Cerca

Vatican News

Appello del Papa per Nagasaki. Il vescovo Takami: si abolisca l'arma nucleare

Ricorre oggi i il 75mo anniversario dal bombardamento su Nagasaki, seconda città giapponese, dopo Hiroshima, vittima della bomba atomica nel 1945. Francesco torna a ribadire, nelle parole seguite alla preghiera dell'Angelus, l'invito al disarmo. Ai nostri microfoni l’arcivescovo di Nagasaki che si unisce all'appello

Francesca Sabatinelli e Fausta Speranza - Città del Vaticano 

Papa Francesco contro le armi nucleari. Ricordando "i tragici bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki"  che "avvennero il 6 e il 9 agosto del 1945, 75 anni fa",  dopo la preghiera mariana dell'Angelus, il Papa ha rivolto un pensiero particolare al viaggio di un anno fa, dicendo precisamente: "Ricordo con commozione e gratitudine la visita che ho compiuto in quei luoghi lo scorso anno, rinnovo l’invito "a pregare e a impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari".

Le ultime ore di Nagasaki

Erano trascorse solo 72 ore, in cielo e in terra, a Hiroshima, ancora bruciava Little Boy e i giapponesi non avevano ancora capito cosa realmente fosse accaduto, che arrivò Fat Man, la seconda bomba atomica della storia ad essere sganciata su di una città, quella portuale di Nagasaki, sicuramente di importanza strategica, ma che fu la seconda scelta degli americani, la prima, doveva essere Kokura, a salvarla fu la cattiva visuale provocata dalle nubi. Il meteo dirottò quindi i circa 6 chili e mezzo di plutonio-239 su Nagasaki, sulla zona industriale, e fu un errore di 4 chilometri dal punto in cui era prevista l’esplosione a salvare gran parte della città, che rimase protetta dalle colline. Ciò non bastò a salvare la vita di decine di migliaia di persone, si parla di circa 80mila vittime che aggiunte a quelle di Hiroshima, porta a oltre 200mila il numero dei morti delle due bombe atomiche.  

Vescovi giapponesi e Usa: si metta fine alla minaccia nucleare

Con il bombardamento di Nagasaki l’Impero giapponese capitolò, il 15 agosto del 1945 vene dichiarata la resa del Giappone e con essa la fine della seconda guerra mondiale. Oggi, 75 anni dopo, l’appello per l’abolizione delle armi nucleari è incessante, così come la richiesta di non dimenticare perché “ricordare è impegnarsi per la pace”, come sottolineato dai vescovi giapponesi e statunitensi, che chiedono anche la ratifica da parte di tutti i Paesi del Trattato di non proliferazione nucleare.  E su questo insiste molto l’arcivescovo di Nagasaki, monsignor Joseph Mitsuaki Takami, presidente della Conferenza episcopale giapponese. Lui anche è un sopravvissuto, quando fu sganciata la bomba era nel grembo della mamma, incinta di tre mesi, della sua famiglia rimasero vittime la nonna materna, due sorelle della madre e, negli anni, altri familiari. A Nagasaki, così come a Hiroshima, si cerca di coltivare la memoria, con il Museo della Bomba ma soprattutto con il Parco della Pace, luogo che segna il punto dell’esplosione. Ci sono poi i sopravvissuti di entrambe le città, a testimonianza dell’orrore della minaccia nucleare, ma c’è anche il serio rischio dell’oblio, perché per molti giapponesi, oggi, è difficile ricordare anche queste due date. A confermarlo a Vatican News è lo stesso monsignor Joseph Mitsuaki Takami:

Ascolta l'intervista con mons. Joseph Mitsuaki Takami

R. – È chiaro che c’è una grande differenza per quanto riguarda l’interesse verso la bomba atomica da parte di chi ha vissuto la realtà, tragica e inesprimibile, e da parte di chi non ha avuto alcuna esperienza. Ma per i sopravvissuti (di Hiroshima e Nagasaki ndr), le date del 6 e del 9 agosto, sono assolutamente indimenticabili. Sono un po' più di 100.000 e la loro età media è di 83 anni. Come loro, anche i membri delle loro famiglie non possono dimenticare, come me, neanche io posso dimenticare questa data e le vittime. Io penso che la maggior parte del popolo giapponese ricordi la data, ma credo anche che la prendano meno seriamente di quanto facciano i sopravvissuti, e così fanno le generazioni più giovani, sembra ci siano tanti ragazzi che non conoscono la data del bombardamento, dello sgancio della bomba atomica, perciò è necessario, ed è molto importante, trasmettere ai giovani l'esperienza tragica. I giornali e le televisioni di Nagasaki e di Hiroshima, da almeno sei mesi, ogni giorno, pubblicano documenti, testimonianze, foto, e fortunatamente, anche se non sono tanti, alcuni giovani di Nagasaki e Hiroshima stanno facendo attività contro le armi nucleari e a favore della pace. C’è dunque una speranza!

Quanto ancora oggi sono presenti nei cattolici giapponesi, e non solo nei cattolici, le parole e gli appelli contro il nucleare pronunciati da Papa Francesco lo scorso novembre, durante la sua visita in Giappone?

R. – Il Papa ha usato parole molti forti, per esempio quando ha detto che “l’uso e il possesso delle armi nucleari è immorale”, questo è un termine quasi nuovo per i giapponesi, e anche per il mondo, ma io non posso dire esattamente quanti cattolici giapponesi abbiano ancora oggi memoria delle parole del Santo Padre, però la nostra Conferenza episcopale ha pubblicato alcuni questionari sulla visita di Francesco e dovrà analizzarne i risultati. È stata anche pubblicata la traduzione giapponese di tutte le parole che il Santo Padre aveva pronunciato durante la sua visita. Speriamo che molti cattolici, e magari anche non cristiani, leggano questo libro, è certo che tante organizzazioni impegnate per la pace sono state molto stimolate e spinte dalle parole del Papa.

Monsignor Takami, il popolo giapponese spinge perché il governo firmi il Trattato di proibizione delle armi nucleari, è davvero singolare che le autorità del primo e unico Paese attaccato dall'atomica, ancora non lo abbiano fatto …

R. – Questo perché il governo del Giappone ripete sempre che la firma del Trattato non è realistica, non è basata sulla realtà. Il Giappone è sotto l’ombrello dell’atomica degli Stati Uniti, gli Usa non abbandoneranno mai queste armi nucleari, ecco che il Giappone allora si sente obbligato a stare sotto la ‘dominazione’ degli Stati Uniti. Tanti giapponesi ritengono che l'atteggiamento del governo del Giappone non sia giusto, perché è l’unico Paese vittima della bomba atomica, quindi popolo e governo dovrebbero cambiare la realtà. Per questo io voglio che il governo firmi il Trattato, per cambiare la situazione, la realtà è molto pericolosa a causa delle armi nucleari.

09 agosto 2020, 12:18