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Sinodo, don Mometti: la preghiera dei lebbrosi dell’Amazzonia per il Papa

Don Gianni Mometti, missionario italiano nell’Amazzonia brasiliana, uditore al Sinodo, ha portato a Papa Francesco due “orologi dell’impegno”, con i nomi di 72 lebbrosi che ogni ora del giorno pregano per lui “e offrono a Dio le loro sofferenze per il suo pontificato”. L’Amazzonia , ci dice, “si salverà utilizzando la grande risorsa delle sue acque”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“Prima che finisse il Sinodo ho dato a Papa Francesco la prova che gli avevo promesso: due ‘orologi dell’impegno’, disegnati su cartoncini, sui quali più di 70 lebbrosi degli ex lazzaretti di Colonia do Prata e Marituba, hanno scritto i loro nomi vicino ad un’ora del giorno. Almeno in tre, ogni ora, pregano per lui e per il suo pontificato. Lui ha sorriso e si è commosso”. Don Gianni Mometti, missionario bresciano di 83 anni, “cinque mesi più vecchi del Papa”, in Brasile da 63, per decenni parroco della comunità di Igarapè-Acu, nello stato brasiliano del Parà, in piena Amazzonia, è stato uno degli uditori del Sinodo per l’Amazzonia appena concluso, chiamato personalmente da Papa Francesco.

Lilì, lebbroso di 100 anni: "offro le mie sofferenze per il Papa"

“Ho concelebrato a Casa Santa Marta la prima volta un mese dopo la sua elezione – ricorda don Gianni –  ho raccontato al Papa della mia missione tra i lebbrosi, iniziata nel 1956, quando non esisteva ancora una cura efficacie, e gli ho detto che volevo organizzare una crociata di preghiera per sostenere il suo pontificato. Oggi 72 lebbrosi offrono a Dio le loro sofferenze e pregano per il Papa, come Aldebardo, che tutti chiamano Lilì, 100 anni, ora guarito, ma che la lebbra ha reso completamente cieco e mutilato. Prima di partire per Roma mi ha detto: ‘Padre Joao, fai vedere al Papa come la malattia mi ha ridotto e digli che offro tutte le mie sofferenze e la mia preghiera per lui”.

La ricchezza dell'Amazzonia: foresta, acqua e biodiversità

Nell’ omelia del 7 gennaio di quest’anno a Casa Santa Marta, Francesco ha guardato don Gianni, che era in prima fila tra i concelebranti, e ha detto che “Lo Spirito alle volte ci spinge alle grandi ‘pazzie di Dio’” come è accaduto all’uomo, “che è oggi fra voi, che da più di 40 anni ha lasciato l’Italia per fare il missionario fra i lebbrosi”. Don Mometti al Sinodo ha portato un progetto ideato trent’anni fa, per dare lavoro ai lebbrosi, e che oggi sfama più di 2000 famiglie, nelle regioni Bragantina e Salgado: il progetto “Nuovo Mosè”, perché utilizza le acque per salvare l’Amazzonia. Con un primo finanziamento dei vescovi italiani ha creato un centro di riproduzione degli avannotti. “E oggi abbiamo il centro più sicuro del Brasile per la riproduzione in cattività di pesci d’acqua dolce”. Chiediamo a don Mometti quali saranno i primi frutti del Sinodo che si è appena concluso.

Ascolta l'intervista a don Gianni Mometti

R. – Ci sarà la Chiesa in Amazzonia prima del Sinodo e dopo il Sinodo, come c’è stata una Chiesa prima del Concilio e dopo il Concilio, perché per come abbiamo trattato i problemi, penso che veramente ci sarà una Chiesa viva, una Chiesa piena di nostra gente che ci cerca: non chiese vuote, ma chiese piene soprattutto di gente che vuole vivere e realizzare i progetti alternativi alla distruzione dell’Amazzonia. Distruggere l’Amazzonia per fare pascolo o per estrarre minerali e risorse come oro, petrolio eccetera, queste cose non servono per noi, in Amazzonia. Il nostro popolo ha bisogno di cose concrete, ha bisogno di progetti per le medicine, che possiamo avere le medicine per guarire le malattie che ci sono nel mondo. Ha bisogno di cibo, e questo lo possiamo avere con i nostri progetti alternativi. Perciò, invece di maledire, costruiamo. Quello che diceva Papa Giovanni: cerchiamo sempre di trovare quello che ci può mettere d’accordo.

Nella relazione introduttiva, il cardinale Hummes aveva parlato dell’acqua come uno dei nuclei di discussione: l’acqua potabile, la risorsa dell’acqua in Amazzonia. Come è stato affrontato il tema durante i lavori del Sinodo?

R. – Prima si vedeva l’Amazzonia solo come foresta. Invece, la ricchezza dell’Amazzonia, la sua armonia, è foresta, acqua e biodiversità. Queste sono le tre cose fondamentali. L’ecologia integrale è formata da questi tre elementi: più che “polmone”, più che questo o quello, è un organo vitale. Senza Amazzonia non si vive. E’ inutile: ci saranno ricchezze, c’è tutto nel mondo, ma se muore l’Amazzonia moriamo tutti. L’acqua è quella che può salvare il mondo dalla fame e dalla morte. Perché mentre distruggendo la foresta per fare pascolo – ogni ettaro di pascolo per capo di bestiame – ti dà solo 300 kg di carne, noi, con i nostri laghetti, possiamo produrre fino a 40 tonnellate di alimenti per ettaro: trasformiamo l’acqua dell’Amazzonia in fonte di vita e di alimenti. Abbiamo milioni di ettari di terra bagnati dalle nostre acque – sia dalle acque dei fiumi come dall’acqua della marea – che arrivano a tre volte quello che si è distrutto finora in Amazzonia. E si sono distrutti circa 80 milioni di ettari. Le terre di queste acque benedette, che Dio ci ha dato, arrivano fino a 200 milioni di ettari.

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L'incontro col Papa e la missione di don Mometti in Amazzonia
29 ottobre 2019, 07:15