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Lampedusa, incendiato il cimitero dei barconi. Il parroco: no all'odio

Bruciano le barche simbolo dell'accoglienza in due punti diversi di Lampedusa "da mani che - accusa il sindaco Totò Martello - vogliono attentare all'immagine dell'isola". La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta per un atto che avviene tre giorni dopo l’oltraggio alla Porta d'Europa, il monumento simbolo dell’accoglienza alle persone migranti. Con noi il parroco dell’isola, don Carmelo La Magra

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Quando brucia il ricordo, va in cenere anche la dignità. Il rispetto verso coloro che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare quel mare che separa due continenti. Quanto accaduto a Lampedusa non è da sottovalutare: tre giorni dopo l’oltraggio alla Porta d'Europa - simbolo dell’accoglienza sull’isola - venerdì sera sono stati date alle fiamme le barche con cui tante persone migranti sono arrivate in Italia. Anche negli ultimi giorni. Va in fiamme dunque il cimitero dei barconi dove sono collocati alcuni dei relitti che hanno trasportato tante persone negli ultimi anni. I roghi sono avvenuti nell’area del campo sportivo e nel deposito di Campo Ponente, con i Vigili del Fuoco impegnati tutta la notte a spegnere le fiamme che hanno provocato alte colonne di fumo nero. Gli incendi sono stati domati solo alle prime luci dell’alba.

Brucia un simbolo 

Il cimitero dei barconi è stato reso celebre in questi anni oltre che da diversi documentari, anche dal film Fuocoammare di Gianfranco Rosi e dall’artista Francesco Tuccio, che con parte del legno dei relitti ha realizzato dei crocifissi esposti in numerosi musei del mondo. Opere tanto care anche a Papa Francesco, che all’udienza generale del 9 aprile 2014 ha benedetto una delle croci realizzate dal falegname lampedusano, con l’intento che attraversasse l’Italia con il suo carico di sofferenza e di speranza.

“I migranti non sono il problema dell’isola”

“Non ci aspettavamo certo un atto del genere, ma sappiamo che sull’isola c’è chi pensa in questo modo di rivendicare degli pseudo diritti che, però, non guardano al bene comune”. Lo afferma nell’intervista a VaticanNews don Carmelo La Magra, parroco della chiesa di San Gerlando di Lampedusa. “Non credo siano movimenti popolari a portare avanti questo odio, ma piccoli gruppi. Pensare che il problema della nostra comunità siano le persone migranti è fuorviante”, aggiunge il sacerdote.

Ascolta l'intervista a don Carmelo La Magra

Con l’arrivo della bella stagione si prevede un aumento degli sbarchi, ma don La Magra non vuole parlare di un sentimento di abbandono: “Dobbiamo ricordarci che non siamo noi a soffrire, ma questi fratelli che arrivano con i barconi. Noi abbiamo una casa dove dormire, con aria condizionata o riscaldamento a seconda della stagione, loro no”. Il parroco poi parla della difficile situazione legata alla pandemia: “In tanti temono un calo drastico di turisti ed è comprensibile la preoccupazione di una comunità già alle prese con tanti problemi, come ad esempio quello dell’assistenza sanitaria. Lo dico sempre: i poveri di Lampedusa - afferma - sono le persone malate. Ma guai - conclude il sacerdote - a legare tali problematiche alla questione migratoria”.

La Procura apre un’inchiesta

Episodi di intolleranza “non solo non rendono giustizia alla solarità del popolo di Lampedusa, ma possono danneggiare seriamente il turismo”. Lo ha affermato il procuratore aggiunto Salvatore Vella, annunciando che la Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un’inchiesta sulle imbarcazioni date alle fiamme. "C'è una strategia precisa - sottolinea il sindaco dell’isola, Totò Martello - per destabilizzare Lampedusa. Si tratta di persone che non improvvisano, ma che sanno come muoversi. Non so di chi si tratta, altrimenti li avrei già denunciati”. Sull’isola è arrivato anche il ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano. Una visita, la sua, decisa dopo l’oltraggio alla Porta d’Europa, ricoperta questa settimana da ignoti con nastro adesivo e sacchi di plastica. "Il rispetto dei diritti umani di questa comunità non lascerà spazio all'odio di pochi vili”, ha promesso l’esponente del Governo Conte, sottolineando come “ogni crimine all’isola è un crimine contro l’umanità”.

Gli sbarchi proseguono 

Lampedusa, terra di turismo e di accoglienza. Mai come quest’anno gli abitanti dell’isola temono che la crisi legata alla pandemia possa allontanare però i visitatori da quello che è uno dei luoghi più incantevoli non solo della Sicilia, ma dell’intero Stivale. In questo clima di viva preoccupazione, le tensioni si moltiplicano con l’arrivo di centinaia di persone migranti. L’hotspot di Contrada Imbriacola si svuota e si riempie a ripetizione di persone in quarantena, con una nave adibita a tenere in isolamento chi arriva. Non sempre, però, lo spazio è sufficiente e così anche lo scorso mese diverse persone hanno trascorso la prima notte nei locali della parrocchia dell’isola. Molti altri hanno dormito sul molo. Solo nell’ultima settimana sono sbarcate circa 600 persone e con l’arrivo della bella stagione i numeri aumenteranno con molta probabilità.

La possibile apertura di un ospedale

Si dovrà attendere almeno la fine dell’estate per l’annuncio ufficiale: al momento, infatti, si sta studiando l’effettiva opportunità di realizzare la struttura sanitaria tanto desiderata dai lampedusani. "Il governo regionale realizzerà uno studio sulla possibilità di istituire una struttura ospedaliera a Lampedusa”. Lo ha annunciato questa mattina il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. “La proposta dell'amministrazione comunale, avanzata il 3 giugno a Palermo nel corso della riunione che abbiamo voluto sulla sanità nelle Isole minori, merita di essere valutata con attenzione - ha aggiunto il governatore - ed è perfettamente coincidente con la posizione, da noi sempre espressa, che considera Lampedusa una Terra di interesse internazionale".
 

06 giugno 2020, 11:22