Cerca

Vatican News

È Beata Maria Emilia Riquelme, la suora amica dei poveri

Nascere in una famiglia molto religiosa e in un contesto permeato dalla fede consente alla grazia di agire: queste le origini della religiosa che sale oggi agli onori degli altari a Granada. Alla cerimonia, in rappresentanza del Papa, il cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi

Roberta Barbi – Città del Vaticano

I bambini amano circondarsi dei propri amichetti; Maria Emilia Riquelme y Zayas, la nuova Beata, fin da piccola aveva un amico speciale: Gesù, davanti al quale trascorreva ore in adorazione del Santissimo Sacramento. Chi la conosce fin dall’infanzia, infatti, l’ha sempre descritta come una bambina “buona ed obbediente, che si sacrifica molto per tutti… come una Santa”. Suo padre è un militare, che per lavoro si sposta molto, portandosi dietro la famiglia: Maria Emilia, quindi, ha occasione di vivere a Tenerife, Siviglia, Madrid, La Coruňa e Lisbona. Nel suo bagaglio, porta sempre una fede incrollabile nel Signore e nella Vergine, devozione che condivide con il suo amato papà, e l’amore per l’Eucaristia, che definisce “il paradiso in terra”. Solo così si sente davvero a casa. Presto, dunque, matura in lei la vocazione, ma per molto tempo proprio il suo caro padre, colui che l’aveva formata raccontandole la vita di Gesù e insegnandole a pregare, si oppone. Per lei vorrebbe un destino diverso.   

Ascolta l'intervista con il cardinale Angelo Becciu:

La Croce: “oro per l’anima”

Maria Emilia è una figlia obbediente, in un primo momento si accontenta dell’apostolato tra i poveri e i bisognosi che diventano “i suoi migliori amici”. D’altronde alla Croce, quella vera, è abituata fin da bambina, a causa dei numerosi lutti che funestano la sua famiglia: perde due sorelline appena nate e a 7 anni le muore la mamma, mentre era incinta di un altro figlio. Più tardi perderà l’amato fratello Joaquin a soli 17 anni, nel 1866. Eppure Maria Emilia non si scoraggia, e soprattutto non smette di amare quella Croce su cui è morto Gesù e che lei chiama “oro colato per l’anima”. “Ha già intuito che la Croce e il dolore hanno valore se li si accetta con amore – sottolinea il cardinale Angelo Becciu – e si possono trasformare in oro colato se li si accetta come momenti d’incontro con Dio oppure come momenti in cui devi aprire il tuo cuore e non lasciarti soffocare dal dolore”. La morte della mamma in particolare, sarà la svolta della sua vita: avrà in dono la visione della Madonna con il braccio il Bambino Gesù e allora non avrà più dubbi. Anche Maria la vuole come figlia, ma al contempo madre di altre figlie.

Le Suore Missionarie del SS.mo Sacramento: “stare allegre e amare Dio”

Gli eventi mondani che il padre le organizza per distrarla non hanno presa su di lei: Maria Emilia non ha occhi né cuore che per Gesù e alla fine suo padre si rassegna a “perdere” la sua unica figlia mandandola a chiudersi in un convento, ma scoprirà poi che sarà invece un ritrovarla. Mossa dallo Spirito Santo, Maria Emilia si sente chiamata a fondare una nuova famiglia religiosa: il 25 marzo 1896 nasce a Granada, con l’autorizzazione del vescovo, la Congregazione delle Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata. In questa famiglia, proprio come nel cuore della sua fondatrice, al centro dovranno stare la fede in Gesù Eucaristia e nella Madonna; il loro carisma è insieme contemplativo ed apostolico, che la Madre superiora riassume così: “Stare allegre e amare Dio”. “È una bella consegna, questa – aggiunge il porporato – stare allegri dovrebbe essere il segno che l’anima è in pace e in comunione con Dio, perché da Dio vengono gioia e serenità”.

Non si può essere Santi da soli

Nel 1912 per la nuova Congregazione arriva da Roma anche l’approvazione di Pio X. Per tutta la sua vita madre Maria Emilia e le sue sorelle si dedicheranno all’educazione dei bambini e dei giovani, al catechismo, all’organizzazione delle missioni nei Paesi in cui c’è bisogno. La Superiora insegna ad affrontare tutto con il sorriso e la preghiera, anche le prove più dure, come la morte prematura di alcune consorelle ed episodi di diffamazione mirati a sporcare l’opera che Dio ha voluto costruire attraverso di lei. E sempre pregando e con il sorriso sulle labbra è tornata alla Casa del Padre il 10 dicembre 1940, proseguendo nella comunione dei Santi il suo cammino verso il Signore che sulla Terra aveva percorso assieme alle sue consorelle, quando diceva loro: “Non voglio essere Santa da sola”. “Farci Santi insieme significa mostrare il volto comunitario della fede cristiana – conclude il Prefetto – il Concilio ci ha aperto gli occhi: il cristianesimo non può essere concepito solo come un cammino individuale, ma un cammino di quella comunità che è il popolo di Dio”.

09 novembre 2019, 07:00