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Vatican News

L'apocalisse su Hiroshima, 75 anni dopo il mondo ricorda la bomba atomica

Ricorre oggi l’anniversario del bombardamento atomico su Hiroshima, prima città giapponese, e della storia, ad essere colpita dalla bomba nucleare. L’appello di Pax Christi International

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Furono i più difficili atti di guerra della storia, ancora oggi ricordati dalle foto dei funghi atomici che si innalzano rapidamente sulle città di Hiroshima prima, e di Nagasaki poi, dilaniate dalle bombe nucleari. Immagini  che, oggi come ieri, evocano lo spettro di una strada senza ritorno che, in soli quattro giorni, tra il 6 ed il 9 agosto del 1945, pose l’umanità intera sull’orlo dell’abisso.

La bomba spazza via vite e futuro

Enola Gay, bombardiere americano, sgancia “Little Boy” da una altezza di oltre 6mila piedi (più di 1.800 metri), sono le 8.15 locali, a circa 600 metri la bomba esplode con una potenza pari a circa 12mila tonnellate e mezzo di tritolo. A Hiroshima, scelta per la sua importanza strategica, sia militare che industriale, un bagliore accecante polverizza ogni cosa, tutto viene arso e smaterializzato, le vittime sono tra le 200mila e le 240mila, tra chi muore subito e chi in seguito, per effetto delle radiazioni.

L'orologio dell'apocalisse sempre più vicino alla mezzanotte

La seconda guerra mondiale termina dopo il secondo bombardamento, quello su Nagasaki, il Giappone si arrende, i superstiti diventano ‘hibakusha’, 'persone esposte alle bombe’. Ancora oggi, molti di loro, continuano a testimoniare  gli orrori di quanto accaduto, mobilitandosi affinché si capisca la disumanità delle armi nucleari, ma ai loro appelli, negli anni, ha risposto solo una insensata corsa al riarmo, tale da farci essere drammaticamente prossimi alla catastrofe. Ad indicarlo è  il cosiddetto “orologio dell’apocalisse”, simbolico strumento ideato nel 1947 dagli scienziati  della rivista Bulletin of the Atomic Scientist dell’Università di Chicago, la cui lancetta oggi segna cento secondi alla mezzanotte, orario più vicino all’apocalisse dal 1953, anno in cui Urss e Stati Uniti avevano sviluppato la bomba ad idrogeno, portando gli studiosi a credere che il mondo stesse avvicinandosi alla fine.  

Appello al rifiuto della logica di reciproca distruzione

“A 75 anni dagli avvenimenti di Hiroshima e Nagasaki, è giunto il tempo per rifiutare una logica di reciproca distruzione e costruire una vera sicurezza reciproca”: avverte Pax Christi International, movimento cattolico internazionale per la pace, membro di Ican, International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Campagna internazionale per la messa  al bando delle armi nucleari), insignito nel 2017 a Stoccolma del premio Nobel per la pace. Pax Christi chiede che ci si difenda dalla logica nuclearista, e ha lanciato una sua campagna, ripresa anche da Pax Christi Italia e dal suo coordinatore, don Renato Sacco:

Ascolta l'intervista a don Renato Sacco

R. – Papa Francesco da sempre, da quando è vescovo di Roma, è impegnato contro la guerra, il suo nome ce lo ricorda. In particolare contro il riarmo e le armi nucleari, lo dice ogni volta, l'ha detto a Hiroshima. Lui ripete che l'uso e il possesso delle armi nucleari è “immorale”,  qualcuno potrebbe dire: "beh, però insomma, noi le abbiamo le armi nucleari, ma non le utilizziamo e quindi è una forma di deterrenza, che in realtà serve per la pace". E invece  Papa Francesco dice “no”, anche solo il possesso di queste armi è immorale e lui ce lo ricorda in ogni occasione. Io personalmente ricordo che ce lo ha detto nel convegno che ha fatto nel novembre 2017 in Vaticano dove c'erano 11 premi Nobel per la pace. Ma poi anche quando lo abbiamo incontrato come Consiglio Nazionale di Pax Christi a gennaio 2019, lui ha ripetuto questo e ha detto: magari non tutti mi ascoltano ma è importante ripeterlo sempre: “l’uso  e anche il possesso di armi nucleari, è immorale perché vuol dire una catastrofe per l’umanità, vuol dire la distruzione dell’umanità".

 

Pax Christi chiede al momento di non mettere in pericolo tutte le vite per il denaro, per i miliardi, ma chiede invece di proteggere la vita, fosse anche attraverso pochi centesimi…-

R. – Dobbiamo investire nella vita, nelle cure, contro la fame contro le malattie, contro questo virus (Covid-19 ndr) e non investire di nuovo nelle armi e nel nucleare, che è un dispendio, una follia di spesa per la morte. Papa Francesco ha usato qualche anno fa quel famoso cartoncino con la foto del bambino che è in coda per portare  a Nagasaki il proprio fratellino al crematorio. Questa è la guerra, e Papa Francesco dice: “Il frutto della guerra è la morte”, non la vita.  E quindi, è proprio perché dobbiamo difendere la vita in ogni modo che  non possiamo permettere che somme, non ingenti ma folli, di denaro vengano investite nella ricerca e nella manutenzione, perché queste bombe hanno bisogno di manutenzione e di alta tecnologia. Quindi, il possesso, direi anche solo la manutenzione, è già una spesa folle che grida vendetta.

La foto dello statunitense Joseph Roger O'Donnel scelta dal Papa per lanciare il suo messaggio di pace
La foto dello statunitense Joseph Roger O'Donnel scelta dal Papa per lanciare il suo messaggio di pace

E Pax Christi ce lo dice, facendo un confronto sui costi che è veramente drammatico, seguendo la scia della pandemia di coronavirus, ma lo si potrebbe adattare, purtroppo, a qualsiasi tipo di malattia.  Un minuto di costi nucleari sono 139mila test per il coronavirus, un giorno di costi nucleari sono 200 milioni di vaccini,  un anno di costi nucleari sono cure ospedaliere per un milione e mezzo di pazienti Covid…

R. – Questo ci dà la concretezza, perché si guardano le persone, le vittime. Papa Francesco, anche quando è andato a Redipuglia, o altrove, ha sempre ricordato di guardare alle situazioni di guerra dalla parte delle vittime. Ecco allora che sono i numeri, i dati, le persone malate e che potrebbero essere curate, che ci dicono che questa è una follia, perché è denaro rubato alla salute, alla vita delle persone. Poi certo, c’è anche il business del farmaco, delle grandi industrie farmaceutiche che non investono là dove non c’è un ritorno economico, e questo è ancora un altro discorso. Mettere al centro le persone che hanno bisogno di vivere e di curarsi, anche solo per una malattia che per noi magari è banale, è fondamentale. Invece i costi di queste armi, anche solo la manutenzione, sono diabolici, sono folli, per questo è importante che Hiroshima e Nagasaki non siano solo un ricordo e una memoria ma diventino, dopo 75 anni, un impegno da attuare oggi.

E’ il momento di ribadire il rifiuto di una logica di reciproca distruzione e costruire invece una vera sicurezza reciproca: questo chiede al mondo Pax Christi International che Pax Christi, Italia ha fatto suo rilanciandolo …

R. – Sì, per rendere attuale l’impegno contro il nucleare, una cosa fattibile, possibile, è che il governo italiano aderisca al Trattato contro le armi nucleari che è stato firmato all’Onu il 7 luglio 2017. Purtroppo l’Italia non ha ancora aderito e in Italia c'è la presenza di bombe nucleari, forse non tutti lo sanno, sono ad Aviano, nella  grande base americana vicino a Pordenone, e nella base di Ghedi, vicino Brescia, che però è una base italiana, dove ci sono le armi che sono americane. E allora cosa chiediamo? Di fare memoria se guardiamo alla tragedia di Hiroshima, e che la memoria diventi impegno, affinché oggi il governo italiano aderisca a questo Trattato. Noi abbiamo chiesto anche alla Presidenza della Conferenza Episcopale, e a tutti i vescovi, di alzare un po' la voce, di fare pressione – c’è  una campagna che si chiama “Italia ripensaci “ – perché si aderisca a questo Trattato e possa essere un modo dignitoso di fare a memoria delle vittime di Hiroshima. Quindi, noi chiediamo di firmare questo Trattato, perché vada in vigore c’è bisogno della firma di 50 Stati, finora dovrebbero aver aderito in 40, e uno dei primi è stato proprio lo Stato della Città del Vaticano.

06 agosto 2020, 08:00