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Sinodo giovani: vocazione non si fa in laboratorio, ma nelle comunità

Nel pomeriggio del 10 ottobre, in Vaticano, il Sinodo dei Vescovi sui giovani ha tenuto l’ottava Congregazione generale. Al centro del dibattito, la riflessione sulla seconda parte dell’Instrumentum laboris, dedicata al tema “Interpretare: la fede e il discernimento vocazionale”. 255 i Padri Sinodali presenti in Aula

Isabella Piro – Città del Vaticano

Quando si parla di “Chiesa e giovani”, la “e” è di troppo, perché i giovani sono il presente attivo e non solo il futuro sperato per la Chiesa: parte da questa riflessione l’ottava Congregazione generale del Sinodo dei vescovi sui giovani, in corso in Vaticano fino al 28 ottobre. Di qui, l’esortazione dell’Aula a sostenere il genio giovanile, ma anche il richiamo ad una rinnovata cultura vocazionale: la Pastorale giovanile, infatti, – dicono i Padri - deve aiutare i ragazzi a discernere i desideri del cuore ed a scoprire quale “tesoro” lo faccia battere.

Dialogo tra anziani e giovani sia simbiotico

La vocazione – sottolinea ancora il Sinodo - non si fa in laboratorio, ma avviene nelle comunità: per essere davvero “ospedale da campo”, e non clinica esclusiva, la Chiesa dovrà arricchirsi di relazioni vere, essere uno spazio di comunione, essere piena di senso. Il discernimento vocazionale, allora, includa un incontro di sguardi e la Pastorale giovanile non perda mai di vista il “con”, ossia il rapporto diretto con i ragazzi, il parlare con loro, e non solo di loro. Solo così quel dialogo tra i sogni degli anziani e le visioni dei giovani, richiamato dal profeta Gioele, sarà simbiotico, perché nei giovani la Chiesa guarda se stessa e la sua forza è proprio nell’essere il luogo in cui i ragazzi possono incontrare Cristo Risorto.

I giovani non vanno “appaltati”, ma responsabilizzati

Di qui, il richiamo a pensare fuori dagli schemi, puntando al discernimento vero e all’ascolto reciproco, affinché il messaggio salvifico sia trasmesso in maniera comprensibile e attrattiva per le nuove generazioni. Esse, infatti, non devono essere “appaltate” con paternalismo, ma vanno responsabilizzate e coinvolte nella vita della Chiesa, affinché siano in grado di sognare in grande.

Educare all’amore per i poveri

Altro punto focale della vocazione è l’educazione all’amore per i poveri: se non c’è il povero, non c’è vocazione cristiana, afferma il Sinodo, perché la p di povero aiuta a capire la p di Parola. Per questo, è necessario che la Chiesa parli anche con le fasce più deboli della gioventù, perché anch’esse sono essenziali al gioco di squadra più grande, ovvero seguire Gesù. In quest’ottica, l’appello del Sinodo è a forgiare un modo più umano di fronte ad un individualismo esasperato, puntando alla giustizia sociale, al rispetto diritti umani e al consolidamento di una cultura della vita.

Famiglia, culla di vita e vocazioni

La famiglia, Chiesa domestica – ricorda poi il Sinodo - resta la culla della vita e delle vocazioni: è infatti nella famiglia che la Chiesa sente, con gioia e speranza, i primi vagiti di una vocazione e spetta alla Chiesa consolidarla nella fede e nella gioia della missione. Spesso - si nota - i primi segni di una vocazione si manifestano nei giochi che i bambini fanno: per questo, è bene che i genitori giochino con i loro figli, così da aiutarli a comprendere la loro vocazione.

Il modello di Gesù con i discepoli ad Emmaus

Guardando, poi, al mondo di oggi che talvolta ridicolizza i valori del Vangelo, i Padri Sinodali riflettono su quei giovani che si allontano dalla Chiesa per rifugiarsi in falsi paradisi. Cosa fare per loro? La risposta è: guardare all’incontro di Gesù con i discepoli a Emmaus, ovvero alla necessità di camminare insieme ai giovani, ma diventando “uno di loro”.

Accompagnamento “peer-to-peer”

Stare con i giovani, dunque, senza condannare il loro comportamento, ma ponendosi accanto ad essi, perdendo tempo con loro, infiammando i loro cuori: questo è il cuore del vero accompagnamento pastorale. Senza dimenticare che i ragazzi cercano anche l’accompagnamento dei loro coetanei, in un’ottica di condivisione “peer-to-peer” delle esperienze di ciascuno. In quest’ottica, qualche intervento propone un pellegrinaggio che veda i Padri Sinodali ed i giovani partecipanti al Sinodo camminare concretamente insieme verso i luoghi sacri presenti a Roma.

La vera libertà è essere se stessi nel cuore di Gesù

Il suggerimento del Sinodo è, inoltre, a conoscere meglio il mondo digitale, affinché anche un telefono cellulare possa diventare, per i ragazzi, una via verso Cristo, vero “nord” della vita. Viene ricordato, infatti, che spesso i ragazzi cercano risposte sui motori di ricerca, ma ciò che trovano sono solo informazioni tecniche o scientifiche, non l’amore, la comprensione, l’empatia o una guida spirituale adeguata, come la Chiesa, che li aiuti a mettere in pratica le loro scelte. In fondo – afferma l’Aula - i giovani cercano la libertà autentica, ovvero essere se stessi nel cuore di Gesù, lì dove possono sentirsi accolti, amati, veramente a casa. Le nuove tecnologie, inoltre, là dove aiutano a ridurre i consumi – ad esempio quello della carta – rispondono alla sensibilità di quei giovani più attenti alla salvaguardia del Creato.

L’importanza della maturità affettiva

L’Aula si sofferma, inoltre, sull’importanza della maturità affettiva, ovvero quella consapevolezza della centralità dell’amore nell’esistenza umana. L’educazione sessuale rettamente intesa – sottolinea il Sinodo – deve tendere alla comprensione e alla realizzazione di questa verità, facendo posto anche all’amore per la castità, virtù che rende capace di rispettare e promuovere il significato “sponsale” del corpo. Il pensiero dei Padri va, infine, ai giovani cristiani perseguitati e ai tanti sacerdoti morti in diverse zone del mondo, a volte uccisi proprio perché impegnati a difendere i ragazzi: per loro si auspicano non solo aiuti materiali, ma anche e soprattutto vicinanza e sostegno spirituale.

11 ottobre 2018, 13:40