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Regno Unito. Deceduto il paziente R.S. : il cordoglio dei vescovi

Era ricoverato nell’ospedale Derriford di Plymouth, ed era entrato in coma, poi, per decisione dei giudici non aveva più ricevuto nutrizione e idratazione assistite. Ora alla sua morte i presuli inglesi tornano a far sentire la loro voce

Isabella Piro- Città del Vaticano 

È spirato il signor R.S., originario della Polonia e ricoverato nell’ospedale Derriford di Plymouth, nel Regno Unito, dopo un attacco cardiaco avuto all’inizio di novembre 2020. Entrato in coma, dal 13 gennaio l’uomo (noto solo con le sue iniziali per motivi di privacy) non aveva più ricevuto nutrizione e idratazione clinicamente assistita, per decisione dei giudici. Del suo caso si era interessata anche la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles che aveva inviato una lettera al Ministro della salute, Matt Hancock. Nella missiva, i presuli esprimevano la loro opposizione alla decisione del Tribunale a manifestavano la loro solidarietà ai familiari di R.S. e ai vescovi polacchi che, insieme al Governo di Varsavia, avevano chiesto il trasferimento del paziente in Polonia.

La Chiesa continua a sostenere la tutela della vita e le famiglie

Ora, appresa la notizia della morte dell’uomo, i presuli inglesi tornano a far sentire la loro voce: “Siamo profondamente rattristati – scrivono in una nota - e porgiamo le nostre sincere condoglianze a tutta la sua famiglia”, assicurando “preghiere per l’eterno riposo del signor R.S.”. “Toccati da questo tragico caso – continuano i vescovi - preghiamo affinché quello che è successo non si ripeta in futuro e speriamo che tutti coloro che hanno bisogno di nutrizione e idratazione clinicamente assistita siano trattati con la giusta dignità umana”. Dal suo canto, il vescovo di Plymouth, Monsignor Mark O'Toole, assicura: "Il clero locale continuerà a offrire sostegno pastorale alla famiglia di R.S. che vive a Plymouth, come ha fatto per tutto il periodo di degenza in ospedale".

La nota dei vescovi inglesi si conclude poi con una sottolineatura: “La Chiesa cattolica continua ad opporsi alla definizione di nutrizione e idratazione assistita come trattamento medico. Fornire cibo e acqua, anche clinicamente assistiti, a pazienti molto malati, è una forma di assistenza di base che deve essere offerta ogni volta che è possibile, a meno che non sia indicato dal punto di vista medico come eccessivamente oneroso o non in grado di raggiungere il suo scopo”.

Le parole dei vescovi rimandano al magistero pontificio e all'ultimo pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, cioè la Lettera Samaritanus bonus. Il testo, approvato dal Papa nel settembre scorso, non solo ribadisce la condanna verso ogni forma eutanasica e di suicidio assistito, tenendo presenti i casi degli ultimi anni, ma rimarca anche il sostegno alle famiglie e agli operatori sanitari.

27 gennaio 2021, 09:48