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Migranti, strage di donne e bambini. Centro Astalli: "No all'indifferenza"

Il bilancio del naufragio a largo della Tunisia è salito a 53 morti, nessuna delle persone a bordo dell'imbarcazione è sopravvissuta. Si moltiplicano gli appelli, in vista dell’estate, per evitare che il Mediterraneo torni ad essere un cimitero. Le partenze dalla Tunisia verso l’Italia sono già aumentate del 156% rispetto all’anno scorso.

Andrea De Angelis - Città del Vaticano 

Mamme, con i loro figli. Sono la gran parte delle persone migranti morte a largo della Tunisia. Sono 53 i cadaveri recuperati dalla Marina tunisina subito dopo il naufragio. Nessuno è sopravvissuto. Una strage del mare che arriva a pochi giorni dall’inizio dell’estate, la stagione in cui solitamente si moltiplicano le partenze per l’Europa. Anche queste 53 persone avevano come meta il vecchio continente, tutte provenienti dall’Africa sub-sahariana. Sono almeno 25 le donne, di cui una incinta, e tre i bambini che hanno perso la vita.

Le reazioni 

"A causa della continua diminuzione della capacità di effettuare salvataggi in mare - sottolinea l'Organizzazione internazionale delle migrazioni - il rischio di altre vittime aumenta anche in considerazione della situazione economica globale e dell'impatto del coronavirus". “Salvare vite umane - ribadisce l’Oim - rimane la priorità assoluta”. E mentre Medici senza Frontiere sottolinea come l’unica via di fuga per le 1.500 persone rinchiuse nei centri di detenzione libici sia il mare, Save the Children chiede all’Unione Europea di attivare, al più presto, un meccanismo coordinato di soccorso e di protezione creando vie di accesso legali e sicure dalle aree di crisi o di transito. “Si deve fare in modo che la tutela della vita umana - afferma Raffaela Milano nella nostra intervista - sia al centro delle preoccupazioni e delle scelte dei governi. Questo significa, innanzitutto, considerare che la Libia non può essere un porto sicuro”.

La pandemia e l'indifferenza

"Abbiamo ripetuto in questi mesi che il Covid-19 ci ha fatto riscoprire tutti più fragili, insieme su una sola barca. Eppure non tutti uguali. L'indifferenza di chi volge lo sguardo dall'altra parte dinanzi ad un naufragio o ai centri di detenzione in Libia è reale". Lo afferma nell'intervista a VaticanNews padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli.

Ascolta l'intervista a padre Camillo Ripamonti

"Se si riconoscesse la Libia come porto non sicuro, si dovrebbero adottare delle decisioni diverse. Invece - sottolinea padre Ripamonti - si fanno accordi con quel Paese affinchè trattenga le persone, basti pensare a quello di pochi giorni fa firmato da Malta". Gli sbarchi proseguono e l'estate è ormai alle porte. "Le persone continuano ad arrivare, noi abbiamo sempre detto che la questione migratoria non poteva risolversi concentrandosi solo su un aspetto", prosegue il presidente del Centro Astalli riferendosi alle Ong. "Non si può e non si deve - conclude - volgere lo sguardo dall'altra parte dinanzi a simili tragedie". 

Sul barcone il triplo di persone

Le autorità tunisine hanno avviato un'indagine per chiarire le dinamiche del naufragio. È stato accertato che sull’imbarcazione potevano salire non più di 20 persone. Tra le vittime è stato recuperato anche il corpo di un 48enne tunisino che probabilmente, al momento della tragedia, si trovava al timone del peschereccio. Le città della Tunisia meridionale sono i principali punti di partenza delle persone migranti, provenienti soprattutto da Paesi subsahariani. Fuggono da povertà e da conflitti e spesso dopo drammatiche esperienze vissute in centri di detenzione in Libia. Secondo dati dell'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, da gennaio ad oggi le partenze dalla Tunisia verso l'Italia sono aumentate del 156% ed il timore è che possano crescere sensibilmente durante l’estate.

Nuovo sbarco a Lampedusa

Ieri sera, intanto, nell'isola siciliana di Lampedusa sono sbarcati 49 tunisini a bordo di un barcone di circa 15 metri, avvistato poco dopo il tramonto a circa 2 miglia dalla costa dell'isola dalle motovedette della Guardia costiera e Guardia di finanza che hanno scortato l'imbarcazione fino al molo Favarolo.  I profughi, subito dopo i primi accertamenti sanitari, sono stati trasferiti all'hotspot di contrada Imbriacola che nelle ultime settimane ha spesso superato il limite massimo di persone da poter ospitare. Non sempre, infatti, lo spazio è sufficiente e così anche lo scorso mese diverse persone hanno trascorso la prima notte nei locali della parrocchia dell’isola. Molti altri hanno dormito sul molo. Nelle ultime due settimane sono sbarcate quasi 800 persone.
 

12 giugno 2020, 09:27