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Vatican News
Alla donna camerunense Josephine fanno riferimento i vescovi italiani in una nota Alla donna camerunense Josephine fanno riferimento i vescovi italiani in una nota  (AFP or licensors)

Cei: sui migranti non si può volgere lo sguardo altrove

In una nota dal titolo: “Migranti, dalla paura all’accoglienza”, la Conferenza episcopale italiana ha rimarcato che “come Pastori della Chiesa” non si pretende “di offrire soluzioni a buon mercato”.

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Custodire la vita. Ogni vita. A partire da quella più esposta, umiliata e calpestata”. Si conclude così la nota – “Migranti, dalla paura all’accoglienza” – diffusa dalla Conferenza episcopale italiana dopo i recenti fatti di cronaca che hanno infiammato le polemiche sull’immigrazione.

Josephine: gli occhi della paura che non si dimenticano

I vescovi italiani fanno riferimento proprio all’immagine diffusa da tutti i media nella quale si mostra il salvataggio di una donna camerunense che si chiama Josephine. “Gli occhi sbarrati – scrive la presidenza Cei - e lo sguardo vitreo di chi si vede sottratto in extremis all’abisso che ha inghiottito altre vite umane sono solo l’ultima immagine di una tragedia alla quale non ci è dato di assuefarci”.

Responsabili di un esercito di poveri

I presuli ricordano che “la storia sofferta di uomini e donne e bambini che – mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere – ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace”. “Ci sentiamo responsabili – affermano i vescovi - di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture”.

“Non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato”

“Come Pastori della Chiesa – sottolineano -  non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”.

Accoglienza e autentica fraternità

Priorità indicata dai vescovi è quella di “prestare la nostra voce a chi ne è privo”, camminando con le comunità cristiane nel pieno coinvolgimento di “un’accoglienza diffusa e capace di autentica fraternità”. “Guardiamo con gratitudine a quanti – accanto e insieme a noi – con la loro disponibilità sono segno di compassione, lungimiranza e coraggio, costruttori di una cultura inclusiva, capace di proteggere, promuovere e integrare”.

Salvare l’umanità dall’imbarbarimento

“Avvertiamo in maniera inequivocabile – conclude la presidenza Cei - che la via per salvare la nostra stessa umanità dalla volgarità e dall’imbarbarimento passa dall’impegno a custodire la vita”.

19 luglio 2018, 11:15