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Le Acli chiedono più attenzione all'emergenza sociale Le Acli chiedono più attenzione all'emergenza sociale  (AFP or licensors)

Le Acli: dal Papa grande tempismo sul lavoro, c'è un'emergenza sociale

Il presidente Roberto Rossini dopo la preghiera del pontefice per i disoccupati: "Francesco coglie esattamente le preoccupazioni che tutti abbiamo" in questo momento, "nel futuro dovrà esserci una maggiore attenzione alle condizioni del lavoratore". In agricoltura, le Acli chiedono di intervenire per la regolarizzazione e la maggiore legalità

Michele Raviart - Città del Vaticano

La preghiera del Papa oggi a Santa Marta, per quanti hanno perso il lavoro e non lo hanno potuto riavere perché impiegati in nero, fa parte della più ampia questione della sicurezza sul lavoro e della ripresa economica. Roberto Rossini, presidente nazionali della Acli, afferma che "il Papa ha un tempismo straordinario e coglie esattamente le preoccupazioni che tutti abbiamo rispetto all'emergenza sociale. Si sta indebolendo l'emergenza sanitaria e si sta rafforzando quella sociale".

Ascolta l'intervista Roberto Rossini

Dal punto di vista delle Acli come stanno lavorando le amministrazioni in generale per affrontare questo problema?

R.- Ci sono stati più interventi. Mi sembra che tutti siano ben orientati a cercare di intervenire sul tema del lavoro e della povertà. Le amministrazioni comunali si sono mosse attraverso i buoni alimentari, i servizi sociali e anche avendo la grande capacità di coinvolgere il terzo settore che si è mosso in maniera devo dire straordinaria, tenendo conto delle limitazioni.

In Italia il governo sta preparando una norma che può riguardare 600.000 braccianti. Sono questi interventi che stanno andando nella direzione giusta?

R.- Sulla vicenda dei 600 mila lavoratori dell'Agricoltura condividiamo quanto è stato detto dal cardinale Bassetti, presidente della Cei, cioè di intervenire per la regolarizzazione e la maggiore legalità. È anche una questione di buon senso, tenendo conto che ci sono dei problemi di ordine sanitario e quindi noi dobbiamo intervenire anche tenendo conto di ciò che va oltre la questione dell'immigrazione.

Questa situazione in generale, quindi parliamo dei risvolti economici della pandemia, che problemi pone in generale agli imprenditori cattolici e ai lavoratori cattolici?

R.- Anzitutto la questione, indipendentemente dal fatto di essere cattolici, è il lavoro, perché è chiaro che nel futuro dovrà esserci una maggiore attenzione e un maggiore controllo alle condizioni del lavoratore, pensiamo semplicemente anche alle condizioni sanitarie. Credo che questo possa rivelarsi una strada positiva per migliorare le condizioni di lavoro e renderle più dignitose anche in contesti dove a volte non lo sono. E poi certamente pone il tema della famiglia perché l'elettronica e lo smartworking potrebbe aprire degli spazi interessanti alla conciliazione tra il lavoro la famiglia.

Quindi che cosa è necessario secondo le Acli per poter ripartire?

R. – Sulla tutela mi sembra che la strada sia quella giusta. L'altra strada l'altro binario invece è il tema del rilancio. Oltre a far risparmiare qualche cosa in termini di tasse, spostamenti amministrativi, scadenze, eccetera… Bisogna capire poi capire se ci sono gli strumenti per poter avviare un piano di rilancio verso un'economia più “green”, più “verde” più sostenibile. Per quello credo che forse occorrerà aspettare ancora il decreto per riuscire a capire se verrà imboccata questa strada.

11 maggio 2020, 12:52