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Manifestazione per l'accoglienza dei migranti Manifestazione per l'accoglienza dei migranti  (AFP or licensors)

Migranti: mons. Suetta risponde alla "Lettera ai vescovi italiani"

Il vescovo di Ventimiglia scrive ai firmatari della "Lettera ai vescovi italiani" che chiedeva una presa di posizione sul tema dei migranti in linea con il magistero di Papa Francesco: sì all’ accoglienza ma garantire ai popoli il diritto a non emigrare e vivere nella propria terra

Luca Collodi – Città del Vaticano

Il vescovo di Ventimiglia – San Remo, mons. Antonio Suetta, risponde ai firmatari della ‘Lettera ai Vescovi italiani’ di alcuni giorni fa. Lo fa, ospite di Radio Vaticana Italia, a partire dall’esperienza della sua Diocesi, da qualche tempo fortemente coinvolta nel fenomeno dell’immigrazione. “Spesso -  prosegue mons. Suetta - siamo testimoni di drammi consumati alla frontiera italo-francese, dove molti migranti giungono con il desiderio di passare il confine presidiato dalla gendarmeria francese”. Un’ esperienza che unita “all’ascolto dei migranti “ incontrati nelle strutture di accoglienza della diocesi e “di tanti volontari impegnati”, aiuta il vescovo in alcune riflessioni affidate alla lettera pubblicata sul sito della diocesi ligure.

Il dovere dell’accoglienza

“Mentre affermiamo con Papa Francesco il dovere all’accoglienza, scrive il vescovo di Ventimiglia-San Remo, di chi bussa alla nostra porta in condizioni di grave emergenza, occorre anche impegnarsi, forse più di quanto non sia stato fatto, per garantire ai popoli la possibilità di non emigrare, di vivere nella propria terra e di offrire là dove si è nati il proprio contributo al miglioramento sociale. Politica dell’accoglienza, che come ricorda il Papa, va fatta compatibilmente con la possibilità di integrare per non lasciare ai margini chi arriva sul nostro territorio”.

Il diritto a non emigrare

Mons. Suetta, ricorda le parole di San Giovanni Paolo II al IV Congresso mondiale delle Migrazioni, 1988: “il diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione”. E Benedetto XVI, Messaggio Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 2013, dove il Papa emerito afferma “il diritto a non emigrare, cioè ad essere in condizione di rimanere nella propria terra. Migrare diventa un calvario per la sopravvivenza, dove uomini e donne appaiono più vittime che autori e responsabili della loro vicenda migratoria”.

L’appello delle Chiese africane

Rivolgendosi ai firmatari della ‘Lettera ai vescovi italiani’, mons. Suetta richiama l’appello che le Chiese africane, Congo, Senegal, Nigeria in particolare, rivolgono ai loro giovani: “Non fatevi ingannare dall’illusione di lasciare i vostri Paesi alla ricerca di impieghi inesistenti in Europa e in America. Perché non si può pensare che gli uomini siano come le merci che si possono sradicare e trapiantare ovunque, se non perseguendo un’idea nichilista che vorrebbe appiattire culture e identità dei popoli”.

Immigrati e popolo di Dio

“Di fronte a situazioni complesse di carattere politico e sociale, spesso i fedeli possono assumere legittime e diversificate iniziative, trovando sempre però nel Vangelo e nell’insegnamento sociale della Chiesa i principi ispiratori della loro azione e della loro scelta politica. Che possono divergere, senza però pretendere di agire a nome della Chiesa. In un contesto complesso e pluralista, scrive il vescovo Suetta, compito della Chiesa è indicare principi morali perché le comunità cristiane possano svolgere il loro ruolo di mediatrici nella ricerca di soluzioni concrete adeguate alle realtà locali”.

Sfruttamento dei migranti e integrazione

“I migranti, già vittime di ingiustizie nei loro Paesi di origine, sono costretti a subire sfruttamento e gravi difficoltà nei Paesi di arrivo. Specialmente quando scoprono che non ci sono le condizioni di fortuna sperate. Vittime, insieme alle popolazioni occidentali, di piani orchestrati e preparati a lungo da parte dei poteri internazionali, scrive mons. Suetta citando mons. Schneider, per cambiare radicalmente l’identità cristiana e nazionale dei popoli europei. Senza ossessione di complotti, ma anche senza irresponsabili ingenuità, non possiamo nascondere che siano in atto tanti progetti e tentativi volti ad annullare l’identità dei popoli, perché ciascun uomo sia più solo e debole, sganciato dai riferimenti culturali di una comunità cui possa identificarsi fino in fondo: lo possiamo constatare dalla produzione legislativa europea sempre più lontana e avversa alle radici della nostra civiltà. Oggi non è in atto una ‘guerra’ tra religioni, ma dobbiamo riconoscere che è in atto una ‘guerra’ contro le religioni e contro il riferimento a Dio nella vita dell’uomo”.

Ascolta l'intervista a mons. Antonio Suetta

 

21 luglio 2018, 12:22