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Londra- Brexit Londra- Brexit   (AFP or licensors)

Brexit, il parlamento britannico al voto

Il Consiglio europeo ha approvato l’accordo raggiunto tra i negoziatori britannici e quelli dell’Unione Europea. Ora spetta a Westminster votare

Francesca Berti – Città del Vaticano

Il parlamento britannico si prepara al voto sull’accordo Brexit, dopo la sua approvazione da parte dei 27 leader europei riuniti in Consiglio. Westminster si pronuncerà sabato 19, ma è probabile che l’accordo non verrà ratificato. Il Dup, il Partito conservatore nordirlandese, ha già fatto sapere che voterà contro: l’accordo di Johnson crea un controllo doganale nel Mar d’Irlanda, in pratica tra l’Irlanda del Nord e il restante territorio del Regno Unito. “Gli unionisti – commenta Antonio Villafranca, coordinatore della ricerca dell'Ispi e co-responsabile del Centro Europa e Governance globale – sono infuriati perché temono di distanziarsi sempre più dalla madre patria e che la loro regione si avvicini invece a Dublino”.

Ascolta l'intervista a Antonio Villafranca

I danni economici

Ogni accordo, fino all’ipotesi estrema del ‘no deal’, avrà un esito negativo sull’economia del Regno Unito. E l’accordo di Johnson potrebbe addirittura portare a un danno maggiore rispetto a quello che era stato contemplato dall’accordo di Theresa May nel 2018. “Nell’accordo di Johnson – spiega Villafranca – le aspirazioni sul futuro delle relazioni tra Unione e Regno Unito si sono abbassate: se May teneva il paese all’interno dell’unione doganale europea, Johnson parla semplicemente di libero scambio. A seconda di come andranno i rapporti futuri, l’uscita potrebbe costare al Regno Unito tra il 2,3% e il 9% del Pil da qui a 10 anni”.

Un paese bloccato dalla Brexit

Il Regno Unito rimane diviso in due parti: chi non vuole altro che l’uscita dall’Unione e chi manifesta contro Brexit da quando è passato il referendum. “Si sono cristallizzate ulteriormente le posizioni – afferma Villafranca –. Chi era a favore di Brexit, lo è ancora di più e probabilmente si è spostato su posizioni ancora più dure fino ad accettare la possibilità di un’uscita senza accordo. Chi invece era contrario continua assolutamente ad esserlo e ne è ancora più convinto”.

Possibile riammissione

I britannici potrebbero essere ancora in tempo per sospendere il processo di uscita. Già ora il Regno Unito potrebbe ritirare la richiesta di Brexit e rimanere all’interno dell’Unione Europea o nel caso l’accordo passi a Westminster, far domanda per rientrarvi in futuro. Gli altri paesi dell’Unione però potrebbero non essere così disposti a concedere una seconda volta tutte le eccezioni, soprattutto economiche, di cui Londra godeva.

18 ottobre 2019, 15:39