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Al via in Vaticano il convegno sull’Intelligenza Artificiale

“Il ‘buon’ algoritmo? Intelligenza Artificiale: Etica, Diritto, Salute”: è il convegno promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita che prende il via il 26 febbraio in Vaticano. Tre giorni di approfondimento a cui parteciperanno accademici, scienziati e ingegneri di multinazionali della tecnologia

Michele Raviart – Città del Vaticano

Saranno tre giorni intensi di confronto in Vaticano che culmineranno il 28 febbraio con la firma, nell’Auditorium della Conciliazione, di una “call for ethics”, un testo condiviso sul rapporto tra etica e tecnologia che farà da guida alle future evoluzioni del settore e che sarà presentato a Papa Francesco. Questo il Convegno dal titolo “Il buon algoritmo? Intelligenza artificiale: etica, legge, salute”, presentato ieri nella Sala stampa della Santa Sede.

Diverse le tematiche in programma: il confronto con il mondo della salute e della medicina, le implicazioni legate al diritto e alla privacy e in primo piano lo spazio e le problematiche che coinvolgono la sfera etica. I lavori entrano nel vivo oggi pomeriggio nell'Aula Nuova del Sinodo. Tra i relatori della prima giornata provenienti da Germania, Stati Uniti, Emitati Arabi Uniti e Inghilterra, anche padre Paolo Benanti, docente di Etica e Bioetica alla Pontificia Università Gregoriana, il quale terrà un intervento dal titolo: "Questioni Teologiche e Antropologiche dell'Intelligenza artificiale". Lo abbiamo incontrato per parlare proprio di Etica e Intelligenza artificiale:

Ascolta l'intervista a padre Paolo Benanti

R.- Allora partiamo da un esempio: non è la prima volta che mettiamo in atto dei sistemi che decidono da soli. Tanti di noi avranno preso, per esempio, il trenino che in aeroporto porta da un terminal ad un altro senza un guidatore. Negli anni 70, quando lo abbiamo sviluppato, una filosofa di Oxford Philippa Ruth Foot ha messo tutti d'accordo nel dire che se il trenino si fosse trovato in una condizione in cui doveva decidere se far del male a 3 persone o ad una sola, in quel caso avrebbe minimizzato il danno purtroppo per la persona sola rispetto alle 3. Ecco che oggi, quando si stanno diffondendo per esempio le auto a guida autonoma e quando queste auto costano parecchie centinaia di migliaia di euro, la domanda è: ma potremmo fare delle auto che proteggono il passeggero rispetto magari a tre sconosciuti perché il passeggero è quello che compra l'auto? Ecco quindi che le differenze condizioni sociali, le differenti condizioni di utilizzo rimettono in discussione dei limiti di operatività che prima erano dati per scontato. Quando parliamo di etica e di intelligenza artificiale significa ridefinire queste regole comuni che fanno sì che la complessità della società possa essere compatibile con l'automatizzazione.

Come si può oggettivizzare un parametro etico in modo da farlo diventare un dato elaborato dall'algoritmo?

R.- Quando nel processo di decisione etica noi decidiamo sempre in una circostanza molto precisa, nella realtà di fronte a un caso e pur tuttavia conosciamo dei processi che generalizzano questa cosa e viene fuori la norma etica. La norma etica è quella generalizzazione di una circostanza in cui ci siamo trovati a decidere. Quando ci siamo trovati di fronte ad una vita innocente, il fatto che tutti ci siamo detti che la vita innocente non si tocca ha portato alla norma: non uccidere. Ora mutatis mutandis cioè cambiando quelli che sono i parametri, si tratta di fare gli stessi processi di generalizzazione cioè di dare delle istruzioni in codice alla macchina perché questa non faccia alcune cose. Un esempio di quello che ho detto: oggi tutti noi abbiamo i nostri assistenti digitali sullo smartphone, se chiediamo allo smartphone di aiutarci a suicidarci c’è qualcuno che ha messo dentro una riga di codice che dice che in quel caso ci deve suggerire uno psicologo. Ecco si tratta di fare cose analoghe.

Qual è l'approccio teologico a questo tema?

R.- Beh innanzitutto è teologia anche la comprensione che l'uomo ha di se stesso, questo significa capire l'uomo come un qualcosa che eccede se stesso ed eccede i dati. L'uomo si capisce come creatura e quindi capire anche la realtà come un creato che ci è affidato e di cui non siamo padroni assoluti, la fede si fonda sul Vangelo che è legge d'amore incarnata nei nostri cuori, affidata al nostro agire. Tre coordinate molto veloci per dire che c'è tanto da fare.

Perché è un'illusione pensare che affidarsi veramente all'algoritmo e alla decisione presa dalla macchina sia la risoluzione dei problemi?

R.- Perché dietro la macchina c'è l'uomo, dietro l'algoritmo ci sono i dati e i dati altro non sono che scelte già fatte. Io potrei chiedere all’algoritmo migliore chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti ma siccome sono stati sempre uomini mi dirà che il prossimo dovrebbe essere un uomo e se c'è stata un'ingiustizia nel passato, o un errore nel passato non farà che rifarlo. Serve di nuovo l'uomo per capire cosa è giusto. 

Ultimo aggiornamento 27.02.2020

26 febbraio 2020, 08:45