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VNS – FILIPPINE Al via la fase diocesana della causa di beatificazione del missionario claretiano Rhoel Gallardo martire della fede nell’isola di Basilan

VNS – FILIPPINE Al via la fase diocesana della causa di beatificazione del missionario claretiano Rhoel Gallardo martire della fede nell’isola di Basilan

(VNS), 4mag21 Aveva subito torture per avere rifiutato di sconfessare la sua fede prima di essere ucciso, il 3 maggio 2000, durante uno scontro a fuoco tra i suoi rapitori del gruppo islamista Abu Sayyaf e le forze di sicurezza filippine. Ieri, nel 21.mo anniversario del suo martirio, la Prelatura di Isabela nell’isola di Basilan, nel sud delle Filippine, ha avviato ufficialmente la fase diocesana della causa di beatificazione di padre Rhoel Gallardo, missionario Claretiano morto in “odium fidei” ad appena 35 anni, dopo un mese e mezzo di prigionia nelle mani delle milizie separatiste islamiche attive nella regione meridionale del Bangsamoro.

L’inizio del processo - riporta l'agenzia dei vescovi filippini Cbcpnews - è stato celebrato con una solenne Messa celebrata nella chiesa di San Vicente Ferrer nel villaggio di Tumahubong, nella stessa provincia di Basilan, dove il giovane religioso era stato parroco e direttore della locale “Claret School”, prima di essere rapito insieme a quattro insegnanti e studenti della scuola.  

Per l’occasione il superiore provinciale dei Missionari Claretiani (Figli del Cuore Immacolato di Maria), padre Elias L. Ayuban, Jr. ha pubblicato un messaggio con un ricordo personale del confratello, del quale era stato amico durante gli studi in seminario. Il messaggio si sofferma in particolare su quattro serie di gesti “esemplari” di padre Gallardo che – afferma - lo hanno reso "un martire dei nostri tempi”. Il primo - scrive - è “il sacrificio e la rinuncia”: da quello di costruirsi una famiglia e di vivere in condizioni agiate alla scelta di farsi assegnare a Tumahubong, in un contesto non facile come quello dell’isola Basilan, segnato dal conflitto con i separatisti musulmani. Il secondo gesto ricordato nel messaggio sono le sofferenze che dovette patire per rimanere fedele alla sua vocazione fino alle fine. Padre Ayuban ricorda in particolare le torture inflitte dai suoi carcerieri fino all’agonia dopo il ferimento durante il conflitto a fuoco per la sua liberazione.  

Padre Gallardo era poi un uomo “in costante ricerca di Dio”, che non perdeva però mai di vista il suo gregge, sottolinea ancora il messaggio, ricordando la sua costante preoccupazione per la sorte delle donne rapite del gruppo, tenute separate dagli uomini, in quanto più vulnerabili. Una preoccupazione per la quale era stato ripetutamente malmenato dai rapitori di Abu Sayyaf. Infine, il superiore dei claretiani filippini ricorda come padre Gallardo si fosse arreso, “ma non alle forze del male, bensì nelle mani di Dio”, rifiutando di rinunciare alla fede nonostante le torture. La sua testimonianza, conclude quindi padre Ayuban, “ci ricorda che la nostra vita è degna di essere vissuta se ci sacrifichiamo per la maggior gloria di Dio, subiamo la Croce di Cristo, cerchiamo il volto di Dio nei più vulnerabili e ci arrendiamo alla sua volontà”.

Nato a Olongapo City, a nord di Manila, nel 1965, padre Gallardo aveva compiuto le sue prime esperienze di missionario durante il noviziato nella città di Zamboanga City, nella parte occidentale dell'isola di Mindanao, a maggioranza musulmana, e aveva emesso la sua prima professione religiosa nel 1989 ad Isabela, nell’isola di Basilan, dove svolse un altro anno di attività pastorale. Un’esperienza che lo aveva marcato. Nella sua domanda per la professione perpetua aveva infatti scritto: “La mia immersione pastorale a Basilan mi ha fatto sperimentare concretamente la nostra vita di testimonianza ed evangelizzazione e missione per i poveri (così come) la presenza della nostra Comunità nel dialogo di vita e di fede con i nostri Fratelli e sorelle musulmani ... nella consapevolezza che la nostra vita e missione richiedono la donazione totale di noi stessi per la maggior gloria di Dio e la salvezza di umanità”.

Dopo la prima professione perpetua era stato quindi ordinato sacerdote nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria a Quezon City nel 1994 e pochi anni dopo si era offerto volontario per andare a Tumahubong. I suoi compagni di prigionia hanno raccontato i suoi tanti atti di eroismo durante il sequestro, le violenze subite, la sua costante preoccupazione per le donne sequestrate nel gruppo e il suo incoraggiamento a sperare e a pregare nonostante il divieto dei rapitori. Il suo corpo era stato ritrovato crivellato di colpi alla schiena e con evidenti segni di tortura.

A postulare la sua causa di beatificazione sono i confratelli padre Krzysztof Gierat, Cfm,  Postulatore generale per le cause dei santi dei Missionari clarettiani, e Efren Limpo, Cfm, come vice postulatore.

Vatican News service - LZ

03 maggio 2021, 17:15