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Unicef, il 25% dei minori abbandona la scuola in Palestina Unicef, il 25% dei minori abbandona la scuola in Palestina   (ANSA)

Unicef: un bambino su tre non va a scuola nei Paesi in conflitto

Nel mondo 303 milioni di giovani tra i 5 e i 17 anni non frequentano le lezioni: oltre la metà dei bambini, tra i 2 e i 5 anni, a cui è impedito studiare, vive in zone di crisi. Lo denuncia l'Unicef

Emiliano Sinopoli – Città del Vaticano

Un giovane o un bambino su tre che vive in Paesi colpiti da conflitti o disastri, circa 104 milioni, non frequenta la scuola. In totale sono 303 milioni i minori non scolarizzati. Lo rivela l'Unicef, nel rapporto "Un futuro rubato: giovane e fuori dalla scuola”, lanciato ieri in occasione della settantatreesima sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e che fa il punto sull'istruzione di bambini e giovani dalla scuola materna alla scuola secondaria superiore in tutti i Paesi.

Il Rapporto Unicef

“In un Paese colpito da conflitti o disastri, i suoi bambini e i suoi giovani sono vittime due volte”, ha dichiarato a Vatican News, Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. “Quando le loro scuole vengono danneggiate, - ha aggiunto – rase al suolo, oppure occupate da forze militari, vanno ad aggiungersi ai milioni di giovani che non vanno a scuola e con il passare degli anni, non ritornano. Questi bambini, purtroppo, continueranno a vivere e ad affrontare condizioni di povertà che drammaticamente si ripetono”.
(Ascolta l'intervista a Andrea Iacomini di Unicef Italia sui minori non scolarizzati)

Povertà, ostacolo più importante per l’istruzione

“La povertà – afferma ancora il portavoce di Unicef Italia - resta l'ostacolo più importante all'istruzione a livello globale: i bambini in età da scuola primaria più poveri hanno una probabilità 4 volte maggiore di rimanere fuori dalla scuola rispetto ai loro coetanei delle famiglie più ricche”.

Maggiori investimenti per favorire la scolarizzazione

Meno del 4% degli appelli umanitari globali sono dedicati all'istruzione, per questo il rapporto chiede maggiori investimenti in un'istruzione di qualità dove i bambini e i giovani possano apprendere in ambienti sicuri, in Paesi colpiti da emergenze umanitarie complesse e crisi protratte nel tempo. Secondo il rapporto e le stime attuali, il numero di persone tra i 10 e i 19 anni entro il 2030 arriverà a 1,3 miliardi, con un aumento dell'8%. Fornire a questa futura forza lavoro un'istruzione di qualità e migliori prospettive lavorative produrrà maggiori dividendi economici e sociali. “Dobbiamo dare maggiori strumenti ai giovani e ai bambini– conclude Iacomini - affinché possano essere preparati a costruire società pacifiche e rigogliose”.

 

20 settembre 2018, 13:47