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Il cardinale Gualtiero Bassetti Il cardinale Gualtiero Bassetti  (ANSA)

Madrid. Bassetti: sui profughi scegliere tra carità e paura

Per il presidente della Cei, il Mediterraneo ci obbliga a scegliere anche tra responsabilità e indifferenza. Annunciata la riunione di vescovi del Mediterraneo con il Papa a Bari. Nel corso del meeting di Madrid il dottor Pietro Bartolo e Hernandez Garcia raccontano i drammi di Lampedusa e del Messico. Per Daniela Pompei di Sant’Egidio, è necessario accogliere ed integrare per non buttare in mare il futuro dell’Europa

“Il Mediterraneo in questo tempo ci obbliga a scelte importanti e decisive, tra la responsabilità e l'indifferenza, tra la carità e la paura”. Intervenendo a Madrid al meeting ‘Pace senza confini’ promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’arcidiocesi della capitale spagnola, il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha sottolineato: “Mai come oggi abbiamo bisogno di pace per tutti coloro che sono sfollati dalle guerre e muoiono nel Mediterraneo. Dobbiamo ringraziare il Libano che accoglie migliaia di profughi”. “Abbiamo in custodia il creato – ha aggiunto - la storia, il futuro opposto a un presente ossessivo che caratterizza questo tempo: per questo ho indetto una conferenza di tutti i rappresentanti delle conferenze episcopali del Mediterraneo, che sarà a Bari dal 18 al 23 febbraio 2020, cui parteciperà il Papa che ha specificato che non vuole discorsi, ma proposte concrete!'”. “Veramente - ha concluso Bassetti - l’interdipendenza dei popoli non è un'idea buonista, ma è una realtà di fatto, la vera prospettiva della convivenza possibile'”.

In 10 anni, diecimila bambini morti lungo le frontiere del mondo

8.200 bambini desaparecidos in Messico dal 2007, oltre 1.600 bambini morti nel Mediterraneo dal 2014, sono questi i numeri drammatici emersi durante la tavola rotonda “I bambini vogliono la pace” nell’ambito dell’incontro interreligioso di Madrid. Pietro Bartolo, il “medico di Lampedusa”, che ha visitato oltre 350mila migranti, nel raccontare il dramma dei bambini morti nei viaggi della speranza «molti dei quali bambini vestiti a festa, con il vestito buono» ha difeso il lavoro delle Ong che operano nel Mediterraneo: «Mi hanno insegnato che, chi salva una vita andrebbe considerato un eroe: com’è possibile che oggi a salvare dei naufraghi si venga considerati delinquenti?». Alla sua voce si è aggiunta quella di Anabel Hernández Garcia, giornalista messicana, autrice di inchieste sulle connessioni tra narcotraffico e stato e sui desaparecidos nel suo Paese: «Dal 2007 al 2018 – ha raccontato – 8.195 bambini e adolescenti sono scomparsi in Messico: quasi due bambini al giorno, spesso con la complicità di poliziotti, militari e funzionari pubblici». Adriana Gullotta, responsabile delle “Scuole della Pace” della Comunità di Sant’Egidio ha posto l’accento sul tema della educazione alla pace dei giovani europei: «Bisogna confrontarsi seriamente con la paura e l’ansia dei giovani, soprattutto dei più periferici e senza opportunità, che spesso cerca conforto affidandosi a leader forti, o trova sfogo nel senso di competizione con gli immigrati: ciò che rafforza la sicurezza dei bambini è il senso di appartenere ad una famiglia e ad una comunità sociale, dobbiamo coltivare nei giovani l’orgoglio di essere europei».

Il fenomeno delle migrazioni si affronta con l’arma anacronistica dei muri

“Senza una visione ancorata ai dati veri e non alle paure dei fenomeni migratori, l’Europa rischia di buttare in mare il proprio futuro”, ha detto Daniela Pompei, responsabile del servizio ai migranti di Sant’Egidio nel suo intervento a Madrid. In Italia l’invecchiamento demografico e il declino della natalità hanno raggiunto soglie preoccupanti. La penisola, inoltre, rischia di non essere più attrattiva. Sono 157mila, infatti, gli italiani che hanno lasciato il nostro Paese, ma “circa 33mila, poco meno del 30%, è costituto da cittadini italiani di origine straniera che non sentono più l’Italia come il luogo del loro futuro”. C’è una presenza giovane che “non può essere considerata solo un problema e sta producendo una trasformazione positiva”. “Paradossale è che il fenomeno epocale delle migrazioni si possa ancora affrontare con l’arma anacronistica, dimostratasi inefficace, dei muri”: erano 5 al termine della seconda guerra mondiale e ben 72 nel 2016. E invece è “il momento opportuno per l’Europa di superare le paure, per modificare leggi e crearne di nuove: è quello che già è avvenuto in questi ultimi tre anni con l’apertura di Corridoi Umanitari da Italia, Francia, Belgio e Andorra. Sono già 2666 le persone giunte in condizioni di sicurezza, sottratte al traffico di esseri umani e a rischio della morte in mare. Non bisogna avere paura di accogliere e occorre investire sull’integrazione”, ha concluso Pompei.

 

17 settembre 2019, 08:18