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VNS - MONDO La comunicazione digitale delle religiose durante la pandemia. Documento dell’UISG

VNS - MONDO La comunicazione digitale delle religiose durante la pandemia. Documento dell’UISG

(VNS) – 3lug21 – “Fuori regnava una desolazione dolorosa. Dentro casa, in compenso, abbiamo avuto fin troppo rumore”. Apre così il documento dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) intitolato “Comunicazione Digitale e Pandemia: cosa abbiamo imparato”. “Il nostro Ufficio Comunicazione in collaborazione con altre comunicatrici della vita religiosa, ha raccolto la richiesta di diverse congregazioni ad aprire una riflessione sugli effetti che la pandemia ha, e sta ancora provocando, nel bene e nel male, alla missione della comunicazione digitale e sociale della vita religiosa. L’obiettivo è capire e vivere insieme un senso nuovo alla comunicazione in questo tempo forte e straordinario” si legge nel testo che viene definito un “punto di partenza”, perché nelle diverse Congregazioni “si rifletta su come non disperdere questo patrimonio che abbiamo accumulato in questo anno e investire per rafforzare e, dove possibile, professionalizzare, la comunicazione digitale istituzionale”. Il documento rivela che il giorno dopo il primo lockdown molte congregazioni si sono trovate “sprovviste di quella quotidianità, spesso fatta ancora di fisicità e spostamenti, nella quale erano inserite”. Viaggi programmati, capitoli calendarizzati, incontri e assemblee già fissate. “La vita è cambiata in un attimo” si legge nella nota. Alcuni istituti hanno reagito con immediatezza, rafforzando le piattaforme di incontri e di comunicazione virtuale, di cui erano già munite. Altri, si sono trovate per la prima volta a navigare in una situazione completamente nuova con scenari incerti e sconosciuti: per la prima volta si si sono trovate a fare i conti con un mondo virtuale e intangibile. “La UISG ha risposto con prontezza, non solo nel promuovere una serie di iniziative online che potessero accompagnare l’isolamento e il dolore di tante comunità, ma fornendo consulenza tecnica e professionale per le piattaforme di incontro online”. Le religiose ammettono di aver vissuto inizialmente un vero e proprio fenomeno di infodemia: “Una sorta di epidemia delle informazioni e dei dati. Eravamo sopraffatti da informazioni ed eravamo assetati di notizie. Questo fenomeno continua ancora, con meno invadenza, ma sicuramente può essere fonte di ansia e cattiva informazione. Ci siamo rese conto ben presto” continuano “che questo bombardamento di notizie e dati richiedono una capacità critica, di discernimento, di conoscenza che non erano a disposizione di molte comunità religiose, come anche di cittadini e cittadine. Questo solleva una grande sfida che si incontra nelle comunità religiose, soprattutto dove l’età media è alta e l’abitudine informativa radicata in modelli tradizionali dell’informazione di massa: lo stesso quotidiano, lo stesso telegiornale”. Il documento offre risposte precise, indicando la formazione e il discernimento quale vie principali per riconoscere le fake news. “È bene ricordare l'aspetto etico del nostro comunicare che va integrato con la giustizia sociale, il rispetto della persona e che non si piega alle logiche commerciali dell’informazione”. Infine il racconto dell’esperienza di due esperienze vissute dalla Congregazione delle Figlie di San Camillo e delle Suore di Santa Dorotea di Cemmo. Su un punto le suore si dicono certe: “Sicuramente oggi siamo tutte più consapevoli dell’importanza che la comunicazione virtuale, sociale e digitale gioca nella nostra società: con o senza pandemia”.

Vatican News Service DD

03 luglio 2021, 09:20