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Un anno fa la storica peregrinatio del corpo di Giovanni XXIII

Il 24 maggio dello scorso anno le spoglie mortali di San Giovanni XXIII lasciavano il Vaticano per attraversare, con la "peregrinatio", voluta da Papa Francesco, tutta la diocesi di Bergamo fino al ritorno nella sua casa d'infanzia. Il parroco di Sotto il Monte traccia un bilancio di quest’anno di grazia tra frutti spirituali e materiali

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

E’ passato un anno dalla storica peregrinatio, voluta da Papa Francesco, che ha portato le spoglie mortali di San Giovanni XXIII dal Vaticano, fino a Sotto il Monte, suo paese natale. Un evento straordinario, seguito dai media nazionali e non solo e raccontato nelle 21 clip del WebDoc #GiovanniXXIII, ideato dal Dicastero per la Comunicazione, prodotto da Vatican Media in collaborazione con Officina della Comunicazione, Fondazione Giovanni XXIII e L’ Eco di Bergamo. Tra il 24 maggio e il 10 giugno scorsi, l’urna con il corpo del Papa Santo è tornata per un paio di settimane sui luoghi dell’infanzia e della giovinezza. Tra Bergamo e Sotto il Monte, la presenza di Roncalli si è fatta commozione e aneddoto, rilettura degli inizi e dell’intera traiettoria che portò il figlio di contadini a reggere il timone della barca di Pietro.

Esperienza di paradiso

“Oggi sentiamo dai pellegrini che arrivano, e sono sempre numerosi, un grande senso di emozione nel ricordare quel momento” ci racconta mons. Claudio Dolcini, parroco di Sotto il Monte, al quale abbiamo chiesto un bilancio ad un anno dalla peregrinatio. “Da Sotto il Monte per tutto il periodo di permanenza del corpo del Papa - prosegue - sono passate oltre 300 mila persone. Molti di quelli che sono venuti in quei giorni, sono tornati anche quest’anno per la devozione verso Papa Giovanni e verso questo luogo che rappresenta un po’ tutta la sua spiritualità. E ogni volta che qualcuno si avvicina a noi sacerdoti, continua a mostrarci un senso di gratitudine per questo evento, voluto da Papa Francesco, per il senso di grande Chiesa che c’è stato. Sono state due settimane molto intense, ‘magiche’, nel senso che sembrava di camminare in aria, un po’ come quando si viene a Roma e si vive l’esperienza del pellegrinaggio alla Tomba di Pietro, dell’incontro con il Santo Padre. E' toccare e vivere un pezzetto di Paradiso”.

Ascolta l'intervista a mons. Claudio Dolcini

Frutti materiali e spirituali

Oltre ai numeri di pellegrini, oltre ai frutti “materiali”, come la nascita di iniziative e progetti, prima tra tutti la realizzazione del grande Teatro e Centro Eventi “Giovanni XXIII”, che sarà inaugurato il prossimo 1 giugno, la peregrinatio ha portato anche frutti spirituali. “Noi abbiamo notato un aumento non solo dei gruppi organizzati ma dei pellegrini individuali, delle famiglie che vengono appunto dalla Lombardia e in particolare dal Nord Italia. Tutti hanno manifestato la bellezza di questa dimensione dei sacramenti, la volontà di ritrovare la propria fede, magari smarrita nel corso degli anni e abbiamo visto un aumento del numero delle confessioni e di voglia di preghiera, di contenuti spirituali, di desiderio di dialogo e riconciliazione”, ci dice ancora mons. Dolcini che non nasconde l’entusiasmo e la gioia ma anche la preoccupazione di rispondere a dovere alle tante richieste di aiuto spirituale, a questa esigenza di ascolto che molti fedeli stanno manifestando spinti dall’esempio, dalla testimonianza, incoraggiati dalla perenne carezza del Papa buono.

Riscoprire il Concilio Vaticano II

“Essere parroco di Sotto il Monte oggi è una grande responsabilità – afferma don Claudio - . Dico sempre anche ai miei confratelli sacerdoti che io sono privilegiato perché ho un punto di osservazione particolare: quello del Santuario e quello della parrocchia. Io sento la dimensione della parrocchia e di cura pastorale della mia gente ma godo anche i frutti di vedere arrivare qui migliaia di persone in ricerca della propria fede, del senso della vita o che portano qui le proprie fatiche affidandole all’intercessione di Giovanni XXIII … Quindi è un luogo veramente speciale e unico. E sento questa responsabilità da una parte di riuscire ad andare incontro e ad accompagnare questo bisogno di spiritualità e dall’altra di riuscire a raccontare sempre di più questo Papa che per troppo tempo, secondo me, è stato conosciuto solamente per 'la carezza ai bambini', per quei gesti profetici verso gli ultimi... Ma era anche un grande uomo lungimirante, un uomo di cultura. E’ importante anche insistere sul binomi Papa Giovanni e Concilio - perché mi pare che sia anche un bisogno della Chiesa quello di riscoprire il Concilio Vaticano II - e chi arriva qui deve poter avvertire anche questa responsabilità, questa urgenza di riprendere un po’ in mano il proprio cammino di fede ma anche di partecipare alla vita della Chiesa secondo gli insegnamenti del Concilio”.

24 maggio 2019, 07:30