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Costa d'Avorio, Ouattara non si ricandiderà al voto di ottobre

Il presidente della Costa d’Avorio non si ripresenterà per il terzo mandato alle elezioni del prossimo ottobre. Ha tenuto il potere per dieci anni

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

“Trasferirò il potere alla nuove generazioni”, questa la spiegazione di Alassane Ouattara alla sua decisione di non ricandidarsi. 78 anni, da dieci al potere, Ado, così soprannominato, esce di scena, dopo aver dato il “meglio di se stesso”, avendo strappato il Paese a Laurent Gbagbo che nonostante il responso del voto del 2011, non cedette il potere al vincitore. Ouattara conquistò il  potere in una Costa d’Avorio in piena guerra civile, ridotta ad un campo di battaglia, con uno spargimento di sangue in corso. Gli anni della sua guida hanno indubbiamente segnato uno sviluppo importante per il Paese, seppur criticato da molti perché ritenuto un “tecnocrate internazionale senza anima". Resta però aperto il capitolo della riconciliazione nazionale, come spiega Giulio Albanese direttore delle riviste missionarie della Cei:

Ascolta l'intervista con Giulio Albanese

R. - Sicuramente è un gesto di buona volontà. Ouattara ha detto che è giusto fare largo ai giovani e alle giovani generazioni, a significare che in fondo questo principio, quello dell' alternanza, non deve essere solo parte integrante di una formazione partitica, tipo il suo movimento quello del raggruppamento dei repubblicani, ma qualche cosa che potrebbe anche preludere a nuovi scenari, non fosse altro perché, non dimentichiamolo,  la posta in gioco all'interno della Costa d'Avorio è l'integrazione dei vari gruppi etnici, in un contesto fortemente parcellizzato, segnato da profonde divisioni. Non dimentichiamo un’altra cosa, e credo sia l'aspetto fondamentale:  mai come oggi è necessario capire che la geopolitica africana si inserisce in un contesto globale e sappiamo bene che la Costa d'Avorio in questi anni ha subito forti influssi, alcuni potrebbero dire interferenze, ad esempio dal versante cinese, dall'impero del drago,  che ha investito moltissimo in questi anni ad Abidjan e dintorni, non dimentichiamo che stiamo parlando di una ex colonia francese e dunque, è evidente che Parigi, in una maniera o nell'altra, voglia continuare ad affermare e difendere quelli che sono i propri interessi economici su quel versante.  Parliamo di un Paese che è ricco di materie prime, che è il primo produttore mondiale di cacao, questo la dice lunga sul fatto che in ogni caso la Costa d'Avorio,  da questo punto di vista, deve affermare una propria identità per poter guardare a testa alta a quelle che sono le relazioni internazionali.

Ouattara aveva ereditato da Laurent Gbagbo un Paese lacerato, animato da una violenza estrema e crudele, oggi invece lascia una Costa d’Avorio con un volto diverso…

R. - Diciamo che la situazione non è quella di 10 anni fa, sicuramente è vero che lo stesso Ouattara ha dovuto usare mezzi forti per affermare, dal suo punto di vista, lo stato di diritto. Le divisioni rimangono, inutile nasconderselo, però credo che, da questo punto di vista, sia un personaggio che ha dimostrato, indipendentemente dal fatto che uno possa sostenere il suo indirizzo politico o contrastarlo, una sua autorevolezza. E’ un personaggio che ha un notevole background culturale, un economista, ha lavorato Al Fondo Monetario Internazionale, ha ricoperto nel passato incarichi di  grande rilievo dal punto di vista istituzionale, quindi è un personaggio che, forse più di altri, è chiamato a dare il buon esempio e questa sua scelta, a mio avviso, è importante perché prelude da una parte la possibilità, finalmente, di un'alternanza all' interno del sistema politico in senso lato.

Meno di un mese fa i vescovi del Paese avevano incontrato Ouattara spiegando la loro volontà, come Chiesa locale, di partecipare anche un processo di riconciliazione nazionale che, indubbiamente, occorre a questo Paese. Adesso che tipo di strada prenderà questo dialogo? I vescovi dovranno trovare nuovi interlocutori, quanto la chiesa cattolica può avere un peso?

R. - Intanto, fino alle prossime elezioni , Ouattara continua a fare il presidente, e questa è la prima considerazione da fare. Si è innescato il meccanismo della riforma costituzionale, il che significa che l'assemblea nazionale e il Senato  hanno iniziato già i lavori per un cambiamento di quella che è la legge Suprema dello Stato. Questo è fondamentale anche in riferimento a quelle che sono le normative che verranno applicate per le lezioni che si svolgeranno ad ottobre.  E’ importante che ci sia questo spirito di dialogo, di confronto, è importante evitare che ci sia animosità,  quella riottosità che purtroppo tante volte è sfociata nella violenza. È importante soprattutto, a mio avviso, che la società civile sia garante di questo processo, certamente la Chiesa Cattolica , come anche le altre comunità cristiane, sono davvero un'espressione qualificata della società civile ivoriana.

Questa decisione di Oauttara può essere un segnale importante anche per altri Paesi africani, in Africa i leader spesso sono ventennali se non addirittura trentennali…

R. - Questa sua scelta sta dimostrando in fondo che il politico africano, soprattutto  quando raggiunge una certa età, non può essere in servizio permanente effettivo. Credo che questa sia una bella lezione anche per altri personaggi che oggi si trovano nelle gerarchie del continente africano,  è importante dare il buon esempio, c'è anche da considerare il fatto che comunque la Costa d'Avorio ha una sua autorevolezza, ha una sua storia.  Non dimentichiamo che in passato era considerata la Svizzera dell'Africa occidentale. Ouattara in questi anni, anche  nell'ambito dell'Unione africana, ha svolto un ruolo importante, quindi il fatto che lui abbia deciso di uscire di scena dovrebbe rappresentare per certi versi un monito nei confronti di certe classi dirigenti attaccate allo scettro.

06 marzo 2020, 16:47