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Papa al cimitero Laurentino: mai perdere memoria e speranza

Il Papa celebra la Messa in suffragio dei defunti al cimitero Laurentino di Roma e prega sulle tombe dei bimbi scomparsi prematuramente e di quelli mai nati. Nelle sue parole: memoria, speranza e la luce delle Beatitudini per non sbagliare mai strada

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Francesco è il primo Papa a varcare la soglia del cimitero Laurentino, nell’estrema periferia sud di Roma, per celebrare la Messa in suffragio dei defunti. Al suo arrivo poco prima delle 16, il Pontefice viene accolto dal cardinale vicario Angelo De Donatis, dal vescovo ausiliare per il settore Sud, Paolo Lojudice, dal cappellano della cappella cimiteriale “Gesù Risorto”, mons. Claudio Palma e dal sindaco di Roma, Virginia Raggi.

La preghiera sulle tombe dei bimbi

Toccante la sosta davanti alle tombe dei bimbi, di quelli scomparsi prematuramente per malattie o incidenti e di quelli mai nati, sepolti nel cosiddetto “Giardino degli angeli”: il Papa legge i loro nomi, tocca le lapidi piene di fiori, peluches e giochi, depone mazzi di rose bianche, prega, in un silenzio denso di commozione. Poi con affetto saluta alcuni familiari dei piccoli: anche qui, tante lacrime ma anche il respiro del conforto e dell'abbraccio misericordioso. Infine risale in auto per raggiungere il piazzale antistante la cappella del cimitero dove ad attenderlo ci sono centinaia di persone, sedute persino sull’erba, e qualche applauso interrompe la quiete di questo luogo.

Il giorno della memoria

Dopo la lettura del brano delle Beatitudini, tratto dal Vangelo di Matteo, Francesco pronuncia la sua breve omelia, interamente a braccio e parla di quelle tre dimensioni della vita, presente, passato e futuro, tracciate dalla Liturgia odierna. Oggi è il giorno della memoria”, dice il Papa, mentre spiega che la memoria è sempre faticosa, ma al tempo stesso è doverosa.

La memoria è quello che fa forte un popolo, perché si sente radicato in un cammino, radicato in una storia, radicato in un popolo. La memoria ci fa capire che non siamo soli, siamo un popolo: un popolo che ha storia, che ha passato, che ha vita. Memoria di tanti che hanno condiviso con noi un cammino, e sono qui. Non è facile fare memoria. Noi, tante volte, siamo affaticati a tornare indietro e pensare a cosa è successo: nella mia vita, nella mia famiglia, nel mio popolo … Ma oggi è un giorno di memoria, la memoria che ci porta alle radici: alle mie radici, alle radici del mio popolo.

La speranza dell'incontro

Memoria è però, sostiene il Pontefice, anche speranza dell’incontro e dell’amore con Colui che ci ha dato la vita. Speranza di cieli nuovi e terre nuove, come narra la Seconda Lettura, di una Gerusalemme celeste, di una sposa adorna per il suo sposo:

Si aspetta la bellezza … Memoria e speranza, speranza di incontrarci, speranza di arrivare dove c’è l’amore che ci ha creati, dove c’è l’amore che ci aspetta: l’amore di Padre.

La luce delle Beatitudini

Fra memoria e speranza c’è poi la terza dimensione, quella del presente, della strada da percorrere ogni giorno, con l’ausilio di "luci buone" che il Papa indica nelle Beatitudini.

Quali sono le luci che mi aiuteranno a non sbagliare la strada? Qual è il navigatore che lo stesso Dio ci ha dato, per non sbagliare la strada? Sono le Beatitudini che nel Vangelo Gesù ci ha insegnato. Queste Beatitudini – la mitezza, la povertà di spirito, la giustizia, la misericordia, la purezza di cuore – sono le luci che ci accompagnano per non sbagliare strada: questo è il nostro presente.

In questo cimitero, conclude Francesco sono indicate le tre dimensioni della vita: la memoria impressa nelle tombe, la speranza che celebriamo nella fede e la strada del presente lastricata di amore:

Chiediamo oggi al Signore che ci dia la grazia di mai perdere la memoria, mai nascondere la memoria – memoria di persona, memoria di famiglia, memoria di popolo … Che ci dia la grazia della speranza, perché la speranza è un dono di Lui: saper sperare, guardare l’orizzonte, non rimanere chiusi davanti a un muro. E ci dia la grazia di capire quali sono le luci che ci accompagneranno sulla strada per non sbagliare, e così arrivare dove ci aspettano con tanto amore.

Al rientro in Vaticano, Papa Francesco si è recato nelle Grotte della Basilica per un momento di preghiera in privato e dedicato ai Pontefici defunti.

02 novembre 2018, 17:04