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Papa all’Angelus: credere in Gesù per compiere opere di Dio

Non ridurre la religione solo alla pratica delle leggi ma capire che avere fede in Cristo significa “compiere opere buone che profumano di Vangelo, per il bene e le necessità dei fratelli”: questo il senso delle parole di Francesco alla preghiera mariana

Giada Aquilino – Città del Vaticano

“Coltivare” il rapporto con il Signore, rafforzando la nostra fede in Lui che è il “pane della vita”, venuto per saziare la nostra fame “di verità, di giustizia, di amore”. E’ l’esortazione del Papa all’Angelus domenicale durante il quale, di fronte a 20 mila fedeli presenti in Piazza San Pietro, ha riflettuto sull’odierno Vangelo di Giovanni e sulle parole di Gesù: “chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai” (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Oltre le preoccupazioni quotidiane

A Gesù, spiega Francesco, non basta che la gente lo cerchi, vuole che la gente lo conosca: “vuole che la ricerca di Lui e l’incontro con Lui - evidenzia il Pontefice - vadano oltre la soddisfazione immediata delle necessità materiali”.

Gesù è venuto a portarci qualcosa di più, ad aprire la nostra esistenza a un orizzonte più ampio rispetto alle preoccupazioni quotidiane del nutrirsi, del vestirsi, della carriera, e così via. Perciò, rivolto alla folla, esclama: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. Così stimola la gente a fare un passo avanti, a interrogarsi sul significato del miracolo, e non solo ad approfittarne. Infatti, la moltiplicazione dei pani e dei pesci è segno del grande dono che il Padre ha fatto all’umanità e che è Gesù stesso!

Quello con Dio non è rapporto servo-padrone

Cristo, spiega il Papa, vuole saziare “non soltanto i corpi ma anche le anime”, dando il “cibo spirituale” che soddisfa la fame “profonda”: quello “che rimane per la vita eterna” e che Gesù ci dona ogni giorno, “la sua Parola, il suo Corpo, il suo Sangue”. La folla non comprende però il senso dell’invito del Signore, “come capita tante volte anche a noi”, osserva Francesco: pensa invece che Gesù chieda l’osservanza dei precetti per ottenere altri miracoli.

E’ una tentazione comune, questa, di ridurre la religione solo alla pratica delle leggi, proiettando sul nostro rapporto con Dio l’immagine del rapporto tra i servi e il loro padrone: i servi devono eseguire i compiti che il padrone ha assegnato, per avere la sua benevolenza. Questo lo sappiamo tutti!

Fede in Gesù per compiere opere di Dio

Chi ascolta Gesù, aggiunge il Papa, vuole sapere quali azioni debba compiere “per accontentare Dio”. Ma l’opera di Dio, chiarisce, è che si creda “in colui che Egli ha mandato”.

Queste parole sono rivolte, oggi, anche a noi: l’opera di Dio non consiste tanto nel “fare” delle cose, ma nel “credere” in Colui che Egli ha mandato; o meglio, la fede in Gesù ci permette di compiere le opere di Dio. Se ci lasceremo coinvolgere in questo rapporto d’amore e di fiducia con Gesù, saremo capaci di compiere opere buone che profumano di Vangelo, per il bene e le necessità dei fratelli.

Dedicazione Basilica Santa Maria Maggiore

Nel giorno in cui si ricorda la dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, la preghiera del Pontefice affinché la Vergine Maria ci sostenga “nel nostro cammino di fede” e ci aiuti ad “abbandonarci con gioia al disegno di Dio sulla nostra vita”. Al termine, dopo la recita dell’Angelus, i saluti ai pellegrini provenienti tra l’altro da Repubblica Ceca, Spagna e varie parti d’Italia.

05 agosto 2018, 12:11