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La storica stretta di mano tra Kim e Trump La storica stretta di mano tra Kim e Trump  (AFP or licensors)

Civiltà Cattolica: coreani vogliono pace e cura delle ferite del passato

Articolo di Civiltà Cattolica sullo stato della Penisola coreana dopo lo storico incontro del 12 giugno a Singapore tra il presidente Usa, Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un

Alessandro Gisotti – Città del Vaticano

“Lo stato della Corea, tra incontri storici e altalene diplomatiche”. E’ il titolo di un lungo e dettagliato articolo di Civiltà Cattolica, a firma del direttore della rivista dei gesuiti padre Antonio Spadaro e di Kim Youn-su, coordinatore del National Reconciliation Apostolate Committee dei gesuiti coreani. L’articolo ripercorre i passaggi principali, tra accelerazioni e improvvise frenate, che hanno portato il 27 aprile 2018 allo storico incontro tra Moon Jae-in, presidente della Repubblica di Corea, e Kim Jong-un, leader della Repubblica popolare democratica di Corea. Evento al quale ha fatto seguito, il 12 giugno, l’incontro davvero sorprendente oltre che storico tra Kim Jong-un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Non a caso, ricorda il quindicinale, durante la stretta di mano con Trump, Kim non ha esitato a dire: “Molti staranno pensando che il nostro incontro sia uscito da un film di fantascienza”.

Alternanza tra dubbi ed entusiasmo, ma prevale ottimismo

L’articolo ripercorre dunque cronologicamente i fatti legati al vertice inter-coreano e quelli avvenuti nei tre mesi tra quest’ultimo e lo storico incontro tra Kim e Trump. “Un alternarsi di eventi contrapposti – scrivono Spadaro e Kim Youn-su – un’altalena impazzita di annunci e accuse reciproche, con successive immediate riconciliazioni e suture”. Sebbene qualcuno ritenga l’attuale situazione non molto diversa da quella dei tempi dei Six-Party Talks (2003), ci sono tuttavia “alcuni elementi significativi che inducono a un certo ottimismo sui risultati del vertice”. Innanzitutto, si legge nell’articolo, “non è stato un incontro tra funzionari di governo, ma tra le massime autorità dei due Paesi”. Altro elemento significativo, scrivono i due gesuiti, “è il fatto che la Corea del Sud ha collaborato strettamente con gli Stati Uniti e mediato lealmente tra Stati Uniti e Corea del Nord. Il presidente Moon si è sempre rivelato un abile mediatore e un coraggioso statista”.

 

La Chiesa coreana costruisce la giusta strada della pace

Civiltà Cattolica riconosce che “all’entusiasmo sia nella comunità coreana sia tra i commentatori internazionali si sono aggiunte anche posizioni più scettiche”. Tuttavia, l’articolo evidenzia che la società coreana “ha espresso in questi mesi un desiderio di riconciliazione che implica anche la cura di ferite e piaghe ancora aperte”. Certo, la diffidenza “non è sparita, ma la speranza è cresciuta”. Celebrando una Messa per la riconciliazione, rammenta la rivista, il cardinale arcivescovo di Seul e amministratore apostolico di Pyongyang, Andrea Yeom Soo-Jung, ha osservato che “è quasi impossibile” aspettarsi che un “vertice risolva il problema una volta per tutte”. Grazie a Dio, però, questo è il “primo colpo di vanga per costruire la giusta strada della pace nella Penisola coreana”.

06 luglio 2018, 11:04