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L’incontro a Roma “Liberare Maria dalle mafie e dal potere criminale” e l'intervento di p. Stefano Cecchin L’incontro a Roma “Liberare Maria dalle mafie e dal potere criminale” e l'intervento di p. Stefano Cecchin 

Criminalità e religiosità: diffusi gli studi dell'Accademia Mariana

Ha come sede la Pontificia Accademia Mariana Internazionale, ma le sue attività si svolgono alla Pontificia Università Antonianum. Il Dipartimento di analisi, studio e monitoraggio dei fenomeni criminosi e mafiosi presentato oggi a Roma ha diffuso i primi dati delle sue ricerche. Padre Cecchin: “Occorre far conoscere il problema della criminalità”. Il criminologo Fabio Iadeluca: “Ogni anno un rapporto illustrerà la realtà mondiale”

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Una mappatura della criminalità a livello regionale, nazionale e internazionale e un’ampia analisi dell’interferenza dei fenomeni mafiosi nelle religiosità popolare: ad offrirla è la prima pubblicazione del nuovo Dipartimento di analisi, studio e monitoraggio dei fenomeni criminosi e mafiosi della Pontificia Accademia Mariana Internazionale. Lo studio è stato presentato oggi a Roma, al Museo delle Civiltà, insieme all’Osservatorio per le Policy Transdisciplinari Internazionali, all’incontro “Liberare Maria dalle mafie e dal potere criminale”. Il 15 agosto scorso, in una lettera a padre Stefano Cecchin, presidente della Pontificia Accademia, il Papa aveva espresso apprezzamento per il dipartimento nato a luglio di quest’anno e voluto anche “per liberare la figura della Madonna dall’influsso delle organizzazioni malavitose”.

Il messaggio del Papa

Francesco aveva evidenziato che “la devozione mariana è un patrimonio religioso-culturale da salvaguardare nella sua originaria purezza, liberandolo da sovrastrutture, poteri o condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, libertà, onestà e solidarietà”. “È necessario che lo stile delle manifestazioni mariane sia conforme al messaggio del Vangelo e agli insegnamenti della Chiesa” aveva aggiunto, rimarcando che quanti partecipano a tali manifestazioni “sono chiamati a rendere dappertutto una valida testimonianza cristiana, mediante una sempre più salda adesione a Cristo e una generosa donazione ai fratelli, specialmente i più poveri”.

La Pontificia Accademia Mariana Internazionale e il suo nuovo dipartimento

Il Dipartimento di analisi, studio e monitoraggio dei fenomeni criminosi e mafiosi della Pontificia Accademia Mariana Internazionale avrà come sede la Pontificia Università Antonianum. Padre Stefano Cecchin spiega come sarà organizzato e quali studi porterà avanti:

Ascolta l'intervista a padre Stefano Cecchin

R. – Questo Dipartimento è sotto la Pontificia Accademia Mariana Internazionale – ente di coordinamento di tutte le realtà mariane e mariologiche del mondo - e avrà come sua sede l’Accademia ma come luogo nel quale si svolgeranno le attività, la Pontificia Università Antonianum. Sarà un centro di monitoraggio, di controllo per valutare la situazione e raccogliere materiale, ma diventerà anche luogo di insegnamento, di formazione delle persone, che vorrà poi entrare nei territori e quindi nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle scuole, per formare soprattutto i giovani e le famiglie, per far comprendere qual è il problema e come noi dobbiamo, possiamo affrontarlo. Perché la prima cosa importante è far conoscere il problema. Io stesso non conoscevo tutti questi problemi, come non sapevo neppure come la figura di Maria venisse utilizzata per diventare una forma di oppressione, dando un’immagine deviata e toccando i sentimenti, la fede e la religiosità delle persone per renderle schiave di sistemi non legali.

Il Dipartimento in che modo, in particolare, raggiungerà le realtà locali?

R. – Attraverso gli episcopati, attraverso le parrocchie, attraverso i santuari. In modo particolare, Papa Francesco ci ha ricordato il santuario come luogo dove molte persone vengono per necessità vere e proprie, per devozione, per amore di Dio ed è un luogo nel quale noi vogliamo dare una fede che deve concretizzarsi nella vita concreta delle persone. E quindi, trovare i sistemi e i modi per la formazione, l’incontro: entrare nelle scuole, nel catechismo, negli incontri che si fanno nelle parrocchie, nelle chiese.

I dati dei primi studi del Dipartimento

La prima pubblicazione Dipartimento di analisi, studio e monitoraggio dei fenomeni criminosi e mafiosi lascia emergere diversi dati sulla diffusione della criminalità nel mondo, sul terrorismo, sull’ecomafia, sulla violenza. Ne illustra i contenuti Fabio Iadeluca, sociologo, criminologo, coordinatore del Dipartimento:

Ascolta l'intervista al dottor Iadeluca

R. – Innanzitutto, è la prima pubblicazione del Dipartimento che è stato costituito nel luglio 2020. In questa pubblicazione si evidenziano le aree tematiche che il Dipartimento dovrà trattare, e soprattutto le argomentazioni per ogni area tematica. Abbiamo suddiviso il Dipartimento in dieci aree tematiche: dalla criminalità organizzata autoctona, alla criminalità organizzata straniera; terrorismo nazionale e terrorismo internazionale; eco-mafia; violenza di genere, violenza intrafamiliare; per quanto riguarda anche i reati di prevenzione, la droga e le attività particolari che generano disagio tra i ragazzi. E ancora c’è un’altra area molto importante per quanto riguarda i crimini contro l’umanità. Molto specifica è l’area della confisca dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. In poche parole, questa pubblicazione vuole essere un primo tassello dei temi che che gravano sulla nostra società, quelli più sentiti, in particolare quello delle mafie, il discorso si santuari, sugli “inchini” e sulle processioni, che veramente saranno analizzati a 360°, sotto ogni punto di vista: antropologico, religioso, sociologico, storico, giuridico …

Quali aree richiedono più attenzione?

R. – Le aree tematiche sono state costituite in modo da essere comunicanti. Per esempio, l’area della criminalità organizzata autoctona, in stretto collegamento con l’agenzia dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, con l’area dedicata alle mafie straniere e con il discorso dell’ecomafia: non possiamo dimenticare l’importante passaggio di Papa Francesco per quanto riguarda l’enciclica Laudato si’ che mette in risalto proprio la distruzione della casa comune dal punto di vista ecologico. Una delle comunità illecite che vengono perpetrate da queste organizzazioni mafiose è proprio l’inquinamento di ampi territori, i cui danno sono permanenti perché inquinare le falde acquifere oppure sotterrare rifiuti tossici – a basso costo, perché questa è una delle attività particolari della camorra – comporta anche un problema di sanità pubblica. A livello del Dipartimento, ogni anno nel mese di maggio verrà presentato un rapporto che riporterà l’analisi, lo studio e il monitoraggio di ogni singola area, in modo tale da avere un quadro definito dei problemi che affliggono la nostra società.

Ci sono dei dati, in particolare, emersi da questo documento che vuole evidenziare?

R. – In questo documento ci sono oltre 150 cartografie nelle quali è messa in evidenza la dislocazione di ogni singola famiglia mafiosa: n’drina – per quanto riguarda la N’drangheta – o cosca, per quanto riguarda Cosa Nostra, o clan, per quanto riguarda la Camorra, o batteria, per quanto riguarda le mafie pugliesi. Ci sono poi 20 cartografie delle 20 regioni italiane, e poi altre 20 cartografie che mettono in evidenza la situazione della criminalità straniera. Quindi possiamo parlare di una vera e propria mappatura del crimine organizzato. Per esempio, la N’drangheta adesso è la prima mafia in Italia, in Europa e nel mondo. Ci sono delle cartografie che mettono in evidenza, a livello mondiale, le ramificazioni della N’drangheta, della Camorra e di Cosa Nostra. Noi abbiamo inserito anche la delinquenza straniera.

E quali sono le aree geografiche più problematiche?

R. – Per quanto riguarda le mafie autoctone, sono presenti in quasi tutte le regioni, perché queste mafie ormai hanno una ramificazione, una proiezione a livello internazionale. Tant’è che abbiamo fatto in previsione che le organizzazioni di stampo mafioso stanno sfruttando anche la pandemia per quanto riguarda la mancanza di denaro di tante attività commerciali. Poi non possiamo dimenticare l’accorato appello di Papa Francesco durante la pandemia per quanto riguarda l’usura: perché le mafie hanno una disponibilità illimitata di denaro liquido e sono pronte a intervenire, a dare dei soldi a commercianti e imprenditori in difficoltà.

Come affrontare questi fenomeni criminali e mafiosi? Come porsi di fronte ad essi?

R. – L’imprenditore, il commerciante dev’essere perfettamente a conoscenza del problema. Bisogna credere nella magistratura, ci sono gli strumenti, le forze dell’ordine. Non bisogna lasciare da solo il singolo; deve sapere che ci sono le autorità, ci sono degli strumenti di prevenzione, una rete idonea che interviene nell’immediatezza e, soprattutto, bisogna che tutti sappiano che c’è una rete di prevenzione e d’intervento; che c’è una magistratura, che ci sono le forze dell’ordine. Un’altra cosa molto importante è il ruolo che possono giocare le singole diocesi, i parroci: ci sono stati imprenditori che sono andati a dire il proprio disagio ai parroci; i parroci hanno indirizzato gli imprenditori alla magistratura e alle forze dell’ordine. Ecco, questo è importante: la rete dev’essere costituita e costruita intorno all’imprenditore in difficoltà.

18 settembre 2020, 15:26