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Il presidente Mattarella depone una corona d'alloro al Parco della Resistenza, a Roma Il presidente Mattarella depone una corona d'alloro al Parco della Resistenza, a Roma   (ANSA)

8 settembre '43. Lo Presti: non sottovalutare i segnali di un ritorno al passato

75 anni fa l'annuncio dell'armistizio firmato dall'Italia per porre fine alla seconda guerra mondiale. Un passato non troppo lontano, in fondo, che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha voluto ricordare deponendo una corona d'alloro a Porta San Paolo, a Roma, luogo di una battaglia dopo l'8 settembre

Adriana Masotti - Città del Vaticano

75 anni fa, l’8 settembre 1943, venne reso pubblico l’armistizio firmato 5 giorni prima, tra l’allora primo ministro italiano Pietro Badoglio e il generale americano Eisenhower. Fu un giorno di felicità in Italia, ma non segnò la fine della guerra, che arrivò solo nella primavera del ’45, e non fu la chiusura definitiva del fascismo che provò a ricostituirsi. L’8 settembre ’43 segnò però l'inizio di un processo che drammaticamente portò alla nascita della democrazia e della Repubblica italiana.

Il ricordo del passato, una spia accesa per l'oggi


Ma è innegabile che il ricordo di quell’evento, ha un sapore diverso alla luce del ritorno in Europa e anche in Italia, di elementi populisti e nazionalisti. “Sì, è vero - afferma a Vatican News Alberto Lo Presti, professore di Dottrina sociale della Chiesa all'Università di Roma LUMSA - che oggi arriviamo a rievocare l’8 settembre 1943 avendo però nella mente una spia accesa su quelli che sono, per esempio, la nascita e il fiorire dei neo-sovranismi. Cioè il ritorno a situazioni nelle quali la difesa della nazione, della patria, e dello Stato, che non sono tre concetti coincidenti, vengono fatti prevalere a scapito dei rapporti di amicizia, di fratellanza, o semplicemente pacifici, con altre realtà, culture o per esempio contro i migranti. Così come il fascismo, culturalmente, aveva nel “Me ne frego” un’idea di andare contro il politicamente corretto, contro l’intellettuale che ragionava sulle cose, oggi c’è una certa avversione per la capacità razionale di porsi in politica: si preferisce sempre parlare alla pancia della gente, e si contrappone la rappresentanza politica alla democrazia diretta. Si dice 'sono stato votato', come se a furor di popolo si potesse trasmettere le ultime verità della politica. Ecco, queste cose effettivamente sono preoccupanti, anche se fare paragoni troppo stretti mi sembra azzardato".
(Ascolta l'intervista a Alberto Lo Presti sull'8 settembre e l'attualità)

Il card. Marx: il nazionalismo non è cattolico

"Il nazionalismo è una delle più grandi cause della guerra", ha dichiarato in una recente intervista all'emittente Deutsche Welle, il cardinale Reinhard Marx presidente della Conferenza episcopale tedesca e arcivescovo di Monaco di Baviera. "Il patriottismo è buono, ma il nazionalismo non è cattolico", ha continuato. Il card. Marx non è l’unico ad esprimere profonda preoccupazione riguardo a ciò che sta accadendo in Europa. Ma il rischio di sottovalutare la presenza di elementi pericolosi per la democrazia esiste. “Diciamo che oggi - dice il professor Lo Presti - si possono addirittura rivendicare un’appartenenza e un’ispirazione al fascismo. A questo corrisponde però una generale narcosi, in cui la cultura italiana e il dibattito civile sembrano essere precipitati. Forse la memoria storica può aiutarci a recuperare il senso delle cose”.

Silenzio di fronte a elementi che richiamano il fascismo

In Germania per la prima volta le correnti di estrema destra tedesca si sono unite di recente in una manifestazione contro la politica migratoria di Angela Merkel; in Italia c’è chi ripropone gesti e parole che richiamano al fascismo come è accaduto quattro giorni fa a Sassari durante un funerale. Oggi una manifestazione è stata organizzata da Forza Nuova a Rimini. “È chiaro - commenta Lo Presti - che Forza Nuova è una forza che per sua storia si ispira a quelle propaggini del fascismo che ancora oggi perdurano. Ma a me preoccupa il silenzio attorno a loro, la legittimazione che quasi si volesse dare ad una forza antidemocratica, antisistema, antiliberale, anticattolica, come se fosse un dato di tutti i giorni, che potremmo essere in grado di gestire. A furia di dire che questi processi siamo in grado di gestirli, non vorrei che ci sfuggissero di mano”.

L'identità dei cristiani si fonda su principi precisi

In silenzio appaiono troppo spesso anche i cattolici che sembrano aver perso la visione chiara della propria identità. “Credo che l’identità dei cattolici si costruisca attorno ad alcuni elementi di fondo della dottrina cattolica. Per esempio - continua Alberto Lo Presti - la dottrina cattolica non potrebbe in alcun caso giustificare la protezione dei propri confini rispetto alle masse disperate che hanno necessità di soccorso, di accoglienza. Solo che questo sembra appunto sbiadire rispetto alle istanze politiche che portano a dire che questi stranieri invece minacciano i nostri posti di lavoro, il nostro sistema assistenziale, e così via".

Essere formati per saper giudicare la politica

Da qui la sua proposta concreta: tornare a fare formazione nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle associazioni e gruppi cattolici per riscoprire la grande ricchezza della tradizione e della dottrina cristiana e affrontare così più sicuri le sfide sempre nuove.

 

08 settembre 2018, 14:41