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Il Papa: santa Kateri Tekakwitha, lo straordinario vissuto nelle piccole cose

Annunciare il Vangelo nella semplicità di una esistenza tutta dedita alla preghiera e al servizio ai più deboli: è la testimonianza della prima donna nativa del Nord America proclamata santa. Papa Francesco parla di lei all'udienza generale di questo mercoledì presentandola come esempio di zelo apostolico e di pazienza di fronte alle difficoltà. "Pazienza e cuore aperto a Gesù, questa è una ricetta per vivere bene"

Adriana Masotti - Città del Vaticano                                

Santa Kateri Tekakwitha nata intorno all’anno 1656 nello Stato di New York, è la prima donna nativa del Nord America ad essere canonizzata. Papa Francesco la pone al centro della sua catechesi all'udienza generale di questo mercoledì in Aula Paolo VI. Il tema è ancora lo zelo apostolico del discepolo di Gesù e la passione per l'annuncio del Vangelo. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

La fede ricevuta in famiglia

Kateri aveva imparato a pregare e a lodare Dio dalla propria madre che era cristiana. Il Papa commenta che anche per tanti di noi la famiglia è stata il luogo dove abbiamo conosciuto il Signore: 

L’evangelizzazione spesso inizia così: con gesti semplici, piccoli, come i genitori che aiutano i figli a imparare a parlare con Dio nella preghiera e che raccontano loro il suo amore grande e misericordioso. E le basi della fede per Kateri, e spesso anche per noi, sono state poste in questo modo. Lei l'aveva ricevuta dalla mamma in dialetto, il dialetto della fede.

L'udienza generale in Aula Paolo VI
L'udienza generale in Aula Paolo VI

Un grande amore per la croce

A quattro anni Kateri contrae il vaiolo che le lascia delle cicatrici sul viso e problemi alla vista, mentre i suoi genitori e un fratello muoiono. Kateri soffre molto per la malattia e per la perdita dei suoi ma deve affrontare anche incomprensioni e perfino minacce di morte in seguito al suo battesimo. "Tutto ciò - afferma Francesco - diede a Kateri un grande amore per la croce, segno definitivo dell’amore di Cristo".

La testimonianza del Vangelo, infatti, non riguarda solo ciò che è piacevole; dobbiamo anche saper portare con pazienza, con fiducia e speranza le nostre croci quotidiane. La pazienza, davanti alle difficoltà, alle croci: la pazienza è una grande virtù cristiana. Chi non ha pazienza non è un buon cristiano. La pazienza di tollerare: tollerare le difficoltà e anche tollerare gli altri, che alle volte sono noiosi o ti mettono difficoltà … La vita di Kateri Tekakwitha ci mostra che ogni sfida può essere vinta se apriamo il cuore a Gesù.

Un esempio di servizio a Dio e al prossimo

Kateri trova rifugio presso i gesuiti vicino alla città di Montreal. Nella loro missione partecipa alla Messa, si dedica all'adorazione del Santissimo e alla preghiera, fa penitenza. Tutti rimangono colpiti dal suo comportamento che dice il suo amore per Dio. Ma la giovane si impegna anche nell'insegnamento ai bambini, alla cura dei malati e degli anziani. 

(Katerì) offrì un esempio di servizio umile e amorevole a Dio e al prossimo. Sempre la fede si esprime nel servizio. La fede non è per truccare sé stessi, l’anima: no; è per servire.

L'Aula Paolo VI
L'Aula Paolo VI

Un cuore indiviso nella dedizione a Dio e al prossimo

Anche se incoraggiata a sposarsi, la giovane decide di donare tutta la sua vita a Dio. Nel 1679 emette il voto di verginità perpetua. Questa scelta, osserva il Papa, mostra un aspetto dello zelo apostolico: la dedizione totale al Signore. Il Papa prosegue: 

Certo, non tutti sono chiamati a fare lo stesso voto di Kateri; tuttavia, ogni cristiano è chiamato ogni giorno a impegnarsi con cuore indiviso nella vocazione e nella missione affidatagli da Dio, servendo Lui e il prossimo in spirito di carità.

La santità di tutti i giorni

La vita di Kateri, osserva il Papa, è una testimonianza del fatto che lo zelo apostolico per il cristiano "implica sia un’unione con Gesù", sia il desiderio di annunciarlo agli altri vivendo la propria vocazione particolare. "Le ultime parole di Kateri sono bellissime - afferma -. Prima di morire ha detto: 'Gesù, ti amo'”. Quindi Francesco conclude:

Non dimentichiamoci: ognuno di noi è chiamato alla santità, alla santità di tutti i giorni, alla santità della vita cristiana comune. Ognuno di noi ha questa chiamata: andiamo avanti su questa strada. 

La sofferenza dell'Ucraina e il viaggio in Mongolia

Nei saluti ai fedeli di lingua italiana il Papa ricorda la guerra in corso in Ucraina: "Rinnoviamo - afferma - la nostra vicinanza e la nostra preghiera per la cara e martoriata Ucraina, così provata da grande sofferenza". In precedenza ai fedeli di lingua spagnola aveva chiesto di accompagnarlo con la preghiera nel suo imminente viaggio apostolico che lo vedrà in visita "ai miei fratelli e sorelle in Mongolia" dal 31 agosto al 4 settembre.

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30 agosto 2023, 10:00

Cos’è il Regina Coeli ?

L’antifona Regina Coeli (o Regina Caeli) è una delle quattro antifone mariane (le altre sono l’Alma Redemptoris Mater,  l’Ave Regina Coelorum e il Salve Regina).

Fu Papa Benedetto XIV, nel 1742, a prescrivere che venisse recitata al posto dell’Angelus e stando in piedi, come segno di vittoria sulla morte, durante il Tempo Pasquale, cioè dalla domenica di Pasqua fino al giorno di Pentecoste.

Viene recitata, come l’Angelus, tre volte al giorno: all’alba, a mezzogiorno e al tramonto, per consacrare la giornata a Dio e a Maria.

Questa antica antifona risalirebbe, secondo una pia tradizione,  al VI o al X secolo, mentre la sua diffusione è documentata dalla prima metà del XIII secolo, quando viene inserita nel Breviario francescano. È composta da quattro brevi versi ciascuno dei quali si conclude con l’Alleluia, ed è la preghiera che i fedeli rivolgono a Maria, Regina del Cielo, per gioire con lei della resurrezione di Cristo.

Papa Francesco, il 6 aprile 2015, proprio durante la recita del Regina Coeli nel giorno successivo alla Pasqua, ha consigliato quale deve essere la disposizione del cuore quando si recita questa preghiera:  

“… ci rivolgiamo a Maria invitandola a rallegrarsi, perché Colui che ha portato in grembo è risorto come aveva promesso, e ci affidiamo alla sua intercessione. In realtà, la nostra gioia è un riflesso della gioia di Maria, perché è Lei che ha custodito e custodisce con fede gli eventi di Gesù. Recitiamo dunque questa preghiera con la commozione dei figli che sono felici perché la loro Madre è felice”.

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