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L'eruzione del vulcano Soputan L'eruzione del vulcano Soputan  (ANSA)

Indonesia. Sulawesi trema ancora: erutta il vulcano Soputan

Dopo cinque giorni dal terremoto e dallo tsunami che hanno devastato le città di Palu e Donggala, causando oltre 1.400 morti, l'isola indonesiana di Sulawesi viene nuovamente scossa dall'eruzione del vulcano Soputan. Scarseggiano i beni di prima necessità, Save the Children lancia un appello

Claudia Valenti – Città del Vaticano

“L'eruzione ha formato una colonna di fumo e cenere che ha raggiunto un'altezza di circa 6.000 metri”, ha dichiarato Sutopo Nugroho, portavoce della Protezione civile. Al momento il governo non ha ritenuto necessario evacuare i villaggi circostanti, ma le autorità hanno ordinato alla popolazione di restare a più di 4 km di distanza dal cratere per evitare ulteriori incidenti. Nel frattempo, le speranze di trarre in salvo i dispersi si affievoliscono: si scavano fosse comuni, alcune ampie, al punto tale da poter contenere fino a un migliaio di corpi.

Le difficoltà nel gestire l’emergenza

Sono passati cinque giorni dall’inizio del disastro, ma ancora scarseggiano i servizi essenziali, come acqua e cibo, e gli aiuti umanitari. La crescente disperazione dei residenti è evidente: con 66.000 edifici crollati e intere aree non ancora raggiunte dai soccorritori, a Palu si moltiplicano i saccheggi dei negozi ancora in piedi e cresce la tensione tra la polizia e i residenti. La cattiva gestione dell'emergenza da parte delle autorità indonesiane, che solo ieri hanno chiesto espressamente l'assistenza internazionale, esaspera la popolazione. Intervistati dalle tv locali, sono molti quelli che lamentano l'assenza di aiuti e la priorità data ai grandi edifici di Palu, come alcuni hotel crollati e il principale centro commerciale.

L’appello di Save the Children

Save the Children ha lanciato un allarme per il rischio di diffusione di malattie tra le migliaia di famiglie costrette a vivere in rifugi di fortuna o in centri di evacuazione sovraffollati, con l’acqua potabile che scarseggia e in condizioni igieniche precari. “I nostri operatori hanno trovato a Palu una situazione di distruzione totale – ha dichiarato Tom Howells, direttore operativo di Save the Children in Indonesia -Ci sono macerie e immondizia ovunque ed è difficile per le famiglie mantenere gli standard igienici minimi, senza tener conto delle difficoltà ad accedere al cibo e all’acqua pulita per i bambini e i neonati” . E prosegue: “Assicurare ai bambini condizioni di igiene sufficienti è una priorità nell’intervento umanitario e sarà fondamentale per evitare che essi si ammalino, in una situazione nella quale hanno già subito una perdita così grande”.

I residenti in fuga dal Paese

La frustrazione e la mancanza di viveri sono un problema anche per la sicurezza dei convogli umanitari, che vengono ormai scortati dall'esercito e dalla polizia dopo che alcuni di essi sono stati minacciati da uomini armati. Inoltre, da ieri più 5mila di persone hanno assediato l'aeroporto di Palu, parzialmente riaperto, nella speranza di lasciare la città a bordo degli aerei dell'esercito, che in questo momento sono riservati all’evacuazione dei feriti con urgente necessità di cure mediche. Diversi residenti hanno spiegato di volersene andare, perché continuare a difendere la propria casa dai saccheggiatori è sempre più pericoloso. I militari hanno quindi predisposto dei traghetti, per consentire di lasciare la città a chi ne facesse richiesta.

03 ottobre 2018, 12:36