Cerca

Vatican News

I giovani dell'Iraq vogliono un Paese di pace e convivenza tra etnie e religioni

Un Iraq finalmente senza paura, violenze e discriminazioni: è il sogno coltivato dalle nuove generazioni del Paese, stanche di guerre. Vorrebbero restare nella loro terra, ma hanno bisogno di intravedere un futuro possibile. "Sono la punta di diamante del Paese", ha detto Papa Francesco. Ad aiutare i giovani anche i programmi di "Un Ponte Per"

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Nella terza giornata della sua visita in Iraq, il Papa lascia la capitale Baghdad, per raggiungere Mosul, la capitale amministrativa del governatorato di Ninive, e Qaraqosh, principale città cristiana del Paese. Nella Piana di Ninive, regione a nord est del Paese, abitano diverse minoranze etniche e religiose: oltre ai cristiani, ci sono curdi, yazidi, shabaki, oltre alla maggioranza musulmana. Una convivenza oggi difficile a causa degli avvenimenti dolorosi della storia recente. L'occupazione di questo territorio da parte del sedicente Stato islamico, tra il 2013 e il 2017, ha costretto centinaia di migliaia di famiglie, appartenenti alle minoranze, ad abbandonare le loro case e fra queste famiglie i cristiani.

Il difficile ritorno delle minoranze alle loro case

Dalla sola Mosul, si stima che circa mezzo milione di persone, di cui oltre 120.000 cristiani, su un totale di 1.846.500 abitanti, sia fuggito con l'arrivo dell'Is o Daesh. Il suo passaggio ha significato la devastazione non solo degli edifici, tra cui molte chiese, ma anche dei valori di rispetto reciproco tra popolazioni diverse. Oggi, il ritorno degli sfollati, alle proprie abitazioni, non è meno doloroso. Per sostenere il ritorno ad una convivenza pacifica lavora anche l'ong italiana "Un Ponte Per" che, nata nel 1991, subito dopo la fine dei bombardamenti sull’Iraq con il nome di “Un Ponte per Baghdad”, aveva lo scopo di promuovere iniziative di solidarietà per la popolazione irachena colpita dalla guerra. Ora l'organizzazione ha allargato il suo impegno anche ad altri Paesi, ma è ancora presente in Iraq, soprattutto nella Piana di Ninive, dove promuove programmi per i giovani di animazione e di educazione alla pace, di dialogo e conoscenza reciproci, scambi culturali e progetti di cooperazione.

I giovani credono in un futuro di pace

E' sui giovani, infatti, che si confida per la ricostruzione del Paese: lo ha detto Papa Francesco venerdì scorso, parlando ai vescovi, ai sacerdoti, alle e ai religiosi a Baghdad, definendo i giovani “portatori di promessa e di speranza”, “ricchezza incalcolabile per l’avvenire” dell’Iraq, e ancora: "punta di diamante del Paese", ma la cui pazienza "è già stata messa duramente alla prova dai conflitti di questi anni". Direttore di "Un Ponte Per" in Iraq è Raid Michael cattolico di rito siriaco, originario di Qaraqosh, vive a Erbil. Ai nostri microfoni racconta delle iniziative in corso, partendo dalla descrizione della realtà che oggi si vive nel territorio dove lavora: 

Ascolta l'intervista integrale a Raid Michael

R. - L'Iraq è stato sempre un Paese abitato da diversi gruppi etinici e religioni e come minoranze ci siamo noi cristiani, ma ci sono comunità di altre religioni che vivono insieme, soprattutto nella Piana di Ninive dove il Papa ha scelto di andare. Purtroppo il tessuto sociale che c'era prima è stato distrutto quando Daesh ha occupato tutti questi luoghi, la loro presenza è stata un problema per le minoranze, e adesso queste stanno cercando in tutti i modi di rimanere nel loro Paese perché come noi cristiani, ma anche gli yazidi, ad esempio, stanno qui da migliaia di anni come discendenti degli Assiri, dei Babilonesi. Questo Paese è ricco di civiltà, di risorse, però è stato distrutto, dopo il 2003 soprattutto. Speriamo che questa visita del Papa dia una speranza, non solo a queste minoranze, ma a tutto l'Iraq. E' molto importante perché si tratta di una scelta sicuramente coraggiosa, non solo per stare accanto alla comunità cristiana, ma per lanciare una straordinario messaggio di convivenza e di dialogo interreligioso e tra le comunità di questo Paese. Io penso che sicuramente sarà di incoraggiamento, non solo per l'iraq, ma anche per tutto il Medioriente. Nella Piana di Ninive viveva la maggioranza dei cristiani, soprattutto a Qaraqosh, ma prima del 2003. Dopo, con l'avvento dei vari gruppi estremisti, ci sono stati forti cambiamenti.

Tenendo conto di queste difficoltà, che cosa si sta facendo per ricostruire una convivenza pacifica? Che cosa sta facedo "Un Ponte Per"?

R. - Con "Un Ponte Per"siamo impegnati qui da 30 anni, in particolare nella Piana di Ninive. Abbiamo fatto dei programmi dopo la liberazione di questi territori per costruire la pace, per mettere insieme queste minoranze. Ma questo popolo che ha sofferto tanto, tornando alle loro città dopo essere state costrette a lasciarle, continua a soffrire perchè adesso è difficile mettere insieme tutto questo popolo, l'Isis infatti ha distrutto tutto. Noi quindi abbiamo cercato di fare programmi che mettano insieme i giovani per fare delle attività, per far sentire che la loro presenza qui è importante e che senza la pace non possono vivere insieme. Abbiamo cercato di promuovere delle iniziative per costruire legami tra la gente, tramite anche le scuole inserendo dei programmi per insegnare ai bambini la pace. E poi abbiamo dato vita a dei centri giovanili dove loro possono scambiare esperienze e attività. Un centro in una città di cristiani fa attività con un centro dove ci sono i musulmani, così cerchiamo di mettere inieme tutte le comunit,  favorendo la conoscenza reciproca dei rispettivi luoghi religiosi, della cultura. Lavoriamo con i giovani perché i giovani credono di poter vivere in pace, hanno energie e voglia di conoscere gli altri. Alcuni ragazzi che volevano andare a combattere contro gli altri, tramite questi programmi siamo riusciti ad attirarli con gli altri, offrendo loro la possibilità di lavorare insieme, di fare varie attività di cultura, arte, sport. Alcuni giovani hanno potuto costruire un network tra di loro e così hanno mandato un messaggio agli altri che erano coinvolti nella guerra o con gruppi militari armati, per dire che i giovani devono costruire queste terre, non devono distruggerle con le armi.

Tornando alla visita del Papa, qual è il sentimento dei giovani e della gente?

R. - I giovani sono molto contenti di questa visita e sperano tanto. Anche le minoranze, tutti guardano a questa visita con una speranza. Il Papa viene a visitare tutti. E' venuto in Iraq per dare un messaggio di pace e di convivenza fra tutti i gruppi del Paese. Tutti gli iracheni in generale sono quindi contenti e c'è un clima positivo riguardo a questa visita.

07 marzo 2021, 09:18