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Convegno Livatino: come tutelare la vita oggi e la questione dei “nuovi diritti”

“La tutela della vita nell’ordinamento giuridico italiano. Sfide, problemi e prospettive posti dai ‘nuovi diritti’” è il titolo dell’annuale convegno del Centro Studi Livatino tenutosi a Roma nell’Aula Magna della Corte Suprema di Cassazione

Debora Donnini – Città del Vaticano

Un’occasione per verificare quale sia lo stato di protezione del diritto alla vita nell’ordinamento giuridico italiano e una riflessione su come tutelare la vita oggi. Questo il nucleo dell’annuale convegno nazionale del Centro Studi Livatino, che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma. “Il convegno cade nel 40.mo anniversario della legge 194 che in Italia ha reso ‘legale’ l’aborto su richiesta, perlomeno nei primi 90 giorni. Non si è trattato però soltanto di una rievocazione o di excursus su tutto ciò che è accaduto in questi 40 anni ma è stato anche il momento per riflettere su come tutelare la vita oggi, di fronte alle sfide della maternità surrogata, della distruzione degli embrioni, che continua non solo attraverso l’aborto ma anche le pratiche di fecondazione artificiale”, ha spiegato nell’intervista a Vatican News il magistrato Alfredo Mantovano, vicepresidente del Centro Studi Livatino.  

Si tratta, dunque, di una “una frontiera molto calda, in cui la linea di confine tra ciò che è effettivamente vita e morte, è diventata molto più labile perché è diventata labile la linea di confine fra diritto e desiderio: il diritto è ciò che è ancorato nella realtà e nella natura dell’uomo, il desiderio è quello che risponde alle nostre aspettative emozionali di un momento e che oggi già da qualche decennio pretende una tutela giuridica pari, se non superiore, a quella del diritto”, prosegue Mantovano che sintetizza così la sostanza di un dibattito che, tutt’altro che astratto, “incrocia delle tragedie quotidiane che meritano di essere affrontate non sull’onda dell’emozione”.

Rispondendo ad una domanda sulle vicende di Charlie Gard ed Alfie, il magistrato spiega che in questi casi si è intervenuti “con il potere pubblico - in quel caso incarnato da giudici di varie giurisdizioni - che hanno stabilito quando la vita è meritevole di essere vissuta, addirittura contro la volontà di coloro che avrebbero avuto titolo a interpretare le aspettative dei bambini, cioè i genitori”.

I nuovi diritti

Il diritto alla vita, fondamento degli altri diritti, non dovrebbe mai essere sottoposto a bilanciamento mentre in alcuni casi oggi invece sia la giurisprudenza sia il legislatore lo sottopongono a bilanciamento, “con tutta una serie di pretese dell’individuo che vengono fatti passare come nuovi diritti”. Lo ha sottolineato il prof. Filippo Vari, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università Europea di Roma e vicepresidente del Centro Studi Livatino, che nell’intervista a Vatican News si richiama, su queste tematiche, proprio alle Lettere di Papa Francesco e di Benedetto XVI, inviate la scorsa settimana per l’inaugurazione del Simposio Internazionale "Diritti fondamentali e conflitti fra diritti", organizzato dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI in collaborazione con l’Università Lumsa di Roma. Il prof. Vari rileva anche che “purtroppo assistiamo a una serie di elaborazioni, soprattutto nella giurisprudenza, che affidandosi alla coscienza sociale, teorizza l’esistenza di diritti di fronte alle più variegate pretese dell’individuo”. Importante anche ricordare la centralità dell’interesse del minore all’interno del sistema giuridico.

All’incontro a tenere la relazione annuale è stato Mauro Ronco, docente emerito di diritto penale e presidente del Centro Studi Livatino, che al convegno ha sottolineato come “al progresso della ricerca scientifica, che ha consentito di rilevare con sempre maggiore chiarezza che il medesimo essere umano è presente al mondo tanto prima quanto dopo la nascita, non corrisponde nelle legislazioni contemporanee un’adeguata protezione della vita ancora non nata”.

19 novembre 2018, 17:08