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Solidarietà del Papa a popolazioni indonesiane colpite da sisma e tsunami

Tramite il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, Francesco ha inviato in questa prima fase di emergenza un contributo simbolico di 100.000 dollari per il soccorso ai disastrati indonesiani. Ora servono cibo e acqua, spiega padre Steven Lalu, direttore della commissione per le Comunicazioni sociali della diocesi di Manado, il cui territorio comprende anche Palu, la città più colpita dalla devastazione

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Ancora una espressione della vicinanza di Papa Francesco alle popolazioni dell’Indonesia colpite nei giorni scorsi da violente scosse di terremoto e da un successivo tsunami, in particolare sull’isola di Sulawesi. Dopo l’appello all’Angelus di domenica scorsa, il Pontefice, tramite il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ha inviato in questa prima fase di emergenza un contributo simbolico di 100.000 dollari per il soccorso ai disastrati.

La mobilitazione della Chiesa tutta

Tale somma - informa una nota del dicastero vaticano - vuole essere “un’immediata espressione del sentimento di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento” da parte del Santo Padre nei confronti di quanti colpiti e verrà ripartita, in collaborazione con la nunziatura apostolica, tra le zone maggiormente toccate dalla catastrofe. L’aiuto del Papa si affianca all’impegno delle Conferenze episcopali, di numerosi organismi di carità, tra cui le Caritas di tutto il mondo, mobilitati fin dai primi momenti dell’emergenza, iniziata venerdì scorso.

Il bilancio

Proprio in queste ore l’agenzia per i disastri in Indonesia ha aggiornato il bilancio delle vittime a 1.424 morti, precisando che altre persone sono purtroppo ancora sepolte da fango e detriti e non sono state al momento ricuperate. I feriti risultano oltre 2.500 e almeno 70 mila gli sfollati. In queste ore, inoltre, il vulcano del Monte Soputan a Sulawesi ha cominciato ad eruttare, minacciando la popolazione già stremata dal sisma e dall’onda anomala. Una di fumo e cenere ha raggiunto un’altezza di circa 6 mila metri.

La testimonianza da Manado

Tra le località più colpite c’è Palu, nella diocesi di Manado. Il direttore della commissione per le Comunicazioni sociali diocesane è padre Steven Lalu, che a Vatican News racconta come nella città ci siano state oltre 1.200 vittime: in tanti al momento “non si trovano”, sono dispersi. “Il terremoto è stato terribile, molte persone ora - spiega - non hanno un posto in cui dormire e fino ad oggi la gente nella città di Palu ha dormito fuori casa perché il pericolo del terremoto non è passato”. La terra infatti continua a tremare, “per questo la gente ha molta paura: si ha paura di dormire, di lavorare o di fare qualsiasi cosa dentro casa” (Ascolta l'intervista a padre Lalu).

La solidarietà delle parrocchie locali

La diocesi di Manado, aggiunge, “ha raccolto soldi per il cibo da inviare alla gente”. “Finora la situazione non è tornata ancora alla normalità: il mercato - prosegue padre Lalu - è fermo e la gente ha bisogno di cibo. Le parrocchie della diocesi si sono unite per mandare soldi e alimenti a Palu. E anche il governo sta lavorando tanto e attivamente per aiutare i disastrati e per portare da mangiare alle persone. Questa è la cosa importante, perché lì a Palu il cibo non c’è e bisogna sopravvivere. E un’altra cosa molto importante è l’acqua potabile, che è difficile da trovare”.

Il Papa, amato da cristiani e musulmani

Di fronte alla vicinanza del Pontefice, il direttore della commissione per le Comunicazioni sociali della diocesi di Manado assicura che “la voce del Papa aiuta molto”. “Qui in Indonesia - testimonia - ci sono molti musulmani, ma anche cristiani cattolici. E così la voce del Papa aiuta non solo noi ma il Paese intero. Ci sono anche tanti musulmani che amano il Papa, amano la sua voce. Quando Francesco ha parlato all’Angelus, tanti media in Indonesia hanno ripreso le sue parole e hanno scritto del suo appello. Lo stesso è accaduto in televisione. E questo è di grande aiuto, non solo per i cristiani ma per tutti gli indonesiani”, anche perché l’aiuto della Chiesa è senza distinzione di credo. L’impegno, conclude, è “per tutti, perché tutti siamo umani”.

04 ottobre 2018, 10:39