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Il voto che ha legalizzato l'aborto Il voto che ha legalizzato l'aborto  (AFP or licensors)

Chiesa Irlanda: ogni vita umana è sacra anche dopo il si all’aborto

Mons. Martin, che con tutto l’episcopato irlandese, si era fortemente battuto per il no, afferma che “il diritto alla vita non ci è dato dalla Costituzione irlandese o da alcuna legge”. Per mons. Kevin Doran, vescovo di Elphi, la Chiesa è grata a chi ha difeso la vita pur non avendo nessun supporto politico

Roberto Piermarini - Città del Vaticano

“Ogni vita umana è bella, ogni vita umana è sacra, ogni vita umana è preziosa. Questo rimane vero anche dopo il risultato del referendum. Il diritto alla vita non ci è dato dalla Costituzione irlandese o da alcuna legge. Tutti gli esseri umani ne hanno diritto, che siano ricchi o poveri, sani o malati”. Alla vita e al referendum che ha decretato con una larga maggioranza l’abrogazione dell’ottavo emendamento dalla Costituzione irlandese, è dedicata l’omelia pronunciata ieri da mons. Eamon Martin, arcivescovo di Armagh e presidente della Conferenza episcopale irlandese. Un risultato – ha detto – che conferma che “stiamo vivendo un tempo nuovo e una cultura cambiata in Irlanda. Per la Chiesa ciò significa che è un tempo di missione, un tempo per una nuova evangelizzazione”. L’arcivescovo – che con tutto l’episcopato irlandese, si era fortemente battuto per il no – si definisce oggi “profondamente rattristato” per l’esito del referendum e soprattutto “molto preoccupato per le implicazioni” che questo cambiamento nella Costituzione può apportare al “principio fondamentale secondo cui il valore di tutta la vita umana è uguale e che tutti gli esseri umani, nati e non nati, hanno lo stesso valore e la stessa dignità”.

Dio invita la Chiesa irlandese a guardare in una direzione nuova

Dal canto suo mons. Brendan Leahy, vescovo di Limerick afferma che “alcuni ci guardano ancora come se fossimo la Chiesa del passato. E dicono: tutto crolla. Questo, in parte, potrebbe essere vero. Ma se guardiamo a questo presente con altri occhi, ci accorgiamo che è Dio che ci sta invitando ad entrare in un’altra epoca e ci chiede di guardare in una direzione nuova”.

Molti sono andati controcorrente difendendo la vita

Al microfono di suor Bernadette Reis, il vescovo di Elphin, mons. Kevin Doran esprime la sua delusione per il risultato del referendum e ringrazia tutte le persone che sono andate controcorrente in difesa della vita, pur non avendo nessun appoggio politico

R. – Come me, penso che la maggior parte dei vescovi e dei sacerdoti siano rimasti molto male della decisione che è stata presa, e anche sorpresi di fronte ad una significativa maggioranza che si è schierata a favore dell’aborto: probabilmente è un risultato che non ci saremmo aspettati. Allo stesso tempo, sono profondamente grato per la grande operazione compiuta dall’ampio numero di persone che è andata controcorrente per la tutela della vita nel Paese. È importante ricordare che queste persone non avevano nessun supporto politico, eccetto da parte di uno o due membri del Parlamento. Sostanzialmente avevano la maggioranza contraria al tentativo di proteggere il diritto alla vita. Penso che abbiano fatto un lavoro enorme, e ciò vuol dire che anche loro sono molto tristi del risultato del referendum.

Ha ricevuto qualche risonanza da parte delle persone e degli altri vescovi?

R. – Parlavo con alcuni vescovi ieri e penso che una delle cose che probabilmente ci ha deluso e frustrato di più è il fatto che certe persone ora già dicono cose del tipo: “Abbiamo votato solo per rimuovere la protezione dalla Costituzione, e ora negozieremo con il governo per minimizzare il livello dell’aborto…”. Ma le proposte del governo erano già sul tavolo prima del referendum, e alla popolazione era perfettamente chiaro cosa sarebbe stato proposto: e questa è la forma di aborto più liberale ora in tutta l’Europa.

Cioè come un andare “dal niente al tutto…”

R. - Sì, penso che dobbiamo essere onesti su questo. Credo che una delle ragioni per cui questo referendum sia passato è perché negli ultimi 35 anni, probabilmente, circa 50 mila donne irlandesi sono andate in Inghilterra per abortire: era “vicina” questa possibilità, bastava soltanto attraversare il mare o fare un’ora di volo. Questo significa che moltissime famiglie in Irlanda sono state toccate da questa esperienza. C’è un certo atteggiamento da parte delle persone, che consiste nel dire che se lo possono fare in Inghilterra, lo potrebbero fare anche qui, in Irlanda. Il fallimento consiste nel non riconoscere la questione dell’integrità di quello che decidiamo nel nostro Paese, e il fallimento è anche quello di non riconoscere che la migliore risposta per le donne e non solo per i bambini è offrire loro ogni supporto sia morale che pratico, che l’aborto non è la scelta obbligata.


 

28 maggio 2018, 13:44