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Vatican News
Il candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden e la sua vice, Kamala Harris (Reuters / Kevin Lamarque) Il candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden e la sua vice, Kamala Harris (Reuters / Kevin Lamarque) 

Usa 2020, da Biden appello alla calma e all’unità del Paese

“Stiamo vincendo questa gara”: Joe Biden rassicura i suoi sostenitori, predica calma e sente la presidenza degli Stati Uniti molto vicina. Nel discorso a Wilmington afferma che è ora di mettere da parte la rabbia mentre il presidente uscente Trump prosegue nella battaglia legale per il riconteggio dei voti. L'americanista Fasce: "Fondamentale anche il ruolo dei network"

Benedetta Capelli e Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Non è il discorso del presidente, ma una prova generale. Biden da Wilmington parla di “numeri chiari che dicono che vinceremo”, ma non fa il passo finale. Il candidato democratico è avanti sul repubblicano Trump in Nevada, Georgia, Arizona e Pennsylvania e se dovesse conquistare quest’ultimo Stato – il vantaggio sarebbe di 29mila voti - supererebbe la soglia dei 270 grandi elettori diventando il 46.mo presidente degli Stati Uniti.

Appello alla calma

Il discorso di stanotte è all’insegna della prudenza, ma Biden rimarca che l’indicazione delle urne è chiara: 4 milioni di voti in più e che il suo ticket con Kamala Harris è il più votato della storia, con 74 milioni di preferenze. L’invito è comunque alla calma e all'unità del Paese. "Siamo avversari e non nemici", ribadisce dichiarandosi pronto a servire tutti come presidente, anche quelli che non lo hanno votato. Ogni scheda - assicura -  sarà contata, parole che sono un segnale a Trump pronto a dare battaglia su ogni singolo voto a colpi di ricorsi. In Pennsylvania intanto il giudice Alito della Corte Suprema ha imposto di tenere separate e contare separatamente le schede arrivate dopo il 3 novembre, ma in realtà già lo si faceva. L’appello di Biden è di mettere da parte la rabbia, basta guerre, c’è un’unica sfida da affrontare: la pandemia. "Mentre aspettiamo i risultati finali voglio che la gente sappia che non stiamo con le mani in mano", dice ed annuncia di aver incontrato già alcuni esperti di economia e coronavirus. L'epidemia, ricorda Biden, ha seminato morte “ma possiamo salvare molte vite nei prossimi mesi”. 

I numeri

74 milioni di preferenze dunque, un record nella storia degli Stati Uniti. Un risultato che ancora non permette di ufficializzare il vincitore delle presidenziali Usa 2020, ma se c’è un netto favorito quello è certamente il democratico Biden. Secondo il conteggio di Associated Press - che dà per vinta l’Arizona con i suoi 11 delegati -, i dem contano 264 delegati e sono dunque ad un passo dai 270 necessari per tornare, dopo quattro anni, alla Casa Bianca. In questo Stato sono 30mila circa i voti di vantaggio su Trump, più o meno gli stessi della Pennsylvania, dove sono in bilico ben 20 delegati. Poi il Nevada, dove Biden ha oltre 20mila voti in più, e la Georgia che ha visto i democratici superare a sorpresa i repubblicani nella giornata di ieri, sovvertendo anche i sondaggi della vigilia elettorale.

Il ritardo nei conteggi 

Come noto, Il ritardo nella comunicazione dei risultati è dovuto al fatto che in diversi Stati, come ad esempio la Pennsylvania, la legge prevede che lo scrutinio dei voti per posta non possa cominciare prima dell'Election Day, a differenza di altri come la Florida dove, infatti, i risultati sono arrivati poche ore dopo la chiusura dei seggi. Là dove il distacco tra i due candidati è inferiore al punto percentuale, si andrà comunque a ricontare i voti. Uno scenario probabile, ad esempio, in Georgia. Intanto, il presidente uscente Trump ha rivendicato ancora la vittoria - lo aveva già fatto poche ore dopo il voto -, non dicendosi disposto a riconoscere il successo dei democratici e lanciando accuse su presunti brogli elettorali, annunciando ricorsi in numerosi Stati. Tre grandi network americani hanno interrotto il suo discorso perché “ricco di fake news”.

Anche i network hanno un ruolo decisivo

“La novità dell’ampio ricorso al voto postale sta determinando questa situazione e c’è da augurarsi che dai conteggi esca un risultato chiaro, netto”. Così l’americanista Ferdinando Fasce commenta questi giorni di attesa nell’intervista a Vatican News. Ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Genova, Fasce ricorda il precedente del 2000, quando “si ricontarono i voti, ma poi la vittoria di Bush fu riconosciuta senza particolari problemi”. Oggi, invece, la situazione appare diversa. “Concedere la vittoria è una questione di fair play, è prassi dal 1896, ma – sottolinea - non sappiamo effettivamente come si comporterà Trump”.

Ascolta l'intervista a Ferdinando Fasce

“Un ruolo decisivo lo hanno anche i network, qualora annunciassero la vittoria di uno dei due candidati”, aggiunge l’americanista. Poi c’è un altro aspetto fondamentale, quello del partito repubblicano. “Abbiamo visto in queste ore il tentativo di qualche esponente di smarcarsi da Trump, segnali da non sottovalutare, ma - conclude - va anche detto che il presidente uscente ha probabilmente vinto al Senato ed ottenuto parecchi seggi anche alla Camera. Dunque il suo non è propriamente un insuccesso”.

Il rischio di un focolaio alla Casa Bianca

Mark Meadows, il capo di gabinetto dell'amministrazione Trump, è positivo. la notizia è data dai media americani. Meadows era presente, senza mascherina, la sera dell'Election Day al party nella East Room alla Casa Bianca, insieme ad altre centinaia di invitati. Sempre il 3 novembre, molte foto lo ritraggono senza mascherina alle spalle del presidente Donald Trump. Il timore è che possa nascere un focolaio proprio nel palazzo presidenziale.

07 novembre 2020, 08:19