Cerca

Vatican News

#Synod2018, Gioele Anni (AC): noi giovani siamo Chiesa, chiediamo ascolto

Il consigliere nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, settore giovani, uditore al Sinodo: “è vero, come ha detto il Papa, che la Chiesa è in debito di ascolto vero i giovani. Lui sa che siamo quelli che possono intercettare i cambiamenti culturali e le sfide del presente”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“In questo Sinodo ci aspettiamo che la Chiesa guardi a noi giovani non in modo sociologico ma partendo dalla nostra realtà vera. Il Papa ha detto la Chiesa è in debito di ascolto verso i giovani. Penso che sia vero”. Nella pausa dei lavori della prima sessione del mattino del Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani, incontriamo uno dei 34 giovani uditori, uno di quelli che, con i loro applausi per gli interventi che colgono il segno, sta vivacizzando il clima dell’Aula nuova del Sinodo. Gioele Ferruccio Anni è consigliere nazionale per il settore giovani dell’Azione Cattolica Italiana ed ha partecipato a tutti i lavori preparatori della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi. (Ascolta l'intervista a Gioele Anni)

I giovani nella Chiesa non sono oggetti ma soggetti

“Dall’esperienza dell’Azione Cattolica - ci dice - quello che ci sta a cuore di portare al Sinodo è una vera corresponsabilità, feconda, tra laici e pastori, che parte dalle parrocchie, va avanti nelle diocesi e negli ambienti di vita. Quindi veramente i giovani, lo hanno detto già oggi alcuni dei padri sinodali, non sono oggetti dell’attenzione della Chiesa, ma siamo soggetti, siamo Chiesa noi per primi, questo l’Azione Cattolica lo insegna da tanti anni e quindi questo rapporto di scambio ci interessa proporlo alla Chiesa di tutto il mondo”.

Giovani, una parte privilegiata del popolo di Dio

Chiediamo a Gioele quali parole di Papa Francesco, nell’omelia e nel discorso introduttivo di ieri, lo hanno colpito. “Papa Francesco ci ha dato tanti spunti, ma mi ha colpito quella frase: la Chiesa è in debito di ascolto verso i giovani. Penso che sia vero, penso che molti giovani non si sentano ascoltati. E poi mi colpisce il suo atteggiamento, di forte positività. Papa Francesco non è spaventato dai giovani di oggi e dai cambiamenti culturali. Sa, e ce lo ha detto anche alla riunione pre-sinodale, che oggi i giovani sono una parte privilegiata del popolo di Dio, per intercettare questi cambiamenti culturali, le sfide del presente. E quindi speriamo che il suo atteggiamento sappia contagiare tutti i padri sinodali”.

Adulti e giovani, fiducia reciproca e accoglienza di fragilità

Il Papa, ricordiamo, ha insistito sull’importanza fondamentale del dialogo tra le generazioni… “Oggi sia gli adulti che noi giovani possiamo avere la tentazione di avere paura, paura del mondo esterno, paura dei cambiamenti e paura reciproca… Penso che impostare la relazione sul sogno, sulla speranza sia qualcosa che ci spinge a fidarci gli uni degli altri e a costruire insieme. Sapendo, sia giovani che adulti, che abbiamo delle fragilità da accogliere: noi giovani chiediamo agli adulti di non giudicare le nostre fragilità e chiediamo agli adulti che sappiano mostrarsi anche nelle loro debolezze. Essere parte della grande famiglia della Chiesa è anche saper mettere in comune appunto le fatiche e le fragilità. Non siamo perfetti, nessuno lo è, siamo in cammino, siamo in ricerca, e penso che il rapporto tra le generazioni sia fondamentale per approfondire questo dialogo in cui ciascuno ha qualcosa da dare agli altri”.

04 ottobre 2018, 13:17