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Il Papa celebrerà la Messa “in Coena Domini” nel carcere di Velletri

La Sala stampa della Santa Sede ha comunicato oggi che giovedì 18 aprile, alle ore 16.30, Papa Francesco si recherà in visita alla Casa Circondariale di Velletri, vicino Roma, per la celebrazione della Santa Messa “in Coena Domini” . Intervista al cappellano del carcere don Franco Diamante: "La visita del Papa, una medicina contro l'emarginazione"

Roberto Piermarini - Benedetta Capelli - Città del Vaticano

La visita prevede gli incontri con i detenuti, il personale civile e gli agenti della Polizia penitenziaria; la Celebrazione Eucaristica con il rito della lavanda dei piedi a dodici detenuti.  Attualmente il carcere di Velletri ospita quasi 600 uomini, con una presenza di stranieri attestata attorno al 25%, in prevalenza romeni, marocchini e albanesi.

E’ la quinta volta nel suo Pontificato che Francesco sceglie per il Giovedì Santo un Istituto di pena. Il 28 marzo 2013, poco dopo esser stato eletto Papa, era andato nel carcere minorile di “Casal del Marmo”. Il 2 aprile 2015 ha celebrato la Messa ‘in Coena Domini’ nel carcere di Rebibbia. Il 13 aprile 2017, è entrato nella Casa di Reclusione di Paliano, in provincia di Frosinone. E infine il 29 marzo dello scorso anno, si era recato nel carcere romano di Regina Coeli.

Inoltre, sempre il Giovedì Santo, Francesco si era recato: il 17 aprile 2014 nel Centro riabilitativo Santa Maria della Provvidenza della Fondazione Don Gnocchi dove ha lavato i piedi a 12 disabili ed il 24 marzo 2016, tra gli stranieri del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto.

Il Giovedì Santo con i detenuti come a Buenos Aires

Papa Francesco a pochi giorni dall’inizio del suo Pontificato ha scelto di celebrare il primo Giovedì Santo come successore di Pietro, in un carcere, così come faceva nella sua Buenos Aires per la Messa in Coena Domini nel penitenziario di Devoto. ”Come prete e come vescovo – diceva - devo essere al loro servizio. Ma è un dovere che mi viene dal cuore: lo amo”. E da Papa ha continuato a ritagliarsi spazi per chiamare o visitare i carcerati anche nelle visite pastorali in Italia e nel mondo.

“Ci fa bene uscire dai nostri recinti, perché è proprio del Cuore di Dio traboccare di misericordia, straripare, spargendo la sua tenerezza”, ha twittato due anni fa Papa Francesco, offrendo così la chiave interpretativa di questi e di tanti altri suoi gesti tra i detenuti.

Il cappellano di Velletri: la visita del Papa, una medicina contro l'emarginazione

Sulla prossima visita di Papa Francesco al carcere di Velletri, il commento di don Franco Diamante, cappellano dell’istituto di pena da 11 anni. (Ascolta qui l'intervista)

Ascolta l'intervista al cappellano del carcere di Velletri

R. – La notizia è per noi così recente che posso testimoniare solo la mia particolare emozione, ma so bene quanta emozione susciterà fra le persone carcerate e in tutta la nostra comunità penitenziaria. Papa Francesco è ospite fisso nei nostri cuori e nelle nostre preghiere; la sua visita era stata richiesta più volte tra i detenuti, soprattutto nell’Anno Giubilare della Misericordia. Ora si avvera il desiderio di averlo tra noi.

Lei ci può raccontare dall’interno come è la situazione del carcere di Velletri, che situazione vivono i detenuti?

R. - Innanzi tutto la nostra è una comunità molto numerosa; per poco non arriviamo alle 600 persone, a cui bisogna aggiungere la polizia penitenziaria – più o meno 300 unità – e il personale civile. È un carcere che vive le problematiche di tutte le carceri italiane, a partire da sovraffolamento per arrivare alla scarsità di personale, però questo nostro carcere, se pur gravato da tutto ciò, sento che conserva una tradizione di umanità e di moderazione. Scarseggiano – certo – le concessioni di misure alternative e benefici di legge, ma la cosa bella è che il rapporto tra le persone detenute, la polizia penitenziaria, l’area pedagogica educativa e l’area sanitaria è improntato su un reciproco rispetto e anche su una comprensione delle difficoltà di una e dell’altra parte.

Invece il lavoro di cappellano come lo ha indirizzato nel corso di questi anni?

R. - Innanzi tutto benedico la Chiesa che mi ha chiamato a questo servizio che agli occhi degli esterni sembra un ministero particolarmente gravoso. In realtà è una benedizione di Dio stare insieme alle persone carcerate. Curo la parte spirituale, come è giusto che sia – la catechesi, la Santa Messa, i colloqui personali -, ma allo stesso tempo al cappellano è chiesto di andare incontro ai tanti bisogni e alle tante richieste dei detenuti. Mi capita di fare i servizi più disparati all’interno e all’esterno del carcere. Ho improntato il mio modo di essere cappellano cercando di stare vicino alle persone con il cuore di Cristo, consolandole e cercando di tenere alta la speranza per un futuro migliore che non dipende solo dal carcerato, ma anche da Dio.

Ci sono dei frutti che sente di aver raccolto, in questi anni?

R. - I frutti ci sono e sono forse diversi dalle attese di un esterno; tutti mi chiedono quanti si convertono. Non è una domanda posta bene. I frutti li vedo perché ogni parola che dico, arriva ad un orecchio che ha bisogno di quella parola e ogni gesto che faccio, arriva a un cuore che ha bisogno di quel gesto. A livello di cambiamento delle persone, questo avviene in un numero ristretto di detenuti, ma posso assicurare che i cuori cambiano radicalmente, non tutti purtroppo, passando dall’amarezza ad un ritorno alla gioia.

Che cosa, secondo lei, lascerà la visita di Papa Francesco nel cuore dei detenuti?

R. - Sono sicuro che porterà una grande gioia – non è una frase banale – e tanti frutti spirituali. Pur non sapendolo prima – adesso lo sappiamo - stiamo già facendo un cammino spirituale; arriveremo all’incontro con il Papa dopo un piccolo ritiro a gruppi e dopo le confessioni individuali, prepareremo insieme la celebrazione e dopo la visita del Papa, passata la prima emozione, approfondiremo il significato di questo momento di grazia. Sono sicuro che la sua visita sarà una medicina contro il senso di frustrazione umana e di emarginazione sociale di cui soffrono le persone carcerate. Sarà un potente travaso di fede, di speranza e di carità dal cuore di Papa Francesco al cuore dei nostri carcerati.

 

03 aprile 2019, 12:59