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Giovane migrante a Lesvos: nostro futuro è nelle mani del Papa

Dopo la visita dell’Elemosiniere apostolico, il card. Krajewski, ai campi profughi dell’isola greca di Lesvos, i Dicasteri per il Servizio dello Sviluppo umano integrale e per la Comunicazione della Santa Sede ribadiscono il messaggio di Francesco ai migranti: “non siete soli”. Il presidente della Comece, l'arciv. Hollerich: è l'ora della "carità attiva" per l'Ue, aprire corridoi umanitari. Una giovane profuga afghana lancia una richiesta d'aiuto al Papa

Giada Aquilino – Città del Vaticano

Papa Francesco abbracciò i migranti dei campi profughi di Lesvos tre anni fa, il 16 aprile 2016, ma con loro “è rimasto”. Lo spiega il cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere apostolico, che dall’8 al 10 maggio scorsi a nome del Pontefice ha visitato quegli stessi migranti accampati appena fuori Mytilene, la località principale dell’isola greca, proprio di fronte la Turchia: in tutto 7 mila persone, su un totale di 60-70 mila riparate in Grecia. Alle spalle, hanno guerre, violenza, fame. A loro il Papa lasciò un messaggio: “non siete soli”, “non perdete la speranza”. Ora la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, che ha organizzato con la Comunità di Sant’Egidio la missione del card. Kajewski a Lesvos, e il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede ribadiscono il messaggio di Francesco, quando nei campi sono ancora precarie e difficilissime le condizioni di vita.

Arciv. Hollerich: corridoi umanitari in tutta l'Ue

La delegazione: carità e solidarietà

A Lesvos, con il cardinale Krajewski, anche l’arcivescovo Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea, la Comece, e mons. Sevastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene. “Se l’Europa vuole ancora utilizzare l’aggettivo ‘cristiano’, ora c’è l’occasione di mostrarlo con una carità attiva”, afferma il presidente della Comece, ribadendo quanto proposto dal porporato: l’apertura di corridoi umanitari “in tutti i Paesi” del Vecchio Continente. Solo così, aggiunge l’arcivescovo Rossolatos, gli Stati europei potranno sentirsi “veramente solidali”.

Zeynap al Papa: nostro futuro è nelle sue mani

I campi a Lesvos

La delegazione ha visitato l’hot spot di Moria, che è il centro d’identificazione e registrazione per migranti e al momento ospita oltre 4.700 persone, ma anche il campo “informale” sorto proprio di fronte, con un migliaio di “invisibili”, in maggioranza afghani, ma anche iracheni, iraniani, siriani, yemeniti, nordafricani. Quindi gli incontri con le autorità locali e le associazioni che gestiscono centri ricreativi e di supporto per i migranti. Tra queste, Caritas Hellas, a cui l’Elemosiniere apostolico ha consegnato una donazione di 100 mila euro come contributo di Francesco alla preziosa opera sul terreno. Poi la visita ai 1.300 del campo di Kara Tepe, gestito dalla municipalità con fondi europei: 4 milioni di euro stanziati dal 2018. Si tratta di un “villaggio” per persone in condizioni di “vulnerabilità”, spiegano gli operatori evidenziando una realtà differente rispetto agli altri campi, basata soprattutto sulle attività culturali. Eppure nessuno dei profughi di Lesvos vuole rimanere: questa gente conta i mesi, i giorni, le ore, trascorsi tra traversate affidate a trafficanti e difficili espedienti, lanciando solo una richiesta d’aiuto. Come Zeynap, 13 anni, afghana, che chiede di vivere “meglio di ieri”, affidando il suo domani al Papa: “il nostro futuro - dice al Pontefice - è nelle sue mani”.

 

(Ultimo aggiornamento: sabato 25 maggio 2019, ore 13:01)

24 maggio 2019, 12:16