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2018.10.11 Congregazione Generale Sinodo 2018.10.11 Congregazione Generale Sinodo  (Vatican Media)

Sinodo giovani: Chiesa scoraggi e ripudi immigrazione illegale e tratta

La mattina dell’11 ottobre ha visto lo svolgimento della nona Congregazione generale del Sinodo dei vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. 256 i Padri Sinodali presenti in Aula

Isabella Piro – Città del Vaticano

Scoraggiare e ripudiare, con un magistero chiaro ed inequivocabile, i promotori dell’immigrazione illegale e della tratta di esseri umani: questo è uno dei compiti della Chiesa, ribadito stamani dall’Aula del Sinodo. Di fronte a centinaia di giovani che vedono i loro sogni, le loro potenzialità, i loro talenti finire affogati nel Mediterraneo, i Padri Sinodali ribadiscono la necessità che la Chiesa esorti le nazioni più industrializzate ad investire in quelle più povere, soprattutto in termini di tecnologie e know-how, affinché tutti i giovani possano contribuire allo sviluppo del proprio Paese d’origine, senza essere costretti ad emigrare.

L’importanza dell’esame di coscienza

Il Sinodo riflette poi sul sacramento della riconciliazione, ribadendo che il perdono va liberato da ogni appesantimento e riscoperto nella sua dimensione di dono. Essenziale, in questo, l’esame di coscienza, fondamentale per evangelizzare ed educare i giovani all’idea chiara di cosa siano il peccato ed il superfluo, e per aiutarli a riconoscere i segni della presenza di Dio nella propria vita. I giovani – dicono i Padri - non sono chiamati a restare giovani per sempre, ma a diventare adulti, a farsi avanti per contribuire alla costruzione della Chiesa. Perché in fondo non importa se si è sacerdoti, professionisti, genitori, single: rispondere alla chiamata di Dio significa seguire la vocazione ad essere santi in ogni scelta di vita. La pastorale vocazionale andrà, dunque, ripensata e rafforzata in tutti gli ambiti grazie a testimonianze vivificanti, affinché ogni giovane comprenda la propria vocazione nella vita.

Educare i giovani alla libertà

Di qui anche il richiamo dei Padri alla libertà interiore che impedisce ai giovani di essere manipolati dagli altri, di farsi trascinare dalla massa. Seguendo Gesù e i suoi comandamenti, con una coscienza retta, si è invece più liberi. Ma educare i giovani per e alla libertà presuppone la ricerca della verità, perché i ragazzi cercano l’autenticità nei loro educatori, vogliono Pastori più coerenti con quanto predicano, Pastori che sappiano vivere la Parola ed impegnarsi con i poveri, grazie ad una vera conversione interiore e ad una fede appassionata.

 

Cuore aperto e interesse concreto

Il giusto accompagnamento della Chiesa, allora, consisterà nell’ascoltare con cuore aperto e interesse concreto, nel donare coraggio e speranza, nel prendersi cura della persona in ogni fase del suo sviluppo. Infatti, di fronte a odio, violenza, corruzione, ingiustizia, guerre così diffuse nel mondo, i giovani sperimentano una frammentazione esistenziale che ne mina l’autostima e la fiducia. Dunque la Chiesa deve accompagnare ed accogliere costantemente i giovani, stimolandone la libertà e la responsabilità ad assumersi impegni duraturi. Questa è la sfida della Chiesa: compiere un’opzione preferenziale effettiva per i giovani, uscendo per andare loro incontro ed offrendo ideali di una fede vissuta concretamente, insieme ad un’autorità efficace che li faccia maturare davvero.

L’accompagnamento sia maieutico

Inoltre, come il padre misericordioso della parabola del figlio prodigo, la Chiesa aspetti con pazienza e speranza anche i giovani smarriti o perduti; non li faccia sentire abbandonati nelle difficoltà, ma li rassicuri camminando con loro, li aiuti a realizzarsi liberando la loro libertà, senza imporre scelte determinate, senza manipolazioni o clericalismo. Solo così l’accompagnamento sarà davvero maieutico e farà emergere la verità già presente nella gioventù, in modo da aiutarla a comprendere la bellezza della sequela Christi.

La Chiesa gareggi con i giovani nell’avere grandi sogni

Serve anche – afferma l’Aula Sinodale - una comunità cristiana unita, gioiosa, che sappia riscoprire il suo senso missionario e permetta di innamorarsi del Vangelo: un clima di chiusura e pregiudizio, infatti, non aiuta i giovani a sentirsi accolti, a vivere la fraternità in un contesto di calore e stima reciproca. Le comunità siano dunque concrete, semplici e povere, trasparenti; la Chiesa “gareggi” con la gioventù nell’avere grandi sogni, perché se i Pastori sognano, anche i giovani saranno in grado di farlo.

Vittime di abusi siano al centro della missione della Chiesa

Il tema degli abusi torna, poi, all’interno della riflessione sinodale: i giovani si aspettano che la Chiesa ponga le vittime al centro del suo operato e che i vescovi siano sottoposti a processi rigorosi, sottolineano i Padri, suggerendo che un valido aiuto per estirpare questo male e per uscire dalla crisi attuale possa arrivare anche da esperti laici e dal genio femminile, in particolare dalle madri che possono insegnare ai Pastori il senso di tenerezza, di amore e di protezione verso i più piccoli.

La secolarizzazione e i suoi risvolti postivi

Centrale, infine, la riflessione sul confronto della Chiesa con la realtà attuale, in particolare con la secolarizzazione: dai Padri arriva l’invito ad avere il coraggio di considerarla come un segno dei tempi che aiuta a liberarsi dall’essere cristiani in automatico o per abitudine, e porta ad essere cristiani per scelta, perché lo si desidera. Non solo: la società secolare evita anche che la religione si fondi sull’identità tribale o nazionale, portando a recuperare l’importanza dell’annuncio della fede.

11 ottobre 2018, 13:50