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S. Egidio, Paglia: fraternità universale, la promessa mancata della modernità

Dopo una nuova giornata di dibattiti si conclude questa sera a Madrid l'appuntamento annuale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dedicato alla “Pace senza frontiere”. Tra i leader religiosi di tutto il mondo e di tutte le fedi e gli ospiti internazionali, la presenza ieri anche del presidente della Pontificia Accademia per la vita

Francesca Sabatinelli - Madrid

L'impegno nel dialogo, l'obiettivo della pace, le trasformazioni dell'età contemporanea, alla luce del messaggio del Papa : nel parla dalla capitale spagnola, a Vatican News, mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita nell’ambito dell’incontro interreligioso “Pace senza confini” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’Arcidiocesi di Madrid che si concluderà questa sera nella grande piazza dell'Almudena. "C'è bisogno di cambiare profondamente, c'è bisogno di una rivoluzione culturale, spirituale, non servono più né leggi né semplici regole morali, ma di una rivoluzione spirituale che ritessa in profondità la fraternità universale che è stata lacerata":

Ascolta l'intervista a mons. Vincenzo Paglia

R. – Questo Incontro di preghiera per la pace si trova di fronte ad un mondo in una metamorfosi incredibile. La data anche simbolica – a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino – ci fa essere ancora più avvertiti: cadde un muro, allora; in questi 30 anni, di muri di pietra ne sono sorti più di 20. E non è che siano stati aboliti anche quei muri simbolici ma ancor più, forse, divisivi. Pensiamo, ad esempio, a questo enorme muro nel cuore del Mediterraneo; ma poi, i muri dei sovranismi: un’Europa che era nata per unirsi, oggi è un luogo dove ci si combatte, l’uno contro l’altro. In questo senso, il messaggio del Papa è un messaggio di una rivoluzione piena di speranza; è a dire che c’è bisogno di cambiare profondamente, non bastano aggiustamenti. Non basta neppure fare qualche legge migliore: c’è bisogno di una rivoluzione culturale, anzi, direi ancor più profonda, spirituale. Vorrei dire che non bastano più né le leggi giuste, né le semplici regole morali: c’è bisogno di rivoluzione spirituale che ritessa in profondità quella fraternità universale che è stata via via lacerata. In questo, il nuovo umanesimo deve vedere laici e credenti – credenti di tutte le religioni – ritrovarsi, assieme. Si tratta di essere tutti tessitori di quell’unica tela che, in un mondo globale, può dar la speranza di una casa comune per una famiglia altrettanto comune: quella dei popoli.

 

Come dire: la pace non è scontata, e questo nonostante possa esser firmato qualsiasi accordo; non è detto che questo possa condurre poi veramente a una soluzione …

R. – Sì: è lo vedo anche in questi incontri che noi continuiamo a fare. In verità, ci stiamo rendendo conto che parlandoci, dialogando tra culture e anche fedi diverse, siamo spinti a scendere più in profondità delle nostre culture e delle nostre fedi; a raccogliere dal profondo come una nuova energia, una nuova visione, quella che Papa Francesco esprime con grande chiarezza: il lavoro appassionato di tutti per riscoprire la fraternità tra tutti i popoli. In questo la Chiesa cattolica si fa promotrice anche del dialogo tra i credenti, tra i cristiani anzitutto. Perché l’unità dei cristiani è fermento di unità tra i popoli: è questo il sogno che deve aiutarci a lasciare indietro 20 anni intristiti di questo terzo millennio, per tessere nuovi decenni di fraternità, di solidarietà, di amicizia tra i popoli. Dobbiamo lasciarci indietro una globalizzazione solo del mercato, una corsa ai sovranismi; dobbiamo lasciarci indietro l’affermazione degli individualismi, anche dei gruppi o delle Nazioni, per abbracciare quella fraternità universale che il Papa ha affermato ad Abu Dhabi, che il Papa vuole si allarghi a tutte le fedi e a tutte le culture. Credo di poter dire che la fraternità è la nuova frontiera: una promessa mancata della modernità.

 

17 settembre 2019, 09:41