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Dall'incontro di Papa Francesco con i migranti a Cesena lo scorso anno Dall'incontro di Papa Francesco con i migranti a Cesena lo scorso anno 

Giornata contro la schiavitù. P. Zanotelli: oggi si chiama migrazione

Istituita dall’Onu in ricordo della rivoluzione haitiana, si celebra per ricordare quanti ancora oggi sono privati della libertà

Michele Raviart – Città del Vaticano

Nella notte tra il 22 e il 23 agosto del 1791 gli uomini e le donne provenienti dall’Africa che lavoravano come schiavi nell’allora colonia francese di Haiti, iniziarono la ribellione che portò all’indipendenza la parte occidentale dell’isola. Per commemorare l’evento, la prima rivoluzione guidata da schiavi nell’era moderna, le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata internazionale di commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione, che si celebra oggi in tutto il mondo.

40 milioni di schiavi moderni

Si calcola che oggi almeno quaranta milioni di persone vivano ancora in condizioni di schiavitù e in alcuni casi, si pensi alla feroce occupazione dello Stato Islamico in Siria e Iraq e al trattamento riservato a minoranza come quella yazida, in forme paragonabili a quelle degli schiavi haitiani dell’800.

La tragedia dell’immigrazione

Le nuove schiavitù dell’era contemporanea si chiamano sfruttamento sessuale, traffico di organi, condizioni di lavoro disumane. “Oggi la moderna schiavitù è quello che sta avvenendo davvero con i migranti: questa è la nuova tratta degli schiavi”, spiega padre Alex Zanotelli (ascolta l'intervista integrale a padre Alex Zanotelli sulla Giornata mondiale contro la schiavitù), comboniano che dopo aver vissuto per anni in Africa si occupa ora dei quartieri più difficili di Napoli.

Vite comprate

“Ci sono poi tante situazioni in giro per il mondo dove la schiavitù continua davvero come nelle epoche passate”, continua padre Zanotelli, “tra l’altro, nel 1800, uno schiavo costava tantissimo, oggi invece con pochissimo puoi comprare le persone… Io rimango scioccato. Siamo un mondo con una tale ricchezza, ma chi è che produce tanta di questa schiavitù? Sono proprio i ricchi!”

Lo sfruttamento dei Paesi ricchi

Le responsabilità dell’Occidente nello sfruttamento delle risorse dell’Africa, “continente crocifisso”, sono alla base delle disuguaglianze che costringono migliaia di persone a fuggire dal proprio Paese. “Tutta questa gente scappa da situazioni insostenibili, perché non si può vivere dentro teatri di fame, di guerra, o dove i cambiamenti climatici non permettono più all’uomo di vivere… per forza deve scappare”, continua il missionario comboniano. La conseguenza è “una tratta che fa paura. Parlo per esempio del passaggio in Libia: quanta gente ormai è ridotta a schiavitù, torturata.... È assurdo. E questo è per colpa nostra”.

L’impegno di Papa Francesco

Un invito alla responsabilità che è stato più volte ribadito da Papa Francesco. ”La maledizione dell’Africa è proprio la sua ricchezza”, conclude padre Zanotelli, “e in questo senso ringrazio Papa Francesco davvero, perché ha continuato a dirlo, a proclamarlo, e a predicarlo in mille maniere, soprattutto toccando le coscienze di noi occidentali. Ricordo quell’espressione che ha usato a Lampedusa, dove ha celebrato la Messa, quando ha detto: “Avete mai pianto quando avete visto un barcone affondare? Avete mai pianto?” E a Lesbo ha usato l’altra espressione, che era poi dell’arcivescovo Hieronimus, quando ha detto: “Quando guardiamo questi bambini nei campi profughi, capiamo che davvero è la bancarotta dell’umanità”. Papa Francesco questo lo sente e continua a dirlo. Purtroppo in Europa queste sue parole non stanno passando”.

23 agosto 2018, 14:29