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Cei: fare di più per prevenire la violenza contro le donne

Si è conclusa la 75.ma Assemblea generale straordinaria della Conferenza episcopale italiana, inaugurata da Papa Francesco il 22 novembre. Al termine dei lavori, in conferenza stampa all'Ergife di Roma, il cardinale presidente Gualtiero Bassetti ha posto tra le questioni chiave la sinodalità, la pandemia, le persone migranti, la dignità del malato e la piaga degli abusi sessuali

Andrea De Angelis - Città del Vaticano 

Si è conclusa la 75.ma Assemblea generale straordinaria della Cei. Oltre 200 vescovi italiani hanno lavorato in modo collegiale per quattro giorni all'Ergife Palace Hotel di Roma, assieme al loro presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti. Questa mattina lo stesso Bassetti ha presentato il comunicato finale dell'Assemblea in conferenza stampa. Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti, il cardinale ha ribadito la centralità dei vaccini nella battaglia contro il coronavirus, ribadendo come "sia forte l'invito morale, soprattutto verso chi ha responsabilità di ministero, a vaccinarsi per poter esercitare in libertà il suo ministero". I vescovi hanno sottolineato come, per partecipare all'Assemblea, tutti i presuli hanno dovuto presentare un tampone negativo ed il Green Pass. 

La vicinanza alle donne vittime di violenza 

I lavori dell'Assemblea della Cei si sono conclusi in concomitanza con la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. "Voglio cominciare da qui, dalla sofferenza di tante donne e tante mamme che soffrono per la violenza. Credo che si debba fare ancora di più perché queste situazioni siano prevenute, per non trovarci quasi tutti i giorni a piangere per qualche delitto che, anche per il modo in cui avviene, ci strappa il cuore. La donna è l'esempio della maternità, la sua caratteristica di fondo si rivolge a tutti. Colpire lei significa colpire i valori più profondi dell'umanità". Queste le prime parole pronunciate dal presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, all'inizio della conferenza stampa odierna. Bassetti ha poi voluto sottolineare come questa sia stata "la prima Assemblea svolta in modo collegiale", dopo quelle recenti in Aula Paolo VI, "con più di duecento vescovi riuniti insieme per quattro giorni, condividendo il tetto, il cibo. Questo ha portato ad una crescita di collegialità di noi vescovi. Anche noi siamo persone, spesso abbiamo problemi, una solitudine inimmaginabile perché chi sta al vertice di qualsiasi istituzione umana sperimenta la solitudine. Questa condivisione - ha concluso - ci ha davvero fatto bene". 

La sinodalità 

Nel comunicato finale dei quattro giorni di lavori, emerge la centralità della sinodalità. I vescovi hanno avuto infatti come asse portante la riflessione sul Cammino sinodale, che si è concretizzata in un vero esercizio di sinodalità tra i vescovi. Molto tempo infatti è stato dedicato ai lavori nei “gruppi sinodali” che hanno offerto la possibilità di una condivisione fraterna nella prospettiva del servizio pastorale nella propria comunità e di una più ampia collegialità. È stata anche questa un’opportunità per i Pastori di ascoltarsi e di confrontarsi sui percorsi da sviluppare sul territorio, in armonia con quanto richiesto dalla Segreteria generale del Sinodo e in linea con il tracciato quinquennale prospettato dalla Cei. È emersa con forza l’esigenza di abbandonare ogni autoreferenzialità, favorendo il coinvolgimento dei laici e l’ascolto attento di tutti battezzati, specialmente di coloro che non frequentano o hanno sopito il fuoco del Battesimo. Riprendendo l’invito finale contenuto nell’introduzione del cardinale Bassetti, i vescovi hanno evidenziato l’importanza di aprire il cuore e l’orecchio a quanti, per diversi motivi, sono rimasti ai margini della vita ecclesiale. Di fronte alle ferite che le persone portano sulla loro pelle, la Chiesa è chiamata a mostrare il suo volto misericordioso. Ma per fare questo, è necessario mettersi in cammino, condividere le fatiche del viaggio, fare silenzio per dare voce a ciò che il “Popolo di Dio” ha da dire.

Accanto ai più deboli 

Grande risonanza ha trovato, nell’Assemblea, l’invito del presidente della Cei a compiere uno sforzo ulteriore per contenere la diffusione del Covid-19. Piena sintonia è stata espressa anche rispetto alla preoccupazione per il continuo verificarsi di “soprusi e abusi nei confronti della persona umana”. L’inaccettabile dramma delle persone migranti che si consuma sia sulle rotte marittime sia su quelle terrestri, alle porte dell’Europa e ai confini tra gli Stati, scuote le coscienze e invoca una risposta ispirata ai quattro verbi indicati da Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. I vescovi poi sottolineano come la sacralità di ogni vita umana non viene meno neppure quando la malattia e la sofferenza sembrano intaccarne il valore. Avere compassione di un malato significa sostenerlo con terapie adeguate e con affetto, restituendogli la speranza nel Cristo medico, che guarisce e salva. Perciò, la presidenza della Cei rilancia la richiesta di applicare, in modo uniforme e diffuso, la legge sulle cure palliative e la terapia del dolore, tecniche capaci di ridare dignità alla vita dei malati, anche di quelli inguaribili o di quelli che sembrano aver smarrito il senso del loro stare al mondo.

La piaga degli abusi 

All’Assemblea è stato anche offerto dal presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei Minori, monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, un aggiornamento circa le iniziative e le strutture finora messe in campo per contrastare la piaga degli abusi sui minori e le persone vulnerabili, dentro e fuori dalla Chiesa, dopo l’emanazione delle Linee Guida del giugno 2019. Queste hanno senz’altro segnato una svolta nel tipo di approccio a questo gravissimo fenomeno. Ne sono testimonianza la cura educativa svolta nelle comunità ecclesiali per l’educazione alla relazione e alla maturità affettiva e sessuale; la creazione della rete dei Referenti nei Servizi per la Tutela dei Minori in tutte le Diocesi italiane e di numerosi Centri di ascolto per la raccolta di denunce e segnalazioni; la pubblicazione di tre Sussidi per formare gli operatori pastorali e adottare misure per contrastare i rischi e rendere più sicuri gli ambienti; la promozione di numerosi incontri di informazione e formazione a favore del clero e dei religiosi, dei catechisti e laici educatori e allenatori e degli operatori della Caritas; la celebrazione della Giornata nazionale di preghiera del 18 novembre, data scelta dall’Europa per combattere il fenomeno e sostenere le vittime. Su questa linea verranno compiuti ulteriori passi per implementare e rafforzare l’azione a tutela dei minori e delle persone vulnerabili. La Chiesa, hanno ribadito i vescovi, vuole essere sempre accanto alle vittime, a tutte le vittime, alle quali intende continuare a offrire ascolto, sostegno e vicinanza, non dimenticando mai la sofferenza che hanno provato.

L'apertura con Papa Francesco 

Ad aprire l'appuntamento autunnale, tre giorni fa, era stato Papa Francesco, recandosi all'Ergife nel pomeriggio di mercoledì 22 novembre. Il Papa si era fermato per un "incontro privato" con i presuli. Nel dare inizio alla conversazione con i vescovi, Francesco aveva fatto avere loro un biglietto con l’immagine del Buon Pastore e il testo delle “Beatitudini del Vescovo”. Nel saluto d'accoglienza al Papa, il cardinale Bassetti lo aveva ringraziato per il dono della sua presenza assicurandogli - citando le parole di Paolo VI - che il lavoro di questi giorni sarebbe stato un ritrovare la parola di Cristo nel raccoglimento e un'occasione per ravvivare la fede, ma anche un momento per riflettere sul percorso sinodale avviato con l'Assemblea generale di maggio in tutte le comunità e in piena sintonia con quello del Sinodo dei vescovi.

25 novembre 2021, 13:51