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Celebrazione dei Vespri per l'inizio del Mese Missionario, 01.10.2019 Celebrazione dei Vespri per l'inizio del Mese Missionario, 01.10.2019  (Vatican Media)

“Maximum illud”: la Chiesa non è straniera per nessun popolo

Compie 100 anni la Lettera apostolica Maximum illud con cui Benedetto XV, all’indomani del primo conflitto mondiale, imprime nuovo vigore alla spinta missionaria della Chiesa. Un documento che ha ispirato Papa Francesco nella promulgazione del Mese missionario straordinario dell’ottobre scorso

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

La storia lo conosce soprattutto come il Papa del massacre inutile, l’“inutile strage”, la celebre espressione con cui, inascoltati i suoi appelli alla pace e i tanti sforzi di mediazione, si trovò a definire dolorosamente l’assurdità della Prima Guerra mondiale. Ma Benedetto XV può a buon diritto essere ricordato anche come il “Papa delle missioni” perché è grazie alle sue diverse iniziative che l’annuncio del Vangelo riprende slancio già durante e soprattutto dopo il disastro bellico. Un’azione, quella del Pontefice genovese, che spinge le Chiese locali – divise e inasprite dai sentimenti nazionalistici fomentati dal conflitto – a recuperare in una visione universale, e con nuovo dinamismo apostolico, il mandato di Gesù ai discepoli: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura”.

Grande lungimiranza

La Maximum illud, siglata il 30 novembre 1919, è lo strumento di cui Papa Giacomo della Chiesa si serve per schiudere il nuovo orizzonte. In realtà, il terreno sul quale maturano le pagine del documento è lavorato, per così dire, da alcune decisioni precedenti che rivelano la capacità di Benedetto XV di saper vedere e provvedere all’Orbe pur senza muoversi dall’Urbe. La prova sono l’istituzione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato (1915) e la creazione della Congregazione per le Chiese orientali (1917).

Missione oltre i confini

Alcuni studi legano in parte la genesi della Lettera apostolica a situazioni del primo Novecento che vedono, in Europa come in Asia, aumentare il rischio per i missionari di essere espulsi dalle terre in cui operano. Il motivo ancora una volta è il nazionalismo dilagante per cui, ad esempio, i missionari tedeschi diventano persone sgradite in Inghilterra. O sono i sentimenti anticolonialistici che, specie in Oriente, intendono l’azione missionaria asservita agli interessi delle potenze occidentali e dunque una presenza da sradicare. Propaganda Fide conserva numerosi carteggi dell’epoca che raccontano di una diffusa preoccupazione in questo senso. Preoccupazione di cui Benedetto XV è ben consapevole:

“Ricordatevi che voi non dovete propagare il regno degli uomini ma quello di Cristo, e non aggiungere cittadini alla patria terrena, ma a quella celeste.”

Lettera profetica

La Lettera che scaturisce da questi e altri pensieri ha però – come ha sottolineato Papa Francesco nel 2017 – uno “spirito profetico e franchezza evangelica” ben più ampi delle contingenze in cui fu concepita. All’inizio del testo Benedetto XV elenca i nomi di alcuni grandi apostoli che hanno portato il Vangelo nei continenti e non nasconde una certa sorpresa nel constatare che “nonostante tante illustri imprese” il numero dei non battezzati arrivi “al miliardo”. Così decide di articolare il documento in tre parti. Nella prima si rivolge a chi ha la responsabilità principale dell’annuncio – i vescovi, i vicari apostolici, i superiori religiosi – spronandoli a uno “zelo esemplare” perché tutti i loro collaboratori percepiscano una vicinanza piena “di premura e di carità”. Al contrario, stigmatizza il comportamento di chi considerasse la missione affidatagli una sua proprietà, “geloso che altre mani gliela tocchino”.

Casa di tutti i popoli

Nella seconda parte, Benedetto XV ricorda, non senza particolare acume, come il missionario debba avere a cuore principalmente il “bene spirituale” delle persone cui annuncia Cristo poiché, sostiene, le popolazioni che non conoscono il Vangelo sono capaci di cogliere “al fiuto” la presenza di interessi diversi da quello apostolico. E infine, terza parte, Papa della Chiesa chiede ai semplici fedeli il sostegno della preghiera, l’unico vero puntello di ogni esperienza di missione. Ma tutta la lettera potrebbe sintetizzarsi in una frase, valida per ogni epoca, come ha rilevato Papa Francesco: “La Chiesa di Dio è universale, e quindi per nulla straniera presso nessun popolo”.

30 novembre 2019, 15:52