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Vertici Comece da Francesco: Hollerich, Papa ama veramente l’Europa

Il Papa ha ricevuto in udienza la presidenza della Commissione degli Episcopati dell'Unione Europea. Nei colloqui, riferiscono i vescovi della Comece, le preoccupazioni per l’Europa, il ruolo della Chiesa, i migranti, la custodia del Creato

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Papa Francesco “ama veramente l’Europa”, “è preoccupato per l’Europa” e “per la pace”, guardando alla storia del Vecchio Continente, a quanto successo a partire dagli “anni ‘30”, perché “forse ci sono dei parallelismi”. È quanto emerso stamani dall’udienza del Pontefice con i membri della presidenza della Commissione degli Episcopati dell'Unione Europea, nelle parole dell’arcivescovo di Lussemburgo, mons. Jean-Claude Hollerich, presidente della stessa Comece (Ascolta l'intervista all'arcivescovo Hollerich). Il presule si dice incoraggiato dall’incontro col Papa, durato circa mezz’ora, e il suo pensiero va alle parole di Francesco durante il recente viaggio di ritorno dalla Romania: un politico non dovrebbe “mai” seminare odio e paure ma solo speranza. “Sono completamente d’accordo con il Papa - spiega il presidente della Comece - perché ci sono uomini politici troppo lontani dalle preoccupazioni della gente”, dalla vita quotidiana, dalle incognite “per i figli”, per arrivare “alla fine del mese”: “è necessario - prosegue - che la politica sia centrata sulla persona, senza utilizzare le paure”. 

Eppure, non manca di sottolineare l’arcivescovo di Lussemburgo, anche la Chiesa ha “lo stesso problema dei politici: qualche volta siamo troppo lontani dalla gente e dalle loro preoccupazioni”. Per portare la parola del Vangelo in Europa “bisogna essere molto più umili e molto più vicini” alle persone: “ci sono movimenti di un certo rinnovamento spirituale che sono ottimi e bisogna forse coniugare questi movimenti con ciò che dice il Papa sulla povertà, sull’impegno per i poveri”. Così, evidenzia, si assisterà ad “una rinascita della Chiesa” nei Paesi Ue.

Migranti e casa comune

Tra gli argomenti toccati nel colloquio col Pontefice anche i migranti e l’ecologia secondo l’Enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune, con un’attenzione al prossimo Sinodo sull’Amazzonia, spiega uno dei vice presidenti della Comece, mons. Franz-Josef Overbeck, vescovo di Essen, in Germania (Ascolta le parole di mons. Overbeck). L’arcivescovo Hollerich, da poco rientrato da una missione inviata dal Papa tra i migranti riparati sull'isola greca di Lesvos, ribadisce come in Europa “le Chiese debbano accogliere e con esse le diocesi, i movimenti”, attraverso i “corridoi umanitari”. “La gente che abbiamo visto a Lesvos - riferisce il presidente della Comece - vive in tale povertà e disperazione: ma si tratta di qualche migliaio di persone e l’Europa è abbastanza grande per accogliere tutti”. 

A proposito della responsabilità verso il Creato, il primo vice presidente della Comece, mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina, evidenzia come il Papa abbia “specificamente” sottolineato l’importanza di “cogliere la convergenza e la necessità di un impegno ecologico ma anche di un impegno sociale, perché le due cose sono strettamente unite: non ci si può curare dell’ambiente senza aver cura dell’equilibrio e del benessere dell’intera società” (Ascolta l'intervista a mons. Crociata).

Spazio ai giovani

In tale prospettiva, l’attenzione di mons. Crociata è per i giovani, anche alla luce delle ultime elezioni europee: “è cresciuto il numero di giovani che ha votato per l’Europa - mette in luce il vescovo di Latina - ed è stato uno dei fattori che ha portato all’aumento dell’affluenza”. “La Comece - spiega - si sta facendo promotrice di una piattaforma delle associazioni giovanili in Europa, non solo cristiane, per dare spazio ad un protagonismo giovanile di cui l’Europa ha bisogno: il futuro dipende anche dalla capacità che abbiamo di dare spazio e protagonismo ai giovani a livello europeo e nella vita della Chiesa”. L’“accresciuta risposta elettorale nell’ultima tonata” di votazioni europee, prosegue mons. Crociata, “rivela anche un’attesa da parte delle popolazioni: un’esigenza di Europa, un bisogno di Europa. Si tratta allora di un invito che viene dalla gente - ma che noi in qualche modo portiamo e rafforziamo con la nostra voce - al Parlamento, alle nuove istituzioni europee, ai nuovi protagonisti, a raccogliere queste esigenze e a cercare di rispondere per il bene comune, per il bene di tutti i nostri popoli”.

06 giugno 2019, 13:54