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Giornata internazionale contro il consumo e il traffico di droga

La questione della dipendenza da droga è sparita dalle priorità delle istituzioni: si legge nel documento del Tavolo ecclesiale dipendenze, in occasione del convegno "Giovani al centro" svoltosi a Roma

Luisa Urbani – Città del Vaticano

Si celebra oggi, 26 giugno, la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico di droga. Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha lo scopo di rafforzare l’azione e la cooperazione a livello nazionale e internazionale per combattere questi fenomeni. Per raggiungere questi obiettivi, nel 1997, nasce l’Ufficio dell’Onu contro la droga e il crimine (United Nations Office on Drugs and Crime – Unodc) creato dalla fusione del Programma di controllo sulla droga delle Nazioni Unite e dal Centro per la prevenzione del crimine internazionale. 
In un messaggio il card. Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, sollecita azioni di prevenzione, ma anche di riabilitazione delle vittime.

L’impegno del Tavolo ecclesiale dipendenze

Il Tavolo ecclesiale dipendenze, in occasione della giornata, ha organizzato un convegno dedicato alle esperienze di dipendenza che vivono i giovani. “Questa scelta - spiega don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana - nasce anche dalla volontà del Tavolo di dare il proprio contributo alla Chiesa cattolica italiana impegnata nel Sinodo dei giovani a ottobre prossimo”. L’intento dei promotori, dunque, è, da una parte, denunciare l’abbandono educativo che il mondo giovanile subisce ormai da troppo tempo e, dall’altra, riaffermare il Vangelo come modello per il progetto di vita degli adolescenti.

Don Soddu: "Vangelo come modello di vita"

Don Soddu: “Fare rete per arginare il problema”

“La dipendenza da droga - sottolinea il direttore della Caritas - è un fenomeno in crescita, ma se ne parla soltanto di fronte alla morte di uno dei nostri ragazzi relegando il dibattito all’emergenza. Occorre sviluppare alleanze educative che possano prendersi cura dei più fragili. Bisogna agire preventivamente e fare rete tra famiglie, associazioni e istituzioni. Famiglia, scuola, parrocchia - conclude - sono attori imprescindibili di queste alleanze”.

La testimonianza di Berberis: “Mondo adulti è deficitario”

“La situazione attuale del mondo giovanile - dichiara Meo Barberis, membro dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII - è quella della precarietà e dell’incertezza sul futuro e sul significato dell’impegno della vita. Circa il 25% dei giovani sono Neet, cioè ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non sono iscritti a scuola né all'università e che non lavorano. Questa - prosegue Barberis - è la dimostrazione di un disagio molto diffuso. Il bisogno dei giovani è prima di tutto quello di dare senso al loro esistere e alla loro vita. Il mondo degli adulti - sottolinea - è deficitario perché non riesce più a trasmettere dei modelli positivi da imitare e dei messaggi di speranza di cui c’è un enorme bisogno. Le nostre strutture terapeutiche e riabilitative, che fanno parte del Tavolo ecclesiale, costituiscono un faro luminoso di speranza per tanti giovani e per tante famiglie”.

Mauro Croce: “Tutto deve essere soddisfazione immediata”

“Viviamo in un modello sociale, economico e politico che è costruito scientificamente nel creare soggetti che siano dipendenti. Vengono adottati dei modelli di gratificazione e soddisfazione immediata che lavorano sul principio del piacere, ma che non aiutano le persone a costruire relazioni e a riconoscere la presenza dell’altro. Oggi - spiega lo psicologo Mauro Croce - stiamo vivendo sempre di più in una società che ha bisogni immediati, anziché costruire la propria personalità che passa attraverso l’incontro con l’altro. Chi ne paga le conseguenze sono sempre le classi svantaggiate, ma questo tema del consumo di sostanze stupefacenti - conclude - è un fenomeno trasversale che interessa tutti”. 

Croce: “Tutto deve essere soddisfazione immediata”

 

26 giugno 2018, 15:17