascita di Sant’Andrea Kim Taegon, primo sacerdote martire coreano

Si intensificano in Corea del Sud i preparativi per il bicentenario della nascita di Sant’Andrea Kim Taegon, primo sacerdote martire della Corea e capofila dei 103 martiri coreani canonizzati nel 1984 da Giovanni Paolo II. Il santo decapitato il 16 settembre 1846 durante la persecuzione di Pyong-o, era nato 21 agosto 1821.  Le celebrazioni giubilari sono già iniziate in Corea del Sud e culmineranno nel maggio 2021 a Dangjin, nella provincia del Sud Chungcheong. In vista del giubileo, indetto dai vescovi nel 2018, la Chiesa e le autorità civili sud-coreane hanno concordato l’istituzione di una speciale medaglia commemorativa i cui proventi saranno destinati alla lotta contro il Coronavirus. L’accordo – riporta l’agenzia Ucanews - prevede la coniazione, il prossimo dicembre, di 200 medaglie d’oro, 2mila d’argento e 10mila di bronzo.  La medaglia riporta su una faccia il ritratto del santo con una sua firma autografa e sul retro un’immagine della cattedrale di Myeongdong di Seoul dove riposano le sue spoglie. “Con le medaglie il Bicentenario della nascita di san Kim Taegon acquisterà ancora più significato”, ha dichiarato il sindaco di Seoul Kim Hong-jang. Nato nel 1821 da una famiglia nobile cristiana molto devota, Kim Taegon era stato ordinato segretamente sacerdote a Shangai, in Cina. Tornato in Corea, aveva svolto con successo un’intensa opera missionaria in piena persecuzione anti-cristiana fino all’arresto che lo avrebbe portato al martirio per il suo rifiuto di apostatare la fede cristiana. Grande studioso della cultura occidentale (sapeva parlare e scrivere in latino, francese e cinese e scrisse diverse opere in queste lingue), ma anche profondo conoscitore della cultura coreana Sant’Andrea Kim Taegon è considerato un ponte tra l'Occidente e l'Oriente.  La memoria dei santi martiri coreani, di cui è capofila, è celebrata nel calendario romano il 20 settembre.  Nel novembre 2019 l’Unesco ha inserito il culto di Sant’Andrea Kim Taegon nel patrimonio immateriale dell’umanità. (LZ)

12 novembre - SUD COREA Dopo 9 mesi riprendono le confessioni nella cattedrale di Seoul

 Dopo nove mesi – si legge su UCA News -, sono riprese le confessioni nella cattedrale di Myeongdong, a Seoul, grazie a confessionali appositamente adattati per garantire la massima sicurezza, nel rispetto delle misure anti-Covid-19, a sacerdoti e penitenti L'arcidiocesi di Seoul, aderendo alle linee guida di salute pubblica emanate per la prevenzione della diffusione del Covid-19, rispettando i protocolli igienico-sanitari, ha riorganizzato le strutture per le confessioni, chiuse da febbraio a causa della diffusione della pandemia di coronavirus. All’interno del confessionale, lo spazio tra sacerdote e penitente è completamente separato e una barriera fisica in plexiglas impedisce l’esposizione alle goccioline respiratorie. Un sistema di ventilazione appositamente studiato evita la trasmissione del virus per via aerea. Infine, al termine di ogni confessione, prima di procedere alla successiva, l’intera cabina viene sanificata. Secondo padre Hur Young-yup, portavoce dell'arcidiocesi di Seoul e vice-presidente della Commissione diocesana per le comunicazioni, la riapertura dei confessionali rappresenta un segno di speranza per i fedeli. "La nostra comunità di fede sta affrontando tempi molto difficili – ha affermato - a causa del prolungarsi della crisi di Covid-19". La riapertura dei confessionali completamente attrezzati, dunque, “fa parte dei nostri sforzi per la cura pastorale dei fedeli. Per fare della crisi un'opportunità. Speriamo ci siano altre iniziative efficaci nell'ambito del ministero pastorale anche nell'era post-Covid", ha concluso.  (AP)

11 novembre  ITALIA - Incontro online “Libano, terra di popoli e religioni” al XVI Terni Film Festival Popoli e Religioni

Cosa e in che modo possiamo attingere dalla realtà e dall’esperienza libanese nell’elaborazione di un modello di società basata sul pluralismo, la cittadinanza, i diritti e sulla fratellanza, così come auspicato da Papa Francesco nella sua ultima enciclica?  Di questo si occuperà l’incontro “Libano, terra di popoli e religioni” in programma domani sera 12 novembre, nell’ambito del XVI Festival cinematografico internazionale Popoli e Religioni di Terni, in corso in modalità virtuale dal  7 al 15 novembre. L’appuntamento è alle 18,00 sul canale youtube e il profilo facebook di Popoli e Religioni.   Ad organizzare l’evento il Family International Monitor, l’osservatorio internazionale sulla famiglia presieduto da monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e costituito dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia insieme all’Università Cattolica di Murcia e al Centro Internazionale di Studi sulla famiglia. L’incontro, coordinato da Valeria Guarino del Family Monitor, vedrà la partecipazione di padre Youssef Abi Zeid direttore del Centro Associato del Pontifico Istituto Teologico Giovanni Paolo II dell’Università La Sagesse a Beirut, don Raphael Zgheib, Direttore delle pontificie opere missionarie in Libano e docente di Teologia Fondamentale ed Ecclesiologia e il vaticanista Riccardo Cristiano. Esso rappresenterà anche l’occasione per ricordare, a pochi giorni dal suo 66esimo compleanno, padre Paolo dall’Oglio, il gesuita italiano rapito sette anni fa in Siria, testimone e tessitore instancabile di reti di dialogo e fraternità.

11 novembre - ITALIA Almeno 5 vittime in nuovo naufragio di migranti. Centro Astalli: attivare subito canali umanitari dalla Libia

 È di almeno 5 vittime il bilancio dell’ennesimo naufragio di migranti nel Mediterraneo. Il naufragio è avvenuto al largo delle coste libiche questo pomeriggio quando l’imbarcazione che trasportava i migranti ha ceduto dopo essere stata abbandonata per giorni in mare. Sul posto sono intervenute squadre di soccorso di Open Arms per recuperare i circa 100 migranti caduti in acqua, tra cui donne e bambini. “Questo naufragio avviene letteralmente davanti ai nostri occhi. Eppure nulla si muove. In questo azzeramento delle distanze sarebbe normale un’immediata reazione da parte dell’Europa e dei governi nazionali per cercare di salvare quante più vite possibile”, ha dichiarato padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli che è tornato a chiedere l’attivazione di canali umanitari e piani di evacuazione dalle principali aree di crisi come la Libia: “Si tratta tra l’altro di misure già sperimentate che bisognerebbe mettere in atto in maniera strutturale e sistematica. Ogni naufragio ci mostra il paradosso di questa epoca in cui il fatto che degli esseri umani muoiano in mare non suscita reazioni e non provoca indignazione. Serve un sussulto di umanità, unico vaccino possibile al male dell’indifferenza”, ha aggiunto padre Ripamonti. (LZ)

11 novembre - ZAMBIA Mons. Lungu (presidente dei vescovi): segnali preoccupanti di una deriva autoritaria. La Chiesa non può tacere

In Zambia ci sono segnali preoccupanti per la tenuta democratica del Paese che non vanno sottovalutati. È quanto ha affermato monsignor George Cosmas Zumaire Lungu, vescovo di Chipata e presidente della Conferenza episcopale zambiana (ZCCB), aprendo oggi a Lusaka un seminario di due giorni dal titolo “Il ruolo Chiesa per uno Zambia pacifico”. L’incontro vede riuniti 44 partecipanti da tutte le diocesi del Paese, compresi vescovi, coordinatori pastorali, responsabili della comunicazione e della Caritas. L’obiettivo è di sensibilizzare tutti gli attori pastorali sull’importanza del loro ruolo quali promotori e mediatori di pace in Zambia. Un Paese relativamente stabile e pacifico, ma che negli ultimi tempi ha registrato un progressivo restringimento degli spazi democratici, come evidenziato di recente dall’arcivescovo emerito di Lusaka Telesphore-George Mpundu che ha lanciato l’allarme sul rischio di una deriva autoritaria. Diversi esponenti dei partiti dell’opposizione sono stati, infatti, arrestati e impediti dallo svolgere la loro attività policica e alcuni media indipendenti sono stati chiusi in modo arbitrario mentre le forze dell’ordine sono sempre più politizizzate. Il tutto mentre la situazione economica, aggravata dalla pandemia del Covid-19, si sta facendo critica, con gravi ripercussioni sul tenore di vita dei cittadini zambiani, soprattutto i più poveri nelle aree rurali che riescono a stento a soddisfare i loro bisogni fondamentali, quali l’accesso alla salute, all’educazione, al cibo, all’acqua pulita e alla casa. Nel suo intervento monsignor Lungu ha quindi evidenziato che senza un intervento per fermare questo trend preoccupante, la pace di cui ha sinora goduto il Paese rischia di essere sacrificata sull’altare dell’opportunismo politico, con conseguenti divisioni e nessun progresso per il bene comune: “È moralmente inaccettabile stare a guardare dalle nostre comfort zones”, ha detto. Di qui la sottolineatura del ruolo fondamentale della Chiesa quale voce dei senza voce e coscienza critica della nazione: “Se essa rimanesse in silenzio - ha ammonito - verrebbe meno alla sua missione”. Preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione economica in Zambia è stata espressa di recente anche dal Jesuit Center for Theological Reflection (JCTR) che in una dichiarazione pubblicata in occasione dell'anniversario dell'indipendenza, il 24 ottobre, ha lanciato l’allarme sulla tenuta sociale del Paese, esortando la classe politica a cercare soluzioni eque e durature alla crisi alla luce della dottrina sociale della Chiesa. L’economia dello Zambia, uno dei principali produttori mondiali di rame, ha subito un duro colpo dalla pandemia Covid-19 che ha fatto salire in modo esponenziale il debito pubblico e l’inflazione, cresciuta del 16% rispetto all'anno precedente. Insieme alle tensioni sociali sono aumentate anche quelle politiche. (MM-LZ)

11 novembre - ITALIA Milano: iniziativa di preghiera per il tempo di Avvento

“Kaire”, ovvero “rallegrati”, come disse l’Arcangelo Gabriele a Maria di Nazareth, annunciandole la futura nascita del Figlio di Dio. Questo il verbo scelto dall’Arcidiocesi di Milano per un’iniziativa di preghiera in tempo di Avvento. Si tratta de “Il kaire delle 20.32”, un appuntamento quotidiano di orazione con le famiglie e l’Arcivescovo della città, Monsignor Mario Delpini. “Siamo di fronte ad un’emergenza spirituale, non solo sanitaria e sociale – spiega il presule - La preoccupazione e l’angoscia per il futuro causate dalla pandemia inaridiscono il nostro spirito. Ma possiamo reagire con la preghiera”. Di qui, l’invito a riunirsi in preghiera “nella dimensione domestica della famiglia”, ogni giorno alle 20.32 a partire da domenica prossima, 15 novembre: collegandosi su ChiesaTv, Radio Marconi e Radio Mater, i fedeli potranno raccogliersi in preghiera con lo stesso presule per un appuntamento quotidiano della durata di circa tre minuti. Da ricordare che nella “Lettera per il tempo di Avvento”, intitolata “Il Verbo entra nella storia. Il tempo ospita la gloria di Dio. Il mistero dell’Incarnazione del Signore”, Monsignor Delpini sottolinea l’importanza di “decidere i tempi per i riti di vita familiare che consentono di parlarsi, di pregare insieme, di perdonarsi, di cercare insieme come affrontare le difficoltà che si profilano”, perché ciò “offre la possibilità di appianare malintesi, portare i pesi gli uni degli altri, intensificare l’amore”. Intanto, risultato positivo asintomatico al Covid-19, Monsignor Delpini continua l’isolamento fiduciario e pertanto non potrà presiedere la Santa Messa di domenica prossima, prima di Avvento, prevista alle ore 17.30 in Duomo. A sostituirlo sarà il Vicario generale, Monsignor Franco Agnesi. (IP)

11 novembre -  Il film "Bar Giuseppe" di Giulio Base vincitore del premio "Fuoricampo" per aver promosso il tema del sacro

 È "Bar Giuseppe" di Giulio Base, il film vincitore del premio "Fuoricampo 2020". Il riconoscimento conferito dai festival Tertio Millennio Film Fest di Roma, Religion Today di Trento e Popoli e Religioni di Terni è assegnato al film italiano che ha saputo, meglio di ogni altro, rilanciare il tema del sacro, del divino, del trascendente e dell’invisibile; di ciò che per l’appunto normalmente si trova fuori campo. Ne da notizia l'Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Cei. Interpretato da Ivano Marescotti, Virginia Diop e Nicola Nocella, "Bar Giuseppe" è una rilettura in chiave contemporanea della natività. “Calando la vicenda evangelica di Maria e Giuseppe nell’Italia disorientata di oggi – si legge nella motivazione del premio – Giulio Base costruisce un apologo sulla fraternità davvero coinvolgente, mai didascalico o enfatico, dallo stile semplice, piano, sorprendentemente pudico. Un invito appena sussurrato a fidarsi dell’altro, ad accoglierlo nel suo mistero, a vincere umanissime resistenze portatrici solo di infelicità. Ci si salva sempre insieme: la morale del film è cristallina. Il vero scandalo semmai è pensare di poterlo fare da soli”. Il film, girato in gran parte in Puglia, disponibile su rai Play, ha per protagonista  un vedovo titolare di una stazione di servizio, che sposa una immigrata diciottenne.  L'annuncio ufficiale del premio Fuoricampo avverrà mercoledì 11 novembre alle 21, nel corso della quinta serata del festival Popoli e Religioni 2020, trasmessa in diretta streaming sui profili youtube e facebook del festival di Terni. Interverranno, oltre al regista Giulio Base, il presidente dell’Ente dello Spettacolo Davide Milani, il direttore del festival Religion Today Andrea Morghen e il direttore del festival Popoli e Religioni Arnaldo Casali. La consegna del premio invece avverrà a primavera. (PO)

11 novembre PAKISTAN Mufti arrestato per avere celebrato un matrimonio forzato di una minorenne cristiana. Cresce la mobilitazione dei cristiani

 Mentre cresce in Pakistan la mobilitazione dei cristiani contro i matrimoni e le conversioni forzate all’Islam delle minorenni appartenenti a minoranze religiose, dopo la vicenda di Arzoo Raja, un altro caso risalente a più di un anno fa torna in questi giorni all’attenzione delle cronache. Il 10 novembre – riporta l’agenzia Ucanews  un tribunale pakistano ha infatti ordinato l’arresto di un mufti per avere unito in matrimonio una 15enne cristiana con un uomo musulmano di 45 anni. Neha Pervaiz, questo il suo nome, era stata rapita il 28 aprile 2019, violentata, costretta a convertirsi e quindi a sposare il suo violentatore.  La ragazza era riuscita a fuggire e aveva denunciato i rapitori alla polizia. Ieri l’ordinanza del tribunale di Karachi che ha disposto l’arresto del Mufti Qazi Ahmed Jaan Raheemi, il chierico musulmano che aveva celebrato le nozze. La notizia segue quella dell’annullamento del matrimonio della 13enne cristiana Arzoo Raka disposto il 9 novembre dall’Alta Corte del Sindh, che ha accertato la minore età della ragazza. Il caso ha riacceso le proteste dei cristiani pakistani contro questa pratica sempre più diffusa. In una nota diffusa il 7 novembre la Conferenza episcopale (Cbcp) definisce le conversioni forzate un “nuovo strumento di persecuzione contro le minoranze cristiane e indù ” nel Paese. Nella dichiarazione, firmata dal presidente della Cbcp monsignor Joseph Arshad, i vescovi chiedono giustizia per Arzoo e un intervento deciso del Governo per  contrastare i matrimoni precoci a scopo di conversione all’Islam: “È responsabilità dello Stato - affermano - legiferare per tutelare i suoi cittadini, soprattutto ragazza minorenni”. Dello stesso tenore una dichiarazione comune firmata dal cardinale Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, dal vescovo anglicano Kaleem John insieme a leader pentecostali, battisti e di altre confessioni  che hanno chiesto al Governo “di prendere atto di questi incidenti” e di “impegnarsi per garantire i diritti delle minoranze religiose in Pakistan, come stabilito nella Costituzione”. (LZ)

11 novembre - REPUBBLICA CECA Campane sciolte per l’anniversario della caduta del regime

Campane sciolte martedì 17 novembre prossimo, in occasione dell’anniversario del crollo del regime comunista nella Repubblica Ceca: questa è la richiesta che fa alle chiese attraverso un appello pubblicato sul sito dell’Episcopato ceco, il segretario generale della Conferenza episcopale della Repubblica Ceca, Stanislav Stanislav Přibyl. “Tra pochi giorni commemoreremo il 31.mo anniversario della caduta del regime comunista e l'entrata in una società libera. Anche quest'anno vogliamo commemorare questo giorno suonando le campane della chiesa – scrive - a nome del presidente della Conferenza episcopale ceca, l'arcivescovo Jan Graubner, mi rivolgo al clero per assicurarmi che le campane delle chiese suonino per alcuni minuti martedì 17 novembre, alle 17 e 11 minuti, come promemoria degli eventi del novembre 1989” (RB)

11 novembre - FILIPPINE Vescovi: tutelare lavoratori filippini emigrati all’estero

Si chiama “kafala”, ovvero “garanzia” ed è il sistema che regolamenta il lavoro migrante in alcuni Paesi mediorientali, tra cui l’Arabia Saudita. Spesso denunciato a causa delle situazioni degradanti a cui costringe i lavoratori, dei quali a volte viola i diritti umani, ora il sistema è in fase di riforma in Arabia Saudita. Le nuove normative, che entreranno in vigore a marzo 2021, prevedono un alleggerimento delle restrizioni pregresse, permettendo ad esempio ai lavoratori del settore privato di cambiare professione o lasciare il Paese senza il consenso del datore di lavoro. Soddisfazione per la riforma viene espressa dalla Conferenza episcopale delle Filippine: la nazione asiatica, infatti, conta circa 2,3 milioni di connazionali tra i lavoratori all’estero, soprattutto in Arabia Saudita, prima destinazione. “Preghiamo e speriamo che i nostri lavoratori domestici siano inclusi nella riforma”, afferma Monsignor Ruperto Santos di Balanga, membro della Commissione episcopale per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti. Il kafala, infatti, li porta ad essere “soggetti di maltrattamenti e sfruttamenti”, in quanto risultano “involontariamente legati al datore di lavoro, come se fossero una sua proprietà”. Di qui, l’appello del presule al governo filippino affinché si interessi della questione, tutelando i connazionali che operano all’estero. Da ricordare che già a giugno Monsignor Balanga aveva chiesto indagini approfondite per stabilire le cause della morte di oltre 350 espatriati in Arabia Saudita, nell’ultimo periodo. Molti di tali decessi risultavano dovuti a cause naturali, alcuni al Covid-19, ma ce n’erano anche altri risultati come ‘morti violente’. “Serve chiarezza – aveva detto il presule - sulle cause specifiche dei decessi, per prevenire ulteriori casi in futuro”. (IP)

11 novembre - GERMANIA Ecumenismo. Il messaggio dei vescovi per il Sinodo della Chiesa protestante: in tempo di pandemia tutte le chiese danno conforto e speranza

Sostegno, conforto e speranza: questi i valori aggiunti che offrono le chiese ai loro fedeli, specie in un periodo difficile come quello attuale dovuto all’emergenza pandemica da Coronavirus. Ha toni ecumenici il messaggio dei vescovi cattolici tedeschi firmato dal presidente della Conferenza episcopale di Germania, monsignor Georg Bätzing e pubblicato dal sito dell’Episcopato, in occasione dello svolgimento del Sinodo della Chiesa protestante in Germania. "La crisi innescata dal Coronavirus porta a un alto grado di insicurezza, dubbi e paure. È un bene che in questa situazione siamo uniti come chiese in Germania e che diamo sostegno, conforto e speranza". Così esordisce il presidente dei vescovi cattolici in apertura della settima sessione del 12.mo Sinodo della Chiesa evangelica in Germania in un videomessaggio in cui sottolinea che "Dio è con noi, anche in tempi di crisi. Ci muoviamo su un terreno buono e affidabile. Questa certezza non ci toglie tutte le preoccupazioni e le paure, ma ci rende più liberi di affrontarle e di osare sempre nuove partenze. Questo vale per ognuno di noi, ma anche per la Chiesa nel suo insieme, come comunità alla ricerca di un annuncio della fede sempre più al passo con le sfide dei tempi attuali”. Monsignor Bätzing ha espressamente riconosciuto l'impegno ecumenico degli anni passati: "Ricordo con affetto la celebrazione del 500.mo anniversario della Riforma, che ha segnato anche l’inizio di molti progetti e iniziative in comune. Grazie al grande impegno di innumerevoli cristiani nel nostro Paese, dei responsabili di entrambe le parti, e non ultimo grazie al forte impegno personale del vostro presidente, Heinrich Bedford-Strohm, e del mio predecessore nell'ufficio di presidente della Conferenza episcopale tedesca, cardinale Reinhard Marx, abbiamo celebrato insieme una festa di Cristo che ha ricevuto una grande risonanza positiva sia all'interno che all'esterno degli ambienti ecclesiali". “L’annuncio della fede cristiana pone continue sfide alle chiese in Germania – ha proseguito – ad esempio quali siano gli impulsi sostanziali e strutturali necessari affinché anche le prossime generazioni possano sperimentare e accettare la fede cristiana come fonte di vita”. "La comunione nella fede, che è già ecumenicamente visibile in molti modi, mira a un’unità che può essere vissuta anche come comunione eucaristica – ha concluso - nella Conferenza episcopale e anche nel dialogo con Roma, farò ogni sforzo per assicurare che si tenga viva l’attenzione su questo tema e che i risultati dei dialoghi ecumenici siano condivisi”. (RB)

11 novembre - BANGLADESH L’impegno della Caritas per una migrazione legale e sicura

Tra gennaio e ottobre, i corpi di 63 donne migranti sono stati restituiti al Bangladesh da diversi Paesi del Medio Oriente: 22 dall'Arabia Saudita e 14 dal Libano. Lo ha riferito – riporta UCA News - Khairul Islam, vicedirettore dell’Ufficio Immigrazione dell'aeroporto di Shah Jalal. Dinanzi a questa drammatica situazione, Caritas Bangladesh si è impegnata a gestire programmi volti a garantire ai lavoratori una migrazione legale e sicura in diverse regioni del Paese. Nella nazione, quasi un quarto della popolazione di oltre 160 milioni di abitanti vive al di sotto della soglia di povertà, e negli ultimi decenni, per sfuggire all’indigenza e alla disoccupazione, si è trovata spesso costretta, anche illegalmente, a tentare la fortuna all'estero, soprattutto nei Paesi del Golfo. L'Arabia Saudita è la destinazione numero uno, con circa 2 milioni di lavoratori bengalesi. In questi ultimi anni, centinaia di donne migranti, recatesi all’estero per sostenere la famiglia e migliorare la propria vita, sono state vittime di abusi: violenze sessuali, torture o condizioni di lavoro disumane. Per questo motivo, Caritas Bangladesh ha deciso di offrire varie forme di assistenza ai lavoratori in partenza per l'estero e a quelli che tornano dopo essere stati maltrattati e sfruttati.  Rita Roselin Costa, responsabile dell'Ufficio per le donne della Conferenza episcopale del Bangladesh, ha ribadito ad UCA News che non essendoci prospettive di occupazione nelle zone rurali, le persone sono costrette ad andare all’estero a cercare lavoro, ma, in questa situazione, “spesso le agenzie di reclutamento sfruttano la loro vulnerabilità”. Spetta, dunque, al governo garantire la loro sicurezza.  “Le autorità non possono semplicemente chiudere un occhio – ha affermato - a causa dei miliardi di dollari di reddito generati ogni anno dai migranti”.  Non potendo più “sopportare di sentir parlare del suicidio o della morte di uno solo di loro", la Chiesa – ha continuato la Costa – ha deciso di alzare la voce e di battersi per la sicurezza dei migranti. (AP)

11 novembre - SPAGNA Il 15 novembre la Giornata Mondiale Onu della memoria delle vittime della strada

Si terrà la prossima domenica 15 novembre, la Giornata mondiale della memoria delle vittime della strada, indetta dalle Nazioni Unite. In Spagna, come riferisce il sito dell’Episcopato, sarà il Dipartimento di Pastorale Stradale della Conferenza episcopale spagnola, che appartiene alla sottocommissione per le Migrazioni e la Mobilità Umana, a ricordare tutti coloro che sono morti in incidenti stradali attraverso una speciale Eucaristia dedicata. Ogni diocesi può decidere il giorno e l'ora della celebrazione: a Madrid, ad esempio, si terrà nella Basilica della Concezione alle 13 e sarà presieduta dall'arcivescovo della città, cardinale Carlos Osoro. La Messa sarà offerta per tutte le vittime alla presenza dei familiari, delle associazioni delle vittime di incidenti, dei trasportatori, degli autisti e delle autorità preposte alla sicurezza stradale. Secondo i dati forniti, dal Primo gennaio al 3 novembre 2020, 743 sono ben 743 le persone morte sulle strade spagnole. (RB)

11 novembre - AUSTRALIA “Novembre rosso” in memoria dei cristiani perseguitati

Rosso, come il sangue di chi viene perseguitato o muore a causa della fede cristiana: è questo il colore del mese di novembre in Australia. La sezione nazionale di “Aiuto alla Chiesa che soffre”, infatti, ha deciso di dedicare quest’anno trenta giorni ad iniziative in favore ed in solidarietà con tutti i cristiani perseguitati nel mondo a causa del loro credo. “Il ‘Novembre rosso’ sarà principalmente nelle scuole – si legge in una nota - ma anche le parrocchie sono invitate a partecipare”. Lo speciale mese vedrà la distribuzione di “risorse specifiche sulle necessità dei cristiani perseguitati e una ‘scatola dei poveri’, a forma di chiesa, per incoraggiare le offerte spirituali e materiali ai nostri fratelli e sorelle in Cristo, durante tutto novembre”. Mercoledì 25, inoltre, Acs Australia aderirà al “Mercoledì rosso”, l’iniziativa internazionale di Acs che vede i principali edifici religiosi, civili e culturali delle città del mondo illuminarsi di rosso. Tutte le cattedrali e le parrocchie australiane, quindi, sono invitate ad accendersi di luce rossa. Da ricordare che la campagna mondiale di Acs a sostegno dei cristiani perseguitati si svilupperà nell’arco di un’intera settimana, la così detta #RedWeek, in programma dal 18 al 25 novembre: lanciata dalla fondazione pontificia nel 2015 a Rio de Janeiro, quest’anno la speciale settimana avrà inizio in Austria con una Messa solenne che verrà celebrata il 18 novembre nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna. Gli eventi conclusivi si svolgeranno, invece, in Gran Bretagna, dove il 25 novembre verrà presentato il Rapporto “Liberare i prigionieri”, incentrato sui cristiani incarcerati a causa della loro fede. Nelle Filippine, infine, si dedicherà l’evento a tutti i sacerdoti ed i religiosi che operano in prima linea contro la pandemia da Covid-19, anche a rischio della propria vita. (IP)

11 novembre - ITALIA Il culto di Rosa da Viterbo nel Seicento al centro di un convegno sul web

A dieci anni dalla sua fondazione, il 15 novembre 2010,  il Centro Studi Santa Rosa da Viterbo Onlus,   promuove  il convegno Un monastero una città. Santa Rosa e Viterbo nel XVII secolo. L’appuntamento è per sabato 14 e domenica 15 novembre e vedrà coinvolti studiosi ed esperti della terziaria francescana vissuta nel XIII secolo. In osservanza delle nuove norme e disposizioni governative finalizzate al contenimento dell'emergenza COVID-19, il simposio si svolgerà in modalità digitale e potrà essere seguito dal canale Youtube oppure dalla pagina del sito del Centro Studi Santa Rosa da Viterbo onlus.   E’ la terza volta che il Centro Studi organizza un convegno di alto profilo scientifico e culturale con l’obbiettivo di valorizzare e tutelare il patrimonio dell’Archivio e Biblioteca della Federazione delle Clarisse Urbaniste.  Nel 2012 il tema,  Ad sonum campanae, è stato l’istituzione della processione civica per la festa di Santa Rosa del 1512. Nel 2016 invece l’attenzione si è concentrata sul contesto intorno al processo callistiano della giovane viterbese: “1450: il giubileo di S. Rosa“. Quest’anno l’indagine di studio riguarda il XVII secolo quando, dopo il Concilio di Trento, il monastero di  e il culto per Rosa ebbero modo di crescere da molti punti di vista, dentro e fuori le mura claustrali. Per partecipare è stato predisposto un collegamento webinar con Zoom, che prevede la possibilità di intervento in diretta. E’ possibile iscriversi entro la mattina del 13 novembre. (PO)

11 novembre _ ITALIA #coronavirus. Abruzzo, da oggi zona arancione. Vescovi: attività pastorali proseguano con prudenza e consapevolezza

Da oggi, l’Abruzzo è “zona arancione”, ovvero regione in cui il quadro pandemico da Covid-19 indica un peggioramento. Entrano in vigore, dunque, limitazioni più severe negli spostamenti, nell’apertura degli esercizi commerciali e nelle cerimonie o incontri pubblici. Per questo, i vescovi della Ceam (Conferenza episcopale regionale di Abruzzo e Molise) hanno diffuso un comunicato in cui raccomandano “una consapevole prudenza”, nonché “l’applicazione dei protocolli indicati dalle autorità” con una “particolare attenzione a non disperdere la cura verso la persona e le relazioni, con il coinvolgimento delle famiglie, anche attraverso l’uso del digitale”. “Questo vale anzitutto per le celebrazioni in presenza – sottolinea la nota – le quali proseguono, osservando tutte le disposizioni e precauzioni indicate e già messe in atto”. Particolare riguardo i presuli lo chiedono per la catechesi: “Laddove ci sono le condizioni necessarie di spazi e di catechisti disponibili – scrivono infatti - osservando le misure precauzionali note e sanificando di volta in volta gli ambienti, le attività in presenza sono di certo più incisive, specie per i più piccoli”. Se poi la situazione dovesse aggravarsi ulteriormente, portando la regione Abruzzo in “zona rossa”, allora la Ceam suggerisce che “si evitino momenti in presenza, favorendo con creatività altre modalità di incontro”, come quelle virtuali. Al contempo, la Chiesa cattolica di Abruzzo e Molise esorta i pastori ed i fedeli a “ravvivare l’annuncio e la testimonianza del Vangelo, fonte di luce e di speranza in un tempo così difficile di prova, esercitando il più possibile la carità, volto bello e credibile del Signore nella Chiesa”. Una speciale preghiera, infine, viene elevata per gli operatori sanitari e per le vittime ed i malati di coronavirus, incluso il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, tuttora ricoverato in terapia intensiva. (IP)

11 novembre - BRASILE “Allunga la mano ai poveri” il tema della Giornata mondiale dei poveri in programma il 15 novembre

Come riportato dal sito dei vescovi del Brasile, quest’anno la Giornata Mondiale per i poveri sarà vissuta on line e nel Paese è promossa dalla Conferenza episcopale brasiliana, dalla Conferenza dei Religiosi del Brasile, dall'associazione nazionale dell'Educazione cattolica, dalla Caritas, dal Movimento per l'Educazione di Base, da Signis Brasil e dagli Editori Cattolici. La Giornata mondiale dei poveri è stata istituita da Papa Francesco quattro anni fa e quest’anno sarà celebrata nella stessa data, il 15 novembre, in tutto il mondo, anche se per lo più in modalità virtuale. Il tema scelto per il 2020 è: "Allunga la mano ai poveri", tratto dal Libro del Siracide e gli eventi previsti saranno trasmessi in diretta sui social network delle organizzazioni partner. Nell’intento degli organizzatori, la Giornata vuole offrire una riflessione sulla realtà della povertà che affligge le popolazioni in varie parti del mondo, e in particolare in Brasile, che è ancora una volta in cima alla mappa della fame nel mondo. Si vuole sottolineare, in particolare, come questa realtà influisce sulla vita delle persone, compromettendola nel campo della sicurezza alimentare e nutrizionale e, in molti casi, portandole alla morte. Tra gli interventi previsti durante la diretta curata da Jucelene Rocha, giornalista e consigliere nazionale per la comunicazione della Caritas brasiliana, atteso quello di monsignor José Moreira, vescovo di Januária. (RB)

11 novembre - ARGENTINA Incontro virtuale vescovi: riflessione sull’Enciclica “Fratelli tutti”

È stata l’Enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale”, il tema centrale della riunione dei vescovi argentini, svoltasi il 10 novembre in modalità virtuale, tramite la piattaforma Zoom, a causa della pandemia da Covid-19. Centosedici i vescovi partecipanti all’evento – informa la nota conclusiva dei lavori – guidato dal presidente dell’episcopato, Monsignor Oscar V. Ojea, e dal segretario generale, Monsignor Carlos H. Malfa. La riunione è stata “fruttuosa”, continua la nota, e si è concentrata su “una valutazione dell’Enciclica” pontificia, della quale i presuli “hanno condiviso i principali aspetti e insegnamenti, ringraziando al contempo il Santo Padre per la sua guida pastorale in questo tempo di pandemia”. Non è mancato poi il ricordo dei presuli e dei sacerdoti argentini deceduti negli ultimi tempi nel Paese, così come l’informativa su tutte le recenti nomine episcopali. Ai lavori ha preso parte, per la prima volta, il nuovo Nunzio Apostolico, Monsignor Miroslaw Adamczyk, nominato lo scorso 22 febbraio. In un clima di “dialogo fruttuoso e scambio pastorale”, si legge ancora nel comunicato, “i delegati di ciascuna delle regioni” ecclesiastiche “hanno condiviso le diverse realtà delle loro diocesi e l’accoglienza dell’Enciclica”. Un ringraziamento speciale è andato, poi, alla Caritas nazionale per il grande impegno profuso in questo periodo storico particolarmente difficile. L’incontro si è concluso con la preghiera mariana dell’Angelus, guidata da Monsignor Ojea. (IP)

11 novembre - POLONIA Jasna Góra: “Ritiro per tutti” online dall’11 al 13 novembre    

Monsignor Adrian Galbas SAC, presidente del Consiglio dell'Episcopato polacco per l'Apostolato dei Laici, in un messaggio diffuso sulla pagina web della Conferenza episcopale ha incoraggiato i fedeli a partecipare ad un "Ritiro per tutti" nazionale, online, dall’11 al 13 novembre, a Jasna Góra, per “guardare ciò che sta accadendo in noi e intorno a noi alla luce della Parola di Dio”. “Lasciamo che sia questa Parola, e non qualsiasi altra - ha affermato il presule -, la nostra lampada, che ci guiderà e ci farà uscire sempre dalle tenebre più fitte”. Il "Ritiro per tutti", ha inizio oggi, nel Giorno dell'Indipendenza della Polonia, al culmine di una preghiera di nove giorni, la Novena di Jasna Góra per la pace e la riconciliazione. Primo appuntamento, alle ore 12, una conferenza online, trasmessa sul canale YouTube di Jasna Góra, sul tema "Comunità e riconciliazione", tenuta da monsignor Galbas. La Santa Messa quotidiana, nella Cappella della Madonna, alle ore 20.00, sarà presieduta dal Primate di Polonia, monsignor Wojciech Polak, mentre l'Appello di Jasna Góra, alle ore 21.00, sarà guidato dall'arcivescovo Wacław Depo, metropolita di Częstochowa. Il secondo giorno, a mezzogiorno, la catechesi dell'arcivescovo Grzegorz Ryś, metropolita di Łódź, verterà sul tema "Verità e Bene". La Santa Messa sarà presieduta da monsignor Andrzej Czaja, vescovo di Opole, mentre l'Appello di Jasna Góra sarà guidato da monsignor Adrian Galbas SAC, vescovo ausiliare della diocesi di Ełk.  Nell'ultimo giorno degli esercizi spirituali, la catechesi di monsignor Edward Dajczak, vescovo di Koszalin e Kołobrzeg sarà dedicata al tema "Amore e misericordia". La Santa Messa, alle ore 20.00, sarà presieduta da monsignor Andrzej Przybylski, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Częstochowa e l'Appello di Jasna Góra sarà guidato da padre Dariusz Wilk CSMA, Superiore Generale dei Micheliti.  Il 12 novembre, alle ore 21.30, si svolgerà un dibattito online dal titolo: "Divisi / Collegati", al quale, oltre agli utenti Internet, interverranno: una suora domenicana della House for Boys di Bronowice, suor Tymoteusz Gil, la giornalista Ida Nowakowska, e il teologo e sacerdote, padre Wojciech Węgrzyniak. Tutti i momenti del ritiro saranno trasmessi sul canale YouTube di Jasna Góra e su Radio Jasna Góra. (AP)

11 novembre - REPUBBLICA CECA #coronavirus Studenti delle scuole cattoliche per infermieri in ospedale con i malati

Sono circa una trentina gli studenti della Church Secondary Medical School di Brno che a causa della pandemia di Coronavirus in corso hanno già potuto mettere in pratica la propria vocazione lavorando in diversi ospedali come quello di Vizovice. Anche se nella Repubblica Ceca, rispetto alla scorsa settimana in cui si registrava il tasso più alto d’Europa, i casi stanno calando attestandosi su circa novemila nuovi al giorno, non si deve comunque abbassare la guardia, avvertono le autorità sanitarie. "Gli studenti hanno risposto alla chiamata al servizio emanata dalle singole regioni. Tuttavia, la maggior parte di loro aveva già iniziato ad aiutare in forma volontaria", è la testimonianza pubblicata sul sito della Conferenza episcopale ceca di suor Karola Lucie Kuczynská, della Congregazione delle Suore della Misericordia III, e insegnante della scuola per infermieri. "Sono molto grato di poter contribuire a fornire assistenza in una situazione così difficile che sta attraversando il nostro Paese. Ci impegniamo perché vogliamo aiutare, anche se corriamo il rischio di infettare noi stessi e i nostri cari”, ha confidato Anna Škvařilová, studentessa infermieristica del terzo anno. La ragazza sta attualmente assistendo in un centro di raccolta con prelievo di campioni da pazienti con sospetta infezione da Covid-19 presso l'ospedale municipale di Čáslav. Gli studenti lavorano anche nell'ospedale per malati di lunga degenza, che fa parte del Merciful Brothers Hospital di Brno. La pandemia ha complicato in modo significativo la situazione qui, poiché molti professionisti sanitari sono stati messi in quarantena: "In una situazione di emergenza in cui c'è carenza di personale, siamo davvero impegnati", ha detto Darina Dohnálková, studentessa del quarto anno che non è estranea a lavorare in questo dipartimento, perché è il secondo anno che vi è impegnata: "Abbiamo una buona formazione dalla scuola e dalla pratica. Sappiamo come usare l'equipaggiamento protettivo e possiamo anche gestire prestazioni normali, quindi non è una novità per noi ". C’è bisogno di infermieri anche presso l'Ospedale Della Croce a Praga-Žižkov, di proprietà delle Suore Misericordiose di S. Croci e di altre organizzazioni cattoliche. La mancanza di personale ha influito anche sul funzionamento del Merciful Brothers Hospital di Vizovice, non solo a causa del Coronavirus, tanto che finora qui sono stati mandati quattordici studenti. Grazie a loro, secondo il direttore, è possibile mantenere in funzione l'ospedale senza grosse restrizioni. L’impegno maggiore, dato il divieto di visite, è cercare di alleviare la sofferenza dei pazienti consentendo il contatto telefonico con i propri cari. E almeno a distanza, si sta anche cercando di fornire loro alcuni elementi di cura spirituale: la Santa Messa, ad esempio, non si svolge in ospedale, ma i pazienti possono guardarla nelle stanze attraverso Noah TV. "Sono molto orgoglioso dei nostri studenti! Hanno deciso di aiutare dove nessuno di noi vuole trovarsi ", ha detto, infine, il preside della scuola David Kasan. (RB)

11 novembre - CAMERUN Vescovi: cautela su vaccino contro cancro a collo dell’utero, servono studi più approfonditi

Si dicono preoccupati e chiedono cautela e prudenza i vescovi del Camerun di fronte alla campagna di vaccinazione lanciata dal governo per prevenire i tumori al collo dell’utero nelle bambine e ragazze dai 9 anni in poi. Con una nota recente, Monsignor Dieudonné Antangana, vescovo di Nkongsamba, ha chiesto espressamente ai fedeli di “non sottoporre le loro figlie al vaccino”, ma di “restare in attesa di una dichiarazione ufficiale da parte di tutta la Conferenza episcopale nazionale”. Questo perché gli studi sul farmaco son ancora “incompleti” ed è quindi “prematuro” passare già alla sua inoculazione. Inoltre, il presule ha vietato alle équipe mediche associate al vaccino di lavorare all’interno delle strutture sanitarie diocesane. Da ricordare che Nkongsamba è la seconda diocesi del Camerun a vietare la somministrazione del “Gardasil”, questo il nome del vaccino: in precedenza, anche la Chiesa di Obala si era detta contraria. Come spiegato dal Vicario generale, Padre Luc Onambele, esperto in Sanità pubblica e medicina preventiva, il “Gardasil” è efficace solo per alcuni tipi di lesioni tumorali, mentre per altri “non cambia in alcun modo lo sviluppo dell’infezione”. Lo stesso presidente dei vescovi, Monsignor Abraham Kome, nei giorni scorsi, aveva commentato: “Abbiamo dei dubbi su questo vaccino e nel dubbio è necessario astenersi”. Prima di procedere ad una campagna di vaccinazione, ha aggiunto il presule, è bene che “tali perplessità siano dissipate”. Infine, da sottolineare che anche la comunità musulmana del Paese, attraverso l’organizzazione “Musulmani per la cooperazione e lo sviluppo”, si è opposta al vaccino. (IP)

11 novembre - GERMANIA Vaccino #coronavirus. Monsignor Fürst: per distribuzione siano seguiti criteri etici di priorità

Qualità dei prodotti, accesso globale e priorità nella somministrazione che siano individuate secondo criteri eticamente accettabili: sono queste le tre caratteristiche che dovrà avere il vaccino contro il Coronavirus, secondo monsignor Gebhard Fürst, vescovo di Rottenburg-Stoccarda e presidente della sottocommissione di Bioetica della Conferenza episcopale tedesca, in una dichiarazione pubblicata sul sito dell’Episcopato. "Nonostante i gravi oneri sanitari, sociali ed economici causati dall'attuale pandemia, i rigidi standard di qualità finora applicati devono essere mantenuti nella ricerca e nella sperimentazione di vaccini adeguati – ha detto il presule - questo naturalmente include informazioni complete sull'efficacia e sugli effetti indesiderati dei singoli vaccini. Nessuno deve essere messo a rischio in modo sconsiderato”. Quanto all’accesso della popolazione alla profilassi, il vescovo ha considerato: “Come reazione a un evento globale, una strategia di vaccinazione deve anche essere orientata a livello globale e mirare a garantire che tutte le persone abbiano accesso alle vaccinazioni contro il Coronavirus. Ciò significa che anche i vaccini adatti devono essere messi a disposizione in tutto il mondo a prezzi ragionevoli. L'egoismo nazionale nella distribuzione delle dosi di vaccino è controproducente quanto i tentativi dei produttori di far passare il prezzo di vendita più alto possibile. Ciò è tanto più vero in quanto sono stati investiti ingenti fondi pubblici per lo sviluppo dei vaccini”. “Poiché i vaccini saranno inizialmente disponibili in numero limitato, per la loro distribuzione sono necessari criteri di priorità eticamente fondati – continua il vescovo - riconoscendo che è probabile che vengano immessi sul mercato vaccini diversi, con diversi gradi di efficacia per diversi gruppi di persone, c'è la necessità di una regolamentazione per garantire che le persone con un profilo di rischio significativamente più elevato vengano vaccinate in via prioritaria. Anche le persone che, a causa della loro funzione professionale, hanno contatti particolarmente frequenti con persone infette dovrebbero avere la priorità nella distribuzione di dosi di vaccino inizialmente scarse”. In Germania, secondo gli ultimi dati diffusi dal Koch Institute, il picco della curva inizia a calare: nelle scorse 24 ore si sono registrati circa 18.500 nuovi casi e 261 decessi. “Anche se la vaccinazione dovrebbe essere volontaria in linea di principio, non c'è dubbio che noi cristiani siamo impegnati in una convivenza solidale, in cui ogni individuo dovrebbe essere consapevole del suo obbligo di proteggere le persone particolarmente vulnerabili. La volontà di vaccinarsi è espressione concreta di questa solidarietà – ha concluso monsignor Fürst - poiché in questa fase rimangono ancora molti interrogativi irrisolti sulla natura e la durata dell'immunità che può essere ottenuta attraverso la vaccinazione, si può presumere che questa sia solo una parte di una strategia globale per mitigare le disastrose conseguenze della pandemia, che deve essere naturalmente affiancata da ulteriori misure di aiuto socio-politico ed economico”. (RB)

11 novembre - OCEANIA Ad una rete di giovani impegnati nella salvaguardia dell’ambiente nelle isole del Pacifico il Premio Pax Christi International per la pace 2020

Pax Christi International ha assegnato il Premio Pax Christi International per la pace 2020 ai Pacific Climate Warriors, una rete di giovani 17 nazioni insulari del Pacifico e delle comunità della diaspora negli Stati Uniti Uniti, in Nuova Zelanda e Australia, impegnati nella sensibilizzazione sulla vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Il loro obiettivo è anche quello di promuovere la resilienza di fronte alle sfide di oggi e di opporsi in modo pacificamente all’industria dei combustibili fossili le cui attività minano l’ambiente. I membri del Comitato direttivo di Pax Christi International hanno deciso di conferire il riconoscimento per la pace ai Pacific Climate Warriors per l’ammirevole leadership che i giovani hanno mostrato sulla questione climatica ma anche per attirare l’attenzione sulla regione dell'Oceania, area geografica spesso trascurata. Per il segretario generale di Pax Christi International, Greet Vanaerschot, in questo momento in cui la Chiesa cattolica approfondisce il suo impegno per gli insegnamenti della Laudato Si ’, “che ci ricorda che siamo veramente una comunità”, consegnare il premio per la Pace di Pax Christi ai guerrieri del clima del Pacifico significa premiare il loro esempio. “Nel 2018, durante la mia visita a Pax Christi Aotearoa in Nuova Zelanda, ho avuto l’opportunità di incontrare e conoscere meglio i guerrieri del clima del Pacifico - ha detto Greet Vanaerschot -. La loro determinazione, creatività e serietà nel consentire ai giovani gli strumenti d’azione per proteggere la loro cultura e difendere la sopravvivenza delle loro isole sono fonte di ispirazione e meritano di essere sostenuti”. “Le azioni coraggiose, non violente e tenaci dei guerrieri del clima del Pacifico devono essere applaudite e incoraggiate” si legge in un comunicato di Pax Christi Internazional. Istituito nel 1988, il Premio internazionale per la pace Pax Christi è finanziato dal Fondo per la pace del cardinale Bernardus Alfrink ed è destinato a persone o organizzazioni che lavorano per la pace, la giustizia e la non violenza in diverse parti del mondo. La cerimonia di premiazione si terrà ad Auckland, in Nuova Zelanda, il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani, nell’ambito di un evento organizzato da Pax Christi Aotearoa Nuova Zelanda. (TC)

11 novembre - REGNO UNITO ACS: 100.000 euro di aiuti al Mozambico dopo l’ennesimo brutale attacco di Daesh nella provincia di Cabo Delgado

Un gruppo armato legato a Daesh negli ultimi giorni ha trasformato un campo di calcio, nel villaggio di Muidumbe, nella provincia di Cabo Delgado, in un "campo di esecuzione", in cui cinquanta persone sono state uccise e decapitate. La brutale aggressione è l’ultima di una serie di oltre 600 attacchi nella provincia, dove sono morte almeno 2 mila persone e 310 mila sono rimaste senza tetto. In seguito alla notizia del massacro, confermato dalla polizia, Aiuto alla Chiesa che Soffre Regno Unito ha annunciato ieri – si legge sulla sua pagina web - l’invio di un pacchetto di aiuti di emergenza di 100 mila euro al Mozambico, un aiuto che comprende anche coperte, vestiti, cibo, prodotti per l’igiene, nonché la consulenza per le vittime di traumi. Suor Blanca Nubia Zapata, delle Suore Carmelitane Teresiane di San Giuseppe, ha riferito ad ACS Regno Unito che gli aggressori, un gruppo che si definisce Stato islamico dell'Africa centrale, hanno costretto le persone a lasciare le loro case. "Sembra che stiano cercando di sfrattare l'intera popolazione della parte settentrionale della provincia di Cabo Delgado – ha raccontato -, costringendo la gente comune a fuggire senza la minima traccia di compassione. Più di 12.000 persone sono arrivate qui nelle ultime due settimane. Non riusciamo a tenere il passo. Arrivano donne e bambini e persone anziane che camminano da giorni. Alcuni sono morti lungo la via, sulle strade e sui sentieri nel bosco". Regina Lynch, responsabile dei progetti di ACS International, ha raccontato come siano state incendiate chiese e distrutti conventi e come abbiano rapito anche due suore”. Ma come “quasi nessuno abbia prestato attenzione a questo nuovo focolaio di terrore e di violenza jihadista in Africa, che sta colpendo tutti, sia cristiani che musulmani". Finalmente, ha affermato la Lynch,  “c’è un po' di attenzione internazionale per questa tragedia che dura da tempo e che è stata in gran parte dimenticata per molti lunghi e dolorosi mesi”. (AP)

11 novembre - REGNO UNITO Pubblicato Rapporto IICSA. Vescovi: abuso è crimine che non deve essere mai scusato o coperto

“L'abuso è un atto malvagio contro i più vulnerabili; non deve mai essere scusato o coperto”: è quanto scrive la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles (Cbcew) in una nota diffusa ieri, dopo la pubblicazione del Rapporto IICSA, ovvero l’Inchiesta indipendente sugli abusi sessuali sui minori, indagine pubblica istituita dal governo britannico nel 2015. “Accogliamo con favore il Rapporto”, si legge nella nota episcopale, che sottolinea il fatto che l’inchiesta abbia dato voce “alle vittime e ai sopravvissuti agli abusi”. “Ascoltare attentamente la loro testimonianza – spiegano infatti i presuli - ha portato sollievo all'entità del danno che tali abusi sessuali hanno avuto sulla loro vita”. Al contempo, la Cbcew si scusa “con tutte le vittime e i sopravvissuti che non sono stati ascoltati o sostenuti adeguatamente” dalla Chiesa, perché è solo “ascoltando con umiltà coloro che hanno sofferto che possiamo contribuire alla guarigione delle ferite provocate dagli abusi, così da imparare” come “migliorare gli standard, le politiche e le procedure di salvaguardia all’interno della Chiesa” stessa. I vescovi ribadiscono, poi, che “l’abuso sessuale sui minori è un crimine” e, in quanto tale, “richiede una vigilanza rigorosa e procedure altrettanto rigorose per garantire la denuncia alle autorità” preposte. “Questa è la politica della Chiesa e questo è anche il motivo per cui il nostro lavoro di salvaguardia deve essere continuamente rivisto e migliorato”, prosegue la nota episcopale. Laddove, infatti, si sono riscontrate “mancanze e incoerenze nell'applicazione delle procedure di tutela, noi le riconosciamo e ci impegniamo a intraprendere azioni che portino da un miglioramento”. Dai presuli anche “le scuse senza riserve” per tutti gli abusi commessi da membri della Chiesa contro i bambini, le cui dannose conseguenze “non possono essere cancellate”. Il Rapporto IICSA sarà esaminato nel dettaglio nell’ambito dell’Assemblea Plenaria della Cbcew che avrà luogo la settimana prossima. Una seconda dichiarazione, in video, è stata poi diffusa dal Cardinale Vincent Nichols, presidente dei vescovi di Inghilterra e Galles: “Questo è giorno difficile e doloroso per noi – afferma il porporato – Ma credo che sia un giorno doloroso soprattutto per coloro che hanno subito abusi durante la loro infanzia, perché quelle ferite sono permanenti, profonde ed ora vengono risvegliate”. Ringraziando, quindi, l’IICSA per il suo operato, “per aver messo in luce le cose che sono state nascoste e per averci aiutato a vedere il prossimo passo del nostro cammino in queste terribili, difficili questioni”, il Cardinale Nichols esprime ancora una volta il suo rammarico ed il suo dolore alle vittime, promettendo loro che la Chiesa “continuerà a lavorare” affinché tutti siano “ascoltati e aiutati”. “Voglio che le persone che hanno subito abusi sessuali si facciano avanti e si facciano avanti con la certezza che saranno ascoltate. Non sarà così difficile come in passato - ribadisce il porporato – Ora siamo determinati a continuare a costruire la qualità della nostra risposta ad ogni singola accusa di abuso sessuale”. (IP)

11 novembre - FRANCIA Dal 29 novembre al via all’Avvento on line ideato dai domenicani di Lille

“Ritiro in città”, il portale del convento dei domenicani di Lille che propone la Parola di Dio, meditata e aperta sul mondo, invita a partecipare ad “Avvento in città”. Si tratta di un’iniziativa on line che, a partire dal 29 novembre, offrirà meditazioni per prepararsi al Natale. Il tema è la pace e le riflessioni saranno sviluppate sui versetti 9-5 del profeta Isaia declinati sull’oggi e in particolare sul versetto “Viene il Principe della Pace”. “Nella sua recente enciclica, Papa Francesco osserva che non c’è fratellanza senza pace, verità e riconciliazione - si legge su avent.retraitedanslaville.org -. Ma il clima di violenza, le tensioni sociali esacerbate dal confinamento, dalla sfiducia e dalle preoccupazioni non rendono facile questo cammino verso la pace”. Ma nel buio dell’inverno e nell’epidemia di odio e paura, spiega la presentazione dell’iniziativa, “arriva lui, il Principe della Pace”. “Con il ritiro ‘Avvento in città’ prepariamoci perché il Natale non sia una banale gioia ma un evento spirituale per la nostra vita. Accogliamo la pace profonda che Gesù ci porta a Natale” esorta in un video padre Fhilippe Verdin, responsabile di “Avvento in città”. Il sito web dei domenicani metterà a disposizione un calendario dell’Avvento perché quest’anno i giorni che precedono il Natale siano più che mai un tempo di speranza. “Questo è il ruolo dei cristiani nel nostro mondo: irradiare speranza e servire la pace. La pace ha per noi il volto di Gesù Bambino” affermano i religiosi nel loro sito web. Iscrivendosi su avent.retraitedanslaville.org, dal 29 novembre ogni giorno si riceverà una mail con riflessioni e canti dell’Avvento, mentre quattro relatori si alterneranno in meditazioni tematiche. La prima settimana fr François-Dominique, da Parigi, parlerà di pace nelle famiglie, nella seconda settimana suor Marie-Emmanuelle, da Le Puy-en-Velay, rifletterà sulla pace nelle comunità cristiane; la terza settimana fr Youssef, da Poitiers, ricorderà in che modo lo Spirito Santo crea pace tra i popoli; nella quarta settimana fr Bruno presenterà Gesù come Principe della Pace nella vita di ogni uomo. Monsignor David Macaire, domenicano, arcivescovo di Fort-de-France, nella Martinica, inoltre, ogni settimana illustrerà un metodo concreto per diventare artigiani di pace. La schola dei frati domenicani di Lille, infine, ogni mattina, fino a Natale, pregherà le lodi in diretta streaming. E per finire il calendario dell’Avvento suggerirà ogni giorno un gesto concreto per costruire la pace. (TC)

11 novembre - PERÙ Crisi politica. Il messaggio di speranza dei vescovi ai peruviani

Grave crisi politica in Perù. Martin Vizcarra non è più il presidente del Paese. Dopo una sessione storica, il Congresso ha votato a stragrande maggioranza per rimuoverlo, una decisione dovuta sia alle accuse di corruzione che pesano sul politico, sia agli interessi politici di un parlamento fortemente diviso. Il presidente del Congresso, Manuel Merino, del partito di centro-destra Azione Popolare (AP), assumerà le redini della repubblica non appena presterà giuramento, martedì prossimo. Dinanzi a questi avvenimenti e alla crisi economica e sociale, in uno dei Paesi più colpiti dal Covid-19, i vescovi del Perù hanno inviato un messaggio di speranza, pubblicato sulla pagina web dell’Episcopato, a tutti i peruviani, preoccupati per il destino della nazione e delle istituzioni democratiche, ricordando loro che il Paese ha bisogno dello sforzo di ciascuno per consolidarsi come nazione. In questo contesto attuale - hanno sottolineato i vescovi - risulta necessario garantire lo svolgimento delle elezioni generali del prossimo aprile e il trasferimento di potere nel mese di luglio 2021, nonché dare priorità all’emergenza sanitaria, economica e sociale. Questo è il momento “di rinunciare agli interessi personali o di gruppo per promuovere la rinascita economica – hanno affermato i presuli - e costruire strade di solidarietà, fraternità e sviluppo integrale”. “È tempo di ascoltare la popolazione e di agire pensando al Perù”. Inoltre, è necessario, e urgente, - hanno aggiunto - continuare a lottare contro il cancro sociale della corruzione, per un Perù più trasparente e giusto. L’Episcopato, citando le parole di Papa Francesco pronunciate durante la sua visita in Perù, ha quindi incoraggiato ed esortato coloro che occupano incarichi di responsabilità “ad impegnarsi in tal senso per offrire al loro popolo e alla loro terra la sicurezza che nasce dalla convinzione che il Perù è uno spazio di speranza e di opportunità, ma per tutti, non per pochi; perché ogni peruviano, ogni peruviana possa sentire che questo Paese è suo, e che può stabilirvi relazioni di fraternità e di uguaglianza con il prossimo e aiutare l'altro quando ne ha bisogno; una terra in cui si possa realizzare il proprio futuro". (AP)

11 novembre - STATI UNITI Rapporto McCarrick. Presidente vescovi: grati al Papa per appello a responsabilità e trasparenza

È con “favore” e “gratitudine” che la Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) accoglie la pubblicazione, avvenuta il 10 novembre, del Rapporto su Thedore McCarrick, ossia il dossier reso noto dalla Segreteria di Stato con i documenti e le testimonianze che raccontano la vicenda dell’ex cardinale arcivescovo di Washington dimesso dallo stato clericale. In una dichiarazione a firma di Monsignor José H. Gomez,  Arcivescovo di Los Angeles e presidente della Usccb, si legge: “Stiamo studiando questi risultati e siamo grati a Papa Francesco per la sua preoccupazione pastorale nei confronti della famiglia di Dio negli Stati Uniti e per la sua leadership nel chiamare la Chiesa ad una maggiore responsabilità e trasparenza nell'affrontare le questioni relative agli abusi” e la loro “cattiva gestione ad ogni livello”. Si tratta di “un altro tragico capitolo della lunga lotta della Chiesa per affrontare i crimini di abusi sessuali commessi dal clero”, prosegue la nota. Al contempo, il presule esprime “alle vittime di McCarrick e alle loro famiglie, e a ogni vittima di abusi sessuali da parte del clero”, tutto il suo “profondo dolore” e le sue “più profonde scuse”. “Io e i miei fratelli vescovi – ribadisce Monsignor Gomez - siamo impegnati a fare tutto ciò che è in nostro potere” per aiutare i sopravvissuti “ad andare avanti” e per far sì che “nessuno soffra ciò che loro stati costretti a soffrire”. Di qui, l’esortazione rivolta a tutte le vittime di abusi “da parte di un sacerdote, di un vescovo o di qualcuno nella Chiesa”: “Denunciate tali abusi alle forze dell'ordine e alle autorità della Chiesa”. Infine, l’Usccb conclude la sua dichiarazione ribadendo che il Rapporto McCarrick “sottolinea la necessità di pentirsi e di crescere nel nostro impegno a servire il popolo di Dio. Continuiamo tutti a pregare e a lottare per la conversione del nostro cuore e per seguire Gesù Cristo con integrità e umiltà”. (IP)

10 novembre - REPUBBLICA DEMOCRATICA CONGO In un memorandum al capo dello Stato i vescovi chiedono riforme che rispettino i valori fondamentali

Il bene della popolazione, il rispetto della Costituzione, la sicurezza nazionale, l’integrità territoriale, la stabilità dello Stato e delle sue istituzioni, la pace sociale, lo Stato di diritto e la democrazia: sono questi, per la Conferenza episcopale congolese, i principi che devono essere preservati nella ricerca di una soluzione politica all’attuale crisi che la Repubblica democratica del Congo sta attraversando. Il capo dello Stato Felix Tshisekedi ha avviato una serie di consultazioni per risolvere le divergenze con la coalizione Fronte comune per il Congo (Fcc), di cui fa parte l’ex presidente Joseph Kabila e che ha una netta maggioranza di seggi in parlamento, e per decidere le riforme da intraprendere, in particolare quelle elettorali. Ieri Tshisekedi ha incontrato anche una delegazione di vescovi che gli hanno consegnato un memorandum che sottolinea quanto importante sia valutare la coalizione e le riforme elettorali. Circa l’attuale situazione politica i presuli ritengono che “con la dinamica attuale della coalizione, non ci si potrà aspettare la ricostruzione del Paese” e che è necessaria “una soluzione politica che rispetti il popolo”. “Per questo la esortiamo a valutare seriamente il contenuto della coalizione e il suo funzionamento al fine di verificare se esiste la possibilità di un rinnovamento interno” scrivono i vescovi al presidente, evidenziando che occorre comunque tener conto dei valori irrinunciabili. “Il benessere del popolo, la verità, la giustizia, la pace sono tra questi valori fondamentali” precisa la Conferenza episcopale. Circa le riforme elettorali i presuli insistono, poi, sulla depoliticizzazione e l’indipendenza del Ceni, la Commissione elettorale nazionale indipendente, e raccomandano riforme condivise e realiste della legge elettorale. “Il popolo si aspetta da queste consultazioni risultati che diano indicazioni chiare per un nuovo sistema di governance che lo metta al centro delle preoccupazioni degli attori politici” aggiungono i vescovi. Infine i presuli riconoscono che le sfide che in questo momento devono essere affrontate sono enormi ed esortano il capo dello Stato ad avere fede in Dio e a considerare che uomini e donne di buona volontà possono contribuire a una nuova dinamica di buona governance. “La Cenco non esiterà ad apportare il proprio contributo a qualunque iniziativa che avrà come fine il benessere del popolo congolese” concludono i vescovi che assicurano al presidente Tshisekedi le loro preghiere. (TC)

10 novembre BELGIO Premio della Fondazione Sœur Emmanuelle, l'"angelo degli straccivendoli", assegnato a cinque progetti in RDC, Nigeria, Marocco e Belgio

Sono cinque quest’anno i vincitori del Premio della Fondation Sœur Emmanuelle, la fondazione nata nel 1993 in Belgio per sostenere le iniziative di assistenza a madri e bambini poveri, senza distinzione di razza, religione o collocazione geografica seguendo l’esempio di Suor Emmanuelle, Il premio, dell’ammontare di 100mila euro, viene assegnato a volontari o associazioni benefiche che si sono distinte per il loro impegno a favore degli ultimi, portando così avanti l’opera della famosa religiosa belga scomparsa nel 2008 e conosciuta come l’”angelo degli straccivendoli”.  I vincitori dell’edizione 2020 sono cinque progetti realizzati nella Repubblica Democratica del Congo, in Nigeria, in Maroccco e a Bruxelles, in Belgio.  La cerimonia di premiazione, prevista il 16 novembre, non potrà svolgersi in presenza a causa dell’emergenza Coronavirus, ma per dare visibilità ai progetti premiati gli organizzatori hanno deciso di diffondere sui social brevi video di presentazione dei vincitori. Tra i cinque progetti l’agenzia dei vescovi belgi Cathobel segnala in particolare la scuola “Saints Fabien-Gertrude” fondata da padre Denis Kialuta Longana vicino a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, per dare un’educazione a bambini inattivi. Il grande successo dell’iniziativa ha reso necessaria la costruzione di nuovi locali per accogliere altri studenti. Nel suo video padre Longana spiega che la scuola non ha alcun aiuto finanziario pubblico o privato e che ha bisogno di finanziamenti per svolgere le sue varie attività. L’altro progetto segnalato da Cathobel è invece promosso dall’associazione Amane a Rabat, in Marocco, ed è finalizzato a sottrarre i bambini di strada alla droga, alla violenza e allo sfruttamento sessuale. A questo scopo l’associazione è impegnata in una campagna di sensibilizzazione degli attori sociali e le istituzioni. L’associazione ha finora aiutato più di mille bambini, dai 7 ai 18 anni. (LZ)

10 novembre Al via riunione del Comitato esecutivo del Wcc. In primo piano l’emergenza #Coronavirus

La preparazione dell’11.ma assemblea generale a Karlsruhe, in Germania, rinviata al 2022 a causa del Coronavirus; il punto sulla risposta delle Chiese alla crisi del Covid-19, la riorganizzazione delle attività del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) per tutto il periodo dell'emergenza sanitaria; la discussione di un nuovo piano di azione contro il razzismo e l’analisi della situazione mondiale, l’esame del bilancio di previsione per il 2021. Questi i temi all’ordine del giorno della riunione del dal Comitato esecutivo dell’organizzazione ecumenica in corso dal 9 al 13 novembre in forma virtuale. In primo piano l’emergenza Coronavirus, con le sue ripercussioni sulla vita delle Chiese membro, sulla quale, nella giornata di apertura ieri, ha riflettuto la moderatrice Agnes Abuom insieme al segretario ad interim Ioan Sauca. Nella sua riflessione - riporta il sito del Wcc - Abuom si è soffermata in particolare sulla crisi socio-economica generata dalla pandemia “la peggiore dell’ultimo secolo”, ma anche sulle sue conseguenze sociali, con riferimento in particolare al drammatico aumento delle violenze domestiche e sessuali contro le donne registrato in tutto il mondo. La moderatrice ha inoltre espresso preoccupazione per gli effetti politici che la pandemia sta avendo in diversi Paesi, dove le restrizioni e i lockdwn per contenere i contagi stanno aprendo la strada a giri di vite contro i diritti umani e a pericolose derive autoritarie. Nel suo intervento monsignor Sauca ha parlato dell’impegno portato avanti dal Wcc per un’unità “sempre più visibile” tra le Chiese cristiane. “In questo cammino – ha detto - continuiamo a imparare gli uni dagli altri cosa significa essere una comunione impegnata a scoprire e vivere nell’unità della fede apostolica e impegnarci in una testimonianza comune al mondo e quanto l'unità dei cristiani, dell'umanità e di tutto il Creato siano strettamente interconnessi". Il segretario ad interim ha quindi illustrato i fondamenti teologici del tema scelto per la prossima Assemblea generale del Wcc: "L'amore di Cristo muove il mondo verso la riconciliazione e l'unità". Un tema - ha detto - che vuole sottolineare come "L'amore di Cristo apra un orizzonte di speranza" a tutta l’umanità. Nel suo intervento, il reverendo Sauca ha anche fatto il punto sul “Green Village Project”, il Villaggio verde lanciato dal Wcc nel 2019 intorno alla sua sede a Ginevra con l’obiettivo di promuovere un modello urbanistico eco-sostenibile.  Durante si lavori si parlerà anche del “Pellegrinaggio per la giustizia e per la pace”, avviato dopo la  decima Assemblea generale di Busan nel 2013 e che nei prossimi mesi sarà focalizzato sull’America del Nord, sul tema della giustizia razziale e della solidarietà con i popoli indigenti. All’esame del Consiglio esecutivo, infine l’aggiornamento del suo piano di azione contro il razzismo e la xenofobia riemergenti in diverse parti del mondo. (LZ)

10 novembre -  ITALIA Tv e streaming per le celebrazioni del 145mo anniversario  dell’arrivo del Quadro della Vergine del Rosario di Pompei

Pompei si prepara a vivere il 145mo anniversario dell’arrivo del Quadro della Vergine del Rosario. Saranno celebrazioni condizionate dall’emergenza sanitaria Covid19 quelle in programma per il prossimo 13 novembre, ma grazie alla diretta televisiva dell’emittente campana Canale 21 si potrà comunque vivere intensamente l’anniversario del giorno che viene considerato come la vera data di nascita della Nuova Pompei. Il 13 novembre 1875 infatti  su un umile carro di letame, giunse a Pompei la prodigiosa immagine della Vergine del Rosario, portando nuova vita nella valle abbandonata. Quest’anno “sarà un 13 novembre diverso, nel rispetto delle norme per il contenimento della pandemia”. Lo spiega l’arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo: “Lo vivremo nella centralità dell’Eucarestia. Offrendo a Maria i dolori e le difficoltà di ogni giorno, Le chiederemo di sostenerci nel cammino di questo complicato presente”. A differenza delle consuete celebrazioni infatti, non sarà possibile onorare la venerazione diretta dell’immagine sacra e il tradizionale bacio. E’ prevista una copertura televisiva dalle 7 alle 19: dal rito dell’Apertura del Quadro, presieduto dall’arcivescovo Caputo, alla messa con la pregherà per la fine della pandemia; dalla supplica, alle 12, composta nel 1883 dal Beato Bartolo Longo, fondatore della Nuova Pompei al rito della Chiusura del Quadro sempre presieduta dall’arcivescovo di Pompei. Sulla pagina Facebook del Santuario di Pompei sarà possibile invece seguire altri due momenti della giornata:la celebrazione Eucaristica delle 11 e il “Santo Rosario per l’Italia” delle 18. Durante la prima, anche in vista della Giornata Mondiale del Povero, celebrata per il quarto anno consecutivo il 15 novembre, si pregherà per i poveri e gli ammalati. Tutte le celebrazioni si svolgeranno in Basilica. Su tv2000 la trasmissione “Bel Tempo si Spera”, in onda alle 7.30, su Tv2000, dedicherà uno spazio all’evento, con interviste e collegamenti da Pompei.  (PO)

10 novembre - ASIA Fabc si congratula con il Presidente eletto Joe Biden: una nuova leadership mondiale contro povertà e cambiamenti climatici

Anche i vescovi asiatici si congratulano con Joseph Biden, il candidato democratico indicato come vincitore alle elezioni presidenziali del 3 novembre negli Stati Uniti.  “Inviamo i nostri calorosi auguri oranti e congratulazioni al popolo americano e al Presidente designato”, esordisce il messaggio firmato dal cardinale Charles Maung Bo, presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (Fabc), evidenziando che con la sua elezione la democrazia americana entra in una nuova fase storica. Come i vescovi statunitensi, riporta Radio Veritas Asia, il messaggio sottolinea l’appartenenza religiosa del Presidente designato, il secondo cattolico ad essere eletto alla Casa Bianca dopo John Fitzgerald Kennedy.  Per i vescovi asiatici, “la sua fede cattolica lo aiuterà nel lungo cammino verso la giustizia economica e ambientale per tutti, che sono temi prioritari per la Chiesa universale e la Conferenza episcopale degli Stati Uniti". L’auspicio è dunque che, durante il suo mandato, Biden presti maggiore attenzione “ai Paesi ai margini” nel mondo e che gli Stati Uniti possano svolgere un “ruolo di leadership” nella lotta al surriscaldamento globale e alla povertà “in collaborazione con le organizzazioni internazionali come l'Onu”. In questo senso, secondo i presuli asiatici, ci sono maggiori possibilità di una più stretta collaborazione con Chiesa cattolica per costruire “un mondo di pace e giustizia". Insieme ai vescovi americani, la Fabc invoca in conclusione l’intercessione della Vergine Maria perché aiuti il popolo americano a lavorare unito “per realizzare la bella visione dei missionari e fondatori degli Stati Uniti: una nazione sotto Dio, in cui si difende la sacralità di ogni vita umana e si garantisce la libertà di coscienza e di religione”. Un riferimento implicito alle posizioni espresse in passato da Biden sull’aborto e sui diritti alla salute riproduttiva. (LZ)

10 novembre - COLOMBIA Monsignor Córdoba Villota: “L’eutanasia è un crimine contro la vita umana e la legge divina”

Monsignor Juan Vicente Córdoba Villota, presidente della Commissione per la promozione e la difesa della vita, il 6 novembre, intervenendo all'audizione pubblica plenaria della Camera dei rappresentanti, dove è in discussione il disegno di legge 063 del 2020, che mira a "stabilire disposizioni generali per l'accesso al diritto di morire con dignità con la modalità dell’eutanasia", ha affermato – si legge sulla pagina web dell’Episcopato – che “l’eutanasia è un crimine contro la vita umana e la legge divina” e che la vita umana è sacra e nessuno ha il diritto di toglierla. “L'eutanasia viene richiesta - ha spiegato il presule - quando si perde il valore della vita umana, quando si ritiene che questa vita non sia più valida e che ci sia il bisogno di liberarsene, perché provoca dolore”. In questo caso, “abbiamo quella che Papa Francesco chiama la cultura dello scarto – ha osservato -, che risponde ad una visione utilitaristica della vita e dell'essere umano". "Malattia", "dolore" e "morte", sono parole che non trovano un significato umano quando la qualità della vita è determinata solo da un benessere soggettivo, che si riferisce a ciò che è materiale e utilitaristico, ha affermato monsignor Córdoba Villota . Inoltre, ha continuato, “è sbagliato concepire la libertà come capacità di realizzare i propri desideri, senza fare riferimento al bene oggettivo ma solo a quello soggettivo, cosa che “porterebbe ad esaltare il suicidio come se fosse un atto umano responsabile e persino eroico, senza fare qui riferimento al suicidio quando è mosso da una patologia”. La sofferenza, la debolezza e la morte non privano la vita del suo significato e soprattutto "la sofferenza non finisce se una persona fugge. Sarebbe un'elusione e una negazione” ha sottolineato. “Fuggire da essa, aumenta in qualche modo la sofferenza. La sofferenza guarisce solo a partire dall'amore. Una madre si sacrifica e soffre non per masochismo, ma per amore dei suoi figli, e questo ha senso” ha precisato. Il presidente della Commissione per la promozione e la difesa della vita, rivogendosi a tutti i credenti, ha ribadito, per concludere, che non è mai lecito togliere la vita a un paziente, per non vederlo soffrire o non farlo soffrire, anche se lo chiede espressamente; che non è lecita l'azione che per sua natura causa direttamente o intenzionalmente la morte del paziente; che non vi è alcun obbligo di sottoporre il paziente terminale a ulteriori interventi chirurgici o procedure terapeutiche quando non vi è una fondata speranza di rendere la vita del paziente più sopportabile; che è lecito interrompere il trattamento sproporzionato di un paziente in coma irreversibile quando ha perso ogni attività cerebrale. Ma non lo è quando il cervello del paziente conserva alcune funzioni vitali, e se tale omissione comporta la morte immediata; e che, infine, le persone disabili o malformate hanno gli stessi diritti delle altre persone, sia prima che dopo la nascita. (AP)

10 novembre - REGNO UNITO #Coronavirus Vescovi: preghiere ma anche sostegno psicologico agli operatori sanitari

Preghiere e gratitudine, ma anche gesti concreti di sostegno psicologico agli operatori sanitari e a tutti coloro che sono impegnati in prima linea nella nuova emergenza Coronavirus. A chiederlo è monsignor Paul Mason, responsabile della pastorale sanitaria della Conferenza episcopale inglese e gallese (Cbcew),  che si unisce all’invito rivolto dal primate Vincent Nichols a pregare insieme ogni giorno alle 18.00 per quanti si stanno prodigando per assicurare cure ai malati, assistenza agli anziani e ai più vulnerabili, ma anche i servizi essenziali alla popolazione. Ma pregare e garantire adeguate protezioni sanitarie a questi lavoratori è solo “un primo passo”, afferma monsignor Mason.  Non va infatti sottovalutato l’impatto emotivo e psicologico dell’enorme stress che subiscono: “La nostra salute e benessere collettivo potrebbero non essere mai stati messi così alla prova come adesso. È soprattutto in questi momenti di crisi che siamo chiamati a essere gentili, a tendere la mano dell'amicizia e ad interagire con i nostri simili, uomini e donne”. Di qui l’invito a trasformare la “solidarietà orante” verso chi sta affrontando la pandemia in prima linea, soprattutto nella sanità e nel settore dell’assistenza, in azioni concrete di sostegno, come una telefonata o un'e-mail, sull’esempio del Buon Samaritano citato come modello di riferimento da Papa Francesco nell’Enciclica “Fratelli tutti”. “Di fronte alle sfide che ci pone il nuovo lockdown, dunque, preghiamo anche per la grazia di poterlo vedere come un'ocasione per crescere nell'amore e nella cura non solo di noi stessi e delle nostre famiglie, ma anche verso quanti ci circondano, ai quali siamo inscindibilmente legati dalla nostra comune ricerca del bene comune”, conclude monsignor Mason. Il nuovo lockdown disposto dal Governo Johnson per l’Inghilterra a partire dal 5 novembre, dopo la nuova impennata di contagi, resterà in vigore fino almeno al 2 dicembre e comprende la sospensione delle Messe con concorso di popolo. Al 9 novembre in tutto il Regno Unito sono stati registrati 21.350 nuovi contagi (+ 778) da Coronavirus, per un totale complessivo di 1.213.363 contagi. Ieri si sono contati 194 decessi, per un totale complessivo di 49.063 persone decedute dall’inizio della pandemia. (LZ)

10 novembre - ITALIA Proroga la mostra fotografica dedicata al beato Giuseppe Toniolo a Pieve di Soligo

Proroga sino alla fine del 2020 la mostra di foto storiche Munari dedicata al grande evento della traslazione della salma del beato Giuseppe Toniolo dalla tomba di famiglia in cimitero all'attuale Duomo di Pieve di Soligo. Il grande successo in termini interesse e di pubblico fin dall’inaugurazione, lo scorso 4 ottobre, ha indotto infatti gli organizzatori a mantenere aperta l’esposizione fino al prossimo 31 dicembre 2020. L'iniziativa, allestita vicino alla tomba del beato nella navate destra della chiesa, fa memoria della grande processione di popolo che, ottant’anni fa, il 30 settembre 1940 accompagnò in preghiera il trasporto della salma di Toniolo fino all’allora chiesa arcipretale. Le foto ritraggono l’imponente corteo partito dal cimitero di Pieve di Soligo guidato dall’allora Patriarca di Venezia, cardinale Amodeo Giovanni Piazza, da numerosi Vescovi e trecento sacerdoti, attraversò vie e piazze. Esposte anche immagini della esumazione, traslazione e ricognizione medica sulla salma del beato svolte nel 2011, fino agli scatti della celebrazione di ringraziamento per l’avvenuta beatificazione di Toniolo, avvenuta il 29 aprile 2012 nella Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma. La mostra fotografica è stata progettata nell’ambito del Festival della Dottrina Sociale della Diocesi di Vittorio Veneto,: tra le altre attività dedicate alla memoria del grande sociologo ed economista cattolico nel mese scorso a Pieve di Soligo si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Giuseppe Toniolo assegnato quest’anno alla Fondazione Opera Immacolata Concezione Onlus di Padova, che ha dato vita alla prima grande infrastruttura a di coesione sociale “Civitas Vitae Angelo Ferro”. Un riconoscimento ad un’importante attività in campo assistenziale, residenziale, educativo e sportivo. (PO)

10 novembre - FILIPPINE Il vescovo di Daet accoglie con favore la legge che vieta il matrimonio infantile

"Il desiderio di proteggere i bambini, i ragazzi e le ragazze, i loro diritti, e di salvaguardare la santità del matrimonio e della famiglia è cruciale e necessario per lo sviluppo autentico di una comunità, di una società". Lo ha detto monsignor Rex Andrew Alarcon, vescovo di Daet – si legge sulla pagina web dell’Episcopato -, accogliendo con favore la notizia dell’approvazione, ieri, con voto unanime di tutto il  Senato, della legge n° 1373, il "Girls not Brides Act", che vieta il matrimonio infantile, prima di aver compiuto 18 anni. La questione dei matrimoni precoci e forzati è una realtà tragica per decine di giovani ragazze che sono costrette dalle circostanze economiche e dalle aspettative culturali a creare famiglie per le quali non sono pronte e a crescere figli anche quando la loro infanzia non è ancora finita. Questa legge ora dà loro la possibilità di definire il loro futuro e il diritto di avere una famiglia quando sono pronte. "Personalmente accolgo con favore e sono felice di constatare la volontà di proteggere i bambini e la loro dignità", ha affermato Alarcon, presidente della Commissione episcopale per i giovani, ricordando il compito della società di “proteggere i più vulnerabili da coloro che li sfruttano". Il presule ha espresso la speranza, inoltre, che la misura sia volta a salvaguardare anche la santità del matrimonio e della famiglia. Quest’ultime, infatti, sono esperienze per adulti, in quanto rappresentano una "seria responsabilità". Il matrimonio "non è per i bambini” - ha precisato il vescovo -, sottolineando come anche la legge ecclesiastica lo preveda solo per gli adulti. (AP)

9 novembre - UNGHERIA Monsignor Mohos, ausiliare di Budapest, colpito dal #Coronavirus invita a prendere sul serio le precauzioni

“Dobbiamo prendere molto sul serio le misure di protezione, siamo responsabili gli uni degli altri e anche di noi stessi. Ci sono troppe persone che non se la cavano e non solo malati ed anziani”. È l’invito lanciato da vescovo monsignor Gábor Mohos, vescovo ausiliare di Budapest e direttore della Segreteria del 52.mo Congresso eucaristico internazionale, che in una lettera aperta informa di essere stato anche lui colpito dal Coronavirus una decina di giorni fa. Le sue condizioni stanno lentamente migliorando. Nella lettera il presule racconta come sta vivendo questo momento: “Tutto sommato posso dirmi fortunato, perché finora non sono stato ricoverato in ospedale e dopo qualche giorno di febbre ormai da una settimana ho una temperatura normale. Ho chi si cura di me e posso celebrare la Santa Messa tutti i giorni. A volte, dopo la Messa celebrata da seduto, mi sono sentito così debole da dovermi subito coricare”. Monsignor Mohos ringrazia per le preghiere che lo stanno sostenendo in questo momento di prova. “Vorrei aggiungere che, nonostante tutto, questo è un periodo di grazia, un dono dell’amore misericordioso di Dio, un’occasione per unirmi di più a Gesù”, conclude il vescovo. (LZ)

9 novembre - STATI UNITI L’emergenza Covid-19 e razzismo al centro della prossima plenaria dei vescovi in forma virtuale e ridotta

(VNS), 9nov20 - Si riunirà in forma virtuale e ridotta, a causa dell’emergenza del Covid-19, la prossima sessione autunnale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) prevista dal 16 al 17 novembre. Lo rende noto un comunicato della Usccb. L’assemblea inizierà con un intervento del Nunzio apostolico, monsignor Christophe Pierre, e la prolusione del nep- presidente della Usccb José H. Gomez, arcivescovo di Los Angeles. Ai vescovi sarà presentato il nuovo rapporto della National Review Board Board, l’organismo a cui fa riferimento la Commissione episcopale per la protezione dei bambini e dei giovani. In primo piano durante i lavori l’attuale emergenza sanitaria e il razzismo, tema quest’ultimo tornato nuovamente al centro del dibattito politico dopo l’omicidio a Minneapolis dell’afro-americano Goerge Floyd e le proteste del movimento Black Lives Matter che ne sono seguite. All’ordine del giorno anche l’approvazionme del piano di azione patorale per il quinquennio 2021-2024, il rinnovamento della Commissione episcopale contro il razzismo e l’approvazione del bilancio. Durante l’assemblea saranno inoltre resi noti i nuovi presidenti di altre otto commissioni episcopali, tra cui quella per la libertà religiosa, e  della direzione dei Catholic Relief Services (CRS), l’agenzia dei vescovi per gli aiuti ai Paesi d’oltremare. Il voto è già avvenuto per posta. (LZ)

9 novembre - PORTOGALLO Dall’11 al 13 novembre Assemblea plenaria dei vescovi sulle sfide pastorali della Chiesa in tempo di pandemia

Si svolgerà dall'11 al 13 novembre, presso la “Casa Nossa Senhora das Dores”, a Fatima, la 199.ma Assemblea plenaria della Conferenza episcopale portoghese (CEP), alla quale alcuni vescovi parteciperanno in presenza ed altri in videoconferenza. I lavori avranno inizio mercoledì, alle ore 11.00, e termineranno venerdì, alle ore 20.00. Così scrive padre Manuel Joaquim Gomes Barbosa, segretario dell’Episcopato, sulla pagina web dei vescovi.   Tra gli argomenti all’ordine del giorno, una riflessione sulle sfide pastorali della Chiesa in Portogallo in tempo di pandemia; un’analisi delle informazioni e delle proposte delle Comunicazioni episcopali e dei delegati CEP;  le linee guida sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili nella Chiesa; uno studio sul diaconato permanente; la Giornata Mondiale della Gioventù - Lisbona 2023; e l’approvazione del Rapporto Annuale 2019 e del Bilancio per il 2021. La conferenza stampa, al termine dei lavori – che saranno aperti, mercoledì, da monsignor José Ornelas Carvalho, vescovo di Setúbal e presidente della CEP -, si terrà sabato 14 novembre, alle ore 14.30, presso la “Casa Nossa Senhora das Dores”, e sarà preceduta, alle ore 11, da una Messa di commemorazione per le vittime della pandemia di Covid-19 in Portogallo, nella Basilica della Santissima Trinità del Santuario di Fatima. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dal presidente della Conferenza episcopale portoghese. (AP)

9 novembre -  FRANCIA Monsignor de Moulins-Beaufort chiude la plenaria dei vescovi: a febbraio assemblea plenaria straordinaria dedicata alla pedofilia

Un'assemblea plenaria straordinaria, dal 22 al 24 febbraio, “per approfondire insieme le questioni teologiche legate al dramma degli abusi sessuali nella Chiesa e le loro conseguenze pastorali, in particolare la questione della responsabilità”. L’ha annunciata monsignor Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese (Cef) chiudendo ieri i lavori della sessione autunnale, svoltasi dal 3 all’8 novembre.   Nel suo intervento conclusivo, monsignor de Moulins-Beaufort ha spiegato che se il tempo che l’episcopato francese si è dato perché non si ripetano “i comportamenti e le ambiguità” del passato può sembrare lungo alle vittime e a tanti fedeli, esso è stato necessario per calibrare meglio le azioni da intraprendere. Nel corso dei lavori i vescovi hanno dunque deciso di adottare “misure definitive” il prossimo marzo, quando, dopo la plenaria straordinaria di fine febbraio, una riflessione teologica proposta dalla Commissione dottrinale della Cef e la consegna delle conclusioni di quattro gruppi di lavoro incaricati dalla Cef, il Consiglio Permanente presenterà ai vescovi “impegni chiari”, insieme a proposte su come recepire la relazione della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) e come lavorare alla sua ricezione da parte dei fedeli. Durante la plenaria, svoltasi in forma virtuale a causa dell’emergenza Covid-19, i vescovi francesi hanno discusso di altri temi importanti che riguardano la vita della Chiesa di Francia. Tra questi, i problemi del mondo agricolo, il cambiamento del rapporto tra territorio e parrocchia con l’evoluzione demografica, l’emergenza sanitaria con le sue ripercussioni sulla vita della Chiesa e, naturalmente, il dibattito riacceso nel Paese dopo la ripubblicazione delle caricature Maometto e gli attentati terroristici che ne sono seguiti. Su quest’ultimo punto monsignor Éric de Moulins-Beaufort ha voluto soffermare la sua riflessione conclusiva sulla blasfemia. Dopo avere evidenziato che la prima e più grave bestemmia contro Dio è usare la violenza e uccidere in suo nome, l’arcivescovo di Reims ha sottolineato il ruolo centrale della famiglia e della scuola per insegnare ai giovani ad accettare la diversità e “ad affrontare queste differenze non con la violenza o l'umiliazione, ma attraverso la riflessione e il confronto delle idee, cercando di capire le persone e di aiutarle fraternamente”. Altro punto affrontato nella relazione conclusiva, la sospensione della celebrazione pubblica delle Messe decisa dal Governo Macron a causa della pandemia e il respingimento del ricorso presentato dalla Conferenza episcopale Consiglio di Stato. A questo proposito, il presidente della Cef ha ribadito la delusione dei vescovi e di tutti i fedeli, ma ha anche voluto evidenziare l’importanza del fatto che il giudice abbia “ricordato con forza che la libertà di culto è una libertà fondamentale”. Il presidente della Cef ha quindi richiamato, da un lato, la necessità di “uno sforzo collettivo” nelle prossime settimane perché almeno il prossimo Natale possa essere celebrato “in modo degno” e, dall’altro, l’esigenza di chiarezza giuridica e di una maggiore concertazione tra il Governo e le confessioni religiose. All’assemblea si è anche parlato della situazione di tanti Paesi nel mondo in cui la pace è in pericolo o dove sono già in atto guerre. I vescovi hanno espresso, in particolare, la loro solidarietà alle popolazioni del Nagorno-Karabach, dell’Armenia e dell’Azebaijan coinvolti in un nuovo conflitto armato, e al Libano, travolto dalla crisi aggravatasi ulteriormente dopo le esplosioni a Beirut dello scorso 4 agosto. Essi ha voluto ringraziare l’Oeuvre d’Orient, l’Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) e le Pontificie Opere Missionarie, che, insieme alle parrocchie e tante altre associazioni francesi, si stanno adoperando per sostenere il martoriato popolo libanese. (LZ)

9 novembre - VNS ITALIA Aggiornamento sulle condizione di salute del cardinale Bassetti

Il Presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, cardinale Gualtiero Bassetti,  ricoverato dal 3 novembre in Terapia Intensiva 2 presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia “Santa Maria della Misericordia”, nelle ultime ore ha subito un aggravamento complessivo del quadro clinico. Ne da notizia la Conferenza Episcopale Italiana in una nota nella quale si precisa che "sono in corso gli approfondimenti diagnostici e tutte le cure del caso". “Accompagniamo con affetto e vicinanza il Cardinale Presidente - dichiara monsignor Stefano Russo, segretario generale CEI -. Sollecitiamo le nostre Chiese alla preghiera in questo momento di prova. Siamo certi che il Signore non farà mancare misericordia e consolazione al Cardinale e a quanti sono duramente provati dalla malattia. Ricordiamo anche i medici, gli operatori sanitari e quanti si prendono cura dei sofferenti. Chiediamo a tutti di condividere queste intenzioni nei propri momenti di preghiera quotidiana”. (PO)

9 novembre - FILIPPINE Diocesi di Imus: la Cattedrale di Nostra Signora del Pilar diventa santuario diocesano

Il 3 dicembre, ottavo anniversario dell'incoronazione canonica dell'immagine miracolosa di Nostra Signora del Pilar, monsignor Reynaldo Evangelista, vescovo di Imus, nella provincia di Cavite,  darà lettura al decreto che eleva la Cattedrale di Nostra Signora del Pilar a Santuario diocesano, si legge sulla pagina web dell'Episcopato. La chiesa, nel cuore della città di Imus, costruita principalmente in pietra e mattoni nel 1820, è da anni considerata un luogo di raccoglimento, di preghiera e di pellegrinaggio per numerosi fedeli. Perché una chiesa sia considerata santuario ha bisogno dell’approvazione del vescovo diocesano, della Conferenza episcopale e della Santa Sede e deve essere meta di pellerginaggio di un gran numero di persone, luogo di incontro e costruzione della comunità ecclesiale. (AP)

9 novembre - EUROPA Studiosi europei a confronto sul contributo della letteratura carolingia alla costruzione delle identità religiose in Settimania e Catalogna

Un progetto di studio del patrimonio testuale carolingio e della sua influenza sulla costruzione delle identità religiose, culturali e politiche nell’antica regione francese della Settimania e in Catalogna tra IX e XI secolo. A promuoverlo sono l’ICREA-UAB, Istituto catalano per la ricerca e gli studi avanzati dell’Università Autonoma di Barcellona e l’Accademia austriaca delle scienze. L’obbiettivo è quello di ricostruire l’influenza della letteratura carolingia in questi territori durante il Medioevo. Il progetto di ricerca dal titolo “Carolingian Culture in Septimania and Catalonia: The Transformation of a Multi-Ethnic Middle Ground of the Euro-Mediterranean World” è finanziato dall’Austian Science Fund (FWF) e vuole indagare il ricco, ma sconosciuto, patrimonio testuale carolingio in queste terre, ritenuto cruciale per la formazione dell’identità catalana dal Medioevo in avanti. Il progetto si concentra in particolare sulla diffusione della Bibbia in latino, sulla sua esegesi e storiografia. A tal fine – si legge sul sito dell’Università Autonoma di Barcellona – si sta sviluppando un database di manoscritti e documenti di età medievale e moderna sopravvissuti ai secoli. Il team di ricerca vede riuniti insieme studiosi tedeschi, austriaci, cechi e catalani, supportati da esperti provenienti da Francia e Paesi Bassi. (PO)

9 novembre - FILIPPINE #coronavirus ACS: “Mercoledì Rosso” per i cristiani perseguitati nel mondo e per le vittime del Covid-19

Si svolgerà il 25 novembre 2020, in tutte le diocesi, la giornata del “Mercoledì Rosso”, l’iniziativa di solidarietà di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) che, quest’anno, come annunciato dalla Conferenza episcopale filippina, non ricorderà solo i milioni di cristiani perseguitati in tutto il mondo, illuminando di rosso - il colore del martirio - le chiese, le scuole ed altri edifici, ma chiamerà tutti a pregare per il Paese, in questo tempo di pandemia, e a ricordare le vittime del Covid-19. L'arcivescovo Socrates Villegas, presidente di ACS Filippine ha invitato le diocesi, le parrocchie e le altre istituzioni ecclesiastiche – si legge sulla pagina web dell’Episcopato - a partecipare all’evento di quest’anno, dal titolo “Rosso significa amore: una Chiesa contro il Covid-19”, per riaccendere la speranza nelle "tenebre" di questo tempo così difficile, in cui “la fede può indebolirsi” e “l’amore è difficile da trovare”. Il rosso è il colore dell’amore  - ha spiegato l’arcivescovo -, che è coraggio, pazienza e compassione. "È il coraggio dei nostri sostenitori – ha detto - , la paziente resistenza dei nostri sopravvissuti al Covid-19, e soprattutto la compassione di Dio, resa manifesta attraverso la Chiesa e il suo popolo". Tra le iniziative, organizzate per l’occasione da ACS Filippine, anche un concerto online di commemorazione, alle ore 19.30, trasmesso sulla pagina Facebook della fondazione. (AP)

9 novembre REGNO UNITO Scomparsa del Rabbino Sacks. Cardinale Nichols: un portavoce eloquente di tutta l’umanità

“Un grande leader della comunità ebraica” e un “portavoce eloquente di tutta l’umanità”. Così il cardinale arcivescovo Vincent Nicols, presidente della Conferenza episcopale inglese dell’Inghilterra e del Galles (Cbcew) ricorda Lord Jonathan Sacks, ex Rabbino Capo della Gran Bretagna e del Commonwealth, scomparso sabato mattina all’età di 72 anni. Nato a Londra nel 1948 Sacks aveva guidato la comunità ebraica ortodossa britannica dal 1991 al 2013. Leader carismatico e scrittore prolifico su temi importanti del nostro tempo, come la secolarizzazione della società, Sacks si era fatto conoscere dal grande pubblico nel Regno Unito per i suoi contributi a diversi programmi televisivi e radiofonici come il programma "Thought for the Day" trasmesso da BBC 4. La sua fama aveva superato i confini nazionali, tanto da ricevere diverse lauree honoris causa e nel 2016 il prestigioso Premio Templeton per il progresso nella religione. Nel Regno Unito è ricordato anche per le sue posizioni molto critiche nei confronti dell’ex leader laburista Jeremy Corbyn per alcune sue dichiarazioni considerate anti-semite. Nel suo messaggio di condoglianze il cardinale Nichols lo ricorda come un amico un portavoce di alcune delle più grandi verità dell’umanità, tanto spesso dimenticate”.  L’arcivescovo ricorda in particolare il suo intervento alla St Mary’s University il 17 settembre in occasione del Viaggio apostolico di Benedetto XVI in cui Sacks aveva osservato che la causa della secolarizzazione è la perdita della “fiducia nella capacità delle persone di fede di vivere pacificamente insieme,  ricordando le parole del cardinale John Henry Newman secondo cui: "Dovremmo sempre comportarci verso il nostro nemico come se un giorno diventerà nostro amico". Il cardinale Nichols richiama quindi un’altra frase pronunciata in quell’occasione dal rabbino: “Contro una cultura profondamente individualistica offriamo comunità. Contro il consumismo parliamo delle cose che hanno un valore ma non un prezzo. Contro il cinismo, osiamo ammirare e rispettare. Di fronte alla frammentazione delle famiglie, crediamo nella consacrazione delle relazioni”. aveva detto Sacks.  Con la sua morte conclude il cardinale Nichols, “io ho perso un amico; la comunità ebraica un grande leader; l'umanità un eloquente portavoce”. Alla comunità ebraica britannica è giunto anche il cordoglio del Premier Boris Johnson e e di diversi altri leader religiosi del Regno Unito. Tra questi, il Primate anglicano Justin Welby che ha espresso in un tweet parole di elogio per la sua leadership e per il suo "profondo impegno nei rapporti interpersonali". (LZ)

8 novembre - ITALIA Alla Gregoriana un forum sul pontificato di GPII e le Chiese in Europa centro-orientale

"Sangue del vostro sangue, ossa delle vostre ossa. Il Pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005) e le Chiese in Europa centro-orientale”. Nel centenario della nascita di Karol Wojtyla la Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana dedicherà una sessione di studio, il prossimo 17 novembre, al pontefice polacco presentando un volume curato dal prof. Jan Mikrut, docente presso l’ateneo di Piazza della Pilotta, che contiene più di cinquanta contributi sul pontificato di Giovanni Paolo II e i suoi rapporti con i paesi e le Chiese dell’Europa centrale e dell’est. Gli autori sono figure di spicco a livello ecclesiastico, accademico e istituzionale, che offrono il frutto di ricerche compiute, unitamente alla più recente letteratura sul tema. “Questo papa, sangue del vostro sangue, ossa delle vostre ossa”. Così si dichiarò Wojtyla il 3 giugno 1979 durante il suo primo viaggio in Polonia. Nell’occasione si rivolse a tutti i cristiani dell’Europa centro-orientale e il suo non era un proclama politico, ma l’espressione del carisma del “papa polacco, papa slavo” proprio ora chiamato a manifestare “l’unità spirituale dell’Europa cristiana”. Le voci degli autori cattolici (sia latini che greco-cattolici) e ortodossi affrontano dal loro punto di vista le relazioni di San Giovanni Paolo II con le loro tradizioni e i loro Paesi. “Per lui l’Europa deve respirare a due polmoni, ossia orientale e occidentale, che è diventato un paradigma dell’ecumenismo” si legge in una nota della Gregoriana. In ottemperanza al DPCM del 3 novembre 2020, l’attività didattica dell’università si svolgerà con la sola modalità a distanza fino al 3 dicembre prossimo. Resta invece invariato il calendario degli eventi pubblici, già organizzati in modalità online. Il loro elenco completo è disponibile sul canale Youtube della Gregoriana (youtube.com/unigregoriana) che ha recentemente raggiunto i 10mila iscritti. (DD)

8 novembre - COREA Messaggio per la 36esima Settimana Biblica. Mons. Jong-Soo Kim: “Siamo chiamati a trasformare il mondo”

“Dove sei?” La domanda di Dio posta ad Adamo all’inizio della Bibbia, nel terzo capitolo della Genesi, è il tema centrale del messaggio per la 36esima Settimana biblica in calendario dal 22 al 28 ottobre prossimo. “Una settimana che dobbiamo vivere in modo diverso, tenuto conto della pandemia e dei cambiamenti che la diffusione del Covid ha portato in tutti i settori, scuotendo l’ordine esistente” scrive mons. Jong-Soo Kim, presidente del Comitato biblico della Chiesa cattolica coreana. “E’ doloroso vedere soffrire tanta gente, a seconda del paese in cui vive, ed è altrettanto difficile guardare al futuro con speranza” aggiunge il presule. Ricordando i sacrifici della Chiesa nell’affrontare la situazione, mons. Jong-Soo Kim si sofferma sull’eccezionalità dei provvedimenti. A partire dalla quarantena e dall’interruzione delle messe. “In questo quadro drammatico i nostri pastori hanno ideato nuove forme per mantenere il servizio ed essere vicini alla comunità. Ciò che è chiaro” sottolinea il Presidente del Comitato biblico “è che siamo chiamati a trasformare un mondo che, prima, era guidato unicamente dalle logiche di potere e della ricchezza che oggi, invece, esige pace e benessere”. Per il vescovo “Se la logica e l’interesse dei dei poteri forti, nazionali e internazionali, prevarrà sulla salute e la prevenzione, il mondo non avrà futuro”. Mons. Jong-Soo Kim invita a guardare all’esempio dei santi e dei martiri, rivolgendo alla comunità una serie di interrogativi: “Cosa stiamo facendo concretamente, come singoli e come comunità, per superare questa fase critica? Quali azioni stiamo compiendo per prevenire la diffusione del virus ed evitare la distruzione della nostra casa comune? Il momento che stiamo vivendo impone uno sforzo comune. I programmi e le azioni solitarie hanno effetti a breve termine”. Chiaro il riferimento del presule a non abbandonare i paesi più poveri e a coinvolgerli per una riposta condivisa. Uno dei passaggi più forti del Presidente del Comitato Biblico riguarda l’ambiente: “La terra sta soffrendo e noi siamo in ritardo. Da tempo sono in corso campagne per contenere il consumo di acqua ed energia. Anche noi facciamo la nostra parte nelle nostre parrocchie, rispettando i doni del Creato”. Infine il vescovo si sofferma sull’importanza della preghiera: “E’ un atto speciale. Quando Gesù è con te, le tue aspettative e i tuoi progetti diventano grazia. Per questo non possiamo commettere l’errore di separare la preghiera dalle nostre azioni quotidiane. Il Signore, attraverso le nostre invocazioni, compie opere che, da soli, non potremmo portare a termine”. Poi un appello: “Accogliamo il povero come un vero fratello, superiamo insieme la crisi e viviamo una vita di preghiera”. (DD)

8 novembre - ARGENTINA Vescovo di Bariloche: “Profondamente rammaricato per la protesta dei Mapuche in chiesa”

“Nessuna forma di violenza è, né sarà mai, la soluzione. Semmai inasprisce i conflitti e moltiplica i problemi. A farne le spese è sempre la pace e l’armonia tra i popoli”. Lo dichiara in una nota mons. Juan José Chaparro, vescovo di Bariloche a seguito dell’irruzione di un gruppo di rappresentanti della comunità Mapuche, avvenuta venerdì scorso nella parrocchia di Nostra Signora di Luján a Bolsón. Il presule ha espresso la sua vicinanza “ai fratelli e alle sorelle francescane, unitamente alla comunità di fedeli” manifestando la sua comprensione nei confronti dei Mapuche ma “la Chiesa esige rispetto nei confronti dei luoghi sacri”. Mons. Chaparro ricorda di aver più volte ascoltato le istanze e le preoccupazioni delle popolazioni indigene ma rivela di essere “profondamente rammaricato per i danni causati all’interno della parrocchia”.  Il vescovo di Bariloche si dice convinto che lo Stato deve assumersi la responsabilità di risolvere i conflitti che nascono dalle rivendicazioni delle minoranze. “Non solo in Patagonia” precisa il presule “ma ovunque nel paese. Perché è necessario riconoscere i diritti legittimi e mettere in moto tutti gli strumenti giuridici affinché gli stessi vengano liberamente esercitati”. Il vescovo lamenta, infatti l’indifferenza delle istituzioni centrali a farsi carico delle questioni relative agli indios e la mancata applicazione della 26.160, ovvero la legge sull’emergenza territoriale, ai sensi della quale l’estromissione delle popolazioni native dalle proprie terre tradizionali è stata sospesa in attesa di un rilevamento territoriale. “Crediamo nel dialogo e vogliamo essere costruttori di ponti. L’auspicio è quello di sempre: superamento dei contrasti e confronto e conoscenza reciproca delle diverse posizioni” conclude la nota. Il popolo dei Mapuche, stimano alcuni archeologi, si stabilì oltre 2.000 anni fa nelle regioni meridionali fra il Cile e l’Argentina chiamate da loro “Waj Mapu” (Tutta la terra). A differenza di altre popolazioni indigene, “la gente della terra” non fu mai sottomessa dai “conquistadores” spagnoli. Dal 1541 fino agli inizi del 19esimo secolo lottò per ottenere l’indipendenza dagli europei prima e dai militari poi. Ma i Mapuche, che si mantengono in stato di belligeranza permanente, non vogliono assolutamente abbandonare le loro tradizioni e le loro terre. (DD)

7 novembre - SVIZZERA In corso in formato ridotto a causa del Covid-19 la 14.ma edizione della Settimana nazionale delle religioni

 Sarà un evento in formato ridotto rispetto agli anni passati la 14.ma edizione della Settimana nazionale delle religioni in corso da oggi fino al 15 novembre in Svizzera. A promuoverlo è la Comunità interreligiosa di lavoro in Svizzera (Iras-Cotis), una rete nata nel 1992 per favorire lo scambio, il dialogo e la collaborazione tra persone di fedi e culture diverse e che riunisce una settantina di associazioni religiose elvetiche. L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere la conoscenza reciproca attraverso momenti di condivisione per ridurre i pregiudizi e le paure che dividono le comunità.  L’agenda della settimana prevedeva inizialmente un ricco calendario di eventi locali: celebrazioni interreligiose per la pace, pranzi sul tema delle religioni e il cibo, biblioteche “viventi” in cui i partecipanti dovevano raccontare le loro storie personali, incontri nelle scuole, partite te di calcio, mostre, incontri con rifugiati e proiezioni di film su temi interreligiosi  A causa dell’emergenza del Covid-19 gli organizzatori locali hanno dovuto annullare molti appuntamenti all’ultimo minuto. Alcuni si terranno on line mentre, se le condizioni lo consentono, altri potranno tenersi in presenza. Come alternativa agli eventi previsti, Iras propone due possibilità che permetteranno la partecipazione delle persone nel rispetto del distanziamento sociale: una è una passeggiata nella natura in cui i partecipanti, che dovranno registrarsi, potranno confrontarsi sul rapporto tra le varie religioni e il Creato, soffermandosi su alcuni elementi della natura come l’acqua e il fuoco. Un’altra proposta è una celebrazione all’aperto attorno a un fuoco, sotto le stelle o intorno a un albero, in cui ciascuna comunità potrà portare un contributo della propria tradizione (riflessioni, meditazioni, danse, musiche).  Tra gli sponsor della Settimana delle religioni quest’anno la Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (Rkz), la Chiesa evangelica riformata della Svizzera e la Federazione delle Chiese protestanti elvetiche (Feps) (LZ)

7 novembre - INDIA Nel Mahya Pradesh estremisti indù prendono di mira gli indigeni cristiani accusati di usurpare i benefici loro riconosciuti dallo Stato

Nello Stato del Madhya Pradesh gruppi estremisti indù hanno lanciato una campagna per chiedere l’esclusione dei benefici riservati alle categorie svantaggiate (le cosiddette Backward Classes”), ai tribali convertiti al cristianesimo. La Costituzione indiana prevede per Dalit (i “fuori casta”) e tribali (Adivasi) una serie di facilitazioni di tipo economico, educativo e sociale, con quote riservate nei posti nel lavoro e nel settore pubblico per favorire la loro promozione sociale. Riservati da una legge del 1950 solo agli indù, questi benefici sono stati successivamente estesi anche a buddisti e ai sikh, mentre sono tuttora esclusi i cristiani e i musulmani, con il pretesto che non riconoscono il sistema castale indiano, peraltro formalmente abolito. Queste provvidenze statali sono invece previste per tutte le popolazioni tribali (le Scheduled Tribes), anche se convertite al cristianesimo, ma secondo i nazionalisti indù questi ultimi dovrebbero essere esclusi. Questa la richiesta avanzata nei giorni scorsi al Primo Ministro dello Stato del Madhya Pradesh da un gruppo di manifestanti che ha sfilato per la città di Jabhua, che accusano i tribali cristiani di “usurpare” tali vantaggi a scapito di altri indigeni indù. Durante la manifestazione gli induisti hanno anche accusato nuovamente i missionari cristiani di convertire in modo fraudolento i Dalit e gli indigeni, seducendoli con servizi di istruzione e assistenza sanitaria. Un’accusa che viene rivolta regolarmente alla minoranza cristiana in India e all’origine delle leggi anti-conversione introdotti in diversi Stati, ma che la Chiesa ha sempre respinto come infondata. Secondo padre Rocky Shah, portavoce della diocesi di Jhabua, la nuova campagna fa parte di una più strategia più vasta volta a “spaventare la comunità cristiana, soprattutto gli indigeni e poveri che si sono convertiti al cristianesimo". Per questo – ha detto all’agenzia Ucanews – la Chiesa locale sta studiando azioni legali contro “chi istiga all’odio settario in nome della religione". Da tempo i Dalit cristiani e musulmani, che costituiscono il 2,3 % della popolazione e rappresentano i due terzi della comunità cristiana, chiedono a gran voce la modifica della legge del 1950 che li esclude dai benefici statali, violando principi dell’uguaglianza e della libertà religiosa sanciti dalla Costituzione. Per questo nell’anniversario della legge del 1950, il 10 agosto di ogni anno viene celebrato il “Black Day”, una giornata di protesta contro le discriminazioni nei loro confronti. (LZ)

7 novembre -  PORTOGALLO Comboniani. “In tempo di pandemia reinventiamo le nostre pubblicazioni

Il Covid ha sensibilmente modificato l’approccio all’informazione e i missionari comboniani in Portogallo hanno “reinventato” il loro modo di comunicare facendo leva sui social e sulla rete per rivolgersi con maggiore efficacia soprattutto ai più giovani. Le due pubblicazioni storiche “Audacia”, da 54 anni in edicola, e “Além-Mar” diventano digitali e aprono all’interazione. La prima sulla piattaforma oggi più amata dalle nuove generazioni, TikTok, e la seconda sul web ma aperta alle conversazioni on line. “Le nostre riviste si rivolgono ad una fascia d’età che va dagli 8 ai 12 anni, ma vengono lette anche dai genitori, catechisti e insegnanti che propongono i contenuti ai loro alunni. Ma in tempo di pandemia, abbiamo registrato una forte contrazione degli abbonamenti” spiegano i missionari. “Già nel 2018 avevamo vissuto un momento di crisi. Con il Covid la situazione è peggiorata ma abbiamo una missione: rispondere al pessimismo con la solidarietà, la fraternità, i valori e l’attenzione verso il prossimo sofferente” spiega Fernando Félix, giornalista di “Audacia”, chiarendo che le loro riviste escono in Europa (nelle comunità lusofone), ma anche in Africa e a Timor Est. “Sappiamo che in Angola vengono utilizzate per lo studio della Bibbia e della lingua. E’quanto ci comunicano costantemente i parroci di Luanda”. Con TikTok sono stati coinvolti i missionari per girare brevi video che raccontano la missione di ciascuno: “I giovani non si soffermano a leggere testi lunghi” riprende Félix. Il mensile Além-Mar, pubblicato per la prima volta nel 1955, vanta una lunga tradizione “su carta” che, con gli anni, ha lasciato il posto alla versione digitale diretta da Carlos Reis. “Sentiamo la necessità di estendere al sito, ai social network e all’app il nostro lavoro e la nostra prospettiva missionaria”. Da 18 anni in redazione, Reis non intende comunque abbandonare la versione cartacea che, a suo avviso “rimane un punto fermo”. “Il passaggio al digitale è stata una sfida per tutti. Una doppia sfida, in tempo di pandemia. Tenuto conto che abbiamo fatto ricorso al lavoro da remoto. Ogni giorno impariamo, sperimentiamo e cerchiamo di migliorare il nostro prodotto. Attraverso la app “Comboni Missionaries Portugal”, proponiamo video con il commento al Vangelo, e la nostra presentazione del nostro mensile. Nuovi linguaggi e nuovi modi di comunicare il profilo dei Missionari Comboniani e delle realtà in cui operano e vivono” conclude Reis. (DD)

7 novembre - INDIA Primo via libera all’apertura della St. Xavier’s University di Meghalay,  terza università gesuita nel Paese

I Gesuiti in India hanno ottenuto il nulla osta per aprire la loro terza università nel Paese. Si tratta della St. Xavier’s University di Meghalaya, Stato dell’India Nord-orientale al confine con il Bangladesh, e sarà gestito dai Gesuiti della regione di Kohima. La lettera di intenti che autorizza l’apertura dell’Università - riporta il il quotidiano on line Matters of India - è stata firmata dal vice Primo Ministro dello Stato, Prestone Tynsongha, il 4 novembre, dopo l’ok della Commissione che verifica la conformità dei curricula universitari degli itituti privati agli standard educativi dello Stato. Alla firma, Tynsongha ha osservato che le università di St. Xavier sono tra le migliori dell’India. Il nulla osta attende ora la convalida legislativa del Parlamento  statale. Con l’apertura della St. Xavier’s University di Meghalaya, saliranno a sei le università cattoliche in India che comprendono oggi la St. Xavier University di Bhubaneswar (XUB), la Odisha and St. Xavier’s University di Calcutta (SXUK) nel Bengala occidentale,  l’Assam Don Bosco University di Guwahati dei Salesiani, la Christ University di Bangalore e il St Joseph University di Kohima. Esse si aggiungono a più di 400 istituti di educazione superiore cattolici, che rappresentano oggi circa l’1% dei 42mila college nel Paese e che godono tutti di un'alta reputazione per l’alta qualità dell’educazione impartita aperta a giovani di ogni religione, cultura ed etnia. (LZ)

7 novembre PERU’ Spezzare i meccanismi dell’indifferenza. Mons. Gallagher in occasione del 40° anniversario della firma dell’Accordo tra la Santa Sede e il Perù

“L’azione diplomatica della Santa Sede non si accontenta di osservare gli avvenimenti o di valutarne la portata, né può restare solo una sorta di voce critica della coscienza, spesso anche fuori dal coro”. E’ interamente dedicato alla Diplomazia della Santa Sede l’intervento di Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati, pronunciato ieri in occasione del 40° anniversario della firma dell’Accordo tra la Santa Sede e il Perù, sottoscritto a Lima il 19 luglio 1980. L’arcivescovo ha sottolineato che “La Santa Sede è chiamata ad agire per facilitare la convivenza fra le varie Nazioni, per promuovere quella fraternità tra i Popoli, dove il termine fraternità è sinonimo di collaborazione fattiva, di vera cooperazione, concorde e ordinata, di una solidarietà strutturata a vantaggio del bene comune e di quello dei singoli”. Ed è Papa Francesco a chiedere alla Santa Sede “di muoversi sullo scenario internazionale non per garantire una generica sicurezza, resa più che mai difficile in questo periodo di perdurante instabilità e da una marcata conflittualità, ma per sostenere un’idea di pace come frutto di giusti rapporti, cioè, di rispetto delle norme internazionali, di tutela dei diritti umani fondamentali, ad iniziare da quelli degli ultimi, i più vulnerabili”. Chiara, quindi, la funzione “ecclesiale” della diplomazia “quale strumento di comunione che unisce il Romano Pontefice ai Vescovi e alle rispettive Chiese locali, è anche la via peculiare attraverso cui il Papa può raggiungere concretamente “le periferie" spirituali e materiali dell’umanità” ha specificato Mons. Gallagher. Il Segretario per i Rapporti con gli Stati ha ricordato che la rete diplomatica della Santa Sede ha relazioni di tipo bilaterale con 183 Stati, a cui si debbono aggiungere l’Unione Europea e il Sovrano Ordine di Malta. “Intrattiene inoltre rapporti stabili di tipo multilaterale con molte altre Istituzioni intergovernative, competenti nei diversi settori in cui si articola la struttura della governance internazionale” ha aggiunto l’arcivescovo. Secondo Mons. Gallagher “L’idea di pace di cui la Santa Sede è portatrice non si ferma a quella che le Nazioni esprimono nel contemporaneo diritto internazionale. Operare per la pace non significa solo determinare un sistema di sicurezza internazionale e, magari, rispettarne gli obblighi. È richiesto altresì di prevenire le cause che possono scatenare un conflitto bellico, come pure di rimuovere quelle situazioni culturali, sociali, etniche e religiose che possono riaprire guerre sanguinose appena concluse”. In questo senso il diritto internazionale “deve continuare a dotarsi di istituti giuridici e di strumenti normativi in grado di gestire i conflitti conclusi o le situazioni in cui gli sforzi della diplomazia hanno imposto alle armi di tacere”. Un passaggio importante dell’intervento del Segretario per i Rapporti con gli Stati è dedicato alla fase post-bellica: “Il compito nel post-conflitto non si limita a riassettare i territori, a riconoscere nuove o mutate sovranità, o ancora a garantire con la forza armata i nuovi equilibri raggiunti. Esso deve piuttosto precisare la dimensione umana della pace, eliminando ogni possibile motivo che possa nuovamente compromettere la condizione di coloro che hanno vissuto gli orrori di una guerra e ora attendono e sperano, secondo giustizia, un diverso avvenire. Tradotto nel linguaggio della diplomazia questo significa dare priorità alla forza del diritto rispetto all’imposizione delle armi, garantire la giustizia ancor prima della legalità”. Mons. Gallagher ha denunciato poi il “dilagare dell’indifferenza” che non riguarda solo i luoghi dei conflitti e delle guerre, magari geograficamente lontani. “Oggi chiama in causa anche tutti noi, che, volenti o nolenti, siamo raggiunti nella nostra quotidianità da un’onda continua di notizie e di informazioni, che ci connettono virtualmente con il resto del mondo e che ci mostrano schiere di sofferenti, di senza tetto, di tante vittime delle guerre costrette a emigrare, delle persone sfiduciate, di chi ha perso il lavoro, e dei più vulnerabili”. L’arcivescovo si è detto convinto che oggi, più che mai, sia necessario “spezzare questi meccanismi dell’indifferenza, rompere il guscio protettivo dei nostri egoismi, passando così dai teoremi sulla pace possibile, ad esperienze concrete di pace vissuta, anche se sofferta”. La via maestra, evidenzia l’arcivescovo, è quella indicata da Papa Francesco, ovvero la lotta contro la povertà sia materiale sia spirituale, l’edificazione della pace, l’essere costruttori di ponti mediante il dialogo. “Sono anche tre punti di riferimento che indicano un cammino personale, sociale e globale al quale il Papa ha invita tutti, fin dai primi giorni del suo servizio come Vescovo di Roma” ha ricordato Mons. Gallagher, aggiungendo che quello di Francesco rimane un appello pressante e impegnativo, tanto più oggi. “Esso ci chiede di avere molto coraggio e di abbandonare alle nostre spalle le facili certezze acquisite, impegnandoci in un’autentica conversione del cuore, delle priorità, degli stili di vita, per esporci all’incontro con l’altro, anche quando ci sembra di non conoscerlo abbastanza, di provenire da mondi culturali e religiosi troppo differenti o di parlare lingue ancora tanto diverse. In fondo” ha concluso il Segretario per i Rapporti con gli Stati “la diplomazia della Santa Sede è una diplomazia in cammino: un cammino lungo, complesso e irto di difficoltà, ma con l’aiuto di Dio possibile”. (DD)

7 novembre - REGNO UNITO Clima. Appello dei leader religiosi a Johnson in vista della Cop-26 a Glasgow: il Paese dia l’esempio al mondo  

 Sarà Glasgow, in Scozia, ad ospitare la prossima Conferenza internazionale sul clima (Cop-26), prevista nel novembre 2021. In vista dell’appuntamento, 60 leader cristiani, ebraici musulmani, indù e sikh britannici hanno scritto una lettera congiunta al Premier Boris Johnson perché il Governo prepari sin da ora un ambizioso piano nazionale per il clima contro il surriscaldamento del pianeta. “Come Presidente di turno della Cop26, il compito più importante del Regno Unito è di riunire tutti i Paesi attorno ad obiettivi climatici più ambiziosi”, sottolinea la missiva firmata, per i vescovi cattolici, da monsignor John Arnold, responsabile per l’ambiente della la Conferenza episcopale inglese e gallese (Cbcew). L’Accordo di Parigi siglato nella capitale francese alla Cop-21 del 2015 fissato a 1,5 gradi Celsius l’aumento della temperatura globale entro la fine del secolo, impegnando gli Stati firmatari a definire e comunicare i loro contributi nazionali dopo il 2020, i cosiddetti Ndc, per raggiungere questo obiettivo. Secondo i leader religiosi, la Gran Bretagna deve dare l’esempio puntando, tra l’altro, all’azzeramento del bilancio tra emissioni e compensazioni di anidride carbonica nell’atmosfera, attualmente fermo all’80% : "Questo è un momento storico per la leadership globale del Regno Unito, per proporre il contributo più grande a livello mondiale che incoraggi tutte le altre nazioni del mondo a fare lo stesso ed è probabilmente l'investimento più importante che potrebbe essere fatto nel nostro futuro". La lettera sottolinea la responsabilità morale di prendersi questo impegno, evidenziando i profondi effetti dei cambiamenti climatici su tutta l’umanità” e “in particolare sui più poveri che stanno già soffrendo”: “Dobbiamo tutti cercare di trovare il coraggio morale per rispondere a questa sfida” che rimette in questione “il nostro rapporto con il mondo vivente” e “trasformare noi stessi e la nostra società ", affermano i leader religiosi, che ricordano come le comunità confessionali nel Regno Unito stiano già intraprendendo azioni concrete in questo senso “con migliaia di luoghi di culto che passano alle energie rinnovabili e gruppi religiosi che disinvestono dai combustibili fossili e reinvestono in misure per l'ambiente”. Un impegno legato agli sforzi a livello globale , compresi – si sottolinea – il pressante appello di Papa Francesco ai governi perché si diano obiettivi più ambiziosi prima del Cop26 e l’opera di sensibilizzazione su questo tema svolta del Patriarca ecumenico Bartolomeo. (LZ)

7 novembre ITALIA – Dossier Caritas sul diritto alla Casa. In Euoropa 700 mila persone sono senza dimora

Ha scelto il 31esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino e i 70 anni dalla dichiarazione Schumann per presentare un Dossier sul diritto all’abitare nel contesto europeo. La Caritas torna ad accendere i riflettori sulla casa, intesa come “bene comune”, riprendendo uno dei passaggi chiave della lettera di Papa Francesco al Card. Parolin per i 50 anni di collaborazione tra Santa Sede e istituzioni europee (28 ottobre scorso ndr): Sogno un’Europa amica della persona e delle persone. Una terra in cui la dignità di ognuno sia rispettata, in cui la persona sia un valore in sé e non l’oggetto di un calcolo economico o un bene di commercio. “Queste parole ci ricordano che purtroppo nel nostro continente sono più di cento milioni le persone in difficoltà e messe ai margini alle quali va data attenzione e restituita dignità” chiarisce la Caritas in una nota ufficiale. Quello dell’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana è un DDT, acronimo di Dossier-Dati-Testimonianze, di analisi legislativa sul diritto alla casa nel continente europeo. “Pur nell’ambito di un quadro giuridico di spessore, la casa infatti resta per molti europei una meta difficile da raggiungere e da mantenere. Oltre 23 milioni di famiglie, circa il 10,4% della popolazione totale dell’Unione europea, spendono più del 40% del reddito per mantenere la propria abitazione, quasi 9 milioni di famiglie vivono in alloggi inadeguati. C’è poi chi un tetto non l’ha mai avuto: solo in Europa 700 mila persone sono senza dimora e il fenomeno è aumentato del 70% in dieci anni” fanno sapere i promotori dell’iniziativa. Riprendendo anche l’ultimo Rapporto sulla povertà ed esclusione sociale in Italia oltre 1,8 milioni di famiglie sono in condizioni di povertà assoluta e chi vive in affitto ha una situazione più critica. “Sono circa 850 mila famiglie povere in locazione, quasi la metà di tutte le famiglie povere, con condizioni più critiche nel Mezzogiorno. I senza dimora sono 51mila e la loro condizione è stata aggravata dall'arrivo della pandemia per COVID-19. Ogni anno inoltre arriva l’assalto del gelo che crea situazioni ad alto rischio per chi non ha una casa o una sistemazione al coperto e riscaldata: dai clochard ai ragazzi sbandati, dagli anziani ai padri separati e magari disoccupati che non hanno più le risorse per pagarsi un’abitazione” prosegue la nota. Oggi l’edilizia pubblica rappresenta il 4 per cento del patrimonio abitativo nazionale e, quindi, risponde a una quota minima di popolazione, ovvero un quinto del mercato dell'affitto, una delle quote più basse d'Europa. “La morosità è passata da percentuali irrisorie dei primi anni Ottanta all’attuale 90% del totale delle ragioni delle sentenze di sfratto emesse. Le domande di edilizia pubblica inevase presso Comuni e IACP ammontano a circa 650.000; 4 milioni di giovani tra i 25 e i 39 anni risiedono ancora nelle famiglie di origine; 4 milioni i lavoratori stranieri che vivono in affitto, l'80% in coabitazione e in condizioni di sovraffollamento” specifica la Caritas. Nella cornice giuridica europea, il diritto alla casa è di pertinenza esclusiva dei singoli Stati. “Per tale motivo, il sistema di politiche abitative pubbliche appare disomogeneo e i livelli di accesso al bene casa non appaiono uniformemente distribuiti. Sono comunque presenti in Europa molte esperienze innovative da cui è possibile trarre utili piste di lavoro per favorire una migliore esigibilità del fondamentale diritto a un degno abitare”. Casa, bene comune. Il diritto all'abitare nel contesto europeo è il 60esimo DDT pubblicato dalla Caritas Italiana.  (DD)

6 novembre - ITALIA Il convento dei cappuccini di San Giovanni Rotondo in isolamento per un caso di Covid-19

Un caso di positività al coronavirus, con blanda sintomatologia, accertato nel convento dei frati cappuccini di San Giovanni Rotondo. La comunità dei religiosi, dopo aver consultato il ministro provinciale, fr Maurizio Placentino, e l’arcivescovo di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, monsignor Franco Moscone, ha deciso, quindi, di isolarsi in quarantena per 14 giorni. Sono state per questo ridotte a due le Messe aperte ai fedeli (alle 11.30 e alle 18.00), che saranno celebrate da frati provenienti da altre fraternità o da altri sacerdoti, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza stabiliti dalle norme vigenti. Per ragioni prudenziali, resteranno chiuse, fino a nuova disposizione, la chiesa di San Pio da Pietrelcina e la cripta del santuario di Santa Maria delle Grazie, che custodisce le spoglie di padre Pio, e i percorsi per i pellegrini. Viene garantita la trasmissione televisiva, in diretta sull’emittente nazionale Padre Pio Tv (LCN 145), delle celebrazioni eucaristiche delle 7.30, 11,30 e 18.00. (TC)

6 novembre - ITALIA Il Papa: la Piccola Casa della Misericordia di Gela un faro di luce e di speranza nel buio della sofferenza

Francesco ha voluto scrivere una lettera di suo pugno per manifestare la sua vicinanza alla “Piccola Casa della Misericordia” di Gela, in Sicilia - “sorta per aiutare quanti sono provati dal disagio e dalla precarietà” -, e per incoraggiare quanti ogni giorno vi si spendono senza riserve. “L’opera di prossimità alle persone care che versano in condizioni problematiche è un faro di luce e di speranza nel buio della sofferenza e della rassegnazione - evidenzia il Papa -; è un apprezzato segno di condivisione della Chiesa con i disagi e le fatiche del proprio popolo; è un ammirevole esempio di carità evangelica e di Chiesa in uscita, che fa tanto bene alla comunità ecclesiale e a quella civile”. La “Piccola Casa della Misericordia” è nata nel 2013; l’idea è stata di Francesco. Don Pasqualino Di Dio, giovane sacerdote di Piazza Armerina, dopo aver preso parte alla prima messa pubblica di Francesco, il 17 marzo, ricevuto poi in udienza, parlò al Papa della realtà sociale della sua diocesi, delle difficoltà di tante famiglie, degli ultimi della sua città, Gela. Francesco lo ascoltò e gli suggerì di dar vita a una Casa che fosse segno della misericordia di Dio. Oggi quella Casa ha una mensa, un centro di ascolto e accompagnamento, è anche un banco alimentare e con le braccia di tanti volontari offre consulenze, servizi di mediazione familiare, assistenza scolastica ai bambini e opera in sinergia con Caritas, istituzioni locali, parrocchie e associazioni. “Incoraggio te - scrive il Papa a don Di Dio - e quanti collaborano ai tuoi progetti di bene, a perseverare nella lodevole missione di testimoniare la tenerezza e la misericordia del Padre, offrendo condivisione e solidarietà ai più deboli e sfiduciati”. Con la collaborazione della Cooperativa Sociale “Raphael”, la “Piccola Casa della Misericordia” gestisce anche un poliambulatorio medico, un dormitorio, un emporio, laboratori artigianali di cucito, falegnameria e ceramica ed è al fianco dei più deboli. “Assicuro un orante ricordo per i volontari e per quanti sono da voi assistiti e, mentre vi chiedo di pregare per me, di cuore invio la Benedizione Apostolica” conclude il Papa nella sua lettera. Don Pasqualino Di Dio ha commentato le parole di Francesco definendole un “segno di affetto del Papa e anche di conferma per l’opera che nel silenzio tanti uomini e donne di buona volontà svolgono a servizio dei piccoli del Vangelo”. Per il sacerdote quello che volontari e benefattori portano avanti nella “Piccola Casa della Misericordia” è un “sogno d’amore, soprattutto durante questo tempo di confusione e di sofferenza causato in gran parte della pandemia”. “Tutti i servizi che si svolgono presso il nostro Centro hanno il loro fulcro nell’adorazione eucaristica perpetua - spiega - da qui arriva la forza e la Provvidenza. Siamo chiamati in questo difficile tempo a volgere la nostra attenzione verso i più deboli e vulnerabili - conclude - senza far dominare la cultura dello scarto e del sospetto che deve essere sostituita con la promozione e la custodia dell’altro, certi che la vita si possiede solo donandola e che il Signore non ci abbandona”. (TC)

6 novembre - ETIOPIA Appello dei vescovi per una soluzione pacifica al conflitto tra Asmara e la regione del Tigrè  

(VNS), 6nov20 - Un pressante appello alle parti perché risolvano le loro divergenze in modo amichevole con uno spirito di “rispetto e fiducia reciproca” è stato lanciato il 4 novembre dal Segretariato Segretariato cattolico etiopico (ECS), mentre nel Paese riprendono a soffiare venti di guerra civile, dopo la decisione del Premier etiopico Abiy Ahmed di dichiarare lo Stato di emergenza nella Regione del Tigrè e di lanciare un’offensiva militare. I rapporti tra Addis Abeba e Macallè, capitale della Regione, sono tesi all’insediamento al Governo di Abiy, il 2 aprile 2018, ma la situazione di è rapidamente deteriorata nelle ultime settimane precipitando in questi giorni dopo che le forze fedeli al Fronte popolare di liberazione del Tigray(Tplf) hanno occupato una base militare. All’origine delle tensioni le rivendicazioni del Tplf che, dopo avere controllato il potere per quasi trent’anni è stato di fatto esautorato dal nuovo premier di etnia oromo. Esse hanno visto un’escalation a settembre, quando il Governo regionale ha organizzato le elezioni parlamentari previste ad agosto, nonostante le decisioni di Asmara di posticiparle a causa dell’emergenza sanitaria del Covid-19. Da allora si sono susseguiti attacchi armati con diverse vittime fino all’azione di forza di questi giorni da cui è scaturito l’annuncio dello stato di emergenza e del lancio di operazioni militari contro il Tigrè. A nulla sono serviti gli interventi dei leader religiosi per fermare l’escalation, come evidenzia la dichiarazione firmata dal cardinale Berhaneyesus Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba, che ammonisce sulle conseguenze di un nuovo conflitto armato nel Paese, uscito nel 2000 da una sanguinosa guerra con la vicina Eritrea: “Se i fratelli si uccidono, l'Etiopia non guadagnerà nulla, ma è destinata al fallimento e non gioverà a nessuno”,  si legge nella dichiarazione citata dall’agenzia Aciafrica. Di qui l’appello agli etiopi a "non sottovalutare il conflitto" in atto e a “contribuire alla causa della riconciliazione, a rafforzare l'unità e a garantire la pace e la sicurezza". "La priorità del nostro Paese è difendere lo Stato di diritto", sottolineano i vescovi, aggiungendo che il “Governo ha la responsabilità di garantire che vengano prese tutte le misure perché non sia messa in pericolo la vita dei cittadini e del Paese". Ferma inoltre la condanna dei recenti attacchi che hanno causato diverse vittime e sfollati: “Nessuna ragione o obiettivo può giustificare uno spargimento di sangue”, affermano i vescovi. Infine, l’appello a tutti i cattolici “a seguire da vicino la situazione nel Paese” e a pregare insieme ai fedeli di tutte le altre religioni “per la pace e la riconciliazione”. (LZ)

6 novembre GERMANIA Ecumenismo. Chiesa cattolica e Chiesa protestante unite contro l’antisemitismo

Evidenziare il terreno comune tra ebrei e cristiani nelle feste e nella vita religiosa, per prendere una chiara posizione contro il crescente antisemitismo, che ha anche radici cristiane. È questo l’obiettivo della nuova campagna delle Chiese cattolica e protestante che si uniscono contro l’antisemitismo nella campagna “#rispettivamente: ebreo e cristiano - più vicino di quanto si pensi”. L'anno prossimo, scrivono i vescovi tedeschi sul sito dell’Episcopato, la Chiesa protestante e la Chiesa cattolica daranno un segno visibile contro l'antisemitismo con una campagna di affissioni che si rivolge in particolare alle parrocchie e alle istituzioni ecclesiastiche. L’iniziativa sarà presentata in una conferenza stampa l'11 novembre alla la Parochialkirche di Berlino e lanciata a livello nazionale ed ecumenico nel gennaio 2021. Il nucleo della campagna sarà costituito da manifesti diversi per ogni mese, che, sulla base delle rispettive feste e tradizioni, evidenzieranno sia le somiglianze sia le differenze tra le due religioni ebraica e cristiana e potranno essere appesi in entrambe le comunità.Nata da un'iniziativa della Chiesa evangelica di Berlino-Brandeburgo-Schlesische Oberlausitz, la campagna si è sviluppata in un progetto ecumenico nazionale sostenuto dalla Conferenza episcopale tedesca e dalla Chiesa evangelica in Germania. (RB)

6 novembre-  COLOMBIA Monsignor Álvarez Botero condanna massacro avvenuto nel comune di Nechí

Monsignor Elkin Fernando Álvarez Botero, vescovo di Santa Rosa de Osos e segretario generale della Conferenza Episcopale colombiana (CEC), in una lettera indirizzata al parrocco della città di Bijagual, padre Esteban Alexander Lopera, – si legge sulla pagina web dell’Episcopato -, ha respinto il massacro di cinque persone, avvenuto nel comune di Nechí, nel dipartimento di Antioquia, ad opera - secondo le prime ipotesi del governo – del gruppo armato di 'Los Caparros', ed esprimendo il suo dolore ha assicurato il suo appello per la riconciliazione e la pace in questi territori. "Come vescovo eletto di Santa Rosa de Osos – ha detto il presule -, esprimo il mio dolore per questo doloroso evento che addolora la comunità di questa città, e assicuro le mie preghiere per il riposo eterno delle vittime e affinchè Dio conceda forza ai loro cari". Rivolgendosi poi al sindaco di Nechí, Marco Javier Madera Camero, lo ha invitato ad estendere il suo messaggio di vicinanza e solidarietà a tutti gli abitanti e alle famiglie delle vittime. "Preghiamo il Signore, con piena fiducia, per l'eterno riposo dei morti – ha concluso monsignor Álvarez Botero - e perché cessino le violenze e la morte, che causano tanta sofferenza ai nostri fratelli, specialmente ai più poveri e ai più bisognosi". (AP)

6 novembre - TERRA SANTA On line il Calendario liturgico della Custodia e le Pellegrinazioni del 2021

 La Custodia francescana di Terra Santa ha pubblicato il proprio Calendario liturgico del 2021. Il calendario, in latino, è disponibile sul portale della Custodia per le fraternità francescane, ma anche per quanti vogliono partecipare alle celebrazioni proprie francescane e della Terra Santa. Segue l’anno liturgico ed inizia con la prima domenica di Avvento, che quest’anno cade il 29 novembre, e l’entrata solenne del Custode di Terra Santa a Betlemme. “È un modo per seguire la vita liturgica della Custodia di Terra Santa per tutti coloro che la amano e vogliono pregare insieme a francescani - si legge su custodia.org - seguendo anche le pellegrinazioni che durante l’anno segnano il ricordo e la devozione sui luoghi che ha toccato la vita terrena di Nostro Signore Gesù Cristo”. Insieme al Calendario liturgico sono state rese disponibili le Pellegrinazioni Liturgiche in italiano, inglese e spagnolo, con le indicazioni delle celebrazioni particolari. E così il 5 gennaio, a Betlemme, l’appuntamento è alle 11.30 con l’ingresso del custode di Terra Santa fr Francesco Patton, cui seguiranno primi Vespri e processione, mentre il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, la Messa è prevista alle 10. Sempre nel mese di gennaio sono segnalate, il 10 gennaio, giorno in cui si celebra il battesimo di Gesù, alle 9 l’ingresso di fr Patton a Gerico e alle 9.45 la processione con la Messa sulle rive del Giordano, e ancora il 17 gennaio la Messa a Cana per ricordare il primo miracolo di Gesù. (TC)

6 novembre - TERRA SANTA Festosa accoglienza ieri a Gerusalemme del patriarca latino Pizzaballa

Il neo patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, è stato accolto festosamente ieri a Gerusalemme, di ritorno da Roma dopo la sua nomina a patriarca il 24 ottobre scorso e dopo aver ricevuto il pallio dal Papa. A salutarlo una delegazione di vescovi, sacerdoti e laici. Tra gli altri monsignor Boulos Marcuzzo, vescovo ausiliare emerito di Gerusalemme, il nunzio apostolico in Israele e Cipro e delegato apostolico di Gerusalemme e Palestina, monsignor Leopoldo Girelli, e fr Francesco Patton, custode di Terra Santa. A fare festa alla Porta di Jaffa c’era anche la Banda Scout Araba Cattolica che ha accompagnato Pizzaballa, insieme a tanta altra gente, alla concattedrale del Patriarcato Latino per una preghiera e il canto del Te Deum. “Mettiamo la nostra volontà nella Volontà di Dio, sotto la protezione della Vergine Maria, Regina della Palestina - ha detto il patriarca latino di Gerusalemme prima di benedire la folla -. Lei proteggerà tutti noi, la nostra Chiesa e questo nuovo inizio di servizio nella Chiesa di Gerusalemme”. (TC)

6 novembre - MONDO La Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace condanna la violenza in nome della religione

In seguito agli orribili atti di terrore e di violenza in nome della religione, verificatisi in Francia e nel mondo, la Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace, in una dichiarazione del 4 novembre, diffusa sulla sua pagina web, ha esortato tutti ad utilizzare parole che favoriscano il rispetto e la coesione piuttosto che intensificare le divisioni, ricordando che la libertà di parola è un diritto umano “che richiede educazione”. “Di pari passo con la libertà di parola, infatti, - ha sottolineato - c'è il valore condiviso di onorare la dignità di tutti gli esseri umani”. La dichiarazione dei leader religiosi mondiali arriva dopo gli attacchi a matrice islamica che hanno insanguinato Nizza il 30 ottobre, e Vienna, il 2 novembre. “È nostro dovere, in quanto leader di fede – si legge nel comunicato -, trovare risposte dignitose, umane e misericordiose piuttosto che vendicative", perché “essere vendicativi significa scatenare la distruzione e la rovina per noi stessi e per gli altri. Tutti noi condividiamo la responsabilità di respingere qualsiasi discorso politico che emargini o alieni i credenti di qualsiasi fede". I leader religiosi, dunque, hanno chiesto ovunque la calma, di considerare le parole e le azioni determinate a generare "pace, serenità, dignità e rispetto per tutti gli esseri umani". "Dobbiamo voler insistere nel costruire ponti con amore", hanno sottolineato. Avendo i leader musulmani di tutto il mondo smentito categoricamente che questi atti di orrore siano stati compiuti in nome dell'islam, la Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace si è detta sicura che i musulmani  “provino dolore quando il loro profeta viene apparentemente insultato", ma che “questo non giustifica la violazione dei principi stessi dell'islam, e di ogni fede". Alla luce dunque di quanto successo, esprimendo profonda solidarietà ed elevando le loro preghiere per le famiglie delle vittime degli atti terroristici, i leader religiosi hanno ribadito il loro impegno nel "parlare e agire in modo multireligioso e rispettoso, per guarire le ferite e promuovere la pace con la giustizia". (AP)

6 novembre - FRANCIA Plenaria dei vescovi. Presentato terzo Rapporto della Cef sulla pedofilia. Denunce in aumento

Dal settembre 2018 e al settembre 2020, in Francia, 320 persone hanno denunciato abusi sessuali subiti da membri del clero e religiosi, 100 in più rispetto a quelle registrate tra il 2010 e 2016: è uno dei dati più significativi che emergono dal terzo Rapporto della Conferenza episcopale francese (Cef) sulla pedofilia nella Chiesa, reso noto ieri durante i lavori l’assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese (Cef) in corso dal 3 all’8 novembre. Il documento, presentato da monsignor Dominique Blanchet, vice-presidente della Cef, traccia un quadro più preciso della situazione della pedofilia nella Chiesa francese dopo i due precedenti rapporti del gennaio 2017 e dell’ottobre 2018. La prima parte presenta le cifre aggiornate raccolte in questi ultimi due anni nelle diocesi francesi, mentre la seconda riporta in modo schematico informazioni sulle azioni intraprese dalla Chiesa nella lotta a questa piaga e nella prevenzione, sia a livello locale che a livello mondiale. Il primo dato che salta all’occhio è dunque il significativo aumento delle denunce, passate da 220 del periodo tra il 2010 al 2016 2010 a 320. Una crescita che il rapporto collega alle misure prese dalla Chiesa di Francia in questi ultimi anni: segnatamente l’istituzione nel 2018 di una Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), la creazione di cellule di accoglienza e di ascolto nelle diocesi, oltre ai ripetuti inviti rivolti alle vittime dalla Commissione perché prendano il coraggio di denunciare l’abuso subito e si mettano in contatto con le istituzioni ecclesiastiche. Un altro dato che emerge dal rapporto riguarda le segnalazioni da parte dei vescovi alle procure, che tra il 2010 e il 2020 sono state in tutto 110, di cui 67 per fatti anteriori al 2000 e 43 per fatti successivi. Quanto agli autori degli abusi, sono state 208 le persone per cui si è aperto un procedimento. Con riferimento alle misure prese, sempre negli ultimi due anni, 57 i preti, religiosi e diaconi sono stati sospesi e 13 condannati a una pena canonica. Lo scarto esistente tra le 320 persone che hanno denunciato e le segnalazioni e i procedimenti avviati viene spiegato con il fatto che spesso le vittime non erano note ai vescovi, che i responsabili erano deceduti o che non erano identificabili.  Un'altra informazione importante fornita dal documento riguarda infine l’azione capillare intrapresa dalla Chiesa per lottare contro la pedofilia: su 97 diocesi e arcidiocesi francesi, 24 possono oggi contare su referenti diocesani e sono 83 quelle che hanno aperto una cellula di ascolto e accoglienza. “Anche se resta ancora molto da fare perché la Chiesa diventi una casa sicura per tutti – si sottolinea nell’introduzione - il nuovo rapporto evidenzia la ferma determinazione dei vescovi di andare oltre e di attuare tutte le misure necessarie ad affrontare questa sfida così urgente e necessaria”, cominciando dall’ascolto delle vittime. Intanto proseguono i lavori dell’assemblea plenaria. La riunione avrebbe dovuto svolgersi in presenza a Lourdes, ma a causa dell’evolversi della pandemia del Covid-19 si tiene in forma virtuale. Tra i temi all’ordine del giorno, oltre alla lotta alla pedofilia, i problemi del mondo agricolo in Francia, il rapporto tra territorio e parrocchia e questioni finanziarie. A chiudere i lavori l’8 novembre sarà il presidente della Cef, monsignor Éric de Moulins-Beaufort. (LZ)

6 novembre - ITALIA Cei: messe nel rispetto delle norme stabilite. Autocertificazione nelle zone rosse. Raccomandata prudenza per altre attività

Con l’entrata in vigore oggi del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 novembre sull’emergenza coronavirus, non sono previste novità circa la celebrazione delle liturgie. Lo precisa il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana, Vincenzo Corrado. Citando il testo del nuovo provvedimento, Corrado precisa che, come già stabilito in precedenza, in tutta l’Italia, “l’accesso ai luoghi di culto avviene con misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”. Come già nei precedenti DPCM, viene inoltre chiarito che le celebrazioni con la partecipazione del popolo si svolgono nel rispetto del protocollo sottoscritto dal Governo e dalla Conferenza Episcopale Italiana, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico. Le nuove disposizioni dividono l’Italia in tre aree - gialla, arancione e rossa - a seconda del livello di rischio, ma non è stato, appunto, disposto alcun cambiamento circa le liturgie, tuttavia, nelle zone rosse, precisa Vincenzo Corrado, “per partecipare a una celebrazione o recarsi in un luogo di culto, deve essere compilata l’autocertificazione”. Circa la catechesi e lo svolgimento delle attività pastorali, chiarisce poi un comunicato stampa, alla luce delle indicazioni del DPCM, “la Segreteria Generale della Cei consiglia una consapevole prudenza; raccomanda l’applicazione dei protocolli indicati dalle autorità e una particolare attenzione a non disperdere la cura verso la persona e le relazioni, con il coinvolgimento delle famiglie, anche attraverso l’uso del digitale”. Infine la Cei aggiunge che “già l’Ufficio catechistico nazionale con il documento ‘Ripartiamo insieme’ aveva suggerito alcune piste operative. In particolare, per le zone rosse, la Segreteria Generale invita a evitare momenti in presenza favorendo, con creatività, modalità d’incontro già sperimentate nei mesi precedenti e ponendo la dovuta attenzione alle varie fasce di età.”. (TC)

6 novembre - STATI UNITI Compie 50 anni la Raccolta nazionale a sostegno dei programmi dei vescovi contro la povertà

Sono passati 50 anni da quel lontano novembre in cui, per la prima volta, si è svolta la raccolta nazionale a sostegno della campagna cattolica per lo sviluppo umano sostenuta dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti nel suo programma contro la povertà. Lo riporta il sito dell’Episcopato statunitense. Quest'anno la raccolta si terrà nella maggior parte delle parrocchie nel fine settimana del 21-22 novembre, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, il Re dell'Universo. Questa raccolta nazionale è la principale fonte di finanziamento per la comunità e per le sovvenzioni allo sviluppo economico e i programmi educativi per promuovere la speranza nelle comunità di tutta la nazione. Il 25 per cento dei fondi raccolti rimane in ogni diocesi per sostenere progetti locali contro la povertà. Mezzo secolo fa, i vescovi degli Stati Uniti avevano la visione profetica di sviluppare un programma per dare potere alle persone a basso reddito di prendere le decisioni che influenzano la loro vita: così nacque l’iniziativa. “Siamo entusiasti di celebrare questa importante pietra miliare, ricordare i risultati degli ultimi 50 anni e preparare la campagna per continuare il suo buon lavoro nel futuro - ha detto monsignor David G. O'Connell, vescovo ausiliare di Los Angeles e presidente della sottocommissione della Campagna cattolica per lo sviluppo umano - il nostro obiettivo è quello di lavorare insieme per trasformare la società in una società che sostenga il fiorire di tutti i nostri fratelli e sorelle". I progetti sostenuti includono l'ampliamento dell'accesso ad alloggi a prezzi accessibili, la promozione dell'accesso all'istruzione, lo sviluppo di imprese di proprietà dei lavoratori e la riforma del sistema di giustizia penale. (RB)

6 novembre - TERRA SANTA Un documentario sulle meraviglie della Basilica della Natività di Betlemme, dopo sette anni di restauri

Sette anni di restauro per riportare alla sua originaria bellezza un monumento di straordinaria importanza per la fede di milioni di persone: la Basilica della Natività di Betlemme, crocevia di arte e fede. L’emergenza legata alla pandemia Covid-19 non rende possibili le visite, ma grazie al documentario diretto da Tommaso Santi e intitolato “Le meraviglie di Betlemme” l’immenso valore estetico e spirituale di questo luogo è reso accessibile ai fedeli di tutto il mondo. “È un omaggio al luogo della Natività di Gesù:il documentario – spiega Santi a Vatican News – vuole essere una finestra aperta su immagini che nessuno ha mai visto. Alla luce della situazione di lockdown è anche un modo per fare un viaggio in una terra purtroppo inaccessibile. Il documentario vuole anche essere un invito, appena sarà possibile, a tornare a Betlemme”. Distribuito da Mustang il video è disponibile in dvd dallo scorso 3 novembre e racconta la storia millenaria dell’intero complesso monumentale della Basilica, sorto nel 333 sul luogo dell’umile grotta, e del suo patrimonio d’ arte: dai meravigliosi mosaici pavimentali, agli incredibili dipinti sulle colonne delle navate, sottoposti ad intervento conservativo dal 2013 al 2020.  “I dipinti sulle colonne, così come i mosaici parietali”, osserva Santi, “prima del restauro erano invisibili, oscurati dal fumo e dall’umidità”. Ora sono tornati al loro originario splendore: “come nessuna persona vivente li ha mai visti” Il restauro, realizzato dall’azienda Piacenti spa di Prato, grazie al sostegno dell’Autorità Nazionale Palestinese, è stato fortemente voluto anche dallatre chiese cristiane che gestiscono la chiesa, i Cattolici con la Custodia di Terra Santa, i Greci Ortodossi e gli Armeni, e sostenuto dall’intera comunità di Betlemme. I lavori si sono conclusi durante il lockdown della scorsa primavera. Il regista Tommaso Santi, vincitore nel 2017 del Globo d’Oro della Stampa Estera in Italia, ripercorre in 37 minuti gli ultimi scavi archeologici, che hanno riportato alla luce l'incredibile tappeto a mosaico della Basilica di Costantino ricco di decorazioni geometriche raffigurazioni di animali e vegetali; quindi racconta l’Epoca Crociata, quando la Basilica raggiunse il suo massimo splendore. I restauri sono stati una conferma della bellezza tramandata dai pellegrini nel corso di generazioni. Tra i contenuti extra del dvd, acquistabile nelle librerie o online, si segnalano le interviste all'archeologo Alessandro Fichera, che ha condotto gli scavi e a Padre Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa. Al filmato è legata una mostra sulla Basilica della Natività che, una volta terminata l’emergenza Covid-19, girerà l’Italia e L’Europa. (PO)

6 novembre - COLOMBIA Il saluto del vescovo castrense ai membri della Polizia nazionale nel 129.mo anniversario dell’Istituzione

"Stiamo lavorando per un Paese migliore, più sicuro, più amato, dove ci sia una sana convivenza tra tutti i cittadini” ha detto monsignor Fabio Suescún Mutis, vescovo castrense, inviando ieri un saluto – si legge sulla pagina web dell’Episcopato - a tutti i membri della Polizia nazionale, nel giorno del 129.mo anniversario della loro istituzione. Ricordando il motto che rende grande la Polizia, “Dio e Patria”, ha esortato i poliziotti ad essere santi, nel servizio a cui sono chiamati. “I nostri agenti di polizia – ha affermato – si curano che le relazioni umane siano piene di comprensione, di accordo, di gioia e contribuiscano al bene comune". "Cari poliziotti, Dio è con voi, Gesù è vostro amico e lo Spirito di Dio vi esorta ad esercitare la vostra vocazione di poliziotti con generosità e sacrificio", ha concluso il presule, esortandoli a continuare a curare l’immagine dell’Istituzione e ad andare avanti con onore pieni di misticismo, nonostante le avversità. (AP)

6 novembre REGNO UNITO Vescovi: fedeli rispettino il nuovo divieto di Messe pubbliche come “cittadini responsabili”

Una disposizione non condivisibile, ma che tutti i cattolici sono chiamati a rispettare come “cittadini responsabili”. È l’invito rivolto ai cattolici dai vescovi inglesi e gallesi dopo l’approvazione in Parlamento dei nuovi Regolamenti che disciplinano il nuovo lockdown deciso da Downing Street contro il Coronavirus.  Come preannunciato, le nuove disposizioni, in vigore dal 5 novembre fino al 2 dicembre, vietano la riunione di persone per il culto comunitario nelle chiese che rimarranno aperte solo per la preghiera individuale e per i funerali. La decisione del Premier Boris Johnson era stata criticata dai vescovi e dagli altri leader religiosi britannici che nei giorni scorsi avevano chiesto all’Esecutivo di classificare le funzioni religiosi come servizi essenziali per sostenere le persone traumatizzate dal dolore di una perdita e dall’ansia.  “Nonostante i profondi dubbi” la Chiesa si adegua a quanto stabilito. “Lo facciamo in solidarietà con tanti altri ai quali vengono imposte restrizioni che hanno un grave impatto sulle loro vite e mezzi di sussistenza”, scrivono in una nota il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, e l’arcivescovo Malcolm McMahon, rispettivamente presidente e vice-presidente della Conferenza episcopale inglese e gallese (Cbcew). I vescovi evidenziano che: “È importante riconoscere che questi regolamenti non sono un attacco alla fede religiosa. Tuttavia – osservano - dimostrano una fondamentale mancanza di comprensione del contributo essenziale fornito dalle comunità di fede al benessere, alla resilienza e alla salute della nostra società”.  Essi esortano quindi i fedeli a fare “pieno uso delle chiese come luoghi di preghiera individuale e fonti di conforto e aiuto”, e ad unirsi in preghiera ogni giorno alle 18.  Inoltre, la Cbcew ha deciso di indire per la veglia della Solennità di Cristo Re (il 21 novembre), una giornata di preghiera per la fine della pandemia. (LZ)

6 novembre - MYANMAR Christian Solidarity Worlwide : garantire elezioni libere ed eque

 "Chiediamo alle autorità del Myanmar di garantire che le elezioni di domenica siano libere ed eque, seriamente preoccupati che circa due milioni di persone, appartenenti principalmente a minoranze etniche, non potranno votare". Queste le parole dell’analista senior per l'Asia orientale di Christian Solidarity Worlwide (CSW), Benedict Rogers, in un comunicato pubblicato ieri sulla pagina web dell’organizzazione cristiana impegnata nella difesa dei diritti umani e della libertà religiosa. Rogers ha sottolineato come "questa domenica il Myanmar avrà bisogno di un miracolo", perché "negli ultimi cinque anni il Paese ha perso molti dei risultati ottenuti in materia di diritti umani e di democratizzazione".  La CSW, dunque, ha esortato le autorità del Paese a garantire che le elezioni nazionali - le seconde a svolgersi dopo la fragile transizione democratica del Paese, e le quarte elezioni degli ultimi tre decenni -, previste domenica 8 novembre, siano libere ed eque, ricordando come le precedenti votazioni, nel 2015, erano state vinte in modo schiacciante dalla Lega nazionale per la democrazia (NLD) guidata da Aung San Suu Kyi. Le organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo speravano che il governo guidato dalla NLD avrebbe portato a una maggiore tutela dei diritti umani nel Paese. Invece, negli ultimi cinque anni, - spiega il comunicato -, il processo di democratizzazione si è mostrato sempre più fragile e si è verificata una significativa regressione in alcuni settori dei diritti umani, in particolare quello della libertà di stampa, della libertà di espressione e della libertà di religione o di credo. Le elezioni di domenica destano serie preoccupazioni - sottolinea la CSW – per la privazione del diritto di voto di circa due milioni di persone, che quindi non potranno votare. Tra questi, l'intero popolo rohingya, gli sfollati interni e i rifugiati, e oltre un milione di individui provenienti da 56 comuni delle aree etniche in cui la Commissione Elettorale dell'Unione ha deciso unilateralmente di annullare il voto. A questo si aggiunge, la seconda ondata della pandemia di Covid-19, che si sta rivelando molto più grave della prima, e che sta complicando ulteriormente le elezioni, rendendo il voto più difficile e più pericoloso. (AP)

5 novembre - ITALIA La bellezza in soccorso dei nuovi poveri. L’aiuto degli studenti di un liceo artistico di Lecce alla Caritas diocesana #coronavirus

Trasformare la bellezza in pane e rispondere al grido d’aiuto che giunge dai nuovi poveri. E’ la sfida degli studenti di un liceo artistico di Lecce che hanno deciso di sostenere quanti colpiti dall’emergenza sociale ed economica causata dalla pandemia Covid19. A fronte della crescita del numero dei nuovi poveri nel sud Italia, i ragazzi dell’istituto “Ciardo-Pellegrino”  hanno deciso di offrire la propria arte in cambio di una donazione, scegliendo la Caritas diocesana di Lecce come destinataria di aiuti economici. Sono tante le famiglie piombate in uno stato di bisogno senza precedenti. E' pensando a loro che il Liceo Artistico e Coreutico di Lecce ha scelto di non restare a guardare nella consapevolezza che l’arte può essere una risposta. Una galleria virtuale con oltre 80 opere di scultura e pittura è stata messa a disposizione di chiunque desideri aiutare quanti versano in situazione di bisogno. “Non è un’asta di beneficenza, né un do ut des, né tantomeno una vendita”, specifica il sito del Liceo “Ciardo Pellegrino”. “Da parte nostra - dirigente scolastica, docenti, personale Ata, alunni e famiglie - è un gesto di alto valore educativo: ci priviamo del frutto del nostro lavoro per esercitare concretamente quella cittadinanza attiva che oggi si esprime in forma di solidarietà”. L’invito è ad essere generosi: “ciò che raccoglieremo, lo devolveremo interamente alla Caritas di Lecce e diventerà un soffio di vita per chi oggi ha il serbatoio della speranza “in riserva”. (PO)

5 novembre - POLONIA Monsignor Gądecki: Il diritto alla vita è il primo e fondamentale diritto umano

“Il diritto alla vita è un diritto umano fondamentale, la prima legge che condiziona l'applicazione di tutti gli altri diritti e mostra, in particolare, l'illegalità di tutte le forme di aborto e di eutanasia”. Lo ha affermato monsignor Stanisław Gądecki in un’intervista, pubblicata il 3 novembre sulla pagina web dell’Episcopato, rilasciata all’agenzia di stampa cattolica KAI, in un momento di grande tensione sociale nel Paese a causa della sentenza del Tribunale costituzionale che rende illegale l’interruzione di gravidanza in caso di malformazione del feto.  Una sentenza che per monsignor Gądecki “ha segnato un grande passo positivo in ambito civile, soprattutto nella dimensione umana”. La Chiesa, infatti, “ha sempre difeso e non può cessare di difendere la vita”, come richiesto anche nel quinto comandamento: "Non uccidere!", ha affermato il presule. “La Chiesa - ha detto - su questo punto non può scendere a compromessi, perché si renderebbe colpevole della cultura dello scarto che è così diffusa oggi, che  colpisce sempre i più vulnerabili”, come spiegato da Papa Francesco. La decisione del Tribunale costituzionale, che ha ritenuto l'aborto eugenetico incompatibile con la Costituzione della Repubblica di Polonia, - ha proseguito - conferma che il concetto di "vita non degna di essere vissuta" è in diretta contraddizione con il principio dello stato di diritto democratico e con quanto contenuto nella Costituzione del Paese, dove, all'articolo 38, si afferma che "La Repubblica di Polonia fornisce ad ogni essere umano la tutela giuridica della vita". Una persona di retta coscienza non può negare a nessuno il diritto di vivere, soprattutto a causa della sua malattia.  La chiesa, dunque, ha sostenuto monsignor Gądecki, è grata a quei parlamentari che hanno intrapreso questo difficile compito della difesa della vita umana. E ha sottolineato, riferendosi a chi protesta, che “presentare il diritto di uccidere la vita innocente come un diritto umano è una testimonianza di profonda confusione e confusione culturale”, una confusione che nasce come conseguenza dell'allontanamento di Dio dai limiti della vita umana e, di conseguenza, della negazione dei Suoi principi. Egli, parlando del rapporto della Chiesa con il mondo della politica, ha ricordato che essa “non dovrebbe stringere alleanza con nessuna corrente politica. Perché la Chiesa ha la sua missione, la sua missione di salvezza, ha rivelato la verità, che deve custodire senza prendere accordi. E sulla base di questa verità, serve a plasmare l'ordine di Dio nel mondo circostante”. La Chiesa, ha aggiunto, per sua natura "non rimane al servizio dei partiti politici, non intrattiene rapporti politici con nessuno, e lascia ai cattolici la libertà di appartenere a partiti non contrari all'etica cattolica". “Non può privilegiare nessun partito – ha precisato - perché ogni partito è solo un partito, e la Chiesa non ha un messaggio parziale, ma porta un messaggio universale; deve essere segno e strumento di salvezza per tutti”. Il presidente dell’Episcopato, in merito alla risposta della Chiesa a queste proteste, ha ricordato come il Consiglio permanente della Conferenza episcopale polacca abbia chiesto a tutti i credenti il digiuno, l’elemosina e le preghiere per la pace sociale, “con l'intenzione di proteggere la vita, porre fine alla crisi in corso e porre fine alla diffusione della pandemia”, fornendo il testo di una preghiera preparata per questo tempo, che viene già recitata quotidianamente in molti luoghi. Pur apprezzando il passo compiuto dal Tribunale costituzionale, monsignor Gądecki si è detto convinto che la modifica della legge non sia un atto sufficiente. Come società, - ha affermato - abbiamo il dovere di sostenere e aiutare adeguatamente le “donne che, a seguito di una diagnosi medica, scoprono che il loro bambino può essere malato o disabile prenatale, così come i loro padri e le loro famiglie”. Inoltre, è necessario aumentare in modo significativo il loro sostegno economico, fornire cure mediche e psicologiche costanti, nonché creare un'opzione di riposo sistemico per i genitori che si prendono cura di bambini che non sono completamente in forma”. Insomma, “ l'intera società – ha concluso - dovrebbe essere solidale con loro e pronta a fornire ogni possibile aiuto”. (AP)

5 novembre - BRASILE Aperte le iscrizioni per il Simposio Ecumenico 2021

"Demolire muri e costruire ponti: guardare l'Enciclica Fratelii Tutti e la Campagna Ecumenica 2021″. È questo il tema dell’edizione 2021 – rigorosamente irtuale – del Simposio Ecumenico che si svolgerà tra il 29 e il 30 gennaio del prossimo anno, per il quale si sono aperte le iscrizioni oggi, come riportato dal sito della Conferenza episcopale del Brasile.    L'incontro, organizzato dalla Commissione episcopale per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza dei vescovi brasiliani, rifletterà anche sul fondamentalismo e sui muri che da esso si costruiscono nella società brasiliana e nel mondo. Secondo il consigliere della Commissione e segretario pastorale aggiunto, padre Marcus Barbosa Guimarães, le posizioni fondamentaliste che demonizzano l'altro e le relative culture, sono un riflesso di questo modo di essere che si sta imponendo nella società. All'incontro parteciperanno, tra gli altri, suor Raquel de Fátima Coelet, Figlia della Carità della Provincia di Curitiba e rappresentante cattolica nella Commissione teologica del Consiglio nazionale delle Chiese cristiane; e padre René José de Souza, sacerdote della diocesi di São Carlos che proporrà una riflessione sui muri di inimicizia eretti dal fondamentalismo e su dialogo e fraternità come uniche vie per superarli. "Speriamo con entusiasmo che il nostro Simposio Ecumenico 2021, un altro frutto della Commissione per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, sia gioioso, orante, partecipativo e ci rafforzi nel nostro impegno per la dimensione ecumenica e interreligiosa, costitutiva della nostra fede cristiana", ha concluso padre Marcus. Le iscrizioni possono essere formalizzate inviando una e-mail, con nome e cognome, città, stato e comunità partecipanti, a: ecumenismo@cnbb.or.br. (RB)

5 novembre - MAURITIUS In una lettera ai fedeli il cardinale Piat invita ad un Natale più sobrio e solidale

Il cardinale Maurice Piat, vescovo della diocesi di Port-Louis, nelle Mauritius, scrive ai fedeli esortandoli a vivere quest’anno un periodo natalizio più sobrio e fraterno e “a celebrare il Natale in modo tale che possa portare un barlume di speranza nella difficile situazione in cui ci troviamo oggi”. Il porporato evidenzia che, con la recessione economica, molti stanno perdendo il lavoro, non sono più in grado di adempiere ai loro obblighi e si trovano in grande difficoltà, per questo invita alla solidarietà. Ricordando quindi le iniziative già prese nei mesi scorsi “per sostenerli e alleviare il loro dolore” il vescovo di Port-Louis auspica: “Sarebbe bello se famiglie, quartieri, movimenti, parrocchie, Ong o altre associazioni, potessero immaginare iniziative per vivere un Natale più unito”. Il porporato suggerisce di “valorizzare l’incontro che mette le persone al centro, curando l’accoglienza degli altri, indipendentemente dalla loro situazione”. “Questi incontri fatti di ascolto e amicizia che portano un po' di calore umano - aggiunge - potrebbero essere luci che decorano le nostre case, i nostri quartieri”. Il vescovo di Port-Louis motiva la sua lettera spiegando che il suo invito vuole indurre e riflettere “con un po’ di anticipo”, perché ciascuno abbia “tempo per pensarci con amici, famiglia e parrocchia”. “Chiediamo al Signore di sviluppare in noi questa ‘creatività d'amore’ a cui ci invita Papa Francesco - prosegue -. Confido che lo Spirito ci donerà di saper accendere una moltitudine di piccole fiaccole viventi che diffonderanno la luce della speranza tra i nostri fratelli e sorelle che lottano per sopravvivere dignitosamente”. Augurando, infine, ai fedeli “un tempo di Avvento fraterno e creativo”, il porporato conclude: “In mezzo alle nostre difficoltà, osiamo la solidarietà per vivere una vera gioia natalizia a Mauritius”. (TC)

5 novembre - GERMANIA Conferenza Pastorale giovanile: la Chiesa sempre accanto ai giovani

Si è svolta il 3 e 4 novembre scorsi l’annuale conferenza della Pastorale giovanile, quest’anno in forma esclusivamente digitale, per discutere le nuove sfide che pone la società post-cristiana. Lo scrive il sito della Conferenza episcopale tedesca.   “In una società sempre più laica, la Pastorale giovanile in Germania continua a raggiungere molti giovani. Per diventare sostenibili, tuttavia, è ancora necessario tenere d'occhio i gruppi target e garantire le risorse per il lavoro giovanile in condizioni sociali mutevoli”: è questo ciò che è emerso dall’appuntamento organizzato dalla Commissione Giovanile della Conferenza episcopale tedesca. Nel suo discorso di apertura, il presidente della Commissione Giovani, monsignor Stefan Oster, vescovo di Passau, ha riferito le sue impressioni sulla XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi a Roma, che si è svolta nell'ottobre 2018 sul tema "Giovani, fede e discernimento vocazionale". Il Sinodo ha sottolineato che la Chiesa non deve essere presente solo per i giovani, ma che è una Chiesa con i giovani: "Il Sinodo ha descritto un'immagine della Chiesa che ascolta, impara e discerne - ha detto il presule - come famiglia di fede, tutti noi cristiani sono chiamati a rivolgerci ai giovani e non solo a percepirli come nostri vicini, ma anche e soprattutto a prenderli sul serio". Tra gli altri interventi, anche quello di Bianka Mohr, direttrice dell'Ufficio Pastorale Giovanile della Conferenza episcopale tedesca, che in chiusura della conferenza ha espresso la sua fiducia: "In una società che cambia, la Pastorale giovanile può fare, anche in futuro, offerte con le quali raggiunge i giovani: per esempio i servizi di volontariato, le associazioni giovanili, i gruppi di chierichetti e di educazione politica – ha detto - i giovani cattolici e i giovani che hanno poco o nessun legame con la Chiesa e la fede trovano la loro strada verso di noi: così siamo e rimaniamo una parte importante della società". "Ancora una volta è stato messo in luce cosa possiamo fare come Pastorale giovanile in Germania: evangelizzare attraverso la qualità delle nostre relazioni – ha concluso monsignor Oster - i rapporti e gli incontri con i giovani sono quindi anche la chiave per una Pastorale giovanile sostenibile. Gli impulsi della conferenza hanno fornito una base preziosa per l'imminente ulteriore sviluppo delle linee guida”. (RB)

5 novembre - ITALIA Le sfide educative dei videogiochi al centro di un convegno online promosso dalla diocesi di Albano

Le problematiche educative e le potenzialità legate al mondo dei videogiochi elettronici sono al centro del convegno online “Edugames, visita guidata al mondo dei videogiochi”, organizzato dalla diocesi suburbicaria di Albano, in collaborazione con il comitato provinciale di Roma del Centro Sportivo Italiano per domenica 15 novembre dalle ore 15.00 alle ore 18.00. "Abbi cura del tempo libero e delle relazioni" è la frase che guiderà i lavori.  L’incontro riunisce educatori, psicologi e gamers, accomunati  dalla consapevolezza della diffusione degli E-games tra i giovani e della loro rilevanza a livello economico. Tanti i temi che saranno affrontati: dalle opportunità alle minacce, dal mondo dei social all’evoluzione della narrazione nei videogames, fino all’identità virtuale. Il contributo libero, suggerito per partecipare al convegno sul canale youtube della diocesi di Albano, andrà ad alimentare il fondo ConDividiamo, per le famiglie in difficoltà” promosso dalla Caritas locale. (PO)

5 novembre - FILIPPINE Super tifone Goni. Diocesi di Legazpi: priorità assoluta le persone colpite dal disastro

Il super tifone Goni, abbattutosi il 1° novembre nella regione di Bicol, causando la morte di 24 persone, distruggendo case e danneggiando raccolti, non ha risparmiato nemmeno le chiese della provincia di Albay. In questa drammatica situazione, il vescovo di Legazpi, monsignor Joel Baylon, ha tenuto a sottolineare – si legge sulla pagina web dell’Episcopato – che priorità assoluta per la diocesi è quella di stare accanto agli sfollati e di fare tutto il possibile per sostenerli, nonostante sia grande la preoccupazione per le diverse chiese danneggiate dal ciclone, specialmente quelle dove al loro interno non è stato possibile celebrare la Messa. La diocesi - ha spiegato il presule - ha iniziato a raccogliere fondi e materiale per la ristrutturazione dei luoghi di culto, soprattutto di quelli più "pesantemente danneggiati", come la chiesa di San Giovanni Battista e la chiesa di Sant’Antonio, entrambe a Tabaco City. Tuttavia egli ha voluto ribadire che pur lavorando alle necessarie immediate riparazioni delle chiese, la diocesi non dimentica gli sfollati e le molte case che sono andate distrutte per la furia di Goni. (AP)

5 novembre - CILE Congresso di Educazione cattolica su intelligenza artificiale: tecnologia sia a servizio delle persone

Si è concluso con una lunga e appassionante sessione sul tema dell’intelligenza artificiale, declinato sul servizio che questa può portare alle persone, l’VIII Congresso nazionale dell’educazione cattolica in Cile, come riportato dal sito della Conferenza episcopale cilena. Sul tema sono intervenuti monsignor Fernando Chomali, arcivescovo di Concepción, monsignor Vincenzo Paglia presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e un gruppo di esperti che hanno discusso di neuroscienze e del loro impatto etico e sociale nel mondo dell'educazione. L'incontro, iniziato con un momento di preghiera, è stato introdotto dal Rettore dell'Universidad Católica Santísima Concepción, Christián Schmitz. Monsignor Chomali ha parlato del concetto di intelligenza artificiale e delle sue sfide antropologiche e pedagogiche per l'educazione cattolica: all'inizio della sua presentazione, il vescovo ha chiesto che si faccia una distinzione tra ciò che la tecnologia può fornire imitando alcune funzioni del cervello, e ciò che i sensi umani possono fare, ossia "materializzarci attraverso un corpo, rendere visibile ciò che pensiamo e vogliamo, operare un discernimento che ci porta all'azione". La cosiddetta Intelligenza Artificiale, invece, si concentra sul calcolo, su algoritmi che elaborano i risultati dei dati". "Qual è la catena mancante nelle macchine che non può mai essere sostituita? È la coscienza. Quella capacità di entrare in se stessi, quella soggettività che ci rende originali", ha detto il presule. L’intervento di monsignor Vincenzo Paglia era intitolato: "Le sfide etiche dell'intelligenza artificiale per il mondo dell'educazione". "Siamo in un'epoca di cambiamenti epocali, come ama dire Papa Francesco per sottolineare la peculiarità di questo inizio di millennio", ha esordito, per riferirsi, poi, alla crisi nucleare e ambientale: "Per la prima volta l'uomo ha nelle sue mani il potere di distruggere da solo il Creato". In materia di tecnologie emergenti e convergenti che intervengono direttamente nell'essere umano, ha detto che "alcuni studiosi hanno sottolineato il pericolo della supremazia della tecnologia", sottolineando l'effetto amplificante della portata planetaria di questi progressi "al punto da rendere i limiti finora ben distinguibili tra materia organica e inorganica, il reale e il virtuale", domandandosi a che punto, dunque, ci stiamo dirigendo. Per questo motivo, l'arcivescovo Paglia ha esortato a riflettere su cosa sia l'intelligenza artificiale, non solo dal punto di vista delle opportunità ma anche delle questioni critiche per il rispetto della persona, aggiungendo che, proprio come le università di tutto il mondo stanno lottando per rispondere alla pressante e crescente domanda su questo tema - che sfida tutta l'educazione a concentrarsi sulla comprensione della tecnologia - egli ha chiesto l'assunzione, le aziende un ruolo attivo nella riqualificazione della forza lavoro, i lavoratori un atteggiamento proattivo nei confronti dell'apprendimento e i governi per investire nelle competenze delle persone e sostenere tutti gli stakeholder in questi sforzi. "L'intelligenza artificiale è la nuova frontiera dell'umanità e la sua priorità deve essere quella di sostenere i diritti umani fondamentali, rafforzare le relazioni sociali e promuovere la solidarietà tra i popoli – ha detto ancora - il mondo deve garantire questo nuovo modo di usare le tecnologie per il bene delle nostre società e per lo sviluppo sostenibile. In un sistema in cui una macchina può fare una scelta, dobbiamo fare in modo che la scelta di quel sistema sia fatta in modo da garantire la fiducia delle persone”. L’VIII Congresso Nazionale dell'Educazione Cattolica del Cile è stato organizzato dall'area educativa della Conferenza episcopale cilena, dal Vicariato per l'Educazione dell'arcidiocesi di Concepción, dall'Università Cattolica della Santa Concezione, con il sostegno della Confederazione Interamericana di Educazione Cattolica, della Fondazione Santillana e del programma Profuturo della Fundación Telefónica Movistar, insieme a vari sponsor. Le due giornate di questo congresso saranno disponibili al pubblico in versione integrale a partire da questo giovedì 4 novembre su www.iglesia.cl. (RB)

5 novembre - GUATEMALA La soddisfazione dei vescovi per il divieto a organizzazione pro aborto a operare nel Paese: per sempre in difesa della vita umana

Grande soddisfazione è stata espressa in una lettera firmata da monsignor Gonzalo de Villa y Vásquez, presidente della Conferenza episcopale del Guatemala e pubblicata sul sito dell’Episcopato locale, per il no del governo all’organizzazione internazionale Plannes Parenthood, ad aprire una filiale nel Paese centroamericano. La motivazione della decisione, stando a quanto riferito dal Ministero dell’Interno locale, è che “non è nell’interesse dello Stato del Guatemala” ospitare un’organizzazione pro aborto. “Per noi come pastori e come Chiesa cattolica, la notizia di questo annullamento è motivo di gioia e di speranza perché è una decisione in difesa della vita umana nelle sue forme e fasi più vulnerabili e dipendenti – scrivono i vescovi - ribadiamo la nostra posizione sulla difesa della vita umana dal suo concepimento fino alla sua fine naturale. Questa posizione nasce dal Vangelo di Gesù, dalle nostre convinzioni religiose, dell'antropologia cristiana, della morale della Chiesa, ma anche della legge naturale, intesa da tanti non cattolici e anche da persone non credenti. “Non è negoziabile la difesa della vita dal suo inizio alla sua fine naturale, ma come Chiesa ribadiamo che la difesa della vita significa egualmente a lavorare per i più poveri, i più bisognosi, gli emarginati e gli ammalati, in modo che tutti noi possiamo avere una vita decente”, concludono i presuli. (RB)

5 novembre - BRASILE La Caritas accanto agli sfollati a causa delle piogge di Pernambuco

Si chiama Sanharó la campagna di emergenza solidale della Caritas diocesana di Pesqueira, che mira a raccogliere le donazioni per 300 persone che, da ieri, 3 novembre, risultano sfollate a causa delle forti piogge che all'inizio della settimana sono cadute nell'Agreste do Estado. Lo scrive il sito della Conferenza episcopale del Brasile. La campagna consiste in una raccolta di cibo, acqua minerale, materassi, vestiti per adulti e bambini, prodotti per l'igiene e la pulizia. Le donazioni possono essere effettuate negli uffici parrocchiali o nella Caritas Parrocchiale e Interparrocchiale dei comuni che compongono la diocesi di Pesqueira. L'Agenzia per l'acqua e il clima di Pernambuco ha registrato, lunedì scorso, 2 novembre, la caduta di oltre 288 mm di pioggia nell’area: un volume di quasi 30 volte superiore a quello previsto per l'intero mese sul territorio in questione, dove l'aspettativa era di 10,6 mm. Sono state sei ore seguite da raffiche di vento che hanno raggiunto i 60 km/h. Il risultato sono state strade allagate, persone isolate e proprietà distrutte. (RB)

5 novembre - COLOMBIA Il Beato Carlo Acutis nuovo patrono dei giovani della diocesi di Riohacha

“I giovani della diocesi di Riohacha hanno un nuovo patrono!” Lo ha annunciato - si legge in un comunicato della diocesi del 3 novembre -, monsignor Francisco Antonio Ceballos Escobar, nominando con decreto episcopale il Beato Carlo Acutis, Patrono e Modello di Santità della Gioventù di questa Chiesa particolare. L’annuncio è avvenuto il 31 ottobre, in occasione della Celebrazione virtuale della Gioventù 2020, ed è stato accolto con gioia da centinaia di giovani, riuniti per vivere questa esperienza celebrativa. Il presule, nel suo discorso, ha ricordato la figura del giovane Beato, che affermava si potesse essere al tempo stesso giovani, moderni e santi: “Carlo Acutis – ha detto - era un adolescente del nostro tempo come tanti altri, impegnato a scuola, con gli amici. Amava l'Eucaristia, la Madonna e il Rosario. Era un catechista ed è riuscito a portare le verità della fede agli altri bambini”. Il vescovo di Riohacha ha spiegato come il giovane Carlo fosse un esperto di computer, al punto da essere considerato un genio dai suoi amici e dagli esperti di ingegneria informatica. “Gli interessi di Carlo spaziavano dalla programmazione informatica, al montaggio video, alla creazione di siti web, alle newsletter, che scriveva anche lui, al volontariato con i bisognosi, con i bambini e con gli anziani”, ha raccontato monsignor Ceballos Escobar. Carlo amava i mezzi tecnologici, e sapeva come essi possano trascinarci in cose che non sono di Dio, farci addormentare, pieni di cose e senza Dio. Tuttavia, “li usava per evangelizzare”, ha sottolineato.   “Gesù Cristo è e sarà sempre la via per essere felici", ha ricordato il vescovo ai giovani di questa Chiesa particolare e di La Guajira, invitandoli a cercare le vie della santità nella vita quotidiana, seguendo l’esempio di Carlo. “La meta dei giovani non può essere limitata, la meta va oltre i sogni terreni, la meta deve essere il cielo", ha concluso. (AP)

5 novembre - ZAMBIA Un premio della Caritas per i media che si sono distinti nella divulgazione dei temi dell’agroecologia, dell'ambiente e del cambiamento climatico

"I media svolgono un ruolo strategico nell'informazione, siete voi a determinare ciò che viene comunicato al pubblico. Quindi, non si può sottovalutare il ruolo normativo che svolgete per selezionare le storie ed enfatizzarne il contenuto". Lo ha detto Eugene Kabilika, direttore esecutivo di Caritas Zambia, annunciando, il 29 ottobre, a Lusaka, presso il Mulungushi International Conference Centre, - riporta la Cisa -,  un Premio per l'impegno dei media, tradizionali, digitali e carta stampata, nella copertura delle tematiche riguardanti l’agroecologia, l’ambiente e il cambiamento climatico. Il premio si prefigge di promuovere un miglioramento delle politiche del Paese intese ad affrontare gli effetti negativi del degrado ambientale. "Ci affidiamo al vostro giudizio – ha affermato Kabilika - per evidenziare ciò che è estremamente importante nell’ambito dell'agroecologia, dell'ambiente e del cambiamento climatico”, perché “queste storie possono aiutare le organizzazioni della società civile a sostenere i cambiamenti necessari". Il termine ultimo di consegna degli elaborati, partecipanti al premio per i media, è il 12 novembre 2020. La cerimonia di premiazione è prevista per mercoledì 18 novembre. (AP)

4 novembre - ITALIA Caritas Italiana e Focsiv richiamano l’attenzione sulle conseguenze della pandemia nell’universo femminile

È dedicato alle donne il focus di novembre della campagna “Dacci il nostro pane quotidiano” lanciata da Caritas Italiana e Focsiv per sensibilizzare le comunità cristiane e tutta l’opinione pubblica sui temi della fame, della povertà, del lavoro, dell’educazione, delle disuguaglianze. La campagna, che mensilmente sul sito www.insiemepergliultimi.it propone approfondimenti tematici, sostiene 62 interventi in Africa, Medio Oriente, Asia, America Centrale, America Latina, Europa dell’Est e Balcani. Questo mese vuole puntare i riflettori sulle donne e le ragazze sempre più vittime di sistemi ingiusti e discriminatori, che occupate in lavori precari e informali, spesso vivono in povertà. A causa della pandemia, tra l’altro, la condizione delle donne si è aggravata. Impegnate a seguire i bambini che non possono più andare a scuola e ad assistere gli anziani, i più colpiti dal coronavirus, non beneficiano di assistenza, mentre i servizi sanitari sono sotto pressione e risultano insufficienti. E se le donne in Asia, America Latina e Africa sono fondamentali nel settore agricolo e nei servizi, ora il blocco delle attività le limita e ciò parta a gravi conseguenze. Tra l’altro, gli ultimi dati Eurostat evidenziano una disparità salariale del 15% tra uomo e donna in Europa, mentre nel sud dell’Asia oltre l’80% delle donne, nell’Africa sub-sahariana il 74% e in America latina il 54%, lavorano in occupazioni informali senza alcuna protezione e con una retribuzione minima. È aumentata, inoltre, a causa dei limiti alla mobilità e dell’isolamento sociale, la violenza di genere. Molte donne sono costrette a una “coesistenza domestica obbligatoria” con chi le maltratta. Nel 2019 sono state 243 milioni le donne vittime di abusi e violenze, un numero che si stima in forte aumento a causa della pandemia. Alcuni studi, poi, stimano che nel 2020 quasi 500mila ragazze in più nel mondo potrebbero essere state costrette al matrimonio forzato, alle quali si potrebbero aggiungere 1 milione di gravidanze precoci, causa principale di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni. Caritas Italiana e Focsiv evidenziano che bisogna costruire una società più giusta e un mondo resiliente. Come ha sottolineato Papa Francesco in un recente messaggio datato 1 ottobre alla Consulta Femminile del Pontificio Consiglio della Cultura, le donne possono essere “[…] portatrici di pace e di rinnovamento […] una presenza che, con umiltà e coraggio, sa comprendere e accogliere la novità e generare la speranza di un mondo fondato sulla fraternità”. Ma nell’enciclica Fratelli tutti il pontefice ha precisato che “[…] l’organizzazione delle società in tutto il mondo è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio. È un fatto che doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti […]”. Quanto precisato da Papa Francesco, sostengono Caritas Italiana e Focsiv, è drammaticamente confermato soprattutto in questo tempo nel quale la pandemia sta aumentando disuguaglianze e vulnerabilità in ambito sociale, politico e nei sistemi economici. Da qui il focus dedicato alle donne della Campagna www.insiemepergliultimi.it che si avvale della partnership di AgenSIR, Agenzia DIRE, L’Osservatore Romano, Avvenire, Famiglia Cristiana, FISC – Federazione Italiana Settimanali Cattolici, TV2000, Radio InBlu, Radio Vaticana, Vatican News, di Banca Etica come partner finanziario e della Pontificia Università Lateranense come Academic partner. (TC)

4 novembre - SEYCHELLES Messaggio di auguri delle Chiese africane al nuovo presidente Wavel Ramkalawan, sacerdote anglicano

La Conferenza delle Chiese di Tutta l’Africa (Ceta) ha voluto augurare buon lavoro al nuovo presidente delle Seychelles, Wavel Ramkalawan, sacerdote anglicano e leader dell’Alleanza Democratica, che ha vinto le elezioni svoltesi dal 22 al 24 ottobre scorso. In un messaggio, le Chiese africane esprimono la loro stima al neopresidente dal quale ci si aspetta integrità di fronte alle sfide che il Paese deve affrontare. “Le elezioni democratiche e la transizione pacifica sono un ottimo esempio da seguire nel resto dell’Africa dove, il più delle volte, le elezioni provocano tensioni, violenze e grandi sconvolgimenti” si legge nel messaggio della Ceta. Un pensiero è rivolto anche al presidente uscente, Danny Faure, che tra l’altro è stato elogiato per la condotta avuta durante la campagna elettorale e per aver dato spazio a una vera democrazia. La Conferenza delle Chiese di Tutta l’Africa chiede infine di pregare per il nuovo presidente, affinché Dio gli doni saggezza, coraggio e la resilienza necessaria per portare a termine un mandato che ha desiderato a lungo e per il quale ha combattuto tanto. Ramkalawan era alla sua sesta candidatura presidenziale e ed è stato eletto con il 54,9% delle preferenze, battendo Danny Faure. “Faure ed io siamo buoni amici – ha detto Ramkalawan nel suo primo discorso -. E un’elezione non significa la fine del proprio contributo alla propria nazione. In queste elezioni non ci sono stati né perdenti né vincitori. Al nostro paese è stata data l’opportunità di essere il vincitore finale”. L’elezione di Ramkalawan segna una svolta storica nelle Seychelles dove, dopo 43 anni, la presidenza passa al partito dell’opposizione. (TC)

4 novembre - BOLIVIA Padre Fuentes: “La Conferenza episcopale boliviana non ha dubbi sulla trasparenza delle elezioni”

"La Conferenza episcopale boliviana non ha dubbi sulla trasparenza delle elezioni che si sono tenute il 18 ottobre di quest'anno". È quanto affermato ieri da padre José Fuentes, segretario generale aggiunto della CEB, durante la conferenza stampa di presentazione della CVII Assemblea Plenaria dei vescovi, che si terrà in forma virtuale da oggi al 6 novembre e che, oltre a fare un’analisi della realtà, tratterà la realizzazione di una guida ecclesiastica e di un messale proprio della Chiesa boliviana, e parlerà di educazione e dello studio di un documento vaticano sulla missione. Padre Fuentes ha detto che la Chiesa cattolica ha seguito da vicino tutta la preparazione delle elezioni da parte del Tribunale supremo elettorale, si legge sulla pagina web dell’Episcopato. "Possiamo dire – ha affermato - che il Tribunale ha svolto un lavoro trasparente, un lavoro imparziale e professionale, e che abbiamo avuto un'elezione che ha veramente rispettato il voto dei cittadini". Riguardo alle recenti dichiarazioni del presidente della Conferenza Episcopale, monsignor Ricardo Centellas, che aveva chiesto una verifica, ha spiegato come il presule avesse semplicemente “fatto eco alle richieste del popolo, e pensato con buon senso che una revisione contabile avrebbe aiutato a calmare l'atmosfera che si sta creando in questo momento nel Paese, quell'atmosfera di conflitto che sta crescendo”. “Tuttavia – ha precisato - come Conferenza episcopale boliviana non abbiamo dubbi sulla trasparenza del processo elettorale che si è svolto". Padre Fuentes parlando del conflitto, uno tra i tanti, nato nel municipio di Santa Cruz de la Sierra, si è appellato ai nuovi leader affinché costruiscano una Bolivia pacifica. "Dipende dal nuovo presidente eletto, dipende dalla nostra nuova assemblea plurinazionale prendere decisioni che uniscano e non decisioni che dividano” ha osservato, esortando, per concludere, a lasciarsi alle spalle, come dichiarato dallo stesso presidente eletto, "politiche di vendetta e a camminare verso la costruzione di una Bolivia davvero per tutti". (AP)

4 novembre - MONDO -  Un libro racconta l’Annunciazione a Maria nell’arte di ogni tempo e cultura

“E’ una passeggiata nella storia attraverso le opere d’arte ispirate ad un tema centrale all’origine del cristianesimo”. Emanuela Fogliadini,  docente di Storia della teologia dell’oriente cristiano alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, definisce così il libro di cui è co-autrice con il teologo francese François Boefsplug, dedicato a “L’Annunciazione a Maria nell’arte d’Oriente e d’Occidente”, pubblicato da Jaca Book. Il volume tascabile si rivolge ad un pubblico ampio e passa in rassegna celebri capolavori: dai mosaici paleocristiani ai codici miniati, dalle icone orientali alle pale d’altare medievali, dalle tempere di Beato Angelico ai dipinti fiamminghi ad olio, dalle tele secentesche di Poussin a quelle del secolo scorso, dense del simbolismo, di Maurice Denise. Le opere prese in esame non conoscono frontiere e scorrono in sequenza anche l’arte missionaria con artigiani e pittori africani, boliviani, giapponesi e cinesi. “La loro attenzione – spiega Emanuela Fogliadini - si sofferma sull’eccezionalità dell’annuncio: lo stupore di Maria nei gesti o nel volto; la presenza implicita o esplicita di Dio in questo incontro”. Si parte dai mosaici dell’arco trionfale della Basilica romana di Santa Maria Maggiore “eseguiti dopo il Concilio di Efeso del 431 dC che decretò la Vergine quale generatrice di Dio dove Maria è seduta in un trono, abbigliata come una principessa romana e attorniata da molti angeli; e si conclude con l’Annunciazione dell’iconografa bulgara Julia Stankova dipinta quest’anno a tempera e olio su legno”. Sono opere capaci di parlare anche oggi alle nuove generazioni secondo l’autrice: “Tutte interpretano secondo diverse sensibilità questo evento misterioso narrato nei vangeli canonici e apocrifi. Particolarmente significativo è l’affresco della Chiesa di Cristo Pantocratore nel Monastero di Visoki Dečani in Kosovo, risalente al 1335-1350. Qui Maria è rivolta verso lo spettatore, non guarda l’angelo, rappresentato come un messaggero imperiale”. Tra le altre raffigurazioni Emanuela Fogliadini cita anche l’intima tela di Henry Ossawa Tanner, conservata al Philadelphia Art Museum e dipinta sul finire del XIX secolo: “l’Annunciazione è ambientata nella cameretta di una giovane, seduta sul suo letto. L’angelo non ha sembianze umane, ma è luce intensa, bagliore luminoso quasi accecante”. (PO)

4 novembre - FILIPPINE Si terrà online a novembre il Catholic Social Media Summit (CSMS)

Si terrà online, a causa della diffusione della pandemia di coronavirus nel Paese, a novembre, l'annuale Catholic Social Media Summit (CSMS), organizzato da YouthPinoy, un gruppo di giovani "missionari online", in collaborazione con Areopagus Communications e l'Ufficio Stampa della Conferenza Episcopale cattolica filippina. Il tema quest’anno è "Trasformare" e si ispira al messaggio di Papa Francesco per la 54.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che pone l’accento sul tema della narrazione, una narrazione che "trasforma la vita". Gli organizzatori del IX Summit – si legge sulla pagina web dell’Episcopato – hanno voluto sottolineare l’importanza del contenuto. “Il contenuto è importante perché contiene storie che attivano, collegano e, cosa più importante, trasformano". Tutti gli argomenti e gli interventi nel corso delle conferenze che si terranno nel fine settimana, in tutto l’arco del mese, avranno lo scopo di aggiornare i partecipanti sulle ultime tendenze dell'evangelizzazione online, in questo tempo di emergenza sanitaria, nella consapevolezza di quanto sia “necessario galvanizzare una nuova generazione di comunicatori cattolici e personalità dei social media per rispondere al contesto sempre mutevole della nuova normalità post-Covid". Tra i relatori, l'arcivescovo Socrates Villegas, il vescovo Mylo Hubert Vergara, il vescovo Marcelino Antonio Maralit, il vescovo Midyphil Billones, padre Jerry Orbos e padre Luciano Felloni. (AP)

4 novembre - SIRIA La Congregazione di Gesù e Maria chiede attraverso Acs aiuti per le famiglie cristiane di Aleppo e Damasco

“Per favore, non dimenticate la Siria!” è l’appello di suor Annie Demerjian, della Congregazione di Gesù e Maria, coordinatrice dei progetti di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Siria, che richiama l’attenzione sulle centinaia di famiglie bisognose di aiuto. “La guerra non è finita, la nostra gente soffre ancora” aggiunge la religiosa, ogni giorno al fianco dei cristiani di Aleppo e Damasco. L’escalation dei conflitti internazionali, l’epidemia di Covid-19, la mancanza di prospettive di lavoro, l’aumento esorbitante dei prezzi, l’isolamento del Paese a causa di embarghi e sanzioni e l’assenza del minimo indispensabile per sopravvivere stanno provocando tanta disperazione nella popolazione. Suor Annie ad Aleppo si prende cura di 273 famiglie, con l'aiuto di un team di cinque persone e insieme ad una consorella dirige un programma di aiuti a Damasco per più di 100 famiglie. Molti gli anziani che vivono in condizioni pessime. “Attraverso ad Aiuto alla Chiesa che Soffre forniamo loro un’assistenza mensile per il sostentamento - precisa suor Annie -, buoni per acquistare beni essenziali come cibo e carburante, soprattutto ora che l’inverno sta arrivando, e ancora sterilizzatori e medicine”. Ma tra i bisogni più urgenti, a causa della difficile situazione economica, ci sono le spese per gli alloggi. Molte famiglie non hanno una casa propria, né potrebbero permettersi di pagare l’affitto senza il sostegno economico delle suore. “Stiamo sicuramente vivendo il periodo peggiore della nostra storia, dopo dieci anni di sanguinosa guerra – spiega suor Annie -. L’assistenza di Aiuto alla Chiesa che Soffre in tutti questi anni è stata un’ancora di salvezza e una speranza per le nostre famiglie cristiane che vivono in condizioni veramente disumane”. C’è povertà ovunque, prosegue la religiosa, scarseggiano i farmaci, a volte manca l’elettricità o non c’è acqua per lunghi periodi di tempo. “La vita è insopportabile per molte persone – precisa suor Annie -. Le famiglie siriane sono rattristate dalla pressione psicologica e materiale”. Ma a fronte di tutto questo sono diversi i programmi di formazione giovanile e sostegno spirituale: “Questo è molto necessario in un Paese dove la desolazione e lo scoraggiamento sono diffusi. Dobbiamo seminare speranza” conclude suor Annie. (TC)

4 novembre - BELGIO La pandemia costringe i vescovi alla sospensione delle messe pubbliche fino a metà dicembre

Sospese in Belgio, fino al 13 dicembre, a causa dell’emergenza coronavirus, le celebrazioni liturgiche pubbliche. Lo hanno annunciato i vescovi in un messaggio rivolto ai fedeli e pubblicato l’1 novembre, in cui precisano che se le messe non potranno svolgersi la vita spirituale non si ferma. Sono consentiti i funerali, con un’assemblea limitata a 15 persone, nonché matrimoni con la sola presenza degli sposi, dei testimoni e dell’officiante. I presuli incoraggiano all’aiuto reciproco e all’accoglienza nelle chiese, che restano aperte per la preghiera individuale. “Una chiesa aperta è segno di una comunità locale accogliente” scrivono i vescovi che suggeriscono piccoli gesti o segni che facilitino il raccoglimento e la preghiera. Le celebrazioni eucaristiche saranno trasmesse attraverso, radio, tv o su internet, e sul portale della Conferenza episcopale si potranno trovare indicazioni e orari, oltre all’elenco delle liturgie rese disponibili. La Chiesa belga, informa poi che diversi siti diocesani o di organizzazioni cattoliche stanno proponendo idee ed iniziative e che è possibile anche ricevere informazioni periodiche sul settimanale “Domenica”. “Possiamo aiutarci e incoraggiarci a vicenda al telefono - aggiungono i vescovi -. Inviare un’e-mail, fare una chiamata, avviare un gruppo di preghiera digitale o pubblicare messaggi incoraggianti e di speranza sui social media e altro ancora”. I presuli esortano, poi, ad adoperarsi per gli altri, ad aiutare i vicini, a sostenere le persone più fragili che rischiano di scoraggiarsi o di ritrovarsi in una profonda solitudine. Invitano inoltre i fedeli al volontariato nelle scuole, nei banchi alimentari, nei centri sanitari. “Tutti possono prendere iniziative personali, in una parrocchia o in rete con altri - concludono -. Possiamo collaborare con organizzazioni già esistenti. Un piccolo gesto può contribuire a grandi iniziative. Insieme, siamo Chiesa, anche in lockdown”. (TC)

4 novembre - INDIA Arunachal Pradesh: proteste di massa dei cristiani contro il governo che viola il diritto alla libertà di religione

Il 2 novembre, nello Stato dell'Arunachal Pradesh, gestito dal partito filo-indù Bharatiya Janata Party (BJP), ad Itanagar, oltre 10.000 cristiani hanno manifestato, accusando il governo di aver violato il loro diritto alla libertà di religione, essendosi rifutato di concedere un permesso per la ristrutturazione di una chiesa. Secondo il governo, la Tawang Christian Revival Church, a Tawang, è stata costruita su suolo governativo e un'ordinanza della Corte Suprema del 2009 vieta la costruzione di edifici religiosi su suolo pubblico. Taw Tebin, un membro dall'Arunachal Christian Forum (ACF), organizzatore della protesta pacifica a cui hanno partecipato i cristiani di tutte le confessioni, ha riferito ad UCA News che la maggior parte delle strutture religiose nello Stato sono state costruite su terreni governativi o terreni di villaggi in comune e nessuno si è mai opposto alla costruzione dei luoghi di culto. "Nessun'altra comunità religiosa è soggetta a restrizioni nella costruzione dei propri luoghi di culto", ha affermato,  “gli ostacoli si creano solo per i cristiani quando vogliono ristrutturare o chiedere il permesso per la costruzione di nuove chiese". "Il diritto alla libertà di religione è un nostro diritto costituzionale – ha aggiunto -. Tuttavia il governo dello Stato non ci permette di costruire chiese dove poterci riunire e adorare il nostro Dio". Il presidente dell'Arunachal Christian Forum, Toko Teki, ha detto che alcune persone presentano erroneamente il confronto come un confronto cristiano-buddista, essendo Tawang, sede di un monastero e di un centro buddista, ma “non lo è”. Le nostre relazioni sono cordiali e "non abbiamo alcuna intenzione di convertire i buddisti e trasformare Tawang in un distretto cristiano, come è stato falsamente dichiarato", ha precisato. Anche padre Felix Anthony, portavoce della Chiesa cattolica nel nord-est dell'India, ha parlato con UCA News dell’ostinazione del governo “nel non permettere ai cristiani di costruire chiese”, un permesso che però viene concesso ad altri gruppi religiosi. “Noi siamo come gli altri” ha concluso, e “non dovremmo essere discriminati sulla base del nostro credo religioso”. I leader della Chiesa hanno riferito che, in seguito alla protesta, il governo ha promesso di istituire una commissione indipendente per la valutazione delle richieste dei cristiani. (AP)

4 novembre - MAROCCO Omaggio floreale di giovani musulmani alla parrocchia Nostra Signora di Lourdes di Casablanca in segno di solidarietà e amicizia con i cristiani

Giovani attivisti marocchini hanno voluto esprimere solidarietà alla comunità cristiana di Casablanca dopo l’attentato terroristico di Nizza in cui hanno perso la vita tre persone. Domenica scorsa un gruppo di aderenti alle associazioni “Marocains pluriels” e “Les 109” hanno fatto visita domenica alla parrocchia Nostra Signora di Lourdes a Casablanca donando fiori ai parrocchiani. Un incontro cordiale e fraterno, quello fra cristiani e musulmani, organizzato allo scopo di promuovere, riferiscono media locali, i valori della convivenza e dell’amicizia, fondati in sul dialogo, la condivisione e la tolleranza. I giovani musulmani hanno voluto esprimere anche le loro condoglianze ai fedeli delle chiese del loro Paese. “Il Marocco è rispettoso di tutte le fedi - ha detto il presidente di Marocains pluriels, Ahmed Ghayet - è sempre stato una luce nelle tenebre che a volte seppelliscono la fraternità e la pacifica convivenza. Abbiamo voluto con il nostro gesto dimostrare - ha aggiunto - che le giovani generazioni sono eredi di questa cultura, di questa ricchezza, che il Re Mohammed VI, Amir Al-Mouminine, ha ulteriormente dimostrato invitando Papa Francesco in Marocco”. Da parte sua, padre Laurent Berte, parroco di Nostra Signora di Lourdes ha sottolineato quanto importante sia coltivare la fraternità e la solidarietà e il rispetto di ogni persona, qualunque sia la sua religione. Per padre Berte il dialogo e il rispetto reciproco sono prerequisiti per vivere insieme. (TC)

4 novembre - REGNO UNITO Sospensione culto pubblico. Leader religiosi: “Il culto pubblico è essenziale e va spinto a continuare”

(VNS) – 4nov20 - In una lettera congiunta al primo ministro Boris Johnson, il presidente della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles, il cardinale Vincent Nichols, e i leader religiosi britannici hanno espresso profonda preoccupazione per le imminenti misure di restrizione che saranno introdotte nel Regno Unito domani, giovedì 5 novembre, sottolineando come non vi sia alcuna giustificazione scientifica per la sospensione totale del culto pubblico durante il nuovo lockdown. Nel testo, pubblicato ieri sulla pagina web dell’Episcopato, viene ricordata la stretta collaborazione negli ultimi sei mesi tra comunità religiose e Governo per rendere sicuri i luoghi di culto. “Considerato l’importante lavoro svolto  - si legge nella lettera - riteniamo che non vi sia, ora, alcuna giustificazione scientifica per la sospensione totale del culto pubblico”. E pur comprendendo le ragioni alla base della decisione del Governo, “siamo fortemente in disaccordo” con questa scelta, visto il ruolo fondamentale giocato dalla fede nei momenti di grande crisi.   I leader religiosi sottolineano inoltre come le comunità di fede siano state al centro della risposta alla pandemia, e continueranno ad esserlo, con i banchi alimentari, il volontariato, la promozione della coesione sociale e della salute mentale.   “Il nostro impegno a prenderci cura degli altri deriva direttamente dalla nostra fede – scrivono -, che deve essere sostenuta e rafforzata dal nostro incontro nel culto comunitario. Il culto comunitario è il fulcro della nostra identità e un aspetto essenziale per sostenere la nostra missione e la nostra attività”, nonchè “necessario per sostenere la salute e il benessere dei membri della comunità di fede impegnati a prendersi cura degli altri, siano essi pagati o volontari”. Poiché le comunità religiose creano connessione e coesione, fondamentali in un momento in cui le persone devono resistere  alle restrizioni imposte per il Covid-19, “crediamo – continua il testo - che il culto pubblico debba essere classificato come essenziale e vada spinto a continuare”, a dare sostegno alle persone che si trovano ad  affrontare il trauma, il dolore e la perdita. "Solo per questo motivo – conclude la lettera -, date le dimensioni e la durata del contributo delle comunità di fede alla risposta alla pandemia, e l'importanza di sostenere il loro impegno e il loro benessere, il culto pubblico è essenziale, dovrebbe essere classificato dal governo come necessario ed essere spinto a continuare”. (AP)

3 novembre - SUD SUDAN Emergenza umanitaria per migliaia di persone: leader delle Chiese chiedono aiuti

Il Consiglio delle Chiese del Sud Sudan (Sscc) lancia un appello perché venga assicurata assistenza umanitaria alla popolazione del Paese che sta vivendo un momento particolarmente difficile dovuta all’emergenza coronavirus, alla grave insicurezza alimentare, all’invasione delle locuste, alle devastanti alluvioni e alle conseguenze dovute ad anni di guerra. Lo riferisce il Consiglio ecumenico delle Chiese (Coe). In un documento firmato da diversi leader religiosi, tra cui l’arcivescovo di Juba, monsignor Stephen Ameyu Martin Mulla, si chiede alla Chiesa ecumenica globale, alle comunità di fede, ai donatori internazionali, a privati ed amici, di aiutare le comunità più in difficoltà. Il Sud Sudan, il più giovane stato del mondo, tra i più frammentati dell’Africa centrale con oltre 60 gruppi etnici di diverse religioni, sta cercando di porre fine al conflitto etnico scoppiato nel dicembre 2013 tra alcuni militari fedeli al presidente Salva Kiir Mayardit, di etnia dinka, e quelli legati all’ex vicepresidente Riek Machar, di etnia nuer, accusati di preparare un colpo di Stato. Da allora si contano oltre un milione e mezzo di sfollati interni e circa 7,5 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria, su una popolazione di poco più di 11 milioni di persone. Inoltre, si calcola che quasi la metà della popolazione soffra di insicurezza alimentare con circa 300mila bambini affetti da malnutrizione. La dichiarazione del Consiglio delle Chiese del Sud Sudan spiega poi che la pandemia ha anche indebolito la catena di approvvigionamento portando a un aumento dei prezzi degli alimenti di base e delle materie prime. I leader delle Chiese stimano che sarebbero necessari 500mila dollari per soddisfare i bisogni immediati di 100mila persone a Jonglei, Lakes, Upper Nile, Equatoria e Unity, per assicurare acqua, cibo, servizi igienico-sanitari, riparo, mezzi di sussistenza e supporto psicosociale. Negli ultimi mesi, tra l’altro, le inondazioni del Nilo, hanno distrutto fattorie, spazzato via case e scuole e sarebbero circa 700mila gli sfollati. Secondo le Nazioni Unite, occorrono circa 80 milioni di dollari per far fronte ai danni e 46 milioni di dollari per l’assistenza immediata a 360mila persone fino alla fine dell’anno. Ma il conflitto in corso e la violenza intercomunitaria, insieme alle restrizioni imposte dalla pandemia, hanno ostacolato gli aiuti e le strade dissestate hanno reso impossibile alle agenzie umanitarie di raggiungere le aree colpite dalle inondazioni. In questo momento, stanno cercando di offrire una risposta tempestiva alle emergenze il Consiglio delle Chiese del Sud Sudan, l’ACT Alliance e la Caritas. (TC)

3 novembre - ITALIA Il Premio internazionale Don Oreste Benzi Margaret ex aequo a Margaret Archer e a Filippo Diaco

Dedicato quest’anno al tema della liberazione delle donne vittime della tratta per prostituzione il Premio Don Benzi 2020 è stato assegnato ex aequo alla professoressa Margaret Archer, sociologa di fama mondiale, già presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, e a Filippo Diaco, presidente della Acli di Bologna fino a un mese fa. Entrambi, si legge nelle motivazioni, “hanno avviato un cambiamento interno alla società in risposta all’urgenza della liberazione delle vittime di tratta”. Margaret Archer ha aperto una struttura di accoglienza per donne e minorenni, a proprie spese, oltre al fatto che nel 2014, in qualità di presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha avviato un lavoro di approfondimento sulla tratta, specie a fini sessuali, nell’ottica neo-abolizionista coinvolgendo rappresentanti di organizzazioni internazionali impegnati nel settore, forze di polizia, donne giudici, giovani contro la tratta e le stesse sopravvissute. Filippo Diaco, all’interno delle Acli, ha stimolato l’attenzione al reinserimento sociale delle donne migranti vittime di violenza e di tratta, cercando in particolare di puntare sull’educazione delle giovani generazioni e sulla sensibilizzazione a livello sociale e politico. La Giuria del Premio, composta da monsignor Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, Irene Ciambezi, operatrice antitratta della Comunità Papa Giovanni XXIII, e da Lucia Bellaspiga, scrittrice e giornalista del quotidiano Avvenire, ha ritenuto fondamentale porre l’attenzione non solo sull’attività caritativa e sull’impegno nel cambiamento culturale e politico promosso da don Oreste Benzi, ma anche sui legami umani e il tema della famiglia. Il “Premio internazionale Don Oreste Benzi. Dalla parte degli ultimi” è promosso dalla Fondazione Don Oreste Benzi che ha l’obiettivo di promuovere, approfondire e divulgare l’opera ed il pensiero del sacerdote riminese. Il riconoscimento consiste in una targa commemorativa e in un soggiorno di una settimana presso l’Albergo Madonna delle Vette di Alba di Canazei, la storica struttura voluta da don Benzi per offrire ai giovani e agli ultimi un incontro con Cristo, in concomitanza con i Campi di fraternità o di condivisione proposti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII nell’estate 2021. (TC)

3 novembre - ITALIA Condanna di tutte le forme di violenza da parte del Centro Astalli che esprime il proprio cordoglio per le vittime del terrorismo

Il Centro Astalli esprime profondo cordoglio e vicinanza all’Etiopia, all’Afghanistan e all’Austria che in queste ore piangono le vittime di attentati e l’uccisione di cittadini innocenti. In una nota alla stampa l’associazione, inoltre, condanna tutte le forme di violenza. “Dopo i recenti tragici episodi accaduti in Francia, Nigeria e Camerun si aggiungono morti ai morti. Il mondo sembra essere attraversato da un’onda di terrore che spaventa e disorienta - osserva padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli -. Oggi, più di ieri, siamo chiamati a essere protagonisti di un cambiamento in favore della pace, unica via per curare le ferite di un mondo duramente colpito dalla pandemia”. Padre Ripamonti chiede inoltre “a istituzioni e media di agevolare la comprensione della complessità dei fatti creando un clima di riflessione che porti a innescare processi di cambiamento sociale in cui diritti e legalità siano fondamenta di società coese e sicure”. Infine il Centro Astalli ribadisce “il fermo convincimento che nasce dal quotidiano dialogo della vita con i rifugiati” che “le religioni sono sempre vie di pace e di vita per tutti”. Usarle per spiegare violenze e crimini è profondamente sbagliato oltre che dannoso - conclude padre Ripamonti - e non onora le vittime incolpevoli dell’orrore che ogni religione condanna fermamente”. (TC)

3 novembre - ITALIA Alla Caritas Ambrosiana arrivano finanziamenti dagli Stati Uniti per il programma di aiuti nato con l’emergenza coronavirus

Grazie a un finanziamento di 4 milioni di dollari che Usaid (United States Agency for International Development) offrirà alle Caritas di Milano, Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona, all’Opera San Francesco per i poveri, alla Diaconia Valdese, e all’Islamic Relief, centinaia di persone in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus riceveranno aiuti. In particolare, riferisce un comunicato, con l’intervento di Catholic Relief Services, la Caritas Ambrosiana potrà portare avanti il progetto “Il Contagio della Speranza”, che consentirà l’accesso a centri di accoglienza, la sanificazione delle strutture, l’apertura di servizi docce e lavanderie, la distribuzione di forniture igienico-sanitarie e generi di prima necessità alle persone più colpite dalla pandemia. Dal mese di maggio il progetto ha dato accoglienza a 134 senza tetto, ha offerto il servizio di docce a 2.902 persone, ha distribuito 27.816 pasti nelle mense dei poveri e 2.559 kit per l’igiene personale. Ha inoltre finanziato le tessere per la spesa negli Empori della Solidarietà di Caritas Ambrosiana per una cifra complessiva di 36.264 euro e presso alcuni supermercati per una cifra di ulteriori 14.300 euro. E ancora ha permesso di sanificare 83 strutture, tra cui centri diurni e uffici, e adeguare alle normative sanitarie 7 rifugi temporanei e 10 centri alternativi dedicati alla quarantena di pazienti, medici e infermieri. (TC)

3 novembre - VATICANO Conferenza Mediterranea dell'OSCE 2020. Monsignor Urbanczyk: “Inclusione di tutti e  tutela della sacralità della vita umana” in questa emergenza sanitaria

Monsignor Janusz Urbanczyk, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'OSCE a Vienna, intervenendo oggi alla Conferenza Mediterranea dell'OSCE 2020, sul tema "Promozione della sicurezza nella regione mediterranea dell'OSCE attraverso lo sviluppo sostenibile e la crescita economica”, ha voluto innanzitutto sottolineare come “le questioni della sicurezza debbano sempre essere affrontate in modo globale”, prendendo in considerazione “questioni come la sicurezza energetica, il cambiamento climatico, le migrazioni e l'attuale crisi economica e finanziaria esacerbata dalla pandemia di Covid-19”. “Spesso – ha spiegato -, il livello di crescita economica di un Paese è l'unico fattore considerato nello sviluppo”, ma “lo sviluppo di cui parliamo non può essere limitato alla sola crescita economica”. Infatti, perché sia autentico, “deve favorire lo sviluppo di ogni persona e di tutta la persona”. Non possiamo – ha affermato - separare l'economia dalla realtà umana o separare lo sviluppo dalla civiltà in cui avviene. Monsignor Urbanczyk, dunque, alla luce di queste riflessioni, nel suo intervento ha parlato delle nuove forme di povertà create dalla pandemia di Covid-19, “che non solo hanno esacerbato le povertà già esistenti, ma ne hanno aggiunte altre”. Ha parlato dei limiti dei nostri sistemi sanitari, della mancanza di accesso a un'informazione corretta e all'istruzione, delle sofferenze causate dall'isolamento sociale, dall'aumento della violenza e dal disagio. Ha evidenziato, inoltre , come siano soprattutto le donne a risentire maggiormente degli effetti della pandemia, ricordandone il ruolo cruciale svolto sia nell’economia che nella società nel suo complesso. Sono loro ad avere il carico di lavoro più pesante, tra telelavoro, assistenza, lavori domestici, congedi non retribuiti, o a vivere la perdita stessa del posto di lavoro. Responsabilità dei governi è dunque quella di proteggere la loro dignità e di fornire loro un sistema di tutela sociale e una compensazione adeguata, in una società che ha evidenziato in questo tempo di pandemia forti disuguaglianze. Inclusione di tutti e tutela della sacralità della vita sono i due principi fondamentali, secondo il presule, su cui dovrebbero basarsi le politiche dei governi, per aiutare i più bisognosi in questa emergenza sanitaria, cogliendo l’opportunità che offre questa pandemia di cercare soluzioni nuove e innovative volte al bene comune e allo sviluppo umano integrale di tutti. (AP)

3 novembre - ARGENTINA Episodi di violenza nelle carceri. Profondo dolore e preccupazione del Segretariato Nazionale della Pastorale Penitenziaria

“Diciamo ancora una volta NO alla violenza, da dovunque provenga”. Lo scrive, in un comunicato pubblicato sulla pagina web dell’Episcopato, il Segretariato Nazionale della Pastorale Penitenziaria argentina, esprimendo profondo dolore e preoccupazione dinanzi agli episodi di violenza registrati, nel fine settimana, in diverse carceri della provincia di Buenos Aires, dove i detenuti si sono sollevati per chiedere la ripresa delle visite dei familiari sospese da marzo, a causa delle restrizioni imposte per la diffusione della pandemia di coronavirus. “Nel cercare soluzioni, non si dovrebbe mai scegliere la strada della violenza come alternativa. Continuiamo a credere nel dialogo e nella risoluzione pacifica dei conflitti” hanno scritto i membri del Segretariato. “Questo modo così violento di protestare - si legge nel comunicato - non giova a nessuno”: non giova ai molti feriti,  non giova alle loro famiglie “immerse nella più profonda angoscia” e non giova agli edifici vandalizzati, che porteranno nell’immediato futuro ad un peggioramento delle condizioni di detenzione. Esprimendo poi la loro vicinanza con la preghiera ai detenuti, alla polizia penitenziaria, alle loro famiglie e alle autorità della politica e di giustizia, i membri del Segretariato hanno chiesto a Dio di poter vivere le parole illuminanti del Papa nell’Angelus di domenica. In questo tempo di grande aggressività - hanno scritto - “abbiamo bisogno di mitezza per andare avanti nel cammino della santità. Ascoltare, rispettare, non aggredire: mitezza". Infine, hanno concluso la nota, invocando l'aiuto della Vergine Maria, Regina della Pace, affinchè “ci aiuti come società a trovare rapidamente soluzioni agli innumerevoli problemi delle carceri argentine, a costruire consenso e a percorrere le vie della pace che porteranno alla guarigione di tante ferite”. (AP)

3 novembre - ITALIA La preghiera dei vescovi italiani e della diocesi di Perugia per il cardinale Bassetti, trasferito in terapia intensiva

Il presidente della Cei, il Cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, ricoverato dallo scorso 31 ottobre presso la struttura di Medicina d’Urgenza COVID 1 dell’Ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Perugia, è stato trasferito dai sanitari che lo hanno in cura nella Terapia Intensiva 2 dove proseguono le terapie del caso. Il trasferimento è avvenuto durante la notte tra il 2 e il 3 novembre, dopo una variazione dei parametri vitali.  Ne da notizia il sito della Conferenza Episcopale Italiana. Il porporato è vigile e collaborante. Nel corso della giornata i sanitari dell’Azienda ospedaliera di Perugia emetteranno il bollettino medico per un ulteriore approfondimento delle condizioni di salute dell’arcivescovo. I vescovi italiani riuniti oggi in sessione straordinaria, in videoconferenza, nel Consiglio Episcopale Permanente accompagnano con vicinanza, affetto e preghiera il cardinale presidente e assicurano il sostegno per Lui e per tutti gli ammalati, ringraziando i medici, gli operatori sanitari e quanti si prendono cura dei sofferenti Anche l’intera comunità diocesana di Perugia Città della Pieve è raccolta in preghiera. In un comunicato il vescovo ausiliare Marco Salvi precisa che i fedeli vivono “con apprensione questo momento di prova per il loro pastore Gualtiero. E’ commovente apprendere – afferma - che in tante comunità parrocchiali, famiglie religiose e di vita contemplativa, associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali laicali si elevano preghiere al Signore per una pronta guarigione del nostro cardinale, ricordando anche tutti coloro che sono a lui accomunati da questa malattia e quanti si prendono cura di loro”. Questo pomeriggio alle 17.30 “i canonici della cattedrale di San Lorenzo – annuncia. Salvi – si raccoglieranno in preghiera insieme ai fedeli che potranno farlo, nel rispetto delle norme di prevenzione del contagio da Covid-19, davanti alla venerata immagine della Madonna delle Grazie, tanto cara ai perugini, per la recita della Novena alla Beata Vergine scritta e recitata dallo stesso cardinale Bassetti durante la prima fase acuta della pandemia, nella scorsa primavera”. Chi vorrà potrà unirsi alla preghiera attraverso i canali social de La Voce. (PO)

3 novembre - IRLANDA #coronavirus Monsignor Farrell: commemorazione Defunti quest’anno ancora più importante

"La pandemia ci ha ricordato la nostra vulnerabilità e la nostra dipendenza l'uno dall'altro; ci ha fatto riscoprire il dono che la vita è e aiutato a vedere ciò che veramente conta". Questa la riflessione che monsignor Dermot Farrell, vescovo di Ossory, ha offerto in occasione della Commemorazione dei Defunti di ieri. “La commemorazione dei fedeli defunti ha una lunga storia nella Chiesa, fa parte della nostra fede comune e della nostra cultura”, ha detto il presule, considerando anche la particolare situazione di pandemia in cui questa si è svolta. “Mentre il Coronavirus intangibile si diffonde, i suoi effetti si fanno sentire in ogni angolo di questa Terra, e in ogni Paese del mondo. Il suo potere e il suo pericolo non ci lasciano dubbi: solo su quest'isola ci ha privato di 2.600 vite – ha proseguito - vite interrotte, famiglie messe di fronte a impotenza e dolore, in circostanze estremamente difficili, senza i consueti sostegni nei momenti di perdita, lontane in tutti i sensi dalla famiglia e dagli amici”. Il giorno in cui si commemorano i Defunti, invece, è un giorno in cui “ci troviamo l'uno con l'altro, per sostenerci, per pregare e semplicemente per stare con le persone nel loro dolore e nella loro perdita. È un momento di solidarietà con coloro che hanno perso una persona cara; è un momento di fede, e un'opportunità per offrire la consolazione e la speranza che la fede porta con sé”. “La pandemia ha anche derubato molte delle speranze che accompagnano alla fine della vita – ha continuato il presule - sostituendo la consolazione e la vicinanza con la solitudine. Questo non per minimizzare l'eroico contributo di tanti infermieri e medici che lavorano nei reparti di terapia intensiva, spinti ai loro limiti, e oltre. La paura di Covid-19 ha proibito le visite negli ospedali e nelle case di cura, ha reso le Messe funebri erano molto meno partecipate. Le formule ‘on line’ non possono sostituire i contatti personali, le mani unite, le voci alzate all’unisono per un inno o una preghiera, il silenzio che ci accompagna nel dolore”. (RB)

3 novembre - GERMANIA Attacco a Vienna. I vescovi: porre fine a odio e violenza

"Non c'è giustificazione per il terrore e la violenza". Esordisce così il presidente di vescovi tedeschi, monsignor Georg Bätzing, nel suo messaggio di solidarietà alle persone colpite negli attacchi avvenuti ieri sera a Vienna, affidato alle pagine del sito della Conferenza episcopale tedesca. Secondo gli ultimi bilanci, sono 4 le vittime e 17 i feriti causati dalle sparatorie avvenute in diversi punti del centro della capitale austriaca. "La notizia quasi settimanale del terrore in Europa mi scuote profondamente. Sono sbalordito dal sanguinoso atto di ieri sera a Vienna – scrive il vescovo - i miei primi pensieri e le mie prime preghiere sono per le vittime, i molti feriti e i parenti”. “Secondo quello che sappiamo finora, l'attacco è stato di matrice islamica. Condanno questo terrore, come è stato a Nizza la settimana scorsa. Nessuna forma di terrore, sia essa islamista, di estrema destra o di estrema sinistra, deve avere un posto nella nostra società e nella nostra cultura – ha ribadito il presule - il terrore in nome della religione offende il nome di Dio. Abbiamo bisogno di porre fine alla violenza. Abbiamo bisogno di porre fine all'odio. Abbiamo bisogno di religioni che mantengano le loro promesse: costruire la pace”. “L'Europa sarà una casa per le persone che vivono insieme pacificamente. Non permetteremo che questa casa ci venga portata via. Siamo uniti al popolo austriaco nella preghiera e piangiamo assieme a lui”, ha concluso monsignor Bätzing. (RB)

3 novembre - PANAMA Messa defunti. L’omaggio dell’arcivescovo di Panama alle vittime e agli eroi della pandemia

“Quest'anno, a causa della pandemia sanitaria, non festeggeremo il Te Deum, come ogni anno, ma non smetteremo di onorare il nostro Paese” ha affermato ieri, l’arcivescovo metropolitano di Panama, monsignor José Domingo Ulloa Mendieta, nell’omelia per la commemorazione dei defunti, nella Basílica di Santa María la Antigua, ricordando l’approssimarsi dei festeggiamenti nel 2021 del Bicentenario della Dichiarazione d'Indipendenza di Panama. “Questa è la motivazione che ci porta questo pomeriggio, a pregare per gli eroi della nostra storia passata e presente; per i fedeli che ci hanno lasciato, soprattutto per quelli che non sono più con noi a causa della pandemia”. "Rappresentanti delle autorità di governo, della società civile, delle etnie e delle diverse comunità di fede, riuniamoci - senza vedere le nostre differenze politiche o religiose - per elevare insieme le nostre suppliche al Dio della vita, perché ci rafforzi, perché rinnovi le nostre speranze e la fede che è possibile costruire un Panama più giusto, solidale e fraterno", ha detto il presule rivolgendosi alle autorità presenti. Monsignor Ulloa Mendieta ha chiesto di pregare per le famiglie delle vittime della pandemia, affinché ricevano il dono della consolazione, e per tutti coloro che hanno sofferto gli effetti del virus, coloro che hanno vissuto la malattia, così come coloro che soffrono e soffriranno le sue conseguenze. "È un'occasione propizia – ha aggiunto - per riconoscere i patrioti che hanno protetto e accompagnato il nostro popolo in questa crisi sanitaria e che con il loro lavoro hanno garantito il funzionamento della società". A questo proposito, ha citato il personale sanitario, i grandi eroi di questa crisi; i volontari di varie organizzazioni sociali e comunitarie; i funzionari di varie istituzioni governative; gli insegnanti, le famiglie e gli anziani. In questo tempo di pandemia, che ha portato alla dolorosa perdita di vite umane, alla sofferenza per la paura del contagio e alla solitudine di molti, soprattutto degli anziani, “vogliamo fare nostra questa sofferenza, soprattutto quella delle famiglie di quasi 3.000 persone che sono morte a causa del Covid-19”, ha detto l’arcivescovo di Panama. Nella consapevolezza, tuttavia, che questa situazione, in cui abbiamo perso la salute fisica e mentale, il lavoro, la famiglia, la pace, la fiducia, l'indipendenza, ha continuato, “ci offre l'opportunità di ricostruire la Patria, di recuperare le nostre radici, la memoria storica, la fratellanza e la speranza”. È questo il momento infatti, ha spiegato, di partecipare attivamente al dialogo nazionale, che sarà convocato a breve dal Presidente della Repubblica, per arrivare al "Patto del Bicentenario", portando avanti i valori essenziali del dialogo democratico: tolleranza, ascolto, rispetto sincero, integrazione delle diverse visioni, ma “soprattutto, la ferma volontà di privilegiare il bene comune che è piena solo quando protegge e promuove la dignità di coloro che sono più piccoli e vulnerabili”. “È il momento del dialogo, degli accordi e dei progetti concreti e realizzabili, per generare un nuovo patto sociale per Panama” ha ribadito. “La partecipazione deve essere garantita a tutti i settori del Paese”, includendo “quelli che sono stati esclusi e calpestati storicamente da una forma di sviluppo che ha privilegiato la concentrazione di potere e ricchezza in pochi, lasciando nell'esclusione e nella povertà una grande maggioranza”. Il presule, invitando i fedeli a lasciarsi guidare da Dio nella ricostruzione del Paese, ha ricordato infine che “da soli non possiamo uscire dalla pandemia. Solo insieme avremo successo” e anche che “prendersi cura di sé ed essere responsabili sia il modo concreto per onorare la memoria di coloro che se ne sono andati a causa di questa pandemia”. (AP)

3 novembre - MONDO Terzo settore. Engim presenta il Report annuale 2019 sulla formazione professionale

Sarà presentato domani, 4 novembre, alle ore 11 in diretta sulla pagina Facebook di Engim, il Report annuale 2019 delle attività dell'ente. L’Engim (Ente nazionale Giuseppini del Murialdo), che opera in Italia e all’estero nell’ambito della formazione professionale e della cooperazione internazionale come emanazione della Congregazione di San Giuseppe, è il primo ente di formazione professionale a trasformarsi in fondazione Ets per cogliere le opportunità date dalla Riforma del Terzo settore. Con la pubblicazione del Report annuale 2019, Engim si attesta come apripista nell’affermare un nuovo modello che vede gli enti di formazione professionale trasformarsi da soggetti equiparabili alla scuola ad attori delle politiche sociali e del lavoro. Grazie alla Riforma del Terzo settore si palesa, quindi, il riconoscimento del ruolo sociale ed economico della formazione professionale nel nostro Paese e nel mondo. “È tempo di ricollocarsi nel contesto italiano e mondiale, deve posizionarsi con lo sguardo libero dalla tradizione, conservandone elementi fondamentali ma mettendosi di fronte alle nuove sfide – dichiara padre Antonio Lucente, presidente di Fondazione Engim - nel campo della formazione professionale ciò significa reinventarla partendo dalle imprese, liberare i nostri ragazzi facendoli passare da un modello scolarizzato alla cultura del saper fare e del saper diventare. I giorni che verranno ci chiameranno a rispondere ai bisogni formativi in chiave diversa”. “La scelta di accedere al Terzo Settore ha rappresentato per Engim un’opportunità non solo per prendere parte attivamente alle innovazioni della riforma, ma anche per avviare un processo di trasformazione e riorganizzazione a livello sia nazionale che regionale”, spiega l’avvocato Gabriele Sepio che ha accompagnato Egim in questo percorso di trasformazione e redazione dell’Annual Report. I dati presentati nel Report annuale - riferiti all’anno 2019 - mostrano un ente presente in Italia e in altri 14 Paesi nel mondo, dove formazione professionale, orientamento e cooperazione internazionale sono a servizio dei cittadini per accompagnarli nell’inserimento o nel reinserimento lavorativo. Nel 2019 le attività di formazione professionale in Italia hanno coinvolto 9844 allievi giovani e adulti in 689 corsi distribuiti nei 25 centri formativi attivi a livello nazionale; nello stesso anno, nel mondo, l’azione di Engim si è concretizzata in 59 progetti internazionali presidiati nelle 33 sedi operative in Albania, Bolivia, Brasile, Ciad, Colombia, Ecuador, Guinea Bissau, Italia, Kenya, Libano, Mali, Messico, Senegal, Sierra Leone e Sudan. (RB)

3 novembre - REPUBBLICA CECA #coronavirus La lettera di Monsignor Nuzik agli operatori sanitari: prego per voi

Una vicinanza espressa nella preghiera e nella gratitudine di quanto tutti gli operatori sanitari – medici, paramedici e infermieri – stanno facendo per la popolazione durante questa delicata seconda ondata della pandemia di Coronavirus che sta investendo in pieno l’Europa, è stata espressa da monsignor Josef Nuzík, vescovo ausiliare di Olomouc e presidente del Consiglio per la Salute della Conferenza episcopale ceca, in una lettera pubblicata dall’Episcopato ceco. “Alla fine dello scorso anno, il virus è apparso in Cina e, dopo pochi mesi, questo ospite indesiderato è entrato dalla nostra porta senza bussare. Da allora ce ne occupiamo e, poiché ci troviamo in una situazione del genere per la prima volta, non c'è da meravigliarsi che questo conflitto sia accompagnato da ricerche, errori, tentativi di riparazione e decisioni in continua evoluzione – scrive il vescovo - ogni passo del governo è ampiamente commentato nei media e in patria da esperti; le normative riguardano tutte le sfere della società e le loro conseguenze si riflettono sulla privacy e sull'occupazione”. Nella Repubblica Ceca, stando agli ultimi dati disponibili del 29 ottobre scorso, l’epidemia si diffonde al ritmo di circa 13mila nuovi casi al giorno. “A molte persone le restrizioni sembrano troppo drastiche e difficili da realizzare e mantenere per lungo tempo – ha continuato il presule – ma mentre la maggior parte di noi cerca di evitare i contatti con persone che potrebbero essere una fonte di infezione, per proteggerci, gli operatori sanitari vanno incontro a questo pericolo durante il loro interno turno di lavoro. Meritano, dunque, riconoscimento e ammirazione non solo per come gestiscono la professione in condizioni estremamente impegnative, ma anche per come stanno rispondendo a questa straordinaria sfida: vivendola come una missione, non come un dovere”. “Per molti anni, ho benedetto le ambulanze che mi passavano accanto – ha raccontato monsignor Nuzík – e non solo io, ma molti sacerdoti, suore e credenti pregano per loro, affinché il Signore possa mantenerli in buona salute, anima e corpo, aiutarli a gestire lo stress e superare la fatica in modo che possano continuare la loro missione di servire i malati e aiutarli a tornare tra i loro cari e alla loro vita". “Auguro a tutti noi, e prego che sia così, che il nostro mondo possa uscire da questa crisi migliorato, e non peggiorato – ha concluso - Grazie, cari dottori, paramedici e cappellani ospedalieri per l'aiuto”. (RB)

3 novembre - POLONIA Dal 3 all’11 novembre Novena nazionale a Jasna Góra per la pace e l’unità

“Seguendo le orme di San Giovanni Paolo II e del cardinale Stefan Wyszyński, insieme ai Padri Paolini di Jasna Góra, invitiamo tutti a una preghiera speciale, alla Novena Nazionale, dal 3 all'11 novembre, e a partecipare a uno speciale ritiro nazionale su Internet a Jasna Góra dall'11 al 13 novembre". Così hanno scritto il Consiglio della Conferenza episcopale polacca per l'Apostolato dei Laici e i Padri Paolini – si legge sulla pagina web dell’Episcopato -, incoraggiando tutte le persone a pregare per la pace e per l'ordine sociale nel loro Paese. Ogni giorno nella Cappella di Nostra Signora di Czestochowa del Monastero di Jasna Góra, alle ore 15, con la Coroncina alla Divina Misericordia e una preghiera speciale, i monaci pregheranno per le intenzioni delle donne, delle madri e per l'unità e la pace in Polonia. In occasione della Novena, i fedeli saranno invitati, dunque, a recitare quotidianamente la Coroncina e la preghiera dei Padri Paolini. Chi non potrà farlo alle ore 15.00, potrà scegliere un altro momento. Il culmine di questa singolare Novena Nazionale sarà un ritiro virtuale di tre giorni dall'11 al 13 novembre, guidato, tra gli altri, dall'arcivescovo Wojciech Polak, dai vescovi Andrzej Czaja e Andrzej Przybylski. (AP)

3 novembre - FILIPPINE Super tifone Goni. Appello globale della Caritas per aiutare le persone colpite dalla tempesta

"Con umiltà, ci appelliamo ai sinceri atti di gentilezza, generosità e compassione di tutti". Lo ha detto ad UCA News monsignor Jose Colin Bagaforo, direttore di Caritas Filippine, lanciando un appello globale per aiutare le persone colpite da Goni (o Rolly), il super tifone più potente del 2020, che abbattutosi a sud di Luzon, domenica scorsa, ha causato almeno 20 morti e interessato centinaia di migliaia di filippini. Sono 390.000 le persone sfollate dalle loro case e circa 347.000 quelle che si trovano ancora nei centri di raccolta. Le foto sui social media mostrano villaggi sommersi dalle acque alluvionali, case distrutte, alberi abbattuti e detriti. Più di 300 le abitazioni sepolte sotto colate di fango vulcanico nella provincia di Albay, gravemente interessata dalla tempesta. Bagaforo, sottolineando come il super tifone porterà una  "maggiore povertà" alle comunità già duramente messe alla prova dalla pandemia di coronavirus, ha riferito come le squadre di intervento rapido della Chiesa siano state subito dispiegate, e i volontari e i gruppi diocesani stiano portando aiuto agli sfollati in varie parrocchie. L'arcidiocesi di Manila ha stanziato un primo milione di peso per sostenere i bisogni urgenti delle comunità colpite. Inoltre, il direttore esecutivo di Caritas Manila, padre Anton Pascual, ha annunciato che l'arcidiocesi di Caceres e le diocesi di Virac, Daet, Gumaca e Legazpi riceveranno 200.000 peso ciascuna. “In questi tempi difficili, in cui eleviamo tutto al nostro Dio", ha affermato padre Tony Labiao, segretario esecutivo di Caritas Filippine, "sappiamo anche che tutti, nel mondo, saranno in grado di ascoltare le nostre preghiere e di inviare aiuto". (AP)

3 novembre - AUSTRIA Attacco a Vienna. Cardinale Schönborn: preghiamo per vittime e soccorritori

“Qualunque sia la matrice dell’attacco avvenuto a Vienna, deve essere chiaro che la violenza cieca non può essere giustificata da nulla”. Queste le parole dell’arcivescovo della capitale austriaca, cardinale Christoph Schönborn, all’indomani delle sparatorie avvenute nella serata di ieri in sei diversi punti del centro della città. Le riporta il sito della Conferenza episcopale austriaca. Il porporato ha chiesto di pregare per le vittime dell'attentato e per gli operatori dei servizi di emergenza: "In queste ore drammatiche prego con molti altri che stanno seguendo i tragici eventi nel cuore della nostra città attraverso i media, per le vittime, i servizi di emergenza e perché non ci siano altri spargimenti di sangue”, ha detto in un'intervista a Kathpress, in cui si è definito "profondamente commosso" dagli eventi a cui ha dovuto assistere. "Il fatto che siano stati sparati dei colpi direttamente davanti al tempio della città della comunità religiosa israelita mi ricorda il sanguinoso attentato alla sinagoga del 1981. Qualunque sia lo sfondo dell'attentato di questa volta, deve essere chiaro che la violenza cieca non può essere giustificata da nulla”, ha concluso. (RB)

2 novembre - REGNO UNITO Nuovo lockdown: lo sgomento del vescovo di Plymouth per la proposta del governo di cessare il culto pubblico e comunitario

Monsignor Mark O’Tool, vescovo di Plymouth, in una lettera indirizzata ai deputati delle contee di Cornovaglia, Devon e Dorset, ha espresso tutto lo sgomento della comunità cattolica di fronte alla richiesta del governo, pubblicata nella sua nuova guida alle restrizioni nazionali, di cessare, dal 5 novembre – data di inizio del nuovo lockdown nel Paese – fino al 2 dicembre, gli atti di culto pubblico e comunitario, dopo che le comunità cattoliche hanno lavorato tanto per rendere le chiese luoghi sicuri in cui tutti potessero riunirsi in modo controllato e disciplinato. Il presule ha sottolineato come "Le comunità di fede abbiano svolto un ruolo vitale nel sostenere la salute fisica, spirituale e mentale in questi ultimi mesi, così come nell'incoraggiare attività caritatevoli vitali, che sostengono milioni di persone in tutti i settori della comunità, e specialmente i più vulnerabili”. Questo servizio, ha aggiunto, “è creato e sostenuto dal culto e dalla preghiera comuni”. La Messa, infatti, ha un ruolo centrale nella vita dei cattolici, ed “è essenziale nel sostenere la salute fisica, spirituale e mentale, oltre che nel nutrire l'energia e la generosità necessarie per servire gli altri". Monsignor O’Tool, dunque, ha invitato il Governo ad essere trasparente, a mostrare le prove che giustificano la decisione di vietare il culto pubblico e di pubblicare i dati che hanno portato a questa risoluzione. “Se tale prova non può essere prodotta – ha affermato il vescovo di Plymouth -, allora la decisione di vietare il culto pubblico nelle chiese cattoliche dovrebbe essere rimossa dalla proposta di legge”. Il vescovo, infine, ha auspicato che la questione venga affrontata in Parlamento, “in modo che la comunità cattolica, e gli altri gruppi religiosi, siano trattati in modo equo, e con il riconoscimento dei legittimi diritti alla libertà religiosa e all'espressione, così profondamente radicati nella nostra democrazia”. (AP)

2 novembre - INDONESIA Papua Occidentale. Monsignor Mandagi: “Risolvere i problemi di Papua con il dialogo, con il rispetto dei papuani e senza violenza"

In seguito all'uccisione, il 26 ottobre, di Rufinus Tigau, un catechista accusato dalle forze di sicurezza indonesiane di essere un separatista, nel distretto di Intan Jaya, a Papua, monsignor Aloysius Murwito, vescovo francescano di Agats-Asmat, e monsignor Petrus Canisius Mandagi, amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Merauke, hanno incontrato il 1° novembre, nella sua residenza, Mahfud MD, ministro della Sicurezza indonesiano, per discutere dei vari problemi che affliggono la provincia più indipendentista e povera dell’Indonesia, tra cui le continue violenze. I vescovi erano accompagnati dal cardinale Ignatius Suharyo Harjoatmodjo, presidente della Conferenza Episcopale Indonesiana. "L'incontro – ha raccontato monsignor Mandagi – ha cercato di dare una risposta ai diversi problemi di Papua, in particolare alla violenza. Noi vescovi siamo preoccupati per la situazione" ha detto il presule, aggiungendo che non sono stati discussi casi specifici e che l'attenzione si è concentrata piuttosto sugli effetti distruttivi della violenza sulle persone, compresi militari e polizia, spesso accusati di reagire violentemente alle insurrezioni dei separatisti. Negli ultimi anni, nella provincia di Papua occidentale, decine di persone sono state arrestate, perché sostenitrici di idee indipendentiste e perché scese in piazza per protestare contro la discriminazione e gli abusi razziali condotti da decenni dalle autorità indonesiane, esattamente dal 1969, anno dell’annessione della Papua Occidentale all’Indonesia. Monsignor Mandagi ha detto di aver suggerito a Mahfud la necessità di un maggior dialogo con la popolazione per allentare le tensioni, compreso un dialogo tra Giacarta e la Chiesa locale. Il governo deve procedere con più attenzione, perché l'uso di un approccio militare aggrava le tensioni nella regione, ha sottolineato. "I papuani sono brave persone. Tutti, compresi i militari, la polizia e gli operatori ecclesiastici che vengono a Papua, non devono guardarli dall'alto in basso” ha precisato. “Dobbiamo tutti risolvere i problemi di Papua con il dialogo, con il rispetto dei papuani e senza violenza". Il ministro della sicurezza Mahfud, da parte sua, ha definito l’incontro con i vescovi “costruttivo”, assicurando che i funzionari del governo si recheranno a Papua e terranno ulteriori colloqui con i vescovi e con altri leader religiosi. "Spero che il governo mantenga le sue promesse di ridurre la violenza” nella provincia, ha osservato monsignor Mandagi, perché “vogliamo che Papua diventi una terra di amore, non una zona di guerra". (AP)

2 novembre - ITALIA Per combattere la pandemia l’arcivescovo di Torino avvia una catena di preghiera

L’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, monsignor Cesare Nosiglia, chiede ad ogni comunità delle sue diocesi di dar vita a una catena di preghiera ogni sabato alle 17.30, o comunque mezz’ora prima della Messa prefestiva, a partire dal 7 novembre e fino alle feste di Natale. È la risposta che il presule suggerisce di fronte all’emergenza coronavirus. “La pandemia cattura in questo tempo tutta la nostra attenzione - scrive in un messaggio -. Di fronte a questo gravissimo problema abbiamo bisogno di non spaventarci; abbiamo bisogno di riflettere; abbiamo bisogno, come credenti, di riportare i fatti e i nostri sentimenti in quello ‘spazio di verità’ che è la preghiera. L’invito è a ritrovarsi nelle chiese e nelle case, nel rispetto delle norme anti-Covid, per recitare il Rosario. “Saremo in sintonia, anche, con tutti quei luoghi e quelle persone che nella preghiera sono immersi, nei monasteri come nelle comunità di vita contemplativa” spiega monsignor Nosiglia che avvierà la catena di preghiera al santuario della Consolata e annuncia per le Messe domenicali una speciale intenzione nella preghiera dei fedeli e la recita di una supplica. “Si tratta di chiedere al Signore per intercessione della Madonna e di tutti i santi nostri protettori l’aiuto decisivo per affrontare il contagio e le sue conseguenze, che ci appaiono così devastanti non solo per chi è ammalato, ma per tutti i contesti vitali che nella pandemia vengono convolti - precisa l’arcivescovo di Torino -. Penso alla solitudine degli ammalati negli ospedali e nelle case di riposo, agli anziani che vivono da soli, a quelle famiglie che si ritrovano isolate”. Il messaggio definisce infine l’impegno della preghiera “un richiamo forte alla carità concreta, alla solidarietà con chi è più colpito, quindi si rivolge in particolare ai giovani, “perché siano presenti a questi momenti e perché trovino le forme più adatte per mettersi a servizio di chi ha più bisogno”. (TC)

2 novembre - FILIPPINE Super tifone Goni. Le chiese accolgono i filippini in fuga

Le chiese hanno aperto le loro porte per offrire riparo almeno ad una parte delle centinaia di migliaia di persone che sono fuggite dalle loro case per evitare il super tifone, di categoria 5, Goni. La tempesta si è abbattuta sulla regione di Bicol, a sud di Luzon, il 1° novembre, causando la morte di almeno 20 persone e la fuga di 350 mila filippini. I venti hanno raggiunto la velocità di 225 km orari, mentre le forti piogge scoperchiavano tetti, distruggevano linee elettriche e provocavano inondazioni nelle aree più colpite. Goni, uno dei cicloni tropicali più potenti degli ultimi decenni e il più potente finora osservato in questo 2020, ha innescato una serie di frane che hanno sepolto case, danneggiato ponti, strade e campi coltivati. Secondo il governo filippino, i danni al settore agricolo della provincia ammonterebbero a circa 1,1 miliardi di pesos (22 milioni di dollari). Padre Treb Futol della diocesi di Sorsogon ha raccontato ad UCA News come la sua parrocchia abbia allestito una mensa per i poveri e stia dando da mangiare agli sfollati fuggiti dalle loro case. Mentre padre Ranhilio Aquino della diocesi di Tuguegarao, nel nord di Luzon, ha chiesto aiuto sui social media, descrivendo la situazione disperata in cui si trovano a vivere migliaia di persone colpite dalla tempesta. "Molti ... tremano al freddo, senza letti, forse anche senza più una casa. Molti sono addolorati per la perdita dei loro cari, mentre cercano di salvare quel poco che è rimasto" ha scritto. Il responsabile di Caritas Filippine, monsignor Jose Colin Bagaforo, ha riferito ad UCA News come l’organizzazione cattolica al momento sia impegnata a coordinare i suoi uffici locali per distribuire beni di prima necessità alle persone colpite dalla tempesta nel modo più rapido ed efficiente possibile e sia pronta ad assistere finanziariamente, se e quando necessario,  le diocesi danneggiate dal tifone. (AP)

2 novembre - INDIA Chhattisgarh, attacchi ai cristiani. Monsignor Toppo: “Rendere giustizia agli oppressi”

Monsignor Paul Toppo, vescovo di Raigarh, unendosi agli attivisti per i diritti sociali e civili del Paese, ha chiesto al governo di indagare sugli atti vandalici compiuti, tra il 22 e il 23 settembre scorsi, da gruppi tribali contro le abitazioni dei cristiani rifiutatisi di adorare gli idoli della religione tribale Sarna in cinque villaggi, nel distretto di Bastar, nello Stato del Chhattisgarh. I cristiani per salvarsi la vita sono stati costretti a fuggire nella foresta. "Siamo rattristati per gli incidenti – ha riferito il presule ad UCA News – e chiediamo un'indagine imparziale che salvaguardi il benessere della comunità tribale e porti armonia tra le diverse religioni". Monsignor Toppo ha voluto sottolineare come i popoli tribali amino la pace e abbiano un ottimo rapporto con le altre fedi, ma come “alcuni gruppi di interesse vogliano creare divisioni tra le persone in nome della religione, della casta e del credo, il che è molto spiacevole" ha detto. "È dovere del governo dello Stato – ha aggiunto - prendersi cura del proprio popolo”.  Per questo motivo, ha esortato il primo ministro Bhupesh Baghel e altri funzionari “ad esaminare la questione senza fare alcuna discriminazione in base alla religione o alla casta e a rendere giustizia agli oppressi". Il porporato si è unito così alla richiesta avanzata dai gruppi per i diritti sociali e civili - i membri del Movimento dell'Alleanza nazionale dei popoli, dell'Unione popolare per le libertà civili e di altre organizzazioni come il Comitato dei cittadini di Chhattisgarh per un'azione congiunta -, che, dopo aver visitato i villaggi, hanno esortato il primo ministro a chiedere al governatore dello Stato di esercitare i poteri previsti dalla Costituzione, volti a tutelare le tradizioni, la cultura, la lingua e l'autogoverno nei villaggi delle popolazioni tribali. (AP)

2 novembre - SRI LANKA #coronavirus Veglia di preghiera di 24 ore per la fine della pandemia

Guidati dal cardinale Malcolm Ranjith, il clero e i fedeli cattolici cingalesi hanno pregato ininterrottamente per 24 ore, dal 31 ottobre al 1° novembre, per la fine della pandemia di Covid-19 nello Sri Lanka e nel mondo. La veglia di preghiera, organizzata dai media cattolici, tra cui Radio Veritas, Radio Seth FM e Verbum TV, è stata vissuta come una benedizione da molti credenti, in questo momento di solitudine e paura, si legge su UCA News. Il cardinale Ranjith, durante la Messa trasmessa in tv il 1° novembre, ha ribadito ai cittadini, in un momento in cui sono state imposte ulteriori restrizioni per contenere la diffusione del virus nella nazione, l’importanza di rispettare le norme di sicurezza sanitarie e le richieste dei funzionari del governo, ricordando ai cattolici di adempiere alla loro  “responsabilità sociale”. “Potremo superare questa catastrofe – ha detto - solo dando tutti il nostro contributo". "Pur essendo molte le nostre necessità, dobbiamo fare sacrifici per i nostri fratelli e per le nostre sorelle”, ha affermato il cardinale. “Il sacrificio per i nostri fratelli e per il Paese fa parte della nostra vita cristiana. Esorto tutti voi a rispettare queste regole – ha aggiunto - e ad estendere sempre il vostro sostegno ai funzionari sanitari". Il porporato ha poi annunciato come la Chiesa locale continuerà a tenere momenti di preghiera quotidiani. “Ogni giorno alle 6.30 del mattino – ha affermato -, reciteremo la preghiera alla Madonna di Lanka”, e speriamo anche “di lanciare un programma speciale dalle 18.30 alle 19.00 tutti giorni". (AP)

2 novembre - ITALIA Deceduto il gesuita padre Bartolomeo Sorge, seppe coniugare cristianesimo e politica

Si è spento oggi a Gallarate, all’età di 91 anni, padre Bartolomeo Sorge, gesuita, noto teologo e politologo. Di origini catanesi, era nato il 25 ottobre del 1929 all’Isola d’Elba, a Rio Marina, ed era entrato nella Compagnia di Gesù nel 1946; ordinato sacerdote nel 1958, aveva studiato a Milano, in Spagna e a Roma. Direttore della rivista “La Civiltà Cattolica” dal 1973 al 1985, venne trasferito a Palermo e nel decennio successivo fu a capo dell’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe. Insieme al confratello Ennio Pintacuda sostenne il movimento politico d’ispirazione cristiana “Città per l’uomo” e contribuì alla primavera palermitana, quel fiorire di iniziative politiche, sociali e culturali volte alla promozione di una cultura della legalità che contrastasse quella mafiosa. Ma padre Sorge si era già distinto per aver collaborato ai testi della lettera apostolica di Paolo VI Octogesima adveniens del 14 maggio 1971 sul ruolo dei cristiani e delle Chiese locali in campo politico, sociale ed economico e sui fondamenti democratici della società, e nella promozione di una nuova identità culturale cattolica che potesse portare frutti anche nella politica. Dopo l’esperienza di Palermo, che gli rimarrà sempre nel cuore, nel 1997 si stabilì a Milano, continuando a scrivere e a dedicarsi a conferenze e incontri. È stato anche direttore delle riviste “Popoli” e “Aggiornamenti Sociali”, dove ha firmato 162 articoli, ed autore di numerose pubblicazioni sulla dottrina sociale della Chiesa e l’impegno dei cristiani in politica. Da alcuni anni si era ritirato nella comunità di Gallarate. Il portale di Aggiornamenti Sociali lo ricorda riproponendo quanto aveva scritto nel suo libro “La traversata. La Chiesa dal Concilio Vaticano II ad oggi”, citando Benedetto XVI: “Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo diritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri”. (TC)

2 novembre - BRASILE Il Presidente dei vescovi: “Piantiamo oggi un albero in memoria di chi ci ha lasciato”

“Piantiamo un albero per ricordare i defunti. In particolare coloro che ci hanno lasciato a causa del Covid”. L’invito è dell’arcivescovo di Belo Horizonte e presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB), mons. Walmor Oliveira de Azevedo, che in un video messaggio ha chiesto a tutti i fedeli di essere presenti attraverso questo gesto, come Chiesa, in tutto il paese. “Siamo chiamati a testimoniare la nostra speranza affrontando la morte con segni d’amore. Scommettiamo così sulla vita di fronte alla morte. Parlando della pandemia e delle migliaia di persone scomparse a causa del virus, il Presidente dei vescovi ha espresso la sua solidarietà e manifestato la vicinanza nei confronti delle famiglie delle vittime: “Condividiamo il dolore di tanti orfani, vedovi, vedove e fratelli che hanno affrontato il dolore della separazione e della conseguente scomparsa imposti dalla malattia”. Evocando “Fratelli Tutti”, il presule ha sottolineato che “La solidarietà e la corresponsabilità fanno parte dell’identità cristiana. Lo ribadisce Papa Francesco nella sua ultima enciclica dedicata proprio ad uno dei principi cardine della nostra fede”. Infine l’appello: "In questo giorno in cui meditiamo sulla morte, non perdiamo la strada: siamo nati per la vita. Siamo al suo servizio nella certezza che un giorno incontreremo coloro che sono partiti prima di noi. Da questa convinzione, in omaggio alle vittime della pandemia e ricordando le tragedie ambientali che si sono verificate quest'anno, la Chiesa vi invita a un gesto concreto: la piantumazione di un albero nella vostra casa o nella vostra comunità in memoria di chi ci ha lasciato” (DD)

2 novembre - ITALIA Appello di Biagio Conte a fare il bene e al giusto vivere per ricevere la Salvezza, la Risurrezione e la Vita Eterna

Un invito ad ogni uomo e ad ogni donna perché vivano al meglio il dono prezioso della vita. Lo rivolge Biagio Conte, il missionario laico palermitano, fondatore della “Missione di speranza e carità” che nel capoluogo siciliano assiste poveri e migranti, in questi giorni in ritiro da eremita per pregare e fare penitenza per quanto l’intera umanità sta attraversando. Dopo circa tre settimane di silenzio ha voluto condividere uno scritto, “un giusto consiglio affinché ogni uomo e donna si comportino bene”. “Fare il bene equivale a vivere bene. È chiaro che tutto torna bene. Il bene ci fa stare bene con gli altri e soprattutto con noi stessi - esordisce fratel Biagio -. Il bene ci rende liberi e non schiavi del male: il male è una terribile dipendenza, fa male agli altri e ritorna male a se stessi”. Il missionario laico prosegue poi con un lungo elenco di tutto ciò che è male: le dipendenze negative, l’alcol, la droga, il gioco delle scommesse, la moda che non rispetta il corpo. Per fratel Biagio provocano conseguenze negative “gli insegnanti e i genitori che educano male e non correttamente”; non fa bene il giornalismo fatto male; compie del male chi inquina e maltratta la natura danneggiando l’ambiente, la società. “I costruttori di armi causano la morte di tante vite umane e ritorna male all’umanità - aggiunge Biagio Conte -. Chi manipola un embrione e consente l'aborto e l’eutanasia uccide tante vite umane (…) La politica, le istituzioni e le professioni gestite male, per interessi e affari economici tornano male ai cittadini, al popolo e alla nazione stessa e soprattutto a chi gestisce male”. Il missionario laico rimarca poi che “ogni religione che non rispetta le altre religioni e chi non crede e non si impegna a garantire la giustizia e la pace fa male al prossimo e a tutta l’umanità” e “il credente che giudica e non si apre al dialogo con le altre religioni e con i non credenti danneggia la società e anche sé stesso”, e così anche il non credente. “Che giova all’uomo fare il male - riflette fratel Biagio -, accumulare il negativo, guadagnare il mondo intero se poi si perde o rovina sé stesso?”. “Il buon Dio ci testimonia e ci invita a vivere facendo il bene che equivale nel giorno della morte in questa vita terrena a ricevere la Salvezza, la Risurrezione e la Vita Eterna” conclude il missionario. Infine fratel Biagio avverte che chi conclude la vita nel male, dopo la morte, “sprofonderà nel buio, nelle tenebre, nel vuoto, nell’incompiuto, nel niente” mentre “il giusto vivere questa unica opportunità in questa vita terrena è nel bene, nel Sommo Bene che il buon Dio ci ha donato e ci consiglia di donarlo per il bene proprio e di tutta l’umanità”. (TC)

1 novembre - BURKINA FASO In vista delle elezioni del 22 novembre la Conferenza episcopale esorta cittadini e politici ad impegnarsi per il bene del Paese

I vescovi del Burkina Faso invitano i cittadini e recarsi alle urne il 22 novembre per le elezioni del presidente della Repubblica e dei deputati dell’Assemblea Nazionale. In un messaggio pubblicato oggi i presuli ricordano che il voto, come affermato da Giovanni XXIII, è “uno dei pilastri di tutte le istituzioni democratiche” e descrivono l’attuale situazione del Paese, dove  il terrorismo sta provocando continuamente morti e in tanti sono costretti ad abbandonare le loro case. Nel Sahel, nel nord e nelle regioni centrali e orientali, e ancora a Boucle du Mouhoun e a Cascades, migliaia di persone vengono cacciate, perseguitate, espropriate delle loro proprietà e sono costrette a rifugiarsi altrove. Perchè il Paese abbia un futuro migliore I presuli esortano ogni cittadino ad impegnarsi per il bene di tutti e perché i diritti fondamentali vengano garantiti, preservati e consolidati. Da qui anche l'invito agli attori della vita politica alla rigorosa applicazione delle leggi in vigore e ad un dialogo che tenga conto del particolare contesto sociale. Quindi la Conferenza episcopale esorta i politici a salvaguardare la vita, l’integrità fisica, psicologica e morale delle persone, a porsi a sevizio della gente, a rifiutare la corruzione e a far sì che il potere non calpesti i diritti dei cittadini.VNS – 1nov20 – I vescovi del Burkina Faso invitano i cittadini e recarsi alle urne il 22 novembre per le elezioni del presidente della Repubblica e dei deputati dell’Assemblea Nazionale. In un messaggio pubblicato oggi i presuli ricordano che il voto, come affermato da Giovanni XXIII, è “uno dei pilastri di tutte le istituzioni democratiche” e descrivono l’attuale situazione del Paese, dove  il terrorismo sta provocando continuamente morti e in tanti sono costretti ad abbandonare le loro case. Nel Sahel, nel nord e nelle regioni centrali e orientali, e ancora a Boucle du Mouhoun e a Cascades, migliaia di persone vengono cacciate, perseguitate, espropriate delle loro proprietà e sono costrette a rifugiarsi altrove. Perchè il Paese abbia un futuro migliore I presuli esortano ogni cittadino ad impegnarsi per il bene di tutti e perché i diritti fondamentali vengano garantiti, preservati e consolidati. Da qui anche l'invito agli attori della vita politica alla rigorosa applicazione delle leggi in vigore e ad un dialogo che tenga conto del particolare contesto sociale. Quindi la Conferenza episcopale esorta i politici a salvaguardare la vita, l’integrità fisica, psicologica e morale delle persone, a porsi a sevizio della gente, a rifiutare la corruzione e a far sì che il potere non calpesti i diritti dei cittadini. (TC)

1 novembre -  PORTOGALLO Defunti. Ad Alhos Vedros (Setúbal) un centro per l’elaborazione del lutto con un sacerdote, uno psicologo e una psichiatra

“La pandemia ha dato alla morte una nuova forma di protagonismo e ha chiamato il sacerdote ad essere più presente nella vita delle persone”. Lo sostiene Padre Nuno Pacheco, parroco di Alhos Vedros (diocesi di Setúbal) che alla vigilia della Commemorazione dei Defunti presenta una iniziativa inedita: un centro per l’elaborazione personale del lutto coordinato da un sacerdote, uno psicologo e una psichiatra. “Ho sempre accompagnato i miei parrocchiani defunti al cimitero. Anche durante il lockdown, quando sono arrivato a celebrare cinque funerali al giorno. Non li ho mai abbandonati” racconta Padre Pacheco. “La modernità ha aumentato le distanze tra le persone. Oggi abbiamo un rapporto di familiarità più con lo smartphone che con i nostri simili. Questo ha consentito un maggior distacco  nei confronti della morte”, spiega Carina Carrilho, la psicologa che collabora con padre Nuno nella parrocchia di Alhos Vedros. “Fino a qualche decennio fa, soprattutto nelle aree rurali, la gente aveva maggiore consapevolezza nei confronti del trapasso, anche perché si viveva con i propri cari fino all’ultimo” prosegue la psicologa che ritiene il suo ruolo fondamentale per “accompagnare le persone durante questo difficile periodo e aiutarle a farle tornare ad una realtà dalla quale si sono allontanate”. Per padre Pacheco il dolore è un “itinerario importante che nessuno deve trascurare” e il lutto è “quel tempo che ci permette di imparare a vivere una nuova realtà senza coloro che amiamo”. Purtroppo, aggiunge il sacerdote “l’addio in fretta e furia, così come è accaduto durante la fase acuta della pandemia, lascerà segni indelebili. Anche in futuro”. Il parroco fa riferimento alle tante vittime di Covid che, dopo il ricovero e il decesso in ospedale, non hanno avuto la possibilità di abbracciare i propri familiari. “Andarsene in questo modo senza il conforto dei cari è drammatico”. (DD)

1 novembre - EUROPA-ASIA Coe e Centro per il dialogo interreligioso e interculturale di Teheran celebrano 25 anni di collaborazione

“Rendiamo grazie a Dio Onnipotente per i dialoghi intrattenuti in questo quarto di secolo che ci hanno permesso di conoscerci meglio e di riconoscere le nostre posizioni comuni, aiutandoci così a ottenere preziosi risultati nell’ambito della giustizia e della pace, nonché in materia di cooperazione tra le religioni”: lo scrivono in un documento comune il Consiglio ecumenico delle Chiese (Coe) e il Centro per il dialogo interreligioso e interculturale dell’Organizzazione per la cultura e le relazioni islamiche di Teheran che celebrano 25 anni di collaborazione. La collaborazione fra i due enti, dal loro incontro a Ginevra nel 1995, è proseguita a Teheran; nelle due città, Coe e Centro per il dialogo interreligioso e interculturale si sono incontrati regolarmente in tutti questi anni per discutere di Religione e mondo contemporaneo, globalizzazione, pacifica convivenza. “Lo sviluppo del dialogo interreligioso è uno dei progressi più incoraggianti di questi ultimi tempi - ha affermato il reverendo Ioan Sauca, segretario generale ad interim del Coe -. Ma, se è vero che il dialogo tra islam e cristianesimo può portare molte benedizioni, non si può certo dire che sia sempre facile. Partecipare al dialogo - ha proseguito il reverendo Sauca - significa essere disposti ad ascoltare con umiltà e attenzione, ma anche parlare chiaramente e con fiducia dal punto di vista della propria fede, a riflettere senza discostarsi da uno spirito di autocritica positiva, cercare di vedere la realtà come la vedono i nostri interlocutori”. Il segretario generale ad interim del Coe ha espresso inoltre gratitudine alle Chiese del Coe in Iran per il contributo apportato in questi 25 anni e ha riconosciuto l’importanza del dialogo a tutti i livelli. Da parte sua il direttore dell’Organizzazione per la cultura e le relazioni islamiche, Abuzar Ebrahimi Torkaman, ha evidenziato che il lavoro svolto in questo quarto di secolo ha consentito una comprensione reciproca e la cooperazione in diversi campi. “L’estremismo e la tendenza alla violenza volti ad escludere e scomunicare gli altri non sono mai stati accettati né nell’islam né nel cristianesimo” ha evidenziato Abuzar Ebrahimi Torkaman precisando che la religione invita alla ragione e chiude la porta alla violenza, la quale nasce invece dall’assenza della ragione. “Anche noi pensiamo che questa strada non sia facile da percorrere e che il dialogo sia essenzialmente basato sulle buone maniere e sull’etica - ha concluso Abuzar Ebrahimi Torkaman -. Secondo il nostro credo, quando ascoltiamo correttamente riceviamo buone notizie da Dio Onnipotente, e una buona domanda posta equivale alla metà della conoscenza ". (TC)

1 novembre - RUSSIA Acs invita a sostenere l’hospice per bambini di San Pietroburgo in cui collaborano Chiesa ortodossa russa e Chiesa cattolica

Aiuto alla Chiesa che Soffre vuole sostenere ancora il progetto del sacerdote ortodosso Aleksandr Tkachenko, che nel 2003 ha fondato a San Pietroburgo, in Russia, il primo hospice per bambini, e sta raccogliendo fondi. Quella con padre Tkachenko, riferisce Acs, è una proficua e costruttiva collaborazione tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa russa iniziata circa 30 anni e che si è intensificata dopo lo storico incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill a L’Avana del 12 febbraio del 2016. Padre Tkachenko, volendo offrire più aiuti ai bambini malati terminali e alle loro famiglie, con il sostegno di specialisti e psicologi, ha dato vita ad una struttura specializzata, che assiste con competenza i degenti e accoglie amorevolmente le loro famiglie. Si spazia da diverse forme di terapia, che aumentano la qualità della vita dei bambini, in gran parte malati di cancro, a sforzi volti fornire loro qualunque cosa possa consentire loro di avere una vita infantile il più normale possibile. Un gruppo di lavoro ecumenico promuove, inoltre, da un lato, progetti concreti e, dall’altro, lo scambio di esperienze tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa russa. L’esperienza di San Pietroburgo ha spinto padre Tkachenko ad aprire anche un nuovo hospice per bambini a Mosca e il patriarca Kirill, che lo ha visitato, ne è rimasto così colpito da parlane più volte pubblicamente esprimendo apprezzamento per il progetto. Nell’hospice di San Pietroburgo educatori, medici, psicologi, assistenti sociali, sacerdoti e volontari lavorano insieme per alleviare la difficile situazione dei bambini e delle loro famiglie. “Non predichiamo sul letto d’ospedale, ma nella loro angoscia le persone vengono da noi con tante domande molto profonde. Noi sacerdoti cerchiamo di aiutarli a trovare la pace interiore”, dice padre Tkachenko. Anche le famiglie che si occupano dei loro bambini malati a casa ricevono dall’hospice assistenza medica, aiuti e sostegno psicologico e pastorale. Ora l’edificio di San Pietroburgo è in fase di riammodernamento e Aiuto alla Chiesa che Soffre vuole raccogliere 30mila euro da donare alla struttura. (TC)

1 novembre - ARGENTINA Riprese in tutta la diocesi di San Roque de Presidencia Roque Sáenz Peña le trasmissioni di Radio Maria Auxiliadora

Radio Maria Auxiliadora torna a trasmettere per l’intera diocesi di San Roque de Presidencia Roque Sáenz Peña, nella provincia di Chaco, nel nord dell’Argentina. Grazie ad Aiuto alla Chiesa che Soffre è stato riparato il guasto al trasmettitore danneggiato da un fulmine che impediva all’emittente di raggiungere gli angoli più remoti della diocesi. La radio poteva essere ascoltata solo entro un raggio di 20 chilometri e questo per la diocesi, una delle più povere del Paese e con molti villaggi difficili da raggiungere, ha significato non poter comunicare con molti fedeli. La maggior parte della regione in cui si trova la diocesi, infatti, è coperta dalla giungla, chiamata, non senza ragione, “El Impenetrable”; alcuni centri abitati sono inaccessibili, non ci sono reti telefoniche fisse, la telefonia mobile non ha copertura e la radio è il collegamento più importante. Da 20 anni “Radio Maria Auxiliadora”, con il suo servizio, sostiene i sacerdoti nel loro lavoro quotidiano ed è un importante strumento di pastorale ecclesiale, oltreché indispensabile per l’informazione, soprattutto in questo particolare momento in cui, data l’emergenza provocata dalla pandemia di Covid-19, è fondamentale per una diocesi raggiungere in qualche modo i propri fedeli. Grazie all’aiuto di diversi benefattori sono stati raccolti 5.200 euro e il trasmettitore di “Radio Maria Auxiliadora” è stato riparato e potenziato e il servizio di trasmissione è ripreso ad ampio raggio. (TC)

1 novembre - PERU’ Pastorale penitenziaria al tempo del Covid. P. Gonzales (CEAS) “Le nostre carceri sono scuole di criminalità”

Accompagnamento spirituale alle persone private della libertà e ai loro familiari. La pastorale penitenziaria promossa dalla Commissione per l’Azione Sociale (CEAS) dei vescovi peruviani ha continuato il suo prezioso servizio anche in tempo di pandemia. Le restrizioni non hanno impedito a volontari e cappellani di entrare nei penitenziari e di assistere gli ospiti che, a causa del Covid, stanno vivendo una doppia sofferenza: lo stato di detenzione e la lontananza dai propri cari. “Le nostre carceri sono autentiche scuole di criminalità e non luoghi per il reinserimento sociale” rivela padre Enrique Gonzales, segretario esecutivo della CEAS, in una lunga intervista rilasciato all’Ancep (Agenzia stampa dei vescovi). “Le cause sono da attribuire al sovraffollamento, alle condizioni precarie in cui versano i nostri istituti di pena, la mancanza di un trattamento dignitoso degli ospiti e, non ultimo, il pregiudizio diffuso dell’opinione pubblica nei confronti delle case di reclusione”. All’indomani della diffusione del Covid, la situazione è precipitata così come è accaduto nel resto del mondo. “Ma qui le cose sono andate peggio” continua il sacerdote. “L’incapacità di rispondere alle esigenze dei tanti detenuti ha reso gli stessi più vulnerabili. Risultato? Il numero di contagi è stato altissimo e, fino ad ora, abbiamo registrato 400 vittime. Di conseguenza sono state vietate le visite e i detenuti non hanno più potuto ricevere  cibo e medicine. Anche il lavoro si è interrotto” prosegue padre Gonzales. Di fronte ad uno scenario sconfortante, gli agenti della pastorale non si sono arresi e sono riusciti “anche grazie alla loro fantasia e allo spirito di iniziativa”, a garantire la loro presenza costante. “I cappellani non hanno potuto celebrare la messa, ma la preghiera e la riflessione sulla Parola non è mai mancata” riprende il segretario esecutivo della CEAS. “Inoltre ci siamo attivati per la distribuzione dei farmaci e della mascherine. Attraverso le telefonate siamo riusciti ad esaudire le richieste dei detenuti”. Padre Gonzales anticipa, poi, il rilancio dei progetti della pastorale penitenziaria attraverso la costituzione di una “rete nazionale” guidata da mons. Jorge Izaguirre, vescovo della prelatura di Chuquibamba e presidente della Ceas. “I primi incontri della rete (tutti on line) hanno consentito un confronto proficuo tra le diverse equipe che operano nel settore in tutte le diocesi” rileva soddisfatto il sacerdote e, in merito al provvedimento riguardante la scarcerazione dei detenuti più vulnerabili, padre Gonzales bolla la decisione come “tardiva”. “Molti nostri fratelli e tante nostre sorelle nel frattempo sono morte. Nonostante ciò, ci batteremo affinché venga applicato”. (DD)

1 novembre - ITALIA Monsignor Leuzzi ai giovani: se seguite Cristo saprete affrontare i momenti difficili e questa emergenza sanitaria

Monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo della diocesi di Teramo, scrive una lettera ai giovani per incoraggiarli ad affrontare questo periodo di emergenza sanitaria. Richiamando la parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte, il presule afferma che “la nostra vita si gioca su questa possibilità: prepararsi per essere presenti o essere assenti e lasciare che gli avvenimenti accadano senza che noi ce ne accorgiamo” e aggiunge che per poter distinguere gli avvenimenti positivi e negativi bisogna essere preparati. “Prepararsi significa avere un progetto e sapere chi o che cosa cerco nella vita” spiega monsignor Leuzzi, evidenziando che anche la prevenzione sanitaria, come quella che ci è richiesta, non si può attuare se ciascuno di noi non sa chi o che cosa cerca nella vita. “Molte situazioni negative, anche sanitarie, come una infezione, possono essere evitate o affrontate, solo se le tue scelte sono animate da un progetto” rimarca il presule. “Gesù ti apre la strada alla prevenzione e al coraggio di affrontare le diverse situazioni della vita - prosegue -. Perché Lui è la meta della vita! Se Lo segui sarai da Lui invitato a capire dove ti trovi, qual è la scelta migliore da fare in ogni situazione e ti inviterà a non dissipare il tempo”. Infine monsignor Leuzzi invita i giovani a leggere il Vangelo di Marco per discernere meglio la Parola di Dio ed apprendere da Cristo il vero significato della vita. (TC)

 

27 marzo 2020, 10:32