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VNS – VATICANO Urbańczyk: combattere tratta con economia coraggiosa, investendo sull'uomo più che sui profitti

VNS – VATICANO Urbańczyk: combattere tratta con economia coraggiosa, investendo  sull'uomo più che sui profitti 

(VNS) – 17giu21 – Le cause fondamentali della tratta, le sue ricadute sul mondo del lavoro, lo sfruttamento sessuale che ne deriva e i possibili strumenti di contrasto: sono stati questi gli argomenti affrontati, in quattro diversi interventi, da Monsignor Janusz Urbańczyk, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, con sede a Vienna). Tra il 14 e il 16 giugno, il presule è intervenuto alla 21.ma Conferenza dell’Alleanza contro il traffico di persone, organizzata dall’Osce stessa, e svoltasi in parte in presenza e in parte via Zoom. Tema dell’incontro: “Affrontare la domanda: la causa fondamentale del traffico di esseri umani”.

In primo luogo, dunque, lunedì scorso Monsignor Urbańczyk ha analizzato le radici profonde della tratta, individuandone due “fattori chiave, entrambi tragici”: la povertà, con la conseguente disoccupazione e mancanza di opportunità, e “un sistema economico preoccupato solo di massimizzare il profitto, che serve l'avidità di pochi piuttosto che lo sviluppo dignitoso di tutta l'umanità”. A riprova di ciò, il presule ha ricordato che, nonostante “il 96 per cento degli Stati abbia adottato una legislazione per combattere il traffico di esseri umani”, tuttavia esso “continua ad aumentare e a schiavizzare le persone”, “ancor di più durante l’attuale pandemia” da Covid-19. Di qui, sulla scia di quanto ripetuto spesso da Papa Francesco, Monsignor Urbańczyk ha denunciato le storture del “capitalismo neoliberale” e della “deregolamentazione dei mercati volta a massimizzare i profitti senza limiti etici, sociali e ambientali”, e in cui “le persone sono numeri, da sfruttare". Al contrario, ha concluso il presule, ciò che occorre “è un'economia che promuova la giustizia, e non interessi speciali esclusivi".

Il 15 giugno, poi, l’Osservatore permanente ha incentrato il suo intervento sul legame tra traffico di esseri umani e mondo del lavoro. L’emergenza sanitaria da coronavirus, ha detto, “ha fortemente colpito” il settore occupazionale, soprattutto “le persone più deboli, più fragili, meno protette” che hanno visto i loro diritti sempre più violati. Ciò ha comportato l’aumento della tratta, poiché i lavoratori informali “sono stati i primi a veder svanire i loro mezzi di sostentamento” e a rimanere privi di “reti di sicurezza sociale, come i sussidi di disoccupazione e l’assistenza sanitaria”. “Spinte dalla disperazione”, dunque, queste persone sono cadute nelle maglie della criminalità e della tratta.

Naturalmente, la Chiesa cattolica non è rimasta a guardare, ha evidenziato il rappresentante vaticano: “In varie parti del mondo, le comunità cattoliche locali hanno dato rifugio e aiuto a molte di queste persone, spesso ingannate, portante via dalle loro terre, sfruttate e abbandonate e poi impossibilitate a tornare nei loro Paesi per mancanza di documenti o a causa di divieti”. Ma tutto questo non basta, ha spiegato Monsignor Urbańczyk, perché la pandemia non ha solo “un impatto immediato” sull’economia e sulla società, ma anche “un impatto a lungo termine”, il quale “aggraverà nel tempo le cause profonde del traffico di esseri umani”.

Secondo la Banca Mondiale, infatti, si stima che il dilagare del Covid-19 “ha spinto da 88 a 115 milioni di persone in più nella povertà estrema nel 2020, con un totale che salirà fino a 150 milioni nel 2021”. Per questo, l’Osservatore permanente ha esortato a ricordare che “ogni persona ha il diritto di ottenere i mezzi necessari per il sostentamento suo e della sua famiglia”: un obiettivo che si può raggiungere solo promuovendo “politiche capaci di garantire il lavoro a tutti, nel rispetto dei loro diritti umani”, affinché “le persone possano vedere valorizzata la loro dignità e il loro riconoscimento sociale”.

Sempre il 15 giugno, inoltre, Monsignor Urbańczyk ha analizzato un altro drammatico fenomeno collegato a quello della tratta, ovvero lo sfruttamento sessuale, autentico “flagello che miete vittime in ogni angolo della terra, ogni giorno”, e contro il quale “non si possono più rimandare le misure in grado di sradicarlo”. Alla sua origine, ha spiegato il presule, c’è “una mancanza di cultura che degrada il corpo dell’altro, per lo più dki donne e sempre più bambini, rendendolo un oggetto che può essere usato e negando la dignità umana a coloro che sono considerati inferiori”, anche attraverso “un linguaggio che umilia le persone, confonde le situazioni, minimizza il problema e suscita una domanda che alimenta una catena economico-criminale”.

Come limitare, dunque, questa “non-cultura”? L’Osservatore permanente ha indicato due possibili strade: da un lato, quella della “promozione di una cultura del rispetto e della dignità, accompagnata da una costante sensibilizzazione e formazione”; dall'altro, quella di “una legislazione sempre più stringente per reprimere lo sfruttamento sessuale e promuovere strumenti di protezione che possano sostenere le vittime”. Centrale, in tale contesto, diventa il controllo capillare delle “transazioni monetarie” anche perché, “grazie all'ingegnosità e alla forza economico-finanziaria del crimine”, la tratta ha coinvolto il mondo del web. Ed anche in questo ambito è urgente agire, ha rimarcato Monsignor Urbańczyk, affinché “Internet e i social media promuovano la dignità della persona umana e non diventino un mezzo che alimenta la violazione dei diritti umani”.

Anche in questo caso, il presule ha ricordato l’impegno di lunga data della Chiesa cattolica nella tutela delle vittime dello sfruttamento sessuale, nonché nell’educazione delle persone “affinché gli stereotipi veicolati dalla società possano essere superati”. Si tratta di “piccole gocce in un oceano”, ha concluso il rappresentante vaticano, ma esse possono produrre esempi virtuosi da replicare “con la buona volontà delle istituzioni e della società civile”, così da “rendere più efficace la lotta alla domanda che alimenta il traffico di esseri umani”.

Ieri, infine, nella sessione conclusiva della Conferenza, il presule ha indicato, come strumento di contrasto da attuare con urgenza, “il coraggio e la volontà di cambiare i difetti del nostro sistema economico”, “di rinnovare regolamenti e strumenti capaci di avere una visione più ampia”, investendo “più che mai nelle persone piuttosto che nei profitti”, limitando “la concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochi, e rafforzando la cooperazione multi e bilaterale che impedisce la violenza e i conflitti”.

Vatican News Service – IP

 

17 giugno 2021, 09:12