Cerca

Vatican News
Proteste anti-Brexit a Londra Proteste anti-Brexit a Londra  (ANSA)

Regno Unito: vescovi anglicani contro la chiusura del Parlamento

Anche i vescovi anglicani, con una lettera aperta, si schierano contro la sospensione del Parlamento decisa da Boris Johnson e firmata dalla regina. In tutto il Regno Unito montano le proteste contro la chiusura: ieri sera un milione e mezzo di cittadini aveva firmato la petizione e sono state avviate ben tre cause legali. L’Unione Europa intanto rimane a guardare, preoccupata per una sempre più probabile uscita senza accordo

Roberto Artigiani – Città del Vaticano

“Lasciare l’Unione Europea avrà un impatto enorme su tutta la popolazione, ma siamo preoccupati per coloro che hanno meno strumenti per resistere allo shock economico del ‘No deal’ – hanno scritto i vescovi anglicani in una lettera aperta – Uscire senza un accordo non porterà pace e riconciliazione in un Paese diviso. La Brexit non finirà il 31 ottobre e bisogna essere onesti sui reali costi che andranno sostenuti in futuro”.

Una mossa esplosiva

A 36 ore dall’approvazione da parte della regina della sospensione del Parlamento inglese, voluta dal premier Johnson e firmata da Elisabetta II a rigor di prassi, non si attenuano le proteste. La mossa dell’attuale premier inglese ha fatto esplodere le tensioni, fino a quel momento rimaste compresse nella confusione delle varie strategie sul tavolo, innescando una serie vorticosa di azioni.

Critiche bipartisan

Le firme contro la decisione continuano a crescere a ritmi elevatissimi, mentre il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, ha promesso dura battaglia nei pochi giorni rimasti prima della chiusura del Parlamento per evitare il “No deal” e cercare di impedire la sospensione. Le critiche arrivano da ambo gli schieramenti politici e solo ieri sono state intentate ben tre azioni legali volte ad ottenere un’ingiunzione contro la decisione di Johnson. Proprio stamane la corte di Edimburgo ha però rigettato un ricorsi. Ne restano quindi altri due: uno in Irlanda del Nord e l’altro a Londra, che oggi ha ricevuto l’appoggio anche dell’ex-premier John Mayor.

L'Unione Europea alla finestra

Mentre nel Regno Unito infuriano le tensioni l’Unione Europea guarda sempre più preoccupata e l’evolversi della situazione al di là della Manica. Il negoziatore Michel Barnier ha scritto su Twitter che “l’Ue continuerà a proteggere gli interessi dei suoi cittadini e imprese, così come le condizioni di pace e stabilità sull'isola di Irlanda”. Mentre la Coldiretti teme che la Gran Bretagna – il quarto importatore mondiale di prodotti agroalimentari italiani – possa diventare un grande porto franco per il falso Made in Italy. Christine Lagarde infine, prossima Presidente della Banca Centrale Europea, si dice “fiduciosa che le misure adottate finora abbiano limitato l'impatto che l'uscita del Regno Unito potrebbe avere sui servizi finanziari nell'Eurozona” rimanendo però in guardia per l’aumento delle tensioni commerciali che potrebbero portare a rischi macroeconomici più alti.
 

30 agosto 2019, 13:37