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La cattedrala di Santa Madre Teresa a Pristina in Kosovo La cattedrala di Santa Madre Teresa a Pristina in Kosovo 

Kosovo, dopo le tensioni riparte il dialogo tra Belgrado e Pristina a Bruxelles

Dopo gli scontri al confine tra minoranza serba e governo del Kosovo la situazione sembra tornata alla normalità anche se la situazione resta tesa. L'invito dell'alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Josep Borrell, a recarsi a Bruxelles il 18 agosto per discutere la via da seguire. Pristina ha rinviato di un mese l'adozione di carte d'identità e targhe auto kosovare. Monsignor Lush Gjergji: i cattolici del Kosovo in costante dialogo con gli ortodossi del Paese

Luca Collodi e Klaudia Bumci - Città del Vaticano

Il presidente serbo, Aleksandar Vučić, e il primo ministro del Kosovo, Albin Kurti, hanno accettato l'invito dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Josep Borrell, a recarsi a Bruxelles il 18 agosto prossimo per discutere la via da seguire nel dialogo mediato dall'Ue tra Belgrado e Pristina. L'incontro sarà ospitato dall'Alto Rappresentante europeo e dall'inviato speciale dell'Ue. Nei giorni scorsi le tensioni tra i due Paesi si sono riaccese per la decisione delle autorità kosovare di non accettare più documenti di identità e targhe automobilistiche rilasciati da enti e istituzioni serbi. "Attualmente - spiega a Radio Vaticana - Vatican News monsignor Lush Gjergji, sacerdote e scrittore kosovaro già vicario generale della diocesi di Pristina - la situazione si è tranquillizzata. Non è più tesa ma nemmeno distesa. Il governo di Pristina ha cercato la reciprocità sui documenti in entrata e uscita dal Kosovo. In particolare, le targhe delle auto sono da anni superate. Sono targhe che ancora ricordano quando il Kosovo faceva parte della Serbia e della Jugoslavia".

La pace mancata

"Due - afferma il sacerdote - sono, a mio parere, le cause delle scintille nel Paese. Cinque Stati dell’Unione Europea non hanno riconosciuto il Kosovo e poi, seconda causa, manca ancora la libertà di circolazione, perché siamo l’unico Paese in Europa a dover chiedere, ed ottenere con molta difficoltà, il visto per girare l’Europa. Poi c’è il fatto che la comunità serba del Kosovo è ancora sotto la pressione di Belgrado che mantiene un influsso e questo impedisce di progredire nella pace e nella prosperità di tutti i cittadini. Perciò - ribadisce - è importante il riconoscimento reciproco e il dialogo tra Kosovo e Serbia per risolvere queste situazioni".

L’Europa, il dialogo e la reciprocità

"Bisogna mantenere un dialogo - sottolinea monsignor GJergji - che si basa sulla verità e la reciprocità, dialogo che è partito male anni fa e che continua ad avere problemi. Il Kosovo cerca di smuovere la situazione, ma non c’è reciprocità e serve un garante internazionale che faccia rispettare gli accordi presi da ambo le parti". Sulla carta, aggiunge, "si riconosce tutto ma poi nella pratica non è così. Ue e Usa richiamano alla pace, al dialogo e alla reciprocità. Ma non si può dare la colpa ad una parte ed il merito all’altra parte".

Il ruolo della Chiesa

Un ultimo passaggio, monsignor Lush lo dedica alla Chiesa: "Come cristiani e Chiesa cattolica del Kosovo siamo aperti al dialogo e siamo costantemente in dialogo con la chiesa ortodossa del Kosovo e con la comunità islamica", afferma. "Cerchiamo il dialogo soprattutto sulla verità e sull’amore. La verità che crea conflitti è inutile e pericolosa. La verità va sempre appoggiata nella carità: la nostra Chiesa è una Chiesa ponte per richiamare tutte le parti a fare la loro parte, soprattutto morale e spirituale".

05 agosto 2022, 11:47