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Il Papa: quando ci sentiamo perduti invochiamo e accogliamo Gesù

All’Angelus, di fronte a circa 15mila fedeli, Francesco si sofferma sul brano del Vangelo in cui Gesù camminando sul Mare di Galilea va incontro ai discepoli in balia delle acque per tranquillizzarli. Il Papa esorta ad invocare e accogliere Cristo ogni volta che abbiamo paura “di affondare” e “di essere risucchiati dal male”, perché Gesù calpesta per noi “la morte, il peccato e il diavolo”

Marco Guerra – Città del Vaticano

Camminare verso le acque agitate della vita, con la consapevolezza che Gesù ci salva e ci libera dal male. Papa Francesco, durante la preghiera dell’Angelus, entra subito nel cuore del messaggio del Vangelo di oggi, domenica 13 agosto, che narra del prodigio di Gesù che cammina sulle acque del Lago di Galilea, andando incontro ai discepoli che stanno compiendo la traversata in barca

Gesù calpesta per noi la morte, il peccato e il diavolo

Parlando ai circa 15 mila fedeli presenti in Piazza San Pietro, Francesco spiega che il motivo di questo gesto non va ricercato in una dimostrazione di grandezza e di potenza ma nel fatto che gli abissi erano simbolo del caos e richiamavano le oscurità degli inferi, potenze che Gesù domina e dalle quali ci protegge:

Ora, i discepoli si trovano nel mezzo del lago al buio: in loro c’è la paura di affondare, di essere risucchiati dal male. E qui arriva Gesù, che cammina sulle acque, cioè sopra quelle forze del male, e dice ai suoi: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Ecco il senso del segno: le potenze maligne, che ci spaventano e non riusciamo a dominare, con Gesù vengono ridimensionate. Lui, camminando sulle acque, vuole dirci: “Non avere paura, io metto sotto i piedi i tuoi nemici”: non le persone!, non sono quelle i nemici, ma la morte, il peccato, il diavolo: questi nemici Egli calpesta per noi. Cristo oggi ripete a ciascuno di noi: “Coraggio, sono io, non avere paura!”. Coraggio, cioè, perché ci sono io, perché non sei più solo nelle acque agitate della vita.

Invocare e accogliere Gesù

Nei momenti in cui ci sentiamo perduti, il Santo Padre invita quindi a cogliere l’insegnamento dei discepoli che invocano e accolgono Gesù.

Invocano: Pietro cammina un po’ sulle acque verso Gesù, ma poi si spaventa, affonda e allora grida: «Signore, salvami!». È bella questa preghiera, con la quale si esprime la certezza che il Signore può salvarci, che Lui vince il nostro male e le nostre paure.

I discepoli accolgono Gesù nella barca. Sottolinea ancora il Pontefice:

Dice il testo che, appena salito a bordo, «il vento cessò» . Il Signore sa che la barca della vita, così come la barca della Chiesa, è minacciata da venti contrari e che il mare su cui navighiamo è spesso agitato. Lo sa il Signore. Lui non ci preserva dalla fatica del navigare, anzi – il Vangelo lo sottolinea – spinge i suoi a partire: ci invita, cioè, ad affrontare le difficoltà, perché anch’esse diventino luoghi di salvezza, occasioni per incontrare Lui. Egli, infatti, nei nostri momenti di buio ci viene incontro, chiedendo di essere accolto, come quella notte sul lago.

Una fede più forte delle onde avverse

Il Papa conclude la catechesi esortandoci a riflettere sulla forza della nostra fede nelle difficoltà ed invoca l’aiuto di Maria per cercare Gesù:

Domandiamoci dunque: nelle paure, come mi comporto? Vado avanti da solo, con le mie forze, o invoco il Signore con fiducia? E come va la mia fede? Credo che Cristo è più forte delle onde e dei venti avversi? Ma soprattutto: navigo con Lui? Lo accolgo, gli faccio posto nella barca della vita, mai solo sempre con Gesù, gli affido il timone? Maria, stella del mare, ci aiuti a cercare, nelle traversate oscure, la luce di Gesù.

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13 agosto 2023, 11:38