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Il cardinale Jean Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan Il cardinale Jean Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan 

Costa d'Avorio: i vescovi chiedono riconciliazione, dialogo e trasparenza

Preoccupati per la situazione socio-politica del Paese, alla vigilia delle presidenziali, previste a ottobre, i vescovi della Costa D’Avorio chiedono in un messaggio che vengano assicurate elezioni giuste e pacifiche

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Al termine della 114.ma assemblea plenaria, la settimana scorsa, al Centro Nostra Signora del Rosario di Lataha, nell’arcidiocesi di Korthogo, i presuli hanno voluto invitare “a trarre insegnamento dal passato doloroso, al fine di ricostruire il nostro Paese e lasciare alle generazioni future un’eredità di unità e di pace”. Nel loro messaggio i vescovi annunciano la pubblicazione, nei prossimi giorni, di una lettera pastorale su “La Chiesa in Costa d’Avorio, al servizio della riconciliazione, la giustizia e la pace” e riepilogano quanto accaduto in questi anni.

Il riemergere dei conflitti intercomunitari

Alla fine della crisi post-elettorale del 2010, ricordano i presuli, le autorità statali avevano posto la riconciliazione come priorità e si erano impegnati a rinsaldare il tessuto sociale lacerato. Erano anche state istituite la Commissione Dialogo, Verità, Riconciliazione e la Commissione nazionale per la riconciliazione e l’indennizzo delle vittime, ma il loro lavoro non ha avuto seguito. Sono riemersi conflitti intercomunitari che hanno portato alla perdita di vite umane e l’utilizzo delle armi in questi scontri ha rivelato che il tanto desiderato processo di disarmo dopo la crisi post-elettorale non è terminato. Alla frattura sociale si è aggiunta poi quella dei partiti politici che si sono divisi in diverse entità. Nel Paese si è venuto a creare un clima di paura e terrore e i vescovi temono la minaccia e l’uso della forza.

I vescovi chiedono elezioni trasparenti, credibili e pacifiche

Per i presuli le elezioni di quest’anno rappresentano una svolta decisiva per la Costa d’Avorio, per questo sottolineano che “devono essere preparate con cura e con la consapevolezza che si tratta del destino e del futuro di un popolo, di una nazione”. Considerando la situazione securitaria, la Conferenza episcopale osserva che “la prima condizione da osservare nella preparazione di queste elezioni deve essere la riconciliazione”, la seconda è quella della concertazione e del consenso tenendo conto delle esigenze e delle aspirazioni legittime di tutti gli attori socio-politici e dei pareri della comunità internazionale. I vescovi insistono sul fatto che “le prossime elezioni devono essere trasparenti, credibili e pacifiche, in modo che tutti accettino i risultati che emergeranno come espressione della volontà della maggioranza degli ivoriani” e precisano che terza condizione perché le elezioni possano avere buon esito deve essere l’istituzione e il consolidamento dello stato di diritto, che implica il rispetto della Costituzione.

Per i presuli è necessario dialogo e concertazione

Infine i vescovi chiedono la totale indipendenza degli organismi chiamati a vigilare sul corretto svolgimento delle elezioni sollevando dubbi sulla Commissione Elettorale Indipendente cui è affidato tale compito. Questa commissione, affermano i presuli divide e crea ancora tensioni, come ad esempio sulla questione dei documenti di identità, degli elenchi elettorali e del codice elettorale. Per i presuli è necessario dialogo e concertazione, tra tutti gli attori politici e con la società civile. “La storia è maestra di vita – concludono i vescovi – e la Costa d'Avorio di oggi può evitare di lasciare alle generazioni future l’immagine di un Paese indebolito dal dissenso politico. Invitiamo quindi tutti i nostri concittadini a vivere serenamente quest’anno 2020, a riconoscere con calma e lucidità la serietà dei problemi che sono nostri, senza disperare per l’avvenire”. 

24 gennaio 2020, 14:19