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Francesco: la fede degli anziani è il "catechismo" della vita per i giovani

All'udienza generale il Papa prosegue la riflessione sul tema della vecchiaia proponendo l'esempio di Mosè che, alla fine dei suoi giorni, proclama il nome del Signore trasmettendo alle nuove generazioni l'eredità della sua storia vissuta con Dio: come sarebbe bello se ai ragazzi la narrazione della fede avvenisse ancora dalla bocca dei più vecchi

Adriana Masotti - Città del Vaticano

“"Voglio proclamare il nome del Signore: magnificate il nostro Dio! Egli è la Roccia: perfette le sue opere, giustizia tutte le sue vie; è un Dio fedele e senza malizia, egli è giusto e retto" (Dt 32,3-4)”

Aveva centovent'anni Mosè, secondo il racconto biblico, nel momento in cui pronunciava questo Cantico ed era alle soglie della terra promessa e al termine della sua vita. Il Cantico è una confessione di fede, afferma nella sua catechesi il Papa, con cui egli trasmette alla sua discendenza l'esperienza fatta con Dio la cui fedeltà è per sempre. Poter far questo è un grande dono per i giovani, dice Francesco: (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

L’ascolto personale e diretto del racconto della storia di fede vissuta, con tutti i suoi alti e bassi, è insostituibile. Leggerla sui libri, guardarla nei film, consultarla su internet, per quanto utile, non sarà mai la stessa cosa. Questa trasmissione – che è la vera e propria tradizione, la trasmissione concreta dal vecchio al giovane! – questa trasmissione manca molto oggi, e sempre di più, alle nuove generazioni. Perchè? Perché questa civiltà nuova ha l’idea che i vecchi sono materiale di scarto, i vecchi vanno scartati. Questa è una brutalità! No, non va così. Il racconto diretto, da persona a persona, ha toni e modi di comunicazione che nessun altro mezzo può sostituire.

La memoria degli anziani è una benedizione

Il Papa si domanda se oggi siamo capaci di riconoscere questo dono che può venire dalle persone anziane. E racconta quanto sia stata importante per lui la testimonianza di vita ricevuta dal proprio nonno riguardo al dramma della guerra:

L’odio e la rabbia alla guerra io l’ho imparata da mio nonno che aveva fatto il Piave, nel ’14 (1914), e lui mi ha trasmesso questa rabbia alla guerra. Perché mi raccontò le sofferenze di una guerra. E questo non si impara né nei libri né in altra … si impara così, trasmettendola dai nonni ai nipoti.

Insostituibile l'ascolto delle storie dei nonni

Questa trasmissione che va dai nonni, "memoria vivente di un popolo", ai nipoti è insostituibile, afferma ancora Francesco, e sottolinea come oggi invece si tenti di farne a meno, tanto che qualcuno vorrebbe addirittura "abolire l’insegnamento della storia, come un’informazione superflua su mondi non più attuali, che toglie risorse alla conoscenza del presente". Constata poi che spesso la trasmissione della fede "manca della passione propria di una 'storia vissuta'." Manca quindi di capacità attrattiva: 

Certo, le storie della vita vanno trasformate in testimonianza, e la testimonianza dev’essere leale. Non è certo leale l’ideologia che piega la storia ai propri schemi; non è leale la propaganda, che adatta la storia alla promozione del proprio gruppo; non è leale fare della storia un tribunale in cui si condanna tutto il passato e si scoraggia ogni futuro. No. Essere leale è raccontare la storia com'è, e soltanto la può raccontare bene chi l'ha vissuta. Per questo è molto importante ascoltare i vecchi, ascoltare i nonni: che i bambini interloquiscano con loro.

Il Papa osserva che anche i Vangeli raccontano la storia di Gesù senza nascondere i momenti difficili e dice che proprio questo è rendere testimonianza. Si domanda quindi quanto oggi si valorizzi il "passaggio del testimone fra gli anziani della comunità e i giovani che si aprono al futuro".

Guarda il video integrale dell'udienza generale

Una catechesi che sia anche testimonianza di vita

Francesco prosegue nella riflessione affermando che se il catechismo "attinge oggi generosamente alla Parola di Dio" e insegna i dogmi, la morale e i sacramenti della fede cristiana, è carente però per i giovani una conoscenza della Chiesa che nasca dall’ascolto della fede vissuta dalla comunità ecclesiale. "Da bambini - prosegue il Papa - si impara la Parola di Dio nelle aule del catechismo; ma la Chiesa - la Chiesa - la si 'impara', da giovani, nelle aule scolastiche e nei media dell’informazione globale". La trasmissione della fede dovrebbe avvenire, invece, mediante lo stile del Cantico di Mosè e in dialetto e cioè nel parlato famigliare:

Sarebbe bello che ci fosse, fin dall’inizio, negli itinerari di catechesi, anche l’abitudine di ascoltare, dall’esperienza vissuta degli anziani, la lucida confessione delle benedizioni ricevute da Dio, che dobbiamo custodire, e la leale testimonianza delle nostre mancate fedeltà, che dobbiamo riparare e correggere.

Con il dono della loro fede vissuta, conclude il Papa, gli anziani entrano nella terra promessa e, guidati dal Signore, "anziani e giovani entrano insieme nel suo Regno di vita e di amore".

“Il Signore disse [a Mosè]: "Questa è la terra per la quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: 'Io la darò alla tua discendenza'. Te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!". (Dt 34,4-5.7.9)”

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23 marzo 2022, 09:50

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