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Evangelium Vitae, Paglia: guida sicura sulla centralità della persona e della vita

Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Vincenzo Paglia, interviene questo pomeriggio, insieme al prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, il cardinale Kevin Farrel, al secondo incontro della Rete Panamericana per e sul diritto alla vita, a 25 anni dalla pubblicazione dell'enciclica di san Giovanni Paolo II sul tema

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 

Uno spazio di riflessione e di scambio di esperienze sulle varie prospettive della difesa del diritto alla vita e della tutela della famiglia: questo vuole essere il secondo incontro, tutto in modalità virtuale a causa della pandemia, della Rete Panamericana per e sul diritto alla vita. Il programma inizia, in collegamento con la Colombia, alle 16 ora italiana, e può essere seguito attraverso la FanPage di Facebook e il canale Youtube del Consiglio Episcopale Latinoamericano che organizza l'evento.

All'incontro partecipano il prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita il cardinale Kevin Farrel e il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Vincenzo Paglia con un intervento dal titolo: "Luci dai 25 anni dell'Evangelium Vitae", l'enciclica di san Giovanni Paolo II, il cui contenuto è guida per comprendere il valore incomparabile della persona umana, le nuove minacce alla vita e la missione della Chiesa universale nella sua difesa della vita dal concepimento fino  alla morte naturale.

Parlando a Vatican News monsignor Vincenzo Paglia valuta l'importanza di svolgere questo incontro a partire dal continente latino americano che sta patendo le sofferenze più pesanti della pandemia, con più di sette milioni di casi,  e quasi 200mila morti solo in Brasile. La vita è un dono, dice monsignor Paglia, da considerarsi come un talento da spendere al meglio: chi vive ripiegato su se stesso - afferma -  smarrisce il vero senso della vita.

Ascolta l'intervista a monsignor Vincenzo Paglia

R. - Credo che questo incontro si inscriva sulla linea del sinodo voluto dal Papa sull'Amazzonia e cioè: tutto interessa tutti. Tutti possono porre attenzione allo sviluppo, alla dignità della vita di molti paesi latinoamericani che, anche nella Pandemia, stanno soffrendo  tragedia immani

Ad oggi quali sfide si aprono davanti ai vostri occhi?

R. - Credo sia innanzitutto importante ricordare il Concilio Vaticano II che pone all'attenzione di tutta la Chiesa la centralità della persona, quindi non una riflessione in astratto, ma la persona come luogo ideologico, luogo delle relazioni con Dio e delle relazioni con i fratelli. In questo senso la vita appare come un grande dono. Nessuno ce la dà, tutti la riceviamo. E il Vangelo ci sottolinea, insieme a tutta la tradizione ebraico-cristiana, che la riceviamo da Dio. In questo senso la vita non è di proprietà, è un dono ricevuto che, tuttavia, mi permetto l'immagine evangelica, non è un talento da mettere sotto terra, ma da spendere, da offrire. Chi vuole vivere solo per sè, chi vede il senso della vita, solo ripiegato su se stesso, perde il suo vero valore. E  questo, secondo me, è molto importante in una cultura iper-individualista come quella nella quale siamo immersi. Ecco perché riflettere sulla vita, sul Vangelo della vita, significa toccare uno dei punti cruciali del futuro del nostro pianeta.

Lei nel suo intervento parla della Evangelium Vitae e della luce che emana dai suoi 25 anni d'età. Come, secondo lei, ci illumina questo documento di san Giovanni Paolo II?

R. - L'Evangelium Vitae accende secondo me, in un momento cruciale della storia, la luce sulla centralità della persona umana e della difesa della vita. E questa luce non è una luce statica. L'enciclica è stata un capolavoro di Papa Giovanni Paolo II che Benedetto XVI ha accolto e, in qualche modo, anche approfondito nel suo versante, per esempio, del primato della tecnologia sull'uomo. Per passare poi al pontificato di papa Francesco il quale ci richiama a difendere la vita in tutti i suoi momenti cruciali, fino a poter parlare oggi anche sul versante, in questo caso più teologico e scientifico, di bioetica globale. Per cui papa Francesco prende quel fascio di luce della Evangelium Vitae che Benedetto XVI ha reso ancor più luminoso e lo allarga, perché la luce della teologia della vita, la luce dell'umanità come luogo di Dio, illumini tutti gli angoli dell'esistenza umana. Anche di quella esistenza che dovrà affrontare le nuove enormi sfide legate alle tecnologie emergenti e convergenti. Penso ad esempio al tema dell'intelligenza artificiale o anche a tutte le questioni legate all' ingegneria genetica. Ecco perché siamo in uno sviluppo di riflessione che credo sia importante cogliere, accompagnare lasciandosi guidare anche dalla luce del magistero.

In questo periodo di pandemia la vita è tornata veramente alla portata di tutti quale valore. Ritiene chequesto periodo ci abbia insegnato il valore della vita più di altri momenti? 

R. - Direi di sì. Direi che la pandemia che ha messo in ginocchio il mondo, toccando la vita nel suo stesso cuore, l'ha riscoperta fragile e insieme alla fragilità abbiamo scoperto l'interdipendenza radicale delle nostre vite. Lo stesso strumento della mascherina mostra che non serve solo per aiutare a salvare se stessi, ma anche per salvare gli altri. In questo senso la vita è sempre più interdipendente, al punto da poter dire -  e a me piace sottolinearlo - che non esiste la vita in astratto, esistono le persone, esistono i 7 miliardi di uomini e donne che oggi vivono il pianeta. Questa è la vita. E la vita di questi 7 miliardi, come di ogni singola persona, è legata anche all'ambiente, è legata anche alla vita della città e alla vita dell'ecosistema. E  in questo papa Francesco ha dato una lezione straordinaria con la Laudato si'. Importante è conservare questa prospettiva concreta. In questo senso, mentre continuiamo a sostenere con vigore la inviolabilità della vita, nel suo nascere come nel suo terminare, siamo convinti che è indispensabile difenderla in tutto l'arco dell'esistenza, in tutte le condizioni nelle quali gli uomini e le donne vivono. Quindi, assieme alle battaglie importanti relativamente all'inizio e alla fine della vita, noi dobbiamo responsabilmente considerare il cruciale impegno perché tutti vivano bene e vivano meglio. E la  pandemia ci svela le profonde disuguaglianze che ci sono e che devono essere inaccettabili. Dobbiamo scandalizzarci vedendo che siamo tutti nella stessa tempesta, quella per esempio della pandemia, ma in barche differenti e le barche più deboli vengono travolte senza nessun problema. Ecco perché l'orizzonte di onore, di difesa, di promozione della vita che la pandemia ci apre, è un orizzonte di grande profezia, di grande impegno e quindi anche della urgenza di una grande alleanza di tutti i credenti e di tutti gli uomini di buona volontà, per rendere la vita di tutti degna. E in questo senso emergono i temi della fratellanza, della pace, di una dignità che appunto appartiene a ogni persona e all'intera famiglia umana.

29 agosto 2020, 08:00