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Verso il Patto Educativo Globale: educazione, diritti umani, pace

Si è tenuto oggi, presso la Pontificia Università Lateranense, il secondo incontro in preparazione all’evento “Ricostruire il Patto Educativo Globale”, lanciato da Papa Francesco in risposta alle necessità di una società in continua “rapidación”

Chiara Colotti – Città del Vaticano

“Educazione, diritti umani, pace. Gli strumenti dell’azione interculturale e il ruolo delle religioni”. È questo il tema al centro della seconda giornata di studio nel quadro dell’evento voluto da Papa Francesco per il 14 maggio 2020, dal titolo “Ricostruire il Patto Educativo Globale”. Un vero e proprio slogan con il quale il Pontefice ha rivolto un appello non solo a coloro che operano nel campo dell’educazione e della ricerca e alle personalità pubbliche, ma anche ai giovani al fine di “promuovere insieme dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in modo positivo”.

Serve la collaborazione di tutti

Il Convegno di oggi si colloca all’interno di una serie di incontri, tavole rotonde e seminari, organizzati proprio per approfondire alcuni aspetti specifici della proposta del Papa. Mentre nel primo incontro ci si è soffermati sul binomio patto educativo e democrazia, nella giornata di oggi, esponenti della Chiesa,  e personalità pubbliche a livello internazionale si sono concentrate su tre parole chiave: educazione, diritti umani e pace. Tuttavia, l’invito di ampio respiro lanciato da Papa Francesco lo scorso 12 settembre ha attratto l’attenzione e la collaborazione di ogni angolo del pianeta.

Cardinale Parolin: l'educazione come veicolo per la pace

In apertura dei lavori l'intervento del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, sul tema: “Scenari di pace e rispetto dei diritti: il primato dell’educazione”. Al centro il ruolo dell’educazione non solo come diritto umano fondamentale, ma anche come veicolo essenziale della pace e obiettivo ambizioso per la vita delle relazioni internazionali. Il cardinale ha sottolineato, in particolare, la necessità di ancorare i processi educativi alla consapevolezza che il mondo di oggi è "intimamente connesso". Percorsi educativi di qualità richiedono  - ha affermato -  la collaborazione di tutti in una prospettiva comunitaria, "capace di superare una logica individuale". Il Segretario di Stato ha infine posto in evidenza la necessità di un cambiamento di paradigma non per ribaltare i rapporti di forza, ma affinché il bene delle persone e dei popoli venga sempre messo al primo posto. Solo così sarà possibile - ha ribadito - "governare le tante complessità" che vediamo nel mondo di oggi, assicurando al tempo stesso l’ordine internazionale.

“I vantaggi della guerra sono momentanei e costosi, quelli della pace sono fonte di crescita e di stabilità. Pietro Parolin”

E proprio qui entra in gioco l’educazione. Questa transizione, infatti, è possibile - ha concluso il porporato - solo attraverso percorsi educativi che sviluppino competenze in grado di progettare strumenti per garantire la pace.

Monsignor Zani: l'educazione tocca tutti gli ambiti della vita 

A presidere i lavori che nel pomeriggio hanno visto la presenza dei rappresentanti di diverse religioni, il Segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica, monsignor Angelo Zani che ai nostri microfoni spiega proprio come le religioni possano contribuire al Patto Educativo globale e alla formazione di una generazione che sia veramente aperta, matura e dialogante:

Ascolta l'intervista a Monsignor Angelo Zani


R. - Direi che hanno una funzione unica e insostituibile. L’idea del Santo Padre di promuovere un patto educativo è anche finalizzata a superare alcune fratture profonde che sperimentiamo nel mondo. Una di queste, è la difficoltà dell’uomo di mettersi in rapporto con l’assoluto, con il trascendente. Il discorso del contributo che le religioni possono dare per ricostruire un patto educativo, ci riporta al fondamento, cioè a quale idea di persona noi abbiamo. Qui le religioni sono molto importanti, perché sottolineano in maniera diversa l’importanza che l’uomo si misuri con il trascendente, con l’assoluto, che non abbia una visione soltanto materiale, terrena, appiattita, sulle problematiche che viviamo nella nostra vita culturale, sociale. Il discorso dell’assoluto è il discorso dell’apertura, del superare l’immediato, del pensare alla prospettiva futura. Questo in senso molto lato. È chiaro che per il cristianesimo questo vuol dire qualcosa di molto più profondo, perché l’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio è un programma che da solo ci aiuta guardare oltre, ad andare oltre i nostri problemi e soprattutto guardare a chi abbiamo accanto in maniera diversa. Quindi religione come contributo; anzitutto il dialogo tra le religioni, perché ci sia un patto tra le religioni per sottolineare questo aspetto, e il contributo che le religioni possono dare alla vita sociale, alla vita civile, culturale nel mondo di oggi. Il Papa dice: “Educare significa introdurre il bambino, il giovane, le persone, nella realtà totale e senza escludere alcuna dimensione”. Nella realtà totale c’è una dimensione che è quella trascendente. Se noi togliamo di mezzo il trascendente noi siamo nel puro relativismo. Questo non ci fa crescere.


Viviamo in un’epoca di cambiamenti continui che richiedono anche un cambiamento nell’educazione e nel linguaggio. Che cosa ci può dire in merito?

R. - Il Papa nel suo messaggio sottolinea questo aspetto: epoca di cambiamento, cambiamento d’epoca, ma con una caratteristica, quella che Lui chiama la “rapidación”. Questo cambiamento che è sempre più rapido, più veloce, più complesso. Come si può educare all’interno di questo contesto? L’educazione ha altri tempi che non sono così rapidi. Qui è proprio la grande sfida di introdurre le persone dentro le sfide di oggi – che sono quelle della rapidación e del cambiamento - senza perdere quegli spazi e quei tempi indispensabili per un processo educativo, per la formazione della persona, che deve formare la propria identità prima di tutto e questo non lo puoi fare di corsa. È un punto molto delicato sul quale dovremmo riflettere.

Come il contributo di personalità pubbliche anche a livello mondiale può incidere, può lasciare il segno nella costruzione del Patto Educativo Globale?

R. - Il Papa sottolinea Patto Educativo Globale. Con questo il Santo Padre è vero che sottolinea l’importanza dell’educazione, però vuole anche dire che l’educazione non è limitata alle aule scolastiche o universitarie; l’educazione è una dimensione trasversale che tocca tutti gli ambiti della vita e tutte le dimensioni. In questo senso è importante riflettere sul contributo che ogni realtà può dare alla costruzione e ricostruzione di questo patto educativo; pensiamo al mondo dell’arte, dello sport, della letteratura, dell’economia, della politica. La dimensione educativa è trasversale a tutti questi mondi. Questo ci fa pensare che da una parte abbiamo l’educazione formale, istituzionale, scolastica, accademica, scientifica … Dall’altra parte abbiamo gli spazi della letteratura, dell’arte, … che possono essere vissuti informalmente come dimensione educativa. Questo è ciò che il Papa vuole sottolineare e invitare tutti a questa grande alleanza per ricostruire e costruire la casa comune come ha sottolineato nell’enciclica Laudato si’.
 


 

31 ottobre 2019, 15:28